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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Verità

177 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Sulla verità

La verità è un'altra.

È necessario conoscere la verità?

La verità è un'opzione.

Sull'estensione della verità

Ogni verità è parziale.

Verità e opinioni

La verità è un'opinione.

Arroganza e sincerità

La sincerità è arrogante.

Sincerità e ingenuità

Solo gli ingenui sono sinceri.

Verità vs. probabilità

Il probabile non è sempre vero.

Sincerità e coraggio

La sincerità richiede coraggio.

Fallibilità della ragione

La ragione non ha sempre ragione.

Verità e probabilità

Nessuna verità, solo probabilità.

Verità e scandalo

La verità è scandalosa e arrogante.

Verità come mezzo

La verità non è un fine, ma un mezzo.

Falsità e coesione sociale

Le falsità uniscono più delle verità.

Sulla nudità della verità

La verità è nuda, la falsità vestita.

Verità convenzionali

La verità è per i più solo una convenzione.

Paura della verità

La verità ci giudica. Per questo la temiamo.

Utilità della verità

Una verità che non serve a niente è inutile.

Quale verità?

Nessuno dice tutta la verità e solo la verità.

Il buono, il bello e il vero

Il buono, il bello e il vero raramente coincidono.

Sulla verità

La verità non è ciò che si dice, ma ciò che si fa.

Paura della verità

Dove la sincerità viene punita, la verità fa paura.

Verità noiose

Per molti le verità sono noiose, le falsità eccitanti.

Quanto c'è di vero?

Quanto c'è di vero nelle storie che ci hanno raccontato?

Domande sociali

Cosa dirò e cosa nasconderò alle persone che incontrerò?

Vero o falso?

È molto più facile capire cosa sia falso che cosa sia vero.

Verità incomplete

Presentare come completa una verità incompleta è una falsità.

Il tabù della verità

La verità è pericolosa. Per questo la falsità è così popolare.

Sulla realtà

Sento spesso il bisogno di sbattere la realtà in faccia alla gente.

Verità che offendono

Spesso, per non offendere, bisogna nascondere la verità.

Verità che offendono

È difficile parlare della natura umana senza che qualcuno si offenda.

Sopportare la verità

Pochi riescono a sopportare la verità sulla vita e sulla natura umana.

Verità parziali

 Ogni verità è solo un dettaglio di una verità più grande.


Verità e doppio vincolo

Doppio vincolo: se mi credi sei uno sciocco. Se non mi credi ti punisco.

Sui fatti

I fatti sono fatti anche se non ci piacciono, anche se ci contraddicono.

Verità e guerra

Chi cerca la verità ottiene la guerra, perché la verità ha tanti nemici.

False verità

Demistificare le false verità è più importante che conoscere quelle vere.

Verità e pazzia

La verità ci fa impazzire. La salute mentale si regge sulla mistificazione.

Verità irritante

La verità è irritante per chi vive nella menzogna e nell'autoinganno. 

Verità incredibile

Il vero e il falso sono mescolati così bene che la pura verità è incredibile.

La filosofia tra verità e falsità

Più che ad affermare verità, la filosofia dovrebbe servire a svelare falsità.

Verità e piacere

L'uomo tende a considerare vero ciò che gli piace, e falso ciò che non gli piace.

Chi non ama la verità?

Chi esprime la verità nuda e disinteressata non è amato da coloro che non la amano.

Frammenti di verità

Della verità conosciamo solo qualche frammento. È impossibile conoscerla interamente.

Verità e interessi

Se la verità non fosse manipolata dagli interessi, crederemmo tutti nelle stesse cose.

Fantasie e realtà

Immaginazioni, fantasie, credenze, sono realtà in quanto influenzano comportamenti reali.

Ragioni e punti di vista

Ognuno ha ragione dal suo punto di vista, e i punti di vista possono essere molto diversi.

Verità e condivisione

L'uomo non ha bisogno di verità, ma di condivisione di narrazioni, vere o false che siano.

Verità vs. interpretazioni

E' disonesto (se non stupido) far passare per verità o fatti ciò che è solo interpretazione.

Motivazioni e verità

Quando si tratta di spiegare le proprie motivazioni, non credo a nessuno, nemmeno a me stesso.

Verità da nascondere

L'uomo è lacerato dal conflitto tra il bisogno di conoscere la verità e quello di nasconderla.

Paura della verità

Il mondo è così falso anche perché molti hanno paura di dire la verità, e persino di conoscerla.

Dosaggio della verità

Troppa verità, tutta insieme, fa male a chi non vi è abituato. La verità va presa a piccole dosi.

Verità e complessità

Quanto più una verità è semplice tanto più è falsa. Ma anche una verità complessa può essere falsa.

Popolarità della falsità

La verità è molto più complessa e imbarazzante delle falsità. Per questo la falsità è più popolare.

Il problema della verità

Se la verità non creasse problemi, nessuno la nasconderebbe o la combatterebbe e nessuno mentirebbe.

Prostituzione e sincerità

Le persone che si prostituiscono sono le più sincere perché non mistificano i motivi del loro agire.

Sulla conoscenza della realtà

L’uomo non conosce la realtà reale, ma una realtà immaginaria.

Uguali e diversi

I più dicono "siamo uguali", i meno "siamo diversi". Entrambi hanno ragione e torto allo stesso tempo.

Menzogne condivise

Una menzogna condivisa e protetta dagli assalti della verità è un potente fattore di coesione sociale.

Realtà e raffigurazioni

Noi non vediamo la realtà, ma mappe e raffigurazioni di parti della realtà disegnate dai nostri sensi.

La formula della verità

La cosiddetta verità è una variabile dipendente, funzione del punto di vista, del contesto, e dei fini.

L'inizio della verità

Nessun politico dirà mai ai suoi elettori "Quanto siete stupidi!". Eppure sarebbe l'inizio della verità.

Discutere per prevalere

Molte discussioni sono gare a chi la sa più lunga, ovvero a chi è più meritevole di onori e di autorità.

Certezze della filosofia

Noi speriamo che la filosofia ci dia delle certezze; invece, a parer mio, la buona filosofia ce le toglie.

Quanto è importante la verità?

Per un essere umano molto umano l'amore, l'amicizia e/o il successo sono molto più importanti della verità.

Paura della verità

La verità spaventa chi è stato ingannato sin dalla nascita e da allora propaga gli inganni su cui si è formato.

Mentire inconsciamente

Se dobbiamo mentire, meglio farlo consciamente che inconsciamente. Nel secondo caso mentiamo anche a noi stessi.

Frammenti di verità

Noi umani non siamo interessati alla verità generale, ma a frammenti di verità da cui trarre qualche vantaggio.

Conoscenze di seconda mano.

Ciò che crediamo di sapere è quasi tutto di seconda mano, cioè è ciò che qualcun altro dice, non la verità in sé.

Verità e falsità

Ogni cultura è un miscuglio di verità e falsità. Il nostro compito è quello di distinguere le prime dalle seconde.

Ragione e popolarità

Il grado di validità e ragionevolezza di una opinione non è correlato con la quantità di persone che la condividono.

Sulla difesa della verità

Più che difendere certe verità, l'uomo cerca di difendere la propria reputazione di persona intelligente e sapiente.

Pazzia e verità

I pazzi conclamati hanno il privilegio di poter dire ciò che pensano senza paura di essere presi per pazzi o malvagi.

False verità che nascondono quelle vere

Quante falsità e sciocchezze si dicono per negare e nascondere l'ignoranza, l'egoismo, la sopraffazione e la violenza!

Verità e falsità

Spesso quello che chiamiamo falsità non è altro che una verità incompleta, insufficiente, inefficace, insoddisfacente.

Verità come ipotesi

La cosiddetta verità è solo un'ipotesi non ancora smentita dai fatti, che vale solo in certi casi e a certe condizioni.

Sulla popolarità di certe persone

Il fatto che una persona sia amata, stimata e creduta da milioni di persone non dimostra che ciò che essa dice sia vero.

Come raccontiamo i fatti

Ognuno racconta i fatti in modo tale che la propria figura risulti buona e giusta.

Felicità e verità

"La felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno." (Dal film "8 e mezzo" di Federico Fellini)

Sulla verità dell'esperienza

L'esperienza è sempre vera, reale, autentica, anche se la sua spiegazione può essere falsa e irreale, come spesso avviene.

Sull'immagine sociale di ogni individuo

Ognuno cerca di dare agli altri una certa immagine di sé e delle proprie intenzioni, che corrisponde più o meno alla verità.

Percezione vs. realtà

Ciò che percepiamo, sentiamo, vediamo, ricordiamo sono costruzioni della nostra mente più o meno corrispondenti alla realtà.

Il bello, il buono e il vero

Quand'ero bambino credevo che il bello, il buono e il vero fossero la stessa cosa. Da adulto ho capito che sono qualità indipendenti.

Per chi e perché

La questione non è se una certa cosa sia buona o cattiva, bella o brutta, vera o falsa, giusta o sbagliata, ma per chi e perché lo sia.

