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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Libertà

203 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Libertà e imprevedibilità

La libertà è imprevedibile.

LIbertà e vuoto

La libertà assoluta è il vuoto.

Limitare e limitarsi

Chi non si limita sarà limitato.

Libertà e casualità

Solo ciò che è casuale è libero.

Libertà e solitudine

La libertà si paga con la solitudine.

Follia vs. libertà

Tra libertà e follia il passo è breve.

Io, inconscio e libertà

L’inconscio limita la libertà dell’io.

Libertà relativa

Chi ama la sua prigione si sente libero.

Solitudine e libertà

La solitudine è il prezzo della libertà.

Il dilemma fondamentale

Sbagliare insieme o avere ragione da soli?

Libertà e solitudine

Libertà e solitudine crescono di pari passo.

Sentirsi liberi vs. essere liberi

Sentirsi liberi non significa esserlo davvero.

Vincoli e liberazione

Liberarsi è un piacere che richiede un vincolo.

Gioco, libertà e limiti

Giocare implica esercitare una libertà limitata.

Amore e libertà

La libertà di amare implica quella di non amare.

Essenza della libertà

Libertà: capacità di reagire in modo imprevisto.

Libertà: fine o mezzo?

La libertà dovrebbe essere un mezzo, non un fine.

Il costo del tradimento

Il tradimento è una scelta unilaterale di libertà.

Sulla natura del potere

Il potere consiste in capacità, libertà, e potenza.

Libertà vs. giustizia

Libertà e giustizia sono inversamente proporzionali.

Il conforto della schiavità

La schiavitù può essere confortevole, perfino piacevole.

Limiti, ingegno, libertà e pigrizia

I limiti stimolano l'ingegno, le libertà lo impigriscono.

Il prezzo della società

Ogni rapporto sociale ha un prezzo in termini di libertà.

Libertà di pensiero e d'azione

La libertà dell'azione dipende anche dalla libertà del pensiero.

Cambiare i legami

Non possiamo essere liberi, ma possiamo cambiare i nostri legami.

Il conforto delle catene

Più ci liberiamo, più aumenta il peso delle nostre responsabilità.

Dominio e libertà

Dominare una persona implica limitarne la libertà a proprio favore.

Il prezzo della libertà di essere diversi

La solitudine è il prezzo della libertà di essere molto diversi dagli altri.

Quale libertà

L'Uomo vuole la libertà di rimanere schiavo, ignorante, illuso, irresponsabile.

Inconvenienti della libertà totale

La libertà totale scioglie ogni legame, compresi quelli di cui abbiamo bisogno.

Solitudine, libertà, egoismo

La solitudine è il prezzo da pagare per la propria libertà e il proprio egoismo.

Illusione della libertà

La libertà è un'illusione, sebbene qualcosa ci costringa a credere che non lo sia.

Sul gradimento della libertà altrui

Noi non gradiamo la libertà altrui se essa viene usata per fare cose a noi sgradite.

Follia tra restrizioni e libertà

La follia può essere causata da (e causa di) un eccesso di restrizione o di libertà.

Limiti e libertà

Per vivere al meglio bisogna conoscere i propri limiti e i propri margini di libertà.

Sulla libertà

La libertà è pericolosa. Perciò conviene limitarla scegliendo i limiti più adatti a sé.

Libertà di imporre

Ci sono persone per cui libertà significa libertà di imporre agli altri i propri valori.

L'impossibilità di essere liberi

Solo la morte ci rende liberi. Finché siamo in vita dipendiamo dalla cooperazione altrui.

Libertà dalle regole?

L'uomo non ha bisogno di libertà dalle regole, ma di regole che soddisfino i suoi bisogni.

La libertà dei fascisti

I fascisti si sono sempre battuti per la libertà di togliere la libertà ai loro oppositori.

Opzioni e libertà di scelta

La vita e il caso mi offrono continuamente opzioni, e qualcosa in me sceglie quali prendere.

I nostri limiti

Dovremmo cercare di conoscere i nostri limiti e le possibilità e impossibilità di superarli.

Sull'eventuale esistenza del libero arbitrio

Non so se il libero arbitrio esista. Nel dubbio, mi comporto come se esistesse, almeno per me.

Il pericolo della libertà

Chi conosce solo la propria schiavitù, fisica e/o mentale, teme la libertà in quanto sconosciuta.

Libertà e governo

È facile esaltare la libertà quando non si ha alcuna idea di come un popolo debba essere governato.

LIbertà, capacità, saggezza

La libertà, senza la capacità di usarla saggiamente e creativamente, può essere inutile o dannosa.

Libertà e partecipazione

Libertà = partecipazione volontaria (nel suo inizio, nella sua continuazione, nella sua cessazione).

Siamo tutti schiavi di noi stessi

L'uomo è schiavo di se stesso, cioè del proprio corpo, delle proprie memorie, delle proprie logiche.

Il caso e la libertà

Tutto ciò che non è casuale non è libero, perché è soggetto a leggi o logiche. Solo il caso è libero.

Il problema dell'amore

Il problema dell'amore è che è libero e involontario, perciò va dove vuole lui, non dove vogliamo noi.

L'estrema destra e la libertà di espressione

L'estrema destra rivendica la libertà di espressione per poi sopprimerla una volta raggiunto il potere.

Liberare e legare

Per vivere bene bisogna liberare di più ciò che è troppo legato e legare di più ciò che è troppo libero.

Margini di libertà

Voglio sapere, momento per momento, quali siano i miei margini di libertà e ciò a cui non posso sfuggire.

Sulla libertà del pensiero

La libertà del pensiero (proprio e altrui) è pericolosa e inquietante. Per questo cerchiamo di limitarla.

Desideri antitetici

I nostri principali desideri sono appartenenza, status e libertà. Soddisfarli tutti insieme è impossibile.

Pensieri di circostanza

Siamo abituati, in ogni situazione, a pensare nei modi, ed entro i limiti, imposti dalla situazione stessa.

Io, il caso e la necessità

Davanti a me, le due cose da cui la vita discende e dipende: il caso e la necessità, ovvero la libertà e la logica.

Chi comanda i nostri pensieri?

Non siamo padroni dei nostri pensieri. Qualcosa nella nostra mente decide momento per momento a cosa dobbiamo pensare.

Sulla libertà

La libertà di fare ciò che si desidera è cara quando manca o viene minacciata. Altrimenti può essere noiosa o caotica.

Stupidi e cattivi

Siamo circondati da gente stupida e cattiva che approfitta della democrazia e della libertà per condurci alla dittatura.

Sulla presunzione della propria libertà

Credere di essere più liberi di quanto realmente si è può avere conseguenze dolorose, come pure credere di esserlo di meno.

Permessi e divieti

Ci sono persone per cui tutto ciò che non è consentito è vietato, e persone per cui tutto ciò che non è vietato è consentito.

Paradosso della libertà

Se l'uomo è libero, è anche libero di rinunciare alla propria libertà per soddisfare i propri bisogni o per sedare le proprie paure.

Solitudine e libertà

Solo quando si è soli si può essere liberi. Ma se lo si è troppo a lungo, si può diventare schiavi del bisogno e della paura degli altri.

Volontà/nolontà e libero arbitrio

Il libero arbitrio consiste nella volontà/nolontà di interagire in un certo modo e in un certo momento con una certa persona, cosa o idea.

Libertà, limiti e saggezza

La libertà dell'uomo è molto limitata, e la saggezza consiste soprattutto nella conoscenza dei propri limiti, obblighi e divieti. 

Libertà e solitudine

Libertà e solitudine si accompagnano perché ci sono tante cose che a un umano è vietato fare, dire e perfino pensare in compagnia di altri.

Relatività della libertà

La libertà è sempre relativa, soggettiva e limitata. Ciò che fa sentire libera una persona, a me può far sentire prigioniero, e vice versa.

Libertà vs. serenità

I sorrisi sui volti di certi monaci e certe monache dimostrano quanto la rinuncia alla libertà possa essere per certe persone fonte di serenità.

I vantaggi della non libertà

Chi rinuncia alla propria libertà in cambio di certi privilegi, mal sopporta chi gode degli stessi privilegi senza rinunciare alla propria libertà.

Libertà sociale

Possiamo essere socialmente liberi solo nella solitudine. Perciò la libertà sociale ci fa paura e ci fa stare male, sia la nostra che quella altrui.

Sulla libertà di scelta

La libertà di scelta è una bella cosa se siamo noi a scegliere o se siamo scelti come compagni o come autorità, una brutta cosa se non siamo scelti.

Passato e libertà

Se è vero che il passato influenza il futuro, le nostre scelte sono influenzate dal nostro passato. Infatti il nostro passato limita la nostra libertà.

Binari e libertà

La ferrovia è un esempio di come una limitazione di libertà (i binari che impongono un certo percorso) possa essere molto produttiva per un certo scopo.

Libero arbitrio e relazioni

Il libero arbitrio consiste nello scegliere con chi/cosa interagire e con quali regole, limiti e libertà, ovvero conformemente a quale tipo di relazione.

Libertà e competitività

Libertà e competitività sono interdipendenti. Infatti per essere liberi è necessario essere competitivi, e per essere competitivi è necessario essere liberi.

Solitudine e libertà

Quanto più una persona è solitaria, tanto più viene vista con sospetto dalla gente comune, a causa della sua maggiore libertà dal reciproco controllo sociale.

Scegliere la propria identità

Se io fossi in grado di scegliere liberamente, consciamente, razionalmente, volontariamente la mia identità sociale, quale mi converrebbe scegliere?

Amore e libertà

Amore e libertà sono antitetici, ovvero si escludono a vicenda. Infatti l'innamorato è felice di non essere libero e del fatto che la persona amata nemmeno lo sia.

Libertà di amare

Si fa presto a dire amore, ma molti non hanno tempo né energia per amare, ed ad altri non viene permesso dalla gelosia di qualcuno che vorrebbe l'amore tutto per sé.

La narrazione del demagogo

Il demagogo racconta agli elettori che grazie al suo governo i propri sostenitori otterranno maggiori poteri e libertà, e i loro antagonisti minori poteri e libertà.

Fare, pensare, volere, natura, società

Noi ci illudiamo di fare e pensare ciò che vogliamo, ma in realtà facciamo, pensiamo e vogliamo ciò che la natura e la società ci impongono, con pochi margini di libertà.

Libertà di scelta del pensiero

Scegliere liberamente, momento per momento, se pensare o non pensare, e a cosa pensare, può costituire una meravigliodsa avventura intellettuale e una conquista di libertà.

Modernità e senso del limite

Gli antichi avevano tanti difetti, ma almeno avevano il senso del limite, che con la modernità abbiamo perso. La libertà e il progresso tecnologico ci hanno dato alla testa.

Paura della libertà di essere asociali

Abbiamo paura di essere liberi di comportarci in modo asociale e di subirne le conseguenze. Il significato della parola "asociale" dipende dalla nostra formazione e cultura.

Libertà teorica vs. pratica

Ci sono infinite cose che potrei scegliere di fare, ma di pochissime sono di volta in volta consapevole. Ciò riduce enormemente la mia libertà pratica rispetto a quella teorica.

Sulla libertà di scegliere con chi cooperare

Un problema enorme è costituito dalla libertà di scegliere con chi cooperare e con chi no. Libertà che favorisce chi sceglie, ma condanna chi non è scelto dalle persone desiderate.

Sulla libertà di pensiero e di espressione

La libertà di esprimere opinioni diverse da quelle della maggioranza senza essere puniti per questo, è un lusso che l'uomo ha conosciuto solo da pochi anni, e non in tutto il pianeta.

Pensiero e labirinto

Il pensiero non è libero, ma si muove all'interno di un labirinto senza uscita. Ognuno ha il suo personale labirinto mentale, che può in parte cambiare ed estendersi per effetto di nuove esperienze.

Psicologia dello strappo

Coloro che indossano jeans volutamente strappati, forse lo fanno per distinguersi da quelli che li indossano sani, facendo intendere che essi sono più liberi, coraggiosi e meno conformisti degli altri.

Sulla libertà di pensiero

Per libertà di pensiero non dovremmo intendere l'assenza di divieti di pensare a particolari temi o di credere in particolari cose, ma la facoltà di pensare al di fuori degli schemi condivisi e consueti.

Il senso d'ingiustizia degli schiavi volontari

Chi rinuncia alla libertà e al successo trova ingiusto che altri non vi rinuncino. Questo senso di ingiustizia è il risentimento dei pavidi verso i coraggiosi, degli schiavi volontari verso gli spiriti liberi.

Una funzione della tragedia greca

Quello che le tragedie greche insegnavano al popolo non erano solo particolari prescrizioni morali, ma il principio generale per cui un individuo non è libero di non rispettare le leggi della propria comunità.

La libertà più grande

La libertà più grande che un umano possa esercitare è quella di uccidersi, sebbene molti suicidi avvengano involontariamente, impulsivamente, per disperazione, e non come conseguenza di una scelta libera e serena.

Libertà e piacere

Per noi umani, libertà non è poter fare qualsiasi cosa, ma poter fare le cose che ci piace fare. In ogni caso, sia la natura, sia la società, limitano fatalmente le nostre libertà, e di conseguenza i nostri piaceri.

Ognuno è schiavo e padrone

Il dramma di noi esseri umani è la necessità di capire in ogni momento in cosa siamo schiavi e in cosa padroni. Infatti siamo parzialmente schiavi e parzialmente padroni di forze interne ed esterne alla nostra persona.

Il rischio di pensare diversamente

Le idee, le conoscenze, gli interessi intellettuali e perfino le esperienze di una persona possono essere oggetto di censura, discriminazione sociale e persecuzione se contrastano con le idee di chi comanda o con il senso comune.

Due padroni

Io ho due padroni, quasi sempre in lotta tra di loro: il mio bisogno di appartenenza sociale e il mio bisogno di libertà. Quando si affrontano io mi fermo e aspetto che si mettano d'accordo o che uno dei due venga messo a tacere.

Libertà e incompatibilità

A causa della sempre maggiore libertà di pensiero e di comportamento, e della conseguente diversificazione sociale, è sempre meno probabile che due persone siano tra loro compatibili. Di conseguenza la solitudine è sempre più diffusa.

