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Il mondo visto da me - 2022

830 articoli postati nel 2022

Bisogno di condivisione e qualità delle idee condivise

2022-01-01   Bisogni   |   Condividere   |   Stupidità   |   Idee
Quanto più un'idea è intelligente e profonda, tanto più difficile è condividerla con altre persone, perché più piccolo è il numero di persone capaci di comprenderla. Per questo le idee più condivise sono le più stupide e superficiali.

Tuttavia ogni umano ha un profondo bisogno di condividere idee con altri umani, e soffre quando non ci riesce.

Reazioni emotive e cognitive, consce e inconsce

2022-01-01   Inconscio   |   Emozioni e sentimenti   |   Coscienza   |   Sistemica   |   Automatismi
La reazione emotiva precede e orienta quella cognitiva, così come la reazione dell'inconscio precede e orienta quella della coscienza.

Sulla comprensione delle persone

2022-01-02   Conoscere   |   Piacere e dolore   |   Motivazioni
A mio parere, comprendere una persona significa soprattutto sapere cosa la fa soffrire e cosa la fa godere.

Questo vale anche per la comprensione di se stessi.

Un problema drammatico si pone quando ciò che fa soffrire l'uno fa godere l'altro e/o viceversa. In tal caso la comprensione dell'altro è alquanto difficile, se non impossibile.

Infatti tendiamo a non riconoscere all'altro il diritto di disprezzare ciò che noi apprezziamo e di apprezzare ciò che noi disprezziamo.

Quando si parla di piacere e di dolore non c'è logica razionale che tenga. La ragione non c'entra. C'entrano solo le cause, che sono per lo più sconosciute o dimenticate.

Di chi parliamo quando parliamo?

2022-01-02   Interagire   |   Relazioni   |   Comunicazione
Quando due persone conversano di cose diverse da loro due, in realtà dicono qualcosa di se stesse e si aspettano qualcosa l'una dall'altra.

La vita di un umano

2022-01-03   Interagire   |   Competere   |   Vita   |   Cooperare
La vita di un umano è un continuo incontro/scontro con altri umani.

Quando due persone si incontrano

2022-01-03   Interagire
Quando due persone si incontrano, nelle loro menti scattano dei meccanismi automatici più o meno consapevoli che mirano a stabilire il tipo di relazione da applicare l'una verso l'altra. Tra le altre cose, ognuno deve stabilire se adottare un atteggiamento cooperativo, competitivo oppure di indifferenza verso l'altro, se considerare l'altro una minaccia oppure un’opportunità, chi tra i due sia più competitivo, cosa rivelare e cosa nascondere della propria storia, dei propri pensieri, dei propri sentimenti e dei propri giudizi verso l'altro; ognuno deve farsi un'idea di cosa potrebbe ottenere di buono e di cattivo dall'altro e deve cercare di interpretare cosa l'altro pensa di lui, cosa si aspetta da lui, ecc.

Ognuno deve stabilire cosa offrire e cosa chiedere all'altro, cosa concedere e cosa negare, e quali ruoli assumere nei confronti dell’altro.

Democrazia e colpevolezza

2022-01-03   Politica
In democrazia la colpa delle disfunzioni sociali è sempre della maggioranza della gente, perché in democrazia la maggioranza prevale.

In caso di disaccordo tra due persone

2022-01-04   Conoscere   |   Confliggere   |   Bias cognitivo
A mio parere, nel caso in cui tra due persone A e B, B si trova in disaccordo nei confronti di qualcosa che A ha affermato, il disaccordo può essere dovuto ad una o più cause come le seguenti:

  1. A ha detto cose che non corrispondono alla realtà (nella maggior parte dei casi).

  2. B non ha "capito", o ha "frainteso" ciò che A ha detto, o lo ha capito solo in parte. Ciò è dovuto al fatto che B non ha sufficienti esperienze o conoscenze (dirette o indirette) della problematica di cui A ha parlato.

  3. B ha capito bene ciò che A ha detto, ma ritiene che ciò che A ha detto non corrisponda alla realtà in generale.

  4. B ha capito bene ciò che A ha detto, ma ritiene che ciò che A ha detto non corrisponda alle proprie esperienze personali.

  5. B è "disturbato" (consapevolmente o inconsapevolmente) da ciò che A ha detto, nel senso che, se ciò che A ha detto fosse vero, questo contraddirebbe la visione del mondo di B, e quindi la sua "autorevolezza". Quindi è "funzionale" per l'autostima di B, contraddire le affermazioni di A. (A mio parere questa dinamica è tipicamente inconscia e credo che nessuno ne sia esente, nemmeno io).

Per concludere, credo sia importante che colui che si trova in disaccordo con un'affermazione altrui chiarisca esplicitamente se il disaccordo si riferisce solo alle proprie esperienze personali, oppure vale per l’intera umanità.

A mio avviso, questa precisazione renderebbe meno grave e più accettabile il disaccordo per entrambi i contendenti.

Le basi del potere politico delle religioni abramitiche

2022-01-04   Religione
L'immenso potere politico delle religioni abramitiche si basa sulla promessa dell'immortalità, sulla possibilità del Paradiso e sulla minaccia dell'Inferno.

Esercizio mentale

2022-01-04   Interagire   |   Relazioni
Prendere un oggetto a caso, per esempio un libro, un articolo di giornale, un computer, un dipinto, un utensile, una persona, e chiedersi: che relazione o interazione ci può essere tra me e questo oggetto? Come posso usarlo? Come può esso usare me? Che impatto può avere la mia relazione con questo oggetto nelle mie relazioni con altri oggetti o persone? Ecc. 

Quanto è importante la verità?

2022-01-04   Verità   |   Amare   |   Amicizia   |   Successo
Per un essere umano molto umano l'amore, l'amicizia e/o il successo sono molto più importanti della verità.

Critico filosofico

2022-01-05   Filosofia   |   Criticare
Di professione, se rinascessi, non mi dispiacerebbe fare il critico filosofico, uno che di ogni testo filosofico ti dice cosa (secondo lui) c'è di buono e cosa di cattivo.

Sull'applicazione della filosofia

2022-01-05   Filosofia
La filosofia non serve se non viene applicata.

Se il linguaggio non ci fosse

2022-01-05   Falsità   |   Linguaggio
Senza il linguaggio saremmo meno sapienti e meno intelligenti, ma anche meno stupidi perché non crederemmo a tante falsità.

Culti e appartenenze

2022-01-05   Bisogni   |   Appartenere
Ogni culto costituisce una classe di appartenenza sociale, e, come tale può soddisfare il bisogno di appartenenza presente in ogni essere umano, a prescindere dai contenuti e dalle forme del culto stesso.

Principali categorie della vita e della mente

2022-01-06   Mente   |   Vita

  • Organismo, bisogni

  • Piaceri, attrazioni, desideri

  • Dolori, repulsioni, paure

  • Esperienze, informazioni, associazioni forme/emozioni e forme/forme

  • Scelte, comportamenti, relazioni, interazioni, volontà, progetti, motivazioni

  • Nuove esperienze, nuove informazioni, nuove associazioni forme/emozioni e forme/forme

  • Nuove attrazioni, nuovi desideri, nuove repulsioni, nuove paure

  • Nuove scelte, nuovi comportamenti, nuove relazioni, nuove interazioni, nuove volontà, nuovi progetti, nuove motivazioni



Vedi anche Psicologia dei bisogni

Sul significato degli auguri di buone festività

2022-01-06   Appartenere   |   Conformismo
A mio parere, augurare "buon Natale", "buona Epifania" ecc. nella maggior parte dei casi non ha nulla a che vedere con la nascita di Gesù, né con l'"epifania del Signore", che sono solo dei pretesti per certe sincronizzazioni convenzionali.

Lo scambio di auguri consisterebbe piuttosto nello scambio di messaggi il cui contenuto potrebbe essere qualcosa come: "Ehi tu, ti ricordo che io esisto, ti informo che sto pensando a te e ti confermo che tra te e me c'è una certa relazione per me buona e importante, che io desidero mantenere. Spero che sia buona e importante anche per te, e mi farebbe piacere ricevere una conferma, un segnale, in tal senso, anche un semplice ‘altrettanto’".

Se questo fosse il vero significato degli auguri, perché scambiarli solo in occasione di feste religiose? Tra l’altro, questo mette gli atei a disagio. Non potremmo dire esplicitamente, direttamente e spontaneamente agli interessati quanto sono importanti per noi senza aspettare il momento convenzionale per farlo? Oltretutto fare qualcosa per tradizione è come obbedire ad un obbligo e pone dubbi sulla sincerità e la “cordialità” (nel senso del cuore) del messaggio.

Per concludere, io credo che lo scambio di auguri sia semplicemente un rituale di appartenenza sociale, celebrato per abitudine anche quando la comunità a cui si conferma di appartenere è illusoria, immaginaria e non corrisponde a nessuna comunità reale. In altre parole, mi sembra che lo scambio di auguri sia una cosa che si fa soltanto perché si è sempre fatta nel nostro ambiente sociale.

Punto di partenza o punto di arrivo

2022-01-07   Religione
Per un credente Dio è il punto di partenza, per un ateo è un punto a cui non si può arrivare.

Nuove esperienze

2022-01-07   Conoscere   |   Piacere e dolore
Nuove esperienze, nuove idee, nuove occasioni di piacere e di dolore.

Perché abbiamo bisogno di una morale?

2022-01-07   Etica   |   Caffè filosofico
(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 11/1/2022 sul tema "Perché abbiamo bisogno di una morale?")

La domanda che costituisce il tema di questa sera presuppone che abbiamo bisogno di una morale. Di questo non sono del tutto certo, se considero che certe persone sembrano comportarsi senza alcuna morale. Prendiamo ad esempio un criminale o un dittatore sanguinario. Hanno forse una morale? Dipende da cosa s’intende per morale. 

Il dizionario Larousse online dà, tra gli altri, questi significati alla parola “morale”:

  1. Insieme di regole di condotta, considerate assolutamente buone o derivate da una certa concezione della vita

  2. Scienza del giusto e dello sbagliato, teoria del comportamento umano come governato da principi etici.

Nel caso del criminale non credo si possa parlare di morale, ma piuttosto di convenienza occasionale o opportunismo. Il criminale fa ciò che gli conviene, finché gli conviene. Ma forse anche un buon uomo fa ciò che gli conviene, forse gli conviene seguire certe regole morali, e poi vedremo perché.

Direi che la differenza tra un criminale e una persona per bene in termini di convenienza del proprio comportamento è che al primo interessa poco il giudizio altrui, mentre al secondo interessa molto. In effetti credo che la morale consista proprio nella domanda: quali regole occorre rispettare generalmente (cioè come regole di vita) al fine di ottenere un giudizio positivo, cioè una generale approvazione, da parte degli altri?

Potremmo allora modificare la domanda iniziale come segue: perché abbiamo bisogno di essere approvati dagli altri? A questa domanda risponderei in modo molto semplice nel modo seguente: perché siamo interdipendenti, nel senso che per sopravvivere e soddisfare i nostri bisogni abbiamo bisogno della cooperazione di un certo numero di altre persone, e per ottenere tale cooperazione dobbiamo comportarci in modo per gli altri accettabile, dobbiamo essere “approvati” con continuità, dalle persone della cui collaborazione abbiamo bisogno. E tale approvazione la possiamo ottenere solo se gli altri ritengono costantemente “morale” il nostro comportamento (almeno nei loro confronti). Questo è ancor più vero per il fatto che nessuno è obbligato a cooperare con qualcuno e ognuno sceglie i collaboratori che gli sono più congeniali, e ovviamente preferiamo cooperare con persone più affidabili, cioè più morali.

Se non fossi mai nato

2022-01-08   Interagire
Ognuno dovrebbe chiedersi: "Se io non fossi mai nato, le persone con cui ho interagito sarebbero state più o meno felici?"

Maestri di vita

2022-01-08   Piacere e dolore   |   Vita   |   Apprendere
Il piacere e il dolore sono i nostri principali maestri di vita.

Sul potere psicoterapeutico delle domande

2022-01-08   Domande   |   Psicoterapia
Certe domande possono stimolare una mente al punto di modificarne qualche parte. Si potrebbe infatti inventare una psicoterapia basata soprattutto su domande a cui il paziente dovrebbe tentare di rispondere, pur non essendo obbligato a farlo. Due esempi di domande terapeutiche: "Chi posso soddisfare?", "Chi mi può soddisfare?"

Quando siamo depressi

2022-01-08   Psicopatia   |   Desiderare
Quando siamo depressi pensiamo che nessuno ci possa soddisfare e che non possiamo soddisfare nessuno.

Sull'arroganza

2022-01-08   Differenze umane   |   Arroganza
Arrogante è chi si considera perfetto, cioè non migliorabile, non chi si considera più capace di un altro per il raggiungimento di un certo fine.

Niente è sempre buono

2022-01-09   Etica   |   Valutare   |   Bellezza
Niente è sempre buono, sempre utile, sempre piacevole. Ogni cosa può essere buona, utile, piacevole solo in certe occasioni, per certe persone, a certe condizioni, e per un limitato periodo di tempo.

Discorsi e presupposti

2022-01-09   Comunicazione   |   Criticare   |   Linguaggio
Ogni discorso è basato su certi presupposti. È inutile criticare un discorso, conviene piuttosto criticare i suoi presupposti.

Sul pragmatismo

2022-01-09   Filosofia   |   Pragmatismo
Il pragmatismo è per me una delle migliori filosofie di cui disponiamo oggi, in quanto compendia tutto ciò che di utile c'è nelle precedenti filosofie, e tralascia ciò che vi è di inutile, di impraticabile e di nocivo.

In cosa la filosofia ci può aiutare

2022-01-09   Bisogni   |   Filosofia   |   Pensare   |   Aiutare
Noi dobbiamo decidere di volta in volta se comportarci in modo spontaneo, cioè senza pensare a ciò che stiamo facendo né a ciò che vorremmo o dovremmo fare, oppure in modo "ragionato". Nel secondo caso dobbiamo imparare a ragionare in modo efficace rispetto ai nostri bisogni, ai nostri desideri e ai nostri fini, e in questo la filosofia ci può aiutare.

Male gratuito

2022-01-09   Piacere e dolore
La messa in atto della propria capacità di fare del male a qualcuno può dare una piacevole sensazione di potenza. Per questo molti fanno del male anche gratuitamente.

Sulle domande

2022-01-10   Domande   |   Desiderare
Le domande sono desideri. Desideri di sapere certe cose su certe cose.

Dialogo: significato, e requisiti di una buona conversazione

2022-01-10   Comunicazione   |   Caffè filosofico
(Introduzione al caffè filosofico del 12/1/2022 sul tema "Dialogo: significato, e requisiti di una buona conversazione")

Il vocabolario Treccani ci dà, tra le altre, queste definizioni del termine “dialogo”:

  • Discorso, colloquio fra due o più persone.

