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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Ragionare

121 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Chi ha ragione?

Ognuno ha le sue ragioni.

La ragione di chi vince

Chi vince ha sempre ragione.

Fallibilità della ragione

La ragione non ha sempre ragione.

Animali e razionalità

L'uomo è l'animale più irrazionale.

Il dilemma fondamentale

Sbagliare insieme o avere ragione da soli?

Inconscio e misura

L'inconscio non ha il senso della misura.

Ragionare vs. vivere

Ragionare è semplice, vivere è complicato.

Razionalità e competizione

La razionalità è un terreno di competizione.

Passioni e ragione

Quando le passioni dormono, la ragione governa.

Prima l'emozione

Prima arriva l'emozione, poi la sua giustificazione.

Decisione e giustificazione

Il cuore decide e la ragione giustifica la decisione.

Mimesi e razionalità

Nel gioco mimetico non c'è posto per la razionalità.

Razionalità errazionalità.

La razionalità deve tenere conto dell'irrazionalità.

Realtà e ragione

La ragione è infinitamente più semplice della realtà.

Un ossimoro vivente

Io sono un ossimoro vivente, una coerente contraddizione.

Manipolazioni reciproche

Tra ragione e sentimenti ci sono manipolazioni reciproche.

Giudizi razionali

Quando la razionalità ci accusa, preferiamo l'irrazionalità.

Ragione e torto

Se ti dico che hai ragione, non significa che io abbia torto.

Vittoria e ragione

Chi vince ha sempre ragione, chi ha ragione non sempre vince.

Razionali e sentimentali

Siamo tutti diversamente razionali e diversamente sentimentali.

A che server la ragione

La ragione serve soprattutto per giustificare le decisioni del cuore.

Il trionfo della ragione

Il trionfo della ragione consiste nel riconoscimento dei suoi limiti.

Ragione arbitraria

Chi definisce il significato delle parole a suo arbitrio ha sempre ragione.

In che consiste la filosofia

La filosofia consiste nella giustificazione razionale delle proprie scelte.

Sacro e razionalità

Discutere razionalmente di ciò che è considerato sacro equivale a dissacrarlo.

Ragione e significato

Ha sempre ragione chi definisce a suo modo il significato delle parole che usa.

Coerenza e libertà

La coerenza costituisce una limitazione di libertà. La libertà di essere incoerenti.

Chi ha paura della razionalità?

Quanto meno una persona è razionale, tanto meno essa apprezza la razionalità altrui.

Ragioni e punti di vista

Ognuno ha ragione dal suo punto di vista, e i punti di vista possono essere molto diversi.

Bisogni, ragione e sentimenti

Noi conosciamo i nostri bisogni non per mezzo della ragione, ma attraverso i nostri sentimenti.

Ragionare o non ragionare?

Ragionare o non ragionare, questa è una scelta che ogni umano fa inconsciamente in ogni momento.

Giochi razionali e irrazionali

Chi è poco competitivo nel gioco della razionalità preferisce giocare a quello dell'irrazionalità.

Dominio dei sentimenti

Siamo dominati da piacere e dolore, attrazione e repulsione. Ragione e volontà sono al loro servizio.

Pensiero magico vs. razionale

Ci sono persone per le quali il pensiero magico è più confortante e più credibile di quello razionale.

Ragionamenti inconsci

L'inconscio non "ragiona" in termini di giusto o ingiusto, vero o falso, ma di piacevole o spiacevole.

Il senso del nonsenso

Anche una cosa senza senso, se viene condivisa, acquista un senso in quanto fattore di coesione sociale.

Le guerre dell'uomo

La storia dell'umanità è un susseguirsi di guerre tra sentimenti, tra ragioni, e tra ragioni e sentimenti.

Irrazionalità del sacro

Chi considera una cosa sacra non permette che se ne discuta razionalmente, perché ciò equivarrebbe a dissacrarla.

Ragione e popolarità

Il grado di validità e ragionevolezza di una opinione non è correlato con la quantità di persone che la condividono.

Bias confermativo

Se prendiamo in considerazione solo ciò che conferma le nostre idee possiamo dimostrare tutto e il contrario di tutto.

Ragioni e punti di vista

Ognuno ha ragione dal suo punto di vista. Perciò l'importante non è avere ragione, ma avere un punto di vista più alto.

Sul divieto di ragionare

Ci sono momenti in cui il mio inconscio mi vieta di pensare razionalmente, e io non ho la possibilità di disubbidirgli.

Il rischio della ragione

La storia insegna che aver ragione può essere molto pericoloso e che è più sicuro sbagliare insieme che avere ragione da soli.

Razionale e irrazionale

Per definizione, l'irrazionale non può tener contro del razionale, ma il razionale può e dovrebbe tener conto dell'irrazionale.

Razionale e irrazionale

Quando la razionalità non risolve i nostri problemi, non lenisce le nostre sofferenze o ci spaventa, ci affidiamo all'irrazionale.

Emotività vs. razionalità

L'idea che emotività e razionalità siano mutuamente esclusive è una falsa notizia inventata da chi non sa affrontare razionalmente le proprie emozioni.

Verità e razionalizzazione

Quando sento qualcuno parlare io so che ciò che dice non è la verità, ma la razionalizzazione di una verità. Lo stesso vale per ciò che io penso e che dico.

Sulla razionalità e il suo contrario

Quando con la razionalità non riesce a risolvere i prorpi problemi, l'uomo ricorre all'irrazionalità. Come dice la canzone: proviamo anche con Dio, non si sa mai...

Scelte analitiche vs. idealistiche vs. sentimentali

Il fatto che io affronti analiticamente piuttosto che idealisticamente o sentimentalmente il problema dei miei rapporti con gli altri può essere mal visto dagli altri.

Complessità e verità

Il mondo è troppo complesso per poterlo gestire razionalmente senza semplificarlo. Ma ogni semplificazione costituisce un'alterazione, ovvero un allontanamento dalla verità.

Sulla razionalità

La razionalità è la capacità di scomporre le cose e le idee nelle parti e negli aspetti che le compongono e di esaminare le relazioni e le interazioni tra le diverse componenti.

Condivisione dell'intelligenza

Tra le cose che condividiamo con altri ci sono certe idee sull'intelligenza, la ragionevolezza, la razionalità, la stupidità, la follia; idee che applichiamo anche quando siamo soli.

Ragionamenti inconsci

Mentra la coscienza ragione, l'inconscio fa lo stesso, ma seguendo logiche diverse. I risultati dei due ragionamenti, e le conseguenti motivazioni, possono perciò essere contrastanti.

Scelte del cuore

Scegliere in modo consapevole, valutando razionalmente tutte le opzioni disponibili, è faticoso e rischioso. Per questo i più preferiscono delegare le proprie scelte al proprio cuore.

Giustificazioni razionali e morali

Nessuno sa perché gli piace ciò che gli piace e gli dispiace ciò che gli dispiace. Tuttavia ognuno trova una giustificazione razionale e morale per i suoi piaceri e i suoi dispiaceri.

Ostacoli alla felicità

La felicità è un fatto naturale e non si costruisce con la ragione. Tuttavia la ragione ci aiuta a individuare, e, se possibile, a rumuovere, gli ostacoli alla felicità propria e altrui.

Diffidenze sistematiche

La ragione dovrebbe sempre diffidare di se stessa. Lo stesso vale per l'io cosciente. Tuttavia, la ragione e l'io cosciente dovrebbero sempre diffidare di chi si oppone altre loro affermazioni.

Sulla domanda «Di cosa ho veramente bisogno?»

Alla domanda «Di cosa ho veramente bisogno?» si può rispondere con la ragione e/o col sentimento, e le risposte possono essere molto diverse tra i due casi.

Nulla è irrazionale

Nulla è irrazionale, perché ogni cosa, ogni comportamento ha le sue ragioni. Se qualcosa o qualcuno ci sembra irrazionale è perché non capiamo le sue ragioni a causa della nostra ignoranza o scarsa intelligenza.

Sull'importanza dei prosupposti

È difficile intendersi con qualcuno la cui formazione e le cui letture sono molto diverse dalle proprie. Infatti quando i presupposti dei ragionamenti sono molto diversi, anche le conclusioni degli stessi lo sono.

Ragione o torto

Se due persone la pensano diversamente su un certo tema, può darsi che una abbia più ragione (anzi, ragioni) dell'altra, ma è anche possibile che abbiano entrambe ragione o entrambe torto, totalmente o parzialmente.

Origine della stupidità umana

A mio avviso, l'uomo è diventato stupido quando è diventato uomo, cioè quando ha smesso di comportarsi come gli altri animali, ovvero istintivamente. La ragione è uno strumento pericoloso perché può generare mostri.

Chi ha paura della razionalità?

Chi disprezza la razionalità terme che essa metta a nudo le sue irrazionalità, stupidità e cattiverie. Infatti la razionalità è anche uno strumento di giudizio, e ognuno di noi teme (più o meno) di essere giudicato male.

Le ragioni dei disaccordi

Il disaccordo tra due persone non è quasi mai dovuto alla constatazione di errori di logica nella narrazione altrui, ma nel confronto tra logiche inconfrontabili in quanto partono da presupposti diversi qualitativamente e quantitativamente.

