Più ci liberiamo, più aumenta il peso delle nostre responsabilità.
Ognuno ha ragione dal suo punto di vista, ma è responsabile del suo.
Né i genitori, né la scuola ci hanno insegnato a disobbedire responsabilmente.
Ognuno di noi è una società (di agenti mentali autonomi) a responsabilità limitata.
Parlare male di qualcuno è un modo per distogliere l'attenzione dalle proprie responsabilità.
Per il progresso civile e morale occorre sostituire il senso di colpa con il senso di responsabilità.
Ogni essere umano adulto è responsabile di fronte agli altri dell'uso che fa del proprio corpo e della propria mente.
Ognuno è responsabile dell'uso del corpo e della mente che il caso gli ha assegnato, nella misura in cui è sano di mente.
Più si è intelligenti, istruiti, liberi, economicamente sicuri e in salute, più si è corresponsabili dello stato della società in cui si vive.
L'ignoranza o la dimenticanza di certi fatti o di certe nozioni può essere un modo in cui la mente evita inconsciamente insopportabili conflitti e responsabilità.
L'io è responsabile del proprio inconscio in quanto può curarlo (anche se solo indirettamente e lentamente) mediante lo studio delle psicologie e la pratica di psicoterapie.
Scegliere in modo consapevole, valutando razionalmente tutte le opzioni disponibili, è faticoso e rischioso. Per questo i più preferiscono delegare le proprie scelte al proprio cuore.
Avere uno o più padroni o circostanze che impongono di fare o pensare certe cose può calmare l'angoscia di non sapere cosa fare o pensare e la paura di essere vittime e responsabili di decisioni sbagliate.
A tutti interessano le narrazioni che parlano di colpe di altre persone o di altri gruppi, purché non vi sia in esse il minimo accenno a possibili responsabilità dell’ascoltatore o dei gruppi a cui questo appartiene.
Siamo responsabili non solo di ciò che facciamo e produciamo, ma anche della scelta di dove guardare, dove ascoltare, dove leggere. In altre parole, siamo responsabili non solo del nostro output, ma anche del nostro input.
In ogni momento possiamo (e dobbiamo) scegliere se lasciare inserito il pilota automatico del nostro comportamento o se passare in modalità manuale, ovvero consapevole e volontaria. In tal senso non si può non scegliere, e ognuno è responsabile delle sue scelte di fronte agli altri.
Un tempo l'uomo era più attivo, laborioso, morale, combattivo, progressista perché i regimi di un tempo erano autoritari, repressivi, dittatoriali, liberticidi, e la vita difficile per i più. Oggi la democrazia e la libertà, unite alle migliorate condizioni economiche, hanno reso l'uomo medio più pigro, irresponsabile, smarrito, depresso, demotivato.
Quando qualcuno ci propone la condivisione di qualcosa, noi scegliamo se accettare o rifiutare tale condivisione. Tale scelta ci responsabilizza in entrambi i casi. Infatti rifiutare una condivisione costituisce il rifiuto di una cooperazione in quanto tale è un atto ostile. D'altra parte accettare la condivisione comporta un impegno a rispettarne le conseguenze.
Tutti sbagliamo ogni tanto, tutti abbiamo delle colpe. Il problema sta nella valutazione della loro gravità e delle pene richieste per la loro indulgenza. Infatti quello che per uno è un peccato mortale, per un altro è un peccato veniale.
Inoltre, siccome la valutazione di una colpa è un fatto normalmente emotivo, è difficile misurarne il peso in termini razionali.
Quello che più mi rattrista nei casi di disaccordo non è tanto il disaccordo in sé, quanto il fatto che ognuno dei contendenti pensa che l'interlocutore sia in disaccordo con le proprie opinioni perché è meno informato, meno intelligente, meno sensibile, meno empatico, meno morale, meno "aperto", o meno disponsto a prendere in considerazione altre versioni dei fatti.
Insomma, non ci basta constatare il discaccordo, ma cerchiamo di dare all'interlocutore e solo all'interlocutore la responsabilità di esso.
