Scrivo per fare autoterapia.
Psicoterapeuta: amico in affitto.
Lo psicoterapeuta è un amico a pagamento.
La poesia è anche una forma di psicoterapia con cui il poeta si cura.
La psicoterapia dovrebbe includere un addestramento alla libera immaginazione.
Separare l'io dal me e cercare il miglior compromesso tra le rispettive esigenze.
La psicoterapia dovrebbe aiutare il paziente a costruire nuovi insiemi e nuove appartenenze.
Cerco di abituarmi a non avere troppe abitudini mentali, ovvero pregiudizi cognitivo-emotivi.
La coscienza dovrebbe fungere da tutore e terapeuta dell’inconscio, mentre è spesso il suo burattino.
Se opportunamente guidata (ma non troppo), l'immaginazione può essere molto creativa e perfino terapeutica.
Qualunque filosofia, psicologia o psicoterapia è influenzata dagli interessi personali del suo autore o praticante.
Uno psicoterapeuta è utile soprattutto come persona con cui allenarsi a interagire con gli altri in modi più sani e più utili.
Psicoterapia e automiglioramento sono (o dovrebbero essere) processi di conoscenza e cura dei propri algoritmi di comportamento.
Lo scopo della psicoterapia dovrebbe essere il cambiamento di certe logiche cerebrali disfunzionali, consce o inconsce, di tipo cognitivo, emotivo o motivo.
Interessarsi di malattie psichiche è importante perché non possiamo escludere di non esserne affetti almeno in parte, o che non ne saremo affetti in futuro.
Una psicoterapia dovrebbe essere finalizzata al cambiamento di certe relazioni tra certi concetti, certi sentimenti e certe motivazioni, nella mente del paziente.
Lo scopo di una psicoterapia dovrebbe essere quello di modificare o neutralizzare le risposte cognitivo-emotive alla percezione di certe idee, immagini e/o domande.
Guardare il giornale, la TV o le persone intorno a noi e fare una lista di tutte le cose che a quella persona potrebbero far piacere o alleviare le sofferenze, e che noi potremmo fare.
Credo che l’astensione dall’uso del verbo essere, e la sua sostituzione con verbi che esprimono relazioni e interazioni possono costituire una psicoterapia più efficace di tante altre.
Se fossimo capaci di modificare la nostra mente a volontà e a piacere, probabilmente ci distruggeremmo o impazziremo a causa della nostra ignoranza sulla fisiologia della mente stessa.
La psicoterapia richiede tempi lunghi e molti esercizi, come per apprendere a suonare uno strumento musicale o a parlare una lingua straniera. Più si è avanti negli anni, più è difficile.
Una psicoterapia è efficace nella misura in cui riesce a cambiare le risposte cognitivo-emotive del soggetto alle diverse situazioni, rendendo tali risposte più adatte alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.
La psicoterapia dovrebbe consistere in una ristrutturazione migliorativa delle connessioni neuronali mediante nuove esperienze ad hoc praticate un sufficiente numero di volte, con o senza l'intervento di un terapeuta.
Ogni persona è caratterizzata dalla sua maggiore o minore simpatia o antipatia verso certe cose, persone e idee. Il cambiamento di mentalità di una persona comporta il cambiamento di qualche sua simpatia e/o antipatia.
La psicoterapia dovrebbe servire ad analizzare e modificare le apppartenrnze sociali del paziente, sia quelle che egli si attribuisce, sia quelle che egli ritiene che gli altri gli attribuiscano, sia quelle che egli attribuisce agli altri.
Affinché l'io cosciente possa influenzare il suo inconscio sono necessari tempi lunghi, grande impegno e sofferenze, mentre l'inconscio influenza l'io cosciente costantemente e senza sforzi. Nell'immediato l'inconscio è il padrone di casa.
Così come possiamo allenarci con esercizi fisici per migliorare la nostra forma fisica, così possiamo allenarci con esercizi mentali per migliorare la nostra forma mentale, da cui dipende anche la forma mentale della società.
Per diventare un'altra persona (scopo della psicoterapia) bisogna superare la paura inconscia di diventare un'altra persona.
Infatti, per diventare un'altra persona, bisogna alterare la persona precedente e questa, giustamente, si difende.
Quando comincio a scrivere, non so cosa scriverò, se non le prossime quattro o cinque parole. Le successive mi vengono ispirate da quelle precedenti e alla fine avrò scritto qualcosa di nuovo che trasformerà in una certa misura la mia mente e, di conseguenza, la mia vita.
La nostra felicità dipende dalla qualità dei nostri rapporti con gli altri. A sua volta, la qualità dei nostri rapporti con gli altri dipende dalla qualità delle nostre menti. Perciò per essere più felici dobbiamo migliorare le nostre menti affinché i nostri rapporti con gli altri possano migliorare.
Per definizione, l'io cosciente non può conoscere l'inconscio direttamente, altrimenti quest'ultimo non sarebbe tale. Tuttavia possiamo inferire, dedurre, intuire, ipotizzare, teorizzare, qualcosa che può aiutarci a migliorare i nostri rapporti con l'inconscio e perfino a modificarlo in una certa misura.
L'uomo non può decidere ciò che deve piacergli o non piacergli. Essendo i gusti involontari essi non possono essere giudicati moralmente. Tuttavia certi gusti possono essere pericolosi per sé e/o per gli altri. In tali casi una psicoterapia per modificarli o controllarli può essere opportuna.
Certe domande possono stimolare una mente al punto di modificarne qualche parte. Si potrebbe infatti inventare una psicoterapia basata soprattutto su domande a cui il paziente dovrebbe tentare di rispondere, pur non essendo obbligato a farlo. Due esempi di domande terapeutiche: "Chi posso soddisfare?", "Chi mi può soddisfare?"
Immagina che oggi, e ogni giorno da oggi in poi, sia l'ultimo della tua vita. Se accetti serenamente l'idea della tua morte puoi vivere una vita piena, serena e coraggiosa, capire cosa sia più importante e perfino dare un senso alla vita stessa. Con questo esercizio puoi lentamente sgravare la mente da tanti errori e rinascere idealmente.
La psicoterapia è come imparare a suonare correttamente, leggendo le note, uno strumento musicale dopo averlo per anni suonato male ad orecchio. Si comincia con la teoria, la lettura delle note, e poi ci vogliono tante ripetizioni, tante prove, finché non si disimparano le vecchie cattive abitudini e il suonar bene non diventa automatico.
Quando si parla di "traumi" infantili si intendono momenti traumatici, cioè eventi particolari, che avrebbero conseguenze gravi nello sviluppo psichico degli interessati. A tal proposito io ritengo che siano generalmente molto più importanti e determinanti (nel bene e nel male) le situazioni abituali in cui un bambino vive, più che certi eventi particolari a cui partecipa.
La «collage-terapia» (termine da me coniato) è un metodo psicoterapeutico (affiancabile a una psicoterapia basata su qualsiasi teoria o scuola) in cui il paziente, con o senza l'aiuto del terapeuta, costruisce un collage dinamico (sempre aggiornabile ed espandibile, su carta o mediante un computer) in cui sono rappresentate concettualmente le sue problematiche, con parole e/o immagini.
La psicologia dovrebbe studiare le logiche consce e inconsce con cui un essere umano si relaziona e interagisce con gli altri, con se stesso e con il resto del mondo, per soddisfare i suoi bisogni e i suoi desideri.
La psicoterapia dovrebbe fornire ai suoi utenti strumenti pratici e consulenza per migliorare le logiche di soddisfazione dei propri bisogni e dei propri desideri.
In ogni scuola di psicologia e psicoterapia c'è qualcosa di utile e qualcosa di inutile, fuorviante, illusorio o nocivo, e ogni scuola è insufficiente. Siamo ancora lontani da una disciplina psicologica universalmente riconosciuta e organicamente rappresentata, come avviene nelle scienze propriamente dette. Ben venga dunque estrarre dalle opere del passato ciò che è ancora valido e utile, per unirlo a contributi più recenti.