  • Per estensione, nel linguaggio politico e giornalistico, incontro tra forze politiche diverse, discussione più o meno concorde o che miri a un’intesa.

  • In senso più ampio, discussione aperta, di persone disposte a ragionare con spirito democratico.

  • La parte di uno scritto e, più spesso, di un’opera scenica, narrativa, o di un film, in cui sono introdotti a parlare due o più personaggi.

  • Componimento o trattato in cui, invece della forma espositiva o narrativa, è usata la forma dialogica.

Un dialogo è dunque costituito da uno scambio di messaggi verbali tra due o più persone. Detto ciò, mi sembra utile chiedersi a quali fini due persone si possono scambiare dei messaggi, perché tali fini possono influire sulla qualità, sull’utilità e sull'efficacia del dialogo stesso.

Tra i possibili fini di un dialogo (dal punto di vista di un dialogante) mi vengono in mente i seguenti (la lista non è esaustiva):

  • porre domande (e ottenere risposte) per soddisfare il desiderio di conoscere cose che non si conoscono su certi temi

  • conoscere l’interlocutore, la sua mentalità, la sua storia, le sue esperienze e il suo modo di ragionare

  • informare l’interlocutore di qualcosa che può essere di suo interesse

  • indurre l’interlocutore a fare qualcosa nell’interesse proprio o altrui, o a cooperare per un interesse comune

  • farsi conoscere dall’interlocutore nella speranza di stabilire con esso una relazione di un certo tipo

  • ottenere dall’interlocutore approvazione per il proprio comportamento (in senso morale e/o intellettuale), o supporto per qualche progetto

  • stabilire una certa relazione con l’interlocutore, basata su certi ruoli e/o certi rapporti gerarchici

  • giungere ad un compromesso con l’interlocutore in caso di conflitto di interessi

  • passare il tempo in modo conviviale, per il piacere di interagire con altri umani

  • trarre piacere dall’uso della logica nel ragionare e nell’argomentare interattivamente (sport mentale)

  • dimostrare di essere più intelligente, più istruito, meglio informato o più autorevole rispetto all’interlocutore

  • ecc.

In quanto ai requisiti di una buona conversazione, cioè di un buon dialogo, credo che sia soprattutto necessario che ciò che uno dice all’interlocutore sia da questo comprensibile e accettabile, vale a dire che non provochi repulsioni, Infatti una reazione emotiva repulsiva potrebbe rendere il dialogo inutile, anzi controproducente, a meno che uno non voglia essere provocatorio e usare il dialogo stesso per disturbare, umiliare o ferire l’interlocutore. È quindi importante capire cosa potrebbe dispiacere al proprio interlocutore, capacità che corrisponde al concetto di “tatto”. Il tatto non si improvvisa ma richiede un certo grado di sensibilità, una certa esperienza di interazione con persone di diverse personalità e diverse estrazioni sociali, e una certa conoscenza psicologica.

Per concludere, consiglio due letture che ho trovato utili per imparare a dialogare nel modo più efficace:

  • La "Pragmatica della comunicazione umana", di Paul Watzlawick e colleghi, di cui riporto i "cinque assiomi":

    1. Non si può non comunicare

    2. Nella comunicazione occorre distinguere i contenuti dagli scopi relazionali

    3. La punteggiatura nella comunicazione (cioè dove si pone il punto di inizio di uno scambio problematico) determina la percezione delle strutture di azione-reazione,

    4. La comunicazione può essere analogica (non-verbale) o digitale (verbale)

    5. Nella comunicazione il rapporto può essere simmetrico (le parti si considerano pari) o complementare (una delle parti considera l’altra inferiore o superiore)


  • "Parlare insieme" di Fredeman Schulz von Thun, con le "quattro orecchie" che servono ad estrarre da ogni messaggio i seguenti tipi di informazione:

    1. Enunciazione: di quali fatti sta parlando?

    2. Autorivelazione: cosa vuol dire di sé?

    3. Relazione: come si rapporta verso di me?

    4. Richiesta: cosa mi sta chiedendo?



Amore e speranza

2022-01-11   Amare
È difficile amare senza la speranza, anche se illusoria, di essere ricambiati da qualcuno, che potrebbe anche non essere l'amato.

Amore condizionato

2022-01-11   Amare
Ogni umano vorrebbe essere amato incondizionatamente, ma l'amore è sempre condizionato. Infatti chi ama vuole sempre qualcosa in cambio, anche se lo nega. Chi ama ha certe esigenze sul modo di essere dell'amato. Infatti questo deve corrispondere a certe sue idee e comportarsi in certi modi. È comunque difficile amare senza la speranza, anche se illusoria, di essere ricambiati da qualcuno, che potrebbe anche non essere l’amato.

Conoscere una persona

2022-01-11   Conoscere   |   Natura umana
Conoscere una persona significa soprattutto conoscere i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue motivazioni, le sue attrazioni, le sue repulsioni, le sue paure, le sue speranze, le sue disperazioni, più di quanto la persona stessa ne sia consapevole. Questo vale anche per la conoscenza di se stessi.

Domande e servizi

2022-01-11   Domande   |   Desiderare
Rispondere ad una domanda di qualcuno, è renderegli un servizio, cioè soddisfare un suo desiderio.

Un immenso imbroglio

2022-01-12   Religione
Basterebbe questa breve citazione della Bibbia per smascherare un immenso imbroglio.

"Ha colpito a morte i primogeniti egiziani: eterno è il suo amore per noi." [Salmi 136, 10]

https://www.leternoassente.com/?page_id=288

Il fondamento di un'etica

2022-01-12   Etica   |   Interdipendenza
Ogni umano può, in una certa misura e in certe condizioni, soddisfare e/o frustrare ogni altro umano, ma non tutti gli altri umani. Deve decidere chi soddisfare e chi frustrare, in quale misura e in quali modi, e cosa fare e cosa non fare per ottenere soddisfazioni ed evitare frustrazioni da parte degli altri. Questa proposizione potrebbe costituire il fondamento di un'etica.

Emergenza Covid come test d'intelligenza funzionale

2022-01-12   Intelligenza
L'emergenza Covid ha costituito un test di intelligenza funzionale. Molti non hanno superato il test, nel senso che non hanno capito la situazione in termini di probabilità di danni per sé e per gli altri, connessi alla vaccinazione, alla non vaccinazione, e all'uso e al non uso dei vari green pass. In altre parole, molti hanno dimostrato di non essere capaci di valutare la probabilità e l'entità del danno nei vari casi.

Sulla meritocrazia

2022-01-13   Giudicare   |   Valutare   |   Differenze umane
Dal vocabolario Treccani: “Meritocrazia: concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e specialmente le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro; … [per alcuni si tratta di una] valida alternativa sia alle possibili degenerazioni dell’egualitarismo sia alla diffusione di sistemi clientelari nell’assegnazione dei posti di responsabilità.”

A mio parere il concetto di meritocrazia comporta una serie di problemi, tra cui i seguenti:

  • è giusto che le responsabilità direttive nelle organizzazioni siano affidate a persone più meritevoli e non in base all’anzianità, al caso o ad altri criteri?

  • è possibile stabilire con certezza i meriti comparativi delle persone o dobbiamo pensare che tutte le persone siano egualmente meritevoli?

  • quali dovrebbero essere gli ambiti delle valutazioni meritocratiche? (intelligenza, onestà, comprensione, simpatia ecc.)

  • quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un responsabile direttivo?

  • chi può stabilire i meriti delle persone?

A mio parere non si può parlare di merito in generale, ma solo di merito rispetto ad un certo scopo e a un certo contesto organizzativo, nel senso che uno può essere più meritevole in un certo tipo di organizzazione o funzione, e meno meritevole in altri.

Detto ciò, la valutazione difficilmente può essere oggettiva, per cui ogni dirigente è responsabile di valutare i meriti delle persone ad esso subordinate già assunte o da assumere.

Resta il fatto che ci saranno sempre divergenze di opinione sul merito delle persone. Basta considerare le opinioni dei votanti riguardo ai vari politici, oppure il fatto che spesso l’auto-valutazione del merito non corrisponde con quella fatta dal proprio superiore gerarchico.

In ogni caso è sempre meglio la meritocrazia (quantunque imperfetta) che l’assegnazione di posti di responsabilità sulla base delle amicizie o delle alleanze politiche.

Concludo con un mio aforisma: I meno meritevoli temono la meritocrazia.

Esercizio mentale sulle repulsioni

2022-01-13   Mente   |   Emozioni e sentimenti
Esercizio mentale: prendere una qualsiasi cosa percepita come repellente e cercare in essa degli aspetti positivi.

Tempo, vita, morte, entropia negativa, entropia positiva

2022-01-14   Vita   |   Tempo   |   Ordine
Il tempo sembra essere irreversibile, e a questa irreversibilità è legata l’entropia, cioè una disorganizzazione che, in assenza di un'intenzione organizzatrice, non può che aumentare in modo irreversibile, come ci insegna il secondo principio della termodinamica. 

La vita è un fenomeno organizzatore e, in quanto tale, produce entropia negativa, anche se per farlo deve consumare energia, il che comporta allo stesso tempo la produzione di entropia positiva.

Tuttavia, la vita, dopo essersi riprodotta, muore, e la morte non è che una produzione di entropia positiva.

La nostra vita, come quella di ogni essere vivente, è dunque un passaggio tra entropia negativa ed entropia positiva.

Sulla gentilezza

2022-01-15   Servire
Essere gentili significa mettersi al servizio degli altri.

Servire gli altri è più nobile che seguirli, approvarli o imitarli.

Servire qualcuno significa soddisfare i suoi bisogni e desideri, i quali, per poter essere soddisfatti, debbono essere conosciuti dal servente.

Problemi e piaceri

2022-01-15   Piacere e dolore   |   Problemi
La soluzione di un problema provoca un piacere, ma una volta che il problema è risolto, esso svanisce, come pure il piacere della sua soluzione.

Relatività del bene e del male

2022-01-15   Etica
Il bene e il male non esistono (cioè non hanno senso) in senso assoluto, ma solo relativamente a chi può subirli.

Osservare con occhi nuovi

2022-01-16   Conoscere
Ogni tanto faremmo bene a osservare il mondo con occhi nuovi, come se fosse la prima volta che riuscianmo a vedere ogni cosa dopo essere stati ciechi dalla nascita.

Sui problemi umani

2022-01-16   Problemi
Un essere umano ha due tipi di problemi: quelli attuali e quelli potenziali; la sua mente si dedica alla soluzione dei problemi potenziali quando non ha problemi attuali da risolvere. I problemi potenziali ci sono sempre, in quanto non possono mai essere risolti completamente, né definitivamente.

Filosofia contro filosofia

2022-01-17   Filosofia   |   Confliggere
Uso la filosofia per difendermi dalla cattiva filosofia.

Soggetto e oggetto

2022-01-17   Natura umana
Ogni umano è soggetto e oggetto, attività e passività, azione e passione.

Sul successo

2022-01-17   Bisogni   |   Successo
Il successo di un umano si misura con la quantità di umani i cui bisogni e desideri egli è riuscito a soddisfare, incluso se stesso.

Perché un progetto fallisce

2022-01-18   Problemi   |   Progresso
Un progetto può fallire per l'incapacità di chi ci lavora, per carenza di risorse o per carenza di realismo.

Gli altri ci classificano

2022-01-18   Giudicare   |   Classificare
Gli altri ci classificano per ciò che facciamo e non facciamo, diciamo e non diciamo, pensiamo e non pensiamo, abbiamo fatto e non abbiamo fatto, vogliamo fare e non vogliamo fare, abbiamo e non abbiamo, sappiamo e non sappiamo, e ci trattano di conseguenza.

Fuga dalla logica

2022-01-18   Pensare   |   Ragionare   |   Logica   |   Spiritualità
Quando la logica sembra soffocarci, il pensiero poetico, magico, spirituale, trascendentale, ebbro di bellezza, viene in nostro aiuto per liberarci dalle catene della razionalità. Che quel pensiero sia illusorio non ha allora alcuna importanza, dato che i suoi effetti ansiolitici ed esaltanti sul nostro umore sono reali e misurabili.

Contraddizioni poetiche

2022-01-18   Logica   |   Poesia
Chi teme di contraddirsi non potrà mai scrivere una buona poesia.

Sul pensiero trascendente

2022-01-19   Pensare   |   Ragionare   |   Logica   |   Spiritualità
Il pensiero trascendente può avere una funzione costrittiva e/o liberatoria rispetto alle libertà e ai vincoli del pensiero logico razionale. È costrittivo quando è dogmatico, assoluto, esclusivo, determinato, semplice; è liberatorio quando è possibilista, relativista, inclusivo, indeterminato, complesso.

Come indurre qualcuno a fare ciò che desideriamo

2022-01-19   Interagire   |   Piacere e dolore   |   Violenza
Ci sono due modi per indurre qualcuno a fare ciò che desideriamo: (1) con la violenza; (2) con promesse o minacce di vantaggi o svantaggi, piaceri o dolori.

Sulla paura di essere scoperti

2022-01-20   Etica   |   Paura   |   Mistificazione
Siamo tutti più o meno condizionati dalla paura conscia o inconscia che le nostre falsità, colpe, viltà, meschinità, brutture, sconfitte, asocialità e paure vengano scoperte, e che gli altri si accorgano che l'immagine sociale che mostriamo di noi stessi non è autentica.

Sul futuro del lavoro

2022-01-20   Caffè filosofico   |   Futuro
[Mio intervento al caffè filosofico del 20/1/2022 sul tema "Il futuro del lavoro"]

Indovinare il futuro è molto difficile e io non sono dotato in quest’arte. Tuttavia, dato che mi si chiede di indovinare il futuro del lavoro, non voglio sottrarmi, e dirò la mia anche se molto probabilmente le cose andranno diversamente da come immagino.

Prima di azzardare a immaginare il futuro del lavoro, vediamo com’è cambiato il lavoro negli ultimi cinquant’anni. Confronterò il lavoro com’era quando avevo vent’anni con quello che è adesso nel nostro paese. Cercherò di delineare delle tendenze, ipotizzando che esse continueranno nei prossimi venti anni.

I cambiamenti più importanti sopravvenuti negli ultimi cinquant’anni che hanno influenzato anche il mondo del lavoro sono stati, a mio avviso:

  • lo sviluppo della tecnologia informatica, delle  telecomunicazioni e dei mass media

  • l’invenzione e lo sviluppo di internet con tutti relativi servizi

  • il fallimento di tutti i tentativi di stabilire il socialismo reale di stampo marxista, e il consolidamento del capitalismo

  • la globalizzazione del commercio dovuta alla maggiore rapidità e ai minori costi dei trasporti e delle telecomunicazioni

  • la sostituzione di gran parte del lavoro manuale e intellettuale con soluzioni di informatica generale e di intelligenza artificiale

L’ultimo punto è a mio avviso il più importante per quanto riguarda il lavoro. Tale sostituzione, con l’andar del tempo è stata sempre meno compensata dalla creazione di nuove opportunità di lavoro, con il risultato di una crescente disoccupazione a partire dagli ultimi 20-10 anni.