Coerenza e schiavitù

Agli altri chiediamo di essere coerenti, ma non a noi stessi. Infatti giustifichiamo ogni nostra incoerenza, ma non quelle altrui. In realtà la coerenza è una schiavitù a fini sociali. Serve ad evitare che gli altri si comportino in modo imprevisto.

La supremazia del sentimento sulla ragione

La paura delle turbolenze in aereo è un esempio di conflitto tra la ragione, che stabilisce che non c'è motivo di aver paura, e il sentimento, che ignora la ragione stabilendo uno stato di disagio, ansia e agitazione che la ragione non riesce ad evitare.

Le emozioni e il (non)senso della misura

Se uno dice: il signor x non ha tutti i torti, chi ascolta potrebbe tradurre la frase in: il signor x ha tutte le ragioni. Perché le risposte cognitivo-emotive (automatiche) non hanno il senso della misura. Per misurare, per calcolare, ci vuole consapevolezza, razionalità, riflessione.

Ragione e sentimento

Ragione e sentimento dovrebbero avere entrambi diritto di parola e rispettarsi a vicenda, e invece succede spesso che la ragione cerchi di soffocare il sentimento per evitare che disturbi le sue teorie, e che il sentimento cerchi di bendare e manipolare la ragione per giustificare le sue pulsioni.

Razionalità vs, irrazionalità

La razionalità serve a dividere un oggetto, persona o fenomeno in varie parti (o aspetti) e a studiare le relazioni e interazioni tra di esse nello spazio e nel tempo. L'irrazionalità tende invece considerare un oggetto, persona o fenomeno indivisibile, e ad attribuirgli proprietà assolute e immutabili.

Sul pensiero trascendente

Il pensiero trascendente può avere una funzione costrittiva e/o liberatoria rispetto alle libertà e ai vincoli del pensiero logico razionale. È costrittivo quando è dogmatico, assoluto, esclusivo, determinato, semplice; è liberatorio quando è possibilista, relativista, inclusivo, indeterminato, complesso.

La cosa più importante che ho imparato

La cosa più importante che ho imparato è che non è sano decidere cosa fare solo sulla base di considerazioni razionali, ovvero che la ragione deve tener conto delle esigenze del proprio inconscio e del suo funzionamento in quanto generatore di emozioni (più o meno piacevoli o dolorose) e di disturbi psicosomatici.

Perché X non può avere ragione

Quando la ragione del mio interlocutore mi turba, il mio inconscio ragiona così: X non può avere ragione perché, se l'avesse, dovrei odiare chi amo, disprezzare chi apprezzo e ammettere di essere stupido, di aver sbagliato, di essere colpevole, di aver costruito la mia visione del mondo su fondamenta inconsistenti.

Nulla è irrazionale

Anche l'irrazionale ha una logica. E ogni logica è razionale. In altre parole, l'irrazionale non esiste. Tutto è razionale, anche ciò che troviamo assurdo perché non riusciamo a capirne il senso o le cause. Ciò che chiamiamo irrazionale è qualcosa che segue una logica diversa dalla nostra e che non riusciamo a capire.

Ammettere di aver torto

Dare ragione a qualcuno con cui c'è stata una discussione dialettica significa dichiararsi a lui intellettualmente inferiore, almeno per quanto riguarda il contesto della discussione. Per questo (dato che ognuno teme la propria inferiorità) è così raro che qualcuno ammetta di aver avuto torto nei confronti di un altro.

Fuga dalla logica

Quando la logica sembra soffocarci, il pensiero poetico, magico, spirituale, trascendentale, ebbro di bellezza, viene in nostro aiuto per liberarci dalle catene della razionalità. Che quel pensiero sia illusorio non ha allora alcuna importanza, dato che i suoi effetti ansiolitici ed esaltanti sul nostro umore sono reali e misurabili.

Offuscatori e chiaritori della ragione

Ci sono sentimenti che offuscano la ragione, altri che la chiariscono e la sviluppano. Tra i primi ci sono la paura, l'odio, il dolore, la gelosia, il senso di colpa, il senso di inferiorità, le delusioni, le frustrazioni ecc. Tra i secondi la curiosità, l'attrazione, l'autostima, il senso di dignità, la giocosità, l'umorismo, i bisogni soddisfatti ecc.

Sulla capacità di ragionare

Tutti ragionano, ma in modi diversi, e ognuno ha ragione dal suo punto di vista, anche una scimmia. Il problema è che quasi tutti pensano che il proprio punto di vista sia quello giusto, e che sia sufficientemente ampio, più ampio di quello altrui. La verità è che ogni punto di vista è insufficiente, anche quello dei grandi filosofi e studiosi e, a maggior "ragione", anche il mio.

Sentimentalisti vs. razionalisti

Le persone che preferiscono affidarsi ai sentimenti piuttosto che alla ragione temono, e perciò cercano di discreditare, coloro che preferiscono affidarsi alla ragione, in quanto possibili competitori vincenti.

D'altra parte le persone che preferiscono affidarsi ai sentimenti piuttosto che alla ragione sono probabilmente intellettualmente meno competitive rispetto a coloro che preferiscono affidarsi alla ragione.

Scienza e follia

Finché la scienza e la tecnologie erano poco sviluppate, l'irrazionalità dell'uomo non poteva fare danni irreparabili. Oggi, invece, scienza e tecnologie sono così potenti nel bene e nel male, che l'irrazionalità è un lusso che non possiamo più permetterci, per cui dobbiamo affrettarci ad imparare a controllare la nostra follia e ad usare la ragione in modo corretto, prima che arrivino catastrofi irreparabili a livello planetario.

A che serve la ragione

Quando uno si rende conto che la ragione, la sua ragione, non lo aiuta, perde la fiducia in essa, la mette da parte e si rivolge a guide irrazionali. La razionalità si è sviluppata, evoluzionisticamente, per facilitare la sopravvivenza della specie o, meglio, è emersa casualmente e si è visto che poteva facilitare la sopravvivenza della specie. Se non soddisfa quello scopo non serve a nulla e non merita di essere seguita. Oppure va corretta o ampliata.

L'uomo e l'irrazionale

Irrazionale significa non divisibile, non analizzabile, non misurabile, non ragionevole, non discutibile, non logico, non relativo, ma assoluto e a volte sacro, qualcosa che si deve accettare o rifiutare in blocco, non parzialmente, proprio perché non può essere diviso in parti. L'irrazionale non può essere compreso, descritto o spiegato razionalmente ma solo mediante termini a loro volta irrazionali, o sentimentali. L'irrazionale è una invenzione umana, che non esiste al di fuori delle nostre menti.

Sangue e numeri

Il sangue ci tiene in vita trasportando i nostri nutrimenti, le nostre emozioni e i nostri scarti. In esso navigano i nostri piaceri e dolori.

Il sangue è fatto di numeri di particelle colorate. Tali numeri non devono essere troppo grandi o troppo piccoli rispetto al "giusto", altrimenti il sangue non funziona e non riesce a tenerci in vita.

Il mondo è fatto di numeri e la vita dipende dai "giusti" rapporti tra numeri nel sangue, nella carne e soprattutto nei nervi.

Razionalizzare

Per razionalizzare non s'intende ragionare o pensare in modo razionale, ma rendere forzatamente e in modo mistificato "razionale" ciò che non lo è, ovvero spiegare un certo comportamento in modo che la spiegazione (o motivazione dichiarata) sia accettabile, politicamente corretta, nascondendone e dissimulandone (consciamente o inconsciamente) i veri motivi, meno nobili e meno razionali. In tal senso si tratta di una pratica molto diffusa, che ci riguarda tutti. Chi non razionalizza il proprio comportamento scagli la prima pietra.

Inconscio, razionalità e senso della misura

Il nostro inconscio non ha il senso della misura. Infatti per lui una persona è completamente buona o completamente cattiva, completamente sincera o completamente falsa, completamente stupida o completamente intelligente. Solo la razionalità cosciente ha il senso della misura ed è in grado di capire che ognuno è parzialmente buono e parzialmente cattivo, parzialmente sincero e parzialmente falso, parzialmente stupido e parzialmente intelligente. Tuttavia i sentimenti sono determinati dall'inconscio, non dalla razionalità cosciente.

Ragione e torto

Può succedere che due persone con idee diverse abbiano entrambe ragione e/o entrambe torto. Infatti, ragione e torto dipendono dal contesto o paradigma di riferimento. Due persone che comunicano sulla base di contesti o paradigmi diversi, o più semplicemente con punti di vista diversi, possono avere entrambe ragione (rispetto ai propri punti di vista, contesti e paradigmi) anche se dicono cose opposte. E' il contesto che dà significato al testo. Senza un contesto di riferimento qualsiasi affermazione non significa alcunché.

Il senso della misura

Il "senso della misura" è una capacità della mente umana distribuita in modo ineguale. Può difettare anche in persone altrimenti molto intelligenti. Ci sono persino persone che odiano i numeri e le misure, come se fossero la strada verso l'inferno dell'insensibilità e della freddezza emotiva, e sanno pensare solo in modo "qualitativo". Senza un maggiore senso della misura non ci salveremo. L'ecologia e l'economia sono questioni di numeri e di misure, oltre che di sentimenti e di cognizioni. Non c'è saggezza senza un adeguato senso della misura.

