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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Valutare

233 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Amore e apprezzamento

Amare è apprezzare.

Valutazioni reciproche

Ognuno valuta ogni altro.

Valutazioni reciproche

Io valuto te, tu valuti me.

Autostima e merito

L'autostima si deve meritare.

Domande sul proprio valore

Quanto valgo? Per chi? Perché?

Sull'effimero

Ogni cosa è più o meno effimera.

Valori e gerarchie

Ogni valore implica una gerarchia.

Amore e valore

L'amore è una forma di valutazione.

Valori e valutazioni

Non esistono valori, ma valutazioni.

Critica e svalutazione

Ogni critica comporta una svalutazione.

Depressione e valore

Per la persona depressa nulla ha valore.

Dare e ricevere valore

L'uomo dà valore a ciò che lo valorizza.

Soggetti e oggetti di valutazioni

L'uomo è soggetto oggetto di valutazione.

Valutazioni reciproche

A valuta B in funzione di come B valuta A.

Sull'apprezzamento delle virtù

Solo i virtuosi apprezzano le virtù altrui.

Persone e valutazioni

Ognuno è soggetto e oggetto di valutazioni.

Sulle priorità

Ci sono priorità fisse e priorità variabili.

Incomprensione e disprezzo

Gli stolti disprezzano ciò che non capiscono.

Sulla valutazione delle cose

Non valutare le cose in sé, ma i loro effetti.

Metavalutazione

Metavalutazione: valutazione di una valutazione.

Valore personale e valori

I miei valori e il mio valore sono interconnessi.

Disapprovazione reciproca

Non disapprovare se non vuoi essere disapprovato.

Sopravvivenza e valore

Ogni giorno di sopravvivenza in più denota valore.

Sulla bontà delle cose

Una cosa è buona al posto giusto e al momento giusto.

Sui cambiamenti sociali

Ad ogni cambiamento sociale cambiano valori e gerarchie.

Crisi e valore

È in tempi di crisi che si misura il valore delle persone.

Valutazioni comparative

Ognuno valuta ogni altro più o meno rispetto a ogni altro.

Virtù e apprezzamento della virtù

Apprezzare sinceramente le virtù altrui è segno di virtù.

Cos'è importante?

Una cosa è importante nella misura della differenza che fa.

Studio dei valori e autovalorizzazione

Studiare i valori è anche un modo per valorizzare se stessi.

Interessi e valutazioni

Ogni umano valuta gli altri in funzione dei propri interessi.

Una definizione di «status»

Status = misura del proprio valore rispetto al valore altrui.

Valutazioni attive e passive

L'uomo valuta gli altri in funzione di come si sente valutato.

Collezionisti di figurine

Siamo tutti collezionisti di figurine, ovvero di figure ideali.

Valore e status

Il valore di una persona per gli altri determina il suo status.

Valore sociale

Il valore sociale di una cosa dipende dalla sua condivisibilità.

Normality pride

Gli umani sono orgogliosi della propria reale o presunta normalità.

Sulla misura della qualità

Misurare la qualità è molto più difficile che misurare la quantità.

Il sacro e il valore

Sacro è ciò a cui si attribuisce un valore assoluto e indiscutibile.

Sentirsi migliori

Agli umani piace parlare male di altri umani. Li fa sentire migliori.

Sul valore delle cose

Nulla ha valore in sé. Il valore delle cose si misura dai loro effetti.

Sui valori

Di ogni cosa e persona dovremmo chiederci: quanto vale? Per chi? Perché?

Antipatie e difetti, pregi e simpatie

Cerchiamo i difetti in chi ci è antipatico, i pregi in chi ci è simpatico.

Almeno uno

Abbiamo bisogno di essere apprezzati da almeno una persona che apprezziamo.

Atti ed effetti

Che effetto avrà ciò che sto facendo nel modo in cui gli altri mi trattano?

Sulla negoziabilità dei valori

Tutti i valori sono negoziabili e negoziati (consciamente o inconsciamente).

Il valore di una cosa

Il valore di una cosa dipende dalla sua rarità, novità, effetti e richiesta.

La misura di ogni valore

Il piacere e il dolore, immediati o differiti, sono la misura di ogni valore.

Valutare ed essere valutati

Il modo in cui siamo valutati dipende dal modo in cui valutiamo, e viceversa.

In cerca di apprezzamento

Siamo tutti in cerca di apprezzamento, ma pochi lo trovano, e per poco tempo.

Valori e disvalori

Ogni valore implica un disvalore consistente nella carenza del valore stesso.

Ripensamento generale

Tutto deve essere ripensato e rivalutato in funzione dei reali bisogni umani.

Valorizzazioni reciproche

Quanto più una cosa o una persona ci valorizza, tanto più noi la valorizziamo.

Valutazioni periodiche

Una valutazione positiva non confermata periodicamente equivale ad una svalutazione.

Sul valore personale

Gli umani fanno di tutto per mantenere o aumentare il proprio valore per gli altri.

Come gli altri mi valutano

Gli altri mi valutano non per ciò che io sono per me, ma per ciò che io sono per loro.

Forme di valutazione

Giudicare, criticare, amare odiare, apprezzare, disprezzare, sono forme di valutazione.

Sull'apprezzamento delle persone

È meglio essere apprezzati da poche persone di grande valore o da molte persone mediocri?

Presupposti di una cooperazione

Una cooperazione presuppone un'approvazione reciproca e modelli di comportamento condivisi.

Apprezzamento e disprezzo reciproci

Non posso apprezzare chi non mi apprezza, e non posso essere apprezzato da chi non apprezzo.

Valore e interazione

Quanto più una cosa favorisce l'interazione sociale soddisfacente, tanto più essa ha valore.

Preoccupazione delle valutazioni

Siamo tutti consciamente o inconsciamente preoccupati del valore che gli altri ci attribuiscono.

Racconti e valori

Ogni racconto è una mappa in cui sono indicate cose, persone, i loro valori e il proprio valore.

Qualificazioni, valutazioni, giudizi reciproci

Ognuno qualifica, valuta, giudica ogni altro, ed è qualificato, valutato, giudicato da ogni altro.

Sul valore delle cose e delle persone

Il valore che diamo alle cose e alle persone dipende dai nostri bisogni e dalle nostre aspettative.

Il valore della ripetizione

Un simbolo, una frase, un'immagine, quanto più sono ripetuti e diffusi, tanto più acquistano valore.

Understatement

L'understatement è l'arte di non fare pesare le proprie doti, il proprio valore, le proprie superiorità.

Virtute e canoscenza?

A poco valgono "virtute e canoscenza" se non si hanno buone relazioni con un sufficiente numero di persone.

Sulla reciproca antipatia tra filosofi e non filosofi

I filosofi disprezzano i non filosofi, e viceversa, altrimenti saremmo tutti filosofi o nessuno lo sarebbe.

Apprezzamenti e disprezzi

Apprezzamenti e disprezzi condivisi uniscono le persone, apprezzamenti e disprezzi non condivisi le dividono.

Il valore di un essere umano

Quanto vale un essere umano? Il valore che gli altri gli attribuiscono.

Condivisione e coesione

La condivisione di sentimenti e valutazioni nei confronti di terzi è un importante fattore di coesione sociale.

Cosa misura il successo

Il successo di una persona è in piccola parte la misura dei suo valore e in gran parte quella della sua fortuna.

La virtù degli umili

Il motivo per cui l'umiltà è considerata da molti una virtù è che a nessuno piace sentirsi inferiore ad un altro.

Sul valore delle cose

Il valore di una cosa per un essere umano consiste nella capacità della cosa, di soddisfare i bisogni propri o altrui.

Sulle apparenze

Siamo qualificati, valutati e giudicati non per ciò che siamo e che facciamo, ma per ciò che di noi appare agli altri.

Sull'importanza del condividere

L'azione del condividere ha più valore della cosa condivisa, che può essere anche del tutto inutile o perfino dannosa.

Sull'arroganza dei puri

Coloro che sono senza peccato tendono a disprezzare tutti gli altri. Altrimenti non avrebbero motivo di mantenersi puri.

Sulla probabilità di incontrare persone migliori

Quando si è vecchi come me, la probabilità di incontrare persone migliori di quelle già incontrate è praticamente nulla.

Incontri e valutazioni

Ogni volta che una persona ne incontra un'altra, ciascuna di esse si sottopone alla valutazione e al giudizio dell'altra.

Domande sulle valutazioni reciproche tra me e X

Quanto valgo io per X? Quanto vale X per me? In cosa consiste il mio valore per X? In cosa consiste il valore di X per me?

Per un buon rapporto

Per avere un buon rapporto con una persona, è necessario evitare di dire o fare cose che possono farla sentire svalutata.

Sulla valutazione della propria intelligenza

La società è piena di individui che sopravvalutano la propria intelligenza. Ovviamente io potrei essere uno di loro. E voi?

Il perché del piacere

Trovo difficile capire se una cosa mi piace in sé, oppure mi piace perché piace a persone che mi piacciono o da cui dipendo.

Influenza della reputazione

Nel giudicare la verità e il valore di un discorso siamo normalmente influenzati dalla reputazione dell'oratore e dell'autore.

Valori individuali vs. valori sociali

Una cosa ha un valore individuale se serve a soddisfare i bisogni di un solo individuo, e un valore sociale se viene condivisa.

Quantità e qualità nei rapporti umani

La quantità attrae più della qualità. Infatti, i modelli di comportamento più imitati sono quelli più diffusi, non i più nobili.

Relatività dei valori

Non esistono valori assoluti. Il valore di una cosa è sempre relativo a qualche fine, ovvero varia a seconda del fine considerato.

Questione di apprezzamento

Una cosa che ogni umano si chiede (consciamente o inconsciamente) è: Che posso fare per farmi apprezzare maggiormente dagli altri?

Valori e schemi mentali

Il valore di un'entità conoscibile dipende dallo schema mentale in cui essa viene collocata. In tal senso ogni valore è relativo.

Valore e status

Il concetto di «status» è legato a quello di «valore». Infatti lo status di un individuo è il valore che gli altri gli attribuiscono.

Quelli che si sopravvalutano e quelli che si sottovalutano

Le persone che si sopravvalutano sono insopportabili. Quelle che si sottovalutano sono interessanti come buoni prodotti a buon mercato.

Valutazione e cooperazione

Ogni umano ha bisogno di essere ben valutato dagli altri al fine di ottenere la loro cooperazione, senza la quale non può sopravvivere.

Sulla condivisione di gusti e di opinioni

L'uomo tende naturalmente a disapprovare e a disprezzare, consciamente o inconsciamente, chi non condivide i suoi gusti o le sue opinioni.

Dionisiaco e apollineo

In quanto umani, non siamo chiamati a scegliere tra dionisiaco e apollineo, né tra estetica ed etica, ma a conciliare questi modi di vivere.

Il valore come problema

Trovo noiosi i discorsi che danno per scontati certi valori. Per me nessun valore è scontato, e lo stesso concetto di valore è problematico.

Il valore del valorizzatore

Chi attribuisce un valore a qualcosa o a qualcuno, attribuisce almeno in parte un valore anche a se stesso in quanto arbitro e valorizzatore.

Azioni qualificanti

Qualsiasi cosa facciamo o non facciamo ci qualifica agli occhi degli altri, e tale qualifica condiziona il comportamento altrui verso di noi.

Sull'importanza di essere stimati

È più importante essere stimati da poche persone molto potenti che da tante poco potenti, da poche persone molto sagge che da tante poco sagge.

Cooperazione e valori

La cooperazione tra persone è condizionata dalla condivisione di valori, cioè di opinioni su cosa sia più desiderabile e cosa meno desiderabile.

Superiorità nascoste

Alle persone superiori conviene nascondere la propria superiorità a quelle inferiori. Ma a cosa serve una superiorità se non può essere esibita?

Valore e disprezzo

Ogni valore comporta un disvalore, ovvero il disprezzo di tutto ciò che si oppone al valore stesso. Viceversa, ogni disprezzo comporta un valore.

Valutazioni reciproche

Le interazioni tra due persone dipendono in gran parte da come ciascuna valuta l'altra e se stessa, e da come ciascuna si sente valutata dall'altra.

