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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Sacralità

29 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

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Dissacrazione sistematica

Nulla è sacro, tutto è discutibile.

Il sacro e il valore

Sacro è ciò a cui si attribuisce un valore assoluto e indiscutibile.

Sacro e razionalità

Discutere razionalmente di ciò che è considerato sacro equivale a dissacrarlo.

Irrazionalità del sacro

Chi considera una cosa sacra non permette che se ne discuta razionalmente, perché ciò equivarrebbe a dissacrarla.

Sacralità e condivisione

Il sacro è condiviso tra coloro che lo adorano, e ogni condivisione ha qualcosa di sacro per coloro che la praticano.

Inviolabiltà del sacro

Quando una falsità è considerata sacra (e di conseguenza indiscutibilmente vera) da milioni di persone, criticarla può essere molto pericoloso e inopportuno.

Sul sacro

Il sacro è una cosa misteriosa di cui si deve collettivamente avere un timoroso rispetto tale da proibirci di analizzarla e di criticarla. Immunità intellettuale del sacro.

Sacra droga

L'uso di sostanze stupefacenti nelle cerimonie religiose e nei riti di appartenenza ci dimostra come l'uomo sia capace di nobilitare, glorificare e sacralizzare pratiche viziose, nocive e psicopatiche.

Soggettività del sacro

Il sacro è assolutamente soggettivo. Nulla è sacro in sé. Sacro è ciò a cui l’uomo attribuisce una sacralità, secondo le sue convenienze, le sue paure e i suoi inganni.

Natura del sacro e sacro della natura

Sacro è lo spazio-tempo in cui non possiamo che obbedire consapevolmente e volontariamente alla natura che è dentro e fuori di noi entro i margini di libertà che essa ci consente, all'interno dei quali possiamo giocare col caso.

Oggetti, gesti e segni sacri o quasi sacri

Un oggetto, un gesto o un segno diventa sacro o quasi sacro quando viene scelto dalla comunità come uno dei simboli della sua comunione e solidarietà. Può essere una cosa qualsiasi, non deve avere qualità intrinseche particolari, purché sia riconoscibile.

Amore e timore nel sacro

Amore e timore si confondono nel sacro: l'amore per ciò che allontana la paura.

Il sacro è come il genitore che ama e premia i figli che lo amano e gli obbediscono, e odia e punisce in modi terribili quelli che non lo amano e non gli obbediscono.

Sacra rivalità

Due cose sacre che non siano collegate sono necessariamente rivali. Non possiamo adorare dèi diversi che non facciano parte dello stesso Olimpo, che non siano sottomessi ad una stessa autorità divina. Il sacro non ammette la concorrenza di un sacro estraneo.

Sul rispetto del sacro

Le cose sacre non si analizzano, non si dimostrano, non si criticano, non si discutono. Si accettano, si rispettano, e basta. Altrimenti si commette un sacrilegio, con le gravi conseguenze e le punizioni del caso, da parte della cosa sacra stessa e dei suoi sostenitori. Dio, salvaci dai tuoi sostenitori.

Analisi e dissacrazione

Analizzare una cosa (materiale o simbolica), ovvero suddividerla nelle sue parti costituenti e studiare le relazioni tra di esse, equivale a dissacrarla. Infatti la sacralità di una cosa implica la sua inviolabilità, ovvero la sua indivisibilità, e la soggezione dell'osservatore rispetto ad essa. Chi analizza una cosa si pone al di sopra di essa e la domina mentre la viviseziona.

Sul sacro

Definirei il sacro come tutto ciò che viene considerato un fattore assoluto di coesione sociale. In tal senso il sacro è superiore ad ogni individuo, e non può essere relativizzato, né analizzato, né messo in discussione, né manipolato. Il sacro esige rispetto assoluto e incondizionato, come una divinità da cui dipende la sopravvivenza della comunità e perciò degli stessi individui.

La vita non è sacra

La vita non è sacra. Se lo fosse, ci sarebbe un'infinità di cose sacre, le une contro le altre, e la sacralità di ciascuna negherebbe quella delle altre che non siano ad essa collegate. Insomma, se tutto è sacro, nulla è sacro. In altre parole, la sacralità di una cosa esclude la sacralità di ogni altra che non sia una sua parte o una sua consorella.

