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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Differenze umane

164 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Sulla normalità

È normale essere anomali.

Siamo uguali o diversi?

Siamo tutti diversamente uguali.

Differenza e relazione

Una differenza implica una relazione.

Sulla meritocrazia

I meno meritevoli temono la meritocrazia.

Mostrare di saperla lunga?

Chi la sa più lunga cerca di nasconderlo.

Qualcosa in comune

Ogni umano ha qualcosa in comune con ogni altro.

Preferenze e identità sociale

Dimmi di cosa ti piace parlare e ti dirò chi sei.

Il piacere dell'umiltà

L'umiltà piace molto a chi ha poco di cui vantarsi.

Somiglianze e differenze

Il sapiente sa trovare somiglianze nelle differenze.

Carattere e appartenenze

Ogni umano è caratterizzato dalle proprie appartenenze.

Uguaglianza e rarità

Per sentirsi tutti uguali bisogna ignorare le qualità rare.

Parlare di intelligenza?

Non parlare di intelligenza con chi è meno intelligente di te.

Libri viventi

Ogni persona è un romanzo vivente, un libro più o meno aperto.

Conoscenza e differenze

Conoscere equivale a memorizzare e riconoscere certe differenze.

Volare alto

Più in alto si vola, minore è il numero dei compagni di viaggio.

Desiderio e paura di differenziarsi

Chi vuole differenziarsi è mal visto da chi teme di essere diverso.

Cognizione della superiorità

Chi pensa di essere superiore desidera che anche gli altri lo pensino.

Pelle dura e pelle delicata

Chi ha la pelle dura non può capire chi ha la pelle delicata, e viceversa.

La regola d'oro

La regola d'oro delle buone maniere è fingere di essere uguali o inferiori.

Interrogativi ed esclamativi

Le persone si dividono in due categorie: gli interrogativi e gli esclamativi.

Lo status dei diversi

La gente considera i diversi come malati, inferiori o arroganti, mai superiori.

L'uomo e il dubbio

Gli esseri umani si distinguono anche per la qualità e la quantità dei loro dubbi.

Rotte che non s'incontrano

Quando due persone volano a quote molto diverse, le loro rotte non s'incontrano mai.

Pastori, pecore ecc.

L'umanità si divide in pastori, pecore, finte pecore, cani da pastore e cani sciolti.

Comprensione e diversità

Se vuoi essere capito e accettato dagli altri, non devi essere troppo diverso da loro.

Doti e saggezza

Accettare serenamente di non possedere alcuna dote richiede un buona dote di saggezza.

Il più e il meno

Il più conosce il meno, dice un proverbio, ed io aggiungo: il meno non conosce il più.

Uguaglianza come tregua

L'idea dell'uguaglianza sociale è una buona scusa per evitare la competizione interpersonale.

Chi cerca l'uguaglianza?

L'uguaglianza la cercano coloro che sono danneggiati dalle disuguaglianze, e i loro difensori.

La colpa di essere diversi

Per l'inconscio essere diversi dagli altri è una colpa che prima o poi viene scoperta e punita.

Sul confronto delle capacità umane

Ogni umano detesta e teme coloro che rivelano, direttamente o indirettamente, le sue inferiorità.

Necessità, virtù e difetti

L'uomo fa di necessità virtù, e di virtù difetti, specialmente quando le virtù non sono necessarie.

Il vittimista

Il vittimista è uno che chiede un risarcimento per i danni innocentemente subiti per colpa di altri.

Uguali e diversi

I più dicono "siamo uguali", i meno "siamo diversi". Entrambi hanno ragione e torto allo stesso tempo.

Differenze nel notare

Ciò che ci distingue o ci accomuna non sono solo le cose che notiamo, ma anche quelle che non notiamo.

Il problema della differenza

Essere diversi dagli altri può costituire un pregio o un difetto, ma è certamente un problema e un peso.

Imitazioni mal riuscite

La varietà delle culture è dovuta a imitazioni mal riuscite, deviazioni e miscugli di culture precedenti.

Perché siamo ciò che siamo?

Ognuno è quello che è, in parte per necessità e in parte per caso (sia in senso genetico che culturale).

Il valore della conformità

Molti desiderano essere apprezzati per la loro conformità ai costumi più comuni, pochi per la loro non conformità.

Sopportare di essere inferiori

Pochi possono sopportare l'idea di essere meno intelligenti, meno saggi o meno sapienti del proprio interlocutore.

Pazzia e diversità

Se io decidessi di pensare e di comportarmi in modo diverso da qualsiasi altra persona, mi prenderebbero per pazzo.

Narcisismo e comunità

Il narcisista non ha il senso della comunità, ovvero non si sente parte di un insieme che può anche fare a meno di lui.

Ugualmente diversi, diversamente uguali

Siamo conformisti al punto tale che se vogliamo differenziarci dobbiamo farlo secondo comuni modelli di differenziazione.

Solitudine della diversità

Quando vedo folle di persone entusiasmarsi per eventi che mi lasciano indifferente o mi irritano, mi sento solo e triste.

Diversità di pensieri, emozioni e motivazioni

Siamo tutti diversi nella qualità e quantità dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e delle nostre motivazioni.

Il tabù delle differenze umane

Il tabù delle differenze umane è talmente forte che distinguere un saggio da uno stolto viene da molti qualificato come razzismo.

Mettersi in discussione

Le persone si differenziano (tra l'altro) nella loro propensione a mettere in discussione la propria visione del mondo e di se stessi.

L'inconveniente di essere originali

Quanto più originale è il modo in cui penso e mi comporto, tanto meno gli altri mi capiscono e tanto meno desiderano la mia compagnia.

Sentirsi diversi

Chi si sente diverso dagli altri è diverso da coloro che si sentono uguali agli altri. La sua diversità consiste nel sentirsi diverso.

Paura dell'autogoverno

Può una persona capace di libero arbitrio e di autogoverno interagire con una che ne è incapace senza che questa ne sia spaventata o turbata?

Confronti tra persone e presunzione

Chi si ritiene superiore a tutti in tutto è semplicemente uno psicopatico. Giusto e sano è invece ritenersi superiore a qualcuno in qualcosa.

Sulle differenze umane

Finché ci saranno differenze fisiche o mentali tra esseri umani, ci saranno disuguaglianze di potere e privilegi di alcuni rispetto ad altri.

Sull'arroganza

Arrogante è chi si considera perfetto, cioè non migliorabile, non chi si considera più capace di un altro per il raggiungimento di un certo fine.

Le domande giuste

Gli umani si distinguono anche per la quantità e qualità delle domande che pongono a se stessi o agli altri. Dimmi che domande fai e ti dirò chi sei.

Diversità e morale

Se fossimo tutti uguali e avessimo tutti gli stessi gusti, la morale sarebbe molto più facile da capire e da applicare, in quanto avremmo tutti la stessa.

Sullo sfruttamento dell'uomo da parte del'uomo

Da sempre l'uomo approfitta della sua superiorità fisica e politica rispetto ad altri per imporre loro la sua volontà e ottenere da loro ciò che desidera.

L'orrore di aver sempre torto

Una persona di una certa intelligenza convivere difficilmente con una molto più intelligente perché non tollera di aver sempre torto in caso di disaccordo.

Discordanze sui valori

Ci sono cose che per me non hanno alcun valore, o hanno un valore negativo, mentre per altri hanno un valore positivo, e viceversa. Questo fatto mi disturba.

Essere uguali vs. diversi

Ogni umano ha due bisogni innati in perenne conflitto: essere uguali gli altri, ed essere diversi dagli altri. In alcuni vince il primo, in altri il secondo.

Virtuosi, mediocri e stonati

Così come in musica ci sono musicisti virtuosi, altri mediocri, e persone stonate, così in tutte le altre attività della vita umana, tra cui quella di pensare.

Zona confortevole e capacità cognitivo-emotive

Tra le caratteristiche che differenziano gli esseri umani ci sono la zona confortevole (comfort zone) e le capacità cognitivo-emotive.
[da continuare]

Quali possono essere le cause della misantropia?

Tra le cause della misontropia ci possono essere il sentirsi non abbastanza apprezzati, non abbastanza compresi, non abbastanza amati, o il sentirsi diversi e soli.

Sulla disuguaglianza sociale

Per ottenere uno stesso bene, certe persone debbono pagare, in denaro, in fatica o in umiliazioni, molto più di certe altre. Così si misura la disuguaglianza sociale.

Discordanze di piaceri e dispiaceri

Una certa cosa che mi piace a qualcuno dispiace. Una certa altra cosa che mi dispiace a qualcuno piace. Queste discordanze rendono difficile e dolorosa la vita umana.

Differenze di sensibilità

Purtroppo non siamo, per temperamento ed educazione, tutti ugualmente sensibili e purtroppo chi è meno sensibile non capisce cosa prova chi è più sensibile, e viceversa.

Autopromozione

Ognuno promuove le qualità che possiede, i giochi ai quali è vincente e le discipline in cui è più competente, ovvero competitivo. In tal modo ognuno promuove se stesso.

Confrontarsi con la media

In cosa pensi di essere superiore alla media? In cosa inferiore? Non dirlo, pensalo soltanto, perché dalla risposta dipende gran parte del tuo carattere e del tuo comportamento.

Differenze e somiglianze

Tra due persone e tra due culture ci sono somiglianze e differenze. È sbagliato vedere differenze o somiglianze che non ci sono, e non vedere differenze o somiglianze che ci sono.

Differenze umane

Che ci siano differenze tra umani è indiscutibile. Discutibili sono invece la natura, l'origine e gli effetti di tali differenze, specialmente da un punto di vista civile e morale.

Caratteristiche personali

Ogni essere umano ha interiormente una mappa del mondo, un vocabolario, un'enciclopedia, un'epistemologia, attrazioni, repulsioni e motivazioni più o meno originali o copiate da altri.

Stoffa e stile

Ci sono persone che hanno stile, ma non stoffa; altri che hanno stoffa, ma non stile; altri ancora che non hanno né stoffa né stile; e poi ci sono gli insuperabili, che hanno stoffa e stile.

Indifferenziazione e caos

L'ordine sociale si basa sulle differenze, non sulle uguaglianze; sulle differenze di ruoli e di responsabilità, e dei conseguenti diritti e doveri. L'indifferenziazione è la madre del caos.

Sulla diversità delle religioni

Se ognuno avesse una religione diversa, le religioni sarebbero inutili, anzi dannose, in quanto non favorirebbero la cooperazione e la coesione sociale, ma sarebbero causa di conflitti permanenti.

Differenze di valutazioni

Le differenze più importanti tra gli umani sono costituite dalle rispettive valutazioni, ovvero dalle cose e persone che ciascuno trova attraenti o repellenti, e dalla misura delle valutazioni stesse.

Diversità e competizione

Proclamare con fierezza una propria diversità implica una superiorità, una ribellione, una indipendenza, una libertà o una repulsione. Perciò può essere percepito come atto ostile o sfida competitiva.

Vivere senza speranze?

Se togliessimo ogni speranza dalla nostra vita saremmo felici di più o di meno? L'Oltreuomo di Nietzsche è colui che è capace di vivere e godere la vita senza ricorrere a speranze di qualsiasi genere.

