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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Spiritualità

34 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Spirito come software

Lo spirito è software in azione.

Metafisica e conoscenza

La metafisica non è fonte di conoscenza, ma di credenza.

Sul non misurabile

Di ciò che non è misurabile si può dire tutto e il contrario di tutto.

Spirito e carne

Lo spirito è forte ma la carne è debole, e quanto più debole è la carne, tanto più forte è lo spirito.

Spiritualismo e riduzionismo

Gli spiritualisti tendono ad accusare di riduzionismo (se non di peggio) coloro che non si interessano di spiritualismo.

Scientifico vs. non scientifico

La scienza ha i suoi limiti, ma al di fuori di essa si può dire tutto e il contrario di tutto perché ogni verifica è impossibile.

10 “Spiritual” Things People Do That Are Total Bullshit

http://highexistence.com/10-spiritual-bypassing-things-people-total-bullshit/

Spirito vs. materia

Senza l'ossigeno che il sangue porta al cervello, la mente muore. Basta questo semplice fatto per smentire qualsiasi teoria psicologica spiritualista. Perché uno spirito, non essendo materia per definizione, avrebbe bisogno di materia per sopravvivere? Cosa lo spirito ha a che fare con la materia?

Sul pensiero trascendente

Il pensiero trascendente può avere una funzione costrittiva e/o liberatoria rispetto alle libertà e ai vincoli del pensiero logico razionale. È costrittivo quando è dogmatico, assoluto, esclusivo, determinato, semplice; è liberatorio quando è possibilista, relativista, inclusivo, indeterminato, complesso.

Fuga dalla logica

Quando la logica sembra soffocarci, il pensiero poetico, magico, spirituale, trascendentale, ebbro di bellezza, viene in nostro aiuto per liberarci dalle catene della razionalità. Che quel pensiero sia illusorio non ha allora alcuna importanza, dato che i suoi effetti ansiolitici ed esaltanti sul nostro umore sono reali e misurabili.

Il software della vita

Mente, psiche, anima, spirito, sono la stessa cosa, ovvero sinonimi. Sono il software della vita. Esso può essere in tutto o in parte copiato da un vivente ad un altro e scritto in opere letterarie e artistiche, le quali non sono altro che simulazioni parziali della vita e dei rapporti umani. Lo scopo di tali opere è quello di facilitare la costruzione di paradigmi di interazione.

Spirito, anima ecc.

A parer mio, spirito", "spirituale", "anima" sono parole senza senso a cui ognuno dà il senso e il significato (inevitabilmente soggettivo) che desidera e che gli conviene, per cui è difficile discuterne, e probabilmente i loro fautori non desiderano farlo. Desiderano piuttosto diffonderle, celebrarle e ammantarsene. Sono come stendardi religiosi, bandiere del mistero, e le bandiere non si discutono.

Quelli che parlano di misteri

Io penso che il mondo sia composto da materia/energia e informazioni, oltre a un quid di misterioso a noi inconoscibile e che io non cerco di conoscere perché credo sia fatica sprecata. Se qualcuno pretende di conoscere quel quid (che non consiste di materia/energia né di informazioni) io lo ritengo un ciarlatano, un imbroglione, un illuso, un esaltato, un allucinato, un paranoico, un ingenuo, uno sciocco ecc. (uno o più di tali appellativi). Diceva bene Wittgenstein: "Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere."

Dialogo tra un uomo e lo spirito della società

Spirito: «Uomo, perché hai fatto ciò che hai fatto?»

Uomo: «Perché mi è piaciuto farlo.»

Spirito: «E perché ti è piaciuto farlo?»

Uomo: «Perché mi ha fatto sentire libero dalle costrizioni sociali.»

Spirito: «Uomo, pagherai cara questa ribellione! Pensare di liberarsi dalle costrizioni sociali è un’arroganza che non resta a lungo impunita.»

Lo spirito come informazione

Ciò che sacerdoti, filosofi e la gente chiamano spirito non è energia né materia, né spazio, né tempo, ma informazione pura, che genera, guida e distrugge la vita a partire dall'energia e dalla materia, nello spazio e nel tempo, attraverso le menti delle cose viventi, che sono vive grazie allo spirito che è in loro e nella misura in cui in loro lo spirito, ovvero l'informazione, agisce.

Lo spirito, cioè l'informazione, ha bisogno di materia, energia, spazio, tempo e menti per essere memorizzata, riprodursi ed essere trasmessa da una mente all'altra, ed ha bisogno del caso per trasformarsi ed evolvere.

Parole magiche

Ci sono parole molto usate che nessuno sa spiegare se non tautologicamente, e che hanno un alone di sacralità, spiritualità o religiosità. Esempi: anima, spirito, amore. Queste parole hanno avuto grande fortuna sin dagli albori delle civiltà umane perché vengono associate a promesse di felicità, armonia, pace, moralità, e indicate come soluzioni dei problemi sociali e individuali. Chi le usa attribuisce loro poteri magici, come fossero degli amuleti, e le protegge contro ogni attacco intellettuale materialista che cerca di dimostrare la loro inconsistenza e irrazionalità, proprio come ogni religione si difende dalle idee dei miscredenti, ovvero in modo irrazionale e tautologico.

Sul cosiddetto spirito

Se per «spirito» intendiamo qualcosa di immateriale indipendente da cose materiali e da esseri viventi, dotato di volontà cosciente e capace di agire sulle cose animate e inanimate, allora non ci sono prove né indizi della sua esistenza.

Se invece per «spirito» intendiamo qualcosa di immateriale che governa il funzionamento di un particolare  corpo vivente, allora suppongo che esso esista, ma che non possa sopravvivere al corpo stesso, né esistere prima della sua nascita.

