Attendi mentre estraggo gli articoli...


Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Orientarsi

9 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Utilità del capire

Capire serve ad orientarsi.

A che serve conoscere?

Una conoscenza serve a orientarsi, a decidere cosa fare e non fare, o a dimostrare qualcosa.

La giusta configurazione del mondo

Per orientarsi in modo soddisfacente nella vita occorre avere una visione del mondo il più possibile completa di tutti i suoi aspetti più importanti. Occorre inoltre essere capaci di vedere tali aspetti tutti insieme, a grandi linee e senza tanti dettagli che renderebbero difficile contemplare il quadro generale in un colpo d'occhio.

Il valore comparato dei libri

In una biblioteca tutti i libri hanno la stessa dignità in quanto libri, ma i loro contenuti, in quanto strumenti per capire la realtà e la natura umana, hanno un valore alquanto diverso tra loro.

In tal senso, su ogni mille di libri ce n'è forse uno che da solo vale più di tutti gli altri messi insieme, senza contare che molti libri, anche di grande successo, come la Bibbia e altri di contenuto religioso, sono pieni di falsità più o meno pericolose.

Il problema è che non vi sono classifiche universalmente riconosciute sul valore relativo dei libri a nostra disposizione per cui ognuno di noi deve faticosamente orientarsi tra l'immensa offerta disponibile cercando di individuare i libri di maggior valore.

Interazionismo esistenziale

Mi piacerebbe che qualcuno costituisse una scuola di filosofia e psicologia che si potrebbe chiamare "interazionismo esistenziale". L'idea di base di tale scuola sarebbe che l'interazione è la cosa più importante al mondo non solo per le dinamiche degli esseri non viventi, ma soprattutto per la vita in generale e per quella umana in particolare.

Questa scuola metterebbe insieme varie correnti di pensiero, in particolare l'interazionismo simbolico di George Herbert Mead e l'ecologia della mente di Gregory Bateson, e si baserebbe sull'idea che non possiamo conoscere né misurare le cose come sono ma solo le interazioni tra di esse.

Per quanto riguarda il benessere psicofisico dell'individuo, l'interazionismo esistenziale afferma che esso dipende dalla quantità e soprattutto dalla qualità delle interazioni tra gli esseri umani, e tra questi e il loro ambiente.

Detto ciò, il compito della filosofia e della psicologia, come di tutte le altre scienze e discipline umane e sociali, dovrebbe essere lo studio delle interazioni umane, ovvero dei tipi di interazione e dei loro effetti sul benessere degli individui e sulla sostenibilità delle società e della specie umana.

Tale studio dovrebbe esaminare e classificare, senza preconcetti, i vari tipi di interazione che un umano può avere con gli altri e con l'ambiente, ciascuno con le sue modalità, regole, libertà, condizioni, requisiti, forme, linguaggi, vincoli culturali ecc., i rispettivi effetti sul benessere delle parti in gioco, cosa le provoca o favorisce, cosa le impedisce o inibisce ecc.

Tutto ciò dovrebbe permettere ad ogni umano di orientarsi pragmaticamente in modo da esercitare interazioni ottimali con gli altri e con il proprio ambiente per facilitare la soddisfazione dei propri bisogni e di quelli altrui.

Per esempio, l'interazionista esistenziale si porrebbe domande come le seguenti:

Con chi (non) posso / devo / voglio interagire? In quali modi? In quali ruoli? Con quali regole? A quali fini? Con quali risorse?

Che tipi di interazione ci sono o ci possono essere tra me e x?

Sull’appartenenza a insiemi sociali

Ogni umano ha nella sua mente (conscia o inconscia) un repertorio di insiemi sociali, cioè di gruppi concreti o astratti di persone con caratteristiche comuni.

Ogni insieme sociale è caratterizzato da certe forme, norme, valori e codici di comunicazione.

Ogni umano attribuisce ad ogni altro, e a se stesso, l’appartenenza a certi insiemi sociali, e, di conseguenza, le caratteristiche degli insiemi sociali di appartenenza.

Ogni umano presume che tutti gli appartenenti ad un certo insieme sociale si comportino nei modi caratteristici di quell’insieme. D’altra parte, osservare il comportamento di un umano permette di attribuirgli l’appartenenza a certi insiemi sociali.

Le interazioni tra umani sono soggette alle appartenenze reali o presunte degli interattori a certi insiemi sociali.