Razionalità e senso della misura

Una delle caratteristiche che differenziano gli esseri umani è il senso della misura, cioè la capacità di valutare la gravità delle conseguenze degli eventi positivi e di quelli negativi (per se stessi e per gli altri).

Il senso della misura è prerogativa della razionalità e manca nell'inconscio. Questo, infatti, conosce solo gli estremi di ogni polarità, mentre la razionalità è in grado di considerare tutte le possibili posizioni tra due poli.

Si può dunque dire che tanto più una persona è razionale, tanto più accurato è il suo senso della misura.

La ragione dei semplici

Molte persone non riescono a capire che una cosa (oggetto, persona, azione, processo, fenomeno ecc.) possa essere buona e cattiva, ovvero più o meno buona in certe circostanze e quantità e più o meno cattiva in altre. Per essi una cosa è esclusivamente buona o cattiva, oppure nessuna delle due cose. Punto. Ogni altra ipotesi è per loro illogica, falsa, inaccettabile, insopportabile. Si tratta delle persone semplici, che ragionano in modo lineare, temono la complessità e la evitano per difendersi dallo smarrimento e dalla confusione mentale. Per loro ogni effetto ha una sola causa e l'effetto non può influenzare la causa.

Obbedire ai sentimenti

Suppongo che lo scopo della ragione sia quello di obbedire ai sentimenti e arbitrarne i conflitti.

Questa mia supposizione è avallata dal pensiero di David Hume, riassunto come segue in un articolo di Wikipedia:

"Contrariamente all'opinione diffusa, risalente a Platone, che cioè la ragione sia superiore alle passioni e in grado di dominarle, per Hume in realtà nessuna condotta umana può essere compresa dalla ragione che è capace solo di stabilire semplicemente delle relazioni tra le idee e mai dettare quale debba essere il comportamento umano. Anzi, afferma Hume, «la ragione è, e deve essere, schiava delle passioni»".

Poesia contro la dittatura della ragione

Siamo tutti normalmente schiavi della ragione, che ci obbliga a comportarci in un certo modo, spesso a noi sfavorevole, generando in noi la paura di aver torto, sbagliare, deviare dagli insegnamenti ricevuti, dire o fare sciocchezze, cose mai dette o fatte da altri prima di noi, pazze, irragionevoli, incomprensibili, impertinenti.

Per liberarci da tale dittatura non c'è nulla di meglio che la poesia.

Infatti, il vantaggio della poesia sulla prosa è proprio la sua libertà dalla dittatura della ragione, e ciò che più attrae in un componimento poetico è una certa dose di follia, più o meno nascosta in un'armonia di stimoli verbali.

Tipi umani

Gli esseri umani si possono dividere in tre categorie: i razionali palesi, i finti irrazionali e gli irrazionali veri.

I razionali palesi sono persone razionali che dicono apertamente ciò che pensano e vengono punite per questo (con l'accusa di essere arroganti); i finti irrazionali sono persone razionali che si fingono irrazionali per sfruttare i veri irrazionali (facendo credere di essere come loro) e per non essere da essi accusati di arroganza; gli irrazionali veri sono tutti gli altri.

Mentre è facilissimo riconoscere i razionali palesi, i finti irrazionali e quelli veri sono molto difficili da distinguere.

Razionalità e semirazionalità

Razionalità è la capacità di analizzare un tema o concetto, cioè di dividerlo nei suoi componenti (visibili o intuibili), di esaminare le funzioni e caratteristiche di ciascuno di essi, e le loro relazioni e interazioni.

La semirazionalità è una razionalità lacunosa, dove alcuni componenti e/o alcune relazioni e interazioni tra di essi sono ignorati, trascurati o minimizzati. Il motivo di tali lacune è da ricercare nell'ignoranza o nei meccanismi di difesa inconsci della psiche, che mirano ad evitare di scoprire una realtà in cui il soggetto risulta inadeguato rispetto al sistema di valori della comunità di appartenenza o indegno del potere o prestigio raggiunto.

Dilemma dialettico

Quando leggo un post assurdo e pericoloso in un social network sono assalito da un dilemma: ignorarlo o commentare dicendo che si tratta di pericolose assurdità? Il problema è che nel socondo caso l'autore del post mi invita, anzi mi sfida, a confutare logicamente, con argomentazioni razionali, il contenuto del post. Tuttavia so che le mie confutazioni razioni non servirebbero a nulla (se non ad ottenere insulti) dato il bias cognitivo dell'autore del post, che difenderà a spada tratta il suo pensiero senza prendere in considerazione le mie argomentazioni, come mi è capitato centinaia di volte.

Esercizi di integrazione mentale

Ogni tanto dovremmo fermarci per integrare, ovvero riunire, tutte le cose che abbiamo nella mente. Si tratta di vederle tutte insieme, anche quelle più ostiche, compresi noi stessi, in un grande quadro sinottico immaginario, ecologico, ovvero relazionale, una immensa mappa cognitiva ed emotiva spaziotemporale. Possiamo chiamare questo tipo di esercizio come vogliamo: meditazione, contemplazione, raccoglimento, preghiera, sottomissione, adorazione, comunione, devozione, conciliazione, sintesi, non importa il nome. Grazie a tali esercizi, oltre a riposarci dalle fatiche e i conflitti della razionalità e a lasciarci andare dolcemente e senza resistenze nel ciclo della vita, forse intuiremo quale sia il nostro posto nel mondo.

Il buono, il cattivo e l'irrilevante nel sacro

Sia l'Antico che il Nuovo testamento contengono affermazioni sagge e altre stolte, verità e falsità, dolcezze e orrori. L'errore è pensare che questi testi siano completamente buoni o completamente cattivi, completamente veri o completamente falsi, completamente giusti o completamente sbagliati. L'importante è saper distinguere cosa c'è di buono, cosa di cattivo e cosa di irrilevante; cosa di giusto e cosa di sbagliato, ovvero di ingiusto. Ma purtroppo il sacro non si può mettere in discussione, non si può criticare, non si può esaminare razionalmente, richiede la "fede", e allora si prende per buono anche ciò che è cattivo, si finisce per giustificare cose sbagliate, per "interpretare" in senso positivo anche ciò che è negativo.

Esprimere il meglio di sé (ragione e sentimenti)

Ciò che io considero il meglio di me è per alcuni qualcosa di negativo, che li disturba. Trovare persone che mi apprezzano per ciò che sono è un'impresa difficile, a volte disperata, tanto più quanto si è diversi dagli altri. Sono poche le persone che apprezzano chi pratica valori diversi dai loro. Per esempio, alcuni mi consigliano di essere meno razionale, di pensare di meno, di lasciarmi andare ai sentimenti. Io non credo che la razionalità sia incompatibile con la sentimentalità, ovvero che siano mutuamente esclusivi. Non credo che sia utile pensare o ragionare di meno, credo piuttosto che sia utile, e a volte necessario, pensare e ragionare meglio, ovvero in modo più aperto e profondo, tanto che ragione e sentimento si arricchiscano reciprocamente.

Perché si discute?

Si discute per stabilire una gerarchia della verità, ovvero chi, tra coloro che discutono, sia più in alto o più in basso in una scala gerarchica che afferma il potere politico, e di conseguenza economico, di coloro che sono più vicini alla verità. In altre parole, ognuno cerca di giustificare il proprio potere e i propri privilegi con il possesso di una maggiore verità rispetto ai sottoposti o "inferiori".

E' infatti di fondamentale importanza dimostrare, attraverso la discussione, di essere dalla parte della verità e della ragione più di quanto lo siano quelli che vorrebbero mettere in discussione il nostro potere, ovvero la nostra autorità, autorevolezza o i nostri privilegi basati su una presunta migliore conoscenza della verità.

Realtà conoscibili e realtà inconoscibili

La neuroscienza non dice che l'uomo è fatto "soltanto" di cellule, e che la sua mente e "soltanto" una rete di neuroni, non esclude che vi siano "anche" entità misteriose e inconoscibili in gioco. Se la realtà è fatta di cose conoscibili e cose inconoscibili (come io credo) noi possiamo operare razionalmente e pragmaticamente su quelle conoscibili e non su quelle inconoscibili. Sarebbe già moltissimo progredire su tutto ciò che possiamo conoscere e c'è molto da fare in tal senso. Per quanto riguarda le cose inconoscibili (o ancora sconosciute) non possiamo operare razionalmente né discuterne in termini razionali, e ognuno può affidarsi al suo intuito, senza però farne materia di insegnamento o discussione razionale, altrimenti si fanno passare cose inconoscibili e sconosciute per conoscibili e conosciute, il che sarebbe un imbroglio.

Ragione e logiche

La ragione, intesa come verità razionale oggettiva e universale, non esiste. Esistono ragioni, cioè logiche individuali, consce e inconsce, più o meno efficaci ed efficienti, per la soddisfazione dei bisogni propri e altrui. Una di queste logiche, che qui vi propongo, consiste nell'idea che noi umani abbiamo bisogno gli uni degli altri, cioè della reciproca cooperazione, ma che gli altri possono costituire un pericolo, un inconveniente, un ostacolo per la soddisfazione dei nostri bisogni. Ciò è dovuto alla naturale competizione per le posizioni gerarchiche più alte e per le risorse più limitate ed ambite. Le nostre logiche consce dovrebbero essere dunque finalizzate a trovare la relazione ottimale tra noi e gli altri, il giusto compromesso tra il dare e il ricevere, tra il prendere e il lasciare, tra l'egoismo e l'altruismo.

