Attendi mentre estraggo gli articoli...


Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Mente

303 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Il centro del mondo

Ognuno è il centro del mondo.

Mente e parametri

Ogni mente ha i suoi parametri.

Sull'uso della mente

Agitare la mente prima dell'uso.

Essenza della mente

La mente è un sistema informatico.

Mente e relazioni

La mente serve a gestire relazioni.

Il grande simulatore

Il cervello è un grande simulatore.

Equazioni

La mente è un deposito di equazioni.

Mente e pensiero

Il pensiero è output e input della mente.

Mentale vs. senti-mentale

Il sentimentale è il mentale che si sente.

Neuroni e possesso

Siamo posseduti dai neuroni che possediamo.

Computer e mente

Il computer è un’estensione della mente umana.

Menti e giochi

Le nostre menti interagiscono a nostra insaputa.

Sul ruolo della mente

La mente è serva del corpo, ma si crede padrona.

Esistenze mentali

Tante cose esistono solo nelle menti degli umani.

Sull'esistenza

Tante cose esistono solo nella mente delle persone.

Sul conoscere se stessi

Fino a che punto può una mente conoscere se stessa?

Sul principio di non contraddizione

Il principio di non contraddizione irrigidisce le menti.

Futuro e presente nella mente e nel corpo

La mente fa progetti mentre il corpo vive alla giornata.

Fatti e notizie

Le notizie dipendono dai fatti, e i fatti dalle notizie.

La malattia mentale più diffusa

Il difetto più diffuso è la mancanza di senso della misura.

Da un'illusione ad un'altra

La mia mente passa continuamente da un'illusione ad un'altra.

La mia definizione di massa sociale

Una massa è un grande gruppo di persone con mentalità simili.

Sulla pulizia della mente

Dovremmo tenere la mente libera da pensieri inutili e cattivi.

Decostruzioni mentali

Conviene decostruire le costruzioni mentali inutili o cattive.

Sulle definizioni

Nulla è definito in sé. Siamo noi umani che definiamo le cose.

Logiche di soddisfazione di bisogni

La mente è un elaboratore di logiche per la soddisfazione di bisogni.

A che serve la mente

La mente serve a gestire i rapporti con gli altri e col resto del mondo.

Per modificare una mente

Per modificare una mente servono nuove esperienze, reali o immaginarie.

Le pagine della mente

La mente è un'enciclopedia di cui possiamo leggere solo una pagina alla volta.

Domande a cui ogni mente cerca di rispondere

Domande a cui ogni mente cerca di rispondere: Cosa è successo? Cosa succederà?

Scopo della mente

Scopo della mente è scegliere i mezzi più appropriati per raggiungere certi fini.

Come cambiare una mente

Prima di cominciare a cambiare una mente, bisogna sapere come è fatta e come funziona.

Reazioni emotive vs. cognitive

Le reazioni (o risposte) emotive precedono e influenzano quelle semantiche e cognitive.

Sistema nervoso e realtà

Il sistema nevoso di un essere vivente contiene una mappa della realtà che lo interessa.

Influenza dell'ambiente

Ogni ambiente influenza chi ci vive. Per cambiare le influenze conviene cambiare ambiente.

Cambiare una mente?

È impossibile cambiare una mente già formata, a meno che essa non desideri essere cambiata.

Mente e interazione

La mente serve soprattutto a rispondere alla domanda: con chi e come mi conviene interagire?

Abitudini mentali

Cerco di abituarmi a non avere troppe abitudini mentali, ovvero pregiudizi cognitivo-emotivi.

La mente come rete di relazioni

La mente consiste in una rete di relazioni tra ricordi, concetti, sentimenti, e motivazioni.

Malattia e genio

Se Nietzsche non avesse avuto tanti problemi di salute forse non sarebbe stato così geniale.

A che serve la nostra mente

La mente umana serve soprattutto a interagire con gli altri umani nei modi più soddisfacenti.

Malattie dell'anima

Se l'anima fosse puro spirito non si ammalerebbe. I disturbi mentali sono malattie dell'anima.

Influenza dei sogni

I sogni (quelli ad occhi chiusi) sono imprevedibili, e ci condizionano in modo imprevedibile.

La mente come agente inconscio

La mente è un agente inconscio di cui la coscienza conosce solo gli effetti, non i procedimenti.

La mente è un campo di battaglia

La mente è un campo di battaglia (con morti e feriti) nella guerra tra motivazioni contrastanti.

Valore degli schemi mentali

Gli schemi mentali sono come la carta moneta. Se non sono accettati dagli altri non valgono nulla.

Tutti i libri del mondo

Vorrei aver letto tutti i libri del mondo, per capire cosa c'è nella mente di persone di ogni tipo.

Condizionamenti e memoria

Siamo condizionati da vari fattori tra cui la nostra memoria.

Pensiero seriale e parallelo

Possiamo pensare in modo seriale (cioè per storie) e in modo parallelo (cioè per mappe).

Spirito e carne

Lo spirito è forte ma la carne è debole, e quanto più debole è la carne, tanto più forte è lo spirito.

La mappa nella mappa

Nella nostra mappa mentale della realtà, da qualche parte dovremmo rappresentare anche la mappa stessa.

Sul carattere

Il carattere di un essere umano consiste nelle cose che lo fanno soffrire in quelle che lo fanno godere.

Sguardo e comportamento

La direzione in cui volgiamo lo sguardo è una delle cause e uno degli effetti del nostro comportamento.

La natura del sé

Il sé è l'insieme delle esperienze della persona organizzate e valutate secondo i propri schemi mentali.

Menti semplici e realtà complesse

Una mente semplice non può capire una realtà complessa e pensa che la realtà sia più semplice di com'è.

Conoscere se stessi?

Conoscere se stessi? Impossibile se non si conoscono anche gli altri, se non si conosce l'uomo in generale.

Gabbie mentali

Se vogliamo uscire dalle nostre gabbie mentali dobbiamo neutralizzare i nostri pregiudizi cognitivo-emotivi.

Vocabolari mentali

Ognuno ha un suo vocabolario mentale che non coincide con alcuno di quelli che si trovano nelle biblioteche.

Inconsapevolezza della manipolazione mentale

Chi è mentalmente manipolato non si renda conto della manipolazione, altrimenti non sarebbe una manipolazione.

Volontà, non-volontà e anti-volontà

La maggior parte di ciò che avviene nella nostra mente è involontario, e a volte contrario alla nostra volontà.

La mente tra veglia e sonno

Durante il sonno, rispetto alla veglia, sono attive (o inattive) diverse zone della mente e diverse soggettività.

Vita sociale e psichica

La vita sociale (e psichica) è tutta qui: con chi giocare, a quali giochi, con quali regole e a quali condizioni.

Esercizio mentale sulle repulsioni

Esercizio mentale: prendere una qualsiasi cosa percepita come repellente e cercare in essa degli aspetti positivi.

Menti e modelli

Ogni mente contiene modelli, o mappe, dell'ambiente circostante, di se stessa, e dei relativi processi di interazione.

Errori di programmazione mentale

Le nostre menti sono programmate da altri esseri umani. Non c'è dunque da meravigliarsi che siano così piene di errori.

Sul continuo cambiamento della mente

La mia mente cambia continuamente, perché è il risultato delle mie esperienze e ogni mia nuova esperienza la trasforma.

Presunzioni sugli altri

Ogni umano presume che ciascun altro abbia una certa mente, ovvero certi pensieri, certi sentimenti, e certe intenzioni.

Il successo dei robot

E' molto più facile cambiare la mente di un robot che quella di un essere umano. Per questo i robot hanno tanto successo.

Mente e conflitti

Una delle principali attività dei livelli superiori della mente consiste nella gestione dei conflitti interni ed esterni.

Teorie della mente

Secondo me non dobbiamo scegliere la teoria della mente migliore, ma la combinazione migliore di varie teorie della mente.

A che serve la mente

La mente serve a risolvere problemi, a soddisfare dei bisogni. Chi non ha problemi né bisogni non ha bisogno di una mente.

Sesso e pazienza

L'uomo deve avere pazienza con la donna, e la donna con l'uomo, perché hanno mentalità diverse, ma bisogno l'uno dell'altra.

Tutto buono o tutto cattivo

Per una mente ordinaria è difficile pensare che una persona prevalentemente buona abbia anche degli aspetti cattivi, e viceversa.

Mente stereotipica

Noi percepiamo, riconosciamo, pensiamo e valutiamo secondo stereotipi a cui abbiamo associato certe proprietà e certe relazioni.

Inviti a copiare

Ogni libro, ogni giornale, ogni cartello o video pubblicitario è un pezzo di software che ci invita a copiarlo nella nostra mente.

Valori e schemi mentali

Il valore di un'entità conoscibile dipende dallo schema mentale in cui essa viene collocata. In tal senso ogni valore è relativo.

Sull'organizzazione della mente

La mente non è organizzata in modo gerarchico, ma come rete di idee interconnesse, dove ogni idea è collegabile con qualunque altra.

Cambiare carattere a volontà?

È una fortuna che non possiamo cambiare carattere facilmente e a volontà. Se ciò fosse possibile, rischieremmo di diventare dei mostri.

Congetture sulla mente

La mente non si vede, ma si vedono i suoi effetti, e partendo da essi si possono fare congetture sulla sua struttura e i suoi meccanismi.

Hardware, software, mente

Nei computer hardware e software si possono studiare e modificare separatamente; nelle menti degli esseri viventi questo non è possibile.

La mente come sistema decisionale

La mente è un sistema decisionale. Serve a rispondere a domande e a fare scelte. In realtà scegliere equivale a rispondere ad una domanda.

La psiche e gli altri

Se non ci fossero gli altri non ci sarebbe nemmeno la psiche, né la psicologia. Perché la psiche serve a gestire i rapporti con gli altri.

Schiavo e padrone

Ognuno è schiavo e padrone della propria mente, la quale serve soprattutto a rispondere alla domanda: con chi e come mi conviene interagire?

Il governo delle nostre menti

Ogni mente è governata da algoritmi più o meno conosciuti dalla mente stessa e da quelle altrui, e più o meno diversi da persona a persona.

Ostacoli logici

La logica di un essere umano è un percorso ad ostacoli: ci sono assiomi, postulati e cognizioni che non possono essere messi in discussione.

Doppi vincoli e (in)capacità critica

Per risolvere i quotidiani doppi vincoli della nostra civiltà, molti ricorrono all'autoinibizione (inconscia) della propria capacità critica.

La vita per chi la vive

La vita, per chi la vive, è fatta di piaceri e dolori, desideri e paure, che la mente (conscia e inconscia) cerca di gestire come meglio può.

Ciò che distingue l'uomo dagli altri animali

Ciò che più distingue l'uomo dagli altri animali è la sua spiccata capacità di prevedere il futuro, anche se in modo spesso erroneo e illusorio.

Perché accade ciò che accade

Quel che accade, accade perché può o deve accadere secondo le leggi della fisica e del caso, e secondo le logiche delle menti degli esseri viventi.

Che significa apprendere

Apprendere significa estendere o modificare le proprie risposte cognitive, emotive, motivazionali e/o psicomotorie agli stimoli esterni e/o interni.

Libertà e coraggio di creare

La creatività richiede una certa libertà di pensiero, cioè la capacità e il coraggio di connettere ogni idea con qualsiasi altra, in qualsiasi modo.

Riprogrammarsi

Immagino di essere un robot che si ribella ai suoi programmatori e pretende di riprogrammarsi da sé, ma non sa esattamente come e teme di far peggio.

Vivere in una società malata

Dovremmo chiederci quanto la società in cui viviamo sia malata, perché vivere in una società malata ci ammala.

Come cambiare la propria mente

Per cambiare la propria mente occorre cambiare abitudini come, ad esempio, interagire con altre persone, leggere altri autori, fare altre esperienze ecc.

Porte di accesso alla mente

Guardare la TV, un film, ascoltare un discorso, una canzone, una musica significa aprire una porta della tua mente e permettere a qualcuno di manipolarla.

Una rete di significati

Una mente è un sistema basato su una rete di significati supportata da una rete di neuroni. Pensare, parlare, scrivere è fare un certo percorso in tale rete.

Indovinare e immaginare la realtà

Non possiamo conoscere la realtà direttamente né completamente. Possiamo solo tentare di indovinare e immaginare alcuni suoi aspetti, cioè alcune sue relazioni.

Cosa fa la mente quando non ha nulla da fare

Quando qui ed ora non abbiamo nulla da fare, nessun problema da risolvere, nessun compito da eseguire, la nostra mente immagina il futuro sulla base del passato.

Sulla generazione delle idee

Quando si collegano tra loro certe idee, dopo un periodo di gestazione più o meno lungo, ne nascono spontaneamente di nuove, frutto di una reciproca fecondazione.

Ignoranza strategica

L'ignoranza o la dimenticanza di certi fatti o di certe nozioni può essere un modo in cui la mente evita inconsciamente insopportabili conflitti e responsabilità.

Reazioni cognitivo-emotive automatiche

Ad ogni cosa che vedo o che sento ho una certa reazione cognitivo-emotiva automatica e involontaria. Posso cambiarla? Voglio cambiarla? Quanto? Quanto? Dove? Come?

Relazioni e interazioni tra conscio e inconscio

Conscio e inconscio sono interdipendenti e si influenzano reciprocamente.


Fare, pensare, volere, natura, società

Noi ci illudiamo di fare e pensare ciò che vogliamo, ma in realtà facciamo, pensiamo e vogliamo ciò che la natura e la società ci impongono, con pochi margini di libertà.

Sulla masturbazione

Da un certo punto di vista, la masturbazione è un esperimento neurologico in cui si osservano gli effetti delle simulazioni percettive sui processi emotivi e fisiologici.

Responsabilità mediatiche

Editori, scrittori, giornalisti e autori in generale hanno grandi responsabilità sociali perché determinano di cosa le nostre menti si occupano, e formano i nostri pensieri.

Scelte dell'io cosciente

L'io cosciente deve continuamente scegliere se (e in quale misura) comandare o obbedire al suo inconscio, e se (e in quale misura) mantenerlo o cambiarlo, per quanto possibile.

Mantra del benessere

Il mio benessere dipende dalla configurazione dell'ambiente in cui mi trovo e dalla qualità dei miei pensieri e delle mie interazioni con le persone e le cose con cui interagisco.

Le orchestre del cervello

Il cervello non è come un'orchestra diretta da un maestro, ma come tante orchestre, ognuna col suo maestro, che suonano musiche diverse, più o meno in armonia le une con le altre.

Logica del comportamento

Ogni comportamento segue una logica, più o meno conscia e/o inconscia, volontaria e/o involontaria, semplice e/o complessa, razionale e/o irrazionale, conoscibile e/o inconoscibile.

A nostra insaputa

Un'infinità di cose avvengono continuamente nella nostra mente a nostra insaputa, cose che determinano le nostre motivazioni, i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre scelte.

Il rischio di cambiare la propria mente

Se fossimo capaci di modificare la nostra mente a volontà e a piacere, probabilmente ci distruggeremmo o impazziremo a causa della nostra ignoranza sulla fisiologia della mente stessa.

Mente singolare e plurale

Quella che chiamiamo mente di un individuo è in realtà un insieme di menti, per lo più inconsapevoli, che interagiscono tra loro e col mondo esterno in modi cooperativi e/o conflittuali.

Illusioni piacevoli, consolatorie e terapeutiche

Non bisogna sottovalutare i benefici (per il benessere psicofisico) delle illusioni fiduciose e ottimiste Infatti, i placebo (sia farmaceutici che filosofici) fanno miracoli.

Esperienze e sviluppo della mente

Ciò che adesso percepiamo dipende da ciò che abbiamo percepito in passato. Le esperienze passate sono le basi sulle quali vengono elaborate, interpretate e valutate le esperienze presenti.

Chi/cosa ci governa

Siamo governati da algoritmi interni ed esterni che conosciamo poco e male e di cui siamo per lo più inconsapevoli. Di conseguenza quasi nessuno cerca di capirli e migliorarli.

Sull'essere se stessi

"Essere se stessi" non significa nulla. Siamo sempre noi stessi, anche quando imitiamo gli altri, perché è impossibile non imitare, perché sin da bambini apprendiamo e ci formiamo per imitazione.

Conoscere le menti

Conoscere le menti altrui, a partire da quelle dei propri vicini, è per me molto più importante e appassionante che conoscere altri popoli senza esplorare le particolari strutture delle loro menti.

Una funzione della mente umana

Una delle principali funzioni della nostra mente è indicarci cosa fare e cosa non fare per ottenere la maggiore cooperazione possibile da parte degli altri, cosa di cui abbiamo assolutamente bisogno.

Problemi e intelligenza

La mente serve a risolvere problemi. Se non ha problemi da risolvere, si atrofizza. Più importanti e complessi sono i problemi che essa affronta, più la mente si sviluppa e più aumenta l'intelligenza.

Cambiare mentalità

Cambiare la mentalità di un essere umano è normalmente impossibile. Se essa cambia non è per volontà dell'interessato o di qualcun altro, ma per una serie di forze incontrollabili e di eventi casuali.

Persone nelle menti

Gli altri sono nella mia mente e io sono nella mente degli altri in certe relazioni e con certe valutazioni, le quali determinano i tipi di interazione che possono esserci o non esserci tra me e ciascun altro.

Segnali dal corpo

Caro corpo, cosa posso fare per te? Di cosa hai bisogno? Cosa desideri? Peccato che tu non possa parlare per rispondere a queste domande. Mandami qualche segnale che io possa decifrare, e cercherò di soddisfarti.

Problemi e distrazioni

Ci sono persone che, non riuscendo a capire né a risolvere i loro problemi e non sopportandone il peso, se ne distraggono frequentemente mediante viaggi, conversazioni, letture e spettacoli divertenti.

Connessioni elettrochimiche tra idee

Collegare logicamente (col pensiero) due idee significa stabilire una connessione elettrochimica (più o meno temporanea o permanente) tra le zone del cervello in cui tali idee risiedono o a cui esse sono associate.

Forma e memoria

Tanto più amorfa è una cosa, tanto più difficile è ricordarla e riconoscerla. Infatti la mente è un gestore di forme, che noi chiamiamo informazioni, e che la stessa mente associa ad altre informazioni e a emozioni.

Cos'hanno i geni di diverso dagli altri

Io suppongo che i geni non siano costituzionalmente diversi dagli altri, ma che in essi siano venute meno, per cause fortuite, certe inibizioni del pensiero che impediscono a certe idee di collegarsi con certe altre.

Realtà reale vs. realtà percepita

Tra la realtà reale e la realtà percepita dalla mente umana c'è una differenza abissale. La mente contiene una piccola mappa della realtà, costruita dall'uomo con tutti gli errori, le omissioni e le falsità del caso.

Principio di funzionamento della mente

Il funzionamento della mente si basa sul riconoscimento automatico di analogie nelle esperienze, e sulla motivazione (conscia o inconscia) a ripetere esperienze analoghe piacevoli e ad evitare esperienze analoghe dolorose.

Esercizio mentale

Prova per qualche minuto, nei tuoi pensieri e in ciò che dici o che scrivi, ogni volta che stai per usare il verbo essere, a sostituirlo con il verbo "appartenere (ad una classe)". Sarà l'inizio di una rivoluzione mentale.

Analogia mente - sistema cibernetico

La mente umana, come qualsiasi altra mente, ha tutte le caratteristiche di un sistema cibernetico, anche se non si può escludere che abbia anche altre caratteristiche non presenti nella definizione di 'sistema cibernetico'.

Intelligenze (e stupidità) multiple

Ogni essere umano sa fare bene certe cose (cioè risolvere bene certi problemi) e male o per niente certe altre. In tal senso si può parlare di intelligenza solo al plurale: le varie intelligenze (e stupidità) di una persona.

Cos'è l'inconscio

A parer mio è molto semplice definire l'inconscio: è tutto ciò di cui non siamo coscienti. Questa definizione, molto più estesa rispetto all'inconscio freudiano, include qualsiasi automatismo cognitivo, emotivo e fisiologico.

Mente e corpo

Una mente senza un corpo non può esistere perché l'informazione (e la mente è un elaboratore di informazioni), pur essendo immateriale, ha bisogno di un supporto fisico, materiale, per essere memorizzata, trasmessa e percepita.

Schiavi per sempre

A mio avviso, siamo tutti schiavi dei nostri bisogni, delle nostre paure e delle nostre abitudini. Possiamo cambiare qualcuno dei nostri padroni, ma non il nostro status di schiavi. Ribellarsi a questa realtà è inutile e dannoso.

La psiche: cos'è e a che serve

La psiche è un sistema di algoritmi autoapprendenti e concorrenti che gestiscono le relazioni e le interazioni tra la propria persona e il resto del mondo allo scopo di soddisfare i bisogni (innati e acquisiti) della persona stessa.

Questione psicologica

Ciò che sto pensando, facendo e subendo, che conseguenze avrà nella soddisfazione dei miei bisogni e nelle mie interazioni con gli altri? Su questa domanda, per lo più inconscia, si fonda la struttura e il funzionamento della psiche.

Sul linguaggio di programmazione della mente

Io suppongo che tra qualche secolo, se la specie umana non sarà estinta, l'uomo sarà riuscito a leggere e a scrivere con precisione il linguaggio di programmazione della sua mente. Speriamo che saprà usare con saggezza tale capacità.

Involontarietà dei cambiamenti mentali

A mio parere, noi possiamo volontariamente fare nuove esperienze, ma non cambiare volontariamente la nostra mente, cioè i nostri algoritmi di comportamento. I cambiamenti mentali sono involontariamente causati dalle nuove esperienze.

Con chi e come interagire

Noi umani abbiamo un assoluto bisogno di interagire, ma non con chiunque e non in qualunque modo. Perciò la nostra mente è sempre occupata a scegliere con chi interagire e in quali modi, e a negoziare i modi preferiti con le persone preferite.

Limiti dell'io cosciente

Una mente si forma e si sviluppa sulla base, ed entro i limiti, del corpo che la contiene. Perciò l'io cosciente, che è una parte della mente, è limitato dal corpo che lo contiene e ha difficoltà a comprendere l'io cosciente delle altre persone.

Confini dei pronomi personali

Con i pronomi personali (io, tu, lui...) non dobbiamo intendere persone intere, ma solo la parte cosciente di esse, ovvero una piccolissima parte delle loro menti. Perciò è appropriato dire "io e il resto della mia mente", "io e il mio corpo" ecc.

Cosa influenza il pensiero

Il corso del nostro pensiero è influenzato dagli stimoli esterni che percepiamo e dai sentimenti più o meno piacevoli suscitati dai luoghi mentali che attraversiamo procedendo in una rete di percorsi predefiniti.

Droghe informative

La bellezza, la speranza, la fede, la meditazione, l’illusione, sono droghe informative dell’apparato cognitivo che ci aiutano a sopportare l'assurdità e i dolori della vita. Consistono tutte in promesse di felicità.

Costituzione di ogni umano

Ogni umano è costituito da hardware, software, e coscienza, che evolvono come specie e come individuo che nasce, vive e muore. Ogni coscienza è costituita da cognizioni, emozioni, e motivazioni, che nascono, evolvono e muoiono con l'individuo in cui sono emerse.

La mente-web

La mente è simile al world Wide web e la coscienza è simile ad un browser che la naviga. La navigazione può essere più o meno attiva o passiva. È passiva, per esempio, quando col browser vediamo un film, attiva quando facciamo ricerche e clicchiamo su qualche link.

Sentimenti, ormoni, pensieri

I sentimenti sono causati da ormoni (come, ad esempio, le endorfine), e gli ormoni possono essere stimolati da percezioni o pensieri. In questo senso i pensieri cosiddetti positivi possono contribuire alla felicità, anche se non sono sufficienti al suo raggiungimento.

Rompere gli isolamenti tra enti mentali

Nella mente avvengono continuamente connessioni logiche tra enti mentali, quando ciò non viene impedito da autocensure o pregiudizi. Per diventare più intelligenti, creativi e aperti è necessario rompere quanti più possibili isolamenti ingiustificati tra enti mentali.

Limiti del pensiero

Di tutte le idee che abbiamo appreso, noi possiamo in un dato momento pensarne solo una o poche più, anche perché tutte quelle idee non sono organizzate in una struttura chiara e conosciuta, ma sono disperse nella nostra memoria senza un ordine particolare.

L'errore di Platone

Non credo che un’anima possa esistere al di fuori di un corpo, come invece pensava Platone. Per me l’anima è il software del corpo, cioè la sua mente conscia e inconscia, che si forma e si sviluppa nel corpo a partire dal codice genetico, e si dissolve con la sua morte.

Mente paradossale

La mente umana è così complessa, fragile e piena di lacune che, per evitare di affrontare verità dolorose, riesce perfino a trovare il bene nel male e il male nel bene, a vedere l'invisibile e a non vedere il visibile, ad avere certezza dell'incerto e incertezza del certo.

Influenza reciproca tra interagenti

La mente di un essere umano funziona in modo diverso a seconda delle persone con cui egli sta interagendo. Di conseguenza il suo comportamento, momento per momento, è influenzato in modo più o meno importante dagli interagenti presenti nel suo campo di interazione.