Sacralità e aggressività

Chi considera sacra una certa cosa e investe la propria esistenza e i propri rapporti sociali sulla base di quella sacralità, si sente offeso, ovvero aggredito, da chi afferma che quella cosa è falsa, non ha alcun valore, non ha alcuna importanza o è nociva, e reagisce di conseguenza, come si reagisce quando si subisce un'aggressione, o quando viene messa in pericolo la propria esistenza.


Sacrificio e sacro

Il sacrificio (piccolo o grande che sia) è un elemento essenziale della celebrazione del sacro, ovvero della conferma dell'appartenenza ad una comunità umana.

Il sacrificio comporta necessariamente un disagio, una rinuncia, una violenza, una frustrazione, una sofferenza perché serve a dimostrare che l'attaccamento alla comunità è più forte della sofferenza provocata dal sacrificio stesso.

In che senso Gesù sarebbe il nostro salvatore?

Ci hanno insegnato che Gesù è il nostro salvatore. Su questo avrei le seguenti domande che rivolgo soprattutto ai credenti:

  1. Da cosa ci avrebbe salvato?

  2. Ci ha davvero salvati o il salvataggio è fallito?

  3. Non avrebbe potuto salvarci in un altro modo, ovvero senza farsi massacrare?

  4. Chi ha voluto il suo sacrificio?

  5. Chi ha beneficiato del suo sacrificio?


Violenza sacra

L'uomo, per fare cessare la violenza tra individui ha escogitato la violenza di gruppo verso altri gruppi o verso alcuni individui o animali. Così si è passati dalla violenza interna alla comunità a quella esterna, ovvero contro altre comunità o contro qualche capro espiatorio.

Questo passaggio è avvenuto per iniziativa delle autorità religiose, le quali si sono arrogate il diritto esclusivo di amministrare la violenza, facendone una cosa sacra. Infatti la violenza esercitata in nome di un dio non solo è lecita, ma è doverosa.

Sull'ignoto e il sacro

Noi sappiamo (o dovremmo sapere) che non sappiamo tutto ciò che è importante sapere sull'uomo.

Sappiamo (o dovremmo sapere) che c’è qualcos’altro di importante, che ci condiziona e da cui dipendiamo, e che forse non riusciremo mai a conoscere.

Finché non ne sapremo di più, ognuno può immaginare o intuire questo “altro” come preferisce, come meglio lo aiuta a vivere.

Questo “altro”, è forse ciò che alcuni chiamano il “sacro”.

Immunità critica del sacro

Se si presuppone che un certo testo sia senza errori a causa della generale venerazione di cui gode, si finisce per dare ad esso significati che non contiene, e per trascurare ogni sua contraddizione. È ciò che avviene, ad esempio, con i testi fondanti delle religioni. Infatti una caratteristica del sacro è la sua immunità da ogni analisi critica di logicità. Un altro esempio è costituito dai "mostri sacri" della filosofia e delle altre scienze umanistiche, i cui testi debbono essere obbligatoriamente "compresi" dagli studiosi, come elementi di certi curricula accademici, indipendentemente dalla loro validità logica, che non viene messa in discussione.

Parole magiche

Ci sono parole molto usate che nessuno sa spiegare se non tautologicamente, e che hanno un alone di sacralità, spiritualità o religiosità. Esempi: anima, spirito, amore. Queste parole hanno avuto grande fortuna sin dagli albori delle civiltà umane perché vengono associate a promesse di felicità, armonia, pace, moralità, e indicate come soluzioni dei problemi sociali e individuali. Chi le usa attribuisce loro poteri magici, come fossero degli amuleti, e le protegge contro ogni attacco intellettuale materialista che cerca di dimostrare la loro inconsistenza e irrazionalità, proprio come ogni religione si difende dalle idee dei miscredenti, ovvero in modo irrazionale e tautologico.

Il buono, il cattivo e l'irrilevante nel sacro

Sia l'Antico che il Nuovo testamento contengono affermazioni sagge e altre stolte, verità e falsità, dolcezze e orrori. L'errore è pensare che questi testi siano completamente buoni o completamente cattivi, completamente veri o completamente falsi, completamente giusti o completamente sbagliati. L'importante è saper distinguere cosa c'è di buono, cosa di cattivo e cosa di irrilevante; cosa di giusto e cosa di sbagliato, ovvero di ingiusto. Ma purtroppo il sacro non si può mettere in discussione, non si può criticare, non si può esaminare razionalmente, richiede la "fede", e allora si prende per buono anche ciò che è cattivo, si finisce per giustificare cose sbagliate, per "interpretare" in senso positivo anche ciò che è negativo.

