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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Utilità

14 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

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Possibilità e utilità

L'impossibile è inutile.

Questioni di utilità

A chi sono utile? Chi mi è utile? Per cosa?

Angoscia dell’inutilità

È angosciante sapere di non essere utile a nessuno.

Utilità provvisoria

Per costruire una cosa servono cose che dopo la costruzione non servono più.

Sentirsi utili

Ho un forte bisogno di sentirmi utile, e mi chiedo quanti altri abbiano lo stesso bisogno e in quale misura.

Critica delle abitudini

Facciamo tante cose per abitudine, ma il fatto che un'attività o un'idea sia stata utile in passato non implica che sia utile oggi.

Sul concetto di utilità e sull'utilità di una filosofia

Utile, per un essere vivente, è tutto ciò che facilita la soddisfazione di qualche suo bisogno o desiderio. In tal senso, alcune filosofie possono essere utili per alcuni, inutili o dannose per altri.

Quanto siamo utili agli altri?

Se io morissi oggi, quante persone vivrebbero da domani una vita più felice, quante una vita meno felice? Ecco una domanda che dovremmo farci ogni tanto per fare il punto sulla nostra utilità per gli altri.

Domande su cosa ci va di fare

La maggior parte degli umani fanno ciò che va loro di fare e non si chiedono quanto ciò che va loro di fare potrebbe essere nocivo per sé o per altri, o se potrebbero fare qualcosa di più utile o più piacevole per sé o per altri.

Umani per altri umani

Ogni umano, per ogni altro umano, può essere causa di piacere e di dolore, di benefici e di danni. La questione è dunque: come fare affinché dalla cooperazione con altri umani ognuna delle parti coinvolte possa ottenere piaceri e benefici e non dolori e danni?

Utilità interpersonale

A chi sono utile? Chi mi è utile? A chi potrei essere utile? Chi potrebbe essermi utile? Queste sono domande che ogni essere umano dovrebbe farsi, se è vero che, in quanto umani, siamo tutti interdipendenti, ovvero ognuno ha bisogno che qualcuno gli sia utile per soddisfare i propri bisogni e desideri.

Sul concetto di utilità

È utile a una persona tutto ciò che soddisfa i suoi bisogni o desideri, suscita in essa piaceri ed evita dolori, favorisce i suoi interessi, le evita malattie, disturbi mentali, incidenti e disgrazie, le permette di svilupparsi in modi sani, di apprendere cose utili e di integrarsi socialmente.

L’utilitarismo considera l’utilità la misura di tutti i valori umani.

Utilitarismo sentimentale

Consideriamo buono ciò che è utile o consideriamo utile ciò che è buono?

Se consideriamo utile ciò che ci fa star bene, anche per un breve periodo di tempo, allora tante cose considerate inutili — in quanto non produttive e non salutari — dovrebbero essere considerate utili.

Dovremmo perciò distinguere tra due tipi di utilità: quella materiale e quella che chiamerei "sentimentale". La seconda è la qualità di tutto ciò che ci fa star bene — almeno per un po' di tempo — nel senso che dà piacere o allevia un dolore.

Hanno utilità sentimentale, tra le altre cose, le religioni, le credenze, le illusioni e tutto ciò che può essere condiviso, anche se insensato e materialmente inutile o perfino dannoso.

Sulla gestione razionale dei rapporti con gli altri

Se mi trovassi in un'isola popolata solo da piante ed animali, cercherei di studiare razionalmente sia gli animali che le piante per stabile il modo per me più utile di interagire con essi.

Potrei fare tranquillamente la stessa cosa, e con la stessa libertà, per stabilire il modo per me più utile di interagire con gli altri esseri umani nella società in cui vivo?

Penso di no, dato che gli altri agiscono o reagiscono verso di me tenendo conto del modo in cui io li considero, e delle mie intenzioni nei loro confronti.

In altre parole, il fatto che io studio razionalmente il prossimo al fine di interagire con esso nel modo per me più utile è oggetto di giudizio da parte del prossimo stesso, ed influenza il suo comportamento verso di me.

È opportuno rivelare ad una persona il fatto che io la studio razionalmente allo scopo detto sopra?

Per rispondere a tale domanda, inverto le parti e immagino che una certa persona mi studi razionalmente allo scopo di stabilire il modo per essa più utile di interagire con me. Come reagirei in tal caso? Guarderei questa persona con  ansia o paura? La riterrei pericolosa o sgradevole? Cercherei di evitarla? Cerchere di farle sapere il meno possibile su di me?

È immorale trattare gli altri in senso utilitaristico, ovvero come persone per interagire con le quali è utile seguire una strategia razionale?

È immorale cercare di ottenere benefici dagli altri? Il "do ut des", è un principio immorale? È qualcosa che conviene nascondere?

Ma cosa ci può essere di immorale in una strategia di interazione sociale se essa non include inganni, né danni, né offese, né violenze verso l'altro?

Occorre purtroppo considerare che una cosa è immorale se è considerata tale dagli altri. Infatti uno non può stabilire quanto un’azione sia immorale senza tener conto di cosa pensano gli altri a tale riguardo, dal momento che la morale è convenzionale.

Ebbene, secondo la morale convenzionale, interagire con gli altri secondo strategie razionali, piuttosto che in modo spontaneo e disinteressato, è un comportamento immorale, o comunque spregevole.

Io dico che questa moralità convenzionale è malsana, nel senso che tende a causare psicopatie. Infatti, ritenere immorale ciò che è innocuo, è stupido e nocivo in quando limita inutilemente la libertà individuale e ostacola la soluzione razionale dei problemi sociali, oltre al fatto che ci induce a nascondere e a dissimulare le nostre vere motivazioni e intenzioni.