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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Società

173 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Religione e società

Dio è un fatto sociale.

Umanità e società

Umano significa sociale.

Arte e società

L'arte è un fatto sociale.

Un bisogno umano essenziale

Ognuno ha bisogno di qualcuno.

Falsità e coesione sociale

Le falsità uniscono più delle verità.

Lotta contro l'entropia

La vita costituisce entropia negativa.

Società come puzzle

La società è come un puzzle semi-composto.

Uomo e società

L'uomo è un animale costretto ad essere sociale.

Il sangue della società

Il denaro è il sangue della società industriale.

Sulla società

Meglio una cattiva società, che nessuna società.

Gabbia sociale

La società è una gabbia da cui è pericoloso uscire.

Animali sociali?

Più che sociali, gli esseri umani sono interdipendenti.

Il prezzo della società

Ogni rapporto sociale ha un prezzo in termini di libertà.

La legge del più forte

Ci sono persone che conoscono solo la legge del più forte.

Neuroni e società

Le connessioni neuronali rispecchiano le relazioni sociali.

Falsità e sopravvivenza

La società è così falsa che solo chi sa mentire sopravvive.

La società in quattro parole

Società = cooperazione + competizione + imitazione + selezione.

Musica e società

La musica contemporanea serve a tenere lontani i tradizionalisti.

Cosa migliorare?

La gente non vuole migliorare la società, ma il suo posto nella società.

Crediti e debiti

La vita sociale si basa su diritti e doveri, ovvero su crediti e debiti.

Il principio della società

Io ho bisogno di te, tu hai bisogno di me. Questo è il principio della società.

Credenze e società

Condividere le stesse false credenze è un importante fattore di coesione sociale.

Vita sociale come gioco

La vita sociale è un gioco le cui regole sono scritte raramente e in modo poco chiaro.

Sul cambiamento della società

Per contribuire al cambiamento della società dobbiamo cambiare prima di tutto noi stessi.

Influenza dell'ambiente

Ogni ambiente influenza chi ci vive. Per cambiare le influenze conviene cambiare ambiente.

Sapere d'uso vs. sapere di costruzione

Tutti sanno cos'è una casa, ma pochi sanno come si costruisce. Lo stesso vale per una società.

Cultura e guerra civile

Una guerra civile tra i cultori della cultura e i cultori dell'ignoranza mi sembra inevitabile.

Musica e società

La musica è un fatto sociale. Essa dà il ritmo e il tono per interazioni sociali di vario tipo.

Sistemi sociali

Quando prendere decisioni ed eseguirle sono attuati da persone diverse abbiamo un sistema sociale.

Il rischio di criticare

Non si può criticare impunemente la società in cui si vive, ovvero le persone con cui si interagisce.

Il compito della coscienza

Compito della coscienza è conciliare le esigenze del proprio corpo con quelle della propria società.

La società perfetta

La società perfetta è quella in cui ognuno è aiutato dagli altri a soddisfare i propri bisogni primari.

Convivenza, intelligenza, morale

Per convivere pacificamente con gli altri non bisogna mostrarsi più intelligenti né più morali di loro.

Individuo e bene comune

Alla maggior parte degli esseri umani non interessa capire cosa sia il bene comune e come si possa ottenere.

Apprezzamenti e disprezzi

Apprezzamenti e disprezzi condivisi uniscono le persone, apprezzamenti e disprezzi non condivisi le dividono.

Ricchi e poveri

I ricchi non conoscono i poveri e i poveri non conoscono i ricchi. Fanno eccezione gli ex poveri e gli ex ricchi.

Vita sociale e psichica

La vita sociale (e psichica) è tutta qui: con chi giocare, a quali giochi, con quali regole e a quali condizioni.

La vita umana come compromesso

La vita di un essere umano è un compromesso tra ciò che lui vuole essere e ciò che gli altri vogliono che lui sia.

Disturbare è pericoloso

Cristo fu condannato a morte perché disturbava. Lo stesso è accaduto a tanti altri disturbatori dell'ordine costituito.

Il gioco della società

La società è un gioco le cui regole sono nascoste, dissimulate, mistificate, inconsce, crudeli verso chi non le rispetta.

Distribuzione del successo

Nella nostra società il successo di pochi si fonda sull'insuccesso di molti. La buona società è quella in cui tutti hanno successo.

Arte, bellezza, società

L'arte è bellezza sociale: coniuga bellezza formale e condivisione sociale. Non è arte se manca anche una sola delle due componenti.

Società come puzzle

La società è come un puzzle di cui si può far parte solo se si ha una forma adatta alle forme degli altri.




Condizioni per socializzare

È possibile socializzare con persone di cui non condividiamo gusti, interessi e valori e che non condividono i nostri gusti, interessi e valori?

Cosa posso fare

Non posso fare qualsiasi cosa, posso fare solo ciò che gli altri mi permettono di fare, vogliono, accettano, tollerano o sopportano che io faccia.

Interdipendenza

Nessun essere umano è indipendente, ognuno ha bisogno della cooperazione di qualcun altro. E per ottenerla deve fare certe cose ed evitarne altre.

Motivazioni fondamentali del comportamento umano

Il comportamento umano è determinato da due motivazioni fondamentali: soddisfare i propri bisogni biologici, e ottenere vantaggi e meriti sociali.

Conflitti tra narrazioni

È difficile convivere, e ancor più cooperare, con persone che credono in narrazioni in cui non crediamo o non credono in narrazioni in cui crediamo.

Integrazione sociale e appartenenze

Per far parte di una società (ovvero per appartenere ad essa) è indispensabile dimostrare ad altri la propria appartenenza a certe categorie sociali.

Un posto nella società

Ogni umano vorrebbe occupare un certo posto nella società, ma tale desiderio è realizzabile solo se gli altri membri della società glielo permettono.

Bellezza e società

L'adorazione di uno stesso dio costituisce motivo e strumento di coesione sociale, così come l'adorazione di un certo tipo di bellezza ovvero di stile estetico.

Le tre anime della società

La società umana ha tre anime: una cooperativa, una competitiva e una selettiva, a volte in guerra tra loro, a volte alleate, a volte palesi, spesso nascoste.

Siamo colpevoli o innocenti?

Colpevoli o innocenti, volontari o involontari, siamo comunque la causa dei mali della società, per tutto ciò che facciamo e ancor più per tutto ciò che non facciamo.

Un posto nella società

Ogni umano ha bisogno di occupare un posto nella società, adatto alla propria personalità, alle proprie capacità e alla propria competitività, e riconosciuto dagli altri.

Piangere insieme

Piangere insieme, condividere un lutto è un importante fattore di coesione sociale nelle sciagure. Per questo le cerimonie funebri sono importanti, non per i morti, ma per i vivi.

Le cose più importanti

Le cose più importanti per un essere umano sono i modi in cui si comporta verso gli altri e i modi in cui gli altri si comportano verso di lui, modi che si influenzano reciprocamente.

Società vs. gente

Una società è costituita dalla propria gente, ovvero dagli esseri umani che la compongono, oltre che dalle istituzioni e dalle risorse culturali e materiali che la gente usa e consuma.

Arroganza dell'outsider

Chi non fa parte di una certa comunità può permettersi di vederla senza pregiudizi né obblighi di fedeltà, e di criticarla in modi che i suoi membri troverebbero arroganti e offensivi.

Mezzi di socializzazione

Tutte le espressioni culturali (come ad esempio gli articoli dei giornali o le pagine del web) costruiscono proposte di condivisione di cognizioni utilizzabili come mezzi di socializzazione.

Indifferenziazione e caos

L'ordine sociale si basa sulle differenze, non sulle uguaglianze; sulle differenze di ruoli e di responsabilità, e dei conseguenti diritti e doveri. L'indifferenziazione è la madre del caos.

Fatalità della dittatura

La dittatura è l'inevitabile effetto del disordine sociale, che si instaura quando i cittadini non riescono a trovare un accordo maggioritario su come governare ed essere governati.

Gettati nella società

Più che «gettati nel mondo» (espressione di Martin Heidegger), siamo gettati in una società dove circolano persone sospette, come lo stesso Heidegger, che ci parlano in modo inutilmente astruso.

Società e competizione

Ogni umano ha una certa idea dell'organizzazione che la società ha o dovrebbe avere, e del ruolo che egli stesso e ogni altro giocano o dovrebbero giocare in essa, secondo criteri di competizione.

Sulla malvagità umana

Se la società è malvagia, ciò è dovuto al fatto che l'uomo è generalmente malvagio. Forse non siamo tutti egualmente malvagi, ma chi può stabilire il diverso grado di malvagità di ciascuno di noi?

Cose di cui tutti parlano

Se tutti parlano di una certa cosa, è impossibile non parlarne, anche solo per chiedersi perché tutti ne parlano e se sia una cosa reale o immaginaria, vera o falsa, buona o cattiva, bella o brutta.

Una funzione della tragedia greca

Quello che le tragedie greche insegnavano al popolo non erano solo particolari prescrizioni morali, ma il principio generale per cui un individuo non è libero di non rispettare le leggi della propria comunità.

Imitazione reciproca

Gli esseri umani si imitano a vicenda involontariamente, automaticamente e inconsapevolmente. Questo è generalmente utile (infatti è una caratteristica genetica) ma può essere disastroso in una società malata.

Natura dei problemi sociali

I problemi sociali consistono, essenzialmente, in un insoddisfacente incontro tra la domanda e l'offerta di interazioni corrispondenti ai ruoli, condizioni e scopi posti dagli individui offerenti e richiedenti.

Problema di sovrappopolazione

Quando le risorse alimentari non bastano per tutti, occorre limitare la popolazione. Questo si può fare mediante politiche demografiche (democratiche o dittatoriali) oppure guerre di sterminio. A noi la scelta.

La confusione dei sistemi sociali

Mentre in passato l'essere umano apparteneva ad un unico sistema sociale, oggi esso appartiene a più sistemi sociali, può cambiare sistema sociale ed è confuso sulle regole dei sistemi sociali a cui appartiene.

Far parte di una società

Far parte di una società (bisogno umano fondamentale dovuto alla nostra interdipendenza) significa occupare un posto e avere una funzione, un ruolo, un valore, riconosciuti dagli altri membri della società stessa.

Potenza delle religioni

Ancora oggi le costruzioni più imponenti nei panorami di città e villaggi, sono chiese e templi. Questo dovrebbe farci riflettere sull'enorme potenza delle religioni come strumenti di coesione e organizzazione sociale.

Solitudine, pecore e pastori

Se non vuoi soffrire di solitudine, devi scegliere se essere intellettualmente pecora o pastore, e, nel secondo caso, devi competere per la miglior posizione nella gerarchia dei pastori e combattere contro la concorrenza.

Società malate di mente

Ci sono ancora 12 paesi dove c'è la pena di morte per gli atei o gli apostati. Questi casi dimostrano che la maggioranza di una società può essere malata di mente e trasmettere la sua malattia alle generazioni successive.

Comportamento e società

Cosa farei, e cosa non farei, se fossi l'ultimo umano rimasto sulla terra, e avessi tutto ciò che mi occorre per sopravvivere? Probabilmente non farei la maggior parte delle cose che faccio, e farei tante cose che non faccio.

Sui danni della sovrappopolazione umana

La sovrappopolazione umana è dannosa non solo perché depaupera e inquina la biosfera, ma anche perché esaspera la competizione e induce le persone a odiarsi e ad aggredirsi reciprocamente.

Cambiamenti sociali: subirli o determinarli?

A mio avviso, oltre a preoccuparci di capire la società così com'è, dovremmo decidere (insieme) come vogliamo cambiarla. In tal modo, anziché subire i cambiamenti sociali, potremmo determinarli volontariamente e consapevolmente.

Ottenere qualcosa dagli altri

Tutto ciò che facciamo in campo sociale lo facciamo per ottenere qualcosa di materiale o immateriale dagli altri. Succede tuttavia spesso che l'effetto non è, qualitativamente e/o quantitativamente, quello che speravamo di ottenere.

Sul rischio dell'emarginazione sociale

Ogni volta che facciamo o diciamo qualcosa che gli altri non capiscono o che contraddice le opinioni altrui, rischiamo l'emarginazione sociale. Per questo i più evitano di dire o fare cose che gli altri non capiscono o non condividono.

Debiti e crediti sociali

L'inconscio tiene la contabilità dei debiti e dei crediti sociali, in senso lato, includendo tutto ciò che uno ha ricevuto dagli altri e che ha dato agli altri da quando è nato. Molti sottostimano i propri debiti e sovrastimano i propri crediti.