Per cambiare il proprio modo di reagire agli stimoli bisogna collegare certe parti della propria mente che non erano collegate, e/o scollegare certe parti che erano collegate. Per ottenere questo si possono utilizzare elaborati grafici opportunamente preparati con testi e immagini, in cui sono rappresentate le parti da collegare e/o da scollegare. Ovviamente prima è necessario capire quali siano le parti della mente da collegare e/o da scollegare.
Secondo me, lo scopo di una psicoterapia dovrebbe essere quello di modificare le reazioni automatiche cognitive ed emotive ai vari stimoli percettivi, in modo che esse siano più utili alla soddisfazione dei bisogni primari del soggetto nel medio e lungo termine. In altre parole, la psicoterapia dovrebbe migliorare la mappa cognitivo-emotiva del soggetto, creando nuove associazioni di idee e di emozioni e neutralizzando o correggendo quelle disfunzionali.
Nel mio inconscio è scritto che se io agisco in un certo modo, una certa persona reagisce in un certo modo, e che se una certa persona agisce in un certo modo io devo reagire in un certo modo. Questa logica può essere cambiata attraverso nuove esperienze o una psicoterapia, D’altra parte una psicoterapia costituisce per il cliente una nuova esperienza.
La nostra mente ha logiche inconsce che determinano il nostro comportamento attraverso reazioni automatiche cognitivo-emotive alle situazioni in cui ci troviamo e agli stimoli che percepiamo.
Se vogliamo migliorare il nostro comportamento dobbiamo esaminare razionalmente tali logiche e correggerle o ottimizzarle dove occorre. Per riuscirvi, dobbiamo cercare di rendere consce le nostre logiche inconsce, con l'aiuto di buone psicologie e psicoterapie.
Nella mente di un individuo sono programmate particolari risposte automatiche e involontarie, cognitive, emotive e motivazionali a certi stimoli, cioè alla percezione di certe idee, forme, situazioni ecc.
Un individuo può desiderare una modifica di alcune delle sue risposte, e a tale scopo iniziare una psicoterapia.
Infatti lo scopo di ogni psicoterapia dovrebbe essere quello di sostituire le risposte del soggetto a certi stimoli, con altre ritenute più desiderabili e soddisfacenti.
Quando si inizia una psicoterapia o una ricerca sulla natura umana (le due cose hanno molto in comune) si sa dove si comincia ma non dove si finisce. Per questo entrambe le cose fanno paura. Perché in entrambi i casi si cambia, ma è impossibile prevedere il risultato del cambiamento ovvero chi saremo dopo di esso.
Ognuno deve dunque scegliere se restare dove e come è (con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso) o cominciare un viaggio verso un luogo ignoto e un nuovo io, che potrebbe migliorare o peggiorare la propria vita.
Molti di coloro che temono lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e della robotica nella prospettiva che tali tecnologie ci possano dominare, non si rendono forse conto che l'uomo è già normalmente dominato da un'intelligenza inconscia ovvero da agenti mentali autonomi che risiedono nella sua mente e che condizionano le sue percezioni, i suoi pensieri, le sue emozioni e i suoi comportamenti secondo algoritmi per lo più inconsci. Sarebbe dunque utile, oltre che preoccuparci dei robot e dell'intelligenza artificiale, cercare di capire come funzionano le nostre intelligenze inconsce e se e come sia possibile migliorarle.
Se, all’interno di una stessa cornice, sono raffigurate due immagini di un certo tipo, nel cervello dell'osservatore dell'insieme si attiva una connessione neuronale, più o meno veloce e più o meno forte, tra le zone corrispondenti ai concetti rappresentati dalle immagini stesse.
Quanto più spesso l’osservatore vedrà le due immagini nella stessa cornice, o collegate in qualsiasi altro modo, tanto più veloce e forte diventerà la connessione neuronale tra le due zone, finché l'immaginazione di uno dei cencetti attiverà automaticamente l’immaginazione dell’altro.
Questo fenomeno dovrebbe essere alla base di ogni teoria psicoterapeutica.
Un blog può essere un eccellente strumento di auto-terapia se usato per esprimere la propria personalità in un immaginario confronto con gli altri, che sono rappresentati dai lettori (reali o potenziali) del blog stesso.
Il blog facilita l'integrazione della mente in quanto permette di vedere insieme, e quindi armonizzare, conciliare, accettare i diversi aspetti della propria personalità, anche quelli conflittuali.
Il blog stimola la creatività in quanto la lettura di ciò che si è scritto stimola nuove associazioni di idee e nuovi pensieri, che, una volta registrati, ne stimolano a loro volta di nuovi. È quindi un particolare tipo di "brain storming".
L'uomo è sempre impegnato in una partita a tre. I giocatori sono il suo io cosciente, il suo sé (ovvero i suoi automatismi inconsci) e gli altri, considerati collettivamente e individualmente. Ognuno dei giocatori ha le sue motivazioni, le sue esigenze e la sua logica, spesso contrastanti e in conflitto di interessi. Nessuno può vincere a danno di un altro senza subire una pericolosa rappresaglia. Scopo del gioco è trovare il miglior compromesso per soddisfare tutte e tre le parti. Ne consegue che ogni parte deve in una certa misura adattarsi alle esigenze delle altre senza rinunciare alla sua natura essenziale e senza mortificarla. Il raggiungimento di tale compromesso è l'oggetto della saggezza e della psicoterapia.
Secondo l’educazione ricevuta, ognuno si aspetta (consciamente o inconsciamente) certe ricompense sociali materiali o immateriali, cioè certi premi o certi castighi, per certi comportamenti.
Quando il premio atteso non arriva, ci si sente vittime di un’ingiustizia, cioè in credito non corrisposto. Quando la punizione non arriva, ci si sente autori di un’ingiustizia, cioè in colpa da pagare.
In tale ottica, il compito e il fine della psicoterapia, come pure della psicologia, è anche quello di analizzare la validità delle ricompense sociali positive e negative associate a certi comportamenti nella mente (conscia e soprattutto inconscia) del soggetto, ed eventualmente di correggere tali associazioni, in senso qualitativo e quantitativo.
Nonostante l'enorme importanza del pensiero, della sua espressione e delle azioni che ne conseguono, la maggior parte delle persone pensano senza sapere cosa sia il pensiero, a cosa serva, come funzioni, e senza la capacità di valutare correttamente se i propri pensieri siano giusti o sbagliati, appropriati o inappropriati, utili o dannosi per sé e per gli altri. Non è nemmeno chiaro se il pensare sia un'attività volontaria o involontaria, e chi sia il vero autore di tale attività, come pure non sappiamo perché si pensa a certe cose piuttosto che ad altre, cioè chi/cosa, come e quando governa e dirige il nostro pensiero e a quale scopo. Solo per fare un esempio, se uno pensa troppo ai propri desideri e interessi e troppo poco a quelli altrui, la collaborazione con gli altri è difficile e il conflitto facile.
Stando così le cose, non dobbiamo stupirci se i pensieri umani spontanei e non sottoposti ad un sano esame critico provocano disastri, miseria, insoddisfazione ed errori per i soggetti pensanti e per gli altri.
La nostra mente contiene un repertorio di parole che ci servono per pensare, ragionare e comunicare (attività che include domandare, chiedere, rispondere a domande, comandare, narrare, insegnare ecc.).
Ogni parola è definita mediante combinazioni di altre parole, è associata a forme o immagini e può suscitare o evocare sentimenti e doveri. In tal senso ogni mente umana contiene un dizionario cognitivo e affettivo diverso, più o meno simile a quello di ogni altra persona.
Il dizionario mentale si forma per apprendimento, a seguito di esperienze e interazioni con chi già "conosce" certe parole. La ricchezza e la peculiarità del dizionario mentale di un individuo è un elemento costitutivo della sua personalità e del suo modo di pensare e di agire.