Si tratta per lo più di stereotipi soggettivi e arbitrari. Tuttavia è difficile farne a meno, in quanto senza di essi gli umani non saprebbero come interagire e cosa aspettarsi gli uni dagli altri. Sarebbero smarriti, inibiti, o violenti.

Il repertorio di insiemi sociali costituisce dunque un utile, se non indispensabile, sistema di riferimento per orientarsi nelle interazioni col prossimo.

D’altra parte, tale sistema di riferimento è fonte di stress psichico perché non siamo mai sicuri di come gli altri ci classifichino, né siamo sicuri di voler appartenere a certi insiemi sociali, dato che ciascuno di essi comporta certi impegni e certe rinunce.

L’importanza degli insiemi sociali per il funzionamento della psiche e per i rapporti sociali non deve essere sottovalutata. Infatti da essi dipendono gran parte delle scelte e delle motivazioni umane, dato il fondamentale e innato bisogno di appartenenza sociale che agisce in ognuno di noi e dalla cui soddisfazione o frustrazione dipendono le nostre gioie e le nostre sofferenze.

Sulla Semantica Generale di Alfred Korzybski

La «mappa» è una metafora del contenuto di una mente, che si costruisce attraverso le esperienze e il linguaggio. La nostra visione del mondo dipende rigidamente dal contenuto della nostra mente, e tale contenuto è infinitamente più piccolo e più rigido della realtà esterna. Pertanto si può dire che la mente (e quindi il pensiero) sta alla realtà così come una carta sta ad un territorio, o come un dipinto sta alla realtà che il pittore ha cercato di descrivere sulla sua tela, o come una biografia sta alla vita della persona raccontata. La “carta”, ovvero la struttura mentale, è una selezione della realtà, estremamente ridotta, statica e rigida, come il software di un computer.

Nessuno conosce alcun territorio in sé. Ognuno conosce solo alcuni aspetti di alcuni territori, cioè gli aspetti registrati nella sua mappa mentale. Scambiare la mappa per il territorio è illudersi di conoscere la realtà. In realtà ognuno di noi conosce solo le proprie mappe mentali, ma di questo quasi nessuno si rende conto.

Dire che la mappa non è il territorio sembra ovvio e banale, ma è una metafora per dire che il mondo rappresentato nella nostra mente non è il mondo reale, ma il risultato di una selezione, riduzione, trasformazione e astrazione statica e rigida. Il linguaggio che siamo abituati ad usare (tra cui l'uso del verbo essere) non ci aiuta a capire la differenza, anzi, ci induce a illuderci che non ci sia una differenza tra la nostra visione del mondo e il mondo stesso.

La mappa è indispensabile per orientarsi, perché non abbiamo altri strumenti per farlo, ma dobbiamo ricordarci che si tratta di una mappa, con tutti i suoi limiti. Confondere la mappa col territorio è anche una forma di hybris, cioè di arroganza cognitiva.

La semantica generale di Korzybski, se insegnata nelle scuole superiori e nelle università potrebbe contribuire a trasformare la società in una più sana intellettualmente e psicologicamente, e a migliorare la comunicazione interpersonale.

Queste nozioni, e molte altre ad esse correlate, sono approfondite e argomentate in circa 900 pagine disponibili gratuitamente online in http://esgs.free.fr/uk/art/sands.htm . Esiste una versione stampata ridotta di "Science and sanity", che io ho letto, di circa 400 pagine.

Che io sappia, le opere di Korzybski, scritte in inglese, non sono state tradotte in altre lingue, ad eccezione di una raccolta di suoi articoli tradotta in francese, dal titolo "Une carte n'est pas le territoire : Prolégomènes aux systèmes non-aristotéliciens et à la sémantique générale" che si può trovare su amazon.fr

Bisogni umani e selezione/competizione sociale

Ogni essere umano, per soddisfare i suoi bisogni, ha bisogno della collaborazione di altre persone. Ma quali?

Ogni essere umano libero ha la possibilità di scegliere le persone con cui interagire per una reciproca soddisfazione. Di conseguenza, ogni essere umano può essere scelto, o no, da altri.

L'interazione felice, cioè quella che soddisfa ambedue le parti, è possibile solo quando due persone si scelgono reciprocamente e interagiscono a tale scopo. Infatti io posso scegliere una certa persona, ma se questa non mi sceglie, cioè preferisce interagire con un altro, il rapporto è impossibile.