Razionalità vs. sentimentalità

Le persone più razionali sono spesso inquietanti per quelle che lo sono di meno. Ciò avviene, a mio parere, perché le seconde percepiscono le prime come più competitive e più capaci di autocontrollo, e perché le seconde hanno difficoltà a seguire i pensieri delle prime e a comprendere la loro visione del mondo, la loro etica e i loro gusti.

Inoltre, le persone meno razionali cercano spesso di screditare quelle più razionali affermando che quanto più uno è razionale tanto meno è capace di sentimenti. È un'idea falsa e calunniosa. Infatti non c'è alcuna prova scientifica in tal senso.

La verità è che i sentimenti sono innati e non richiedono capacità particolari, mente la razionalità si apprende attraverso lo studio e le esperienze, ed è correlata alla capacità di astrazione, che non tutti possiedono in ugual misura.

Chi ha paura della razionalità altrui?

L'idea che la persona con cui stiamo interagendo analizzi l'interazione stessa e decida razionalmente, consapevolmente e volontariamente, momento per momento, cosa dire e cosa non dire, cosa fare e cosa non fare, cosa nascondere e cosa mostrare, applicando conoscenze sulla natura umana accumulate in anni di studio e di riflessioni, senza lasciarsi guidare da istinti e/o emozioni, è inquietante e rende l'interazione sgradevole, come se il nostro interlocutore avesse qualcosa di disumano, schiacciante, giudicante e opprimente. In una società competitiva come quella attuale, dove ognuno è solo contro tutti gli altri, la capacità di autogoverno razionale è un'arma potente e temuta. Infatti quasi tutti preferiamo la compagnia di persone spontanee e non troppo razionali, a quella dei cosiddetti (con disprezzo) "calcolatori", specialmente se la razionalità non è il nostro forte.

Visioni del mondo diverse

Io penso che ognuno abbia ragione dal suo punto di vista e che i punti di vista siano più o meno diversi, qualitativamente e quantitativamente. Quindi penso che due persone abbiano ragione entrambe, e forse anche torto entrambe, anche se affermiamo cose opposte. Questo modo di pensare è la base del rispetto tra esseri umani.

Infatti la visione del mondo di ognuno è il risultato di una più o meno consapevole percezione, elaborazione, astrazione, semplificazione, selezione, riduzione, assimilazione, alterazione, modellazione, generalizzazione, manipolazione (con aggiunte) di una realtà che non conosceremo mai per ciò che è in sé, ma che possiamo conoscere solo per gli effetti cognitivi ed emotivi che ha in noi e che sono diversi da persona a persona. Ogni visione del mondo è dunque falsa, artificiale, soggettiva, emotiva e più o meno lontana dalla realtà.

Sulla razionalizzazione delle reazioni emotive

Nella comunicazione tra due persone, ognuna reagisce alle espressioni, cioè ai messaggi volontari e involontari, dell’altra. Prima che la reazione diventi cognitiva, ovvero razionale, essa è emotiva, e si può ridurre ad un piacere o un dolore, ovvero a una attrazione o una repulsione più o meno grandi.

La persona reagente cerca poi di giustificare razionalmente, cioè di razionalizzare, di spiegare razionalmente, la reazione emotiva.

Nel caso in cui la reazione emotiva è gradevole, la razionalizzazione è del tipo: sono d’accordo, condivido, comprendo, accetto, ci credo ecc.. Nel caso in cui la reazione emotiva è sgradevole, la razionalizzazione è del tipo: non sono d’accordo, non condivido, non comprendo, non accetto, non ci credo ecc..

Successivamente vengono cercati argomenti logici a sostegno della propria razionalizzazione, argomenti che sono spesso affetti da bias cognitivo.

Sul disprezzo della razionalità

C'è un livello di razionalità accettabile (normalmente il proprio) oltre il quale questa è da molti considerata nociva. A giustificazione di tale atteggiamento si asserisce che la razionalità tende a reprimere i sentimenti e quindi l'empatia.

Tuttavia, il reale motivo del disprezzo di una maggiore razionalità è, a mio avviso, la generale competizione tra esseri umani nelle varie gerarchie, tra cui quella intellettuale. A nessuno piace ammettere di essere inferiore ad altri in qualche gerarchia, così le persone meno dotate di capacità razionali fanno di necessità virtù.

In realtà la razionalità non reprime nulla a priori, ma è più o meno attenta e sensibile ai sentimenti a seconda della particolare scuola di pensiero (razionale) a cui fa riferimento. Infatti, una razionalità attenta ai sentimenti li capisce, li tiene in grande considerazione e si mette al loro servizio.

Sacralità della comunità

L'uomo ha continuamente, geneticamente, bisogno di confermare la sua appartenenza ad una comunità, a causa dell'interdipendenza della nostra specie.

Affinché la conferma di appartenenza si concretizzi, è necessario che l'individuo imiti o riproduca ripetutamente di fronte agli altri le forme caratteristiche della comunità stessa, cioè quelle che permettono di riconoscerla e la distinguono dalle altre.

Per tale motivo l'uomo tende a fare le stesse cose che fanno gli altri membri della comunità a cui sente di appartenere, (modulate secondo ruoli predefiniti) indipendentemente dalla utilità pratica e razionalità dei gesti sociali imitati e riprodotti.

L'appartenenza ad una comunità è infatti, per l'inconscio,  una cosa "sacra", e il sacro non si discute né si analizza razionalmente, altrimenti lo si dissacra. Al sacro si obbedisce ciecamente, nel sacro di ha fede, il sacro si può e si deve solo amare e temere.

Ragione vs. ragionare

Molte persone, con i loro ragionamenti, sopravvalutano la "ragione" considerandola un mezzo per arrivare alla Verità. In realtà la Verità non esiste che nella mente delle persone, come pure le verità plurali e con la v minuscola.

Lo stesso è vero per qualunque astrazione. Infatti esistono realmente solo cose concrete. Le astrazioni sono costruzioni mentali che ci servono (e in tal senso sono utili) per applicare delle logiche, per regolare il nostro comportamento e le nostre interazioni sociali, e per prevedere il futuro.

La "ragione", in quanto astrazione, non esiste, esiste il ragionare, che è un processo mentale che serve a giustificare, a spiegare, a "dare un senso" a ciò che accade fuori e dentro di noi.

Ma tale senso è sempre soggettivo se si ragiona di fenomeni non replicabili a volontà.

Insomma, tanti discorsi sulla Verità o sulla realtà sono astrazioni di comodo che servono a giustificare i propri pensieri, i propri sentimenti e i propri comportamenti e non comportamenti.

Le ragioni dell'inconscio

Quando parliamo di ragione, ci riferiamo normalmente alla ragione cosciente, senza pensare che esistono anche le ragioni dell'inconscio.

Pascal diceva che "il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce". Questa frase presuppone che vi siano due dimensioni antitetiche: la ragione e il cuore.

La parola "cuore" è ambigua e fuorviante perché attribuisce a tale dimensione tutto ciò che non è logico, né razionale, e in particolare i sentimenti.

Ora, credo sia opportuno usare una diversa e più utile dicotomia: conscio e inconscio, ciascuno dei quali ha le sue ragioni e i suoi sentimenti. In tal senso si potrebbe dire che entrambe questi domini (nel senso di spazi e dei loro padroni) hanno un cuore, oltre che delle ragioni e la facoltà di ragionare.

Confrontiamo dunque il cuore della coscienza con il cuore dell'inconscio, le ragioni della coscienza con le ragioni dell'inconscio.

A tal proposito direi che si è felici quando le ragioni e i sentimenti della coscienza sono coerenti e alleate con le ragioni e i sentimenti dell'inconscio.

La colpa di esistere

Una delle principali differenze tra l'uomo e gli altri animali è l'invenzione e l'uso della colpa come strumento di regolazione dei rapporti sociali. Dare a qualcuno la colpa dei mali della società, e in particolare la colpa delle discordie, è un'idea geniale quanto assurda.

Facendo sentire in colpa le persone possiamo infatti indurle a fare ciò che vogliamo. Le religioni monoteiste sono basate sul senso di colpa, ovvero sul peccato originale, e nella cultura occidentale l'idea della colpa pervade ogni attività umana anche al di fuori dell'ambito religioso ed etico.

Perfino nella logica, nelle discussioni razionali, la colpa è infatti sempre presente allorché si tende ad accusare l'interlocutore di scorrettezza nel modo di ragionare e di confrontare le proprie idee con quelle altrui. Mi riferisco alle accuse di disonestà intellettuale, di non voler capire, non voler ascoltare, di non volersi mettere in discussione ecc.

Insomma, pare che ogni essere umano sia continuamente occupato a dimostrare che la colpa dei mali dell'umanità non sia la sua ma di qualcun altro.