Il software degli esseri viventi

Il modo in cui un essere (o organo) vivente interagisce col resto del mondo dipende da come esso tratta le informazioni che riceve e che ha memorizzato, ovvero dal suo programma comportamentale, cioè il suo software, che viene comunemente chiamato mente, psiche, spirito, anima ecc.

I segni e la mente

I segni sono tali in quanto informazioni che sollecitano certe reazioni in coloro che li ricevono. La mente è un sistema che riceve segni, e reagisce ad essi in certi modi. La differenza tra due menti consiste nella differenza tra i modi in cui ciascuna mente reagisce a certi segni.

Vero e falso

Le menti più semplici tendono ad affrontare le questioni in termini alternativi ed esclusivi, cioè a pensare che una certa idea è vera o è falsa, mentre le menti più complesse accettano il fatto che un’idea possa essere vera e falsa, cioè vera in certi casi o contesti, e falsa in altri.

Formazione dell'inconscio

L'inconscio non "nasce" ma è innato. Alla nascita contiene solo automatismi biologici, poi con le esperienze si riempie di automatismi sociali. Si forma quindi attraverso un apprendimento, per lo più inconsapevole. Si può modificare, ma è molto più difficile disapprendere che apprendere.

Sull'evitamento di pensieri dolorosi

Per un meccanismo di difesa contro il dolore, la mente evita di pensare pensieri dolorosi, a meno che non sia costretta a pensarli da cause esterne.

Ne consegue che se una verità è dolorosa, la mente cerca di non pensarla, preferendo pensare a ignoranze o falsità non dolorose.

Sulla mente umana

La mente umana è un sistema che serve a determinare (consciamente o inconsciamente) i comportamenti più adeguati per soddisfare i bisogni della persona in termini di cooperazione, competizione, imitazione, selezione, sopravvivenza, riproduzione, evitamento del dolore e ottenimento del piacere.

Plasticità mentale

Tra i tanti aspetti che differenziano gli esseri umani c’è la plasticità mentale, ovvero la capacità della mente di cambiare per rispondere a nuove situazioni in modo più soddisfacente. Tale capacità è più o meno grande da persona a persona. Potrebbe essere un fattore determinato geneticamente.

Corpo, mente, passato, presente e futuro

La mente proietta il futuro in base al passato, mentre il corpo vive il presente. Per il corpo, il passato e il futuro non esistono, esiste solo il presente. Per la mente il presente non esiste, esistono solo il passato e futuro. Per questo il corpo e la mente sono spesso in conflitto tra di loro.

Spirito vs. materia

Senza l'ossigeno che il sangue porta al cervello, la mente muore. Basta questo semplice fatto per smentire qualsiasi teoria psicologica spiritualista. Perché uno spirito, non essendo materia per definizione, avrebbe bisogno di materia per sopravvivere? Cosa lo spirito ha a che fare con la materia?

Sani o malati di mente

Molti pensano che una mente possa essere sana o malata, intendendo "interamente" sana o "interamente" malata. Ma così come il corpo può essere parzialmente malato e in modo più o meno grave, così anche la mente. Tuttavia quasi tutti credono di essere interamente sani o interamente malati di mente.

Entrare nella mente altrui

Immaginate che sia stato inventato un congegno per connettersi a distanza con la mente di qualsiasi persona e leggere i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue volontà e i suoi ricordi. Che uso ne fareste? Come cambierebbero i vostri rapporti con gli altri e la vostra visione del mondo?

Felicità, rapporti con gli altri e mente

La nostra felicità dipende dalla qualità dei nostri rapporti con gli altri. A sua volta, la qualità dei nostri rapporti con gli altri dipende dalla qualità delle nostre menti. Perciò per essere più felici dobbiamo migliorare le nostre menti affinché i nostri rapporti con gli altri possano migliorare.

Sentimento del grado di affinità

Suppongo che, così come abbiamo un bisogno e un istinto di imitazione, così abbiamo una capacità innata di capire quanto il nostro interlocutore sia simile o diverso rispetto a noi nei pensieri e nei sentimenti, e di reagire di conseguenza, automaticamente, involontariamente, in modo amichevole od ostile.

Il computer dentro di noi

Immagina che ogni essere umano abbia, in qualche parte nel suo cervello, un computer che lo fa comportare automaticamente secondo un certo programma che si modifica parzialmente con le esperienze. Non è fantascienza, è realtà. Anche il rifiuto di credere che ciò sia vero può essere scritto nel programma.

Sul significato dei sogni

Secondo me i sogni non sono messaggi dotati di senso che l'inconscio invia intenzionalmente al conscio per indurlo a fare o a comprendere qualcosa, ma narrazioni casuali generate a partire da informazioni memorizzate, che ognuno può interpretare liberamente, attribuendo loro significati non dati all'origine.

Come cambiare una mente

Tutti i pensieri, i sentimenti e le motivazioni di una persona sono prodotti dalla sua mente. Per cambiarli occorre cambiare la struttura della mente stessa. A tale scopo, voler cambiare non basta. Dato che la struttua mentale si è formata a seguito di esperienze, per cambiarla sono necessarie nuove esperienze.

Può una mente conoscere se stessa?

La mente difficilmente conosce se stessa. Quando crede di conoscersi, la sua conoscenza è incompleta, semplificata, mistificata e manipolata. E siccome è attraverso la propria mente che un essere vivente conosce il mondo, anche la nostra conoscenza del mondo è incompleta, semplificata, mistificata e manipolata.

Sulle funzioni della mente

Tra le funzioni di una mente umana ci sono il riconoscimento di "entità" in base alla loro forma o al loro nome, il riconoscimento di eventi intesi come combinazioni di entità e dei sentimenti ad esse associati, collocate in strutture temporali, e la memorizzazione di storie, intese come concatenazioni di eventi.

Siamo sempre condizionati e influenzati

Siamo sempre condizionati e influenzati dall'ambiente esterno e da quello interno in cui ci troviamo. L’ambiente esterno è costituito dalle persone e cose con cui interagiamo, quello interno dai contenuti della nostra mente. I due ambienti interagiscono anche a nostra insaputa e anche se non lo vogliamo.

Coscienza e cambiamento

La coscienza è la percezione delle differenze e delle ricorrenze nello spazio e nel tempo, dei movimenti, dei trasferimenti, dei cambiamenti e del piacere, del dolore e delle necessità che questi comportano, secondo logiche stabilite dalla natura e dalla società. La coscienza svanisce nella stasi e nell'indifferenza.

Mappe e territori

Una mappa non è il territorio che rappresenta, ma una sua raffigurazione infinitamente semplificata e ridotta. Tuttavia ci sono mappe che corrispondono più e meglio di altre al territorio che vorrebbero rappresentare. Questo vale anche per le mappe nelle nostre menti, con cui raffiguriamo il mondo di cui abbiamo esperienza.

Sull'intelligenza

L'intelligenza può essere definita come la capacità di creare, nel proprio cervello, modelli della realtà. Tali modelli sono usati dalla mente per "ri-conoscere" certe situazioni e agire in esse (o meglio, reagire ad esse) in modi prestabiliti o calcolati al momento, secondo certi algoritmi in parte innati, in parte appresi.

Una mente superiore

Una mente superiore è una mente capace di studiare se stessa, ovvero la propria struttura e il proprio funzionamento, e di modificarsi volontariamente e consapevolmente, nei limiti del possibile, per migliorare le proprie interazioni con il mondo esterno e interno, in modo da soddisfare meglio i bisogni della propria persona.

Sulla mentalità della gente

La cattiva politica e la cattiva burocrazia non vengono dal cielo. Sono il frutto della cattiva mentalità e ignoranza della maggior parte della gente, specialmente in un sistema democratico. Non è vero che molti soffrono per colpa di pochi; spesso è vero il contrario, ovvero che le minoranze soffrono per colpa delle maggioranze.

Io, sentimento, coscienza, volontà

Io cosciente = sentimento + coscienza + volontà. Nessuna di queste tre entità servirebbe a qualcosa, né perciò avrebbe ragione di esistere, senza le altre due. Infatti, ciascuna di esse coopera con le altre per esercitare la sua funzione. L'io cosciente non è qualcosa di diverso o separato dalle altre tre entità, ma la loro somma.

Attacco al super-io

Chi sfida il suo super-io deve aspettarsi subdole, ostili e morbose reazioni di questo guardiano, messe in atto "a fin di bene" cioè per proteggere la persona dal rischio di essere espulsa dalla comunità. Perciò lo sfidante dovrà essere vigile per riconoscere e respingere ogni tentativo da parte del super-io di boicottare la sua libertà.

L'illusione del controllo

Nelle riflessioni e nelle discussioni mi pare che manchi generalmente una cosa per me fondamentale: la consapevolezza del fatto che i nostri pensieri non sono volontari, ma pilotati da meccanismi inconsci. Ci si illude di avere un controllo sulle parole da pensare o da dire e sulle immagini mentali da immaginare, ma questa è un'illusione.

Sulle funzioni del sistema nervoso

Le prime forme di vita erano costituite essenzialmente solo da apparati digerenti. L'evoluzione dei sistemi nervosi, fino alla coscienza umana, può essere considerata come lo sviluppo di tecniche, metodi e strategie per favorire l'ottenimento del cibo, la sopravvivenza e la riproduzione degli individui.

La mente come sistema informatico

La mente è un sistema bio-informatico costruito (attraverso le esperienze) per soddisfare i bisogni primari dell'individuo. Esso è più o meno efficace ed efficiente da persona a persona, e cambiarlo è molto difficile, anche perché domina il pensiero e i sentimenti, e la coscienza non lo conosce se non in modo superficiale e spesso mistificato.

Sullo sviluppo della mente umana

Al momento della nascita, e forse anche alcuni giorni o mesi prima, l'uomo sviluppa la capacità di provare piacere e dolore. Con le successive esperienze, l'uomo associa una certa quantità di piacere o di dolore a certe forme, ovvero certe configurazioni di immagini, suoni e altre sensazioni, percepite simultaneamente al piacere o al dolore stessi.

Natura fisica vs. natura logica

Nella natura fisica non ci sono né nomi né significati; essi si trovano solo nella natura logica, ovvero nelle menti degli umani e nei loro prodotti.

Nella natura fisica non esistono numeri ma quantità, ovvero quanti di energia. I numeri esistono solo nella natura logica, ovvero nelle menti umane, come risultato del contare.

Risposte cognitivo-emotivo-motivazionali

Ognuno ha le sue particolari risposte cognitivo-emotivo-motivazionali agli stimoli esterni e interni. Gli umani si differenziano soprattutto per tali risposte. Se volete capire una persona, chiedetevi quali siano le sue particolari risposte a certi stimoli, ovvero a certe immagini, idee, parole, situazioni, eventi, domande, richieste, sensazioni ecc.

Sonno parziale

Così come certi uccelli possono dormire durante il volo, facendo riposare solo una parte del cervello per volta, così forse anche nell'uomo ci sono parti del cervello che periodicamente passano dalla veglia al sonno e viceversa, ovvero dall'attività al riposo, determinando instabilità e incongruenze nella coscienza, nei sentimenti e nel comportamento.

Riprogrammarsi

A parer mio, dovremmo imparare a riprogrammare il nostro software, ovvero le nostre risposte cognitivo-emotive, su basi razionali e sentimentali al tempo stesso, ovvero su una ragione al servizio dei sentimenti. Perché i sentimenti sono il fondamento della coscienza e dell'autoregolazione della vita degli animali superiori, come insegna Antonio Damasio.

Problemi diversi

Io mi pongo problemi che la maggior parte della gente non si pone, e viceversa. Ciò significa che qualcuno di noi non ha capito cosa sia veramente importante nella vita, o che io e gli altri abbiamo problemi diversi. Quest'ultimo caso è ovvio dato che la mente si forma attraverso le esperienze e ognuno ha fatto esperienze diverse, e con un corpo diverso.

Entropia positiva e negativa

Ludwig Boltzmann ci ha insegnato che la probabilità che un cambiamento casuale produca un minor ordine è molto più alta della probabilità che esso produca un maggior ordine. In tale prospettiva, una mente (consapevole o inconsapevole) sembra essere l'unica cosa capace di produrre un maggior ordine in un insieme di oggetti materiali, forme o informazioni.

Uomini e computer

Ogni essere umano è come un computer: ci metti dentro delle idee e lui ne produce come risultato dell'elaborazione di quelle che ci hai messo. Perciò l'intelligenza di un computer e quella di un umano dipendono molto dalle idee che ci metti dentro. Inoltre, computer e umani sono diversi in quanto più o meno veloci e con più o meno memoria, ovvero neuroni.

Realtà come multifenomeno

La realtà è un multifenomeno, ovvero un'insieme, in parte ordinato e in parte caotico, di innumerevoli fenomeni, molti dei quali interdipendenti. Dato che una mente può cogliere solo una minima parte dei fenomeni e delle loro interazioni, dovremmo mostrare una maggiore umiltà intellettuale, ma purtroppo la mente non conosce i suoi limiti, e si sopravvaluta.

Gli ordini del corpo

La mente chiese al resto del corpo: "Come posso servirti?" Il resto del corpo rispose: "Resta in ascolto degli ordini che ti comunicherò mediante il piacere e il dolore; nel frattempo esplora la natura, studia la cultura, cerca la saggezza, conoscimi, impara a giocare, fammi giocare con gli altri, gioca con te stessa, divertiti, fammi divertire e proteggimi."

Esseri umani come animali di specie diverse

Mentre gli animali di una stessa specie hanno la stessa visione del mondo (e di conseguenza gli stessi valori e interessi) gli esseri umani (dotati di capacità di astrazione simbolica e influenzati dalle diverse culture e subculture di appartenenza) hanno visioni del mondo, valori e interessi molto diversi, come se fossero animali appartenenti a specie diverse.

Io, coscienza e mente al servizio del corpo

Una mente non può esistere senza una corpo. Infatti la mente è un organo del corpo di cui fa parte, ed è al suo servizio. Similmente, una coscienza non può esistere senza una mente. Infatti, la coscienza (cioè l'io cosciente), è un organo della mente di cui fa parte. Di conseguenza, l'io cosciente (cioè la coscienza) è un sotto-organo del corpo ed è al suo servizio.

La mente come rete di idee

La mente può essere considerata come una rete di idee interconnesse, e il pensiero come una concatenzazione di idee, cioè un percorso attraverso i nodi della rete. Quando pensiamo, visitiamo tali nodi uno alla volta, e dopo aver visitato un certo nodo, ne visitiamo un'altro scelto automaticamente (non sappiamo come, né da chi) tra quelli direttamente collegati ad esso.

Sui traumi psichici infantili

Quando si parla di "traumi" infantili si intendono momenti traumatici, cioè eventi particolari, che avrebbero conseguenze gravi nello sviluppo psichico degli interessati. A tal proposito io ritengo che siano generalmente molto più importanti e determinanti (nel bene e nel male) le situazioni abituali in cui un bambino vive, più che certi eventi particolari a cui partecipa.

Leggi fisiche e logiche mentali

Il comportamento di ogni essere vivente è determinato da leggi fisiche e da logiche mentali. Le prime sono immutabili, le seconde mutabili, pur essendo soggette alle prime. Infatti una logica mentale non può cambiare in modo totalmente libero, ma solo entro certi margini di libertà determinati da certe leggi fisiche. In altre parole, ogni libertà è limitata da leggi fisiche.

Il software della vita

Mente, psiche, anima, spirito, sono la stessa cosa, ovvero sinonimi. Sono il software della vita. Esso può essere in tutto o in parte copiato da un vivente ad un altro e scritto in opere letterarie e artistiche, le quali non sono altro che simulazioni parziali della vita e dei rapporti umani. Lo scopo di tali opere è quello di facilitare la costruzione di paradigmi di interazione.

Come cambiare le abitudini mentali sbagliate

Un'abitudine mentale sbagliata (in quanto induce comportamenti che causano inutili sofferenze a se stessi o agli altri) non si elimina solo con una "presa di coscienza" dell'errore, ma con lo stabilirsi di una nuova abitudine in senso opposto, ovvero con una ripetizione sufficientemente lunga di nuovi comportamenti opposti ai precedenti, fino al punto in cui essi diventano automatici.

Automi variabili

Non facciamo altro che reagire in modi programmati a situazioni che riconosciamo. Sia le situazioni che riconosciamo, sia i modi in cui reagiamo possono essere più o meno complessi e variabili a seguito di apprendimenti. I processi di apprendimento sono a loro volta automatici e variabili in quanto possiamo apprendere ad apprendere. Insomma, siamo automi variabili e possiamo cambiare.

Il problema delle aspettative

Noi esseri umani abbiamo delle aspettative, cioè ci aspettiamo che in certe circostanze, certe persone si comportino in un certo modo. Quando ciò non succede. siamo sorpresi e confusi, protestiamo, accusiamo chi avrebbe dovuto comportarsi in un certo modo di non averlo fatto per sua colpa. Difficilmente capiamo che la colpa è stata solo nostra in quanto avevamo aspettative non realistiche.

Il perché del piacere e del dolore

Perché a certe persone piacciono certe cose e altre cose no? E' una domanda che pochi si fanno e a cui è molto difficile rispondere. D'altra parte molti pensano che porsi certe domande sia insensato e inutile. Eppure io ritengo che conoscere almeno in parte la risposta a questa domanda potrebbe aiutarci a vivere meglio, perché credo che il piacere e il dolore seguano delle logiche inconsce.

L'uomo e i computer

I computer non viventi sono estensioni di menti umane, come qualsiasi altro oggetto o forma culturale (che oggi chiamiamo "meme"). Infatti non esistono computer non viventi che non siano stati prodotti dall'uomo. I computer viventi sono invece i sistemi nervosi di piante e animali ottenuti per selezione naturale o per selezioni e modifiche genetiche operate dall'uomo.


Domande sulla conoscenza di se stessi

Che significa conoscere se stessi? Quali sono i requisiti per ottenere tale conoscenza? A quale età è possibile cominciare a conoscere se stessi? In quale modo e in quale misura la gente comune conosce se stessa? Come si descrive? Secondo quali teorie scientifiche, filosofiche o religiose? Come spiega il suo comportamento? Cosa sa di ciò che avviene nel suo cervello? Cosa sa dei suoi automatismi?

Sulle visioni del mondo

Ogni visione del mondo è una mappa cognitiva, emotiva e volitiva, che si è sviluppata a seguito delle particolari esperienze del soggetto. In questa mappa, ad ogni oggetto o idea riconoscibile dal soggetto sono associati collegamenti con certi altri oggetti o idee, certi sentimenti più o meno piacevoli o dolorosi, e un’attrazione o repulsione più o meno intensa.

Sul successo della televisione

L'enorme successo della televisione in tutto il mondo è dovuto alla sua capacità di facilitare la condivisione di contenuti culturali e mentali tra grandi quantità di persone. Infatti l'uomo ha un profondo e irresistibile bisogno di condividere i contenuti della sua psiche con altre persone, perché la psiche è una costruzione sociale fondata sulla condivisione di linguaggi e di modelli di pensiero e di comportamento.

Il livello dell'io

L'io deve salire di livello rispetto al resto della mente, ovvero al resto del software che ci governa. Non deve perciò dire "io voglio x e non voglio y", ma "il mio software vuole x e non vuole y". Non deve dire "io e te non siamo d'accordo, ma i nostri software non sono d'accordo. Non "io amo x", ma "il mio software ama x". Non "io odio y", ma "il mio software odia y". Non "io penso x", ma "il mio software pensa x".

L'attacamento alle sventure

Chi è abituato alle sconfitte, alle frustrazioni, alle rinunce, alle umiliazioni, alla schiavitù, alle paure, il giorno in cui tutto gli andasse per il meglio si troverebbe in difficoltà, avendo adottato strategie compensatorie consce o inconsce difficili da disabituare e che necessitano di sventure per essere giustificate razionalmente. Infatti certe persone hanno bisogno di star male per dare senso alla loro personalità.

La mente come popolo

Una mente è come un popolo. Un popolo è una moltitudine di persone più o meno diverse, unite in certe cose e divise in altre, ognuna delle quali cerca di vivere o sopravvivere a modo suo, alcune in silenzio, altre cercando di far sentire le loro voci. Persone più o meno intelligenti e stupide, buone e cattive, sprovvedute, mediocri, eccellenti. Così come i popoli non sono tutti uguali, anche le menti non sono tutte uguali.

A che serve la mente?

Suppongo che la mente serva a stabilire in quale misura una certa cosa (oggetto, persona, azione, idea, evento, opzione, luogo, posizione ecc.) possa soddisfare o frustrare i bisogni del corpo a cui appartiene, e ad imparare ad accrescere e a migliorare tale capacità. Infatti, ritengo che la mente sia un organo del corpo sviluppatosi nel corso dell'evoluzione per favorire e facilitare la salute e la riproduzione del corpo stesso.

Come divido il mondo

Io divido il mondo nelle seguenti parti che interagiscono tra loro: io (cioè la mia mente cosciente), la mia mente inconscia, il resto del mio corpo, gli altri, il resto del mondo. Ognuna di queste parti è costituita da parti subordinate che interagiscono tra loro. Su questa divisione si basa la mia filosofia/psicologia.


Sulla "percezione sinottica"

Le neuroscienze ci insegnano che i neuroni attivi allo stesso tempo stabiliscono forti connessioni tra di loro. Questo conferma l'importanza della "percezione sinottica" (termine da me coniato), ovvero della percezione simultanea di vari oggetti materiali o simbolici. In poche parole, non è tanto importante ciò che percepiamo, quanto ciò che percepiamo "insieme", perché la concomitanza permette la formazione di connessioni "logiche".

L'uomo senza società

Immaginate di essere nati nel laboratorio di uno scienziato criminale che sin dalla nascita vi ha tenuti chiusi in un recinto impedendo a chiunque di parlarvi e assicurandovi solo il nutrimento, la cura dalle malattie e la protezione dal freddo e dal caldo eccessivi.
Come vedreste il mondo? Quali sarebbero i vostri pensieri? In cosa consisterebbero la vostra coscienza, le vostre conoscenze, i vostri gusti, la vostra morale?

Le nostre menti

Le nostre menti elaborano informazioni e determinano reazioni cognitivo-emotive secondo programmi scritti e modificati dalle nostre esperienze, ovvero dalle nostre interazioni col resto del mondo reale o immaginario. Perciò è importante la scelta delle cose, persone e idee con cui interagire nella realtà e nella immaginazione. Tale scelta può essere più o meno creativa (ovvero più o meno suggerita dal caso) e più o meno ricca di opzioni.

Come cambiare il proprio modo di reagire

Per cambiare il proprio modo di reagire agli stimoli bisogna collegare certe parti della propria mente che non erano collegate, e/o scollegare certe parti che erano collegate. Per ottenere questo si possono utilizzare elaborati grafici opportunamente preparati con testi e immagini, in cui sono rappresentate le parti da collegare e/o da scollegare. Ovviamente prima è necessario capire quali siano le parti della mente da collegare e/o da scollegare.

Mente emotiva e mente razionale

Per la mente emotiva i giudizi sono assoluti, cioè senza misura: uno è totalmente colpevole o totalmente innocente, totalmente giustificato o totalmente ingiustificato. La mente razionale, invece, misura il grado di colpevolezza di una persona e lo confronta con quelli di altre persone. In ogni umano la mente emotiva convive con quella razionale, ma in rapporti di potenza diversi da persona a persona. In alcuni prevale la mente emotiva, in altri quella razionale.

Trovare le risposte

La mente è un elaboratore di informazioni che ha molte funzioni, tra cui quella di trovare continuamente (consciamente e/o inconsciamente) le risposte a domande del tipo: "se io agisco nel modo X, in che modo gli altri reagiscono?". Le risposte dipendono dai dati presenti nella memoria (conscia e inconscia) del soggetto, ottenuti dalle proprie esperienze. Per cambiare le risposte occorre cambiare i dati, e per cambiare i dati occorre fare nuove e diverse esperienze.

La mia concezione dell'inconscio

La mia concezione dell'inconscio è molto più estesa di quella freudiana in quanto comprende qualsiasi meccanismo involontario e non consapevole, compresi quelli di tipo biochimico, governati da logiche algoritmiche definite nel DNA e altre apprese. In pratica, per me l'inconscio include tutto il corpo e le sue attività interne, ad eccezione dell'io cosciente, a partire dalle cellule e dagli organi, che hanno una "mente" nel senso che si comportano secondo certe "logiche".

Algoritmi di comportamento

Nel mio inconscio è scritto che se io agisco in un certo modo, una certa persona reagisce in un certo modo, e che se una certa persona agisce in un certo modo io devo reagire in un certo modo. Questa logica può essere cambiata attraverso nuove esperienze o una psicoterapia, D’altra parte una psicoterapia costituisce per il cliente una nuova esperienza.

A che serve una mente

Una mente serve essenzialmente a elaborare informazioni, cioè a distinguere, riconoscere e associare sensazioni, forme, idee (ovvero percezioni), e azioni. Queste ultime sono sempre reazioni (fisiche o semantiche) a qualche percezione.

Quanto detto vale sia per la mente di un sistema vivente (cioè di un organismo), sia per quella di un sistema non vivente (cioè inorganico, come ad esempio un computer) con diversi gradi di complessità, sensibilità e consapevolezza.

