Il web è la preghiera del mattino dell'uomo moderno.
I programmi della televisione sono oggi causa ed effetto della mentalità popolare.
Un libro non è solo una fonte di informazioni, ma anche un manifesto di appartenenza sociale.
Ogni libro, ogni articolo di giornale, ogni film, ogni trasmissione TV, piace a qualcuno, e può essere utile chiedersi perché.
Leggere un libro è un po' come stare in compagnia del suo autore e dei suoi personaggi. È infatti anche un rimedio contro la solitudine e l'isolamento.
I giornali e le varie fonti di notizie ci informano sulle novità, ovvero sui cambiamenti nella società e nella natura. Chi ci informa su ciò che non cambia?
Fotografie, quadri, souvenir, soprammobili, media in genere ecc. sono artifici che ci permettono di influenzare il nostro pensiero, di guidarlo in certe direzioni.
Il problema non è nei programmi della TV, ma nel pubblico che li vuole così. Infatti la TV dà al pubblico ciò che esso chiede e apprezza. Lo stesso vale per il potere politico.
Ci sono almeno due modi di leggere una notizia: (1) acquisire le informazioni che essa contiene ritenendole vere e utili, e (2) farsi domande sull'attendibilità e sull'utilità delle informazioni, e sugli interessi che esse favoriscono.
Bisognerebbe prendere un giornale e per ogni articolo chiedersi: cosa vuole da me? Perché c'è scritto ciò che c'è scritto? Cosa vuole ottenere da me? Come vuole influenzarmi? Cpsa vuole farmi credere? A cosa vuole farmi pensare? Cosa vorrebbe che io faccia o non faccia?
Quando un umano non ha accesso a media (come Internet, giornali, libri, TV, radio ecc) è costretto a interagire con altri umani o con la propria memoria e i propri pensieri. Queste interazioni sociali, e queste informazioni interiori, se non mediate da media comuni, possono essere per lui angoscianti.
Ogni libro, esplicitamente o implicitamente, valorizza certe cose e certe persone, e ne svaluta altre. Di conseguenza, anche il lettore viene indirettamente valorizzato o svalutato dal libro. Questo fatto è importante nella scelta e nella motivazione del lettore a leggere certi libri piuttosto che altri.
Il passaggio dei mass media dalla modalità "broadcast" (larga diffusione) a quella "on demand" (su richiesta individuale) costituisce una rivoluzione culturale e antropologica di grandissima importanza. E' un'occasione da non perdere per liberare l'uomo dalla nefasta influenza dei media controllati dalle autorità politiche, religiose e commerciali.
L'enorme successo della televisione in tutto il mondo è dovuto alla sua capacità di facilitare la condivisione di contenuti culturali e mentali tra grandi quantità di persone. Infatti l'uomo ha un profondo e irresistibile bisogno di condividere i contenuti della sua psiche con altre persone, perché la psiche è una costruzione sociale fondata sulla condivisione di linguaggi e di modelli di pensiero e di comportamento.
In quest'epoca di libertà morale ed economica sfrenate e di informazioni travolgenti, incontrollabili, irresponsabili, soverchianti, interessate, opportuniste, superficiali, parziali e ingestibili, dove la quantità, l'accessibilità e la disponibilità umiliano la qualità, dovremmo ancorarci a principi morali sicuri, stabili, oggettivi, e a fonti di informazione autorevoli e affidabili. Senza un'àncora siffatta, andiamo alla deriva, al naufragio, al disfacimento della civiltà.
Guardando i libri esposti in una grande libreria, penso che ognuno di essi comporti una promessa di felicità, di piacere, o di qualche vantaggio.
Infatti ogni libro sembra dire: leggimi, e starai meglio, ti divertirai, o risolverai dei problemi. Sarai più rispettato dagli altri, sarai più competitivo, imparerai cose utili, saprai come ottenere dagli altri ciò che desideri, apparterrai a una certa comunità, a un certo gruppo, a una certa categoria sociale, leggendomi acquisterai una certa identità sociale, ecc.
Atto di ribellione contro il sistema dei mass media: guardare la TV senza audio, e chiedersi criticamente (cioè mettendo da parte il senso comune) il perché di ciò che si vede. È anche un esercizio psicoterapeutico e di crescita intellettuale. Infatti, tutto ciò che non è casuale ha una o più motivazioni, e cercarle è un esercizio di intelligenza e di saggezza. Togliendo l'audio evitiamo di farci incantare e manipolare da ciò che vediamo. Infatti, vedere è un atto volontario e controllabile, mentre udire è involontario e incontrollabile.
Radio, televisione e giornali ci manipolano perché decidono cosa udiamo, vediamo e leggiamo, ci addestrano alla passività sensoriale e culturale, ci guidano e orientano, ci danno una visione della realtà semplicistica, riduttiva e tendenziosa e godono di prestigio, autorità e credibilità pari alla dimensioni delle loro audience.
