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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Ruoli sociali

44 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Sindrome della primadonna

Ogni donna vorrebbe essere la primadonna del suo uomo.

Domanda sulle interazioni

Di ogni umano chiedersi: con chi interagisce e in quali ruoli?

Servi e padroni

È impossibile vivere in società senza mai essere servi né padroni.

Domande esistenziali (sui ruoli sociali)

Che ruoli (non) ho nella società?
Che ruoli (non) vorrei, (non) potrei, (non) dovrei avere?
Che ruoli (non) voglio, (non) posso, (non) devo avere?

Per essere felici

Per essere felici è importante avere ruoli, posizioni gerarchiche, poteri e valore personale adatti a sé, e riconosciuti e accettati da un numero di persone sufficientemente grande.

Far parte di una società

Far parte di una società (bisogno umano fondamentale dovuto alla nostra interdipendenza) significa occupare un posto e avere una funzione, un ruolo, un valore, riconosciuti dagli altri membri della società stessa.

Tipi umani

La gente si può classificare in pastori, pecorelle, pecoroni, cani da pastore, cani sciolti, lupi alfa e lupi gregari, e ogni individuo può cambiare ruolo più volte nella vita e assumere più ruoli allo stesso tempo.

Ruoli e posizioni

Ognuno vorrebbe avere un certo ruolo e una certa posizione gerarchica nella società. Se non può ottenerli, può lottare per conseguirli, sopportare la frustrazione, isolarsi, o emigrare in un'altra società più promettente.

Incontri e negoziazioni

Quando due umani si incontrano (realmente, virtualmente o col pensiero) essi negoziano, rinegoziano o confermano (consciamente o inconsciamente) i ruoli e i livelli gerarchici reciproci che regoleranno le loro prossime interazioni.

Psicologia delle bravure

Per essere apprezzati bisogna essere bravi servi o bravi padroni, bravi discepoli o bravi maestri, brave pecore o bravi pastori, bravi amici o bravi nemici, bravi conservatori o bravi progressisti, bravi tradizionalisti o bravi rivoluzionari, bravi buffoni o bravi artisti.

La natura umana in una frase

Ogni essere umano, consciamente o inconsciamente, vuole e non vuole interagire con altri esseri umani e cose in certi ruoli e forme per ottenere vantaggi e piaceri ed evitare svantaggi e dolori secondo quanto registrato nella sua mappa cognitivo-emotiva, per soddisfare i suoi bisogni genetici.

Sulla timidezza

La timidezza consiste in una imbarazzante indecisione circa il ruolo da assumere in certe situazioni con certe persone più o meno conosciute, accompagnata dalla paura di non essere all'altezza del possibile ruolo o che gli altri non siano disposti ad accettarlo, decretando l'incapacità sociale del soggetto.

Sul presentarsi agli altri

Di fronte agli altri dobbiamo decidere come presentarci, cioè dobbiamo dichiarare le nostre appartenenze, e il nostro status e il nostro ruolo nell'ambito di ognuna di esse. Così facendo ci esponiamo alla competizione e alle critiche riguardanti tutte le appartenenze, gli status e i ruoli che abbiamo dichiarato.

Domande sul ruolo

Che ruolo voglio avere nella società?

Ho i prerequisiti e le competenze per tale ruolo?

Gli altri riconoscono i miei prerequisiti e le mie competenze, e sono disponibili ad accettare che io assuma tale ruolo?

Cosa devo fare affinché gli altri mi riconoscano in tale ruolo?

Doveri di appartenenza

Per appartenere ad una certa comunità, una persona deve fare ciò che quella comunità si aspetta da un membro nel ruolo e nella posizione che la persona ha o desidera avere nella comunità stessa. In altre parole, per appartenere ad una comunità è necessario servirla, ovvero esserle utile. Non si può appartenere come parassiti.

Oscillazioni dell'io

Per tutta la vita l'io oscilla continuamente tra lo stato di soggetto e quello di oggetto, tra agire e subire, tra attore e spettatore, tra libero e schiavo, tra dare e ricevere, tra attrazione e repulsione, tra noia ed eccitazione, tra attacco e fuga, tra egoismo e altruismo, tra padrone e servo, tra bisogno e soddisfazione, tra piacere e dolore.

