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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Social networks

10 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

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Social network e intelligenza

Dimmi come usi i social network e ti dirò qual'è il tuo livello d'intelligenza.

Televisione come social medium

Anche la televisione rientra nella categoria dei social media, sebbene sia un medium sociale non interattivo.

Facebook e la condivisione

Suppongo che il grande successo di Facebook sia dovuto al fatto che è uno strumento di condivisione, che promette condivisione, della quale l'Uomo ha un forte e insopprimibile bisogno.

L'origine delle informazioni

Una volta si sapeva da dove venivano le informazioni. Oggi, con internet, molto meno. Potrebbero venire dal nostro vicino di casa psicopatico e non lo sappiamo. Oggi siamo tutti autori ed editori, dal momento che non costa nulla.

Sulle fake news in rete

Andrà a finire che in rete circoleranno tante di quelle fake news e false attribuzioni che a un certo punto nessuno crederà più alle informazioni che non abbiano un bollino blu di qualche autorità scientifica. Il che forse è anche un bene.

Condivisione straordinaria

In questi giorni di quarantena più che mai la gente ha bisogno di condividere qualcosa. Non potendo condividere spazi, cerca di condividere espressioni, preoccupazioni, speranze, idee e opinioni varie, e nei social network c'è un'inflazione di dichiarazioni, commenti e condivisioni di dichiarazioni e di commenti, più o meno intelligenti e più o meno profondi, come questo mio scritto.

Facebook e la solitudine

Quando sfoglio Facebook mi sembra di stare in una fiera, in cui innumerevoli bambini che si credono adulti, portabandiera, commercianti mascherati, predicatori e cantastorie (me compreso) si contendono l'attenzione dei visitatori sperando di vender loro qualche simulacro o notizia più o meno campata in aria, pagabile con un segno d'affetto o di comune appartenenza (like). Tutto per sentirsi meno soli e avere l'illusione di non esistere invano.

Gli utenti silenziosi dei social network

Mi pare che la maggior parte della gente abbia paura di esprimere in pubblico le sue opinioni, paura perfino di mettere un link ad un post con cui sono d'accordo. Sono tanti quelli che leggono i post altrui e non postano né commentano mai i post, nemmeno quelli dei loro amici di Facebook. Al massimo condividono, senza commenti, qualche post virale. Forse hanno paura di essere schedati e puniti per le loro idee politiche o filosofiche, forse hanno paura, parlando, di mostrare la loro ignoranza, forse vogliono tenere nascoste le proprie opinioni per poterle cambiare senza problemi, forse non hanno il coraggio di avere idee originali o forse, semplicemente, non hanno nulla da dire.

Zygmunt Bauman sui social networks

Estratto da un'intervista a Zygmunt Bauman:
http://elpais.com/elpais/2016/01/19/inenglish/1453208692_424660.html

Q. You are skeptical of the way people protest through social media, of so-called “armchair activism,” and say that the internet is dumbing us down with cheap entertainment. So would you say that the social networks are the new opium of the people?

A. The question of identity has changed from being something you are born with to a task: you have to create your own community. But communities aren’t created, and you either have one or you don’t. What the social networks can create is a substitute. The difference between a community and a network is that you belong to a community, but a network belongs to you. You feel in control. You can add friends if you wish, you can delete them if you wish. You are in control of the important people to whom you relate. People feel a little better as a result, because loneliness, abandonment, is the great fear in our individualist age. But it’s so easy to add or remove friends on the internet that people fail to learn the real social skills, which you need when you go to the street, when you go to your workplace, where you find lots of people who you need to enter into sensible interaction with. Pope Francis, who is a great man, gave his first interview after being elected to Eugenio Scalfari, an Italian journalist who is also a self-proclaimed atheist. It was a sign: real dialogue isn’t about talking to people who believe the same things as you. Social media don’t teach us to dialogue because it is so easy to avoid controversy… But most people use social media not to unite, not to open their horizons wider, but on the contrary, to cut themselves a comfort zone where the only sounds they hear are the echoes of their own voice, where the only things they see are the reflections of their own face. Social media are very useful, they provide pleasure, but they are a trap.

Perché Facebook ha successo

Il successo di Facebook si spiega, secondo me, con il fatto che questo sistema soddisfa, o promette di soddisfare, in modi molto più comodi ed efficienti di quelli tradizionali, uno dei bisogni più importanti dell'Homo Sapiens: quello di interagire con altri individui della stessa specie, ovvero il bisogno di appartenenza e integrazione sociale.

Ciò che è straordinario ed estremamente potente in Facebook è l'ubiquità degli interattori: le distanze sono azzerate e tutti sono virtualmente e potenzialmente "in linea" ovvero sempre collegati, sempre in contatto, cosa impossibile nelle interazioni tradizionali.

Un altro importante fattore è la possibilità di comunicare in modo meno impegnativo e più protetto rispetto alla comunicazione tradizionale, in cui si è fisicamente vicini, ci si vede e "non si può non comunicare". Infatti in Facebook si ha tutto il tempo di pensare a cosa dire e non dire e di rileggere e correggere un messaggio prima di inviarlo. Questo rende la comunicazione per un verso meno spontanea e genuina, per un altro potenzialmente più ragionata, completa, varia e approfondita.

Un altro aspetto importante è la possibilità di incontrare e stabilire contatti con persone sconosciute, ovvero trovare nuovi amici o partner per qualunque scopo, cosa che nei setting tradizionali è molto più difficile soprattutto per i limiti spaziali e temporali che riducono le probabilità di incontro tra persone mutuamente adatte.

Inoltre Facebook può essere usato per diffondere idee e prodotti intellettuali propri e altrui, dato che permette ad ogni utente di diventare, a costo nullo, editore su scala planetaria, fatta salva la necessità di farsi conoscere mediante pubblicità o passaparola.

Per tutti questi motivi Facebook può essere molto più attraente rispetto ai modi tradizionali di interazione, col risultato che le persone tendono sempre più a comunicare attraverso Internet piuttosto che incontrandosi fisicamente. C'è allora da chiedersi se questa tendenza sia in qualche modo nociva per il benessere psicofisico delle persone. La mia risposta è che occorre un giusto dosaggio tra le interazioni online e quelle dal vivo, che oltre ad essere insostituibili, sono anche più soddisfacenti, sebbene più limitate in senso spazio-temporale.