La bellezza è un placebo.
Non bisogna sottovalutare i benefici (per il benessere psicofisico) delle illusioni fiduciose e ottimiste Infatti, i placebo (sia farmaceutici che filosofici) fanno miracoli.
È provato che i farmaci finti (noti come "placebo") possono aiutare a guarire per un effetto psicosomatico. I rimedi omeopatici, essendo farmaci finti, possono quindi aiutare a guarire. Infatti non ci sono prove scientifiche che i farmaci omeopatici siano più efficaci di un placebo.
Un placebo è una promessa di felicità che rende felice chi ci crede, fino al momento della delusione. La bellezza, la medicina ciarlatana, la propaganda (commerciale, politica, religiosa, ecc.), la fede, sono esempi di placebo.
Il placebo genera speranza e fortifica, e in tal modo facilita l'autoguarigione dalle malattie.
Esempio di placebo sociale: la conversione ad una ideologia (o religione) che promette felicità e dignità sociale. Uno si converte e come conseguenza trova un gruppo di persone che lo accolgono nella comunità corrispondente a quella ideologia, lo lodano per la sua conversione, per la sua nuova personalità in cui l'ideologia è parte determinante. Questa accoglienza, approvazione e stima provoca una grande soddisfazione al bisogno di appartenenza di quella persona, con risultanti sensazioni di piacere e benessere, che rinforza la sua convinzione di aver fatto la scelta giusta, indipendentemente dai contenuti della scelta stessa.
Nel cervello umano avvengono fenomeni puramente fisiologici, altri puramente psicologici e altri ancora psicofisiologici, ovvero psicosomatici, nei quali i due piani sono direttamente e strettamente connessi.
Basti dire, ad esempio, che una notizia (ovvero una pura informazione) di un certo tipo, oppure la percezione visiva di una certa situazione, può provocare un collasso cardiaco, un tremore, l'apertura di sfinteri, un aumento di irrorazione sanguigna, di adrenalina, di sudorazione, di tensione muscolare, uno svenimento ecc.
Altro esempio di fenomeno psicofisiologico è l'effetto placebo, la cui efficacia è scientificamente dimostrata.
Ogni tipo di psicoterapia, ogni filosofia che pretende di migliorare la salute dell'individuo ha qualcosa di utile per qualcuno altrimenti non si affermerebbe. Anche i ciarlatani dicono cose sensate in mezzo ad altre insensate e campate in aria, altrimenti nessuno li seguirebbe. Molte filosofie e pratiche "curative", specialmente quelle orientaleggianti, funzionano tanto quanto i placebo, come, ad esempio, funziona la medicina omeopatica. Questo effetto non è da sottovalutare in quanto la psiche condiziona il corpo, ovvero la logica agisce, almeno in parte, sulla fisiologia e può dar luogo a patologie e a guarigioni. Su di me le filosofie orientali e le medicine "non scientifiche" non hanno alcun effetto, evidentemente perché sono vaccinato contro l'effetto placebo, ma penso che possano funzionare per tanta gente. Se un rimedio fa bene e non ha controindicazioni io non mi preoccuperei di sapere se ha o no una base scientifica, se si tratti di placebo o di altro. D'altra parte la psiche è ancora in larga parte misteriosa anche per gli scienziati.
La fede è uno stato mentale in cui si è convinti che qualcuno o qualcosa (idea, comportamento, pratica, formula, procedura, disciplina, regola, metodo, credenza, tradizione, filosofia, religione, ecc.) ci procurerà un bene. È un'aspettativa di bene e, come tale, procura piacere. Vale a dire che anche la fede in qualcosa di assurdo può farci sentir bene (c'è una differenza tra sentirsi bene e star bene). La fede è dunque, per definizione, un placebo, che in latino significa letteralmente, appunto, "piacerò".
Con questo non voglio dire che aver fede sia credere in cose necessariamente assurde o false; infatti si può aver fede anche in cose vere e realmente benefiche. La differenza tra aver fede in un beneficio e prevederlo razionalmente è che nel primo caso la previsione (che possiamo definire
fideistica) è emotiva, non razionale mentre nel secondo caso è razionalmente fondata. Ovviamente le due previsioni possono coesistere, tuttavia c'è sempre il rischio che una previsione fideistica possa influenzare una previsione razionale, per effetto del bias cognitivo.
Non bisogna tuttavia considerare la fede qualcosa da evitare in tutti i casi; infatti, se accompagnata da una coerente e non manipolata previsione razionale, la fede, agendo a livello emotivo, produce entusiasmo, piacere, motivazione, forza, tenacia, resistenza, sicurezza, carisma senza i quali è difficile portare avanti qualsiasi progetto di cambiamento, o la vita stessa.
Affidiamoci dunque alle persone e alle idee in cui crediamo razionalmente e godiamo dei benefici della fede stessa, anche se le nostre previsioni razionali non possono essere sicure al 100%.
Sull'effetto placebo vi propongo una parziale e ipotetica spiegazione di tipo fisiologico.
Una malattia fisica in un essere umano produce due tipi di danni: uno fisico (dovuto alla malattia stessa) e uno mentale, nel senso che l'essere umano (a differenza degli altri animali) quando si ammala è normalmente cosciente della malattia e questa consapevolezza può comportare la paura di non guarire, o di un aggravamento della malattia stessa.
A differenza delle paure negli animali, che sono normalmente di breve durata e si risolvono in un attacco o una fuga, nell'uomo le paure possono essere molto durature in quanto basate sulla previsione cosciente o inconscia di sciagure future, specialmente se non chiaramente definite.
Come tutti sanno, una paura, ansia, angoscia o panico causati da una "informazione" (infatti la previsione di una sciagura è una sorta di informazione cognitiva) può avere effetti fisici, come, ad esempio, l'innalzamento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e di chissà quali altri fenomeni fisologici, e comportare un deperimento corporale, un consumo di energie e di sostanze nutritive e immunitarie che, oltre a causare stanchezza fisica e mentale, possono indebolire o inibire le difese immunitarie e i mezzi di autoguarigione di cui il corpo dispone.
Se ciò è vero, un placebo percepito come una reale medicina con buone probabilità di guarire da una certa malattia, ha sicuramente un effetto rassicurante, rasserenante, e quindi può ridurre o eliminare la paura di non guarire, paura che, per i motivi suddetti, può ostacolare o impedire la guarigione. Di conseguenza un placebo può davvero avere un effetto terapeutico "fisico" per nulla misterioso pur non avendo alcun principio attivo chimico.