La meditazione può essere un rituale.
A mio avviso, la meditazione è una forma di masturbazione mentale, e io sono favorevole alla mastrubazione, sia quella fisica che quella mentale.
Per me, meditare consiste nell'ascoltare le volontà dei miei dèmoni, in quanto padroni e amministratori dei miei sentimenti, ovvero dei miei piaceri e delle mie sofferenze.
Il tipo di meditazione che preferisco consiste nella contemplazione di un quadro in cui sono rappresentate delle idee in forma di parole e/o immagini. Si tratta di trovare le idee giuste da includere nel quadro, nella quantità giusta. Né troppe, né troppo poche.
Io sono un sistema vivente senziente costituito da sistemi più piccoli, e parte di sistemi più grandi.
Tale affermazione potrebbe essere il punto di partenza di una meditazione “sistemica”, che consiste nel meditare sulle interazioni e relazioni tra i sistemi che ci costituiscono e tra quelli di cui siamo parte, sulle emozioni (piaceri e dolori) che scaturiscono da tali interazioni e relazioni, e sulle logiche conscie e inconsce che le governano.
Il tipo di meditazione che preferisco è la metainterazione. Essa consiste nell'immaginare di separare il mio io (ovvero la mia coscienza) dal resto della mia persona, nel portarlo fuori dal mio corpo, e nel dirigere la sua attenzione alle interazioni tra la mia persona e quelle altrui, interrogandomi sui rispettivi bisogni e le strategie per soddisfarli, le quali danno luogo alle interazioni stesse e ne determinano le forme. È difficile fare questa meditazione durante le interazioni, ma si può fare benissimo prima e dopo di esse.
La meditazione è una specie di immaginazione non creativa. La fantasia è una specie di immaginazione non realistica. La religione è una combinazione di meditazione e fantasia.
L'immaginazione che preferisco è creativa e realistica. Consiste nel prevedere cose nuove possibili, utili, piacevoli e realizzabili.
È un'attività che richiede apprendimento, esercizio, stimoli, e il superamento di inibizioni conformiste, della resistenza al cambiamento e della paura di avventurarsi in percorsi mentali inesplorati e logiche alternative.
La società è malata di mente, per me non ci sono dubbi. Questo articolo attribuisce la malattia ad un ego troppo sviluppato che si è formato quando l'uomo ha abbandonato lo stato primitivo per vivere nella civiltà. Consiglia la meditazione come rimedio. Secondo me la questione è molto più complessa, ma l'articolo dice cose condivisibili che meritano di essere prese in considerazione.
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Nel profondo del nostro essere c'è un grande bisogno di fare le stesse cose che fanno tanti altri, preferibilmente nello stesso momento. Qualsiasi occasione può andar bene, dalla meditazione in comune all'assistere ad una partita di calcio o ad una cerimonia religiosa o a un rito o festa qualsiasi. Questa imitazione / sincronizzazione ha un potere calmante e rassicurante.
Suppongo che la migliore forma di meditazione consista nel contemplare riflessivamente le relazioni tra la propria coscienza e il proprio inconscio, quelle tra sé e gli altri, quelle tra sé e il resto del mondo, e quelle tra tutte le cose del mondo.
La ragione di questa mia supposizione è che, come ci insegna Gregory Bateson, non possiamo conoscere le cose in sé, ma solo le relazioni tra le cose, e che la nostra vita e la nostra felicità dipendono dalla qualità delle nostre relazioni con altri umani e con il resto del mondo.
Una relazione tra due entità consiste in una serie di interazioni abituali tra di esse. Un’interazione consiste in una serie di transazioni.
Transazioni, interazioni e relazioni, quando non sono casuali, seguono certe logiche, certi schemi, certi modelli, certe funzioni, e assumono certe forme ricorrenti (pattern).
Il senso della meditazione relazionale dovrebbe essere ecologico, ovvero eco-logico, cioè la meditazione dovrebbe mirare a comprendere le logiche che sottendono le diverse relazioni.
