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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Riti e rituali

54 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Canti e riti

Ogni canto è un rito.

Comprare come rituale

Comprare qualcosa è anche un rituale.

Meditazione come rituale

La meditazione può essere un rituale.

Comportamenti rituali

Ogni comportamento umano può essere rituale.

Significati rituali

Ogni azione umana ha anche un significato rituale.

Festa e condivisione

Una festa è un rituale di condivisione di simboli.

Riti, forme e contenuti

Nei riti le forme sono molto più importanti dei contenuti.

Ritualità e ripetizione

La caratteristica essenziale di ogni rituale è la sua ripetizione.

Condivisione e ritualità

Qualunque attività umana, se condivisa, costituisce un rituale sociale.

Rituali di condivisione

La maggior parte delle attività umane consiste in rituali di condivisione.

Importanza dei rituali

La gente loda chi riproduce alla perfezione i rituali della propria comunità.

Riti sociali

La musica è un rito sociale, come il teatro, il cinema ed ogni altra forma d'arte.

Rituali di appartenenza

L’appartenenza sociale richiede una frequente partecipazione a rituali collettivi.

Rituali di appartenenza

Una gran parte delle attività umane consiste in rituali di appartenenza dissimulati.

Bisogno di giochi rituali

Ogni umano ha un ricorrente bisogno di intrattenersi in giochi rituali con suoi simili.

Riti di appartenenze

In un certo senso (quello dell'appartenenza) andare ad un concerto è come andare a messa.

Comunità e riti

Per far parte di una comunità bisogna eseguire i suoi riti anche se non significano nulla.

Sui mercati popolari

Un mercato popolare non è solo un luogo di compravendite, ma anche di incontri e di rituali.

Sui funerali

Un funerale serve a riunire i superstiti, a ricucire il tessuto sociale strappato dal decesso.

Riti e autorità

Un rito serve anche a confermare una gerarchia, e di solito l'organizzatore del rito è il rappresentate della massima autorità.

Importanza del saluto

Dire "buongiorno" o "ciao" a qualcuno significa "tu per me esisti e mi sta bene che tu esista". Per questo è importante salutarsi.

Gesti, rituali e valenza sociale

Ogni azione umana, ogni gesto può essere visto (dal soggetto e dagli altri) come atto rituale carico di significati e di una certa valenza sociale.

Rituali del successo

Certe persone tendono ostinatamente e a ripetere come un rituale quelle attività in cui in passato hanno avuto successo e sono state lodate, anche se il successo non si ripete.

Bisogno di riti

L'uomo ha bisogno di partecipare frequentemente a riti sociali (espliciti o impliciti, formali o informali, consci o inconsci) per confermare la propria appartenenza all'umanità e a certe comunità.

Sacra droga

L'uso di sostanze stupefacenti nelle cerimonie religiose e nei riti di appartenenza ci dimostra come l'uomo sia capace di nobilitare, glorificare e sacralizzare pratiche viziose, nocive e psicopatiche.

Rito e livellamento dell’intelligenza

Ogni rito richiede l’adattamento del livello d’intelligenza individuale al livello medio dei partecipanti al rito stesso. In altre parole, ogni rito consiste nella condivisione di un'intelligenza limitata.

Lo shopping come rito e indentificatore sociale

L'acquisto o la consumazione di certi beni e servizi caratteristici di una certa cultura possono costituire riti di appartenenza e identificatori sociali. Per questo essi possono risultare particolarmente attraenti.

Riti, appartenenza, obbedienza

Partecipare ai riti ed eseguire i rituali tipici di una certa comunità serve a confermare e dimostrare la propria appartenenza ad essa e la necessaria obbedienza alle sue norme, implicite nelle sue tradizioni civili e religiose.

Criptorituali

Quando due persone interagiscono, ognuna si aspetta inconsciamente dall'altra un comportamento non libero, ma soggetto a certe regole non scritte. In tal senso, ogni interazione sociale è costituita da rituali inconsci, che io chiamo criptorituali.

Sentirsi umani tra umani - Bisogno di ritualità

Spesso provo una pulsione a partecipare a un rituale. Ne ho bisogno per sentimi umano tra umani. Lo chiamerei bisogno di ritualità. Purtroppo i rituali proposti dalla società mi sembrano stupidi e assurdi, per cui li rifiuto, col risultato di sentirmi solo e frustrato.