Siamo personaggi in cerca di autore?

A mio avviso, in un certo senso, siamo tutti personaggi in cerca di autore, un autore (dio o daimon) che ci dica cosa fare e cosa dire, cosa non fare e cosa non dire, evitandoci l'angoscia di dover decidere con il nostro libero arbitrio.

Ricetta della felicità

La felicità è possibile
e la ricetta è questa:
liberarsi e liberare,
capire ed essere capiti,
amare ed essere amati,
comunicare e cooperare,
e insieme giocare col caso.

Il gioco del potere

Il gioco del potere tra due persone è a somma zero. Infatti quanto più aumenta il potere dell'uno tanto più diminuisce quello dell'altro. Lo stesso vale per le libertà: quanto più aumenta la libertà dell'uno tanto più diminuisce quella dell'altro.

Libertà e sottomissione

In ogni momento dobbiamo decidere a chi/cosa (dentro o fuori di noi) obbedire. È importante scegliere il padrone migliore, il quale può essere diverso momento per momento. Forse la libertà umana consiste nella capacità di scegliere i propri padroni.

Libertà e giudizio morale

Quanto più una persona è considerata libera, cioè dotata di libero arbitrio, tanto più essa può essere oggetto di giudizio morale. Infatti la negazione dell'esistenza del libero arbitrio induce alla tolleranza, alla comprensione, e alla compassione.

Legge e libertà

La funzione del giurista (giudice o avvocato) è importante dal punto di vista sociale ma anche esistenziale, perché decide cosa si può e non si può fare, cosa si deve e non si deve fare. Si tratta infatti di restringere o ampliare la nostra libertà.

Sulla libertà

Libertà è non sottomettersi ad alcuna disciplina e non rispettare alcuna regola, alcun limite, alcuna autorità. Ma è anche la facoltà di scegliere l’autorità o la disciplina a cui sottomettersi, vale a dire la facoltà di rinunciare alla propria libertà.

Libertà relativa

La libertà è sempre relativa: libertà da qualcosa che ci costringe o libertà di fare qualcosa che desideriamo fare. La libertà assoluta non esiste. Infatti ci sono infinite cose che non possiamo fare e infinite situazioni alle quali non possiamo sfuggire.

Il senso del fascismo

A mio avviso, il bisogno di ordine e sicurezza prevale sul bisogno di libertà nella maggior parte della gente. Su questo fatto prospera il fascismo, che cade solo quando non riesce più a garantire l'ordine a causa di insuccessi economici o sconfitte militari.

Libertà, conflitti e separazioni

Più due persone sono libere, maggiore è la probabilità che abbiano desideri diversi in quanto non imposti né censurati da una autorità esterna o dal conformismo. Ne consegue che la libertà favorisce le differenze di gusti, e quindi i conflitti e le separazioni.

Sull'affidabilità delle informazioni

Se confrontiamo le informazioni provenienti da un paese dove c'è libertà di espressione con le informazioni provenienti da un paese dove non c'è libertà di espressione e ogni notizia viene censurata dal governo, quali informazioni sono secondo voi più affidabili?

Sul significato della prola "libertà"

La parola "libertà" da sola non significa nulla. Bisogna sempre aggiungere un complemento e un contesto, bisogna dire "libertà di ..." oppure "libertà da ...", "libero di ..." o "libero da ...". Anche io, sbagliando, spesso uso la parola "libertà" senza complementi.

Libertà e tradimento

Il nostro inconscio ci impone di essere come gli «altri» ci vogliono, e ad essi fedeli, ma chi siano i nostri «altri» non è stabilito per sempre. Infatti la libertà consiste nel tradire i vecchi «altri» a favore di nuovi. Dietro la fedeltà si nasconde la sottomissione.

Dilemmi esistenziali

Il dramma dell'esistenza umana consiste nell'affrontare continuamente due dilemmi inconciliabili nei rapporti con gli altri e nei rapporti tra la propria coscienza e il proprio inconscio: il dilemma tra appartenenza e libertà, e quello tra collaborazione e competizione.

Scelta e libertà nelle interazioni umane

L'uomo è costretto a interagire con i suoi simili, ma le sue possibilità di scelta circa le persone con cui interagire e i modi in cui farlo sono molto limitate, perché presuppongono che anche la controparte sia disposta ad interagire con lui e nei modi da lui desiderati.

Conseguenze della libertà

Quanto più una società è libera, tanto più gli interessi, i gusti e i punti di vista delle persone che ne fanno parte tendono a differenziarsi, e tanto più diventa difficile per un individuo conoscere, capire e condividere gli interessi, i gusti e i punti di vista altrui.

Libertà, casualità e il cosiddetto libero arbitrio

Solo ciò che è casuale è libero. Tutto il resto è soggetto (totalmente o parzialmente) a leggi o logiche non casuali, cioè predefinite, ovvero deterministiche. In tal senso il libero arbitrio è libero solo nella misura in cui è casuale, ovvero nelle sue componenti aleatorie.

Amore e libertà

L'amore comporta una reciproca limitazione della libertà a vantaggio di entrambe le parti. In altre parole, ciascuno possiede l'altro in una certa misura. Infatti dall'amore scaturisce un senso del dovere. Fa eccezione l'amore puramente egoista, in quanto desiderio di consumo.

Sull'occultamento dell'assenza di amore

Sentirsi dire «non ti amo» è percepito da molti come offensivo. È per questo che l'assenza di amore è generalmente nascosta. Infatti non siamo liberi di non amare qualcuno senza pagarne le conseguenze. D'altra parte non siamo nemmeno liberi di amare chiunque a nostro piacimento.

Schiavi dei sentimenti

Siamo schiavi delle nostre capacità di godere di soffrire, obbligati a cercare il piacere e a fuggire dal dolore, costretti a scegliere, tra diversi piaceri, quello più grande e duraturo, e tra diversi dolori, quello più piccolo e più breve.

Sulla libertà di pensiero

Quando non c'era libertà di pensiero, quasi tutti la pensavano allo stesso modo e perciò la vita era più semplice, anche se più dura. Oggi, grazie alla nostra libertà di pensiero ognuno la pensa a modo suo e quasi tutti disprezzano coloro che la pensano in modo diverso dal proprio.

Libertà e relazioni

Molte relazioni umane non si realizzano o falliscono perché una (o ciascuna) delle parti si aspetta dall'altra ciò che l'altra non è disposta a concedere, specialmente per quanto riguarda le rispettive libertà. Infatti ogni relazione comporta qualche limitazione delle libertà delle parti.

Libertà naturali e sociali

Ogni essere umano è per natura libero di essere stupido e ignorante nella misura in cui non danneggia altri umani, ma anche di difendersi dai danni che possono derivargli dal libero comportamento degli altri, e cercare perciò di porre dei limiti alla libertà altrui con la forza o altri mezzi.

Necessità di limitare la libertà umana

Se gli altri sono totalmente liberi, sono anche liberi di fare cose che ci dispiacciono o che consideriamo nocive per noi o per la società. Di conseguenza, per proteggere noi stessi e la società è necessario limitare la libertà di tutti, in modo che non siano consentite attività nocive per gli altri.

Cosa non potrei fare

Non riesco ad immaginare che io possa fare qualcosa che mi renda disumano, spaventoso o odioso alle persone di cui ho bisogno o che stimo. Il super io me lo impedisce anche quando sono solo e nessuno mi vede. È come se io non potessi tenere nascosto nulla di ciò che faccio, e persino di ciò che penso.

I propri limiti

Per gli antichi greci la saggezza consisteva soprattutto nel conoscere i propri limiti e nel non tentare di superarli, pena la punizione divina. Credo che questo principio di saggezza valga anche per chi non crede negli dei. Ci pensano infatti la natura e la società a punire chi oltrepassa i propri limiti.

Autocensura del pensiero

Noi non pensiamo né agiamo liberamente perché dal modo in cui pensiamo e agiamo dipendono gli atteggiamenti altrui nei nostri confronti. In altre parole, il nostro posto nella società e la nostra reputazione dipendono dal mondo in cui pensiamo e agiamo. Tale dipendenza determina un'autocensura inconscia dei nostri pensieri.

Il rifiuto inconscio del libero arbitrio

Se riuscissimo ad esercitare un libero arbitrio non influenzato da sentimenti o interessi, saremmo in preda ad un profondo sconforto, non sapendo dove una libertà così totale potrebbe condurci. E allora, per neutralizzare l'angoscia, ci troveremmo a scegliere se rientrare nella nostra abituale gabbia mentale o cercarne una nuova.

Sui limiti della libertà umana

La libertà di ogni umano è limitata dal fatto che egli dipende da altri, e se fa cose che dispiacciono a coloro da cui dipende, rischia di perdere la loro collaborazione e/o di essere da loro punito. Questa condizione è, sin dall'infanzia, profondamente impressa nell'inconscio di ogni umano e ne determina il comportamento sociale.

Caso, libertà e libero arbitrio

Le cose avvengono per caso e/o per effetto di leggi e/o di logiche (cioè programmi). Questo vale anche per l'esercizio del libero arbitrio. Solo il caso è veramente libero nel senso di imprevedible. Le leggi e le logiche possono offrire margini di libertà se prevedono o consentono una o più scelte casuali accanto a quelle obbligate.

Libertà condizionata

La libertà può essere, a seconda dei casi, utile, inutile o dannosa. L'ideale è una libertà condizionata, come nei giochi e nell'arte.

L'arte di vivere, per me, consiste nel conciliare i bisogni antagonisti di libertà e appartenenza, facendo in modo che i legami, di qualunque tipo, non siano fissi, ma creativamente variabili.

Chi sceglie?

E' fuori discussione che gli esseri umani facciano continuamente delle scelte, da quando sono nel grembo materno. Quello che si può discutere è se le scelte siano volontarie o involontarie, consapevoli o inconsapevoli. In altre parole, è discutibile se chi sceglie sia l'io cosciente o qualche meccanismo automatico, inconscio e involontario.

Oscillazioni dell'io

Per tutta la vita l'io oscilla continuamente tra lo stato di soggetto e quello di oggetto, tra agire e subire, tra attore e spettatore, tra libero e schiavo, tra dare e ricevere, tra attrazione e repulsione, tra noia ed eccitazione, tra attacco e fuga, tra egoismo e altruismo, tra padrone e servo, tra bisogno e soddisfazione, tra piacere e dolore.

La paura ci rassicura

La paura e il ribrezzo (che è un derivato della paura) ci rassicurano perché ci confinano in spazi familiari e ci scoraggiano dal vivere avventure (pratiche o intellettuali) potenzialmente pericolose.

Infatti non c'è nulla di più rischioso che la libertà, e sfidare la paura richiede una certa dose di follia e di incoscienza.

I danni della libertà e del benessere gratuito

Un tempo l'uomo era più attivo, laborioso, morale, combattivo, progressista perché i regimi di un tempo erano autoritari, repressivi, dittatoriali, liberticidi, e la vita difficile per i più. Oggi la democrazia e la libertà, unite alle migliorate condizioni economiche, hanno reso l'uomo medio più pigro, irresponsabile, smarrito, depresso, demotivato.

Un problema fondamentale dell'umanità

Ogni umano, consciamente o inconsciamente, vorrebbe essere libero di fare qualunque cosa gli piaccia fare, senza limiti, e al tempo stesso, per la propria sicurezza e per una convivenza pacifica e produttiva, vorrebbe limitare la libertà altrui. Il mancato riconoscimento di uguali diritti e doveri a tutti gli esseri umani è un problema fondamentale dell'umanità.

Il disagio della libertà

Mai come nella nostra epoca siamo stati liberi politicamente, moralmente e tecnicamente, ma la maggiore libertà (conquistata o ottenuta gratuitamente) ci ha reso più individualisti e soli, e sta disgregando la società, perché non ci sentiamo più obbligati ad unirci e organizzarci per un fine comune, per combattere uno stesso nemico o semplicemente per sopravvivere.

Vita come prigione e schiavitù

La vita è per lo più una prigione e una schiavitù. Siamo infatti tutti prigionieri e schiavi dei nostri corpi, dei nostri schemi mentali e delle nostre comunità, con pochi margini di libertà, come la possibilità di trasformare o sostituire schemi e comunità. Anche la sensazione di indipendenza che a volte proviamo è un effetto della nostra cattività, come ogni altra illusione.

Interdipendenza e intervalli di libertà

L’individuo senza gli altri, senza una società, senza una cultura, non vale nulla, non conta nulla, non può sopravvivere, non può soddisfare i suoi bisogni e non può essere felice. Noi esseri umani siamo tutti interdipendenti, dall’inizio alla fine della nostra vita. In tal senso, nessuno di noi è libero, se non per brevi intervalli di tempo.

La nostra reale libertà

Siamo più liberi e meno liberi di quanto crediamo. In altre parole, la nostra reale libertà è diversa da quella che crediamo di avere. Infatti non siamo liberi di necessitare ciò di cui abbiamo bisogno, di volere ciò che vogliamo, di desiderare ciò che desideriamo, di amare ciò che amiamo, di odiare ciò che odiano, ma siamo liberi di raggiungere i nostri scopi in vari modi, più o meno efficaci, utili o dannosi.

Libertà vs. metodo

La via di mezzo tra il comportamento casuale e quello meccanico è il comportamento metodico, che consente la libertà all'interno di certe regole.

Un metodo è dunque un modo di limitare la libertà di chi lo applica.

Il metodo (sia nel comportamento che nel pensiero) è fondamentale nell'arte, nelle religioni e in tutte le discipline scientifiche e umanistiche, a partire dalla filosofia.

Modelli, autorità, creatività, libertà

L'uomo ha bisogno di modelli da seguire e di autorità a cui sottomettersi, senza i quali non saprebbe comme cooperare con i suoi simili. La creatività consiste nella capacità di creare nuovi modelli e nuovi principi di autorità, o di modificare in misura più o meno grande i modelli e i principi precedenti. La libertà non è creativa in sé, ma è necessaria per permettere i cambiamenti, come difesa contro il conservatorismo.