Sulla realtà dei sentimenti

Solo il piacere e il dolore sono certamente reali (anche quando sono causati da entità immaginarie). Tutto il resto può essere illusorio.

Verità e piacere

Noi umani tendiamo a credere vere le narrazioni che suscitano in noi emozioni piacevoli, e false quelle che suscitano in noi emozioni dolorose.

Verità e razionalizzazione

Quando sento qualcuno parlare io so che ciò che dice non è la verità, ma la razionalizzazione di una verità. Lo stesso vale per ciò che io penso e che dico.

Lo sconforto della verità

Noi umani crediamo in ciò che ci conforta. Che sia vero o falso ci interessa poco. Invece per gli oltreumani la verità è più importante del conforto momentaneo.

Frammenti di verità

La verità è così vasta e complessa che è impossibile vederla tutta e in tutte le sue relazioni. Ognuno ne vede solo qualche frammento, chi più, chi meno.


Benessere e verità

Il fatto che un certo discorso ti dia piacere, ti affascini, ti rassereni, ti rassicuri, ti consoli, ti dia speranza, non significa che ciò che afferma sia vero.

Felicità e verità

La felicità è più importante della verità.

La falsità rende parzialmente felici alcuni e infelici altri. Perciò la società è così falsa e infelice.

Come se fosse vero

Io non so quanto ciò che scrivo sia vero. Mi basterebbe la conferma che, agendo come se fosse vero, un essere umano sarebbe mediamente più soddisfatto che altrimenti.

Filosofia vs. psicologia

Il filosofo studia ciò che appare, lo psicologo ciò che è nascosto, il filosofo cerca le verità, lo psicologo le falsità, specialmente quelle involontarie e inconsapevoli.

Avvocati di se stessi

Molto spesso, quando due persone discutono, è come se a discutere fossero i loro avvocati, il cui mestiere e scopo è solo quello di dimostrare il torto della parte avversa.

Complessità e verità

Il mondo è troppo complesso per poterlo gestire razionalmente senza semplificarlo. Ma ogni semplificazione costituisce un'alterazione, ovvero un allontanamento dalla verità.

Sulla sincerità

Le persone avvedute non dicono quello che pensano veramente, solo i pazzi e gli sprovveduti lo fanno. Per questo c'è più realtà in molti romanzi che nelle normali conversazioni.

Verità e saggezza

La verità oggettiva esiste ma è inconoscibile. L'arte di vivere (ovvero la saggezza) consiste dunque nella capacità di conciliare la propria verità soggettiva con quelle altrui.

Verità e interessi

La rivelazione di una verità può essere più o meno conveniente per qualcuno. Per questo ci sono persone che cercano di occultare certe verità e persone che cercano di rivelarle.

Filosofia e verità

La filosofia è la ricerca della verità, ma non di verità qualunque, bensì di quelle verità che giustificnao e nobilitano il pensiero e il comportamento del filosofo e dei suoi amici.

Pazzia e verità

I pazzi conclamati hanno il grande vantaggio di poter dire ciò che pensano degli altri senza nascondere nulla e senza fingere. E' un lusso che i sani di mente non possono permettersi.

Verità e bontà

Verità non coincide con bontà. Una verità è buona se ci aiuta a risovere i nostri problemi (specialmente per qunto riguarda i rapporti con gli altri), cattiva se è sfavorevole in tal senso.

Sulla verità

La verità non è scritta da nessuna parte è non è nella testa di nessuno. Ogni teoria, ogni opinione, è il tentativo, più o meno riuscito, di descrivere una delle infinite facce della realtà.

Opinioni vs. realtà

Ognuno vede solo gli elementi della realtà che confermano le proprie opinioni, le quali sono sempre più semplici della realtà stessa. L'errore sta nel credere completa una visione incompleta.

Comunità e requisiti di partecipazione

Ogni comunità ha i suoi riti e rituali di appartenenza, i suoi giochi di status, le sue verità, la sua etica e la sua estetica. Possiamo chiamare tutte queste cose requisiti di partecipazione.

Quelli che negano le verità

A volte neghiamo la verità di una affermazione non perché essa sia falsa, ma perché viene usata dal nostro interlocutore per supportare una visione del mondo, o di una certa realtà, che ci disturba.

Modi di leggere notizie

Ci sono almeno due modi di leggere una notizia: (1) acquisire le informazioni che essa contiene ritenendole vere e utili, e (2) farsi domande sull'attendibilità e sull'utilità delle informazioni, e sugli interessi che esse favoriscono.

Sulla ricerca della verità

La ricerca della verità non è un obiettivo prioritario dell'uomo. Infatti l'uomo cerca la verità non per la verità in sé, ma cerca quelle verità che possono essergli utili per risolvere problemi, per competere, o per ottenere prestigio.

Verità spietata

Un proverbio dice che "il medico pietoso fa la piaga puzzolente". Lo stesso si potrebbe dire del filosofo e dello scienziato in cerca della verità, perché questa non ha nulla a che vedere con la pietà, né con la bontà, né con la bellezza.

L'animale più stupido e malvagio

L'uomo è l'animale più stupido e malvagio, specialmente quando è organizzato in società, in quanto crede nelle cose più assurde e teme le verità che lo riguardano. Oggi in Nigeria un uomo è stato condannato a 24 anni di reclusione per blasfemia.

Falsità ovunque

Siamo circondati, sommersi da falsità, a cominciare dalla pubblicità commerciale, dalla propaganda politica, dal proselitismo religioso e dalle opinioni delle masse amplificate dai social media. È difficile difendersi da tante falsità senza isolarsi.

Come stanno veramente le cose

È meglio sapere come stanno veramente le cose o come tutti pensano che le cose stiano?

E sapendo entrambe le cose, e vedendo che ci sono grandi differenze tra le due, cosa conviene fare? Informare gli altri di tali differenze o tenerle per sé?

Arroganza dei libri sacri

A mio avviso, i libri sacri di ogni religione sono arroganti in quanto hanno la presunzione di onniscienza e di verità certa. Fortunatamente la maggior parte dei loro credenti non li prende alla lettera, non è sicura di averli capiti e non li legge interamente.

Sulla verità assoluta

La ricerca della verità assoluta (cioè non relativa) è pericolosa, perché presuppone che essa sia uguale per tutti, che nessuno abbia il diritto di negarla o rifiutarla, e che chi la nega è intellettualmente inferiore. È la base di ogni dittatura politica e culturale.

Narrazioni che uniscono

Yuval Harari ci insegna che, da sempre, ciò che unisce gli umani e permette l'organizzazione sociale è la condivisione, non di verità, ma di narrazioni, indipendentemente dal loro grado di verità. Anzi, si è visto in molti casi che le falsità uniscono più delle verità.

Sulla ricerca della cosiddetta Verità

Finché la ricerca della cosiddetta Verità è un fatto privato che non coinvolge il prossimo, non ci vedo problemi. Quando invece qualcuno cerca di convincere altre persone a credere in una certa Verità, ci vedo un dissimulato tentativo di dominazione dell'uomo sull'uomo.

Mente paradossale

La mente umana è così complessa, fragile e piena di lacune che, per evitare di affrontare verità dolorose, riesce perfino a trovare il bene nel male e il male nel bene, a vedere l'invisibile e a non vedere il visibile, ad avere certezza dell'incerto e incertezza del certo.

Falsità condivise vs. verità isolate

Politicamente, la destra è più unita della sinistra, e questo dà alla prima un netto vantaggio sulla seconda, indipendentemente dalla qualità delle rispettive posizioni. Infatti, per le masse, una falsità condivisa è molto più credibile e influente di tante verità isolate.

Non criticare ciò che non capisci

Non è lecito criticare una cosa che non si capisce, ma è lecito (e appropriato) dire che non la si capisce. Anche perché il motivo per cui non si capisce una cosa è che non si è abbastanza intelligenti e istruiti oppure perché essa è intrinsecamente confusa, assurda o falsa.

La paura che il rivale abbia ragione

Alcuni di coloro che criticano ciò che dico, in realtà, inconsciamente, mi stimano a un punto tale che temono che io abbia ragione e che le mie idee siamo apprezzate da altri, cosa che sconvolgerebbe le loro esistenze. Altrimenti non sprecherebbero il loro tempo a criticarmi.

Verità e moralità

La verità è indipendente dalla moralità, nel senso che una persona buona può dire anche falsità così come una persona cattiva può dire anche verità. Per questo anche le persone cattive meritano di essere ascoltate e di ciò che dicono le persone buone è consigliabile diffidare.

Scienza e verità

Ciò che dice un singolo scienziato può essere più o meno vero, ma ciò che dice la maggioranza degli scienziati è molto probabilmente vero. D'altra parte, la probabilità che la maggior parte degli scienziati dicano falsità è molto più bassa della probabilità che le dica un amico.

Giudizi generali

Noi tendiamo a pensare che se una persona ha detto alcune cose vere e importanti, tutto ciò che quella persona dice sia vero e importante, e viceversa, se una persona ha detto alcune cose false o non importanti, tendiamo a pensare che tutto ciò che essa dice sia falso o non importante.