In tal senso, dato che un corpo vivente si compone di parti intergaenti, che chiamiamo «organi», suppongo che ognuno di questi sia animato da uno spirito di ordine funzionale inferiore a quello che governa l'insieme dell'organismo.

La natura dell'anima

Ognuno definisce e immagina l'anima a modo suo. Infatti la scienza non cerca nemmeno di definirla e tanto meno di studiarla. Non la nega né l'afferma. Semplicemente non se ne occupa se non come concetto culturale, psicologico, filosofico o religioso. Non è di competenza della scienza in quanto non si presta ad essere compresa con il metodo scientifico, perché non è "falsificabile". La questione fondamentale, per me, è se l'anima possa esistere al di fuori di un corpo vivente. Io non credo. Credo infatti che l'anima sia semplicemente la mente del vivente (per lo più inconscia), come la intende Gregory Bateson. Suppongo che essa muoia con la morte del corpo, ma che finché è viva possa riprodursi, ovvero essere parzialmente copiata in altri corpi.

Spirito e amore

Ci sono parole, come "spirito" e "amore" a cui ognuno dà il significato che vuole, ovviamente a proprio vantaggio, soprattutto per giustificare e sostenere il proprio comportamento e le proprie opinioni o illusioni. Trattandosi di concetti non scientifici, essi non possono essere messi in discussione scientificamente o razionalmente, e ciò permette loro di prospettare e diffondersi, data la loro utilità e flessibilità di uso. Infatti, in nome dell'amore o dello spirito tutto può essere giustificato senza rischio di smentita, sia l'azione che l'inazione, l'impegno e il disimpegno, il comandare e l'ubbidire. Così ognuno interpreta l'amore e lo spirito come gli conviene, dal momento che non esiste una definizione chiara, verificabile, misurabile, confutabile e universalmente condivisa di tali concetti.

La natura dell'immateriale

Ciò che definiamo come "immateriale" è, a mio parere (e anche secondo Gregory Bateson), "informazione" e le relazioni causali e strutturali tra l'informazione (cioè l'immateriale) e la materia (e/o energia) possono essere studiate scientificamente e filosoficamente. Il pensiero, i sentimenti, la coscienza, la volontà, le relazioni e le interazioni tra esseri viventi sono basati su informazioni (inconsce e consce) oltre che su entità materiali o fisiche.

La filosofia può anticipare ciò che la scienza ancora non riesce a dimostrare, specialmente per quanto riguarda la genesi e gli effetti delle informazioni negli esseri viventi.

Se invece per "immateriale" s'intende qualcosa di diverso da "informazione", allora si tratta di narrazioni che non possono essere dimostrate in nessun modo, ma che possono comunque avere effetti importanti sugli umani, in quanto "informazioni" o "idee" sullo "spirito" (indipendentemente da quanto siano vere o false).

Cosa intendo per spirito

Per spirito io non intendo ciò che intendono le religioni o i movimenti spiritualisti, ma semplicemente ciò che non è né materiale, né informazione, ma qualcosa di cui non sappiamo nulla se non gli effetti. La questione è dunque se noi ammettiamo o escludiamo che possano esistere cose che non conosciamo e la cui natura sia diversa dalle nature che conosciamo. Io credo che ciò non si possa escludere. Per esempio, come spiegare la coscienza? Come spiegare l'origine del mondo? Possono esistere cose che non possiamo conoscere? Ecco queste cose io chiamo spirito. Quindi un concetto in senso "negativo". Altro esempio, i sentimenti. Di essi sappiamo molto, sappiamo perfino come stimolarli, cosa succede nel cervello quando si provano i sentimenti, ma non sappiamo nulla della loro essenza e origine, ovvero della loro essenza originaria. In altre parole, per me spirito è ciò che non possiamo conoscere (in quanto essenza originaria), ma di cui possiamo vedere e persino misurare gli effetti.

Sulla cosiddetta dimensione spirituale

Mi pare che l'aggettivo "spirituale" venga generalmente usato in senso negativo, ovvero come ciò che non è materiale, non è fisico, non è logico, non è scientifico, non è informazione, non è tangibile, non è dimostrabile, non è misurabile se non nei suoi effetti sentimentali. Insomma, qualcosa di "altro" e diverso rispetto da ciò che conosciamo.

Nessuno (al di fuori di certi testi religiosi e psicologici) è infatti in grado di spiegare cosa sia la spiritualità in termini positivi, per cui resta un mistero, qualcosa di magico o esoterico nel senso che non risponde alle leggi della fisica né della biologia, che ha intenzioni e fini che coinvolgono l'uomo, che ognuno può immaginare soggettivamente e a cui si possono attribuire poteri soprannaturali o non naturali che mai nessuno è finora riuscito a dimostrare.

Insomma, qualcosa di non fisico né logico che però può far bene a chi si sottomette alle sue immaginarie volontà o segue i suoi immaginari consigli. Parlare di spirito significa dunque, a mio parere, dare arbitrariamente un senso a cose che non ne hanno.

Fisica quantistica e filosofie orientali

A mio immodesto parere, usare la fisica quantistica per affermare la validità o verità delle filosofie orientali è una mistificazione. Mi piacerebbe sapere quanti fisici quantistici sono buddisti, induisti o taoisti, a parte il sempre (e solo) menzionato Fritjof Capra, autore di un noto best-seller molto amato e raccomandato da tutti gli spiritualisti in cerca di un avallo scientifico per le loro tendenze.

Infatti il concetto fondamentale del buddismo e dell'induismo è il karma, che credo non abbia nulla a che vedere con la teoria quantistica.

Un fisico quantistico una volta mi ha detto che per realizzare un esperimento di meccanica quantistica occorrono condizioni fisiche estreme, impossibili da ottenere nella vita di un essere umano, ma solo in laboratori costruiti allo scopo.