Due tipi umani

Gli umani possono grosso modo essere divisi in due categorie rispetto alle regole della convivenza sociale: coloro che cercano di adattarsi alle regole, e coloro che cercano di adattare le regole a se stessi.

Psicologia vs. sociologia

La separazione tra psicologia e sociologia ostacola la comprensione della vita degli individui e quella delle società. Infatti le forme sociali sono plasmate da individui, e la mente individuale è plasmata dalla società a cui l'individuo appartiene.

Sulla tossicità della nostra società

La nostra società ci ammala, perciò dobbiamo difenderci dalla sua tossicità. A tale fine dobbiamo evitare di accettare acriticamente ciò che altri propongo, di credere acriticamente a ciò che altri dicono, e di imitare acriticamente ciò che altri fanno.

Narrazioni e significati

Ogni cultura è piena di narrazioni a cui vengono dati significati spesso totalmente arbitrari, infondati, variabili e volatili, la cui condivisione è tuttavia fattore di coesione sociale, indipendentemente dal loro reale significato o dall'assenza di significato.

Narrazioni che uniscono

Yuval Harari ci insegna che, da sempre, ciò che unisce gli umani e permette l'organizzazione sociale è la condivisione, non di verità, ma di narrazioni, indipendentemente dal loro grado di verità. Anzi, si è visto in molti casi che le falsità uniscono più delle verità.

Una possibile definizione della società umana

La società umana è un sistema basato sul reciproco adeguamento culturale ed economico, servizio e/o sfruttamento, e sulla violenza dei più forti sui più deboli (sia in quanto individui che gruppi o comunità di simili o alleati) come mezzo per risolvere i conflitti di interessi.

Sistemi sociali

Ogni essere umano è parte di uno o più sistemi sociali, il che significa che esso interagisce in modo simbiotico con le altre parti di ciascun sistema a cui appartiene (cioè con le altre persone e i loro prodotti), scambiando beni, servizi, informazioni, contatti fisici, intimità.

Un posto nella società

Ogni essere umano ha bisogno di occupare un posto nella società adatto alla propria personalità, alle proprie capacità e ai propri bisogni. Per "posto nella società" intendo un insieme di ruoli e di interazioni abituali e sostenibili funzionali alla soddisfazione dei propri bisogni.

Interazioni tra volontà

Ciò che accade nella natura e nella società è il risultato di interazioni tra volontà interne agli esseri viventi a vari livelli di organizzazione, dalla cellula alla nazione. Tali volontà sono il risultato della composizione di bisogni e interessi più o meno simbiotici, sinergici e/o antagonisti.

Società reale vs. virtuale

La società reale è costituita dall'interazione reale tra esseri umani reali viventi. La società virtuale è specifica di ciascun essere umano, ed è costituita da interazioni immaginarie tra esseri umani reali o fittizi. Ogni essere umano è continuamente impegnato in interazioni sociali reali e virtuali.

Regolatori del comportamento sociale

I comandanti, i legislatori, i sacerdoti, gli insegnanti, gli intellettuali, i cerimonieri, gli istrioni, gli artisti, sono figure fondamentali nella società, perché definiscono le regole etiche ed estetiche del comportamento sociale senza le quali gli individui non saprebbero come interagire, e morirebbero.

Sulla crescita della popolazione mondiale

Qual è il limite di sopportabilità reciproca tra esseri umani? Quanti miliardi di umani il pianeta, e la società, possono sopportare prima che le persone comincino a uccidersi reciprocamente per riportare la popolazione a livelli numerici accettabili? Nel poverissimo Niger ogni donna ha in media sette figli!

Dio, piaceri, dolori, società

Dio è ciò che determina i miei piaceri e dolori, attuali e futuri. Dio esiste se è vero che i miei piaceri e dolori esistono, e la sua esistenza termina quando essi non esistono più. Dio è dunque personale e temporale, ed anche sociale dato che gli umani possono procurare piaceri e dolori gli uni agli altri.

Mancanza di tempo per migliorare

La maggior pare della gente non ha tempo da dedicare alla crescita personale né al miglioramento della società perché è troppo occupata a sopravvivere in quella attuale, di cui è sostanzialmente schiava perché deve lavorare, occuparsi dei familiari, ed evitare il cattivo giudizio altrui e l'isolamento sociale.

Etica dei divieti vs. etica degli obblighi

Se la società è miserabile, non è colpa degli atti criminali (che sono una minoranza degli atti umani), ma dell'idea molto diffusa che la morale debba consistere solo in divieti e non in obblighi. E' facile astenersi dal compiere crimini, difficile fare qualcosa di utile per la società al di là dei propri interessi.

Sistema di sistemi

L'Uomo è un sistema di agenti fisici e mentali, la società è un sistema di esseri umani, dunque un sistema di sistemi. L'unica cosa che resta per me un mistero è l'esistenza del sentimento, cioè del piacere e del dolore, il suo inizio e la sua fine, il suo legame con la vita di ogni essere capace di godere e di soffrire.

Chi vuole progettare insieme?

Una cosa che generalmente manca nella nostra cultura è, a mio parere, la motivazione a progettare insieme una nuova società, più soddisfacente di quella attuale. Qualcuno si lamenta debolmente di ciò che non lo soddisfa, mentre la maggioranza accetta come inevitabile la situazione sociale e la competizione di tutti contro tutti.

Sono pazzo ma nessuno ci crede

Sono furbo. Sono riuscito a far credere a tutti quelli che ho conosciuto che sono sano di mente. Neanche quando dico loro che sono pazzo ci credono. Perché se ci credessero dovrebbero cominciare a chiedersi se non sono malati di mente anche loro. La verità è che sono pazzo per il semplice fatto di essermi adattato ad una società malata.

Cos'è la società

La società consiste essenzialmente in uno scambio di servizi, beni e denari necessari alla soddisfazione dei bisogni primari, regolato da norme imposte da alcuni e trasmesse e apprese consciamente e inconsciamente da tutti i suoi partecipanti. Tutto il resto dovrebbe servire a facilitare in vari modi tale scambio, ma a volte lo ostacola.

La psicologia è sempre sociale

Tutti i problemi tipicamente umani hanno una matrice sociale, cioè riguardano i rapporti con gli altri o sono causati dagli altri. Di essi si occupa o dovrebbe occuparsi la psicologia, che pertanto è sempre psicologia sociale. Una psicologia che non si occupa di problemi, o che prescinde dai rapporti sociali non è psicologia, ma neurologia.

Desiderio di potere

Non si può convivere né cooperare senza rispettare delle regole. Il problema è: quali regole, e chi le stabilisce. Ognuno vorrebbe contare il più possibile nella definizione delle regole, ma solo i più potenti contano in tal senso. Di conseguenza ognuno vorrebbe (consciamente o inconsciamente) essere più potente possibile rispetto agli altri.

Le mie volontà contro le tue

La vita sociale consiste nel continuo confrontarsi di volontà individuali, più o meno concordanti o discordanti, convergenti o divergenti, conflittuali o consensuali. Volontà che si affermano o si ritirano attraverso battaglie e compromessi, alleanze e opposizioni, cooperazioni e competizioni, intese e fraintendimenti, negoziazioni più o meno pacifiche o violente.

Il disagio della libertà

Mai come nella nostra epoca siamo stati liberi politicamente, moralmente e tecnicamente, ma la maggiore libertà (conquistata o ottenuta gratuitamente) ci ha reso più individualisti e soli, e sta disgregando la società, perché non ci sentiamo più obbligati ad unirci e organizzarci per un fine comune, per combattere uno stesso nemico o semplicemente per sopravvivere.

Falsità sistematica

La società è sistematicamente falsa, perché la verità è politicamente scorretta. Infatti non possiamo dire agli altri cosa veramente pensiamo di loro, cosa veramente vorremmo da loro e cosa veramente saremmo disposti (e non disposti) a offrire loro. E siamo talmente abituati a mentire, che finiamo per credere alle nostre stesse menzogne.

Società e sottomissione

Ogni umano vorrebbe gli altri sottomessi a sé, ai propri interessi, ai propri dèi o ai propri principi morali e accusa di arroganza, ignoranza, stupidità, egoismo, asocialità, insensibilità o malvagità chi non si sottomette. D'altra parte, senza la sottomissione a qualcuno o a qualche regola morale condivisa, la cooperazione durevole tra esseri umani sarebbe praticamente impossibile.

Società di libri

Ogni libro è un essere umano (o più di uno) che ci narra i suoi pensieri, le sue esperienze, le sue immaginazioni. Così come ci sono umani buoni e cattivi, sinceri e falsi, saggi e stolti, sapienti e ignoranti, complessi e semplici, intelligenti e stupidi, eleganti e volgari, così i libri. La compagnia di un libro ben scelto può essere più soddisfacente di quella di un umano in carne ed ossa.

Misura dell'integrazione sociale

Data l’interdipendenza degli esseri umani, ogni individuo è costantemente preoccupato del grado della sua integrazione sociale, e perciò cerca costantemente di misurarlo. La misura consiste nel riconoscimento e nella valutazione che gli altri gli dimostrano in vari modi, per esempio salutandolo, sorridendogli, accettandolo come collaboratore, come compagno di gioco, come cliente o fornitore di servizi ecc.

Perché la convivenza umana è difficile




A che servono i rapporti umani

Ogni rapporto umano, che implica relazioni e soprattutto interazioni, è un fenomeno ecologico (per dirla con Bateson) in cui ognuno "serve" all'altro o "serve" l'altro (in modo transitivo e/o intransitivo, diretto e/o indiretto). Per "servire" qualcuno intendo soddisfare un bisogno, desiderio o motivazione di quello, sia di tipo materiale che immateriale, fisico o mentale, inclusa l'affermazione o conferma di una certa identità sociale desiderata.

Realtà e illusioni sui ruoli sociali

Ogni essere umano ha una certa idea della società in cui vive, dei ruoli che ciascuno vi esercita e di quelli che ciascuno vorrebbe esercitarvi, a cominciare da se stesso. Le differenze tra i presunti ruoli attuali di ciascuno e quelli da lui desiderati costituiscono le dinamiche psicologiche individuali e sociali. Tuttavia le idee sui ruoli attuali e quelli desiderati possono essere ingannevoli e illusorie, ovvero più o meno realistiche.

Sistemi di sistemi

Ogni cosa, ogni persona, ogni idea è un sistema di sistemi e non va giudicato globalmente né assolutamente, perché il suo comportamento, il suo output, dipende dalle particolari situazioni in cui si trova e dai particolari stimoli che riceve, secondo i programmi registrati nelle sue parti. Tali programmi si sono formati a partire dalla sua costituzione genetica per effetto delle sue particolari esperienze passate, ovvero delle sue interazioni col resto del mondo.

Indifferenza della verità

Per i credenti in una religione, mitologia o narrazione non importa se ciò in cui credono sia vero, ma che ciò in cui credono costituisca un legame comunitario. Quando gli antichi sacrificavano animali sugli altari, non penso che tutti credessero che quei sacrifici servissero realmente a propiziare gli dei, e probabilmente molti non credevano nemmeno agli stessi dei. Ma non mancavano di sacrificare i loro animali come dimostrazione di appartenenza alla loro comunità.

Gioco di ruoli

La vita sociale è come un dramma in cui ognuno di noi cerca di giocare un certo ruolo più o meno esplicito e più o meno compreso, accettato o osteggiato dagli altri.



Investimenti e scommesse nella cooperazione e competizione sociale

Avendo un fisico più debole e più fragile rispetto alla media dei maschi della mia specie, nella cooperazione e competizione sociale ho preferito investire e puntare soprattutto sulla mia intelligenza, a differenza di altri che hanno investito principalmente sulla loro forza, la loro salute, la loro bellezza, la loro ricchezza, la loro conformità rispetto ai modelli culturali prevalenti, ecc.

Cultura e conformità

La cultura è quella cosa a cui l'uomo si conforma per poter interagire con gli altri.

La cultura è la causa prima di ogni situazione sociale, e quindi è la causa dei mali di ogni società. Ciò è dovuto all'istinto che ci spinge a imitare il comportamento altrui più appariscente e più approvato.

Per migliorare una società è perciò necessario migliorare la sua cultura, ma questo è difficile a causa della tendenza di ogni umano a conformarsi alla cultura che frequenta, piuttosto che cercare di cambiarla.