Non ho citato il web perché è uno strumento attivo, che ci costringe a scegliere cosa vogliamo leggere, udire, vedere. Anche se gli irriducibili trovano il modo di usarlo passivamente e, una volta scelto il canale, si prendono ciò che passa il convento.
La televisione contribuisce pesantemente a rendere la gente sempre più passiva intellettualmente, perché lo spettatore non sceglie cosa vedere, ma altri scelgono per lui favorendo gli interessi politici, economici e culturali di qualcun altro.
Il fatto di poter scegliere su quale canale sintonizzarsi è una scelta illusoria dato il numero esiguo e la qualità delle opzioni.
Internet, invece, se usata con intelligenza, permette una vastissima scelta autonoma delle fonti di documentazione e ispirazione da usare per informarsi, coltivarsi e soddisfare i propri bisogni.
Mi trovo in un negozio di giornali e libri. Ogni giornale, rivista, libro, mi pare un oggetto religioso, nel senso che illustra uno stile di vita, forme, norme, valori, gerarchie, una comunità di pensiero e di comportamento. Leggere un certo giornale, rivista o libro, significa confermare la propria appartenenza al sistema sociale da esso rappresentato, e prepararsi ad adeguare il proprio comportamento a quanto in esso contenuto. In altre parole, significa acquisire o confermare una certa identità, un certo modo di essere, e la conoscenza del linguaggio e delle forme per esprimerlo e per interagire con altre persone di simile appartenenza. Hegel diceva che "il giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno" e nonostante io non ami questo filosofo, credo che in questo caso abbia detto una grande e profonda verità.
I giornali, la televisione e i media in generale contribuiscono a creare nei lettori e negli spettatori un'idea di comunità alla quale conformarsi o con la quale confrontarsi. Il giornale, come la TV, rappresenta infatti l'attualità di una comunità e dei suoi valori. Dice cosa è importante al momento, chi sono e cosa fanno i membri importanti della comunità, quali sono i linguaggi, le norme, le forme, gli usi e i costumi in voga, cosa vale e cosa non vale, cosa è "in" e cosa "out", cosa unisce e cosa divide i membri della comunità, chi vince e chi perde, chi merita gloria e chi disprezzo, cosa è bello e cosa brutto, chi comanda e chi ubbidisce, cosa fare e cosa non fare, cosa e dove comprare, cosa minaccia la comunità, gli amici e i nemici, le alleanze, i conflitti, le cooperazioni, le competizioni in vari campi, tra cui quello politico e amministrativo, i buoni e i cattivi, i capaci e gli incapaci, le speranze, le previsioni, di cosa piangere, di cosa ridere, cosa credere e cosa non credere, gli stereotipi e le categorie. Spiega i rapporti causa-effetto. In tutto questo evita di dire cose sconvenienti per qli interessi delle persone più importanti e degli opinion leader, e per la conservazione della comunità stessa.
Il consumismo influenza anche il modo in cui la cultura viene vista e usata. Infatti oggi molti “consumano” la cultura nel senso che, il giorno dopo aver letto un libro o un articolo, lo ritengono superato, non più utile, e si apprestano a consumare altre novità. In altre parole, oggi per molti vale solo ciò che è attuale. Pochi leggono le opere letterarie e apprezzano l’arte del passato, come se non avessero più nulla di importante da dirci. Questo, secondo me, è dovuto a diversi fattori, tra i quali:
- L’industria editoriale ha bisogno di incentivare l’acquisto di novità letterarie e giornali per assicurarsi un giro d’affari che sarebbe scarso se la gente leggesse preferibilmente opere del passato, poco costose e facilmente reperibili nel mercato dell’usato.
- Le opere nuove hanno la presunzione di valere più di quelle che le hanno precedute. Questa presunzione si applica sia ai loro autori che ai loro lettori che, leggendo le novità, si illudono di diventare più colti, più informati, più saggi dei loro predecessori.
- La mancanza di consenso riguardo al valore e all'importanza delle opere del passato, da parte delle autorità accademiche. In altre parole, manca una biblioteca essenziale universalmente riconosciuta, che stabilisca la relativa importanza di ciascuna opera del passato.
- L’illusione che ciò che è nuovo sia più gradevole e divertente dell’antico
Risultato di questa tendenza è la pubblicazione di tante opere inutili, spesso minestre riscaldate di idee del passato, di valore più modesto di quelle da cui prendono ispirazione.
Dietro ogni attività ed espressione umana sono rilevabili ogni sorta di conflitti e alleanze di interessi.
