Lo spirito è software in azione.
L'uomo è programmato, ma il suo programma si aggiorna continuamente.
Cambiare il software è molto più facile che cambiare l'hardware, a condizione che si conosca il software.
Il comportamento di un essere vivente è determinato dal suo software, dal suo hardware, e dagli input che riceve.
Ogni libro, ogni giornale, ogni cartello o video pubblicitario è un pezzo di software che ci invita a copiarlo nella nostra mente.
Il comportamento di ogni organismo, compreso quello umano, è determinato dal suo hardware, dal suo software e dall'ambiente con cui esso interagisce.
Il comportamento di ogni essere vivente è determinato dal suo software, dal suo hardware, e dagli input che riceve. Il software consiste nelle informazioni costituite dal codice genetico, dai ricordi e dai sentimenti (se la specie ne è dotata), l’hardware consiste nei sistemi di cellule di cui l’organismo è costituito, gli input consistono nelle informazioni sensoriali veicolate ed elaborate dal sistema nervoso a partire dagli organi di senso.
Il software di un essere vivente, come quello di un computer, è strutturato in livelli.
Il livello più basso è dedicato alla rilevazione e alla soddisfazione dei bisogni di livello più basso. Analogamente, il livello più alto è dedicato alla rilevazione e alla soddisfazione dei bisogni di livello più alto.
I bisogni di livello più basso sono determinati geneticamente. I bisogni dei livelli superiori sono bisogni acquisiti con l’esperienza.
Più basso è il livello di un bisogno, più è difficile un eventuale suo cambiamento.
Le interazioni tra persone sono determinate dai rispettivi software.
La mente di un essere umano può essere assimilata al software di un computer. Tale affermazione, se accettata come vera, ha conseguenze importantissime sulla visione del mondo e il modo di pensare di un essere umano. Infatti essa implica che il comportamento di un essere umano è determinato dal suo software, oltre che dal suo hardware, proprio come il comportamento di un computer.
Più esattamente, la differenza tra un umano e un computer è, oltre all’evidente diversa costituzione fisica (cellule viventi vs. conduttori e semiconduttori non viventi) è costituita soprattutto dalla presenza, nell’uomo, della capacità di provare sentimenti, ovvero sensazioni di piacere e di dolore associate a certe percezioni, e dal bisogno, nell’uomo, di cercare il piacere e di evitare il dolore.
Per il resto, il funzionamento della mente/sotware è regolato da logiche, o programmi predefiniti, basati sul costrutto “se X, allora Y”, ovvero: se riconosci la situazione X, allora scegli Y, o esegui l’azione Y.
Se quanto ho appena scritto è vero, e io credo che lo sia, allora ne consegue che l’uomo, come il computer, non ha libero arbitrio, in quanto il suo arbitrio è “determinato” dal proprio software. In altre parole, le scelte di un umano sono effettuate secondo criteri scritti nel proprio software, il quale tiene in considerazione il piacere e il dolore associato a certe “situazioni”..
Di conseguenza, per capire realisticamente l’uomo, la sua storia e il suo funzionamento, è necessario usare un approccio sistemico, in base al quale la società è un’ecologia di software umani, ai quali si sono aggiunti, dalla metà del secolo scorso, i software dei computer in modo sempre più penetrante, specialmente dopo la recente diffusione di programmi di intelligenza artificiale.

Il software umano si corregge e si sviluppa autonomamente, per effetto delle esperienze vissute e registrate nella propria memoria. Tuttavia i modi in cui il software si corregge e si sviluppa sono determinati dalla sua versione precedente e dalla natura delle esperienze esperite.
Ne consegue che, se voglio cambiare il mio software, devo esperire esperienze adatte al cambiamento desiderato.
Io suppongo che la mente umana sia come il software di un computer con l'aggiunta di sentimenti, coscienza e volontà, che interagiscono col software stesso.
Il software (sia quello dei computer, sia quello umano) è fatto di informazioni, ovvero di dati, alcuni dei quali hanno la speciale funzione di dirigere, ovvero comandare, il comportamento della macchina o della persona secondo certi algoritmi, ovvero "logiche": essi vengono comunemente chiamati programmi e sono più o meno modificabili.
La modificabilità di un programma è una caratteristica del programma stesso, ovvero è programmata. Infatti, i "programmi" umani sono capaci, entro certi limiti, di modificare se stessi.
Tra il software, il mondo esterno e il restante mondo interno (ovvero i sentimenti, la coscienza, e la volontà) esistono relazioni bidirezionali e circolari, nel senso che ognuno di essi può influenzare ogni altro attraverso meccanismi di feedback. Tuttavia le relazioni tra il mondo esterno e i sentimenti, la coscienza e la volontà sono sempre mediate dalla mente, cioè dal software, che serve (e si è sviluppato evoluzionisticamente) proprio a tale scopo.
La mente è dunque un sistema cibernetico ovvero un aggregato di informazioni attive e passive (ovvero logiche e dati) capaci di interagire con se stesse e con l'esterno, dove "informazione" è "qualsiasi differenza che fa una differenza" (come l'ha definita Gregory Bateson).
L'informazione, in quanto "differenza" è immateriale. Tuttavia essa non può formarsi né conservarsi se non è "supportata" da qualcosa di materiale, come un foglio di carta, un nastro magnetico, un circuito elettronico, le cellule di un organismo o le strutture molecolari del DNA.
Il nostro software si sviluppa secondo programmi genetici in modo spontaneo attraverso le esperienze, ovvero le interazioni tra il software stesso, il mondo esterno e quello interno.
Alla nascita, l'uomo dispone di un software minimo, relativamente semplice ed elementare, che cresce e aumenta di complessità con il tempo e le esperienze. Quanto più varie e intense sono le esperienze, tanto più ricco ed efficace è il software risultante, ovvero tanto più esso è capace di contribuire alla soddisfazione dei bisogni della persona che lo ospita.
L'idea che la mente umana funzioni secondo i principi di un sistema informatico è per la maggior parte della gente, ancora oggi, inaccettabile e spaventosa. Credo che ciò sia dovuto a diversi fattori, come la scarsità di conoscenze riguardanti i sistemi informatici e l'idea che secondo tale ipotesi noi saremmo dei robot completamente determinati da programmi predefiniti (non si sa da chi) e quindi incapaci di libero arbitrio. Infatti molti ritengono che in tal caso sarebbero minate le fondamenta di qualsiasi etica, ipotesi catastrofica per le persone coscienziose.
A tal proposito, vorrei rassicurare tutti dicendo loro che anche nella visione cibernetica della mente sopra descritta c'è posto per i sentimenti, la coscienza, la volontà e il libero arbitrio (se questo esiste). La differenza tra una visione cibernetica della mente e una non-cibernetica è che nella prima si spiegano tante cose del comportamento umano e dei problemi sociali che nella seconda restano misteriose.
Ovviamente anche nella visione cibernetica ci sono misteri, ma questi sono confinati in quello che ho sopra chiamato il mondo interno dei sentimenti, della coscienza e della volontà, mondo che deve confrontarsi non solo con quello esterno degli altri umani e della natura, ma anche con un sistema di intermediazione (la propria mente o "software" che dir si voglia) che, grazie alla teoria dei sistemi, è sempre meno misterioso.