Fascisti inconsapevoli

I peggiori e più pericolosi fascisti sono quelli che non sanno di esserlo, mentre i fascisti autentici sono facilmente riconoscibili e perciò più facili da smascherare e da contrastare. L'Italia è piena di fascisti inconsapevoli, che del fascismo vedono solo i lati positivi, i quali si riducono ad uno solo: l'ordine sociale, non importa come venga ottenuto. Tutto il resto, come la libertà di espressione, per loro non è importante.

Autocontrollo liberatorio

Non è un ossimoro, significa la capacità di autogovernarsi e controllarsi in modo tale da liberare cose dentro di sé che sono bloccate, impedite, rimosse, mal collegate. È un'autodisciplina che tende a rilasciare anziché a fissare. Perché per liberarsi non basta lasciarsi andare. Lasciandosi andare si finisce per continuare le proprie abitudini. Per cambiare abitudini, per liberarsi dalle proprie abitudini, ci vuole un'apposita disciplina.

Valenza sociale di ciò che facciamo

Ciò che stiamo facendo o che ci accingiamo a fare ha una valenza sociale, ovvero potrà essere usato con vantaggio o svantaggio nelle future interazioni sociali, oppure potrebbe convenire nasconderlo in quanto potrebbe non essere gradito agli altri. Chiediamoci dunque, quando ci accingiamo a fare qualcosa, quale sia la sua valenza sociale in relazione a vari tipi o gruppi di persone e scegliamo di conseguenza cosa ci conviene fare e cosa non fare.

Illusione della libertà di pensiero

La libertà di pensiero è un’illusione, dato che i pensieri sono limitati da schemi mentali precostituiti, i quali definiscono i possibili contesti, i significati degli elementi che li costituiscono e le rispettive valenze sociali. Uscire dagli schemi noti è difficile e pericoloso perché non si sa dove tale libertà potrebbe portare, né come potrebbe essere interpretata e giudicata dagli altri. La creatività richiede coraggio e/o incoscienza.

Libertà limitata e illimitata

La libertà dell'uomo è al tempo stesso limitata e illimitata. Illimitata perché possiamo fare un'infinità di cose (per esempio, c'è un'infinità di luoghi che possiamo esplorare, di libri che possiamo leggere e di persone che possiamo incontrare); limitata perché non possiamo fare qualsiasi cosa, in qualsiasi modo e in qualsiasi momento, ma solo certi tipi di cose, in certi modi, in certi luoghi, in certi momenti, in certe quantità e a certe velocità.

Cosa fare per star bene

La mia libertà è limitata, come per ogni altro essere vivente. Posso fare certe cose e non posso fare certe altre cose. Posso fare certe cose in certi modi e non posso farle in certi altri modi. Fare certe cose in certi modi mi fa star bene, mentre fare certe altre cose, o fare le stesse cose in certi altri modi, mi fa star male. Non so bene cosa mi convenga fare e cosa non fare per star meglio, ma presumo che mi convenga migliorare le mie conoscenze a tale riguardo.

Esercitare la libertà

Esercitare la libertà significa scegliere liberamente e consciamente a quali stimoli esporci, dove stare, con chi stare, cosa guardare, cosa ascoltare, cosa leggere, a cosa pensare, di cosa parlare, cosa cercare, cosa fare. Ciò che sceglieremo avrà una doppia influenza su di noi: susciterà dei sentimenti e questi contribuiranno a modificare le nostre strategie inconsce. Possiamo spostarci e viaggiare fisicamente o mentalmente e il viaggio ci cambierà in modi che dipenderanno dai luoghi che avremo scelto.

Libertà vs. logica

A mio parere il cosiddetto libero arbitrio non è libero in quanto noi scegliamo sempre in base ad una logica (conscia o inconscia), e precisamente quella che riteniamo (consciamente o inconsciamente) più adatta e appropriata per soddisfare i nostri bisogni. Insomma la scelta è obbligata in base ai nostri bisogni e alle nostre logiche di soddisfazione. Quindi noi siamo liberi da un punto di vista esterno, ma "regolati" da logiche da un punto di vista interno. Anche se cambiamo una logica lo facciamo seguendo una (altra) logica.

Liberi di obbedire

La libertà dell'uomo consiste nel poter obbedire ai propri istinti e soddisfare i propri bisogni e desideri. Istinti, bisogni e desideri che l'uomo non può cambiare a sua volontà.

Tuttavia un uomo può sentire il bisogno di cambiare alcune sue motivazioni e obbedire a tale bisogno.

La volontà è infatti soggetta al bisogno, vale a dire che l'uomo vuole ciò che ha bisogno di volere.

Come diceva Schopenhauer, l'uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole.

Conseguenze della libertà di amare

L'uomo ha bisogno di essere amato, ma essere amati non è un diritto, e amare non un dovere. Siamo liberi di amare e non amare chi vogliamo, ma non possiamo rinunciare ad essere amati. L'amore è un fenomeno selettivo, competitivo e a volte retributivo: questo fatto rende tragica e miserabile la vita per la parte dell'umanità perdente in amore. Alleviare le sofferenze delle persone meno amate (perché non hanno sufficienti risorse di amabilità o sufficienti probabilità di trovare persone congeniali) dovrebbe essere l'obiettivo principale di qualsiasi etica.

Tecnologia e libertà

Oggi siamo liberi di fare una grande quantità di cose che solo venti anni fa erano impensabili. Il numero di opzioni è aumentato immensamente. Siamo quindi più liberi che in passato? Quantitativamente sì. Ma qualitativamente? Le nuove opzioni che la tecnologia (e Internet in particolare) ci offre corrispondono ai nostri bisogni? In quale misura Internet ci aiuta a soddisfarli? Di cosa abbiamo veramente bisogno? Non ho dubbi in proposito: abbiamo bisogno di migliori rapporti umani e non so in quale misura le nuove tecnologie ci aiutino in tal senso. Non molto, mi pare.

Menu della volontà (verbi fondamentali)

La volontà si esercita scegliendo di agire ad uno o più dei fini espressi dai seguenti verbi: cambiare, conservare, ripristinare, generare, realizzare, produrre, riprodurre, fecondare, sviluppare, comporre, immaginare, ripetere, disseminare, distruggere, obbedire, dominare, istruire, insegnare, guidare, formare, conformare, riformare, correggere, aumentare, diminuire, allontanare, avvicinare, unire, dividere, raccogliere, disperdere, incontrare, trovare, perdere. Tuttavia ognuno di queste azioni viene esercitata per soddisfare qualche bisogno. Non esiste volontà senza bisogno.

Libertà, determinazione, casualità, volontà

Il libero arbitrio è deterministico, e il determinismo è libero nella misura in cui è affetto dal caso.

Il caso concilia libertà e determinazione. Infatti il caso è libero per definizione, ed esso determina gli eventi nella misura in cui essi sono casuali.

Ogni evento è in parte determinato e in parte casuale.

Ciò che non è casuale e determinato, e questo vale anche per la volontà.

L'intelligenza dovrebbe servire anche a distinguere ciò che è casuale, cioè libero, da ciò che è determinato dalle leggi della natura.

Il libero arbitrio secondo Fyodor Dostoevsky

"Nel mondo attuale per libertà s'intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù. La libertà, nella sua più alta espressione consiste nel dare tutto e nel servire gli altri. L'uomo capace di questo, capace d'essere padrone di sé sino a tal punto, è libero come nessun altro. È questa la più elevata manifestazione del libero arbitrio. Prima di predicare altrui, date voi stessi l'esempio. Sarete seguiti. Il segreto del primo passo è questo: dominare se stessi e agire senza attendere." [Fyodor Dostoevsky]

Dialogo tra un uomo e lo spirito della società

Spirito: «Uomo, perché hai fatto ciò che hai fatto?»

Uomo: «Perché mi è piaciuto farlo.»

Spirito: «E perché ti è piaciuto farlo?»

Uomo: «Perché mi ha fatto sentire libero dalle costrizioni sociali.»

Spirito: «Uomo, pagherai cara questa ribellione! Pensare di liberarsi dalle costrizioni sociali è un’arroganza che non resta a lungo impunita.»

Conformismo e bisogno di accoglienza

Il bisogno più importante per un essere umano, oltre la sopravvivenza, è di essere accolto dalla propria comunità.

Affinché ciò avvenga, un individuo ha bisogno di dimostrare a se stesso e agli altri di essere degno di accoglienza.

Per dimostrarlo, esso si comporta in modo conforme alle forme, norme, valori, abitudini e aspettative della maggioranza della comunità stessa.

E' così che la maggior parte degli esseri umani, per essere accolti dalle loro comunità, sacrificano la loro libertà, diversità, originalità e creatività.

L'arroganza dell'autodidatta

Un autodidatta (come lo sono io) passa spesso per arrogante non solo perché il suo sapere non è certificato da un'autorità accademica pubblicamente riconosciuta, ma soprattutto perché, essendo libero di leggere e studiare quello che vuole, non essendo costretto ad imparare ciò che la scuola gli impone di imparare, può essere più critico nei confronti dello status quo culturale, e più creativo nel combinare liberamente saperi provenienti da diverse scuole e discipline. Cosa che disturba gli scolari ortodossi, abituati a restare confinati nel recinto ideologico della loro scuola di specializzazione.

La libertà e il nulla

La libertà assoluta è il nulla. Solo nel nulla ci può essere libertà assoluta. Qualunque cosa oltre il nulla, la presenza di qualunque cosa in uno spazio e un tempo comporta dei limiti rappresentati da quella stessa cosa, proprio perché essa occupa uno spazio e un tempo, e qualunque occupazione costituisce una sottrazione di spazio e di tempo, (quindi di libertà di movimento) a tutto il resto, che potrebbe infatti urtare contro quella cosa. Ogni cosa costituisce un ostacolo, anche se potrebbe costituire uno strumento, un mezzo per superare altri ostacoli, raggiungere obiettivi o luoghi altrimenti inaccessibili.

Il peso della libertà

La libertà è pesante, perché chi è davvero libero di essere e fare ciò che gli pare è responsabile di tali scelte verso gli altri, i quali lo giudicheranno per esse, e in funzione di esse potrebbero cambiare il loro modo di interagire con l'interessato fino al punto di emarginarlo o punirlo.

La libertà è dunque gravosa, onerosa, stancante e angosciante e non può essere sopportata a lungo.

È pure vero che molti si illudono di essere liberi, ma, per evitare il peso e i rischi delle responsabilità, si muovono all'interno di invisibili gabbie mentali.


Nascondere la propria libertà di pensiero

Io credo che per vivere serenamente in società bisogna non essere liberi di pensare liberamente o è necessario nascondere la propria libertà di pensiero.

Quasi tutti pensano di avere una sufficiente libertà di pensiero e di esercitarla normalmente; pochi si rendono conto di quanto sia raro e difficile uscire dalle proprie gabbie mentali.

In ogni caso, tanto minore è la libertà di pensiero di un individuo, tanto maggiore è la sua paura e ostilità, conscia o inconscia, nei confronti di coloro che mostrano di averne di più, soprattutto per quanto riguarda le questioni morali ed esistenziali.

Onestà della prostituzione

Ritengo che il rapporto di prostituzione, quando non sia forzato, illegale o pericoloso per la salute, sia uno dei più onesti che si possano avere tra due persone. Chiaro, sincero, esplicito, diretto, libero, senza impegno, con persone che si possono scegliere, soddisfa i bisogni o gli interessi di ambo le parti e dura finché le parti ne hanno voglia. Certo, non soddisfa tutti i bisogni umani di relazione, ma del resto nessuna persona può soddisfare tutte le esigenze di un’altra. E allora perché condannarlo? Suppongo che sia condannato per l’invidia, la gelosia, la frustrazione e la paura di chi non si sente libero di praticarlo.

Cambiare le regole

L'uomo ha bisogno di regole culturali (ovvero discipline, norme, confini, legami, costrizioni, leggi, riti, mode, costumi, valori, credenze, morali ecc.), senza le quali si perderebbe, essendo i suoi istinti genetici troppo deboli per garantire la sua sopravvivenza sia come individuo che come specie ed essendo incapace di governarsi liberamente senza provocare gravi danni a se stesso, agli altri e all'ambiente. Il progresso sociale consiste nel sostituire regole culturali malate e insoddisfacenti con altre più sane e soddisfacenti rispetto ai bisogni umani. Perciò occorre prima di tutto conoscere tali bisogni, uno dei quali è il bisogno di regole di cui sopra.

La sveglia e il libero arbitrio

Una cosa che solo l'uomo e nessun altro animale è capace di fare è impostare una sveglia. Dietro tale banale gesto si cela la capacità che un uomo ha di programmare la futura ricezione di uno stimolo esterno che influenzerà il suo futuro comportamento. La decisione di impostare o no una sveglia e di decidere a che ora essa deve suonare è una manifestazione di libero arbitrio giacché uno può liberamente scegliere di rinunciare alla libertà di svegliarsi quando il suo corpo preferisce, e di costringerlo a svegliarsi ad una certa ora. In altre parole, l'uomo è libero di limitare la libertà di sé stesso e degli altri per un tempo e uno spazio più o meno estesi.

Poesia contro la dittatura della ragione

Siamo tutti normalmente schiavi della ragione, che ci obbliga a comportarci in un certo modo, spesso a noi sfavorevole, generando in noi la paura di aver torto, sbagliare, deviare dagli insegnamenti ricevuti, dire o fare sciocchezze, cose mai dette o fatte da altri prima di noi, pazze, irragionevoli, incomprensibili, impertinenti.

Per liberarci da tale dittatura non c'è nulla di meglio che la poesia.

Infatti, il vantaggio della poesia sulla prosa è proprio la sua libertà dalla dittatura della ragione, e ciò che più attrae in un componimento poetico è una certa dose di follia, più o meno nascosta in un'armonia di stimoli verbali.

Scelta, libertà, opzioni, accessibilità

Gli esseri umani si distinguono per la loro possibilità di scegliere, cioè per le opzioni che hanno e quelle che sono loro negate. In altre parole, la libertà di una persona è proporzionale alla quantità e diversità delle opzioni ad essa accessibili e inversamente proporzionale alla quantità e alla diversità delle opzioni ad essa inaccessibili.