Bisogno di approvazione e rituali di approvazione reciproca

La maggior parte delle interazioni umane consiste in rituali di approvazione reciproca, il cui scopo è soddisfare il profondo bisogno di essere approvati presente in ogni umano. Questi rituali si basano su un tacito accordo per cui io approvo te e in cambio tu approvi me. Infatti in questi rituali ogni gesto costituisce una implicita dimostrazione di approvazione.

Appartenenze, ruoli e rituali

In ogni momento, in ogni umano, l'inconscio sceglie un insieme sociale a cui appartenere e il ruolo da assumere in esso. Allo stesso tempo l'inconscio comanda l'esecuzione di qualche rituale che caratterizza quell'insieme sociale e quel ruolo. Infatti ogni umano ha un bisogno innato di appartenenza sociale, che può essere soddisfatto solo attraverso l'esecuzione di certi rituali.

Riti stupefacenti

I riti (formali, informali, religiosi, civili, folcloristici, sportivi, artistici ecc.) hanno un effetto stupefacente sui partecipanti. L'intensa e concentrata soddisfazione del bisogno di appartenenza che i riti producono inibisce più o meno profondamente la capacità critica e analitica nei confronti dei contenuti del rito stesso e di tutto ciò che unisce i membri della comunità intenta a celebrare se stessa.

Sincronizzazione come rito sociale

La sincronizzazione dei gesti tra umani costituisce un rito sociale, ovvero una manifestazione di comune appartenenza o di unione. La sincronizzazione consiste nel fare la stessa cosa allo stesso tempo insieme con altre persone, come, ad esempio, ridere insieme, cantare insieme, ballare insieme, pregare insieme, suonare insieme, assistere insieme ad uno spettacolo, applaudire insieme, distruggere qualcosa o qualcuno insieme, ecc.

Gruppi e liturgie

Ogni gruppo sociale ha le sue liturgie, sacre e profane, essenziali per la sua coesione e caratterizzazione. Si tratta di rituali che celebrano implicitamente o esplicitamente, le forme, le nome e i valori della collettività. Chi non partecipa alle celebrazioni si estranea e si isola dal gruppo. Per questo, per non restare soli, molti partecipano alle celebrazioni liturgiche collettive pur senza credere che abbiano un qualche senso.

Riti e imitazione

Un rito consiste in una cerimonia di imitazione, di ripetizione di gesti prestabiliti da parte di un gruppo in cui ognuno recita la parte a lui assegnata. Si tratta di una imitazione collettiva in cui al tempo stesso vengono imitati (cioè riprodotti) gesti del passato e del presente, e gli imitatori vengono a loro volta imitati come in un gioco di specchi che si riflettono all'infinito. Un gioco in cui vince chi fa la migliore imitazione, la più autentica, la più fedele.

Bisogno di rituali

L'uomo ha bisogno di rituali. Non importa quali, non importa che senso abbiano, o che abbiano un senso.

Prima viene il rituale, poi, eventualmente, ma non necessariamente, si cerca di dargli un senso.

La funzione del rituale, e il suo vero senso, è la strutturazione del tempo e la manifestazione di certe appartenenze sociali.

Infatti, una comunità è caratterizzata prima di tutto dai rituali praticati comunemente dai propri membri.

Rituali come ansiolitici

I rituali (cioè le ripetizioni di gesti e di comportamenti canonici tipici di certe classi o di certe comunità) servono soprattutto, o esclusivamente, a confermare (consciamente o inconsciamente) l'appartenenza di chi li pratica alle classi o alle comunità ad essi associate. In tal senso essi riducono l'ansia da non appartenenza o da dubbio di appartenenza, ovvero da carenza di identità sociale, e tale riduzione di ansia può essere fonte di piacere. Questo spiega il successo e la persistenza dei rituali.

Cosa è importante nell'interazione tra due persone

Nell'interazione tra due persone le cose più importanti sono:

  • Le rispettive mappe cognitivo-emotivo-motive

  • Le differenze e le somiglianze tra tali mappe

  • Le risposte cognitivo-emotive-motive di ciascuna persona agli stimoli esterni e interni

  • I possibili tipi di interazione:


    • cooperativa

    • competitiva

    • rituale

    • ludica

    • evitante


Rituali di comunione

Ogni tanto abbiano bisogno di sentirci in pace col mondo e con la società, e per questo abbiamo bisogno di sentirci uguali agli altri e di ricevere conferme che anche gli altri si sentano uguali a noi. Perciò ci piace celebrare rituali di comunione religiosi e civili, sacri e profani, formali e informali, pianificati e spontanei, in forma di feste, cerimonie, raduni, convegni ecc. Sono momenti di illusione collettiva di breve durata, dopo i quali tornano a imperare le differenze, le gerarchie, i privilegi, le esclusioni.