Consideriamo, ad esempio, i giornali e i loro contenuti, cioè gli articoli e la pubblicità. Perché esistono i giornali? Perché esiste la pubblicità? Perché un giornalista scrive un articolo? A chi giovano queste cose? A chi le produce o a chi le usa? Non c'è dubbio che giovino a chi le produce, altrimenti non le produrrebbero. Dobbiamo allora chiederci se, e in che misura, esse giovino anche a chi le legge, e perché.
Io suppongo che il giornale rappresenti la comunità e serva ad informare i suoi membri sui valori e le regole della comunità stessa. Vale a dire: le gerarchie politiche, morali, estetiche ed economiche, i mercati e i prezzi, ovvero i valori di ogni cosa, cosa è "in" e cosa "out", bello e brutto, buono e cattivo, desiderabile e spaventoso, glorioso e infame e, soprattutto, cosa fanno gli altri, i rapporti di forza, la distribuzione delle ricchezze e del potere ecc.
Dobbiamo allora chiederci, con quale criterio vengono scelte le informazioni, cioè di cosa parlare e come parlarne, e di cosa tacere, dal momento che la scelta può favorire o danneggiare certe persone piuttosto che altre.
Le risposte a queste domande possono rivelare motivazioni più o meno oneste, meschine e malvagie, che possono nuocere al bene comune favorendo particolari persone o gruppi.
Una motivazione molto comune è quella di distrarre le masse e impedire che capiscano la realtà della propria situazione ed evitare che cerchino di cambiare lo status quo. Insomma, una motivazione conservatrice. Altre volte la motivazione può essere quella di cambiare l'assetto politico-sociale a favore di un certo partito o gruppo di persone. Nel migliore dei casi la motivazione può essere progressista, cioè a favore del bene comune attraverso riforme di leggi, atti di governo o cambiamenti di mentalità nella gente, ma ciò è piuttosto raro.
Estratto da un'intervista a Zygmunt Bauman:
http://elpais.com/elpais/2016/01/19/inenglish/1453208692_424660.html
Q. You are skeptical of the way people protest through social media, of so-called “armchair activism,” and say that the internet is dumbing us down with cheap entertainment. So would you say that the social networks are the new opium of the people?
A. The question of identity has changed from being something you are born with to a task: you have to create your own community. But communities aren’t created, and you either have one or you don’t. What the social networks can create is a substitute. The difference between a community and a network is that you belong to a community, but a network belongs to you. You feel in control. You can add friends if you wish, you can delete them if you wish. You are in control of the important people to whom you relate. People feel a little better as a result, because loneliness, abandonment, is the great fear in our individualist age. But it’s so easy to add or remove friends on the internet that people fail to learn the real social skills, which you need when you go to the street, when you go to your workplace, where you find lots of people who you need to enter into sensible interaction with. Pope Francis, who is a great man, gave his first interview after being elected to Eugenio Scalfari, an Italian journalist who is also a self-proclaimed atheist. It was a sign: real dialogue isn’t about talking to people who believe the same things as you. Social media don’t teach us to dialogue because it is so easy to avoid controversy… But most people use social media not to unite, not to open their horizons wider, but on the contrary, to cut themselves a comfort zone where the only sounds they hear are the echoes of their own voice, where the only things they see are the reflections of their own face. Social media are very useful, they provide pleasure, but they are a trap.
Da quando esistono i mass-media l'umanità privilegia l'organizzazione temporale delle informazioni rispetto a quella spaziale (cioè analitica). Intendo dire che normalmente le informazioni vengono percepite, usate e memorizzate più come "notizie" che come "conoscenze". In altri termini, si tende a collocare ogni conoscenza nel tempo, e a privilegiare le più recenti rispetto alle meno recenti, proprio come si fa con le notizie, a cui si attribuisce valore e destano interesse nella misura in cui sono attuali.
Questo fenomeno non riguarda solo i testi, ma anche le immagini, la musica, la cinematografia ed ogni altro tipo di informazioni. Esso, secondo me è dovuto a diversi ordini di fattori, come i seguenti.
- Il bisogno, presente in ogni essere umano, di condividere socialmente la realtà e le informazioni che la rappresentano o che ne fanno parte. E questo è molto più facile con le informazioni attuali, in quanto si presume che le notizie raggiungano tutti simultaneamente.
- I fatti recenti sono molto meno numerosi dei fatti storici e per questo più facilmente gestibili.
- E' molto più facile organizzare cronologicamente le informazioni che in qualunque altro modo, dato che l'organizzazione cronologica richiede praticamente solo un data di riferimento, mentre altri metodi di organizzazione comportano un sistema universalmente condiviso di categorie che ancora, purtroppo, non esiste.
Questo fenomeno presenta gravi inconvenienti, come i seguenti.