Valutazioni reciproche

Nell'interazione tra due persone ciascuna valuta, consciamente e/o inconsciamente, il comportamento dell'altra rispetto ai propri bisogni e interessi.

Nascondere il disprezzo

Nascondere il disprezzo è stressante specialmente per le persone più sincere. Per questo molti si astengono dal disprezzare anche le cose più spregevoli.

Cosa i media spiegano, e cosa non spiegano

Molti media, assecondando i desideri del pubblico, spiegano ciò che la gente fa, ma non perché lo fa, né se ciò che fa sia giusto, né se sia migliorabile.

Sulla soggettività dei valori

I valori sono sempre soggettivi e relativi, mai assoluti, né oggettivi. Tuttavia essi possono essere più o meno condivisi tra persone più o meno numerose.

Discordanze sui valori

Ci sono cose che per me non hanno alcun valore, o hanno un valore negativo, mentre per altri hanno un valore positivo, e viceversa. Questo fatto mi disturba.

Sulla relatività dei valori

Non c'è nulla che sia sempre e comunque buono. In ogni situazione il valore di ciascuna cosa dipende dalla situazione stessa. Insomma, ogni valore è relativo.

Inclusività ed esclusività di ogni comunità

Ogni comunità è esclusiva e inclusiva allo stesso tempo. Inclusiva verso chi ne rispetta le regole (forme, norme, valori), esclusiva verso chi non le rispetta.

Parlare di saggezza? No, grazie!

Parlare di saggezza è per molti fastidioso perché ogni saggezza comporta un sistema di valori e disvalori rispetto ai quali ognuno è implicitamente giudicato.

Domande e risposte inconscie

C'è una domanda che ci poniamo sempre inconsciamente di fronte a qualsiasi essere umano, e a cui inconsciamente rispondiamo: cosa pensa di me, e come mi valuta?

Tempo e valori

Nel corso della mia vita ho incontrato tante cose e persone che mi hanno aiutato, e che oggi mi sarebbero inutili o persino dannose. Ogni tempo ha i suoi valori.

Sul significato e il valore delle cose

Il significato e il valore di qualsiasi cosa non sono intrinseci alla cosa, ma dati dal suo contesto. Infatti cambiando contesto cambiano il significato e il valore.

Reciprocità delle antipatie

L'antipatia tra due persone è normalmente reciproca, e ognuno attribuisce la causa di essa al comportamento dell'altro, ovvero all'antipatia che l'altro gli dimostra.

Il valore nella pubblicità

Il messaggio nascosto nella pubblicità è "io valgo più di tanti grazie a questo prodotto". Oppure "il possesso di questo prodotto aumenta il valore del proprietario".

I propri altri

Ognuno si preoccupa di come gli altri lo valutano, ma ognuno ha i suoi propri altri, con i propri valori e i propri criteri di valutazione, diversi da persona a persona.

Valori e appartenenze

Ogni umano è motivato ad appartenere a cose di valore e a possedere cose di valore, secondo i valori tipici delle comunità a cui appartiene o a cui vorrebbe appartenere.

Sulle valutazioni sociali

Io ti valuto, tu mi valuti, io mi valuto, tu ti valuti, tutti valutano gli altri e se stessi. Secondo quali cognizioni? Quali sentimenti? Quali motivazioni? Quali logiche?

Valore vs. prestigio

Molti non sanno distinguere il valore dal prestigio, nel senso che attribuiscono valore solo a ciò che è prestigioso, cioè solo a ciò a cui molti altri attribuiscono valore.

Valori e confronti

Quando si parla di valori è impossibile non fare confronti tra ciò che vale di più e ciò che vale di meno, siano le cose confrontate animate o inanimate, oggetti o persone.

Confrontarsi con la media

In cosa pensi di essere superiore alla media? In cosa inferiore? Non dirlo, pensalo soltanto, perché dalla risposta dipende gran parte del tuo carattere e del tuo comportamento.

Il valore delle cose

Le cose che un umano possiede (beni materiali e spirituali) hanno un valore intrinseco (personale) e un valore di mercato, entrambi variabili. La loro variabilità è causa di ansia.

Per essere felici

Per essere felici è importante avere ruoli, posizioni gerarchiche, poteri e valore personale adatti a sé, e riconosciuti e accettati da un numero di persone sufficientemente grande.

Cooperazione e condivisione

Affinché due persone possano cooperare devono essere soddisfatte almeno le seguenti condizioni: (1) condivisione di valori, (2) condivisione di linguaggio, (3) condivisione di gerarchia.

Coraggio di mostrarsi deboli

In una società molto competitiva e molto selettiva, mostrare le proprie miserie, le proprie debolezze e le proprie inferiorità richiede un grande coraggio e una grande onestà intellettuale.

Comportamenti e contesti

Certi comportamenti sono valutati come leciti in certi contesti, e come illeciti in altri contesti. Insomma, il contesto è più importante del comportamento, in quanto ne definisce il valore.

Valore e struttura

Il valore che attribuiamo ad una cosa dipende dal valore che attribuiamo alla struttura alla quale quella cosa appartiene nella nostra visione del mondo.

Borsa finanziaria e borsa sociale

Così come chi investe in borsa si informa sui prezzi correnti dei vari titoli finanziari, cosi chi investe in relazioni sociali si informa sul valore corrente delle varie persone per gli altri.

Sul valore delle cose

Nessuna cosa è buona o cattiva in sé. Infatti il valore di una cosa è relativo ai vantaggi e agli svantaggi che essa reca a coloro che ne fanno uso, che la possiedono o che ad essa appartengono.

Arbitrarietà del senso e del valore

Nulla ha senso o valore in sé. Sono gli umani che danno senso e valore alle cose secondo le proprie inclinazioni, e insegnano agli altri le loro attribuzioni come se fossero intrinseche e oggettive.

Valore e prezzo

Il valore di una cosa è il prezzo che si è disposti a pagare per possederla o usarla.

Il valore di una persona è il prezzo che si è disposti a pagare per ottenere la sua cooperazione.

Niente è sempre buono

Niente è sempre buono, sempre utile, sempre piacevole. Ogni cosa può essere buona, utile, piacevole solo in certe occasioni, per certe persone, a certe condizioni, e per un limitato periodo di tempo.

Differenze di valutazioni

Le differenze più importanti tra gli umani sono costituite dalle rispettive valutazioni, ovvero dalle cose e persone che ciascuno trova attraenti o repellenti, e dalla misura delle valutazioni stesse.

Valutazioni concordanti e discordanti

La qualità delle interazioni tra due persone dipende molto dalla qualità e dalla misura delle rispettive valutazioni di cose e persone, cioè da quanto tali valutazioni sono concordanti o discordanti.

Come essere simpatici

Per essere simpatici bisogna avere il coraggio di mostrare le proprie fragilità, non indossare corazze e non mostrare risentimento per chi è più forte. E se uno non ha fragilità dovrebbe fingere di averne.

Far parte di una società

Far parte di una società (bisogno umano fondamentale dovuto alla nostra interdipendenza) significa occupare un posto e avere una funzione, un ruolo, un valore, riconosciuti dagli altri membri della società stessa.

Sull'assegnazione di titoli e valori

La gente non ama coloro che attribuiscono a se stessi titoli o valori. La gente vorrebbe che valori e titoli fossero assegnati a furor di popolo o da istituzioni autorizzate dalla società ad esercitare tale funzione.

Il valore delle cose

Il valore di una cosa, di un'idea, di una persona dipende da quanto quella cosa, idea o persona ci aiuta nelle interazioni con gli altri, ovvero ad interagire con gli altri in modo soddisfacente per noi e per gli altri.

Valori e relazioni interpersonali

Due persone possono avere valori concordanti, indifferenti e contrastanti. Dal grado di concordanza / contrasto dei valori perseguiti dalle persone dipende il tipo di relazione e la qualità delle interazioni tra le persone stesse.

Valori umani e personalità

Potenza, intelligenza, bellezza, cura del prossimo ecc. sono valori umani a cui ogni individuo attribuisce una certa importanza sia assoluta che relativa. Il profilo di tali importanze in un individuo ne caratterizza la personalità.

Modi di leggere notizie

Ci sono almeno due modi di leggere una notizia: (1) acquisire le informazioni che essa contiene ritenendole vere e utili, e (2) farsi domande sull'attendibilità e sull'utilità delle informazioni, e sugli interessi che esse favoriscono.

Valori riflessi

Se una cosa mi appartiene, in virtù di tale appartenenza la mia persona acquisisce di riflesso parte del valore della cosa stessa. Per questo la gente ama ornarsi di gioielli, monili, tatuaggi, opere d'arte, titoli accademici, trofei ecc.

Sui motivi delle svalutazioni interpersonali

Perché una persona A svaluta una persona B? Per il bene di chi? Spesso (ma non sempre) il motivo è che svalutando gli altri uno cerca di rivalutare se stesso. Sarebbe infatti terribile scoprire di valere meno della maggior parte degli altri!

Sulla comparazione del valore umano

Il valore di un essere umano è sempre relativo e comparativo. Infatti occorre chiedersi: valore per chi? Che rapporto c'è tra il valore di una certa persona e quello di altre persone? Sono uguali o diversi qualitativamente e quantitativamente?

Il valore delle cose che possediamo

Ogni nostro oggetto potrebbe essere condiviso o scambiato con qualcuno, e il suo valore sociale coincide con il suo potenziale di condivisibilità, al pari di una moneta, che vale nella misura in cui è riconosciuta e accettata come titolo di credito.

Disastri e virtù

E' nelle emergenze e nei disastri che si evidenziano con i fatti le virtù e i difetti degli esseri umani. Siamo infatti tutti buoni, bravi, coraggiosi, altruisti e intelligenti quando la vita sociale si svolge nella norma e ci sono risorse per tutti.

Il valore delle cose e il bisogno di interazione sociale

Il valore di ogni oggetto e di ogni informazione consiste nell'uso che se ne può fare per soddisfare il bisogno d'interazione sociale. Infatti, ciò che non si può scambiare, o di cui non si può parlare con altri, non ha valore, o ha una valore negativo.

Oggetti, gesti e segni sacri o quasi sacri

Un oggetto, un gesto o un segno diventa sacro o quasi sacro quando viene scelto dalla comunità come uno dei simboli della sua comunione e solidarietà. Può essere una cosa qualsiasi, non deve avere qualità intrinseche particolari, purché sia riconoscibile.

Persone superiori

Le persone superiori sono quelle che non sentono il bisogno di dimostrare di avere ragione o di essere superiori, nemmeno quando avrebbero le prove e gli argomenti per dimostrare le proprie maggiori capacità, in certi campi, rispetto a certe altre persone.

Sul valore della competizione

Dovremmo smetterla di pensare che competere sia sempre negativo, dannoso, immorale o stupido. È stupido pensarla così. La competizione è il prodotto di un bisogno naturale, innato, e ha conseguenze sia negative, sia positive. Va contenuta, ma non eliminata.

Stima e autostima

La stima verso una persona comporta l'autostima dell'estimatore. Infatti noi stimiamo coloro a cui attribuiamo virtù che noi stessi presumiamo di possedere o di perseguire. In altre parole, noi stimiamo coloro che sono più o meno come noi o come vorremmo essere.

Celebrazione e autocelebrazione

Celebrare un certo valore o una certa persona comporta sempre un'autocelebrazione. E' ciò che avviene, ad esempio, nelle religioni, dove chi adora una divinità qualifica implicitamente se stesso come persona giusta, sapiente, morale, in grazia della divinità adorata.

Psicologia delle bravure

Per essere apprezzati bisogna essere bravi servi o bravi padroni, bravi discepoli o bravi maestri, brave pecore o bravi pastori, bravi amici o bravi nemici, bravi conservatori o bravi progressisti, bravi tradizionalisti o bravi rivoluzionari, bravi buffoni o bravi artisti.

Importanza dell'approvazione e dell'ammirazione

Io sono felice quando gli altri mi dimostrano approvazione e ammirazione, infelice quando gli altri mi ignorano o mi dimostrano disapprovazione o disprezzo. Credo che questa disposizione d'animo sia comune alla maggior parte degli esseri umani. È così anche per voi?