Religione e conservazione

Una delle caratteristiche fondanti di ogni religione è il suo "spirito" di conservazione. Essendo il sacro l'oggetto di ogni religione, ed essendo il sacro ineffabile, assolutamente buono e quindi non migliorabile, non analizzabile e quindi non criticabile, ogni religione che pretende di descrivere, promuovere e difendere il sacro, e di unire le genti intorno ad esso, è contraria alla creatività, al progresso, alla rivoluzione, all'idea di evoluzione e ad ogni cambiamento che non consista nella restaurazione di un ordine religioso in via di disfacimento o nel proselitismo. Il rogo degli eretici, le guerre di religione, la critica del razionalismo e del relativismo etico, sono prove dell'ostinata e cieca difesa di un ordine basato su una certa concezione del sacro e della sua rappresentanza.

Sacralità della comunità

L'uomo ha continuamente, geneticamente, bisogno di confermare la sua appartenenza ad una comunità, a causa dell'interdipendenza della nostra specie.

Affinché la conferma di appartenenza si concretizzi, è necessario che l'individuo imiti o riproduca ripetutamente di fronte agli altri le forme caratteristiche della comunità stessa, cioè quelle che permettono di riconoscerla e la distinguono dalle altre.

Per tale motivo l'uomo tende a fare le stesse cose che fanno gli altri membri della comunità a cui sente di appartenere, (modulate secondo ruoli predefiniti) indipendentemente dalla utilità pratica e razionalità dei gesti sociali imitati e riprodotti.

L'appartenenza ad una comunità è infatti, per l'inconscio,  una cosa "sacra", e il sacro non si discute né si analizza razionalmente, altrimenti lo si dissacra. Al sacro si obbedisce ciecamente, nel sacro di ha fede, il sacro si può e si deve solo amare e temere.

Qualcosa da condividere

Ogni umano ha un bisogno primario, oserei dire un istinto, di condividere cose concrete o astratte con altri umani. Qualsiasi cosa può soddisfare tale bisogno purché sia condivisibile, anche le cosa più insensate.

A tal proposito, io ho il sospetto che quanto più una cosa è insensata, tanto più essa si presta per essere condivisa, perché tanto meno richiede una convalida razionale. Infatti non tutti hanno un livello di intelligenza sufficiente per convalidare razionalmente le cose da condividere.

La religione e il sacro costituiscono esempi di insensatezza condivisa. Parte dell’insensatezza consiste proprio nel fatto di rifiutare ogni convalida razionale della cosa condivisa, che deve essere accettata per il solo fatto di essere tradizionalmente condivisa, senza alcun’altra ragione.

Ad esempio possiamo immaginare la creazione di una comunità basata sulla condivisione della sacralità del numero 5136 (un numero che ho scelto a caso). o del rito in cui si consuma in gruppo un cibo costituito da pane impregnato di succo di mela, o della convinzione di essere l’unica comunità destinata all’immortalità.

Ovviamente, chi non condivide certe insensatezze non può far parte della comunità che le condivide, e per molti venerare l’insensatezza è meglio che l’esclusione dalla comunità che la venera.

Cosa ci dice Gregory Bateson nel suo libro “Dove gli angeli esitano”

Cosa ci ha voluto dire Gregory Bateson con il suo ultimo libro “Dove gli angeli esitano”, scritto poco prima di morire? Qualche giorno fa mi sono posto questa domanda in modo perentorio e questa è la mia risposta, che vorrei condividere con voi, anzi, mettere in discussione con voi.

Dagli aneddoti e dai metaloghi sul senso del sacro narrati nel libro, mi sembra che emerga un conflitto molto profondo, direi esistenziale, tra due concezioni della ragione, l’una che la considera come una risorsa, l’altra come una minaccia, per la vita e la società.

Il sacro è considerato (da chi lo riconosce come tale) una cosa di importanza vitale, assoluta e fondamentale, insostituibile, indiscutibile, non un diversivo, non uno dei tanti aspetti della vita, non un’opzione tra tante. Il sacro, sia come idea, sia nelle sue manifestazioni rituali, è visto dai suoi adoratori come qualcosa a cui rivolgersi per conservare e difendere la propria identità e integrità non solo morale e sociale, ma direi perfino sistemica.