Vero e falso

Le menti più semplici tendono ad affrontare le questioni in termini alternativi ed esclusivi, cioè a pensare che una certa idea è vera o è falsa, mentre le menti più complesse accettano il fatto che un’idea possa essere vera e falsa, cioè vera in certi casi o contesti, e falsa in altri.

Falsità affermative vs. falsità riduttive

Ci sono due tipi di falsità: quelle che affermano l'esistenza di qualcosa che non esiste, o l'inesistenza di qualcosa che esiste, e quelle che considerano una parte della realtà affermando che sia la sola rilevante, ignorando o nascondendo altre parti che contraddicono le loro affermazioni.

Falsità affermative vs falsità riduttive

Ci sono due tipi di falsità: (1) quelle che affermano l'esistenza di qualcosa che non esiste o l'inesistenza di qualcosa che esiste, e (2) quelle che prendono in considerazione una parte della realtà affermando che sia la sola rilevante, ignorando o nascondendo altre parti che la contraddicono.

Importanza del non detto

Nell'interazione tra due persone il non detto è spesso più importante del detto. Infatti siano abituati ad autocensurare ciò che pensiamo dei nostri interlocutori, specialmente quando il nostro giudizio è sfavorevole, per evitare reazioni ostili. Un'interazione aperta e sincera tra due umani è rarissima.

Sulla verità

La verità consiste nella capacità di prevedere cosa avverrà a certi oggetti in certe condizioni. Per esempio, se io prevedo che lasciando libero un corpo, questo cade verso il basso, lo lascio libero e questo cade effettivamente verso il basso, il fatto che sia caduto come previsto significa che la mia previsione era vera.

Sulla percezione della realtà

La percezione della realtà è il risultato di inquadrature, filtri e trasformazioni di informazioni, come avviene nella fotografia. In tal senso una fotografia è una falsa (oltre che ridotta) riproduzione della realtà. A maggior ragione è falsa la nostra percezione. Spesso consiste in "fotografie" ritoccate e in fotomontaggi.

Di chi fidarsi?

Da quando siamo nati, innumerevoli persone, direttamente o indirettamente, ci dicono ciò che è vero, ciò che e buono, ciò che e bello e i loro contrari, e ci danno consigli e raccomandazioni, spesso contrastanti. A chi credere? Con quale metodo possiamo distinguere il vero dal falso, l'utile dall'inutile, il benefico dal nocivo?

Quando una verità è insopportabile

Quando scrivo certe cose sulla natura umana, certe persone non possono tollerare che ciò che dico sia vero, perché in tal caso il loro comportamento e/o la loro salute mentale sarebbero implicitamente messi in discussione e questo per loro è intollerabile. Per questo quelle persone cercano in tutti i modi di dimostrare che ciò che dico sia falso.

A proposito di post-verità e fake news

"Le masse non hanno mai conosciuto la sete della verità. Hanno bisogno di illusioni e a queste non possono rinunciare. L’irreale ha costantemente in esse la precedenza sul reale, soggiacciono all’influsso di ciò che non è vero quasi altrettanto che a quello di ciò che è vero. Hanno l’evidente tendenza a non fare alcuna distinzione tra i due." [S. Freud]

Verità vs. soddisfazione

A differenza dell scienze naturali, dove la ricerca del vero è essenziale, nelle scienze umane e sociali quello che conta non è la verità, ma l'effetto delle idee sui sentimenti, ovvero sulla soddisfazione dei bisogni umani. Pertanto diffido dei filosofi che proclamano verità, mentre apprezzo quelli che parlano di sentimenti, bisogni e strategie per soddisfarli.

Verità vs. attrazione

Se uno scrive un testo, quello che conta non è quanto ciò che scrive sia vero o utile, ma quanto esso sia attraente o repellente per chi lo legge.

Infatti l'uomo non cerca tanto la verità o l'utilità razionale, quanto il piacere e l'evitamento del dolore, per cui egli va verso ciò che lo attrae e si allontana da, o cerca distruggere, ciò che lo repelle.

Pregiudizi e interpretazioni

Se partiamo dal pregiudizio che una certa persona sia buona, siamo inclini ad interpretare tutto ciò che essa dice in senso benigno e, viceversa, se pensiamo che una persona sia cattiva, tendiamo ad interpretare in senso maligno tutto ciò che essa dice. E' ciò che avviene, per esempio, nelle religioni, dove si parte dal pregiudizio che le sacre scritture siano buone e vere.

Conoscenze positive vs. negative

Ci sono due tipi di conoscenze: positive e negative. Le prime riguardano ciò che è vero, le seconde le false conoscenze, cioè il sapere che certe cose che certe persone affermano, è falso. Le false conoscenze sono nocive nella misura in cui ci danno false idee (o mappe) della realtà, e di conseguenza ci inducono a fare false previsioni del futuro, e a comportarci in modi per noi svantaggiosi.

Religione e benessere

Se ad un umano fa bene credere in una certa narrazione che riguarda il suo passato e il suo futuro ultraterreno, questo benessere costituisce per lui la prova che quella narrazione è vera. Non sente il bisogno di "falsificarla" perché se ci riuscisse perderebbe quel benessere. Questo mio stesso pensiero è malvagio perché se fosse preso in considerazione priverebbe tante persone di quel benessere.

Mappa cognitivo-emotiva vs. realtà

La mappa cognitivo emotiva di un essere umano è un modello semplificato e parziale della realtà del tutto personale e finalizzato alla soddisfazione dei propri bisogni, i quali sono tributari di quelli della propria specie. Non c'è, a priori, alcuna esigenza di verità o di corrispondenza della mappa con la realtà. Infatti la verità viene perseguita nella misura in cui essa è utile all'interessato, e raccontata a suo favore.

Sul dubbio sistematico

È bene dubitare di tutto. Lo hanno detto fior di filosofi (tra cui Cartesio, che però se ne dimenticava spesso). Tuttavia nella vita dobbiamo continuamente prendere decisioni e fare scelte, e il dubbio sistematico è paralizzante. Allora scegliamo ciò che ci sembra probabilisticamente, plausibilmente più vero, più buono, più bello, più giusto, più produttivo. In qualche modo ci dobbiamo orientare se non vogliamo stare fermi.

Frammenti di verità

La verità che possiamo capire è sempre parziale, un frammento della verità totale che la nostra mente non è in grado di afferrare per intero. La mente costruisce e usa mappe della realtà, e una mappa non è il territorio che rappresenta. La mappa "segna" solo acuni aspetti del territorio facendone astrazione. Continuiamo dunque a cercare "la" verità, ma senza illuderci di trovare altro che frammenti di essa, che ognuno completa con la sua fantasia.

La cosa più importante

La cosa più importante per un animale sociale come l'uomo non è la conoscenza della verità scientifica, filosofica o religiosa, ma la capacità di interagire utilmente con un sufficiente numero di persone, perché da ciò dipende la sua sopravvivenza e la soddisfazione dei suoi bisogni e desideri. Tale capacità si apprende euristicamente attraverso tentativi ed errori, l'educazione, la cultura e, in qualche raro caso, la conoscenza teorica della natura umana.

Di cosa ha bisogno l'uomo

Di cosa ha bisogno l'uomo? Dopo la sopravvivenza, il sostentamento e la cooperazione con gli altri, l'uomo ha bisogno di chiarezza, di demistificazione degli inganni, degli autoinganni e degli imbrogli (causati e sostenuti da altri umani imbrogliati e imbroglioni), di distinzione delle confusioni, di conoscenza delle vere motivazioni dell'agire umano e di comprensione di ciò che più importa per il proprio benessere psicofisico.

Indifferenza della verità

Per i credenti in una religione, mitologia o narrazione non importa se ciò in cui credono sia vero, ma che ciò in cui credono costituisca un legame comunitario. Quando gli antichi sacrificavano animali sugli altari, non penso che tutti credessero che quei sacrifici servissero realmente a propiziare gli dei, e probabilmente molti non credevano nemmeno agli stessi dei. Ma non mancavano di sacrificare i loro animali come dimostrazione di appartenenza alla loro comunità.

Sulla manifestazione dei propri pensieri e sentimenti

Il comportamento più o meno favorevole di una persona A verso una persona B dipende da come A giudica B e da come A si sente giudicata da B. Il giudizio, che è sempre razionale ed emotivo allo stesso tempo, non riguarda solo le azioni volontarie, ma anche quelle involontarie (reali e presunte), i pensieri, le emozioni, e i sentimenti (reali e presunti). Per questo può essere sconveniente manifestare sinceramente i propri pensieri, i propri sentimenti e le proprie emozioni.

Sulla verità

Prendiamo due elettori americani, uno pro Trump e uno pro Clinton, ognuno pensa che l'altro sia stupido e/o cattivo e/o ignorante perché vota per il candidato sbagliato. Qual'è la verità? Uno dei due ha ragione? Hanno entrambi ragione? Hanno entrambi torto? È possibile stabilire chi abbia più ragione? Esiste una verità in tale contesto? Ognuno pensa di essere nel vero, ma se la verità non esiste sbagliano entrambi. Oppure la verità esiste, e uno dei due pensa il vero, ma nessuno può saperlo. Come stanno veramente le cose?