Se le tendenze che ho delineato continueranno senza freni e senza l’intervento di novità politiche o economiche, credo la disoccupazione non potrà che aumentare, come pure lo squilibrio tra ricchi e poveri, i secondi sempre più numerosi rispetto ai primi.

Arriveremo ad un punto in cui tale squilibrio non sarà più sostenibile, in quanto i poveri non avranno più abbastanza denaro per acquistare i beni e i servizi prodotti dai ricchi. Saranno perciò necessari interventi statali a favore dei meno abbienti. Il reddito di cittadinanza sarà perciò sempre più diffuso e più cospicuo. Di conseguenza la società sarà sempre più divisa in due classi: coloro che lavorano e coloro che non lavorano. Infatti non ci sarà abbastanza lavoro per tutti a causa del progresso tecnologico, per cui le industrie affideranno alle macchine sempre più attività prima svolte da persone.

Allo stesso tempo dovremmo inventare nuove occupazioni per coloro che non lavorano, e qui sta per me la grossa incognita. Quali possono essere i “nuovi lavori”? Probabilmente qualcosa che ha a che vedere con l’educazione, con la formazione e con la soddisfazione del bisogni non materiali, come quelli di appartenenza, di comunicazione e di interazione sociale.

Per far fronte a tali esigenze, mi aspetto uno sviluppo delle scienze umane e sociali, come la filosofia e la psicologia. Spero in una nuova generazione di intellettuali creativi, dato che i saperi attualmente disponibili sono a mio avviso largamente insufficienti per affrontare le sfide del futuro del lavoro e della vita umana in generale.

Bisogno e paura degli altri

2022-01-22   Interagire   |   Bisogni   |   Paura
Abbiamo tutti, chi più, chi meno, bisogno e paura degli altri. In alcuni prevale generalmente il bisogno, in altri la paura. In una stessa persona a volte prevale il bisogno, altre volte la paura.

La fortuna di poter scegliere

2022-01-22   Scegliere
Il mondo è pieno di cose belle e di cose brutte. Fortunato chi può scegliere quali guardare.

Giustificazioni razionali e morali

2022-01-22   Etica   |   Piacere e dolore   |   Ragionare
Nessuno sa perché gli piace ciò che gli piace e gli dispiace ciò che gli dispiace. Tuttavia ognuno trova una giustificazione razionale e morale per i suoi piaceri e i suoi dispiaceri.

Prima l'emozione

2022-01-22   Emozioni e sentimenti   |   Ragionare
Prima arriva l'emozione, poi la sua giustificazione.

Sul declino della società occidentale

2022-01-22   Società   |   Caffè filosofico
[Introduzione al caffè filosofico del 27/1/2022 sul tema "Il declino della società occidentale"]

In che senso la cosiddetta società “occidentale” (di cui noi italiano facciamo certamente parte) sarebbe in declino? Forse in senso civile, politico, morale? Oppure nel senso di un’egemonia politica ed economica rispetto ad altre società, con particolare riguardo a quelle dell’est asiatico? Forse i due sensi sono correlati.

Paradossalmente, l’inizio del declino, in quanto percepito come tale dalla maggior parte della popolazione occidentale, ha coinciso, a mio avviso, con la caduta del muro di Berlino, cioè con la fine della guerra fredda tra capitalismo e comunismo, e la vittoria schiacciante del primo sul secondo. Forse prima di allora il comunismo sovietico era visto da molti come ostacolo e minaccia per il progresso umano, quindi come ostacolo esterno, come comune nemico.

Oggi dobbiamo ammettere che gli ostacoli al progresso non erano solo esterni ma anche interni alla nostra società occidentale, la quale è essenzialmente capitalistica.

Qui dovremmo fare attenzione a non cadere nell'errore opposto, vale a dire che non dovremmo vedere semplicemente nel capitalismo la causa del nostro declino. Sì, perché il capitalismo non è solo una causa di certe conseguenze, ma anche una conseguenza di certe cause che forse non abbiamo indagato abbastanza.

Infatti, ammesso che si possa considerare il capitalismo come causa principale del nostro declino, dobbiamo chiederci chi voglia il capitalismo stesso, perché non siamo stati capaci finora di farne a meno e se sia sostituibile con altre forme di economia e di politica. Oppure se non possiamo fare altro che regolarlo per moderarne gli effetti.

D'altra parte, il capitalismo c’era ben prima dell’inizio del nostro declino, e credo abbia contribuito al progresso della nostra società non solo in senso economico, ma anche civile, politico e morale, se confrontiamo il mondo capitalista con quello pre-capitalista. 

Allora chiediamoci perché oggi il capitalismo non sembra più in grado di produrre progresso civile. 

Credo che la risposta sia da ricercare non nella natura intrinseca del capitalismo stesso, ma nelle condizioni al suo contorno, e, paradossalmente, nel maggiore benessere materiale e morale che esso ha portato, oltre alla sovrappopolazione, alla concorrenza tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, e alla impossibilità di continuare una crescita illimitata, a causa dei danni ecologici, e del tendenziale esaurimento delle materie prime e dei beni agricoli, ittici e forestali.

Se osserviamo il problema del declino dal punto di vista morale, ovvero da quello della felicità delle persone, non possiamo tuttavia ignorare la correlazione tra il benessere materiale e quello morale, e il fatto che l’uomo è tanto più aggressivo ed egoista quanto minore è la disponibilità di risorse, cioè quando non ve ne sono a sufficienza per tutti.

Altre cause del declino possono essere cercate nell’infiacchimento morale delle masse dovuto al notevole aumento del benessere e della libertà (sia materiale che morale), e alla perdita di autorevolezza delle autorità intellettuali e morali precedenti, che non sono state sostituite da nuove, considerate più autorevoli.

Tali cause hanno a loro volta, a mio avviso, causato un notevole disimpegno politico e morale. In aggiunta, a causa del progresso tecnologico, abbiamo sempre meno bisogno del contatto diretto e immediato con altre persone. Ciò, a sua volta, ha diminuito il senso di appartenenza sociale (sebbene costituisca comunque un bisogno primario di ogni umano). In sintesi, l’individualismo prevale sempre più rispetto al comunitarismo.

I cambiamenti sopra menzionati costituiscono condizioni totalmente nuove, non prevedibili e non previste dagli intellettuali del passato. Per rimediare al declino che esse comportano occorrono quindi, amio avviso, una nuova filosofia e una nuova psicologia adatte ai tempi attuali.

Quali modelli di sviluppo e di cambiamento dovremmo seguire? Per ora nessuno, in quanto i modelli alternativi sono, a mio avviso, ancora tutti da inventare. Infatti mi pare che gli intellettuali del momento si limitano ad analizzare le cause del declino della nostra società ma non indicano soluzioni pratiche, al di là di tiepidi auspici e vaghe speranze.

Cosa possiamo conoscere delle cose

2022-01-22   Conoscere   |   Relazioni   |   Causalità
Non possiamo conoscere l'essenza delle cose, ma solo le loro forme, le loro parti, le loro relazioni e i loro effetti.

Sulla morte

2022-01-24   Coscienza   |   Morte
La morte consiste in un'anestesia totale irreversibile.

Sul carattere

2022-01-24   Piacere e dolore   |   Mente
Il carattere di un essere umano consiste nelle cose che lo fanno soffrire in quelle che lo fanno godere.

Essere e apparire

2022-01-24   Conoscere   |   Relazioni
È impossiile distinguere l'essere dall'apparire, perché l'essere si deduce dall'apparire. Infatti non possiamo conoscere l'essenza delle cose ma solo le loro relazioni e interazioni con il resto del mondo, nella forma e nella misura in cui ci appaiono.

I segni e la mente

2022-01-24   Mente   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
I segni sono tali in quanto informazioni che sollecitano certe reazioni in coloro che li ricevono. La mente è un sistema che riceve segni, e reagisce ad essi in certi modi. La differenza tra due menti consiste nella differenza tra i modi in cui ciascuna mente reagisce a certi segni.

Saper scegliere

2022-01-24   Scegliere
Mai come oggi gli esseri umani hanno avuto tante opzioni tra cui scegliere. Il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di scegliere ciò che è meglio per noi come individui, come società, come specie e come ecosistema.

Sul progresso civile e morale della nostra società

2022-01-25   Cambiare   |   Comportamento   |   Progresso   |   Pragmatismo
Io penso che, per progredire in senso civile e morale, sia inutile cercare di riprodurre situazioni esemplari del passato, perché è impossibile ricostruire tutte le condizioni che in passato hanno dato luogo a comportamenti positivi. Possiamo forse prendere qualcosa di buono dal passato, ma dobbiamo aggiungervi qualcosa di nuovo per adattarlo all'attualità. Compito degli intellettuali è perciò, a mio avviso, escogitare nuove idee e nuove soluzioni in tal senso.

Penso inoltre che dovremmo tutti sentirci corresponsabili della situazione attuale a causa delle nostre azioni e, soprattutto, delle nostre inazioni. Infatti, secondo me, non basta comportarsi onestamente e razionalmente. Intendo dire che se vogliamo che la società cambi in meglio, se non vogliamo subire la storia, ma dirigerla, dobbiamo fare qualcosa di nuovo e agire razionalmente nel senso dei cambiamenti che auspichiamo.

In altre parole, credo che un cambiamento volontario sia possibile solo attraverso nuovi comportamenti.

Pertanto penso che non dovremmo limitarci a studiare gli autori del passato, ma ognuno di noi dovrebbe agire come “talent scout” della cultura contemporanea, nel senso di scoprire e pubblicizzare gli intellettuali che ci sembrano pragmaticamente più efficaci per realizzare i cambiamenti che auspichiamo.

Zapping mentale

2022-01-25   Emozioni e sentimenti   |   Pensare   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Siamo soliti fare zapping non solo con la televisione, ma con qualsiasi altra percezione e con i pensieri che di volta in volta ci vengono in mente. Quando un pensiero ci fa sentire a disagio, ci ratttrista o ci disgusta, lo sostituiamo rapidamente con qualsiasi altro più sopportabile.

Siamo tutti autori, editori, giornalisti e pubbicitari

2022-01-25   Comunicazione   |   Informazione
Oggi viviamo in una cultura dove esiste un eccesso di informazione disintermediata, dispersa, di diverso tipo e di diverso valore; spesso le informazioni “migliori” sono le meno pubblicizzate e le più nascoste in quanto non sono promosse da costose campagne di marketing.

Per questo è molto importante, anzi, essenziale, la pubblicità che ognuno di noi può fare presso i propri amici e conoscenti, specialmente nei social network come, ad esempio, quello che sto usando in questo momento.

C’è una cosa molto semplice che ognuno di noi può fare gratuitamente e senza grande dispendio di tempo: parlare con i propri amici e conoscenti, dei nostri autori preferiti, dei nostri “maestri di pensiero”, spiegando il motivo per cui speriamo che il loro pensiero sia preso in considerazione del maggior numero possibile di persone.

Forse qualcuno di chi ci legge sarà incuriosito e si informerà su qualcuno degli autori raccomandati. Oggi, grazie a internet, siamo tutti autori, editori, giornalisti e pubblicitari a costo zero e senza bisogno di licenza, e ognuno di noi può raggiungere un numero teoricamente illimitato di persone.

La malattia mentale più diffusa

2022-01-26   Mente   |   Salute
Il difetto più diffuso è la mancanza di senso della misura.

Sul valore delle cose

2022-01-26   Bisogni   |   Valutare
Il valore di una cosa per un essere umano consiste nella capacità della cosa, di soddisfare i bisogni propri o altrui.

Sull'esistenza/inesistenza di Dio

2022-01-26   Conoscere   |   Religione   |   Verità
Non si può dimostrare l'inesistenza di qualcosa che non esiste. Per esempio, nessuno può dimostrare che in qualche parte dell’universo non esista un asino volante. È invece possibile dimostrare l’esistenza di qualcosa.

Tuttavia, per dimostrare l’esistenza di una cosa occorre prima definire la cosa stessa, cioè le sue proprietà e le sue interazioni (verificabili) con il resto del mondo.

Nel caso di Dio, non ha senso parlare della sua esistenza o inesistenza dato che non esiste una sua definizione condivisa e verificabile.

Il problema è un altro

2022-01-26   Problemi
Il problema è un altro.

Fingersi stupidi

2022-01-26   Intelligenza   |   Stupidità
Bisogna essere molto intelligenti per fingersi stupidi.

Permessi e divieti

2022-01-27   Etica   |   Libertà
Ci sono persone per cui tutto ciò che non è consentito è vietato, e persone per cui tutto ciò che non è vietato è consentito.

Sull'arroganza

2022-01-28   Conoscere   |   Arroganza
L'arroganza non è indice di ignoranza, così come l'umiltà non è indice di sapienza. Sono altri i fattori che derminano la sapienza o l'ignoranza di una persona. Altrimenti sarebbe troppo facile. Basterebbe mostrarsi umili per passare per sapienti. Spesso, chi non ha argomenti razionali contro una tesi assertiva di un interlocutore, accusa questo di arroganza come prova di falsità. Ma così dimostra solo la propria ignoranza.

Cos'è un artista

2022-01-28   Bellezza   |   Arte
Un artista è un inventore, costruttore, scopritore, raccoglitore o portatore di forme affascinanti.

Le conseguenze dell'incomprensione

2022-01-28   Conoscere   |   Giudicare   |   Comprendere
Noi tendiamo a sminuire o a disprezzare ciò che non comprendiamo.

Introduzione al caffè filosofico del 3/2/2022 sul tema “Gli inganni della mente”

2022-01-29   Conoscere   |   Falsità   |   Caffè filosofico   |   Inganno   |   Autoinganno   |   Bias cognitivo
Come ci dice il vocabolario Treccani, l’inganno consiste in una falsa opinione, un errore di valutazione, o una illusione.

In un inganno possiamo distinguere un emettitore (l’ingannatore), un ricevitore (l’ingannato), e  un messaggio (o informazione) che asserisce una falsità presentandola come verità.

Un inganno può essere consapevole o inconsapevole. È consapevole quando l’emettitore sa che l’informazione comunicata è falsa, è inconsapevole quando l’emettitore crede che l’informazione comunicata sia veritiera pur non essendo tale.