Materia, forma, percezione, informazione, valore, reazione

Una materia può avere una forma che può essere automaticamente percepita da una mente, che da essa può automaticamente trarre una informazione a cui può automaticamente associare un certo valore e provocare automaticamente una certa reazione che dipende dal valore associato.

Sull'apprezzamento

Se nessuno apprezza ciò che stai facendo, non significa che ciò che stai facendo non sia valido. Significa piuttosto che, per il momento, non è sufficiente all'ottenimento di apprezzamenti. Anche perché i più apprezzano solo cose già apprezzate da masse di persone o da persone influenti.

La teoria dell'equilibrio cognitivo di Heider in due frasi.

Non mi piacciono le persone a cui piacciono cose o persone che non mi piacciono, e a cui non piacciono cose o persone che mi piacciono.

Mi piacciono le persone a cui piacciono cose o persone che mi piacciono e a cui non piacciono cose o persone che non mi piacciono.

Sull'importanza e il valore delle cose

Una cosa (qualsiasi cosa, oggetto, macchina, informazione, idea, persona, meme ecc.) è tanto più importante e valida quanto più è efficace nel facilitare e rendere produttive le interazioni tra le persone che la usano o la condividono, in termini di soddisfazione dei loro bisogni e desideri.

Paura della sottovalutazione

La gente odia chi si sopravvaluta, perché la sopravvalutazione altrui implica la propria sottovalutazione, e nessuno tollera di essere sottovalutato. Perciò, se A pensa che B si sopravvaluti, A si sente in diritto, o perfino in dovere, di esprimere una valutazione al ribasso nei confronti di B.

Fare cose di un certo tipo

Quando facciamo una cosa di un certo tipo, ci qualifichiamo come appartenenti alla categoria di persone che fanno quel tipo di cose, con tutti gli attributi socialmente pregevoli e spregevoli del caso. Per questo siamo indotti consciamente o inconsciamente a fare o a non fare cose di un certo tipo.

Valutazioni e modelli

Valutare equivale a misurare, e misurare implica il confronto di una grandezza con una unità di misura. È infatti impossibile valutare qualcosa o qualcuno senza confrontarlo con un modello di riferimento. Ogni valutazione è dunque relativa ad un modello. Cambiando il modello, cambia la valutazione.

La grande preoccupazione

A differenza degli altri animali, l’uomo si preoccupa di come gli altri lo valutano (intellettualmente, moralmente, esteticamente, politicamente, economicamente ecc.). Questa preoccupazione è costante e impegna l’uomo anche quando è solo. Essa influenza quasi tutti i suoi pensieri e le sue emozioni.

Valori umani

Per un essere umano, ad eccezione di ciò che favorisce la sua sopravvivenza, che gli procura un piacere o allontana un dolore, ha valore solo ciò che può scambiare con altri, nella misura in cui può farlo. In altre parole, per un individuo ha valore solo ciò a cui altri individui attribuiscono valore.

Libri e valori

Ogni libro, esplicitamente o implicitamente, valorizza certe cose e certe persone, e ne svaluta altre. Di conseguenza, anche il lettore viene indirettamente valorizzato o svalutato dal libro. Questo fatto è importante nella scelta e nella motivazione del lettore a leggere certi libri piuttosto che altri.

Il bello del banale

Siamo talmente abituati a considerare la banalità una qualità disprezzabile che non ci accorgiamo che molte cose che rendono dolce o sopportabile la vita sono banali. E poi ci sono banalità che nascondono significati profondi. Dovremmo imparare a guardare le banalità senza pregiudizi e senza pre-emozioni.

Sulla paura dell'intelligenza artificiale

L'intelligenza artificiale è sgradevole e spaventosa per molti perché svilisce la loro intelligenza e istruzione, perché dimostra che una macchina può pensare, scrivere, argomentare, risolvere problemi, programmare meglio di loro. È un affronto alla propria autostima e la paura di divenire sempre più irrilevanti.

Giudizio e visione del mondo

Ogni umano è valutato e giudicato da ogni altro non soltanto per ciò che fa e che non fa, ma anche per ciò che pensa e che non pensa, ovvero per la sua visione del mondo. Per questo può essere utile non rivelare agli altri la propria vera visione del mondo, e lasciar loro credere di vedere il mondo come essi lo vedono.

Bontà vs. sufficienza

Una cosa può essere buona ma insufficiente per soddisfare un bisogno o un desiderio. In tal caso non va scartata, ma unita ad altre cose anch'esse buone ma insufficienti, in modo tale che l'insieme divenga sufficiente. In ogni caso è meglio qualcosa di imperfetto ma sufficiente, che qualcosa di perfetto ma insufficiente.

Ciò che conta

Ciò che conta non sono le cose in sé, ma l'uso che se ne fa e gli effetti del loro uso. Avere certe cose senza usarle è come non averle (a parte l'aspetto finanziario). E' nel momento dell'uso, dell'interazione con esse o del loro scambio con altre persone che le cose dimostrano il loro valore ovvero i loro effetti.

Valutazioni e comportamenti interpersonali

Ogni umano, consciamente o inconsciamente, valuta ogni altro secondo certe categorie e certi criteri, e si comporta con ciascuno secondo tali valutazioni.

Perciò è importante conoscere le categorie e i criteri usati nelle valutazioni interpersonali, e chiederci come valutiamo gli altri e come gli altri ci valutano.

Sul concetto di utilità

È utile a una persona tutto ciò che soddisfa i suoi bisogni o desideri, suscita in essa piaceri ed evita dolori, favorisce i suoi interessi, le evita malattie, disturbi mentali, incidenti e disgrazie, le permette di svilupparsi in modi sani, di apprendere cose utili e di integrarsi socialmente.

L’utilitarismo considera l’utilità la misura di tutti i valori umani.

Sull'ansia sociale dell'introverso

L'introverso giudica negativamente (in senso morale e intellettuale) la maggior parte della gente e, a causa del suo profondo senso di giustizia, si sente inconsciamente in colpa per questo suo atteggiamento. Pertanto si aspetta di essere punito dalle persone che sono oggetto del suo giudizio negativo. Di conseguenza teme gli altri e non ha pace. Questa dinamica mentale è normalmnete inconscia.

Sulla relatività dei valori

Il fatto che uno stesso oggetto sia attraente per una persona A e repellente per una persona B non significa che una delle due persone abbia ragione e l'altra torto, ma che l'attrattività e la repulsività non sono qualità dell'oggetto ma valutazioni (consce o inconsce) da parte delle persone. In altre parole, ogni oggetto è in sé assiologicamente neutro, ossia non ha un valore né positivo, né negativo.

Sull'autostima

L'autostima di una persona si basa normalmente su certi valori condivisi della cultura della propria comunità di appartenenza, nel senso che quanto più e meglio quei valori sono incarnati nella persona e da essa rappresentati, tanto più alta è la propria autostima. L'autostima di un indivisio è dunque sempre relativa a valori altrui fatti propri, vale a dire che è una conseguenza della convivenza civile.

Sulle importanze delle cose e delle persone

In senso assoluto ogni cosa o persona è ugualmente importante o non importante. In senso relativo una certa cosa o persona può essere più o meno importante relativamente a un certo scopo. È perciò importante sapere distinguere l'ambito dell'assoluto da quello del relativo. In realtà tutto ciò che un essere umano può conoscere è relativo. Pertanto ogni importanza apprezzabile da un essere umano è relativa.

Azioni, categorie a valutazioni

Ogni cosa che facciamo, pensiamo o sentiamo, e che non facciamo, non pensiamo e non sentiamo,  ci qualifica, cioè definisce una nostra appartenenza a certe categorie di umani, valutate in un certo modo dagli altri. In altre parole, ogni cosa che facciamo, pensiamo e sentiamo, e che non facciamo, non pensiamo e non sentiamo, ci conferisce un certo valore o disvalore in quanto persone rispetto ad altre persone.

Comportamenti virtuosi

Da bambino ho imparato che l'amore e la stima che ottenevo dai miei genitori erano condizionati ad un certo mio comportamento. Quel comportamento è così diventato per me un modello di virtù, in quanto mezzo per ottenere amore e stima. Da grande continuo in parte a comportarmi in quel modo sperando in una ricompensa affettiva, ma i miei genitori non ci sono più, e i miei coetanei non sono disposti a premiarmi per quel comportamento.

Visioni del mondo e sistemi di valori

In ogni visione del mondo e sistema di valori c'è un'etica ed un'estetica che qualificano ogni persona come più o meno buona, giusta, bella. Ogni essere umano adotta una visione del mondo e un sistema di valori in cui la propria persona è giusta, accettabile, amabile, attraente, apprezzabile, ed è ostile ad ogni visione del mondo e sistema di valori in cui la propria persona è ingiusta, inaccettabile, detestabile, repellente, disprezzabile.

Cosa ci fa sentire uniti

Abbiamo bisogno di sentirci uniti da una reciproca approvazione e benevolenza. Scambiarsi gli auguri di buone feste ci illude in tal senso, ma l'illusione dura poche ore e poi ci sentiamo di nuovo disuniti. Per farci sentire davvero uniti, è necessario qualcosa di più sostanziale e concreto, e precisamente la condivisione di certi valori intellettuali, morali ed estetici, cosa impossibile senza l'appartenenza ad una stessa comunità filosofica.

Soggettività dei significati e dei valori

Il significato e il valore di ogni cosa sono sempre soggettivi.

Infatti, nessuna cosa ha un significato e un valore in sé, se è vero che solo degli agenti viventi senzienti possono assegnare significati e valori alle forme e alle cose che percepiscono.

Ne consegue che una stessa cosa può avere significati e valori diversi per diverse persone. Questo safrebbe vero anche se il 99% della gente assegnasse lo stesso significato e valore ad una stessa cosa.

Messaggi che implicano valutazioni

In certi messaggi, il ricevente legge o interpreta valutazioni, anche quando non erano nelle intenzione del mittente.

Dal messaggio, il ricevente cerca di capire come il mittente valuta se stesso, come valuta gli altri, e in particolare come valuta il destinatario del messaggio stesso.

Infatti, la reazione emotiva e cognitiva al messaggio da parte del ricevente dipende molto dalla propria condivisione o dal proprio rifiuto dalle presunte valutazioni in esso contenute.

Valutazioni come chiavi di comprensione

La ricerca di una valutazione positiva della propria persona da parte degli altri, la più positiva possibile, è un'importante chiave di comprensione del comportamento umano.

In altre parole, se volete comprendere una situazione sociale, chiedetevi quali sono le dinamiche di valutazione tra gli attori che agiscono nella situazione stessa, ovvero chi valuta chi (ognuno valuta ogni altro e si sente valutato da ogni altro), secondo quali criteri e con quali conseguenze gerarchiche.

Valutazioni continue reciproche

Gli altri mi valutano (in funzione dei loro interessi) per ogni cosa che faccio e che non faccio, che dico e che non dico, che penso e che non penso, che sento e che non sento, sia quando io sono in compagnia, sia quando sono solo.

Allo stesso tempo io valuto gli altri (in funzione dei miei interessi) per ogni cosa che fanno e che non fanno, che dicono e che non dicono, che pensano e che non pensano, che sentono e che non sentono, sia quando essi sono in compagnia, sia quando sono soli.

Sulla misura del giudizio

La nostra mente tende a dare giudizi di valore in modo ternario e senza misura, nel senso che una cosa viene solitamente giudicata come (1) indifferente, oppure (2) buona, oppure (3) cattiva, mentre in realtà ogni cosa può essere in una certa misura indifferente, in una certa misura buona e in una certa misura cattiva, e le misure possono cambiare a seconda delle circostanze. Gli umani, infatti, si differenziano anche per la capacità, più o meno grande, di giudicare con misura, cioè relativamente e non assolutamente.

Valori, prezzi, costi

Il valore di una cosa o persona per una persona è il grado della sua desiderabilità per la persona stessa.

Il prezzo di una cosa o di una persona per una persona riflette il valore che il proprietario della cosa o persona gli attribuisce ed è ciò che esso chiede in cambio per concederla.

Il costo di una cosa o di una persona per una persona è lo sforzo necessario per ottenerla, e dipende dal suo prezzo.

Se il costo di una cosa o persona è più alto del suo valore per una persona, allora questa vi rinuncia perché non ne vale la pena.

