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Ognuno sceglie i maestri adatti a sé.
Un umano è i suoi automatismi. Per cambiare personalità occorre cambiare i propri automatismi.
La nostra personalità è il risultato di una combinazione casuale di geni e di esperienze più o meno comuni.
Forse la vera autenticità consiste nel riconoscere e accettare l'incoerenza e l'ambiguità delle nostre identità.
Quando esprimiamo una opinione riveliamo qualcosa della nostra personalità, della nostra storia e delle nostre motivazioni.
Ogni giorno recitiamo il personaggio che il nostro codice genetico, le nostre esperienze e la società hanno scelto per noi.
Nessuno mi desidera come sono, ognuno mi vorrebbe come specchio o comodino di sé, o come alleato nei suoi conflitti. Credo che questo valga per tutti.
Ogni umano ha bisogno di occupare un posto nella società, adatto alla propria personalità, alle proprie capacità e alla propria competitività, e riconosciuto dagli altri.
Nel supermercato della filosofia e della psicologia ognuno sceglie le verità più adatte alla propria personalità. Ce ne sono di tutti i generi, di tutte le taglie e di tutti i prezzi.
La gente si può classificare in pastori, pecorelle, pecoroni, cani da pastore, cani sciolti, lupi alfa e lupi gregari, e ogni individuo può cambiare ruolo più volte nella vita e assumere più ruoli allo stesso tempo.
Potenza, intelligenza, bellezza, cura del prossimo ecc. sono valori umani a cui ogni individuo attribuisce una certa importanza sia assoluta che relativa. Il profilo di tali importanze in un individuo ne caratterizza la personalità.
Qualunque cosa una persona faccia o dica, non faccia e non dica, il modo in cui si veste e non si veste, i luoghi che frequenta e non frequenta, ecc. implicano messaggi non verbali che rivelano (a chi sa leggerli) le sue appartenenze, i suoi gusti, le sue idee, i suoi principi morali, i suoi interessi, le sue intenzioni, le sue paure, i suoi limiti, sue libertà ecc.
Certe persone, per farsi accettare dagli altri, sono costrette a nascondere la loro autentica personalità, le loro conoscenze ed esperienze, capacità, passioni, ambizioni, debolezze, temperamento, i loro tormenti, le loro opinioni sugli altri in generale e in particolare sulle persone da cui vorrebbero essere accettati, e a fingere una normalità e affinità a loro aliene.
Uno dei criteri di differenziazione degli esseri umani è la personale relazione tra l'io cosciente e il caso. Ci sono infatti persone che non amano il caso, anzi lo temono, e cercano di programmare ogni cosa secondo regole ben note, in cui non vi è spazio per incertezze e improvvisazioni. Altre persone, invece, amano l'indeterminatezza, l'imprevisto, la sorpresa, e si divertono a giocare col caso. Inutile dire che le persone del secondo tipo sono molto più creative di quelle del primo tipo.
Si sente spesso dire "conosci te stesso!". Ma è impossibile capire chi siamo né chi siano le persone con cui interagiamo se non in relazione ad un paradigma della natura umana con il suo vocabolario e le sue possibili varianti. Di tali paradigmi ne esistono diversi, più o meno formali ed espliciti (ogni scuola di psicologia ha il suo), ma secondo me sono tutti insoddisfacenti e/o parzialmente fallaci. Spero che un geniale psicologo e filosofo ne concepisca e divulghi al più presto uno nuovo sufficientemente attendibile e utile. L'umanità ne ha bisogno per conoscere se stessa, prima che sia troppo tardi, per evitare una catastrofe umanitaria a livello planetario.
Gli individui di temperamento più debole e vulnerabile hanno bisogno di maggiori difese, protezioni, precauzioni e informazioni nelle interazioni con l'ambiente e con gli altri. Essi sono perciò spinti dalla loro stessa costituzione fisica a sviluppare maggiormente l'intelligenza, l'ingegno e la sensibilità rispetto a quelli di temperamento più forte e meno vulnerabile.
Non deve perciò sorprendere che persone nate con un temperamento debole, ovvero poco dotate fisicamente, sviluppino un carattere forte, ovvero siano intellettualmente competitive, e viceversa.
Questo fenomeno si è verificato anche nella filogenesi dell'homo sapiens rispetto a quella degli altri animali, e ha reso la nostra specie intellettualmente superiore a dispetto, anzi, in virtù, della nostra inferiorità fisica.
A questo proposito giova ricordare che il temperamento è geneticamente innato e immutabile, mentre il carattere si acquisisce e costruisce come effetto della combinazione di temperamento ed esperienze.
Ogni umano ha una o più identità che si attribuisce da solo o che gli altri gli attribuiscono. Identità significa essere qualcosa, ovvero appartenere a certe categorie umane, alle quali sono associate proprietà come funzioni, ruoli, valori, gusti, capacità, responsabilità, colpe, meriti, alleanze, inimicizie ecc.
Le identità di una persona sono racchiuse in ciò che si può definire la sua storia. In tal senso si può dire che un individuo sia ciò che è stato, attraverso tutte le sue trasformazioni ed evoluzioni, fino a quelle più recenti, anche se si tratta di proprietà a lui assegnate soggettivamente da se stesso e dagli altri.
È pericoloso non avere identità, così come averne. Infatti, una persona senza identità riconoscibili incute timore, diffidenza e sospetto, e agli occhi del prossimo è presumibilmente ostile, perché se non lo fosse non avrebbe bisogno di nascondere le sue identità.
D'altra parte, avere e mostrare certe identità ha lo svantaggio di esporsi al giudizio e pregiudizio altrui rispetto alle identità stesse, e in particolare al rischio di essere visti come nemici o antagonisti, dal momento che ogni identità è caratterizzata da simpatie e antipatie, amicizie e inimicizie, gusti e disgusti, giudizi, approvazioni, disapprovazioni ecc.
Infine, cambiare identità può essere oggetto di disapprovazione da parte di coloro che ci hanno conosciuto e accettato con una certa identità e vedono il cambiamento come un tradimento.