Complementarità dei ruoli

Un ruolo non è definibile separatamente ma solo in relazione a ruoli complementari o antagonisti. Per esempio, non è possibile essere padrone senza servo, insegnante senza discente, datore senza ricevitore ecc.

Vedi anche Ruoli sociali.

Umorismo e ruoli

L'effetto umoristico nasce da un brusco cambiamento di ruolo di una persona (da un ruolo inferiore ad uno superiore, da uno perdente a uno vincente, o viceversa) per effetto di un brusco cambiamento di contesto.

Vedi anche Ruoli sociali.

Tecnica e ruoli

Per quanto riguarda la tecnica sono previsti i seguenti ruoli: utente, tecnico, tecnologo, tecnocrate. Poi ci sono gli oppositori, che considerano la tecnica un pericolo per l'umanità. Ho il sospetto che questi ultimi odino la tecnica perché non sono abbastanza intelligenti per capire come si usa, giacché ogni tecnica richiede un certo apprendimento e un certo intuito.

Appartenenze, ruoli e rituali

In ogni momento, in ogni umano, l'inconscio sceglie un insieme sociale a cui appartenere e il ruolo da assumere in esso. Allo stesso tempo l'inconscio comanda l'esecuzione di qualche rituale che caratterizza quell'insieme sociale e quel ruolo. Infatti ogni umano ha un bisogno innato di appartenenza sociale, che può essere soddisfatto solo attraverso l'esecuzione di certi rituali.

Realtà e illusioni sui ruoli sociali

Ogni essere umano ha una certa idea della società in cui vive, dei ruoli che ciascuno vi esercita e di quelli che ciascuno vorrebbe esercitarvi, a cominciare da se stesso. Le differenze tra i presunti ruoli attuali di ciascuno e quelli da lui desiderati costituiscono le dinamiche psicologiche individuali e sociali. Tuttavia le idee sui ruoli attuali e quelli desiderati possono essere ingannevoli e illusorie, ovvero più o meno realistiche.

Gioco di ruoli

La vita sociale è come un dramma in cui ognuno di noi cerca di giocare un certo ruolo più o meno esplicito e più o meno compreso, accettato o osteggiato dagli altri.



Paternalismo e filialismo

Il primo rapporto umano che un umano apprende è quello genitore-figlio. Da adulto, egli tende a formare lo stesso tipo di rapporto nei confronti degli altri adulti, scegliendo di preferenza il ruolo paterno (paternalismo) o quello filiale (filialismo), vale a dire il ruolo di dominatore/tutore o quello di dominato/tutelato. Un rapporto paritario è possibile solo sotto il controllo di una autorità terza a cui ambo le parti sono sottomesse.

Bilanciamento nella comunicazione

Una comunicazione sana, rispettosa e democratica, dovrebbe essere bilanciata, ovvero la quantità di informazione che viaggia in un verso dovrebbe essere simile a quella viaggia in senso opposto. Infatti, nella comunicazione tra A e B, se A dice a B di propria iniziativa molto più di quanto B dice ad A, questo significa probabilmente che A sta cercando di assumere e di giustificare una posizione gerarchica politica, intellettuale o morale superiore, ovvero un suo ruolo dominante. In tal caso si può dire che A stia cercando di in-formare B più di quanto B cerchi di in-formare A.

Il cartello con cinque liste

Dovremmo immaginare ogni persona (noi compresi) con al petto un cartello contenente cinque liste: "cosa chiedo", "cosa offro", "cosa sento", "cosa penso", "come funziono".






Accettazione e ruoli

Si fa presto a dire "accettazione", a dire che ognuno desidera essere accettato, e che di conseguenza ognuno dovrebbe accettare l'altro. Ma ogni accettazione implica certi ruoli. Infatti A accetta B solo in certi ruoli, e non in certi altri. Dovremmo allora chiederci: in quali ruoli sono disposto ad accettare X? In quali ruoli X è disposto ad accettare me? Come pari? Come superiore? Come inferiore? Come maestro? Come allievo? Come guida? Come seguace? Come padrone? Come servitore? Come collaboratore? Come cliente? Come fornitore? Come compagno di giochi? Come soccorritore? Come amico? Come partner erotico? Ecc.