Valori e valutazioni come chiavi di comprensione del comportamento umano

Qualche settimana fa ho avuto una specie di illuminazione o rivelazione: ho capito che il concetto di valore, unito sistematicamente a quello di valutazione, possono costituire una chiave di comprensione di gran parte dei comportamenti umani sociali e interpersonali, altrimenti inspiegabili. In particolare ho scoperto un'importante relazione tra il valore che un individuo dà alle cose e alle persone e il valore che gli altri gli conferiscono e conferiscono a se stessi in quanto persone. Inoltre il concetto di valore personale è essenziale nella competizione e nella costituzione delle gerarchie sociali.

Sottovalutazione e svalutazione

Ogni umano ha bisogno di essere accettato come membro di una comunità per lui congeniale, in un ruolo e un livello gerarchico corrispondenti alla propria autostima.

Quando la stima ottenuta da una persona è inferiore alla propria autostima, si genera un'ostilità tra colui che si sente sottostimato e il sottostimatore, ostilità che comporta una crescente svalutazione reciproca.

Se la discordanza di valutazioni non viene risolta, eventualmente con l'intervento di altre persone, colui che si sente sottostimato può essere indotto ad abbandonare la comunità da cui desiderava essere accettato.

Chiacchiere e fatti

La gente parla, parla, parla. A quale scopo? Secondo me lo fa soprattutto per socializzare, per fare comunità, per condividere qualcosa, non importa cosa. Per stare in compagnia, per sfoggiare la propria “normalità”, cioè la propria dignità sociale, e per dimostrare di meritare il proprio status.

A volte la gente parla anche per per scambiare beni e servizi, per cambiare la società e la natura, per fare dei fatti, ma questo genere discorsi è largamente minoritario e a molti dà anche fastidio, specialmente a coloro che non amano i cambiamenti di stato, di gerarchie e di valori.

Scelte strategiche riguardanti le valutazioni interpersonali

Se la preoccupazione principale di un essere umano è il modo in cui gli altri lo valutano, allora egli ha due scelte strategiche da perseguire. La prima è scegliere come comportarsi con le persone con cui interagisce abitualmente, in modo da ottenere o mantenere valutazioni migliori. La seconda è scegliere altre persone con cui interagire, in modo da ottenere valutazioni migliori. In entrambi i casi i costi per l’ottenimento delle valutazioni dovrebbero essere sostenibili.

Insomma, per ottenere o mantenere valutazioni migliori, si tratta di migliorare il proprio comportamento o le proprie compagnie, o entrambe le cose.

Sulla falsa autostima

Ci sono persone la cui autostima dipende totalmente dai giudizi, apprezzamenti e attenzioni da parte delle persone che le circondano. In realtà queste persone non hanno una vera autostima e basta poco per deprimerle o farle sentire offese. Basta una critica, una mancanza di attenzione per scatenare la loro rabbia o disperazione. La vera autostima non può venire dagli altri, ma da se stessi, dalla propria visione di sé e del mondo, dai propri principi intellettuali ed etici, che dovrebbero essere basati su una cultura aperta e universale più che sulle esperienze fatte con le particolari persone che la sorte ci ha fatto incontrare.

Valori e fini

A mio parere non esistono valori assoluti dato che i valori dipendono dai fini e questi non sono universali. Infatti ognuno può avere fini più o meno diversi da quelli altrui. Di conseguenza, ognuno ha il diritto di ritenere i propri valori più validi di quelli altrui (rispetto ai propri fini), ma non quello di imporre i propri valori o di sanzionare quelli altrui, a meno che non contravvengano leggi stabilite democraticamente. Riassumendo, dobbiamo considerare innanzitutto i fini, poi i valori come strategie per raggiungere i primi. Perciò prima di discutere di valori occorre discutere di fini. Tuttavia molti non sanno distinguere tra valori e fini.

Governati da algoritmi di valutazione

Siamo governati da algoritmi biologici autoapprendenti che valutano e prevedono (inconsciamente e automaticamente), per ogni ipotesi di azione, relazione, evento e cognizione, aspetti quali: piacere, dolore, costi, benefici, fattibilità, valenza sociale, probabilità, necessità ecc.

In altre parole, questi algoritmi calcolano costantemente valori, potenzialità, poteri e doveri relativamente ad ogni forma o idea oggetto della nostra attenzione o considerazione.

Le nostre scelte, decisioni, motivazioni, risposte e azioni (conscie e inconscie, volontarie e involontarie) dipendono dai risultati di tali calcoli.

L'insopportabile presunzione della superiorità

Una delle cose più irritanti, indisponenti e insopportabili per un essere umano è la percezione che qualcuno si ritenga superiore a lui. Questo fatto è causa di almeno tre inconvenienti: il primo è che chi vuole insegnare qualcosa agli altri deve fingere di non essere superiore a loro sebbene lo sia almeno nella materia d'insegnamento, altrimenti non avrebbe nulla da insegnare loro; il secondo è che l'uomo non impara nulla da coloro che non nascondono la propria superiorità, restando così ignoranti; il terzo è che l'uomo non cerca di superare se stesso perché se lo facesse supererebbe anche qualcun altro, e questo guasterebbe i suoi rapporti con le persone superate.

Sulla funzione valutativa delle opere culturali

Ogni opera culturale (letteraria, teatrale, cinematografica, artistica ecc.) attribuisce implicitamente valori positivi o negativi a certi personaggi o categorie di persone, in modo più o mento drastico, raffinato, sfumato o ambiguo.

Tale attribuzione di valori e disvalori è ciò che inconsciamente più intereressa il visitatore (lettore, spettatore) dell'opera, il quale, mediante essa, può valutare se stesso in base alla somiglianza del proprio carattere con quello dei diversi personaggi, e in base alla propria appartenenza alle categorie a cui i diversi personaggi appartengono.

In altre parole, il lettore/spettatore cerca se stesso e la propria valutazione nell'opera visitata.

Virtù e competizione

Ognuno di noi vorrebbe che gli altri riconoscessero la superiorità della propria forza, della propria intelligenza, delle propria abilità, delle proprie conoscenze, della propria bellezza e/o della propria bontà, innocenza e conformità alle norme sociali.

Questo desiderio è destinato ad essere dolorosamente frustrato per la maggioranza di noi, giacché la superiorità di uno implica l'inferiorità di un altro.

Tuttavia il progresso umano, sia quello tecnico che quello intellettuale e quello morale, è dovuto proprio alla ricerca di tali riconoscimenti, cioè alla motivazione a superare gli altri nelle diverse virtù.

Il valore comparato dei libri

In una biblioteca tutti i libri hanno la stessa dignità in quanto libri, ma i loro contenuti, in quanto strumenti per capire la realtà e la natura umana, hanno un valore alquanto diverso tra loro.

In tal senso, su ogni mille di libri ce n'è forse uno che da solo vale più di tutti gli altri messi insieme, senza contare che molti libri, anche di grande successo, come la Bibbia e altri di contenuto religioso, sono pieni di falsità più o meno pericolose.

Il problema è che non vi sono classifiche universalmente riconosciute sul valore relativo dei libri a nostra disposizione per cui ognuno di noi deve faticosamente orientarsi tra l'immensa offerta disponibile cercando di individuare i libri di maggior valore.

Cose relative e cose assolute

In natura, nessuna cosa ha un nome, né un significato né un valore indipendentemente dagli uomini. Sono questi che danno alle cose nomi, significati e valori come loro conviene, diversi da cultura a cultura, e perciò nomi, significati e valori possono cambiare, ovvero sono sempre relativi. Ciò che invece in natura esiste indipendentemente dagli uomini sono le strutture fisiche e biologiche, che definiscono le relazioni e interazioni tra le parti che costituiscono i sistemi viventi e non viventi ai vari livelli strutturali. A differenza dei nomi, significati e valori, che sono sempre relativi, si può dunque affermare che le strutture fisiche e biologiche siano assolute, e che tutto ciò che avviene dipende da esse, ovvero è relativo ad esse.

Sulla cosiddetta essenza delle cose

Secondo me la realtà di una cosa, vale a dire la sua essenza, le sue qualità, e i sui valori consistono nelle sue capacità di interazione, cioè nei modi, nei meccanismi e nelle logiche con cui può interagire (= agire e/o reagire, scambiare informazioni e/o energie) con il resto del mondo.

Una cosa che non può interagire in nessun modo con altre cose non può esistere, nel senso che non è possibile conoscerla, né misurarla, né comunicare con essa. La possiamo solo immaginare, e infatti immaginiamo tante cose inesistenti. Per questo io sono contrario al concetto di "ontologia", di "essere in sé" e di "valore in sé".

Non possiamo conoscere le cose in sé, ma solo le interazioni tra le cose. L'ho imparato da Gregory Bateson.

Domande sul proprio valore

Vi fate mai domande come queste: quanto valgo? Per chi valgo? Per chi non valgo? Perché valgo? Perché non valgo? Chi vale di più? Io credo che la nostra felicità dipende anche dalle risposte che diamo a tali domande. Infatti lo status sociale (così importante per ognuno di noi) coincide, a mio avviso, col valore che gli altri ci attribuiscono, e il nostro valore (passato, presente e potenziale) coincide con il bene che abbiamo fatto, che stiamo facendo e che possiamo fare ad altre persone. Fare del bene ad una persona significa farla sentire bene, ovvero contribuire alla soddisfazione dei suoi bisogni, e a tale fine dobbiamo conoscere i bisogni altrui. Quanto li conosciamo? Quando e quanto li prendiamo in considerazione? Quanto ci diamo da fare per soddisfarli?

Conseguenze delle valutazioni

Le valutazioni non sono fini a se stesse, ma servono a determinare comportamenti e rapporti nei confronti delle cose e persone valutate.

Infatti una diretta conseguenza delle valutazioni interpersonali sono le gerarchie di potere, laddove chi riscuote le valutazioni migliori occupa le posizioni gerarchiche più alte e costituisce un modello di comportamento in senso politico, morale e/o estetico.

Oltre alle gerarchie di potere, le valutazioni danno luogo a gerarchie di valori riferite a oggetti concreti e astratti, concetti, forme, narrazioni, metodi, classi etc. Tali gerarchie di valori possono essere più o meno condivise tra le persone e, in quanto oggetti di condivisione, possono assumere un valore sociale sovrapposto al valore intrinseco.

Quanto vale il parere della maggioranza

Come risolvere la discrepanza tra come mi vedono gli altri e come mi vedo io? Chi ha la visione più completa e reale? La cosa si complica quando non tutti gli altri mi vedono nello stesso modo. Per esempio, se su dieci persone che mi conoscono (o credono di conoscermi) sono simpatico a due e antipatico a otto, o sono approvato da due e disapprovato da otto, che conclusioni devo trarne? Quanto conta il parere della maggioranza nella ricerca della verità? La democrazia dà sempre ragione alla maggioranza, e io sono democratico, tuttavia penso che la maggior parte degli esseri umani ancora oggi sia fondamentalmente ignorante e pronta a credere a cose false o inesistenti (come agli insegnamenti religiosi). E allora, meglio sbagliare con la maggioranza oppure avere ragione da soli o in minoranza?

Sulla paura inconscia di non valere abbastanza

La maggior parte degli umani ha una tale paura inconscia di non valere abbastanza agli occhi altrui, di valere meno degli altri, che non vuole nemmeno pensare al valore, e tanto meno parlarne, se non in un modo mistificato e politicamente corretto, che assegna ad ogni umano lo stesso valore, il che svuota tale termine di significato, confondendolo con quello di diritto universale al rispetto.

Infatti, per i più, parlare di valore umano come differenza, cioè come qualità differenziale, come fattore di individuazione, di distinzione, di status intellettuale e morale relativo e diversificato, misurabile, confrontabile, tutto questo è tabù in quanto causa di disagio, di irritazione, di ostilità, di discordia, di angoscia, e per questo è oggetto di rimozione in senso sia psicoanalitico che politico.

A mio parere la nostra società è in declino intellettuale e morale anche a causa di tale rimozione.

Gerarchia dell’importanza

Ogni cosa può avere una certa importanza per una certa persona, o per il funzionamento di un certo sistema.