Pertanto, psicoterapie e pratiche filosofiche dovrebbero occuparsi del dizionario mentale del soggetto per conoscerlo, correggerlo, migliorarlo e arricchirlo, ovvero per renderlo più adatto alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.
La mente umana è un sistema capace di apprendere, costruire, riconoscere (e a reagire a) certe entità (cioè simulacri mentali di realtà reali o immaginarie quali informazioni, forme, simboli, concetti, situazioni, oggetti, persone, gruppi, comunità ecc.) e di associare ad esse (1) altre entità o gruppi di entità, (2) emozioni (cioè piacere/dolore, attrazione/repulsione, senso di sicurezza/paura), e (3) motivazioni (cioè impulsi a fare o a non fare certe cose in presenza di certe entità.
Pertanto, quando la nostra mente riconosce una certa entità, essa attiva particolari reazioni cognitive, emotive e motive.
Lo scopo della psicologia e della psicoterapia dovrebbe essere quello di rilevare le reazioni “malsane” e contribuire a trasformarle in reazioni “sane” in termini di soddisfazione dei bisogni propri e altrui. Tale "cura" dovrebbe darci la possibilità di soffrire (e far soffrire altri) di meno, e di godere (e far godere altri) di più.
Il mio concetto di inconscio è più ampio di quello freudiano (pur includendolo) e in esso io metto qualsiasi automatismo percettivo, logico, pulsionale, psicomotorio, sentimentale, emotivo, omeostatico, metabolico ecc.
Ogni automatismo è regolato da una logica, o software, ovvero da strutture di informazioni passive e attive, e questa logica può essere strutturata in modo più o meno “sano” nel senso di più o meno adatto alla soddisfazione dei bisogni primari della persona., giacché tale è lo scopo delle logiche che animano la vita.
La psicoterapia o l’automiglioramento consistono nell’individuare gli “errori” ovvero i “disturbi” o le “patologie” nelle logiche inconsce, ovvero negli automatismi, e correggere gli "errori" attraverso un opportuno training terapeutico e/o esperienziale fino alla formazione di automatismi alternativi permanenti più adatti, cosa che richiede un certo tempo biologico più o meno lungo, in quanto disimparare è molto più difficile che imparare.
A tale proposito segnalo il libro “Inconscio e ripetizione. La fabbrica della soggettività” di Tiziano Possamai.
I bisogni sono il principio della vita, del piacere e del dolore.
Le motivazioni sono strategie programmate in un sistema nervoso per soddisfare i bisogni del corpo che lo ospita.
Ogni sistema nervoso è servitore di un certo numero di motivazioni proprie e altrui.
La società è un sistema ecologico di motivazioni di cui gli esseri umani sono vettori e servitori.
Le motivazioni umane sono essenzialmente sociali, ovvero tendono ad ottenere e mantenere la cooperazione di altri esseri umani.
Siamo tutti mossi, guidati e tenuti in vita dalle nostre motivazioni.
Così come gli organi del nostro corpo si possono ammalare, anche le motivazioni possono essere più o meno sane ed efficienti rispetto alla soddisfazione dei bisogni che sottendono.
La filosofia, la psicologia e la psicoterapia dovrebbero servire a curare le nostre motivazioni, modificandole dove occorre, affinché siano il più possibile adatte alla soddisfazione dei nostri bisogni.
Vedi anche Conciliazione di motivazioni.
La psicoterapia funziona se costituisce un'esperienza di segno diverso da quelle precedenti, cioè se riesce a cambiare la mappa cognitivo-emotiva del paziente in quanto esperienza formativa alternativa.
In tal senso la cosa più importante non è la teoria psicologica sottostante, ma il transfer come processo pratico, per cui il terapeuta deve impersonare l'Altro in modo diverso da come L'Altro è stato percepito e rappresentato dal paziente prima della terapia.
Il terapeuta, attraverso l'interazione col paziente, deve riuscire a fargli cambiare idee e soprattutto sentimenti per quanto riguarda l'Altro, a far nascere in lui la speranza e la fiducia che l'Altro sia diverso e migliore di come lo ha finora conosciuto, più interessante, più attraente, meno pericoloso, e gli faccia venir voglia di stabilire con lui un nuovo tipo di rapporto, più sano e soddisfacente.
Lo studio del terapeuta dovrebbe dunque costituire la palestra in cui il paziente si allena a interagire con l'Altro in modo diverso e più soddisfacente, e il terapeuta deve fare da coach in questa attività.
In molti casi, inoltre, il terapeuta deve sostituire i genitori del paziente in quanto educatori alla vita, cioè ai sani rapporti con gli altri, correggendo il loro operato.
Il bambino generalmente si aspetta dai genitori premi e castighi legati rispettivamente all'obbedienza e alla disobbedienza, e prova piacere nel primo caso, e dolore nel secondo.
Putroppo i genitori generalmente fanno credere al bambino che la sua obbedienza sia assolutamente necessaria (e indiscutibile) in base a principi morali generali e astratti, e non per soddisfare l'interesse dei genitori stessi.
Ma nessuno premia nè castiga un adulto come fa un genitore. Inutile dunque cercare i premi, e fuggire i castighi, tipici della relazione bambino-genitore. A un adulto si applicano solo premi e castighi da parte di altri adulti, cioè ricompense che dipendono solo dalla misura in cui l'adulto soddisfa gli interessi di altri adulti come lui.
Tuttavia nell'inconscio spesso sopravvivono e continuano ad agire strutture mentali di origine infantile che generano ansie e tristezze, oltre che gioie, infondate. Si tratta del presentimento di castighi o di premi da parte di figure di status superiore come lo erano i propri genitori, figure poi sostituite da ipostasi come il gruppo, la comunità, la patria, o qualche divinità o entità spirituale.
Una psicoterapia dovrebbe pertanto servire, tra l'altro, a individuare le strutture mentali inconsce in cui agiscono presentimenti di premi e castighi di origine infantile, allo scopo di neutralizzarne gli effetti indesiderati, come inibizioni, manie, compulsioni, depressioni, ansie, paure, attacchi di panico ecc.
Quando una persona vede un medium (ad esempio una foto o un video), automaticamente nella propria mente si possono attivare delle associazioni, o collegamenti, tra certi elementi del medium e certi pensieri o idee, certe altre immagini, certi sentimenti e/o emozioni, e certi desideri.
In altre parole, la visione del medium può "suscitare" certi pensieri, certe idee, certe immagini mentali, certi sentimenti, certe emozioni, e certi desideri.
Quelle associazioni possono essere più o meno sane in senso psicopatologico, e poter correggere quelle malsane (che dovrebbe essere l’obiettivo di ogni psicoterapia) potrebbe essere molto utile.
A tale scopo si potrebbe aggiungere al medium, in sovraimpressione, parole o frasi tali da suscitare reazioni cognitive ed emotive diverse, più sane, rispetto a quelle suscitate dal solo medium.
Per esempio, se il paziente è ossessionato dalla paura di non riuscire ad appartenere ad alcun insieme sociale, la scritta da mostrare in sovraimpressione potrebbe consistere nella frase: “io appartengo, tu appartieni, noi apparteniamo”.
Un esempio di questa tecnica si trova in
http://pic.space123.net/slideshow?folder=Foreign/Fotografi&auto&caption=io%20appartengo,%20tu%20apparftieni,%20noi%20apparteniamo
Si potrebbe anche aggiungere una colonna sonora vocale che recita ripetitivamente la frase terapeutica.
A mio parere, da bambini abbiamo quasi tutti subìto ciò che io chiamo ”imprinting della ricompensa sociale”, ovvero abbiamo appreso quali nostri comportamenti ci fanno ottenere piacere e quali dolore, specialmente per quanto riguarda l'affetto e l'approvazione da parte degli altri (a cominciare dai genitori e dagli educatori).