Come interagire con gli altri

Per interagire con gli altri bisogna sentirsi uguali a loro. A tale scopo bisogna dimenticare ciò in cui si è superiori. Bisogna tuttavia evitare di attribuire gli altri qualità e capacità che non hanno.

Momenti felici

Sono felici i momenti in cui cui ci si sente uguali e uniti agli altri. Purtroppo quei momenti sono fugaci perché presto torna la percezione conscia o inconscia delle differenze e della competizione interpersonale.

Bisogno di coerenza

Tra le tante cose che differenziano gli umani, c'è la misura del bisogno di essere logicamente coerenti. In certe persone tale bisogno è quasi del tutto assente, in altre è tanto potente da prevalere su altri bisogni.

Siamo tutti uguali e diversi

Gli esseri umani sono geneticamente quasi identici nelle loro strutture fisiologiche e mentali. Ciò che cambia sono soprattutto i contenuti delle strutture stesse, ovvero ciò che esse hanno "appreso" attraverso le esperienze.

Mediocrità ed eccellenza

Suppongo che la scelta tra mediocrità ed eccellenza sia innata e che la maggioranza propenda geneticamente per la mediocrità. D'altra parte se non vi fosse una maggioranza conformista la società sarebbe un caos insostenibile.

Differenze e gerarchie

È difficile parlare di differenze umane senza finire per parlare di superiorità e di inferiorità. È anche difficile avere opinioni diverse senza finire per parlare di superiorità o inferiorità di un'opinione rispetto ad un'altra.

Narcisismo intellettuale e morale

Ci sono individui che non riescono ad accettare il fatto di essere meno intelligenti o meno saggi di altri, e perciò cercano in tutti i modi di trovare lacune o contraddizioni in ciò che le persone migliori di loro fanno o dicono.

Libertà e incompatibilità

A causa della sempre maggiore libertà di pensiero e di comportamento, e della conseguente diversificazione sociale, è sempre meno probabile che due persone siano tra loro compatibili. Di conseguenza la solitudine è sempre più diffusa.

Piaceri e dispiaceri soggettivi

Di fronte a una certa cosa istintivamente sentiamo che ci piace o ci dispiace in un certa misura. Dovremmo anche chiederci quanto quella cosa piace o dispiace agli altri, e regolarci di conseguenza.

Differenze di vocabolario

Gli umani si differenziano anche per la dimensione del proprio vocabolario, cioè per il numero di lemmi e per la lunghezza e la varietà delle definizioni degli stessi. È il vocabolario che usano per pensare e per comunicare con gli altri.

L'insopportabile idea della propria ignoranza

Molti esseri umani (forse la maggioranza) mal sopportano, e perciò rifiutano, l'idea che qualcuno sia più saggio di loro, ovvero che qualcuno veda la realtà in modo più vero e completo di come la vedono loro, e che la capisca meglio di loro.

Sulla comparazione del valore umano

Il valore di un essere umano è sempre relativo e comparativo. Infatti occorre chiedersi: valore per chi? Che rapporto c'è tra il valore di una certa persona e quello di altre persone? Sono uguali o diversi qualitativamente e quantitativamente?

Due tipi umani

Gli umani possono grosso modo essere divisi in due categorie rispetto alle regole della convivenza sociale: coloro che cercano di adattarsi alle regole, e coloro che cercano di adattare le regole a se stessi.

Differenze di importanza

La realtà è fatta di tantissime cose e ognuno di noi dà più importanza, e di conseguenza più attenzione, ad alcune piuttosto che ad altre. Questa differenza di importanze differenzia gli umani e rende difficile la loro comunicazione e cooperazione.

Intelligenza che disturba

I discorsi che esprimono un certo grado di intelligenza disturbano
coloro la cui intelligenza è di grado inferiore, perché i meno
intelligenti non sono in grado di capire tali discorsi e di conseguenza
si sentono inadeguati. 

Compagnia e diversità

In una compagnia non conflittuale si parla di ciò che accomuna i presenti, e non di ciò che li differenzia e li divide. Questo fatto è tragico per coloro che sono molto diversi dalla media dei presenti, e che perciò non trovano argomenti di cui parlare.

Quelli che screditano la scienza e quelli che screditano la cultura umanistica

Quelli che screditano la scienza sono per lo più persone che non hanno una formazione scientifica. In tal modo fanno di necessità (e difetto) virtù. Ciò e vero anche per quelli che screditano la cultura umanistica non avendo avuto una formazione in tal senso.

Conseguenze della libertà

Quanto più una società è libera, tanto più gli interessi, i gusti e i punti di vista delle persone che ne fanno parte tendono a differenziarsi, e tanto più diventa difficile per un individuo conoscere, capire e condividere gli interessi, i gusti e i punti di vista altrui.

Sul desiderare di essere diversi

Una causa di infelicità è il non essere la persona che si vorrebbe essere. Ma perché un essere umano vorrebbe essere diverso da ciò che è? Forse perché si illude che se fosse diverso (nel senso di una certa diversità) gli altri lo rispetterebbero o lo amerebbero maggiormente.

Mancanza di comunione

Una delle cose più tristi, inquietanti, stancanti e imbarazzanti che possono capitarci è la compagnia di persone con cui non abbiamo nulla in comune, e il dover fingere con esse, per non offenderle o passare per arroganti, una comunione di interessi, valori o gusti che non esiste.

Capacità di astrazione

Un’astrazione è un nome assegnato ad una determinata combinazione di altri nomi, allo scopo di evocare la combinazione stessa. La capacità di astrazione è più o meno grande da persona a persona; è innata ma può essere sviluppata attraverso un apprendimento appropriato.

Un posto nella società

Ogni essere umano ha bisogno di occupare un posto nella società adatto alla propria personalità, alle proprie capacità e ai propri bisogni. Per "posto nella società" intendo un insieme di ruoli e di interazioni abituali e sostenibili funzionali alla soddisfazione dei propri bisogni.

Come ci vedono gli altri

Le nostre scelte, le nostre preferenze, le nostre espressioni, i nostri comportamenti, ci qualificano agli occhi degli altri in quanto rivelano un certo grado di affinità o di differenza rispetto a loro che può suscitare un certo grado di simpatia o antipatia, attrazione o repulsione.

La misura delle intelligenze

Il fatto che l'intelligenza, o meglio, le intelligenze di una persona non si possano misurare, non impedisce che esistano notevoli differenze nei relativi gradi da persona a persona, e che ognuno di noi li misuri intuitivamente, consciamente o inconsciamente, in modo del tutto arbitrario.

Sulla cosiddetta umiltà

Quando sento parlare di umiltà come valore divento nervoso, ho la sensazione che qualcuno mi voglia imbrogliare, che mi voglia indurre ad essere umile per non far emergere le mie doti o la sua inferiorità. I grandi uomini non sono umili, anche se spesso fingono di esserlo per ottenere consensi.

Volare col pensiero

Gli esseri umani si distinguono per l'altezza a cui riescono a volare col pensiero. Le quote più alte sono le meno frequentate. Vi suoi trovano persone piuttosto solitarie, che i "normali" vedono con sospetto, come se da quelle altezze per loro inaccessibili stessero congiurando per sottometterli.

Le ragioni dei disaccordi

Il disaccordo tra due persone non dipende quasi mai da errori di logica o contraddizioni nelle argomentazioni di una delle parti o di entrambe, ma da differenze nei punti di vista, sentimenti, valori, presupposti, definizioni e paradigmi cognitivi rispetto ai quali vengono sviluppati i ragionamenti.

L'egocentrismo dei deboli

Le persone fragili, vulnerabili, insicure, con scarsa autostima, timorose, permalose, pessimiste, vittimiste, diffidenti, invidiose, gelose, sono sempre occupate a proteggersi dal male che si aspettano dagli altri e non hanno interesse per i pensieri, sentimenti, sofferenze, fragilità e bisogni altrui.

Felicità, uguaglianza e unione

Nulla ci rende più felici che la sensazione di essere uguali e uniti agli altri. Per questo tendiamo a illuderci e a illudere gli altri che siamo veramente uguali e uniti, e a tale scopo chiudiamo spesso gli occhi di fronte alle evidenti differenze e competizioni tra noi umani.

Quando una maggiore intelligenza è svantaggiosa

Un soggetto dotato di un'intelligenza molto superiore rispetto alle persone con cui interagisce può avere grandi difficoltà nelle interazioni stesse. Ciò è dovuto ad un'eccessiva differenza tra le rispettive visioni del mondo, ed è tanto più vero quanto meno gli altri riconoscono la superiorità intellettuale del soggetto.

La nostra musica

La musica che scegliamo di ascoltare parla di noi, afferma, conferma e sottolinea i nostri sentimenti, gusti e appartenenze sociali, esalta la nostra personalità, ci fa sentire meno soli, più forti e sicuri, ci scorta, ci fa sentire in armonia con il resto del mondo. È la colonna sonora della tragicommedia della nostra vita.

Sull'essere se stessi

Si fa presto a dire «sii te stesso». Ma se quel te stesso è troppo diverso dagli altri, tanto che quelli non sono in grado di capirlo, e lo disapprovano perché lo fraintendono, allora, se non vuoi restare solo, devi nascondere agli altri ciò che sei veramente, e dire e fare solo cose che gli altri possono capire e approvare.

La colpa della diversità

Coloro che non si conformano ai costumi della propria comunità sono soggetti ad una paura inconscia dell'isolamento sociale che può essere alleviata solo mediante la partecipazione a riti di appartenenza reali o immaginari. La vita di queste persone oscilla tra l'affermazione delle loro differenze e il senso di colpa per essersi diversi.

Differenze ed eguaglianze umane

Ciò che manca all'Uomo per vivere felicemente insieme è un interesse reciproco per le differenze tra persone. Purtroppo, da una parte l'uomo teme il diverso da sé e, dall'altra, cerca di essere come i membri della comunità dalla quale desidera essere accettato. In altre parole, le differenze umane vengono punite e le uguaglianze premiate.

Amicizie improbabili

Prendete a caso due umani della stessa età, dello stesso sesso e della stessa nazionalità. Quante probabilità ci sono che possano diventare amici? A mio parere molto poche, a causa delle probabili differenze di interessi, di cultura, di temperamento, di carattere, di condizioni economiche, di esperienze, di opinioni, di etica, di mentalità.

Differenze concezionali

Una donna può causare il concepimento di un solo nuovo individuo ogni nove mesi (ad eccezione dei parti gemellari), mentre un uomo può causare il concepimento di più nuovi individui ogni giorno. Questa enorme sproporzione ha importanti conseguenze psicologiche, sociologiche e culturali, specialmente per quanto riguarda le differenze tra i sessi.

Sul processo di individuazione

Il processo di individuazione non dovrebbe essere finalizzato a differenziarsi dagli altri (anche se ciò accade inevitabilmente in una certa misura) ma a trovare condivisioni alternative rispetto a quelle native, più favorevoli alla soddisfazione dei propri bisogni. In altre parole individuarsi dovrebbe consistere nel trovare nuove e più favorevoli affinità.