Ogni essere umano ha bisogno di essere scelto da qualcun altro, altrimenti resta solo e non riesce a soddisfare i suoi bisogni. Per essere scelto deve essere in una certa misura competitivo, cioè deve risultare interessante almeno quanto il suo potenziale concorrente.

Da qui nasce l'ansia della competizione, ovvero la paura, più o meno conscia, di non essere abbastanza competitivi e di rimanere perciò soli e insoddisfatti.

Come vincere l'ansia della competizione ed essere sufficientemente competitivi per farci scegliere da altre persone?

Prima di tutto bisogna capire che più sono alti i nostri requisiti nella scelta delle persone, più è necessario essere competitivi, cioè "all'altezza" delle nostre esigenze. Per esempio, se cerchiamo persone con un'intelligenza superiore ad un certo livello, dobbiamo essere anche noi sopra quel livello. Lo stesso criterio si applica alla bellezza, all'onestà, alla ricchezza, alla cultura ecc.

In secondo luogo, bisogna capire che la competitività di un essere umano è multifattoriale nel senso che uno può essere più competitivo in un certo aspetto e meno in altro, ed è difficile che una persona corrisponda a tutti i criteri di selezione posti.

In terzo luogo, dobbiamo considerare non solo in quale misura il candidato è in grado di, e disposto a, soddisfare i nostri bisogni, ma quanto noi siamo in grado di, e disposti a, soddisfare i suoi. Infatti, se si chiede più di quanto si è disposti a offrire, l'interazione felice è praticamente impossibile.

Purtroppo viviamo in una cultura che ci ha insegnato due cose fondamentali:

- che conviene essere il più possibile competitivi in tutti i campi possibili per essere scelti come partner e non restare soli, quindi conviene cercare di diventare sempre più ricchi, più belli, più sani, più colti, più popolari ecc.

- che conviene cercare il partner che ci offre di più chiedendoci di meno.

I rapporti umani sono spesso trattati come rapporti d'affari, cioè finalizzati al massimo profitto; in pratica si tratterebbe di "offrirsi" al prezzo più alto e con i costi più bassi.

Una tale visione è causa di stress e insoddisfazione perché ognuno vorrebbe fare "un affare", e per di più misurando il dare e l'avere con la sua bilancia personale che tende a minimizzare l'avere e massimizzare il dare.

Insomma, spesso uno chiede più di quanto l'altro sia disposto a, e in grado di, dare. Il risultato è una situazione di stallo, di solitudine e di carenza di interazione.

Come superare lo stallo e l'ansia da competizione, e interagire con reciproca soddisfazione?

Prima di tutto occorre prendere coscienza dei propri bisogni, neutralizzare quelli morbosi e stabilire cosa realisticamente chiedere al potenziale partner.

In secondo luogo prendere coscienza dei bisogni del potenziale partner e di ciò che siamo realisticamente disposti a, e in grado di, dare e fare per soddisfarli.

Se ci accorgiamo che non c'è compatibilità tra la domanda e l'offerta anche dal punto di vista di una sola delle due parti, conviene orientarsi verso altri partner potenziali, con i quali seguire lo stesso procedimento, finché non se ne trova uno con cui sembra esserci compatibilità.

Se la ricerca non dà esito positivo per un certo numero di volte, occorrerà diminuire le proprie esigenze e/o aumentare la propria disponibilità a soddisfare i bisogni altrui.

Qualcuno troverà questo procedimento cervellotico, freddo, arido, senza sentimenti. Sicuramente si tratta di un approccio razionale che però prende i sentimenti (propri e altrui) in seria considerazione in quanto manifestazioni di bisogni. Soddisfare i bisogni equivale infatti a soddisfare i sentimenti (e viceversa).

A chi rifiuta un approccio razionale non resta che affidarsi soltanto al cuore o all'istinto, ma, come si vede dal crescente numero di separazioni e divorzi, con scarsa probabilità di successo.

Dimensioni della realtà e meditazione sinottica

[BOZZA]

Ai fini della conoscenza e del benessere, suppongo che la realtà, dal punto di vista di un individuo della specie umana, sia scomponibile in diverse dimensioni interconnesse e interdipendenti, alcune delle quali non possono esistere separatamente, ma solo insieme ad altre. Per esempio, la fisica relativistica ci insegna che lo spazio e il tempo dipendono l'uno dall'altro, e infatti per misurare l'uno si usa l'altro. Altro esempio: l'essere umano non può esistere senza la società, e viceversa.