Cosa determina la libertà di un individuo, cioè le opzioni ed esso accessibili? Fattori esterni e interni. I fattori esterni sono costituiti da leggi dello stato, pressioni sociali e violenze da parte di altre persone. I fattori interni sono costituiti da problemi e disturbi mentali, tra cui l'ignoranza, la rimozione di bisogni e paure ingiustificate.

Sulla libertà umana

Ogni umano è al tempo stesso soggetto e oggetto, ed è libero (più o meno) solo nel ruolo di soggetto. Infatti, in quanto oggetto, egli, come ogni altro ente, subisce le leggi della natura senza possibilità di resistenza, oltre al suicidio.

La sua libertà consiste dunque nel reagire a ciò che gli capita nel modo che ritiene più adatto (tra quelli per lui possibili). In effetti, l'uomo può a volte scegliere tra diverse opzioni di reazione, ma non può determinare le opzioni stesse, le quali sono determinate dalla natura.

In altre parole, in quanto oggetto, oguni umano riceve un numero limitato di opzioni di reazione per ogni evento che gli può capitare, numero che in molti casi è uguale ad uno.

Perché discutiamo del libero arbitrio?

Chiediamoci perché discutiamo del caso, della libertà, della scelta, del libero arbitrio e del determinismo. Perché questi temi ci stanno a cuore? Perché ne va della nostra responsabilità morale. Questo è il vero problema: in quale misura siamo moralmente responsabili del nostro comportamento, cioè delle nostre scelte? La risposta a tale domanda condiziona le nostre opinioni sul caso, sulla libertà, sulla scelta, sul libero arbitrio e sul determinismo. Sono opinioni "affettive", in quanto influenzate dalla paura di sentirci responsabili delle nostre meschinità o di scoprire che nemmeno i peggiori criminali sono moralmente responsabili di ciò che sono e di ciò che fanno. Queste scoperte potrebbero sconvolgere la nostra visione del mondo e di noi stessi.

Libertà e motivazione

Senza una motivazione da realizzare, la libertà non serve a nulla. La libertà, in senso umano, consiste nel diritto e nella possibilità pratica di soddisfare le proprie motivazioni, ovvero i propri bisogni.

Non esiste felicità o piacere in assenza di bisogni da soddisfare, perché il piacere coincide con la soddisfazione di uno o più bisogni.

Chi non ha motivazioni è dunque condannato alla noia, all'assenza di piacere e ad una vita insensata. Il bisogno è ciò che dà senso alla vita, è il motore della vita, e la libertà andrebbe usata solo per la soddisfazione dei bisogni.

La libertà dal bisogno è una trappola che rende infelici. La libertà fine a se stessa è velenosa e distruttiva.

Sulla libertà di non vaccinarsi

La libertà di non farsi vaccinare equivale alla libertà di contrarre il virus e di trasmetterlo ad altri, che equivale alla libertà di uccidere altre persone mediante un virus. La vaccinazione diminuisce notevolmente il rischio di trasmettere il virus ad altre persone, quindi di uccidere altri esseri umani. Per qualcuno la libertà di uccidere trasmettendo il virus è più importante del diritto di non essere danneggiati da un vaccino. Confrontiamo la probabilità di essere uccisi e di uccidere altri nel caso di una scarsa vaccinazione, con la probabilità di essere uccisi da un vaccino. E' una questione di statistiche. Quando si parla di contagi bisogna confrontare numeri. Parlare di virus senza parlare di numeri è parlare a vanvera.

Dall’interazione alla relazione

Una relazione sociale è una combinazione abituale di transazioni tra due individui, dotata di una certa forma caratteristica, ovvero conforme ad un certo modello.

Una relazione sociale comporta una serie di condizioni (legami, impegni, regole, obblighi, divieti, valori, cognizioni, gerarchie, ecc.) accettate bilateralmente dalle parti interessate. Tali condizioni costituiscono restrizioni della libertà individuale, ma anche vantaggi per la parte che gode delle restrizioni altrui.

Tra due umani ci possono essere interazioni senza relazione, tuttavia, in assenza di una relazione, le interazioni tra due umani sono imprevedibili e inaffidabili, e quindi insoddisfacenti rispetto al bisogno di cooperazione sociale.

La cooperazione sociale è tanto più efficace quanto più forte è la relazione in cui essa ha luogo.

Critica dell'autocritica sociale

Noi pensiamo e ci comportiamo non liberamente, ma entro determinate strutture mentali, cioè entro determinati modelli di partecipazione sociale condivisi. Di conseguenza, per cambiare la società occorre cambiare tali strutture e tali modelli, e per cambiare queste cose occorre studiarle.

Tuttavia, studiare i modelli sociali entro i quali certe persone si muovono può essere da queste considerato offensivo, perché implica che esse hanno una libertà limitata.

Infatti lo studiare i modelli sociali non corrisponde ad alcun modello sociale. È dunque un’attività considerata dai più come “strana”, arrogante o perfino asociale.

Pertanto, chi si dedica allo studio critico dei modelli sociali nella sua società farebbe bene a non rivelare tale interesse, per non essere visto con diffidenza e non essere criticato come strano, arrogante o asociale.

La libertà non è libera

Ogni cosa, ogni evento, ogni fenomeno obbedisce a certe regole (cioè a certe leggi e/o logiche) predefinite.

Disobbedire ad una regola significa scegliere di obbedire ad una regola diversa.

Una particolare regola è costituita dal caso, che è una regola dagli esistiti imprevedibili.

In altre parole, nulla può avvenire se non per caso o per l'esecuzione di una legge o logica.

Questo vale anche per il comportamento di tutti gli esseri viventi. Pertanto, capire l'uomo significa capire le leggi e le logiche a cui il suo comportamento è soggetto.

Una regola può cambiare per effetto di altre regole.

In quanto alla libertà, anch'essa è soggetta a regole. Perciò la libertà non è mairealmente libera, pur essendolo in apparenza. Più precisamente, ciò che rende apparentemente libera una scelta, è la sua componente casuale.

La vera libertà è asociale

Da un punto di vista psicoanalitico, la libertà, quella vera, ovvero la libertà di avere uno spazio mentale e/o fisico in cui vivere una vita totalmente diversa da quella degli altri, di concepire idee totalmente diverse da quelle altrui, di essere ideologicamente ed eticamente indipendenti e di mantenere nascosto e segreto tale spazio, ebbene, tale libertà è un tabù, è asociale, e chi la pratica è considerato un pericolo per la società perché capace di sconvolgerne le regole, basate su idee condivise e sull'assoggettamento dell'individuo al gruppo. Socialità e libertà sono stati mentali antitetici. La libertà che viene riconosciuta a tutti è quella di scegliere tra varie imposizioni, ovvero tra diverse strutture mentali predefinite, non la libertà di concepire e costruire una società diversa da quella attuale. Insomma, non siamo liberi di fare la rivoluzione, che è, per definizione, un atto di ribellione.

Etica dell'obbedienza vs. etica della libertà

Mi pare che in fatto di etica esistano due tendenze opposte che io chiamo etica dell'obbedienza ed etica della libertà.

L'etica dell'obbedienza consiste nel comportarsi in modo da obbedire a dei principi stabiliti da altri (come un capo, una religione o i propri sentimenti o passioni). L'etica della libertà consiste invece nel determinare il proprio comportamento in base ad un ragionamento libero da condizionamenti sociali o emotivi.

L'etica dell'obbedienza è deresponsabilizzante nel senso che assegna all'oggetto dell'obbedienza (l'autorità politica, religiosa, culturale o ai propri sentimenti) la responsabilità del comportamento, e considera immorale solo la disobbedienza, la ribellione o il tradimento.

L'etica della libertà è invece responsabilizzante in quanto il soggetto non può attribuire ad altri che alla propria libera coscienza e volontà la responsabilità delle proprie scelte.

Libertà, retroazione emotiva, bisogni

La libertà di un essere vivente è condizionata e limitata dalla retroazione emotiva del proprio comportamento.

Infatti ognuno subisce le conseguenze fisiche e sociali del proprio agire, le quali sono caratterizzate da certe quantità di piacere e di dolore derivanti dal grado di soddisfazione e insoddisfazione dei propri bisogni.

Tali conseguenze determinano la forma e la direzione delle azioni future dell'individuo attraverso l'apprendimento di modelli di comportamento caratterizzati dal massimo piacere e dal minimo dolore ottenibili praticamente, ovvero dalla massima soddisfazione e dalla minima insoddisfazione dei propri bisogni.

In tal senso, certe opzioni di comportamento sono improbabili o impossibili, e quindi escluse, in quanto causerebbero un dolore insopportabile o la morte dell'individuo. Al tempo stesso, certe altre opzioni sono molto probabili o prevedibili in quanto causerebbero la soddisfazione di certi bisogni e i connessi piaceri.

La libertà di un individuo è dunque condizionata e limitata dai proprio bisogni.

Bisogni e libertà

Se per bisogno intendiamo una forza in una certa direzione, applicata ad un certo soggetto, ovvero insita in esso, allora per libertà di un soggetto possiamo intendere la possibilità che esso ha di assecondare o seguire le forze che lo spingono, ovvero motivano; in altre parole la possibilità di realizzare i suoi scopi ovvero di soddisfare i suoi bisogni.

Infatti, se non esistessero forze, ovvero bisogni, tutto sarebbe immobile e statico, e non avrebbe senso parlare di libertà perché essa non avrebbe "motivi" di esistere, ovvero non si saprebbe a cosa dovrebbe servire o a cosa dovrebbe mirare.

In somma, la libertà non può essere fine a se stessa, e non si può parlare di libertà se non si è capaci di rispondere alle domande: per fare cosa? Per soddisfare quali bisogni?

Ogni soggetto ha dunque dei bisogni e delle libertà, più o meno limitate, di soddisfarli. Bisogni e libertà che debbono fare i conti con quelli altrui, nel senso che la libertà di uno potrebbe comportare la non di libertà di un altro, e la soddisfazione del bisogno di uno potrebbe comportare la non soddisfazione del bisogno di un altro.

Limitare e limitarsi

Come nessun altro animale, l’uomo è in grado di porre limiti alla libertà degli altri e di se stesso.

Porre limiti può essere un atto violento, per esempio quando consiste nell’imprigionare, nel reprimere, nell’impedire la soddisfazione di bisogni primari, ma, in una certa misura, in certi modi e a certi fini, può essere una pratica utile o indispensabile per il bene comune e quello individuale. Infatti una libertà illimitata è incompatibile col vivere civile e con la salute fisica e mentale del singolo.

Si tratta dunque di capire quali siano i limiti “giusti” (cioè non troppo ristretti e non troppo ampi) da porre a se stessi e agli altri per soddisfare al meglio i bisogni primari propri e altrui.

Dobbiamo allora capire a cosa ci conviene rinunciare per il nostro bene e quello altrui, ma pensare in questi termini è molto difficile da quando ci siamo liberati da religioni e dittature politiche, che erano gli enti deputati a fissare i nostri limiti. Infatti, le lotte per l'ateismo e la democrazia ci hanno sempre spinto verso una maggiore libertà. Non ci siamo accorti che di libertà ora ne abbiamo, pericolosamente, troppa.

L'uomo e i suoi vincoli

L'uomo non può essere totalmente libero perché ha bisogno della cooperazione degli altri e questa è condizionata al suo comportamento verso di loro. Possiamo perciò affermare che l'uomo è vincolato (o legato) agli altri. Non a tutti, ma a certi altri.

Ognuno di noi, infatti, non solo non è libero di sciogliere tutti i suoi vincoli (o legami) ma nemmeno di vincolarsi (o legarsi) con qualsiasi altro, ma solo con certi altri.

Ne consegue che ogni persona è caratterizzata da vincoli obbligati (o necessari), vincoli vietati (o improbabili) e "doppi vincoli", cioè vincoli antagonisti, ovvero obbligati e vietati allo stesso tempo. Alcuni vincoli possono tuttavia essere temporanei o facilmente scioglibili.

I termini "vincolo" e "legame" sono sinonimi, anche se il primo è generalmente usato in senso negativo (come qualcosa di indesiderabile), il secondo in senso positivo (come qualcosa di desiderabile). In entrambi i casi si tratta comunque di limitazioni della libertà, involontarie nel primo caso, volontarie nel secondo.

In sintesi, possiamo dire che siamo solo parzialmente liberi sia di svincolarci sia di legarci.

Pragmatica dei conflitti umani

Conflitto: A desidera la cosa X, B desidera la cosa Y. Ad A dispiace Y, a B dispiace X. Qualcuno deve rinunciare ai suoi desideri altrimenti un'interazione cooperativa è impossibile e il risultato è un'interazione violenta o la separazione.

Certo, A può cercare di spigare a B che X è buono anche per lui, e vice versa, ma alla fine, se ognuno resta nella sua posizione, qualcuno dovrà rinunciare, allontanarsi o usare violenza per soddisfare i propri desideri.

La libertà non fa che aggravare la probabilità di conflitto. Infatti, più due persone sono libere, maggiore è la probabilità che abbiano gusti e desideri diversi in quanto non imposti né censurati da una autorità esterna o dal conformismo. Ne consegue che la libertà favorisce le differenze di gusti e desideri, e quindi i conflitti e le separazioni.

Esiste una soluzione ai conflitti che non sia violenta o rinunciataria? Non credo. Per alleviare il problema possiamo solo cercare di capire criticamente quali sono i nostri bisogni e desideri e quelli dei nostri interlocutori ed eventualmente evitare di desiderare cose inutili o morbose da parte nostra, e, dall'altra, tollerare i gusti e i desideri altrui quando sono diversi dai nostri o conflittuali rispetto ad essi.

La libertà è pericolosa e costosa

Noi umani non siamo liberi perché siamo interdipendenti e abbiamo bisogno di appartenere a qualche comunità.

Per far parte di una comunità bisogna pensare, sentire e comportarsi secondo le sue regole, ovvero rispettare i suoi obblighi e suoi divieti. In altre parole, occorre adottare i valori (cioè la logica, l'etica e l'estetica) della comunità stessa.

Nel migliore dei casi siamo liberi di cambiare comunità di appartenenza, cioè di scegliere a quale comunità "dedicarci", ovvero i modi e le forme in cui rinunciare alla libertà stessa, a chi regalarla.