Il nostro modo di pensare, i contenuti dei nostri pensieri possono essere più o meno sani, ovvero realistici, utili al nostro benessere e al raggiungimento dei nostri fini, e tali da permettere una convivenza pacifica e cooperativa con gli altri. Tuttavia, poche sono le persone che si interrogano sulla qualità dei propri pensieri, e ancora meno quelle che cercano di migliore il proprio modo di pensare mediante strumenti come lo studio, la riflessione o la psicoterapia.
Esistono tendenze ideologiche religiose o spiritualistiche che considerano il pensare (ovvero il ragionare) un ostacolo alla crescita spirituale e al benessere personale, e invitano i propri seguaci a "pensare di meno" con l'aiuto di particolari tecniche di meditazione (o preghiera) e una letteratura orientata in tal senso.
Le pratiche di riduzione del pensiero hanno un certo successo, cioè alleviano effettivamente i disagi di chi le pratica. Ciò è coerente col fatto che, ad una persona esclude che i propri pensieri siano migliorabili, non resta che la scelta tra pensare o non pensare a certe cose. Ne consegue che a chi sa di pensare in modo non sano e non ha intenzione né la capacità di migliorare il proprio modo di pensare, conviene effettivamente pensare il meno possibile.
Per "meditazione organizzata" intendo un tipo di meditazione che viene insegnato attraverso libri o corsi. E' scientificamente accertato che le persone che la praticano ricevono un reale beneficio nel senso che, grazie ad essa, si sentono meglio, più serene, meno ansiose, più produttive.
Come spiegare l'effetto positivo della meditazione organizzata? Io ipotizzo che la meditazione organizzata soddisfi il bisogno di comunità e appartenenza in quelle persone che ne sentono la mancanza, e che a causa di tale frustrazione soffrono di ansia. La pratica di una meditazione organizzata è in qualche modo simile a quella di una religione e può avere alcuni degli stessi effetti positivi. Come una religione, la meditazione fa sentire accomunati alle altre persone che la praticano, cioè produce un senso di appartenenza alla comunità delle persone "spirituali", fa sentire accettati e accettanti, approvati da un maestro in cui si ha fiducia, e in armonia con l'universo. Uno stato mentale piacevole che allevia l'angoscia della solitudine.
http://www.theatlantic.com/video/index/422337/mindfulness-gym/
In ogni momento noi scegliamo cosa fare e non fare, cosa pensare e non pensare, dove rivolgere la nostra attenzione e dove non rivolgerla. Lo facciamo spontaneamente, cosciamente o inconsciamente, senza seguire un metodo particolare. Mi chiedo se non sia possibile definire un metodo per prendere decisioni e fare scelte in modo più efficace, più utile, ovvero più soddisfacente rispetto ai nostri bisogni e fini innati e acquisiti.
Cerco allora, in questo documento, di definire un metodo per la presa di decisioni efficace che chiamo "meditazione decisionale" perché basato sulla guida dell'attenzione su un certo numero di oggetti mentali e materiali predefiniti opportunamente scelti, cioè sulla loro contemplazione come avviene nelle varie tecniche di meditazione.
Oggetti mentali e materiali da contemplare (in ordine casuale):
- la mia salute oggi e in futuro
- le comunità a cui appartengo
- i miei poteri
- il mio eros
- le bellezze che mi circondano
- il fatto che prima o poi morirò
- la mia cultura
- le persone importanti della mia vita
- le mie paure
- il mio coraggio
- le cose che mi piacciono
- i miei dolori
- i miei problemi
- i miei impegni
- le mie responsabilità
- la mia reputazione
- le cose che potrei fare
- [...]