Sottovalutazione e svalutazione

Ogni umano ha bisogno di essere accettato come membro di una comunità per lui congeniale, in un ruolo e un livello gerarchico corrispondenti alla propria autostima.

Quando la stima ottenuta da una persona è inferiore alla propria autostima, si genera un'ostilità tra colui che si sente sottostimato e il sottostimatore, ostilità che comporta una crescente svalutazione reciproca.

Se la discordanza di valutazioni non viene risolta, eventualmente con l'intervento di altre persone, colui che si sente sottostimato può essere indotto ad abbandonare la comunità da cui desiderava essere accettato.

Ruoli desiderati

Ognuno ha in mente, consciamente o inconsciamente una certa comunità ideale in cui a se stesso e agli altri sono assegnati certi ruoli. Una società è pacifica quando i ruoli effettivi sono accettati da tutte le parti in gioco, violenta e conflittuale quando non c'è accordo sui rispettivi ruoli.



Ruoli nel gioco dello status

Nel gioco dello status, oltre ai contendenti, ci sono i giudici istituzionali e gli spettatori.

I giudici istituzionali hanno uno status molto elevato in quanto sono autorizzati ufficialmente dalla comunità a emettere giudizi sullo status dei contendenti, ovvero ad assegnare gli status stessi.

Gli spettatori sono giudici occasionali, non istituzionali e non ufficiali, il cui status consiste nel loro potere di determinare lo status dei contendenti confermando o smentendo, in quanto masse numericamente potenti, quello sentenziato dai giudici istituzionali. In tal modo gli spettatori confermano o smentiscono anche lo status degli stessi giudici in quando giudici.

Il problema dell'assegnazione dei ruoli e dei ranghi

Ognuno vorrebbe avere certi ruoli e ranghi nella società o nei gruppi, e assegnare agli altri certi ruoli e ranghi. Il problema è che raramente c'è accordo o compatibilità sulle rispettive assegnazioni.





Vedi anche Ruoli sociali.

Sui ruoli sociali

Le interazioni sociali sono regolate da una quantità di regole non scritte e spesso inconscie. Tra queste regole ci sono i ruoli che ogni interagente si attribuisce e quelli che attribuisce agli altri.
 
L’attribuzione dei ruoli può essere più o meno rigida o flessibile, ovvero fissa o variabile, negoziabile o non negoziabile, consensuale o conflittuale.
 
Un ruolo sociale ha aspetti qualitativi e quantitativi. Gli aspetti qualitativi riguardano i tipi di interazione possibili, ovvero le possibili forme di cooperazione; quelli quantitativi le rispettive posizioni gerarchiche, ovvero i rapporti di forza e di autorità tra gli interagenti.
 
Nella cultura occidentale odierna, la gestione dei ruoli sociali è normalmente inconscia a causa di un egualitarismo ipocrita di facciata. Parlarne è considerato politicamente scorretto.

Appartenenze, ruoli e gerarchie

Appartenere ad un insieme implica avere un certo ruolo nell’insieme stesso. Intendo dire che si può appartenere ad un insieme in vari modi, cioè assumendo vari ruoli.

Di conseguenza, il bisogno o il desiderio di appartenere ad un certo insieme (come, ad esempio, un gruppo, un’organizzazione, una comunità) è condizionato dal ruolo che si vorrebbe avere in quell’insieme. In altre parole, certi ruoli sono considerati accettabili, altri inaccettabili, da chi aspira ad una certa appartenenza. D’altra parte ogni ruolo implica una certa posizione gerarchica.

Conviene dunque chiederci non solo a quali insiemi una persona desidera appartenere o pensa di appartenere, ma anche in quali ruoli e in quali possibili posizioni gerarchiche.

Il gioco sociale - The social game

Ogni umano è impegnato (consciamente o inconsciamente) nel gioco sociale. Lo è in ogni momento e in ogni luogo. La posta in gioco è l'appartenenza e l'interazione sociale migliore possibile, ovvero i partner migliori possibile, e i ruoli migliori possibile, che l'individuo si può permettere date le proprie risorse e i propri limiti.