L’importanza di una cosa rispetto ad un sistema di riferimento (umano o non umano) può essere definita come il danno che l’assenza o il non funzionamento di quella cosa provocherebbe al sistema stesso. In altre parole, tanto maggiore è il danno, tanto maggiore è l'importanza.

Detto questo, possiamo chiederci quali siano le cose più importanti per un essere umano, ovvero le cose l’assenza o il non funzionamento delle quali provocherebbe i maggiori danni.

Dobbiamo prima definire quali siano i danni che un essere umano possa subire e quanto essi siano gravi.
Ebbene, credo che il danno maggiore sia costituito dalla sua morte. Poi vengono i danni costituiti dalle malattie più o meno mortali o invalidanti. Di seguito metterei tutto ciò che causa l’esclusione della persona dalla comunità da cui dipende.

Dittatura della mediocrità

Ho l'impressione che la società attuale non premi la saggezza, la conoscenza, l'onestà, la diligenza, il coraggio, ma piuttosto la ricchezza, la bellezza, il potere, il lusso, la competitività, il successo, la conformità alle mode e alle tradizioni. Se è così, nessuno è incentivato a diventare più saggio, più colto, più onesto, più diligente, più coscienzioso, più coraggioso, più intelligente, più originale.

Inoltre mi sembra che i mass media, il commercio, la politica, la cultura, per avere il massimo successo di pubblico, l'audience più vasta, tendano ad elogiare la mediocrità in quanto qualità prevalente nelle masse, ed in tal modo la incentivano, in un circolo vizioso.

Ho la sensazione che siamo entrati definitivamente nell'era della dittatura della mediocrità e della ruffianeria, grazie soprattutto alla televisione commerciale e a Internet, che danno ampio spazio a contenuti-spazzatura che vengono poi condivisi in tempo reale.

Sul valore della speranza

La questione «filosofica» sulla speranza, realistica o illusoria che sia, a mio avviso è quale sia il suo valore, ovvero se sia una cosa buona o cattiva, utile o nociva, e in quale misura. Ebbene, io penso che anche una speranza illusoria e non realistica possa essere utile nella misura in cui ci infonde serenità, piacere, coraggio e la forza di sopravvivere e di andare avanti. Credo che anche Leopardi fosse di questo avviso. Infatti le religioni sono una fonte di speranza e il loro successo è dovuto anche a questo aspetto. Una speranza è nociva solo se ci fa incvestire le nostre limitate risorse materiali e mentali in un progetto destinato sin dall'inizio al fallimento, o a rivelarsi inutile, piuttosto che ad un progetto alternativo con maggiori probabilità di successo e di utilità. Per utile intendo ciò che ci rende felici, che ci dà piacere o gioia, che aumenta la nostra salute, che facilita la cooperazione sociale, ecc.
https://blog.cancellieri.org/sul-valore-della-speranza/

Sul dominio del valore/status

Per ogni umano, ogni ente (persona, cosa, idea, titolo, categoria, gruppo, oggetto, impresa, organizzazione, testo ecc.) possiede e conferisce un certo valore e un certo status.

Il valore/status di un ente per una persona è il valore e il conseguente status che la persona acquista possedendolo, facendone parte, o facendosi possedere da esso.

Per ogni ente, compresi noi stessi, dovremmo chiederci, quale valore/status il mio inconscio attribuisce a questo ente?

Dovremmo immaginare un'etichetta affissa su ogni ente, compresi noi stessi, con su scritto "valore/status: .....".

Per liberarci dalla tirannia del bisogno di valore/status e della competizione che tale bisogno comporta, dobbiamo prendere coscienza del fatto che ne siamo quasi tutti dominati inconsapevolmente.

Status e buone maniere

Normalmente le buone maniere illudono le persone a cui sono rivolte, che si riconosce loro un aumento di status rispetto a quello di chi recita le buone maniere stesse.

Infatti, anche solo dire "grazie" a qualcuno contribuisce ad elevare (almeno in senso simbolico) lo status della persona ringraziata abbassando al tempo stesso quello del ringraziatore.

In altre parole, dire grazie a qualcuno per qualunque motivo è come dirgli che ha acquisito un credito nei propri confronti,  e l'acquisizione di un credito costituisce sempre un'elevazione, per quanto piccola e simbolica, del proprio status rispetto a quello  del debitore, così come l'acquisizione di un debito costituisce un'abbassamento, per quanto piccolo e simbolico, dello status del debitore.

Infatti non è per caso che in portoghese "grazie" si traduca "obrigado", che significa obbligato, nel senso di debitore.

Per questo apprezziamo le buone maniere, perché ci fanno credere che il nostro valore è riconosciuto.

Effetto Dunning-Kruger: incompetenti che si sopravvalutano e competenti che sopravvalutano gli altri

L'effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando, a torto, le proprie abilità come superiori alla media.

Questa distorsione viene attribuita all'incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori. Il possesso di una reale competenza, al contrario, può produrre la distorsione inversa, con un'affievolita percezione della propria competenza e una diminuzione della fiducia in se stessi, poiché individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio. David Dunning e Justin Kruger, della Cornell University, hanno tratto la conclusione che: "l'errore di valutazione dell'incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri".

Continua a leggere in https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Dunning-Kruger

Sulle svalutazioni reciproche

Essere valutati positivamente dagli altri è indispensabile per avere la loro cooperazione, senza la quale non possiamo sopravvivere né soddisfare i nostri bisogni.

Essere svalutati dagli altri è infatti orribile per l'inconscio e per la coscienza, perciò siamo costantemente in ansia e sulla difensiva contro tale sinistra eventualità.

Qui per «svalutazione» intendo una valutazione che riguarda un'aspetto ritenuto socialmente importante dalla persona svalutata, e che è inferiore a quella che essa attribuisce a se stessa.

Inoltre, certi individui sentono il bisogno di svalutare certi altri per rivalutare se stessi quando la propria autostima vacilla o quando si sentono sottovalutati dagli altri.

Questo bisogno è tenuto a bada dal principio morale (non scritto ma molto diffuso) in base al quale chi svaluta qualcuno ingiustamente merita di essere svalutato in quanto persona ingiusta.

Perciò ognuno cerca di giustificare le svalutazioni che proclama (direttamente o indirettamente, esplicitamente o implicitamente) o di negarle quando non riesce a giustificarle.

Sul valore delle persone e delle cose

Nessuna cosa ha valore in sé. Il valore di una cosa è sempre relativo alla sua utilità per qualche altra cosa.

Perciò il valore di una persona, e di conseguenza il suo status sociale, non è determinato dal valore che la persona attribuisce a se stessa.

Il valore di una persona è in realtà determinato dal valore che gli altri attribuiscono alla persona stessa e alle sue appartenenze attive e passive.

È infatti considerato arrogante e presuntuoso colui che si attribuisce un valore o uno status indipendentemente da quelli che altri gli attribuiscono.

Tuttavia una persona può stimare il suo valore e il suo status potenziali, e operare al fine che essi si realizzino.

Inoltre, il valore attribuito ad una cosa si ripercuote su ogni suo appartenente (componente, membro, elemento), su ogni suo possessore e sugli insiemi a cui la cosa appartiene.

Sull'autovalutazione e la valutazione altrui

Ci sono quelli che si sopravvalutano, quelli che si sottovalutano e quelli che si valutano realisticamente. Fin qui possiamo essere tutti d’accordo. Ma se volessimo stabilire un criterio per determinare l’appartenenza di una persona ad uno dei tre gruppi, credo che ci sarebbero opinioni diverse, tra cui una che afferma l’impossibilità di stabilire un criterio generale di valutazione.

Che significa “valutarsi” o "valutare un essere umano"? Come si fa? Rispetto a quali valori e con quale metro?

La mia opinione è che la misura generale del “bene” è la soddisfazione dei bisogni umani propri e altrui, dal momento che, data la nostra interdipendenza, per soddisfare i nostri bisogni abbiamo bisogno della cooperazione altrui, la quale è ottenibile solo se il cooperante può, cooperando, ottenere direttamente o indirettamente la soddisfazione dei bisogni propri.

Di conseguenza, la valutazione generale di una persona X (che può essere anche sé stesso) dovrebbe essere la risposta alla domanda: in quale grado X è capace di soddisfare i propri bisogni e quelli altrui?

Sulle polemiche tra filosofi

Le filosofie sono un po' come le religioni, le une contro le altre armate, quindi non possono essere tutte vere, e non tutti i filosofi possono essere saggi e/o onesti. A mio avviso, e anche a quello di eminenti filosofi, anche tra i mostri sacri della filosofia ci sono i ciarlatani, specialmente tra quelli che usano un linguaggio oscuro e "non falsificabile", che pochi si vantano di saper "interpretare".

Prendiamo ad esempio due filosofi tra i più famosi e riveriti: Hegel e Schopenhauer. Il secondo considerava il primo peggio che un ciarlatano, una rovina per lo sviluppo della filosofia, e non si può dire che il suo giudizio fosse dovuto a incompetenza filosofica. Per quel poco che conosco Hegel, credo che Schopenhauer avesse ragione.

La storia della filosofia e il mondo accademico dovrebbero dare più spazio alle feroci polemiche tra filosofi, invece di presentarli tutti come egualmente degni di rispetto e portatori di verità, ognuno a suo modo.

Trovo deplorevole che molti professori di filosofia non osino prendere posizione contro alcun filosofo famoso. La vedo come una mancanza di coraggio e di onestà intellettuale.

Apprezzamento mimetico e apprezzamento antagonista

Analogamente al concetto di desiderio mimetico di René Girard, ho coniato il concetto di apprezzamento mimetico (con i sinonimi valutazione mimetica, o apprezzamento/disprezzo mimetico). Con questo termine intendo la tendenza naturale di una persona ad apprezzare o disprezzare le cose che sono rispettivamente apprezzate o disprezzate da persone che essa apprezza positivamente.

All’opposto, ho coniato il concetto di apprezzamento antagonista (con i sinonimi valutazione antagonista, o apprezzamento/disprezzo antagonista). Con questo termine intendo la tendenza naturale di una persona ad apprezzare o disprezzare le cose che sono rispettivamente disprezzate o apprezzate da persone che essa disprezza.

Schematicamente: se A apprezza B (il quale apprezza C e disprezza D), allora A tende mimeticamente ad apprezzare C e a disprezzare D. Se invece A disprezza B (il quale apprezza C e disprezza D), allora A tende antagonisticamente a disprezzare C e ad apprezzare D.

L'apprezzamento/disprezzo mimetico è alla base del conformismo. L’apprezzamento/disprezzo antagonista è alla base delle discordie tra individui e tra popoli.

Valori oggettivi, soggettivi e convenzionali

Il valore di una cosa è la misura della sua desiderabilità o necessità per la soddisfazione di uno o più bisogni o desideri di uno o più esseri umani.

Un valore può essere oggettivo, soggettivo o convenzionale, o una combinazione di queste qualità.

Un valore è oggettivo se vale per ogni essere umano di ogni età, sesso, cultura, religione, costituzione fisica e mentale, in ogni tempo e luogo. In tal senso i valori oggettivi si riducono alle cose indispensabili per la sopravvivenza, come l’aria, l’acqua, il cibo, e il riparo in caso di condizioni atmosferiche avverse.

Un valore è soggettivo se vale solo per alcune persone e non per altre, ovvero se soddisfa i bisogni o i desideri solo di alcune persone, o se soddisfa bisogni o desideri che non tutti gli umani hanno.

Un valore è convenzionale se costituisce un segno distintivo di una certa comunità e viene considerato come valore dalla maggioranza dei suoi membri. In tal senso, i valori convenzionali di una certa comunità soddisfano il bisogno di appartenenza e/o di status nell’ambito della comunità stessa.

Chiediamoci dunque di che tipo sono i nostri valori, e quali bisogni o desideri essi soddisfano.

Sui timori riguardanti l'intelligenza artificiale

Più dei danni che robot o chat dotati di IA potrebbero provocare, ciò che turba molti di noi (ma non tutti) è l'idea conscia o inconscia che in realtà siamo macchine (anche se al posto di semiconduttori abbiamo cellule viventi), e che ci siano o ci saranno macchine più intelligenti di noi, che perciò ci renderanno sempre più inutili e irrilevanti.