Per esempio, chi ha subito un’educazione rigida in senso disciplinare, tende a considerare l'obbedienza una fonte di ricompensa sociale. Similmente, chi ha avuto educatori molto esigenti dal punto di vista intellettuale tende a considerare l'intelligenza e le sue manifestazioni come mezzi indispensabili per essere accettati e amati. Lo stesso fenomeno avviene per altri stili educativi che danno importanza, per esempio, alla moralità, al rispetto delle tradizioni, alla religione, allo sport, alla bellezza, al denaro, alla competizione in generale, al risparmio, alla bellezza ecc. per cui si possono creare associazioni permanenti (consce o inconsce) tra tali "valori" e l'aspettativa di una ricompensa sociale.
Ovviamente da adulti è possibile che le ricompense attese non si realizzino, o che i risultati dei propri sforzi siano controproducenti. Ciò può dar luogo ad uno stato di stress e di frustrazione cronica con connessi disagi e disturbi psichici e psicosomatici.
In tal caso può essere utile una psicoterapia mirata alla neutralizzazione degli imprinting disadattivi o non realistici. Durante tale terapia, il paziente dovrebbe imparare, attraverso l’interazione col terapeuta, modi alternativi per ottenere ricompense sociali, e riuscire a disimparare (questa è la parte più difficile) le associazioni "sbagliate".
Può una mente rieducare se stessa? Non si può escludere.
Come può avvenire tale rieducazione? Credo che essa possa avvenire come quella iniziale, cioè attraverso una interazione tra l’io (cosciente) e l’inconscio, assumendo che l’io e l’inconscio si influenzino e si educhino reciprocamente.
Quale dovrebbe essere lo scopo di tale rieducazione? Facilitare, aumentare e migliorare la soddisfazione dei bisogni della propria persona, cioè essere più felici.
Cosa dovrebbe fare l’io per rieducare la propria mente, che è una cosa di cui esso stesso è parte? Penso che dovrebbe operare come segue.
In primo luogo l’io dovrebbe ascoltare i messaggi provenienti dall’inconscio, che esprimono i bisogni profondi della propria persona. Tali messaggi sono veicolati mediante i sentimenti di piacere e dolore, e di attrazione e repulsione associati a qualsiasi cosa percepita o pensata.
In secondo luogo l’io dovrebbe distinguere i bisogni sani da quelli malati, quelli innati da quelli acquisiti, quelli liberi da quelli inibiti o rimossi.
In terzo luogo l’io dovrebbe stabilire quali esperienze possono essere utili per potenziare i bisogni “buoni” e depotenziare quelli “cattivi”, e vivere tali esperienze tante volte quante servono per ottenere l’effetto desiderato.
Educare la propria mente è come imparare a suonare uno strumento musicale: bisogna ripetere gli esercizi finché l'esecuzione della musica diventa automatica.
Facile a dirsi, difficile a farsi senza l’aiuto di qualcun altro.
Il pensiero può restare un fatto interno alla persona che lo esercita o essere espresso a voce, oppure scritto per poter essere letto e riletto dall'autore o da altri.
Scrivere i propri pensieri è utile, se non indispensabile, per sottoporli ad un esame critico, cioè per valutarne la validità, correttezza, razionalità, applicabilità, pertinenza, opportunità, completezza, e per stimolare ulteriori pensieri utili a completare e/o correggere quelli precedenti.
La scrittura dei propri pensieri è specialmente utile in psicoterapia, in quanto questa consente di analizzarli sia razionalmente che emotivamente, e di avviare una correzione e/o un completamento dei pensieri stessi e delle relative associazioni cognitivo-emotive.
Valutare criticamente i propri pensieri senza scriverli e rileggerli è difficilissimo se non impossibile, anche perché l'attività pensante è seriale, cioè si può pensare una sola cosa alla volta, avere una sola immagine mentale alla volta. Inoltre ciò che pensiamo è soggetto ai capricci dell'inconscio, alle sue autodifese contro la messa in discussione della personalità, del comportamento e delle preferenze del soggetto, è soggetto al bias cognitivo, all'attenzione selettiva, all'amnesia tattica e strategica, vale a dire alla rimozione od oblio dei contenuti sgradevoli e dolorosi.
Se riusciamo a raccogliere e organizzare in un documento scritto i nostri pensieri più importanti e problematici nel corso dei giorni, avremo a disposizione un materiale crescente e in continuo aggiornamento utile per conoscere noi stessi e per esaminare criticamente e migliorare la nostra mentalità.
Insomma, è difficile elaborare un pensiero che non sia stato verbalizzato e registrato in modo da poter essere affrontato, cioè "guardato" e "manipolato" come un oggetto materiale esterno. Solo allora possiamo dominare il pensiero e non esserne dominati.
Nell'inconscio c'è qualcosa che "calcola" continuamente il nostro status sociale, ovvero la nostra posizione e il nostro grado di integrazione e accettazione nella comunità. In altre parole, viene calcolato il rischio di essere espulsi o emarginati da essa a causa di comportamenti "colpevoli" ovvero "immorali".
È ciò che Freud chiamava il "super-io". Si tratta di un automatismo inconscio e involontario (quindi un "algoritmo" a tutti gli effetti), la cui funzione evoluzionistica è quella di assicurare il mantenimento di ogni essere umano all'interno di una comunità, dal momento che non potrebbe sopravvivere altrimenti.
La "comunità" a cui il super-io fa riferimento non è qualcosa di oggettivo, ma un costrutto mentale basato sulle relazioni sociali passate e presenti in cui il soggetto è stato e/o è coinvolto.
Il funzionamento del super-io può essere più o meno sano o malato rispetto alla sua funzione. Possiamo infatti dire che è malato quando i suoi calcoli non corrispondono alla realtà, ovvero quando il rischio di emarginazione reale è molto più basso o molto più alto di quello calcolato, per cui si possono avere, nel primo caso, sensi di colpa ingiustificati e immotivati e, nel secondo caso, assenza di sensi di colpa quando sarebbero necessari o utili per una convivenza pacifica e per la stessa sopravvivenza.
Ogni senso di colpa ingiustificato, oltre a provocare sofferenza e inibizioni, può essere causa di disturbi psicosomatici. Perciò andrebbe preso in seria considerazione.
Per quanto sopra, lo scopo di una psicoterapia dovrebbe essere quello di verificare la validità dei "calcoli" dei rischi di emarginazione sociale fatti dal super-io del paziente. In caso di discrepanze importanti, la terapia dovrebbe rieducare il super-io del paziente a "calcolare" in modo più realistico.
Quando due persone comunicano, è come se i comunicanti fossero quattro anziché due. Ovvero i due "io coscienti" e i due inconsci, come illustrato nella figura qui sotto.
I due inconsci, usando lo stesso canale di comunicazione usato dagli io coscienti ma con diverse simbologie e logiche interpretative, cercano di proporre o imporre all'interlocutore i rispettivi ruoli relazionali preferiti, che possono essere dominanti, subordinati o paritari. Il conflitto nasce quando i rispettivi ruoli desiderati non sono complementari né paritari, ovvero sono incompatibili, specialmente quando entrambi cercano di assumere un ruolo dominante (corrispondente al ruolo di genitore nell'analisi transazionale di Eric Berne).
Mentre l'io cosciente tende ad essere politicamente corretto, l'inconscio non ha questo vincolo e cerca di ottenere il ruolo desiderato manipolando l'io cosciente in modo da raggiungere il suo scopo senza che questo se ne accorga.
È una situazione di "doppio vincolo" (v. Bateson) in cui la persona da una parte cerca di avere un ruolo dominante (politicamente scorretto), mentre dall'altra cerca di apparire politicamente corretta.
Per Bateson il doppio vincolo è la principale causa della schizofrenia, per cui, per salvaguardare la nostra salute mentale dovremmo cercare di essere consapevoli di questa dinamica. Infatti, obiettivo delle psicoterapie psicodinamiche è quello di rendere consce le dinamiche inconsce, in modo da poterci lavorare razionalmente.