Per quanto riguarda la nostra vita normale e i nostri problemi esistenziali, pertanto, vale ancora la fisica galileiana. Non c'è nemmeno bisogno di considerare le teoria delle relatività né di preoccuparsi della costanza della velocità della luce.

https://thevision.com/scienza/fisica-quantistica-religione/

Fisica quantistica e spiritualità

Esiste oggi la tendenza a usare le teorie e le scoperte della fisica quantistica per dimostrare la fondatezza di credenze religiose o pseudoreligiose, ovvero affermazioni di tipo esoterico o spiritualistico.

A coloro che amano credere a tali "conferme" vorrei dire che la scienza non cerca di dimostrare l'esistenza dell'anima o dello spirito, ma serve ad ampliare la conoscenza per la conoscenza e per il progresso tecnologico e civile. Sono i ciarlatani che cercano di dimostrare che le loro narrazioni hanno fondamento scientifico, senza tuttavia convincere chi ha una preparazione scientifica.

Pur essendo ateo, io credo che esistano forze e intelligenze sconosciute e misteriose che ci condizionano e con cui dobbiamo fare i conti, anche se possiamo solo intuirle, immaginarle e non dimostrarle scientificamente.

Io credo che esista uno spirito dell'universo, uno spirito per ogni specie biologica (cioè lo spirito della vita), uno spirito della società e uno spirito dell'individuo, tra loro intricati e interconnessi. Possiamo conoscere questi spiriti soggettivamente, metaforicamente, poeticamente, filosoficamente, religiosamente, intuitivamente, ma è disonesto spacciare questi tipi di conoscenza per verità scientifica.

Fenomenologia neuroscientifica dello spirito

Lo spirito, o anima, è una persona dentro la persona. Non è soggetto alla ragione, ma ha le sue proprie leggi, che la ragione conosce poco e male. E' lo spirito che determina come ci sentiamo prima, durante e dopo aver fatto qualcosa, e specialmente se dobbiamo provare piacere o dolore, disperazione o speranza.

Lo spirito è la combinazione delle interazioni di miliardi di automi di cui il corpo umano è costituito, specialmente all'interno del cervello, alcuni dei quali interagiscono con l'ambiente esterno. Fisicamente lo spirito è la somma di tali automi, cioè il corpo stesso, ma ciò che determina le sue speciali proprietà è l'effetto combinato delle interazioni di cui i singoli automi e i loro raggruppamenti organici sono protagonisti.

Quello che la ragione può fare in questo sistema di interazioni è molto limitato e consiste nel decidere a quali stimoli sottoporre il corpo e la mente, cioè dove andare, cosa guardare, cosa ascoltare e quali azioni prendere, cioè cosa fare e non fare, soprattutto rispetto agli altri essere umani. Lo spirito reagirà autonomamente a tali stimoli e azioni secondo le proprie leggi, che la ragione dovrebbe cercare di capire o almeno intuire.

Le decisioni della ragione riguardano tuttavia solo il comportamento volontario, che è molto più limitato e semplice rispetto a quello involontario, il quale è preponderante ed estremamente complicato anche nelle sue espressioni più semplici, come il camminare e l'afferrare un oggetto.

Vita e spirito

Ognuno di noi è nato dalla congiunzione di due cellule: un uovo e uno spermatozoo. Dov’eravamo prima di tale congiunzione? Eravamo dispersi e replicati in una infinità di cellule: un uovo e centinaia di milioni di spermatozoi. 

Dopo la nostra morte saremo di nuovo dispersi in un’infinità di cellule in continua trasformazione, per lo più in forma di batteri, oltre a materia non vivente. Che ci piaccia o no, è così.

Credere che al momento del nostro concepimento, o poco dopo, uno spirito misterioso, proveniente non si sa da dove, sia entrato nel nostro embrione, può farci piacere, può confortarci, ma di questo non abbiamo alcuna prova, né alcun indizio, solo, da parte di alcuni, un desiderio e una speranza.

Se in noi c’è uno spirito, questo si è formato dopo il nostro concepimento, così come si è formato il nostro corpo, secondo istruzioni, cioè programmi, scritti nel nostro codice genetico. E’ così, a meno che non esistano, in natura, agenti che non rispettano le leggi della natura, o che vi sia un’altra natura, a noi sconosciuta, che interagisce in modi misteriosi con la natura che conosciamo.

Possiamo anche supporre che quello spirito in cui alcuni sperano, o qualcosa di analogo, fosse già nell’uovo e in ogni spermatozoo. Possiamo anche supporre che ve ne sia uno in ogni nostra cellula.

In materia di spirito possiamo fare solo ipotesi supposizioni che ci confortano e che ci guidano nel nostro comportamento. Nient’altro che ipotesi e supposizioni, senza alcuna pretesa di verità.

Come funzionano le religioni

Tutte le religioni hanno in comune il seguente meccanismo fondamentale.

Un individuo (o più di uno)  che gode della fiducia della comunità racconta che esiste (senza alcun dubbio) una (o più di una) divinità onnipotente che può influire nella vita di ogni essere vivente rendendola più o meno felice o infelice e più o meno mortale o immortale in funzione del suo comportamento, dei suoi pensieri e della sua volontà.

Per capire come bisogna comportarsi per avere il favore della divinità, ci sono degli appositi racconti (le "rivelazioni")  trasmessi oralmente e/o per iscritto. Questi, però, non sono di facile comprensione e non è facile applicare ciò che tali racconti dicono, alla vita di tutti i giorni e ai singoli casi. Necessitano perciò di interpretazioni, esegesi, spiegazioni, ponderazioni, analisi, approfondimenti ecc. Queste attività costituiscono la professione di una certa categoria di persone che, a seconda della cultura di appartenenza, vengono chiamati sacerdoti, santoni, sciamani, profeti, preti, guru, teologi, guide spirituali ecc. Si tratta di persone che affermano di essere intermediari tra gli esseri umani e la (o le) divinità.