Per definizione, noi crediamo che ciò in cui crediamo sia vero, altrimenti non ci crederemmo. Tuttavia può succedere che crediamo in falsità. Questo tipo di inganno può essere dovuto alla ricezione di una informazione falsa proveniente da una fonte che riteniamo affidabile, oppure da una erronea elaborazione mentale di una nostra esperienza. Nel secondo caso possiamo parlare di “autoinganno”. Il termine “inganni della mente” che costituisce il titolo del caffè filosofico di questa sera, è da intendersi, appunto, come “autoinganno”.

A mio avviso esistono due categorie di autoinganni: quelli non funzionali e quelli funzionali. Gli autoinganni non funzionali non hanno alcuna utilità, e sono dovuti ad errori involontari e  inconsapevoli della mente o del sistema nervoso in generale. Gli autoinganni funzionali servono invece ad un certo scopo inconscio, che può essere quello di ottenere un piacere o di evitare un dolore.

Daniel Goleman, nel suo libro “Menzogna, autoinganno illusione", ci insegna che la nostra attenzione e i nostri pensieri non sono volontari, ma “pilotati” da meccanismi automatici inconsci il cui scopo è la ricerca del piacere e l’evitamento del dolore. Qui per dolore si intendono soprattutto l’angoscia, la paura, e lo stress mentale dovuti a incoerenze, contraddizioni, perdita di autostima, non conformità, emarginazione sociale, ecc. e per piacere s’intendono sensazioni di sicurezza, autostima, conformità, integrazione sociale, coerenza, non contraddizione ecc. In tal senso, l’errore che è alla radice dell’autoinganno consiste in lacune cognitive e salti di logica provocati dai meccanismi di cui sopra, per tutelare il benessere mentale del soggetto.

Gli autoinganni hanno generalmente una rilevanza sociale nel senso che possono essere funzionali al mantenimento di buone relazioni sociali. Infatti se viviamo in un ambiente sociale in cui la maggior parte degli altri credono in certe falsità, condividere le false credenze costituisce un fattore di coesione sociale, come ci spiega Yuval Noah Harari in questa citazione:

“Anche se dobbiamo pagare un prezzo per disattivare le nostre facoltà razionali, i vantaggi di una maggiore coesione sociale sono spesso così grandi che storie inventate normalmente prevalgono sulla verità nella storia dell’umanità. Gli studiosi lo hanno saputo per migliaia di anni, ed è per questo che [...] hanno dovuto scegliere se servire la verità o l’armonia sociale. Dovrebbero mirare a unire le persone facendo in modo che ognuno creda alla stessa falsità, o dovrebbero far conoscere la verità al prezzo della disunione? Socrate scelse la verità e fu condannato a morte. Le più potenti istituzioni sociali della storia (clero cristiano, mandarini confuciani, ideologi comunisti ecc.) hanno fatto prevalere l’unione sulla verità. Per questo erano così potenti.” [Yuval Noah Harari] 

Tratto da https://www.nytimes.com/2019/05/24/opinion/why-fiction-trumps-truth.html

Anche Steven Pinker collega l’autoinganno alle emozioni e ai rapporti sociali, come spiegato nella seguente citazione:

"Trivers, portando alle sue logiche conseguenze la sua teoria delle emozioni, nota che in un mondo pieno di macchine rivelatrici delle falsità la miglior strategia è quella di credere alle proprie menzogne. Non puoi far scoprire le tue intenzioni nascoste se non pensi che siano le tue intenzioni. Secondo questa teoria dell'autoinganno, la mente cosciente nasconde a se stessa la verità per meglio nasconderla agli altri. Ma la verità è utile, e perciò dovrebbe essere registrata da qualche parte nelle mente, ben protetta dalle parti che interagiscono con le altre persone." [Steven Pinker]

Il tema dell’autoinganno mi sta molto a cuore perché lo ritengo fondamentale per comprendere la natura umana e i mali della società. Ad esso ho dedicato un lungo capitolo del mio libro “Psicologia dei bisogni” che vi invito a leggere per un approfondimento del tema stesso (https://psicologiadeibisogni.dardo.eu/autoinganno/).

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Interdipendenza e intervalli di libertà

2022-01-29   Bisogni   |   Libertà   |   Interdipendenza
L’individuo senza gli altri, senza una società, senza una cultura, non vale nulla, non conta nulla, non può sopravvivere, non può soddisfare i suoi bisogni e non può essere felice. Noi esseri umani siamo tutti interdipendenti, dall’inizio alla fine della nostra vita. In tal senso, nessuno di noi è libero, se non per brevi intervalli di tempo.

Valutazioni reciproche (positive e negative)

2022-01-30   Confliggere   |   Valutare   |   Competere   |   Gerarchia   |   Reciprocità
Ognuno, consciamente o inconsciamente, valuta ogni altro e si sente valutato da ogni altro secondo certe gerarchie (intelletto, etica, estetica, politica, forza fisica, competenza in certe funzioni, conoscenza in certi campi, abilità in certe attività ecc.).

Ogni valutazione reciproca discordante tra due persone può dar luogo ad un conflitto interpersonale per cui ciascuno cerca di indurre l’altro a modificare le valutazioni di se stesso e dell'altro, in modo da renderle coerenti con le proprie.

Chi si sente sottovalutato da un altro, tende automaticamente a pensare che sia l'altro a sopravvalutarsi (dato che il primo presume di essere stato valutato dal secondo in modo improprio).

Se uno si sente sottovalutato dall’altro, e/o ritiene che l’altro si sopravvaluti, cercherà di dimostrargli che ha torto, che è in errore, che ha fatto qualcosa di sbagliato (vale a dire, in altre parole, che vale meno di quanto pensi).

I tentativi di correzione al ribasso della presunta sopravvalutazione vengono solitamente percepiti, da chi li subisce, come umiliazioni, e chi si sente umiliato reagisce solitamente cercando a sua volta di umiliare l'umiliante. Tale dinamica costituisce un circolo vizioso, con un’escalation potenzialmente illimitata.

Se il conflitto si dimostra insanabile e non intervengono fattori di moderazione o di inibizione, ne consegue un’ostilità tra i contendenti che può sfociare nel disprezzo reciproco, nell’offesa, nella violenza e nell’allontanamento unilaterale o bilaterale.

Allo scopo di evitare simili spiacevoli esiti, molti si astengono dal valutare gli altri e dall’autovalutazione, e considerano il giudizio e la critica deleteri, al punto da giudicare male chi giudica, per il solo fatto che esprime giudizi senza avere particolari titoli pubblici per farlo.

Questa fuga dalla valutazione, dal giudizio, dalla critica, nuoce al progresso civile e morale, in quanto ci può essere progresso civile e morale solo criticando i pensieri e i comportamenti erronei propri e altrui.

Pertanto, in caso di divergenze di opinioni con qualcuno, dovremmo cercare di criticare solo le idee che riteniamo errate e non la persona che le esprime, e non dovremmo sentirci svalutati come persone (a meno che l’altro non sia esplicito in tal senso).

L’astensione dalla valutazione “ad personam” è tuttavia alquanto difficile allorché si cerca di analizzare i motivi per cui l’interlocutore pensa, o si comporta, in modo erroneo, dal momento che tali motivi sono spesso psicologici, più che logici, vale a dire che investono la personalità (e quindi la persona) del soggetto.

Infatti un ragionamento può comportare lacune e salti logici (spesso associati a paure e/o a repulsioni) dovuti a particolari strutture cognitive ed emotive dell’inconscio, di cui il soggetto è raramente consapevole.

Dovremmo allora limitarci a dire che certe idee o certi comportamenti del nostro interlocutore sono a nostro avviso erronei, senza avanzare ipotesi o spiegazioni “psicologiche” circa i motivi degli errori.

Così facendo eviteremo tanti conflitti, ma non contribuiremmo a far luce sulle cause psicologiche dei mali della società.

Passioni e ragione

2022-01-31   Emozioni e sentimenti   |   Ragionare
Quando le passioni dormono, la ragione governa.

Cos’è la bellezza?

2022-01-31   Bisogni   |   Bellezza
A mio parere, per una persona, è “bella” ogni cosa (oggetto, persona, luogo, suono, immagine, scritto, idea ecc.) che in quella persona suscita una sensazione piacevole mediante la percezione delle forme e/o informazioni che quella cosa emana.

Si potrebbe perciò dire che in realtà non è bella la cosa ritenuta bella, ma belle sono le informazioni che essa emana attraverso il suo aspetto, i suoi movimenti e il suo linguaggio.

Quando il piacere suscitato da una cosa bella raggiunge un certo livello di intensità, possiamo parlare di “incanto”.

In altre parole, una cosa estremamente bella è “incantevole”, in quanto incanta, affascina, stordisce, stupisce il suo percettore, come per effetto di una droga (infatti le droghe vengono chiamate anche “stupefacenti”).

Pertanto, la bellezza potrebbe essere definita come una droga non chimica, ma costituita da informazioni percepite ed elaborate dal sistema nervoso del percettore in modo soggettivo, secondo logiche e meccanismi che certi neuroscienziati (come il prof. Semir Zeki, docente di neuroestetica) stanno ricercando.

In quali casi le informazioni emanate da una cosa sono percepite come “belle” dal percettore? Non siamo ancora in grado di rispondere scientificamente a questa domanda, tuttavia possiamo ipotizzare che la bellezza di una cosa sia un effetto della semplicità, dell’armonia e della purezza (in senso matematico e informatico) delle sue forme e del suo linguaggio.

A tal proposito, io credo che uno dei bisogni umani primari sia quello di bellezza (intesa nel senso detto sopra). La bellezza è infatti soddisfacente e disarmante, vale a dire che quando siamo sotto il suo effetto, la vita ci sembra più piacevole, più sopportabile, più amichevole, più felice (o meno infelice).

È per questo, a mio avviso, che la bellezza (delle cose e delle persone) è stata sempre sfruttata dall’uomo per convincere la gente a comprare certi prodotti, a seguire certi leader, a sottomettersi a certe autorità, a credere in certe religioni e ad accettare certe relazioni sociali, tra cui, in primis, quelle erotiche e quelle coniugali.

Sui modi di interazione sociale

2022-02-01   Interagire   |   Bisogni
Ogni umano interagisce con altri umani in certi modi, da cui dipende in gran parte il grado di soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

Il miglioramento di tali modi (nel senso di una maggiore soddisfazione dei bisogni propri e altrui) dovrebbe essere il fine di tutte le scienze umane e sociali, a cominciare dalla psicologia.

Sulla natura

2022-02-01   Natura
Tutto ciò che accade è naturale.

Promesse non mantenute

2022-02-01   Felicità   |   Autorità
Come diceva Stendhal, la bellezza è una promessa di felicità. Purtroppo è una promessa spesso non mantenuta.

Piaceri e paure

2022-02-01   Piacere e dolore   |   Paura   |   Stupidità
Piaceri e paure rendono stupidi.

Empatia e simpatia

2022-02-01   Empatia
L'empatia dipende anche dalla simpatia.

Droghe informative

2022-02-02   Mente   |   Bellezza   |   Illusione   |   Inganno
La bellezza, la speranza, la fede, la meditazione, l’illusione, sono droghe informative dell’apparato cognitivo che ci aiutano a sopportare l'assurdità e i dolori della vita. Consistono tutte in promesse di felicità.

Ingannati e ingannatori

2022-02-02   Illusione   |   Inganno
Spesso chi illude è un illuso, e chi inganna è un ingannato.

Paradossi della storia della filosofia

2022-02-02   Filosofia
Socrate, Platone e Aristotele sono considerati da molti come i più grandi filosofi della storia e vengono ancora oggi studiati in modo approfondito e attingendo ai testi originali.

La grandezza di questi tre grandi classici non sembra diminuita dal fatto che essi non avevano (ovviamente) letto i filosofi successivi, che chiameremo “moderni”, come Spinoza, Schopenhauer, Hegel, Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein, Deleuze e tanti altri.

Questo significa che possiamo tranquillamente fare a meno di leggere i filosofi moderni? Significa che questi non aggiungono nulla di molto importante rispetto a quanto hanno detto i classici?

Mi pare che nel mondo accademico la conoscenza dei filosofi moderni sia considerata assolutamente necessaria per capire il mondo, l’uomo e la società di oggi.

Ma allora i classici avevano delle grosse lacune intellettuali per il fatto di non conoscere i nostri moderni?

Forse i moderni hanno solo approfondito, completato e commentato ciò che dicevano i classici?

Non credo. Infatti i moderni hanno spesso insegnato conoscenze contrastanti e incompatibili con il pensiero dei classici, o hanno reso quel pensiero irrilevante in molti aspetti.

Dovremmo allora scegliere tra i classici e i moderni dal momento che non possono avere entrambi ragione?

Io credo che i moderni hanno, e hanno avuto, un enorme vantaggio rispetto ai classici in quanto hanno potuto leggere i classici stessi, mentre i classici non hanno potuto leggere i moderni, né avevano le conoscenze scientifiche di cui disponevano e dispongono i moderni.

È ovvio che ci sono aspetti del pensiero dei classici che sono validi ancor oggi, e infatti i moderni citano spesso brani di classici per riconoscere la paternità di certe idee non originali. Ma per capire un filosofo moderno è necessario leggere i filosofi che lo hanno preceduto? Spero di no, altrimenti ben pochi specialisti potrebbero capire e praticare la filosofia.

Insomma, per capire il mondo di oggi abbiamo ancora bisogno dei classici oppure questi non fanno che confonderci, indurci in errore o farci perdere tempo?

Mi pare che la filosofia accademica eviti di prendere posizione rispetto alla validità attuale dei vari filosofi, specialmente dei classici, e non risponde alla domanda che ho appena posto.

Evoluzione dell’etica

2022-02-02   Interagire   |   Etica   |   Relazioni
All’inizio l‘etica consisteva in una logica religiosa del tipo “se obbedisci a questi comandamenti divini sarai felice, altrimenti sarai infelice in questa vita e per l’eternità.”

Poi, man mano che la religione veniva sostituita dalla filosofia, la logica cambiava in “se pensi e ti comporti secondo questi principi filosofici sarai felice, altrimenti sarai infelice (in questa unica vita)”

Ora, man mano che la filosofia viene accompagnata dalla scienza, la logica cambia in “se interagisci con gli altri in certi modi godrai, se interagisci con gli altri in certi altri modi soffrirai (in questa unica vita)”.

Insomma, col progresso della conoscenza si passa dall'obbedienza a certi dèi o a certi princìpi, alla pratica di relazioni e interazioni in certi modi.

Natura, cultura e progresso

2022-02-03   Cultura   |   Natura   |   Progresso
La natura è sempre vera, libera e violenta. La cultura è generalmente falsa, costrittiva e protettiva. Tuttavia una parte della cultura, quella cosiddetta progressista, combatte il resto di essa per renderla meno falsa, più libera e più realmente protettiva.

Sull'ignoranza dei lettori

2022-02-03   Conoscere
Ognuno sceglie gli autori adatti alla propria ignoranza.

