Il passato non è passato.
Il presente è già passato.
Pensare è rallentare il tempo.
Mai dire mai, e mai dire sempre.
Il tempo è la causa di ogni causa.
Meglio perdere tempo che usarlo male.
Quando si è felici, le infelicità passate non contano.
Passato e futuro sono sempre presenti nella mente umana.
Il passato e il caso determinano il presente e il futuro.
È passato un altro giorno. Come l'ho usato? Come mi ha usato?
Le grandi menti sono sempre più avanti rispetto al loro tempo.
Una felicità presente ci fa dimenticare tante infelicità passate.
La coscienza del presente è il ricordo di un passato appena trascorso.
Il grave difetto della logica aristotelica è che non tiene conto del tempo.
Ogni giorno che passa ci avvicina di un giorno al momento della nostra morte.
Nelle logiche dell'inconscio il passato, il presente e il futuro non sono distinti.
Il passato e il caso determinano il futuro, sia nella realtà fisica che in quella mentale.
Il tempo è la condizione di ogni movimento, di ogni causalità, di ogni storia, di ogni cambiamento.
Il tempo della mente, sempre soggettivo, è il ricordo e/o l'immaginazione di un tempo passato o futuro.
Il nostro presente deve essere coerente con il nostro passato, e il nostro futuro con il nostro presente.
I frutti di certi lavori non sono immediati, ma arrivano dopo un certo tempo. Certi lavori sono come semine.
La coscienza è la percezione e cognizione del tempo del proprio corpo, stretto tra il suo passato e il suo avvenire.
Forse il tempo non esiste, forse esiste solo il presente in continua trasformazione, e il passato e il futuro sono solo idee.
La somma del passato e del futuro è costante. Infatti in ogni momento la durata del passato aumenta e quella del futuro diminuisce.
In un mondo in cui nulla si muove e nulla cambia, il tempo non esiste o è fermo. Il tempo è la percezione del movimento o mutamento.
Il tempo è fatto di numeri, il numero di rotazioni della terra intorno al suo asse, il numero di rivoluzioni della terra intorno al sole ecc.
A mio avviso, la vita consiste in continue trasformazioni organizzate (ordinate e casuali) di materie, energie e informazioni nello spazio/tempo.
Il presente non esiste, dato che la sua durata è nulla. Esistono solo il passato (come realtà), e il futuro (come immaginazione). Il presente è già passato.
Nel corso della mia vita ho incontrato tante cose e persone che mi hanno aiutato, e che oggi mi sarebbero inutili o persino dannose. Ogni tempo ha i suoi valori.
Il presente dipende dal passato come il futuro dipende dal presente. Noi siamo il prodotto del nostro passato e la causa del nostro futuro, insieme ad altre forze e al caso.
Anche una cosa buona, alla lunga diventa cattiva. E' importante capire quando è opportuno smettere (temporaneamente o definitivamente) di usare ciò che è buono e cercare altri tipi di bontà.
Il passato è definitivamente trascorso e non può essere cambiato. Tuttavia possiamo sempre vederlo, valutarlo, usarlo, spiegarlo, raccontarlo, comprenderlo e interagire con esso in modi nuovi.
La logica razionale è spaziale, quella cibernetica temporale. Lo spazio è statico e tangibile, il tempo è dinamico e intangibile. Perciò è più difficile padroneggiare la logica cibernetica che quella razionale.
La coscienza è il processo in cui si confrontano le nuove esperienze con le precedenti, ciò che si vede e si sente nel presente con ciò che si è visto e sentito nel passato, confronto da cui scaturisce la previsione e il presentimento del futuro.
Forse prima del Big bang il tempo non esisteva, e nemmeno lo spazio. Forse c'era solo una infinita energia concentrata in un unico, infimo, immobile punto, senza un perché, né un senso, né una vita, né una mente. Senza tempo non può esserci informazione né mente.
La mente proietta il futuro in base al passato, mentre il corpo vive il presente. Per il corpo, il passato e il futuro non esistono, esiste solo il presente. Per la mente il presente non esiste, esistono solo il passato e futuro. Per questo il corpo e la mente sono spesso in conflitto tra di loro.