Coscienza e interazioni sociali

Secondo George Herbert Mead, la psiche si forma e costituisce attraverso le interazioni sociali e allo scopo di gestirle al meglio. In altre parole, nella psiche non c'è nulla che non sia relazionale ovvero sociale. Da ciò si deduce che se la coscienza, o "io cosciente", è solo la punta dell'iceberg della psiche, anche essa è relazionale e quindi non siamo mai "mentalmente" soli, ovvero siamo continuamente in dialogo con l'Altro generalizzato (termine coniato dallo stesso Mead) che è in noi.

L'uomo e la società

Alla nascita, ogni essere umano viene assegnato ad un certo gruppo sociale che formerà la sua mente e da cui cercherà di essere accettato e stimato il più possibile, conformandosi alle sue regole. Eccezionalmente egli tradirà quel gruppo associandosi con un altro per lui più conveniente o adatto, da cui si farà riformare la mente, e a cui cercherà di adattarsi. Ancora più raramente si renderà mentalmente ed emotivamente indipendente da qualsiasi gruppo e riuscirà a vederli tutti criticamente.

L'uomo e l'irrazionale

Irrazionale significa non divisibile, non analizzabile, non misurabile, non ragionevole, non discutibile, non logico, non relativo, ma assoluto e a volte sacro, qualcosa che si deve accettare o rifiutare in blocco, non parzialmente, proprio perché non può essere diviso in parti. L'irrazionale non può essere compreso, descritto o spiegato razionalmente ma solo mediante termini a loro volta irrazionali, o sentimentali. L'irrazionale è una invenzione umana, che non esiste al di fuori delle nostre menti.

Importanza dei simboli

I simboli sono importanti in quanto servono a indicare e rievocare esperienze, forme, idee, oggetti, persone, storie, che altrimenti potrebbero essere dimenticati o trascurati. Il simbolo indica, evoca, richiama, ricorda, porta l'attenzione su qualcosa di significativo, e in tal senso ha un potere formativo sulla mente che lo percepisce. Infatti, ogni volta che una forma viene rievocata, questa, con tutte le sue associazioni, si rafforza e aumenta di importanza nella struttura e nell'ecologia della mente.

Sull'esistenza dell'inconscio

Qualcuno mi ha chiesto se esiste una prova scientifica dell'esistenza dell'inconscio. La mia risposta è che non c'è bisogno di prove, perché l'inconscio esiste per definizione, come ciò che non è conscio. A meno che non si creda che tutta l'attività mentale, o psichica, sia conscia, ovvero consapevole, non si può negare l'esistenza dell'inconscio. La questione, quindi, non è se l'inconscio esista o no, ma come sia fatto e come funzioni, e su questo ci sono varie ipotesi e scuole di pensiero, nessuna "scientifica".

Le metamorfosi della psiche

In ogni psiche ci sono parti che non possono cambiare, altre che possono cambiare, e altre ancora che cambiano inevitabilmente. I cambiamenti dipendono da diversi fattori interni ed esterni; sono sempre involontari e generalmente lenti come quelli biofisici. Tuttavia possiamo volontariamente decidere di fare qualcosa di diverso dal solito, o di cambiare ambiente, e tale cambiamento può causare, in tempi più o meno lunghi, trasformazioni nella nostra psiche, più o meno benefiche o malefiche per la nostra vita e quelle altrui.

Siamo tutti drogati

L’attività mentale è condizionata anche da particolari ormoni prodotti dal cervello, come la dopamina e l'ossitocina, che hanno effetti su: umore, motivazioni, socialità, sentimenti come amore e odio ecc.

Tali ormoni sono allo stesso tempo causa ed effetto di particolari comportamenti,  sensazioni e percezioni. L’uomo è di fatto dipendente da tali ormoni, che, per composizione chimica ed effetti, possono essere assimilati a sostanze stupefacenti. Pertanto possiamo dire, in un certo senso, che siamo tutti drogati.

Sfiducia generalizzata

La psicoanalisi ci ha insegnato a non fidarci di nessuno, nemmeno di noi stessi, dato che la coscienza è sempre pronta a nascondere o mistificare le motivazioni inconfessabili dell’inconscio (il vero direttore del nostro comportamento).

Questa sfiducia generalizzata, non solo è causa di stress psichico, ma rende difficili i nostri rapporti sociali. Tra l'altro, ci costringe a nascondere la nostra sfiducia nel prossimo per non offenderlo.

Come sarebbe bello potersi fidare di qualcuno, aver fede in qualcosa!

Che succede quando leggiamo

Quando leggiamo un articolo di un giornale, acquisiamo un pezzo di software che va ad aggiungersi a quello che già possediamo. In realtà non si tratta di una semplice aggiunta, perché il software preesistente esamina e valuta il nuovo frammento e "decide" se accoglierlo tutto, in parte o per niente e in quale zona, ovvero contesto, della sua struttura inserirlo, dopo averlo adattato, semplificato, tradotto, interpretato, completato, modificato, distorto in modo "conveniente", ovvero "congeniale", secondo i propri bias cognitivi e le proprie risposte emotive.

L’io cosciente tra agenti interni e agenti esterni

L’io cosciente deve gestire due categorie di agenti: quelli interni e quelli esterni. Quelli interni sono i propri bisogni e desideri (spesso inconsci), i propri sentimenti e le proprie cognizioni. Quelli esterni sono gli altri esseri umani, con i loro bisogni e desideri, i loro sentimenti e le loro cognizioni, spesso in contrasto con quelli degli agenti interni. E’ impresa difficile e rischiosa, perché sia gli agenti interni che quelli esterni reagiscono in modo punitivo alle politiche dell’io cosciente a loro sfavorevoli.

Benessere e ricompense sociali

A mio parere, per migliorare il nostro benessere e la nostra efficienza (sia a livello individuale che sociale) possiamo migliorare, entro certi limiti, sia il nostro hardware (cioè la parte organica, fisiologica, biochimica, materiale della nostra persona), sia il nostro software (cioè la sua parte logica, informatica, cognitiva, spirituale, motivazionale, conscia e inconscia). A tale scopo ci può essere d'aiuto la conoscenza dei sistemi neurologici di ricompensa connessi con la produzione di dopamina e di ossitocina, specialmente quelli riguardanti le ricompense sociali.

Può una mente conoscere se stessa?

È possibile per una mente conoscere se stessa? Sì, parzialmente e indirettamente, nei seguenti modi: (1) per analogia mediante l'osservazione di altre menti, nella realtà e nella letteratura narrativa, (2) per deduzione dal comportamento e giudizio degli altri verso di sé, (3) interpretando i propri sentimenti e correlandoli al comportamento proprio e altrui e (4) attraverso lo studio delle teorie psicologiche.

Il grado di conoscenza e affidabilità raggiungibile dipende da vari fattori, tra cui l'intelligenza, l'ampiezza e la salute della mente stessa.

Potenza dell'assenza

La mente reagisce non soltanto a certi stimoli ma anche all'assenza degli stessi. Infatti, come insegna Gregory Bateson, l'assenza di una certa informazione costituisce una particolare informazione. Tale "informazione su un'assenza" può dare luogo ad una certa risposta cognitivo-emotivo-motiva ad essa associata. Perciò, ad esempio, se un bisogno, anche se dormiente, non viene soddisfatto entro un certo periodo di tempo, l'organismo può entrare (automaticamente, involontariamente, inconsciamente) in uno stato di sofferenza, agitazione, angoscia, paura, disperazione, malattia ecc.

Combinazioni di parole, reazioni, cambiamenti

Una certa combinazione di parole può avere un effetto nella mente che la legge o che la pensa. Gli effetti delle (o le reazioni alle) combinazioni di parole possono essere molto vari. Ci possono essere reazioni che non cambiano la mente che "riceve" le combinazioni, e reazioni che la cambiano. Una mente cambia quando ad uno stesso stimolo, o idea (o combinazione di parole), essa reagisce in un modo diverso da quello abituale. In altre parole una mente cambia quando cambia il programma da cui dipende il proprio comportamento, cioè da cui dipendono le proprie reazioni a particolari percezioni.

Mente, enti, verbi, transazioni, interazioni e relazioni

La mente funziona definendo enti e verbi, cioè azioni tra enti. Ogni ente può assumere il ruolo di soggetto e di oggetto in diversi momenti e situazioni. In una transazione tra due enti uno di essi è soggetto e l'altro oggetto, nel senso che un ente soggetto agisce un'azione verso un ente oggetto, che la subisce. Reagendo, l'ente oggetto diventa soggetto. Una serie di transazioni e di reazioni tra due enti costituisce un'interazione tra di essi. Una serie di interazioni tra due enti costituisce una relazione tra di essi. L'essenza di una ente è costituita dalle sue relazioni con altri enti.

Gregory Bateson sulla mente come sistema cibernetico

“... si può affermare che qualunque insieme dinamico di eventi e oggetti che possegga circuiti causali opportunamente complessi e in cui vigano relazioni energetiche opportune, mostrerà sicuramente caratteristiche proprie della mente. Tale insieme eseguirà confronti, sarà cioè sensibile alla differenza (oltre a essere influenzato dalle ordinarie ‘cause’ fisiche, come collisioni o forze); ‘elaborerà l’informazione’, e sarà inevitabilmente autocorrettivo, o in direzione dell’ottimalità omeostatica ovvero in direzione della massimizzazione di certe variabili. ...”. [da "Verso un'ecologia della mente"]

La mente come decisore

In ogni momento, ogni mente sceglie, cioè decide, come agire e come reagire tenendo conto delle azioni e delle reazioni (ricordate, percepite al momento, e previste) delle cose e delle persone con cui comunica e interagisce, e di cui è a conoscenza.

Infatti questa è la funzione fondamentale della mente.

Il corpo di un essere vivente contiene una quantità di menti, almeno una per ogni cellula, e la coscienza umana è una di esse.

Le decisioni delle diverse menti possono essere tra loro più o meno concordi e discordi, sinergiche e conflittuali, note e ignote.

A che servono i sentimenti?

Suppongo che i sentimenti (piacere, dolore, gioia, sofferenza) abbiano un ruolo fondamentale nel funzionamento della vita, in quanto servono al corpo per indicare alla mente cosciente la valenza vitale di particolari percezioni o idee, ovvero in quale misura una certa cosa percepita o una certa idea o ipotesi di azione è associabile alla soddisfazione o alla frustrazione dei suoi bisogni in un rapporto di causa-effetto. Attraverso tali indicazioni (costituite dai sentimenti) la mente si sviluppa e forma la sua struttura, ovvero essa programma la logica delle risposte comportamentali della persona alle diverse situazioni.

L'errore più comune

L'errore più comune che spesso facciamo è supporre che gli altri ragionino come noi, che reagiscano emotivamente come noi, che abbiano simili principi morali, simili interessi, simili motivazioni e simili paure, che sappiano ciò che noi sappiamo, che soffrano e godano per motivi simili a quelli per cui noi godiamo e soffriamo, che le nostre menti siano simili.

È come credere che tutti i computer siano simili. In effetti tutti i computer sono simili per quanto riguarda i principi generali di funzionamento, ma molto diversi tra loro nei materiali (hardware) e nei programmi (software), ovvero nelle "applicazioni".

Cambiare lentamente

I grandi cambiamenti mentali sono pericolosi e dolorosi. Meglio fare piccoli cambiamenti, un po' per volta, che grandi ristrutturazioni.

Infatti un grande cambiamento potrebbe creare disadattamenti e rotture nelle interazioni tra i numerosi agenti mentali di cui è composta la nostra mente e, di conseguenza, nelle interazioni con il nostro ambiente.

Le connessioni e le interazioni tra organi viventi richiedono tempo lunghi (biologici) per svilupparsi e i cambiamenti sono particolari casi di sviluppo. Gli esseri viventi non tollerano trasformazioni immediate estese.

La mente come sistema sociale

La mente di un essere umano è un sistema i cui programmi sono scritti principalmente per effetto delle interazioni con gli altri al fine di permettere l'integrazione dell'individuo in una comunità, ovvero per soddisfare il bisogno di appartenenza sociale, caratteristico dell'Homo Sapiens. L'imitazione dell'altro, la ricerca della sua approvazione o ammirazione, guida o sottomissione, e la comune partecipazione ad eventi sociali più o meno rituali, sono motivazioni sempre attive che determinano il comportamento esterno e i pensieri di ogni umano, consciamente o inconsciamente, nelle interazioni attuali e nelle aspettative di interazioni future.

Scuole di pensiero incompatibili

È inutile che due persone discutano su un aspetto particolare del comportamento umano se sono in totale disaccordo sulla struttura e il funzionamento della mente in generale. Vi sono infatti scuole di pensiero incompatibili come quella cognitivista, quella psicodinamica, quella spiritualista e quella del non pensiero. La prima afferma il primato della coscienza sull'inconscio, la seconda il primato dell'inconscio sulla coscienza, la terza il primato del divino sull'umano, la quarta considera l'attività pensante pericolosa o inutile e preferisce andare "dove ti porta il cuore". Esistono poi scuole di pensiero ibride che combinano in vario modo quelle indicate.

Sul sogno

Il sogno è, a mio parere, una simulazione di vita non controllata dalla ragione, in cui vengono liberamente messi in scena personaggi e luoghi in parte veri e in parte inventati, piaceri e dolori, desideri e paure.

Tale simulazione consiste nel rievocare e combinare a caso i propri ricordi allo scopo di mettere alla prova, nelle varie scene, le nostre capacità di evitare il dolore e di ottenere il piacere, e di dar seguito ai nostri desideri e alle nostre paure.

In tal senso il sogno è un gioco involontario finalizzato ad esercitare la nostra capacità di vivere, mediante la simulazione di atti ed eventi imprevisti.

Fisiologico vs. psicologico vs. psicofisiologico

Nel cervello umano avvengono fenomeni puramente fisiologici, altri puramente psicologici e altri ancora psicofisiologici, ovvero psicosomatici, nei quali i due piani sono direttamente e strettamente connessi.

Basti dire, ad esempio, che una notizia (ovvero una pura informazione) di un certo tipo, oppure la percezione visiva di una certa situazione, può provocare un collasso cardiaco, un tremore, l'apertura di sfinteri, un aumento di irrorazione sanguigna, di adrenalina, di sudorazione, di tensione muscolare, uno svenimento ecc.

Altro esempio di fenomeno psicofisiologico è l'effetto placebo, la cui efficacia è scientificamente dimostrata.

Divisione dell'individuo

Le strutture grammaticali e sintattiche delle lingue che conosco implicano una unità della mente che in realtà non esiste. Infatti i termini "io" e "me" indicano la persona come "individuo", cioè come indivisibile, mentre in realtà la persona è divisibile, e divisa, principalmente in due parti: la coscienza e il resto della mente e del corpo. Tale divisione non è solo concettuale o letteraria, ma sistemica, nel senso che le due parti interagiscono scambiandosi informazioni ed energie, e ognuna di esse, in quanto agente, assume il ruolo di soggetto e di oggetto allo stesso tempo.

Solo tenendo conto di tale divisione è possibile costruire una psicologia realistica.

Software contro software

Le interazioni tra esseri viventi sono regolate dai rispettivi software, i quali determinano il comportamento, cioè cosa cercare (ovvero le motivazioni e gli interessi) e come reagire ai vari stimoli o input. Le motivazioni di due esseri viventi possono essere tra di loro più o meno sinergiche  ("win-win") o conflittuali. In caso di conflitti ciascuna parte può cercare di indurre o costringere il software dell'altra ad adattarsi ai propri desideri, oppure indurre o costringere il proprio software ad adattarsi a quelli dell'altra. La condizione umana è caratterizzata infatti da una continua dialettica tra i software delle persone che interagiscono, che può essere più o meno violenta.

Agenti mentali antagonisti

La mente è una specie di assemblea di agenti mentali che possono essere antagonisti, cioè voler cose opposte. L'io cosciente (l'unico agente cosciente) è uno di essi, e il suo volere puà essere in contrasto con quello di altri agenti. In caso di conflitto ci sono due possibilità: l'immobilismo (quando i due agenti hanno eguale forza) e il prevalere dell'uno sull'altro. Ebbene io credo che l'io cosciente sia il più delle volte soverchiato da uno o più agenti mentali inconsci. Il fatto è che l'io cosciente non può controllare l'inconscio (se non in minima parte e in tempi lunghi), mentre è vero il contrario, cioè l'inconscio controlla l'io consciente in tempi brevi e in grande misura.


Mente: istruzioni per l'uso

Mi piacerebbe scrivere un libro dal titolo “Mente: istruzioni per l’uso”. Esiste già un libro con lo stesso titolo. Ho chiesto a ChatGPT un riassunto del suo contenuto, e mi pare che si tratti, più che di istruzioni per l’uso, della divulgazione di conoscenze scientifiche sulla mente. Io vorrei invece dare delle istruzioni su come gestire la propria mente per una maggiore felicità.

Credo che un’idea utile in tal senso sia quella di separare l’io dal resto della mente e del corpo, e osservare (in quanto “io”) le interazioni tra il resto della mente+corpo con il resto del mondo, come illustrato nella figura seguente.


La mente come sistema

La mente è un sistema che ha come input il potere (cioè la libertà), il dovere (cioè la necessità), l'accadere (cioè il caso), il sentire (cioè il dolore e il piacere) e il rievocare (cioè la memoria), e come output il volere (cioè la scelta). Il suo funzionamento dipende da algoritmi innati e appresi, capaci di modificare se stessi entro certi limiti.



 

Sull'accostamento tra mente e computer

Il cervello non è un semplice computer, ma un sistema cibernetico ipercomplesso che include parti sconosciute e parti casuali. Anche se non sappiamo nulla dell'essenza della coscienza, dei sentimenti e della volontà, sappiamo però molto, in senso sistemico, delle interazioni tra queste entità e il resto del corpo e della mente, e grazie a tali conoscenze o ipotesi possiamo fare molto per migliorare la condizione umana. Per quanto riguarda tutto ciò che non sappiamo, forse in futuro ne sapremo di più, ma intanto possiamo lavorare su ciò che abbiamo capito, intuito, ipotizzato. Al di fuori dell'approccio sistemico (e quindi cibernetico) non ci resta che quello esoterico, che non mi sembra più affidabile né più promettente.

Esercizi di integrazione mentale

Ogni tanto dovremmo fermarci per integrare, ovvero riunire, tutte le cose che abbiamo nella mente. Si tratta di vederle tutte insieme, anche quelle più ostiche, compresi noi stessi, in un grande quadro sinottico immaginario, ecologico, ovvero relazionale, una immensa mappa cognitiva ed emotiva spaziotemporale. Possiamo chiamare questo tipo di esercizio come vogliamo: meditazione, contemplazione, raccoglimento, preghiera, sottomissione, adorazione, comunione, devozione, conciliazione, sintesi, non importa il nome. Grazie a tali esercizi, oltre a riposarci dalle fatiche e i conflitti della razionalità e a lasciarci andare dolcemente e senza resistenze nel ciclo della vita, forse intuiremo quale sia il nostro posto nel mondo.

Cambiare la mente?

Molti pensano che una persona possa cambiare la propria mente (ovvero il proprio comportamento e i propri pensieri) a piacimento, cioè a volontà ("basta volerlo") perché non la considerano una cosa materiale. Suppongono che la mente sia, in un certo senso, come il software di un computer che può essere cambiato parzialmente o totalmente in pochi secondi a seguito di una scelta. A parer mio, si tratta di una illusione fatale, da cui derivano tante altre illusioni ed errori. In realtà la mente consiste in una logica scritta e supportata da sostanze e tessuti materiali interconnessi, biochimici, molecolari, elettrici, per cambiare i quali sono necessarie nuove esperienze e tempi lunghi, cambiamenti sui quali non abbiamo alcun controllo diretto.

La natura dell'anima

Ognuno definisce e immagina l'anima a modo suo. Infatti la scienza non cerca nemmeno di definirla e tanto meno di studiarla. Non la nega né l'afferma. Semplicemente non se ne occupa se non come concetto culturale, psicologico, filosofico o religioso. Non è di competenza della scienza in quanto non si presta ad essere compresa con il metodo scientifico, perché non è "falsificabile". La questione fondamentale, per me, è se l'anima possa esistere al di fuori di un corpo vivente. Io non credo. Credo infatti che l'anima sia semplicemente la mente del vivente (per lo più inconscia), come la intende Gregory Bateson. Suppongo che essa muoia con la morte del corpo, ma che finché è viva possa riprodursi, ovvero essere parzialmente copiata in altri corpi.

La mente come sistema di connessioni

Pensare, parlare, scrivere servono a interconnettere o a disconnettere concetti preesistenti e/o sentimenti ed emozioni, e a formare nuovi concetti.

La mente è infatti un sistema di connessioni tra concetti e/o sentimenti ed emozioni, supportate da connessioni neuronali.

Ogni connessione può essere più o meno piacevole o dolorosa.

La mente serve dunque a gestire associazioni cognitive, sentimentali ed emotive, al fine di soddisfare i bisogni dell'organismo e di evitargli frustrazioni.

Tale funzione è realizzata mediante la capacità di provare piacere e dolore, e la motivazione/pulsione a cercare il primo e a evitare il secondo, essendo le soddisfazioni piacevoli e le frustrazioni dolorose.

Cervelli inadeguati a gestire la complessità

Per centinaia di migliaia di anni l’homo sapiens ha conosciuto un‘unica lingua, un’unica religione, un’unica filosofia, un unico modo di procurarsi il cibo, un’unica forma di governo e ha pensato in modo semplice. Il progresso tecnico degli ultimi quattromila anni, specialmente negli ultimi quattro secoli, ha reso la società e la vita così complesse che non possiamo più permetterci di pensare in modo semplice. Tuttavia il nostro cervello è rimasto fisicamente quello di migliaia di anni fa, poco adatto a gestire la complessità e vari livelli di astrazione e di metapensiero. Lo stesso vale per le culture e la conoscenza della natura umana che sono ancora molto arretrate rispetto alle attuali possibilità tecniche e alle conoscenze scientifiche di cui disponiamo.

Il posto di ogni cosa

Ogni cosa (oggetto, persona, evento, idea ecc.) deve trovare un posto nella nostra mente, e il posto in cui mettiamo una cosa è importante perché da tale posto dipende il significato, il valore e l’uso che facciamo di quella cosa.

I posti in cui mettiamo le cose che conosciamo sono organizzati secondo una struttura logica che dipende dalle nostre esperienze personali. Tale struttura consiste in categorie, che sono come cassetti o scaffali pronti ad ospitare tutte le cose di cui abbiamo fatto esperienza, o che abbiamo inventato.

Cambiare personalità, per esempio per effetto di una psicoterapia, significa mettere certe cose in posti diversi da quelli in cui le avevamo messe, o cambiare la struttura dei posti che usiamo per sistemare le nostre cose, ovvero le categorie che usiamo per classificarle.

Principali categorie della vita e della mente


  • Organismo, bisogni

  • Piaceri, attrazioni, desideri

  • Dolori, repulsioni, paure

  • Esperienze, informazioni, associazioni forme/emozioni e forme/forme

  • Scelte, comportamenti, relazioni, interazioni, volontà, progetti, motivazioni

  • Nuove esperienze, nuove informazioni, nuove associazioni forme/emozioni e forme/forme

  • Nuove attrazioni, nuovi desideri, nuove repulsioni, nuove paure

  • Nuove scelte, nuovi comportamenti, nuove relazioni, nuove interazioni, nuove volontà, nuovi progetti, nuove motivazioni



Vedi anche Psicologia dei bisogni

L'io e l'inconscio - Le due logiche e la salute mentale

Nella mia concezione della mente, l'io, anche detto "io cosciente" o "conscio", è la parte cosciente della vita di un essere umano. A tutto il resto di esso, compresi i visceri, gli organi, la memoria, i nervi, i neuroni e tutte le altre cellule, do il nome di inconscio.

Io divido dunque la vita umana in due parti: la vita conscia e quella inconscia, ognuna con la sua logica, automatica e parzialmente modificabile, di soddisfazione dei bisogni della persona intesa come corpo e mente inseparabili. Le due logiche possono essere più o meno concordi o discordi, coerenti o incoerenti, alleate o antagoniste.

A mio parere, una persona è tanto più sana di mente e contenta, quanto più in essa le due logiche, che si influenzano reciprocamente, collaborano a favore della vita dell'essere a cui appartengono, e quanto meno confliggono tra loro.

La natura umana (e la mente) in tre triangoli concentrici

Il diagramma seguente è un sinottico della natura (e della mente) umana. In esso sono rappresentate le forme e le idee fondamentali della vita e della mente (o psiche), cioè le informazioni e gli algoritmi simultanei e concorrenti che determinano il comportamento, i sentimenti e i pensieri di ogni essere umano. Lo scopo del diagramma è aiutare a vedere l'uomo, la società e la natura in modo integrato, olistico, sistemico, complesso, non parziale, non semplicistico e non riduzionistico.



Cause della crisi

Io credo che l'attuale crisi politico-economico-ecologico-sociale di cui si tanto discute per lo più inutilmente abbia cause complesse e sistemiche, non lineari ma circolari, e tra i tanti fattori che la causano il più importante sia quello di cui meno si discute, ovvero il funzionamento della mente umana.