È un gioco competitivo, perché non tutti possono avere uno stesso partner, e i partner possibili non hanno tutti le stesse qualità e le stesse risorse.

Il gioco sociale include vari giochi, tra cui il gioco dello status (the status game), e i giochi culturali, per cui, all'interno di ogni comunità o categoria sociale, vengono condivise le forme culturali (estetiche, etiche, economiche, politiche ecc.) tipiche di quella comunità o categoria.

Il gioco sociale non è opzionale, ma è indispensabile per la sopravvivenza e per la salute mentale di ogni essere umano.

Il piacere (e il dolore) della (non) partecipazione

Partecipare significa essere parte di un sistema di parti che interagiscono secondo programmi e margini di libertà che dipendono dalla particolare natura del sistema.

I gruppi sociali sono sistemi a cui gli esseri umani hanno bisogno di appartenere, ovvero di cui essi hanno bisogno di essere parte. Ogni gruppo è caratterizzato da certe forme, norme, valori e ruoli attraverso i quali, e solo attraverso i quali, è possibile interagire.

La non partecipazione ovvero l'isolamento sociale è considerato prova di disumanità. Chi più partecipa è considerato più umano e desiderato, chi meno partecipa è considerato meno umano ed emarginato.

Quando soddisfano il bisogno di partecipare, gli esseri umani provano piacere, quando non vi riescono, dolore e disturbi mentali.

Perciò l'uomo cerca continuamente di partecipare a eventi, movimenti e forme sociali e di raccogliere e condividere prove e riconoscimenti di tale partecipazione, come foto, video, souvenirs, amuleti, simboli, medaglie, trofei, diplomi, regali, opere d'arte, musica, giornali, libri, post in social networks ecc.

Bisogno di giocare i propri ruoli

Ognuno di noi, per il fatto di vivere in una società, assume una serie di ruoli, ovvero funzioni sociali, che gli vengono assegnati dagli altri o che si assegna da sé in modi più o meno consensuali o conflittuali.

Attraverso l'attuazione (gioco) di tali ruoli ognuno di noi interagisce con gli altri e scambia tutto ciò che ci serve per vivere e soddisfare i nostri bisogni. Infatti interagire significa giocare uno o più ruoli, dato che le interazioni umane sono normalmente regolate da prescrizioni che prevedono certi ruoli e certe prerogative di ciascun ruolo, per cui un'interazione senza regole e senza ruoli è praticamente impossibile o è bestiale.

Come conseguenza dell'assegnazione dei ruoli, ognuno di noi sviluppa un bisogno di giocare i ruoli stessi, perché solo attuandoli possono avvenire gli scambi di cui abbiamo bisogno.

Concludendo, è bene chiedersi quali siano i ruoli che ci siamo assegnati o che gli altri ci hanno assegnato, perché abbiamo un bisogno inconscio di attuarli.

Vedi anche Ruoli sociali.

Attitudini sociali


Per quanto riguarda la determinazione di con chi, in quali ruoli e con quali regole interagire, una persona può avere diverse attitudini, che ho raggruppato nei tipi seguenti elencati in ordine di frequenza, il primo essendo il più comune, l'ultimo il più raro.

1) Subire, seguire, eseguire, obbedire, adattarsi, conformarsi, rassegnarsi, arrendersi, affiliarsi, accettare le regole altrui (di singoli o della comunità).

2) Scegliere, selezionare, discriminare, distinguere, emigrare, deviare, ribellarsi, rifiutare, abbandonare, ignorare, cambiare, cercare il meglio disponibile.

3) Imporre, guidare, dominare, comandare, costringere, istruire, forzare, nominare, ordinare, ingiungere, esigere, attribuire, affermare, asserire, imporre agli altri le proprie volontà, gusti, idee, opinioni, vedute, preferenze, regole.

4) Inventare, trasformare, riformare, congegnare, progettare, costruire, creare nuove forme, paradigmi, etiche, estetiche, regole, giochi, modalità, mode, modelli, metodi e ruoli per interagire.

Tali attitudini non sono mutuamente esclusive. Ogni persona può esercitarle tutte con frequenze e pesi diversi, ovvero con inclinazioni e tendenze particolari verso alcune di esse.