Come le cose sono e come pensiamo che siano

2022-02-03   Pensare   |   Verità
È da presuntuosi dire che certe cose “sono” così o cosà. Dovremmo piuttosto dire che noi vediamo certe cose in certi modi, e che “pensiamo” che siano così o cosà.

Infatti il pensiero è solo un’interpretazione e una sintesi soggettiva della realtà, anche se tale interpretazione e sintesi  può essere condivisa da un certo numero di persone.

A ciò va aggiunto il fatto che la realtà è infinitamente più grande e complessa di quanto possiamo immaginare e pensare.

Il piacere delle raccolte

2022-02-04   Piacere e dolore   |   Percezione   |   Forma
II mettere insieme e il vedere insieme cose normalmente sparse che hanno qualcosa in comune è una misteriosa fonte di piacere.

Dio: amico o nemico? E se ci fosse un super-Dio?

2022-02-04   Religione   |   Inganno
A mio parere Dio (qualunque cosa esso sia) è un nemico perfido che ci punisce se denunciamo la sua perfidia, constringenci in tal modo a considerarlo come un buon amico, e quindi ad autoingannarci. Se Dio ci ha intenzionalmente e consapevolmente messi al mondo, perché lo ha fatto? Sapeva che avremmo sofferto, ma evidentemnete le nostre sofferenze sono per lui irrilevanti. E se Dio fosse a sua volta vittima di un perfido super-Dio e si autoingannasse a sua volta?

Sui falsi maestri

2022-02-05   Conoscere   |   Falsità   |   Cultura
La cultura è piena di autori che insegnano falsità e sciocchezze facendo leva sull'ignoranza inconsapevole dei propri lettori. Questi falsi maestri hanno successo grazie al fatto che i lettori, a causa della loro ignoranza, li sopravvalutano. Fanno discorsi che non disturbano nessuno e non richiedono molta intelligenza per essere capiti, ma richiedono più intelligenza per vedere che si tratta di idee inutili, inconsistenti o nocive. Si tratta di ciarlatani che dicono anche cose sensate (come specchietti per le allodole) su uno sfondo di ciarlatanerie. Non faccio nomi per non offendere nessuno.

Introduzione al caffè filosofico del 10/2/2022 sul tema “Spiritualità e religione”

2022-02-05   Religione   |   Caffè filosofico   |   Spiritualità
Premessa: quando si parla di religione e di spiritualità, tra persone con idee contrastanti su questi temi, è facile offendersi reciprocamente. Infatti religione e spiritualità hanno per molti un’importanza capitale in quanto possono essere la base su cui si è costruita la loro personalità e la loro visione del mondo. Pertanto qualsiasi critica o messa in discussione della propria religione o della propria spiritualità viene facilmente percepita come un attacco alla propria persona nel senso più profondo, cioè come un tentativo di demolizione della stessa. Spero pertanto che il contenuto di questa introduzione e le cose che dirò nel corso della serata non abbiano tale effetto, da me certamente non voluto.

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Il vocabolario Treccani definisce la spiritualità, tra altre cose, come “particolare sensibilità e profonda adesione ai valori spirituali”, e in particolare come “l’insieme degli elementi che caratterizzano i modi di vivere e di sperimentare realtà spirituali, sia con riguardo a forme di vita religiosa, sia con riferimento a movimenti filosofici, letterari e simili.”

Inoltre il vocabolario Treccani definisce il termine “spirito”, in molti modi, tra cui i seguenti:

  • principio immateriale di vita che ha la sua manifestazione più pura nella divinità

  • principio di vita religiosa, morale, intellettuale di cui l’uomo è in vari modi e in varia misura partecipe e per il quale si eleva sul mondo materiale

  • entità priva di ogni carattere di corporeità e materialità

  • principio immortale di vita

  • nel cattolicesimo, è uno degli elementi della divina Trinità (lo Spirito Santo)

  • l’animo dell’uomo, inteso come complesso delle facoltà psichiche, intellettuali e affettive

  • in filosofia, termine usato originariamente dagli stoici per indicare il principio materiale di vita, la forza animatrice che conferisce il movimento all’intero universo e, nello stesso tempo, lo dirige e lo ordina

  • a partire da Cartesio il termine assume il significato di “sostanza pensante” e designa l’intelletto o la facoltà razionale, la coscienza, in opposizione alla “sostanza estesa”  cioè alla materia fisica o alla carne

  • per Kant è la facoltà creativa

  • per Hegel lo spirito designa la realtà assoluta, superindividuale, razionale, e la storia dell’umanità in senso finalistico

Queste definizioni denotano due tipi diversi di spiritualità, che possiamo distinguere grosso modo il primo come "religiosa" e il secondo come "laica" o “non religiosa” o "secolare". 

Infatti anche il termine “spirito” ha connotazioni diverse, che vanno dai concetti religiosi di divinità, angeli, anime ecc., a quelli magici o esoterici di fantasmi, spettri e poteri paranormali o soprannaturali, a quello di psiche, mente o mentalità (si noti a tal proposito  che il termine “mente” e “spirito” in francese si traducono entrambi con “esprit” e in tedesco entrambi con “geist”).

A me piace definire il termine “spirito” in senso cibernetico, relazionale e materialista, cioè come qualcosa di immateriale che influenza la realtà biologica e la mente conscia e inconscia, e in tal senso considero “spirituale” qualsiasi tipo di informazione a prescindere dal supporto fisico su cui essa è scritta e con cui è trasmessa (fuori e dentro il cervello). A tal proposito ricordo che Gregory Bateson definiva l’informazione come “qualsiasi differenza che fa una differenza”. Si noti che la differenza tra due entità A e B è immateriale in quanto non si trova né in A né in B, ma in uno spazio non fisico (potremmo perciò dire ideale, o “spirituale”) tra A e B. Nella mia definizione di spirito è dunque assente qualsiasi proprietà soprannaturale, divina, magica o esoterica, mentre è confermato il suo carattere di immaterialità.

Nella nostra discussione di questa sera vi raccomando di specificare, quando parlate di spirito, se intendete quello di tipo religioso, esoterico o soprannaturale, oppure quello di tipo biologico o mentale.

Per quanto riguarda il termine “religione”, il vocabolario Treccani lo definisce in vari modi, tra cui i seguenti:

  • complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità

  • per la teologia cattolica la religione si fonda sulla rivelazione da parte di Dio di verità inaccessibili alla ragione umana nello stato presente

  • rispetto e timore della divinità e dei principi religiosi

  • complesso dei dogmi, dei precetti e dei riti che costituiscono un dato culto religioso

In base alle definizioni sopra riportate, vediamo che la religione include la spiritualità (almeno quando è sinceramente sentita al di là del folclore e del conformismo), mentre non è sempre vero il contrario, dal momento che si può coltivare una spiritualità al di fuori di qualsiasi religione e di qualsiasi comunità.

Alla luce di quanto ho esposto sopra, ho raccolto la seguente serie di parole chiave che hanno a che fare con la spiritualità e/o con la religione: anima, psiche, etica, moralità, sacro, fede, credenza, scetticismo, immortalità, resurrezione, reincarnazione, finalismo, ateismo, agnosticismo, esistenzialismo, materialismo, razionalità, irrazionalità, superstizione, adorare, pregare, sacramenti, idolatria, emozione, speranza, coscienza, giustizia, premio, castigo, comunità, conformismo, dogmi, precetti, obblighi, divieti, tabù, valori, magia, sacerdozio, riti, illuminismo, fondamentalismo, laicismo, libertà ecc.

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Come spunti per la nostra discussione di stasera, vi suggerisco inoltre alcune domande a cui potreste tentare di dare qualche risposta.

  • quali vantaggi e svantaggi le religioni hanno portato all'umanità?

  • può esistere una morale indipendente da una religione o da una spiritualità?

  • è meglio una morale religiosa o una morale laica?

  • perché la maggior parte della gente adotta la religione della propria comunità e non una di un’altra comunità?

  • le religioni hanno un futuro o sono in via di estinzione?

  • la religione e la spiritualità sono fenomeni psicologici, cioè costruzioni mentali e quindi fatti soggettivi, oppure fatti oggettivi e reali?

  • in che modo una religione o una pratica spirituale può influenzare il comportamento di una persona?

  • quali possono essere le interazioni e le comunicazioni tra un individuo e uno spirito o un'entità spirituale?

  • che s’intende per “sacro”? Chi stabilisce cosa debba essere considerato sacro? Qual è la funzione del sacro?

  • è possibile studiare e analizzare il sacro senza desacralizzarlo?

  • a quali condizioni atei e credenti possono rispettarsi reciprocamente?

  • cosa promettono le religioni a chi le adotta?

  • abbiamo bisogno di una religione?

  • è possibile una spiritualità atea? (che nega l'immortalità dell'anima)

  • le religioni dovrebbero adeguarsi ai tempi moderni o resistere ai cambiamenti? In che modo dovrebbero/potrebbero adeguarsi?

  • come vanno considerate le sacre scritture di una religione? Presunti fatti storici, metafore, narrazioni fiabesche o cosa altro?

  • come dobbiamo considerare i passi della Bibbia che incitano i fedeli al genocidio, all’omicidio degli omosessuali, alla servitù della donna rispetto all’uomo, all’obbedienza cieca a Dio fino al punto di sacrificare un figlio ecc.?

  • che rapporto c'è tra spiritualità/religiosità ed emozioni?

  • cosa rimproverano gli atei ai credenti e viceversa?

  • credere è un atto volontario o involontario?

  • una religione può causare nevrosi o psicosi?

  • cosa cambia per una persona se Dio (qualunque cosa esso sia) esiste o non esiste?

  • perché le religioni non hanno il senso dell’umorismo?

  • non sarebbe il caso di inventare una nuova religione?

Per concludere, mi sembra doveroso dichiarare, in estrema sintesi, cosa io penso delle religioni e della spiritualità, anche per evitare che qualcuno, come è già successo, mi attribuisca pensieri e sentimenti che non sono miei. Io considero tutte le religioni e tutte le forme di spiritualità invenzioni dell’uomo, per diversi scopi, come i seguenti:

  • spiegare gli avvenimenti come voleri di una o più divinità

  • placare l’angoscia dovuta alla coscienza della propria mortalità, dando una speranza di immortalità

  • fornire regole morali ad una comunità per evitare che si autodistrugga

  • favorire la coesione e l'integrazione sociale delle comunità in senso culturale ed economico

  • sostenere l’esercizio del potere politico attraverso la sottomissione dei sudditi alle autorità “consacrate”

Insomma, penso che le religioni siano tutte costruzioni mentali che hanno comportato e comportano vantaggi e svantaggi per gli individui e per le società. Gli effetti positivi e quelli negativi delle religioni e delle credenze spirituali dipendono dai contenuti delle stesse (intesi come sacre scritture o documenti programmatici) e dai modi (più o meno rigidi, più o meno coerenti, e più o meno estremi) in cui esse sono state applicate nella vita pratica, soprattutto nelle relazioni sociali. Le guerre di religione, gli oscurantismi e le persecuzioni degli atei, degli eretici edelle minoranze religiose hanno dimostrato quanto una religione possa essere malvagia e retrograda. Le vite generose di certi crcedenti e la vita pacifica e produttiva di certe comunità hanno dimostrato quanto una religione possa essere benefica.

Gli umani si possono dividere in due grandi categorie: quelli che credono che l’anima dell’individuo, dopo la morte, si reincarni o si trasferisca in un’altra dimensione, e quelli che credono che nulla resti di un individuo dopo la sua morte (se non qualche ricordo presso i sopravvissuti). I primi hanno bisogno di una religione o di una spiritualità che li guidi in questa vita nella prospettiva dell'aldilà; i secondi non ne hanno bisogno, e sono perciò atei o agnostici. Io appartengo alla seconda categoria, ma rispetto coloro che appartengono alla prima, anche se la penso diversamente da loro circa la finitudine dell'esistenza. Pertanto rivolgo la mia attenzione al bene e al male che incontreremo prima di morire, in questa vita, e per questo mi interesso di etica in senso non religioso.

In quanto alla mia personale spiritualità, io credo in un solo spirito: l'inconscio. Ognuno ha il suo, in ognuno esso è diverso, ma con molte cose in comune con quelli altrui.

Infine, io credo che tutte le religioni attuali siano anacronistiche e debbano essere sostituite da un'etica e da una spiritualità non religiose adatte ai nostri tempi. Questo è il senso del progetto “Vangelo Laico” su cui sto lavorando con alcuni amici e che è descritto nel sito vangelolaico.it.

E ora lascio volentieri a voi la parola.

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Come può l’eleganza essere, allo stesso tempo, un modo di vestire, un modo di parlare e una teoria?

2022-02-07   Bellezza   |   Caffè filosofico
(Mio intervento al Caffè filosofico di Lione del 8/2/2022 sul tema "Comment l'élégance peut à la fois être une tenue, une parole et une théorie?")

Il dizionario Larousse definisce “eleganza” come segue:

  • Qualità di qualcuno che si distingue per gusto, scelta dell'abbigliamento, maniere aggraziate, ecc

  • Qualità di ciò che è di sobria bellezza e buon gusto

  • Qualità di ciò che viene espresso con precisione e piacevolezza, con sobria chiarezza, senza pesantezza

  • Qualità di qualcuno, del suo comportamento, che mostra distinzione morale o intellettuale

In sintesi, credo si possa dire che ciò che fa l’eleganza è allo stesso tempo la distinzione (cioè la differenza, fonte di meraviglia, rispetto a ciò che è comune), la semplicità, la leggerezza e la finezza delle forme di qualunque cosa: corpo umano, abito, arredamento, comportamento, linguaggio, idea, discorso, teoria, formula matematica ecc.

Volendo cercare il contrario di eleganza, non ho trovato nulla di meglio che il termine “kitsch” inteso come “comune”, “grossolano”, "pesante", “eccessivo”.

Non credo che l'eleganza sia misurabile oggettivamente. Intendo dire che una cosa che è elegante per qualcuno, può non esserlo per un altro. Diciamo infatti che è una questione di gusti, e dei gusti non si discute, come recita il detto latino: “de gustibus non est disputandum”. Tuttavia credo che quanto più una persona è elegante, tanto più essa è sensibile all’eleganza, cioè sa riconoscerla negli altri, per una sorta di affinità elettiva.

Io credo che il concetto di eleganza sia strettamente legato a quello di bellezza. Direi infatti che l’eleganza è un particolare tipo di bellezza, vale a dire: una bellezza raffinata e delicata.

Per tale ragione, credo che per definire l’eleganza occorra prima definire la bellezza.

Ebbene, io credo che “bello” (per qualcuno) è qualsiasi cosa  (oggetto, persona, luogo, suono, immagine, scritto, idea ecc.) che suscita una sensazione piacevole mediante la percezione delle forme e/o informazioni che quella cosa emana. In tal senso, confrontando due cose belle, direi che la più elegante è quella che comporta la minore quantità di informazioni, ovvero quella che ha la formula descrittiva, generativa, o genetica, più piccola e/o più semplice.