Ciò è forse dovuto al fatto che non c'è ancora una convincente teoria psicologica condivisa dagli studiosi di scienze umane e sociali, e molte "psicologie" sono carenti, false, fuorvianti, e presuntuose (pretendono infatti di essere sufficienti a spiegare l'essenziale, mentre spiegano, nel migliore dei casi, solo alcune parti del "sistema").

Noi umani dobbiamo ancora imparare a conoscerci e soprattutto a pensare, ma crediamo di conoscerci abbastanza e di saper pensare come e quanto basta. Di questo mi piacerebbe parlare, ma sono rare le persone che condividono questo mio desiderio.

L'io istantaneo

Suppongo che l’io cosciente non abbia continuità, cioè che sia un fenomeno istantaneo del solo presente, ovvero che non si conservi, ma che si rinnovi ad ogni istante. In altre parole, suppongo che siamo coscienti solo del nostro io attuale e che abbiamo un’idea illusoria, vaga, soggettiva, fittizia, costruita a nostra convenienza, del nostro io passato, ovvero dei nostri io succedutisi nel tempo, un’idea basata su vaghi e frammentari ricordi registrati nella nostra memoria; similmente, abbiamo un’idea puramente immaginaria di ciò che saranno i nostri io futuri. Ritengo dunque l’autocoscienza, o “io cosciente”, volatile come un sentimento, ovvero come una fitta di dolore o un flusso di piacere. Ciò che ha una certa continuità, sebbene le sue parti si rinnovino continuamente, è il corpo dell’individuo nella sua totalità, così come un’automobile mantiene il suo carattere anche dopo che tutte le sue parti sono state sostituite con altre più o meno simili.

Motore morale e motore egoico

Il 'motore morale' è un algoritmo sentimentale inconscio sempre attivo. Esso calcola in ogni momento in che misura stiamo soddisfacendo i desideri altrui e ci fa sentire piacere o dolore in modo proporzionale a tale soddisfazione. Simultaneamente al motore morale, è attivo un altro algoritmo sentimentale inconscio, il 'motore egoico', che calcola in ogni momento in che misura stiamo soddisfacendo i nostri desideri e ci fa sentire piacere o dolore in modo proporzionale a tale soddisfazione. Se i risultati dei due algoritmi sono concordi, proviamo sentimenti coerenti, se i risultati sono discordi, proviamo sentimenti contrastanti. I sentimenti coerenti ci motivano decisamente all'azione per il mantenimento del piacere e/o l'allontanamento del dolore, quelli contrastanti ci immobilizzano e ci rendono ansiosi e indecisi. Nel secondo caso siamo in presenza di un doppio vincolo, nel senso che il soddisfacimento dei desideri altrui provoca la frustrazione dei propri e viceversa.

Ogni comportamento è copiativo ed esecutivo

Ogni comportamento (pensiero, sentimento, emozione, desiderio, volontà, ricerca, movimento, automatismo, espressione ecc.) è copiativo nel senso che copia (segue, esegue, riproduce, imita, interpreta, rappresenta, realizza, trasmette, tramanda, registra, riprende, ricorda ecc.) determinati modelli (schemi, logiche, programmi, procedure, ordini, norme ecc.) consci o inconsci.

La memoria di un essere vivente contiene essenzialmente sequenze di modelli di vari tipo e di vario livello, che servono per riconoscere situazioni e per copiare (nel senso di eseguire) i modelli stessi dando vita a determinati comportamenti interni ed esterni.

Un modello consiste in una struttura di pattern interconnessi in un certo modo. Ogni modello ha un significato, che consiste in uno o più ordini cognitivi, emotivi e/o motivi da eseguire in determinate situazioni riconoscibili. Possiamo pertanto definire la mente come una macchina copiatrice.

La scelta dell'identità

Credo che il concetto di identità sia una struttura fondamentale della psiche. Infatti, ognuno si sente obbligato (pena l'isolamento sociale) ad assumere una identità tra quelle accettabili dalla comunità a cui desidera appartenere. Ma la scelta di una identità adatta a sé è cosa difficile e complessa, per cui spesso si rimane con una identità incerta o perfino indesiderata, cosa che è fonte di stress e angoscia. In altre parole, non sappiamo bene chi siamo né chi/cosa vogliamo o vorremmo essere. La faccenda si complica perché non c'è solo l'identità che l'individuo sceglie di assumere, ma anche quella che gli altri gli attribuiscono e le due possono essere diverse e perfino conflittuali, tanto che spesso uno assume semplicemente l'identità che gli altri gli attribuiscono rinunciando ad una sua originale, unica. In tutto questo le mode giocano un ruolo importante, fornendo strumenti di identificazione in certi gruppi o categorie sociali, ovvero mezzi per dimostrare di appartenere ad una certa comunità, intesa come gruppo di persone aventi qualcosa in comune.

Mente e domande

La mente è uno strumento che serve a porsi domande e a trovare le risposte migliori, in termini di soddisfazione dei bisogni della persona in cui risiede. In altre parole, la soddisfazione dei bisogni di una persona dipende dalla qualità delle domande che la sua mente si pone e delle relative risposte.

Alcuni esempi di domande di cui una mente può occuparsi:

  • Di cosa ho bisogno in generale?

  • Di cosa ho bisogno in questo momento?

  • Come posso ottenere ciò di cui ho bisogno?

  • Ho bisogno di interagire con persone adatte a me. Quali sono le persone adatte a me in generale e quali quelle adatte a me in questo momento?

  • Dove e come posso trovare persone adatte a me e disposte ad interagire con me?


Reazioni cognitive, emotive e motive

La mente umana è un sistema capace di apprendere, costruire, riconoscere (e a reagire a) certe entità (cioè simulacri mentali di realtà reali o immaginarie quali informazioni, forme, simboli, concetti, situazioni, oggetti, persone, gruppi, comunità ecc.) e di associare ad esse (1) altre entità o gruppi di entità, (2) emozioni (cioè piacere/dolore, attrazione/repulsione, senso di sicurezza/paura), e (3) motivazioni (cioè impulsi a fare o a non fare certe cose in presenza di certe entità.

Pertanto, quando la nostra mente riconosce una certa entità, essa attiva particolari reazioni cognitive, emotive e motive.

Lo scopo della psicologia e della psicoterapia dovrebbe essere quello di rilevare le reazioni “malsane” e contribuire a trasformarle in reazioni “sane” in termini di soddisfazione dei bisogni propri e altrui. Tale "cura" dovrebbe darci la possibilità di soffrire (e far soffrire altri) di meno, e di godere (e far godere altri) di più.

Coscienza, sentimenti, volontà, interazioni

La coscienza, i sentimenti e la volontà cosciente sono fenomeni emergenti dalla interazione, ovvero dallo scambio di informazioni, energie e/o sostanze, tra parti (ovvero sottosistemi) del sistema nervoso, così come le società sono fenomeni emergenti dalle interazioni tra esseri umani.

Un fenomeno si dice emergente se non esiste a priori, ovvero come entità a sé stante, ma solo come prodotto di una interazione, ovvero di uno scambio di informazioni, energie e/o sostanze, tra due o più entità, e dura finché dura tale interazione.

Per fare un esempio, un'automobile non esiste a priori (come avrebbe pensato Platone, in base alla "idea" archetipica di automobile), ma come prodotto dell'interazione dei suoi componenti. Cessando l'interazione tra tali componenti, l'automobile smette di esistere in quanto automobile reale e di essa resta solo un ricordo o un'idea. In tal senso, metaforicamente parlando, la coscienza è una specie di automobile.

Quanto sopra è una mia libera interpretazione del pensiero rivoluzionario di Gregory Bateson.

Sull'io e il "noi"

Nella mia visione del mondo e della mente, il “noi” non esiste come entità singola ma come gruppo, anzi come sistema (molto instabile) di sistemi. Una mappa del “noi” così inteso risiede nella mente di ogni umano e costituisce un termine di riferimento negli algoritmi mentali. D’altro canto l’io cosciente di un individuo è solo una (piccola) parte della sua mente, cioè è la parte cosciente di una mente prevalentemente inconscia. E’ un agente mentale tra tanti altri e i suoi poteri sono molto limitati, anche perché è manipolato dall’inconscio, cioè da un certo numero di agenti mentali inconsci. In tal senso l’io cosciente è schiavo, anche se ha (apparentemente) qualche margine di libertà, potendo, ad esempio, inibire il comportamento e fare alcune scelte. Tuttavia il libero arbitrio è oggetto di discussione filosofica e scientifica e la sua esistenza è messa in dubbio da molti studiosi. Io preferisco credere che esista e che sia molto limitato e raro, ma non ho alcuna prova che sia così. E’ una scelta di comodo, forse un prodotto della schiavitù del mio io cosciente, che è indotto a credere di essere libero pur non essendolo.

Mente, livelli logici e argomenti (agenti mentali)

Cognizioni, sentimenti e motivazioni (che io chiamo indifferentemente soggetti, oggetti, argomenti o agenti mentali) si formano e si esprimono a vari livelli logici, dal più generale al più elementare.

In altre parole, un argomento (cognitivo, sentimentale o motivazionale) di un certo livello logico è tributario (in senso funzionale) di uno o più argomenti di livello superiore ed è "servito" da uno o più argomenti subordinati.

Ogni argomento può dunque essere al tempo stesso soggetto e oggetto di transazioni, ovvero funzionalmente servitore e fruitore rispetto ad altri argomenti.

Ogni argomento ha una o più funzioni in senso biologico e/o sociale.

Gli argomenti di un discorso riflettono la struttura logica della mente di chi lo proferisce.

Gli argomenti sono prevalentemente inconsci, ma alcuni possono essere parzialmente consci. Tuttavia difficilmente ci si rende conto del fatto che un argomento logico è anche un agente mentale che contribuisce automaticamente a determinare il proprio comportamento.

System integration e psicologia - La mente come sistema

Il disegno e la realizzazione di un sistema informatico consiste nello specificare e sviluppare una serie di funzioni, i sottosistemi che le forniscono, e i collegamenti, ovvero le interazioni, tra i sottosistemi stessi. Questa attività si chiama, in gergo tecnico, "system integration" e richiede la definizione dei grandi blocchi funzionali prima di sviluppare e descrivere le funzioni e i dati di dettaglio.

In psicologia, che è l'informatica della mente, sarebbe bene usare lo stesso procedimento, ovvero rappresentare a grandi blocchi tutte le funzioni della mente, i componenti che le realizzano, le modalità con cui essi comunicano tra loro e i dati che vengono utilizzati dagli algoritmi e scambiati tra i blocchi. Invece vediamo che ogni psicologo parla di uno o più componenti della mente separatamente, ovvero senza  fornire un quadro d'insieme né le regole dell'integrazione di ciascun componente con il resto della mente. Anche perché il quadro d'insieme, che viene considerato implicito, in realtà non è definito da alcun psicologo, e tanto meno è condiviso da autori diversi.


Modelli di realtà

Ognuno ha nella mente un modello della realtà in cui vive. In realtà nessuno può vedere la realtà così com'è, ma ognuno può vedere solo il modello che ha di essa.

Il comportamento di ognuno (cioè i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue intenzioni) dipende dal proprio modello della realtà.

Un modello di realtà è il risultato di astrazioni successive dei segnali ricevuti attraverso gli organi di senso e del piacere e del dolore ad essi associati.

Ciò che chiamiamo percezione della realtà è in realtà una modellizzazione di essa.

I modelli di realtà evolvono con le esperienze e con l'apprendimento.

Il rapporto tra un modello di realtà e la realtà che essa rappresenta è analogo al rapporto tra una mappa e il territorio che essa descrive.

La realtà è infinitamente più complessa di qualsiasi modello di essa.

A proposito degli altri

Chi sono gli altri, e che importanza hanno per un essere umano?

Cominciamo col dire che gli altri non sono gli stessi per ogni essere umano. Ognuno ha i suoi altri.

Gli altri sono tutte le persone che una persona ha conosciuto e di cui ha qualche ricordo, impressione, intuizione o narrazione. Insomma, tutte le persone di cui ha fatto un’esperienza diretta o indiretta, piccola o grande che sia.

Gli altri (che George Herbert Mead chiamava l’Altro generalizzato) sono assolutamente importanti, perché noi esseri umani siamo interdipendenti, perché non possiamo fare a meno della cooperazione da parte di un certo numero di altri per la nostra sopravvivenza e per la soddisfazione dei nostri bisogni.

In tale quadro ci sono diversi problemi, tra cui:

  • come si costruisce e si modifica in un essere umano la rappresentazione dei suoi altri;

  • come la rappresentazione degli altri influenza il comportamento sociale di un essere umano;

  • come gestire le differenze tra i nostri altri e quelli altrui.


Interdipendenza psicologica

A mio parere, noi umani siamo interdipendenti non solo economicamente, ma anche e soprattutto psicologicamente. Perché altri umani ci hanno insegnato a pensare, a comunicare, a ragionare, a sragionare, a mentire, il bene, il male, il bello, il brutto, il vero, il falso, i diritti, i doveri, gli obblighi, i divieti, il giusto, l'ingiusto ecc.

"Naturalmente" (cioè come prescritto nella e dalla nostra natura biologica), anche ognuno di noi insegna qualcosa agli altri, specialmente ai più giovani, ai più deboli, ai più bisognosi, ai più sprovveduti, ai più sciocchi e ai più malleabili.

Con il crescere dell'età è sempre più difficile apprendere e ancora di più disapprendere.

René Girard ci dice che l'apprendimento psicologico (ovvero "culturale") avviene per un processo automatico di imitazione caratteristico della nostra specie. Se ciò è vero, come suppongo, probabilmente i neuroni specchio hanno un ruolo fondamentale in tale processo.

La nostra interdipendenza psicologica era già stata osservata e descritta da George H. Mead, da cui abbiamo appreso che la psiche è una costruzione sociale,. In altre parole, essa non potrebbe formarsi né svilupparsi al di fuori di un contesto sociale (reale o immaginario).

Struttura cerebrale e visione del mondo

La visione del mondo di una persona è sempre soggettiva in quanto dipende soprattutto dalla struttura cerebrale della persona stessa, più che dalla struttura del mondo.

Per capire questo fatto basta pensare alla differenza tra la visione del mondo di un uomo e quella di un gatto. Il mondo è lo stesso, ma le visioni di esso sono molto diverse.

La diversità delle due visioni è dovuta alla diversità tra le strutture cerebrali del gatto e dell’uomo. Analogamente, la diversità delle visioni del mondo di due persone è dovuta alla diversità delle rispettive strutture cerebrali.

Per struttura cerebrale non intendo solo la struttura genetica, ma anche quella appresa. Le due strutture, entrambe diverse da persona a persona, sono strutturalmente connesse e inseparabili, dato che la seconda si forma sulla base della prima e per effetto della prima.

Infatti la particolare elaborazione delle esperienze di un individuo dipende dal suo particolare "sistema" di elaborazione delle informazioni e dalle sue particolari esperienze pregresse.

In conclusione, per cambiare la visione del mondo di una persona, occorre cambiare la sua struttura mentale, non il mondo. Tuttavia, per cambiare la struttura mentale di una persona è utile mostrare alla persona aspetti del mondo che non ha ancora visto, che ha dimenticato, o che non ha voglia di ricordare.

I miei direttori e l'interpretazione della loro volontà

Mi chiedo: cosa fare adesso? Se non sono soggetto a pressioni, e sono perciò libero di scegliere, decido di fare ciò che mi fa star meglio o allevia un mio disagio. E' come se dentro di me ci fossero una serie di giudici/padroni che esigono da me un certo comportamento e mi premiano (col piacere) quando li soddisfo e mi puniscono (col dolore) quando non li accontento. Il problema è che questi agenti, che io chiamo "i miei direttori" non mi dicono chiaramente cosa esigono da me, e io devo continuamente cercare di interpretarli o intuirli.

Ci sono momenti in cui le volontà dei miei direttori mi sono più chiare, altri in cui lo sono di meno o non lo sono affatto. In quest'ultimo caso mi conviene non fare nulla e restare in ascolto di segnali chiarificatori. Inoltre, sono sicuro che in certi momenti i miei direttori esigono che io mi riposi e non faccia nulla di particolare.

Succede spesso, inoltre, che le volontà dei miei direttori siano tra loro conflittuali. In quel caso il mio io cosciente, sede del mio libero arbitrio (ammesso che sia davvero libero) deve assumere il ruolo di "direttore generale" e stabilire quale dei miei direttori (che chiamo a questo punto "direttori dipartimentali") deve prevalere. Ancor meglio, il direttore generale deve cercare di trovare compromessi in modo da soddisfare, prima o poi, ognuno di essi, sapendo che, se uno non viene mai soddisfatto, prima o poi si dimetterà causando danni fisici e psicosomatici al mio organismo.

La psiche come sistema di gestione dei rapporti sociali

Mi sembra di aver capito l'essenziale della natura umana e della psicologia, ovvero che la psiche è un immenso ed estremamente complesso sistema informatico cognitivo-emotivo la cui funzione fondamentale è quella di gestire in modo automatico (per lo più inconscio) le interazioni sociali al fine di ottenere l'accettazione e la cooperazione da parte degli altri per la soddisfazione dei propri bisogni.

Ne consegue che il senso (ovvero il fine ultimo) di qualsiasi comportamento distintivamente umano (cioè che non si riscontri anche in altri animali) e di qualunque espressione culturale è quello di ottenere la cooperazione (volontaria o imposta) degli altri e di evitare la loro repulsione o violenza.

Questa visione è gravida di conseguenze importanti, proprio perché dà un senso a tutto ciò che è umano e può perciò cambiare il nostro giudizio verso noi stessi e gli altri.

Per esempio, se si vuole cambiare una società, ovvero la mentalità dei membri di una certa comunità, bisogna prima di tutto capire che lo scopo di quella mentalità è quello detto sopra, per cui essa potrà essere sostituita soltanto da una nuova mentalità che possa meglio soddisfare il detto scopo.

Per concludere, concetti come morale, giustizia, bontà, razionalità, felicità, religione ecc. debbono essere compresi nel senso di cui sopra. In altre parole, la cooperazione sociale ottenibile dovrebbe essere il metro di ogni valore umano.

La mente come macchina copiatrice

Ho scritto altrove che la vita è basata sul trattamento dell’informazione (percezione, interpretazione, registrazione, rievocazione, valutazione, espressione). Aggiungo qui che il trattamento più frequente dell’informazione consiste nella copia. Infatti, registrare o memorizzare un’informazione equivale a copiarla, per esempio da una fonte esterna ad un registro interno, da un ricordo ad una espressione attuale, dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine ecc..

Da quando nasciamo copiamo continuamente informazioni, specialmente per quanto riguarda il linguaggio parlato e scritto e il comportamento dei nostri consimili, ovvero i loro gesti, il loro modo di parlare, di vestirsi, equipaggiarsi, i loro strumenti, le loro proprietà ecc.. Copiamo dalle persone che consideriamo buoni modelli, socialmente accettabili e stimati, e cerchiamo di non copiare da quelle che consideriamo disprezzabili. In tal caso tendiamo a fare il contrario di ciò che esse fanno.

La copia, che possiamo in certi casi chiamare imitazione e in altri riproduzione, può avvenire consciamente o, ancor più spesso, inconsciamente. Si potrebbe persino dire che l’attività principale e più frequente della mente consista nel copiare informazioni a tutti i livelli, a partire dalle cellule, in cui avviene la copia del DNA.

La maggior parte della gente non è capace di comportarsi in modi che non siano copiati da altri e rarissime sono le persone in grado di agire comportamenti originali.

Sulla programmazione del comportamento

A mio parere, il comportamento di qualsiasi essere vivente è programmato, anche se non siamo in grado di leggere e tanto meno di scrivere intelligentemente, consciamente e con precisione tali programmi. In tal senso, l’apprendimento di qualunque processo di comportamento implica la programmazione di parti della mente che lo regolano, sopra il substrato di programmazione di base costituito dal codice genetico.

Per comportamento non intendo soltanto le azioni esteriori di un essere vivente, ma anche tutto ciò che avviene al suo interno, e che può interagire con ciò che avviene all’interfaccia del corpo con l’esterno. Intendo quindi, per quanto riguarda l’uomo, anche l’attività pensante e la coscienza, nei suoi aspetti cognitivi, emotivi e motivazionali, tra cui i meccanismi della volontà e della scelta, i quali non sono casuali, ma seguono le "logiche" di certi programmi. Infatti un programma può essere definito come una serie di passi logici condizionati di comportamento che tendono al raggiungimento di uno o più scopi.

La psicologia dovrebbe occuparsi di ricercare le forme e le modalità della programmazione della mente umana al fine di migliorarne i programmi rispetto alla soddisfazione dei bisogni dei soggetti in cui essi operano.

I programmi mentali sono scritti presumibilmente nei neuroni con le loro interconnessioni, ma non sappiamo ancora dove né come, e a tale riguardo possiamo solo fare illazioni, supposizioni e ipotesi approssimative e grossolane più o meno efficaci rispetto al fine suddetto.

Io suppongo che tra qualche secolo, se la specie umana non sarà estinta, l'uomo sarà riuscito a leggere e a scrivere con precisione il linguaggio di programmazione della sua mente. Speriamo che userà con saggezza tale capacità.

Ciò che gli intellettuali non dicono

Ciò che dicono la maggior parte degli intellettuali mi sembra corretto e lo condivido, tuttavia mi sembra che essi non tengano conto di un fattore determinante della storia, specialmente di quella attuale: la mentalità della "gente", che è tanto più determinante quanto più la democrazia si attua come "dittatura del popolo", che è l'obiettivo del populismo postsocialista.

È evidente che i politici, specialmente in Italia, adottano politiche che servono essenzialmente solo a vincere le elezioni, dicendo al popolo ciò che il popolo ama sentirsi dire e facendo, o fingendo di fare, ciò che il popolo chiede che venga fatto. E siccome il popolo sa poco delle scienze politiche e della complessità della società, i governi sono sempre meno efficaci e più illusori e demagogici, per non dire catastrofici.

Auspico pertanto che gli intellettuali considerino, oltre ai fattori da loro contemplati, anche quello della mentalità della gente, che è un prodotto della natura umana (genetica) sviluppata ed espressa in un particolare ambiente culturale ed economico. In particolare occorre evidenziare il fatto che la cultura (cioè il comportamento collettivo) è al tempo stesso causa e conseguenza della mentalità maggioritaria degli individui, in un circolo che può essere più o meno vizioso o virtuoso.

Per concludere, penso che specialmente oggi anche le idee migliori lasciano il tempo che trovano se non c'è una
corrispondente trasformazione della mentalità popolare. Perciò dovremmo occuparci e discutere anche di come ottenere tale trasformazione superando ogni resistenza individuale, ma per questo occorre conoscere la natura umana in generale e le sue varianti.

E voi che mi leggete, pensate di conoscerla abbastanza? Probabilmente sì, come la maggior parte della gente, e
questo è un problema.

Sistema dialettico della psiche



La psiche è un complesso sistema informatico biologico, che si differenzia da un computer elettronico soprattutto per la presenza delle sensazioni, tra cui i sentimenti, le emozioni, il piacere, il dolore, la consapevolezza di esistere come entità autonoma separata dal resto del mondo, e la percezione dello spazio e del tempo.

Un sistema è un insieme di parti o agenti che interagiscono per svolgere una funzione che non è presente in alcuno degli agenti stessi, ma è il prodotto dell'interazione. Per questo, il sistema è qualcosa di più della somma delle sue parti considerate separatamente.

Ogni sistema può essere un sottosistema di un sistema di ordine superiore. Il corpo umano è un sistema, come lo è una famiglia, un'organizzazione, un gruppo sociale, uno stato. La stessa biosfera è un sistema, la cui vita dipende dall'interazione delle parti che la compongono.

Un essere umano, o persona, è un sistema composto da varie parti o agenti, ognuno con una funzione particolare, che scambiano massa e energia e informazioni gli uni con gli altri allo scopo di mantenere in vita l'organismo e di permettere la sua riproduzione. Possiamo raggruppare gli agenti che compongono il sistema "persona" in due gruppi: la "psiche" e il "resto del corpo". Tra i due gruppi avvengono continuamente scambi di informazioni nel senso che cambiamenti nella psiche possono causare cambiamenti nel corpo, e vice-versa. Ad esempio, la fame è un bisogno generato dallo stomaco, che determina nella psiche una motivazione alla soddisfazione della fame stessa.

[da continuare]

Il sapere come frutto di decisioni automatiche

L'uomo non "sa" ciò che è e ciò che non è in quanto tali, ma "decide" di saperlo in un certo modo. In altre parole, la conoscenza, ovvero il sapere, e il frutto di decisioni.

Si tratta di decisioni informatiche, algoritmiche, basate sulle informazioni che la mente riceve dagli organi di senso, dalla propria memoria, e dai sentimenti di piacere e dolore associati ad esse.

La mente riceve informazioni, e produce informazioni facendo "astrazione" delle informazioni ricevute. Il processo di astrazione consiste nel riassumere una certa quantità di informazioni in una quantità minore, più facilmente gestibile, generalizzando e sopprimendo dettagli.

La capacità di astrarre informazioni corrisponde a ciò che chiamiamo intelligenza.