Tempo, cambiamenti e rituali

Ogni nuovo giorno si ripresentano le stesse domande: Chi mi vuole bene? A chi voglio bene? Chi mi è utile? A chi sono utile? Con chi interagire? Con chi non interagire? A quali categorie appartengo? Cosa mi appartiene? Ecc.

Infatti col tempo ogni cosa può cambiare, tra cui i bisogni, i desideri, i legami, le appartenenze, e le preferenze mie e altrui.

Per rispondere alle domande ricorrenti sui rapporti tra noi e gli altri abbiamo bisogno di rituali sociali.

Infatti i rituali servono ad affermare e a confermare certe appartenenze e certi rapporti.

Bisogno di appartenere

Ogni umano "normale" ha bisogno di appartenere (o di credere di appartenere) ad una comunità (reale o ideale) di persone che condividono certe idee e certi rituali (non importa se le idee siano vere o false, realistiche o illusorie).
 
Le relazioni e le interazioni umane sono infatti regolate da idee e rituali comuni, forme di riferimento senza le quali i quali i rapporti umani sarebbero caotici e violenti.
 
Dal bisogno di appartenere scaturisce il piacere indotto dalla conferma dell'appartenenza, l'ansia e la paura dell'isolamento sociale, e il dolore dell'esclusione.

Interazioni cooperative, competitive e rituali

Quando due o più persone interagiscono, lo scopo dell'interazione può essere più o meno cooperativo e/o competitivo. L'interazione può inoltre essere più o meno rituale, nel senso che può servire ad affermare o a confermare una comune appartenenza ad una certa comunità o ad una certa classe o categoria di persone.

L'interazione rituale consiste nella condivisione, più o meno sincronizzata, di certe forme di comportamento, ed è particolarmente efficace, ad esempio, nel cantare o nel ballare insieme, nel partecipare ad una gara, nell'assistere insieme ad uno spettacolo o ad un rito, o nel condividere certe letture, certi gusti, e certe opinioni.

Sul Capodanno

Capisco il desiderio (e il piacere) di alcuni di noi di scambiare gli auguri festivi, capisco che essi riflettono un bisogno di comunione, di appartenenza, di amicizia, e che sono una sincera dimostrazione di affetto. In tal senso io li ricambio, perché anche io ho bisogno della vostra amicizia, e di appartenere a qualcosa di più grande di me, e che amo. Quindi auguro a tutti voi che questo nuovo anno sia per voi, e per noi tutti, migliore di quello appena terminato.
Tuttavia penso sia utile guardare al capodanno anche in senso critico, come faceva Antonio Gramsci.
https://www.internazionale.it/notizie/2014/12/31/odio-il-capodanno-firmato-antonio-gramsci

A proposito di Halloween

A mio avviso, qualunque pretesto, anche se insensato, è buono per fare qualcosa insieme ad altri, per rinforzare i propri legami con gli altri. L'uomo ha bisogno di riti sociali (meglio se sincronizzati) per confermare la sua appartenenza ad una comunità, per non sentirsi escluso.

In altre parole, il senso di un rito è il rito stesso. Ogni altra spiegazione è pretestuosa, arbitraria e inutile.

Chi partecipa a un rito, nella maggior parte dei casi, non si cura della sua genealogia o del suo significato, o lo ignora.

Il rito ha i suoi effetti socialmente rassicuranti anche in coloro che ne ignorano la genealogia. Questo vale sia per i riti religiosi che per quelli civili, sia per quelli seri che per quelli allegri o burleschi, come la festa di Halloween o il carnevale.

Sui rituali sociali

Praticare con altre persone un rito o un rituale sociale grande (come ad esempio una messa o un evento sportivo) o piccolo (come ad esempio un semplice scambio di saluti o di auguri) è importante per un essere umano, perché conferma (consciamente o inconsciamente) la propria appartenenza ad una certa comunità, cioè ad una comunità caratterizzata dal fatto che in essa si praticano riti e rituali di un certo genere.

Praticare un rituale è dunque un modo per soddisfare (in modo reale, fittizio o illusorio) il bisogno di appartenenza e di integrazione sociale, uno dei bisogni più forti e profondi per un essere umano.

