La stupidità è contagiosa.
Piaceri e paure rendono stupidi.
Saggio è chi sa di essere stupido.
È stupido dire a uno stupido che è stupido.
Il complottismo è la religione degli sciocchi.
Beati gli stupidi perché non sanno di essere tali.
È stupido rimproverare uno stupido di essere tale.
Gli stupidi non vedono gli inganni, e li propagano.
Chi non è stupido prima o poi viene scoperto e punito.
Bisogna essere molto intelligenti per fingersi stupidi.
Se ti dicessi che sei stupido, falso e cattivo, cosa mi diresti?
Le persone più deliziose sono gli stupidi che sanno di essere tali.
La stupidità nel popolo c'è sempre stata, ma oggi viene corteggiata.
Se nessuno fosse più stupido di me, io sarei il più stupido di tutti.
Gli stolti fanno del male inconsapevolmente, i saggi consapevolmente.
Tu non sei completamente intelligente e io non sono completamente stupido.
Il saggio non è colui che sa di non sapere, ma colui che sa di essere stupido.
Per vendere idee e prodotti a un pubblico di stupidi bisogna dire stupidaggini.
Per capire il modo di ragionare di uno stupido, devi immaginare di essere stupido.
Per effetto dell'esaltazione dell'umiltà, c'è chi si vanta della propria stupidità.
Riuscirò mai a farmi perdonare dalla gente per aver scoperto la stupidità universale?
Per andare d'accordo con certe persone bisogna fingere di essere stupidi e/o ignoranti.
È stupido voler apparire più intelligenti dei propri interlocutori.
Gli stupidi dicono stupidaggini, ma non tutti quelli che dicono stupidaggini sono stupidi.
Se vuoi discutere con uno più stupido di te, per farti capire devi scendere al suo livello.
C'è una elevata probabilità che la prossima persona che incontrerai per caso sia uno stolto.
Fingersi stupidi richiede una grande intelligenza, e fingersi pazzi un grande equilibrio mentale.
Provo compassione per coloro che sono costretti a convivere con altri più stupidi e cattivi di loro.
Tra gli stolti e i saggi c'è un'ostilità permanente, più o meno più o meno dichiarata o dissimulata.
La paura (conscia o inconscia) di essere esclusi dalle proprie comunità di appartenenza rende stupidi.
La stupidità non è una spiegazione, dato che anche il comportamento di uno stupido segue delle logiche.
Gli esseri umani vanno trattati con precauzione, data la loro stupidità e la loro scarsa salute mentale.
Trovare un senso in cose senza senso (come i fenomeni casuali) non è segno di intelligenza, ma di stupidità.
L'imbecille non sa di essere tale e pensa che la sua opinione non valga meno di quella di chiunque altro.
Una sciocchezza ben vestita e ben truccata può passare per una perla di saggezza. La bellezza aiuta a vendere e a convincere.
Ognuno detesta e teme tutto ciò che può rendere evidenti le proprie incapacità, le proprie immoralità e le proprie stupidità.
Grazie alle nuove tecnologie gli stupidi, i criminali e i dittatori possono fare molti più danni che in passato, a livello globale.
Se dici a uno stolto che è stolto, aspettati una reazione stolta. Se dici ad un saggio che è stolto, aspettati una reazione saggia.
Più uno è stupido, meno è disposto ad ammetterlo, e più inventa o adotta narrazioni che servono solo a svalutare quelli più intelligenti.
Non solo l'uomo fa di necessità virtù, ma gli immorali fanno virtù dell'immoralità, gli stupidi della stupidità e gli ignoranti dell'ignoranza.
Gli stupidi ci sono sempre stati, ma oggi, grazie allo sviluppo tecnologico, essi hanno un raggio di azione e di ricezione enormemente più ampio.
La stupidità è contagiosa. Questo è il problema fondamentale, la tragedia, dell'umanità. Nemmeno i filosofi più famosi sfuggono a questa tragedia.
Ci sono comunità di stupidi che stanno bene insieme perché, non sapendo di essere tutti stupidi, non si criticano reciprocamente per la loro stupidità.
Il consenso degli stupidi può essere facile conquistarlo, ma è ancora più facile perderlo, dato che gli stupidi non sanno distinguere i saggi dagli stolti.
Politici e industriali desiderano un pubblico più stupido possibile, abbastanza stupido da credere negli slogan politici e nei messaggi pubblicitari.
La maggior parte della gente è stupida e ignorante. Le persone intelligenti e sapienti sono una piccola minoranza e faremmo bene a cercarle e ad ascoltarle.
Sul fatto che l'umanità sia piena di stupidi, di cattivi e di ignoranti siamo tutti d'accordo. Su chi appartenga a tali categorie siamo spesso in disaccordo.