Un computer "sa" cosa fare un ogni situazione, e così anche un essere umano, che, in molti aspetti, funziona in modo simile ad un computer, anzi, ad un insieme di computer collegati tra loro.
Un programma di automazione consiste concettualmente in una tabella in cui ad ogni situazione (o stato, o stimolo) predefinita e riconosciuta, è associato un comportamento (o risposta) predefinito. Il comportamento, specialmente nell'uomo, può essere anche un non comportamento, ovvero consistere nell'immobilizzarsi o oziare in attesa di una situazione più chiara o più favorevole.
Il comportamento associato ad una certa situazione può essere più o meno volontario o involontario, conscio o inconscio, semplice o complesso. Nel comportamento involontario rientrano anche i sentimenti, in quanto reazioni programmate.
La determinazione ovvero percezione e riconoscimento delle situazioni è di fondamentale importanza proprio perché da tale riconoscimento dipendono comportamenti e sentimenti.
Per un essere umano, sia la determinazione della situazione, sia il comportamento sono sempre complessi perché un umano è un sistema complesso, ovvero costituito da una gran quantità di sottosistemi (ovvero computer o agenti mentali), ognuno dei quali determina autonomamente la situazione secondo criteri propri e si comporta secondo un suo programma. Il comportamento di un individuo, "nel complesso", è la sommatoria dei comportamenti unitari decisi e controllati autonomamente allo stesso tempo dai vari computer interni che costituiscono l'individuo stesso.
L'io cosciente è un particolare computer (o sottosistema o agente mentale) che ha il compito di coordinare il comportamento, ovvero di mediare tra le richieste di comportamento provenienti dai vari sottosistemi. Dal punto di vista dell'io cosciente, la situazione generale comprende una situazione esterna e una interna, quella esterna determinata dai sensi ed elaborata dal sistema cognitivo, quella interna costituita dalle pulsioni e dai sentimenti provenienti dagli altri sottosistemi.
L'io cosciente opera dunque ad un livello logico superiore rispetto agli altri agenti mentali, potendo teoricamente "osservare" una situazione dai punti di vista di tutti gli altri agenti mentali (e di se stesso) e i rispettivi comportamenti o richieste di comportamento, e decidere a quali richieste dare seguito e quali inibire. In pratica, però, l'attività di molti agenti mentali sfugge all'osservazione e al controllo dell'io cosciente.
Un io cosciente evoluto cerca di comprendere i programmi dei vari agenti mentali e di valutarne la "salute" al fine di favorire quelli più sani e inibire e/o curare, mediante psicoterapia o auto-terapia, quelli meno sani.
Il comportamento di un essere umano è guidato automaticamente da «algoritmi comportamentali» registrati nel proprio sistema nervoso, la cui logica è determinata dai propri geni, dalle proprie esperienze e dalle proprie cognizioni.
Un algoritmo comportamentale consiste essenzialmente in una logica, cioè programma comportamentale, del tipo: “se ti trovi in una situazione di tipo X, agisci (o reagisci) nel modo Y.
Consideriamo una persona che desidera modificare il suo comportamento abituale allo scopo di aumentare il proprio benessere o di diminuire il proprio malessere. Chiamiamo questa persona “il migliorando”.
Il migliorando deve trovare o inventare algoritmi (alternativi rispetto a quelli abituali) capaci di guidare meglio il proprio comportamento, cioè di determinare un comportamento più efficace ed efficiente nel senso della soddisfazione dei bisogni propri e altrui.
Dopo aver individuato gli algoritmi migliorativi, il migliorando deve fare in modo che essi vengano memorizzati stabilmente nel proprio sistema nervoso in modo che essi guidino il proprio comportamento in modo automatico per quanto possibile.
Il processo di miglioramento dei propri algoritmi comportamentali, o automiglioramento, richiede la capacità di riconoscere certi tipi di situazioni, la conoscenza teorica del modo di agire appropriato a ciascun tipo di situazione, e la capacità pratica di agire nei modi appropriati.
Tali requisiti sono difficili da soddisfare senza una preparazione psicologica adeguata e senza l’aiuto di uno psicoterapeuta o di altra persona con cui discutere degli algoritmi comportamentali da migliorare e di quelli migliorativi, e con cui “allenarsi” nel praticare questi ultimi.
Volendo riassumere in poche parole il processo di automiglioramento, si tratta di rispondere alle seguenti domande:
- quali esperienze sfortunate e quali cognizioni errate influenzano il mio comportamento rendendolo inappropriato alle situazioni?
- con quali strumenti e con l’aiuto di quali persone posso individuare le esperienze sfortunate e le cognizioni errate?
- quali nuove cognizioni e quali nuove esperienze possono influenzare il mio comportamento rendendolo più appropriato alle situazioni nel senso della soddisfazione dei bisogni miei e altrui?
- con quali strumenti e con l’aiuto di quali persone posso praticare i nuovi algoritmi?
Per saperne di più vi consiglio la lettura del mio libro online “Psicologia dei bisogni”.
Arti e letterature, nella loro immensa varietà, hanno diverse funzioni, capacità, effetti, fini, usi. Possono essere usate per soggiogare o liberare, far godere o soffrire, insegnare o confondere, unire o dividere, incantare o svegliare, ingannare o demistificare, attrarre o spaventare, ammalare o guarire.
Arti e letterature hanno la capacità di evocare idee e sentimenti cioè di attivare parti della mappa cognitivo-emotiva dell'osservatore o lettore, simulando percezioni reali. Vedere una persona reale o vedere un suo ritratto, possono infatti attivare le stesse idee e sentimenti.
Un'opera d'arte o di letteratura è una composizione, cioè un insieme di elementi in una certa relazione tra loro, ognuno dei quali è in grado di attivare, inconsciamente e simultaneamente, uno o più elementi della psiche, suggerendo (e in certi casi sviluppando) connessioni logiche di identità, affinità o causa-effetto tra gli elementi stessi, ed evocando al tempo stesso sentimenti ed emozioni che dipendono dalla particolare mappa cognitivo-emotiva dell'osservatore o lettore.
In conseguenza di tali capacità, le opere d'arte e di letteratura, intese come composizioni figurative o testuali, possono essere usate al fine di influenzare e modificare la psiche di una persona verso uno stato desiderato, dal momento che esse possono stimolare e modificare le associazioni e reazioni cognitivo-emotive della persona stessa.
E' dunque possibile usare arti e letterature anche a fini psicoterapici, a condizione che le composizioni artistiche e letterarie vengano scelte o costruite in modo opportuno, al fine di produrre cambiamenti favorevoli al benessere psichico del paziente.
Perché ciò avvenga, occorre prima di tutto individuare i problemi psichici del paziente, che consistono essenzialmente in desideri insoddisfatti, paure e conflitti, se si escludono problemi psichiatrici di origine fisico-chimica.
Successivamente, occorre trovare o creare composizioni figurative, testuali o miste (come, ad esempio, dei collages) in grado di evocare i problemi psichici già individuati e di attivare le risposte emotive corrispondenti. Questo permette di avere a disposizione un "laboratorio" o "realtà virtuale" in cui fare un training in cui le reazioni emotive possono essere volontariamente attivate dal soggetto al fine di studiare le reazioni stesse e di attenuarle o neutralizzarle, se necessario, mediante la ripetizione dell'osservazione o attivando simultaneamente, mediante apposite composizioni, risposte emotive di segno opposto. Questo si ottiene giustapponendo composizioni diverse, o osservando una composizione che comprende elementi che diano luogo a dissonanze cognitive, tali da produrre reazioni emotive conflittuali.
Si tratta, in altre parole, di mettere insieme, di vedere insieme, elementi cognitivamente ed emotivamente contrastanti, dove convivono il buono e il cattivo, il bello e il brutto, la fortuna e la sfortuna, il successo e l'insuccesso, l'amore e l'odio, la speranza e la disperazione ecc. relativamente a qualsiasi tema emotivamente problematico, in modo tale da neutralizzare risposte emotive estreme, eccessive, rozze, unidirezionali e favorire risposte più equilibrate, articolate, armoniose, concilianti.