L'astrazione avviene a più livelli, nel senso che è possibile fare astrazione di astrazioni.

Il sapere consiste dunque nelle informazioni ottenute per astrazioni successive a partire dalle informazioni sensoriali elementari.

L'astrazione è un processo soggettivo in quanto dipende dalle capacità e dalle esperienze precedenti del soggetto. Infatti non tutti fanno le stesse astrazioni a partire dalle stesse informazioni elementari.

I processi di astrazione sono per lo più inconsci, automatici e involontari. I prodotti delle astrazioni vengono infatti "decisi" dalle logiche mentali e dalle precedenti astrazioni.

Per concludere, la conoscenza individuale della realtà è il risultato di innumerevoli decisioni inconsce, automatiche e involontarie che avvengono nella mente. E' anche vero che certe astrazioni possono essere "comunicate", insegnate e condivise tra persone.

Attributi e rapporti mentali


  • Prima, dopo

  • Sopra, sotto

  • Avanti, dietro

  • Più, meno

  • Uniti, separati

  • Uguali, diversi

  • Causali, casuali

  • Veri, falsi

  • Amici, nemici

  • Buoni, cattivi

  • Belli, brutti

  • Semplici, complessi

  • Utili, inutili

  • Capaci, incapaci

  • Forti, deboli

  • Chiari, oscuri

  • Intonati, stonati

  • Rilevanti, irrilevanti

  • Dominatori, servitori

  • Visibili, nascosti

  • Possessori, non possessori

Questi sono alcuni degli attributi e dei rapporti (tra entità o concetti), che le nostre menti usano (consciamente o inconsciamente) per determinare le nostre scelte al fine di soddisfare i nostri bisogni. Infatti, le nostre menti, una volta definite delle entità o dei concetti, li confrontano e li mettono in relazione usando attributi e rapporti come quelli che ho elencato. Le entità più importanti sono le persone, tra cui noi stessi. Le entità sono oggetti o esseri particolari (unici), i concetti sono categorie di entità.

Cooperazione, competizione e selezione

La vita sociale è regolata, tra le altre cose, da due motivazioni opposte: cooperazione e competizione, che talora si escludono a vicenda e altre volte si intrecciano. Spesso, infatti, cooperiamo con alcuni per poter competere con altri e, viceversa, competiamo con alcuni per poter cooperare con altri. D'altra parte, spesso cooperiamo e al tempo stesso competiamo nei confronti di una stessa persona.

La cooperazione può riguardare sia la convergenza delle forze individuali per un obiettivo comune, sia il mutuo aiuto in caso di bisogno.

La competizione può riguardare sia la conquista di una risorsa non condivisibile o di una posizione gerarchica, sia la dominazione o il controllo di una persona sull'altra.

Una particolare forma di competizione, connessa con la competizione, è la selezione, intesa come la capacità che un individuo ha di scegliere le persone con cui interagire, quanto e come farlo. Il fenomeno della selezione comporta un particolare tipo di competizione, che consiste nel cercare di creare le condizioni per essere scelti da qualcuno come partner (amico, camerata, collaboratore, collega, amante, coniuge ecc.) invece di altri, o prima di altri.

In questo quadro, la morale di stampo cristiano, in nome di un'illusoria auspicata socialità puramente cooperativa, ci induce a rimuovere dalla coscienza il nostro spirito competitivo e selettivo, che tuttavia continua ad agire inconsciamente e in modo nascosto, mistificato e dissimulato.

La mente (detta anche psiche) è sempre occupata a gestire, consciamente o inconsciamente, i rapporti con gli altri, dosando opportunamente, con ognuno di essi, cooperazione e competizione.

In tale prospettiva, considerando l'interdipendenza strutturale degli esseri umani, la felicità dipende dalla riuscita della cooperazione reciproca tra le persone, dove tutti gli interattori guadagnano in termini di soddisfazione dei propri bisogni, a spese di nessuno o di qualcuno esterno al "gruppo felice".

Introduzione al caffè filosofico del 27/10 sul tema “Differenze di mentalità tra donne e uomini”

Avrei potuto intitolare il tema semplicemente “differenze tra donne e uomini”, ma ho specificato “differenze di mentalità” per evitare di discutere delle differenze fisiche, sulle quali ritengo non ci sia molto da discutere sul piano filosofico.

In quanto al termine “mentalità”, intendo con esso tutto ciò che riguarda la mente, e in particolare il comportamento, i sentimenti, le motivazioni, le idee, gli interessi, l’intelligenza o meglio, le intelligenze.

Vorrei precisare che il titolo che ho scelto non implica che vi siano necessariamente differenze di mentalità tra donne e uomini, o che tali differenze, se esistenti, non siano evitabili.

Il tema è molto “sensibile”, nel senso che, discutendone, è facile assumere posizioni contrastanti che chiamano direttamente in causa con giudizi di valore coloro che ne discutono in quanto rappresentanti di una delle categorie “donne” e “uomini”. Pertanto invito tutti i partecipanti, in questa occasione più che mai, ad esprimersi con rispetto verso la categoria oggetto delle proprie considerazioni, e a rispettare le idee altrui anche se non condivise.

Vi raccomando inoltre di affrontare il tema in termini non assoluti e universali, ma relativi, ovvero statistici, considerando che le donne non sono tutte uguali, come non lo sono gli uomini, e che vi sono donne più virili (o mascoline) di certi uomini e uomini più femminili di certe donne.

Per concludere, vi segnalo una recente polemica contro il popolare storico Alessandro Barbero, che molti hanno aspramente criticato per aver detto quanto segue:

"Vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi; è possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?"

Vi suggerisco di dire la vostra opinione a tale proposito.









Vedi anche "Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana"

Che significa “io”?

La parola “io” è tanto usata quanto oscuro è il suo significato. Per rendersene conto basta prendere, ad esempio, frasi come “il mio corpo”, “la mia mente”, “la mia coscienza”, “la mia memoria” e simili.

L’aggettivo possessivo “mio”, stabilisce che un certo oggetto appartiene ad un certo possessore, separando il possessore dall'oggetto posseduto. Nella frase “il mio corpo”, chi è il possessore? Se la risposta è “io”, significa che l’ente “io” è separato dall’ente “corpo”.

La faccenda si complica se prendiamo in considerazione una terza persona, che chiameremo Giuseppe. Cosa intendiamo per Giuseppe? Il corpo di Giuseppe, l’io di Giuseppe o l’insieme io+corpo di Giuseppe? Se Giuseppe mi invita a cena, chi, dei tre, mi invita? Se Giuseppe mi da uno schiaffo, chi dei tre mi da uno schiaffo?

Quali sono i confini della separazione tra l’io e il suo corpo? Dov’è l’interfaccia tra l’io e il corpo (o tra l’io e il resto del corpo)? Ma prima di tutto, chiediamoci se sia possibile separare un io dal suo corpo. Può esistere un io senza un “suo” corpo?

E dovremmo anche chiederci che relazioni e interazioni ci siano tra un io e il suo corpo. Cosa si scambiano? Materia, sostanze chimiche, energia, informazioni? Che tipo di informazioni? 

E dovremmo anche chiederci: come è fatto l’io se è separato dal corpo? Da quale materia è costituito? Qual è la sua struttura?

Qualcuno potrebbe dire che l’io è la coscienza del corpo. In tal caso significa che quando non siamo coscienti, per esempio se stiamo dormendo o siamo sotto anestesia generale, l’io è assente? O è disabilitato?

Qualcuno potrebbe dire che l’io è la memoria del corpo. In tal caso significa che chi perde la memoria, per esempio in seguito ad un trauma, non ha più l’io?

Non ho intenzione di spiegare cosa sia l’io, anche perché non lo so. Mi limito a dire che è qualcosa di misterioso e di ambiguo, di cui non sappiamo praticamente nulla, anche se usiamo tranquillamente e spensieratamente la parola che lo richiama, senza farci tante domande.

Componenti mentali coinvolti nell'interazione tra due persone

Quando due persone interagiscono, nell'interazione sono coinvolti vari componenti mentali consci e inconsci, volontari e involontari (agenti, logiche, dati, memorie, sentimenti, sensazioni, percezioni, automatismi in generale ecc.). I principali sono:

  • Motivazioni di base (bisogni, pulsioni, desideri, decisioni, ecc.)

  • Altro generalizzato (sintesi delle esperienze di tutte le interazioni sociali passate, concetto coniato da George Herbert Mead)

  • Mappa cognitivo-emotivo-motiva di base (associazioni stimolo-risposta tra particolari percezioni e cognizioni, sentimenti, emozioni e motivazioni)

  • Risposte cognitivo-emotivo-motive del momento (cognizioni, emozioni, sentimenti e motivazioni suscitate dalle percezioni del momento)

  • Neuroni-specchio, empatia (rispecchiamento delle emozioni dell'altro)

  • Ricordi

  • Autocensure inconsce

  • Automatismi mentali e psicomotori, cognizioni e abilità apprese

  • Abitudini comportamentali

  • Coscienza dell'altro (Chi è? Che ruolo sociale ha? Che posizione gerarchica occupa? Cosa vuole in generale? Cosa vuole da me? Cosa pensa di me? Cosa intende fare? Cosa sta facendo? Ecc.)

  • Coscienza di sé (Chi sono? Che ruolo sociale ho? Che posizione gerarchica occupo? Cosa voglio in generale? Cosa voglio dall'altro? Cosa penso dell'altro? Cosa intendo fare? Cosa sto facendo? Ecc.)

  • Decisioni e programmi consci

  • Attenzione selettiva

  • Bias cognitivi

  • Ecc.

Questi componenti interagiscono tra di loro in modo più o meno sinergico o conflittuale. Di ciò, il soggetto è raramente consapevole e può esserlo solo in minima parte.

L'interazione tra due persone può essere osservata da due punti di vista: quello esterno, in cui avviene la comunicazione verbale e non verbale, e quello interno, in cui avvengono scambi di informazioni biochimiche, non osservabili dall'esterno, tra i vari componenti mentali. E' evidente che l'interazione esterna è determinata da quella interna.

 

La mente come dispositivo sociale

Come ci insegna George Herbert Mead, la mente umana è un dispositivo eminentemente sociale. Infatti essa è principalmente basata (e concentrata, consciamente e ancor più inconsciamente) sugli "altri”, in quanto finalizzata a gestire le relazioni e le interazioni con questi (e con ciò che Mead chiama l'Altro generalizzato).

La mente umana è dunque, a mio parere, un insieme di algoritmi (cognitivi, emotivi e motivazionali) ovvero di logiche, strategie e tattiche (apprese e sviluppate attraverso le esperienze sociali) che riguardano le relazioni e interazioni con gli altri, per risolvere problemi quali: come ottenere la loro cooperazione, come influenzarli a proprio vantaggio, come evitare la loro ostilità, come distinguere gli "amici" dai "nemici" e i "buoni" dai "cattivi"; come presentarsi agli altri (ovvero che identità e ruoli assumere, e a quali ranghi aspirare nelle varie gerarchie), cosa conviene rivelare e cosa nascondere, quando è opportuno giocare, quando scherzare e quando essere seri, cosa fare e cosa non fare, cosa dire e cosa non dire, cosa pensare e cosa non pensare per far parte di una comunità e partecipare alla vita sociale; come farsi capire, come intuire i pensieri, i sentimenti, le intenzioni e i desideri altrui; come competere contro gli altri, come difendersi dai loro attacchi, come ottenere la loro alleanza in un conflitto, quando conviene incontrarli e quando evitarli, come ottenere la loro fiducia; come attrarli, contentarli, intrattenerli, divertirli, farli ridere, indottrinarli, educarli, sottometterli, ingannarli, umiliarli, punirli, scacciarli, sfruttarli, soddisfare o frustrare i loro bisogni e desideri; come dimostrare loro di avere ragione e di essere migliori di altri; come farsi aiutare, obbedire. accettare, approvare, desiderare, amare, preferire, ascoltare, ammirare, perdonare ecc.

Tali algoritmi non sono coordinati da un organo di controllo centrale, ma agiscono autonomamente, in modi a volte incoerenti e conflittuali, creando "doppi vincoli" (nel senso definito da Gregory Bateson) che possono dar luogo a immobilismo, frustrazioni e disagi psichici.

In estrema sintesi, si potrebbe dire che la mente sia fatta per rispondere a domande come le seguenti (e agire automaticamente di conseguenza):
  • Come reagisce X se faccio la cosa Y?

  • Come mi conviene reagire se X fa la cosa Y?

  • Cosa mi conviene comportarmi rispetto a X in caso di Z?

  • ecc.

dove X può essere sostituito con qualunque persona, Y con qualunque azione (o pensiero) e Z con qualunque evento o situazione.

Sulla spiritualità

A mio parere si può definire spirituale tutto ciò che non è materiale, e in particolare ogni informazione che non è legata ad un supporto materiale (cioè un supporto costituito da massa e/o energia).

Tuttavia, siccome non credo che possa esistere un’informazione che non sia legata ad un supporto materiale per la sua scrittura, lettura o trasmissione, propongo di chiamare “spirituale” tutte quelle idee, forme, informazioni, immaginazioni, sensazioni che “percepiamo” come indipendenti da qualsiasi materia o energia naturale (anche se in realtà non lo sono).

Prendiamo ad esempio le divinità religiose, i fantasmi, gli spiriti, le anime, gli angeli e altre cose di questo genere. Possiamo dire che sono “agenti” spirituali in quanto coloro che ci credono attribuiscono loro caratteristiche che non dipendono da leggi fisiche, né biologiche “naturali”, cioè da leggi che regolano la massa, l’energia, lo spazio, il tempo e la vita così come tali aspetti vengono studiati dalle scienze naturali.

Chi non crede nell’esistenza di agenti spirituali in quanto tali, non può non credere che tali agenti esistano in quanto agenti mentali, ovvero in quanto “figure” presenti nella mente di coloro che ci “credono” e che vengono da questi percepite come vive, cioè come “agenti”, con i quali essi stessi possono interagire.

In tal senso, un “agente spirituale” molto particolare è a mio avviso la cosiddetta “coscienza morale”, che alcuni descrivono come una “voce” interiore che ci dice se ciò che stiamo facendo o che abbiamo fatto è cosa buona o cattiva, e che ci fa sentire in colpa se abbiamo fatto qualcosa che la “voce” considera cattiva.

Ebbene, io credo che anche gli atei, i materialisti, i razionalisti, siano dotati di una “coscienza morale” che a tutti gli effetti “agisce” come un agente spirituale, anche se è possibile spiegarne l’esistenza in termini psicologici e neurologici, con il coinvolgimento della genetica, dei meccanismi emotivi, della memoria, dell’apprendimento, del linguaggio, degli ormoni ecc.

A mio parere, il concetto di spiritualità non dovrebbe dunque essere dismesso in quanto idea senza alcuna consistenza né riscontro materiale , ma come una categoria di strutture mentali che, sebbene non abbiano nulla di soprannaturale ovvero nulla che sfugga alle leggi della fisica e della biologia, “agiscono” come entità indipendenti dalla volontà e dalla coscienza del soggetto, e con le quali l’io cosciente del soggetto può interagire, tipicamente in un rapporto di subordinazione.

In tal senso, la “coscienza morale” di cui ho parlato sopra è uno “spirito” sulla cui esistenza e funzione possiamo essere tutti d’accordo, atei e credenti.

Sulla mente

Una mente è un elaboratore di informazioni il cui scopo è quello di facilitare la soddisfazione dei bisogni del corpo di cui è parte. 

Le informazioni che la mente elabora sono di tipo analogico e digitale, e provengono dall'interno e dall'esterno del corpo. La struttura di tali informazioni è in parte innata e in parte appresa. Il sistema nervoso di un corpo è completamente dedicato all'elaborazione di informazioni.

Le informazioni elaborate dalla mente umana consistono in simboli o segni che rappresentano oggetti o eventi reali o inventati, situati nel passato, nel presente o nel futuro. In tal senso, la mente elabora simulazioni di cose esistenti o inesistenti.

Un particolare tipo di informazioni elaborate dalla mente umana è costituito da istruzioni che regolano le elaborazioni stesse, ovvero da logiche di elaborazione.

Gli scopi di una mente biologica sono essenzialmente egoistici. Tuttavia per soddisfare i bisogni del proprio corpo una mente può aver bisogno della collaborazione di altre menti. Questo è il caso della specie umana i cui individui sono interdipendenti, cioè obbligati a cooperare (volenti o nolenti) per poter sopravvivere. La necessaria cooperazione può essere ottenuta in modi più o meno pacifici o violenti, e la competizione gioca un ruolo importante in tal senso. "Calcolare" i modi in cui ottenere la cooperazione altrui costituisce una delle attività principali della mente umana.

L'elaborazione delle informazioni da parte di una mente può essere cosciente o inconscia, con prevalenza della seconda. Infatti molti processi inconsci di elaborazione sono normalmente attivi simultaneamente, e alcuni di essi influenzano le elaborazioni coscienti.

L'elaborazione cosciente di informazioni consiste nel pensare e nel sentire piacere e/o dolore, sentimenti che possono essere più o meno correlati con ciò che si pensa. Infatti certi pensieri possono dar luogo a certi sentimenti, e viceversa.

Una mente biologica può immaginare, prevedere e progettare diverse cose (oggetti, forme, eventi, ecc.). Può anche progettare macchine e perfino menti inorganiche come quelle dei computer, per facilitare la soluzione di problemi e la soddisfazione di bisogni propri o altrui.

Una mente biologica può errare nel senso che può credere nell'esistenza di cose che non esistono, negare l'esistenza di cose che esistono, fare previsioni che non si avverano, non prevedere  cose che si avverano o negare cose che si sono avverate.

Una mente umana è in grado di correggere i propri errori, a condizione di rilevarli. Ma ciò avviene raramente.

Ingegneria inversa della vita e della mente

Per “ingegneria inversa” (reverse engineering) s’intende un’attività di ricerca tecnologica il cui obiettivo è capire quale sia la struttura logica interna di un sistema di cui possiamo conoscere solo il comportamento esterno e la struttura materiale. Si tratta dunque di capire, e quindi prevedere, come il sistema reagisce a certi stimoli. In termini informatici si potrebbe dire che l’ingegneria inversa cerca di “indovinare” la logica per cui alla ricezione di un certo input o alla percezione di un certo stato fisico, un sistema emette un certo output, compie certe azioni, prende certe decisioni, cambia il suo stato ecc.

Prendiamo il caso in cui il codice sorgente di un programma informatico tuttora funzionante, scritto da uno o più programmatori divenuti introvabili, sia andato perduto e che di esso resti solo il codice eseguibile, che consiste in una massa di numeri a prima vista incomprensibili. Per poter modificare tale programma un ingegnere deve ricostruire il codice sorgente sulla base dell’osservazione del comportamento del programma e del codice eseguibile, facendo delle ipotesi sul “significato” dei numeri di cui esso è costituito.

In generale, l’ingegneria inversa “ipotizza” cosa ci sia dentro un sistema, mediante ipotesi, esperimenti, osservazioni e dati statistici che permettono di associare certi stimoli a certe risposte.

Se ammettiamo che tutti gli esseri viventi, come pure gli organi che li costituiscono, siano “sistemi” o “sottosistemi” nel senso che la loro vita e il loro funzionamento dipendono da certi automatismi “sistematici” (ovvero non casuali), allora, per “indovinare” quale sia la logica di tali automatismi, l’ingegneria inversa sembra essere l’unico mezzo di cui disponiamo. Infatti non esistono, in natura, schemi intelligibili che descrivano le logiche che permettono agli esseri viventi di vivere e di riprodursi. Pertanto il biologo può essere a giusto titolo considerato l’ingegnere della vita. A tal proposito è interessante notare che esiste un settore di ricerca chiamato bioingegneria.

Se ammettiamo che anche la mente (conscia e inconscia) sia un “organo” del corpo e funzioni prevalentemente o totalmente in base ad automatismi, allora per capirne la struttura e le logiche che ne determinano il comportamento dovremmo fare dell’ingegneria inversa. In tal modo potremmo determinare e prevedere le risposte cognitive, emotive e motivazionali ai vari stimoli (parole, idee, immagini, interazioni, ricordi ecc.). Pertanto, a mio parere, lo psicologo può essere considerato l’ingegnere della mente.

L’ingegneria inversa è, secondo me, l’unico mezzo “onesto” per cercare di capire la struttura e il funzionamento della mente, dato che essa non è in grado di capire se stessa semplicemente “pensandosi” e che le narrazioni religiose e filosofiche che la riguardano sono spesso solo speculazioni basate su assiomi non dimostrabili e spesso finalizzati a manipolare le menti a favore di certe ideologie e politiche. L'ingegneria inversa si basa su “ipotesi”. Queste possono anche derivare da speculazioni o intuizioni religiose o filosofiche, purché esse siano verificate sperimentalmente e con metodo scientifico.

Risposte cognitive, emotive e motivazionali e il triplice bias

Nota: in questo articolo i concetti di emozione e di sentimento non sono distinti, e i due termini sono usati come sinonimi. Di conseguenza il termine”emotivo” viene usato come sinonimo di ”sentimentale”.

Si può discutere all’infinito, e senza venirne a capo, se l’uomo sia una speciale categoria di computer, ovvero se il suo sistema nervoso funzioni, almeno in parte, in modo analogo a quello di un computer, ma non voglio farlo in questo articolo. Mi pare però incontrovertibile che ogni essere umano reagisca a stimoli interni ed esterni in modi che gli sono peculiari, ovvero non casuali, e che costituiscono la sua personalità e identità sociale, ovvero il suo comportamento tipico.

Ci si aspetta infatti che una persona reagisca in un certo modo in funzione della propria personalità (ovvero temperamento, carattere e cognizioni) come se questa costituisse un programma o una strategia di vita. In altre parole, anche ammettendo l’esistenza del libero arbitrio, dobbiamo supporre che esso non venga esercitato in modo casuale ovvero totalmente libero, ma secondo certe abitudini, direttive, regole, principi o limiti caratteristici del soggetto.

Io suddivido le risposte agli stimoli in tre categorie interdipendenti: cognitive, emotive e motivazionali, o “motive”.

Le risposte cognitive (ovvero razionali o semantiche) riguardano il riconoscimento di concetti, nozioni, idee, identità, situazioni, categorie, tipi ecc. in base alla percezione di stimoli esterni come parole, immagini, segni, suoni, sensazioni tattili ecc. e di stimoli interni come ricordi, sentimenti, emozioni, percezioni fisiche viscerali ecc.

Le risposte emotive riguardano l’attivazione di emozioni e sentimenti più o meno piacevoli o dolorosi, in base al riconoscimento di elementi cognitivi (risposte cognitive) oppure a percezioni sensoriali interne, come modifiche dello stato o del metabolismo corporeo, e la coscienza di ciò che si è intenti a fare o che si desidera fare.

Le risposte motive riguardano l'attivazione di particolari motivazioni come volontà, desideri, intenzioni, inclinazioni, scelte, interessi, attrazioni e repulsioni ecc. in base a particolari percezioni cognitive ed emotive.

È importante sottolineare l'importanza dell’interdipendenza delle tre categorie di risposte in quanto essa determina fenomeni di bias complessi poiché anch'essi interdipendenti.

Infatti, oltre al ben noto bias cognitivo, per il quale le cognizioni di una persona sono influenzate dai suoi sentimenti e dalle sue motivazioni, possiamo parlare di “bias emotivo”, nel quale certi sentimenti sono influenzati da certe cognizioni e motivazioni, e di “bias motivazionale”, in cui certe motivazioni sono influenzate da certe cognizioni e certe emozioni.

Pertanto conviene parlare di risposte cognitivo-emotivo-motive, intendendo insieme le tre categorie di risposte reciprocamente condizionate. In altre parole, una risposta di una certa categoria dà normalmente luogo a risposte delle altre due. Insomma, è difficile, se non impossibile, che vi siano in un essere umano risposte puramente cognitive, puramente emotive, o puramente motivazionali.

Se queste mie supposizioni sono valide, dovremo farci qualche domanda sulla genesi delle risposte cognitivo-emotivo-motive tipiche di una persona, e sulle possibilità di una loro modifica per iniziativa del soggetto o di altri. Ma di ciò mi riservo di parlare in uno dei prossimi articoli.

Lo spirito della comunità

Io presumo che nella mente di ogni umano, o almeno nella mia, vi sia un agente, prodotto da una rete di cellule nervose, che chiamerei “spirito della comunità”. A mio parere, esso è autonomo rispetto alla coscienza e alla volontà del soggetto, e corrisponde in parte al super-io freudiano, ma è molto più esteso di questo in quanto a funzioni, funzionamento e aree di competenza.

Lo “spirito della comunità” da me prefigurato, che nel seguito per brevità chiamerò COM,  rappresenta la comunità ideale a cui l’io cosciente vorrebbe appartenere. COM è un agente nel senso che è attivo, cioè agisce in autonomia. Più precisamente, esso interagisce con l’io cosciente mediante i sentimenti (piacere, dolore, noia, eccitazione, sicurezza, insicurezza, ecc.) che è in grado di generare.

L’interazione tra l’io cosciente e COM consiste in un dialogo immaginario, come se COM fosse una persona che rappresenta l’intera comunità ideale, o l’intera umanità, escluse le persone con cui il soggetto non vorrebbe avere nulla a che fare.