Il successo (cioè la genesi e la sopravvivenza) di una religione dipende dalla "fede" dei "fedeli". Questa consiste essenzialmente nella "fiducia" che la maggioranza dei membri di una comunità ha  nei confronti dei sedicenti "intermediari". Tale "fede" può essere spontanea (come quella dei bambini nei confronti degli adulti) oppure coercitiva. Infatti, chi non "crede" può essere, nel migliore dei casi, escluso dalla comunità dei fedeli; nei casi peggiori disprezzato, molestato, emarginato, perseguitato, esiliato, torturato o ucciso in quanto nemico della comunità.

Religioni e spiriti

La visione religiosa del mondo comporta il credere nell'esistenza e nella ingerenza (nella vita propria e altrui) di entità "spirituali" (che possiamo chiamare semplicemente "spiriti").

Con l'aggettivo spirituale si intendono una serie di qualità trascendenti e misteriose. Infatti gli spiriti sono immateriali, invisibili, non misurabili, liberi da qualsiasi vincolo e dotati di forme, capacità e intenzionalità non soggette alle leggi della fisica né a quelle della biologia.

Gli spiriti sono infatti immortali, invulnerabili, onniscienti e onnipotenti. Essi vengono normalmente invocati e usati come cause dei fenomeni naturali quando per essi non si trovano spiegazioni  realistiche, logiche e razionali.

La spiegazione "spirituale" degli eventi normalmente esclude che il caso abbia un ruolo determinante in ciò che avviene nel mondo. Essa infatti attribuisce allo spirito eventi che la scienza attribuisce al caso.

Gli spiriti sono dunque agenti magici e/o divini che vengono considerati non solo come cause di ciò che avviene, ma anche come principi finalistici. Essi, infatti, impongono agli esseri umani dei fini da raggiungere e delle trappole da evitare, con pene per chi non riesce ad evitarle. In altre parole, chi crede negli spiriti suppone che lo scopo della sua vita sia quello di obbedire alle volontà e ai desideri degli spiriti stessi, per non incorrere nelle loro punizioni in caso di disobbedienza (ed eventualmente essere da loro premiati per la loro obbedienza).

Le religioni si distinguono, tra l'altro, per il numero di spiriti che vengono contemplati. Nelle religioni monoteiste lo spirito è uno solo anche se può servirsi di spiriti secondari (in qualità di dipendenti o intermediari). Nelle religioni politeiste gli spiriti sono molteplici, indipendenti e spesso in guerra tra loro.

Il dilemma della natura umana

Secondo me l’errore epistemologico che ancora persiste largamente nella nostra cultura (sia quella accademica che quella popolare) consiste nel considerare la natura umana un dilemma in cui materialismo e spiritualismo sono mutuamente esclusivi. In altre parole, nella nostra cultura si combattono una visione materialistica (per cui l’uomo sarebbe essenzialmente una macchina, ovvero un sistema cibernetico), e una visione spiritualistica (per cui l’uomo sarebbe radicalmente e totalmente diverso da una macchina).

Secondo me i poli del dilemma non sono mutuamente esclusivi. Intendo dire che a mio avviso sbaglia chi considera l’uomo solo una macchina, come sbaglia chi lo considera solo una “non macchina” (ovvero carne mossa da una fantomatica "energia" spirituale che non ha nulla di simile rispetto al software e all’hardware di un computer).

Io suppongo infatti che l’uomo sia fatto di due sostanze inseparabili: una meccanica (hardware e software, ovvero materia e informazione) e una non meccanica (ovvero spirito, qualunque cosa esso sia).

La prima sostanza può essere indagata con un approccio cibernetico, la seconda è misteriosa, e probabilmente lo resterà in eterno nonostante i progressi delle neuroscienze.

La parte misteriosa riguarda la coscienza, in cui convivono e interagiscono cognizioni, sentimenti e motivazioni, tutte cose che non possiamo conoscere in sé (in quanto misteri insondabili per il nostro intelletto limitato), ma di cui possiamo conoscere le relazioni e le interazioni col resto del corpo/mente, relazioni e interazioni in cui l'informazione (in senso batesoniano) gioca un ruolo essenziale.

Tale conoscenza può migliorare la condizione umana, cioè il nostro benessere psico-fisico.

Sui conflitti tra spiritualisti e materialisti 

Secondo voi, perché spesso spiritualisti e materialisti si snobbano o si disprezzano reciprocamente? Che male fanno gli spiritualisti ai materialisti se i primi si limitano a credere che dopo la morte risusciteranno e saranno immortali e premiati con un soggiorno eterno in paradiso? Ovviamente nessuno. E che male fanno i materialisti agli spiritualisti se i primi si limitano a pensare che dopo la loro morte nulla resterà di loro se non degli atomi che si ricombineranno in altri modi? Ovviamente nessuno. E allora come spiegare l’ostilità tra le due categorie di persone?

Mi sono venute in mente tre ipotesi di risposta, che possono essere mutuamente esclusive o sommabili.

La prima ipotesi è che i membri di ciascuna categoria presumono di essere stati precedentemente snobbati o disprezzati da quelli dell’altra. In altre parole le due categorie si snobbano o si disprezzano reciprocamente per una sorta di reazione difensiva, in quanto attribuiscono all'altra il primo atteggiamento sprezzante.

La seconda ipotesi è più complessa ma forse più convincente.