Le regole del gioco di un sistema sociale

Per un essere umano sano di mente è impossibile non far parte di uno o più sistemi sociali, in uno o più ruoli tipici di ciascun sistema. Possiamo solo, eventualmente, scegliere il sistema sociale di cui vogliamo far parte, i ruoli che in esso vogliamo giocare e, in minima misura, contribuire a cambiare le regole del gioco del sistema stesso.

Vedi anche Far parte di un sistema sociale.

Modelli sociali

La vita sociale è regolata da modelli di interazione, di partecipazione e di integrazione, che gli individui assumono per imitazione, e attraverso i quali interagiscono con i loro simili. Ad ogni transazione viene attribuito un significato facendo riferimento a qualche modello sociale. Quando non si trova un modello corrispondente, la transazione viene considerata strana o violenta.

I mass media presentano modelli sociali pronti da imitare, da indossare, con ruoli predefiniti da assumere, che promettono una soddisfacente partecipazione sociale.

Bisogno, rischi e strategie di partecipazione

L'uomo ha un fondamentale e profondo bisogno di partecipare alla vita sociale di una o più comunità, ma ogni partecipazione comporta dei rischi a causa della competizione e della distruttività umana; perciò l'uomo ha bisogno di elaborare strategie di partecipazione che gli consentano di partecipare ottenendo i massimi vantaggi e i minimi svantaggi. La psicologia dovrebbe servire ad analizzare come le strategie di partecipazione si formano e come e in quale misura si possono migliorare, ovvero renderle più adatte alla soddisfazione dei bisogni innati propri e altrui.

Amore e problemi sociali

La soluzione dei problemi sociali non è l'amore, ma l'intelligenza cognitivo-emotiva e la conoscenza della natura umana. Altrimenti diamo la colpa dei mali della società a coloro che non amano, come se bastasse amare qualcuno per sentirsi con la coscienza a posto. Tutti sono capaci di amare qualcuno se ci sono le condizioni, pochissimi di amare anche coloro che non appartengono alla propria famiglia e comunità. Capire come funziona il mondo, l'uomo e la società è molto più difficile che amare, ma è necessario per riparare i danni causati dagli ignoranti, che sono la maggioranza.

Dialogo tra un uomo e lo spirito della società

Spirito: «Uomo, perché hai fatto ciò che hai fatto?»

Uomo: «Perché mi è piaciuto farlo.»

Spirito: «E perché ti è piaciuto farlo?»

Uomo: «Perché mi ha fatto sentire libero dalle costrizioni sociali.»

Spirito: «Uomo, pagherai cara questa ribellione! Pensare di liberarsi dalle costrizioni sociali è un’arroganza che non resta a lungo impunita.»

Un posto nella società

La società è un ecosistema dove ogni essere umano vorrebbe avere un posto adatto al proprio temperamento, al proprio carattere, ai propri limiti e alle proprie capacità, per poter soddisfare i propri bisogni senza troppe difficoltà.

Questo desiderio può essere soddisfatto solo se gli altri ce lo permettono e se noi lo permettiamo agli altri, perché la società non è un ente esterno, ma è costituita da ognuno di noi.

In ogni caso, penso che essere accettati dagli altri costituisca un bisogno primario da cui dipende la soddisfazione di tutti gli altri bisogni.

Società come orchestra

La società, a tutti i livelli, a partire dal rapporto tra due persone, è simile ad un'orchestra. Se ognuno suona per conto suo senza curarsi di cosa suonano gli altri, il risultato è sgradevole. Siccome nessuno può o dovrebbe imporre agli altri di accordarsi con le proprie idee musicali, sono possibili due forme di orchestrazione: quella sinfonica classica, basata su una partitura a cui tutti i musicisti debbono rigidamente attenersi con o senza un direttore, e quella jazz, basata sull'improvvisazione intorno ad una base armonica condivisa, in cui ogni musicista dialoga con gli altri cercando di ottenere un effetto gradevole.

Perché parliamo

Nei dialoghi e nelle conversazioni, la società, con le sue forme, i suoi linguaggi e le sue regole, è sempre presente come riferimento e come contesto che dà significato e valore a tutto ciò che viene detto.

D'altra parte, ciò che viene detto serve anche a dimostrare e a confermare l'appartenenza e la conformità dei parlanti alla società in certi ranghi e in certi ruoli.

In altre parole, noi parliamo non solo per raccontare fatti reali o presunti che ci riguardano in quanto membri di una società, ma, al tempo stesso, per confermare la nostra identità e la nostra dignità sociale.

Come siamo

Noi siamo in parte come ci vuole la natura e in parte come ci vogliono gli altri.

Tuttavia, in una certa misura, possiamo scegliere le persone con cui interagire e indurle a soddisfare i nostri bisogni e i nostri desideri.

Possiamo anche, in una certa misura, scegliere come presentarci agli altri per ottenerne benevolenza e favori.

Ciò premesso, la mente (detta anche psiche) è un dispositivo che serve essenzialmente a gestire i rapporti con gli altri e con la natura, cercando di conciliare le rispettive esigenze e di soddisfare entrambe, nei limiti del possibile.

Ruoli desiderati

Ognuno ha in mente, consciamente o inconsciamente una certa comunità ideale in cui a se stesso e agli altri sono assegnati certi ruoli. Una società è pacifica quando i ruoli effettivi sono accettati da tutte le parti in gioco, violenta e conflittuale quando non c'è accordo sui rispettivi ruoli.



Sulle cause dei problemi sociali e individuali

Forse la causa principale dei problemi sociali e individuali è il fatto che la grande maggioranza degli esseri umani non si interroga sulla validità dei propri pensieri e dei propri comportamenti. E' troppo occupata a vivere e a risolvere problemi pratici (come quello della sopravvivenza, del lavoro, della cura della prole, della cura delle malattie, dei conflitti individuali e collettivi, del rispetto delle tradizioni e delle norme della propria comunità, della ricerca di compagnia ecc.) che non ha tempo per coltivare la filosofia e la psicologia, considerate superflue e illusorie, e crede di conoscere la natura umana in maniera adeguata.

Bisogno di nuove ideologie

A causa dei disastri causati da certe ideologie, ogni quasi tutti pensano che le ideologie siano un male da evitare senza distinzioni. Infatti oggi non ci sono più nuove ideologie, e quelle vecchie hanno perso la loro spinta innovativa.

Questa carenza di ideologie sta rendendo la gente indifferente ai problemi comuni e demotivata a fare qualcosa per risolverli. Per migliorare la società, ovvero il nostro benessere fisico e psichico, a mio parere abbiamo bisogno di nuove ideologie, più complesse, realistiche, intelligenti e prudenti di quelle passate, capaci di unire e mobilitare cospicui gruppi di persone.

Relazioni vitali

Ogni essere umano è il centro di una rete di relazioni più o meno stabili con altre entità (esseri viventi, macchine, sistemi, informazioni, oggetti, materiali, alimenti, sostanze ecc.) con cui interagisce per sopravvivere, soddisfare le sue motivazioni (istinti, bisogni, desideri, curiosità ecc.), ottenere piaceri ed evitare dolori, secondo algoritmi parzialmente variabili memorizzati nel suo sistema nervoso.

Quanto detto vale anche per qualsiasi altro essere vivente dotato di sistema nervoso, mentre probabilmente solo negli algoritmi umani ci sono parti che riguardano la morale, la responsabilità e il senso di colpa propria e altrui.

Verbi sociali, approvazione reciproca

Col termine «verbi sociali» mi riferisco alle azioni e condizioni che permettono la convivenza e la cooperazione pacifica tra esseri umani: appartenere, partecipare, condividere, celebrare, imitare, guidare, seguire, insegnare, apprendere, educare, essere educati, comunicare, comandare, obbedire, socializzare, approvare, informare, essere informati, essere approvati, accettare, essere accettati, accogliere, essere accolti, ospitare, essere ospitati, ascoltare, essre ascoltati, guardare, essere guardati, ecc.

Senza la messa in atto di un certo numero di tali verbi la vita sociale è impossibile. Essi possono essere riassunti nel termine «approvazione reciproca».

Lo scopo di ogni comportamento sociale non indispensabile

Tutto quello che gli umani fanno insieme con altri umani, al di fuori delle attività economiche e della soddisfazioni di bisogni fisiologici, serve a socializzare.

Qualunque occasione, qualunque pretesto può essere utile per socializzare.

Rituali, feste, giochi, spettacoli sportivi e artistici, conversazioni, visite a mostre e a musei, turismo ecc., tutte queste cose costituiscono pretesti per socializzare, per stare insieme, per condividere qualcosa, per far parte di comunità.

Questo è il senso nascosto di tanti comportamenti sociali, il cui scopo è solo il mantenimento della società stessa e dell’appartenenza ad essa da parte dei suoi membri.

Il problema dell'assegnazione dei ruoli e dei ranghi

Ognuno vorrebbe avere certi ruoli e ranghi nella società o nei gruppi, e assegnare agli altri certi ruoli e ranghi. Il problema è che raramente c'è accordo o compatibilità sulle rispettive assegnazioni.





Vedi anche Ruoli sociali.

Cosa ci unisce, cosa ci divide

La nostra società si sta disintegrando perché diminuiscono le cose che ci uniscono e aumentano quelle che ci dividono. Ciò che ci unisce è sempre più effimero e ingannevole, e rischiamo di essere uniti solo dalla comune sottomissione ad un dittatore. I tempi sono maturi per una rivoluzione intellettuale e morale prima che politica, un nuovo modo di pensare e interagire, un nuovo umanesimo coerente con il progresso neuroscientifico. Spero che i maestri di questa rivoluzione non si facciano aspettare troppo. Alfred Korzybski, Gregory Bateson, Edgar Morin ed altri ci hanno indicato la direzione e il metodo necessari per migliorare il modo in cui usiamo le nostre facoltà razionali ed emotive. Ascoltiamoli!

Società e competizione

La competizione serve a definire le posizioni degli individui in varie gerarchie: politica, economica, religiosa, morale, intellettuale, estetica, sportiva, fisica, sessuale, bellica (individuale o collettiva) ecc.

A mio avviso, è praticamente impossibile non competere, in quanto:
  • siamo animali sociali; 

  • la società richiede un’organizzazione; 

  • l’organizzazione richiede un ordine;

  • l’ordine richiede ruoli di legislazione e di polizia (regolamentazione e censura) a tutti i livelli;

  • tali ruoli richiedono gerarchie di potere;

  • ognuno preferisce comandare più che obbedire.


Società reale vs. società ideale

Esiste una società reale oggettiva, e la percezione soggettiva di essa da parte di ogni suo membro.

Per ogni umano c’è, inoltre, una società ideale, ovvero la società immaginaria in cui egli vorrebbe vivere per poter essere felice.

Quanto più un umano è saggio, tanto più realistica è la sua società ideale, ovvero tanto più la realizzazione di essa è possibile.

Quanto più grande è per un umano la differenza e l’incompatibilità tra la sua società reale (sia oggettiva che soggettiva) e la sua società ideale, tanto più grande è la sua infelicità.

La motivazione al cambiamento sociale è determinata dalla differenza tra società reale e società ideale nei membri della società.

Il senso della socialità

Essere un animale sociale non significa essere necessariamente altruista o cooperativo verso tutti gli altri, perché i paradigmi di interazione sociale di una comunità possono includere comportamenti molto competitivi, egoistici, crudeli e spietati verso le classi e gli individui più deboli e disprezzati.

Infatti, il bisogno di appartenenza, che è il bisogno umano più potente, non basta, da solo, a garantire che una società o comunità sia giusta e mentalmente sana.

La giustizia e la salute mentale di una comunità richiede una diffusa, comune e realistica conoscenza della natura umana e la capacità di metainterazione, ovvero di negoziare esplicitamente le regole delle interazioni umane.


Conversazione / concerto

Una conversazione è come un concerto, in cui ad ogni frase di uno risponde la frase di un altro in modo armonioso, ovvero pertinente rispetto al tema della conversazione stessa.

In altre parole, i partecipanti alla conversazione consumano un rito sociale in cui ognuno contribuisce allo sviluppo del tema. In altre parole, il rispetto del tema è la regola del gioco. Questo presuppone una preparazione sul tema stesso, senza la quale la partecipazione è impossibile.

Un concerto musicale è come una conversazione, ovvero un rito sociale in cui ogni musicista partecipante contribuisce col suo strumento allo sviluppo di un tema musicale.

In somma, sia la conversazione che il concerto sono riti di partecipazione sociale.

Automatismi mentali

Per cambiare una società è necessario indurre i suoi membri a cambiare i propri automatismi mentali.