Abbiamo bisogno della verità?

Secondo me non abbiamo bisogno della verità oggettiva (altrimenti la società sarebbe perfetta) ma di una verità che soddisfi i nostri bisogni, una verità "aggiustata", a noi favorevole, coerente con i nostri schemi mentali. Amiamo la verità solo nella misura in cui ci aiuta a sopravvivere, a vincere i nostri nemici e a soddisfare i nostri bisogni, in particolare quello di essere accettati, rispettati e amati dagli altri. Tutto ciò che va in direzione opposta, che ci fa star male, lo neghiamo, non lo vediamo, lo mistifichiamo.

Razionalizzare

Per razionalizzare non s'intende ragionare o pensare in modo razionale, ma rendere forzatamente e in modo mistificato "razionale" ciò che non lo è, ovvero spiegare un certo comportamento in modo che la spiegazione (o motivazione dichiarata) sia accettabile, politicamente corretta, nascondendone e dissimulandone (consciamente o inconsciamente) i veri motivi, meno nobili e meno razionali. In tal senso si tratta di una pratica molto diffusa, che ci riguarda tutti. Chi non razionalizza il proprio comportamento scagli la prima pietra.

Ragione e torto

Può succedere che due persone con idee diverse abbiano entrambe ragione e/o entrambe torto. Infatti, ragione e torto dipendono dal contesto o paradigma di riferimento. Due persone che comunicano sulla base di contesti o paradigmi diversi, o più semplicemente con punti di vista diversi, possono avere entrambe ragione (rispetto ai propri punti di vista, contesti e paradigmi) anche se dicono cose opposte. E' il contesto che dà significato al testo. Senza un contesto di riferimento qualsiasi affermazione non significa alcunché.

Sull'esistenza/inesistenza di Dio

Non si può dimostrare l'inesistenza di qualcosa che non esiste. Per esempio, nessuno può dimostrare che in qualche parte dell’universo non esista un asino volante. È invece possibile dimostrare l’esistenza di qualcosa.

Tuttavia, per dimostrare l’esistenza di una cosa occorre prima definire la cosa stessa, cioè le sue proprietà e le sue interazioni (verificabili) con il resto del mondo.

Nel caso di Dio, non ha senso parlare della sua esistenza o inesistenza dato che non esiste una sua definizione condivisa e verificabile.

Sulla ricerca della Verità

La ricerca della Verità (con la v maiuscola, da intendersi come verità assoluta, universale, eterna) è a mio avviso nociva sia quando qualcuno in buona o cattiva fede asserisce di averla trovata e la descrive per manipolare le menti degli ingenui a fini di potere, sia quando distoglie chi la cerca dall'affrontare i problemi pratici, concreti e dolorosi della convivenza, della cooperazione, della competizione tra umani, della morale, dove si possono raggiungere certe verità (con la v minuscola) utili alla soluzione di problemi, e dove si può progredire.

Diritti, falsità, sciocchezze e irrilevanze

Al di fuori dei contesti giuridici, abbiamo tutti il diritto di dire falsità oltre che sciocchezze e cose irrilevanti.

Allo stesso tempo, in tutti gli altri contesti, abbiamo tutti il diritto di dichiarare falso, sciocco o irrilevante ciò che qualcuno dice, anche se corrisponde a verità ed è importante.

Di conseguenza, non abbiamo il diritto di adirarci e di reagire in modo aggressivo o offensivo verso chi dichiara che ciò che diciamo è falso, sciocco o irrilevante anche se siamo sicuri del contrario.



Come le cose sono e come pensiamo che siano

È da presuntuosi dire che certe cose “sono” così o cosà. Dovremmo piuttosto dire che noi vediamo certe cose in certi modi, e che “pensiamo” che siano così o cosà.

Infatti il pensiero è solo un’interpretazione e una sintesi soggettiva della realtà, anche se tale interpretazione e sintesi  può essere condivisa da un certo numero di persone.

A ciò va aggiunto il fatto che la realtà è infinitamente più grande e complessa di quanto possiamo immaginare e pensare.

Abuso di verità parziali

Un errore molto comune che tutti facciamo è quello di prendere una piccola verità, o una verità parziale, e di gonfiarne l'importanza al punto tale da considerarla l'unica causa di un fenomeno complesso, ignorando il fatto che la complessità di un fenomeno o di un problema, è dovuta alla molteplicità dei suoi aspetti e delle sue cause. E' così che una piccola verità si trasforma in una grande menzogna, per esempio, quando si tratta di determinare le cause di problemi sociali e psicologici, i quali vengono erroneamente semplificati in misura proporzianale all'ignoranza che si ha su di essi.

Governati da algoritmi di valutazione

Siamo governati da algoritmi biologici autoapprendenti che valutano e prevedono (inconsciamente e automaticamente), per ogni ipotesi di azione, relazione, evento e cognizione, aspetti quali: piacere, dolore, costi, benefici, fattibilità, valenza sociale, probabilità, necessità ecc.

In altre parole, questi algoritmi calcolano costantemente valori, potenzialità, poteri e doveri relativamente ad ogni forma o idea oggetto della nostra attenzione o considerazione.

Le nostre scelte, decisioni, motivazioni, risposte e azioni (conscie e inconscie, volontarie e involontarie) dipendono dai risultati di tali calcoli.

Il miraggio della verità e i limiti della narrazione

La verità non esiste. Esistono invece narrazioni individuali e parziali della realtà, più o meno dimostrabili e più o meno credibili. D'altra parte la realtà e la sua narrazione sono cose molto diverse. Infatti una narrazione scompone arbitrariamente la realtà in parti nello spazio e nel tempo e descrive alcune delle parti e le loro sostanze e relazioni apparenti usando un proprio vocabolario e in base alle proprie esperienze. Perciò una narrazione è sempre arbitraria, soggettiva, parziale e legata ad un particolare linguaggio e a particolari esperienze. Tuttavia un gruppo di umani possono condividere una certa narrazione della realtà illudendosi che ciò in cui credono sia vero.

La meta e il cammino - Cercare insieme

Qualunque ricerca, anche la ricerca di qualcosa che non esiste, può essere piacevole e rassicurante se fatta insieme con altre persone, oppure se infonde il coraggio e l'entusiasmo della speranza.

Questo è, a mio avviso, il senso della massima che dice che il cammino è più importante della meta. Infatti per molti la meta non è affatto importante, lo è solo il cammino, specialmente se fatto insieme con altri.

La meta può essere solo un pretesto per cercare insieme, per interagire socialmente. Per questo chi cerca la cosiddetta Verità spera più che alro di trovare compagni di ricerca.

Perché si discute?

Si discute per stabilire una gerarchia della verità, ovvero chi, tra coloro che discutono, sia più in alto o più in basso in una scala gerarchica che afferma il potere politico, e di conseguenza economico, di coloro che sono più vicini alla verità. In altre parole, ognuno cerca di giustificare il proprio potere e i propri privilegi con il possesso di una maggiore verità rispetto ai sottoposti o "inferiori".

E' infatti di fondamentale importanza dimostrare, attraverso la discussione, di essere dalla parte della verità e della ragione più di quanto lo siano quelli che vorrebbero mettere in discussione il nostro potere, ovvero la nostra autorità, autorevolezza o i nostri privilegi basati su una presunta migliore conoscenza della verità.

Il grande inganno

Non è vero che cerchiamo la verità e la giustizia, come crediamo e vorremmo far credere. In realtà cerchiamo di soddisfare i nostri bisogni e desideri anche al costo di essere falsi e ingiusti. L'uomo ha bisogno di essere amato, rispettato, accolto, protetto, aiutato, accudito, servito, ma non ha bisogno di amare, rispettare, accogliere, proteggere, aiutare, accudire, servire. Ha bisogno di diritti, non di doveri, di dominare, non di essere dominato, della propria libertà, non di quella altrui, di usare gli altri, non di essere usato da loro. Ma queste verità sono nascoste, mistificate, dissimulate a noi e agli altri. Siamo infatti molto più egoisti di quanto siamo disposti ad ammettere. Perciò, se vogliamo essere meno egoisti e più rispettosi dei bisogni e dei desideri altrui, dobbiamo prima di tutto capire e riconoscere la vera misura del nostro egoismo, e non sentirci assolti solo perché qualcuno è più egoista di noi.

Ragione vs. ragionare

Molte persone, con i loro ragionamenti, sopravvalutano la "ragione" considerandola un mezzo per arrivare alla Verità. In realtà la Verità non esiste che nella mente delle persone, come pure le verità plurali e con la v minuscola.

Lo stesso è vero per qualunque astrazione. Infatti esistono realmente solo cose concrete. Le astrazioni sono costruzioni mentali che ci servono (e in tal senso sono utili) per applicare delle logiche, per regolare il nostro comportamento e le nostre interazioni sociali, e per prevedere il futuro.