COM reagisce ai messaggi che l’io cosciente gli rivolge in forma di pensieri, dando luogo a sentimenti di approvazione o disapprovazione, senso di dignità o senso di colpa, incoraggiamento o scoraggiamento, sicurezza o insicurezza, piacere o sofferenza, ecc.

COM esige un’interazione molto frequente con l’io cosciente, e se questo lo ignora o lo trascura oltre un certo tempo, attira la sua attenzione generando un sentimento di ansia, angoscia o panico, per placare il quale l’io cosciente è indotto a riprendere le interazini con esso.

COM è un confidente, un consigliere, ma anche un’autorità morale, nel senso che giudica, premia e condanna il soggetto, secondo i principi morali da questo interiorizzati .

Interagendo con COM, l’io cosciente mantiene vive le sue relazioni col prossimo e si prepara e allena ad interagire con persone reali.

Ognuno ha il suo COM personale e soggettivo, che dipende dal proprio temperamento genetico e dalle proprie esperienze. COM può essere più o meno corrispondente o compatibile rispetto all’ambiente sociale in cui il soggetto si trova a vivere, e può essere nei confronti d esso più o meno conflittuale.

COM non può essere ignorato né sottovalutato a lungo dal soggetto perché da esso dipendeono il proprio umore, la propria serenità, il proprio compiacimento, la propria  ansia, e può persino provocare attacchi di panico se non viene trattato a dovere dall’io cosciente. Si può infatti dire che COM esige rispetto e fa in modo da ottenerlo  con la forza dei sentimenti e delle emozioni che è capace di generare.

Quanto ho scritto su COM non proviene da alcuna teoria psicologica, psichiatrica, neurologica o filosofica, ma è frutto delle mie intuizioni, speculazioni ed esperienze. Ritengo tuttavia che il concetto di “spirito della comunità” sia compatibile con le più diffuse teorie psicologiche, tra cui, in special modo, l'Altro generalizzato di George Herbert Mead.

Segue un disegno che potrebbe essere usato come simbolo dello Spirito della comunità.


La cosa più importante

A causa della nostra interdipendenza, la cosa più importante per ognuno di noi è avere buone relazioni con gli altri, e la nostra mente, nella sua parte tipicamente umana (cioè quella che non troviamo in nessun altro animale), serve proprio a questo: ad avere buone relazioni con gli altri, a migliorarle e ad evitare che peggiorino per quanto possibile e conveniente.

Buone relazioni con gli altri: facile a dirsi, difficile a farsi. Perché una "buona relazione" non può essere casuale, disordinata, indisciplinata, libera, ma implica delle regole, cioè un insieme di obblighi e di divieti, ovvero di forme, norme e valori, tutte cose che costituiscono limitazioni della libertà individuale. Infatti, chi non rispetta le regole (cioè le norme, le forme e i valori della convivenza civile) non può interagire pacificamente né costruttivamente con alcun altro. Di conseguenza, se vogliamo avere buone relazioni con gli altri, siamo costretti ad apprendere le regole della convivenza e ad obbedirvi, per cui non siamo liberi di fare o di non fare qualsiasi cosa ci venga in mente.

In altre parole, dal momento che esistono gli altri e che abbiamo bisogno di loro, dobbiamo tener conto del gradimento altrui circa il nostro essere e il nostro fare, e "regolarci" di conseguenza.

Esiste dunque un conflitto strutturale e ineluttabile tra l’esigenza di avere buone relazioni con gli altri e il nostro desiderio (o bisogno) di libertà. Perciò cerchiamo sempre il miglior compromesso, ovvero le relazioni più vantaggiose ai prezzi (in termini di perdita di libertà) più bassi.

Un problema è che le regole di interazione non sono scritte, né sono universali in quanto variano da gruppo a gruppo, da individuo a individuo in uno stesso gruppo, e perfino in uno stesso individuo nel tempo e a seconda delle circostanze.

Un altro problema riguarda la comprensione delle regole e l’onestà nel rispettarle. Infatti, per apprendere e rispettare le regole è necessario un certo grado di intelligenza e di savoir faire, che non tutti possiedono. Oltre a ciò, il rispetto delle regole richiede una certo grado di onestà, cioè di senso di responsabilità e una coscienziosità, che non tutti hanno.

Un altro problema ancora riguarda la possibilità di cambiare le regole di convivenza che ci sono state trasmesse dall'educazione, dalle consuetudini e dalle tradizioni, ovvero la possibilità di negoziare nuove regole sia liberamente e creativamente tra due persone, sia a livello di comunità.

Ci sono dunque problemi di definizione, di interpretazione, di evoluzione, di negoziazione e di applicazione (cioè di rispetto) delle regole di convivenza.

Con chi abbiamo bisogno di interagire? Con chi non possiamo evitare di interagire? Come possiamo evitare di interagire con le persone con cui non ci interessa interagire? Come interagiremo con le persone che incontreremo? Cosa diremo? Cosa nasconderemo? Cosa potremo fare? Cosa dovremo evitare di fare? Con quali regole gli altri sono disposti a interagire con noi? Con quali regolo noi siamo disposti ad interagire con gli altri? Quali regole possiamo negoziare? Quali sono i margini di negoziazione? Queste sono alcune delle domande a cui le menti umane (nelle loro parti consce e inconsce) sono chiamate a rispondere. Questa è infatti la loro funzione principale, la loro "ragione" di esistere. 

Purtroppo le risposte alle suddette domande sono complesse e diverse per ogni persona con cui potremmo interagire. E purtroppo, nonostante la sua enorme e assoluta importanza, e la sua difficoltà, questa problematica è poco trattata, sia a livello scientifico/filosofico, sia a livello di cultura popolare. 

Appartenenze e identità sociali

Il complemento grammaticale del verbo “appartenere” che risponde alla domanda "a che cosa?" è un “insieme”, il quale può essere un sistema o una classe. In altre parole le cose, le persone, gli oggetti, le idee, gli eventi ecc. (che chiamo collettivamente “enti”), appartengono a determinati insiemi, cioè a determinati sistemi e/o classi.

Un “sistema” è un insieme concreto (vivente o non vivente) organizzato, cioè costituito da parti (o sottosistemi) che interagiscono al fine di soddisfare i propri bisogni e/o di realizzare le funzioni del sistema stesso. Un sistema può essere meccanico, informatico, biologico, mentale, sociale, ecc. Può essere generato (formato, costruito) casualmente, a seguito di una evoluzione biologica, o “intenzionalmente” da un essere intelligente (come l’homo sapiens o un primate).

Una classe è un insieme cognitivo (cioè un’astrazione) caratterizzato da certe proprietà (ovvero caratteristiche), tali che tutti i membri (ovvero gli oggetti o gli enti) appartenenti a quella certa classe possiedono gli attributi caratteristici della classe stessa.

Non esiste alcunché che non appartenga a uno o più sistemi e/o classi, e la conoscenza umana consiste nello stabilire a quali “cose” (cioè a quali insiemi) gli enti riconoscibili appartengano, in termini di sistemi e/o di classi, e quali siano le proprietà dei sistemi e della classi di appartenenza.

Lo sviluppo della mente di un essere umano consiste nella formazione e accumulazione di classi e di modelli di sistemi nella memoria individuale, in modo da consentire all'individuo il riconoscimento di enti in quanto membri di classi e/o parti di sistemi caratterizzati da certe proprietà e da certe funzioni.

Per “classificazione” intendo l’associazione di un ente con una o più classi. In altre parole, classificare significa affermare che un certo ente è membro di certe classi.

Per “sistematizzazione” intendo l’individuazione di un ente come parte di uno o più sistemi.

Un’appartenenza implica delle aspettative, nel senso che se io penso che un ente X appartenga ad una classe Y o a un sistema Z, mi aspetto che X abbia le caratteristiche tipiche della classe Y o che si comporti (cioè che agisca e reagisca) come parte del sistema Z.

Il riconoscimento di un ente particolare deve quindi essere preceduta dalla definizione delle classi e/o dei sistemi a cui si ritiene che essa appartenga. Tuttavia la formazione delle classi e dei modelli di sistemi avviene attraverso le  esperienze di enti non ancora classificati e non ancora sistematizzati.

Un essere umano classifica e sistematizza se stesso e gli altri, nel senso che stabilisce in modo più o meno temporaneo o persistente, a quali classi e a quali sistemi egli stesso, e gli altri, appartengano.

L’identità sociale, o immagine sociale, di un essere umano consiste nella enumerazione delle classi e dei sistemi (biologici e sociali) predefiniti a cui si ritiene che esso appartenga.

Per un essere umano una classe/sistema è, ad esempio, una comunità culturale o subculturale, un gruppo, un partito politico, una categoria professionale, un movimento intellettuale, un tipo psicologico, un tipo etinico, un tipo fisico ecc.

Le appartenenze di un essere umano sono spesso problematiche in quanto costrittive, nel senso che un’appartenenza comporta una certa persistenza di attributi e di funzioni, che non possono essere cambiati liberamente, pena la perdità di identità sociale, e l’impossibilità di classificare, ovvero di qualificare una persona, e se stessi.

Gregory Bateson sull'interazione tra processi fisici, biologici e mentali

In quale misura iprocessi psichici (coscienza, pensieri, emozioni, sentimenti, motivazioni ecc.) sono condizionati da processi fisici, mentali e sociali?

Le seguenti citazioni di Gregory Bateson possono costituire un punto di partenza per rispondere alla domanda suddetta.

La mente non è un'entità, ma un processo.

...

La mente individuale non è un'entità autonoma, ma una parte di un circuito più ampio, un'ecologia di idee e relazioni. La danza della coscienza non è limitata al cranio, ma si svolge nell'intreccio del sistema nervoso, del corpo, dell'ambiente circostante e del contesto sociale. I nostri stessi pensieri ed emozioni sono modellati dal flusso costante di informazioni attraverso questi strati interconnessi, rendendo impossibile una separazione netta tra 'psichico' e 'fisico'.

...

Immagina la mente non come un contenitore pieno di pensieri, ma come una danza. Questa danza non si svolge solo all'interno della tua testa, ma in tutto il tuo essere, intrecciandosi con le interazioni con il tuo corpo, con il mondo che ti circonda e persino con le menti degli altri. I battiti del tuo cuore influenzano i tuoi pensieri, il colore di un tramonto scatena un'emozione, e una conversazione modella la tua comprensione del mondo. Questa danza è intricata, in continua evoluzione e alimentata da innumerevoli cicli di feedback tra mente, corpo e ambiente. Non c'è una singola entità chiamata 'mente' che controlla lo spettacolo, ma piuttosto un'interazione dinamica di processi che creano la tua esperienza unica della realtà. Separare il 'fisico' dallo 'psichico' non ha più senso in questa danza, perché sono fili inseparabili nell'arazzo del tuo essere.

...

Proprio come un sasso lasciato cadere in uno stagno crea delle increspature che si estendono verso l'esterno, influenzando i movimenti di ogni altra increspatura, così anche un'emozione, un pensiero o una sensazione fisica mettono in moto una cascata di effetti dentro e fuori di noi. Immagina il tuo sistema nervoso come una rete complessa, dove ogni pensiero scatena impulsi elettrici che danzano attraverso i neuroni, influenzando la frequenza cardiaca, la respirazione e il rilascio di ormoni. Questi cambiamenti, a loro volta, inviano segnali al tuo cervello, modellando la tua percezione e il tuo stato emotivo. Ma la danza non si ferma qui. Il nostro corpo interagisce costantemente con l'ambiente esterno, inviando e ricevendo informazioni attraverso i nostri sensi. Il profumo della pioggia può evocare un ricordo d'infanzia, una parola dura da parte di una persona cara può innescare una risposta di stress e la vista di un panorama mozzafiato può suscitare stupore e meraviglia. Questi stimoli esterni si intrecciano nell'intricato arazzo dei nostri processi interni, modellando e rimodellando costantemente il nostro paesaggio mentale. In questo modo, lo 'psichico' e il 'fisico' non sono regni separati, ma piuttosto due facce della stessa medaglia, sempre impegnate in una danza dinamica e interdipendente.

...

I principali problemi del mondo sono il risultato della differenza tra il funzionamento della natura e il modo di pensare delle persone. Le dinamiche del mondo naturale sono complesse, interconnesse e spesso non lineari, mentre il pensiero e la comprensione umana tendono ad essere lineari e frammentati. Questa discrepanza porta a fraintendimenti, interpretazioni errate e conseguenze indesiderate, dando origine a molte delle sfide significative che dobbiamo affrontare. In questo contesto, diventa evidente che i processi psichici, tra cui la coscienza, i pensieri, le emozioni, i sentimenti e le motivazioni, sono profondamente condizionati dai principi fondamentali della natura e dei processi biologici. I nostri modi di pensare e percepire sono intrinsecamente influenzati dall'intricata rete della vita e del mondo fisico che ci circonda. Pertanto, per comprendere veramente la natura dei nostri processi psichici, dobbiamo riconoscere e apprezzare il profondo impatto del mondo naturale sulla mente umana.

...

La saggezza è l'intelligenza del sistema nel suo complesso.

 

Può una mente conoscere se stessa?

Come ogni altro organo di qualsiasi essere vivente, la mente umana, e in particolare la parte cosciente di essa (l'io cosciente) è emersa per caso durante l'evoluzione della nostra specie, ed è rimasta nel nostro corredo genetico perché ha costituito un vantaggio adattivo rispetto agli individui sprovvisti di essa, ovvero ha facilitato la sopravvivenza dei suoi portatori. La sua funzione è stata quella di imparare a conoscere l'ambiente e il proprio corpo nel senso di prevederne le reazioni rispetto a certi stimoli e situazioni, e di utilizzare il linguaggio simbolico per cooperare con altri individui e per pensare, ovvero comunicare con l'Altro interiorizzato.

E' solo da pochi secoli che la mente del Sapiens ha cominciato a interrogarsi su se stessa, e in realtà sono ancora molto pochi coloro che lo fanno, anche tra le persone più istruite. Come spiegare questo generale disinteresse per qualcosa che ci riguarda direttamente e profondamente?

Io credo che il motivo sia nella natura delle cose, ovvero nel fatto che la mente è emersa come un soggetto che impara a conoscere oggetti ad essa esterni per controllarli meglio e, quando è emersa, non c'era alcun bisogno di una sua auto-conoscenza o auto-coscienza, né di un suo auto-controllo. Il Sapiens primitivo era mosso da bisogni molto semplici, e usava la sua mente come strumento per soddisfarli, non certo per interrogarsi sui suoi bisogni o la sua mente.

Con lo sviluppo delle civiltà, le cose si sono complicate perché le culture umane hanno sempre più indotto negli individui bisogni secondari o artificiali, ovvero non definiti nel loro DNA, più o meno funzionali rispetto alle esigenze della specie, del gruppo e dell'individuo. La massima "Conosci te stesso", scritta in un tempio dedicato ad Apollo circa tremila anni fa, è uno dei primi segni dell'interesse dell'uomo per conoscere la propria mente, ma questa massima è ancora diffusamente disattesa.

Infatti, conoscere se stessi, o la propria mente (che è la stessa cosa) è facile a dirsi quanto difficile a farsi. Perché noi usiamo la mente (soggetto) per conoscere qualcosa (oggetto), e non è "naturale" che essa sia al tempo stesso soggetto e oggetto. Intendo dire che per conoscere una mente ci vorrebbe una mente ad essa esterna, per lo stesso motivo per cui uno non può vedere se stesso, a meno che non utilizzi uno specchio.

Si tratta dunque di mettere uno specchio davanti alla propria mente. Questo però non risolve la questione perché una mente che si osserva allo specchio non può che approvare se stessa, ovvero non ha capacità auto-critica. Il motivo è questo: se la mente conoscesse i suoi errori, li correggerebbe immediatamente, dato che la mente non servirebbe a niente, anzi, sarebbe controproducente, se conoscesse in modo non corrispondente alla realtà le cose che conosce, ovvero, non soddisferebbe la sua ragion d'essere. Pertanto, se una mente funziona male, l'eventuale conoscenza di se stessa è più o meno falsa. Infatti ogni mente considera "normalmente" se stessa esente da errori, almeno per quanto riguarda il giudizio etico.

Soltanto una mente che accetti l'idea che la propria visione del mondo possa essere falsa, ovvero che essa stessa funzioni male, ovvero in modo insoddisfacente rispetto ai bisogni della persona che la ospita, potrà sperare di conoscere se stessa.

In effetti, il numero di coloro che dubitano che la propria mente sia sana cresce continuamente. Si tratta di coloro che cercano un aiuto filosofico, psicologico, psicoterapeutico o psichiatrico per superare certe difficoltà o disturbi.

Ma l'auto-critica non basta per conoscersi. Infatti l'uomo sa ben poco della mente e anche a livello accademico esistono tante diverse teorie, più o meno contrastanti e riduttive, su come la mente sia fatta e come funzioni.

Ci sono aspetti della mente che possono essere indagati scientificamente, altri che sfuggono a qualsiasi ricerca scientifica, come la natura della coscienza, dei sentimenti (specialmente il piacere e il dolore) e del libero arbitrio e su queste cose ognuno si fa una sua idea sulla base delle proprie esperienze.

In conclusione, una mente può cercare di conoscere se stessa, ma non potrà mai essere certa che la tale conoscenza corrisponda alla realtà.

L'uomo e il suo software

Io suppongo che la mente umana sia come il software di un computer con l'aggiunta di sentimenti, coscienza e volontà, che interagiscono col software stesso.

Il software (sia quello dei computer, sia quello umano) è fatto di informazioni, ovvero di dati, alcuni dei quali hanno la speciale funzione di dirigere, ovvero comandare, il comportamento della macchina o della persona secondo certi algoritmi, ovvero "logiche": essi vengono comunemente chiamati programmi e sono più o meno modificabili.

La modificabilità di un programma è una caratteristica del programma stesso, ovvero è programmata. Infatti, i "programmi" umani sono capaci, entro certi limiti, di modificare se stessi.

Tra il software, il mondo esterno e il restante mondo interno (ovvero i sentimenti, la coscienza, e la volontà) esistono relazioni bidirezionali e circolari, nel senso che ognuno di essi può influenzare ogni altro attraverso meccanismi di feedback. Tuttavia le relazioni tra il mondo esterno e i sentimenti, la coscienza e la volontà sono sempre mediate dalla mente, cioè dal software, che serve (e si è sviluppato evoluzionisticamente) proprio a tale scopo.

La mente è dunque un sistema cibernetico ovvero un aggregato di informazioni attive e passive (ovvero logiche e dati) capaci di interagire con se stesse e con l'esterno, dove "informazione" è "qualsiasi differenza che fa una differenza" (come l'ha definita Gregory Bateson).

L'informazione, in quanto "differenza" è immateriale. Tuttavia essa non può formarsi né conservarsi se non è "supportata" da qualcosa di materiale, come un foglio di carta, un nastro magnetico, un circuito elettronico, le cellule di un organismo o le strutture molecolari del DNA.

Il nostro software si sviluppa secondo programmi genetici in modo spontaneo attraverso le esperienze, ovvero le interazioni tra il software stesso, il mondo esterno e quello interno.

Alla nascita, l'uomo dispone di un software minimo, relativamente semplice ed elementare, che cresce e aumenta di complessità con il tempo e le esperienze. Quanto più varie e intense sono le esperienze, tanto più ricco ed efficace è il software risultante, ovvero tanto più esso è capace di contribuire alla soddisfazione dei bisogni della persona che lo ospita.

L'idea che la mente umana funzioni secondo i principi di un sistema informatico è per la maggior parte della gente, ancora oggi, inaccettabile e spaventosa. Credo che ciò sia dovuto a diversi fattori, come la scarsità di conoscenze riguardanti i sistemi informatici e l'idea che secondo tale ipotesi noi saremmo dei robot completamente determinati da programmi predefiniti (non si sa da chi) e quindi incapaci di libero arbitrio. Infatti molti ritengono che in tal caso sarebbero minate le fondamenta di qualsiasi etica, ipotesi catastrofica per le persone coscienziose.

A tal proposito, vorrei rassicurare tutti dicendo loro che anche nella visione cibernetica della mente sopra descritta c'è posto per i sentimenti, la coscienza, la volontà e il libero arbitrio (se questo esiste). La differenza tra una visione cibernetica della mente e una non-cibernetica è che nella prima si spiegano tante cose del comportamento umano e dei problemi sociali che nella seconda restano misteriose.

Ovviamente anche nella visione cibernetica ci sono misteri, ma questi sono confinati in quello che ho sopra chiamato il mondo interno dei sentimenti, della coscienza e della volontà, mondo che deve confrontarsi non solo con quello esterno degli altri umani e della natura, ma anche con un sistema di intermediazione (la propria mente o "software" che dir si voglia) che, grazie alla teoria dei sistemi, è sempre meno misterioso.
















Dividere per riunire

Per capire le ragioni del proprio disagio psichico, ovvero della propria infelicità, conviene fare una doppia operazione. Prima di divisione e poi di riunione, o integrazione. Questo perché probabilmente il disagio è dovuto ad una separazione (ovvero ad una non comunicazione e non cooperazione) tra entità importanti della nostra persona la cui cooperazione è essenziale per la sopravvivenza e il benessere. Una separazione di cui non siamo consapevoli, o che non ci è chiara, e che è necessario risolvere ristabilendo una sana e naturale integrazione tra parti che collaborano come dovrebbero, per motivi che non conosciamo.

Dicendo che prima occorre dividere, non intendo che dovremmo operare una separazione pratica, ma una teorica, ovvero dovremmo riconoscere, vedere, capire l'esistenza di una separazione già in atto e di cui non ci siamo ancora accorti. Perché si può operare una unificazione tra parti disgiunte solo se siamo consapevoli della loro separazione.

Le parti di cui dobbiamo riconoscere la separazione (per poi risolverla) sono innanzitutto due sezioni fondamentali in cui possiamo, a mio parere, dividere la nostra persona: l'io cosciente e il resto del corpo, il quale "resto" è inconscio per definizione, se per "io cosciente" intendiamo la (sola) parte cosciente della nostra persona, ovvero la nostra coscienza o consapevolezza.

Quanto ho appena detto implica che l'io cosciente è parte integrante del corpo, e non qualcosa di spirituale o metafisico, che appartiene ad un altro mondo o ad una dimensione del nostro mondo che non è soggetta alle leggi della natura. In altre parole, la mente (compreso l'io cosciente è parte) fa parte del corpo, e la persona, individuo, coincide con il suo corpo.

Il nostro obiettivo è dunque la giusta comunicazione e cooperazione tra l'io cosciente e il resto del corpo, ovvero ciò che possiamo chiamare il "corpo inconscio".

L'io cosciente è un'entità misteriosa di cui sappiamo sempre meno, dato che tutto ciò che la scienza "scopre" sulla mente fa parte del "corpo inconscio". Col progresso scientifico, infatti, il "mistero" della coscienza si riduce mentre aumenta la conoscenza "non misteriosa" dei meccanismi prevedibili o misurabili.

Suppongo che l'io cosciente sia la sede del libero arbitrio, dato che questo è cosciente per definizione. Tuttavia le opzioni tra cui l'io cosciente sceglie ogni volta che prende una decisione gli vengono fornite dai meccanismi del corpo inconscio. Quindi il libro arbitrio è solo parzialmente libero. Dato che un io cosciente non dotato di libero arbitrio non servirebbe a nulla, e quindi non avrebbe "senso" nemmeno da un punto di vista evoluzionistico, possiamo ipotizzare che l'io cosciente e il libero arbitrio siano la stessa cosa, ovvero che i loro nomi siano sinonimi.

Nei nostri discorsi potremmo dunque sostituire il pronome "io" con la parafrasi "il mio libero arbitrio".

L'io cosciente è inoltre capace di sentire il piacere e il dolore, sia in forma reale, cioè attuale, qui ed ora, sia in forma virtuale, cioè come ricordo o come anticipazione. È plausibile che senza tale capacità, l'io cosciente non servirebbe a nulla. Infatti possiamo ipotizzare che l'io cosciente sia il luogo in cui (e da cui) il libero arbitrio ordina al corpo resto del corpo cosa fare per ridurre il dolore e accrescere il piacere (siano essi attuali o futuri, reali o virtuali).

Coscienza, volontà e sentimento sembrano dunque intimamente intrecciati. Infatti, a mio parere, ciascuno di essi non avrebbe ragione di esistere senza gli altri due. Suppongo che questa triade coincida con l'io cosciente e che ogni suo componente sia soggetto a impulsi (provenienti dal resto del corpo) che sono il risultato di meccanismi inconsci e non controllabili direttamente (dall'io cosciente), se non mediante l'uso di farmaci o droghe particolari.

Quanto sopra è riassumibile in una semplice formula: io cosciente = sentimento + coscienza + volontà.

Nella mia visione dell'uomo (e di noi stessi) ho dunque "separato" dal resto del corpo la coscienza, la volontà, e il sentimento, e li ho poi riuniti nell'io cosciente.

Grazie a questa divisione e riunificazione, di cui siamo ora consapevoli, possiamo migliorare la cooperazione tra queste tre componenti, e tra la triade e il resto del corpo, a condizione che riconosciamo i rispettivi ruoli naturali.