- quello che ora è meglio che io faccia
La meditazione è un modo per controllare volontariamente l'attenzione, per dirigerla verso certe direzioni evitandone altre. Le meditazioni si distinguono tra loro sia per la tecnica usata, sia, soprattutto, per le direzioni preferite. Ci sono meditazioni che si concentrano sul corpo del meditante, altre sulla natura in generale, altre su temi religiosi ecc.
La meditazione può avvenire con il solo pensiero, oppure usando oggetti, testi, immagini o suoni suggestivi da soli o in combinazione.
Qualsiasi metodo che si propone di controllare volontariamente la direzione della propria attenzione può essere considerato una forma di meditazione.
L'utilità della meditazione dipende dagli oggetti scelti e da quelli evitati. Una meditazione che allontana il soggetto dalla percezione della realtà è nociva, una che lo allontana da bisogni indotti e morbosi è utile.
In generale, una meditazione è utile se abitua il soggetto a fare attenzione a cose utili ed eticamente valide (in base al concetto di responsabilità personale) e a trascurare quelle inutili o eticamente negative. In ogni caso, la meditazione è utile nella misura in cui ci abitua ad assumere il controllo volontario della nostra attenzione e ad evitare di lasciarlo ad agenti esterni che potrebbero usarlo a nostro sfavore.
Chi fa frequentemente esercizi di meditazione ne ha beneficio anche al di fuori degli esercizi stessi, in quanto acquista l'abitudine a governare in modo ottimale la propria attenzione in qualsiasi momento, anche in situazioni impreviste.
"Regulation of attention is the central commonality across the many divergent meditation methods." (Cahn & Polich (2006)
"The need for the meditator to retrain his attention, whether through concentration or mindfulness, is the single invariant ingredient in... every meditation system." Goleman (1988)
Qualunque cosa io faccia o pensi di fare (consciamente o inconsciamente), è sottoposta ad un'autocensura da parte di un mio meccanismo inconscio, che io chiamo "autocensore" e che ha il compito di stabilirne la valenza sociale, cioè in quale misura tale cosa contribuisca alla mia integrazione o emarginazione sociale. In altre parole, quanto sia utile o nociva al mio successo sociale.
Questo autocensore (che corrisponde in parte al super-io freudiano) esprime il suo giudizio di approvazione o disapprovazione suscitando in me sentimenti gradevoli e sgradevoli come gioia, autocompiacimento, sollievo, benessere, pienezza, appagamento ecc. oppure sensi di colpa, vergogna, ansia, angoscia, paura, panico ecc. Mediante tali strumenti, come fossero carote e bastoni, mi costringe a comportarmi in modi e forme a cui esso associa la più alta valenza sociale rispetto alla comunità (reale o interiorizzata) da cui la mia vita dipende maggiormente.
Anche mentre scrivo questa mia riflessione, il mio autocensore misura continuamente la valenza sociale di ciò che penso e scrivo, incoraggiandomi o scoraggiandomi a proseguire, mediante l'attivazione di sentimenti positivi o negativi. Infatti, in questo preciso istante provo un sentimento conflittuale. Da una parte mi sento incoraggiato a proseguire nella riflessione e scrittura, nella speranza che ciò che scrivo sarà apprezzato da chi lo legge, come un dono, un aiuto per una migliore conoscenza di sé stessi e degli altri; dall'altra mi sento scoraggiato a farlo, nel timore che un certo numero di persone mi giudicheranno arrogante e presuntuoso per questo mio parlare di cose che la maggior parte delle persone ignorano, di cui non si interessano, e che non riguardano la mia professione. Cose se volessi dimostrare di essere superiore agli altri o di poter fare un mestiere per cui non sono qualificato e di farlo meglio degli specialisti titolati.
Non posso disattivare il mio autocensore senza ricorrere a farmaci, droghe o esercizi di meditazione o autocontrollo specifici. Tuttavia ho la libertà di obbedirgli o disobbedirgli, pur sapendo che, in caso di disobbedienza o ribellione, mi punirà inviandomi sentimenti sgradevoli e/o dolorosi.