Per cambiare gli automatismi mentali delle persone è necessario cambiare la cultura, i costumi e le istituzioni della società di cui esse sono membri.

Infatti, la cultura, i costumi e le istituzioni di una società sono automatismi mentali collettivi condivisi dai suoi membri.

Le scienze umane e sociali dovrebbero servire a comprendere gli automatismi mentali delle società e degli individui, e a proporre cambiamenti migliorativi degli automatismi stessi.

Le scienze umane e sociali dovrebbero quindi unirsi in tale obiettivo comune, superando le barriere delle loro specializzazioni.

Società e condivisione

La società è fatta di condivisioni. È il risultato di innumerevoli condivisioni di beni, servizi, risorse, parole, narrazioni (più o meno vere e false), riti, superstizioni, credenze, valori, tabù, logiche, mentalità, gusti, sentimenti, emozioni, intimità, mode, spettacoli, testi, immagini, suoni, film, teorie, forme, libri, conoscenze, idee, notizie, simulacri, simboli, giochi, abilità, luoghi, istituzioni, organizzazioni, associazioni ecc.

L'uomo ha bisogno di condividere. Se non lo fa muore. Tanto più condivide, tanto più è vivo e felice.

Tuttavia, la condivisione di disprezzo, paura e odio verso altri umani può causare liti, guerre, distruzioni e isolamenti dolorosi o letali. Perciò conviene non disprezzare, temere e odiare più dello stretto necessario.

Psicologia del tradimento

Nei meandri dell’inconscio il tradimento è una mostruosità, una delle colpe più gravi in cui un umano possa incorrere. Perché gli umani sono interdipendenti, simbiotici, e la rottura unilaterale di una dipendenza reciproca a favore di una diversa interdipendenza è potenzialmente letale per la parte che la subisce.

La persona che si sente tradita reagisce al presunto tradimento tanto più aggressivamente nei confronti del traditore quanto più forte era la simbiosi, ovvero il suo investimento affettivo e organizzativo nella relazione.

In tal senso, il valore della fedeltà consiste nella salvaguardia del rapporto simbiotico a beneficio della parte più debole, ovvero quella che non è in grado di sostituire facilmente una relazione con un'altra.

Il problema principale di ogni essere umano

Il problema principale di ogni essere umano è la convivenza con gli altri, la quale comporta una serie di problemi subordinati tra cui: competizione, cooperazione, condivisione, selezione, comunicazione, comprensione, incomprensione, conoscenza reciproca, empatia, indifferenza emotiva, conformità, differenziazione, distribuzione delle risorse, proprietà privata, sincerità, falsità, segretezza, riservatezza, uguaglianza, disuguaglianza, accoppiamento, raggruppamento, isolamento, esclusione, inclusione, libertà, obblighi, divieti, regole, solidarietà, responsabilità, irresponsabilità, diritti, doveri, egoismo, altruismo, fedeltà, infedeltà, attrazione, repulsione, approvazione, disapprovazione, ripetizione, cambiamento, ecc. Gestire tutti questi problemi è molto difficile per chiunque, e la paura di sbagliare nella gestione (peggiorando la convivenza) ci rende ansiosi.

Il pensiero più banale e profondo che io abbia mai avuto finora

Dato che il mondo è un sistema di sistemi, ogni essere (vivente o no) può facilitare o difficilitare [cioè rendere difficile] l'esistenza di altri esseri della stessa o di altre specie. Limitatamente agli organismi viventi, questo pensiero diventa: ogni organismo può facilitare o difficilitare la vita di altri organismi della stessa o di altre specie. Parlando di esseri umani, il pensiero diventa: ogni essere umano può facilitare o difficilitare la vita di altri esseri umani. È un potere, e quindi una responsabilità, che ognuno di noi ha, non ce ne dimentichiamo. E quando ci chiediamo la causa del malessere di una persona, la risposta è sempre duplice: la causa è interna ed esterna, cioè dipende da come quella persona vede e tratta se stessa, gli altri e il mondo e, allo stesso tempo, di come gli altri la vedono e la trattano, e vedono e trattano se stessi e il mondo.

Critica dell'autocritica sociale

Noi pensiamo e ci comportiamo non liberamente, ma entro determinate strutture mentali, cioè entro determinati modelli di partecipazione sociale condivisi. Di conseguenza, per cambiare la società occorre cambiare tali strutture e tali modelli, e per cambiare queste cose occorre studiarle.

Tuttavia, studiare i modelli sociali entro i quali certe persone si muovono può essere da queste considerato offensivo, perché implica che esse hanno una libertà limitata.

Infatti lo studiare i modelli sociali non corrisponde ad alcun modello sociale. È dunque un’attività considerata dai più come “strana”, arrogante o perfino asociale.

Pertanto, chi si dedica allo studio critico dei modelli sociali nella sua società farebbe bene a non rivelare tale interesse, per non essere visto con diffidenza e non essere criticato come strano, arrogante o asociale.

Ignoranza ignorata

La società è in uno stato miserabile soprattutto a causa dell'ignoranza della maggior parte dei suoi membri, che non riescono ad adattarsi ai cambiamenti che li riguardano.

Siamo tutti ignoranti, chi più chi meno, specialmente quelli che credono di non esserlo. Se non riconosciamo questa realtà e non cerchiamo di porvi rimedio continueremo a fare discorsi inutili e a subire il futuro, restando incapaci di determinarlo.

Socrate diceva "so di non sapere", ma non credo che lo pensasse realmente. Noi dovremmo partire dal sincero riconoscimento della nostra fondamentale ignoranza, malgrado tutto quello che ci viene insegnato dalle università.

Ciò che abbiamo imparato dai canali ufficiali serve più che altro a conservare lo status quo e a competere, non a migliorare la società e le relazioni umane.

Sull'interpretazione dei pensieri, dei sentimenti, delle motivazioni e delle intenzioni altrui

Una società sarebbe impossibile senza la capacità dei suoi membri, di interpretare i pensieri, i sentimenti, le motivazioni e/o le intenzioni di coloro con cui possono cooperare, sia in generale che nei confronti reciproci.

Il problema è che tali interpretazioni sono solitamente insufficienti, inadeguate, e falsate da bias cognitivi originati da interessi egoistici, da obblighi e divieti morali, dalla competizione e dai conflitti interpersonali.

Un modo efficace per sviluppare la capacità di interpretare correttamente cosa passa nella mente altrui è quello di educare sia i bambini che gli adulti ad esprimere i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie motivazioni e le proprie intenzioni, a voce e/o per iscritto, e a discuterne francamente con altre persone.

Dittatura della mediocrità

Ho l'impressione che la società attuale non premi la saggezza, la conoscenza, l'onestà, la diligenza, il coraggio, ma piuttosto la ricchezza, la bellezza, il potere, il lusso, la competitività, il successo, la conformità alle mode e alle tradizioni. Se è così, nessuno è incentivato a diventare più saggio, più colto, più onesto, più diligente, più coscienzioso, più coraggioso, più intelligente, più originale.

Inoltre mi sembra che i mass media, il commercio, la politica, la cultura, per avere il massimo successo di pubblico, l'audience più vasta, tendano ad elogiare la mediocrità in quanto qualità prevalente nelle masse, ed in tal modo la incentivano, in un circolo vizioso.

Ho la sensazione che siamo entrati definitivamente nell'era della dittatura della mediocrità e della ruffianeria, grazie soprattutto alla televisione commerciale e a Internet, che danno ampio spazio a contenuti-spazzatura che vengono poi condivisi in tempo reale.

Il clan in testa

Ognuno di noi ha in testa un particolare "clan" (cioè una comunità interiore di appartenenza) ovvero una struttura sociale o comunità ideale che condiziona il nostro comportamento come una gabbia mentale, con i suoi obblighi e i suoi tabù, e l'imperativo categorico di non essere mai indegni del clan stesso.

Questo clan interiore si forma quando siamo bambini, attraverso l'educazione che riceviamo e le esperienze sociali che viviamo. Esso contiene forme, norme, linguaggi, valori, obblighi, divieti, margini di libertà, ruoli, ranghi, e strutture sociali che ci consentono di interagire con gli altri in modo "regolato" ovvero non completamente libero, al fine della conservazione del clan stesso e della cooperazione tra i suoi membri.

Il Super-io freudiano è l'agente inconscio del clan, che provvede a punire (tramite ansia, angoscia, panico ecc.) qualunque comportamento suscettibile di causare l'emarginazione del soggetto dal clan stesso.

Per una rivoluzione intellettuale globale

Quando, dopo un attentato terroristico, leggo o sento i commenti di giornalisti, scrittori, politici o dei cosiddetti esperti, sono preso dallo sconforto per l'inutilità e il vuoto delle loro parole.

Problemi come il terrorismo, la globalizzazione selvaggia, l'inquinamento del pianeta, l'iniqua distribuzione delle ricchezze ecc. non si possono risolvere alla radice se non si affronta il problema della salute mentale dell'umanità in generale, a livello planetario, specialmente per quanto riguarda l'uso delle religioni e delle tradizioni intellettuali (sia popolari che accademiche) che condizionano il nostro modo di pensare e l'uso delle nostre facoltà mentali.

I tempi sono maturi per una rivoluzione intellettuale globale che tenga conto degli ultimi sviluppi delle neuroscienze e della cibernetica applicati alla psicologia e ai rapporti sociali. Autori consigliati: Alfred Korzybski, Gregory Bateson, George Herbert Mead, Luigi Anepeta, Paul Watzlawick, Daniel Goleman, Edgar Morin.

Sull’importanza della coesione sociale

Una società poco coesa è debole e fragile.

La coesione sociale richiede una certa condivisione di ideali, di valori, e di interessi.

Una società in cui manca la motivazione ad accordarsi su un certo numero di principi fondamentali non è coesa, ed è destinata a dissolversi o ad essere superata da società più coese.

La difesa contro il comunismo è stato un importante fattore di coesione delle società liberali fino agli anni ‘80. La dissoluzione dell’impero sovietico ha diminuito notevolmente la coesione di tali società.

Cosa ci unisce oggi? Una sterile idea di libertà che ognuno interpreta e realizza a modo suo, e che perciò non favorisce la cooperazione.

La grande libertà di cui la nostra generazione e le successive  hanno goduto ci ha viziati e indeboliti.

I nostri social network rispecchiano la mancanza di coesione della nostra civiltà: tante affermazioni inconcludenti, impermeabili ai discorsi altrui, e nessuna motivazione ad accordarsi su qualche principio fondamentale.

Il bene, il male e la negoziazione della cooperazione

Il male è, in concreto, il dolore che colpisce l'individuo, e il bene il piacere. Il dolore è il segnale della insoddisfazione di un bisogno, il piacere il segnale della soddisfazione.

Ognuno ha la possibilità di causare agli altri piacere e dolore (ovvero di soddisfare o frustrare i bisogni altrui) e ha bisogno degli altri, cioè della loro cooperazione, per evitare il dolore e ottenere piacere (ovvero per soddisfare i propri bisogni). Tuttavia la cooperazione può essere più o meno libera o forzata. Se un individuo non riesce ad ottenere spontaneamente la cooperazione altrui, può provare a chiederla negoziandola esplicitamente;  se la negoziazione fallisce, può cercare di ottenerla con la forza.

Morale: per diminuire la violenza e il dolore nel mondo occorre essere tutti più sensibili ai bisogni altrui e all'altrui dolore, e cercare di negoziare pacificamente una cooperazione che consenta di soddisfare sia i bisogni propri che quelli altrui.

Ma purtroppo, di bisogni umani non si parla quasi mai.

Intellettuali e (non) progresso

Ormai quasi tutti gli intellettuali sono d'accordo su ciò che non funziona nella società, ma quasi nessuno propone soluzioni che non siano altro che desideri, lamenti e rimproveri. In pratica ognuno dice: "se la gente facesse questo, se pensasse questo, se sentisse questo, se capisse questo, se volesse questo, se cambiasse in questo, allora la società migliorerebbe". Ma il fatto è che la gente non fa, non pensa, non sente, non capisce, non vuole, non cambia come "dovrebbe". E allora cosa possiamo fare oltre a lamentarci? Ognuno pensa di fare tutto il possibile, il meglio possibile per migliorare la società e non sente il bisogno di cambiare se stesso, di uscire dai propri schemi mentali.

