L'uomo è un animale mistificatore.
La verità è scandalosa e arrogante.
L’uomo mistifica “normalmente” i motivi del suo agire.
Nascondere l'inganno è la parte più importante dell'inganno.
Le persone più facili da manipolare sono quelle che più credono nel libero arbitrio.
Lo psicologo dà fastidio a molti perché può svelare le loro mistificazioni consce o inconsce.
Le persone che si prostituiscono sono le più sincere perché non mistificano i motivi del loro agire.
Ci sono persone che nascondono le loro sofferenze e fingono godimenti per non apparire come perdenti.
I filosofi si dividono in mistificatori, demisitificatori e ibridi (mistificatori e demistificatori).
Il vero filosofo è un demistificatore di inganni e di autoinganni. Lo stesso vale per il vero psicologo. Infatti il vero filosofo è anche psicologo, e viceversa.
Il vero mistero resta tale e non può essere chiarito, altrimenti cessa di essere un mistero. Attenti dunque ai falsi misteri di certe religioni e filosofie, ammantati di certezze infondate.
In una società molto competitiva e molto selettiva, mostrare le proprie miserie, le proprie debolezze e le proprie inferiorità richiede un grande coraggio e una grande onestà intellettuale.
Gli intellettuali si possono dividere grosso modo in due categorie: mistificatori e demistificatori. Sia gli uni che gli altri possono essere più o meno intelligenti, raffinati e affascinanti.
Non mi fido degli "interpreti" della Bibbia. Mi pare che cerchino di confondere, cioè mistificare, ciò che per me è terribilmente chiaro. In altre parole, mi pare che cerchino di imbrogliarci per farci accettare l'inaccettabile.
Gli esseri umani sentono il bisogno "etico" di giustificare il loro comportamento rispetto agli altri, e lo fanno normalmente falsificando, mistificando o nascondendo le loro vere motivazioni, essendo queste quasi sempre politicamente scorrette.
Ci hanno insegnato a non mentire ma poi abbiamo imparato che dire ciò che pensiamo è sconveniente. Molti sono incapaci di gestire questa contraddizione e per questo evitano di pensare, oppure non fanno altro che infastidire gli altri svelando i loro inganni.
Siamo doppiamente alienati. Prima perché rinunciamo a soddisfare i nostri bisogni fondamentali per conformarci a norme sociali che non li riconoscono, poi perché rimuoviamo tale alienazione per conformarci a norme che ci impongono di essere felicemente normali.
Siamo tutti più o meno condizionati dalla paura conscia o inconscia che le nostre falsità, colpe, viltà, meschinità, brutture, sconfitte, asocialità e paure vengano scoperte, e che gli altri si accorgano che l'immagine sociale che mostriamo di noi stessi non è autentica.
La mente umana è così complessa, fragile e piena di lacune che, per evitare di affrontare verità dolorose, riesce perfino a trovare il bene nel male e il male nel bene, a vedere l'invisibile e a non vedere il visibile, ad avere certezza dell'incerto e incertezza del certo.
La vita sociale è stancante perché richiede di nascondere idee e sentimenti inopportuni e di fingerne di opportuni rispetto alla mentalità delle persone con cui si interagisce, mentalità alla quale occorre adattarsi per evitare conflitti e dispiaceri agli altri e di conseguenza a noi stessi.
Le relazioni e le interazioni umane sono regolate da politiche personali per lo più inconsce, irrazionali, mistificate e involontarie; sta a noi decidere se cercare di renderle più consapevoli, razionali, genuine e volontarie nonostante il boicottaggio del super-io e delle convenzioni sociali.
La mente difficilmente conosce se stessa. Quando crede di conoscersi, la sua conoscenza è incompleta, semplificata, mistificata e manipolata. E siccome è attraverso la propria mente che un essere vivente conosce il mondo, anche la nostra conoscenza del mondo è incompleta, semplificata, mistificata e manipolata.
La capacità critica è la capacità di rilevare incongruenze, discrepanze, contraddizioni, illogicità, inganni, illusioni, mistificazioni, dissimulazioni, ipocrisie nei discorsi e nei comportamenti di esseri umani. Si tratta di una dote innata legata all'intelligenza, che può essere incentivata o disincentivata, promossa o inibita mediante un'educazione ad hoc.