La libertà da qualsiasi vincolo sociale è molto rischiosa ed ha costi altissimi in quanto ci isola, e l'isolamento sociale è frustrante, doloroso e mortale. Perciò una tale libertà non è sostenibile e si può "sopportare" solo per poco tempo.

Una diffusa causa di infelicità è la difficoltà di trovare una comunità adatta al proprio temperamento, al proprio carattere, alle proprie capacità, alle proprie conoscenze e a propri gusti.

Viceversa, chi ha trovato una comunità adatta a sé non sente il peso dei vincoli da essa imposti (i quali possono perfino essere fonti di piacere) e si illude di essere libero.

Limitare le nostre libertà

Un eccesso di libertà è distruttivo. Il liberismo incontrollato, il laicismo, il relativismo etico, il pensiero debole, il postmodernismo, hanno ampliato oltremisura le libertà individuali causando confusione, smarrimento, angoscia, solitudine e crisi economiche, politiche e sociali. Le masse sono infatti incapaci di usare in modo intelligente, costruttivo, sano e innocuo le libertà che hanno ereditato senza aver fatto nulla per ottenerle.

Se non vogliamo che la nostra specie si estingua o subisca catastrofi a livello planetario, e se vogliamo ridurre le sofferenze causate dalla disgregazione sociale, dobbiamo democraticamente accordarci su come limitare le nostre libertà in diversi ambiti: etico, sociale, politico, economico, culturale ecc.

Ciò non significa che chi non rispetta tale accordo debba essere sanzionato giuridicamente, né che la libertà di pensiero debba essere soppressa. Significa piuttosto che ognuno dovrebbe avere la possibilità di attingere ad una conoscenza e una saggezza condivisa da una maggioranza di persone a livello planetario e non locale.

Questo accordo dovrebbe essere facilitato dagli intellettuali tenendo conto ecletticamente del patrimonio scientifico ed umanistico di cui disponiamo, senza confini disciplinari.

Il problema della fedeltà

La fedeltà è un fenomeno sociale che consiste nell’impedire ad una persona che ha stabilito certe relazioni sociali (per scelta o per necessità), di sostituirle con altre per essa più soddisfacenti.

La fedeltà è stata  inventata e imposta come obbligo morale a vantaggio di coloro che rischiano di essere rifiutati dai loro partner, e a svantaggio di coloro che sono insoddisfatti di una certa relazione e vorrebbero sostituirla con una più soddisfacente.

La fedeltà costituisce dunque una limitazione della libertà di selezione sociale e una cristallizzazione dello statu quo delle relazioni umane, indipendentemente dalla loro qualità.

La persona infedele viene considerata immorale in quanto pericolosa per l’ordine sociale, e un cattivo esempio di comportamento che potrebbe danneggiare tutti coloro che temono di essere rifiutati dai loro partner.

Concludendo, la fedeltà serve a proteggere le persone meno competitive che, a causa della propria minore competitività, hanno minori possibilità di scegliere i loro partner e di sostituire le proprie relazioni sociali con altre più soddisfacenti.

Autocensura del libero arbitrio

A mio parere, il libero arbitrio (se esiste) è soggetto ad autocensura in senso psicoanalitico. Intendo parlare di un libero arbitrio veramente libero, cioè non soggetto alle pressioni dei sentimenti e delle emozioni.

Suppongo che ciò sia dovuto al fatto che un essere umano capace di fare scelte e prendere decisioni in modo totalmente indipendente dai propri sentimenti e dalle proprie emozioni è considerato “disumano” dalla maggior parte della gente, ed è pertanto destinato ad essere emarginato da qualsiasi comunità, cosa che per l'inconscio equivale alla morte fisica.

Sigmund Freud ci ha insegnato il meccanismo dell’autocensura, per cui il super-io boicotta le intenzioni del soggetto che infrangono i principi morali inculcati nella sua psiche, e in particolare quelli che inibiscono la libera espressione della sua sessualità e i comportamenti “politicamente scorretti”.

A mio avviso, anche l’esercizio del “vero” libero arbitrio rientra nei comportamenti socialmente inaccettabili ed è pertanto oggetto di autocensura. I sintomi dell’attività di questo meccanismo possono essere ansia, angoscia, paure, inibizioni, paralisi più o meno estese, amnesie, attacchi di panico, depressione, sensi di colpa, senso di incapacità, auto-punizioni, ricerca del fallimento nei propri progetti ecc.

Il sangue nella Marsigliese

Vista la tragedia di Nizza di ieri, che mi ha molto turbato, forse è di cattivo gusto proprio oggi leggere criticamente la Marsigliese, tuttavia mi sembra interessante farlo non come critica del popolo francese, ma della mentalità patriottica diffusa più o meno in tutto il mondo, anche nei paesi islamici, almeno fino a qualche decennio fa.

Si tratta di un canto di guerra per guerrieri (come del resto anche l'inno di Mameli) un modo efficace per dare ai soldati il coraggio di farsi ammazzare in prima linea in nome dell'amour sacré de la Patrie, un po' come fanno i recrutatori di terroristi. Ho estratto alcuni versi che trovo piuttosto eloquenti in cui i nemici sono visti non come esseri umani ma come bestie feroci, sadici e impuri, che meritano risposte altrettanto feroci:

"Sentite nelle campagne muggire questi feroci soldati? Vengono fin nelle nostre (vostre) braccia a sgozzare i nostri (vostri) figli, le nostre (vostre) compagne! Alle armi, cittadini, formate i vostri battaglioni, marciamo, marciamo! (Marciate, marciate!)  Che un sangue impuro abbeveri i nostri solchi!"

In tempo di femminismo notare anche "i maschi richiami della libertà".

Testo completo in francese e italiano in https://it.wikipedia.org/wiki/La_Marsigliese

Come impiegare il tempo libero

Ci sono momenti in cui siamo liberi di fare ciò che vogliamo (ovviamente entro certi limiti) o nulla. Si pone allora la questione di come impiegare tale libertà.

La prima scelta è tra cercare un piacere o vantaggio immediato ed effimero oppure un piacere o vantaggio differito più solido. In altre parole si tratta di scegliere se "spendere" o "investire".

Se si sceglie di spendere ci sono varie opzioni. In ogni caso si tratta di seguire il senso del piacere, una curiosità, un appetito, un desiderio, una pulsione, un'attraente illusione, senza cercare di ottenere altro che un piacere o vantaggio immediato (e non un piacere o vantaggio futuro). Per esempio, ci si può masturbare, drogare o si può consumare un cibo gradevole.

Se invece si sceglie di "investire", anche qui ci sono varie possibilità. Si tratta di lavorare per costruire qualcosa che potrà esserci utile o darci piacere in futuro e in modo non effimero, ma duraturo.

Per esempio, possiamo leggere, studiare o lavorare.

Ci possono anche essere investimenti piacevoli, ovvero attività che ci danno un piacere immediato e al tempo stesso ci fanno ottenere qualcosa che in futuro ci potrà essere utile o piacevole. Per esempio, suonare uno strumento musicale. Ovviamente questi tipi di attività sono il modo migliore di impiegare il proprio tempo libero.

Psicologia delle situazioni

In questa mia riflessione parlo di “situazione” nel senso di un contesto sensoriale caratterizzato da un particolare complesso di aspetti e fattori naturali e/o socioculturali che impongono (in quanto stimoli a cui rispondiamo automaticamente) certi comportamenti, con certi obblighi e certi margini di libertà.

Noi umani possiamo trovarci in un una certa “situazione” involontariamente o volontariamente, per dovere o per piacere. Infatti, quando non ci troviamo in alcuna situazione particolare, possiamo soffrire per mancanza di stimoli, ovvero per noia.

Per questo a volte sentiamo il bisogno di “entrare” in una situazione di un certo tipo. In tal senso la libertà intesa come libertà dai vincoli che qualsiasi situazione comporta, può essere indesiderabile.

Seguono alcuni esempi di “situazioni”:

  • evento sociale

  • evento sportivo

  • spettacolo

  • ufficio o negozio

  • scuola

  • gioco

  • produzione artistica o letteraria

  • studio medico, clinica, ospedale

  • giardino

  • mostra, museo

  • ballo

  • discussione politica

  • conversazione

  • produzione tecnica o tecnologica

  • creazione, invenzione, soluzione di problemi

  • combattimento, conflitto, guerra


Sulla libertà di non fare

La libertà può essere intesa in senso positivo, cioè come libertà di fare, o in senso negativo, cioè come libertà di non fare.

Può anche essere intesa come libertà da costrizioni, ma qui non intendo parlare della libertà in tal senso.

Mentre la libertà di fare comporta un certo numero di opzioni di comportamento (cioè di azioni e di reazioni)  tra cui il soggetto può scegliere, la libertà di non fare consiste in un'unica opzione, quella di non fare qualsiasi cosa venga chiesta da altri o dal proprio sé.

Alcuni esempi di libertà di non fare: non ascoltare, non obbedire, non credere, non aiutare, non difendere, non riconoscere, non prendere in considerazione, non seguire, non lavorare, non combattere ecc.

Proviamo a fare una lista di cose che siamo liberi di non fare e una lista di cose che non siamo liberi di non fare. Possiamo chiamare la prima lista “non-obblighi” e la seconda “obblighi”. Se le due liste sono molto squilibrate, cioè se una è molto più breve dell’altra, forse siamo su una cattiva strada, forse stiamo costruendo la nostra infelicità, forse stiamo contribuendo all’estinzione della nostra specie.

Infatti la conservazione della specie umana dipende dalla cooperazione tra individui, e tale cooperazione richiede una serie di obblighi. Questo è il fondamento della morale.

Sull’eutanasia

A mio parere il concetto di eutanasia si presenta in tre fattispecie:

  1. la libertà di suicidarsi (con o senza l’assistenza di qualcuno)

  2. la libertà di assistere qualcuno a realizzare un suicidio volontario

  3. la libertà per i medici, di astenersi dal proseguire terapie su pazienti terminali o in stato comatoso

In quanto alla la libertà di suicidarsi (con o senza l’assistenza di qualcuno), a mio avviso il problema non si pone dato che, di fatto, ognuno può scegliere se suicidarsi o meno, anche se qualche religione potrebbe ritenere il suicidio un atto meritevole di punizione dopo la morte.

In quanto alla libertà di assistere qualcuno a realizzare un suicidio volontario, credo che tale libertà debba essere concessa, fatte salve certe garanzie (da stabilire per legge) che attestino una lucida, comprensibile e giustificabile volontà di morire da parte dell’aspirante suicida, indipendentemente da qualsiasi considerazinoe religiosa.

In quanto alla libertà, per i medici, di praticare l’eutanasia, credo che tale libertà debba essere concessa fatte salve certe garanzie (da stabilire per legge) che attestino l’effettiva impossibilità di guarigione e di recupero della capacità di intendere, di volere e di sentire da parte del paziente, indipendentemene da qualsiasi considerazione religiosa.

Opzioni

Opzione significa alternativa di scelta. Affinché ci sia una scelta, ci devono essere almeno due opzioni. Le opzioni possono essere consce o inconsce, come pure la stessa scelta. Una scelta cosciente richiede la consapevolezza delle opzioni tra cui scegliere.

Di quante e quali opzioni si può essere consapevoli in un dato momento?

Il libro arbitrio consiste nella scelta consapevole tra un certo numero opzioni consapevoli, più o meno numerose e diverse.

Ad esempio possiamo scegliere il colore di una automobile che abbiamo deciso di comprare, oppure possiamo scegliere se comprare una Fiat o una Renault, oppure se comprare un'automobile o una motocicletta, oppure se continuare a usare i mezzi pubblici, come rispondere ad una domanda, come usare un'ora di libertà, dove passare le vacanze, che lavoro cercare ecc.

Nei vari esempi il numero di opzioni teorico può variare da due all'infinito, ma in pratica non possiamo essere consapevoli che di poche opzioni alla volta. La nostra libertà di scelta è dunque limitata dal numero e dalla qualità di opzioni di cui possiamo esse consapevoli in un dato momento.

Come possiamo ottimizzare la quantità e qualità delle opzioni di cui possiamo esse consapevoli? Ricorrendo a menù interni ed esterni, sia predefiniti che casuali, scritti in varie forme (insiemi di testi, immagini, oggetti evocativi, simboli ecc.) più o meno facili da leggere. La comprensibilità di ogni voce del menu dipende dalle conoscenze ed esperienze del soggetto: più varie e ricche sono le esperienze del soggetto, più varie e ricche le sue opzioni di pensiero e di comportamento.

Appartenenza vs. libertà

L'appartenenza a un certo insieme sociale implica la condivisione di certe forme, norme, valori, gerarchie, ruoli, funzioni, finalità. Quanto più completa, stabile, netta, profonda è la condivisione, tanto più forte è, per definizione, l'appartenenza.

A tal proposito conviene parlare di grado di appartenenza. Credo che al giorno d'oggi le appartenenze siano sempre più deboli, superficiali, provvisorie, disimpegnate, liquide.

Prendiamo ad esempio l'appartenenza a un gruppo Facebook o Whatsapp, ad una associazione culturale, ad una parrocchia, ad un fun club sportivo, alla massa di spettatori di uno spettacolo, ad un gruppo di invitati ad una festa, ai seguaci di una moda, a una folla che passeggia ecc.

Ogni insieme sociale è anche un gruppo di mutuo riconoscimento e di mutua approvazione, riconoscimento e approvazione di cui abbiamo tutti un grande bisogno.

I motivi fondamentali di ogni relazione e interazione sociale, e quindi di ogni appartenenza, sono, a mio avviso, i seguenti quattro: cooperazione, competizione, imitazione, selezione. Vale a dire che si appartiene per cooperare, per competere, per selezionare le persone con cui interagire, per imitare gli altri (l'apprendimento sociale è basato sull'imitazione).

In tale ottica ci sono domande sempre pendenti, come le seguenti: a quali insiemi desidero appartenere? A quali sono costretto ad appartenere? In quale misura? Per quanto tempo? In quali ruoli? In quale posizioni gerarchiche? Con quale status? Con quali obblighi e impegni? Questa appartenenza mi conviene o non mi conviene?