Io suppongo infatti che il motivo dell'ostilità sia logico-razionale, sistemico, competitivo e inconscio, e cercherò di spiegarlo con un esempio. Prendiamo due persone A e B, che la pensano in modo opposto in tema di finitudine e di spiritualità. In A avviene questo “ragionamento inconscio”: se B avesse ragione e io torto, allora B sarebbe superiore a me intellettualmente e perciò B sarebbe titolato a occupare posti più alti rispetto al mio nella gerarchia della comunità. Questa prospettiva è sgradita ad A, che perciò si sforzerà di dimostrare di aver ragione e che B ha torto, per dedurre da ciò una propria supremazia intellettuale. Un ragionamento inconscio analogo a parti invertite avviene in B. Insomma ipotizzo che si tratti di una questione di competizione per "meritare" i posti più alti, più prestigiosi e di maggior potere nella gerarchia formale o informale della comunità.

Una terza ipotesi, ispirata dalla lettura di “Massa e potere” di Elias Canetti, è che i due gruppi rivali vedono ciascuno nell’altro un pericolo per la conservazione e l’integrità del proprio gruppo sociale (caratterizzato da una certa credenza e fondato su di essa), col rischio di restare orfani del gruppo stesso, isolati socialmente, e di frustrare in tal modo il proprio bisogno di appartenenza sociale.

Che ne dite di queste mie ipotesi?

Sulla spiritualità

A mio parere si può definire spirituale tutto ciò che non è materiale, e in particolare ogni informazione che non è legata ad un supporto materiale (cioè un supporto costituito da massa e/o energia).

Tuttavia, siccome non credo che possa esistere un’informazione che non sia legata ad un supporto materiale per la sua scrittura, lettura o trasmissione, propongo di chiamare “spirituale” tutte quelle idee, forme, informazioni, immaginazioni, sensazioni che “percepiamo” come indipendenti da qualsiasi materia o energia naturale (anche se in realtà non lo sono).

Prendiamo ad esempio le divinità religiose, i fantasmi, gli spiriti, le anime, gli angeli e altre cose di questo genere. Possiamo dire che sono “agenti” spirituali in quanto coloro che ci credono attribuiscono loro caratteristiche che non dipendono da leggi fisiche, né biologiche “naturali”, cioè da leggi che regolano la massa, l’energia, lo spazio, il tempo e la vita così come tali aspetti vengono studiati dalle scienze naturali.

Chi non crede nell’esistenza di agenti spirituali in quanto tali, non può non credere che tali agenti esistano in quanto agenti mentali, ovvero in quanto “figure” presenti nella mente di coloro che ci “credono” e che vengono da questi percepite come vive, cioè come “agenti”, con i quali essi stessi possono interagire.

In tal senso, un “agente spirituale” molto particolare è a mio avviso la cosiddetta “coscienza morale”, che alcuni descrivono come una “voce” interiore che ci dice se ciò che stiamo facendo o che abbiamo fatto è cosa buona o cattiva, e che ci fa sentire in colpa se abbiamo fatto qualcosa che la “voce” considera cattiva.

Ebbene, io credo che anche gli atei, i materialisti, i razionalisti, siano dotati di una “coscienza morale” che a tutti gli effetti “agisce” come un agente spirituale, anche se è possibile spiegarne l’esistenza in termini psicologici e neurologici, con il coinvolgimento della genetica, dei meccanismi emotivi, della memoria, dell’apprendimento, del linguaggio, degli ormoni ecc.

A mio parere, il concetto di spiritualità non dovrebbe dunque essere dismesso in quanto idea senza alcuna consistenza né riscontro materiale , ma come una categoria di strutture mentali che, sebbene non abbiano nulla di soprannaturale ovvero nulla che sfugga alle leggi della fisica e della biologia, “agiscono” come entità indipendenti dalla volontà e dalla coscienza del soggetto, e con le quali l’io cosciente del soggetto può interagire, tipicamente in un rapporto di subordinazione.

In tal senso, la “coscienza morale” di cui ho parlato sopra è uno “spirito” sulla cui esistenza e funzione possiamo essere tutti d’accordo, atei e credenti.

La trascendenza implica una disumanizzazione?

(Mio intervento al Café-Philo Lyon del 7-12-2021 sul tema in oggetto)

Alla domanda se la trascendenza implichi una disumanizzazione, rispondo che a mio parere no, anzi, al contrario, penso che la trascendenza sia un problema tipicamente umano, e che un essere umano che non si ponga tale problema (anche senza risolverlo) sia meno umano di chi se lo pone. Le considerazioni che seguono giustificano la mia risposta.

Il termine “trascendenza” in senso filosofico o religioso, implica l’esistenza di una realtà diversa da quella di cui tutti facciamo esperienza in quanto sensibile, e che possiamo chiamare “terrena”. Credere nella trascendenza implica il desiderio di far parte di tale realtà in quanto normalmente considerata di valore superiore rispetto a quella “terrena”.

La realtà trascendente è generalmente considerata eterna e infinitamente buona, quindi assolutamente felice e desiderabile. Alcuni la vedono come l’unità di tutte le cose, l’assenza di qualsiasi separazione e di qualsiasi differenziazione, che sono infatti le caratteristiche fondamentali della realtà terrena, dove ogni oggetto è distinto da tutti gli altri e dal contesto, altrimenti non sarebbe definibile né riconoscibile come entità particolare.

Per i credenti la trascendenza coincide con Dio, se è vero che il mondo non ha potuto creare se stesso, ma è stato creato da un’entità che lo trascende.

Per la fenomenologia il trascendente è ciò che trascende la coscienza, cioè ciò di cui è impossibile essere coscienti o di cui fare esperienza. In altre parole, qualcosa che, anche se esistesse, non potremmo conoscere.

Nel concetto di trascendenza è implicita l’idea che la realtà immanente dipende da quella trascendente, mentre la realtà trascendente non dipende da quella immanente. E’ anche implicito che l’immanente sia contenuto nel trascendente, e non viceversa. Tuttavia nessuno ha escluso che vi possano essere interazioni monodirezionali o bidirezionali tra le due realtà.