È difficile combattere il male se questo viene negato, occultato, mistificato, minimizzato, giustificato da noi stessi.
Psicologia del sospetto è il nome che vorrei dare alla psicologia che più mi interessa, quella che studia le vere motivazioni del comportamento umano a dispetto di quelle che gli umani affermano, che sono quasi sempre false, mistificate, incomplete, fuorvianti, deformate ecc. per nascondere la meschinità e la miseria di quelle vere, che sono ben nascoste nell'inconscio.
Facendo tesoro di ciò che Marx, Freud e Nietzsche ci hanno insegnato, conviene sospettare sistematicamente delle motivazioni "ufficiali" del comportamento umano, compreso il mio. Le vere motivazioni, censurate, possono essere altre, come la difesa e conservazione dell'assetto economico della società con le ingiustizie di cui beneficiamo, le pulsioni libidiche, il gregarismo, la volontà di potenza e il risentimento dei più deboli verso i più forti.
Anche io credo nell'esistenza di cose inconoscibili, indefinibili, misteriose, ma non ci speculo sopra intellettualmente (né econonomicamente) come tanti religiosi e ciarlatani spiritualisti. Ci sono anche cose che una volta erano misteriose e sono oggi spiegate dalla scienza. Ma finché certe cose restano inconoscibili non cerco di interpretarle a mio comodo, per deresponsabilizzarmi o consolarmi con un placebo. Diceva Wittgenstein: "Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere". Altrimenti si rischia di dire cose che servono ad altri scopi che alla conoscenza della verità.
Compito principale della filosofia e della psicologia dovrebbe essere quello di svelare le falsità, le dissimulazioni, gli inganni, le mistificazioni, le affermazioni infondate e quelle infalsificabili.
Purtroppo, però, in molti casi sia la filosofia che la psicologia contribuiscono a deformare la realtà e a proporne una inesistente, a vantaggio di qualcuno.
Uno dei modi di esercitare il potere è infatti quello di nascondere la verità e di far credere agli altri ciò che li induce a comportarsi in un certo modo favorevole all'autorità. Perché ogni autorità si fonda su una certa "verità".
Nei rapporti interpersonali ognuno cerca di capire o di interpretare i sentimenti e i pensieri altrui, e li giudica in quanto più o meno vantaggiosi o svantaggiosi rispetto alla propria persona.
Perciò ogni umano è portato a nascondere i propri pensieri e sentimenti verso gli altri, o a fingerli, al fine di evitare ostilità e punizioni nei casi in cui essi siano sgraditi alle autorità religiose o politiche, o alle persone della cui cooperazione egli ha bisogno.
La continua dissimulazione dei propri pensieri e e dei propri sentimenti conduce ognuno a credere alle proprie falsità e a rimuovere nell'inconscio ogni pensiero e sentimento intollerabile alle persone di cui non può fare a meno.
Le relazioni umane (e la cultura che le descrive e le regola) sono generalmente mistificate nel senso che i veri motivi del comportamento sociale di ognuno sono normalmente ignorati, nascosti o camuffati.
Lo scopo della mistificazione è quello di non rivelare la violenza e l’egoismo che caratterizzano in misura più o meno grande quasi tutte le interazioni sociali. Un altro scopo è quello di accusare di violenza ed egoismo qualche capro espiatorio.
Siamo infatti tutti più o meno violenti ed egoisti per natura, ma siccome l’umanità non può sopravvivere senza che vi siano freni e disincentivi alla violenza e all'egoismo, ognuno cerca di dimostrare di non essere né violento né egoista. A tale scopo indossiamo maschere culturali che ci assolvono attribuendo le cattive intenzioni a nemici comuni.
Siamo tutti ingannati e ingannatori. Religione e morale sono basate sul misconoscimento della natura in generale e di quella umana in particolare, ovvero dei nostri reali bisogni e meccanismi.
Cooperazione, competizione, dominazione, egoismo, violenza e inganno sono i fondamenti delle relazioni sociali.