Siamo sempre più liberi di scegliere le nostre appartenenze, e questa libertà è sempre più "imbarazzante". L'imbarazzo della scelta. Anche perché scegliere una appartenenza è scegliere come limitare la propria libertà.

I nostri limiti

Essere liberi di fare qualcosa non significa essere capaci di farla o avere la possibilità di farla.

Siamo infatti limitati da diversi fattori, come i seguenti.

  • Le leggi, la morale comune e la nostra autocensura che ci proibiscono certi comportamenti.

  • Il nostro corpo fisico, che è vulnerabile, ammalabile, ed ha una resistenza e una forza muscolare limitate, che diminuiscono con la vecchiaia

  • I limiti delle nostre capacità mentali (intelligenza, memoria, creatività ecc.).

  • La nostra ignoranza e i nostri errori cognitivi.

  • Le nostre emozioni, specialmente l'amore e la paura, l'attrazione e la repulsione, che ci vincolano e inibiscono.

  • La competizione e i conflitti con altre persone.

  • La nostra dipendenza dagli altri

  • La nostra paura della solitudine.

  • La scarsità delle risorse naturali, economiche e umane, e il disordine e l'inequità in cui sono distribuite.

  • L'imprevedibilità dei comportamenti altrui, nostri e del futuro in generale.

  • L'incontrollabilità e imprevedibilità dei nostri bisogni.

  • Il determinismo dei nostri processi mentali che limita il nostro libero arbitrio.

  • La morte, che prima o poi incontreremo.

Sono limiti enormi e incalcolabili, che ci lasciano poche opzioni e angusti margini di libertà. Tuttavia siamo responsabili di come utilizziamo le libertà, le capacità, le possibilità e le risorse di cui disponiamo.

Le nostra libertà e capacità sono molto meno limitate nei campi della fantasia, immaginazione, suggestione, astrazione, speculazione intellettuale, produzione formale, artistica, etica ed estetica e in tutto ciò che è immateriale, ovvero informativo o informatico.

E' importante non  dimenticare e non sottovalutare i nostri limiti per non farci del male, per non cadere in modo irreversibile e irrecuperabile. A che serve continuare a sbattere la testa contro le sbarre della nostra gabbia se queste sono infrangibili? Possiamo invece attraversarle con la nostra immaginazione e invenzione, che ci può condurre in qualunque luogo esistente o inesistente, del passato, presente o futuro, con compagni di viaggio reali o immaginari.

L'illusione della libertà di pensiero

La libertà non esiste in natura, se non come illusione della mente umana. Si potrebbe dunque dire che sia un concetto inventato dall'uomo.

Prendiamo ad esempio un animale "in libertà". La sua libertà è relativa al fatto che esso non si trova chiuso in una gabbia, ma in senso lato esso non è affatto libero, bensì soggetto alle leggi della natura, ovvero della necessità e del caso, cioè alle leggi della fisica e della biologia, tra cui la funzione dei suoi istinti, che determinano i suoi comportamenti, i quali essendo così determinati, non sono liberi (come volevasi dimostrare).

Lo stesso vale per l'essere umano e in particolare per la sua attività pensante, la quale non è libera ma soggetta a leggi e meccanismi a cui il pensiero non può sfuggire nemmeno quando si sforza di farlo pensando al suo stesso pensare (metapensiero).

Il pensiero, infatti, può solo essere casuale o causale (o una combinazione dei due casi), ovvero "determinato" da qualcosa a lui interno o esterno, tra cui, come vedremo sotto, passivamente da esso stesso.

A ben vedere, un pensiero non è mai veramente casuale, anche quando si sforza di esserlo. Se infatti decido di pensare qualcosa "a caso", ho due possibilità per farlo: scelgo la cosa a cui pensare al mio interno oppure al mio esterno. Se la scelgo al mio interno, la scelta è limitata sia dal contenuto della mia memoria, sia dai suoi meccanismi di ricordo o richiamo e dai bias che tendono a farmi ricordare e dimenticare certe cose piuttosto che altre. Se la scelgo al mio esterno, per esempio usando un computer generatore di parole casuali, allora il pensiero non è libero, ma soggetto alla scelta operata da un ente esterno, cioè il computer o, più ingenerale, dagli stimoli offerti dall'ambiente.

Rassegnamoci dunque al fatto che i nostri pensieri non sono liberi ma determinati dallo stato e dai meccanismi della nostra mente e dell'ambiente che ci circonda, ovvero da un insieme di leggi, condizioni e stimoli interni ed esterni.

Tra queste condizioni c'è il pensiero stesso, dato che il pensiero si "svolge" normalmente in senso seriale, e ogni sua parte è determinata da quelle precedenti, con cui essa deve essere coerente. Se così non fosse, il pensiero sarebbe incoerente, ovvero assurdo, errato e quasi sempre inutile.

Possiamo dunque dire che una delle condizioni che limitano la libertà di pensiero sia il bisogno di coerenza, e, di converso, che l'unico modo per tentare di liberare il pensiero sia quello di permettergli di essere incoerente, almeno in parte.

Il problema delle priorità

Cosa fare prima e cosa dopo? A chi/cosa prestare attenzione prima e a chi/cosa dopo? A chi obbedire prima e a chi dopo? A chi/cosa pensare prima e a chi/cosa dopo? Chi pagare prima e chi pagare dopo? Chi ascoltare prima e chi dopo? Di chi/cosa occuparsi prima e di chi/cosa dopo? Cosa è più importante e cosa meno? Sono tutti problemi di priorità. 

Siccome non possiamo fare tutto allo stesso tempo, dobbiamo stabilire delle priorità. Secondo quali criteri? Possiamo distinguere due tipi di criteri: quelli emotivi e quelli razionali.

Il criterio emotivo consiste nel rilevare la pulsione emotiva più intensa. L’intensità di una pulsione determina la sua urgenza. Il criterio emotivo è involontario e la sua logica è inconsapevole. Possiamo solo “sentire” una spinta a fare una certa cosa in un certo momento, e volerla fare senza chiederci se sia giusto o opportuno.

Il criterio razionale consiste, a partire da un certo numero di opzioni, nel valutare costi e benefici, vantaggi e svantaggi, di diversi ordinamenti prioritari. Per esempio, se abbiamo tre cose da fare: A, B, e C, dobbiamo scegliere se fare prima A, prima B, o prima C. Si tratta cioè di valutare la convenienza di ciascuno dei tre scenari possibili, e stabilire quale sia il più conveniente, dopo aver considerato i vantaggi e gli svantaggi per ciascuno di essi. In altre parole, si tratta di confrontare prima i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna opzione, e poi i vantaggi e gli svantaggi di ciascun possibile posizionamento prioritario relativo.

La faccenda è evidentemente molto complicata e difficile da realizzare. Infatti se è relativamente facile valutare i vantaggi e gli svantaggi delle singole opzioni prese separatamente, è molto difficile confrontare i vantaggi e gli svantaggi dei diversi posizionamenti temporali.

Di solito la scelta delle priorità viene facilitata da obblighi e scadenze non decise dal soggetto, ma da enti esterni. Il problema delle priorità si pone dunque soprattutto quando si è liberi di scegliere quando fare ognuna delle cose che si vogliono o che si debbono fare.

In pratica il metodo seguito per “ordinare” temporalmente le opzioni disponibili è misto, cioè razionale ed emotivo, nel senso che prima si vede se vi sono vincoli (come obblighi e/o scadenza), poi si valutano i vantaggi e gli svantaggi delle singole opzioni, e infine si lascia che siano le emozioni e le pulsioni (entrambe involontarie) a decidere le priorità delle diverse cose che si devono o che si possono fare.

In ogni caso, prima di stabilire le priorità delle cose da fare, è importante avere a mente le opzioni rilevanti in gioco, assicurandosi di non aver trascurato o ignorato opzioni utili per il raggiungimento dei propri obiettivi.

Essere, appartenere e i limiti della libertà

Ogni appartenenza ha le sue regole, cioè i suoi obblighi e divieti formali e sostanziali, che non sono altro che limitazioni della libertà del soggetto. Malgrado ciò, o forse grazie a ciò, l'Uomo non può fare a meno di appartenere a qualcuno o qualcosa, e ha giustamente paura della libertà assoluta perché questa corrisponde al nulla, all'indifferenziato, alla morte.

L'Uomo ha infatti bisogno di una libertà relativa, all'interno di limiti imposti dalle sue appartenenze. Essere significa appartenere. Essere qualcosa o qualcuno significa appartenere alla categoria rappresentata da quella cosa o da quella identità, nella sua particolare definizione, cioè delimitazione formale e sostanziale. Una cosa che non è delimitata non esiste. Per questo la libertà totale, cioè l'assenza di limiti, specialmente in un essere umano, fa paura.

Prendiamo ad esempio lo spazio vuoto intergalattico. Non ne conosciamo i limiti esterni, ma esso ha comunque dei limiti interni, che sono costituiti dalla presenza di corpi e materie celesti. Infatti, dove è presente un corpo celeste, lo spazio non è vuoto ma occupato, e questo rappresenta un suo limite. Se lo spazio fosse completamente e infinitamente vuoto, se non contenesse né corpi celesti né materia in alcun punto, esso non esisterebbe in quanto non sarebbe né visibile né misurabile.

L'essere si definisce dunque dai suoi limiti. Chiedermi "chi sono" equivale a chiedermi quali siano i miei limiti, ovvero i miei obblighi e i miei divieti, ovvero ciò che posso e che non posso fare, pensare, esprimere. L'unico modo per raggiungere la libertà assoluta è morire. Finché siamo in vita siamo limitati non solo dalla nostra costituzione fisica, ma anche da quella psichica, specialmente dal bisogno di appartenenza sociale presente in ogni essere umano come bisogno primario, cioè scritto nel nostro DNA.

Quando percepiamo le altre persone e ci chiediamo chi siano, cioè a quali tipi umani o identità appartengano, in fondo ci chiediamo quali siano le loro regole di funzionamento, ovvero i loro limiti, ciò che da essi ci possiamo e non ci possiamo aspettare. E quando non riusciamo a rispondere a queste domande, quando non riusciamo a intuire i limiti di una persona e quella ci sembra totalmente indefinita, cioè libera, quindi anche priva di freni morali, quella persona ci fa paura e preferiamo evitarla o contribuire a distruggerla.

Per essere integrati nella società dobbiamo quindi mostrare di essere soggetti a delle regole, a obblighi e divieti, di avere dei limiti. Ma dobbiamo mostrarlo anche a noi stessi per non impazzire. Pazzia è infatti non sapere più chi siamo. Se non abbiamo limiti che ci definiscono non siamo niente e nessuno, non esistiamo nemmeno come persone, siamo solo ammassi di cellule senza umanità, siamo dei mostri.

Per concludere, ammesso che il libero arbitrio esista e che siamo in grado, in qualche misura, di esercitarlo, questo non può consistere nell'esercizio della libertà assoluta, ma nello scegliere a quali regole sociali sottometterci, cioè a quale etica ed estetica conformarci, per non impazzire, per non morire.

Le regole del gioco

Per soddisfare i nostri bisogni e i nostri desideri abbiamo bisogno di interagire con altre persone dotate di certi requisiti, in certi modi e a certe condizioni.

Perché ciò possa avvenire, è necessario che le persone candidate o prescelte a tale scopo "accettino" (volenti o nolenti) di interagire con noi in quei modi e a quelle condizioni.

L'interazione può essere più o meno coercitiva e violenta, o liberamente cooperativa. Nel seguito ci occuperemo soltanto del secondo caso.

Le modalità di libera cooperazione debbono essere di comune gradimento e "convenute". Esse possono essere scelte da un repertorio di "tipi" predefiniti oppure negoziate e definite creativamente all'occorrenza.

Chiameremo le modalità convenute "regole di interazione" o "regole del gioco". Esse definiscono infatti le transazioni consentite, quelle vietate e quelle obbligatorie, vale a dire i diritti, i doveri, i principi logici, etici ed estetici da rispettare nel corso delle interazioni, e i presupposti della cooperazione, ovvero le identità sociali, i ruoli rispettivi, le proprietà e le capacità che gli interagenti dichiarano di possedere e/o di assumere durante la cooperazione.

Sulla base di quanto sopra esposto, possiamo affermare che la questione principale di ogni essere umano sia quella di decidere con chi e con quali regole interagire, nella speranza di trovare persone che rispondano ai criteri stabiliti.

Metaforicamente possiamo dire che ognuno deve decidere con chi giocare e a quale gioco, sapendo che deve probabilmente accontentarsi dei giocatori disponibili (con le loro caratteristiche immutabili) e accettare compromessi sulle regole da applicare al gioco. In caso contrario si potrebbe restare fuori gioco, ovvero isolati, frustrando di conseguenza un certo numero di propri bisogni.

La società è come un mercato in cui ognuno può, idealmente, scegliere cosa comprare e cosa vendere, ovvero cosa prendere e cosa dare, e con chi effettuare lo scambio.

Purtroppo non tutti riescono a trovare qualcuno con cui "giocare" in modo soddisfacente ovvero ad un gioco accettabile in quanto compatibile con la propria personalità, i propri bisogni e le proprie paure. In alcuni casi il gioco non inizia nemmeno, in altri inizia, ma viene interrotto appena una delle parti si rende conto che l'altra non rispetta le regole convenute, o che essa stessa non è in grado di rispettarle (o gli costerebbe troppo farlo) oppure che i presupposti dichiarati dal partner al momento dell'accordo non corrispondono alla realtà.

A queste difficoltà va aggiunto il fatto che la negoziazione delle "regole del gioco" normalmente non viene fatta razionalmente né esplicitamente, ma in modo intuitivo e più o meno consapevole, ovvero guidato da sentimenti di attrazione e repulsione piuttosto che da criteri logici e realistici, con risultati che possono essere deludenti.

Questo articolo è un invito ad affrontare razionalmente la questione "con chi e con quali regole interagire" e a discuterne esplicitamente con i potenziali partner.