Occasioni sociali

L'uomo ha bisogno di interagire con altri, ma non può farlo liberamente, essendo psicologicamente condizionato dall'Altro generalizzato (termine usato da George Herbert Mead per indicare l'insieme dei possibili ruoli sociali conosciuti da un individuo attraverso le sue passate interazioni con gli altri)

Una persona può dunque interagire con gli altri solo nell'ambito di "occasioni sociali" (ovvero configurazioni di luoghi, tempi, forme, modi, linguaggi e ruoli) stereotipate, predefinite e approvate dalla comunità così come l'individuo le ha percepite, interiorizzate e associate all'Altro generalizzato.

Le feste, pubbliche o private, sono esempi di tali "occasioni sociali". Altri esempi sono i rapporti di lavoro, quelli commerciali, turistici, istituzionali ecc.

Anche nei rapporti familiari e amicali lo spirito della comunità è sempre presente in retroscena come mediatore che stabilisce i possibili ruoli e i significati delle espressioni nelle interazioni.

In teoria gli esseri umani sarebbero in grado di interagire liberamente, ovvero di inventare e negoziare liberamente i ruoli e le regole delle loro interazioni, ma ciò richiede conoscenze psicologiche ancora oggi molto rare, per cui si preferisce continuare ad interagire entro i limiti stabiliti dai consueti paradigmi culturali.

Chi sono? (Miei ruoli e funzioni sociali)

Per rispondere alla domanda "chi sono?" ho compilato questo elenco di alcuni miei ruoli, ovvero funzioni sociali, da cui si evincono cose che posso scambiare con gli altri, ed eventualmente con te che mi leggi:

  • Esemplare di homo sapiens e, in quanto tale, portatore di bisogni umani più o meno soddisfatti.

  • Marito e genitore.

  • Cittadino italiano ed europeo.

  • Elettore politico.

  • Contribuente fiscale.

  • Professionista informatico e dirigente in pensione.

  • Consumatore o utente di vari beni e servizi, pubblici e privati.

  • Proprietario di beni mobili e immobili.

  • Amico o parente di varie persone.

  • Membro di varie associazioni culturali.

  • Membro di vari social network.

  • Sostenitore di organizzazioni filantropiche.

  • Inventore e realizzatore di servizi web utili a varie persone.

  • Studioso della natura umana.

  • Ricercatore, raccoglitore, inventore e diffusore di pensieri e idee utili per il miglioramento della vita umana (mia e altrui).

  • Interessato a nuove amicizie e collaborazioni.


Se ti interessa saperne di più, come spero, ti invito a esplorare il mio blog o a contattarmi.

Vedi anche Ruoli sociali.


Siamo tutti servi-padroni

L'uomo ha una doppia natura: quella del servo e quella del padrone o, detto in termini meno duri, quella del fornitore e quella del cliente.

Infatti ognuno ha bisogno degli altri ma per poterli usare deve servirli in qualche modo. La società è basata sul servizio reciproco, senza il quale essa si disintegra o diventa violenta.

Ognuno di noi è perciò, simultaneamente e/o alternativamente, servo e padrone ovvero fornitore e cliente, in rapporti bilaterali o trilaterali. Nei rapporti bilaterali una persona A serve una persona B affinché, immediatamente o in tempi divertiti, B possa servire A in modi più o meno simili. Nei rapporti trilaterali una persona A serve una o più persone B per farsi, in cambio, servire da una o più persone C, ovvero per ottenere "crediti di servizio" spendibili con altre persone C.

Il denaro è un esempio di credito di servizio. Altri esempi sono le promesse, più o meno esplicite, di favori, aiuti e ricompense di qualsiasi tipo.

Una società è pacifica e serena quando i ruoli di servo e padrone, o fornitore e cliente, sono liberamente negoziati (esplicitamente o implicitamente, direttamente o indirettamente) e mutualmente riconosciuti, accettati e graditi. È violenta o depressiva quando non c'è accordo sull'assegnazione dei ruoli oppure essi sono squilibrati, nel senso che qualcuno non ritiene il proprio servizio sufficientemente ricompensato da crediti di servizio, oppure questi non vengono onorati come previsto.