Pertanto si può affermare che l'uomo ha bisogno di rituali, senza i quali la sua appartenenza sociale sarebbe sempre incerta, e tale incertezza causa di ansia.

Pertanto suppongo che il piacere associato alla pratica di un rituale sia dovuto ad una diminuzione dell'ansia da dubbio di appartenenza sociale.

Sui rituali

I rituali sono procedure di nessuna utilità pratica ma di notevole utilità psicologica e sociale. Servono infatti a dichiarare qualcosa a qualcuno, ad una comunità, ad una divinità o a qualche demone inconscio. Ciò che viene dichiarato è un sentimento di appartenenza un impegno, come ad esempio un'alleanza, o un pentimento.

Il rituale deve comportare un costo o un sacrificio, per dimostrare che la dichiarazione è più importante e vale più del costo del rituale stesso.

Regalare qualcosa di inutile, come ad esempio un mazzo di fiori che dureranno solo qualche giorno, è un rituale, a patto che i fiori abbiamo avuto un costo non indifferente per acquistarli o per coglierli.

Similmente, un brindisi non può essere fatto con l'acqua perché questa non costa nulla. Più è costoso il liquido con cui si brinda, più vale il rituale del brindisi.

È questo uno dei motivi per cui si spende tanto per celebrare i matrimoni o per costruire templi, non solo per sfoggiare ricchezza o potere.

Sul significato dei riti

Io suppongo che ogni espressione rituale tipica di una certa comunità (come, ad esempio, lo scambio di auguri in occasione delle festività principali) significhi affermare o confermare l’appartenenza (a quella comunità) sia di colui che recita la formula rituale, sia di coloro a cui essa è rivolta.

In altre parole, attraverso la celebrazione del rito, i partecipanti affermano o confermano la loro appartenenza alla comunità di cui quel rito è una norma, sottintendendo un legame affettivo, di fratellanza, di uguaglianza, di solidarietà, con gli altri membri della stessa.

Tale legame può essere più o meno reale o simulato, conscio o inconscio.

La non partecipazione di una persona ad un certo rito può essere pertanto intesa come un’estraniazione, un dichiararsi fuori, stranieri, rispetto alla comunità che lo celebra. Ciò spiega la permanenza di certi riti nel tempo, anche quando il loro significato originale è andato perduto.

Sui riti sociali

I riti sociali (formali e informali, espliciti e impliciti, consci e inconsci) servono a confermare l'appartenenza dei suoi partecipanti all'umanità e ad una certa comunità, caratterizzata da certe forme, norme, valori e credenze.

Nel rito la forma prevale sul contenuto, che è normalmente simbolico ma può essere anche assente o insignificante o scelto a caso. Lo scopo del rito consiste solo nella sua rinnovata rappresentazione da parte dei partecipanti, che in tal modo dichiarano apertamente la loro appartenenza alla relativa comunità e ricevono le dichiarazioni altrui. In tal senso il rito consiste in uno scambio di dichiarazioni implicite di appartenenza.

L'uomo ha bisogno dei riti come mezzi per soddisfare il suo bisogno di appartenenza, la quale può essere confermata solo attraverso interazioni costruttive o partecipando a riti comuni. Tuttavia i riti tradizionali vengono sempre più abbandonati in quanto irrazionali o incomprensibili e non vengono sostituiti da nuovi riti più adatti alla mentalità attuale. Ciò è anche dovuto all'aumentata libertà individuale che rende le comunità meno definite e meno costrittive.


Bisogno di partecipare a riti sociali (bisogno rituale)

Io suppongo che l’uomo abbia, universalmente, bisogno di partecipare a riti sociali (formali o informali, espliciti o impliciti). A tale bisogno ho dato il nome di «bisogno rituale».

Un rito sociale è qualsiasi attività a cui partecipano almeno due persone, in modo preferibilmente sincronizzato, in forme tradizionali o convenzionali.

In altre parole, un rito sociale consiste nel fare le stesse cose e nello stesso modo, e possibilmente allo stesso tempo, con altre persone. Infatti non importa tanto ciò che si fa, quanto il fatto di farlo insieme e in una certa forma, ovvero la comune riconoscibilità e la condivisione di ciò che si fa.

Insomma, ciò che conta è la partecipazione ad un’attività comune.