Gregory Bateson ci ha insegnato che non possiamo conoscere alcuna cosa in sé, ma solo le relazioni tra le cose. In tal senso non possiamo conoscere il trascendente in sé, ma possiamo tentare di capire quali siano le relazioni e le interazioni tra noi ed esso. Per esempio, possiamo chiederci cosa il trascendente ci restituisce se noi ci comportiamo in un certo modo verso gli altri, verso noi stessi o verso di esso.

A mio avviso il trascendente esiste sicuramente come entità psichica, anche se immaginaria da un punto di vista materialista. Nessuno, infatti, ci può vietare di immaginare il trascendente con certe caratteristiche, e di interagire con esso per ottenere qualcosa, che può consistere in consigli per un esistenza meno infelice o sentimenti o emozioni particolari. Potremmo anche dire che il trascendente può essere fonte di intuizione e di ispirazione.

L’uomo è il solo animale capace di prevedere il futuro, anche se in modo illusorio, e questa capacità è, a mio avviso, l’origine di tanti aspetti dell’umanità, tra cui l'dea di trascendenza, dato che la trascendenza si colloca soprattutto in una realtà futura, a cui si può giungere dopo la morte. Infatti, solo chi si chiede che ne sarà di lui dopo la morte, può immaginare e desiderare una realtà trascendente, cosa difficile per chi è sicuro che di sé resteranno solo molecole senz’anima.

Per concludere, a mio parere il trascendente è completamente e solamente umano, sia quando è dogmatico e rigido, sia quando è relativo e flessibile. In altre parole, voler trascendere l’umano con i suoi limiti, è un desiderio molto umano, anche se illusorio.

Cosa ci dice Gregory Bateson nel suo libro “Dove gli angeli esitano”

Cosa ci ha voluto dire Gregory Bateson con il suo ultimo libro “Dove gli angeli esitano”, scritto poco prima di morire? Qualche giorno fa mi sono posto questa domanda in modo perentorio e questa è la mia risposta, che vorrei condividere con voi, anzi, mettere in discussione con voi.

Dagli aneddoti e dai metaloghi sul senso del sacro narrati nel libro, mi sembra che emerga un conflitto molto profondo, direi esistenziale, tra due concezioni della ragione, l’una che la considera come una risorsa, l’altra come una minaccia, per la vita e la società.

Il sacro è considerato (da chi lo riconosce come tale) una cosa di importanza vitale, assoluta e fondamentale, insostituibile, indiscutibile, non un diversivo, non uno dei tanti aspetti della vita, non un’opzione tra tante. Il sacro, sia come idea, sia nelle sue manifestazioni rituali, è visto dai suoi adoratori come qualcosa a cui rivolgersi per conservare e difendere la propria identità e integrità non solo morale e sociale, ma direi perfino sistemica.

Contro chi questa integrità vuole difendersi? Semplicemente contro la ragione, la razionalità, il ragionare, la logica, il giudizio critico, l’utilitarismo e cose di questo genere. A tal proposito ritengo che gli esseri umani possano essere sommariamente divisi in due grandi categorie: i razionalisti e gli spiritualisti, gli uni contro gli altri armati.

La questione fondamentale che sottende il libro, a mio avviso, riguarda il valore e il disvalore della ragione, il bene e il male che da essa può scaturire. La posizione di Gregory a tale riguardo credo sia “centrista” non essendo lui né razionalista né spiritualista (o essendo entrambe le cose) , anche se era spesso considerato spiritualista dai razionalisti e razionalista dagli spiritualisti. A tal proposito voglio azzardare l’ipotesi che Gregory abbia scritto “Dove gli angeli esitano” proprio per riequilibrare la sua posizione, troppo sbilanciata a favore del razionalismo nelle pubblicazioni precedenti, con particolare riguardo alla sua celebrazione della cibernetica.

Non vi è dubbio che gli enormi danni che l’uomo ha fatto all’ambiente naturale e a se stesso siano imputabili alla sua ragione, in quanto libera dai vincoli della natura stessa. Voglio dire che, in un certo senso, la ragione è contro-natura (compresa la stessa natura umana), in quanto considera la natura una sua proprietà di cui può disporre come vuole, ignorandone le esigenze.

Gli obiettivi della ragione sono essenzialmente utilitaristici. Si tratta di risolvere dei problemi e di soddisfare dei bisogni con la massima produttività, ovvero col massimo risultato, il minimo sforzo/costo e nel minimo tempo, senza limiti, senza impedimenti, anzi, superando senza esitazione ogni limite e impedimento che dovessero presentarsi.

Non è così che funziona la natura. Infatti l’evoluzione naturale procede casualmente senza seguire alcuna logica o finalità, se non quelle scritte nei codici genetici, mutabili molto raramente e casualmente. Tuttavia, mentre l’evoluzione naturale assicura una certa stabilità alle specie che sopravvivono, la ragione può essere molto distruttiva in tempi brevi, specialmente a causa della competizione tra gli esseri umani, che, al fine di prevalere gli uni sugli altri, possono usare mezzi sempre più potenti e distruttivi, di cui nessun’altra specie vivente può disporre.

D’altra parte il progresso umano, ovvero l’evoluzione culturale, sono interamente dovuti alla ragione. Di conseguenza, a mio giudizio, con qualche eccezione, i razionalisti coincidono tipicamente con i progressisti, e gli spiritualisti con i conservatori. Infatti il sacro si alimenta con i propri riti, che non hanno nulla di creativo, di progressista, sono perfettamente e assolutamente ripetitivi e conservatori, come dogmatiche sono le relative credenze.

L’ordine sociale e morale degli spiritualisti (cioè dei fautori del sacro) è di natura sostanzialmente sentimentale/emotiva, vale a dire fondato sull’amore e sul timore, sulla venerazione dell’autorità religiosa e sulla sottomissione intellettuale ad essa. L’ordine sociale e morale dei razionalisti (cioè dei detrattori del sacro) è invece di natura essenzialmente logica e utilitaristica. Ne consegue una difficoltà di convivenza e di cooperazione tra persone che non appartengono alla stessa categoria “esistenziale”.