- Le informazioni "inattuali" tendono ad essere dimenticate o trascurate a favore di quelle più attuali, indipendentemente dal loro valore intrinseco, come se l'attualità fosse un criterio di valore e tutto ciò che è vecchio valesse meno di ciò che è più nuovo.
- Capita che più volte si "reinventi la ruota", cioè si scrivano cose che non sono altro che idee del passato vestite con abiti nuovi, con grande spreco di risorse intellettuali ed editoriali, oltre che di tempo del lettore.
- Non si fanno sforzi sufficienti per creare un sistema universale di categorie che permetta di collocare e reperire facilmente le informazioni del passato, anche ai fini di una loro valutazione.
Auspico pertanto che gli intellettuali si dedichino alla costituzione e promozione di un sistema universale di organizzazione delle informazioni indipendente dall'attualità e collocazione storica delle stesse. E auspico che la gente non si limiti a parlare solo delle novità, ma anche delle cose buone del passato, "decronizzando" i buoni testi, le musiche, i film ecc. che sono ancora validi anche se vecchi o antichi.
Insomma, privilegiare la qualità rispetto all'attualità.
Perché voglio scrivere e pubblicare i miei scritti? Cosa mi spinge a farlo? Cosa spero di ottenere facendolo? Forse sono spinto da una combinazione di diverse motivazioni consce e inconsce, che potrebbero essere, per esempio, una o più delle seguenti:
- dimostrare la mia intelligenza, cultura, creatività, genialità, razionalità, sensibilità, profondità, empatia, moralità, senso artistico, senso dell'umorismo, abilità, eccellenza e superiorità intellettuale ed etica rispetto alla media degli esseri umani;
- compensare le mie inferiorità in certi campi dimostrando superiorità in altri;
- soddisfare il mio narcisismo, piacere agli altri, interessarli, affascinarli, attrarli, essere ammirato, amato, stimato, apprezzato, approvato, premiato, coccolato, desiderato, seguito, servito, obbedito;
- manipolare i lettori, far loro credere che io sono meglio di quanto realmente sia;
- dimostrare di meritare posizioni e trattamenti di privilegio nella società a causa delle mie superiorità ed eccellenze;
- esercitare la mia capacità di logica, analisi e sintesi ed aumentare la mia competitività in tal senso; elaborare i miei pensieri e sottoporli al giudizio critico altrui per poterli migliorare e completare;
- soddisfare i miei bisogni di interazione sociale, appartenenza, individuazione, potenza;
- esibire la mia personalità per attrarre e incontrare persone a me affini; stabilire rapporti di amicizia e solidarietà con persone simili a me;
- illudermi di conoscere la verità;
- rendere conscio l'inconscio; fare auto-terapia per superare i miei disagi psichici; aumentare il mio autocontrollo e la mia consapevolezza delle motivazioni mie e altrui; studiare le vere motivazioni del comportamento umano e demistificare quelle mistificate; ribellarmi a comunità interiorizzate limitanti, frustranti, obbliganti, giudicanti e colpevolizzanti, che ancora mi condizionano;
- ribellarmi a mio padre;
- vendicarmi di tutti quelli quelli che mi hanno ingannato e manipolato e che cercano ancora di farlo, tra cui i predicatori di ogni religione;
- farmi perdonare la mia arroganza e il mio disprezzo per gli altri;
- aiutare gli altri a risolvere i propri problemi psicologici e a superare i propri disagi psichici;
- definire e proporre un nuovo modello di comunità, in cui personalità di tipo simile al mio (specialmente gli introversi) sarebbero avvantaggiate rispetto ad altri tipi di personalità (specialmente gli estroversi);
- definire e proporre un nuovo modello di comunità, in cui personalità di qualunque tipo, anche diverso dal mio, sarebbero avvantaggiate rispetto ai modelli attualmente diffusi;
- contribuire alla fondazione di una nuova "scienza umanista" eclettica, organica e integrata (attingendo dal caos delle attuali discipline umane e sociali) da insegnare nelle scuole e/o divulgare attraverso i mass media, e contribuire così al progresso umano attraverso una migliore conoscenza della natura umana;
- promuovere la formazione di "comunità umaniste" basate su un comune interesse per la nuova "scienza umanista";
- perché credo che il mondo sarebbe migliore se ogni essere umano avesse un sito web attraverso il quale farsi conoscere e facilitare i suoi rapporti con gli altri.
L'uomo circuìto dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei componenti narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose.
Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto: Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limitato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.
Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno - per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle proprie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "prudenza". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Il caso più vistoso di riduzione del superman all'everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore intrinseco tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore ("Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: "Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?".
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "signor spazzino, signor contadino".
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-positivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa..."Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?").Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".
Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe diventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas appartengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adorati: voi siete Dio, restate immoti.
(Umberto Eco, Diario minimo, Mondadori, 1984)