Il referendum e l'irrazionalità della ragione

La vicenda del referendum sulla riforma costituzionale ha messo in evidenza problemi che vanno ben oltre il quesito referendario e il panorama politico italiano. Si tratta di problemi che riguardano la natura umana, e in particolare il funzionamento della mente. Tre cose mi hanno soprattutto colpito, addolorato e al tempo stesso incuriosito da un punto di vista scientifico:
  1. il fatto che persone molto intelligenti, istruite e oneste abbiano fatto scelte opposte;

  2. la certezza assoluta che molti hanno espresso sulla validità della propria scelta e l'invalidità di quella opposta, al punto da non vedere nulla di positivo nella seconda;

  3. il disprezzo esplicito o implicito che molte persone hanno manifestato verso coloro che hanno scelto di votare in modo opposto al loro.

Poche, infatti, sono le persone con cui ho parlato, che abbiano espresso dubbi sulla propria scelta e non abbiano manifestato disprezzo o commiserazione per chi ha fatto una scelta diversa dalla loro.

Da questa esperienza ricavo che la ragione è spesso irrazionale e stupida ma di questo pochi sono consapevoli. Ognuno pensa che la sua ragione sia quella giusta e che quella degli altri che la pensano in modo opposto al loro, non esista.

Questa tesi si dimostra da sé, a meno che non crediamo che tutti quelli che hanno scelto diversamente da noi siano stupidi, ignoranti o disonesti.

Schemi di pensiero

Qualcuno mi ha detto che, se quando pensiamo ci affidiamo troppo a degli schemi, rischiamo di perderci dei pezzi significativi.

Io direi che il rischio non sia tanto quello di affidarsi troppo ad uno schema, quanto quello di affidarsi ad uno schema errato o insufficiente per comprendere, cioè per spiegare, una certa realtà (esteriore e/o interiore).

Tuttavia, se vogliamo filosofare non possiamo fare a meno di seguire qualche schema. Forse si può vivere non pensando, o pensando il meno possibile, ma dubito che si possa pensare senza seguire qualche schema. Infatti noi pensiamo usando un linguaggio e un linguaggio è fatto di parole a cui diamo significati. Ogni significato implica un contesto, o schema, in cui una certa parola ha un certo significato. In altre parole, un testo senza un contesto (cioè senza uno schema in cui porlo) non significa nulla. Infatti "contesto" è da leggersi come con-testo.

Come ci insegna Gregory Bateson, non possiamo comprendere le cose in sé, ma solo le relazioni tra le cose, e io aggiungo che la conoscenza della relazione tra due "cose" costituisce già uno schema razionale.

La paura della razionalità, o la diffidenza verso di essa, è giustificata dal rischio che si tratti di una razionalità errata, insufficiente o fuorviante. Di fronte a tale rischio ci sono due opzioni: (1) ragionare il meno possibile e/o non fidarsi del ragionamento, o (2) correggere e migliorare i ragionamenti propri e altrui. Io ho scelto l'opzione 2.

Pensiero analitico e pensiero sintetico

Ci sono due tipi di pensiero: uno analitico e uno sintetico.

Il pensiero analitico è seriale, dinamico, procedurale, razionale, procede per segmentazioni, per passi successivi, per concatenazioni logiche e associazioni di parole, idee o concetti. È un percorso di ricerca della risposta ad una domanda (una domanda alla volta) attraverso la memoria delle proprie esperienze.

Il pensiero sintetico è statico, contemplativo, fisso (per una certa durata) su una immagine, una mappa, una configurazione, uno spettacolo. È l'osservazione o immaginazione della risposta ad una certa domanda, o l'effetto di una sorpresa.

Il pensiero analitico si alterna a quello sintetico, con dosaggi, ritmi e durate variabili, diversi da persona a persona e in una stessa persona nel tempo. Infatti alla mente capita continuamente, consciamente o inconsciamente, di farsi domande e di contemplare le risposte, che possono essere più o meno certe o ipotetiche.

I pensieri di entrambi i tipi sono attivati e guidati da stimoli sensoriali esterni e interni al soggetto, di cui questo può essere più o meno consapevole, e comportano certi sentimenti o emozioni più o meno gradevoli.

Quanto più un pensiero è gradevole, tanto più esso è attraente e tende a rinforzarsi. Quanto più esso è sgradevole, tanto più esso è repellente e tende ad essere allontanato. Su questo principio è basato il bias cognitivo.

Il pensiero è involontario, ma può essere influenzato volontariamente (in se stessi e negli altri) da media come parole scritte o vocalizzate, immagini, suoni, oggetti, ambienti e composizioni di queste cose.

Emozioni anticipate

Le emozioni umane [1] possono essere suscitate non solo da situazioni contestuali, come un premio o una punizione ottenuti nel presente, ma anche da situazioni e condizioni previste, e quindi attese, (consciamente o inconsciamente) in un momento futuro.

Suppongo infatti che nella mente umana esista qualche meccanismo automatico e involontario di previsione (ovvero anticipazione) di piaceri e dolori, vantaggi e svantaggi, ricompense e punizioni sociali ecc. capace di suscitare emozioni come se le situazioni previste fossero attuali.

L'uomo infatti, a differenza degli altri animali, è capace di vivere una realtà virtuale, immaginaria, simulata, prevista, non solo cognitivamente, ma anche emotivamente e "motivamente", nel senso che può essere accompagnata da emozioni e motivazioni "reali".

È per questo che possiamo sentirci euforici, depressi, ansiosi, terrorizzati, malinconici, allegri, soddisfatti, insoddisfatti anche senza che sia avvenuto "realmente" qualcosa che lo giustifichi, se non una previsione (prefigurazione o anticipazione) conscia o inconscia di situazioni o eventi desiderati o indesiderati.

Ad esempio, il senso di colpa rientra, a mio parere, in tale processo anticipatorio. Suppongo infatti che esso consista nella previsione (fatta da un meccanismo involontario) di una punizione da parte di un'autorità (o di un'intera comunità) per un comportamento ritenuto (consciamente o inconsciamente) immorale o asociale. Il concetto freudiano di "super-io" mi sembra corrispondere a tale meccanismo.

Nel prevedere un evento futuro si possono fare due tipi di errore: considerare probabile qualcosa di improbabile, e considerare nocivo qualcosa che non lo è. Ovviamente le previsioni possono essere influenzate anche da esperienze passate più o meno felici.

Quando proviamo un'emozione che ci sembra non giustificata razionalmente dovremmo pertanto chiederci da quale logica anticipatoria essa potrebbe essere suscitata. Ricostruendo tale logica (in una sorta di "reverse engineering") possiamo valutare razionalmente la sua validità (cioè attendibilità) ed eventualmente correggerla alla luce di considerazioni razionali.

Nota 1: in questo articolo per "emozione" s'intende sia "emozione" che "sentimento".

Sulla gestione razionale dei rapporti con gli altri

Se mi trovassi in un'isola popolata solo da piante ed animali, cercherei di studiare razionalmente sia gli animali che le piante per stabile il modo per me più utile di interagire con essi.

Potrei fare tranquillamente la stessa cosa, e con la stessa libertà, per stabilire il modo per me più utile di interagire con gli altri esseri umani nella società in cui vivo?

Penso di no, dato che gli altri agiscono o reagiscono verso di me tenendo conto del modo in cui io li considero, e delle mie intenzioni nei loro confronti.

In altre parole, il fatto che io studio razionalmente il prossimo al fine di interagire con esso nel modo per me più utile è oggetto di giudizio da parte del prossimo stesso, ed influenza il suo comportamento verso di me.

È opportuno rivelare ad una persona il fatto che io la studio razionalmente allo scopo detto sopra?

Per rispondere a tale domanda, inverto le parti e immagino che una certa persona mi studi razionalmente allo scopo di stabilire il modo per essa più utile di interagire con me. Come reagirei in tal caso? Guarderei questa persona con  ansia o paura? La riterrei pericolosa o sgradevole? Cercherei di evitarla? Cerchere di farle sapere il meno possibile su di me?

È immorale trattare gli altri in senso utilitaristico, ovvero come persone per interagire con le quali è utile seguire una strategia razionale?

È immorale cercare di ottenere benefici dagli altri? Il "do ut des", è un principio immorale? È qualcosa che conviene nascondere?

Ma cosa ci può essere di immorale in una strategia di interazione sociale se essa non include inganni, né danni, né offese, né violenze verso l'altro?

Occorre purtroppo considerare che una cosa è immorale se è considerata tale dagli altri. Infatti uno non può stabilire quanto un’azione sia immorale senza tener conto di cosa pensano gli altri a tale riguardo, dal momento che la morale è convenzionale.

Ebbene, secondo la morale convenzionale, interagire con gli altri secondo strategie razionali, piuttosto che in modo spontaneo e disinteressato, è un comportamento immorale, o comunque spregevole.

Io dico che questa moralità convenzionale è malsana, nel senso che tende a causare psicopatie. Infatti, ritenere immorale ciò che è innocuo, è stupido e nocivo in quando limita inutilemente la libertà individuale e ostacola la soluzione razionale dei problemi sociali, oltre al fatto che ci induce a nascondere e a dissimulare le nostre vere motivazioni e intenzioni.

Giudizio conscio vs. inconscio, volontario vs. involontario, razionale vs. emotivo, analitico vs. sintetico

L’atto del giudicare è un fenomeno complesso che non può essere semplificato senza distorcerne il significato e trascurarne le implicazioni. 