La filosofia e la psicologia dovrebbero servire a svelare le falsità, gli inganni, le mistificazioni e le omissioni di cui la cultura e le nostre menti sono sistematicamente e sistematicamente impregnate e nutrite.
Ciò che ho appena detto è una verità scomoda, incredibile, inaccettabile e politicamente scorretta per la maggior parte della gente. Per questo, per evitare di essere oggetto di ostilità, conviene nasconderla e mistificarla. La verità disturba e ha molti nemici.
Non è vero che cerchiamo la verità e la giustizia, come crediamo e vorremmo far credere. In realtà cerchiamo di soddisfare i nostri bisogni e desideri anche al costo di essere falsi e ingiusti. L'uomo ha bisogno di essere amato, rispettato, accolto, protetto, aiutato, accudito, servito, ma non ha bisogno di amare, rispettare, accogliere, proteggere, aiutare, accudire, servire. Ha bisogno di diritti, non di doveri, di dominare, non di essere dominato, della propria libertà, non di quella altrui, di usare gli altri, non di essere usato da loro. Ma queste verità sono nascoste, mistificate, dissimulate a noi e agli altri. Siamo infatti molto più egoisti di quanto siamo disposti ad ammettere. Perciò, se vogliamo essere meno egoisti e più rispettosi dei bisogni e dei desideri altrui, dobbiamo prima di tutto capire e riconoscere la vera misura del nostro egoismo, e non sentirci assolti solo perché qualcuno è più egoista di noi.
A volte provo rabbia e risentimento, altre volte compassione, verso quasi tutte le persone che ho incontrato da quando sono nato (direttamente o attraverso i loro scritti), perché mi hanno ingannato o hanno cercato di farlo (volontariamente o involontariamente, consapevolmente o inconsapevolmente, in buona o in cattiva fede, a loro volta ingannati da altri) specialmente per quanto riguarda la vita, la società, i rapporti interpersonali, la religione, l’etica, la politica, la psicologia, la filosofia, la felicità, l’amore, la solidarietà, la bellezza e la natura umana in generale.
Infatti ogni essere umano, anche senza esserne consapevole e senza volerlo, con il suo comportamento e il suo esempio “insegna” agli altri la sua visione del mondo, e a sua volta si fa influenzare, per non dire manipolare, dagli insegnamenti altrui.
Sono, d'altra parte, sempre grato ad autori come Gregory Bateson, Edgar Morin, Luigi Anepeta e alcuni altri che ho avuto la fortuna di trovare, per aver svelato, nelle loro opere, i comuni inganni e le comuni mistificazioni di cui l'umanità è portatrice, e aiutato noi lettori a capire come stanno veramente le cose in generale (per quanto un essere umano possa capire la realtà).
A mio immodesto parere, usare la fisica quantistica per affermare la validità o verità delle filosofie orientali è una mistificazione. Mi piacerebbe sapere quanti fisici quantistici sono buddisti, induisti o taoisti, a parte il sempre (e solo) menzionato Fritjof Capra, autore di un noto best-seller molto amato e raccomandato da tutti gli spiritualisti in cerca di un avallo scientifico per le loro tendenze.
Infatti il concetto fondamentale del buddismo e dell'induismo è il karma, che credo non abbia nulla a che vedere con la teoria quantistica.
Un fisico quantistico una volta mi ha detto che per realizzare un esperimento di meccanica quantistica occorrono condizioni fisiche estreme, impossibili da ottenere nella vita di un essere umano, ma solo in laboratori costruiti allo scopo.
Per quanto riguarda la nostra vita normale e i nostri problemi esistenziali, pertanto, vale ancora la fisica galileiana. Non c'è nemmeno bisogno di considerare le teoria delle relatività né di preoccuparsi della costanza della velocità della luce.
https://thevision.com/scienza/fisica-quantistica-religione/
A differenza degli altri animali, che competono e/o collaborano francamente, gli umani competono continuamente in modo dissimulato, cercando di far passare la competizione per cooperazione, ingannando in tal senso non solo gli altri, ma anche sé stessi. Ciò avviene da quando esistono le religioni, le quali cercano di contenere la competizione a favore della cooperazione nell’ambito del gruppo a spese dei gruppi esterni, verso i quali la competizione viene invece premiata.