La "ragione", in quanto astrazione, non esiste, esiste il ragionare, che è un processo mentale che serve a giustificare, a spiegare, a "dare un senso" a ciò che accade fuori e dentro di noi.

Ma tale senso è sempre soggettivo se si ragiona di fenomeni non replicabili a volontà.

Insomma, tanti discorsi sulla Verità o sulla realtà sono astrazioni di comodo che servono a giustificare i propri pensieri, i propri sentimenti e i propri comportamenti e non comportamenti.

La solitudine del saggio

I saggi sono condannati alla solitudine perché sono rari, e gli stolti, che costituiscono la stragrande maggioranza della gente, vedono i saggi come strani, noiosi, provocatori, utopisti, esigenti, giudicanti, pignoli, rigorosi, austeri, presuntuosi, arroganti ecc.

Gli stolti amano gli umili, ma non i saggi. I saggi, infatti non sono umili, anche se sanno che conviene sembrarlo per essere accettati e amati.

Gli stolti si guardano bene dal diventare saggi perché per loro è meglio sbagliare insieme che avere ragione da soli. Perciò se appartenete a quel piccolo numero di persone che cercano di capire la natura umana, non fatevi illusioni: più la capirete e più sarete soli.

Gli stolti amano la falsa saggezza, quella dei ciarlatani (accademici e non), inutile, illusoria e spesso dannosa, ma facile da condividere. Perché per l'uomo ciò che conta non è la verità, ma la condivisione, fosse anche la condivisione di falsità. La verità è molto più complessa e imbarazzante delle falsità; per questo la falsità è più popolare.

The 10 Commandments of Logic


  1. Thou shalt not attack the person’s character, but the argument. (Ad Hominen fallacy)

  2. Thou shalt not misrepresent or exaggerate a person’s argument in order to make them easier to attack. (Straw Man fallacy)

  3. Thou shalt not use small numbers to represent the whole. (Hasty Generalization fallacy)

  4. Thou shalt not argue thy position by assuming one of its premises is true. (Begging the Question fallacy)

  5. Thou shalt not claim that because something occurred before that it must be the cause. (Post Hoc/False Cause fallacy)

  6. Thou shalt not reduce the argument down to two possibilities. (False Dichotomy fallacy)

  7. Thou shalt not argue that because of our ignorance the claim must be true or false. (Ad Ignoratum fallacy)

  8. Thou shalt not lay the burden of proof onto the person who is questioning the claim. (Burden of Proof Reversal fallacy)

  9. Thou shalt not assume that “this” follows from “that” when there is no logical connection. (Non Sequitur fallacy)

  10. Thou shalt not claim that because a premise is popular that it must be true. (Bandwagon fallacy),


Amore per la verità vs. amor proprio

Io sospetto che dietro l'amore per la verità si nasconda l'amor proprio, cioè il timore di essere disprezzati da chi ha idee contrarie alle nostre. Questo amor proprio è alla base dei conflitti che si celano dietro apparenti dialettiche. Infatti è difficile, per una persona non disprezzare coloro che lo disprezzano, anche se il disprezzo altrui è solo presunto.

Intendo dire che noi ci "aspettiamo" di essere disprezzati da coloro che disprezzano le nostre idee. Non ci sarebbe nessun problema a credere a qualunque cosa, anche le più assurde, purché non si cerchi di imporre agli altri le proprie idee e non si faccia proselitismo. Il problema più rilevante è a mio avviso l'amor proprio offeso. Insomma è una questione emotiva più che cognitiva.   

L'amor proprio è la difesa della propria dignità sociale, in senso intellettuale e morale. La dialettica può essere un mezzo come altri per attuare tale difesa. Dopo la sopravvivenza, la dignità sociale è per l'uomo la cosa più importante, perché senza quella rischia l'isolamento, e quindi la morte civile e poi quella fisica. L'inconscio lavora per difendere la dignità sociale della persona.

Ciò che più conta nei rapporti umani

Una delle cose più importanti per un essere umano, ovvero un suo bisogno fondamentale, è quello di evitare di essere oggetto di giudizi negativi da parte degli altri, sia sul piano morale che su quello intellettuale.

Ne consegue che qualunque idea che possa direttamente o indirettamente mettere in discussione il carattere morale e intellettuale di una persona, o discordare con la sua visione del mondo, viene da quella persona consciamente o inconsciamente osteggiata a priori e in blocco, sia a livello cognitivo che emotivo, in modi che vanno dall'antipatia all'accusa di incompetenza, a quella di arroganza, alla ricerca di difetti caratteriali nell'interlocutore, fino alla reazione aggressiva.

Ciò significa che per interagire in modo cooperativo e non violento con una persona occorre evitare di esprimere idee contrastanti (direttamente o indirettamente) con la sua visione del mondo.

Infatti, all'uomo non interessa la verità in assoluto, ma solo gli elementi di verità compatibili con la propria autostima, ovvero da cui si evince che la loro personalità è buona e giusta e quindi degna di stima. Tale interesse guida le persone nella scelta degli autori da leggere o non leggere, e delle persone da frequentare o ignorare.

Sul pensiero critico

Pensare criticamente significa tenere presente che ciò che gli altri dicono potrebbe essere totalmente o parzialmente falso, e ciò che gli altri producono, e il modo in cui si comportano, potrebbe essere pericoloso, o svantaggioso per qualcuno.

Pensare criticamente significa verificare, mettere alla prova ogni discorso e ogni comportamento, per vedere dove porta, quali conseguenze potrebbe avere, sia da un punto di vista logico che pratico.

Pensare criticamente significa essere consapevoli del fatto che anche le cose che a prima vista appaiono buone possono avere aspetti cattivi e, viceversa, che anche le cose cha aprima vista appaiono cattive possono avere aspetti buoni.

Pensare criticamente significa essere consapevoli che non esistono verità assolute, ma solo relative, e che è bene diffidare delle affermazioni assolute e non contestualizzate.

Pensare criticamente significa evitare di illudersi e di farsi illudere, anche quando le illusioni sono piacevoli.

Pensare criticamente significa valutare e giudicare le cose, le azioni, le persone, col senso della misura, perché nulla, nessuno, è totalmente buono o totalmente cattivo.

Guai a chi sveglia i bambini!

Il messaggio cristiano è minacciosamente chiaro: dobbiamo essere ingenui come bambini, e guai a chi cerca di svegliarci! Illuminare la mente delle persone è scandalo, e dare scandalo è la cosa più grave che un uomo possa fare, punibile con il fuoco eterno. La verità è scandalosa!

"In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco." [Matteo, 18/1-9]

Verità pericolose

Una verità che riguarda uno o più esseri umani particolari può essere pericolosa sia per le persone affette da essa, sia per i suoi portatori. Il pericolo è dovuto al fatto che una certa verità può contenere implicitamente o esplicitamente un giudizio di valore, o esporre fatti che possono dar luogo a giudizi di valore, i quali possono essere più o meno favorevoli a certe persone.

Una persona affetta da un giudizio di valore negativo risultante da una certa verità sfavorevole può reagire in modo più o meno ostile nei confronti di chi è portatore di quella verità, oppure può negarla diffamandone in tal modo i portatori come ignoranti o bugiardi.

Tutto ciò avviene immancabilmente quando si parla di natura umana. Infatti, descrivendo il funzionamento dell’uomo, cioè le “vere” motivazioni del suo comportamento, è difficile che qualcuno non si senta giudicato “difettoso” o “inferiore” in qualche modo, dato che la società umana è ancora oggi in una situazione miserabile per “colpa” (ovvero per malvagità e/o incapacità) della maggioranza dei suoi membri.

Bisogna pertanto essere molto cauti nella narrazione di verità che riguardano la natura umana, perché più è vero e completo ciò che viene detto sull’uomo in generale, più persone saranno implicitamente giudicate e considerate responsabili dei mali della società.

Per questo motivo così poche persone sono interessate allo studio della natura umana.

Cosa dice il Catechismo sulla fede

Questo brano del Catechismo della Chiesa Cattolica, tuttora ufficialmente in vigore, la dice lunga sull'essenza della religione cattolica.

La nostra vita morale trova la sua sorgente nella fede in Dio che ci rivela il suo amore. San Paolo parla dell'obbedienza alla fede come dell'obbligo primario. Egli indica nell'« ignoranza di Dio » il principio e la spiegazione di tutte le deviazioni morali. Il nostro dovere nei confronti di Dio è di credere in lui e di rendergli testimonianza.

Il primo comandamento ci richiede di nutrire e custodire la nostra fede con prudenza e vigilanza e di respingere tutto ciò che le è contrario. Ci sono diversi modi di peccare contro la fede:

Il dubbio volontario circa la fede trascura o rifiuta di ritenere per vero ciò che Dio ha rivelato e che la Chiesa ci propone a credere. Il dubbio involontario indica l'esitazione a credere, la difficoltà nel superare le obiezioni legate alla fede, oppure anche l'ansia causata dalla sua oscurità. Se viene deliberatamente coltivato, il dubbio può condurre all'accecamento dello spirito.