Il tempo consuma e dissolve ogni cosa. Nulla di ciò che abbiamo ottenuto si mantiene nel tempo, se non agiamo per conservarlo o svilupparlo, e comunque un giorno perirà. Nulla è acquisito per sempre. Ciò è vero specialmente per i rapporti umani, i quali vanno rinnovati o trasformati frequentemente, altrimenti deteriorano fino a dissolversi.
Fare confronti (per di più nostalgici) col passato è fuori luogo perché anche solo venti anni fa le condizioni di vita erano diversissime da quelle attuali. Oggi abbiamo bisogno di nuove idee, quelle del passato non funzionano più. Ma quasi tutti cercano di valorizzare ciò che hanno imparato senza capire che si tratta di monete per lo più fuori corso.
E' difficile per noi esseri umani vivere nel presente senza essere condizionati dal passato e dall'idea del futuro, perché il nostro passato è ciò che siamo, il software del nostro comportamento che si è sviluppato nel corso della nostra esistenza, e il futuro è l'aspettativa del piacere e del dolore, che ci rende diversi dagli altri animali e rende possibile la civiltà, la cultura e l'etica. Si potrebbe dire che trascurare il futuro non sia umano.
Separare l'"essere" dal "divenire" mi pare una assurdità e un grave errore. Come qualcun altro ha detto, non è possibile l'essere senza il divenire, e viceversa. In altre parole, essere e divenire sono la stessa cosa, come pure il tempo individuale e quello storico. La chiave per capire la realtà, il mondo, la storia, la psiche, è il concetto di "relazione" ovvero di "interazione". Il concetto di "essere" è totalmente sterile se esaminato indipendentemente delle interazioni e dalle relazioni.
Condividere il tempo significa fare esperienza delle stesse cose alle stesso momento con altre persone; significa partecipare, cioè far parte, insieme ad altri, di uno stesso accadimento; significa essere in un processo insieme ad altri, non da soli. La solitudine è infatti mancanza di condivisione del tempo. L'evento che viene condiviso può essere più o meno favorevole e più o meno gradito a ciascun partecipante, per questo a volte si preferisce la solitudine nonostante il bisogno di condivisione.
La coscienza si estende tra passato, presente e futuro. Queste tre dimensioni non sono separabili. Infatti, ciò che è avvenuto incide su ciò che sta avvenendo, e ciò che sta avvenendo incide su ciò che avverrà. Ciò che sta avvenendo non avrebbe senso senza una prospettiva futura, sia pure di pochi secondi. Infatti, ciò che facciamo, lo facciamo affinché qualcosa avvenga (o non avvenga) in futuro, ovvero per causare (o impedire) un certo potenziale cambiamento, cioè una certa trasformazione interna e/o esterna.
Il presente non esiste, esistono solo il passato e il futuro. Il presente non esiste perché dura zero secondi.
La psiche è una macchina che programma il futuro (anche quello immediato) sulla base del passato, cioè dei ricordi consci e inconsci, anche quelli di pochi attimi prima (che fanno comunque ormai parte del passato). Sia il passato che il futuro possono essere più o meno vicini, ma sono comunque passato e futuro. Dove comincia e dove finisce il nunc (l'adesso)? Se non siamo in grado di rispondere a questa domanda, allora Il nunc (adesso) non esiste, è solo un'illusione.
Ogni nuovo giorno si ripresentano le stesse domande: Chi mi vuole bene? A chi voglio bene? Chi mi è utile? A chi sono utile? Con chi interagire? Con chi non interagire? A quali categorie appartengo? Cosa mi appartiene? Ecc.
Infatti col tempo ogni cosa può cambiare, tra cui i bisogni, i desideri, i legami, le appartenenze, e le preferenze mie e altrui.
Per rispondere alle domande ricorrenti sui rapporti tra noi e gli altri abbiamo bisogno di rituali sociali.
Infatti i rituali servono ad affermare e a confermare certe appartenenze e certi rapporti.
Il tempo sembra essere irreversibile, e a questa irreversibilità è legata l’entropia, cioè una disorganizzazione che, in assenza di un'intenzione organizzatrice, non può che aumentare in modo irreversibile, come ci insegna il secondo principio della termodinamica.