Da parte mia, non penso di fare tutto il possibile, ma cerco comunque di uscire dalle mie gabbie mentali, di andare oltre ciò che ho imparato sulla natura umana, attraverso la lettura di autori poco noti, non conformisti e trascurati dal mondo accademico (Schopenhauer, Nietzsche, George Herbert Mead, Alfred Korzybski, Gregory Bateson, Edgar Morin, Albert Camus, Luigi Anepeta, Antonio Damasio, Richard Dawkins, Daniel Dennet ecc.).

Il piacere (e il dolore) della (non) partecipazione

Partecipare significa essere parte di un sistema di parti che interagiscono secondo programmi e margini di libertà che dipendono dalla particolare natura del sistema.

I gruppi sociali sono sistemi a cui gli esseri umani hanno bisogno di appartenere, ovvero di cui essi hanno bisogno di essere parte. Ogni gruppo è caratterizzato da certe forme, norme, valori e ruoli attraverso i quali, e solo attraverso i quali, è possibile interagire.

La non partecipazione ovvero l'isolamento sociale è considerato prova di disumanità. Chi più partecipa è considerato più umano e desiderato, chi meno partecipa è considerato meno umano ed emarginato.

Quando soddisfano il bisogno di partecipare, gli esseri umani provano piacere, quando non vi riescono, dolore e disturbi mentali.

Perciò l'uomo cerca continuamente di partecipare a eventi, movimenti e forme sociali e di raccogliere e condividere prove e riconoscimenti di tale partecipazione, come foto, video, souvenirs, amuleti, simboli, medaglie, trofei, diplomi, regali, opere d'arte, musica, giornali, libri, post in social networks ecc.

Bisogno di giocare i propri ruoli

Ognuno di noi, per il fatto di vivere in una società, assume una serie di ruoli, ovvero funzioni sociali, che gli vengono assegnati dagli altri o che si assegna da sé in modi più o meno consensuali o conflittuali.

Attraverso l'attuazione (gioco) di tali ruoli ognuno di noi interagisce con gli altri e scambia tutto ciò che ci serve per vivere e soddisfare i nostri bisogni. Infatti interagire significa giocare uno o più ruoli, dato che le interazioni umane sono normalmente regolate da prescrizioni che prevedono certi ruoli e certe prerogative di ciascun ruolo, per cui un'interazione senza regole e senza ruoli è praticamente impossibile o è bestiale.

Come conseguenza dell'assegnazione dei ruoli, ognuno di noi sviluppa un bisogno di giocare i ruoli stessi, perché solo attuandoli possono avvenire gli scambi di cui abbiamo bisogno.

Concludendo, è bene chiedersi quali siano i ruoli che ci siamo assegnati o che gli altri ci hanno assegnato, perché abbiamo un bisogno inconscio di attuarli.

Vedi anche Ruoli sociali.

Il problema delle interazioni umane

Il problema principale di un essere umano è quello dell'interazione con gli altri. Le questioni sono tante, tra cui le seguenti. Con chi interagire e chi evitare. Come, dove, quando e quanto interagire. Come presentarsi agli altri. A quali norme, forme, valori, etica, costumi, linguaggi conformarsi e quali respingere. Con chi e contro chi allearsi. A chi legarsi e da chi sciogliersi. Quali autorità riconoscere e quali no. Chi rispettare e chi no. Chi criticare e chi no. Chi sfidare e chi assecondare. Chi prendere in considerazione e chi ignorare. Quali libertà prendersi e a quali rinunciare. Cosa rivelare e cosa nascondere di sé. Quale ruolo e rango cercare di avere nella società. A quali gruppi e categorie appartenere e a quali no. Cosa offrire e cosa chiedere. Cosa prendere e cosa lasciare. Cosa dire e cosa tacere. Come competere. Come difendersi dell'ostilità, competizione, invidia e gelosia altrui. Di chi fidarsi e di chi diffidare. Quando attaccare e quando ritirarsi. Quando scappare e quando resistere. Quando discutere e quando lasciar correre. Se cercare di adattarsi alla società o cercare di cambiarla. Se stare soli o in compagnia. Come distribuire il proprio tempo tra le varie persone. In compagnia di chi stare ecc.

Integrazione sociale e condivisione dell'ignoranza

La società è strutturata in gruppi di persone che condividono lo stesso livello di sapienza (ovvero di ignoranza).

Sapienza e ignoranza sono le due facce d‘una stessa moneta, dal momento che non esiste una perfetta sapienza né una perfetta ignoranza. Ognuno di noi è infatti parzialmente sapiente e parzialmente ignorante.

Purtroppo non siamo tutti ugualmente ignoranti né ugualmente sapienti. Le differenze in tal senso sono causa di conflitti e solitudine, dal momento che normalmente l'ignoranza è direttamente proporzionale alla presunzione di sapienza. Infatti, quanto più uno è ignorante, tanto più si crede sapiente.

Per interagire con una persona alla pari è necessario porsi allo stesso livello di sapienza (ovvero di ignoranza). Pertanto chi desidera aumentare il livello della sua sapienza ed esprimerla liberamente è costretto ad emigrare in un gruppo compatibile con il livello da lui desiderato o raggiunto.

In sintesi, la condivisione dell'ignoranza favorisce la compagnia, mentre la sapienza non condivisa è causa di solitudine. Pertanto, chi cerca di diventare più sapiente del prossimo è condannato alla solitudine o a cambiare compagnia.

Bisogno e difficoltà di fare cose insieme

Noi esseri umani abbiamo un bisogno innato e strutturale di fare cose insieme ai nostri simili, come giocare, lavorare, scambiare idee, beni, servizi, eros ecc.

Il problema è che per poter fare cose insieme dobbiamo accordarci sulle cose da fare e su come farle.

Infatti ognuno vorrebbe "giocare" al "gioco" che gli è più congeniale, in cui è più competitivo o favorito, o di cui ha più bisogno o desiderio.

Succede perciò frequentemente che tra coloro che intendono fare cose insieme nascano conflitti per quanto riguarda la scelta dei tipi di interazione e delle regole da rispettare. Queste includono gli obiettivi da raggiungere, gli obblighi, i divieti, i principi logici, etici ed estetici da applicare, l'epistemologia su cui basarsi e i ruoli (funzionali e gerarchici) che in tale quadro ciascuno dovrebbe assumere.

Il problema è aggravato dal fatto che tipicamente tali conflitti non vengono gestiti in modo esplicito, mediante negoziati franchi e chiari. Per ottenere ciò che si vuole sono invece generalmente messe in atto manovre nascoste, dissimulate e mistificate in nome di un fantomatico buon senso soggettivo e arbitrario, o della comune consuetudine.

Una rete di relazioni

La società è una rete di relazioni formate dal caso, dai bisogni e dalle risorse di ciascuno dei suoi membri.

Una relazione è una conoscenza reciproca tra due persone che include i possibili modi di interazione tra di esse, ovvero ruoli, posizioni gerarchiche, simpatie, antipatie, regole, norme, valori, tradizioni, capacità, linguaggi, obblighi, divieti, libertà, diritti, doveri, ricordi di interazioni passate, interessi e opinioni più o meno convergenti, altre relazioni più o meno compatibili ecc.

Il comportamento sociale di un individuo, ovvero le sue interazioni con gli altri, dipendono dalle sue relazioni sociali, e queste dipendono a loro volta dal comportamento sociale degli individui coinvolti, in un rapporto di causa-effetto circolare.

Il comportamento sociale umano è motivato da un bisogno innato di interazione sociale da cui si sviluppano, per effetto di particolari predisposizioni genetiche ed esperienze, diverse strategie di interazione per cui un soggetto si pone rispetto agli altri in posizioni e atteggiamenti più o meno dominanti, remissivi, gregari, conformisti, anticonformisti, docili, ribelli, difensivi, aggressivi, violenti, repulsivi, cooperativi, manipolatori, empatici, accudenti ecc.

Celebrazione di valori sociali

Ogni cultura comporta la celebrazione di certi valori (etici, estetici, intellettuali, economici, artistici, sportivi ecc.). Assistendo a tali celebrazioni, o effettuandole in prima persona, ogni membro di una comunità valuta automaticamente se stesso e gli altri in relazione ai valori celebrati.

In altre parole, i valori sociali condivisi e celebrati da una comunità sono “incarnati” nel comportamento dei suoi membri, e danno luogo ad attribuzioni comparative (implicite o esplicite) di valore ai singoli membri, corrispondenti alle misure in cui essi incarnano i valori stessi.

Allo stesso tempo, la gente si sente obbligata a celebrare i valori della propria comunità di appartenenza, per il timore, se non lo facesse, di essere emarginata a causa di una non evidente incarnazione dei valori stessi.

Ne consegue che ogni persona acculturata, col suo comportamento, celebra (implicitamente o esplicitamente) i valori sociali in cui suppone (consciamente o inconsciamente) di essere sufficientemente competitiva, adeguata, o rispetto ai quali vuole apparire conforme, al fine di confermare la propria appartenenza alla comunità da essi caratterizzata.

Benessere individuale vs. benessere sociale

Il benessere individuale non coincide necessariamente con il benessere sociale. Infatti possiamo trovare individui felici in una società mediamente infelice e individui infelici in una società mediamente felice. 

Questa apparente contraddizione è dovuta al fatto che un certo assetto sociale non è buono per tutti nella stessa misura, ma è generalmente favorevole ad alcuni e sfavorevole ad altri, date le differenze di temperamento, carattere, ruoli e privilegi da persona a persona.

Infatti ogni assetto sociale comporta certe libertà e certe restrizioni, certi obblighi e certi divieti, che convengono ad alcuni e non ad altri. 

La ricerca di un assetto sociale ottimale, cioè uno che consenta la massima felicità (o la minima infelicità) per il massimo numero di persone, ovvero il maggior benessere medio, è una questione prevalentemente razionale, nel senso che richiede gradi di intelligenza, di conoscenza, di autocontrollo e di rispetto per gli altri piuttosto alti (capacità rare), mentre la ricerca del proprio benessere da parte dell'individuo richiede solo sufficienti dosi di egoismo, istintività, incoscienza, incoerenza e libertà morale (capacità largamente diffuse).

Chi sono? (Miei ruoli e funzioni sociali)

Per rispondere alla domanda "chi sono?" ho compilato questo elenco di alcuni miei ruoli, ovvero funzioni sociali, da cui si evincono cose che posso scambiare con gli altri, ed eventualmente con te che mi leggi:

  • Esemplare di homo sapiens e, in quanto tale, portatore di bisogni umani più o meno soddisfatti.

  • Marito e genitore.

  • Cittadino italiano ed europeo.

  • Elettore politico.

  • Contribuente fiscale.

  • Professionista informatico e dirigente in pensione.

  • Consumatore o utente di vari beni e servizi, pubblici e privati.

  • Proprietario di beni mobili e immobili.

  • Amico o parente di varie persone.

  • Membro di varie associazioni culturali.

  • Membro di vari social network.

  • Sostenitore di organizzazioni filantropiche.

  • Inventore e realizzatore di servizi web utili a varie persone.

  • Studioso della natura umana.

  • Ricercatore, raccoglitore, inventore e diffusore di pensieri e idee utili per il miglioramento della vita umana (mia e altrui).

  • Interessato a nuove amicizie e collaborazioni.


Se ti interessa saperne di più, come spero, ti invito a esplorare il mio blog o a contattarmi.

Vedi anche Ruoli sociali.


Verità pericolose

Una verità che riguarda uno o più esseri umani particolari può essere pericolosa sia per le persone affette da essa, sia per i suoi portatori. Il pericolo è dovuto al fatto che una certa verità può contenere implicitamente o esplicitamente un giudizio di valore, o esporre fatti che possono dar luogo a giudizi di valore, i quali possono essere più o meno favorevoli a certe persone.

Una persona affetta da un giudizio di valore negativo risultante da una certa verità sfavorevole può reagire in modo più o meno ostile nei confronti di chi è portatore di quella verità, oppure può negarla diffamandone in tal modo i portatori come ignoranti o bugiardi.

Tutto ciò avviene immancabilmente quando si parla di natura umana. Infatti, descrivendo il funzionamento dell’uomo, cioè le “vere” motivazioni del suo comportamento, è difficile che qualcuno non si senta giudicato “difettoso” o “inferiore” in qualche modo, dato che la società umana è ancora oggi in una situazione miserabile per “colpa” (ovvero per malvagità e/o incapacità) della maggioranza dei suoi membri.

Bisogna pertanto essere molto cauti nella narrazione di verità che riguardano la natura umana, perché più è vero e completo ciò che viene detto sull’uomo in generale, più persone saranno implicitamente giudicate e considerate responsabili dei mali della società.