L'incredulità è la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. « Viene detta eresia l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti ».

Messaggio per i partecipanti ai miei caffè filosofici

A mio avviso, al di fuori delle scienze dure, la verità (o Verità), non consiste in una cognizione logica, in un fatto, in una realtà oggettiva verificabile e misurabile, ma in una sensazione di serenità, di pace, di piacere, di pienezza, di sicurezza, di soddisfazione, di unione con tutto, di armonia, di non separazione, di non differenziazione ecc. In tal senso non si può dire che la Verità sia qualcosa di illusorio, dato che una sensazione è reale in quanto sensazione, anche se le immagini che la suscitano sono illusorie.

A tal proposito ricordo che ho visto in un documentario, che sotto l'effetto di certe sostanze, alcuni affermano di aver trovato la Verità e tutte le cose che ho elencato. Penso dunque che la Verità sia uno stato mentale che può essere raggiunto col pensiero, con la meditazione o con droghe, indipendentemente dalla realtà materiale e sociale circostante. Dico questo non per sminuire il concetto di Verità, ma per collocarlo nel contesto logico e fisico secondo me più appropriato, con il dovuto rispetto.

Spero, dicendo questo, di non offendere coloro che cercano la Verità. Ciò che ho detto è solo una mia opinione, non una verità, e tanto meno una Verità, e sono aperto a discuterne senza preconcetti.

In ogni caso, copiando Silvana, auguro a tutti coloro che cercano qualsiasi cosa, di trovarla, purché non sia nociva per sé o per altri.

Sono contento che ci siate, e sono ancora sorpreso del fatto che, malgrado la crudezza e la controversia delle cose che dico, mi fate dono della vostra presenza dialogante, senza la quale mi sentirei ancora più solo. Ho bisogno di voi.

Vi auguro ogni bene!

Unione vs. verità (di Yuval Noah Harari)

“Anche se dobbiamo pagare un prezzo per disattivare le nostre facoltà razionali, i vantaggi di una maggiore coesione sociale sono spesso così grandi che nella storia dell’umanità storie inventate normalmente prevalgono sulla verità. Gli studiosi lo hanno saputo per migliaia di anni, ed è per questo che essi hanno dovuto scegliere se servire la verità o l’armonia sociale. Dovrebbero mirare a unire le persone facendo in modo che ognuno creda alla stessa falsità, o dovrebbero far conoscere la verità al prezzo della discordia? Socrate scelse la verità e fu condannato a morte. Le più potenti istituzioni sociali della storia (clero cristiano, mandarini confuciani, ideologi comunisti ecc.) hanno fatto prevalere l’unione sulla verità. Per questo erano così potenti.”
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Even if we need to pay some price for deactivating our rational faculties, the advantages of increased social cohesion are often so big that fictional stories routinely triumph over the truth in human history. Scholars have known this for thousands of years, which is why scholars often had to decide whether they served the truth or social harmony. Should they aim to unite people by making sure everyone believes in the same fiction, or should they let people know the truth even at the price of disunity? Socrates chose the truth and was executed. The most powerful scholarly establishments in history — whether of Christian priests, Confucian mandarins or Communist ideologues — placed unity above truth. That’s why they were so powerful. [Yuval Noah Harari]

Source: https://www.nytimes.com/2019/05/24/opinion/why-fiction-trumps-truth.html

 

Sull'inefficacia del principio di non contraddizione

Un esempio di inefficacia del principio aristotelico di non contraddizione? La nocività o sicurezza dei vaccini. Secondo il principio di non contraddizione, un vaccino è nocivo “O” sicuro, non può essere al tempo stesso nocivo “E” sicuro. 

Dopo che una persona si è fatta vaccinare, passato un certo periodo di tempo, si saprà se per essa ci sono stati effetti nocivi, di che tipo e in quale misura. Secondo la logica non-aristotelica, il vaccino è a priori nocivo e sicuro al tempo stesso, perché in certi casi non ha effetti nocivi e in altri casi li ha. Dipende.

Nella logica non aristotelica ad ogni affermazione (che non sia una formula matematica o una convenzione condivisa) va aggiunto “dipende” o “in certi casi” o “in una certa misura”. Da cosa dipende, ovvero in quali casi, e in quale misura un vaccino è sicuro o nocivo? Dipende dal tipo di vaccino, dalla costituzione fisica e dalla salute pregressa del vaccinato, dallo stato di conservazione del vaccino, dell'effetto nocebo, ecc. Inoltre bisogna tener conto della gravità degli eventuali effetti nocivi. Se essi si riducono ad un mal di testa o a un raffreddore, essi vengono trascurati.

A posteriori viene fuori che in una certa percentuale statistica un certo vaccino è stato nocivo in modo "abbastanza" grave. Questa percentuale può essere  più o meno grande. Se la percentuale è molto bassa (per esempio meno di dieci casi su un milione), si può dire, per convenzione, che il vaccino sia sicuro, altrimenti si può dire, sempre per convenzione, che esso sia nocivo. Tuttavia, a priori, quel vaccino è sicuro e nocivo allo stesso tempo.

Verità, opinioni, conflitti e bias cognitivo

Esprimere apertamente una opinione su un tema può facilmente dar luogo a conflitti, a livello personale, con coloro che su quel tema hanno una opinione diversa, ovvero che ritengono quella opinione falsa, inaccettabile o disturbante. Questo avviene specialmente con opinioni che hanno a che fare con il comportamento umano e, in particolare, con l'etica, i costumi sociali, le religioni, le filosofie e la politica.

Tendiamo infatti a trovare simpatici coloro che condividono le nostre idee, e antipatici quelli che non le condividono, e quando una persona ci è antipatica tendiamo a giustificare tale antipatia con colpe o difetti di carattere che attribuiamo ad essa e che sono più o meno fondati e affetti da bias cognitivo. Se poi esprimiamo apertamente tali attribuzioni agli interessati, scateniamo facilmente conflitti personali che possono auto-alimentarsi in un circolo vizioso fino a causare, nei casi più gravi, rotture di rapporti personali, calunnie e violenze verbali o fisiche.

Perché avviene tutto ciò?

Suppongo che ciò avvenga perché è in gioco lo status sociale delle persone coinvolte, le quali inconsciamente competono per il potere di deliberare chi ha ragione e chi torto, chi deve comandare e chi ubbidire, chi deve essere incluso e chi escluso dalla comunità, la distribuzione delle ricchezze, dei ruoli, dei privilegi e i diritti e doveri di ciascuno.

Infatti, di fronte ad una opinione altrui ci chiediamo: se fosse vera che figura ci farei? La mia immagine ne sarebbe avvantaggiata o svantaggiata? Risulterei lodevole o reprensibile? Innocente o colpevole? Apparirei giusto o sbagliato? Buono o cattivo? Autorevole o non autorevole? Degno o indegno? Capace o incapace? Se la risposta è a noi sfavorevole, cercheremo di dimostrare che quell'opinione è sbagliata e, viceversa, se la risposta è a noi favorevole sosterremo e condivideremo quell'opinione.

Per concludere, ogni volta che esprimiamo un'opinione sul bene e il male in qualsiasi aspetto del comportamento umano, rischiamo di scatenare un conflitto con le persone che risulteranno esplicitamente o implicitamente sfavorite da quell'opinione, e di essere da loro attaccati personalmente come reazione di difesa.

Si può parlare dell'assurdo senza parlare del caso?

(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 5/4/2022 sul tema "Si può parlare dell'assurdo senza parlare del caso?")

Per gli esistenzialisti, e in particolare per Sartre e Camus, è assurda la condizione umana, in quando senza senso, senso, senza significato e senza ragione d’essere.

Io sono contrario all’uso che gli esistenzialisti hanno fatto dell’aggettivo “assurdo” applicato alla vita umana. Tale uso è secondo me fuorviante.

Infatti, secondo il dizionario Larousse, per assurdo s’intende in primo luogo “ce qui est contraire à la raison, au sens commun, qui est aberrant, insensé”.

Ebbene, in tal senso io non credo che la vita sia “assurda”. Penso piuttosto che essa non abbia uno scopo desiderabile o accettabile in senso antropomorfico, e infatti penso che sia governata dal caso e dalla necessità come dice il titolo del celebre libro di Jacques Monod, Ma non vedo nella vita quelle contraddizioni logiche e quei fatti contrari al senso comune, che giustificherebbero l’uso del l’aggettivo “assurdo”

Trovo in realtà la vita tutt’altro che assurda. Infatti la trovo piuttosto
regolare, fin troppo regolare, nel senso che ha delle leggi che non vengono mai contraddette.

Incerta sì, misteriosa sì, ma non assurda anzi, molto prevedibile.

Assurdo è un termine dispregiativo, che usiamo spesso verso ciò che ci ripugna o ci addolora.

Per quanto riguarda il caso, anch’esso mi sembra tutt’altro che assurdo.