Dopo questa lunga digressione, torno alla domanda con cui ho esordito: cosa ci vuole dire Gregory con le pagine che stiamo leggendo? Ebbene, in poche parole, credo ci voglia dire che la ragione deve guardarsi da se stessa e muoversi con cautela, esitando ogni volta che propone qualche cambiamento ad un sistema (sia naturale che culturale) che si è formato senza di essa o con poco di essa, perché il cambiamento potrebbe rompere un’integrità che la ragione stessa potrebbe non essere in grado di sostituire con una più sana e altrettanto forte.

Tuttavia, per Bateson (e anche per me) la ragione non va demonizzata, non va combattuta in quanto ragione, ma va educata al rispetto della natura, compresa la natura umana, compreso il rispetto del sacro, perché senza il contributo della ragione il sacro da solo ci riporterebbe indietro nell’evoluzione culturale.

Introduzione al caffè filosofico del 10/2/2022 sul tema “Spiritualità e religione”

Premessa: quando si parla di religione e di spiritualità, tra persone con idee contrastanti su questi temi, è facile offendersi reciprocamente. Infatti religione e spiritualità hanno per molti un’importanza capitale in quanto possono essere la base su cui si è costruita la loro personalità e la loro visione del mondo. Pertanto qualsiasi critica o messa in discussione della propria religione o della propria spiritualità viene facilmente percepita come un attacco alla propria persona nel senso più profondo, cioè come un tentativo di demolizione della stessa. Spero pertanto che il contenuto di questa introduzione e le cose che dirò nel corso della serata non abbiano tale effetto, da me certamente non voluto.

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Il vocabolario Treccani definisce la spiritualità, tra altre cose, come “particolare sensibilità e profonda adesione ai valori spirituali”, e in particolare come “l’insieme degli elementi che caratterizzano i modi di vivere e di sperimentare realtà spirituali, sia con riguardo a forme di vita religiosa, sia con riferimento a movimenti filosofici, letterari e simili.”

Inoltre il vocabolario Treccani definisce il termine “spirito”, in molti modi, tra cui i seguenti:

  • principio immateriale di vita che ha la sua manifestazione più pura nella divinità

  • principio di vita religiosa, morale, intellettuale di cui l’uomo è in vari modi e in varia misura partecipe e per il quale si eleva sul mondo materiale

  • entità priva di ogni carattere di corporeità e materialità

  • principio immortale di vita

  • nel cattolicesimo, è uno degli elementi della divina Trinità (lo Spirito Santo)

  • l’animo dell’uomo, inteso come complesso delle facoltà psichiche, intellettuali e affettive

  • in filosofia, termine usato originariamente dagli stoici per indicare il principio materiale di vita, la forza animatrice che conferisce il movimento all’intero universo e, nello stesso tempo, lo dirige e lo ordina

  • a partire da Cartesio il termine assume il significato di “sostanza pensante” e designa l’intelletto o la facoltà razionale, la coscienza, in opposizione alla “sostanza estesa”  cioè alla materia fisica o alla carne

  • per Kant è la facoltà creativa

  • per Hegel lo spirito designa la realtà assoluta, superindividuale, razionale, e la storia dell’umanità in senso finalistico

Queste definizioni denotano due tipi diversi di spiritualità, che possiamo distinguere grosso modo il primo come "religiosa" e il secondo come "laica" o “non religiosa” o "secolare". 

Infatti anche il termine “spirito” ha connotazioni diverse, che vanno dai concetti religiosi di divinità, angeli, anime ecc., a quelli magici o esoterici di fantasmi, spettri e poteri paranormali o soprannaturali, a quello di psiche, mente o mentalità (si noti a tal proposito  che il termine “mente” e “spirito” in francese si traducono entrambi con “esprit” e in tedesco entrambi con “geist”).

A me piace definire il termine “spirito” in senso cibernetico, relazionale e materialista, cioè come qualcosa di immateriale che influenza la realtà biologica e la mente conscia e inconscia, e in tal senso considero “spirituale” qualsiasi tipo di informazione a prescindere dal supporto fisico su cui essa è scritta e con cui è trasmessa (fuori e dentro il cervello). A tal proposito ricordo che Gregory Bateson definiva l’informazione come “qualsiasi differenza che fa una differenza”. Si noti che la differenza tra due entità A e B è immateriale in quanto non si trova né in A né in B, ma in uno spazio non fisico (potremmo perciò dire ideale, o “spirituale”) tra A e B. Nella mia definizione di spirito è dunque assente qualsiasi proprietà soprannaturale, divina, magica o esoterica, mentre è confermato il suo carattere di immaterialità.

Nella nostra discussione di questa sera vi raccomando di specificare, quando parlate di spirito, se intendete quello di tipo religioso, esoterico o soprannaturale, oppure quello di tipo biologico o mentale.

Per quanto riguarda il termine “religione”, il vocabolario Treccani lo definisce in vari modi, tra cui i seguenti:

  • complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità

  • per la teologia cattolica la religione si fonda sulla rivelazione da parte di Dio di verità inaccessibili alla ragione umana nello stato presente

  • rispetto e timore della divinità e dei principi religiosi

  • complesso dei dogmi, dei precetti e dei riti che costituiscono un dato culto religioso

In base alle definizioni sopra riportate, vediamo che la religione include la spiritualità (almeno quando è sinceramente sentita al di là del folclore e del conformismo), mentre non è sempre vero il contrario, dal momento che si può coltivare una spiritualità al di fuori di qualsiasi religione e di qualsiasi comunità.