La vita è un fenomeno organizzatore e, in quanto tale, produce entropia negativa, anche se per farlo deve consumare energia, il che comporta allo stesso tempo la produzione di entropia positiva.
Tuttavia, la vita, dopo essersi riprodotta, muore, e la morte non è che una produzione di entropia positiva.
La nostra vita, come quella di ogni essere vivente, è dunque un passaggio tra entropia negativa ed entropia positiva.
Qualunque trasformazione avviene nel tempo. Se una cosa passa dalla forma X alla forma Y, si può distinguere un tempo in cui la forma di quella cosa è X e un tempo successivo in cui essa è Y. Il tempo è dunque segnato dalla trasformazione di cose (oggetti o informazioni), ovvero dalla variabilità delle cose. Se nel mondo non avvenissero cambiamenti, il tempo non esisterebbe. Anche il movimento costituisce una sorta di trasformazione, dato che le diverse posizioni succesive di un oggetto nello spazio e nel tempo costituiscono forme, perfino quando sono casuali, come le posizioni delle stelle. La vita si fonda sul cambiamento e quindi sul tempo. Infatti un essere vivente cambia continuamente e se smettesse di cambiare morirebbe. Per esempio la respirazione e l’alimentazione costituiscono cambiamenti vitali costanti, ritmici, ciclici. Il tempo non può essere fermato, ne va della vita.
Mi riesce difficile credere che il futuro sia già scritto, ovvero che il destino esista, a meno che non ammettiamo che il futuro sia già avvenuto e noi lo stiamo semplicemente rivivendo esattamente come lo abbiamo vissuto in un passato di cui non abbiamo memoria. Idea pazzesca, assurda ma affascinante e intellettualmente stimolante. Penso che piacerebbe a Nietzsche.
Aggiungo che, anche in tale ipotesi, dato che non abbiamo memoria del futuro (ovvero di ciò che è passato e che si sta ripetendo) mi sembra imprevedibile prevedere il futuro se non per quanto riguarda quello immediatamente prossimo, ovvero ciò che avverrà tra un attimo, e comunque in misura molto limitata.
Infatti tutto ciò che avviene in un dato momento dipende da ciò che c'era, ed è avvenuto un momento prima, non due o più momenti prima, perché la realtà cambia in ogni momento e non siamo in grado di conoscerla momento per momento, ma solo, e parzialmente, in alcuni momenti.
Il tempo è un fattore importante nelle relazioni umane, nel senso che è necessario rinnovare periodicamente le espressioni di reciproco attaccamento (amicizia o amore), altrimenti tali relazioni si dissolvono. Tali espressioni possono ridursi a qualche minuto di “small talk”.
In tal senso, scambiare saluti, fare auguri e scambiare regali in occasione di compleanni o di altre feste costituisce un esame e una prova della sussistenza di certe relazioni. A seconda dell’importanza e della profondità del rapporto, la periodicità minima del rinnovo dell’espressione dell’attaccamento può essere di ore, giorni, settimane, mesi o anni. Ad esempio, due sposi hanno normalmente la necessità di comunicare almeno ogni giorno. Chiedere “come stai?” può bastare.
Questo fenomeno, che potremmo chiamare “orologio delle relazioni”, può generare angoscia in chi si sente obbligato a esprimere periodicamente il suo attaccamento diventato sempre più debole, e in chi aspetta tale espressione quando essa tarda ad arrivare.
(Traduzione del mio intervento al Café Philo Lyon il 14/9/2021 sul tema "Il tempo".)
Sul tempo ci sarebbe da dire un’infinità di cose, perché il tempo non è un dettaglio del mondo, ma è uno degli elementi costitutivi della realtà e dell’esistenza, insieme con lo spazio, con l’energia, con la massa e con l’informazione, tutte cose tra loro indissolubilmente legate, nel senso che ognuna senza le altre non potrebbe esistere.
Tuttavia cercherò di parlare soprattutto di un particolare aspetto del tempo, che è quello psicologico, dove il passato, il presente e il futuro giocano ruoli ben precisi, e il passato, sebbene passato, come il futuro, sebbene non ancora avvenuto, giocano un ruolo attivo, in senso psicodinamico, nel presente.