Il mio autocensore limita la mia libertà e creatività, ma mi protegge dal rischio di diventare asociale. Sarebbe dunque un errore liberarmene, ammesso che possa riuscirvi. E' un padre-padrone con cui dovrò sempre fare i conti.
Io penso che ogni essere umano abbia un autocensore come l'ho io, ma non tutti ne sono consapevoli.
L'attività pensante può essere spontanea (lo è normalmente e quasi sempre) oppure guidata. Il pensiero può essere guidato in due modi:
autoguidato quando siamo noi stessi a guidarlo volontariamente e con una intenzione particolare, e
alloguidato, quando è guidato da altre persone che ascoltiamo, o da spettacoli a cui assistiamo o da scritti che leggiamo o immagini che vediamo.
La modalità di guida del pensiero può essere inoltre
canonica o
non canonica. È canonica quando segue una prescrizione o schema rigido, non canonica quando si svolge in forma libera.
Per esempio, la meditazione e la preghiera sono attività di pensiero guidato molto diffuse in ogni tempo e cultura, sia nella forma alloguidata che autoguidata, sia in quella canonica che canonica.
Un modo innovativo, facile, creativo (e in certi casi perfino terapeutico) di guidare il pensiero è quello di sforzarsi di porre o porsi domande (a seconda se vogliamo guidare il pensiero altrui o il nostro). Per esempio, quando sono vicino fisicamente ad una persona x posso guidare il mio pensiero cercando di rispondere ad una serie di domande riguardanti quella persona, come le seguenti:
- Di cosa x ha bisogno?
- Di cosa x ha paura?
- Cosa x desidera?
- Quali sono i gusti di x?
- Che progetti x ha?
- Cosa farebbe piacere a x?
- Cosa potrei fare per far piacere ad x?
- Cosa potrei fare per aiutare x a raggiungere i suoi obiettivi?
- Cosa potrei fare per irritare x?
- Cosa x potrebbe fare di buono per me?
- Che problemi x ha?
- Cosa abbiamo in comune x ed io?
- Cosa è incompatibile tra x e me?
- Come x vede il mondo?
- In cosa x crede? In cosa non crede?
- Quanto x è in grado di capirmi?
- Cosa x è in grado, non in grado di capire?
- Che male x mi può fare?
- Quali sono le persone più amate da x?
- Quali sono i regali che x asprezza di più?
- Quanto anni ha x?
- Quando potrebbe morire x?
- Che problemi di salute ha x?
- Cosa fa piangere x?
- Cosa fa ridere x?
- Di cosa x è capace?
- Di cosa x è incapace?
- Qual'è la vita sessuale di x?
- Chi sono gli amici di x?
- etc.
E' anche possibile sforzarsi di porre o porsi domande improvvisate, su una cosa o persona particolare, sul suo passato, presente e futuro, senza alcun limite.
Nella mia concezione della natura umana, l'
io cosciente è la sede della coscienza, del pensiero, della percezione di forme, sentimenti ed emozioni, e della volontà. Esso può essere sveglio (cioè attivo), dormiente (cioè inattivo) o trovarsi in uno stato ibrido (cioè semi-attivo ovvero semi-dormiente). L'io cosciente è ciò che resta della psiche se si esclude l'inconscio e i suoi processi, cioè se si esclude il "me" (nella terminologia di William James e George H. Mead).
L'io cosciente rappresenta pertanto una parte molto piccola della psiche, anche se è quella che conosciamo (o ci illudiamo di conoscere) meglio. E' la parte cognitiva o conscia della psiche, che, per dimensione, equivale metaforicamente alla punta di un iceberg la cui la parte sommersa è costituita dall'inconscio,
L'io cosciente è molto limitato nel senso che è possibile essere coscienti (cioè consapevoli) solo di poche cose alla volta (suppongo una o due, per la maggior parte delle persone).