Il messaggio nascosto

Nella comunicazione tra due persone si nasconde a volte, tra le righe, un messaggio (reale o percepito) che dice "io sono superiore a te, perciò dovresti/devi fare e pensare come dico io". Se tale messaggio viene rifiutato dal ricevente, questo assume automaticamente una posizione difensiva o aggressiva, e la comunicazione può diventare violenta.

Inconvenienti dell'autenticità di se stessi

Uno che esprime sé stesso senza nascondere i propri veri pensieri e sentimenti può entrare in relazione solo con persone affini. Con quelli che hanno idee e/o sentimenti molto diversi avrà rapporti conflittuali. Essere sé stessi significa essere selettivi. Infatti, quanto più si è diversi dagli altri, tanto più è difficile trovare persone con cui entrare in relazione.

Nascondere le proprie superiorità

Per non mettere in difficoltà il nostro interlocutore ed evitare di essere considerati arroganti, conviene nascondere le parti migliori di noi stessi, le nostre conoscenze, i nostri giudizi, le nostre opinioni, i nostri principi morali, le nostre differenze, le nostre abilità, le nostre superiorità e mostrare di noi solo ciò che l'altro può tollerare ed è in grado di apprezzare.

Ansia da imitazione

Non solo ci sentiamo spinti ad imitare gli altri (e spesso siamo indecisi sui modelli da scegliere), ma percepiamo gli altri sempre come somiglianti a certi "modelli di umanità". Infatti ci sentiamo a disagio se non riusciamo a capire quali sono i modelli che gli altri imitano, ovvero a quali gruppi sociali e tipi psicologici gli altri appartengono. Siamo prigionieri degli stereotipi della nostra cultura.

Tipi umani

L'espressione "immunità di gregge", così spesso ricorrente ai tempi del coronavirus, mi fa pensare al concetto Nietzscheano di gregge. A tal proposito, mi diverte pensare che gli esseri umani potrebbero essere divisi in cinque grandi categorie: pecore, pastori, lupi, cani da pastore e cani randagi. Alcuni migrano occasionalmente da una categoria all'altra o hanno caratteristiche che rientrano in più categorie.

Differenze naturali vs. differenze culturali

Le differenze umane si possono dividere in due categorie: quelle di origine genetica e quelle di origine culturale. Le prime sono per lo più impossibili da eliminare o da ridurre, le seconde sono, almento in teoria, eliminabili, riducibili o incrementabili. L'importante, in tutti i casi, è riconoscere tali differenze. Chi non vede le differenze e chi non ne sa stabilire le origini, non può giudicare saggiamente i comportamenti umani.

Sulla difficoltà di cooperazione

Ogni umano ha bisogno di cooperare con altri umani, ma è disposto a farlo solo con certi tipi di persone e in certi modi adatti alla propria personalità, alle proprie esigenze, e ai propri gusti. Perciò la cooperazione è a volte difficile, se non impossibile. Questa difficoltà può causare solitudine, incomprensione, frustrazione, sofferenza, rassegnazione, umiliazione, infelicità, tanto più, quanto più si è diversi dai tipi umani più comuni.

Sull'umiltà

Essere umili significa ammettere che vi siano disuguaglianze di valore tra gli esseri umani, e di valere meno di altri. Perciò non ha senso qualificare come umile una persona superdotata che nasconde le sue doti dietro una modestia di maniera. In ogni caso l'umiltà è sempre relativa alle persone con cui ci si paragona, nel senso che si può essere umili verso alcuni e allo stesso tempo presuntuosi verso altri.

De gustibus...

Ci sono testi che, sebbene io trovi sgradevoli, inutili o dannosi, piacciono a certe persone. Come possiamo giustificare queste differenze di gusti e di opinioni? Qualcuno ha gusti o opinioni erronei? Qualcuno sbaglia ad apprezzare certe idee? Se adottiamo il principio che i gusti e le opinioni non siano discutibili e quindi non siano mai "errati", non rischiamo di avallare tendenze decadenti, asociali o distruttive negli individui e nella società?

Diversi nel piacere

Ci sono cose che piacciono ad un certo numero (più o meno grande) di persone. Se noi non facciamo parte di quel numero, tendiamo a pensare che si tratti di un piacere perverso, stupido, grezzo, infantile, irrazionale o assurdo, e che, di conseguenza, quelle persone siano perverse, stupide, grezze, infantili, irrazionali o assurde. Ci sentiamo allora diversi e superiori rispetto a loro, e disprezziamo (consciamente o inconsciamente) quel piacere e coloro che lo provano.

Difficoltà di comprensione

La comprensione reciproca tra due persone richiede una sufficiente comunità o affinità di interessi, linguaggio, forme, norme, valori, educazione, cultura, temperamento, carattere ed esperienze. È difficile che due persone molto diverse possano comprendersi, a meno che non cerchino entrambi di conoscere senza pregiudizi ciò che nell'altro è diverso ciò che è in sé. Per questo è importante conoscere le cose che gli esseri umani hanno in comune e quelle che li differenziano.

Che succede quando due persone diverse si incontrano

Gli esseri umani, si sa, sono tutti diversi, ma le differenze possono essere più o meno grandi.

Che succede quando due persone con mentalità molto diverse si incontrano? Può succedere di tutto: antipatia, sospetto, incomprensione, paura, odio, disprezzo, violenza ecc.

Cosa determina la differenza di mentalità tra due esseri umani? L'ignoranza.

L'ignoranza è la matrice della diversità. Così come le conoscenze scientifiche avvicinano le persone, le rendono più simili.

Rituali di comunione

Ogni tanto abbiano bisogno di sentirci in pace col mondo e con la società, e per questo abbiamo bisogno di sentirci uguali agli altri e di ricevere conferme che anche gli altri si sentano uguali a noi. Perciò ci piace celebrare rituali di comunione religiosi e civili, sacri e profani, formali e informali, pianificati e spontanei, in forma di feste, cerimonie, raduni, convegni ecc. Sono momenti di illusione collettiva di breve durata, dopo i quali tornano a imperare le differenze, le gerarchie, i privilegi, le esclusioni.

L'antipatia per gli arroganti

Quelli che vengono ritenuti arroganti e presuntuosi non fanno male a nessuno perché la loro presunta superiorità non viene riconosciuta e perciò non vengono creduti né seguiti. E allora perché i cosiddetti arroganti e presuntuosi, i non "umili", danno tanto fastidio a chi li ritiene tali? La mia risposta è che essi mettono in evidenza le inferiorità di chi li ritiene tali, cosa che li imbarazza. Chi ha una sufficiente e ben fondata autostima non è infastidito dagli arroganti, anzi ne è divertito perché non li considera rivali.

Come ci vogliono gli altri

Con gli altri bisogna essere cauti. Tutte le cose che diciamo e facciamo, che non diciamo e non facciamo, persino le nostre intenzioni e presunzioni, che gli altri interpretano arbitrariamente dal nostro linguaggio non verbale, possono essere usate contro di noi. Infatti ognuno ci valuta e giudica, sceglie, accetta o rifiuta, a partire dalle proprie cognizioni e dai propri valori, dalla propria cultura, ovvero dalla propria visione del mondo, che è più o meno diversa dalla nostra. Perciò se non vogliamo isolarci dobbiamo essere, almeno in parte, almeno per finta, come ci vogliono gli altri.

Razionalità e senso della misura

Una delle caratteristiche che differenziano gli esseri umani è il senso della misura, cioè la capacità di valutare la gravità delle conseguenze degli eventi positivi e di quelli negativi (per se stessi e per gli altri).

Il senso della misura è prerogativa della razionalità e manca nell'inconscio. Questo, infatti, conosce solo gli estremi di ogni polarità, mentre la razionalità è in grado di considerare tutte le possibili posizioni tra due poli.

Si può dunque dire che tanto più una persona è razionale, tanto più accurato è il suo senso della misura.

L'errore più comune

L'errore più comune che spesso facciamo è supporre che gli altri ragionino come noi, che reagiscano emotivamente come noi, che abbiano simili principi morali, simili interessi, simili motivazioni e simili paure, che sappiano ciò che noi sappiamo, che soffrano e godano per motivi simili a quelli per cui noi godiamo e soffriamo, che le nostre menti siano simili.

È come credere che tutti i computer siano simili. In effetti tutti i computer sono simili per quanto riguarda i principi generali di funzionamento, ma molto diversi tra loro nei materiali (hardware) e nei programmi (software), ovvero nelle "applicazioni".

Tipi umani

Gli esseri umani si possono dividere in tre categorie: i razionali palesi, i finti irrazionali e gli irrazionali veri.

I razionali palesi sono persone razionali che dicono apertamente ciò che pensano e vengono punite per questo (con l'accusa di essere arroganti); i finti irrazionali sono persone razionali che si fingono irrazionali per sfruttare i veri irrazionali (facendo credere di essere come loro) e per non essere da essi accusati di arroganza; gli irrazionali veri sono tutti gli altri.

Mentre è facilissimo riconoscere i razionali palesi, i finti irrazionali e quelli veri sono molto difficili da distinguere.

Sul sentirsi superiori

Non c'è niente di male a sentirsi superiori a qualcun altro in certe aree di conoscenza o di capacità, se tale opinione è realistica, fondata e provata. L'errore sta nel sentirsi superiori a tutti, o in tutte le aree. Per molti, il sentirsi superiori (anche detto arroganza) è un tabù, un'infamia, un peccato e una colpa sempre e comunque, al punto che essi si sentono ugualmente superiori a certi altri, ma inconsciamente, inconsapevolmente, e si rifiutano di riconoscerlo. Il motivo per cui tanti hanno paura del giudizio di superiorità / inferiorità (propria e altrui), secondo me, è la paura inconscia che tutti abbiamo di essere giudicati inferiori e perciò emarginati dalla comunità o relegati in ruoli più svantaggiosi.

Differenze filosofico/psicologiche

Credo che la differenza sostanziale tra la mia filosofia/psicologia e quella di altri è che secondo me la qualità delle relazioni/interazioni sociali è l'ingrediente principale della felicità (o del benessere/salute mentale) mentre per altri è più importante un certo rapporto con se stessi o con lo "Spirito" o con la "Verità".

Per me il rapporto con se stessi, cioè col proprio inconscio, è importantissimo, ma nel contesto del triangolo "io cosciente - il mio inconscio - gli altri". Questi tre poli si influenzano reciprocamente e a mio avviso dalla loro interrelazione dipende il benessere. I rapporti interpersonali avvengono in quattro modalità fondamentali, spesso simultanee: cooperazione, competizione, selezione, imitazione.

Esprimere il meglio di sé (ragione e sentimenti)

Ciò che io considero il meglio di me è per alcuni qualcosa di negativo, che li disturba. Trovare persone che mi apprezzano per ciò che sono è un'impresa difficile, a volte disperata, tanto più quanto si è diversi dagli altri. Sono poche le persone che apprezzano chi pratica valori diversi dai loro. Per esempio, alcuni mi consigliano di essere meno razionale, di pensare di meno, di lasciarmi andare ai sentimenti. Io non credo che la razionalità sia incompatibile con la sentimentalità, ovvero che siano mutuamente esclusivi. Non credo che sia utile pensare o ragionare di meno, credo piuttosto che sia utile, e a volte necessario, pensare e ragionare meglio, ovvero in modo più aperto e profondo, tanto che ragione e sentimento si arricchiscano reciprocamente.