La cosa più importante è capire che l'io cosciente è al servizio del resto del corpo, e non viceversa.

Infatti sarebbe assurdo, oltre che patologico, un atteggiamento autoritario da parte dell'io cosciente rispetto al resto del corpo, come se il cuore volesse stabilire e ordinare cosa debbano fare gli altri organi, invece di limitarsi a servirli pompando il sangue di cui essi hanno bisogno.

Etica mimetica vs. sistemica

Siamo stati abituati a giudicare (razionalmente ed emotivamente) secondo un’etica che io definirei intuitiva e soggettiva, in quanto basata su certe concezioni del bene e del male la cui definizione non è mai stata chiara. Da bambini, infatti, il “male” era ciò che “dispiaceva” ai nostri genitori, che li faceva soffrire. Poi la religione ci ha insegnato che il male era ciò che dispiaceva a Dio e che causava la sua ira funesta. Analogamente abbiamo imparato a conoscere “il bene”.

Possiamo dire che un’etica fondata su ciò che piace o dispiace a qualcun altro (genitori, preti, altri membri della comunità, divinità ecc.) sia di tipo “mimetico”, ovvero ottenuta mediante una “copiatura” o “rispecchiamento” di sentimenti altrui. A tal proposito ritengo plausibile che i neuroni specchio abbiano un ruolo importante nella formazione dei nostri sentimenti morali.

Ora che siamo adulti, dovremmo essere abbastanza dotati di senso critico e di conoscenze (sia scientifiche che umanistiche) per capire che conviene ridefinire il bene e il male su basi più chiare, più oggettive e meno rischiose rispetto alle preferenze emotive dei nostri genitori e delle altre persone “significative” che hanno formato il nostro inconscio (e i relativi automatismi di autocensura).

A tal proposito, come alternativa all'etica “mimetica” io propongo un’etica “sistemica” ovvero basata su una concezione sistemica della vita, delle interazioni sociali e delle dinamiche interne all’individuo, ovvero delle interazioni tra la sua mente e il resto del suo corpo, e tra le parti della mente stessa.

L’idea fondamentale è che ogni essere vivente (o parte di esso) sia un sistema, e che ogni sistema sia un sottosistema di un sistema più grande e sia composto a sua volta da sottosistemi. Presumo inoltre che ogni sistema (o sottosistema) abbia una sua autonomia e un certo grado di libertà, ma che la sua vita e il suo benessere dipendano dalla qualità e quantità delle sue interazioni con le altre parti del sistema a cui appartiene.

Sulla base di tale supposizione, si può dire che il “bene” sia sempre relativo ad un sistema vivente (di un certo livello strutturale), e consista in tutto ciò che favorisce il mantenimento e il funzionamento del sistema stesso, specialmente per quanto riguarda le sue interazioni “vitali” con il resto dell’ambiente da cui la sua vita e il suo benessere dipendono.

L’interdipendenza degli esseri viventi sarebbe dunque la fonte, o matrice, dell’etica. Infatti, se noi umani non avessimo bisogno gli uni degli altri e se non tendessimo a competere gli uni contro gli altri, non ci sarebbe alcun bisogno di un’etica, e non staremmo qui a parlarne. L’etica nasce dunque dai bisogni umani, dalla nostra necessità di cooperazione con altri esseri umani e dalla competizione con essi, oltre che dall’ambiente naturale da cui otteniamo il necessario per la nostra nutrizione e protezione. In altre parole, l'etica serve a "regolare" le interazioni (dirette e indirette) tra individui, che altrimenti sarebbero "sregolate" (ovvero immorali).

Dipendiamo dunque da un ambiente che è sia culturale (cioè sociale) che naturale. L’ecologia è lo studio delle interdipendenze degli esseri viventi e il presupposto intellettuale fondamentale per l’etica, che, in tal senso, non può essere mai assoluta, ma sempre relativa alla sostenibilità ecologica del sistema di cui il "soggetto etico" fa parte.

Se l'ecologia è lo studio delle interdipendenze e interazioni tra esseri viventi, la psicologia dovrebbe essere lo studio delle interdipendenze e interazioni all'interno della mente di un individuo, tra la mente e il mondo esterno e tra la mente e il resto del corpo. Anche queste interazioni sono oggetto di etica in quanto le interazioni esterne di un individuo sono dirette da quelle interne (consce e inconsce).

L’etica sistemica, rispetto a quella mimetica, costituisce una rivoluzione culturale in quanto comporta il passaggio da un’etica basata su comandamenti definiti “a priori” (ovvero prima della nascita dell'individuo) e da lui "copiati", ad una “negoziata” tra le parti interdipendenti, tenendo conto delle risorse disponibili e dei “concorrenti” interessati a goderne. L’etica sistemica è dunque un “contratto sociale” in perenne fase di negoziazione e rinegoziazione, che tiene conto sia della nostra necessità di cooperazione, sia della nostra naturale e istintiva competizione per le risorse naturali e sociali disponibili (in senso quantitativo e qualitativo).

Per quanto riguarda le interazioni interne all'individuo (e come tali oggetto della psicologia), la negoziazione è molto difficile, se non impossibile, dato che non possiamo "vedere" gli agenti mentali in gioco, ma solo intuirli. Tuttavia, possiamo immaginare e ipotizzare ciò che avviene nella nostra mente e nel nostro corpo e decidere in quale misura assecondare o respingere le varie pulsioni e motivazioni di origine interna. Il fine di tale regolazione dovrebbe essere quello della sostenibilità generale, in senso sistemico ed ecologico, della nostra persona e della comunità da cui dipendiamo.

L'illusione del dominio dell'io

Più discuto con qualcuno sulla natura umana e più mi pare che la maggiore parte della gente crede che la mente* sia unitaria (ovvero non costituita da parti autonome), comandata e supervisionata dalla coscienza, tranne in casi di malattie mentali, in cui la mente, per cause biofisiche o biochimiche, si trova dissociata in parti che non rispondono al controllo dell'io, dove per "io" si intende, al tempo stesso, la coscienza, la memoria, l'attenzione, la ragione e la volontà (o libero arbitrio).

* con il termine "mente" intendo sia sia la mente comunemente detta, sia la "psiche", ovvero il conscio e l'inconscio, vale a dire il consapevole e l'inconsapevole, considerati come entità interagenti.

Come potete immaginare, io la penso diversamente. Credo, cioè, che l'io, che preferisco chiamare "io cosciente" sia solo uno di diversi agenti mentali autonomi che costituiscono la mente e che interagiscono tra di loro scambiandosi informazioni (tra cui comandi, domande e risposte) all'insaputa dello stesso io. Questo ha uno scarso potere sul resto della mente, s'illude di comandarla, ma in realtà è governato da vari agenti mentali che si contendono il dominio su di esso. Sì, perché l'io cosciente, sede della razionalità, non è nato, nel corso dell'evoluzione, per comandare l'organismo, o la mente, ma per servirla, ovvero per facilitare la soddisfazione dei bisogni dell'individuo e della specie, sia quelli innati (ovvero geneticamente determinati) che quelli acquisiti nel corso delle esperienze.

Devo questa mia visione della mente alla lettura di diversi autori (filosofi e/o psicologi) come George Herbert Mead, Gregory Bateson, Edgar Morin, Marvin Minsky, Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud, Luigi Anepeta, Alfred Korzybski e altri.

Vedere la mente come complesso monoautonomico (in cui l'io è prevalentemente dominante) o pluriautonomico o psicodinamico (in cui l'io è prevalentemente dominato) ha delle implicazioni profonde nella visione del mondo, della società e di se stessi da vari punti di vista, tra cui quelli psicologico, psicoterapeutico, epistemologico, etico, politico ed economico, e nel modo di ragionare e di giudicare il comportamento umano. Si tratta di due visioni antitetiche e mutuamente incompatibili che possono spiegare molto bene la discordia e l'incomprensione tra i sostenitori della centralità e autorità assoluta dell'io e quelli della psicodinamica, per esempio, nelle discussioni politiche.

Al fine di una migliorare la comprensione, il rispetto e la convivenza tra gli esseri umani, ritengo necessario affrontare e approfondire questo tema nelle scuole e nella vita sociale. Sono infatti convinto che se la maggioranza della gente accettasse l'idea che la nostra mente è costituita da diversi agenti mentali autonomi che condizionano l'io, ci sarebbero meno conflitti tra le persone, più comprensione dei fenomeni sociologici e psicologici e una maggiore soddisfazione dei bisogni umani attraverso interazioni umane più cooperative e costruttive.

Tutti sanno che il corpo umano è costituito da organi autonomi che collaborano tra loro, nessuno dei quali domina sugli altri e ognuno dei quali, in caso di malfunzionamento, è in grado di mettere in crisi l'intero organismo. Verrà un giorno in cui anche la mente sarà vista nello stesso modo.

Concludo con alcune citazioni.

Un pensiero viene quando vuole "lui", non quando voglio "io". [Friedrich Nietzsche]

La coscienza è l'ultimo e più tardo sviluppo dell'organico e di conseguenza anche il più incompiuto e il più depotenziato... Si pensa che qui sia il nocciolo dell'essere umano: ciò che di esso è durevole, eterno, ultimo, assolutamente originario! Si considera la coscienza come una stabile grandezza data! Si negano il suo sviluppo, le sue intermittenze! la si intende come unità dell'organismo! Questa ridicola sopravvalutazione, questo travisamento della coscienza hanno come corollario un grande vantaggio, consistente nel fatto che con ciò è stato impedito un troppo celere perfezionarsi della medesima. Perché gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura per acquistarla, e anche oggi le cose non stanno diversamente! [Friedrich Nietzsche]

L’individuo è libero di fare ciò che vuole, ma non di volere ciò che vuole. [Arthur Schopenhauer]

Wundt cercava, nel sistema nervoso, dei centri responsabili dell'unità di azione della persona, ma non riuscì ad isolarne alcuno. L'unità del comportamento è un'unità di integrazione, ma il modo in cui tale integrazione tra le diverse parti avviene è per noi sconosciuto. [George Herbert Mead]

Dimostreremo che si può costruire una mente da tante piccole parti, ciascuna senza una mente. [Marvin Minsky]

Una persona fa ciò che fa perché percepisce il mondo in un certo modo. [Alfred Korzybski]

L'io cosciente, in nome del suo bisogno supremo di unità, di coesione e di coerenza, adotta meccanismi di repressione e di rimozione nei confronti di tutti gli aspetti interni contraddittori, quindi costruisce un'immagine di sé unitaria che è falsificata. [Luigi Anepeta]

l’Io non è padrone in casa sua. [Sigmund. Freud]


Introduzione al caffè filosofico del 24/2/2022 sul tema “L’intelligenza nell'uomo, negli altri viventi e nei computer”

Il vocabolario Treccani definisce l’intelligenza, tra l’altro, come segue:

  • Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento.

  • […] è propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza.

  • [...] entro certi limiti (memoria associativa, capacità di reagire a stimoli interni ed esterni, di comunicare in modo anche complesso, ecc.), è riconosciuta anche agli animali, spec. mammiferi (per es., scimmie antropomorfe, cetacei, canidi).

  • Nella terminologia filosofica, il termine equivale sostanzialmente a intelletto.

  • Attitudine a intendere bene, con facilità e prontezza

  • Lo spirito stesso, o l’uomo, in quanto intende.

  • Competenza, esperienza in qualche campo del sapere o anche nella professione o in cose pratiche.

  • In cibernetica, intelligenza artificiale: riproduzione parziale dell’attività intellettuale propria dell’uomo (con partic. riguardo ai processi di apprendimento, di riconoscimento, di scelta).

Sulla base di tali definizioni, al termine “intelligenza” possono essere associati concetti come i seguenti: pensiero, comprensione, intelletto, spiegazione, astrazione, intendere, intenzione, competenza, soluzione di problemi, giudizio, razionalità, ragione, adattamento, consapevolezza, autoconsapevolezza, memoria associativa, comunicazione, capacità di reagire a stimoli, spirito.

Alcune problematiche relative all’intelligenza possono essere riassunte in domande come le seguenti:

  • ci può essere intelligenza senza consapevolezza?

  • ci può essere competenza senza intelligenza?

  • in quale misura l’intelligenza è una caratteristica innata e in quale misura può essere appresa e sviluppata?

  • è possibile un’intelligenza senza sentimenti né emozioni?

  • l’intelligenza presuppone delle finalità, dei valori?

  • a cosa serve l’intelligenza?

  • l’intelligenza si può misurare oggettivamente?

  • come si può misurare o valutare l’intelligenza?

  • può una persona A meno intelligente di una persona B valutare l’intelligenza di B?

  • può una persona valutare la propria intelligenza?

  • l’intelligenza è qualcosa di unitario o esistono diverse intelligenze?

  • cosa s’intende per intelligenza emotiva?

  • il grado d''intelligenza di una persona dovrebbe o potrebbe essere usato per stabilire la sua posizione gerarchica nelle organizzazioni umane?

  • il contrario di intelligenza è stupidità?

  • una persona molto intelligente in generale, può essere stupida in qualche campo o problematica particolare?

  • la paura, l’amore, l’odio, la bellezza, l’attrazione fisica, possono influire negativamente o positivamente sul funzionamento dell’intelligenza?

  • in quale misura e in quali problematiche l’intelligenza artificiale può sostituire o superare quella umana?

  • le piante possiedono un’intelligenza?

  • gli organi di un organismo vivente (a partire dalle cellule) possiedono un’intelligenza?

  • che relazione c’è tra “mente” (o psiche) e “intelligenza”?

  • che relazione c'è tra intelligenza e razionalità?

A voi la parola!

Psicologia dei bisogni - Riassunto

Importanza e centralità dei bisogni

Io considero i bisogni il fondamento di qualunque forma vivente. Essi possono essere distinti in congeniti (cioè innati, geneticamente determinati e immutabili) e acquisiti (cioè formatisi come risultato di esperienze, e modificabili).

I bisogni possono essere distinti in bisogni di ottenimento e bisogni di evitamento (di qualcosa).

Io vedo la mente come un sistema di agenti autonomi intercomunicanti, per lo più inconsci e involontari, alcuni dei quali hanno la funzione di sviluppare strategie e logiche di comportamento per la soddisfazione dei bisogni congeniti. Tali strategie e logiche comportano la formazione di una molteplicità di bisogni acquisiti quali mezzi per ottenere la soddisfazione di quelli congeniti o di altri bisogni acquisiti.

Origine dei disagi mentali e scopo della psicoterapia

Io considero il disagio mentale un effetto della mancata soddisfazione di uno o più bisogni congeniti a causa di ostacoli esterni e interni, paure, conflitti tra bisogni (spesso rimossi dalla coscienza) e/o strategie di soddisfazione inadeguate.

La cura del disagio mentale, cioè la psicoterapia, dovrebbe aiutare il paziente a portare alla coscienza i suoi bisogni insoddisfatti e le cause della loro insoddisfazione in modo da poter gestire razionalmente le paure, i conflitti e le incompatibilità tra bisogni (sia al proprio interno che rispetto ai bisogni altrui), e correggere le strategie per la loro soddisfazione che si sono dimostrate inadeguate.

Supporti grafici della psicoterapia

L’efficacia e l’efficienza di una psicoterapia possono essere aumentate mediante l’uso di informazioni registrate (scritti, fotografie, collages) che il paziente stesso può produrre, preferibilmente con l’assistenza di un terapeuta, e di repertori, questionari, formulari e guide che il terapeuta può mettere a disposizione del paziente; tali strumenti hanno lo scopo di aiutarlo ad individuare ed evocare i bisogni insoddisfatti e stimolare i suoi agenti inconsci a riprogrammarsi in modo più adeguato.

Importanza dei ruoli o funzioni sociali

I bisogni di un essere umano possono essere soddisfatti solo mediante l’interazione e cooperazione (diretta o indiretta) con altri esseri umani. Le interazioni umane sono generalmente regolate da culture, o civiltà, interiorizzate a livello inconscio, che definiscono forme, norme, valori, linguaggi e ruoli attraverso i quali (e solo attraverso i quali) sono possibili interazioni non arbitrarie e quindi non violente.

Ogni ruolo corrisponde ad una o più funzioni sociali, ovvero a comportamenti attraverso i quali un’individuo contribuisce alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

La scelta o assegnazione dei ruoli può essere competitiva, e dar luogo a conflitti interni ed esterni, ovvero tra i diversi bisogni del soggetto, e tra i bisogni del soggetto e quelli altrui.

Un ruolo non condiviso, non consensuale, velleitario, confuso, indeciso o falso, e quindi non facilmente attuabile, può ostacolare la soddisfazione di uno o più bisogni e causare in tal modo sofferenze e disturbi mentali.

Resistenza al cambiamento

Uno dei bisogni più potenti della psiche è quello di mantenere la propria struttura resistendo (inconsciamente e involontariamente) ad ogni tentativo, proveniente dall’interno o dall’esterno, di cambiarla. Questo rende molto difficile ogni psicoterapia in quanto finalizzata ad un cambiamento strutturale della psiche. La Psicoterapia sinottica è particolarmente indicata per superare la resistenza del paziente al cambiamento.

Fondamenti genetici della Psicologia dei bisogni

Come Richard Dawkins insegna ne “Il gene egoista”, alla radice del comportamento di ogni essere vivente, vi è la “necessità” dei suoi geni di riprodursi usando i vari mezzi e modi che essi hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione e che sono stati codificati nel DNA della specie. Da tale generale necessità sono “emersi”, nel corso dell’evoluzione, in maniera tuttora misteriosa, i “bisogni” ovvero i meccanismi omeostatici motivazionali e sentimentali (basati sul piacere e il dolore, e collegati con la coscienza negli animali che ne dispongono) che spingono l’organismo e l’io cosciente a procurarsi, quando occorre, ciò che è “necessario” per garantire la sopravvivenza e la conservazione della specie.

Chiamo tali meccanismi bisogni primari, mentre col termine bisogni secondari mi riferisco a quelli che vengono sviluppati nel corso della vita di un individuo come mezzi o obiettivi intermedi per soddisfare i primi.

Tutti i bisogni (sia primari che secondari) sono ordinati funzionalmente nel senso che ogni bisogno ha il compito di soddisfare uno o più bisogni di ordine superiore e viene soddisfatto attraverso la soddisfazione di bisogni subordinati. In altre parole, ogni bisogno è servito da altri bisogni e serve altri bisogni, fino al bisogno primordiale delle forme viventi, che è quello del gene, di riprodursi.

Volendo estendere al mondo non vivente il concetto di bisogno, si potrebbe inoltre dire che tutte molecole (sia inorganiche che organiche, compresi i geni) e le particelle elementari hanno “bisogno” di rispettare le leggi della fisica.

Per soddisfare i suoi bisogni (primari e secondari), un essere umano ha bisogno di interagire e collaborare con altri esseri della sua specie. Questa collaborazione può essere ostacolata da una serie di fenomeni quali:

  • la competizione per ottenere e difendere:

  • le posizioni più elevate nella gerarchia sociale

  • i partner sessuali più attraenti

  • le risorse economiche

  • la proprietà privata

  • il tentativo reciproco di asservimento tra esseri umani

  • la voglia di libertà e di trasgredire le norme sociali

  • la repressione delle trasgressioni e dei tentativi di sovvertire i privilegi acquisiti

Gli esseri umani perseguono i propri interessi interagendo con i propri simili in modo più o meno cosciente, volontario, produttivo e libero. Il grado di soddisfazione dei bisogni umani appare da sempre tragicamente basso. Fame, povertà, guerre, violenza, disuguaglianze, ingiustizie, corruzione, oppressione, irresponsabilità, disinteresse per l’etica, ignoranza, falsità, mistificazioni, stress, incomunicabilità, condizioni di lavoro ai limiti della sopportazione, disoccupazione, negazioni dei diritti civili, deprivazioni e violenze sui bambini, discriminazioni di ogni tipo (sessuali, razziali, etniche, religiose, politiche ecc.), sono realtà ancora largamente diffuse. Tale situazione è il prodotto del comportamento umano che, a sua volta, è il risultato di processi che avvengono nella mente degli individui.

Tali processi, ancora poco conosciuti e spesso oggetto di disinformazione e mistificazione, andrebbero attentamente studiati al fine di renderli più adeguati alla soddisfazione dei bisogni umani su larga scala.

In queste pagine propongo, a tale scopo, la costituzione di una disciplina psicologica che considera i bisogni umani il punto di partenza e di arrivo dell’indagine e della prassi: di partenza in quanto essi sono l’origine e lo strumento della vita, e di arrivo in quanto la loro soddisfazione dovrebbe essere il fine dell’umanità e quindi di ogni psicologia e psicoterapia.

Questa disciplina dovrebbe usare tutto il patrimonio disponibile di scienze umane e sociali in modo eclettico, integrato, organico e soprattutto pragmatico, cioè finalizzato al raggiungimento del massimo grado di benessere psicofisico a cui l’uomo possa aspirare.

Vedi anche Comprendere la natura umana.

Fonti della Psicologia dei bisogni

La Psicologia dei bisogni si fonda sui lavori di diversi autori, tra i quali:

  • Ricerche neuroscientifiche (Antonio Damasio e altri autori)

  • Psicologia sociale (autori vari)

  • Psicoanalisi di Sigmund Freud e altri

  • Psicologia individuale di Alfred Adler

  • Interazionismo simbolico di George H. Mead

  • Teoria dei bisogni intrinseci di Luigi Anepeta

  • Analisi transazionale di Eric Berne

  • Evoluzionismo darwiniano e genetica di Richard Dawkins

  • Semantica generale di Alfred Korzybski

  • Cibernetica ed ecologia della mente di Gregory Bateson

  • Pensiero complesso di Edgar Morin

  • Psicologia umanista di Erich Fromm

  • Costruttivismo radicale di Paul Watzlawick

  • Psicologia della forma (Gestalt)

  • Filosofia di D. Hume, A. Schopenhauer, F. Nietzsche e altri

  • Ecc.


La mente nella Bibbia e nella mentalità popolare

Ho fatto una ricerca testuale della parola “mente” nella Bibbia (scaricata in formato PDF da http://www.preghiamo.org/download/bibbia/la-sacra-bibbia.pdf) e dai risultati deduco che nel testo biblico per “mente” s’intende solo "coscienza" o "attività pensante cosciente", e credo che questo sia vero per la maggior parte della gente. Pochi considerano infatti la mente un sistema, o strumento, per lo più automatico, inconscio e involontario, ovvero un complesso di algoritmi. La mente è, a mio avviso, poco e male sconosciuta nella mente della gente.

Seguono le frasi tratte dalla Bibbia, in cui compare la parola “mente”.

------------


Ma fino a oggi il Signore non vi ha dato una mente per comprendere né occhi per vedere né orecchi per udire.

Quando tutte queste cose che io ti ho poste dinanzi, la benedizione e la maledizione, si saranno realizzate su di te e tu le richiamerai alla tua mente in mezzo a tutte le nazioni dove il Signore, tuo Dio, ti avrà disperso, se ti convertirai al Signore, tuo Dio, e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, secondo quanto oggi ti comando, allora il Signore, tuo Dio, cambierà la tua sorte, avrà pietà di te e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli in mezzo ai quali il Signore, tuo Dio, ti aveva disperso.

Ponete nella vostra mente tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. Le prescriverete ai vostri figli, perché cerchino di eseguire tutte le parole di questa legge.

Tieni bene a mente che devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini.

Dio concesse a Salomone sapienza e intelligenza molto grandi e una mente vasta
come la sabbia che è sulla spiaggia del mare.

Se non siete capaci di scrutare il profondo del cuore dell’uomo né di afferrare i pensieri della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che ha fatto tutte queste cose, e conoscere i suoi pensieri e comprendere i suoi disegni?

Esortava perciò i suoi uomini a non temere l’attacco delle nazioni, ma a tenere impressi nella mente gli aiuti che in passato erano venuti loro dal Cielo e ad aspettare ora la vittoria che sarebbe stata loro concessa dall’Onnipotente.

Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente.

La mente del giusto riflette prima di rispondere, ma la bocca dei malvagi esprime cattiveria.

Porgi l’orecchio e ascolta le parole dei sapienti, applica la tua mente alla mia istruzione: ...

Allora i tuoi occhi vedranno cose strane e la tua mente dirà cose sconnesse.

La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza.

Ho voluto fare un’esperienza: allietare il mio corpo con il vino e così afferrare la follia, pur dedicandomi con la mente alla sapienza.

Chi osserva il comando non va incontro ad alcun male; la mente del saggio conosce il tempo opportuno. Infatti, per ogni evento vi è un tempo opportuno, ma un male pesa gravemente sugli esseri umani. L’uomo infatti ignora che cosa accadrà; chi mai può indicargli come avverrà? Nessun uomo è
padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della morte. Non c’è scampo dalla lotta e neppure la malvagità può salvare colui che la compie.

I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.

Non affaticarti in opere superflue, ti è stato mostrato infatti più di quanto possa comprendere la mente
umana.

Beato l’uomo che si dedica alla sapienza e riflette con la sua intelligenza, che medita nel cuore le sue vie e con la mente ne penetra i segreti.