L'attenzione è la facoltà di dirigere e concentrare la coscienza, il pensiero e la percezione sensoriale su un particolare oggetto o idea. Non c'è attività pensante che non sia connotata dall'attenzione verso qualcosa, che può variare momento per momento.
Chi o cosa determina la direzione o l'oggetto verso cui rivolgere l'attenzione? Normalmente lo determina automaticamente l'ambiente esterno, mediante gli stimoli che esso invia alla coscienza attraverso i cinque sensi quando il soggetto interagisce con qualcuno o qualcosa. Una persona può tuttavia, entro certi limiti, rivolgere volontariamente l'attenzione in direzioni diverse da quelle che sarebbero scelte involontariamente e automaticamente. Ciò è possibile se il soggetto non è impegnato in una interazione con altre persone o cose, cioè quando è fermo, in silenzio, e preferibilmente con gli occhi chiusi, come durante una meditazione.
La meditazione, di qualunque tipo, è infatti una tecnica di controllo volontario dell'attenzione, che viene diretta vero oggetti concreti o astratti predefiniti, come parti del proprio corpo, immagini mentali, fantasie, pensieri o idee particolari. La meditazione può essere basata sulla ripetizione mentale di formule verbali o l'osservazione di immagini di valore simbolico, oppure sull'ascolto di direttive verbali pronunciate da un facilitatore umano o da un riproduttore automatico di suoni.
Una particolare forma di meditazione su cui ho fatto esperimenti su di me, consiste nel creare, all'interno di una cornice immaginaria, un
collage mentale di immagini e/o parole opportunamente scelte, in modo da ottenere una visione sinottica immaginaria di elementi conflittuali allo scopo di conciliarli e armonizzarli.
Un'altra forma di meditazione che ho sperimentato su di me con l'aiuto di un computer programmato allo scopo, consiste nell'ascoltare una sequenza di frasi prodotte mediante sintesi vocale, estratte a caso da una lista di testi opportunamente preparata. Questa tecnica, che io chiamo
meditazione auditiva, a differenza del
collage mentale sopra menzionato, non richiede sforzi da parte del fruitore e può essere completamente automatizzata, Per questi motivi essa è particolarmente efficace da un punto di vista terapeutico, ma anche pericolosa se praticata troppo spesso o troppo a lungo e senza la supervisione di uno psicoterapeuta. Infatti i cambiamenti indotti da una psicoterapia sono sempre traumatici e dovrebbero essere opportunamente diluiti nel tempo per permettere alla psiche di assorbire gli stress del cambiamento.
In questo articolo propongo uno speciale tipo di meditazione da me inventato, a cui ho dato il nome di "meditazione cibernetica". L'aggettivo "cibernetica" si riferisce ad un approccio cibernetico (o sistemico) alla conoscenza della natura umana.
La meditazione consiste nel ripetere le frasi-guida sotto riportate ogni volta che si sente il bisogno di capire di cosa si ha bisogno.
La meditazione cibernetica mira a migliorare la mente per vivere meglio, cioè per diminuire il dolore e aumentare il piacere nel medio e nel lungo termine.
Le frasi che seguono dovrebbero aiutarci a pensare a ciò che pensiamo e perché lo pensiamo, alle emozioni e ai sentimenti che proviamo e perché li proviamo, e alle scelte che facciamo e perché le facciamo.
Considerando che la conoscenza delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti può dar luogo a ulteriori emozioni e sentimenti, e che la conoscenza dei meccanismi delle nostre scelte può dar luogo a ulteriori scelte, possiamo dire che questi esercizi di meditazione sono esercizi di meta-pensiero (pensiero sul pensiero), meta-emozione (emozione sull'emozione), meta-sentimento (sentimento sul sentimento) e meta-motivazione (motivazione sulla motivazione).