Il rispetto dell'anormale per i normali

Dalla lettera di un anormale ai normali: "Conosco verità importanti per voi e su di voi, che voi non conoscete, ma non ve le dirò, sia perché non siete in grado di capirle, sia perché susciterebbero in voi ostilità contro di me. E non vi dirò nemmeno in quali cose sono diverso da voi, perché la mia diversità vi angoscerebbe e disgusterebbe, e sarebbe da voi percepita come una minaccia. Fingerò quindi di essere come voi, di pensare come voi, di avere gli stessi vostri valori, la stessa morale, gli stessi gusti, gli stessi pensieri, le stesse motivazioni, gli stessi piaceri, le stesse paure, gli stessi pregiudizi, gli stessi limiti e le stesse rassegnazioni. In questo modo possiamo convivere pacificamente, produttivamente e amichevolmente, perché io ho bisogno di voi come voi avete bisogno di me."

Imitare i migliori

Imita il prossimo tuo migliore di te. Questo potrebbe essere il motto di una nuova, e apparentemente semplice etica. Tuttavia il significato di “migliore” (cioè di "buono") è vago e soggettivo. Per di più si tratta di un aggettivo comparativo e gli umani non amano essere giudicati e tanto meno confrontati con altri se c’è il minimo rischio che il giudizio sia loro sfavorevole. Il risultato di questa impasse etica è che ciascuno pensa di essere quanto di meglio possa diventare, di fare quanto di meglio possa fare, e non è spinto a migliorare e a fare meglio. Di conseguenza la società non migliora eticamente a meno che non vi sia costretta da forze politiche o religiose, o da un aumentato benessere materiale, dal momento che l’egoismo e la malvagità sono direttamente proporzionali alla scarsità di risorse disponibili per tutti.

Sul caso

A mio parere, il caso è imprevedibile e non predeterminato, ma è determinato da certe cause nel momento in cui accade.

A causa del caso (quindi causalmente e non casualmente) avvengono eventi casuali. Infatti il caso avviene (o interviene) quando è necessario in base alle leggi della natura (fisica e biologica), ed entro limiti di aleatorietà predeterminati, come ad esempio nel lancio di in un dado, che ha solo sei possibili esiti.

La variabilità e la diversità delle cose e degli esseri viventi sono dovute al caso. Esse sono sempre limitate in modi non casuali.

Senza l'intervento del caso la vita non sarebbe possibile, né la sua evoluzione, né la creatività umana.

Il libero arbitrio dipende dal caso. Altrimenti non sarebbe libero.

Differenze di quota

Da un punto di vista intellettuale ed etico, ogni essere umano è capace di volare più o meno alto, con un limite massimo diverso da individuo a individuo.

Le differenze dipendono da vari fattori, tra cui, soprattutto, il DNA individuale, l'educazione ricevuta, la storia personale e il caso.

Non tutti accettano di buon grado queste differenze di quota massima. Alcuni trovano scandaloso perfino parlarne, altri le negano, altri le combattono e fanno di tutto affinché quelli che volano più in alto di loro cadano, colpendoli con critiche infondate screditanti e calunniose.

Infatti, ognuno di noi tollera difficilmente l'ipotesi della propria inferiorità rispetto agli altri membri della comunità di appartenenza, perché inconsciamente teme, a causa di tale inferiorità, di essere escluso dalla comunità stessa.

Il tabù delle differenze umane

Parlare di differenze umane è diventato politicamente scorretto, anzi, un vero e proprio tabù. E' vero, qualche decennio fa se ne parlava troppo e a sproposito, con conseguenze tragiche (vedi il fascismo e il nazismo, Lombroso, Le Bon ecc.), ma siamo passati da un estremo all'altro e questo è ugualmente deprecabile. Bisognerebbe parlarne in quantità moderata e con un approccio scientifico, ma chi ci prova viene subito accusato di nazismo. Chiaro che poi quello risponde per le rime.

La faccenda è molto complicata, ma purtroppo l'uomo ha una pericolosa tendenza a semplificare tutto: buono o cattivo, bianco o nero, intelligente o stupido, inferiore, uguale o superiore. La realtà è che un individuo può essere superiore ad un altro in alcuni aspetti e inferiore in altri ecc. Fare di ogni erba un fascio è da fascisti e anche da comunisti.

Sulle differenze umane

In generale, ritengo che le «differenze umane» siano un argomento «politicamente scorretto» perché le differenze di comportamento possono essere facilmente associate a differenze di valore, cioè a giudizi di valore che possono offendere le persone che sono considerate meno valide di altre.

Le persone che temono di essere considerate meno valide di altre tendono a concentrarsi sulle somiglianze piuttosto che sulle differenze, mentre le persone che pensano di essere migliori di altri tendono a concentrarsi sulle differenze.

La soluzione «politicamente corretta» sarebbe quella di non vedere le differenze e, se rilevarle è inevitabile, non tradurle in differenze quantitative di valore.

Per questo motivo, le differenze umane non sono studiate a sufficienza dalle scienze sociali e non se ne parla molto tra la gente comune.

Il problema delle differenze intellettuali

Non si riflette mai abbastanza sui drammi e le tragedie causati dalle differenze intellettuali, cioè dal fatto che gli esseri umani hanno intelligenze, visioni del mondo, vocabolari, formazioni, bisogni, capacità di comprensione e valori etici ed estetici qualitativamente e quantitativamente diversi.

Per apprezzare l'intelligenza di una persona bisogna essere almeno altrettanto intelligenti. In caso contrario, la persona più intelligente può essere ritenuta dal suo interlocutore, nel migliore dei casi, incomprensibile, nel peggiore, meno intelligente.

L'effetto Dunning-Kruger (incompetenti che si sopravvalutano e competenti che sopravvalutano gli altri) è solo una delle conseguenze delle differenze intellettuali. Ve ne sono di peggiori e molto più diffuse, come l'incapacità di collaborare per interessi comuni, le offese, le liti, le guerre.

Condivisione e accomunazione

Per chi vuole condividere qualcosa col maggior numero di persone e con la massima intensità, una delle soluzioni più efficaci consiste nel "consumare" dei media consumati da un grande numero di spettatori/ascoltatori/visitatori. Per esempio, libri più venduti, eventi più frequentati, film, programmi TV, e video in internet più visti, con preferenza per le trasmissioni "live".

Infatti, condividere una cosa con altri nello stesso momento rende la condivisione più intensa in quanto viene condiviso non solo un certo spazio, ma anche un certo tempo.

Il termine tecnico per la misura della consumazione di un medium, è "share", che significa, appunto, "condivisione".

Va da sé che la condivisione comporta una assimilazione dei condividendi, in quanto essi si imitano reciprocamente. Infatti, il fatto di condividere con altri qualcosa ci fa sentire uguali agli altri.

Perciò chi si sente diverso dagli altri, o vuole essere diverso dagli altri, tende ad evitare di partecipare a riti di condivisione, e di consumare media molto popolari.

Il senso inconscio della xenofobia

Secondo me per capire la xenofobia dobbiamo ricorrere alla psicologia dell’inconscio. Lo straniero è tale in quanto “diverso” nei costumi e nella morale. La logica dell’inconscio è molto grossolana e “ragiona” in questi termini: se io sono giusto e X è diverso da me, allora X è sbagliato. Se X fosse giusto, io sarei sbagliato, ma questo non posso ammetterlo. Perciò è importante dimostrare che X sia sbagliato, ne va della mia autostima e della mia dignità sociale.

Insomma per l’inconscio non è possibile che due modi di vita molto diversi siano entrambi “giusti”. Uno deve essere sbagliato, e ovviamente, è sempre l’altro quello sbagliato, per un meccanismo di autodifesa d’ufficio della psiche.

Questa logica perversa è anche connessa con l’istinto/bisogno di imitazione con cui veniamo al mondo, che ci permette di apprendere il comportamento sociale. Tendiamo infatti ad imitare il prossimo, ma quando ci troviamo di fronte a due modelli contrastanti di vita, non possiamo imitare entrambi e dobbiamo sceglierne uno, e combattere l’altro in quanto causa di “disturbo” del nostro bisogno di imitazione.

Sulla presunzione di non inferiorità

Quasi nessuno tollera di essere considerato intellettualmente e/o moralmente inferiore ad un altro in quanto individuo o in quanto membro di un certo gruppo o di una certa categoria di persone.  Questo fatto è illogico e funesto perché porta a credere che gli esseri umani abbiano tutti uguali capacità intellettuali e morali, cosa evidentemente falsa e assurda.

Il fatto che sia difficile, se non impossibile, misurare oggettivamente il livello intellettuale e quello morale di una persona, non implica che che quel livello sia uguale per tutti. Tuttavia molti confondono l’uguaglianza dei diritti politici e della dignità umana (che qui non sono in discussione) con l’uguaglianza delle capacità e delle qualità dei comportamenti, inficiando, tra l’altro, le politiche meritocratiche sia nella pubbliche amministrazioni che nelle organizzazioni private.

In conclusione, l’arroganza, la presunzione, la tracotanza sono più in coloro che non si considerano inferiori a nessuno, che in coloro che si considerano superiori a qualcuno.

Confronti tra umani

È inevitabile confrontarsi (consciamente o inconsciamente) con altri esseri umani; tuttavia le buone maniere ci inducono a fingere, o a credere, che siamo tutti uguali, in tutto. La diversità umana ci fa paura, e perciò tendiamo a rimuoverla.

Quanto e in cosa due individui sono uguali o diversi? Quanto e in cosa uno è superiore o inferiore all'altro? 

Siamo simili nella misura in cui ci comportiamo e pensiamo in modi simili, crediamo in cose simili, abbiamo motivazioni simili, abbiamo sentimenti simili, rispettiamo valori simili, disprezziamo cose simili ecc. Allo stesso tempo siamo diversi per fortune, privilegi, risorse, esperienze, conoscenze, credenze, poteri, abilità, moralità, gusti, intelligenze, opinioni, visioni del mondo, visioni della natura umana ecc. 

Sentirsi diversi o superiori in qualcosa rispetto ad un'altra persona è angosciante, problematico e pericoloso. Infatti, se quella non riconosce o non accetta le diversità che noi percepiamo, il rapporto con essa è conflittuale.

Differenze umane e incomprensione

L'interazione sociale civile tra due persone è possibile solo se almeno uno dei due è capace di assumere l'attitudine dell'altro, ovvero di capire il punto di vista, le motivazioni e le preferenze dell'altro.

Infatti, l'uomo è l'unico animale capace di farlo, anche se vi riesce solo in parte e spesso in modo insufficiente per interagire in modo costruttivo.

Ovviamente, capire non significa approvare o condividere. Tuttavia, per poter approvare o disapprovare è neccessario prima capire, altrimenti l'approvazione o disapprovazione sarà infondata e irrazionale.

La cosa più importante per un essere umano, dopo aver soddisfatto i suoi bisogni fisici, è avere dei buoni rapporti con gli altri. Per avere buoni rapporti con gli altri è necessario comprendere gli altri, ovvero capire i punti di vista, le motivazioni e le preferenze delle persone con cui si interagisce, ma questo è tanto più difficile quanto più uno è diverso dall'altro.