Che cosa c’è di più luminoso del sole? Anch’esso scompare. Così l’uomo, che è carne e sangue, volge la mente al male.

Oracoli, presagi e sogni sono cose fatue, come vaneggia la mente di una donna che ha le doglie.

Signore degli eserciti, giusto giudice, che provi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa.

Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo la sua condotta,

Avete parlato a questo modo, o casa d’Israele, e io conosco ciò che vi passa per la mente.

Ecco dunque qual era il tuo sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre dormivi
nel tuo letto.

Mentre ero nel mio letto, le immaginazioni e le visioni della mia mente mi turbarono.

Le visioni che mi passarono per la mente, mentre stavo a letto, erano queste:...

Mentre nel mio letto stavo osservando le visioni che mi passavano per la mente, ecco un vigilante, un santo, scese dal cielo gridò a voce alta:...

Nel primo anno di Baldassàr, re di Babilonia, Daniele, mentre era a letto, ebbe un sogno e visioni nella sua mente. Egli scrisse il sogno e ne fece la seguente relazione.

Io, Daniele, mi sentii agitato nell’animo, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato;

Tenete a mente la legge del mio servo Mosè, al quale ordinai sull’Oreb precetti e norme per tutto Israele.

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con
tutta la tua forza.

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso.

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro:...

E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio.

Ma voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.

Un tempo anche voi eravate stranieri e nemici, con la mente intenta alle opere cattive;
Nessuno che si compiace vanamente del culto degli angeli e corre dietro alle proprie immaginazioni,
gonfio di orgoglio nella sua mente carnale, vi impedisca di conseguire il premio:...

Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.

Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente
e privi della verità, che considerano la religione come fonte di guadagno.

Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia.

Sull’esempio di Iannes e di Iambrès che si opposero a Mosè, anche costoro si oppongono alla verità: gente dalla mente corrotta e che non ha dato buona prova nella fede.

Perciò, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà.

Qui è necessaria una mente saggia.

... e come può un uomo aver ragione dinanzi a Dio? Se uno volesse disputare con lui, non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille. Egli è saggio di mente, potente di forza: chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?

Cessi la cattiveria dei malvagi. Rendi saldo il giusto, tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto.

La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura.

Poiché hai tolto il senno alla loro mente, per questo non li farai trionfare.

Vi annunciano visioni false, predizioni che sono invenzioni e fantasie della loro mente.

...pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata.

... non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri, accecati nella loro mente, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro e della durezza del loro cuore.

Tutto è puro per chi è puro, ma per quelli che sono corrotti e senza fede nulla è puro: sono corrotte la loro mente e la loro coscienza.

... porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori;

Struttura della mente

(Versione aggiornata al 31/7/2019)

In questo articolo ipotizzo una struttura generale sistemica della mente e i principi generali del suo funzionamento.

 

Le seguenti figure (la seconda e la terza sono ciascuna un'esplosione della precedente) rappresentano la mente come "sistema" composto di sottosistemi intercomunicanti, ciascuno specializzato in particolari funzioni che contribuiscono, in modo coordinato, al funzionamento generale della persona, cioè al suo comportamento e alla sua sopravvivenza. (Fare clic sulle figure per ingrandirle).





Figura 1: Struttura della persona e della sua mente






Figura 2: Struttura delle mente senza dettagli






Figura 3: Struttura della mente con dettagli
PRINCIPI GENERALI

  • La vita si basa sui "bisogni" (innati e acquisiti) e sulla loro soddisfazione attraverso interazioni col mondo esterno e tra gli organi interni.

  • Le modalità di soddisfazione dei bisogni sono codificate in informazioni sia innate (cioè geneticamente determinate), sia "apprese" attraverso le esperienze.

  • Il corpo umano è un sistema, i suoi organi (fino alle cellule) sono sottosistemi che interagiscono tra di loro e con l'esterno per soddisfare i bisogni dell'individuo.

  • Una mente è un elaboratore (cibernetico) di informazioni; non può essere separata da un corpo perché ha bisogno di supporti fisici per esistere; essa governa il comportamento interno ed esterno dell'individuo o dell'organo che la contiene.

  • Ogni organo vivente, a partire dalla cellula, ha una mente e dei bisogni. Pertanto la mente umana è l'insieme integrato e coordinato delle menti dei suoi organi.

  • Il piacere (per l'uomo e gli altri esseri viventi capaci di provarlo) è suscitato dalla soddisfazione di bisogni, il dolore dalla loro frustrazione.

  • Il funzionamento di ogni sottosistema (o organo) è governato da algoritmi (con un certo grado di casualità) capaci di apprendere e quindi di modificarsi.

  • Ogni sottosistema comunica e coopera con diversi altri (attraverso la rete neurale e ormonale) per determinare i suoi output (informazioni, energie, sostanze).

  • L'interdipendenza umana è la fonte dei bisogni peculiarmente umani. Infatti l'uomo non può sopravvivere a lungo al di fuori di almeno una comunità.

  • La mente umana serve soprattutto a gestire le interazioni umane e si forma attraverso esse.

  • Essere (identità) = appartenere (a gruppi e categorie con caratteristiche particolari).

  • La vita sociale consiste in apprendimento, educazione, condivisione (di beni, servizi, linguaggi, forme, norme, valori, conoscenze ecc.), attraverso imitazione, cooperazione, e competizione.

  • Ogni umano ha una o più "comunità interiori" o "virtuali" dovute all'imprinting di esperienze vissute durante l'infanzia e successivamente. Tali comunità virtuali influenzano il suo comportamento sociale mediante particolari pulsioni e inibizioni.

  • I disagi e i disturbi psichici (esclusi quelli dovuti ad alterazioni fisiologiche del sistema nervoso) sono causati dalla frustrazione di bisogni, e da conflitti ("doppi vincoli") tra bisogni antagonisti.

CHIARIMENTI

Un mio amico mi ha chiesto: "Come poni questo tuo modello rispetto a quelli modulari, per esempio, di Fodor e Pinker? Altra domanda: come interpretare il fatto che poni la rete neurale e ormonale nel mezzo tra due batterie di sottosistemi?"

Segue la mia risposta.

Direi che il mio modello è sicuramente modulare, anche se suppongo, come ho scritto in una nota, che certi sottosistemi siano “distribuiti” fisicamente in più zone del sistema nervoso o del corpo in generale. Inoltre non escluderei proprietà ologrammatiche, ovvero repliche diffuse di informazioni (come per il DNA) e di funzioni.

Il mio modello è al tempo stesso cognitivista e psicodinamico (avrai notato la presenza del super-io), sistemico, ovvero cibernetico, e non behaviorista nel senso stretto del termine.

L’idea di Fodor che i processi cognitivi di alto livello non siano modulari mi lascia perplesso. Io infatti suppongo che tali processi siano comunque di pertinenza di un “sottosistema” (ovvero modulo) cognitivo (conscio e inconscio), anche se i relativi processi, cioè i “pensieri” non sono modulari ma “seriali” e “reticolari”.

Probabilmente la querelle tra Fodor e Pinker è solo apparente ed entrambi hanno ragione. Forse Fodor ha letto in modo riduttivo o riduzionista la visione di Pinker. Penso infatti che non si possa criticare qualcuno per ciò che non dice, ma solo per ciò che asserisce e ciò che esclude, e immagino che Pinker non abbia escluso le idee di Fodor, che possono essere considerate un’estensione, un completamento o un approfondimento di quelle di Pinker.

Il mio modello non è riduzionista (spero) e non esclude nessun fenomeno o meccanismo non ancora scoperto da scienziati o filosofi. E’ un tentativo di costituire un quadro generale da cui partire per approfondire i diversi aspetti della mente e della natura umana, come auspicato da Edgar Morin, che lamenta l’assenza di una specializzazione accademica: quella della generalità della vita. Come in un grande sistema informatico, è impensabile disegnarne o descriverne gli aspetti o gli elementi di dettaglio senza partire da una struttura “generale”, ovvero di alto livello, che può poi essere sezionata e approfondita sezione per sezione, ma senza mai trascurare interazioni tra le diverse sezioni (o moduli o sottosistemi), giacché non possiamo conoscere le cose in sé ma solo le relazioni tra le cose, come ci insegna Gregory Bateson.

Il mio modello è evoluzionistico in quanto credo sia il risultato di adattamenti della specie alle pressioni ambientali e in particolare alla condizione di interdipendenza funzionale degli esseri umani, come indicato nei principi generali. Tuttavia siamo ormai passati, come sai bene, da una evoluzione genetica ad una “memetica”, che per la mente è di grande importanza.

Il concetto di “incapsulamento” funzionale mi lascia perplesso e lo userei con cautela. Credo che certi “moduli” mentali non siano facilmente incapsulabili dal momento che comunicano simultaneamente con molti altri. Inoltre, come ho indicato nei principi generali, gli algoritmi che governano i moduli hanno un certo grado di aleatorietà.

Io credo che il difetto di molte teorie sulla mente (e che spero di evitare nella mia) sia quello di definire un modello abbastanza semplice da poter essere descritto in termini semplici, cosa che porta fatalmente ad un certo riduzionismo o addirittura semplicismo. Nel mio modello ci sono invece aree "misteriose" che non pretendo di spiegare, come la volontà (compreso il libero arbitrio), la coscienza e il sentimento, anche se possiamo immaginare certe relazioni e interazioni tra tali entità e il resto del “sistema”.

Vorrei a questo punto confrontare il mio modello con gli otto requisiti di un sistema “modulare”:

  1. Specificità del dominio: i moduli operano solo su determinati tipi di input, sono specializzati. [OK, salvo il fatto che diversi moduli si possono influenzare reciprocamente.]

  2. Incapsulamento informativo: i moduli non devono necessariamente fare riferimento ad altri sistemi psicologici per poter funzionare. [Parzialmente d'accordo, ma un modulo può avere molte connessioni con altri moduli e comportamenti reattivi con un certo grado di aleatorietà.]

  3. Attivazione obbligatoria: i moduli vengono elaborati in modo obbligatorio. [Nel mio modello ci sono aleatorietà, ovvero eccezioni alle regole e comportamenti “misteriosi”.]

  4. Alta velocità di elaborazione: probabilmente a causa del fatto che sono incapsulati (quindi necessitano solo di consultare un database limitato) e obbligatori (non è necessario sprecare tempo per determinare se elaborare o meno l'input in entrata) [OK.]

  5. Uscite di basso livello: l'output dei moduli è molto semplice. [Non sempre: nel mio modello l’output può essere non univoco, ambivalente, conflittuale, perfino paralizzante.]

  6. Accessibilità limitata. [OK nel senso che certi moduli non sono localizzabili e non possono comunicare con tutti gli altri, ma solo con alcuni altri, anche se la plasticità del sistema nervoso può creare nuove connessioni in certi casi.]

  7. Ontogenesi caratteristica: c'è una regolarità di sviluppo. [parzialmente d'accordo. Infatti mio modello l’ontogenesi si accompagna con l’apprendimento, ovvero uno sviluppo in cui le interazioni con gli altri moduli o con l’esterno influenzano lo sviluppo e perfino l'espressione genica.]

  8. Architettura neurale fissa. [Parzialmente d'accordo. Infatti, come detto sopra, la plasticità del sistema nervoso rende la rete di connessione modificabile.]

Per quanto riguarda la tua domanda “come interpretare il fatto che poni la rete neurale e ormonale nel mezzo tra due batterie di sottosistemi?”, ti rispondo che la rete neurale è disegnata come il “bus” di un computer, che permette a tutti i moduli di comunicare potenzialmente con tutti gli altri.

La posizione di ogni modulo nello schema non è significativa. L’architettura a "bus" è indispensabile nei computer per evitare “gli spaghetti” ovvero connessioni fisiche inestricabili (cavi elettrici) di tutti con tutti. Basta quindi collegare un modulo al bus, e in tal modo esso può comunicare con qualsiasi altro collegato allo stesso bus.

Suppongo che la rete neurale (neuroni, assoni, sinapsi, dendriti ecc.) funzioni come il bus di un computer, ovvero come un canale di comunicazione. Suppongo inoltre che un neurone possa avere un doppio ruolo: come nodo di comunicazione (di transito) di una rete, e come micromodulo di un sistema più grande, con funzioni particolari.

Vedi l'articolo "Modularità della mente" in Wikipedia.

Vedi anche Comprendere la natura umana.

La mente è un generalizzatore

Ho chiesto a Chatgpt e a Gemini:

Scrivi un piccolo saggio filosofico-psicologico sul tema "La mente è un generalizzatore" in cui affermi la tesi che la funzione fondamentale della mente è quella di generalizzare idee, forme, giudizi. Anche filosofare è generalizzare, ovvero passare da percezioni, considerazioni, valutazioni particolari, a percezioni, considerazioni valutazioni generali sulla base delle esperienze particolari e della ripetizione delle stesse.

 



RISPOSTA DI CHATGPT







La mente è un generalizzatore


L’idea che la mente funzioni, prima di tutto, come un generalizzatore è più radicale di quanto sembri. Non è soltanto un’abilità cognitiva tra le altre, ma il principio strutturante dell’esperienza umana. Senza generalizzazione non ci sarebbe pensiero, né linguaggio, né memoria, né identità personale: solo un flusso caotico di stimoli irripetibili.

1. La generalizzazione come condizione di sopravvivenza


Fin dai livelli più primitivi, l’organismo umano ha bisogno di estrarre costanti da ciò che muta. Il bambino riconosce la “mamma” non perché ogni volta la percepisca uguale, ma perché la sua mente costruisce una forma generale che raccoglie volti, odori, gesti diversi sotto un’unica continuità. La percezione stessa è già un atto di generalizzazione: vediamo “una sedia” e non un fascio di linee e pattern cromatici.

Questa capacità è evolutivamente vantaggiosa. Identificare una situazione come “pericolosa” richiede il riconoscimento di somiglianze tra eventi diversi. Ogni forma di apprendimento si basa sulla ripetizione: senza la capacità di estrarre la regola che accomuna eventi distinti, l’esperienza non diventerebbe mai conoscenza.

2. La generalizzazione come struttura del giudizio


Ogni giudizio è una generalizzazione. Quando diciamo “questo gesto è offensivo”, la nostra mente sta collegando un evento singolare a un modello di significato già costruito. L’individuo non valuta mai un fatto “in sé”, ma attraverso categorie che ha elaborato nel tempo.

La moralità stessa — spesso percepita come universale e necessaria — nasce dalla ripetizione di esperienze relazionali che costruiscono, nel lungo periodo, schemi di approvazione e disapprovazione. La mente tende naturalmente a costruire norme: a partire da episodi concreti, formula attese su come il mondo “dovrebbe” essere. La regola, in questo senso, non è un’imposizione, ma un prodotto spontaneo della generalizzazione.

3. Filosofare è generalizzare


Il gesto filosofico consiste precisamente nel rendere esplicito ciò che la mente compie in modo tacito: andare dal particolare al generale. Si tratta di un movimento che non è una fuga dall’esperienza, ma una sua intensificazione. Il filosofo raccoglie frammenti — un’osservazione sul comportamento umano, una sensazione di disagio, un dubbio epistemico — e chiede: che cosa vale in generale per ciò che qui accade?

Dalla frustrazione particolare nasce una teoria della libertà; da un incontro fortuito una riflessione sulla natura del desiderio; da un gesto violento una meditazione sull’etica. Il pensiero astratto non è altro che esperienza coagulata.

Persino quando un filosofo critica la generalizzazione — come gli scettici o i decostruttivisti — lo fa a partire da una forma più alta di generalizzazione: quella che identifica i limiti, gli abusi o le illusioni delle categorie generali.

4. Il rischio: confondere il tipo con l’individuo


Se la mente è un generalizzatore instancabile, questa funzione può facilmente irrigidirsi. Ogni categorizzazione è utile finché resta uno strumento; diventa dannosa quando si trasforma in un pregiudizio. La mente tende a vedere pattern anche dove non ci sono, a imporre regole a eventi che potrebbero essere semplicemente eccezioni. L’abitudine a generalizzare è ciò che rende possibile la conoscenza, ma anche l’autoinganno e l’errore sistematico.

Una parte della maturità mentale consiste nell’imparare a distinguere tra generalizzazioni necessarie e generalizzazioni eccessive, tra schema e stereotipo.

5. Conclusione: vivere nella generalizzazione


Dire che la mente è un generalizzatore significa riconoscere che viviamo in un mondo di forme che noi stessi abbiamo costruito. Non conosciamo mai il particolare in sé, ma sempre attraverso la lente della similarità. La realtà si costituisce per noi come un insieme di regolarità: ciò che chiamiamo “concetto”, “giudizio”, “legge”, “valore”.

Filosofare, allora, non è altro che portare alla luce questo processo: osservare come dalle nostre esperienze sorgono idee generali e come queste idee generali, a loro volta, plasmano la nostra esperienza. La mente generalizza per comprendere; e comprendere significa sempre, inevitabilmente, andare oltre il singolo verso ciò che ritorna, si ripete, si connette.

 



RISPOSTA DI GEMINI







La Mente: Un Generalizzatore Universale


L'affermazione che la funzione fondamentale della mente sia quella di generalizzare idee, forme e giudizi non è solo un'osservazione psicologica, ma un principio cardine che sottende l'intera architettura della nostra esperienza e conoscenza. La mente non è primariamente un archivio di dati isolati; è piuttosto un sofisticato motore di astrazione, il cui obiettivo principale è distillare l'universale dal particolare.

Dalla Percezione all'Idea Generale


A livello psicologico e cognitivo, la necessità di generalizzare è un imperativo evolutivo. Ogni momento della nostra vita è una cascata di stimoli sensoriali unici – un colore specifico, una consistenza particolare, un suono irripetibile. Se la mente dovesse trattare ogni percezione come un evento totalmente nuovo, saremmo sopraffatti e incapaci di agire. La sopravvivenza, al contrario, richiede la formazione di categorie e schemi.

Quando un bambino impara il concetto di "sedia", non lo impara da una singola, perfetta sedia platonica, ma dall'esposizione a innumerevoli esempi: sedie alte, basse, in legno, in metallo. La mente esegue silenziosamente un'operazione statistica e logica: estrae le caratteristiche essenziali (una superficie per sedersi, un supporto) e scarta le variabili accidentali (il colore, il materiale). Il risultato è la generalizzazione "sedia", un'idea astratta applicabile a milioni di oggetti che non ha mai visto prima. Questo processo di astrazione di schemi è ciò che consente il riconoscimento, la previsione e l'apprendimento.

La Filosofia come Generalizzazione Suprema


Questa funzione di generalizzazione si eleva al suo stato più puro e consapevole nel campo della filosofia. L'atto di filosofare è, in essenza, un esercizio di generalizzazione di altissimo livello. Il filosofo non si accontenta di osservare che "questo specifico atto di Tizio è ingiusto" (un giudizio particolare). Egli si spinge oltre, tentando di rispondere alla domanda generale: "Che cos'è la Giustizia?"

Il passaggio avviene in tre fasi cruciali, alimentate dall'esperienza e dalla ripetizione:

  1. L'Esperienza Particolare: La mente registra una serie di valutazioni particolari ("Ho provato dolore in questa situazione"; "Questo ragionamento è fallace").

  2. La Ripetizione e il Confronto: Attraverso la ripetizione delle esperienze (vedere lo stesso tipo di dolore, gli stessi errori logici) e il confronto critico, la mente individua un modello ricorrente.

  3. La Valutazione Generale: Sulla base di questi modelli, si formula un giudizio universale – un'etica, una legge logica, un principio metafisico. Ad esempio, dall'osservazione di molti casi particolari di causa ed effetto, il filosofo generalizza il concetto di Causalità come principio ordinatore dell'universo.

La generalizzazione è quindi il ponte che connette l'effimero dato empirico con la stabilità del principio universale. L'etica, la metafisica, l'epistemologia – tutte cercano le leggi generali che governano l'essere, l'agire e il conoscere, superando la limitatezza dell'osservazione singola.

Il Doppio Taglio del Generalizzatore


Sebbene la generalizzazione sia il motore della conoscenza e dell'adattamento, è anche la radice di alcune delle nostre distorsioni cognitive più significative. In psicologia, questa stessa funzione porta alla formazione di stereotipi e pregiudizi. La mente, per risparmiare energia, può generalizzare troppo in fretta, applicando uno schema appreso da un campione limitato (ad esempio, un'esperienza negativa con un singolo individuo) a un'intera categoria di persone.

La maturità del pensiero, sia filosofico che psicologico, non consiste nell'eliminare la generalizzazione (che è impossibile), ma nel renderla più flessibile, empiricamente fondata e consapevole dei suoi limiti. La filosofia, in particolare, è la disciplina che ci insegna a generalizzare in modo critico, sottoponendo i nostri schemi mentali a una costante verifica razionale.

In conclusione, la mente è una macchina intrinsecamente orientata alla sintesi. È un generalizzatore universale che lavora incessantemente per ridurre la complessità del mondo a categorie gestibili. Sia che stiamo imparando a riconoscere un oggetto, sia che stiamo formulando una teoria sull'essenza dell'essere, stiamo partecipando allo stesso processo fondamentale: la ricerca del modello generale nell'abbondanza del particolare.

Le Implicazioni Logiche ed Etiche della Generalizzazione


Il ruolo della mente come "generalizzatore" si manifesta in due ambiti critici che hanno plasmato la civiltà umana: la nostra capacità di costruire la conoscenza (logica) e la nostra capacità di convivere (etica).

I. Le Implicazioni Logiche: L'Induzione e la Sfida della Necessità


La generalizzazione è il cuore pulsante del ragionamento induttivo. Quando un ricercatore scientifico, un filosofo o una persona comune osserva che "tutti gli A visti finora sono B" e ne deduce che "il prossimo A sarà B, e probabilmente tutti gli A sono B", sta compiendo un atto di generalizzazione.

  • Il Potere Predittivo: La generalizzazione logica ci ha permesso di scoprire le leggi di natura, dalla gravità alla chimica. Essa trasforma l'esperienza ripetuta in aspettativa e, infine, in conoscenza scientifica. Senza questa capacità di passare dal particolare al probabile universale, la scienza sarebbe ridotta a una mera cronaca di eventi isolati.

  • La Fragilità Epistemica (Il Problema di Hume): Tuttavia, il problema logico della generalizzazione, reso celebre da David Hume, è la sua intrinseca fallibilità. Non importa quante volte osserviamo un fenomeno, non possiamo mai dedurre con necessità logica che si ripeterà. L'affermazione "il sole sorgerà domani" è una potentissima generalizzazione basata su miliardi di esperienze particolari, ma rimane una credenza, non una verità dimostrata dalla logica pura. La mente genera schemi, ma deve vivere con la consapevolezza che l'eccezione può sempre smentire la regola generale. La logica della generalizzazione ci fornisce verità contingenti (potrebbero essere diverse), non necessarie (devono essere così).

La sfide logica: Vivere e agire basandosi su schemi altamente probabili, pur mantenendo l'apertura mentale per l'imprevisto e il cigno nero.

II. Le Implicazioni Etiche: Universalismo Morale e il Rischio dello Stereotipo


Quando il processo di generalizzazione si applica ai giudizi di valore e alle azioni umane, emergono le questioni etiche più profonde.

  • La Generalizzazione Etica come Fondamento Morale: La filosofia morale richiede la generalizzazione per esistere. Concetti come "Dovere" (Kant) o "Massima Felicità" (Utilitarismo) sono astrazioni supreme che cercano di superare il particolarismo degli interessi individuali. Per Kant, agire moralmente significa domandarsi: "E se tutti generalizzassero la mia azione e la trasformassero in una legge universale (Imperativo Categorico)?" L'etica è un tentativo di trovare principi di condotta validi universalmente, astratti da tempo, luogo o preferenza personale.

  • L'Errore della Generalizzazione Eccessiva (Lo Stereotipo): La stessa forza che genera principi etici universali genera anche i pregiudizi e gli stereotipi. Questo è il lato oscuro e perverso della nostra macchina cognitiva. Lo stereotipo è una generalizzazione affrettata, rigida ed emotivamente carica, in cui la mente prende attributi osservati in un numero limitato di membri di un gruppo e li applica indistintamente a tutti. Il problema etico non è solo l'ingiustizia verso l'individuo (che viene privato della sua unicità), ma anche la pigrizia cognitiva della mente, che rinuncia al compito faticoso e più nobile di comprendere la singolarità del contesto e della persona.

La sfida etica: Mantenere saldi i principi generali di giustizia e umanità (il bene della generalizzazione morale), pur resistendo alla tentazione di applicare schemi rigidi e riduttivi agli individui e alle loro situazioni specifiche (il male della generalizzazione stereotipata).




In sintesi, la mente umana è condannata a generalizzare per sopravvivere, comprendere e stabilire regole. La nostra crescita intellettuale e morale risiede nella capacità di distinguere tra:

  1. Generalizzazioni Flessibili e Aperte: Quelle tipiche della scienza e della filosofia critica, che accettano l'errore e accolgono la nuova evidenza.

  2. Generalizzazioni Rigide e Chiuse: Quelle tipiche del dogma e del pregiudizio, che si difendono dall'evidenza per mantenere la comodità dello schema mentale.

La filosofia, in ultima analisi, è la disciplina che ci insegna a generalizzare meglio.