E' ciò che io chiamo "effetto sinottico" o "psicoterapia sinottica".
Nella mia concezione della natura umana, l'
io cosciente è la sede della coscienza, del pensiero, della percezione di forme, sentimenti ed emozioni, e della volontà. Esso può essere sveglio (cioè attivo), dormiente (cioè inattivo) o trovarsi in uno stato ibrido (cioè semi-attivo ovvero semi-dormiente). L'io cosciente è ciò che resta della psiche se si esclude l'inconscio e i suoi processi, cioè se si esclude il "me" (nella terminologia di William James e George H. Mead).
L'io cosciente rappresenta pertanto una parte molto piccola della psiche, anche se è quella che conosciamo (o ci illudiamo di conoscere) meglio. E' la parte cognitiva o conscia della psiche, che, per dimensione, equivale metaforicamente alla punta di un iceberg la cui la parte sommersa è costituita dall'inconscio,
L'io cosciente è molto limitato nel senso che è possibile essere coscienti (cioè consapevoli) solo di poche cose alla volta (suppongo una o due, per la maggior parte delle persone).
L'attenzione è la facoltà di dirigere e concentrare la coscienza, il pensiero e la percezione sensoriale su un particolare oggetto o idea. Non c'è attività pensante che non sia connotata dall'attenzione verso qualcosa, che può variare momento per momento.
Chi o cosa determina la direzione o l'oggetto verso cui rivolgere l'attenzione? Normalmente lo determina automaticamente l'ambiente esterno, mediante gli stimoli che esso invia alla coscienza attraverso i cinque sensi quando il soggetto interagisce con qualcuno o qualcosa. Una persona può tuttavia, entro certi limiti, rivolgere volontariamente l'attenzione in direzioni diverse da quelle che sarebbero scelte involontariamente e automaticamente. Ciò è possibile se il soggetto non è impegnato in una interazione con altre persone o cose, cioè quando è fermo, in silenzio, e preferibilmente con gli occhi chiusi, come durante una meditazione.
La meditazione, di qualunque tipo, è infatti una tecnica di controllo volontario dell'attenzione, che viene diretta vero oggetti concreti o astratti predefiniti, come parti del proprio corpo, immagini mentali, fantasie, pensieri o idee particolari. La meditazione può essere basata sulla ripetizione mentale di formule verbali o l'osservazione di immagini di valore simbolico, oppure sull'ascolto di direttive verbali pronunciate da un facilitatore umano o da un riproduttore automatico di suoni.
Una particolare forma di meditazione su cui ho fatto esperimenti su di me, consiste nel creare, all'interno di una cornice immaginaria, un
collage mentale di immagini e/o parole opportunamente scelte, in modo da ottenere una visione sinottica immaginaria di elementi conflittuali allo scopo di conciliarli e armonizzarli.
Un'altra forma di meditazione che ho sperimentato su di me con l'aiuto di un computer programmato allo scopo, consiste nell'ascoltare una sequenza di frasi prodotte mediante sintesi vocale, estratte a caso da una lista di testi opportunamente preparata. Questa tecnica, che io chiamo
meditazione auditiva, a differenza del
collage mentale sopra menzionato, non richiede sforzi da parte del fruitore e può essere completamente automatizzata, Per questi motivi essa è particolarmente efficace da un punto di vista terapeutico, ma anche pericolosa se praticata troppo spesso o troppo a lungo e senza la supervisione di uno psicoterapeuta. Infatti i cambiamenti indotti da una psicoterapia sono sempre traumatici e dovrebbero essere opportunamente diluiti nel tempo per permettere alla psiche di assorbire gli stress del cambiamento.
- All individuals (organisms) exist in a continually changing world of experience (phenomenal field) of which they are the center.
- The organism reacts to the field as it is experienced and perceived. This perceptual field is "reality" for the individual.
- The organism reacts as an organized whole to this phenomenal field.
- A portion of the total perceptual field gradually becomes differentiated as the self.
- As a result of interaction with the environment, and particularly as a result of evaluative interaction with others, the structure of the self is formed—an organized, fluid but consistent conceptual pattern of perceptions of characteristics and relationships of the "I" or the "me", together with values attached to these concepts.
- The organism has one basic tendency and striving—to actualize, maintain and enhance the experiencing organism.
- The best vantage point for understanding behavior is from the internal frame of reference of the individual.
- Behavior is basically the goal-directed attempt of the organism to satisfy its needs as experienced, in the field as perceived.
- Emotion accompanies, and in general facilitates, such goal directed behavior, the kind of emotion being related to the perceived significance of the behavior for the maintenance and enhancement of the organism.
- The values attached to experiences, and the values that are a part of the self-structure, in some instances, are values experienced directly by the organism, and in some instances are values introjected or taken over from others, but perceived in distorted fashion, as if they had been experienced directly.
- As experiences occur in the life of the individual, they are either (a) symbolized, perceived and organized into some relation to the self, (b) ignored because there is no perceived relationship to the self structure, or (c) denied symbolization or given distorted symbolization because the experience is inconsistent with the structure of the self.
- Most of the ways of behaving that the organism adopts are those that are consistent with the concept of self.
- In some instances, behavior may be brought about by organic experiences and needs that have not been symbolized. Such behavior may be inconsistent with the structure of the self, but in such instances the individual does not "own" the behavior.
- Psychological adjustment exists when the concept of the self is such that all the sensory and visceral experiences of the organism are, or may be, assimilated on a symbolic level into a consistent relationship with the concept of self.
- Psychological maladjustment exists when the organism denies awareness of significant sensory and visceral experiences, which consequently are not symbolized and organized into the gestalt of the self structure. When this situation exists, there is a basic or potential psychological tension.
- Any experience that is inconsistent with the organization of the structure of the self may be perceived as a threat, and the more of these perceptions there are, the more rigidly the self structure is organized to maintain itself.
- Under certain conditions, involving primarily complete absence of threat to the self structure, experiences inconsistent with it may be perceived and examined, and the structure of self revised to assimilate and include such experiences.
- When the individual perceives and accepts into one consistent and integrated system all his sensory and visceral experiences, he is necessarily more understanding of others and more accepting of others as separate individuals.
- As the individual perceives and accepts into his self structure more of his organic experiences, he finds that he is replacing his present value system—based extensively on introjections which have been distortedly symbolized—with a continuing organismic valuing process.
Importanza e centralità dei bisogni
Io considero i bisogni il fondamento di qualunque forma vivente. Essi possono essere distinti in congeniti (cioè innati, geneticamente determinati e immutabili) e acquisiti (cioè formatisi come risultato di esperienze, e modificabili).
I bisogni possono essere distinti in bisogni di ottenimento e bisogni di evitamento (di qualcosa).
Io vedo la mente come un sistema di agenti autonomi intercomunicanti, per lo più inconsci e involontari, alcuni dei quali hanno la funzione di sviluppare strategie e logiche di comportamento per la soddisfazione dei bisogni congeniti. Tali strategie e logiche comportano la formazione di una molteplicità di bisogni acquisiti quali mezzi per ottenere la soddisfazione di quelli congeniti o di altri bisogni acquisiti.
Origine dei disagi mentali e scopo della psicoterapia
Io considero il disagio mentale un effetto della mancata soddisfazione di uno o più bisogni congeniti a causa di ostacoli esterni e interni, paure, conflitti tra bisogni (spesso rimossi dalla coscienza) e/o strategie di soddisfazione inadeguate.
La cura del disagio mentale, cioè la psicoterapia, dovrebbe aiutare il paziente a portare alla coscienza i suoi bisogni insoddisfatti e le cause della loro insoddisfazione in modo da poter gestire razionalmente le paure, i conflitti e le incompatibilità tra bisogni (sia al proprio interno che rispetto ai bisogni altrui), e correggere le strategie per la loro soddisfazione che si sono dimostrate inadeguate.