Infatti, più aumenta il valore (cioè la capacità cognitiva) della IA, più l'uomo viene svalorizzato (cioè la capacità cognitiva dell’uomo viene svalorizzata).

In tal senso, il fatto che le macchine non possano provare sentimenti, e che non abbiano una coscienza, non ci rassicura, anzi ci turba ancora di più.

Infatti, sempre più spesso avremo a che fare con macchine più intelligenti di noi e libere dalle costrizioni dei nostri sentimenti e della nostra coscienza.

D'altra parte una IA può simulare razionalmente coscienza e sentimenti (se programmata in tal senso), come fanno anche certi umani.

A questo punto, più che interrogarci sul tipo di intelligenza della IA, dovremmo interrogarci su cosa sia veramente l'intelligenza umana, e su come funzioni, tema sul quale abbiamo ancora tanto da scoprire e da capire. Le neuroscienze ci sorprenderanno.

Valutazioni reciproche

Il comportamento dell’uomo è determinato dalle proprie valutazioni consce e inconsce.

Oggetto delle proprie valutazioni sono tutte le cose (concrete e astratte) e le persone che esso è in grado di riconoscere, compreso se stesso.

L’uomo è dunque valutatore e valutato.

Tra due persone A e B, la valutazione di B da parte di A è influenzata dalla valutazione di A da parte di B (così come percepita da A). In altre parole, quanto più positivamente A valuta B, tanto più positivamente B valuta A, e quanto più negativamente A valuta B, tanto più negativamente B valuta A. Ovviamente A e B possono essere scambiati.

Dato che la cooperazione sociale richiede una valutazione positiva reciproca tra i contraenti, e dato che ogni umano ha bisogno di cooperazione, ogni umano si comporta in modo da essere valutato meglio possibile dagli altri, è contento quando la sua valutazione sale, ed è angosciato quando teme che la sua valutazione media da parte degli altri diminuisca.

Infatti, una domanda che l’inconscio si pone continuamente è: come mi valuteranno gli altri per ciò che sto facendo e per ciò che non sto facendo?


Celebrazione di valori sociali

Ogni cultura comporta la celebrazione di certi valori (etici, estetici, intellettuali, economici, artistici, sportivi ecc.). Assistendo a tali celebrazioni, o effettuandole in prima persona, ogni membro di una comunità valuta automaticamente se stesso e gli altri in relazione ai valori celebrati.

In altre parole, i valori sociali condivisi e celebrati da una comunità sono “incarnati” nel comportamento dei suoi membri, e danno luogo ad attribuzioni comparative (implicite o esplicite) di valore ai singoli membri, corrispondenti alle misure in cui essi incarnano i valori stessi.

Allo stesso tempo, la gente si sente obbligata a celebrare i valori della propria comunità di appartenenza, per il timore, se non lo facesse, di essere emarginata a causa di una non evidente incarnazione dei valori stessi.

Ne consegue che ogni persona acculturata, col suo comportamento, celebra (implicitamente o esplicitamente) i valori sociali in cui suppone (consciamente o inconsciamente) di essere sufficientemente competitiva, adeguata, o rispetto ai quali vuole apparire conforme, al fine di confermare la propria appartenenza alla comunità da essi caratterizzata.

Valori, gerarchie, competizione

Ogni scrittore o predicatore cerca di indurre i suoi lettori o ascoltatori ad apprezzare, lodare o adorare certi valori che egli incarna, possiede, descrive, rappresenta, persegue, vive o agisce in misura eccellente (realmente o come ingannevole apparenza). 

Un lettore o ascoltatore che accetta un certo valore come tale, cioè come uno dei propri riferimenti filosofici (cognitivi, etici o estetici), si trova automaticamente posto in una scala gerarchica corrispondente al valore stesso.

Infatti ogni lodatore, apprezzatore o adoratore di un certo valore misura continuamente (consciamente o inconsciamente) il grado di ottemperanza proprio e altrui riguardo ad esso, cioè il grado in cui quel valore è incarnato, posseduto, rispettato, rappresentato, perseguito, vissuto, agito da ogni persona considerata.

Inoltre, un valore, se è sinceramente (cioè con fede) considerato tale, comporta una motivazione alla sua realizzazione e una competizione (tra coloro che lo condividono) per raggiungere e mantenere il livello di realizzazione più alto possibile. Questo vale per tutti i tipi di valore, da quelli più “materiali” o “economici” a quelli più “spirituali” o “morali”.

Cooperazione, competizione, valore, status, vergogna

Cooperazione, competizione, valore, status, vergogna. Questi cinque concetti sono tra loro strettamente legati.

La cooperazione è per l'uomo indispensabile, vitale. Al fine di cooperare nel modo migliore possibile, cioè nel modo più produttivo, gli umani competono per avere i partner/compagni/collaboratori migliori o più attraenti, e per essere più attraenti  o migliori come partner/compagni/collaboratori.

Il valore di una persona è la misura della sua competitività in tal senso.

Il valore di una cosa è funzione di quanto il suo possesso contribuisce ad accrescere il valore, e quindi la competitività, del possessore. 

Lo status è il valore comparativo attribuito ad una persona dagli altri, ed indica il suo grado di desiderabilità come partner/compagno/collaboratore.

La vergogna è il sentimento che si prova quando si ritiene di non valere abbastanza, cioè di non avere uno status abbastanza alto, ovvero di non essere abbastanza competitivi nel senso sopra descritto.

In altre parole, ci si vergogna se si pensa di non essere abbastanza desiderabili come partner, ovvero di non avere abbastanza potere né risorse per indurre o costringere gli altri a cooperare.

Forme e valori

Nel discorso che sto facendo, per forma intendo qualsiasi configurazione sensoriale o testuale, analogica o digitale, riconoscibile da un essere umano, e per valore, un certo grado di verità, di bontà o di bellezza che può essere attribuito ad una forma.

Una forma può essere costituita da un oggetto, da una persona, da un'immagine, da uno stile, da un'idea, da un'ideologia, da una parola, da un'affermazione, ecc.

In tal senso, possiamo dire che ogni essere umano attribuisce soggettivamente (consciamente o inconsciamente) certi valori a ogni forma che è capace di riconoscere.

Il comportamento di un essere umano è influenzato dai valori che egli attribuisce (consciamente o inconsciamente) alle forme da lui riconosciute, e dalla sua conoscenza dei valori che altre persone persone attribuiscono alle stesse forme.

Intendo dire che ogni essere umano è sentimentalmente e/o cognitivamente attratto dalle forme per lui più vere, più buone e più belle, e prova repulsione per quelle per lui più false, più cattive e più brutte.

Come avviene l'attribuzione dei valori alle forme apprese?

L'attribuzione di valori può essere "insegnata" da altri come parte di una educazione, o di una imitazione, oppure può essere originale, cioè avvenire spontaneamente, creativamente, in base a esperienze e a riflessioni personali del soggetto.

L'attribuzione di valore può essere più o meno "sana" in senso psicopatologico in quando può dare luogo a comportamenti più o meno favorevoli alla soddisfazione dei bisogni della persona.

La psicoterapia dovrebbe esaminare le attribuzioni di valore memorizzate nella mente del paziente al fine di individuare quelle non sane e correggerle.

Cosa rende noiosa una persona

Sintesi delle risposte che trovo più interessanti alla domanda "What makes a person boring"? (da quora.com):

  • incapacità di capire se l'interlocutore è interessato ad ascoltare quello che gli viene detto.

  • non avere alcun senso dell'umorismo, non saper ridere di nulla

  • non avere nulla da dire che non si sappia già

  • non avere nulla da dire di interessante per l'interlocutore

  • disinteresse per le opinioni dell'interlocutore

  • parlare troppo o troppo poco rispetto all'interlocutore

  • insistere a parlare di una certa cosa quando l'interlocutore vorrebbe cambiare argomento

  • parlare solo di cose lo riguardano direttamente

  • parlare sempre e solo di un certo argomento

  • parlare di cose che non interessano l'interlocutore

  • essere troppo giudicante o moralista

  • essere troppo lamentoso

  • essere troppo pessimista

  • cercare sempre di giustificare il proprio comportamento

  • essere dogmatico

  • non avere alcuna passione

  • credere di sapere più degli altri

  • dire cose ovvie e che tutti sanno

  • dire cose già dette in altre occasioni

  • disinteresse a parlare di cose nuove

  • essere troppo verboso, cioè usare troppe parole per dire cose che potrebbero essere dette con molte meno.

  • prendersi troppo sul serio

  • sopravvalutarsi

  • essere troppo prevedibile

  • mancanza di curiosità

  • mancanza di senso critico

  • vantarsi


Genealogia del valore e dei valori

Ho chiesto a Bard di scrivere un'introduzione (in un massimo di 100 parole) al tema "Genealogia del valore e dei valori" per una discussione in un eventuale caffè filosofico.

Questa è la risposta.

"Il concetto di valore è uno dei più importanti della filosofia. Esso ci permette di comprendere ciò che è importante per noi, ciò che dà significato alla nostra vita. Ma da dove vengono i valori? Come si formano?

La genealogia del valore e dei valori è un approccio che indaga le origini e l'evoluzione dei valori. Esso si basa sull'idea che i valori non sono qualcosa di immutabile, ma sono piuttosto il prodotto di fattori storici, sociali e culturali.

In un caffè filosofico, potremmo discutere di questo tema partendo da alcune domande fondamentali:

  • Quali sono le origini dei valori?

  • Come si formano i valori?

  • I valori sono universali o sono relativi?

  • I valori cambiano nel tempo?

Queste domande ci permetteranno di esplorare la complessità del concetto di valore e di riflettere sul nostro rapporto con i valori che ci guidano.

Alcune idee per la discussione

  • La genealogia del valore e dei valori può essere applicata a diversi ambiti, come la morale, la politica, l'economia, l'arte e la religione.

  • La discussione di questo tema può essere utile per comprendere meglio la nostra società e la cultura in cui viviamo.

  • La genealogia del valore e dei valori può aiutarci a sviluppare una visione più critica dei valori che ci vengono trasmessi.

Conclusione

La genealogia del valore e dei valori è un tema complesso e stimolante che può aiutarci a comprendere meglio noi stessi e il mondo che ci circonda."

Valori e gerarchie

Ogni comunità (gruppo, organizzazione, associazione, società ecc.) è caratterizzata da valori condivisi dalla maggioranza dei membri della comunità stessa. Un valore implica il fatto che chi lo possiede, lo incarna o lo produce in una certa misura “vale” più (cioè è più rispettabile e pregevole) di chi lo possiede, lo incarna o lo produce in misura inferiore. Infatti, possiamo dire che ogni valore implica una gerarchia nella quale ogni persona occupa una posizione più o meno alta. In altre parole, è sempre possibile confrontare le posizioni gerarchiche di due persone rispetto ad un certo valore, ed è molto probabile che una delle due si trovi più in altro rispetto all’altra nella relativa gerarchia sociale.

Non dobbiamo pensare alle gerarchie solo in termini di potere politico, di comando o di dominazione, ma anche in termini di moralità, di intelletto e di dignità in generale. Per esempio, in una comunità in cui il valore dell’altruismo è tenuto in grande considerazione, esiste una scala gerarchica dell’altruismo, per cui alcuni vengono considerati più altruisti di altri, e rispettati e stimati di conseguenza. E’ anche vero che a volte una posizione alta in una gerarchia “morale”, consente di ottenere una posizione alta anche in una gerarchia politica e/o economica.

Tra i valori tipici delle società industriali più avanzate, troviamo: l’intelletto, la conoscenza, la capacità di governare, l’autocontrollo, l’altruismo, la saggezza, la preveggenza, la bellezza del proprio corpo, la bellezza dei propri averi, la salute, la forza fisica, la popolarità, il successo ecc.

La logica che ho descritto è fortemente radicata nella mente di ogni essere umano (soprattutto a livello inconscio) e determina molti comportamenti sociali e molti sentimenti gradevoli o sgradevoli. Infatti ogni persona tende ad occupare e a mantenere le posizioni più alte possibili nelle varie gerarchie “valoriali” che caratterizzano la comunità a cui appartiene.


Valutazioni reciproche e autovalutazioni

Ognuno valuta, consciamente o inconsciamente, ogni altro (nella misura in cui lo conosce) e se stesso.

