La musica contemporanea serve a tenere lontani i tradizionalisti.
La musica è un rito sociale, come il teatro, il cinema ed ogni altra forma d'arte.
Ascoltare musica è (anche) un rito di appartenenza sociale, anche quando la si ascolta da soli.
La musica è un fatto sociale. Essa dà il ritmo e il tono per interazioni sociali di vario tipo.
La musica "incanta". Quante ore un essere umano può restare incantato senza perdere il contatto con una realtà che ha poco di incantevole?
La musica unisce, e questo è commovente, ma quando finisce tornano le divisioni e incomprensioni di prima. Unione, quella musicale, effimera e illusoria.
A mio parere, la musica unisce e divide, unisce coloro che apprezzano lo stesso genere musicale e divide colori che hanno gusti e interessi musicali diversi. Lo stesso vale per tutte le altre forme d'arte.
La musica è come una droga. Quando ascolto musica mi immergo in un piacevole e incantevole mondo immaginario che corrisponde ai miei interessi e alla mia sensibilità, dimenticando quello reale che non vi corrisponde.
Ciò che piace di una musica non è la musica in sé, ma i sentimenti i ricordi, le associazioni mentali che essa evoca. Lo stesso si può dire di ogni espressione artistica e letteraria, anzi, di ogni espressione umana.
Il bello della musica è che può essere usata come strumento per manifestare una comune appartenenza, come colonna sonora di interazioni umane, come motivo per ballare insieme ad altri sia fisicamente che metaforicamente.
Uno dei motivi per cui la musica piace ed è coltivata è che essa accomuna le persone che la frequentano. La musica di un certo tipo è simbolo, distintivo e rito di appartenenza ad una certa comunità o ad un certo tipo di umanità.
Le colonne sonore sono come lo zucchero che aiuta a inghiottire qualsiasi cosa, coprendo i sapori repellenti e l'insipidità. Un artificio che i pubblicitari conoscono bene. La musica piace, incanta, diverte, attrae. Funziona benissimo, quasi con tutti.
La musica è come una droga leggera che incanta e dà piacere e conforto. Essa viene usata per promuovere emotivamente idee benefiche o malefiche, come l'amore, la fratellanza, ma anche l'indottrinamento religioso e militare. È perciò anche uno strumento di potere, come la bellezza in generale.
Mi pare che molti giovani siano talmente assuefatti alla musica, che se non la sentono per più di cinque minuti vanno in crisi di astinenza, qualsiasi cosa stiano facendo. Anche quando studiano devono sentire musica. Perfino quando sentono una lezione o una conferenza hanno bisogno di una colonna sonora musicale.
Quando riascolto una musica che ho ascoltato insieme con altre persone con cui ho un buon rapporto, è come se quelle persone fossero di nuovo vicine a me durante l'ascolto. Questo è uno dei poteri della musica, costituire un rito e una conferma di appartenenza sociale che corrisponde ad un bisogno umano primario.
La musica che scegliamo di ascoltare parla di noi, afferma, conferma e sottolinea i nostri sentimenti, gusti e appartenenze sociali, esalta la nostra personalità, ci fa sentire meno soli, più forti e sicuri, ci scorta, ci fa sentire in armonia con il resto del mondo. È la colonna sonora della tragicommedia della nostra vita.
Quando ad un documentario si aggiunge una musica di fondo, esso diventa fiction. Perché la musica altera e manipola la percezione suggerendo sentimenti che possono essere estranei alle informazioni presentate. Praticamente, attraverso la scelta della musica di fondo, l'autore del documentario decide quali sentimenti i suoi spettatori debbono provare vedendolo.
L’immenso patrimonio di musiche e altre opere d’arte e di letteratura oggi facilmente accessibile a tutti costituisce un sistema di identificazione, qualificazione e differenziazione personale.
Infatti, affermando le proprie preferenze per certi artisti e autori, e per certe opere e generi letterari e artistici, ogni individuo dichiara la propria appartenenza ad una certa categoria sociale, spesso in contrasto rispetto ad altre.
Suppongo che l’uomo ha bisogno di tali identificazioni come condizione indispensabile per poter appartenere a qualche comunità. Infatti, chi non ha preferenze artistiche e culturali rischia di non appartenere a nessuna comunità, cosa inaccettabile per l’inconscio.
Secondo me, la musica non cambia la gente né in meglio né in peggio.
Essa Incanta, affascina, distrae, piace, lenisce le ferite, unisce temporaneamente (a volte invece divide), ma non credo che cambi nessuno. Finita la musica, tutto riprende come prima, ognuno per la sua strada, la solita strada. Come il Natale. Finite le feste, tutto è come prima.
A volte le parole di una canzone, magnificamente incorniciate, amplificate, veicolate da una bella musica cambiano qualcosa nella società, ma non una musica senza parole.
Una buona musica è come un bicchiere di buon vino, fa bene al momento, ma, finito il suo effetto, tutto è come prima.
Che la musica, da sola, cioè senza parole, non abbia alcun effetto sul progresso civile, è dimostrato dal fatto che è apprezzata sia da progressisti e conservatori, da santi e criminali, e non è oggetto di censura da parte dei poteri politici e religiosi.