Il «bisogno rituale» può essere soddisfatto, per esempio, dal partecipare ad una funzione religiosa, a una partita di calcio (come spettatore o come giocatore), a un party, a un ballo, a una maratona, a un concerto (come ascoltatore o come musicista), a un gioco, a un viaggio organizzato, alla visione di una trasmissione televisiva (meglio se in diretta), a una conversazione, a un convegno, a un seminario, a un corteo, ecc.

La partecipazione ad un rito sociale ci rassicura in quanto ci fa sentire di far parte di una comunità.

Senza tale rassicurazione saremmo angosciati, da cui il bisogno rituale come antidoto della paura dell’isolamento sociale e fonte di piacere.

Piacere che scaturisce dalla soddisfazione del bisogno di appartenenza sociale.

Giochi rituali

Per «gioco rituale» intendo un'interazione tra due persone, che segue certi modelli culturali, pur consendo una certa libertà di scelta e di espressione.

Infatti, in quanto «gioco», questa interazione implica il rispetto di certe regole, cioè di certi obblighi e di certi divieti.

In quanto «rituale», questa interazione implica la ripetizione di certe forme di comportamento tipiche, ovvero il rispetto di certi modelli culturali, o «memi» (termine coniato da RIchard Dawkins).

In effetti la maggior parte delle interazioni umane si configurano come giochi rituali, per cui il bisogno di interazione sociale corrisponde normalmente ad un bisogno di intrattenersi in giochi rituali con propri simili.

Un'interazione sociale che non consista in un gioco rituale sarebbe libera dal rispetto di modelli culturali, con tutti i rischi e i benefici che tale libertà potrebbe comportare: rischio di violenza e di arbitrio illimitato, quindi insicurezza,  ma anche potenzialità creativa.

Un problema connesso con i giochi rituali è che non tutti sono d'accordo sulle regole di tali giochi, anche perché essi sono diversi come le culture e le sottoculture che li producono, e, siccome essi non sono scritti, ognuno li interpreta soggettivamente, secondo la propria sensibilità e i propri interessi.

Quando due persone s'incontrano, esse devono decidere a quale gioco rituale giocare, e ognuna di esse preferisce certi giochi piuttosto che altri, che tende a rifiutare.

Se non c'è accordo sul gioco rituale da giocare, l'interazione è difficile, se non impossibile, con conseguenti sofferenza, frustrazione, senso di solitudine, e/o incomprensione, conflitto, ostilità, violenza.

Potenza dei riti

Nella vita sociale ci sono riti formali e riti informali di cui i partecipanti sono più o meno consapevoli.

I riti sono uno strumento importante per confermare l’appartenenza dei partecipanti alla comunità che celebra (o semplicemente esegue) il rito. A ciò si aggiunge il fatto che il rito suscita una sensazione di appartenenza reciproca, nel senso che ogni individuo appartiene (in una certa misura) ad ogni altro, a condizione che tutti rispettino le stesse regole nello stesso momento.

La sincronizzazione dei gesti è molto importante per suscitare il senso di appartenenza, molto più importante dei contenuti del rito.

Io suppongo infatti che un rito potrebbe avere contenuti privi di qualunque significato, né letterale né metaforico, purché siano ordinati secondo qualche regola formale obbligatoria accettata e condivisa dai partecipanti.

Un esempio di ciò è la messa cattolica celebrata in latino per tanti secoli, durante i quali quasi nessuno dei fedeli conosceva tale lingua. In effetti il fatto che i fedeli non comprendessero il significato delle parole che i preti ed essi stessi proferivano, non toglieva nulla alla funzione e alla suggestione del rito, che era quella di unificare i fedeli sotto l'autorità del regolatore, cioè della gerarchia ecclesiastica.

Pertanto io credo che un gruppo di persone potrebbe inventare di sana pianta un rito, con determinati gesti, formule e simboli privi di qualunque significato o riferimento, e celebrarlo periodicamente per ribadire l'appartenenza dei membri del gruppo al gruppo stesso, e permettere loro di godere della piacevole emozione suscitata dalla soddisfazione di un bisogno fondamentale.

La vita sociale come ritualità pervasiva

Noi umani abbiamo bisogno gli uni degli altri; di conseguenza gioiamo quando ci sentiamo uniti e soffriamo quando ci sentiamo disuniti. La ricerca della socialità (nel senso di unione, integrazione, interazione, partecipazione, appartenenza, vicinanza, solidarietà ecc.), è infatti una delle motivazioni più importanti di ogni essere umano e causa di ansia quando non viene soddisfatta in una misura che il proprio inconscio ritiene sufficiente.