Il risultato di un giudizio di qualunque tipo su qualunque entità è una valutazione di corrispondenza di quella entità rispetto a certi fini o rispetto alla soddisfazione di certi bisogni o desideri. Il giudizio implica dunque una scelta tra prendere o lasciare, avvicinare o allontanare, accettare o respingere, preservare o distruggere, per raggiungere più facilmente certi fini o soddisfare più facilmente certi bisogni o desideri, o neutralizzare più facilmente certe paure.

E’ importante stabilire chi siano i soggetti del giudizio. Infatti io non credo che a giudicare sia un solo soggetto, ma un complesso di essi (che potremmo chiamare “agenti mentali”) che giudicano con metodi e fini diversi. Uno di questi soggetti è l’io cosciente; gli altri sono inconsci, involontari e automatici. In quanto alla volontarietà o involontarietà dell’io cosciente, la questione è aperta e non è mia intenzione affrontarla in questo scritto.

Il giudizio sintetico su una certa entità fornisce un risultato unico, complessivo su di essa. Il giudizio analitico fornisce invece una serie di risultati parziali, uno per ogni aspetto di quella entità.

Il giudizio razionale su una certa entità si basa su una logica algoritmica applicata consciamente all’entità stessa. Il giudizio emotivo consiste invece in una emozione associata automaticamente alla percezione dell’entità.

Il giudizio conscio è un giudizio di cui siamo consapevoli. Quello inconscio avviene a nostra insaputa, anche se siamo generalmente consapevoli dei risultati del giudizio stesso.

Un giudizio razionale può essere sintetico o analitico, come pure un giudizio emotivo, tuttavia il secondo è prevalentemente sintetico.

Un giudizio può essere più o meno volontario o involontario. Un giudizio volontario è sempre razionale (analitico o sintetico) e conscio, quello involontario sempre emotivo, sintetico e inconscio.

I giudizi emessi dai diversi agenti mentali giudicanti possono essere tra loro più o meno concordi o conflittuali. Nel secondo caso ci può essere una indecisione bloccante oppure una decisione basata sulla somma algebrica dei vari giudizi.

Per concludere, è importante osservare che noi giudichiamo soprattutto inconsciamente, involontariamente, automaticamente e sinteticamente, e che se vogliamo giudicare le nostre capacità di giudizio per milgiorarle  (esercizio che potremmo chiamare “metagiudicare”) dovremmo sforzarci di giudicare in modo per quanto possibile volontario (e quindi cosciente), razionale e analitico.

L'uso della ragione

La ragione non è tutto, e non è nemmeno la cosa più importante. E' uno strumento utile ma limitato, che possiamo scegliere di usare o non usare, o di usare solo in certe misure e in certe situazioni, insomma, quando, quanto, dove e come ci conviene.

La ragione serve a risolvere problemi attraverso una logica simbolica, ma può anche creare problemi, ed è comunque problematica. Infatti, se la ragione è unica come concetto e fenomeno generale, esistono innumerevoli ragioni e modi di ragionare diversi, ovvero innumerevoli raccolte di simboli, significati e collegamenti logici, anzi, una raccolta per ogni essere umano, più o meno simili o contrastanti tra loro.

Ma la questione che vorrei qui sollevare è: quando conviene usare la ragione (la propria ragione) e quando invece conviene comportarsi in modo spontaneo, seguendo solo i propri sentimenti e le proprie pulsioni, senza sottoporli ad un esame critico "razionale" di opportunità, convenienza, utilità, eticità ecc.

La mia opinione è che è impossibile, oltre che pericoloso, usare costantemente la ragione, per due motivi.

Il primo motivo è che se sottoponessimo tutto il nostro comportamento al controllo della ragione, questa diventerebbe da serva (ovvero strumento) del nostro organismo, padrona di esso, il che sarebbe assurdo da un punto di vista evoluzionistico oltre che logico. Infatti la ragione è nata e si è sviluppata solo recentemente nella storia evolutiva degli esseri viventi, come strumento adattativo e non ha un fine in sé, ma serve solo a risolvere problemi di adattamento all'ambiente per l'organismo. Vale a dire che la ragione non può essere un'autorità suprema, ma deve servire, ovvero deve ricevere i suoi scopi dall'organismo che la ospita e dal suo ambiente.

Il secondo motivo è che la ragione, come fenomeno che possiamo osservare in noi e negli altri, è molto limitata e piena di errori, oltre che molto varia e contraddittoria, per cui affidarle il controllo completo della nostra vita ci esporrebbe a gravissimi rischi di comportamenti nocivi per noi e per gli altri. Infatti ognuno ha ragione dal suo punto di vista e il conflitto tra ragioni diverse è la norma piuttosto che l'eccezione. Occorre anche dire che la ragione tende a risolvere i problemi individuali piuttosto che quelli sociali, per cui un suo uso incontrollato potrebbe causare gravi danni alla collettività.

Usiamo dunque la ragione con cautela, solo quando è necessario perché non riusciamo a risolvere altrimenti i nostri problemi, e soprattutto cerchiamo di migliorarla attraverso l'esame delle ragioni altrui e lo studio dell'opera di grandi e buoni psicologi e filosofi, anche se non è facile individuare e distinguere quelli grandi dai piccoli, i buoni dai cattivi e in questo non ci si può fidare nemmeno delle indicazioni degli accademici.

Importanza di avere ragione

Prendiamo due persone A e B che hanno opinioni contrastanti su una certa questione, per esempio se per il bene comune sia più utile la politica X o la Y, oppure se la causa di un inconveniente Z sia V o W, oppure se ciò che afferma il filosofo H sia vero o falso ecc.

Avere opinioni contrastanti può avere conseguenze drammatiche e, in casi estremi, tragiche. Perché le opinioni di A su una certa questione non solo qualificano A agli occhi di B, ma implicano un giudizio di A nei confronti delle opinioni di B, e di B nei confronti delle opinioni di A, in quanto coerenti o contrastanti con quelle dell’interlocutore, e quando si giudica l’opinione di qualcuno si giudica al tempo il soggetto che la possiede e la manifesta.

In altre parole, esprimere un’opinione comporta sempre e comunque, implicitamente, un giudizio negativo nei riguardi delle persone che non la condividono, e positivo nei riguardi di coloro che la condividono.

E’ questo il motivo per cui esprimere opinioni suscita ostilità nei propri confronti da parte di coloro che non sono d’accordo con esse. Infatti questi si sentono “offesi” dall’implicito giudizio negativo nei propri confronti da parte di coloro che esprimono opinioni incompatibili con le loro.

Questa dinamica mentale (più o meno conscia o inconscia) si regge sulla logica per cui una persona che sbaglia si qualifica come “una persona che sbaglia”, cioè come una che, avendo sbagliato una volta, e non riconoscendo il proprio errore, probabilmente continuerà a sbagliare, quindi è inaffidabile, e di conseguenza meno meritevole di un’altra nella gerarchia sociale. In altre parole, più una persona sbaglia, minore è la sua “dignità sociale” o autorevolezza.

Di conseguenza, dire ad una persona “hai sbagliato” equivale dunque a dirgli che la sua dignità sociale è più bassa rispetto a quella di chi non ha fatto lo stesso errore, almeno per quanto riguarda il campo (intellettuale, morale, economico ecc.) in cui è stato commesso il presunto errore.

Per l’uomo avere ragione è importante perché ne va (consciamente o inconsciamente) della sua dignità sociale (o reputazione) e della sua posizione gerarchica (intellettuale, morale, economica ecc.) nella società. Questo spiega l’aggressività che spesso erompe come reazione alla percezione di opinioni che non si condividono.

Per quanto una persona si sforzi di inibire le proprie reazioni aggressive nei confronti di chi esprime opinioni contrarie alle proprie, difficilmente riuscirà a nascondere la sua antipatia e il disprezzo verso il suo oppositore, e la conseguente antipatia e il conseguente disprezzo di ritorno.

L’unico modo per evitare questa escalation di odio (che Gregory Bateson chiama “schismogenesi”) sarebbe quello di non avere opinioni, oppure di non lasciarle trasparire, cosa che però ha ovvie controindicazioni sia per il benessere individuale che per quello sociale.

Vademecum dell’Etica Razionale

Questo Vademecum contiene una serie di esortazioni morali. Esso può essere utilizzato da chiunque come riferimento etico per il proprio comportamento e l’educazione dei propri figli, oltre che come strumento di diffusione dell’etica razionale in generale.

MI sono ispirato ai “I nuovi dieci comandamenti atei” di Richard Dawkins, ai quali ho apportato molte modifiche formali e sostanziali cercando di ottenere un documento più completo, efficace e accettabile da un maggior numero di persone.

10 regole per un’etica laica e razionale


1. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te e cerca di ripagare gli altri e la società per quello che da loro hai avuto; non danneggiare nessuno, tranne in caso di difesa personale o protezione civile.

2. Tratta tutti gli esseri umani con rispetto, lealtà, onestà ed equità, senza discriminare alcuno per motivi di razza, religione, orientamento sessuale, intelligenza, invalidità o classe sociale. Rispetta anche chi si comporta in modo disonesto o incivile, ma fa il possibile per impedirgli di nuocere a te e agli altri.

3. Obbedisci alle leggi dello stato democratico, mantieni gli impegni presi e compi responsabilmente i tuoi doveri; non tollerare che siano commesse illegalità da chiunque e contribuisci all’applicazione della giustizia sia come cittadino che come pubblico funzionario o eletto.