Ne consegue che la pace sociale e la cooperazione sono tanto più difficili quanto maggiori sono le differenze tra i membri di una comunità.

Tuttavia una società può progredire solo grazie alle persone che sono molto diverse dagli altri e perciò capaci di innovare.

Attitudini sociali


Per quanto riguarda la determinazione di con chi, in quali ruoli e con quali regole interagire, una persona può avere diverse attitudini, che ho raggruppato nei tipi seguenti elencati in ordine di frequenza, il primo essendo il più comune, l'ultimo il più raro.

1) Subire, seguire, eseguire, obbedire, adattarsi, conformarsi, rassegnarsi, arrendersi, affiliarsi, accettare le regole altrui (di singoli o della comunità).

2) Scegliere, selezionare, discriminare, distinguere, emigrare, deviare, ribellarsi, rifiutare, abbandonare, ignorare, cambiare, cercare il meglio disponibile.

3) Imporre, guidare, dominare, comandare, costringere, istruire, forzare, nominare, ordinare, ingiungere, esigere, attribuire, affermare, asserire, imporre agli altri le proprie volontà, gusti, idee, opinioni, vedute, preferenze, regole.

4) Inventare, trasformare, riformare, congegnare, progettare, costruire, creare nuove forme, paradigmi, etiche, estetiche, regole, giochi, modalità, mode, modelli, metodi e ruoli per interagire.

Tali attitudini non sono mutuamente esclusive. Ogni persona può esercitarle tutte con frequenze e pesi diversi, ovvero con inclinazioni e tendenze particolari verso alcune di esse.

Categorie di uomini e donne

Le donne si dividono in quattro categorie principali:

1. quelle che concedono il loro corpo a pagamento (in denaro o in natura), dette anche prostitute, escort, professioniste del sesso, meretrici, mantenute, troie, mignotte ecc.;
2. quelle che concedono il loro corpo gratuitamente e a piacer loro, dette anche donne di facili costumi, di ampie vedute, moralmente evolute, allegre, disinibite ecc.;
3. quelle che concedono il loro corpo solo a fronte di sufficienti garanzie di protezione ed esclusività sessuale e affettiva (vale a dire di monogamia), dette anche donne oneste, per bene, serie ecc.
4. le finte serie, cioè quelle che si fingono serie ma sono in realtà di facili costumi o prostitute

Alcune donne, nel corso della vita, cambiano più volte la categoria di appartenenza, altre non la cambiano mai.

Gli uomini si dividono in quattro categorie principali:

1. i clienti delle prostitute, detti anche puttanieri;
2. i monogami, cioè quelli che non hanno mai più di una relazione sessuale allo stesso tempo;
3. i poligami, cioè quelli che hanno più di una relazione sessuale allo stesso tempo;
4. i finti monogami, cioè quelli che si fingono monogami ma sono in realtà poligami o puttanieri.

Alcuni uomini, nel corso della vita, cambiano più volte la categoria di appartenenza, altri non la cambiano mai.

Sul governo dei più intelligenti

Per “intelligenza” intendo la misura della capacità di governarsi e di governare al fine di soddisfare al meglio e in modo sostenibile i bisogni propri e altrui. In tal senso, ritengo che sarebbe opportuno che una nazione fosse governata, per il suo bene, da una gerarchia basata sull’intelligenza, ovvero una gerarchia dove i più intelligenti occupano le posizioni di responsabilità e di comando più alte in ogni istituzione e organizzazione pubblica.

Questa idea, tuttavia, non piace alle persone di intelligenza mediocre, le quali la contestano con argomenti a mio avviso pretestuosi, ma convincenti per le persone di un livello di intelligenza comparabile con il loro.

Uno di questi argomenti è che non ci sono criteri oggettivi per misurare l'intelligenza di una persona. Un altro argomento è che ci sono tanti tipi di intelligenza, e uno può avere un'intelligenza alta di un certo tipo e bassa di un altro tipo.

Pertanto per la maggior parte della gente di oggi è giusto che governino coloro che sono preferiti dal maggior numero di persone, indipendentemente dal loro livello di intelligenza (di qualunque tipo essa sia).

Un'altra conseguenza di tale diffuso modo di pensare è che gli studi sull'intelligenza sono mal visti in quanto sospettati di intenzioni razziste e autoritarie.

Insomma, quello dell'intelligenza è un tema impopolare, con l'eccezione della cosiddetta "intelligenza emotiva", in cui possono eccellere anche persone con bassi livelli di intelligenze di altri tipi.

La rischiosa e politicamente scorretta cognizione della propria diversità

Presumere di essere diversi dagli altri è rischioso e penoso specialmente se gli altri percepiscono tale presunzione. A tal proposito, consideriamo due umani A e B, dove A si sente, o pensa di essere, diverso da B. La cognizione da parte di A della sua diversità rispetto a B può riguardare sia una possibile competizione che una possibile cooperazione tra A e B.

La presunta diversità in senso cooperativo implica la supposizione che, a causa di essa, una cooperazione tra A e B sarebbe molto difficile o impossibile.

La presunta diversità in senso competitivo implica invece la supposizione che A sia superiore o inferiore a B in generale, per cui un’eventuale cooperazione tra i due potrebbe avvenire, tuttavia non in modo paritario, bensì subordinato.

Di conseguenza, a meno che A pensi di essere inferiore a B e sia disposto a cooperare con B in un ruolo subordinato, e che A manifesti tale disponibilità, è probabile che B consideri la presunzione di diversità da parte A (se non celata) come un atteggiamento ostile e offensivo nei suoi confronti. Infatti sarebbe come se A dicesse a B: data la mia diversità (ovvero superiorità) rispetto a te, noi possiamo cooperare solo se tu accetti di farlo in un ruolo a me subordinato.

A causa di tale logica (conscia o inconscia) la diversità umana è un tema tabù, nel senso che è politicamente scorretto parlarne, malgrado il fatto evidente che siamo tutti diversi, sia in senso qualitativo che competitivo, intellettualmente, moralmente, economicamente, politicamente, fisicamente, esteticamente ecc.

Livelli logici nelle interazioni

Quando si pensa o si interagisce con enti esterni, lo si può fare a diversi livelli logici, ovvero di astrazione.

Il primo livello, quello più basso, riguarda l’effettiva soddisfazione di un bisogno o il tentativo di soddisfarlo, ovvero uno scambio concreto di energie, informazioni, oggetti, beni o sostanze, come, ad esempio, in un rapporto sessuale, di accudimento, in un servizio, un baratto o un'azione violenta.

Il secondo livello riguarda una prima astrazione dell’interazione con un certo interlocutore, ovvero una discussione sulle possibili transazioni, che può comportare la negoziazione di una particolare interazione.

Il terzo livello riguarda la relazione continuativa con una certa persona o entità, ovvero una tipologia di interazioni possibili con essa e il loro svolgimento nel tempo e nello spazio.

Il quarto livello riguarda una tipologia di relazioni con qualunque cosa, persona o entità concreta o astratta nell'universo, a qualunque livello di astrazione.

Ogni umano è caratterizzato dal livello logico massimo a cui è in grado di pensare e interagire. Tale livello può cambiare con l'educazione, l'esercizio della filosofia e le esperienze.

Quando si dialoga, è importante che gli interlocutori comunichino allo stesso livello logico, altrimenti è difficile che si comprendano.

Credo che questa riflessione, ispiratami dalla lettura di Gregory Bateson ("tipi logici", "livelli di apprendimento" ecc.), appartenga, ovvero pertenga, al quarto livello logico.

Tedeschi e italiani a confronto

Anche in Germania ci sono gli stronzi, i ladri, gli evasori, i razzisti ecc, ma presumo che siano in percentuale minore che in Italia e siano soggetti a una giustizia più severa, efficace ed efficiente.

In questo momento in Germania c'è mancanza di manodopera specializzata e trovare lavoro è facile in quasi tutti i settori (per esempio per i tecnici informatici, elettrotecnici, falegnami ecc).

Monaco è una città dove regna l'armonia, l'ordine, l'efficienza, il rispetto reciproco e per i beni comuni, e i prezzi dei beni di consumo sono più bassi che in Italia (a parte l'espresso e il cappuccino).

In Germania gli italiani sono generalmente considerati simpatici, rispettati e invidiati per le bellezze del nostro paese e il nostro stile di vita (se sapessero come le cose stanno veramente...).

Anche nella TV tedesca ci sono alcuni programmi di basso livello come quelli delle TV di Berlusconi ma il livello medio è più alto e c'è una scelta di canali gratuiti eccellenti, belli e istruttivi, e più volte mi è capitato di vedere reportage sull'Italia più istruttivi e informativi di quelli che si vedono nel nostro paese.

Perché questa differenza rispetto alla situazione italiana? Sono forse i tedeschi una razza superiore? Ovviamente no. E allora perché non possiamo fare come loro? Perché non copiamo le loro istituzioni, le loro politiche, le loro leggi, le loro televisioni, le loro industrie?

Dopo la seconda guerra mondiale tedeschi e italiani eravamo entrambi poverissimi e socialmente rovinati da regimi dittatoriali. Perché ora loro stanno molto meglio di noi? Io non ho la risposta, credo che ci siano diversi motivi, ma penso che uno di essi sia la diffusa presunzione degli italiani di non aver nulla da imparare dagli altri popoli.

Piacere e dolore dell’adattamento sociale

La cosa più importante per un essere vivente è l’adattamento al suo ambiente, senza il quale non può sopravvivere né soddisfare i propri bisogni.

Nel caso degli esseri umani, l’adattamento non riguarda solo l’ambiente naturale, ma anche e soprattutto quello sociale, dal momento che nessun umano può sopravvivere né soddisfare i suoi bisogni senza la cooperazione di un certo numero di altri umani.

Possiamo dire dunque che l’uomo “ha bisogno” dell’adattamento tra sé e l’ambiente naturale e sociale in cui vive.

Avendo l’uomo bisogno di adattamento naturale e sociale, è “naturale” che esso provi piacere quando questo adattamento è reale o tende a realizzarsi, e dolore quando questo non è c’è o tende a cessare.

Tuttavia l’adattamento, specialmente quello sociale, per alcuni può avere un costo più o meno sopportabile. Infatti l’adattamento sociale di un individuo implica che questo si manifesti e si comporti in modo accettabile da coloro da cui dipende la propria sopravvivenza e la soddisfazione dei propri bisogni.

Ci sono individui che si adattano agli altri con facilità, altri con difficoltà. Questi ultimi per adattarsi devono fare in certa misura violenza alla propria personalità, cioè devono costringere se stessi ad “essere” come li vogliono gli altri pur essendo diversi, e a nascondere certe loro diversità rispetto a ciò che gli altri si aspettano da loro. Ne consegue che per i primi l’adattamento comporta solo un piacere, mentre per i secondi comporta un dolore che a volte supera il piacere dell’adattamento stesso.

Per concludere, possiamo dire che l'adattamento sociale è per alcuni spontaneo e piacevole,  per altri forzato e doloroso.

Valutazioni reciproche e autovalutazioni

Ognuno valuta, consciamente o inconsciamente, ogni altro (nella misura in cui lo conosce) e se stesso.

La valutazione può essere generale o riguardare particolari aspetti o capacità della persona valutata.