Per me è fondamentale l’aspetto emotivo della bellezza, e dell’eleganza, vale a dire il piacere mentale che essa suscita, in senso ormonale. Quando questo piacere supera una certa soglia si può parlare di “incanto”.

In altre parole, una cosa estremamente bella o estremamente elegante è “incantevole”, in quanto incanta, affascina, stordisce, stupisce il suo percettore, come per effetto di una droga (infatti le droghe vengono chiamate anche “stupefacenti”).

Pertanto, la bellezza (e ancor più l’eleganza) potrebbe essere definita come una droga non chimica, ma costituita da informazioni percepite ed elaborate dal sistema nervoso del percettore secondo logiche e meccanismi che alcuni neuroscienziati (come il prof. Semir Zeki, docente di neuroestetica) stanno studiando.

A tal proposito, io credo che uno dei bisogni umani primari sia quello di bellezza (intesa nel senso detto sopra). La bellezza è infatti soddisfacente e disarmante, vale a dire che quando siamo sotto il suo effetto, la vita ci sembra più piacevole, più sopportabile, più amichevole, più felice (o meno infelice).

È per questo, a mio avviso, che la bellezza (delle cose e delle persone) è stata sempre sfruttata dall’uomo per convincere la gente a comprare certi prodotti, a seguire certi leader, a sottomettersi a certe autorità, a credere in certe religioni e ad accettare certe relazioni sociali, tra cui, in primis, quelle erotiche e quelle coniugali.

Per concludere, non credo di aver fatto un discorso elegante, se non altro perché ci ho messo dentro troppe cose.

Sull'amore divino

2022-02-07   Religione   |   Falsità
L'amore divino è un grande imbroglio di certe religioni. Il trucco è questo: se non credi che Dio ti ami, lui ti punisce, quindi è meglio crederci.

La legge del gradimento

2022-02-09   Inconscio   |   Competere   |   Amare   |   Scegliere   |   Cooperare   |   Amicizia   |   Gradimento   |   Solidarietà   |   Adattamento
A mio parere, una delle leggi fondamentali che regolano l’attività dell’inconscio è quella che io chiamo la “legge del gradimento”. Infatti suppongo che una motivazione fondamentale, conscia o inconscia, di ogni umano sia quella di essere graditi ad una certo numero di altri umani, Ciò è dovuto al semplice fatto che, in mancanza di tale gradimento, è difficile per un individuo ottenere dagli altri la cooperazione indispensabile per sopravvivere e per soddisfare i propri bisogni.

Col termine “gradire” io intendo una gamma di disposizioni cognitive ed emotive di diversa qualità e intensità, che includono amare, piacere, approvare, stimare, rispettare, provare simpatia, fascino, affinità, solidarietà, fiducia, interesse, curiosità  ecc. nei confronti di una persona.

Tuttavia, essere graditi agli altri non è facile, e a volte è impossibile, per vari motivi, e questa difficoltà o impossibilità è a mio avviso una delle maggiori cause d'infelicità per tutti gli esseri umani.

Essere graditi è difficile in primo luogo perché per ottenere il gradimento di una certa persona, uno deve corrispondere alle aspettative, agli ideali e ai valori di quella persona. In poche parole, uno deve essere come l’altro lo vuole.

Ovviamente ci può essere una discrepanza più o meno grande tra il tipo di persona desiderata dall’altro è il tipo di persona che si è. Quando tale discrepanza diventa rilevante, uno può essere tentato di cambiare la propria personalità per adattarla al tipo richiesto, ma questo adattamento può essere praticamente impossibile, o avere un costo che non vale la pena di pagare.

In secondo luogo, essere graditi è difficile per ragioni di competizione. Infatti, un umano può cooperare con un numero limitato di altri umani, e si trova perciò a scegliere con chi entrare in una relazione cooperativa. La scelta delle persone con cui relazionarsi non è casuale, ma normalmente selettiva, nel senso che si scelgono, consciamente o inconsciamente, le persone che maggiormente corrispondono ai propri tipi ideali. Di conseguenza, può sempre succedere, date due persone che si gradiscono reciprocamente, che ne sopraggiunga una terza che risulti maggiormente gradita, e quindi preferibile, per una di esse. Ne consegue spesso che il rapporto iniziale sia sostituito da uno nuovo stabilito con la persona sopraggiunta. In tal caso può nascere una competizione tra due persone per ottenere il maggior gradimento da parte della terza, competizione che termina normalmente con l’esclusione del perdente.

Inoltre può succedere che il gradimento tra due persone A e B non sia reciproco. Cioè che A sia gradito a B, ma B non sia gradito ad A. Ovviamente, in assenza di reciprocità di gradimento, una relazione è impossibile oppure dura poco.

A fronte delle difficoltà sopra descritte, la mente conscia, e ancor più quella inconscia, di ogni umano sono continuamente occupate nel cercare di stabilire cosa convenga fare e cosa convenga non fare per ottenere il maggior gradimento possibile dal maggior numero possibile di persone al minor costo possibile in termini di necessità di sacrificare parte della propria natura e/o dei propri beni.

C’è inoltre la necessità di stabilire quale sia il numero sufficiente di persone da cui essere graditi, numero che comunque non può essere inferiore a uno. Tuttavia si può decidere di prendere una posizione sgradita a tutte le persone conosciute nella  speranza di essere graditi da qualcuno che ancora non si è incontrato. Allo stesso tempo è necessario stabilire i tipi di persone dalle quali cercare di esere graditi.

Un’altra costante occupazione della mente umana consiste nello stabilire il limite entro il quale è tollerabile e conveniente adattarsi ai desideri e alle aspettative di un’altro, e oltre quale limite tale adattamento è intollerabile o non conveniente.

Per concludere, credo che nessun umano possa sfuggire alla legge del gradimento sopra descritta, e che perciò ci convenga obbedire ad essa in modo consapevole, intelligente e razionale.

Sulla selettività ed esclusività dell'attenzione

2022-02-10   Pensare   |   Scegliere
L'attenzione è un processo intrinsecamente selettivo ed esclusivo, nel senso che non si può essere attenti a tutto ciò che ci circonda o che si trova nella nostra memoria, ma solo a una piccola quantità di oggetti, concetti, livelli di astrazione e sentimenti, escludendo tutti gli altri.

Perciò è importante, momento per momento, scegliere con saggezza ciò a cui prestare la propria attenzione e ciò a cui non prestarla, e, interagendo con gli altri, ciò a cui portare l'attenzione altrui e ciò da cui sviarla.

In altre parole, è importante scegliere saggiamente, momento per momento, ciò a cui pensare e ciò a cui non pensare, e cosa dire e cosa non dire per dirigere opportunamente i pensieri altrui.

Sull'importanza del gradimento reciproco

2022-02-10   Gradimento   |   Reciprocità
Ad un essere umano non interessa tanto se l'altro sia bravo, buono, giusto, bello o intelligente, ma soprattutto come l'altro si pone nei suoi confronti, sia cognitivamente che emotivamente.

In altre parole ciò che conta per un umano è quanto egli sia gradito all'altro.

Infatti ognuno tende a gradire coloro da cui si sente gradito, e a non gradire coloro da cui non si sente gradito.

Cos'è l'essere?

2022-02-11   Conoscere
Il termine “essere” è problematico. Infatti la domanda “cos’è l’essere?” contiene due volte il verbo essere che, se non definito, rende indefinita la stessa domanda. Infatti io non conosco definizioni dell'essere che non siano tautologiche, quindi insignificanti.

Meglio allora chiedere: che "significa" “essere”? Infatti “essenza” e “significato” sono cose diverse, e a mio parere si può parlare solo di significato, perché l’essere è indefinibile. 

Dunque, per me, “essere” significa una serie di “cose”, tra cui interagire, appartenere, contenere, sentire, apparire, e somigliare, e il termine "essere" dovrebbe essere sostituito da tali parole ogni volta che sia possibile.

In altre parole il mio “essere” consiste nei modi in cui interagisco col resto del mondo, negli insiemi, gruppi, classi e categorie a cui appartengo, nelle cose che il mio corpo contiene (compresa la mia mente), nei sentimenti e nelle emozioni che provo, nei modi in cui appaio, e nelle cose a cui assomiglio.

Io sono dunque tutte queste cose, interdipendenti e in relazione le une con tutte le altre. A seconda del contesto, della direzione in cui rivolgo la mia attenzione, e dei miei fini, alcune mi sembrano più importanti di altre. Dunque sempre in senso relativo, mai assoluto.

Sul bisogno di essere graditi

2022-02-11   Giudicare   |   Gradimento
Ognuno ha bisogno di essere gradito al maggior numero possibile di altre persone, ma è impossibile essere graditi da coloro che non gradiamo. Per questo molti gradiscono a priori, e perciò evitano di giudicare, qualsiasi essere umano.

Bisogno di gradimento

2022-02-12   Bisogni   |   Gradimento
Il 'mi piace' nei social network risponde ad un bisogno fondamentale dell'uomo, quello di essere gradito ad altri. Vuoi fare felice una persona? Dille che la gradisci, manifestale gratitudine.

Se piaci a Dio

2022-02-12   Gradimento
Se Dio fosse un utente di Facebook, i suoi 'mi piace' sarebbero molto desiderati.

Introduzione al caffè filosofico del 17/2/2022 sul tema "L'amicizia"

2022-02-12   Bisogni   |   Caffè filosofico   |   Amicizia   |   Solidarietà
Il vocabolario Treccani definisce l’amicizia come “vivo e scambievole affetto tra due o più persone, ispirato in genere da affinità di sentimenti e da reciproca stima”. 

Altre definizioni che ho trovato in Internet dicono:

  • Reciproco affetto, costante e operoso, tra persona e persona, nato da una scelta che tiene conto della conformità dei voleri o dei caratteri e da una prolungata consuetudine.

  • Tipo di relazione interpersonale, accompagnata da un sentimento di fedeltà reciproca tra due o più persone, caratterizzata da una carica emotiva.

  • Rapporto fatto di fiducia, simpatia, affetto e reciproca scelta, che si riscontra in ogni tempo e in ogni luogo, ma che nessuna teoria può spiegare del tutto. L'amicizia prevede che esista un rapporto paritario, e questo la distingue dagli altri legami che coinvolgono gli affetti.

  • Stato duraturo di affetto, stima, intimità e fiducia tra due persone.

  • Relazione tra due persone, liberamente scelta e paritaria.

Alla luce delle suddette definizioni, all’amicizia possono essere collegati concetti come i seguenti:  affetto, stima, affinità, simpatia, empatia, frequentazione, condivisione, disponibilità, selettività, scelta, fiducia, affidabilità, confidenza, intimità, parità, reciprocità, sentimento, impegno, gioco, cameratismo, solidarietà, mutuo aiuto, supporto, scambio, compagnia, conoscenza reciproca, fedeltà, interesse, legame o vincolo, gelosia, ecc.

Parlare dell’amicizia in termini filosofici o psicologi implica far emergere problematiche riguardanti questo tipo di relazione, e ragionare su di esse.

L’amicizia è qualcosa di generalmente desiderabile, e la sua mancanza è normalmente considerata una disgrazia e motivo di tristezza. Le problematiche ad essa legate riguardano, a mio avviso, le difficoltà nello stabilire e nel mantenere amicizie, e i doveri, le incombenze e gli inconvenienti che le amicizie stesse possono comportare.

Alcune problematiche relative all’amicizia possono essere riassunte in domande come le seguenti:

  • quali sono i requisiti affinché un'amicizia tra due persone possa nascere e mantenersi?

  • quali sono i doveri che l’amicizia impone ai contraenti?

  • cosa si può sperare da un’amicizia?

  • quali libertà sono permesse solo tra amici?

  • quali possono essere i vantaggi di una amicizia?

  • quali possono essere gli svantaggi di un’amicizia?

  • è possibile un’amicizia tra persone di sesso diverso?

  • è normale essere gelosi delle altre amicizie di un amico/a?

  • quanti amici una persona può avere?

  • un’amicizia può avere secondi fini?

  • cosa si può chiedere ad un amico?

  • cosa non si dovrebbe chiedere ad un amico?

  • quanto è importante avere amici per essere felici?

  • abbiamo bisogno di amici?

  • la difficoltà di trovare amici può essere sintomo di un problema psichico?

  • perché certe persone sono più selettive di altre nello stabilire amicizie?

  • un’amicizia può essere limitata al divertimento, al gioco al passatempo?

  • un’amicizia può mantenersi in caso di conflitto di interessi o di giudizi morali negativi?

  • un’amicizia può essere asimmetrica o squilibrata? (A si sente molto amico di B mentre B si sente poco amico di A)

  • l’amicizia è un diritto o una questione di fortuna o di competizione?

  • è normale che le amicizie finiscano con la maturazione e i cambiamenti di personalità di uno o di entrambi i contraenti?

  • è possibile trovare amici mediante social network o siti web appositi?

Con riferimento all’ultima domanda, permettetemi di fare pubblicità ad un sito web da me realizzato, che serve a trovare persone di un tipo desiderato, facendosi conoscere tramite un’autointervista: https://intervista.link .

Ed ora, a voi la parola!

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L'uomo e l'altro

2022-02-13   Interagire   |   Bisogni
Per un essere umano, l'altro (inteso come altro agente dello stesso tipo di se stessi) è qualsiasi altra persona vivente, l'Altro generalizzato (terrorizzato da G. H. Mead), e Dio (come super-agente immaginario interiorizzato).

In tutti e tre i casi l'altro è percepito come un agente (dotato di volontà e di poteri reali) con cui il soggetto può e/o deve interagire, e dalle interazioni con il quale dipende il proprio benessere e malessere, vale a dire la soddisfazione e la frustrazione dei propri bisogni.

La mente umana (conscia e inconscia) serve a stabilire e a gestire le modalità ottimali di interazione con l'altro in tutte le sue possibili manifestazioni e circostanze.

La migliore strategia di interazione con l’altro consiste (per la mente inconscia) nell’ottenere il suo gradimento nei confronti della nostra persona, e, quando il gradimento non può essere ottenuto, nel fare in modo che l’altro sia costretto ad obbedire alle nostre volontà per timore, in caso contrario, di una punizione da parte nostra, di altri, della comunità in generale, o di Dio.

Immaginare Dio

2022-02-13   Religione   |   Immaginazione
Immaginare che Dio esista, che mi voglia bene, che mi gradisca e che abbia intenzione di premiarmi eternamente per come sono, per ciò che penso, e per come mi sono comportato finora. È un'idea molto gradevole anche se inverosimile, talmente gradevole che molti ci credono e ne godono.

