Ogni umano può scegliere a quali stimoli esporsi.
Il fotografo è un cacciatore di immagini suggestive.
È difficile pensare creativamente senza nuovi stimoli esterni.
La mia vita dipende dalle sostanze di cui mi nutro e dagli stimoli che ricevo.
La reazione emotiva ad uno stimolo è più veloce di quella cognitiva, e condiziona quest'ultima.
Analizzare gli stimoli mentali è ancora più importante che analizzare le reazioni cognitive ed emotive.
Ciò che percepiamo forma e trasforma la nostra mente in modi più o meno sani e vantaggiosi. Scegliamo dunque con cura gli stimoli sensoriali a cui sottoporci.
Ad ogni cosa che vedo o che sento ho una certa reazione cognitivo-emotiva automatica e involontaria. Posso cambiarla? Voglio cambiarla? Quanto? Quanto? Dove? Come?
Bisognerebbe scegliere con molta cura cosa vedere, cosa ascoltare, cosa leggere, dove stare, dove andare, perché da tali scelte dipende il nostro futuro e lo sviluppo della nostra mente.
In ogni momento scegliamo, consciamente o inconsciamente, da quali stimoli farci stimolare e da quali evitare di farci stimolare. Da tale scelta dipende il nostro futuro e la nostra felicità.
Il libro arbitrio, se esiste, consiste soprattutto nella scelta degli stimoli ai quali esporsi, vale a dire cosa guardare, cosa ascoltare, cosa leggere, dove andare, con chi/cosa interagire, ecc.
È possibile controllare le proprie reazioni cognitivo-emotive? Ovvero trovare il lato positivo in ciò che ci disturba e il lato negativo in ciò che ci attrae? Penso di sì, e credo che sia un esercizio utile per diventare più saggi.
Ogni volta che qualcuno ci dice, ci mostra o ci fa qualcosa, noi reagiamo in modo più o meno automatico dopo avere valutato (consciamente o inconsciamente) l'autenticità e l'utilità per noi di ciò che ci è stato detto, mostrato o fatto.
Nella mappa cognitivo emotiva di ognuno ci sono vari tipi di pregiudizi: positivi, negativi, neutri. Potrebbe essere utile esaminare criticamente tutti i propri pregiudizi, non solo quelli negativi, ma anche quelli positivi e quelli neutri.
Quando leggiamo un libro, vediamo un film, visitiamo una mostra, o facciamo una passeggiata o un'escursione, sottoponiamo il nostro cervello ad una serie di stimoli suscettibili di causare reazioni cognitive ed emotive, e di modificare la nostra mappa cognitivo emotiva, ovvero il programma che determina il nostro comportamento.
Ognuno ha le sue particolari risposte cognitivo-emotivo-motivazionali agli stimoli esterni e interni. Gli umani si differenziano soprattutto per tali risposte. Se volete capire una persona, chiedetevi quali siano le sue particolari risposte a certi stimoli, ovvero a certe immagini, idee, parole, situazioni, eventi, domande, richieste, sensazioni ecc.
Nella mente di un individuo sono programmate particolari risposte automatiche e involontarie, cognitive, emotive e motivazionali a certi stimoli, cioè alla percezione di certe idee, forme, situazioni ecc.
Un individuo può desiderare una modifica di alcune delle sue risposte, e a tale scopo iniziare una psicoterapia.
Infatti lo scopo di ogni psicoterapia dovrebbe essere quello di sostituire le risposte del soggetto a certi stimoli, con altre ritenute più desiderabili e soddisfacenti.
Quanto percepiamo una cosa (oggetto, persona, immagine, testo, simbolo ecc.) avviene in noi ciò che Alfred Korzybski chiama "reazione semantica", ovvero un'associazione cognitiva ed emotiva, involontaria, automatica e immediata, con ciò che percepiamo, associazione che dipende dalla nostra particolare mappa cognitivo-emotiva. Di conseguenza, se vogliamo migliorare le nostre capacità e abitudini mentali e comportamentali, ovvero fare una psicoterapia, dovremmo analizzare criticamente le nostre reazioni semantiche ad una quantità di cose, dopo averle rese coscienti.
Voglio inventare una macchina della novità, ovvero un sistema informatico che in qualsiasi momento di noia, angoscia, immobilismo o bisogno di cambiamento mi dia nuovi e imprevedibili stimoli, immagini, suoni, idee, simboli, forme, regole, suggerimenti di nuovi comportamenti, interazioni, strade, luoghi conosciuti o sconosciuti da esplorare o in cui stare, persone conosciute o sconosciute da incontrare, nuovi collegamenti tra cose conosciute, nuove sfide, nuove domande, nuove ipotesi.