Credere che la propria famiglia, la propria comunità, la propria nazione siano migliori delle altre è l'errore più comune e più stupido in cui incorrono gli esseri umani.
Lo stupido desidera comandare quanto l'intelligente e spesso vi riesce, anche perché gli stupidi, che sono maggioranza, preferiscono essere comandati da stupidi come loro.
È molto difficile misurare la stupidità di una persona, perché la stupidità di una mente non è costante né omogenea, ma varia secondo le emozioni provate e i contesti del pensiero.
Uno dei tristi effetti collaterali del Covid-19 è stata la messa a nudo dell'irrimediabile stupidità di milioni di persone, tra cui amici insospettabili in quanto portatori di titoli accademici.
Ridiamo quando qualcuno che sembrava stupido si rivela improvvisamente intelligente, o viceversa. Smettiamo di ridere quando quello che sembrava intelligente e si è rivelato improvvisamente stupido siamo noi.
Gli imbecilli, i cretini, gli stupidi ci sono sempre stati e sempre ci saranno in ogni società, in una proporzione che varia da cultura a cultura. Certi partiti politici hanno l'abilità di riunirli in una forza politica.
Un modo indiretto per dare dello stupido o del cattivo ad una persona è quello di attribuirgli idee o intenzioni da stupido o da cattivo. Perciò fare processi alle idee o alle intenzioni di una persona può essere offensivo.
Ogni essere umano sa fare bene certe cose (cioè risolvere bene certi problemi) e male o per niente certe altre. In tal senso si può parlare di intelligenza solo al plurale: le varie intelligenze (e stupidità) di una persona.
La meraviglia non è sempre un fatto positivo. Per esempio, uno sciocco può meravigliarsi di qualcosa di cui un saggio non si meraviglierebbe. Quanto più si conosce il mondo e l'uomo, tanto meno ci si meraviglia di ciò che accade.
Chi disprezza la razionalità terme che essa metta a nudo le sue irrazionalità, stupidità e cattiverie. Infatti la razionalità è anche uno strumento di giudizio, e ognuno di noi teme (più o meno) di essere giudicato male.
Nelle questioni intellettuali gli stupidi non hanno nemici perché non vengono presi in considerazione. Al contrario, le persone geniali hanno molti nemici nelle persone che si sentono minacciate da conoscenze che non posseggono e non condividono.
Quando un non imbecille incontra un imbecille, è impossibile per il primo ritenersi uguale al secondo; infatti, se si ritenesse tale, sarebbe un imbecille. Tuttavia gli può convenire fingere di ritenersi uguale.
Quando una gran parte degli elettori è idiota, non c'è rimedio, se non una catastrofe che svegli la gente, come quella della seconda guerra mondiale per i tedeschi invaghiti di Hitler. In tal caso anche la buona politica è inutile. Se il popolo vuole il dittatore, lo avrà.
L'uomo è generalmente stupido in quanto tende a ricreare e a ripetere situazioni in cui ha provato piacere, senza chiedersi se tale piacere sia sano, legittimo, e rispettoso dei diritti altrui. Tende inoltre, stupidamente, inconsapevolmente e assolutamente, a considerare vero, buono e bello tutto ciò che gli piace.
Le manifestazioni pubbliche dei negazionisti del Covid in tutto il mondo, anche nei paesi più sviluppati e democratici, sono una evidente dimostrazione del fatto che gli idioti non sono rari e isolati, ma si aggregano in macroscopiche comunità di loro simili, comunità che rafforzano e rendono irrimediabile la propria idiozia.
Purtroppo non conviene dire a una persona che è ignorante, stupida, falsa o cattiva, perché si offenderebbe e reagirebbe aggressivamente. Pertanto viviamo nella paura di giudicare, e di conseguenza rispettiamo la cattiveria, l’ignoranza, la stupidità e la falsità, con tutti i disturbi mentali e i problemi sociali che tale rispetto comporta.
La follia e la stupidità non sono fenomeni binari (per cui uno sarebbe sano o malato di mente, intelligente o stupido), ma fenomeni quantitativi. Intendo dire che siamo tutti, in misura variabile, pazzi e stupidi, chi più, chi meno, a volte di più, a volte di meno. Lo stesso vale per la consapevolezza di essere parzialmente pazzi e stupidi.
Un uso di Facebook molto comune è quello di leggere i post altrui e di condividere quelli che si ritengono più interessanti. In questo modo ognuno dà prova della sua personalità. Così la gente si può dividere grosso modo in due categorie: quelli che diffondono sciocchezze e quelli che diffondono saggezze. Dimmi cosa condividi e ti dirò chi sei.
Nessuno può tollerare di essere considerato uno stupido, cioè uno che pensa in modo sbagliato o scarso. Perciò se una persona dice cose che confutano direttamente o indirettamente la nostra visione del mondo, un impulso irrefrenabile di autodifesa ci spinge a confutare gli argomenti di quella persona e/o a svalutare le sue capacità intellettuali.