La valutazione può essere generale o riguardare particolari aspetti o capacità della persona valutata.

Considerando due persone X e Y, sono possibili le seguenti valutazioni da parte di X:

  • <xx> il valore che X attribuisce a se stesso

  • <xy> il valore che X attribuisce a Y

  • <xyx> il valore che X ritiene che Y attribuisca a X

  • <xyy> il valore che X ritiene che Y attribuisca a se stesso

Le valutazioni sono normalmente comparative. Le comparazioni più importanti sono le seguenti. I temini "superiore" e "inferiore" possono essere sostituiti rispettivamente dai termini "migliore" e "peggiore".

  • La comparazione <xx> : <xy> è quella cha fa ritenere a X di essere superiore o inferiore a Y.

  • La comparazione <xyy> : <xyx> è quella che fa ritenere a X che Y si ritenga superiore o inferiore a X.

  • La comparazione <xy> : <xyy> è quella che fa ritenere a X che Y si sopravvaluti o si sottovaluti.

La comparazione più problematica è la <xyy> : <xyx> (quella che fa ritenere a X che Y si ritenga superiore o inferiore a X) perché da essa dipende la simpatia o l’antipatia che X prova per Y.

Ovviamente tutte le valutazioni sono soggettive.

Rischi dell'autostima - Valore personale e arroganza

Si fa presto a parlare di “autostima”, senza rendersi conto che tale concetto implica valutazioni consce o inconsce che possono avere gravi implicazioni sociali e perfino causare disturbi psichici.

Infatti, la stima e l'autostima (che è una specie particolare di stima) sono sempre relative, anzi, comparative. Perché si stima sempre in relazione a una scala di valori, e più precisamente stimare qualcosa o una persona equivale ad assegnare ad essa un certo grado in una scala che va da un valore più basso ad uno più alto.

Inoltre, quando l’oggetto della stima è una persona, la stima si riferisce normalmente ad un valore medio tra quelli attribuiti ai membri del gruppo o della comunità a cui si appartiene. Pertanto chi si autostima assegna a se stesso un valore uguale a quello medio oppure più alto o più basso. ed allo stesso modo egli stima anche gli altri membri della società. Di conseguenza, autostimarsi equivale a porsi ad un grado superiore, uguale o inferiore rispetto a ciascun'altra persona.

Tale "confronto" avviene tuttavia per lo più inconsciamente, dal momento che la società in cui viviamo considera politicamente scorretto fare confronti di valore tra persone, tanto più se si misura il proprio valore rispetto a quello altrui.

Il risultato è uno stress psichico dovuto al conflitto tra il bisogno di "valere" almeno quanto la media degli altri, e il divieto “culturale” di confrontare apertamente il proprio valore con quello altrui.

Infatti, nel caso in cui uno si stimi superiore al valore medio della comunità di appartenenza, ne deriva che egli stima la maggior parte degli altri come inferiori a se stesso. Ciò è considerato, nella nostra società, peccato di arroganza e viene normalmente punito in vari modi, fino all’emarginazione o all’isolamento sociale.

L'autostima può pertanto generare sensi di colpa e indurre a comportamenti limitanti come, ad esempio, rinunciare ad eccellere, fallire in  qualche progetto o commettere errori che ci riportino ad un grado inferiore nella scala dei valori personali. Tutto ciò al fine di riguadagnare la benevolenza degli altri e di cancellare l'accusa o il sospetto di arroganza.

Valore assoluto e relativo di una persona, pragmatismo dei bisogni e valenze pragmatiche

Il valore di un essere umano è assoluto nel senso che tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti, sanciti dalla dichiarazione dell'ONU del 10/12/1948. Tuttavia possiamo, e dovremmo, parlare di un valore individuale relativo, diverso a seconda delle persone particolari a cui si riferisce e degli obiettivi delle relazioni stesse.

E' ciò che io chiamo valore pragmatico, o valenza, ovvero il valore relativo ai fatti concreti di cui una persona può essere soggetto e/o oggetto. Considerato che la soddisfazione dei bisogni umani è, secondo me, la misura di ogni valore umano, ho definito i seguenti concetti.

La valenza individuale di una persona A relativamente a una persona B consiste nella disponibilità e capacità di A di soddisfare i bisogni (desideri, pulsioni, motivazioni, interessi, aspirazioni ecc.) di B.

La valenza sociale di una "cosa" (oggetto, proprietà, rito, procedimento, tipo di comportamento, conoscenza, opinione ecc.) relativamente ad una comunità, corrisponde al credito di accettazione che esso conferisce ad una persona che possiede o pratica la cosa, riconosciuto dai membri della comunità stessa.

Il credito di accettazione ottenuto da una persona rispetto ad una certa comunità comportandosi in un certo modo è una misura della dignità sociale acquisita dalla persona stessa relativamente all'appartenenza a quella comunità. In altre parole, una persona che, comportandosi in un certo modo, ha acquistato un certo credito di accettazione rispetto ad una certa comunità, può sperare di essere accettato da quella comunità in misura corrispondente al credito stesso.

Il debito di accettazione è un credito di accettazione negativo, corrispondente all'indegnità sociale acquisita dalla persona relativamente all'appartenenza ad una certa comunità. Il debito di accettazione comporta sensi di colpa più o meno consci o inconsci, e può ridursi fino ad estinguersi attraverso comportamenti tali da ottenere crediti di accettazione tali da compensare e superare il debito acquisito.

Si può parlare dell'assurdo senza parlare del caso?

(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 5/4/2022 sul tema "Si può parlare dell'assurdo senza parlare del caso?")

Per gli esistenzialisti, e in particolare per Sartre e Camus, è assurda la condizione umana, in quando senza senso, senso, senza significato e senza ragione d’essere.

Io sono contrario all’uso che gli esistenzialisti hanno fatto dell’aggettivo “assurdo” applicato alla vita umana. Tale uso è secondo me fuorviante.

Infatti, secondo il dizionario Larousse, per assurdo s’intende in primo luogo “ce qui est contraire à la raison, au sens commun, qui est aberrant, insensé”.

Ebbene, in tal senso io non credo che la vita sia “assurda”. Penso piuttosto che essa non abbia uno scopo desiderabile o accettabile in senso antropomorfico, e infatti penso che sia governata dal caso e dalla necessità come dice il titolo del celebre libro di Jacques Monod, Ma non vedo nella vita quelle contraddizioni logiche e quei fatti contrari al senso comune, che giustificherebbero l’uso del l’aggettivo “assurdo”

Trovo in realtà la vita tutt’altro che assurda. Infatti la trovo piuttosto
regolare, fin troppo regolare, nel senso che ha delle leggi che non vengono mai contraddette.

Incerta sì, misteriosa sì, ma non assurda anzi, molto prevedibile.

Assurdo è un termine dispregiativo, che usiamo spesso verso ciò che ci ripugna o ci addolora.

Per quanto riguarda il caso, anch’esso mi sembra tutt’altro che assurdo.

Il caso è ambivalente: da una parte ci sconforta, dall’altra ci diverte. Da una parte ci sconforta se dà luogo a eventi indesiderati, e se pensiamo che noi umani siamo il risultato di mutazioni casuali; d’altra parte ci diverte in quanto ci permette delle variazioni e ci riserva delle sorprese, senza le quali la vita sarebbe monotona.

Il fatto che siamo il risultato di mutazioni casuali non è assurdo, ma, al contrario, è molto logico, e ha le sue “ragioni” e la sua utilità rispetto alla conservazione e all’evoluzione delle specie viventi. Il problema è che tale “verità” contraddice quelle religiose e ci lascia senza valori predefiniti.

Gli stessi valori sono dunque il risultato di mutazioni casuali, e questo ci sconcerta, perché significa che sta a noi definirli e cambiarli, con tutti i rischi sociali che ciò comporta.

Per finire, credo che nulla sia assurdo al di fuori delle conoscenze false e delle speranze infondate, conoscenze e speranze con le quali le religioni cercano di soggiogarci.

Preferire, essere preferiti, preferirsi, credersi migliori

Il verbo “preferire” ha un posto importantissimo nella mente umana. Il vocabolario Treccani lo definisce come segue: “Anteporre (nella stima, nell’affetto, nella simpatia, nella valutazione dei vantaggi o dei piaceri che se ne possono trarre) una persona o una cosa a un’altra o ad altre“.

Da un punto di vista psicologico, occorre notare che ogni preferenza costituisce una gerarchia, una scala di valori dal più alto al più basso, sulla quale collochiamo cose, persone, idee ecc., e sulla quale gli altri ci possono collocare. Infatti, preferire l’ente A all'ente B significa attribuire ad A un maggior valore rispetto a B, nel senso che si ritiene A più gradevole, più simpatico, più utile, più soddisfacente di B; significa anche che, potendo scegliere, scegliamo ciò che preferiamo per quanto riguarda un acquisto, una relazione, un'interazione, una cooperazione, un'associazione ecc.

In tale contesto le preferenze danno luogo a problemi sociali di grande portata. Infatti, se una persona X preferisce la persona A alla persona B, quest’ultima potrebbe sentirsi rifiutata da X e soffrirne. Per tale motivo l’etichetta ci raccomanda di tenere per quanto possibile nascoste le nostre preferenze riguardo alle persone con cui interagiamo normalmente, vale a dire di “fingere” di attribuire lo stesso “valore” a ognuna di loro.

In una contesto di tre persone, un soggetto può trovarsi ad assumere il ruolo di preferente (persona X), di preferito (persona A) o di non preferito (persona B).

Quando il soggetto è il preferito, è normalmente contento. Deve tuttavia guardarsi dalla eventuale gelosia e invidia della persona non preferita.

Quando il soggetto è non preferito, può sentirsi frustrato, perdere l’autostima, sviluppare gelosia e invidia verso la persona preferita, sentirsi vittima di un’ingiustizia ed eventualmente tentare di screditare la persona preferita agli occhi del preferente.

Esercitare una preferenza include il confrontare il valore proprio con quello di un’altra persona oppure il confrontare il valore delle proprie idee con quello delle idee dell’altro. Infatti, consciamente o inconsciamente, ognuno di noi, fa questi confronti preferendo normalmente se stesso all'altro o le proprie idee a quelle dell’altro. Anche in questo caso l’etichetta (anche detta “correttezza politica”) ci impone di non dare a vedere al nostro interlocutore che preferiamo le nostre idee alle sue, e la nostra personalità alla sua.

Il succo di tutto questo discorso è che non dobbiamo essere così ingenui da credere che i nostri interlocutori non ci giudichino in modo più o meno favorevole.

Consideriamo infine il fatto che, di solito, su qualsiasi argomento di discussione, ognuno preferisce le idee proprie a quelle altrui.

Sulla meritocrazia

Dal vocabolario Treccani: “Meritocrazia: concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e specialmente le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro; … [per alcuni si tratta di una] valida alternativa sia alle possibili degenerazioni dell’egualitarismo sia alla diffusione di sistemi clientelari nell’assegnazione dei posti di responsabilità.”

A mio parere il concetto di meritocrazia comporta una serie di problemi, tra cui i seguenti:

  • è giusto che le responsabilità direttive nelle organizzazioni siano affidate a persone più meritevoli e non in base all’anzianità, al caso o ad altri criteri?

  • è possibile stabilire con certezza i meriti comparativi delle persone o dobbiamo pensare che tutte le persone siano egualmente meritevoli?

  • quali dovrebbero essere gli ambiti delle valutazioni meritocratiche? (intelligenza, onestà, comprensione, simpatia ecc.)

  • quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un responsabile direttivo?

  • chi può stabilire i meriti delle persone?

A mio parere non si può parlare di merito in generale, ma solo di merito rispetto ad un certo scopo e a un certo contesto organizzativo, nel senso che uno può essere più meritevole in un certo tipo di organizzazione o funzione, e meno meritevole in altri.

Detto ciò, la valutazione difficilmente può essere oggettiva, per cui ogni dirigente è responsabile di valutare i meriti delle persone ad esso subordinate già assunte o da assumere.