Per questo motivo così poche persone sono interessate allo studio della natura umana.

Un buon posto nella società

Al di fuori delle emergenze fisiologiche, l'uomo, consciamente o inconsciamente, cerca soprattutto di occupare un posto nella società che gli assicuri un certo rispetto da parte degli altri ed un certo potere sugli altri, tali da permettergli una cooperazione tale da assicurargli una vita abbastanza sicura e piacevole.

Potremmo chiamare l'oggetto della ricerca un "buon posto nella società".

Ovviamente ognuno ha un'idea soggettiva di quale possa essere tale posto per sé e quale per gli altri, ovvero di quali caratteristiche e quali forme esso possa o debba avere.

Un certo "posto sociale" implica certi ruoli e certi rapporti gerarchici con gli altri, in gerarchie politiche, economiche, intellettuali, estetiche e morali.

Purtroppo è difficile che le persone trovino un accordo sui rispettivi posti sociali. Ognuno si lamenta perché gli altri non gli riconoscono il posto che vorrebbe avere, o perché gli altri occupano un posto che ritiene
immeritato.

Questo disaccordo e queste lamentazioni sono causa di conflitti e di guerre, più o meno esplicite e più o meno cruente.

Come risolvere tali disaccordi? Non è facile, e non è certo che possano essere risolti.

Normalmente ognuno finisce per accettare dei compromessi, ovvero il posto sociale "meno peggio" possibile rispetto alle proprie ambizioni.

Tuttavia, affinché il compromesso sia davvero il "meno peggio", conviene prendere coscienza del gioco, che si potrebbe chiamare "status game", e delle variabili in gioco per quanto riguarda la propria persona e le proprie risorse.

La psicologia dovrebbe servire soprattutto a questo.

Come funzionano le religioni

Tutte le religioni hanno in comune il seguente meccanismo fondamentale.

Un individuo (o più di uno)  che gode della fiducia della comunità racconta che esiste (senza alcun dubbio) una (o più di una) divinità onnipotente che può influire nella vita di ogni essere vivente rendendola più o meno felice o infelice e più o meno mortale o immortale in funzione del suo comportamento, dei suoi pensieri e della sua volontà.

Per capire come bisogna comportarsi per avere il favore della divinità, ci sono degli appositi racconti (le "rivelazioni")  trasmessi oralmente e/o per iscritto. Questi, però, non sono di facile comprensione e non è facile applicare ciò che tali racconti dicono, alla vita di tutti i giorni e ai singoli casi. Necessitano perciò di interpretazioni, esegesi, spiegazioni, ponderazioni, analisi, approfondimenti ecc. Queste attività costituiscono la professione di una certa categoria di persone che, a seconda della cultura di appartenenza, vengono chiamati sacerdoti, santoni, sciamani, profeti, preti, guru, teologi, guide spirituali ecc. Si tratta di persone che affermano di essere intermediari tra gli esseri umani e la (o le) divinità.

Il successo (cioè la genesi e la sopravvivenza) di una religione dipende dalla "fede" dei "fedeli". Questa consiste essenzialmente nella "fiducia" che la maggioranza dei membri di una comunità ha  nei confronti dei sedicenti "intermediari". Tale "fede" può essere spontanea (come quella dei bambini nei confronti degli adulti) oppure coercitiva. Infatti, chi non "crede" può essere, nel migliore dei casi, escluso dalla comunità dei fedeli; nei casi peggiori disprezzato, molestato, emarginato, perseguitato, esiliato, torturato o ucciso in quanto nemico della comunità.

Il sacro e la follia

A mio parere, tra sacro e follia il passo è breve. Ad esempio, se Cristo non era davvero il figlio di Dio, allora potremmo dire che era uno psicopatico, come si direbbe per qualunque persona convinta di essere stata inviata da Dio per salvare il mondo.

E che dire dei cristiani? Se il Dio della Bibbia non è mai esistito, sono tutti folli coloro che credono in Lui? È follia credere in cose inesistenti? In effetti lo psicopatico vede cose che il sano di mente non vede, ma è vero anche il contrario, cioè che il sano di mente vede cose che lo psicopatico non vede.

Ritengo a questo punto necessario distinguere due tipi di credenza (o "visione"): quella dovuta ad un insegnamento o educazione, e quella creativa, cioè concepita autonomamente da un individuo. Tuttavia nella seconda c'è sempre qualcosa della prima. Infatti il Cristo non avrebbe mai pensato di essere il Messia se non fosse stato indottrinato a credere in quanto scritto in quel testo che oggi chiamiamo il Vecchio Testamento.

Ne consegue, a mio avviso, che tutti quelli che credono in cose insistenti sono tanto più folli quanto la loro credenza è originale e creativa, cioè non appresa.

Comunque la follia non riguarda solo le credenze religiose, ma anche altri aspetti del funzionamento della mente che hanno a che fare con la logica e la razionalità, e la psicopatia non è oggettivamente diagnosticabile, anche perché nessuno accetta facilmente di essere considerato, nemmeno un po',  malato di mente.

Infatti la storia abbonda di casi di psicopatici considerati sani di mente e di sani di mente considerati psicopatici. Del resto non mancano autori, come ad esempio Erich Fromm, che considerano la nostra società generalmente psicopatica.

Il concetto psicosociologico di "funzione sociale"

Una parte importante della vita sociale (e, di conseguenza, dell'attività psichica) consiste nell'assegnare funzioni sociali (ruoli, ranghi, posizioni, spazi, risorse pubbliche e private, diritti, doveri, obblighi, divieti, regole, servizi, privilegi, poteri, libertà, limiti, responsabilità, incarichi, missioni, onori ecc.) a se stessi e agli altri, e nel verificare, accettare o rifiutare le funzioni sociali che gli altri assegnano o vorrebbero assegnare (o togliere) a noi.

L'assegnazione delle funzioni sociali può essere più o meno conscia o inconscia, esplicita o implicita, diretta o indiretta, tacita o verbale, formale o informale, ufficiale o non ufficiale, consensuale o conflittuale.

Il termine funzione, qui usato in campo psicologico e sociologico, corrisponde bene a quello usato in campo matematico, dove la funzione è una formula che determina un risultato numerico, e in campo informatico, dove la funzione di un sistema (o sottosistema o programma) è il servizio che un sistema rende agli altri sistemi con cui esso comunica.

Ritengo utile utilizzare il concetto di funzione sociale, come sopra definito, per analizzare problemi di convivenza e disturbi psichici, in quanto questi sono spesso causati da conflittualità o incompatibilità di assegnazioni di funzioni. Infatti il soggetto può avere difficoltà nel determinare le funzioni sociali che vorrebbe avere nel nella comunità (coppia, famiglia, gruppo ecc.) a fronte di pressioni esterne che gli propongono, o vorrebbero imporgli, funzioni a lui non gradite. Inoltre il soggetto potrebbe non capire che le funzioni sociali che vorrebbe avere non sono gradite alle persone che lo circondano.


Vedi anche Ruoli sociali.





La vita sociale come ritualità pervasiva

Noi umani abbiamo bisogno gli uni degli altri; di conseguenza gioiamo quando ci sentiamo uniti e soffriamo quando ci sentiamo disuniti. La ricerca della socialità (nel senso di unione, integrazione, interazione, partecipazione, appartenenza, vicinanza, solidarietà ecc.), è infatti una delle motivazioni più importanti di ogni essere umano e causa di ansia quando non viene soddisfatta in una misura che il proprio inconscio ritiene sufficiente.

Per ridurre tale ansia abbiamo frequentemente bisogno di misurare e di affermare il livello della nostra integrazione sociale, e gli strumenti di misura e di affermazione che usiamo a tale scopo sono il rito e il rituale. Il primo è formale, codificato, rigido, consapevole; il secondo informale, non codificato, flessibile, per lo più inconscio.

Un rito consiste nello svolgimento di una cerimonia caratterizzata da una serie di atti formali rigidamente prestabiliti.

Un rituale consiste nello scambio di gesti e/o espressioni caratteristiche di una certa comunità, gruppo o categoria di persone, con regole formali più o meno rigide e margini di libertà più o meno ampi.

Partecipare ad un rito o mettere in scena un rituale servono dunque a confermare la propria appartenenza alla comunità di cui quel rito o quel rituale sono segni caratteristici.

Suppongo che l’uomo sia geneticamente predisposto alla creazione e all’apprendimento di riti e di rituali, le cui forme si sviluppano in modo diverso da cultura a cultura ed evolvono più o meno velocemente.

C’è un’infinità di attività umane che possono essere considerate e usate anche come rituali, o che hanno un senso e una ragione di esistere solo in quanto rituali. Alcuni esempi: scambiare saluti e auguri di buone festività, assistere ad un evento sportivo, visitare una mostra, fare acquisti, ascoltare musica, vedere un film, leggere un libro, conversare, discutere, suonare, cantare, ballare, giocare, fare sport, viaggiare, collezionare oggetti, coltivare piante, praticare arti, esibirsi davanti ad un pubblico, partecipare ad un social network, tenere un blog  ecc.

Riassumendo, abbiamo bisogno di celebrare riti e di inscenare rituali per sentirci uniti, parti di una stessa comunità, per alleviare la nostra ansia e per godere del piacere che il sentimento di unione comporta. In tal senso, qualunque attività sociale può essere considerata rituale, specialmente a livello inconscio.

Far parte di un sistema sociale

Ogni essere umano è parte di uno o più sistemi sociali, il che significa che esso interagisce in modo simbiotico con le altre parti di ciascun sistema a cui appartiene (cioè con le altre persone e i loro prodotti), scambiando beni, servizi, informazioni, contatti fisici, intimità ecc.

Un essere umano sano di mente non può vivere senza far parte di un sistema sociale, cioè senza interagire con altre persone secondo le regole del sistema stesso. Tali regole sono sono formali e semantiche, cioè consistono in forme, norme, obietttivi, valori e disvalori su cui i contraenti sono d'accordo.

Un sistema sociale può essere una coppia, una famiglia, un gruppo di amici, una comunità, un'azienda, una cooperativa, un villaggio, una città, un'associazione, una patria o qualsiasi altra cosa dotata di regole di appartenenza specifiche, più o meno diverse da quelle che caratterizzano altri sistemi sociali.

Per appartenere ad un sistema sociale è necessario confermare l'appartenenza ad esso mediante appositi atti e interazioni. Tali atti comprendono un certo modo di vestire, certi comportamenti e non comportamenti, conversazioni su certi temi e non su certi altri, giochi e, in generale, il rispetto di certe forme, tradizioni e consuetudini.

Per esempio, quando due persone appartenenti allo stesso sistema sociale si incontrano, esse debbono riconoscersi mediante saluti, gesti o conversazioni pacifiche, ovvero debbono scambiare o condividere qualcosa.

Si dice che ogni essere umano abbia bisogno di riconoscimento. Infatti, il riconoscimento di cui abbiamo bisogno è la rinnovata conferma che apparteniamo allo stesso sistema sociale di chi ci riconosce. Il riconoscimento è dunque una rassicurazione di appartenenza ad un sistema sociale di cui abbiamo bisogno di far parte e dal quale abbiamo paura di essere esclusi.

Senza una ricorrente rassicurazione di appartenenza ad un sistema sociale desiderato, la psiche sviluppa una crescente ansia, per evitare la quale le persone sono spinte a incontrare altre persone e a scambiare con esse segni di riconoscimento in qualsiasi forma, la più semplice delle quali consiste nel fare insieme cose simili, come, ad esempio, assistere ad uno spettacolo sportivo o musicale o partecipare ad una funzione religiosa.

E io, di quali sistemi sociali faccio parte, voglio far parte o non voglio far parte, e in quali ruoli?

Per un essere umano sano di mente è impossibile non far parte di uno o più sistemi sociali, in uno o più ruoli tipici di ciascun sistema. Possiamo solo, eventualmente, scegliere il sistema sociale di cui vogliamo far parte, i ruoli che in esso vogliamo giocare e, in minima misura, contribuire a cambiare le regole del gioco del sistema stesso.

Come possiamo contribuire in modo concreto al miglioramento della società?

Io considero l’umanità un continuum tra due tipi estremi: quelli che cercano di adattarsi alle regole della società senza cercare di modificarle, e quelli che desiderano adattare le regole della società a se stessi rifiutandosi di adattarsi ad esse.