Le miserie della nostra società non sono il risultato della lotta tra il bene e il male (vinta dal male), ma di lotte tra stupidità e intelligenze, tra diverse stupidità, tra diverse intelligenze e tra diversi egoismi. In questo quadro si formano alleanze e cooperazioni a fini competitivi. Una cooperazione senza fini competitivi è rara e perciò nobile.
Comunemente si crede che l'aggiunta del suono al cinema inizialmente muto e l'aggiunta del colore al cinema e alla TV inizialmente in toni di grigio siano stati grandi progressi per l'umanità. Io credo che questi progressi tecnologici abbiamo nuociuto alla capacità di immaginazione e abbiano reso la gente mentalmente più passiva e manipolabile.
Quanto più un'idea è intelligente e profonda, tanto più difficile è condividerla con altre persone, perché più piccolo è il numero di persone capaci di comprenderla. Per questo le idee più condivise sono le più stupide e superficiali.
Tuttavia ogni umano ha un profondo bisogno di condividere idee con altri umani, e soffre quando non ci riesce.
Per essere pazzi ci vuole una certa intelligenza perché la pazzia è una intelligenza distorta. Invece gli stupidi non impazziscono, restano stupidi. Pertanto la gente si può dividere in due categorie: i pazzi e gli stupidi. I sani di mente sono rare eccezioni, contano poco nella società e sono poco riconoscibili. Modestamente, io appartengo alla categoria dei pazzi.
Non è che l'uomo di oggi sia più stupido o meno saggio di quello del passato. Il problema è che i mezzi tecnologici di cui l'uomo oggi dispone consentono alla sua stupidità di fare molti più danni. Infatti la tecnologia attuale dà più potere, molto più potere, agli stupidi, consentendo una maggiore diffusione della stupidità (danni culturali) e una maggiore distruttività dell'ambiente (danni ecologici).
Non è che uno stupido pensi in modo illogico. Infatti ciò che determina il grado di intelligenza di un pensiero non è la sua logicità o razionalità, ma la sua complessità. Intendo dire che anche i più stupidi pensano in modo logico, ma la loro logica è più semplice di quella con cui pensano i più intelligenti. Infatti questi, nei loro ragionamenti, prendono in considerazione concetti e collegamenti logici che gli altri ignorano.
Tema scottante quello della stupidità, politicamente scorretto. Quanti sono gli stupidi (cioè qualli al di sotto di un certo grado "normale" di stupidità) in circolazione? Chi sono? (I nomi, i nomi!). Sono anche vicini a noi? E chi di noi non fa e non dice stupidità ogni tanto? Chi può parlare di stupidità senza essere accusato di razzismo o di arroganza? E per favore, evitiamo di dire: "Chi può giudicare la stupidità di una persona?"
Socrate diceva “so di non sapere” (anche se pensava di saperla più lunga dei suoi allievi e dei suoi interlocutori).
A mio parere, non basta “sapere di non sapere”, dobbiamo anche “sapere di non capire”, dobbiamo cioè sapere di essere stupidi.
Intendo dire che non dobbiamo soltanto ampliare le nostre conoscenze, ma anche diventare più intelligenti, cioè cambiare il nostro modo di pensare e di giudicare, cioè la nostra epistemologia, la nostra etica e la nostra capacità di distinguere le informazioni e le conoscenze utili da quelle inutili.
"Gli imbecilli sono e saranno sempre in maggioranza ma alla fine sarà la minoranza a mettergli l'anello al naso e trascinarli come il bue al macello. E' sempre successo dai tempi del faraone. Santità, disse una volta Berlusconi, affacciato alla famosa finestra insieme al Papa, quante persone intelligenti pensa che ci sono in questa piazza? Caro Silvio, a buttarla lì, non più del 10%. Giusto, rispose il decaduto, io lavoro con gli altri 90%. Se è per questo anch'io, ribatté il Papa." [Enzo La Barbera]
Al di fuori dei contesti giuridici, abbiamo tutti il diritto di dire falsità oltre che sciocchezze e cose irrilevanti.
Allo stesso tempo, in tutti gli altri contesti, abbiamo tutti il diritto di dichiarare falso, sciocco o irrilevante ciò che qualcuno dice, anche se corrisponde a verità ed è importante.
Di conseguenza, non abbiamo il diritto di adirarci e di reagire in modo aggressivo o offensivo verso chi dichiara che ciò che diciamo è falso, sciocco o irrilevante anche se siamo sicuri del contrario.
Il progresso della tecnica è molto più veloce di quello dell'intelletto medio dell'umanità che può farne uso. Ne consegue un utilizzo sconsiderato e pericoloso degli strumenti tecnologici.