Complementarità e compatibilità dei ruoli

Il desiderio di assumere un certo ruolo sociale implica il desiderio che altri assumano ruoli complementari e compatibili con quello che si vorrebbe assumere.

Infatti, in una "ecologia sociale" equilibrata e non conflittuale, i ruoli assunti dai partecipanti sono necessariamente complementari e compatibili. Questa è una delle conseguenze dell'interdipendenza "esistenziale" degli esseri umani.

Alcuni  esempi: se io desidero vincere, desidero di conseguenza (consciamente o inconsciamente) che qualcun altro perda; se io desidero essere uno scrittore, desidero di conseguenza che certi altri siano miei lettori; se io desidero essere insegnante, desidero di conseguenza che certi altri siano miei studenti; se io desidero salire in una scala gerarchica, desidero di conseguenza che certi altri scendano in quella scala rispetto a me.

In altre parole, il tipo di persona che io vorrei essere richiede che certi altri siano tipi di persone complementari e compatibili con il tipo di persona che vorrei essere io, e ciò che io vorrei fare comporta che certi altri facciano (o non facciano) certe cose in modo complementare e compatibile con ciò che vorrei fare io.

Per questo motivo ognuno cerca, consciamente o inconsciamente, di influenzare gli altri ad assumere ruoli complementari e compatibili con quelli che vorrebbe assumere e, di conseguenza, indurre a fare e a credere ciò che è funzionale, favorevole e compatibile rispetto ai propri desideri.

A che ruoli giochiamo?

In ogni momento, anche quando siano soli, ognuno di noi gioca consciamente o, ancor più spesso inconsciamente, uno o più ruoli, ovvero funzioni sociali, che abbiamo assunto, con il consenso o dissenso degli altri, come mezzo per interagire e scambiare con gli altri cose di cui abbiamo bisogno. Può dunque essere utile chiedersi, in qualunque momento, quali ruoli stiamo giocando o tentando di giocare, se tali ruoli sono adatti a noi, se sono efficaci in termini di soddisfazione dei bisogni nostri e altrui, e in che misura sono riconosciuti e accettati dagli altri.

I disturbi mentali possono essere causati da confusione, disordine, indecisione, conflitto dei ruoli che il soggetto ha assunto come mezzo per interagire con gli altri.

Il significato che attribuiamo al gesto o alla parola del nostro interlocutore dipende dai ruoli da lui assunti nella sua e nella nostra mente.

Ognuno ha assunto e cerca di attuare una serie di ruoli. Prendendo due persone a caso, è interessante capire quanto i rispettivi ruoli siano compatibili, sinergici, simbiotici.




Vedi anche Ruoli sociali.

Armonia di ruoli

Il benessere psichico, ovvero la soddisfazione dei bisogni, di un essere umano dipende soprattutto dalla qualità dei suoi rapporti con gli altri, e più esattamente da ciò che io chiamo "armonia di ruoli". Con questo termine intendo la compatibilità e il vantaggio reciproco di una una certa definizione e assegnazione di ruoli o funzioni sociali tra una persona e quelle con cui interagisce.

Si ha armonia di ruoli tra due persone quando ciascuna accetta i ruoli assunti dall'altra e ne è soddisfatta. Si ha disarmonia, o dissonanza, di ruoli tra due persone quando una non accetta i ruoli assunti dall'altra a causa di incompatibilità o conflitti di interessi, o ne è insoddisfatto a causa della mancata attuazione delle caratteristiche di tali ruoli perché i ruoli assunti da una persona non corrispondono alle sue reali intenzioni o la persona non ha la capacità di attuarli in modo soddisfacente.

Prendiamo ad esempio i ruoli complementari insegnante / allievo. Si ha armonia di ruoli quando l'allievo è soddisfatto dell'insegnante e l'insegnate dell'allievo. Si ha disarmonia quando l'insegnante non ha veramente voglia di insegnare, non è in grado di farlo come richiesto o ritiene l'allievo demotivato o incapace di imparare, oppure quando l'allievo non ha veramente voglia di imparare, non è abbastanza intelligente per capire l'insegnamento ricevuto o ritiene l'insegnante incompetente o incapace di insegnare.