4. Nei conflitti cerca una soluzione pacifica se possibile; evita gesti e atteggiamenti aggressivi, ostili, sprezzanti, offensivi o umilianti; affronta le divergenze con calma e ragionevolezza e se un accordo o un compromesso è impossibile adotta le misure appropriate per difendere i tuoi interessi nel rispetto della legalità.

5. Rispetta l’ambiente naturale e quello urbano, contribuisci a tenerli sani e puliti e difendili da chi li inquina, deturpa o impoverisce denunciando gli abusi alle autorità e agli uffici pubblici competenti.

6. Cerca di correggere i tuoi difetti e di accrescere la tua cultura per meglio convivere con gli altri e meglio contribuire al bene comune facendo le scelte politiche e amministrative più sagge sia nel ruolo di elettore che di eletto.

7. Rispetta sempre il diritto degli altri di dissentire da te e di avere stili di vita diversi dai tuoi, purché non danneggino nessuno;

8. Metti in discussione e verifica le idee tue e degli altri (cominciando da quelle dei tuoi genitori ed educatori) e scarta quelle che sono contraddette dai dati reali; formati opinioni indipendenti sulla base del tuo raziocinio e della tua esperienza; non permettere che il conformismo, le religioni e i mezzi di comunicazione di massa ti inducano a comportamenti contrari al tuo benessere e al progresso civile. Non indottrinare i tuoi figli ma insegna loro a pensare con la propria testa, ad analizzare i dati e a dissentire anche da te se occorre.

9. Non mettere al mondo figli se non sei in grado di occupartene e di garantire loro il necessario per una crescita sana e serena, e un’istruzione adeguata alle sfide della società attuale. A tale scopo usa contraccettivi efficaci quando occorre.

10. Godi della tua vita sessuale e lascia che gli altri godano della propria quali che siano le loro inclinazioni, purché nessuna delle persone coinvolte venga danneggiata.

Quando la ragione si occupa dei sentimenti

Nella cultura di massa, e in quasi tutte le culture, i concetti di ragione e sentimento sono generalmente considerati antitetici e mutuamente esclusivi. In altre parole, la maggior parte della gente crede che più si è razionali, meno si è sentimentali, e viceversa.

Questa credenza è così diffusa che chi cerca di analizzare e spiegare i sentimenti con un approccio sistemico, ovvero cerca di scoprire le logiche inconsce che li producono o li inibiscono, viene visto dai più come uno che non riesce a vivere in modo sano i propri sentimenti, e non riesce ad amare né a "lasciarsi andare". In altre parole, viene visto come infelice, illuso, represso, senza-cuore, non-empatico, poco-umano, uno che non vive pienamente ecc.

È a causa di tale generale credenza che la psicologia (che è la disciplina che più di ogni altra dovrebbe occuparsi della fenomenologia dei sentimenti) è da un lato poco praticata dalle masse, dall'altro frammentata in scuole discordanti e poco efficaci. La loro scarsa efficacia, a mio parere, è dovuta al fatto che quasi nessuna affronta francamente, con un approccio razionale e sistemico (cioè causale e cibernetico), la natura dei sentimenti, da cui dipende la felicità e l'infelicità umana.

Per esempio, quando si parla di amore, se ne parla generalmente come di una cosa sacra e immateriale che sfugge ad ogni legge fisica, di un bene assoluto, ineffabile e indiscutibile, ma allo stesso tempo come di un concetto ovvio e intuitivo, tanto che parlarne in modo razionale viene considerato quasi un sacrilegio, un affronto al buon senso, una pedante provocazione, e un indizio dell'incapacità di amare.

Mi sono chiesto il motivo dell'ostilità nei confronti di uno studio sistemico dei sentimenti, e ipotizzo che essa sia dovuta al rifiuto inconscio di assumersi la responsabilità dei propri sentimenti.

Intendo dire che, sebbene i sentimenti siano in sé involontari, essi sono provocati da cause e circostanze concrete che l'uomo può, in una certa misura, modificare volontariamente.

Tornando all'esempio dell'amore, noi non possiamo scegliere di amare o non amare qualcuno o qualcosa, ma possiamo fare delle scelte che ci indurranno ad amare o a non amare, per cui siamo in qualche modo responsabili dell'amore che proviamo o non proviamo.

In altre parole, se noi conoscessimo la logica che determina l'amore e il suo opposto, potremmo scegliere di comportarci in modo da provare i sentimenti che riteniamo desiderabili e socialmente corretti, e da non provare gli altri.

D'altra parte, io credo che la conoscenza delle logiche dei sentimenti sia censurata dal super-io, in quanto esse sono in gran parte egoistiche.

L'uomo nasce con una innata capacità di amare e di odiare, che consistono in sentimenti funzionali alla sopravvivenza dell'individuo e della sua specie. Comprendere le "ragioni", cioè le logiche di tali sentimenti ci aiuterebbe ad ottenere più facilmente ciò che siamo portati ad amare, e ad evitare ciò che siamo portati ad odiare.

In ogni caso io escludo, per esperienza personale, che analizzare sistemicamente i sentimenti li inibisca. Al contrario, credo che tale analisi li esalti, sia perché li libera da autocensure, sia perché favorisce la soddisfazione dei bisogni da cui i sentimenti stessi dipendono.

Dividere per riunire

Per capire le ragioni del proprio disagio psichico, ovvero della propria infelicità, conviene fare una doppia operazione. Prima di divisione e poi di riunione, o integrazione. Questo perché probabilmente il disagio è dovuto ad una separazione (ovvero ad una non comunicazione e non cooperazione) tra entità importanti della nostra persona la cui cooperazione è essenziale per la sopravvivenza e il benessere. Una separazione di cui non siamo consapevoli, o che non ci è chiara, e che è necessario risolvere ristabilendo una sana e naturale integrazione tra parti che collaborano come dovrebbero, per motivi che non conosciamo.

Dicendo che prima occorre dividere, non intendo che dovremmo operare una separazione pratica, ma una teorica, ovvero dovremmo riconoscere, vedere, capire l'esistenza di una separazione già in atto e di cui non ci siamo ancora accorti. Perché si può operare una unificazione tra parti disgiunte solo se siamo consapevoli della loro separazione.

Le parti di cui dobbiamo riconoscere la separazione (per poi risolverla) sono innanzitutto due sezioni fondamentali in cui possiamo, a mio parere, dividere la nostra persona: l'io cosciente e il resto del corpo, il quale "resto" è inconscio per definizione, se per "io cosciente" intendiamo la (sola) parte cosciente della nostra persona, ovvero la nostra coscienza o consapevolezza.

Quanto ho appena detto implica che l'io cosciente è parte integrante del corpo, e non qualcosa di spirituale o metafisico, che appartiene ad un altro mondo o ad una dimensione del nostro mondo che non è soggetta alle leggi della natura. In altre parole, la mente (compreso l'io cosciente è parte) fa parte del corpo, e la persona, individuo, coincide con il suo corpo.

Il nostro obiettivo è dunque la giusta comunicazione e cooperazione tra l'io cosciente e il resto del corpo, ovvero ciò che possiamo chiamare il "corpo inconscio".

L'io cosciente è un'entità misteriosa di cui sappiamo sempre meno, dato che tutto ciò che la scienza "scopre" sulla mente fa parte del "corpo inconscio". Col progresso scientifico, infatti, il "mistero" della coscienza si riduce mentre aumenta la conoscenza "non misteriosa" dei meccanismi prevedibili o misurabili.

Suppongo che l'io cosciente sia la sede del libero arbitrio, dato che questo è cosciente per definizione. Tuttavia le opzioni tra cui l'io cosciente sceglie ogni volta che prende una decisione gli vengono fornite dai meccanismi del corpo inconscio. Quindi il libro arbitrio è solo parzialmente libero. Dato che un io cosciente non dotato di libero arbitrio non servirebbe a nulla, e quindi non avrebbe "senso" nemmeno da un punto di vista evoluzionistico, possiamo ipotizzare che l'io cosciente e il libero arbitrio siano la stessa cosa, ovvero che i loro nomi siano sinonimi.

Nei nostri discorsi potremmo dunque sostituire il pronome "io" con la parafrasi "il mio libero arbitrio".

L'io cosciente è inoltre capace di sentire il piacere e il dolore, sia in forma reale, cioè attuale, qui ed ora, sia in forma virtuale, cioè come ricordo o come anticipazione. È plausibile che senza tale capacità, l'io cosciente non servirebbe a nulla. Infatti possiamo ipotizzare che l'io cosciente sia il luogo in cui (e da cui) il libero arbitrio ordina al corpo resto del corpo cosa fare per ridurre il dolore e accrescere il piacere (siano essi attuali o futuri, reali o virtuali).

Coscienza, volontà e sentimento sembrano dunque intimamente intrecciati. Infatti, a mio parere, ciascuno di essi non avrebbe ragione di esistere senza gli altri due. Suppongo che questa triade coincida con l'io cosciente e che ogni suo componente sia soggetto a impulsi (provenienti dal resto del corpo) che sono il risultato di meccanismi inconsci e non controllabili direttamente (dall'io cosciente), se non mediante l'uso di farmaci o droghe particolari.