Inoltre, mentre gli altri animali competono apertamente usando forza bruta e minacce di violenza, gli umani competono usando, oltre alla forza fisica, ogni altra capacità di cui dispongono, come l’intelligenza, l’educazione, la bellezza, il denaro, la cultura, le narrazioni più o meno false, e perfino la morale. Dominanza e gerarchie sono tuttavia raramente esplicite, pur essendo implicitamente riconosciute da tutti, e oggetto di competizione a tutti i livelli.
Io credo che la competizione tra umani sia dovuta ad un istinto insopprimibile. Pertanto penso che sarebbe meglio per tutti se essa venisse esercitata in modo aperto e sincero, demistificato. Ci risparmieremmo parecchi disturbi mentali e molta infelicità.
A mio parere siamo generalmente peggiori di quanto l'etica e l'estetica comune ci permettono di essere. Per "peggiori" intendo più egoisti, più competitivi, più vili, più cattivi, più brutti, meno intelligenti, meno capaci, meno sensibili ecc.
Lo scarto tra il nostro essere, il nostro dover essere e il nostro voler apparire è tale da costringerci a mentire agli altri e a noi stessi, cioè a vivere una permanente mistificazione e automistificazione.
La vita sociale implica un tacito accordo per cui ognuno rinuncia a vedere e a denunciare le mistificazioni altrui. Finiamo così, per effetto dell'abitudine, per ingannare sistematicamente e inconsapevolmente gli altri e noi stessi per quanto riguarda la nostra natura.
L'inganno sociale è generalmente accompagnato e sostenuto dall'autoinganno. Infatti un attore è tanto più bravo quanto più si immedesima nel personaggio che interpreta, quanto più crede in ciò che cerca di fare credere agli altri.
Lo scarto tra la verità e la mistificazione sulla nostra persona, e quindi l'inautenticità della nostra reputazione, è per noi causa di ansia per il timore inconscio che l'inganno venga scoperto.
Quest'ansia sociale ci impedisce di essere felici in quanto ci rende falsi, nevrotici e vittime di disturbi psichici e psicosomatici.
Prendere coscienza di questa problematica potrebbe aiutarci a rendere più autentici i nostri rapporti con gli altri.
A mio avviso, l'uomo è, consciamente o inconsciamente, fondamentalmente falso in quanto ignora, nasconde, dissimula e mistifica alcune sue importanti motivazioni verso gli altri, specialmente se sono censurate dalla comunità di appartenenza.
Ciò vale soprattutto per quanto riguarda la competizione, ovvero il bisogno di superare gli altri nelle varie gerarchie (economica, intellettuale, morale, estetica, fisica ecc.) e quello di essere privilegiati o prioritari nella formazione delle relazioni, cioè nello scegliere i partner, nell'essere scelti come partner e nel respingere le persone concorrenti, antagoniste, disturbanti o comunque indesiderate (in quanto non conformi alle proprie aspettative o sfavorevoli rispetto ai propri interessi).
Invidia, gelosia, arrivismo, egoismo, narcisismo, razzismo e altri sentimenti e atteggiamenti considerati normalmente come "difetti" sono infatti molto più diffusi di quanto possiamo immaginare, anche se quasi nessuno crede o ammette di esserne affetto.
Fortunatamente, data la nostra interdipendenza, noi esseri umani siamo anche motivati a cooperare con gli altri per ottenere vantaggi comuni, motivazione che viene normalmente celebrata, esaltata e, a volte, premiata dalla comunità di appartenenza. Tuttavia anche la motivazione a cooperare può essere oggetto di dissimulazione, in quanto tendiamo a farla apparire più grande di quanto sia in realtà.
Insomma, siamo tutti, chi più, chi meno, ipociriti.
La ricerca del potere sull'uomo da parte dell’uomo si esercita nei modi più diversi, e spesso in modi mistificati o nascosti, dato che la nostra cultura considera la ricerca del potere sugli altri una cosa immorale e politicamente scorretta. Infatti è rarissimo che qualcuno ammetta di cercare il potere in famiglia, nell’ambiente di lavoro, in politica ecc.