Prendiamo come altro esempio i ruoli simmetrici socio / socio. Si ha armonia di ruoli quando ciascun socio è soddisfatto del contributo dell'altro all'associazione. Si ha disarmonia quando un socio non ha veramente voglia di contribuire all'associazione, non è in grado di farlo come richiesto o ritiene l'altro socio demotivato o incapace di contribuire all'associazione come richiesto.

Il concetto psicosociologico di "funzione sociale"

Una parte importante della vita sociale (e, di conseguenza, dell'attività psichica) consiste nell'assegnare funzioni sociali (ruoli, ranghi, posizioni, spazi, risorse pubbliche e private, diritti, doveri, obblighi, divieti, regole, servizi, privilegi, poteri, libertà, limiti, responsabilità, incarichi, missioni, onori ecc.) a se stessi e agli altri, e nel verificare, accettare o rifiutare le funzioni sociali che gli altri assegnano o vorrebbero assegnare (o togliere) a noi.

L'assegnazione delle funzioni sociali può essere più o meno conscia o inconscia, esplicita o implicita, diretta o indiretta, tacita o verbale, formale o informale, ufficiale o non ufficiale, consensuale o conflittuale.

Il termine funzione, qui usato in campo psicologico e sociologico, corrisponde bene a quello usato in campo matematico, dove la funzione è una formula che determina un risultato numerico, e in campo informatico, dove la funzione di un sistema (o sottosistema o programma) è il servizio che un sistema rende agli altri sistemi con cui esso comunica.

Ritengo utile utilizzare il concetto di funzione sociale, come sopra definito, per analizzare problemi di convivenza e disturbi psichici, in quanto questi sono spesso causati da conflittualità o incompatibilità di assegnazioni di funzioni. Infatti il soggetto può avere difficoltà nel determinare le funzioni sociali che vorrebbe avere nel nella comunità (coppia, famiglia, gruppo ecc.) a fronte di pressioni esterne che gli propongono, o vorrebbero imporgli, funzioni a lui non gradite. Inoltre il soggetto potrebbe non capire che le funzioni sociali che vorrebbe avere non sono gradite alle persone che lo circondano.


Vedi anche Ruoli sociali.





Paradigmi di interazione

Il paradigma di interazione è un costrutto mentale molto complesso nel quale sono definiti, mediante simboli di vario tipo, tutti i possibili modi in cui un individuo può o deve interagire con gli altri, in termini di forme, norme, valori (etici ed estetici), cognizioni, miti, credenze, pregiudizi, istituzioni, leggi, ambiti e regole di competizione e cooperazione, giochi, diritti, doveri, obblighi, divieti, linguaggi, gesti, simboli, tipi, classi e categorie di persone, discriminazioni sociali, occasioni, rituali, celebrazioni, ruoli ecc.

Il paradigma di interazione si sviluppa inconsciamente in ogni individuo sin dalla sua nascita attraverso le sue interazioni sociali. Esso comprende tutte le possibili interazioni tra l'Altro generalizzato e il "me" come definiti nell'Interazionismo simbolico di George Herbert Mead.

I paradigmi di interazione dei membri di una certa comunità sono generalmente simili, regolano le loro interazioni e ne permettono la comprensione reciproca.

Nella maggior parte delle persone, qualunque transazione non prevista nel proprio paradigma di interazione è ritenuta asociale o violenta e ignorata, temuta, rigettata, censurata o rimossa dal Super-io. Tuttavia vi sono persone creative e non conformiste che sfuggono a questa regola e sono interessate ad ampliare il loro paradigma di interazione con possibilità innovative.

Un paradigma di comunicazione può essere monoculturale o multiculturale, a seconda che esso permetta al soggetto di di interagire con persone di una sola cultura o di più culture diverse. Il multilinguismo, la versatilità nell'arte drammatica e nella narrativa, e l'emigrazione da una nazione a un'altra o da una classe sociale a un'altra, favoriscono la formazione di paradigmi multiculturali..

L'interazione pacifica e produttiva tra due persone è possibile solo mediante transazioni presenti (con lo stesso significato) nei rispettivi paradigmi di interazione. Ne deriva che, se i loro paradigmi non hanno una parte uguale sufficientemente estesa, difficilmente due persone possono interagire con reciproca soddisfazione.