Infatti oggi non solo disponiamo di mezzi di distruzione di massa dell'uomo e della natura, ma qualunque idiota ha la possibilità di diffondere le sue idee raggiungendo potenzialmente, gratuitamente, miliardi di persone.
Questa situazione permette la formazione di comunità numerose di idioti uniti intorno a narrazioni tanto semplici quanto false, e distruttive per la convivenza civile.
Beati gli stupidi, perché non sanno di essere tali.
Beati i ricchi, perché la felicità è costosa.
Beati i belli, perché la bellezza convince.
Beati gli allegri, perché l’allegria scioglie la tensione.
Beati i liberi, perché possono scegliere tra più opzioni.
Beati gli amati, perché l’amore è il motore della vita.
Beati i saggi, perché sanno come soffrire di meno e godere di più.
Beati i sani, perché la malattia riduce la vita.
Beati i forti, perché sono più rispettati e sanno meglio difendersi.
Beati i curiosi, perché non si annoiano mai.
Beati i creativi, perché possono cambiare il mondo.
Beati gli scettici, perché si fanno imbrogliare di meno.
Beati i colti, perché possono parlare con le persone più diverse.
Beati gli intelligenti, perché possono capire più cose.
Beati i sicuri di sé, perché non si fanno abbattere dalle critiche e dalle offese.
Beati coloro che soddisfano i propri bisogni soddisfacendo quelli altrui.
Da cosa sono causati i mali della società, ovvero i problemi economici, politici, ecologici e di convivenza? Molti dicono che sono causati dai cattivi politici che pensano solo ai propri interessi, o dalle multinazionali che pensano solo ad arricchirsi a spese della gente e dell'ambiente, e che per risolvere tali problemi la gente dovrebbe svegliarsi ("aprire gli occhi"), sensibilizzarsi e sostituire la classe politica con persone più oneste, sensibili e capaci. E così le librerie, i giornali e i social network sono pieni di analisi dei problemi in tal senso e di incitamenti al risveglio e/o alla ribellione.
Ritengo questo modo di pensare fuorviante e inefficace. Infatti, che i cittadini siano svegli o sensibilizzati, prima di essere il prerequisito fondamentale per la soluzione dei problemi, è, per difetto, la prima causa di essi. In altre parole, dire che per risolvere i problemi sociali la gente dovrebbe svegliarsi, è come dire che se fossimo tutti più buoni e bravi tutto andrebbe meglio. Una lapalissiana tautologia.
Io penso invece che, mentre cerchiamo di analizzare e risolvere i problemi economici e politici, o ancor prima, dovremmo affrontare il problema del nostro "sonno", della nostra stupidità e cattiveria, dei motivi per cui non ci comportiamo come "dovremmo", e delle eventuali soluzioni per migliorare le nostre mentalità.
Penso infatti che dovremmo soprattutto studiare la natura umana e sperimentare nuovi modi di autogovernarci, interagire e negoziare a livello interindividuale un'etica per la soddisfazione dei nostri bisogni, che tenga conto delle recenti scoperte nelle scienze naturali e sociali (tra cui la psicologia sociale, la cibernetica, la genetica, le neuroscienze ecc.) e dello spazio lasciato vuoto dalle religioni e dalle tradizioni in declino.
E' inutile Insistere con le vecchie idee e i vecchi metodi, che hanno dimostrato i loro limiti.
Recentemente, nel gruppo Facebook “Psicologia, filosofia….” ho messo i seguenti post:
- Se qualcuno ti dicesse: "io sono più intelligente di te", come reagiresti?
- Se ti dicessi che sei intelligente, sincero e buono, cosa mi diresti?
- Se ti dicessi che sei stupido, falso e cattivo, cosa mi diresti?
Ad oggi il primo post ha ottenuto 101 commenti e 25 like, il secondo 72 commenti e 16 like, il terzo 36 commenti e 14 like.
I commenti sono di diversi tipi: seri, scherzosi, ironici, neutri, impulsivi, ragionati, accondiscendenti, offensivi, raffinati, volgari, lunghi, brevi, più o meno superficiali.
Ciò che trovo più interessante in questo esperimento non è tanto il contenuto dei commenti, nessuno dei quali ho trovato particolarmente sorprendente, ma la loro quantità, molto più grande di quella che i post che scrivo quasi ogni giorno nel gruppo normalmente ottengono.
Come spiegare tanto interesse per questo genere di post?
Direi che dai risultati di questo esperimento si evince che ciò che più interessa alle persone è cosa pensano gli altri di loro, e in particolare la comparazione tra loro e gli altri nelle gerarchie sociali, cioè “chi vale di più”.
In altre parole, siamo tutti costantemente preoccupati di non essere inferiori ad altri per quanto riguarda le nostre qualità umane (la nostra “umanità”) e le nostre competitività intellettuali e morali. Su queste cose siamo ipersensibili.