Per cominciare, ho scomposto la realtà nelle seguenti dimensioni, o domìni di conoscenza o esperienza:

La Natura, costituita dal mondo non vivente e da quello vivente. Il secondo dipende dal primo e non viceversa. Il primo è infatti quello che c'era prima che nascesse la prima forma di vita e che ci sarebbe se ogni forma di vita si estinguesse.

Il Mondo vivente, costituito dalle varie forme di vita, tra cui vegetali, animali ed esseri umani.

L'Umanità, costituita da tutti gli individui della specie homo sapiens, passati, presenti e futuri. L'umanità dipende dal mondo vivente, ma non viceversa. Se infatti la specie umana si estinguesse, la vita sulla terra continuerebbe (forse meglio).

La Cultura, costituita da tutto ciò che l'umanità ha prodotto in forma trasmissibile da individuo a individuo, e che ha effettivamente trasmesso influenzando in qualche modo i riceventi.

Le Persone, dimensione costituita dagli "altri", cioè dai membri dell'umanità con cui il soggetto interagisce o potrebbe interagire.

Il Me, costituito dalla parte materiale e da quella psichica inconscia del soggetto. Il me è importante soprattutto per i bisogni che che lo animano e lo tengono in vita (oltre a garantire la conservazione della sua specie), e gli automatismi cognitivi ed emotivi che lo caratterizzano e che determinano il suo comportamento, sia volontario che involontario, conscio e inconscio. Nelle persone nevrotiche il me è spesso represso, nascosto, frustrato, rimosso, non realizzato. Il me è come il bambino del soggetto, irrazionale e molto vulnerabile.

L' Io, meglio denominato "io cosciente", costituito dalla parte conscia del soggetto. L'io è sede e della percezione cosciente di forme, sensazioni, sentimenti, emozioni, e agente della volontà. Rispetto al me, l'io è la parte adulta o genitoriale, razionale e dura del soggetto, e il suo compito è quello di accudire il me e di soddisfarne i bisogni, che il me esprime producendo emozioni.

Per semplicità, ho poi ridotto le dimensioni alle seguenti cinque, che ho chiamato dimensioni cardinali della realtà:

  • Natura

  • Cultura 

  • Persone

  • Me 

  • Io 

La riduzione consiste nel fatto che nel termine cultura ho accorpato anche l'umanità, e nel termine natura anche il mondo vivente ad eccezione dell'umanità, intendendo quindi per natura tutta la realtà che esisterebbe se la specie umana non fosse mai nata o si fosse estinta.

Successivamente ho scomposto ogni dimensione cardinale in cinque sotto-dimensioni, in ognuna delle quali sono contemplati uno o più aspetti essenziali della vita umana, come indicato nella lista seguente.

DIMENSIONI CARDINALI DELLA REALTÀ

N = Natura (= tutto meno umanità e cultura)
C = Cultura, conoscenza
P = Persone (ognuna costituita dal suo io e dal suo me)
I = Io (parte conscia del mio sé)
M = Me (parte inconscia del mio sé)

Nota: S = Sé: la mia persona, costituita dal mio io e dal mio me)

NATURA - sottodimensioni

Sp = spazio, luoghi, volumi...
Te = tempo, passato, futuro...
Ma = massa, materie, pesi...
En = energia, potenza, forze, velocità...
In = informazioni (non culturali), vita, genetica, evoluzionismo, vegetali, animali...

CULTURA - sottodimensioni

Le = letterature, linguaggi, musiche...
ST = scienze, tecnologie, macchine...
Me = media, registrazioni, comunicazioni...
Ar = arte, manufatti, prodotti, musiche, danze...
So = società, istituzioni, civiltà, religioni, folclore, memi...

PERSONE - sottodimensioni

c|c = competere|cooperare...
d|r = dare|ricevere, servire|essere servito, commercio...
n|v = negoziare|violare...
i|s = intimità|separazione, rapporti sessuali...
c|d = conformarsi|differenziarsi, empatia...

IO - sottodimensioni

Os = osservare, percepire, sentire, riconoscere...
Ri = ricordare, pensare, immaginare...
Ra = ragionare, analizzare, calcolare, prevedere, valutare...
Sc = scegliere, decidere, orientarsi...
Ag = agire, interagire, governare, fare, produrre...