La libertà è pesante, perché chi è davvero libero di essere e fare ciò che gli pare è responsabile di tali scelte verso gli altri, i quali lo giudicheranno per esse, e in funzione di esse potrebbero cambiare il loro modo di interagire con l'interessato fino al punto di emarginarlo o punirlo.
La libertà è dunque gravosa, onerosa, stancante e angosciante e non può essere sopportata a lungo.
È pure vero che molti si illudono di essere liberi, ma, per evitare il peso e i rischi delle responsabilità, si muovono all'interno di invisibili gabbie mentali.
Ogni essere umano è il centro di una rete di relazioni più o meno stabili con altre entità (esseri viventi, macchine, sistemi, informazioni, oggetti, materiali, alimenti, sostanze ecc.) con cui interagisce per sopravvivere, soddisfare le sue motivazioni (istinti, bisogni, desideri, curiosità ecc.), ottenere piaceri ed evitare dolori, secondo algoritmi parzialmente variabili memorizzati nel suo sistema nervoso.
Quanto detto vale anche per qualsiasi altro essere vivente dotato di sistema nervoso, mentre probabilmente solo negli algoritmi umani ci sono parti che riguardano la morale, la responsabilità e il senso di colpa propria e altrui.
Anche nella sfera civile c'è un peccato originale che riguarda tutti gli esseri umani. Il fatto di essere nati homo sapiens, cioè un animale completamente dipendente dagli altri, implica dei doveri verso il prossimo, che tendiamo a disattendere per amore della nostra libertà individuale.
Non si fa mai abbastanza per il bene comune perché ancora di più ci interessa quello personale. Soprattutto, si fa troppo poco per combattere i mali della società e le loro cause. Per questo siamo costantemente nel peccato civile e, per evitare l'angoscia che esso ci provoca, lo rimuoviamo nell'inconscio.
Tuttavia, dal momento che i mali della società sono sotto gli occhi di tutti, non possiamo fare a meno di accusare qualcun altro di esserne responsabile. Viviamo quindi in una situazione di falsità permanente, cercando di dimostrare di avere più meriti che demeriti rispetto alla società e di non essere corresponsabili dei suoi mali,
Vedi anche Il problema (e la paura) della responsabilità.
Si potrebbe fondare una psicologia incentrata sul concetto di cambiamento, vale a dire sulle motivazioni opposte, conflittuali, tra cambiare e conservare certe cose, all’interno e/o all’esterno di se stessi.
Ogni disaccordo determina la motivazione alla sua eliminazione e/o il raggiungimento di un accordo. Ciò implica la necessità di un cambiamento in uno o in entrambi i termini del disaccordo stesso. Di conseguenza ogni disaccordo genera il desiderio e la ricerca di un cambiamento.
Un cambiamento consiste in una differenza tra due stati temporalmente consecutivi di un certo contesto.
Un cambiamento può costituire una novità o un ritorno ad uno stato precedente.
Un cambiamento non è mai spontaneo, ma è sempre l’effetto di uno o più altri cambiamenti. Perciò, se si vuole cambiare qualcosa, bisogna cambiare qualche altra cosa, all’interno o all’esterno di se stessi. D’altra parte a seguito di ogni cambiamento dobbiamo aspettarci ulteriori cambiamenti come suoi effetti.
La paura di un cambiamento è giustificata dal fatto che non si conoscono i suoi effetti, ovvero gli ulteriori cambiamenti che esso può causare.
La vita non può fare a meno di cambiamenti. L’assenza di cambiamenti è mortale.
Il divenire consiste in cambiamenti successivi.
Ognuno dovrebbe chiedersi: cosa vorrei cambiare e cosa conservare all’interno e all’esterno di me stesso?
Il cambiamento, se volontario, implica una responsabilità riguardante le conseguenze del cambiamento stesso.