Il caso è ambivalente: da una parte ci sconforta, dall’altra ci diverte. Da una parte ci sconforta se dà luogo a eventi indesiderati, e se pensiamo che noi umani siamo il risultato di mutazioni casuali; d’altra parte ci diverte in quanto ci permette delle variazioni e ci riserva delle sorprese, senza le quali la vita sarebbe monotona.

Il fatto che siamo il risultato di mutazioni casuali non è assurdo, ma, al contrario, è molto logico, e ha le sue “ragioni” e la sua utilità rispetto alla conservazione e all’evoluzione delle specie viventi. Il problema è che tale “verità” contraddice quelle religiose e ci lascia senza valori predefiniti.

Gli stessi valori sono dunque il risultato di mutazioni casuali, e questo ci sconcerta, perché significa che sta a noi definirli e cambiarli, con tutti i rischi sociali che ciò comporta.

Per finire, credo che nulla sia assurdo al di fuori delle conoscenze false e delle speranze infondate, conoscenze e speranze con le quali le religioni cercano di soggiogarci.

Onestà e giustificazioni

L’uomo (me compreso) ha una innata paura (conscia o inconscia) di essere giudicato immorale o incapace, perché tale giudizio lo escluderebbe dalla comunità, o lo metterebbe in una posizione sfavorevole rispetto agli altri, in quanto perderebbe la stima, il rispetto e la fiducia, e lo renderebbe perciò anche meno competitivo rispetto agli altri membri della comunità.


Di conseguenza l’uomo fa di tutto per giustificare il suo comportamento in vari modi, per esempio:

  • negando di aver commesso gli atti di cui è accusato

  • negando che gli atti di cui è accusato siano immorali

  • affermando di essere stato costretto da altri ad agire come ha agito

  • affermando che chi lo accusa ha commesso atti ancora più immorali

  • affermando di aver solo eseguito degli ordini, quindi spostando la responsabilità sul superiore che gli ha dato gli ordini

  • affermando che ha agito involontariamente, e che non sapeva quali potessero essere le conseguenze del suo comportamento

  • minimizzando l’entità dei danni provocati agli altri

  • ecc.

Le giustificazioni possono essere in mala fede ma anche in buona fede, nel senso che il soggetto può credere sinceramente egli stesso nelle sue giustificazioni. Nel secondo caso possiamo parlare di autoinganni.

L’autoinganno è un processo mentale inconscio, involontario e automatico che manipola i pensieri del soggetto in modo tale da evitargli sofferenze mentali, ed evita che il soggetto prenda coscienza di verità che lo farebbero soffrire o distruggerebbero la sua autostima, e lo getterebbero nell’angoscia di non essere degno di appartenere alla propria comunità.

Distinguere il reale dal virtuale

È difficile distinguere il reale dal virtuale, cioè dall’immaginario e dal pensato, perché in ogni caso la nostra conoscenza del reale è filtrata, trasformata e interpretata automaticamente dal nostro sistema nervoso. Certo, sappiamo quasi tutti che ciò che abbiamo sognato la notte scorsa era un sogno e non un avvenimento reale, ma come possiamo essere sicuri che ciò che crediamo essere realmente avvenuto o che crediamo che stia realmente avvenendo sia realmente e completamente reale?

Quando immaginiamo o pensiamo qualcosa, le immagini e i pensieri che scorrono nella nostra coscienza sono reali in quanto processi mentali, ma in quale misura corrispondono a oggetti, fatti ed eventi della realtà?

Alfred Korzybski ci ha ammoniti a non confondere la mappa col territorio, perché sono due cose di natura e di dimensioni molto diverse, anche se la prima dovrebbe rappresentare alcuni aspetti o caratteristiche del secondo. Infatti la quantità di informazione contenuta in una mappa è infinitamente più piccola  di quella contenuta in un territorio. In altre parole, una mappa, anche la più precisa, costituisce un’infinitesima riduzione di un territorio.

Tutti i nostri processi mentali sono basati su elaborazioni di mappe, cioè di configurazioni e di associazioni di oggetti mentali (concetti e immagini), e in tal senso le nostre idee sono infinitamente ridotte rispetto alla dimensione e alla complessità della realtà, e non potrebbe essere altrimenti. Se il nostro cervello dovesse contenere tutti i contenuti della realtà, dovrebbe essere grande quanto il mondo reale.

Dobbiamo dunque rassegnarci a considerare la realtà qualcosa di inconoscibile se non in maniera infinitamente ridotta, e a conoscere di essa solo ciò che ci interessa per la nostra vita, cioè solo ciò che influisce sul nostro benessere e malessere. Infatti i nostri piaceri e dolori sono le uniche cose reali che possiamo realmente conoscere, dato che sono ciò che proviamo direttamente e non qualcosa che esiste al di fuori del nostro corpo e della nostra capacità di provarli.

Per concludere, tutto ciò che passa per la nostra mente, tutto ciò che la nostra mente elabora è virtuale in quanto mappe (più o meno fedeli) di una realtà. Ciò che conta è allora la coerenza tra il virtuale della nostra mente e il reale del mondo esterno ad essa, vale a dire la precisione delle mappe che noi usiamo per raggiungere i nostri obiettivi, in modo tale che ci permettano di prendere le strade più efficaci per raggiungerli.

Importanza di avere ragione

Prendiamo due persone A e B che hanno opinioni contrastanti su una certa questione, per esempio se per il bene comune sia più utile la politica X o la Y, oppure se la causa di un inconveniente Z sia V o W, oppure se ciò che afferma il filosofo H sia vero o falso ecc.

Avere opinioni contrastanti può avere conseguenze drammatiche e, in casi estremi, tragiche. Perché le opinioni di A su una certa questione non solo qualificano A agli occhi di B, ma implicano un giudizio di A nei confronti delle opinioni di B, e di B nei confronti delle opinioni di A, in quanto coerenti o contrastanti con quelle dell’interlocutore, e quando si giudica l’opinione di qualcuno si giudica al tempo il soggetto che la possiede e la manifesta.

In altre parole, esprimere un’opinione comporta sempre e comunque, implicitamente, un giudizio negativo nei riguardi delle persone che non la condividono, e positivo nei riguardi di coloro che la condividono.

E’ questo il motivo per cui esprimere opinioni suscita ostilità nei propri confronti da parte di coloro che non sono d’accordo con esse. Infatti questi si sentono “offesi” dall’implicito giudizio negativo nei propri confronti da parte di coloro che esprimono opinioni incompatibili con le loro.

Questa dinamica mentale (più o meno conscia o inconscia) si regge sulla logica per cui una persona che sbaglia si qualifica come “una persona che sbaglia”, cioè come una che, avendo sbagliato una volta, e non riconoscendo il proprio errore, probabilmente continuerà a sbagliare, quindi è inaffidabile, e di conseguenza meno meritevole di un’altra nella gerarchia sociale. In altre parole, più una persona sbaglia, minore è la sua “dignità sociale” o autorevolezza.

Di conseguenza, dire ad una persona “hai sbagliato” equivale dunque a dirgli che la sua dignità sociale è più bassa rispetto a quella di chi non ha fatto lo stesso errore, almeno per quanto riguarda il campo (intellettuale, morale, economico ecc.) in cui è stato commesso il presunto errore.

Per l’uomo avere ragione è importante perché ne va (consciamente o inconsciamente) della sua dignità sociale (o reputazione) e della sua posizione gerarchica (intellettuale, morale, economica ecc.) nella società. Questo spiega l’aggressività che spesso erompe come reazione alla percezione di opinioni che non si condividono.

Per quanto una persona si sforzi di inibire le proprie reazioni aggressive nei confronti di chi esprime opinioni contrarie alle proprie, difficilmente riuscirà a nascondere la sua antipatia e il disprezzo verso il suo oppositore, e la conseguente antipatia e il conseguente disprezzo di ritorno.

L’unico modo per evitare questa escalation di odio (che Gregory Bateson chiama “schismogenesi”) sarebbe quello di non avere opinioni, oppure di non lasciarle trasparire, cosa che però ha ovvie controindicazioni sia per il benessere individuale che per quello sociale.

Hybris comunitaria

La paura dell'Hybris (vedi, sotto, alcune definizioni del termine) mi sembra molto diffusa nell'inconscio della maggior parte della gente. L'effetto di tale paura è quello di inibire in se stessi la ricerca di una saggezza superiore a quella comune (ovvero a quella della comunità di appartenenza), e di giudicare come arrogante, presuntuoso, superbo, tracotante, stolto ecc. colui che tenta di superare il senso comune in cerca di una verità più vera e ampia di quella normalmente conosciuta dagli altri, e di elevarsi moralmente e/o intellettualmente al di sopra degli standard comunitari.

In tal senso, la Hybris costituisce una minaccia (così percepita consciamente o inconsciamente) per la conservazione e la coesione della comunità di appartenenza e, in quanto tale, viene combattuta con l'antipatia, l'emarginazione, l'ostilità e, in casi estremi, con punizioni corporali o la pena di morte.