Resta il fatto che ci saranno sempre divergenze di opinione sul merito delle persone. Basta considerare le opinioni dei votanti riguardo ai vari politici, oppure il fatto che spesso l’auto-valutazione del merito non corrisponde con quella fatta dal proprio superiore gerarchico.

In ogni caso è sempre meglio la meritocrazia (quantunque imperfetta) che l’assegnazione di posti di responsabilità sulla base delle amicizie o delle alleanze politiche.

Concludo con un mio aforisma: I meno meritevoli temono la meritocrazia.

Status e nevrosi

Da anni giro intorno a una verità rimossa e sfuggente: che passiamo la maggior parte del tempo ad affermare, a difendere, ad accrescere il nostro personale status, a usarlo come misura del nostro valore e dei nostri valori, a cercare il riconoscimento del nostro status da parte degli altri, a condividerlo con gli altri, e a cercare compromessi con lo status di ogni altro.

Infatti essere accettati dagli altri significa l'accettazione, da parte degli altri,  dello status che crediamo di avere e di meritare.

Lo status di cui parlo è multiforme: intellettuale, morale, estetico, fisico, politico, economico, artistico, sportivo, scientifico, tecnico, ecc.  Esso si basa sulle risorse materiali e immateriali possedute da una persona, e indica tutto ciò che la rende attraente, rispettabile, ammirevole, competitiva, invidiabile, desiderabile. Inoltre, che lo si voglia o no, lo status di una persona indica una sua posizione gerarchica comparata con quella di ogni altra persona.

Viviamo in una cultura ipocrita, che a parole demonizza e disprezza l'amore per lo status, mentre lo cerca e lo celebra in modi più o meno mistificati,  sfacciati o sublimati.

Questa ipocrita contraddizione ci rende nevrotici.

Se vogliamo guarire da tale comune nevrosi, dobbiamo trovare il coraggio di affermare il nostro amore per lo status nostro e di coloro che abbiamo scelto di ammirare e di imitare, e riabilitare la competizione in ogni contesto, non come negazione della cooperazione, ma come regolatrice di essa. Inoltre, dobbiamo realisticamente valutare il nostro status senza sopravvallutare né sottovalutare le proprie capacità e i propri limiti rispetto a quelli degli altri.

Tutti, nessuno escluso, amano consciamente o inconsciamente il proprio status, ma la maggior parte delle persone nega e rimuove tale amore, come se negandolo esso si accrescesse.

Ecco il paradosso: l'idea che disprezzando l'amore per lo status proprio e altrui, il proprio status (visto come virtù) aumenta. Conseguenza di tale paradosso è un latente disprezzo per se stessi, un inconscio senso di colpa e l'ansia che ne deriva.




Ho sottoposto a ChatGPT e a Gemini questo articolo e ho chiesto loro di ampliarlo e modificarlo tenedo conto delle loro osservazioni e dei loro suggerimenti.

Qui c’è l’articolo prodotto da ChatGPT:
https://blog2.cancellieri.org/lipocrisia-dello-status-e-la-nevrosi-contemporanea/

Qui c’è l’articolo prodotto da Gemini:
https://blog2.cancellieri.org/la-tirannia-silenziosa-dello-status-riconoscere-la-vera-motrice-della-vita-sociale/




P.S.: Anche questo articolo costituisce un tentativo di affermazione del mio status.

Valutazioni reciproche (positive e negative)

Ognuno, consciamente o inconsciamente, valuta ogni altro e si sente valutato da ogni altro secondo certe gerarchie (intelletto, etica, estetica, politica, forza fisica, competenza in certe funzioni, conoscenza in certi campi, abilità in certe attività ecc.).

Ogni valutazione reciproca discordante tra due persone può dar luogo ad un conflitto interpersonale per cui ciascuno cerca di indurre l’altro a modificare le valutazioni di se stesso e dell'altro, in modo da renderle coerenti con le proprie.

Chi si sente sottovalutato da un altro, tende automaticamente a pensare che sia l'altro a sopravvalutarsi (dato che il primo presume di essere stato valutato dal secondo in modo improprio).

Se uno si sente sottovalutato dall’altro, e/o ritiene che l’altro si sopravvaluti, cercherà di dimostrargli che ha torto, che è in errore, che ha fatto qualcosa di sbagliato (vale a dire, in altre parole, che vale meno di quanto pensi).

I tentativi di correzione al ribasso della presunta sopravvalutazione vengono solitamente percepiti, da chi li subisce, come umiliazioni, e chi si sente umiliato reagisce solitamente cercando a sua volta di umiliare l'umiliante. Tale dinamica costituisce un circolo vizioso, con un’escalation potenzialmente illimitata.

Se il conflitto si dimostra insanabile e non intervengono fattori di moderazione o di inibizione, ne consegue un’ostilità tra i contendenti che può sfociare nel disprezzo reciproco, nell’offesa, nella violenza e nell’allontanamento unilaterale o bilaterale.

Allo scopo di evitare simili spiacevoli esiti, molti si astengono dal valutare gli altri e dall’autovalutazione, e considerano il giudizio e la critica deleteri, al punto da giudicare male chi giudica, per il solo fatto che esprime giudizi senza avere particolari titoli pubblici per farlo.

Questa fuga dalla valutazione, dal giudizio, dalla critica, nuoce al progresso civile e morale, in quanto ci può essere progresso civile e morale solo criticando i pensieri e i comportamenti erronei propri e altrui.

Pertanto, in caso di divergenze di opinioni con qualcuno, dovremmo cercare di criticare solo le idee che riteniamo errate e non la persona che le esprime, e non dovremmo sentirci svalutati come persone (a meno che l’altro non sia esplicito in tal senso).

L’astensione dalla valutazione “ad personam” è tuttavia alquanto difficile allorché si cerca di analizzare i motivi per cui l’interlocutore pensa, o si comporta, in modo erroneo, dal momento che tali motivi sono spesso psicologici, più che logici, vale a dire che investono la personalità (e quindi la persona) del soggetto.

Infatti un ragionamento può comportare lacune e salti logici (spesso associati a paure e/o a repulsioni) dovuti a particolari strutture cognitive ed emotive dell’inconscio, di cui il soggetto è raramente consapevole.

Dovremmo allora limitarci a dire che certe idee o certi comportamenti del nostro interlocutore sono a nostro avviso erronei, senza avanzare ipotesi o spiegazioni “psicologiche” circa i motivi degli errori.

Così facendo eviteremo tanti conflitti, ma non contribuiremmo a far luce sulle cause psicologiche dei mali della società.

Sul valutare

Nulla ha valore in sé. Qualsiasi ente (cioè qualunque cosa vivente o non vivente, o idea) ha il valore che ad esso certi esseri viventi attribuiscono in funzione dei propri bisogni. Il valore è comunque relativo e variabile, dato che due esseri viventi possono attribuire un valore diverso allo stesso ente. Inoltre uno stesso essere vivente può attribuire un valore diverso ad un certo ente in diverse situazioni.

Ciò che vale viene raccolto, ricercato, desiderato, amato, conservato, rispettato, salvaguardato, celebrato, adorato, amato, apprezzato, seguìto, imitato, retribuito; mentre ciò che non vale viene ignorato,  abbandonato, escluso, distrutto, disprezzato, odiato, respinto, punito, allontanato, ucciso.

Per di più, gli umani si valutano reciprocamente e temono di essere valutati negativamente, ovvero svalutati. Infatti, per un umano essere valutato negativamente dalla maggior parte degli altri può comportare la morte o una dolorosa emarginazione.

Inoltre le valutazioni sono significative per determinare le gerarchie sociali, nel senso che chi riceve le valutazioni più positive ha maggiori possibilità di occupare i posti più alti nelle varie gerarchie sociali.

Le persone che danno ad uno stesso ente lo stesso valore (positivo o negativo) tendono a valutarsi positivamente reciprocamente. Le persone che danno ad un ente valori contrastanti (uno negativo, l’altro positivo) tendono a valutarsi negativamente reciprocamente. L’effetto emotivo, nei rapporti tra due persone, del contrasto delle loro valutazioni verso terzi è stato teorizzato da Fritz Heider (vedi la sua teoria dell’equilibrio cognitivo).

Per quanto sopra, gli umani sono ossessionati dalle valutazioni altrui e dalle proprie, sia verso terzi che nei propri confronti, dato che ognuno viene valutato anche in base al modo in cui valuta i terzi e se stesso.

Nonostante ciò, o proprio a causa di ciò, gli umani esitano a parlare esplicitamente delle proprie valutazioni e autovalutazioni. Temono infatti di essere valutati negativamente a causa delle proprie valutazioni, che tendono perciò ad esprimere solo verso coloro che presumibilmente sono d'accordo con esse.

A complicare questa faccenda è il fatto che ogni valutazione può essere essa stessa oggetto di valutazione. Suppongo infatti che ogni ente, nel momento in cui esso viene contemplato da un essere vivente, è oggetto di valutazione da parte di questo (anche solo per decidere in che misura esso sia importante).

Di conseguenza, anche il presente documento, che è dedicato al valutare, è oggetto di valutazione da parte mia, e può esserlo da parte di tutti coloro a cui capita di conoscerlo. Per di più, io mi aspetto di essere valutato in quanto autore di questo documento, in funzione del valore che viene attribuito al documento stesso.

Si potrebbe dunque dire che ogni valutazione comporta ulteriori valutazioni da essa derivate, sia nei confronti dell’ente valutato, sia nei confronti del valutatore.

In altre parole, se io valuto in un certo modo un certo ente, valuto automaticamente coloro che sono d’accordo con la mia valutazione e coloro che non sono d’accordo con essa, e al tempo stesso mi espongo ad essere valutato in funzione della mia valutazione.

Queste connessioni logiche tra valutazioni possono essere talmente complesse e cariche di affettività positive e negative, da causare uno stress emotivo e una rimozione in senso psicoanalitico.

Succede infatti spesso, in ogni umano, che la rete delle proprie valutazioni sia rimossa, tutta o in parte, nel suo inconscio, mentre a livello cosciente egli cerchi di evitare di esprimere esplicitamente qualsiasi valutazione che possa contrastare con quelle della propria comunità di appartenenza e quelle delle persone della cui cooperazione ha bisogno.

Per quanto riguarda i rapporti interpersonali, esprimere valutazioni negative su certe idee e/o certi comportamenti dell’interlocutore è normalmente causa di conflitto e di ostilità. Infatti la valutazione negativa può essere percepita, da chi la riceve, come atto ostile, finalizzato ad offenderlo o umiliarlo, anche quando si tratta della pacifica esposizione di una parere diverso. È anche vero che a volte una valutazione negativa può essere espressa solo per ferire l’interlocutore.

Le valutazioni negative possono dunque essere usate come armi per umiliare, o essere considerate come tali da chi le riceve, anche quando non lo sono. Questo fatto contribuisce a mantenere una censura riguardo all’espressione di valutazioni.

Il concetto di valutazione può essere una chiave per comprendere l’umorismo, cioè le dinamiche che sono alla base dell’effetto umoristico di certe interazioni sociali.

Infatti, se è vero che l’effetto umoristico è dovuto all'improvvisa trasformazione di un contesto da minaccioso a rassicurante, i due contesti potrebbero essere caratterizzati il primo da una valutazione negativa, il secondo da una positiva, valutazioni in cui lo spettatore si identifica in qualche modo come valutato e/o come valutatore.

Il concetto di valutazione può essere anche una chiave per comprendere il conformismo, in quanto fenomeno di imitazione o riproduzione di valori. Intendo dire che un umano, preso atto del valore che gli altri attribuiscono a certi enti, tende a riconoscere tali valori come tali, e a farli propri, allo scopo di facilitare la propria integrazione sociale e la propria appartenenza ad una comunita, laddove una comunità è essenzialmente una collettività che condivide certi valori.

Per concludere, a mio avviso abbiamo tutto l’interesse a considerare consapevolmente, ovvero consciamente, le valutazioni nostre e quelle altrui, sia per correggerle e migliorarle, sia per capire quando è opportuno rivelarle e quando conviene evitare di farlo.

E allora, vedendo una foto, un film, uno spettacolo, o leggendo un libro, può essere utile chiedersi: quali valori? Quali valutatori? Quali valutazioni? Quali conseguenze delle valutazioni? Quali contrasti e quali affinità tra valutazioni di persone diverse?