Sui teologi

2022-02-13   Religione
Dio è una cosa troppo importante per lasciare che se ne occupino i teologi.

Gradimenti conflittuali

2022-02-13   Gradimento
Se per essere gradito ad A devo essere sgradito a B, e viceversa, devo fare una scelta dolorosa tra (1) essere sgradito ad A, (2) essere sgradito a B e (3) essere sgradito a entrambi.

Amare vs. desiderare

2022-02-14   Amare   |   Desiderare
Il Vangelo dice: ama il prossimo tuo come te stesso. Ma gli umani non desiderano essere amati dal prossimo come lui ama se stesso; infatti ogni umano desidera essere desiderato dal prossimo in quanto corpo e mente diversi dai propri.

Percentuale di soddisfatti

2022-02-14   Bisogni   |   Desiderare
Quale pensi che sia la percentuale di umani che hanno bisogno di essere desiderati da almeno un altro umano di proprio gradimento? Quale pensi che sia la percentuale di umani che riescono a soddisfare tale bisogno? Tu ci riesci?

Sull'utilità delle false promesse di felicità

2022-02-14   Felicità   |   Condividere   |   Illusione
Credere alle stesse false promesse di felicità è un fattore di coesione sociale, di condivisione, di unione, e in quanto tale è un fattore di felicità.

Perché c’è competizione fra gli esseri umani?

2022-02-14   Competere   |   Caffè filosofico
(Mio intervento al caffè filosofico di "Conduco un dialogo" il 14/2/2022 sul tema "Perché c’è competizione fra gli esseri umani?")

Nel vocabolario Treccani il termine “competizione” è definito come “Gara, lotta, contrasto, antagonismo, fra persone o gruppi che cercano di superarsi, di conquistare un primato e simili; talora sinonimo di concorrenza.”

Quando si chiede il perché di un fenomeno, ci si aspetta una risposta che esprima una causa involontaria e meccanica, oppure una volontà che corrisponde ad una certa finalità. Nel secondo caso si tratta di una scelta umana consapevole e razionale, cioè basata su un bisogno o un desiderio da soddisfare, e un ragionamento su come soddisfarlo.

Per quanto riguarda la competizione tra umani, io credo che il motivo sia del tutto naturale, e sia lo stesso che osserviamo nelle altre specie animali. Queste sono infatti quasi tutte competitive sia in senso intraspecifico che interspecifico.

Direi che in ogni forma di vita la competizione emerge in tutti i casi in cui le risorse disponibili sono insufficienti per soddisfare tutte le richieste, per cui qualche richiedente dovrà rinunciarvi in tutto o in parte.

Infatti, a mio avviso, in mancanza di meccanismi di regolazione della concorrenza, come, costumi, leggi o gerarchie di potere, ogni individuo tende istintivamente a impossessarsi delle risorse limitate prima di ogni altro.

Alla competizione istintiva, nel caso degli umani, si aggiunge la competizione culturale e quella ragionata.

La competizione culturale è implicita in ogni cultura, che ne stabilisce i limiti e le regole, che possono essere più o meno restrittive da cultura a cultura.

La competizione ragionata è quella strategica e tattica di ogni individuo che, all’interno delle regole della competizione della sua comunità, decide il proprio “progetto di competizione”, che consiste in attività tese a far diventare il soggetto più competitivo possibile.

Nelle culture storiche (cioè non quelle preistoriche) la competitività si basa soprattutto sul denaro e sul potere economico, sul possesso di beni convertibili in denaro, sulla potenza militare, sulla reputazione intellettuale e morale, sugli appoggi politici, sull’affiliazione a bande criminali, e sulla forza, bellezza, intelligenza e abilità della persona.

Tutte queste cose costituiscono gerarchie di competizione che permettono ai beneficiari di ottenere vantaggi che ad altri sono preclusi, secondo la loro posizione nelle gerarchie stesse.

Per quanto sopra, credo che la domanda iniziale dovrebbe essere cambiata in “Perché non dovrebbe esserci competizione fra esseri umani?”. La risposta a questa domanda, a mio avviso, dovrebbe essere: la competizione non può essere eliminata senza incorrere in gravi danni, ma solo controllata per evitarne gli eccessi.

Per esempio, nella scelta del partner sessuale è impensabile, per ovvi motivi, eliminare la competizione per il partner più attraente (in tutti i sensi).

Un altro esempio: in economia, l’eliminazione della competizione tra cittadini per i beni materiali, caratteristica fondamentale del comunismo, ha dimostrato di avere effetti disastrosi per l'economia.

D’altra parte il capitalismo, con lo sviluppo tecnologico che rende sempre meno necessario il lavoro umano, se non viene moderato in qualche modo, potrebbe far aumentare a dismisura la povertà e la disparità tra i più abbienti e i meno abbienti.

Altro esempio: l’eliminazione della concorrenza industriale e commerciale mediante la costituzione di monopoli pubblici o privati fa alzare i prezzi delle merci e dei servizi, e ne fa diminuire la qualità.

Per concludere, credo che la scelta più saggia riguardo alla competizione non sia quella di eliminarla, ma di stabilire i suoi limiti affinché continui a costituire un fattore di progresso, di motivazione e di soddisfazione personale.

Dietro le forme

2022-02-15   Forma
Dietro le forme si nascondono le formule e gli algoritmi che le hanno generate.

Etica del gradimento

2022-02-18   Etica
Per «Etica del gradimento» intendo un'etica più efficace e più gradevole rispetto a quelle normative. 

Per «etica normativa», o «del dovere», intendo qualsiasi etica che consiste in obblighi e divieti, predefiniti e assoluti, sia verso gli altri che verso se stessi.

Diversamente dalle etiche normative, l'Etica del gradimento non comporta regole di comportamento predefinite, ma raccomandazioni generali aventi come scopo la soddisfazione dei bisogni e dei desideri propri e altrui, e, di conseguenza il conseguimento del piacere e l'evitamento del dolore fisici e mentali propri e eltrui.

Infatti io assumo che il piacere (fisico o mentale) viene suscitato dalla soddisfazione di un bisogno o di un desiderio, così come il dolore (fisico o mentale) viene suscitato da una prolungata insoddisfazione di un bisogno o di un desiderio.

In altre parole, si può dire che un essere umano “gradisce” (cioè trae piacere da) tutto ciò che concorre alla soddisfazione dei propri bisogni e desideri, e non gradisce (cioè trae dolore o dispiacere da) tutto ciò che ne può impedire la soddisfazione.

Le regole fondamentali dell’etica normativa più diffusa nella cultura occidentale, quella cristiana, sono le seguenti:

  1. Ama il prossimo tuo come te stesso, cioè fai al prossimo tuo ciò che vorresti fosse fatto a te.

  2. Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

Oltre a queste regole generali, ogni cultura o religione include regole normative particolari, cioè obblighi e divieti piuttosto precisi che riguardano costumi, alimentazione, sessualità, contatti fisici, abbigliamento, estetica, simboli, riti, tradizioni, relazioni sociali, rapporti familiari, comunicazione, aborto, eutanasia ecc.

Sia le regole generali che quelle particolari delle etiche normative generalmente non prendono in considerazione le differenze di temperamento, di carattere, di intelligenza, di cultura, di gusti, di condizioni economiche ecc. tra esseri umani. In altre parole, non tengono conto delle differenze nei desideri e nelle preferenze individuali.

Di conseguenza, un importante inconveniente delle etiche normative è che io posso trattare una persona in un modo per me desiderabile, mentre quella lo ritiene indesiderabile, come pure io posso astenermi dal fare a una persona una certa cosa che io ritengo indesiderabile, mentre quella persona ritiene quella cosa desiderabile. Il risultato è una frustrazione per entrambe le parti.

Per superare tale inconveniente delle etiche normative, mi sono chiesto chiesto, se non sia preferibile adottare un tipo di etica alternativo, che io definirei “etica del gradimento”, o “etica edonistica” o “etica del piacere”, dove per “piacere” e per “dolore” intendo non solo quelli fisici, ma soprattutto quelli mentali, come ad esempio il piacere di sentirsi apprezzati o il dolore di sentirsi disprezzati.

A differenza delle etiche normative, l'Etica del gradimento non include regole di comportamento precise, ma raccomandazioni generali e proposte sempre negoziabili aventi come scopo la ricerca del piacere e l’evitamento del dolore propri e altrui attraverso la soddisfazione dei rispettivi bisogni e desideri.

Infatti, un essere umano riesce a soddisfare i propri bisogni e desideri solo attraverso la cooperazione con altri umani e questa cooperazione può essere ottenuta, tra adulti, solo attraverso la soddisfazione dei rispettivi bisogni e desideri (escludendo altri mezzi come la violenza e l’inganno).

Le regole fondamentali dell’Etica del gradimento da me immaginata sono le seguenti:

  1. Fai al prossimo tuo ciò che egli gradisce gli venga fatto, purché e finché tale comportamento non causi la frustrazione dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri.

  2. Non fare al prossimo tuo ciò che egli non gradisce gli venga fatto, purché e finché tale astensione non causi la frustrazione dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri.

  3. Cerca di sapere cosa il prossimo tuo gradisce e cosa non gradisce che gli venga fatto, affinché tu possa seguire correttamente le regole 1 e 2.

  4. Fai sapere al prossimo tuo ciò che tu gradisci e ciò che non gradisci che ti venga fatto, affinché egli possa seguire correttamente le regole 1 e 2.

Applicare l’Etica del gradimento è, per definizione, un esercizio gradevole proprio perché lo scopo di tale etica è il gradimento: sia quello di chi beneficia del comportamento etico, sia quello di chi lo esercita. Inoltre l'Etica del gradimento comporta esplicitamente una desiderabile reciprocità che non è contemplata, in generale, nelle etiche normative.

Data la gradevolezza e razionalità dell'Etica del gradimento, la sua diffusione dovrebbe essere molto più facile, e perciò molto più ampia, incisiva ed efficace, rispetto a quella di qualunque altra etica.

La regola più difficile dell'Etica del gradimento è la numero 3. Infatti capire cosa ogni persona particolare gradisce e cosa non gradisce richiede una sensibilità e una cultura umanistica (specialmente psicologica) che molte persone sembrano non possedere a sufficienza.

Pertanto la "dottrina" dell'Etica del gradimento dovrebbe essere accompagnata dall'insegnamento di una psicologia finalizzata soprattutto allo studio dei bisogni, dei desideri, delle emozioni e dei sentimenti umani, in generale e nelle possibili variazioni individuali.

 

Etica del gradimento e cooperazione

Una cooperazione basata sull’Etica del gradimento rende gradita a entrambi i contraenti la cooperazione stessa, assicurandone la stabilità.

In tal senso, infatti, cooperare diventa un piacere piuttosto che un dovere.

Per facilitare l’incontro e il riconoscimento tra persone intenzionate a cooperare secondo l’Etica del gradimento, queste dovrebbero manifestare esplicitamente la loro disponibilità e il loro interesse in tal senso. A tale scopo sarebbe utile definire dei segnali di riconoscimento, dei distintivi, dei simboli, delle icone, che possano indicare l’adesione all’Etica del gradimento, come ad esempio, la seguente icona:

 

Etica del gradimento e competizione

A mio parere, ognuno "gradisce" essere più competitivo degli altri e occupare i gradini più alti (per quanto possibile) nelle varie gerarchie sociali. In altre parole, ognuno gradisce essere superiore piuttosto che inferiore agli altri, comandare piuttosto che obbedire, servirsi dell’altro piuttosto che servire l’altro, anche se nella nostra cultura tale tendenza è spesso dissimulata in quanto considerata “politicamente scorretta” o immorale.

Come gestire la competizione (cioè il bisogno o desiderio di supremazia) nel quadro dell’Etica del gradimento?

Volendo fare cosa gradita ad una persona, per soddisfare il desiderio di supremazia di quella, uno dovrebbe rinunciare a soddisfare il proprio, ma questo è in contrasto con la regola numero 1 dell’Etica del gradimento, che dice “Fai al prossimo tuo ciò che egli gradisce gli venga fatto, purché e finché tale comportamento non causi la frustrazione dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri.”

Se si vuole evitare una soluzione violenta o frustrante, questo stallo si può superare mediante una franca negoziazione.

A tale scopo, in primo luogo i contendenti dovrebbero ammettere sinceramente di voler competere per una certa supremazia in un certo campo o su una certa questione.

In secondo luogo dovrebbero trovare un accordo sulla procedura di assegnazione della supremazia stessa.

Per esempio, i due potrebbero accordarsi sulla scelta di un arbitro che stabilisca chi debba avere la supremazia e a quali condizioni. Oppure potrebbero accordarsi per stabilire le regole per determinare  ogettivamente la supremazia di uno sull’altro. Oppure potrebbero assegnare la supremazia alternativamente, per un certa durata all’uno e poi per la stessa durata all’altro, ecc.

Competizione, invidia, gelosia

2022-02-19   Competere   |   Gerarchia   |   Invidia   |   Gelosia
A mio parere, l’invidia e la gelosia sono aspetti particolari della competizione tra esseri umani. 

Infatti io suppongo che ogni umano. consciamente o inconsciamente, vorrebbe essere più competitivo degli altri e occupare i gradini più alti (per quanto possibile) nelle varie gerarchie sociali. In altre parole, ognuno preferisce essere superiore piuttosto che inferiore agli altri, comandare piuttosto che obbedire, servirsi dell’altro piuttosto che servire l’altro, anche se nella nostra cultura tale tendenza è spesso dissimulata in quanto considerata “politicamente scorretta” o immorale.

In tale quadro, l’invidia e la gelosia sono. a mio avviso, sentimenti di chi si sente inferiore rispetto a qualcun altro o teme di diventarlo, e motivazioni miranti a invertire le rispettive posizioni in modo da ottenere una stabile supremazia al riparo dai tentativi altrui di conquistarla o riconquistarla.

 

Introduzione al caffè filosofico del 24/2/2022 sul tema “L’intelligenza nell'uomo, negli altri viventi e nei computer”

2022-02-19   Mente   |   Intelligenza   |   Ragionare   |   Comprendere   |   Caffè filosofico   |   Adattamento
Il vocabolario Treccani definisce l’intelligenza, tra l’altro, come segue:

  • Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento.

  • […] è propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza.

  • [...] entro certi limiti (memoria associativa, capacità di reagire a stimoli interni ed esterni, di comunicare in modo anche complesso, ecc.), è riconosciuta anche agli animali, spec. mammiferi (per es., scimmie antropomorfe, cetacei, canidi).

  • Nella terminologia filosofica, il termine equivale sostanzialmente a intelletto.

  • Attitudine a intendere bene, con facilità e prontezza

  • Lo spirito stesso, o l’uomo, in quanto intende.

  • Competenza, esperienza in qualche campo del sapere o anche nella professione o in cose pratiche.