Il concetto di responsabilità è uno dei più problematici per l'umanità. Su di esso si basano l'etica, la politica e le dinamiche interpersonali. Essere responsabili di una situazione significa, infatti, avere avuto o avere ancora il potere e la libera volontà di determinarla nel bene o nel male.
L'Uomo tende ad assegnare ad una o più persone la responsabilità di qualunque cosa accada al mondo ad eccezione dei fenomeni puramente naturali. Molti pensano, infatti, che tutto ciò che accade avvenga per volontà di qualcuno, cioè di un essere umano o gruppo di esseri umani, oppure di Dio o altra entità spirituale.
E' difficile, per molti, ammettere che quasi tutto ciò che avviene nel mondo non è determinato dalla libera volontà umana né da quella divina. Infatti la volontà umana è in gran parte non libera ma deterministica, e quella divina è questione di fede e non è dimostrabile razionalmente. Ne consegue che quasi tutti cercano di dimostrare di non essere responsabili dei mali della società e di avere molti più meriti che demeriti.
Essere considerati responsabili di un male verso una o più persone è pericoloso e spaventoso, perché a ciò è associata l'idea di meritare perciò una punizione da parte del danneggiato o del resto della società, che, nei casi più gravi, potrebbe consistere nell'emarginazione sociale, violenze, pene detentive o perfino nella morte.
Siccome i mali della società sono sotto gli occhi di tutti, è importante avere un alibi per dimostrare di non esserne responsabili o corresponsabili. E allora, specialmente se si pensa che nulla avvenga per colpa di nessuno, è giocoforza che se noi non siamo responsabili del male, qualcun altro debba esserlo. Da qui la tendenza a cercare, non in noi stessi ma negli altri, i responsabili dei mali della società, cioè delle nostre sofferenze e di quelle altrui.
A tale scopo ci sono tantissime tesi, idee, congetture, teorie, e ideologie (politiche, economiche, storiche, religiose, spirituali, scientifiche ecc.) da cui si evince che certe persone non siano responsabili dei mali che affliggono la società, mentre lo siano altre persone. Tali supposizioni, deresponsabilizzanti per i loro proponenti e seguaci, sono sempre state popolari perché rispondono al bisogno di ogni essere umano di avere un alibi rispetto ai mali della società.
Da un punto di vista psicologico, il nostro bias cognitivo ci presenta una visione del mondo parziale e distorta in modo da essere deresponsabilizzanti per noi.
Da un punto di vista psicoanalitico, possiamo supporre che ognuno di noi tenda a rimuovere nell'inconscio ogni "prova" che potrebbe indebolire il nostro alibi rispetto ai mali della società.
La mia opinione è che ogni essere umano libero e capace di intendere e di volere sia, in proporzione alle sue capacità e possibilità, corresponsabile dei mali della società, a meno che non possa dimostrare di battersi efficacemente contro di essi (questo vale anche per la mia persona).
Infatti io credo che la responsabilità morale di un individuo non consiste solo nell'astenersi dal fare cose nocive come rubare, uccidere, mentire, ma include anche l'obbligo di impegnarsi attivamente, produttivamente, per il bene comune e il miglioramento della società.
Secondo me, per migliorare la società è indispensabile che i veri responsabili dei suoi mali ammettano la loro responsabilità o corresponsabilità e cerchino di migliorare il proprio comportamento, oppure che un'adeguato numero di persone combattano efficacemente per costringere i responsabili dei mali a correggersi.
Mi aspetto che gli argomenti che ho esposto in questo articolo siano sgraditi alla maggior parte della gente perché tendono a responsabilizzare ogni essere umano rispetto ai mali della società e a demistificare ogni tesi deresponsabilizzante.
Per questo mi aspetto una secca opposizione difensiva e controffensiva ai miei argomenti da parte dei più, consistente soprattutto in accuse, verso la mia persona, di arroganza, presunzione, ingenuità, ignoranza e mancanza di credenziali accademiche, anziché una pacifica discussione sulla fondatezza o infondatezza razionale delle idee che ho esposto.
Vedi anche Il peccato originale laico e la sua rimozione.