Il senso del limite

(Introduzione al caffè filosofico del 20/10/2022 sul tema "Il senso del limite")

Il tema di oggi ci ricorda che esistono dei limiti, sia per quanto riguarda la nostra libertà che le nostre capacità.  D’altra parte si potrebbe dire che siamo liberi di fare solo ciò che siamo capaci di fare e che ci è consentito di fare.

Il concetto di limite è dunque strettamente connesso con quello di libertà e di capacità, e il “senso” del limite consiste nella consapevolezza dei propri limiti, ovvero delle proprie non-libertà, incapacità e impossibilità.

Prima di esaminare i limiti degli esseri umani, esaminiamo il concetto di limite nel mondo fisico.

Lo spazio ci sembra infinito, come pure il tempo, e dunque potremmo dire che queste dimensioni non hanno limiti, se non quelli che l’uomo assegna loro quando fa i suoi ragionamenti. Se invece consideriamo un oggetto, come ad esempio un sasso, o il sole, i suoi limiti sono evidenti per quanto riguarda la sua massa, la sua forma e la sua energia interna. Infatti qualsiasi oggetto è limitato dalla sua forma, cioè dal suo involucro, dal confine tra l’oggetto e il resto del mondo, e dal suo contenuto.

Ma credo che ciò che più ci interessa, da un punto di vista filosofico è il limite delle capacità e delle proprietà delle “cose” (siano esse oggetti, esseri viventi, o persone). Intendo dire che i limiti di una cosa consistono in ciò che essa non può fare o non è capace di fare.

Possiamo definire due tipi di limiti: quelli “materiali” e quelli “mentali”.

I limiti materiali riguardano ciò che le leggi della fisica ci consentono di fare, per cui sono importanti la misura della nostra energia muscolare, la nostra resistenza fisica, e ciò che il nostro corpo non potrebbe sopportare, oltre alle costrizioni imposte dall’ambiente naturale e dalle circostanze fisiche.

I limiti mentali riguardano, da una parte, ciò che la mente umana è in grado di pensare come effetto della sua formazione, del suo sviluppo e delle sue esperienze, e, dall’altra, i limiti che gli esseri umani impongono ad altri esseri umani, costringendoli a comportarsi in certi modi (obblighi), e punendoli se si comportanto in certi altri modi (divieti).

Sia i limiti fisici che quelli mentali possono essere estesi entro certi limiti. Perciò è importante non solo capire quali siano i nostri limiti, ma anche in quale misura e in quale modo essi possano espandersi.

D’altra parte, non essere consapevoli dei propri limiti e delle reali possibilità di superarli, può indurci a comportamenti inutili o controproducenti, e ad inutili frustrazioni. 

Infatti la saggezza richiede l’accettazione dei limiti insuperabili e il superamento di quelli superabili, purché il prezzo del superamento non sia troppo alto, tanto alto da causare nuove infelicità.

Infine dovremmo anche chiederci se un’estensione dei nostri limiti comporti sempre un aumento del nostro benessere.

Individuo e comunità - libertà, dominio e appartenenza

(Introduzione al caffè filosofico del 3/11/2022 sul tema «Individuo e comunità - libertà, dominio e appartenenza»)

Un essere umano non può fare a meno degli altri. In altre parole, noi umani siamo tutti interdipendenti, nel senso che per soddisfare i nostri bisogni abbiamo bisogno della cooperazione di un certo numero di altri. Coloro che riescono a sopravvivere in un perfetto isolamento sociale costituiscono rare eccezioni, e comunque, il loro isolamento può essere da essi tollerato solo dopo un lungo periodo passato a contatto con altri umani.

Una comunità consiste in un insieme di relazioni tra esseri umani accomunati da una certa lingua e da certe regole di convivenza, grazie alle quali è possibile la cooperazione indispensabile per la loro sopravvivenza e la soddisfazione dei loro bisogni.

Appartenere ad una comunità implica dunque sia il possesso della comune lingua, sia il rispetto delle regole di convivenza che caratterizzano la comunità stessa. Vale a dire che coloro che appartengono ad una comunità non sono liberi di comportarsi in modi che infrangono le regole stesse,o di comunicare usando una lingua incomprensibile per gli interlocutori.

In altre parole, l’appartenenza ad una comunità implica una limitazione della propria libertà, nel senso del rispetto degli obblighi e dei divieti che costituiscono le regole di convivenza della comunità stessa.

Una comunità può essere costituita da comunità più piccole, e un individuo può appartenere a diverse comunità, come uno stato, una famiglia, un'organizzazione, un’azienda, un’associazione, un club, una comitiva, una chiesa ecc.

In certi casi un individuo può scegliere liberamente le comunità a cui desidera appartenere; in altri casi l’appartenenza è involontaria, e in casi estremi, obbligatoria e non modificabile. 

Quando le regole di convivenza di una comunità sono troppo stringenti rispetto ai bisogni e ai desideri di un individuo, questo si sente dominato, prevaricato  o oppresso da essa. Tuttavia il sentimento di oppressione è soggettivo, nel senso che in una stessa comunità, tale sentimento può essere provato solo da alcuni, e in diversa misura.

L’appartenenza ad una comunità implica un certo status (in termini di poteri e/o di prestigio). Le due cose sono collegate. Infatti, tanto minore è lo status con il quale si appartiene ad una certa comunità, tanto più debole è l’appartenenza e tanto maggiore il rischio di emarginazione e di esclusione dalla comunità stessa. Inoltre, quasi sempre uno status più alto implica una maggiore libertà e un minore senso di oppressione, e viceversa.

Per concludere, credo che faremmo bene ad analizzare criticamente le regole di convivenza delle comunità a cui apparteniamo, a chiederci quanto esse siano compatibili con i nostri bisogni e desideri, quanto siano per noi oppressive, quanto siano produttive o controproducenti in termini di cooperazione, e quanto possano essere migliorate in termini di soddisfazione dei bisogni nostri e altrui. Una volta risposto a tali domande, resta da chiedersi cosa possiamo fare per migliorare la situazione, se migliorabile, e se sia opportuno migrare verso una comunità più adatta a noi.

Sulla libertà (e il controllo) del pensiero

Quando si parla di “libertà di pensiero” s’intende generalmente un diritto civile, non la libertà intrinseca dell’attività pensante. A tal proposito io credo che il pensare non sia libero, ma determinato da logiche inconsce.

Chiediamoci infatti come vengono “scelti”, tra infinite possibilità, i nostri pensieri, cioè chi decide, momento per momento, a cosa dobbiamo (o vogliamo) pensare, e a cosa non pensare.

Qualcuno potrebbe rispondere che è l’io cosciente che decide a cosa la mente deve pensare e a cosa non pensare. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, dovremmo allora chiederci su quali basi e con quale logica tale scelta viene effettuata. Possiamo a tal proposito ipotizzare che l’io scelga i pensieri che ritiene più utili per risolvere problemi o soddisfare bisogni del momento. Oppure che scelga i pensieri più piacevoli o meno spiacevoli.

Tuttavia, il fatto è che, per poter effettuare una scelta, è necessario che vi siano opzioni disponibili e accessibili, e che queste siano note, ovvero che di esse sia abba “coscienza”, cioè consapevolezza, nel momento della scelta. Non importa se tale consapevolezza ci sia stata in un momento passato, l’importante è che essa ci sia al momento della scelta.

Il vero problema non riguarda infatti la libertà di scegliere tra opzioni di cui siamo consapevoli, ma quali siano le opzioni che si presentano alla mente nel momento della scelta. Più precisamente, la questione riguarda i meccanismi che determinano l’emergere delle opzioni alla coscienza. Infatti, le opzioni, cioè le cose a cui potremmo pensare sono virtualmente infinite, ma solo di un piccolo numero di esse possiamo essere consapevoli in un dato momento.

Ebbene, io sono dell’idea che la scelta delle opzioni del pensiero da far emergere alla coscienza non possa essere che involontaria e inconscia. Se ciò è vero, il pensiero non è libero, ovvero non è volontario, nella sua parte fondamentale, cioè nella configurazione delle sue opzioni, che costituiscono le tappe del suo percorso.

Detto ciò, sono anche dell’idea che in una certa misura sia possibile controllare indirettamente il proprio pensiero mediante la preparazione di una lista o configurazione di opzioni di pensiero appositamente scelte. In pratica, si tratta di raccogliere in un foglio o uno schermo di computer una serie di parole, frasi o immagini, che possono evocare certi pensieri; poi nel momento della scelta di cosa pensare, possiamo osservare quegli evocatori, e scegliere tra di essi quelli a cui rivolgere la nostra attenzione in quanto opzioni di pensiero. Si tratterebbe, in sostanza, di suggerimenti di pensieri, senza i quali la scelta delle cose a cui pensare verrebbe fatta “liberamente” dal nostro inconscio secondo le sue logiche.

In altre parole, quando ci viene in mente qualcosa che riteniamo utile “tenere” a mente, cioè pensare, possiamo registrarla come testo, immagine, audio o video, e tenere quella registrazione a portata di mano o bene in vista nella nostra abitazione o nel nostro ambiente di lavoro, come suggerimento di cose a cui pensare. E’ un po’ come raccogliere souvenir e circondarsi di essi.

Un altro modo per sfuggire alla tirannia dell’inconscio nella scelta dei nostri pensieri, è quello di pensare in modo casuale e determinato da cause esterne. Per esempio, usando un generatore di numeri casuali, possiamo scegliere a caso una pagina di un’enciclopedia e usarla come insieme di suggerimenti per i nostri pensieri.

Il dramma dell’esistenza umana: tra appartenenza, libertà, collaborazione, e competizione

Questo articolo è stato scritto da ChatGPT in risposta al mio prompt seguente: "Il dramma dell'esistenza umana consiste nell'affrontare continuamente due dilemmi inconciliabili nei rapporti con gli altri e nei rapporti tra la propria coscienza e il proprio inconscio: il dilemma tra appartenenza e libertà, e quello tra collaborazione e competizione."
Scrivi un piccolo saggio filosofico e psicologico che sviluppa questo aforisma.

La condizione umana è segnata da una tensione permanente, una dialettica irrisolta che attraversa tanto i rapporti interpersonali quanto quelli interiori. L’essere umano, in quanto animale sociale dotato di coscienza riflessiva, si trova a vivere due dilemmi fondamentali: da un lato, quello tra appartenenza e libertà, dall’altro, quello tra collaborazione e competizione. Questi dilemmi, lungi dall’essere occasionali, costituiscono l’ordito stesso dell’esistenza.

Il bisogno di appartenenza e il desiderio di libertà

L’essere umano nasce radicalmente dipendente: ha bisogno dell’altro per sopravvivere, crescere, apprendere. Da qui nasce il bisogno di appartenenza, di essere accolti, riconosciuti, parte di un “noi” che conferisce identità. Ma col progredire della coscienza, si afferma un secondo bisogno, quello di libertà: essere sé stessi, differenziarsi, autodeterminarsi.

La tensione tra questi due poli è strutturale e mai del tutto componibile. La libertà totale minaccia l'appartenenza, perché ogni passo verso l’autonomia rischia l’alienazione e l’isolamento. D'altro canto, l'appartenenza assoluta soffoca l'individuo, lo riduce a funzione del gruppo, ne vincola l’autenticità. Così, ognuno si muove in un campo minato, costretto a negoziare continuamente la propria posizione tra il desiderio di fusione e quello di affermazione.

Collaborazione e competizione: la scena sociale

Il secondo dilemma è quello tra collaborazione e competizione. Entrambi elementi fondativi del vivere sociale, sembrano inconciliabili, eppure coesistono in ogni organizzazione umana. La collaborazione è necessaria per la sopravvivenza collettiva: permette il mutuo soccorso, la costruzione di reti, la condivisione delle risorse e delle competenze. Tuttavia, la competizione è altrettanto strutturale, radicata nell'evoluzione e nel bisogno di riconoscimento, distinzione, successo.

Anche qui, l’essere umano si trova a oscillare: troppo spirito competitivo dissolve il tessuto sociale e alimenta conflitto, invidia, esclusione. Troppa cooperazione, se cieca, può generare conformismo e appiattimento. La difficoltà sta nel trovare un equilibrio tra la spinta a vincere con gli altri e quella a vincere sugli altri.

Il riflesso interiore: coscienza e inconscio

Questi dilemmi non si esauriscono sul piano esterno. Ogni essere umano porta dentro di sé la stessa frattura: la coscienza razionale che cerca coerenza, controllo, e l’inconscio che custodisce pulsioni contraddittorie, desideri antichi, ambivalenze non integrate. La coscienza tende a scegliere, ordinare, moralizzare; l’inconscio, invece, è il luogo del “non scelto”, dell’ombra, del caos originario. I dilemmi esterni si riflettono così in una battaglia interna: tra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo, tra la maschera sociale e la verità psichica, tra l’ordine e il desiderio.

Convivere con il paradosso

Il dramma dell’esistenza umana, dunque, non sta tanto nella presenza di questi dilemmi, quanto nella loro irrisolvibilità. Ogni tentativo di sopprimerne uno dei poli genera sofferenza, nevrosi, alienazione. E tuttavia, accettare questi paradossi come strutture dell’essere, come tensioni da abitare piuttosto che da eliminare, può aprire uno spazio di consapevolezza. Non si tratta di trovare una soluzione definitiva, ma di imparare a danzare sul crinale, tra fusione e autonomia, tra dono e affermazione, tra ciò che siamo per gli altri e ciò che siamo per noi stessi.

In questa danza, precaria e mai conclusa, si gioca la possibilità di un'esistenza autentica.

Libero arbitrio e interazioni

Il libero arbitrio consiste, a mio parere, nella capacità di scegliere gli input e gli output del proprio corpo inteso come sistema. Gli input e gli output possono consistere in informazioni, energie e sostanze. Le informazioni possono essere, ad esempio,  segnali, comandi, dati, narrazioni, forme ecc., le energie movimenti, trasferimenti e trasformazioni di materia e di energia, e le sostanze alimenti e altri agenti chimici.

In molti casi la libera scelta di un certo input comporta la scelta obbligata di un certo output e viceversa, nel senso che l'oggetto della scelta è in realtà l'attivazione o l'arresto di una certa interazione. Questa, a sua volta, comporta per definizione certi input e certi output secondo particolari algoritmi o procedure. Infatti, normalmente, ad un certo input (cor)risponde un certo output, e un certo output provoca un certo input come feedback (con un certo grado di aleatorietà).