La meditazione cibernetica non mira a modificare la mente in modi particolari, ma a comprendere il suo funzionamento corrente in modo da permettere cambiamenti sistemici spontanei, ma "educati". Infatti, una buona conoscenza della propria situazione relazionale (in senso sistemico) può permettere alla persona di evolvere in senso consapevolmente adattivo per una migliore soddisfazione dei propri bisogni.
Frasi-guida da ripetere durante la meditazione:
- I miei pensieri, i miei sentimenti e le mie scelte sono risposte automatiche (cognitive, emotive e motivazionali) agli stimoli esterni e interni (ovvero a ciò che vedo, odo, leggo, provo, penso, immagino ecc.).
- Le mie risposte cognitive consistono in associazioni di idee.
- Le mie risposte emotive consistono in gioie e sofferenze, piaceri e dolori, attrazioni e repulsioni, paure e rassicurazioni, ecc.
- Le mie risposte motivazionali consistono in pulsioni a fare o non fare, pensare o non pensare, prendere o lasciare determinate cose.
- Le mie associazioni tra stimoli e risposte consistono in programmi, cioè informazioni (usate come dati o istruzioni) registrate nel mio cervello e parzialmente modificabili.
- Vorrei sapere quali parti dei miei programmi posso cambiare.
- Vorrei sapere quali cambiamenti mi conviene realizzare al fine di soffrire di meno e godere di più, ora e in futuro.
- Per modificare una certa associazione stimolo-risposta devo riprodurre idealmente lo stimolo e immaginare risposte diverse da quella abituale; poi valutare se qualcuna delle risposte alternative mi può soddisfare.
- Le mie sofferenze e i miei dolori sono conseguenze delle frustrazioni dei miei bisogni.
- Le mie gioie e i miei piaceri sono conseguenze delle soddisfazioni dei miei bisogni.
- I miei bisogni principali hanno come oggetto una sufficiente cooperazione e prevalenza nelle competizioni con gli altri.
- Le cooperazioni e le competizioni concernono le interazioni fisiche, sessuali, politiche, belliche, economiche, organizzative, istituzionali, intellettuali, ludiche, culturali, estetiche, morali ecc.
- I miei bisogni di cooperazione e di prevalenza sono antitetici e richiedono interazioni, comunicazioni, negoziazioni, conciliazioni, compromessi, accordi, patti, regole, norme, leggi, diritti, doveri, obblighi, divieti, gerarchie, organizzazioni ecc. per soddisfare al meglio i bisogni di tutte le parti in gioco.
- Devo sempre considerare che la nostra società tende a censurare le competizioni interpersonali non regolamentate, per cui queste vengono normalmente nascoste o mascherate.
- Ripetere daccapo.
[BOZZA]
Ai fini della conoscenza e del benessere, suppongo che la realtà, dal punto di vista di un individuo della specie umana, sia scomponibile in diverse dimensioni interconnesse e interdipendenti, alcune delle quali non possono esistere separatamente, ma solo insieme ad altre. Per esempio, la fisica relativistica ci insegna che lo spazio e il tempo dipendono l'uno dall'altro, e infatti per misurare l'uno si usa l'altro. Altro esempio: l'essere umano non può esistere senza la società, e viceversa.
Per cominciare, ho scomposto la realtà nelle seguenti dimensioni, o domìni di conoscenza o esperienza:
La
Natura, costituita dal mondo non vivente e da quello vivente. Il secondo dipende dal primo e non viceversa. Il primo è infatti quello che c'era prima che nascesse la prima forma di vita e che ci sarebbe se ogni forma di vita si estinguesse.
Il
Mondo vivente, costituito dalle varie forme di vita, tra cui vegetali, animali ed esseri umani.
L'
Umanità, costituita da tutti gli individui della specie homo sapiens, passati, presenti e futuri. L'umanità dipende dal mondo vivente, ma non viceversa. Se infatti la specie umana si estinguesse, la vita sulla terra continuerebbe (forse meglio).