In realtà, dietro la maggior parte delle azioni umane che non siano motivate da bisogni fisiologici o geneticamente determinati si nasconde la motivazione ad aumentare o difendere i propri poteri sugli altri laddove ciò sia possibile, e ad evitare che altri esercitino un potere non gradito su di sé.
Infatti la cultura in cui viviamo nasconde una struttura capillare di distribuzione del potere interpersonale a tutti i livelli di aggregazione sociale.
Il potere non è mai fine a se stesso dato che facilita la soddisfazione di bisogni e desideri in quanto influenza la disponibilità altrui a cooperare secondo i propri desideri.
Nell’interazione tra due esseri umani ognuno esercita un certo potere, più o meno grande, sull’interlocutore, in forma diretta o indiretta, cioè mediante terzi (individui o istituzioni).
I poteri interpersonali possono riguardare diversi contesti e diversi campi di competizione: intellettuale, morale, estetico, politico, economico, religioso ecc.
Tra i diversi tipi di poteri interpersonali, abbiamo il potere di obbligare gli altri a cooperare, il potere di cooperare o di negare la cooperazione, il potere di competere, il potere di selezionare gli altri, e il potere di imitare gli altri, cioè di copiare i loro comportamenti e i loro prodotti.
Io chiamo “micropotere” il potere che un individuo esercita su pochi altri individui separatamente; “macropotere” il potere che un individuo esercita su masse di altri individui o collettività; e “criptopotere” il potere (micro o macro) che viene esercitato in modo nascosto o dissimulato.
Da mattina a sera, e anche mentre dorme e sogna, l'Uomo non fa altro che mistificare, cioè ingannare se stesso e gli altri su tutto ciò che riguarda il bene e il male, l'onore, la reputazione, il prestigio, i valori, la superiorità e l'inferiorità, le gerarchie, il giusto e l'ingiusto, l'utile e l'inutile, l'umano, il bestiale, il mostruoso, il sano e il malato, il bello e il brutto, il sacro e il profano, l'intelligente e lo stupido, il colpevole e l'innocente, il credibile e l'incredibile, il vero e il falso, le cause e gli effetti.
Lo faccio anch'io.
Ognuno sembra dire: se vuoi star bene devi seguire i miei consigli, Se continui a star male è perché non li segui, e se non li capisci è perché non vuoi capirli. È quindi colpa tua se non stai bene nonostante i miei consigli. Se invece li hai seguiti e continui a star male, la colpa non è né tua né mia, ma di qualche stupido e/o malvagio che interferisce nella tua vita, ma tu hai almeno la mia stima, la quale ha un grande valore, perché io so ciò che è bene e male.
Di consiglieri ce ne sono milioni e offrono consigli più o meno simili o contrastanti. Alcuni pretendono perfino di poter intermediare tra l'umano e il divino. Ogni essere umano è allo stesso tempo consigliato e consigliere. Ognuno sceglie i suoi consiglieri con un semplice criterio: preferisce quelli che lo fanno sentire più a suo agio, che lo assolvono, lo lusingano, gli promettono più beni, piaceri, sicurezze, protezioni e alleanze e maggiormente lo attraggono con la bellezza delle loro parole e delle forme con cui si accompagnano.
Nessuno cerca la verità, perché essa non è, in sé, fonte di piacere, né di ricchezza, né di sicurezza. D'altra parte la verità può essere spaventosa per chi la concepisce e chi la ode, e può costituire una minaccia per l'ordine costituito, Infatti tantissime persone sono state punite, anche con la morte, per aver detto o soltanto cercato la verità, per aver messo in dubbio una dubbia verità.
Quello che in verità gli umani cercano è una verità di comodo, che giustifichi il loro comportamento, li deresponsabilizzi, li rassicuri e soprattutto li metta al riparo da punizioni o emarginazioni da parte della comunità. La verità che cercano è, insomma, una confortante via di fuga dalla verità.
Ne risulta un mondo di menzogne, distorsioni, negazioni e censure della realtà, di cui ogni essere umano è autore e vittima. L'uomo è un animale mistificatore, l'unico che inganna perfino se stesso.