Il primo tipo è quello di gran lunga prevalente. Il secondo tipo è molto minoritario, ma è quello che determina il progresso civile. Se tale progresso è così lento, ciò è dovuto al fatto che il secondo tipo è poco numeroso.

Poi c’è un grosso problema dovuto al fatto che molti di coloro che vorrebbero cambiare le regole della società propongono cambiamenti non realistici, impossibili da realizzare in quanto incompatibili con la natura umana specialmente in termini di bisogni, desideri e neurologia.

Detto questo, io penso che per contribuire concretamente al miglioramento della società debbano essere soddisfatte le seguenti condizioni:

  • Una forte motivazione alla modifica delle regole sociali per favorire il progresso civile nel senso di una maggiore soddisfazione dei bisogni e dei desideri di tutta l’umanità, e non solo di una parte di essa.

  • Una buona conoscenza della natura umana (in senso biologico e psicologico) che permetta di capire quali cambiamenti siano possibili e quali impossibili, quali utili e quali inutili rispetto ai bisogni umani.

  • Un comportamento onesto e rispettoso dei bisogni e dei desideri altrui

  • La propagazione delle buone conoscenze sulla natura umana attraverso le conversazioni, i consigli di lettura e la pubblicazione e condivisione di articoli e di libri in tal senso.

  • Una disponibilità ad organizzarsi in gruppi di ricerca e di lavoro per lo studio della natura umana e per la diffusione delle relative conoscenze.

  • Una partecipazione politica attiva sia attraverso il voto, sia attraverso la critica politica nei confronti di tutti i partiti, compreso quello per cui si è scelto di votare di volta in volta.

Per concludere, io ritengo che i disonesti approfittano della incapacità degli onesti di organizzarsi per contrastarli. Dovremmo dunque imparare ad organizzarci in tal senso.

La legge del più forte - Psicologia della forza

La forza è una grandezza fisica, forse la più importante nelle leggi della natura. La definizione di "forza" in Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Forza) recita: "Una forza è una grandezza fisica vettoriale che si manifesta nell'interazione di due o più corpi, sia a livello macroscopico, sia a livello delle particelle elementari. Quantifica il fenomeno di induzione di una variazione dello stato di quiete o di moto dei corpi stessi; in presenza di più forze, è la risultante della loro composizione vettoriale a determinare la variazione del moto. La forza è descritta classicamente dalla seconda legge di Newton come derivata temporale della quantità di moto di un corpo rispetto al tempo. "

E ancora: " Le forze sono quindi le cause del cambiamento del moto dei corpi, possono pertanto mettere in moto un corpo che si trovava precedentemente in stato di quiete, modificare il movimento di un corpo già precedentemente in moto, o riportare il corpo in stato di quiete."

La forza è dunque ciò che permette il cambiamento dello stato di qualcosa rispetto alla sua inerzia, e che, combinandosi con altre forze, dà luogo ad un certo risultato. La forza è vettoriale nel senso che ha un punto di applicazione, un verso e una direzione, oltre che una intensità.

Il concetto di forza può essere efficacemente usato, al di fuori della fisica, nelle scienze umane, come filosofia, psicologia, sociologia, ecc. in quanto si presta bene a spiegare quello che succede nella psiche degli individui e nelle società, dove può essere assimilato ai concetti di bisogno e sentimento, sia in senso genetico che comportamentale.

La definizione di "forza" nel dizionario Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/forza/) è molto lunga, il che indica l'importanza di tale concetto in tante discipline e nel linguaggio comune, sia in senso fisico che metaforico.

Volendo guardare il mondo, la società e la psiche dal punto di vista della forza, troviamo questa dappertutto e si potrebbe perfino affermare, generalizzando, che la vita di un individuo e di una società sono il risultato di una composizione di forze, ovvero bisogni, sentimenti e risorse mentali e materiali, più o meno divergenti, convergenti, conflittuali o cooperanti.

Nelle scienze umane troviamo che la forza si manifesta in diversi modi, a partire da quella muscolare, come, ad esempio, la forza delle armi, della bellezza, dell'intelligenza, della persuasione, della fede, della passione, dell'animo, della paura, dell'inganno, delle masse, della tradizione, della ragione, dell'abitudine, dell'eloquenza, di una medicina, della volontà, dell'immaginazione, dell'ingegno, del destino, della natura ecc. E' anche possibile considerare i rapporti umani, in generale, come rapporti di forza, e la società un sistema dove vale la legge del più forte, ovvero, dove prevale chi, da solo o insieme ad altri, riesce a produrre una forza (di qualunque tipo) maggiore di quella dei propri antagonisti.

Condivisione e vita sociale

Suppongo che la mente umana e la società (entità perfettamente interdipendenti) siano basate sulla condivisione di forme, norme, valori, beni, servizi, linguaggi, narrazioni, corpi, giochi, tradizioni, gusti, spettacoli, riti ecc. Per condivisione intendo l’avere qualcosa di materiale o immateriale in comune, o fare cose insieme, in modo più o meno duraturo. Si tratta dunque di una relazione bilaterale, simmetrica o asimmetrica, ma sempre reciproca, almeno nelle intenzioni di una delle parti in gioco.

Suppongo che l’uomo abbia assolutamente bisogno di condividere cose con altri, nel senso che se non lo facesse morirebbe o si ammalerebbe fisicamente e/o psichicamente. Tuttavia, essendo l'uomo un animale competitivo, invidioso e geloso, condividere qualcosa con certe persone può implicare la negazione o la proibizione della condivisione della stessa cosa con altre, come nelle guerre, in cui la condivisione di una patria implica la rivalità rispetto ai suoi nemici. Non si può infatti far parte di comunità avverse né condividere con più persone ciò che è ritenuto esclusivo, come ad esempio il rapporto monogamico.

La condivisione può essere oggetto di conflitto anche nel caso in cui una delle due parti la desideri e l'altra la rifiuti o la tema. E può essere oggetto di commercio nel senso che può essere venduta o concessa in cambio di una contropartita.

Inoltre occorre osservare che, sebbene la condivisione sia una cosa indispensabile e vitale, una maggiore condivisione non è sempre migliore rispetto ad una minore. Infatti, oltre un certo grado di condivisione, essa comincia a dar luogo ad inconvenienti, come una possibile perdita di autonomia e libertà, compresa quella di fare cose che gli altri non riescono a condividere.

Possiamo dunque dire che l'uomo sia soggetto ad un "doppio vincolo": da una parte ha un bisogno assoluto di condividere, dall'altra ha paura di farlo con le persone sbagliate e/o in misura sbagliata, al momento sbagliato o ad un prezzo troppo alto. A mio avviso il dilemma è pertanto: "condividere o non condividere?", da cui derivano domande come: Con chi? Cosa? Come? Quando? Quanto? A quale prezzo? A tal proposito occorre aggiungere la paura del rigetto, che può essere interpretato come rifiuto della persona che offre la condivisione, con effetti devastanti sulla sua autostima e reputazione.

Il successo di Facebook e di altri social network è dovuto soprattutto al fatto che permettono di condividere senza impegno. E' vero che in questi luoghi virtuali si condivide in modo superficiale, ma è anche vero che si può interrompere subito la condivisione se questa si rivela insoddisfacente o troppo impegnativa. Occorre inoltre osservare che la condivisione “virtuale” può essere illusoria o fallimentare quando i contenuti “condivisi” vengono ignorati dalle persone a cui sono rivolti.

Per concludere, suppongo che quasi tutti i comportamenti sociali siano spiegabili come gesti o tentativi di condivisione di qualcosa di materiale o di immateriale, finalizzati alla cooperazione verso qualcuno oppure come manifestazioni di non condivisione o di esclusione verso altri. Senza tale chiave di comprensione gran parte del comportamento umano sarebbe per me inspiegabile, per non dire assurdo.

Ognuno condivide qualcosa con qualcuno. Ed io cosa condivido, e con chi?

Bisogno di scambio

Tra i bisogni umani innati, forse il più importante è quello che io chiamo "bisogno di scambio", vale a dire, il bisogno di scambiare qualcosa con altri esseri umani, ossia di dare e ricevere qualcosa di materiale o immateriale, fisico o simbolico. Ogni persona ha tale bisogno, ma con intensità variabile da individuo a individuo e nel tempo, e in forme diverse.

Quando, in una persona, il bisogno di scambio non viene soddisfatto per un tempo prolungato oltre un certo limite, essa soffre e, nei casi più gravi, sviluppa disturbi mentali.

Le cose scambiate possono essere oggetti, sostanze, cibo, macchine, materiali, mercanzie, energia, spinte, denaro, parole, carezze, atti sessuali, protezione, solidarietà, aiuto, informazioni, segni, simboli, ordini, servizi, figure, domande e risposte cognitive, ludiche, artistiche, musicali ecc.

Lo scambio può essere più o meno simmetrico nel senso che le cose date possono essere dello stesso tipo di quelle ricevute o di tipo diverso.

Lo scambio può essere unilaterale o bilaterale. E' unilaterale quando non c'è feed-back, bilaterale quando questo c'è. Lo scambio bilaterale è normalmente molto più importante ed efficace di quello unilaterale.

Lo scambio può essere sincrono o asincrono. E' sincrono quando il momento dell'invio coincide con quello della ricezione, asincrono quando la ricezione avviene in un momento più o meno differito.

Il bisogno di scambio può essere soddisfatto più o meno facilmente in quanto le cose che uno è disposto a dare possono essere considerate più o meno "buone" o desiderabili dalla parte ricevente. Infatti, uno scambio sfavorevole viene di solito rifiutato.

Il problema forse più importante nella vita sociale (e, di conseguenza, nell'attività psichica) è quello di stabilire cosa scambiare con gli altri, ovvero cosa offrire e cosa chiedere, cosa accettare e cosa rifiutare, e con chi (non) effettuare gli scambi, affinché questi possano essere favorevoli, e quindi accettabili, per entrambi le parti. Ci sono anche casi  in cui può essere conveniente interrompere scambi abituali se questi non sono più favorevoli.

Un altro problema che rende difficili gli scambi, è la libertà, casualità e selettività nei rapporti umani, per cui una persona non sempre ne trova un'altra disponibile in tempi brevi ad accettare uno scambio, specialmente se l'altro ha già scambiato abbastanza con altre persone e non ha bisogno, almeno per un certo tempo, di ulteriori scambi. Questo fenomeno dà luogo ad una competizione per gli scambi (ovvero per i rapporti) più favorevoli. cioè per la scelta (più o meno esclusiva) delle persone con cui effettuare gli scambi più vantaggiosi.

Per esempio, una forma di scambio molto comune, forse la più comune, è la conversazione. Ma non tutti sono disposti a conversare con chiunque di qualsiasi cosa. Infatti ognuno ha esigenze particolari per quanto riguarda gli argomenti di conversazione, il livello di profondità, l'approccio intellettuale e morale con cui trattarli e il tipo di persone con cui parlarne.

Per migliorare il grado di felicità medio dell'umanità, bisognerebbe inventare un sistema per facilitare gli scambi tra esseri umani in modo che ognuno possa trovare senza troppa difficoltà persone adatte, e soprattutto disponibili, con cui scambiare, al bisogno e in tempi brevi, cose secondo le proprie esigenze.

Vedi anche Procedura di interazione razionale, Il problema dei ruoli e dei ranghiIl concetto psicosociologico di "funzione sociale"


Sistemi di sistemi

La natura è un sistema di sistemi. Ogni sistema è composto di parti che interagiscono, ovvero comunicano, ovvero scambiano informazioni, energie o sostanze. Ogni parte di un sistema costituisce a sua volta un sistema, ovvero un sottosistema di un sistema di ordine superiore. Ogni parte di un sistema potenzia e/o inibisce, ovvero serve e/o sfrutta, ovvero alimenta e/o limita, ogni parte o sistema con cui interagisce.

Un sistema ha proprietà che nessuna delle sue parti, presa isolatamente, possiede, e che emergono solo grazie a, e attraverso, l'interazione tra le parti. In tal senso si può dire che il tutto è maggiore della somma delle sue parti.

Per esempio, un'automobile è un sistema che permette di trasportare una o più persone da un punto A ad un punto B. Nessuna delle sue parti ha tale capacità, che emerge solo quando le parti dell'automobile sono collegate e interagiscono in un certo modo, incluso il pilota (umano o automatico) che la guida. Il pilota fa dunque parte del sistema automobile in quanto senza di esso l'automobile non funziona.

Anche la società umana è un sistema, le cui parti sono costituite dagli esseri umani che la compongono, unitamente al loro ambiente, ovvero alle cose che essi usano per vivere e interagire.