Considerando due persone X e Y, sono possibili le seguenti valutazioni da parte di X:

  • <xx> il valore che X attribuisce a se stesso

  • <xy> il valore che X attribuisce a Y

  • <xyx> il valore che X ritiene che Y attribuisca a X

  • <xyy> il valore che X ritiene che Y attribuisca a se stesso

Le valutazioni sono normalmente comparative. Le comparazioni più importanti sono le seguenti. I temini "superiore" e "inferiore" possono essere sostituiti rispettivamente dai termini "migliore" e "peggiore".

  • La comparazione <xx> : <xy> è quella cha fa ritenere a X di essere superiore o inferiore a Y.

  • La comparazione <xyy> : <xyx> è quella che fa ritenere a X che Y si ritenga superiore o inferiore a X.

  • La comparazione <xy> : <xyy> è quella che fa ritenere a X che Y si sopravvaluti o si sottovaluti.

La comparazione più problematica è la <xyy> : <xyx> (quella che fa ritenere a X che Y si ritenga superiore o inferiore a X) perché da essa dipende la simpatia o l’antipatia che X prova per Y.

Ovviamente tutte le valutazioni sono soggettive.

Comunanze, singolarità e contrasti tra esseri umani

La cooperazione tra umani si basa sull'avere bisogni, desideri e obiettivi simili, caratteristiche (fisiche e/o psichiche) simili, risorse materiali e immateriali simili, e sulla comune fede o fiducia in (e rispetto di) certi comuni ideali e valori. Questi ultimi sono solitamente rappresentati da personaggi carismatici reali o immaginari.
 
Gli umani, infatti, collaborano soltanto intorno a cose che hanno in comune, per quelle cose e grazie a quelle cose, che chiameremo nel seguito “comunanze”. Chiameremo invece “singolarità” le cose compatibili, e “contrasti” le cose incompatibili, che due persone hanno l’una rispetto all’altra.

Mentre le comunanze favoriscono e promuovono la cooperazione, i contrasti la inibiscono e favoriscono e/o promuovono la competizione e la reciproca distruzione o esclusione.

Le singolarità, invece, finché restano tali, sono neutre per quanto riguarda la cooperazione, la competizione e l'aggressione tra gli interessati. D'altra parte le singolarità sono utili, anzi, indispensabili ai cambiamenti sociali, i quali infatti iniziano con delle singolarità che col passar del tempo diventano comunanze.

Una comunanza tra due persone può costituire al tempo stesso una singolarità o un contrasto rispetto ad una terza persona o a un altro gruppo di persone. Infatti succede spesso che vi siano contrasti tra due gruppi, dovuti al fatto che le persone che li compongono hanno una comune ostilità o avversione verso l'altro gruppo.

Le comunanze tra due persone possono essere più o meno sane, costruttive ed ecologicamente e socialmente sostenibili.

A tal proposito, per la salute del pianeta, per la convivenza pacifica, per il progresso civile e per migliorare i rapporti interpersonali, la filosofia e la psicologia dovrebbero studiare e descrivere le comunanze "buone" e quelle "cattive" (nel senso sopra indicato), le singolarità, e i contrasti che gli esseri umani hanno avuto prevalentemente nel corso della storia, hanno nell'epoca attuale e potrebbero avere in futuro.

Ciò aiuterebbe ognuno a riflettere sulle proprie comunanze, le proprie singolarità e i propri contrasti rispetto agli altri, facilitando i cambiamenti opportuni o necessari in tali ambiti.

Introduzione al caffè filosofico del 27/10 sul tema “Differenze di mentalità tra donne e uomini”

Avrei potuto intitolare il tema semplicemente “differenze tra donne e uomini”, ma ho specificato “differenze di mentalità” per evitare di discutere delle differenze fisiche, sulle quali ritengo non ci sia molto da discutere sul piano filosofico.

In quanto al termine “mentalità”, intendo con esso tutto ciò che riguarda la mente, e in particolare il comportamento, i sentimenti, le motivazioni, le idee, gli interessi, l’intelligenza o meglio, le intelligenze.

Vorrei precisare che il titolo che ho scelto non implica che vi siano necessariamente differenze di mentalità tra donne e uomini, o che tali differenze, se esistenti, non siano evitabili.

Il tema è molto “sensibile”, nel senso che, discutendone, è facile assumere posizioni contrastanti che chiamano direttamente in causa con giudizi di valore coloro che ne discutono in quanto rappresentanti di una delle categorie “donne” e “uomini”. Pertanto invito tutti i partecipanti, in questa occasione più che mai, ad esprimersi con rispetto verso la categoria oggetto delle proprie considerazioni, e a rispettare le idee altrui anche se non condivise.

Vi raccomando inoltre di affrontare il tema in termini non assoluti e universali, ma relativi, ovvero statistici, considerando che le donne non sono tutte uguali, come non lo sono gli uomini, e che vi sono donne più virili (o mascoline) di certi uomini e uomini più femminili di certe donne.

Per concludere, vi segnalo una recente polemica contro il popolare storico Alessandro Barbero, che molti hanno aspramente criticato per aver detto quanto segue:

"Vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi; è possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?"

Vi suggerisco di dire la vostra opinione a tale proposito.









Vedi anche "Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana"

Differenze umane (di Henry Geiger)

Le differenze tra gli esseri umani sono discusse raramente, in quanto tali, perché il solo fatto di ammettere o dichiarare che vi siano differenze importanti tra gli uomini significa che, probabilmente, si è in possesso di una teoria che permette di spiegare cosa le genera, e oggi una teoria che spiega le cause delle differenze umane è sufficiente a scatenare una guerra ideologica. Il primo principio di una società democratica è l'eguaglianza degli esseri umani. Discutere le differenze umane senza apparire come uno che vuole attaccare tale principio è difficile, anche se non impossibile. Questo tema, tuttavia, è solitamente ignorato dagli scrittori popolari, per il motivo che uno che scrive di differenze umane, a meno che non sia particolarmente saggio, ha di solito l'aria di chi crede di essere un po' meglio del resto dell'umanità, e uno scrittore che pensa questo ha poche possibilità di rimanere "popolare".

Ma molto può essere perduto da una società che non riesce a riconoscere e ammettere le differenze umane. Può perfino perdere la comprensione del reale significato dell'uguaglianza, e perde certamente l'apprezzamento delle molteplici forme della distinzione umana che non mettono in discussione la validità dei principi politici di una società egualitaria, e che possono perfino sostenerli indirettamente.

---------- testo originale --------------

HUMAN DIFFERENCES

THE differences among human beings are seldom discussed, as such, for just to admit or to claim that there are important differences among men means that, probably, you have a theory to explain what caused them, and today, a theory to explain what causes human differences is enough to start an ideological war. The first principle of a democratic society is the Equality of Man. To discuss human differences without seeming to attack this principle is difficult, although it ought not to be impossible. The subject, however, is usually ignored by popular writers, for the reason that a man who writes about human differences, unless he is wiser than most, usually sounds as though he thinks he is a bit better than the rest of mankind, and a writer who takes this view has little chance of remaining "popular."

But much may be lost by a society which fails to recognize and admit human differences. It may even lose its grasp of the real meaning of Equality, and it will certainly lose its appreciation of the many forms of human distinction which do not affect the validity of the political principles of an equalitarian society, and may even give them indirect support.

[Henry Geiger]

Sulla meritocrazia

Dal vocabolario Treccani: “Meritocrazia: concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e specialmente le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro; … [per alcuni si tratta di una] valida alternativa sia alle possibili degenerazioni dell’egualitarismo sia alla diffusione di sistemi clientelari nell’assegnazione dei posti di responsabilità.”

A mio parere il concetto di meritocrazia comporta una serie di problemi, tra cui i seguenti:

  • è giusto che le responsabilità direttive nelle organizzazioni siano affidate a persone più meritevoli e non in base all’anzianità, al caso o ad altri criteri?

  • è possibile stabilire con certezza i meriti comparativi delle persone o dobbiamo pensare che tutte le persone siano egualmente meritevoli?

  • quali dovrebbero essere gli ambiti delle valutazioni meritocratiche? (intelligenza, onestà, comprensione, simpatia ecc.)

  • quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un responsabile direttivo?

  • chi può stabilire i meriti delle persone?

A mio parere non si può parlare di merito in generale, ma solo di merito rispetto ad un certo scopo e a un certo contesto organizzativo, nel senso che uno può essere più meritevole in un certo tipo di organizzazione o funzione, e meno meritevole in altri.

Detto ciò, la valutazione difficilmente può essere oggettiva, per cui ogni dirigente è responsabile di valutare i meriti delle persone ad esso subordinate già assunte o da assumere.

Resta il fatto che ci saranno sempre divergenze di opinione sul merito delle persone. Basta considerare le opinioni dei votanti riguardo ai vari politici, oppure il fatto che spesso l’auto-valutazione del merito non corrisponde con quella fatta dal proprio superiore gerarchico.

In ogni caso è sempre meglio la meritocrazia (quantunque imperfetta) che l’assegnazione di posti di responsabilità sulla base delle amicizie o delle alleanze politiche.

Concludo con un mio aforisma: I meno meritevoli temono la meritocrazia.

Come le donne pensano

Recentemente un mio amico mi ha invitato a scrivere qualcosa sul tema: “come le donne pensano”. Inizialmente riluttante, ho poi accettato l’invito come sfida intellettuale e ne è risultato l’articolo che state leggendo.

Il titolo del tema presuppone che le donne pensino in modo diverso dagli uomini, e mi sono chiesto se ciò sia vero, ed eventualmente in quali ambiti.

Mi sono anche chiesto, ammesso che le donne pensino diversamente dagli uomini, come facciamo noi uomini a sapere come le donne pensano, se non sono esse stesse a dircelo. Altrimenti dovremmo dedurlo dal loro comportamento, cioè da ciò che esse dicono e fanno, con tutti i rischi di falsa interpretazione che tale deduzione comporta, trattandosi di "processo alle intenzioni".

Poi c’è un’altra questione: tutte le donne pensano nello stesso modo? Direi di no, come è vero che non tutti gli uomini pensano alla stesso modo, e come è vero che la femminilità non è distribuita in modo uguale tra le donne, nel senso che alcune sono più femminili di altre, così come certi uomini sono più mascolini di altri. Per non parlare dell’omosessualità e bisessualità femminile e di quella maschile, dove mascolinità e femminilità del carattere sono difficili da determinare.

Per farla breve, in base alle mie esperienze con le donne, mi pare che ciò che più differenzi il pensiero femminile da quello maschile (in generale e con molte eccezioni), sia un certo vittimismo delle donne, in quanto tendono a considerarsi storicamente e ancora oggi sfruttate dagli uomini e da essi considerate inferiori, cioè adatte solo ai lavori domestici e alla puericultura, cosa secondo me innegabile e di cui noi maschietti dovremmo fare ammenda.

Un’altro aspetto che a mio avviso differenzia il pensiero femminile da quello maschile, è una certa passività nella ricerca dei partner sessuali, nel senso che molte donne curano il loro aspetto fisico, il loro abbigliamento e la loro reputazione monogamica sperando che ciò le renda attraenti come  candidate mogli per qualche uomo “speciale”, che sperano passivamente di incontrare dall'età della pubertà fino al matrimonio, e forse anche oltre, senza cercarlo attivamente, cioè senza prendere iniziative esplicite in tal senso.