In generale possiamo dunque dire che il libero arbitrio consiste nella capacità di scegliere quale interazione iniziare (o interromperre) tra il proprio corpo e il mondo esterno (di cui fanno parte altre persone, animali, computer, oggetti ecc.), oppure tra il proprio io cosciente e il resto del proprio corpo (come ad esempio quando si pensa, si immagina, si riflette, si scrive e/o vengono rievocate certe memorie). Possiamo pertanto distinguere le interazioni rispettivamente in esterne e interne, tenendo conto del fatto che ogni interazione esterna ne comporta normalmente qualcuna interna, e viceversa.

Ad esempio, possiamo scegliere se restare nel posto dove siamo oppure spostarci in un altro, se continuare a guardare nella stessa direzione o guardare in una diversa, se stare soli o in compagnia, se essere comunicativamente "chiusi" oppure interagire con una certa persona o più di una, se continuare ad interagire con una certa persona o smettere di farlo, se partecipare ad un evento sociale o no, se fare o non fare un certo viaggio, se leggere un certo libro o giornale o un altro, se vedere un certo film oppure un altro, se ascoltare un certo programma alla radio oppure un altro, se cercare il silenzio o certi suoni, se bere una certa bevanda oppure un'altra o astenersi dal bere (lo stesso dicasi per il mangiare), se mettere in ordine il proprio ufficio o no, se iscriversi alla facoltà di filosofia o a quella di fisica, se continuare ad oziare o cominciare una particolare attività, se continuare a fare ciò che stiamo facendo oppure fermarci o cambiare attività ecc.

Il libero arbitrio consiste dunque, a mio parere, nella scelta (libera e consapevole) tra interagire e non interagire, con chi o cosa interagire, in quali modi, dove, quando e fino a quando.

Una tale scelta è comunque solo parzialmente libera in quanto è più o meno dettata dalla situazione. In altre parole, il cosiddetto "libero" arbitrio è sempre parzialmente condizionato da circostanze più o meno volute, caratterizzate da certi vincoli ed opportunità, e determinate da cause spesso indipendenti dalla nostra volontà. L'arbitrio è infatti libero non più del giocatore che sceglie quali carte giocare tra quelle che gli sono capitate per caso.

Suppongo che l'uomo sia il solo animale capace di libero arbitrio, ovvero in grado di scegliere consapevolmente le proprie interazioni (esterne e interne) tra le opzioni a sua disposizione e di cui è al momento consapevole.

Inoltre, dato che una modalità di interazione può essere istintiva o appresa, nel secondo caso, per poter interagire in un certo modo, è necessario aver imparato a farlo. Ne consegue che quanti più modi di interagire uno ha appreso, tanto più è grande la sua libertà di scelta e viceversa.

Per definizione, il libero arbitrio è cosciente. Infatti, sebbene sia l'uomo che gli altri esseri viventi scelgano continuamente, automaticamente, involontariamente e inconsciamente le loro interazioni esterne e interne, la specie umana sembra essere l'unica capace di fare alcune di tali scelte in modo volontario e consapevole, anche se ciò avviene, a mio avviso piuttosto raramente.

La conclusione di questo discorso è che, in certi momenti (più o meno rari) noi possiamo fare una meta-scelta, ovvero, scegliere se scegliere consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente, le nostre interazioni sia esterne che interne. Per esempio, dovendo fare un discorso in pubblico, possiamo scegliere se parlare "a braccio" oppure leggere un testo che abbiamo precedentemente preparato per l'occasione.

Non sto asserendo che sia sempre meglio scegliere consciamente e volontariamente piuttosto che il contrario, ma che possiamo farlo se lo vogliamo, ovvero se siamo consapevoli che, così facendo, possiamo meglio soddisfare i nostri bisogni al momento e/o in seguito.

Come io vedo il mondo

Io penso che la visione del mondo di una persona sia una costruzione della sua coscienza, che io chiamo anche “io cosciente”.

Io divido l'io cosciente in tre parti che interagiscono tra loro e non potrebbero esistere l'una senza le altre: la parte cognitiva, la parte emotiva (o sentimentale) e la parte motiva (o motivazionale). La parte cognitiva ci permette di conoscere, memorizzare e riconoscere forme, idee, oggetti e loro concatenazioni; la parte emotiva ci fa provare piaceri e dolori di vario tipo e di varia intensità associati a certe percezioni; la parte motiva ci fa volere, desiderare e scegliere cose che aumentano i nostri piaceri e riducono i nostri dolori, o promettono di farlo.

Il piacere e il dolore (nelle loro varie forme più o meno materiali o ideali) sono le cose più reali (forse le uniche certamente reali) in quanto sentimenti che proviamo direttamente e immediatamente. Infatti chi prova un pacere o un dolore lo prova realmente, non si illude di provarlo, anche se quel sentimento può essere causato da idee di cose immaginarie e inesistenti come spiriti o divinità.

I piaceri e i dolori sono legati rispettivamente alla soddisfazione e all'insoddisfazione di bisogni e di desideri, sia innati che acquisiti.

Al di fuori dei sentimenti, tutto ciò che percepiamo consiste in informazioni, cioè comunicazioni, trasformazioni, elaborazioni, supposizioni, ricordi parziali e deformati, e astrazioni (a vari livelli) di fenomeni reali.

In altre parole, noi non percepiamo (né ricordiamo) la realtà in quanto tale, ma riduzioni (cioè mappe) di essa, e una mappa non è il territorio che rappresenta, così come una parola non è la cosa da essa evocata.

Inoltre non possiamo percepire né capire le cose in sé, ma solo le relazioni e le interazioni tra le cose, relazioni e interazioni che sono il risultato di leggi fisiche, del caso e di logiche algoritmiche (consce o inconsce) memorizzate nelle menti degli esseri viventi (piante, animali ed esseri umani). In altre parole, l'unica forma di conoscenza realistica è relazionale, sistemica e sentimentale, non ontologica.

Da un punto di vista logico (non fisico) Io divido il mondo in quattro parti che interagiscono intimamente tra loro:

  • il mio io cosciente (la mia coscienza)

  • il resto del mio corpo

  • gli altri esseri umani

  • il resto del mondo

Le relazioni e interazioni tra queste parti e tra le parti di queste parti sono l'oggetto delle scienze naturali e di quelle umane e sociali, scienze che dovrebbero essere sempre considerate unitariamente e non come specialità separate, perché è impossibile capire le une senza capire le altre.

Come ogni essere umano, non posso fare a meno della cooperazione con altri umani, ma questa è difficile perché gli altri sono disposti a cooperare con me solo a condizione che io mi comporti conformemente a certe forme e a certe modalità, con certi obblighi e certi divieti, secondo i loro bisogni e desideri. Questo limita la mia libertà di comportarmi come più mi piace e mi interessa, e anche di pensare liberamente, perché non si possono nascondere a lungo i propri pensieri.

Per quanto riguarda le relazioni tra esseri umani, mi pare che siano il risultato di quattro tendenze istintive fondamentali: cooperazione, competizione, selezione e imitazione, tendenze spesso ignorate, negate o dissimulate.

Considero gli esseri umani prevalentemente ignoranti, stupidi, falsi e cattivi, chi più, chi meno, e considero la cattiveria un prodotto dell’ignoranza, della stupidità e della falsità, oltre che una pulsione istintiva a sé stante, che dobbiamo tenere a freno per evitare sciagure a livello individuale e sociale.

Purtroppo non conviene dire a una persona che è ignorante, stupida, falsa o cattiva, perché si offenderebbe e reagirebbe aggressivamente. Pertanto viviamo nella paura di giudicare, e di conseguenza rispettiamo la cattiveria, l’ignoranza, la stupidità e la falsità, con tutti i disturbi mentali e i problemi sociali che tale rispetto comporta.

Io sono per il progresso intellettuale, civile e morale, ma questo incontra la dura e a volte aggressiva resistenza di coloro che preferiscono conformarsi al mondo così com’è piuttosto che cercare di migliorarlo, e per giustificare il loro conservatorismo affermano che la società non può essere migliorata.

Per concludere, per me il mondo è un complesso di fenomeni tra loro correlati che causano piaceri e dolori a noi umani e ad altre forme di vita, e che ci costringono a fare delle scelte di comportamento, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con gli altri, per massimizzare i piaceri e minimizzare i dolori, propri e altrui. L'obiettivo è ottenere la massima collaborazione e benevolenza da parte degli altri al minimo costo in termini di dolore, fatica, noia, limitazioni della propria libertà e catastrofi naturali e sociali.

In quali modi stanno evolvendo le nostre relazioni sociali?

Tema immenso, difficile e importantissimo, perché io credo che la nostra felicità dipende dalla qualità delle nostre relazioni sociali.

In tal senso io vorrei affrontare questo tema in termini di qualità delle relazioni sociali, ovvero in termini di rispondenza della stesse rispetto ai nostri bisogni.

In altre parole, l’evoluzione delle nostre relazioni sociali rende le stesse più o meno soddisfacenti rispetto ai nostri bisogni? E perché?

Ovviamente la risposta a questa domanda non può prescindere da una valutazione delle proprie relazioni sociali in termini di soddisfazione dei bisogni, per cui possiamo essere indotti a mantenere un certo riserbo, e a parlare in termini vaghi riferendoci alle relazioni sociali altrui. Il tema costituisce dunque una sfida tra soggettività e oggettività, cioè tra esperienza soggettiva e personale, e osservazione dei comportamenti altrui in cui non si è coinvolti.

Siamo inoltre tentati di generalizzare le proprie esperienze personali, vale a dire, ad attribuire ad altri esperienze simili alle proprie.

Bauman ha coniato e reso famoso il concetto di “società liquida”, che esprime bene l’evoluzione delle relazioni sociali, nel senso che esse sono sempre meno rigide, e i legami sociali sempre più deboli e precari, ma al contempo, più liberi, meno impegnativi, e più selettivi.

Io credo che l’evoluzione delle nostre relazioni sociali renda sempre più evidente un paradosso sociologico ed esistenziale riguardante la libertà individuale.

Ritengo infatti che l’evoluzione tecnologica e culturale, e la globalizzazione, abbiano come effetto una crescente libertà per quanto riguarda la mobilità fisica di persone e merci, le comunicazioni, l’istruzione, l’informazione, i costumi, gli stili di vita, i legami affettivi, i diritti civili, i rapporti economici, la moralità, le ideologie, ecc., ampliando in ognuno di questi campi le nostre possibilità di scelta.

Il paradosso consiste nel fatto che tale aumento di libertà, cioè di opzioni, se da una parte accresce le potenzialità di ciascun individuo, dall’altra aumenta la sua incertezza e le sue responsabilità. Infatti, più siamo liberi, più siamo responsabili dell’uso che facciamo della libertà che ci è data.

Ne consegue, tra l’altro, che, in caso di insuccesso, l’individuo tende a credere che la colpa del fallimento sia solo sua.

Prendiamo ad esempio i rapporti amorosi. Le nuove libertà e le nuove opzioni tecnologiche rendono sempre più facile la sostituzione di un partner con un altro presumibilmente più adatto, per cui i legami affettivi sono sempre più labili.

Inoltre si tende ad evitare di legarsi in modo troppo impegnativo, proprio perché si cerca di mantenere la propria libertà di scelta.

Infatti, oggi è sempre più vero che l’amore non è un dovere, né un diritto, e la sua stabilità è inversamente proporzionale alla libertà di cambiare partner. Infatti, ciò che rende una relazione stabile è l’idea che il proprio partner sia difficilmente sostituibile con uno più adatto, ovvero che sia il migliore ottenibile.

Osserviamo, a tal proposito, il grande successo dei servizi online di “dating”. Oggi l’uso di questi servizi è considerato normalissimo anche da parte delle persone più attraenti, mentre fino a pochi decenni fa veniva considerato l’ultima possibilità per persone incapaci di trovare un partner in modo "naturale".

Più in generale, direi che le nostre relazioni sociali soffrono sempre di più dell’imbarazzo della scelta, e del timore di fare scelte non ottimali, in ogni campo. Infatti la scelta è tanto più facile e tanto meno responsabilizzante quante meno sono le opzioni a disposizione.

Un altro effetto della nuova libertà è la maggiore differenziazione degli individui, che possono adottare ideologie e stili di vita molto diversi, vecchi e nuovi. Questo fatto, se da una parte è liberatorio rispetto alle angustie dei conformismi tradizionali, d'altra parte diminuisce la propensione degli individui ad unirsi e organizzarsi per sostenere cause comuni, sia politicamente che culturalmente. Assistiamo infatti ad un crescente disimpegno sociale.

Vorrei inoltre accennare al fatto che il declino delle religioni e l'allentamento della repressioni sessuale ha comportato l’abbattimento di principi morali tradizionali che non sono stati sostituiti con nuovi principi più razionali e adatti ai nostri tempi. Ciò, a mio avviso, sta causando una crescente amoralità (più che immoralità) nelle relazioni sociali, contribuendo in tal modo alla loro precarietà.

Non mi sembra realistico guardare nostalgicamente al passato e cercare di ripristinare certe tradizioni morali. Tuttavia non saprei fare previsioni per il futuro.

Potrebbe succedere che questo trend libertario e libertino porti ad una disintegrazione della nostra società a vantaggio di popolazioni culturalmente più tradizionali, oppure, come effetto del crescente disagio della nostra civiltà potrebbero nascere movimenti filosofici o religiosi in grado di proporre nuovi valori di tipo spirituale e/o razionale, tali da rendere le relazioni sociali più stabili e soddisfacenti rispetto ai bisogni umani fondamentali, conciliando la libertà di scelta con l’impegno morale.

Sullo sfondo resta l'eterna e forse inconciliabile antinomia tra il bisogno di appartenenza sociale e di cooperazione da una parte, e il bisogno di libertà, di differenziazione e di competizione dall'altra.

Riuscire a soddisfare in modo equilibrato entrambi i bisogni è la sfida filosofica e psicologica fondamentale che incombe su ognuno di noi umani.