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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Scrivere

11 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

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Scrittura terapeutica

Scrivo per fare autoterapia.

Sullo scrivere

Scrivere i propri pensieri è prepararsi a dirli a qualcuno che incontreremo.

Scrivere è seminare

Ogni cosa che scrivo è un seme da cui un giorno qualcosa verrà generato in me.

Sul senso della scrittura

Uno scrittore compone nuove storie combinando in modo nuovo elementi copiati da altre storie.

Sul senso dello scrivere

Scrivere è come parlare al futuro lettore, anche se nessuno leggerà ciò che si sta scrivendo.

Sulla scrittura dei pensieri

Certo pensieri tendono a ripetersi finché non sono scritti. Infatti la scrittura è anche un modo per generare pensieri nuovi.

La solitudine degli scrittori

Penso che gli scrittori siano persone abituate alla solitudine. Infatti per scrivere bisogna essere soli, e la scrittura può essere considerata un sostitutivo virtuale di interazioni sociali reali.

Nietzsche, blogger ante litteram

Io credo che la forma letteraria aforistica usata da Nietzsche in gran parte delle sue opere abbia caratteristiche molto simili al blog. Se Nietzsche fosse vissuto oggi, probabilmente terrebbe un blog, e che blog!

Il blog come strumento di sviluppo personale e sociale

Credo che ognuno dovrebbe tenere un blog (eventualmente sotto pseudonimo) per far conoscere le proprie idee e aspirazioni a tutti gli altri esseri umani in modo da facilitare gli incontri, le interazioni e la mobilitazione per il progresso civile.

Sulla pubblicazione dei miei pensieri

Pubblicare immediatamente i miei pensieri nel mio blog mi aiuta ad assicurarmi che non siano assurdi o folli. Infatti quando formulo un pensiero, sono abituato a chiedermi: che effetto può avere in chi lo legge? È comprensibile? È dimostrabile? È condivisibile? È razionale?

Sullo scrivere astruso (di Arthur Schopenhauer)

"Non vi è nulla di più facile che scrivere in modo che nessuno possa capire; come, invece, nulla è più difficile che esprimere pensieri significativi in modo che ognuno debba comprenderli. L'astrusità è parente dell'assurdità, e ogni volta è infinitamente più probabile che essa celi una mistificazione piuttosto che una qualche intuizione profonda. […] Un autore nulla dovrebbe temere più del palese sforzo di far vedere più spirito di quanto non abbia; ciò, infatti, risveglia nel lettore il sospetto che abbia assai poco spirito."

(Arthur Schopenhauer)