La
Cultura, costituita da tutto ciò che l'umanità ha prodotto in forma trasmissibile da individuo a individuo, e che ha effettivamente trasmesso influenzando in qualche modo i riceventi.
Le
Persone, dimensione costituita dagli "
altri", cioè dai membri dell'umanità con cui il soggetto interagisce o potrebbe interagire.
Il
Me, costituito dalla parte materiale e da quella psichica inconscia del soggetto. Il
me è importante soprattutto per i bisogni che che lo animano e lo tengono in vita (oltre a garantire la conservazione della sua specie), e gli automatismi cognitivi ed emotivi che lo caratterizzano e che determinano il suo comportamento, sia volontario che involontario, conscio e inconscio. Nelle persone nevrotiche il me è spesso represso, nascosto, frustrato, rimosso, non realizzato. Il me è come il bambino del soggetto, irrazionale e molto vulnerabile.
L'
Io, meglio denominato "
io cosciente", costituito dalla parte conscia del soggetto. L'
io è sede e della percezione cosciente di forme, sensazioni, sentimenti, emozioni, e agente della volontà. Rispetto al me, l'io è la parte adulta o genitoriale, razionale e dura del soggetto, e il suo compito è quello di accudire il me e di soddisfarne i bisogni, che il me esprime producendo emozioni.
Per semplicità, ho poi ridotto le dimensioni alle seguenti cinque, che ho chiamato
dimensioni cardinali della realtà:
- Natura
- Cultura
- Persone
- Me
- Io
La riduzione consiste nel fatto che nel termine
cultura ho accorpato anche l'umanità, e nel termine
natura anche il mondo vivente ad eccezione dell'umanità, intendendo quindi per
natura tutta la realtà che esisterebbe se la specie umana non fosse mai nata o si fosse estinta.
Successivamente ho scomposto ogni dimensione cardinale in cinque sotto-dimensioni, in ognuna delle quali sono contemplati uno o più aspetti essenziali della vita umana, come indicato nella lista seguente.
DIMENSIONI CARDINALI DELLA REALTÀ
N = Natura (= tutto meno umanità e cultura)
C = Cultura, conoscenza
P = Persone (ognuna costituita dal suo
io e dal suo
me)
I = Io (parte conscia del mio sé)
M = Me (parte inconscia del mio sé)
Nota: S = Sé: la mia persona, costituita dal mio io e dal mio me)
NATURA - sottodimensioni
Sp = spazio, luoghi, volumi...
Te = tempo, passato, futuro...
Ma = massa, materie, pesi...
En = energia, potenza, forze, velocità...
In = informazioni (non culturali), vita, genetica, evoluzionismo, vegetali, animali...
CULTURA - sottodimensioni
Le = letterature, linguaggi, musiche...
ST = scienze, tecnologie, macchine...
Me = media, registrazioni, comunicazioni...
Ar = arte, manufatti, prodotti, musiche, danze...
So = società, istituzioni, civiltà, religioni, folclore, memi...
PERSONE - sottodimensioni
c|c = competere|cooperare...
d|r = dare|ricevere, servire|essere servito, commercio...
n|v = negoziare|violare...
i|s = intimità|separazione, rapporti sessuali...
c|d = conformarsi|differenziarsi, empatia...
IO - sottodimensioni
Os = osservare, percepire, sentire, riconoscere...
Ri = ricordare, pensare, immaginare...
Ra = ragionare, analizzare, calcolare, prevedere, valutare...
Sc = scegliere, decidere, orientarsi...
Ag = agire, interagire, governare, fare, produrre...