Supporti grafici della psicoterapia
L’efficacia e l’efficienza di una psicoterapia possono essere aumentate mediante l’uso di informazioni registrate (scritti, fotografie, collages) che il paziente stesso può produrre, preferibilmente con l’assistenza di un terapeuta, e di repertori, questionari, formulari e guide che il terapeuta può mettere a disposizione del paziente; tali strumenti hanno lo scopo di aiutarlo ad individuare ed evocare i bisogni insoddisfatti e stimolare i suoi agenti inconsci a riprogrammarsi in modo più adeguato.
Importanza dei ruoli o funzioni sociali
I bisogni di un essere umano possono essere soddisfatti solo mediante l’interazione e cooperazione (diretta o indiretta) con altri esseri umani. Le interazioni umane sono generalmente regolate da culture, o civiltà, interiorizzate a livello inconscio, che definiscono forme, norme, valori, linguaggi e ruoli attraverso i quali (e solo attraverso i quali) sono possibili interazioni non arbitrarie e quindi non violente.
Ogni ruolo corrisponde ad una o più funzioni sociali, ovvero a comportamenti attraverso i quali un’individuo contribuisce alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.
La scelta o assegnazione dei ruoli può essere competitiva, e dar luogo a conflitti interni ed esterni, ovvero tra i diversi bisogni del soggetto, e tra i bisogni del soggetto e quelli altrui.
Un ruolo non condiviso, non consensuale, velleitario, confuso, indeciso o falso, e quindi non facilmente attuabile, può ostacolare la soddisfazione di uno o più bisogni e causare in tal modo sofferenze e disturbi mentali.
Resistenza al cambiamento
Uno dei bisogni più potenti della psiche è quello di mantenere la propria struttura resistendo (inconsciamente e involontariamente) ad ogni tentativo, proveniente dall’interno o dall’esterno, di cambiarla. Questo rende molto difficile ogni psicoterapia in quanto finalizzata ad un cambiamento strutturale della psiche. La Psicoterapia sinottica è particolarmente indicata per superare la resistenza del paziente al cambiamento.
Fondamenti genetici della Psicologia dei bisogni
Come Richard Dawkins insegna ne “Il gene egoista”, alla radice del comportamento di ogni essere vivente, vi è la “necessità” dei suoi geni di riprodursi usando i vari mezzi e modi che essi hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione e che sono stati codificati nel DNA della specie. Da tale generale necessità sono “emersi”, nel corso dell’evoluzione, in maniera tuttora misteriosa, i “bisogni” ovvero i meccanismi omeostatici motivazionali e sentimentali (basati sul piacere e il dolore, e collegati con la coscienza negli animali che ne dispongono) che spingono l’organismo e l’io cosciente a procurarsi, quando occorre, ciò che è “necessario” per garantire la sopravvivenza e la conservazione della specie.
Chiamo tali meccanismi bisogni primari, mentre col termine bisogni secondari mi riferisco a quelli che vengono sviluppati nel corso della vita di un individuo come mezzi o obiettivi intermedi per soddisfare i primi.
Tutti i bisogni (sia primari che secondari) sono ordinati funzionalmente nel senso che ogni bisogno ha il compito di soddisfare uno o più bisogni di ordine superiore e viene soddisfatto attraverso la soddisfazione di bisogni subordinati. In altre parole, ogni bisogno è servito da altri bisogni e serve altri bisogni, fino al bisogno primordiale delle forme viventi, che è quello del gene, di riprodursi.
Volendo estendere al mondo non vivente il concetto di bisogno, si potrebbe inoltre dire che tutte molecole (sia inorganiche che organiche, compresi i geni) e le particelle elementari hanno “bisogno” di rispettare le leggi della fisica.
Per soddisfare i suoi bisogni (primari e secondari), un essere umano ha bisogno di interagire e collaborare con altri esseri della sua specie. Questa collaborazione può essere ostacolata da una serie di fenomeni quali:
- la competizione per ottenere e difendere:
- le posizioni più elevate nella gerarchia sociale
- i partner sessuali più attraenti
- le risorse economiche
- la proprietà privata
- il tentativo reciproco di asservimento tra esseri umani
- la voglia di libertà e di trasgredire le norme sociali
- la repressione delle trasgressioni e dei tentativi di sovvertire i privilegi acquisiti
Gli esseri umani perseguono i propri interessi interagendo con i propri simili in modo più o meno cosciente, volontario, produttivo e libero. Il grado di soddisfazione dei bisogni umani appare da sempre tragicamente basso. Fame, povertà, guerre, violenza, disuguaglianze, ingiustizie, corruzione, oppressione, irresponsabilità, disinteresse per l’etica, ignoranza, falsità, mistificazioni, stress, incomunicabilità, condizioni di lavoro ai limiti della sopportazione, disoccupazione, negazioni dei diritti civili, deprivazioni e violenze sui bambini, discriminazioni di ogni tipo (sessuali, razziali, etniche, religiose, politiche ecc.), sono realtà ancora largamente diffuse. Tale situazione è il prodotto del comportamento umano che, a sua volta, è il risultato di processi che avvengono nella mente degli individui.
Tali processi, ancora poco conosciuti e spesso oggetto di disinformazione e mistificazione, andrebbero attentamente studiati al fine di renderli più adeguati alla soddisfazione dei bisogni umani su larga scala.
In queste pagine propongo, a tale scopo, la costituzione di una disciplina psicologica che considera i bisogni umani il punto di partenza e di arrivo dell’indagine e della prassi: di partenza in quanto essi sono l’origine e lo strumento della vita, e di arrivo in quanto la loro soddisfazione dovrebbe essere il fine dell’umanità e quindi di ogni psicologia e psicoterapia.
Questa disciplina dovrebbe usare tutto il patrimonio disponibile di scienze umane e sociali in modo eclettico, integrato, organico e soprattutto pragmatico, cioè finalizzato al raggiungimento del massimo grado di benessere psicofisico a cui l’uomo possa aspirare.
Vedi anche Comprendere la natura umana.
Fonti della Psicologia dei bisogni
La Psicologia dei bisogni si fonda sui lavori di diversi autori, tra i quali:
- Ricerche neuroscientifiche (Antonio Damasio e altri autori)
- Psicologia sociale (autori vari)
- Psicoanalisi di Sigmund Freud e altri
- Psicologia individuale di Alfred Adler
- Interazionismo simbolico di George H. Mead
- Teoria dei bisogni intrinseci di Luigi Anepeta
- Analisi transazionale di Eric Berne
- Evoluzionismo darwiniano e genetica di Richard Dawkins
- Semantica generale di Alfred Korzybski
- Cibernetica ed ecologia della mente di Gregory Bateson
- Pensiero complesso di Edgar Morin
- Psicologia umanista di Erich Fromm
- Costruttivismo radicale di Paul Watzlawick
- Psicologia della forma (Gestalt)
- Filosofia di D. Hume, A. Schopenhauer, F. Nietzsche e altri
- Ecc.
[BOZZA]
Ai fini della conoscenza e del benessere, suppongo che la realtà, dal punto di vista di un individuo della specie umana, sia scomponibile in diverse dimensioni interconnesse e interdipendenti, alcune delle quali non possono esistere separatamente, ma solo insieme ad altre. Per esempio, la fisica relativistica ci insegna che lo spazio e il tempo dipendono l'uno dall'altro, e infatti per misurare l'uno si usa l'altro. Altro esempio: l'essere umano non può esistere senza la società, e viceversa.
Per cominciare, ho scomposto la realtà nelle seguenti dimensioni, o domìni di conoscenza o esperienza:
La
Natura, costituita dal mondo non vivente e da quello vivente. Il secondo dipende dal primo e non viceversa. Il primo è infatti quello che c'era prima che nascesse la prima forma di vita e che ci sarebbe se ogni forma di vita si estinguesse.
Il
Mondo vivente, costituito dalle varie forme di vita, tra cui vegetali, animali ed esseri umani.