Quanto sopra è riassumibile in una semplice formula: io cosciente = sentimento + coscienza + volontà.

Nella mia visione dell'uomo (e di noi stessi) ho dunque "separato" dal resto del corpo la coscienza, la volontà, e il sentimento, e li ho poi riuniti nell'io cosciente.

Grazie a questa divisione e riunificazione, di cui siamo ora consapevoli, possiamo migliorare la cooperazione tra queste tre componenti, e tra la triade e il resto del corpo, a condizione che riconosciamo i rispettivi ruoli naturali.

La cosa più importante è capire che l'io cosciente è al servizio del resto del corpo, e non viceversa.

Infatti sarebbe assurdo, oltre che patologico, un atteggiamento autoritario da parte dell'io cosciente rispetto al resto del corpo, come se il cuore volesse stabilire e ordinare cosa debbano fare gli altri organi, invece di limitarsi a servirli pompando il sangue di cui essi hanno bisogno.

Cosa ci dice Gregory Bateson nel suo libro “Dove gli angeli esitano”

Cosa ci ha voluto dire Gregory Bateson con il suo ultimo libro “Dove gli angeli esitano”, scritto poco prima di morire? Qualche giorno fa mi sono posto questa domanda in modo perentorio e questa è la mia risposta, che vorrei condividere con voi, anzi, mettere in discussione con voi.

Dagli aneddoti e dai metaloghi sul senso del sacro narrati nel libro, mi sembra che emerga un conflitto molto profondo, direi esistenziale, tra due concezioni della ragione, l’una che la considera come una risorsa, l’altra come una minaccia, per la vita e la società.

Il sacro è considerato (da chi lo riconosce come tale) una cosa di importanza vitale, assoluta e fondamentale, insostituibile, indiscutibile, non un diversivo, non uno dei tanti aspetti della vita, non un’opzione tra tante. Il sacro, sia come idea, sia nelle sue manifestazioni rituali, è visto dai suoi adoratori come qualcosa a cui rivolgersi per conservare e difendere la propria identità e integrità non solo morale e sociale, ma direi perfino sistemica.

Contro chi questa integrità vuole difendersi? Semplicemente contro la ragione, la razionalità, il ragionare, la logica, il giudizio critico, l’utilitarismo e cose di questo genere. A tal proposito ritengo che gli esseri umani possano essere sommariamente divisi in due grandi categorie: i razionalisti e gli spiritualisti, gli uni contro gli altri armati.

La questione fondamentale che sottende il libro, a mio avviso, riguarda il valore e il disvalore della ragione, il bene e il male che da essa può scaturire. La posizione di Gregory a tale riguardo credo sia “centrista” non essendo lui né razionalista né spiritualista (o essendo entrambe le cose) , anche se era spesso considerato spiritualista dai razionalisti e razionalista dagli spiritualisti. A tal proposito voglio azzardare l’ipotesi che Gregory abbia scritto “Dove gli angeli esitano” proprio per riequilibrare la sua posizione, troppo sbilanciata a favore del razionalismo nelle pubblicazioni precedenti, con particolare riguardo alla sua celebrazione della cibernetica.

Non vi è dubbio che gli enormi danni che l’uomo ha fatto all’ambiente naturale e a se stesso siano imputabili alla sua ragione, in quanto libera dai vincoli della natura stessa. Voglio dire che, in un certo senso, la ragione è contro-natura (compresa la stessa natura umana), in quanto considera la natura una sua proprietà di cui può disporre come vuole, ignorandone le esigenze.

Gli obiettivi della ragione sono essenzialmente utilitaristici. Si tratta di risolvere dei problemi e di soddisfare dei bisogni con la massima produttività, ovvero col massimo risultato, il minimo sforzo/costo e nel minimo tempo, senza limiti, senza impedimenti, anzi, superando senza esitazione ogni limite e impedimento che dovessero presentarsi.

Non è così che funziona la natura. Infatti l’evoluzione naturale procede casualmente senza seguire alcuna logica o finalità, se non quelle scritte nei codici genetici, mutabili molto raramente e casualmente. Tuttavia, mentre l’evoluzione naturale assicura una certa stabilità alle specie che sopravvivono, la ragione può essere molto distruttiva in tempi brevi, specialmente a causa della competizione tra gli esseri umani, che, al fine di prevalere gli uni sugli altri, possono usare mezzi sempre più potenti e distruttivi, di cui nessun’altra specie vivente può disporre.

D’altra parte il progresso umano, ovvero l’evoluzione culturale, sono interamente dovuti alla ragione. Di conseguenza, a mio giudizio, con qualche eccezione, i razionalisti coincidono tipicamente con i progressisti, e gli spiritualisti con i conservatori. Infatti il sacro si alimenta con i propri riti, che non hanno nulla di creativo, di progressista, sono perfettamente e assolutamente ripetitivi e conservatori, come dogmatiche sono le relative credenze.

L’ordine sociale e morale degli spiritualisti (cioè dei fautori del sacro) è di natura sostanzialmente sentimentale/emotiva, vale a dire fondato sull’amore e sul timore, sulla venerazione dell’autorità religiosa e sulla sottomissione intellettuale ad essa. L’ordine sociale e morale dei razionalisti (cioè dei detrattori del sacro) è invece di natura essenzialmente logica e utilitaristica. Ne consegue una difficoltà di convivenza e di cooperazione tra persone che non appartengono alla stessa categoria “esistenziale”.

Dopo questa lunga digressione, torno alla domanda con cui ho esordito: cosa ci vuole dire Gregory con le pagine che stiamo leggendo? Ebbene, in poche parole, credo ci voglia dire che la ragione deve guardarsi da se stessa e muoversi con cautela, esitando ogni volta che propone qualche cambiamento ad un sistema (sia naturale che culturale) che si è formato senza di essa o con poco di essa, perché il cambiamento potrebbe rompere un’integrità che la ragione stessa potrebbe non essere in grado di sostituire con una più sana e altrettanto forte.

Tuttavia, per Bateson (e anche per me) la ragione non va demonizzata, non va combattuta in quanto ragione, ma va educata al rispetto della natura, compresa la natura umana, compreso il rispetto del sacro, perché senza il contributo della ragione il sacro da solo ci riporterebbe indietro nell’evoluzione culturale.

Introduzione al caffè filosofico del 24/2/2022 sul tema “L’intelligenza nell'uomo, negli altri viventi e nei computer”

Il vocabolario Treccani definisce l’intelligenza, tra l’altro, come segue:

  • Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento.

  • […] è propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza.

  • [...] entro certi limiti (memoria associativa, capacità di reagire a stimoli interni ed esterni, di comunicare in modo anche complesso, ecc.), è riconosciuta anche agli animali, spec. mammiferi (per es., scimmie antropomorfe, cetacei, canidi).

  • Nella terminologia filosofica, il termine equivale sostanzialmente a intelletto.

  • Attitudine a intendere bene, con facilità e prontezza

  • Lo spirito stesso, o l’uomo, in quanto intende.

  • Competenza, esperienza in qualche campo del sapere o anche nella professione o in cose pratiche.

  • In cibernetica, intelligenza artificiale: riproduzione parziale dell’attività intellettuale propria dell’uomo (con partic. riguardo ai processi di apprendimento, di riconoscimento, di scelta).

Sulla base di tali definizioni, al termine “intelligenza” possono essere associati concetti come i seguenti: pensiero, comprensione, intelletto, spiegazione, astrazione, intendere, intenzione, competenza, soluzione di problemi, giudizio, razionalità, ragione, adattamento, consapevolezza, autoconsapevolezza, memoria associativa, comunicazione, capacità di reagire a stimoli, spirito.

Alcune problematiche relative all’intelligenza possono essere riassunte in domande come le seguenti:

  • ci può essere intelligenza senza consapevolezza?

  • ci può essere competenza senza intelligenza?

  • in quale misura l’intelligenza è una caratteristica innata e in quale misura può essere appresa e sviluppata?

  • è possibile un’intelligenza senza sentimenti né emozioni?

  • l’intelligenza presuppone delle finalità, dei valori?

  • a cosa serve l’intelligenza?

  • l’intelligenza si può misurare oggettivamente?

  • come si può misurare o valutare l’intelligenza?

  • può una persona A meno intelligente di una persona B valutare l’intelligenza di B?

  • può una persona valutare la propria intelligenza?

  • l’intelligenza è qualcosa di unitario o esistono diverse intelligenze?

  • cosa s’intende per intelligenza emotiva?

  • il grado d''intelligenza di una persona dovrebbe o potrebbe essere usato per stabilire la sua posizione gerarchica nelle organizzazioni umane?

  • il contrario di intelligenza è stupidità?

  • una persona molto intelligente in generale, può essere stupida in qualche campo o problematica particolare?

  • la paura, l’amore, l’odio, la bellezza, l’attrazione fisica, possono influire negativamente o positivamente sul funzionamento dell’intelligenza?

  • in quale misura e in quali problematiche l’intelligenza artificiale può sostituire o superare quella umana?

  • le piante possiedono un’intelligenza?

  • gli organi di un organismo vivente (a partire dalle cellule) possiedono un’intelligenza?

  • che relazione c’è tra “mente” (o psiche) e “intelligenza”?

  • che relazione c'è tra intelligenza e razionalità?

A voi la parola!