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Alcune definizioni di Hybris:

"Nell'antica Grecia, presunzione di forza, di potenza, propria dell'uomo che offende gli dei e ne provoca la vendetta." [Fonte]

"Significa letteralmente "tracotanza", "eccesso", "superbia", “orgoglio” o "prevaricazione"." [Fonte]

"...«insolenza, tracotanza», e nella cultura greca antica è anche personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino: è l’orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, e come tale viene punito dagli dèi direttamente o attraverso la condanna delle istituzioni terrene (per es., la h. di Prometeo)." [Fonte]

"La parola hybris significa violenza, oltraggio, arroganza: è una parola degli uomini e indica la violazione di un limite, di una misura, di fronte agli dei, agli altri uomini, di fronte alla natura. È la violazione di un kosmos e di una armonia, una assenza di consapevolezza e di responsabilità. È avanzare in equilibrio su un filo fragile con la superbia e la sventatezza che lo possono spezzare. " [Fonte]

"... l’evento-colpa che viene commesso dall’uomo per orgoglio e tracotanza, ma soprattutto per sfidare gli dèi e andare oltre la propria limitatezza, non rimane mai impunito; a tale comportamento seguirà sempre la nèmesis, la vendetta divina, l’ira e lo sdegno della divinità di fronte ai misfatti umani e alla loro logica, l’orgoglio." [Fonte]

"Ma da cosa nasce la Hybris? Una qualsiasi violazione della norma della misura, cioè dei limiti che l’uomo deve incontrare nei suoi rapporti con gli altri uomini, con la divinità o con l’ordine delle cose. Macchiarsi di hybris per i Greci significava non aver agito conformemente alle regole, rendendo necessaria una punizione. Essa viene scatenata dall’Ate, una forma di accecamento che offusca la mente dell’uomo portandolo a commettere azioni superbe e malvagie." [Fonte]

Introduzione al caffè filosofico del 10/11/2021 sul tema “Cos’è la verità?"

Il vocabolario Treccani definisce il termine “verità” come:

  1. carattere di ciò che è vero, conformità o coerenza a principi dati o a una realtà obiettiva

  2. ciò che è vero relativamente a determinati fatti

  3. affermazione o conoscenza rispondente a un concetto superiore e ideale del vero

  4. ciò che è vero in senso assoluto

Lo stesso vocabolario definisce l’aggettivo “vero” come:

  1. ciò che è realmente ciò che dice il suo nome

  2. effettivo e reale

  3. giusto, esatto

  4. che rappresenta un fatto o una situazione fedelmente, tale quale è

  5. conforme alla realtà

  6. schietto, genuino, non falsificato o adulterato, non artificiale

  7. con riguardo ai sentimenti: sincero e profondo

  8. indica la pienezza del significato espresso

  9. la realtà esistente e concreta

Tali definizioni richiamano i concetti di: realtà, fatto, conformità, obiettività, ideale, assoluto, effettività, concretezza, esattezza, giustezza, genuinità, sincerità, profondità, pienezza.

A partire da queste definizioni e dai concetti correlati, ritengo si possano porre questioni come le seguenti:

  1. La verità è qualcosa di assoluto o può essere relativa? In altre parole, una verità può essere parziale o limitata a certi aspetti di una realtà?

  2. Un’affermazione può essere vera e falsa allo stesso tempo? Cioè parzialmente vera e parzialmente falsa?

  3. Verità e falsità possono convivere?

  4. Una verità deve essere dimostrabile per potersi definire come verità?

  5. E’ possibile definire come vera un’affermazione il cui significato non sia definito in modo chiaro e oggettivo?

  6. Ha senso parlare di verità riguardo a fatti complessi e difficilmente definibili in modo completo ed esatto?

  7. La verità è un dato di fatto universale e oggettivo, una  opinione personale o una convenzione sociale?

  8. La verità riguarda l’essere, il divenire o l’accaduto?

  9. Ha senso parlare di verità per quanto riguarda le intenzioni e le motivazioni (consce o inconsce) di una persona?

  10. Si può parlare di verità per quanto riguarda una religione?

  11. Si può parlare di verità per quanto riguarda i giudizi politici?

  12. Esistono verità incontrovertibili riguardo alla natura  umana?

A voi la parola.









Vedi anche "Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana"

Realtà vs. conoscenza della realtà

La conoscenza della realtà sta alla realtà come una mappa sta al territorio che rappresenta. Si tratta di due cose molto diverse, quantitativamente, qualitativamente e logicamente, ovvero esse appartengono a due tipi logici diversi e non dovrebbero essere mai confuse.

Un territorio (in un certo momento) è uno, ma infinitamente diverse sono le mappe con cui può essere rappresentato.

Una mappa contiene alcune informazioni (più o meno accurate, più o meno vere) su alcune relazioni tra alcuni componenti di un territorio reale. Lo stesso vale per la nostra conoscenza della realtà. Inoltre, una "relazione" è un'astrazione delle possibili interazioni che possono avvenire tra due entità, interazioni che possono essere più o meno numerose e varie, e più o meno regolari.

Quanto sopra dovrebbe essere oggetto di frequente meditazione, affinché non confondiamo la nostra conoscenza della realtà con la realtà stessa (che è tutt'altra cosa). In tal modo ridurremo il rischio di incorrere nell'arroganza e nella presunzione di conoscere la realtà, ovvero la verità unica.

Per concludere, al massimo possiamo conoscere la nostra conoscenza della realtà, non la realtà in sé. Le conoscenze orientano le nostre scelte, e una conoscenza sbagliata ci fa fare scelte sbagliate (con qualche eccezione). Dedichiamoci allora a rivedere, correggere e migliorare pragmaticamente (nel senso di una migliore soddisfazione dei nostri bisogni) le nostre mappe della realtà.

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Nota aggiunta a seguito di alcuni domande e obiezioni ricevute

Innanzitutto dobbiamo metterci d'accordo su cosa significhi "conoscere" altrimenti la discussione è inutile. Per me conoscere significa memorizzare delle "trasformate" di sensazioni, associandole a "parole". L'uomo infatti è l'unico animale capace di inventare parole e di associare ad esse "ricordi" di esperienze più o meno condivise. Il risultato è una specie di enciclopedia personale dove ad ogni parola sono associate altre parole e/o sensazioni e/o emozioni. Il pensare (e quindi il conoscere) consiste nel percorrere o scandire tale enciclopedia (che io chiamo anche "mappa cognitivo-emotiva") saltando ogni tanto da una parte all'altra come in un web tramite de link associativi.

E' in base a tale definizione che il mio aforisma è da intendersi. E' infatti ovvio che un'enciclopedia non è la stessa cosa che la realtà che essa descrive, oltre al fatto che le cose che descrive possono essere più o meno "corrispondenti" alla realtà, ovvero coerenti con essa nel senso della verificabilità scientifica. Resta il fatto che ciò che "conosciamo" "rappresenta" (in modo più o meno coerente) solo una minima parte della realtà, ovvero quella che ci "interessa".

Quando interagiamo e pensiamo, tendiamo a confondere la realtà con la nostra "enciclopedia" e ad assumere "certezze" nel senso di "equazioni" laddove ci sono solo trasformazioni, riduzioni, astrazioni.

Se io penso ad una mela, nella mia testa non c'è una mela, ma l'idea o "concetto" di una mela, la quale è molto più semplice di una mela reale, senza contare che esistono diversi tipi di mela e in diversi stadi di sviluppo. Il concetto di mela è un insieme di trasformate delle sensazioni che provo interagendo con essa e/o con narrazioni sulla mela apprese leggendo, ad esempio, un libro sulle mele.

Concepire un concetto o parola significa semplificare ciò che essa rappresenta, e semplificare significa ridurre, perdere, trascurare, o ignorare qualcosa. Tuttavia, paradossalmente, nel concetto di una cosa è anche possibile includere cose immaginarie che non esistono in realtà.

Il mio discorso non mira a dar prova di erudizione, ma ad ammonire me stesso e gli altri contro l'arroganza di credere di conoscere la realtà per ciò che è, cosa che mi capita spesso e di cui mi pento ogni volta. Ribadisco infatti che noi non possiamo "conoscere" la realtà in sé, ma possiamo solo "registrare" alcuni effetti di essa sul nostro sistema nervoso. Certo, possiamo "narrare" una parte della realtà, ma una narrazione non è mai la cosa narrata, anche perché si tratta di tipi logici diversi.

Questi "concetti" li ho appresi dalla lettura di Alfred Korzybski, Gregory Bateson ed Edgar Morin. Si tratta, non a caso, di autori non accademici o francamente anti accademici. E infatti il mondo accademico pecca spesso e volentieri di "arroganza della conoscenza", aggravata dalla iperspecializzazione per cui ogni disciplina trascura le altre, ma nessuna di esse è sufficiente per conoscere la realtà nel suo insieme, ovvero le relazioni e interazioni tra i suoi componenti, specialmente per quanto riguarda la natura umana e i problemi sociali.