Inoltre mi azzardo a dire che molte donne sperano di incontrare un uomo forte ma gentile, su cui esercitare un certo potere in nome dell’amore, un’aspettativa che raramente viene soddisfatta dato che il concetto di amore è molto diverso per i due sessi (pur con molte eccezioni).

Penso di aver già detto troppo e spero nella clemenza delle donne che mi hanno ascoltato.

Imitare le differenze

Se, come dice Gregory Bateson, l'informazione è una differenza che fa una differenza, due informazioni uguali costituiscono due differenze identiche.

Questo è il paradosso fondamentale della vita: che ogni cosa o persona è uguale e diversa da altre cose o persone (in certi aspetti), e che noi siamo, e abbiamo bisogno di essere, uguali e diversi gli uni dagli altri allo stesso tempo.

Siamo infatti continuamente tesi a distinguere ciò che è uguale e ciò che è diverso, e a decidere chi imitare e da chi differenziarci.

Per questo il nostro pensiero è basato su tipi e stereotipi (logici o formali), distinguiamo le differenze in buone e cattive, e cerchiamo di imitare o perseguire quelle buone e di differenziarci o allontanarci da quelle cattive. L'etica è infatti basata sul riconoscimento delle differenze e sulla loro tipizzazione e valorizzazione.

I disagi e i disturbi mentali insorgono quando non riusciamo a deciderci tra due differenze, ovvero tra due diversi modi di essere (ovvero di pensare e di comportarsi) o due diverse appartenenze, cioè non sappiamo scegliere se assimilarci o differenziarci rispetto a certi tipi sociali (infatti, nello studiare le differenze umane, non dobbiamo considerare solo i tipi psicologici ma anche i tipi sociali).

L'indecisione tra due bisogni, ognuno dei quali comporta anche svantaggi o paure, è ciò che Gregory Bateson chiama "doppio vincolo" e Luigi Anepeta "dialettica tra bisogni antagonisti". Entrambi gli autori considerano tale irresoluzione una causa di disagi e disturbi mentali, incluse forme più o meno gravi di schizofrenia.

La natura ci ha dotati della capacità di riconoscere differenze e di assegnare ad esse valori diversi. Ci ha anche dotati del bisogno di imitazione e di quello di differenziazione rispetto ai nostri simili, e della capacità di scegliere tra i due casi.  Ma soprattutto ci ha dotati della capacità di imitare automaticamente e inconsciamente i nostri simili (come ci insegna René Girard e come la scoperta dei neuroni specchio sembra confermare).

L'organizzazione e la coesione sociale richiedono al tempo stesso una differenziazione di ruoli e una uguaglianza di identità all'interno di ogni gruppo rispetto a quelli competitori o complementari.

La società, infatti, non è un insieme di individui ma di gruppi omogenei di individui, ovvero di persone che hanno qualcosa di uguale tra loro e di diverso rispetto ai membri di altri gruppi. In altre parole, non si può fare parte della società se non come membro di qualche gruppo o comunità.

Per certe persone l'appartenenza a certi gruppi è certa, per altre più o meno incerta. Queste ultime soffrono più delle prime. Perché non solo ci sentiamo obbligati a definire le nostre personali appartenenze, ma ci aspettiamo che gli altri facciano altrettanto e vediamo con sospetto, paura e ostilità coloro che non riusciamo a classificare o raggruppare.

Conformismo e anticonformismo si combattono non solo nella società (tra gruppi diversi, anche se internamente omogenei), ma anche nelle menti degli individui, tanto più quanto essi sono introversi, con disagi più o meno grandi e più o meno evidenti.

La stabilità sociale richiede conformismo, il progresso anticonformismo.

Imitare o non imitare, questo è il dilemma che ci consuma (chi più, chi meno) e che ci caratterizza in (più o meno) conformisti o anticonformisti.

Perché tante persone sono sole pur non volendolo?

Credo che ciò sia dovuto ad una combinazione di diversi possibili fattori individuali e sociali, come i seguenti:

  • siamo tutti diversi (per predisposizioni ed esperienze) ma non vediamo né capiamo abbastanza le diversità umane

  • viviamo in una società che scoraggia l'analisi delle differenze umane, come se fosse un'attività pericolosa, e cerca di farci credere che siamo più uguali di quanto non siamo veramente

  • ognuno tende a giustificare il proprio comportamento, anche quando questo causa danni o sofferenze ad altri

  • viviamo in una cultura che non favorisce la conoscenza della natura umana da un punto di vista antropologico, psicologico e sociologico, per cui capiamo poco noi stessi e ancora meno gli altri

  • viviamo in una società in cui il livello generale di empatia è in continua diminuzione, col risultato che abbiamo sempre più difficoltà a intuire i sentimenti e i pensieri altrui

  • uno vorrebbe dall'altro più di quanto è disposto a dargli

  • ognuno vorrebbe comandare sull'altro o che si faccia quello che più gli aggrada anche se ciò non corrisponde alle preferenze altrui

  • ognuno crede di dare più di quanto riceve e i conti non tornano mai

  • ognuno è in qualche misura selettivo e discriminante e non trova facilmente persone che gli piacciano e a cui piaccia, e difficilmente si contenta delle persone che trova

  • ognuno vede bene i difetti altrui ma non i propri

  • ognuno tende ad usare il prossimo per soddisfare i propri bisogni ma non si preoccupa abbastanza di conoscere e soddisfare quelli altrui

  • viviamo in una società malata dove essere normali significa essere malati, ma abbiamo paura di non essere normali perché temiamo di essere emarginati

  • molte persone non si rendono conto di essere noiose e insignificanti, e non fanno nulla per migliorare e rendersi più interessanti

  • alcuni, avendo da bambini avuto cattive esperienze con gli altri (compresi i genitori) si aspettano dal prossimo più dispiaceri che piaceri

  • alcuni sono tanto vulnerabili e suscettibili che si sentono offesi facilmente anche quando il proprio interlocutore non dice né fa alcunché di offensivo

  • la maggior parte delle persone è concentrata su se stessa, si mostra e si racconta continuamente ed usa gli altri come gratificazione o soddisfazione per ogni sorta di bisogno

  • raramente c'è compatibilità tra quello che vorremmo dagli altri e quello che gli altri sono capaci di, e disposti a, darci

  • molti, a causa di una certa educazione, cercano persone ideali anziché reali

  • alcuni vengono scartati perché considerati "fuori mercato", cioè non al passo con i tempi, non alla moda, non abbastanza belli, chic, sani, "in", insomma, non abbastanza "normali"

  • alcuni vengono scartati perché considerati non abbastanza ricchi o senza un lavoro ben retribuito e sicuro

  • alcuni vengono scartati perché considerati troppo anziani o troppo bisognosi di assistenza o aiuto, o troppo giovani o immaturi

  • alcuni vengono scartati perché considerati non abbastanza intelligenti, colti, brillanti, raffinati, creativi, liberi, intraprendenti, coraggiosi, attivi, vivaci, coscienziosi, maturi, onesti

  • alcuni vengono scartati perché considerati troppo introversi o estroversi,  superficiali o profondi, seri o allegri,  di destra o di sinistra, razionali o irrazionali, duri o sentimentali, religiosi o atei, dominanti o sottomessi

  • alcuni vengono scartati perché considerati non abbastanza sottomessi alla propria autorità o ai propri desideri o non abbastanza rispettosi delle proprie idee, convinzioni e credenze

  • alcuni non hanno tempo né energia per stabilire o coltivare relazioni interpersonali a causa di stress da sovraccarico di lavoro o condizioni di vista difficili

  • alcuni non hanno le idee chiare sul tipo di persona che desiderano o sanno cosa non vogliono ma non cosa vogliono


Introduzione al caffè filosofico del 16/12/2021 sul tema “Conoscere se stessi”

La volta scorsa abbiamo parlato del conoscere in generale. Stasera ci concentriamo sulla conoscenza di se stessi, ovvero di noi stessi. Vogliamo infatti parlare di noi sia come soggetti che come oggetti di conoscenza.

Credo che le definizioni e le considerazioni che abbiamo espresso a proposito della conoscenza in generale (cioè la conoscenza del mondo esterno, compresa la conoscenza degli altri), valgano anche per la conoscenza di noi stessi, a meno che non riteniamo che la conoscenza di se stessi possa essere raggiunta solo mediante modalità peculiari, specifiche, diverse da quelle usate per conoscere cose a noi esterne. 

L’espressione “conoscere se stessi”, molto nota nella forma ammonitrice “conosci te stesso”, è famosa in quanto si racconta, tra l’altro, che fosse scritta nel tempio di Apollo a Delfi o pronunciata dall’oracolo di Apollo, e fu anche citata da Socrate (secondo uno scritto di Senofonte).

Il significato di tale frase non è esplicito, ma molti concordano sul fatto che sia un invito a considerare i propri limiti e le proprie debolezze, a non sconfinare nell’arroganza, a non sopravvalutarsi. O, al contrario, un invito a scoprire in sé delle potenzialità nascoste. Oppure a scoprire in se stessi un daimon, o un’anima che ci illumini, ci guidi, o ci unisca alla divinità.

Comunque sia, io credo che conoscere se stessi sia molto difficile, a meno che non ci limitiamo alla conoscenza degli aspetti esteriori della nostra persona, essendo essi in una certa misura evidenti ed oggettivi. Sarebbe in tal caso una conoscenza che chiunque altro che ci ha frequentato abbastanza a lungo potrebbe avere di noi, anzi, in quel senso gli altri potrebbero conoscerci anche meglio di noi.

Ovviamente, quando si dice “conosci te stesso” s’intende la conoscenza dalla parte interiore della nostra persona, per conoscere la quale non esiste un manuale operativo. Non solo non sappiamo come conoscere, ma non sappiamo nemmeno cosa conoscere, cosa cercare, cosa esaminare, cosa misurare.

Una conoscenza può essere più o meno razionale e più o meno irrazionale, laddove per irrazionale intendo emotiva e non logica.

Conoscere se stessi irrazionalmente consiste nel conoscere le proprie emozioni e i propri sentimenti, senza necessariamente stabilire dei collegamenti logici con il resto dei fatti della nostra persona e del mondo esterno.

Conoscere se stessi razionalmente consiste nel conoscere le proprie cognizioni su se stessi, e i collegamenti logici tra di esse. Tale conoscenza è possibile solo con riferimento ad una certa teoria della mente o della natura umana, cioè un insieme di concetti (oggetti e/o agenti consci o inconsci) e di relazioni logiche tra di essi.

In altre parole, a mio parere, è impossibile conoscere se stessi razionalmente senza far riferimento ad una certa psicologia, che può essere una di quelle annoverate nei manuali scolastici o accademici di psicologia, oppure una psicologia propria, sviluppata dal soggetto stesso. In particolare credo che la conoscenza di se stessi debba includere una serie di possibili tipi psicologici e di possibili dinamiche psichiche di riferimento.