Suono (da eterno principiante) il flauto traverso, la chitarra, il pianoforte, l’armonica a bocca e il bongo. Ho cantato per molti anni come basso in un coro, ora non più.
Mi piace ascoltare la musica ma ancor più suonarla. Mi piace suonare insieme ad altri dal vivo o su pezzi registrati. Mi diverto a improvvisare col flauto traverso.
I miei generi musicali preferiti sono il jazz, la bossa nova, le canzoni d’autore e la fusione di questi generi, oltre ai Beatles e alla maggior parte della musica classica dal barocco in poi. L’opera lirica mi piace poco perché ho grande difficoltà a capire i testi e questo mi innervosisce.
Tra i miei cantanti italiani preferiti figurano Sergio Endrigo, Sergio Cammariere, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Mina, Paolo Conte, Luigi Tenco, Lucio Battisti, Gabriella Ferri […]
Tra i miei cantanti e gruppi anglofoni preferiti figurano i Beatles, Cat Stevens, Frank Sinatra, James Taylor, Paul McCartney, Elton John, Paul Simon, Stevie Wonder, Ray Charles, Katie Melua, Jimi Hendrix, Carole King, Billy Joel, Ella Fitzgerald, i Beach Boys, Aretha Franklin, Michael Bublé […]
Tra i miei cantanti francofoni preferiti figurano Jacques Brel, Serge Reggiani, Yves Mointand, Georges Brassens […]
Tra i miei cantanti e gruppi germanofoni preferiti figurano i Prinzen, Ute Lemper […]
Tra i miei cantanti e gruppi di lingua portoghese preferiti figurano Joao Gilberto, Sergio Mendes, Dulce Pontes […]
Tra i miei cantanti e gruppi di lingua spagnola preferiti figurano Mercedes Sosa […]
Tra i miei compositori preferiti figurano W. A. Mozart, F. Liszt, Igor Stravinsky, Ottorino Respighi, George Gerschwin, Kurt Weil, Astor Piazzolla, A. C. Jobim, Giuseppe Verdi, Scott Joplin, Gabriel Fauré, Francis Poulenc […]
Tra i miei strumentisti preferiti figurano Ramsey Lewis, Jimmy Smith, Dave Brubeck, Michel Petrucciani, Stefano Bollani, Jean-Pierre Rampal, Oscar Peterson, Django Reinhardt, Medeski Martin and Wood […]
[da continuare]
La colonna sonora musicale di un video, film o discorso registrato è un modo per incantare lo spettatore e indurlo ad associare certe emozioni alle cose che vede e/o alle parole che sente, in modo che queste vengano percepire come belle, buone, rassicuranti o brutte, cattive, inquietanti, secondo il tipo di musica scelto dal realizzatore.
La colonna sonora musicale serve, infatti, a manipolare lo spettatore.
Provate a togliere la musica da uno spot pubblicitario, da un documentario, da un qualunque film, il risultato sarà che lo percepirete in modo più realistico, crudo e con maggiore capacità critica e lucidità, cioè in modo "spassionato". Se volete esaminare un programma televisivo da un punto di vista sociologico, premete il tasto "mute" del vostro telecomando. La comunicazione non verbale sarà più evidente e comprensibile.
Siamo talmente abituati alle colonne sonore musicali che chiunque, dovendo produrre un video, si sente obbligato ad aggiungervene una, con risultati a volte ridicoli, kitsch o irritanti.
A volte le colonne sonore disturbano e rendono più dificoltosa la comprensione delle parole pronunciate dagli attori od oratori.
Le colonne sonore musicali sono un po' come le risate registrate aggiunte alle battute pronunciate in serie TV che vorrebbero essere comiche, come se gli spettatori non fossero in grado di decidere autonomamente quando ridere, o per rassicurarli del fatto che non sono i soli a trovare una cosa comica o ridicola, evitando un dubbio altrimenti inquietante.
Anche in molti negozi, specialmente di abbigliamento, c'è spesso una colonna sonora incessante di musiche e canzoni alla moda, a volte assordanti. Evidentemente la gente spende più facilmente sotto l'effetto della musica, meglio se molto ritmata, come mucche che fanno più latte quando nelle stalle viene diffusa musica sinfonica (non so se è vero).
Oppure la musica di sottofondo (a volte dovremmo dire di
soprafondo), serve a intontire i commessi per far loro dimenticare la noia di un lavoro ripetitivo, trasformando in un ininterrotto rave party la giornata di lavoro.
Anche in molti ristoranti non si può stare senza che un televisore o una radio faccia da colonna sonora al nostro pranzo, con tanto di pubblicità ai negozi del quartiere o a materassi a prezzi scontati.
Abbiamo bisogno di colonne sonore rituale che ci facciano sentire uniti agli altri. Abbiamo paura del silenzio, paura di riflettere, di capire, di svegliarci dalle illusioni e dalle spiegazioni troppo semplici, paura di comunicare in modo non mistificato e non regolato dalle consuetudini. La colonna sonora musicale ci dà le emozioni che non siamo capaci di provare in silenzio. Emozioni decise da qualcun altro.