Questa macchina non sarà un computer elettronico, ma biologico, un organo del mio cervello.
Un essere umano ha bisogno di stimoli a cui reagire, di problemi da risolvere, di domande a cui rispondere, di pericoli da evitare, di obiettivi da raggiungere, di promesse da mantenere, di cose da riparare o mettere in ordine, di bisogni (propri o altrui) da soddisfare. Ed è importante che gli stimoli siano umani, cioè che provengano da altri esseri umani vivi e presenti, ai quali rivolgere le proprie risposte e reazioni. Gli esseri umani hanno bisogno di interagire, non solo al fine della indispensabile cooperazione, ma anche semplicemente per mantenersi umani, cioè per non perdere il contatto con gli altri, per non disimparare a convivere.
Vivere significa agire secondo certe motivazioni. Se le motivazioni sono scarse, scarsa è anche la vita.
Le motivazioni possono essere più o meno attive. Per attivarle sono necessari degli stimoli. Certi stimoli attivano certe motivazioni. Possiamo perciò dire che la vita ha bisogno di motivazioni attive, e che le motivazioni hanno bisogno di stimoli che le attivino. Quindi la vita ha bisogno di stimoli, ma non di stimoli qualsiasi, bensì di stimoli sani.
Quali stimoli sono sani? Quelli capaci di attivare motivazioni sane, cioè motivazioni che spingono il soggetto ad agire in modo sano per sé e per la società a cui si appartiene.
La mente reagisce diversamente quando percepisce qualcosa di nuovo rispetto a qualcosa di consueto, qualcosa che si muove rispetto a qualcosa che è immobile, qualcosa che si muove in modo nuovo rispetto a qualcosa che si muove in modo consueto. Le nuove immagini e i nuovi movimenti catturano la mente che reagisce in modo automatico, rendendo più difficile un comportamento volontario e consapevole. Al contrario, la percezione di qualcosa di consueto o statico, dopo una breve reazione iniziale, determina una indifferenza che permette alla mente di riflettere liberamente e coscienziosamente. Infatti, la mente reagisce alle differenze, non alle costanze; ai cambiamenti, non alle ripetizioni. Per questo il divertimento, che è basato sulla novità e il cambiamento, non aiuta la consapevolezza né la riflessione.
Noi non registriamo, né ricordiamo, né riconosciamo ciò che abbiamo visto o sentito (ovvero gli stimoli ricevuti dai nostri organi sensoriali), ma i risultati delle elaborazioni (ovvero selezioni e traduzioni) di tali stimoli, ovvero istanze di categorie formali, cognitive ed emotive, e le relazioni associative, comparative e gerarchiche tra di esse.
La formazione di tali categorie in un individuo avviene attraverso le sue esperienze, e dipende dalla loro qualità, quantità e varietà, e dalla costituzione genetica degli organi coinvolti nella loro elaborazione.
Quanto più numerose e varie sono le esperienze di una persona, e quanto più sofisticati sono i suoi organi percettivi (ovvero quanto maggiore è la sua sensibilità), tanto più ricco e complesso è il corredo di categorie formali, cognitive ed emotive (e di relazioni tra loro) che tale persona può acquisire e sviluppare, ovvero il grado di intelligenza e sapienza che essa può raggiungere.
In questa mia riflessione parlo di “situazione” nel senso di un contesto sensoriale caratterizzato da un particolare complesso di aspetti e fattori naturali e/o socioculturali che impongono (in quanto stimoli a cui rispondiamo automaticamente) certi comportamenti, con certi obblighi e certi margini di libertà.
Noi umani possiamo trovarci in un una certa “situazione” involontariamente o volontariamente, per dovere o per piacere. Infatti, quando non ci troviamo in alcuna situazione particolare, possiamo soffrire per mancanza di stimoli, ovvero per noia.
Per questo a volte sentiamo il bisogno di “entrare” in una situazione di un certo tipo. In tal senso la libertà intesa come libertà dai vincoli che qualsiasi situazione comporta, può essere indesiderabile.
Seguono alcuni esempi di “situazioni”:
- evento sociale
- evento sportivo
- spettacolo
- ufficio o negozio
- scuola
- gioco
- produzione artistica o letteraria
- studio medico, clinica, ospedale
- giardino
- mostra, museo
- ballo
- discussione politica
- conversazione
- produzione tecnica o tecnologica
- creazione, invenzione, soluzione di problemi
- combattimento, conflitto, guerra