Per concludere, io credo che la conoscenza di se stessi non possa essere dissociata dalla conoscenza degli altri esseri umani, in quanto ogni conoscenza consiste nel confronto rispetto a dei modelli di riferimento (astratti o concreti), confronto che risulta in certi gradi di somiglianza o di diversità rispetto a certi modelli, o alla misura stimata di certe grandezze, rispetto a certe unità di misura.

In altre parole, credo che conoscere un essere umano particolare (tra cui noi stessi) sia impossibile senza conoscere l’uomo in generale, ovvero la natura umana, con le sue varianze e invarianze.

A voi la parola.




Vedi anche "Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana"

Il fascismo e i problemi della razza

Cose da tenere a mente sul fascismo e sul mondo accademico. Il fatto che la maggioranza degli italiani (compreso il re) non abbia protestato la dice lunga sulla "nobiltà della razza italiana".

Copiato da Enrico Mentana su Facebook (15/7/2017):

Visto che molti, partendo dalla polemica sulla proposta di legge Fiano sull'apologia del fascismo, hanno ricominciato a minimizzare le nefandezze compiute dal regime già in tempo di pace, ecco un documento che ha proprio la data di oggi, 15 luglio, di 79 anni fa. Per ordine espresso del Duce viene pubblicato sul Giornale d'Italia un documento ufficiale, sotto il titolo "Il fascismo e i problemi della razza". Una lettura che crea angoscia e vergogna.

'Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

4. La popolazione dell'Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.

5. È una leggenda l'apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.

6. Esiste ormai una pura "razza italiana". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l'Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall'altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

I firmatari:

Lino Businco, docente di patologia generale, 'Università di Roma

Lidio Cipriani, docente di antropologia, Università di Firenze

Arturo Donaggio, docente di neuropsichiatria, Università di Bologna, nonché presidente della Società Italiana di Psichiatria

Leone Franzi, docente di pediatria, Università di Milano

Guido Landra, docente di antropologia, Università di Roma

Nicola Pende, docente di endocrinologia, Università di Roma, nonchè direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica

Marcello Ricci, docente di zoologia, Università di Roma

Franco Savorgnan, docente di demografia, Università di Roma, nonché presidente dell'Istituto Centrale di Statistica

Sabato Visco, docente di fisiologia, Università di Roma, nonché direttore dell'Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche

Edoardo Zavattari, direttore dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma.

Sulla valutazione delle differenze umane

La valutazione delle differenze umane è un tema, spinoso, pericoloso, praticamente tabù. Tuttavia è una faccenda estremamente importante da molti punti di vista: psicologico, psicopatologico, psicosociologico, antropologico, politico, giuridico, etico, morale ecc.. Per questo ho deciso di indagarla.

Cominciamo col termine “valutare”. Dato che stiamo parlando di differenze umane, per valutare intendiamo l’attribuire un valore ad un individuo in un certo ambito, in modo comparato rispetto al valore attribuito ad un altro (o al valore medio attribuito ad un insieme di altri), dando per scontato che non tutti gli individui hanno identico valore nell’ambito considerato, altrimenti la valutazione non avrebbe alcun senso né utilità. In generale, “valutare” è sinonimo di “giudicare”, anche se il secondo termine è più usato nelle valutazioni di tipo morale, per cui si può dire che giudicare equivale a valutare moralmente.

Così come due esseri umani, messi l’uno di fronte all’altro, non possono non comunicare (anche il silenzio è un messaggio), analogamente essi non possono fare a meno di valutarsi reciprocamente e di autovalutarsi. Le valutazioni sono normalmente più inconsce che consce. Possiamo riferirci alla valutazione inconscia col termine di “percezione”.

Cerchiamo ora di identificare i possibili ambiti delle valutazioni. E’ difficile perché non esistono ambiti “standard” comunemente riconosciuti e accettati.

Gli ambiti più importanti che vengono considerati nella valutazione di un essere umano sono, secondo me, i seguenti:
  • intellettuale (intelligenza, capacità di analisi e sintesi di situazioni e fenomeni complessi, capacità critica, capacità di risolvere problemi, di seguire e capire idee altrui, capacità di comunicare, di concepire nuove idee, di prevedere il futuro, creatività)

  • morale (rispetto per il prossimo e i beni comuni, giustizia, non violenza, generosità, solidarietà, altruismo, lealtà, sincerità, mantenimento degli impegni presi, onestà, legalità ecc.)

  • competitivo (capacità di superare, vincere gli altri, proteggersi e difendersi dagli altri)

  • temperamentale / sentimentale (empatia, introversione, estroversione, passionalità, flemmaticità, erotismo, sensualità, senso dell’umorismo, pavidità, coraggio, allegria, malinconia ecc.)

  • estetico (bellezza, eleganza, attrattività, fascino, bruttezza, ripugnanza)

  • medico (salute fisica e mentale, resistenza alle malattie, robustezza, fragilità, vitalità)

  • pragmatico individuale (capacità di risolvere i propri problemi,, di soddisfare i propri bisogni, di guadagnare denaro)

  • pragmatico sociale (utilità sociale, capacità di risolvere i problemi altrui, di soddisfare i bisogni altrui, di aiutare gli altri, di guidare gli altri nel perseguire con successo interessi comuni)

E’ facile valutare, anche senza misurarla con uno strumento, la statura fisica di un individuo e dire, ad esempio, che A è più alto di B. Ma se parliamo di differenze in ambito intellettuale, morale, psicologico, psicosociologico ecc. le cose si complicano e diventano pericolose al punto tale che la maggior parte della gente preferisce astenersi dal valutare, tranne in casi eclatanti o di particolare coinvolgimento, come quando ci si ritiene vittime di ingiustizie.

La valutazione di un individuo (in un certo ambito) da parte di un altro comporta una serie di problematiche come le seguenti
  • è praticamente impossibile evitare di confrontare (consciamente o inconsciamente) la valutazione dell’altro con la propria autovalutazione, ragion per cui ogni valutazione comporta l’affermazione di una superiorità, inferiorità o uguaglianza del valutatore rispetto al valutato

  • è raro che due persone siano perfettamente uguali in un certo ambito di valutazione, per cui, prendendo a caso due individui, normalmente uno risulterà superiore all’altro nell’ambito considerato in una certa misura (soggettiva o oggettiva)

  • nel caso in cui il valutatore si valuti inferiore rispetto al valutato, si pongono problemi come i seguenti:

    • se la valutazione è coerente (cioè complementare) con quella che il valutato fa di se stesso, si determina un rapporto pacifico in cui la persona inferiore riconosce la superiorità dell’altro (riconoscimento che l’altro accetta) con le conseguenze del caso, come ad esempio l’accettazione di una posizione gerarchica inferiore o di un rapporto allievo verso maestro, da parte della persona che si considera inferiore

    • se invece ognuno si sente inferiore all’altro (caso piuttosto raro) allora si può creare una situazione di stallo in cui ognuno si aspetta che sia l’altro ad assumere un ruolo guida e di maggiore responsabilità nelle attività collaborative, e tenterà di dare all’altro la responsabilità di eventuali di errori o insuccessi

    • nel caso, invece, in cui il valutatore si valuti superiore rispetto al valutato, si pongono problemi come i seguenti:

      • se la valutazione è coerente (cioè complementare) con quella che il valutato fa di se stesso, vale quanto detto sopra nel caso corrispondente.

      • se invece ognuno si sente superiore all’altro (caso piuttosto frequente) allora si può creare una situazione di conflitto in cui ognuno cerca di dimostrare il suo valore non riconosciuto dall’altro e di raggiungere posizioni gerarchiche più alte in virtù della sua presunta superiorità

    Da un punto di vista dinamico, si possono ipotizzare due orientamenti opposti:
    • l’accettazione del proprio valore così come esso viene autovalutato o valutato dagli altri

    • il bisogno o desiderio di migliorare il proprio valore per ottenere vantaggi di vario tipo; parleremo in questo caso di bisogno di compensazione

    Il bisogno di compensare una valutazione ricevuta, o autovalutazione, ritenuta scarsa rispetto alle proprie ambizioni, può interessare sia l’ambito in cui viene determinata la scarsità di valore, sia, nel caso in cui si ritiene impossibile un miglioramento in tale ambito, altri ambiti in cui il miglioramento è relativamente più facile. Per esempio, se io ritengo di non poter aumentare il mio valore nelle discipline sportive perché il mio fisico non me lo consente, potrei dedicarmi alla coltivazione di discipline intellettuali, dove sono più dotato, e lì potrei eccellere sempre di più anche se già mi trovo ad un livello abbastanza alto. Questo fenomeno può spiegare l’accanimento di certe persone nel coltivare certe discipline o a perseguire “missioni” di utilità sociale; in altre parole queste persone spesso si comportano così non per un genuino bisogno di superare se stessi, ma per compensare sentimenti di inferiorità incolmabili in altri ambiti, ed essere, in fin dei conti, più competitivi in senso lato.

    Esprimere valutazioni su aspetti “umani” di persone o categorie di persone, o autovalutazioni, è sempre pericoloso perché chi ascolta le valutazioni non può fare a meno di chiedersi quale sia il proprio valore nell’ambito considerato, anche se la valutazione non lo riguarda direttamente. Intendo dire che, direttamente o indirettamente, ognuno si sente coinvolto nella valutazione di qualsiasi altro essere umano. In altre parole, se A valuta B in un certo modo (positivo o negativo), C non può fare a meno di chiedersi quanto sia simile a B, e se riscontra qualche somiglianza, proietterà su se stesso la valutazione che A ha fatto di B, e reagirà come se A avesse valutato C invece di B. Per questo motivo, volendo essere “politicamente corretti” non si dovrebbe mai giudicare nessuno, né positivamente né negativamente. Infatti anche un giudizio positivo di A verso B potrebbe essere “preso male” da C se questo si sente carente, rispetto a B nell’ambito della valutazione.

    Ma essere “politcamente corretti”, se può essere utile per evitare di offendere qualcuno, non aiuta la società a progredire, anzi, rischia di impoverirla moralmente. Perché la moralità di una società dipende moltissimo dai giudizi morali di cui i suoi membri sono oggetto e/o soggetto, e, in assenza di giudizi morali, verrebbe a mancare una fondamentale motivazione a comportarsi eticamente.

    Parlando di autovalutazioni, non possiamo fare a meno di ricordare che la mente umana è “normalmente” vittima di autoinganni e illusioni, a causa del meccanismo incoscio che cerca di allontanare dalla coscienza tutto ciò che può essere doloroso o sgradevole per il soggetto, come ad esempio una autovalutazione negativa, soprattuto in ambito morale. Questo fa sì che normalmente le persone si sopravvalutino, cosa più evidente nelle personalità narcisistiche.

    D’altra parte certe religioni (tra cui il cristianesimo) tendono a inculcare nei loro adepti un autodisprezzo (come nel caso del mito del peccato originale) e questo può portare a sottovalutazioni ingiustificate quanto dannose, che colpiscono soprattutto le persone più sensibili e ingenue.

    Per concludere, io credo che i rapporti umani migliorerebbero se la valutazione delle differenze umane venisse affrontata in modo aperto, razionale e demistificato, superando la sindrome del “politicamente corretto” e fosse oggetto di metacomunicazione e ricerche scientifiche psicosociologiche.