L'
Umanità, costituita da tutti gli individui della specie homo sapiens, passati, presenti e futuri. L'umanità dipende dal mondo vivente, ma non viceversa. Se infatti la specie umana si estinguesse, la vita sulla terra continuerebbe (forse meglio).
La
Cultura, costituita da tutto ciò che l'umanità ha prodotto in forma trasmissibile da individuo a individuo, e che ha effettivamente trasmesso influenzando in qualche modo i riceventi.
Le
Persone, dimensione costituita dagli "
altri", cioè dai membri dell'umanità con cui il soggetto interagisce o potrebbe interagire.
Il
Me, costituito dalla parte materiale e da quella psichica inconscia del soggetto. Il
me è importante soprattutto per i bisogni che che lo animano e lo tengono in vita (oltre a garantire la conservazione della sua specie), e gli automatismi cognitivi ed emotivi che lo caratterizzano e che determinano il suo comportamento, sia volontario che involontario, conscio e inconscio. Nelle persone nevrotiche il me è spesso represso, nascosto, frustrato, rimosso, non realizzato. Il me è come il bambino del soggetto, irrazionale e molto vulnerabile.
L'
Io, meglio denominato "
io cosciente", costituito dalla parte conscia del soggetto. L'
io è sede e della percezione cosciente di forme, sensazioni, sentimenti, emozioni, e agente della volontà. Rispetto al me, l'io è la parte adulta o genitoriale, razionale e dura del soggetto, e il suo compito è quello di accudire il me e di soddisfarne i bisogni, che il me esprime producendo emozioni.
Per semplicità, ho poi ridotto le dimensioni alle seguenti cinque, che ho chiamato
dimensioni cardinali della realtà:
- Natura
- Cultura
- Persone
- Me
- Io
La riduzione consiste nel fatto che nel termine
cultura ho accorpato anche l'umanità, e nel termine
natura anche il mondo vivente ad eccezione dell'umanità, intendendo quindi per
natura tutta la realtà che esisterebbe se la specie umana non fosse mai nata o si fosse estinta.
Successivamente ho scomposto ogni dimensione cardinale in cinque sotto-dimensioni, in ognuna delle quali sono contemplati uno o più aspetti essenziali della vita umana, come indicato nella lista seguente.
DIMENSIONI CARDINALI DELLA REALTÀ
N = Natura (= tutto meno umanità e cultura)
C = Cultura, conoscenza
P = Persone (ognuna costituita dal suo
io e dal suo
me)
I = Io (parte conscia del mio sé)
M = Me (parte inconscia del mio sé)
Nota: S = Sé: la mia persona, costituita dal mio io e dal mio me)
NATURA - sottodimensioni
Sp = spazio, luoghi, volumi...
Te = tempo, passato, futuro...
Ma = massa, materie, pesi...
En = energia, potenza, forze, velocità...
In = informazioni (non culturali), vita, genetica, evoluzionismo, vegetali, animali...
CULTURA - sottodimensioni
Le = letterature, linguaggi, musiche...
ST = scienze, tecnologie, macchine...
Me = media, registrazioni, comunicazioni...
Ar = arte, manufatti, prodotti, musiche, danze...
So = società, istituzioni, civiltà, religioni, folclore, memi...
PERSONE - sottodimensioni
c|c = competere|cooperare...
d|r = dare|ricevere, servire|essere servito, commercio...
n|v = negoziare|violare...
i|s = intimità|separazione, rapporti sessuali...
c|d = conformarsi|differenziarsi, empatia...
IO - sottodimensioni
Os = osservare, percepire, sentire, riconoscere...
Ri = ricordare, pensare, immaginare...
Ra = ragionare, analizzare, calcolare, prevedere, valutare...
Sc = scegliere, decidere, orientarsi...
Ag = agire, interagire, governare, fare, produrre...
ME - sottodimensioni
bS = bisogno di salute fisica e mentale: corpo fisico, sistema nervoso, alimentazione, evitamento del dolore, protezione, prevenzione, terapia, medicina, ambiente, inquinamento, clima, sopravvivenza, immortalità, spiritualità, emotività, DNA, ecc.
bC = bisogno di comunità: integrazione sociale, appartenenza, interazioni, altruismo, essere, desiderati, unioni, associazioni, alleanze, partecipazione, condivisione, famiglia, matrimonio, reputazione, solidarietà. cooperazione, amicizie, inimicizie, conformismo, ritualità, tradizioni, convenzioni, negoziazioni, gerarchie, giochi, puericultura, educazione, religione, etica, responsabilità, colpa, vergogna, onore, disonore, patria, lavoro, pace, guerra contro altre comunità ecc.
bP = bisogno di potere: libertà, individuazione, indipendenza, competitività, egoismo, creatività, immaginazione, conoscenze, abilità, intelligenza, sicurezza, aggressività, difesa, offesa, risorse materiali, economiche e mediali, strumenti, sorveglianza e controllo degli altri, non conformismo, autonomia, potere politico ed economico, sfruttamento, asservimento, privacy, status, successo, invidia, gelosia, dominio, possesso, guerra, armi ecc.
bE = bisogno di eros: sessualità, rapporti sessuali, innamoramento, amore erotico, erotismo, libido, intimità, riproduzione, pornografia, prostituzione, ogni forma di *filia ecc.
bB = bisogno di bellezza: fascino, incanto, ordine, armonia, arte, forma, fotografia, musica, poesia, letteratura, romanzi, abbigliamento, make-up, profumi, arredamento, architettura, pulizia, purezza, estetica, gusto, umorismo, fantasia, chiarezza, semplicità, forma, struttura, affinità, continuità, novità, divertimento ecc.
A cosa mi serve tutto ciò?
Il motivo per cui ho scomposto la realtà in un numero finito di dimensioni e sotto-dimensioni è che in tal modo posso pensare in modo più efficace al fine della soddisfazione dei bisogni umani miei e altrui. Infatti, quando io penso a qualsiasi cosa, persona o idea, per
comprenderla cerco di metterla in relazione alle dimensioni cardinali e alle loro sotto-dimensioni, cioè di esaminare i possibili rapporti di causa-effetto, associazioni, affinità, interazioni, sinergie, conflitti, problemi ecc. con ciascuna di esse.
A tale scopo ho inventato una tecnica, a cui ho dato il nome di
meditazione sinottica, che può essere considerata una forma di psicoterapia mirata alla
comprensione di qualsiasi elemento (oggetto, persona, idea). Per
comprensione intendo affrontamento, accettazione, conciliazione e armonizzazione con il resto della realtà esterna e interna al soggetto. Essa consiste nel visualizzare mentalmente la figura sotto riportata, costituita da un pentagono principale i cui vertici sono le dimensioni cardinali, ognuno dei quali costituito a sua volta da un pentagono i cui vertici rappresentano le rispettive sotto-dimensioni. Al centro del pentagono principale, all'interno di un immaginario televisore, che io chiamo "
psicoscopio", occorre posizionare l'elemento (x) che si desidera
comprendere. Quindi occorre interrogarsi sulle possibili relazioni tra x e ciascuna dimensione cardinale e sotto-dimensione.
E' una specie di protesi immaginaria, utile per migliorare il modo in cui pensiamo sottraendo, almeno in parte, l'attività pensante all'arbitrio dell'inconscio, quando esso è disfunzionale per certi aspetti.
Per facilitare la
meditazione sinottica ho sviluppato un'applicazione web utilizzabile mediante il sito web
http://it.mindorganizer.net. Dopo essersi registrati nel sito, occorre creare una o più liste di frasi opportunamente scelte e usare la modalità di visualizzazione "psicoscopio" per vedere le frasi una alla volta al centro della figura, sullo schermo dello psicoscopio. Un automatismo opzionale permette di cambiare la frase, scelta a caso, ogni cinque secondi. Una opzione ad hoc permette inoltre di udire ogni frase grazie alla sintesi vocale. Una demo è disponibile in
http://it.mindorganizer.net/1298/meditazione.