ME - sottodimensioni
bS = bisogno di salute fisica e mentale: corpo fisico, sistema nervoso, alimentazione, evitamento del dolore, protezione, prevenzione, terapia, medicina, ambiente, inquinamento, clima, sopravvivenza, immortalità, spiritualità, emotività, DNA, ecc.
bC = bisogno di comunità: integrazione sociale, appartenenza, interazioni, altruismo, essere, desiderati, unioni, associazioni, alleanze, partecipazione, condivisione, famiglia, matrimonio, reputazione, solidarietà. cooperazione, amicizie, inimicizie, conformismo, ritualità, tradizioni, convenzioni, negoziazioni, gerarchie, giochi, puericultura, educazione, religione, etica, responsabilità, colpa, vergogna, onore, disonore, patria, lavoro, pace, guerra contro altre comunità ecc.
bP = bisogno di potere: libertà, individuazione, indipendenza, competitività, egoismo, creatività, immaginazione, conoscenze, abilità, intelligenza, sicurezza, aggressività, difesa, offesa, risorse materiali, economiche e mediali, strumenti, sorveglianza e controllo degli altri, non conformismo, autonomia, potere politico ed economico, sfruttamento, asservimento, privacy, status, successo, invidia, gelosia, dominio, possesso, guerra, armi ecc.
bE = bisogno di eros: sessualità, rapporti sessuali, innamoramento, amore erotico, erotismo, libido, intimità, riproduzione, pornografia, prostituzione, ogni forma di *filia ecc.
bB = bisogno di bellezza: fascino, incanto, ordine, armonia, arte, forma, fotografia, musica, poesia, letteratura, romanzi, abbigliamento, make-up, profumi, arredamento, architettura, pulizia, purezza, estetica, gusto, umorismo, fantasia, chiarezza, semplicità, forma, struttura, affinità, continuità, novità, divertimento ecc.
A cosa mi serve tutto ciò?
Il motivo per cui ho scomposto la realtà in un numero finito di dimensioni e sotto-dimensioni è che in tal modo posso pensare in modo più efficace al fine della soddisfazione dei bisogni umani miei e altrui. Infatti, quando io penso a qualsiasi cosa, persona o idea, per
comprenderla cerco di metterla in relazione alle dimensioni cardinali e alle loro sotto-dimensioni, cioè di esaminare i possibili rapporti di causa-effetto, associazioni, affinità, interazioni, sinergie, conflitti, problemi ecc. con ciascuna di esse.
A tale scopo ho inventato una tecnica, a cui ho dato il nome di
meditazione sinottica, che può essere considerata una forma di psicoterapia mirata alla
comprensione di qualsiasi elemento (oggetto, persona, idea). Per
comprensione intendo affrontamento, accettazione, conciliazione e armonizzazione con il resto della realtà esterna e interna al soggetto. Essa consiste nel visualizzare mentalmente la figura sotto riportata, costituita da un pentagono principale i cui vertici sono le dimensioni cardinali, ognuno dei quali costituito a sua volta da un pentagono i cui vertici rappresentano le rispettive sotto-dimensioni. Al centro del pentagono principale, all'interno di un immaginario televisore, che io chiamo "
psicoscopio", occorre posizionare l'elemento (x) che si desidera
comprendere. Quindi occorre interrogarsi sulle possibili relazioni tra x e ciascuna dimensione cardinale e sotto-dimensione.
E' una specie di protesi immaginaria, utile per migliorare il modo in cui pensiamo sottraendo, almeno in parte, l'attività pensante all'arbitrio dell'inconscio, quando esso è disfunzionale per certi aspetti.
Per facilitare la
meditazione sinottica ho sviluppato un'applicazione web utilizzabile mediante il sito web
http://it.mindorganizer.net. Dopo essersi registrati nel sito, occorre creare una o più liste di frasi opportunamente scelte e usare la modalità di visualizzazione "psicoscopio" per vedere le frasi una alla volta al centro della figura, sullo schermo dello psicoscopio. Un automatismo opzionale permette di cambiare la frase, scelta a caso, ogni cinque secondi. Una opzione ad hoc permette inoltre di udire ogni frase grazie alla sintesi vocale. Una demo è disponibile in
http://it.mindorganizer.net/1298/meditazione.