Anche un essere umano è un sistema, le cui parti sono gli organi che costituiscono il suo organismo e l'ambiente in cui esso vive e grazie al quale esso vive. Una di queste parti è la mente, o psiche.

Anche la mente, o psiche, è un sistema le cui parti sono collocate principalmente nel cervello, ma non solo. Una di queste parti è l'io cosciente. Tutte le altre costituiscono la mente inconscia. L'io cosciente ha poteri limitati sul resto della mente, e, sebbene possa aver l'illusione di dominarla, in realtà ne è regolato, come è regolato dalle azioni degli altri esseri umani.

Come già detto sopra, ogni parte di un sistema potenzia e/o inibisce, ovvero serve e/o sfrutta, ovvero alimenta e/o limita, ogni parte con cui interagisce. Ciò significa che se una parte A si serve di una parte B, affinché il servizio, o lo sfruttamento, possa continuare, è necessario che esso sia limitato ovvero non eccessivo rispetto ai bisogni di A e accettabile da B. In altre parole deve essere tale (quantitativamente e qualitativamente) che B non si esaurisca, non si distrugga, o si rifiuti di continuare a servire A.

Possiamo chiamare "ruolo" l'insieme di comportamenti tipici, ovvero caratteristici, abituali, ricorrenti, di una parte rispetto alle altre parti. Un certo ruolo prevede quindi ciò che una parte tende a dare alle altre parti e a prendere o ricevere da esse. Nel caso della società, i ruoli degli individui possono essere chiamati "funzioni sociali".

Occorre sottolineare che il sistema "società" non è composto solo da esseri umani, ma, come sopra accennato, anche da tutte le cose o gli strumenti, che gli esseri umani utilizzano nell'interazione o per poter interagire, o come oggetto dell'interazione, tra cui il linguaggio e una serie di "idee", come, ad esempio, l'idea stessa di società o altre astrazioni e concetti, forme, norme, valori, ruoli, "memi" ecc. descritti nei media e interiorizzati soggettivamente dalle persone.

Affinché una società, e la stessa specie umana, possa mantenersi stabile ed evitare di estinguersi, è necessario che vi sia una certa armonia di ruoli, ovvero scambi equilibrati tra esseri umani in modi tali che ognuno abbia una o più funzioni sociali sostenibili riconosciute e accettate dagli altri e da se stesso.

I modi in cui i ruoli, o funzioni sociali, vengono assegnati alle varie persone sono stati in passato e sono ancora spesso inconsci, irrazionali, inefficienti e violenti, tanto da causare continui conflitti sia a livello individuale che nazionale, i quali, oggi che disponiamo di mezzi di distruzione di massa, potrebbero portare alla rovina dell'ambiente naturale e all'estinzione della specie umana.

Infatti, la definizione e assegnazione dei ruoli avviene soprattutto per tradizioni, ovvero attraverso un'educazione familiare e scolastica acritica, che mira consciamente o inconsciamente al mantenimento di condizioni sociali che, sebbene ammantate di democrazia, sono in fondo autoritarie e imperialiste in senso politico, economico, religioso, accademico ecc.

Come migliorare la situazione? E' necessario che l'assegnazione dei ruoli a tutti i livelli avvenga nella piena consapevolezza dell'ecologia della mente e della società in senso sistemico. A tale scopo occorre una rivoluzione culturale basata sul pensiero di grandi umanisti come George Herbert Mead, Alfred Korzybski, Gregory Bateson, Luigi Anepeta, Edgar Morin ed altri.

Sul declino della società occidentale

[Introduzione al caffè filosofico del 27/1/2022 sul tema "Il declino della società occidentale"]

In che senso la cosiddetta società “occidentale” (di cui noi italiano facciamo certamente parte) sarebbe in declino? Forse in senso civile, politico, morale? Oppure nel senso di un’egemonia politica ed economica rispetto ad altre società, con particolare riguardo a quelle dell’est asiatico? Forse i due sensi sono correlati.

Paradossalmente, l’inizio del declino, in quanto percepito come tale dalla maggior parte della popolazione occidentale, ha coinciso, a mio avviso, con la caduta del muro di Berlino, cioè con la fine della guerra fredda tra capitalismo e comunismo, e la vittoria schiacciante del primo sul secondo. Forse prima di allora il comunismo sovietico era visto da molti come ostacolo e minaccia per il progresso umano, quindi come ostacolo esterno, come comune nemico.

Oggi dobbiamo ammettere che gli ostacoli al progresso non erano solo esterni ma anche interni alla nostra società occidentale, la quale è essenzialmente capitalistica.

Qui dovremmo fare attenzione a non cadere nell'errore opposto, vale a dire che non dovremmo vedere semplicemente nel capitalismo la causa del nostro declino. Sì, perché il capitalismo non è solo una causa di certe conseguenze, ma anche una conseguenza di certe cause che forse non abbiamo indagato abbastanza.

Infatti, ammesso che si possa considerare il capitalismo come causa principale del nostro declino, dobbiamo chiederci chi voglia il capitalismo stesso, perché non siamo stati capaci finora di farne a meno e se sia sostituibile con altre forme di economia e di politica. Oppure se non possiamo fare altro che regolarlo per moderarne gli effetti.

D'altra parte, il capitalismo c’era ben prima dell’inizio del nostro declino, e credo abbia contribuito al progresso della nostra società non solo in senso economico, ma anche civile, politico e morale, se confrontiamo il mondo capitalista con quello pre-capitalista. 

Allora chiediamoci perché oggi il capitalismo non sembra più in grado di produrre progresso civile. 

Credo che la risposta sia da ricercare non nella natura intrinseca del capitalismo stesso, ma nelle condizioni al suo contorno, e, paradossalmente, nel maggiore benessere materiale e morale che esso ha portato, oltre alla sovrappopolazione, alla concorrenza tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, e alla impossibilità di continuare una crescita illimitata, a causa dei danni ecologici, e del tendenziale esaurimento delle materie prime e dei beni agricoli, ittici e forestali.

Se osserviamo il problema del declino dal punto di vista morale, ovvero da quello della felicità delle persone, non possiamo tuttavia ignorare la correlazione tra il benessere materiale e quello morale, e il fatto che l’uomo è tanto più aggressivo ed egoista quanto minore è la disponibilità di risorse, cioè quando non ve ne sono a sufficienza per tutti.

Altre cause del declino possono essere cercate nell’infiacchimento morale delle masse dovuto al notevole aumento del benessere e della libertà (sia materiale che morale), e alla perdita di autorevolezza delle autorità intellettuali e morali precedenti, che non sono state sostituite da nuove, considerate più autorevoli.

Tali cause hanno a loro volta, a mio avviso, causato un notevole disimpegno politico e morale. In aggiunta, a causa del progresso tecnologico, abbiamo sempre meno bisogno del contatto diretto e immediato con altre persone. Ciò, a sua volta, ha diminuito il senso di appartenenza sociale (sebbene costituisca comunque un bisogno primario di ogni umano). In sintesi, l’individualismo prevale sempre più rispetto al comunitarismo.

I cambiamenti sopra menzionati costituiscono condizioni totalmente nuove, non prevedibili e non previste dagli intellettuali del passato. Per rimediare al declino che esse comportano occorrono quindi, amio avviso, una nuova filosofia e una nuova psicologia adatte ai tempi attuali.

Quali modelli di sviluppo e di cambiamento dovremmo seguire? Per ora nessuno, in quanto i modelli alternativi sono, a mio avviso, ancora tutti da inventare. Infatti mi pare che gli intellettuali del momento si limitano ad analizzare le cause del declino della nostra società ma non indicano soluzioni pratiche, al di là di tiepidi auspici e vaghe speranze.

Sul concetto di interazione

Il concetto di “interazione” è, a mio parere, uno dei più importanti, forse il più importante per ogni essere vivente, e per l’uomo in particolare.

Il vocabolario Treccani definisce così l’interazione: “Azione, reazione, influenza reciproca di cause, fenomeni, forze, elementi, sostanze, agenti naturali, fisici, chimici, e, per estens., psicologici e sociali.”

Tale definizione, per quanto precisa e ineccepibile, non rende giustizia dell’assoluta importanza delle interazioni per gli esseri viventi. Infatti potrebbe far pensare alle interazioni come eventi opzionali, occasionali, eventuali, non indispensabili per la vita degli esseri che le praticano consciamente o inconsciamente.

In realtà ogni organismo o organo vivente, materiale o immateriale, dalle cellule ai componenti della mente, incluso l’io cosciente, sono in continua interazione tra di loro e con l’ambiente esterno, e da tali interazioni dipende la loro vita, la loro salute e la loro funzionalità.

L’interazione tra due entità consiste in una serie di transazioni bidirezionali, correlate nel senso che una transazione è influenzata da quelle precedenti e/o influenza quelle successive o contribuisce a dare loro un certo significato. Una transazione tra due entità consiste nel trasferimento di informazioni, oggetti, sostanze o energie da un’entità all’altra. L’interazione più semplice consiste in una  transazione da A a B a cui segue, in risposta, una transazione tra B ed A. In altre parole, una interazione semplice consiste in un'azione a cui segue una reazione.

Il succedersi abituale, e in una certa misura prevedibile, di interazioni tra due entità, costituisce ciò che chiamiamo “relazione”.

Il modo in cui un’entità B, dopo aver ricevuto una transazione da un’entità A, reagisce rispondendo ad A, non è mai casuale (o lo è solo in minima parte), ma dipende da una “logica” o “algoritmo” presente nella mente di B.

Un’interazione complessa è un’interazione che non si limita ad un’unica azione a cui segue un’unica reazione, ma si estende nel senso che una reazione da B verso A può dar luogo ad una ulteriore reazione da A verso B e così di seguito. In altre parole, in un’interazione complessa, ogni transazione è al tempo stesso un’azione e una reazione, cioè è al tempo stesso causa ed effetto di un’altra transazione.

Le transazioni, le interazioni e le relazioni tra entità viventi (a tutti i livelli) servono a soddisfare i loro bisogni vitali o desideri, e sono determinate dalle rispettive “menti”, nel senso batesoniano del termine. In tal senso, anche le cellule hanno una loro mente, che regola le loro transazioni, ovvero le loro azioni e reazioni verso entità viventi adiacenti, in modo da ottenere ciò di cui hanno bisogno per soddisfare i loro bisogni e/o desideri.

D'altra parte la mente umana (intesa come la parte appresa, quella associata alle aree corticali del cervello) si forma attraverso le interazioni con altri umani, come ci insegna George Herbert Mead. Possiamo pertanto dire che la mente umana è al tempo stesso un prodotto sociale, e uno strumento che serve a gestire relazioni sociali.

Dalla qualità delle interazioni con l’ambiente adiacente, dipende dunque la sopravvivenza, la salute e la soddisfazione di ogni entità vivente.

Se una relazione tra due entità viventi è “insoddisfacente”, ciò dipende da un insufficiente “adattamento” (o compatibilità) tra le entità stesse. Il “disadattamento” può essere causato da una malformazione, ipoformazione o inadeguatezza della “mente” di una delle entità o di entrambe, oppure da condizioni materiali che non permettono ad un'entità di trasmettere all’altra ciò di cui quella ha bisogno.

Usare il concetto di “interazione” come chiave di comprensione delle problematiche ecologiche, sociologiche e psicologiche è molto utile, anzi, direi indispensabile per tentare di migliorare se stessi, le proprie relazioni sociali e l’ambiente urbano e naturale. Il vantaggio essenziale di tale approccio, che possiamo definire “relazionale” è che ci induce ad analizzare i problemi di convivenza tra entità non come insiti ontologicamente in qualche entità, ma sempre nell’interazione tra due o più entità, e in senso adattivo.

Per concludere, per capire i problemi ecologici, sociali e psicologici, e per proporre soluzioni migliorative, è importante analizzare le relazioni tra gli attori in gioco in quanto “agenti” che interagiscono secondo certe logiche “mentali”, le quali possono essere più o meno adeguate in senso bilateralmente adattivo.

La faccenda è resa ancora più complessa dal fatto che un’entità vivente non interagisce solo con un altra, ma con una moltitudine di altre, e la relazione tra due entità A e B può essere influenzata dalla relazione tra A e C e così via, in una miriade di influenze reciproche.  Ma anche a fronte di questa problematica multilateralità, l’approccio relazionale, che si basa sull’analisi delle varie interazioni, è indispensabile per comprendere le cause delle disfunzioni e per tentare di ripararle.