Contro chi questa integrità vuole difendersi? Semplicemente contro la ragione, la razionalità, il ragionare, la logica, il giudizio critico, l’utilitarismo e cose di questo genere. A tal proposito ritengo che gli esseri umani possano essere sommariamente divisi in due grandi categorie: i razionalisti e gli spiritualisti, gli uni contro gli altri armati.

La questione fondamentale che sottende il libro, a mio avviso, riguarda il valore e il disvalore della ragione, il bene e il male che da essa può scaturire. La posizione di Gregory a tale riguardo credo sia “centrista” non essendo lui né razionalista né spiritualista (o essendo entrambe le cose) , anche se era spesso considerato spiritualista dai razionalisti e razionalista dagli spiritualisti. A tal proposito voglio azzardare l’ipotesi che Gregory abbia scritto “Dove gli angeli esitano” proprio per riequilibrare la sua posizione, troppo sbilanciata a favore del razionalismo nelle pubblicazioni precedenti, con particolare riguardo alla sua celebrazione della cibernetica.

Non vi è dubbio che gli enormi danni che l’uomo ha fatto all’ambiente naturale e a se stesso siano imputabili alla sua ragione, in quanto libera dai vincoli della natura stessa. Voglio dire che, in un certo senso, la ragione è contro-natura (compresa la stessa natura umana), in quanto considera la natura una sua proprietà di cui può disporre come vuole, ignorandone le esigenze.

Gli obiettivi della ragione sono essenzialmente utilitaristici. Si tratta di risolvere dei problemi e di soddisfare dei bisogni con la massima produttività, ovvero col massimo risultato, il minimo sforzo/costo e nel minimo tempo, senza limiti, senza impedimenti, anzi, superando senza esitazione ogni limite e impedimento che dovessero presentarsi.

Non è così che funziona la natura. Infatti l’evoluzione naturale procede casualmente senza seguire alcuna logica o finalità, se non quelle scritte nei codici genetici, mutabili molto raramente e casualmente. Tuttavia, mentre l’evoluzione naturale assicura una certa stabilità alle specie che sopravvivono, la ragione può essere molto distruttiva in tempi brevi, specialmente a causa della competizione tra gli esseri umani, che, al fine di prevalere gli uni sugli altri, possono usare mezzi sempre più potenti e distruttivi, di cui nessun’altra specie vivente può disporre.

D’altra parte il progresso umano, ovvero l’evoluzione culturale, sono interamente dovuti alla ragione. Di conseguenza, a mio giudizio, con qualche eccezione, i razionalisti coincidono tipicamente con i progressisti, e gli spiritualisti con i conservatori. Infatti il sacro si alimenta con i propri riti, che non hanno nulla di creativo, di progressista, sono perfettamente e assolutamente ripetitivi e conservatori, come dogmatiche sono le relative credenze.

L’ordine sociale e morale degli spiritualisti (cioè dei fautori del sacro) è di natura sostanzialmente sentimentale/emotiva, vale a dire fondato sull’amore e sul timore, sulla venerazione dell’autorità religiosa e sulla sottomissione intellettuale ad essa. L’ordine sociale e morale dei razionalisti (cioè dei detrattori del sacro) è invece di natura essenzialmente logica e utilitaristica. Ne consegue una difficoltà di convivenza e di cooperazione tra persone che non appartengono alla stessa categoria “esistenziale”.

Dopo questa lunga digressione, torno alla domanda con cui ho esordito: cosa ci vuole dire Gregory con le pagine che stiamo leggendo? Ebbene, in poche parole, credo ci voglia dire che la ragione deve guardarsi da se stessa e muoversi con cautela, esitando ogni volta che propone qualche cambiamento ad un sistema (sia naturale che culturale) che si è formato senza di essa o con poco di essa, perché il cambiamento potrebbe rompere un’integrità che la ragione stessa potrebbe non essere in grado di sostituire con una più sana e altrettanto forte.

Tuttavia, per Bateson (e anche per me) la ragione non va demonizzata, non va combattuta in quanto ragione, ma va educata al rispetto della natura, compresa la natura umana, compreso il rispetto del sacro, perché senza il contributo della ragione il sacro da solo ci riporterebbe indietro nell’evoluzione culturale.