Per ridurre tale ansia abbiamo frequentemente bisogno di misurare e di affermare il livello della nostra integrazione sociale, e gli strumenti di misura e di affermazione che usiamo a tale scopo sono il rito e il rituale. Il primo è formale, codificato, rigido, consapevole; il secondo informale, non codificato, flessibile, per lo più inconscio.

Un rito consiste nello svolgimento di una cerimonia caratterizzata da una serie di atti formali rigidamente prestabiliti.

Un rituale consiste nello scambio di gesti e/o espressioni caratteristiche di una certa comunità, gruppo o categoria di persone, con regole formali più o meno rigide e margini di libertà più o meno ampi.

Partecipare ad un rito o mettere in scena un rituale servono dunque a confermare la propria appartenenza alla comunità di cui quel rito o quel rituale sono segni caratteristici.

Suppongo che l’uomo sia geneticamente predisposto alla creazione e all’apprendimento di riti e di rituali, le cui forme si sviluppano in modo diverso da cultura a cultura ed evolvono più o meno velocemente.

C’è un’infinità di attività umane che possono essere considerate e usate anche come rituali, o che hanno un senso e una ragione di esistere solo in quanto rituali. Alcuni esempi: scambiare saluti e auguri di buone festività, assistere ad un evento sportivo, visitare una mostra, fare acquisti, ascoltare musica, vedere un film, leggere un libro, conversare, discutere, suonare, cantare, ballare, giocare, fare sport, viaggiare, collezionare oggetti, coltivare piante, praticare arti, esibirsi davanti ad un pubblico, partecipare ad un social network, tenere un blog  ecc.

Riassumendo, abbiamo bisogno di celebrare riti e di inscenare rituali per sentirci uniti, parti di una stessa comunità, per alleviare la nostra ansia e per godere del piacere che il sentimento di unione comporta. In tal senso, qualunque attività sociale può essere considerata rituale, specialmente a livello inconscio.

Rituali tradizionali vs. non tradizionali

A mio avviso, i rituali sociali servono a manifestare l'appartenenza (di coloro che li celebrano) ad una stessa comunità  e/o ad una certa relazione affettiva.

Il rituali più semplici e più diffusi sono il saluto e lo scambio di auguri in occasione di feste o altre occasioni religiose o laiche. Quando una persona A saluta o augura qualcosa a una persona B, il saluto o l'augurio costituiscono un messaggio implicito da A verso B il cui significato è: ti riconosco come membro della comunità a cui appartengo, e come amico, cioè come persona a cui sono affezionato e con cui desidero interagire e cooperare per il "nostro" bene comune; in sintesi: "ti voglio bene".

Il messaggio esplicito che il rituale trasmette può essere un augurio di buona salute, di salvezza in senso religioso, di passare gioiosamente un certo periodo di tempo, di avere successo in una certa occasione, ecc. Tuttavia tale messaggio è normalmente trascurabile e trascurato, in quanto i messaggi impliciti "apparteniamo alla stessa comunità", "ti riconosco come amico", "ti voglio bene" costituiscono i veri e unici motivi dei rituali.

I rituali legati a feste, specialemente se religiose, possono essere sgradevoli per persone atee, o devote a religioni diverse da quella a cui il rituale si riferisce, o per persone che hanno verso le feste in generale un atteggiamento critico. Infatti certe persone, per coerenza coi propri principi, evitano di celebrare i rituali tradizionali (come ad esempio scambiare auguri di buon Natale o di buon Ferragosto) col rischio di risultare antipatici ai tradizionalisti.

Per certe persone, che possiamo chiamare "antitradizionalisti" (categoria a cui mi onoro di appartenere), le feste tradizionali costituiscono infatti periodi di noia, di tristezza, e di pericolo, in quanto mettono in evidenza le differenze intellettuali e morali tra loro e gli altri, e rischiano di farli passare per arroganti e asociali agli occhi dei tradizionalisti.

Occorre tuttavia riconoscere che i rituali sono utili, se non indispensabili, per mantenere i legami sociali di affetto e di solidarietà tra le persone. Perciò credo che noi antitradizionalisti faremmo bene a inventare e a praticare rituali, ancorché diversi da quelli tradizionali.

Intendo dire che il significato esplicito dei nuovi rituali dovrebbe essere accettabile anche per le persone intellettualmente e moralmente più esigenti, essere adatto al nostro tempo e coincidere con il significato implicito di affetto, e di appartenenza ad una stessa comunità.