Alla luce di quanto ho esposto sopra, ho raccolto la seguente serie di parole chiave che hanno a che fare con la spiritualità e/o con la religione: anima, psiche, etica, moralità, sacro, fede, credenza, scetticismo, immortalità, resurrezione, reincarnazione, finalismo, ateismo, agnosticismo, esistenzialismo, materialismo, razionalità, irrazionalità, superstizione, adorare, pregare, sacramenti, idolatria, emozione, speranza, coscienza, giustizia, premio, castigo, comunità, conformismo, dogmi, precetti, obblighi, divieti, tabù, valori, magia, sacerdozio, riti, illuminismo, fondamentalismo, laicismo, libertà ecc.

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Come spunti per la nostra discussione di stasera, vi suggerisco inoltre alcune domande a cui potreste tentare di dare qualche risposta.

  • quali vantaggi e svantaggi le religioni hanno portato all'umanità?

  • può esistere una morale indipendente da una religione o da una spiritualità?

  • è meglio una morale religiosa o una morale laica?

  • perché la maggior parte della gente adotta la religione della propria comunità e non una di un’altra comunità?

  • le religioni hanno un futuro o sono in via di estinzione?

  • la religione e la spiritualità sono fenomeni psicologici, cioè costruzioni mentali e quindi fatti soggettivi, oppure fatti oggettivi e reali?

  • in che modo una religione o una pratica spirituale può influenzare il comportamento di una persona?

  • quali possono essere le interazioni e le comunicazioni tra un individuo e uno spirito o un'entità spirituale?

  • che s’intende per “sacro”? Chi stabilisce cosa debba essere considerato sacro? Qual è la funzione del sacro?

  • è possibile studiare e analizzare il sacro senza desacralizzarlo?

  • a quali condizioni atei e credenti possono rispettarsi reciprocamente?

  • cosa promettono le religioni a chi le adotta?

  • abbiamo bisogno di una religione?

  • è possibile una spiritualità atea? (che nega l'immortalità dell'anima)

  • le religioni dovrebbero adeguarsi ai tempi moderni o resistere ai cambiamenti? In che modo dovrebbero/potrebbero adeguarsi?

  • come vanno considerate le sacre scritture di una religione? Presunti fatti storici, metafore, narrazioni fiabesche o cosa altro?

  • come dobbiamo considerare i passi della Bibbia che incitano i fedeli al genocidio, all’omicidio degli omosessuali, alla servitù della donna rispetto all’uomo, all’obbedienza cieca a Dio fino al punto di sacrificare un figlio ecc.?

  • che rapporto c'è tra spiritualità/religiosità ed emozioni?

  • cosa rimproverano gli atei ai credenti e viceversa?

  • credere è un atto volontario o involontario?

  • una religione può causare nevrosi o psicosi?

  • cosa cambia per una persona se Dio (qualunque cosa esso sia) esiste o non esiste?

  • perché le religioni non hanno il senso dell’umorismo?

  • non sarebbe il caso di inventare una nuova religione?

Per concludere, mi sembra doveroso dichiarare, in estrema sintesi, cosa io penso delle religioni e della spiritualità, anche per evitare che qualcuno, come è già successo, mi attribuisca pensieri e sentimenti che non sono miei. Io considero tutte le religioni e tutte le forme di spiritualità invenzioni dell’uomo, per diversi scopi, come i seguenti:

  • spiegare gli avvenimenti come voleri di una o più divinità

  • placare l’angoscia dovuta alla coscienza della propria mortalità, dando una speranza di immortalità

  • fornire regole morali ad una comunità per evitare che si autodistrugga

  • favorire la coesione e l'integrazione sociale delle comunità in senso culturale ed economico

  • sostenere l’esercizio del potere politico attraverso la sottomissione dei sudditi alle autorità “consacrate”

Insomma, penso che le religioni siano tutte costruzioni mentali che hanno comportato e comportano vantaggi e svantaggi per gli individui e per le società. Gli effetti positivi e quelli negativi delle religioni e delle credenze spirituali dipendono dai contenuti delle stesse (intesi come sacre scritture o documenti programmatici) e dai modi (più o meno rigidi, più o meno coerenti, e più o meno estremi) in cui esse sono state applicate nella vita pratica, soprattutto nelle relazioni sociali. Le guerre di religione, gli oscurantismi e le persecuzioni degli atei, degli eretici edelle minoranze religiose hanno dimostrato quanto una religione possa essere malvagia e retrograda. Le vite generose di certi crcedenti e la vita pacifica e produttiva di certe comunità hanno dimostrato quanto una religione possa essere benefica.

Gli umani si possono dividere in due grandi categorie: quelli che credono che l’anima dell’individuo, dopo la morte, si reincarni o si trasferisca in un’altra dimensione, e quelli che credono che nulla resti di un individuo dopo la sua morte (se non qualche ricordo presso i sopravvissuti). I primi hanno bisogno di una religione o di una spiritualità che li guidi in questa vita nella prospettiva dell'aldilà; i secondi non ne hanno bisogno, e sono perciò atei o agnostici. Io appartengo alla seconda categoria, ma rispetto coloro che appartengono alla prima, anche se la penso diversamente da loro circa la finitudine dell'esistenza. Pertanto rivolgo la mia attenzione al bene e al male che incontreremo prima di morire, in questa vita, e per questo mi interesso di etica in senso non religioso.

In quanto alla mia personale spiritualità, io credo in un solo spirito: l'inconscio. Ognuno ha il suo, in ognuno esso è diverso, ma con molte cose in comune con quelli altrui.

Infine, io credo che tutte le religioni attuali siano anacronistiche e debbano essere sostituite da un'etica e da una spiritualità non religiose adatte ai nostri tempi. Questo è il senso del progetto “Vangelo Laico” su cui sto lavorando con alcuni amici e che è descritto nel sito vangelolaico.it.

E ora lascio volentieri a voi la parola.

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