Intendo dire che momento per momento siamo mossi non solo da ciò che percepiamo qui ed ora, ma anche dalla nostra memoria del passato e dall’immaginazione del futuro.
E’ per questa ragione che dovremmo prenderci cura non solo del presente, ma anche del passato e del futuro, nel senso che dovremmo assicurarci che la nostra idea del passato, così come la nostra immaginazione del futuro siano sane, corrette, equilibrate, realistiche, utili, produttive nel senso della soddisfazione dei bisogni e dei desideri nostri e altrui.
Molti libri e articoli di giornali ci consigliano, per diminuire lo stress e per essere più felici, di rallentare il ritmo della nostra vita moderna. Credo sia un buon consiglio da seguire nella gestione del proprio tempo libero, ma mi sembra difficile seguirlo negli ambienti di lavoro, dove il ritmo è imposto dal datore di lavoro, in quanto elemento di produttività e quindi di competitività.
Tuttavia, non credo che si possa decelerare a volontà, perché la velocità eccessiva della nostra vita è un sintomo, la conseguenza di una causa che andrebbe rimossa o gestita. Agire solo sul sintomo potrebbe rivelarsi controproducente o inefficace.
Se oggi viviamo molto più velocemente, più freneticamente, è anche perché la tecnologia ci offre molte più opzioni che in passato e vorremmo provarne il più possibile, temendo di perdere qualcosa di importante. E’ ciò che in inglese viene chiamato FOMO.
Il rimedio a questa vastissima scelta, mi pare, sia quello di concentrarsi su ciò che è più importante, dopo aver stabilito, e questo non è facile, cosa sia più importante. Per finire, direi che l’importante è capire cosa sia importante.
Quando comunichiamo, usiamo disinvoltamente verbi in cui ci riferiamo al passato, al presente e al futuro, come se questi concetti fossero chiari, ovvi e condivisi da tutti. In effetti non ho mai assistito ad un dibattito sulla definizione di questi termini.
Confesso di non conoscere le principali teorie e spiegazioni riguardanti il tempo, che alcuni filosofi e fisici ci hanno fornito. So soltanto che il tempo non è assoluto, ma relativo allo spazio, così come questo è relativo al tempo, per cui dovremmo a rigore parlare sempre di spazio-tempo. Per di più, è accertato che la durata del tempo dipende dalla velocità in cui ci si muove, a causa del fatto che non c’è nulla che possa viaggiare ad una velocità superiore ad un certo limite, che è quello della luce. Tuttavia per quanto riguarda la nostra vita pratica, la nostra mente percepisce sia il tempo che lo spazio come entità assolute, indipendenti e lineari.
Credo pertanto che per un non specialista sia utile discutere del tempo, ovvero dei tempi passato, presente e futuro, in senso psicologico più che fisico.
Il tempo è importante soprattutto per stabilire i rapporti di causa-effetto, in quanto la causa precede l’effetto nel tempo. In tal senso possiamo dire che ciò che avviene nel presente è causato da ciò che è avvenuto in passato, e ciò che esiste o avviene nel presente è causa di ciò che avverrà nel futuro. fatto salvo ciò che avviene totalmente o parzialmente per caso.
Detto ciò, mi pongo alcune domande:
- Cosa contengono per ognuno di noi, rispettivamente, il passato, il presente e il futuro?
- Da dove proviene il contenuto dei tre tempi?
- Quanto siamo obiettivi e sinceri nel rievocare il nostro passato?
- Rievocare certe esperienze può essere tanto doloroso da indurci a rimuoverle dalla memoria?
- Quando possiamo “archiviare” definitivamente un’esperienza come passata, cioè non più attiva e attuale?
- È possibile distinguere nettamente passato, presente e futuro?
- Quanto dura il presente?
- Il presente esiste o è solo il confine tra passato e futuro?
- In che misura il passato di una persona influenza il suo futuro?
- In che misura il futuro (immaginario) di una persona influenza il suo presente e il suo passato?
- In che misura il nostro futuro dipende dalla nostra volontà?
- Cosa ci insegna il passato?
Non ho le risposte, ma uso queste domande come stimoli per riflettere sul nostro rapporto con il tempo.