ME - sottodimensioni

bS = bisogno di salute fisica e mentale: corpo fisico, sistema nervoso, alimentazione, evitamento del dolore, protezione, prevenzione, terapia, medicina, ambiente, inquinamento, clima, sopravvivenza, immortalità, spiritualità, emotività, DNA, ecc.

bC = bisogno di comunità: integrazione sociale, appartenenza, interazioni, altruismo, essere, desiderati, unioni, associazioni, alleanze, partecipazione, condivisione, famiglia, matrimonio, reputazione, solidarietà. cooperazione, amicizie, inimicizie, conformismo, ritualità, tradizioni, convenzioni, negoziazioni, gerarchie, giochi, puericultura, educazione, religione, etica, responsabilità, colpa, vergogna, onore, disonore, patria, lavoro, pace, guerra contro altre comunità ecc.

bP = bisogno di potere: libertà, individuazione, indipendenza, competitività, egoismo, creatività, immaginazione, conoscenze, abilità, intelligenza, sicurezza, aggressività, difesa, offesa, risorse materiali, economiche e mediali, strumenti, sorveglianza e controllo degli altri, non conformismo, autonomia, potere politico ed economico, sfruttamento, asservimento, privacy, status, successo, invidia, gelosia, dominio, possesso, guerra, armi ecc.

bE = bisogno di eros: sessualità, rapporti sessuali, innamoramento, amore erotico, erotismo, libido, intimità, riproduzione, pornografia, prostituzione, ogni forma di *filia ecc.

bB = bisogno di bellezza: fascino, incanto, ordine, armonia, arte, forma, fotografia, musica, poesia, letteratura, romanzi, abbigliamento, make-up, profumi, arredamento, architettura, pulizia, purezza, estetica, gusto, umorismo, fantasia, chiarezza, semplicità, forma, struttura, affinità, continuità, novità, divertimento ecc.

A cosa mi serve tutto ciò?

Il motivo per cui ho scomposto la realtà in un numero finito di dimensioni e sotto-dimensioni è che in tal modo posso pensare in modo più efficace al fine della soddisfazione dei bisogni umani miei e altrui. Infatti, quando io penso a qualsiasi cosa, persona o idea, per comprenderla cerco di metterla in relazione alle dimensioni cardinali e alle loro sotto-dimensioni, cioè di esaminare i possibili rapporti di causa-effetto, associazioni, affinità, interazioni, sinergie, conflitti, problemi ecc. con ciascuna di esse.

A tale scopo ho inventato una tecnica, a cui ho dato il nome di meditazione sinottica, che può essere considerata una forma di psicoterapia mirata alla comprensione di qualsiasi elemento (oggetto, persona, idea). Per comprensione intendo affrontamento, accettazione, conciliazione e armonizzazione con il resto della realtà esterna e interna al soggetto. Essa consiste nel visualizzare mentalmente la figura sotto riportata, costituita da un pentagono principale i cui vertici sono le dimensioni cardinali, ognuno dei quali costituito a sua volta da un pentagono i cui vertici rappresentano le rispettive sotto-dimensioni. Al centro del pentagono principale, all'interno di un immaginario televisore, che io chiamo "psicoscopio", occorre posizionare l'elemento (x) che si desidera comprendere. Quindi occorre interrogarsi sulle possibili relazioni tra x e ciascuna dimensione cardinale e sotto-dimensione.

E' una specie di protesi immaginaria, utile per migliorare il modo in cui pensiamo sottraendo, almeno in parte, l'attività pensante all'arbitrio dell'inconscio, quando esso è disfunzionale per certi aspetti.

Per facilitare la meditazione sinottica ho sviluppato un'applicazione web utilizzabile mediante il sito web http://it.mindorganizer.net. Dopo essersi registrati nel sito, occorre creare una o più liste di frasi opportunamente scelte e usare la modalità di visualizzazione "psicoscopio" per vedere le frasi una alla volta al centro della figura, sullo schermo dello psicoscopio. Un automatismo opzionale permette di cambiare la frase, scelta a caso, ogni cinque secondi. Una opzione ad hoc permette inoltre di udire ogni frase grazie alla sintesi vocale. Una demo è disponibile in http://it.mindorganizer.net/1298/meditazione.