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Un vero filosofo dovrebbe avere un atteggiamento critico verso qualunque cosa, a cominciare dalla stessa filosofia. Lo stesso si può dire per il vero psicologo nei confronti della psicologia.
Per me il "senso" delle scienze umane e sociali consiste nell'individuazione dei bisogni umani e delle loro strategie di soddisfazione attraverso la storia e i cambiamenti culturali, tra cooperazione e competizione.
A mio parere, la differenza di metodo tra le scienze della natura e quelle dell'uomo deve essere superata perché danneggia entrambe le scienze. Abbiamo bisogno di più scienza "dura" nello studio dell'uomo e di più filosofia nella ricerca scientifica e tecnologica.
A differenza dell scienze naturali, dove la ricerca del vero è essenziale, nelle scienze umane e sociali quello che conta non è la verità, ma l'effetto delle idee sui sentimenti, ovvero sulla soddisfazione dei bisogni umani. Pertanto diffido dei filosofi che proclamano verità, mentre apprezzo quelli che parlano di sentimenti, bisogni e strategie per soddisfarli.
Nel mondo accademico le facoltà scientifiche sono le più affidabili perché l'errore in una teoria scientifica si dimostra prima o poi tale, per esempio, con il crollo di un edificio o la morte di un paziente. Ma l'errore in una teoria filosofica, letteraria, artistica, giuridica o economica è difficilmente dimostrabile e può perdurare senza fine. Anzi, si può dire che al di fuori della scienza non esistono errori, ma solo vedute soggettive.
Una sincera lode agli ingegneri che hanno costruito e gestito il veicolo Opportunity (che ha esplorato Marte per 15 anni), e anche a quelli che hanno mandato l'uomo sulla luna. Allo stesso tempo mi chiedo perché non siamo capaci di risolvere problemi molto più semplici, come quello di organizzare e governare un gruppo di esseri umani con soddisfazione di tutti gli interessati. La mia risposta è che ne sappiamo molto, ma molto, di più di fisica e di ingegneria che della natura umana. Tanta scienza e tanta ignoranza fianco a fianco.
A mio parere la psicologia e la filosofia sono, tra le scienze umane e sociali, quelle più screditate e prese meno sul serio dai non addetti ai lavori, perché basate su teorie troppo diversificate e spesso contrastanti. Si potrebbe perciò dire che si tratta di discipline indisciplinate. Invece, le altre scienze umane e sociali (come la sociologia, l'antropologia e le neuroscienze) sono più unitarie, più oggettive, più "scientifiche", più condivise dagli studiosi e dai ricercatori, anche se molto specialistiche e non abbastanza integrate.
L'ideale sarebbe che ogni essere umano fosse al tempo stesso scienziato e filosofo, ma siamo ancora lontani da questo modello. Intanto mi sembra illusorio chiedere agli scienziati di occuparsi di filosofia (quale tra le tante?), e più realistico e chiedere ai filosofi di occuparsi di scienza e di cercare di mettersi d'accordo tra di loro (come avviene tra gli scienziati) su cosa sia la natura umana.
Infatti la filosofia non fa parte delle scienze naturali, mentre queste fanno parte della filosofia, nella fattispecie della filosofia della scienza (infatti non esiste una scienza della filosofia). Io non benedico la separazione tra scienza e filosofia ma prendo atto del fatto che usano metodi diversi, cosa ovvia e inevitabile, altrimenti avremmo solo l'una o l'altra. Tuttavia auspico che vi sia un dialogo tra scienziati e filosofi, cosa purtroppo ancora oggi rara.
Ci si porrebbe chiedere se sia più importante la scienza o la filosofia. Secondo me sarebbe gerarchicamente più importante la seconda se fosse fatta bene, perché il fine (dominio della filosofia) dovrebbe precedere i mezzi (dominio della scienza). Se la scienza si muove in direzioni nocive pur l'uomo è segno che la filosofia non esercita la sua funzione di controllo o lo fa in modo inefficace, oppure che troppo poche persone si interessano di filosofia anche a causa della sua mancanza di unità. Infatti, mentre la scienza è una, le filosofie sono tante, incomplete e spesso contrastanti, e questo rende la filosofia debole rispetto alla scienza.