  • In cibernetica, intelligenza artificiale: riproduzione parziale dell’attività intellettuale propria dell’uomo (con partic. riguardo ai processi di apprendimento, di riconoscimento, di scelta).

Sulla base di tali definizioni, al termine “intelligenza” possono essere associati concetti come i seguenti: pensiero, comprensione, intelletto, spiegazione, astrazione, intendere, intenzione, competenza, soluzione di problemi, giudizio, razionalità, ragione, adattamento, consapevolezza, autoconsapevolezza, memoria associativa, comunicazione, capacità di reagire a stimoli, spirito.

Alcune problematiche relative all’intelligenza possono essere riassunte in domande come le seguenti:

  • ci può essere intelligenza senza consapevolezza?

  • ci può essere competenza senza intelligenza?

  • in quale misura l’intelligenza è una caratteristica innata e in quale misura può essere appresa e sviluppata?

  • è possibile un’intelligenza senza sentimenti né emozioni?

  • l’intelligenza presuppone delle finalità, dei valori?

  • a cosa serve l’intelligenza?

  • l’intelligenza si può misurare oggettivamente?

  • come si può misurare o valutare l’intelligenza?

  • può una persona A meno intelligente di una persona B valutare l’intelligenza di B?

  • può una persona valutare la propria intelligenza?

  • l’intelligenza è qualcosa di unitario o esistono diverse intelligenze?

  • cosa s’intende per intelligenza emotiva?

  • il grado d''intelligenza di una persona dovrebbe o potrebbe essere usato per stabilire la sua posizione gerarchica nelle organizzazioni umane?

  • il contrario di intelligenza è stupidità?

  • una persona molto intelligente in generale, può essere stupida in qualche campo o problematica particolare?

  • la paura, l’amore, l’odio, la bellezza, l’attrazione fisica, possono influire negativamente o positivamente sul funzionamento dell’intelligenza?

  • in quale misura e in quali problematiche l’intelligenza artificiale può sostituire o superare quella umana?

  • le piante possiedono un’intelligenza?

  • gli organi di un organismo vivente (a partire dalle cellule) possiedono un’intelligenza?

  • che relazione c’è tra “mente” (o psiche) e “intelligenza”?

  • che relazione c'è tra intelligenza e razionalità?

A voi la parola!

In cosa consiste la realtà

2022-02-20   Conoscere   |   Piacere e dolore
La realtà consiste nel movimento di corpi (compreso il mio), nelle forze che li attraggono e li respingono, nelle informazioni che li dirigono e li riproducono, nel piacere e nel dolore che i movimenti producono, e nella volontà (degli organi affettivi) di evitare il dolore e di ottenere il piacere.

Sulla tristezza

2022-02-20   Bisogni   |   Piacere e dolore
A mio parere la tristezza è una specie di dolore non acuto e di intensità costante, che può durare da pochi minuti a diversi mesi o anni.

Suppongo che la tristezza sia causata dalla insoddisfazione prolungata di un bisogno primario, unita ad una scarsa speranza di futura soddisfazione del bisogno stesso.

Quando siamo tristi, volendo fare qualcosa che possa alleviare o eliminare la tristezza, è importante conoscerne le cause, cioè capire quali siano i bisogni primari insoddisfatti.

A tale scopo è importante sapere quali siano i bisogni primari dell’uomo in generale.

Io definisco e classifico i bisogni umani in base al loro oggetto, nelle seguenti categorie:

  • sopravvivenza e salute organica

  • relazioni sociali: comunità, appartenenza, conformità, interazione, integrazione, cooperazione, condivisione, partecipazione

  • libertà, individuazione, differenziazione, creazione

  • bellezza, armonia, ordine, pulizia, purezza

  • conoscenza

  • supremazia, potenza, competitività

  • coerenza logica, concordanza, 


Cos'è la filosofia

2022-02-21   Conoscere   |   Filosofia   |   Criticare
La filosofia è la critica del sapere.

Occuparsi di filosofia e di psicologia

2022-02-21   Conoscere   |   Filosofia
La filosofia (intesa come critica del sapere) e la psicologia (intesa come cura della mente) sono troppo importanti per lasciare che se ne occupino attivamente solo coloro che hanno titoli accademici con tali nomi.

Offendersi reciprocamente

2022-02-21   Conoscere   |   Giudicare
Se ti dicessi sinceramente ciò che penso di te, ti offenderesti e mi offenderesti.

Il presente non esiste

2022-02-21   Conoscere   |   Immaginazione   |   Tempo
Il presente non esiste, dato che la sua durata è nulla. Esistono solo il passato (come realtà), e il futuro (come immaginazione). Il presente è già passato.

Diversità e morale

2022-02-21   Etica   |   Differenze umane
Se fossimo tutti uguali e avessimo tutti gli stessi gusti, la morale sarebbe molto più facile da capire e da applicare, in quanto avremmo tutti la stessa.

Praticare la psicologia

2022-02-21   Piacere e dolore   |   Psicologia
Praticare la psicologia significa chiedersi perché ci piace ciò che ci piace, se ci fa bene, se fa bene agli altri, e se ci piace veramente; come pure chiedersi perché ci dispiace ciò che ci dispiace, se ci fa male, se fa male agli altri, e se ci dispiace veramente.

Presente e passato

2022-02-22   Tempo
Il presente è già passato.

Etica edonistica, egoismo e altruismo

2022-02-22   Etica   |   Piacere e dolore   |   Egoismo
L'edonismo, specialmente nella forma epicurea, comporta il curarsi del piacere altrui oltre che del proprio, e non solo del piacere fisico ma anche di quello mentale. Infatti il piacere si ottiene soprattutto attraverso una reciproca cooperazione con altri umani. Perciò l'etica edonista è allo stesso tempo egoista e altruista.

Relazione tra passato e futuro

2022-02-22   Tempo   |   Futuro
Il passato e il caso determinano il futuro, sia nella realtà fisica che in quella mentale.

Espressioni che uniscono ed espressioni che dividono

2022-02-22   Appartenere   |   Comportamento   |   Cultura
Di ogni espressione e manifestazione umana, culturale, artistica, ecc. dovremmo chiederci: quali persone unisce? Quali persone divide?

In che misura la psicologia è uno strumento di potere?

2022-02-22   Psicologia   |   Competere   |   Potere   |   Caffè filosofico   |   Manipolazione mentale
(Mio intevento al caffè filosofico di Lione il 22/2/2022 sul tema «In che misura la psicologia è uno strumento di potere?»)

Prima di tutto bisogna chiarire di quale potere stiamo parlando. Di quello delle classi dominanti sulle classi dominate oppure di quello che ogni individuo cerca, consciamente o inconsciamente, di esercitare su ogni altro?

In secondo luogo bisogna chiarire di quale psicologia stiamo parlando. Infatti non esiste una sola psicologia, ma tante e diverse (come è il caso anche delle filosofie), e bisogna distinguere la psicologia come teoria, dalla psicologia come pratica, e quella professionale da quella ad uso personale.

Il “potere”, inteso come potere politico, usa spesso la psicologia consapevolmente o inconsapevolmente, in modo informale, non accademico e di nascosto. Se lo facesse apertamente sarebbe considerato “politicamente scorretto”. D’altra parte, quando la politica non conosce o non usa la psicologia, tale lacuna può causare il fallimento dei suoi intenti.

Ad esempio, il fallimento del “marxismo praticato” a mio parere fu causato anche dalle proprie lacune psicologiche, vale a dire dalla sua scarsa conoscenza della natura umana. I politici di oggi, invece, sono più scaltri di quelli di un secolo fa, e usano sempre di più la psicologia per manipolare le menti dei cittadini.

In quanto alla psicologia come professione, si può dire che il professionista eserciti un certo potere nei confronti del suo cliente, dal momento che è trattato da questo come un’autorità intellettuale e morale, un salvatore, un guaritore, a volte persino come uno sciamano, e lo paga per i suoi servizi, anche quando il professionista non mantiene le promesse e delude le speranze del cliente o paziente. 

In ogni caso, il professionista della psicologia può indurre il cliente ad adattarsi, e quindi sottomettersi, alle regole e ai costumi sociali della sua comunità di appartenenza, e in tal senso è uno strumento del potere della società sull’individuo. Oppure può indurre il cliente a liberarsi dalle costrizioni intellettuali e morali dell’ambiente in cui è cresciuto e in cui vive. Nel secondo caso la psicologia costituisce uno strumento di liberazione da certi poteri palesi o occulti.

Infine, per quanto riguarda l’uso personale, non professionale, della psicologia, essa può essere usata per ingannare e manipolare le menti altrui nelle relazioni familiari, amicali o di lavoro, oppure per svelare gli inganni, gli autoinganni e gli errori di cui siamo tutti vittime. Anche in questo caso, dunque, la psicologia può essere usata come strumento di potere o, al contrario, di liberazione dal potere.

(Versione francese)

Dans quelle mesure la psychologie est elle un instrument de pouvoir?

2022-02-22   Psicologia   |   Competere   |   Potere   |   Caffè filosofico   |   Manipolazione mentale
(Mon intervention au café philosophique de Lyon le 22 février 2022 sur le thème "Dans quelle mesure la psychologie est-elle un instrument de pouvoir ?")

Tout d'abord, nous devons préciser de quel pouvoir nous parlons. Est-ce le pouvoir des classes dominantes sur les classes dominées, ou est-ce le pouvoir que chaque individu cherche consciemment ou inconsciemment à exercer sur tous les autres individus ?

Deuxièmement, nous devons préciser de quelle psychologie nous parlons. En fait, il n'y a pas une seule psychologie, mais plusieurs (comme c'est aussi le cas pour les philosophies), et nous devons distinguer la psychologie en tant que théorie de la psychologie en tant que pratique, et la psychologie professionnelle de la psychologie à usage personnel.

Le "pouvoir", au sens du pouvoir politique, utilise souvent la psychologie de manière consciente ou inconsciente, informelle, non académique et secrète. Le faire ouvertement serait considéré comme "politiquement incorrect". D'autre part, lorsque les politiciens ne connaissent pas ou n'utilisent pas la psychologie, cette lacune peut entraîner l'échec de leurs intentions.

Par exemple, à mon avis, l'échec du "marxisme pratiqué" était  aussi dû à ses propres lacunes psychologiques, c'est-à-dire à sa connaissance insuffisante de la nature humaine. Les politiciens d'aujourd'hui, en revanche, sont plus rusés que ceux d'il y a un siècle, et utilisent de plus en plus la psychologie pour manipuler l'esprit des citoyens.

Quant à la psychologie en tant que profession, on peut dire que le praticien exerce un certain pouvoir sur son client, puisque ce dernier le traite comme une autorité intellectuelle et morale, un sauveur, un guérisseur, parfois même comme un chaman, et le paie pour ses services, même lorsque le praticien ne tient pas ses promesses et déçoit les espoirs du client ou du patient.

Dans tous les cas, le praticien en psychologie peut amener le client à s'adapter, et donc à se soumettre, aux règles et coutumes sociales de sa communauté, et en ce sens il est, dans une certaine mesure, un instrument du pouvoir de la société sur l'individu. Elle peut aussi inciter le client à se libérer des contraintes intellectuelles et morales de l'environnement dans lequel il a grandi et dans lequel il vit. Dans le second cas, la psychologie est un instrument de libération de certains pouvoirs manifestes ou occultes.

Enfin, en ce qui concerne l'utilisation personnelle, non professionnelle, de la psychologie, elle peut être utilisée pour tromper et manipuler l'esprit des autres dans les relations familiales, amicales ou professionnelles, ou pour exposer les tromperies, les auto-illusions et les erreurs dont nous sommes tous victimes. Ici aussi, la psychologie peut donc être utilisée comme un instrument de pouvoir ou, à l'inverse, de libération du pouvoir.

(Version italienne)

Parola e manipolazione

2022-02-22   Comunicazione   |   Manipolazione mentale
Ogni cosa che diciamo o scriviamo è un tentativo conscio o inconscio di manipolare le menti di coloro che ci ascoltano o ci leggono.

Il problema delle priorità

2022-02-22   Libertà   |   Scegliere
Cosa fare prima e cosa dopo? A chi/cosa prestare attenzione prima e a chi/cosa dopo? A chi obbedire prima e a chi dopo? A chi/cosa pensare prima e a chi/cosa dopo? Chi pagare prima e chi pagare dopo? Chi ascoltare prima e chi dopo? Di chi/cosa occuparsi prima e di chi/cosa dopo? Cosa è più importante e cosa meno? Sono tutti problemi di priorità. 

Siccome non possiamo fare tutto allo stesso tempo, dobbiamo stabilire delle priorità. Secondo quali criteri? Possiamo distinguere due tipi di criteri: quelli emotivi e quelli razionali.

Il criterio emotivo consiste nel rilevare la pulsione emotiva più intensa. L’intensità di una pulsione determina la sua urgenza. Il criterio emotivo è involontario e la sua logica è inconsapevole. Possiamo solo “sentire” una spinta a fare una certa cosa in un certo momento, e volerla fare senza chiederci se sia giusto o opportuno.

Il criterio razionale consiste, a partire da un certo numero di opzioni, nel valutare costi e benefici, vantaggi e svantaggi, di diversi ordinamenti prioritari. Per esempio, se abbiamo tre cose da fare: A, B, e C, dobbiamo scegliere se fare prima A, prima B, o prima C. Si tratta cioè di valutare la convenienza di ciascuno dei tre scenari possibili, e stabilire quale sia il più conveniente, dopo aver considerato i vantaggi e gli svantaggi per ciascuno di essi. In altre parole, si tratta di confrontare prima i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna opzione, e poi i vantaggi e gli svantaggi di ciascun possibile posizionamento prioritario relativo.

La faccenda è evidentemente molto complicata e difficile da realizzare. Infatti se è relativamente facile valutare i vantaggi e gli svantaggi delle singole opzioni prese separatamente, è molto difficile confrontare i vantaggi e gli svantaggi dei diversi posizionamenti temporali.

Di solito la scelta delle priorità viene facilitata da obblighi e scadenze non decise dal soggetto, ma da enti esterni. Il problema delle priorità si pone dunque soprattutto quando si è liberi di scegliere quando fare ognuna delle cose che si vogliono o che si debbono fare.

In pratica il metodo seguito per “ordinare” temporalmente le opzioni disponibili è misto, cioè razionale ed emotivo, nel senso che prima si vede se vi sono vincoli (come obblighi e/o scadenza), poi si valutano i vantaggi e gli svantaggi delle singole opzioni, e infine si lascia che siano le emozioni e le pulsioni (entrambe involontarie) a decidere le priorità delle diverse cose che si devono o che si possono fare.

In ogni caso, prima di stabilire le priorità delle cose da fare, è importante avere a mente le opzioni rilevanti in gioco, assicurandosi di non aver trascurato o ignorato opzioni utili per il raggiungimento dei propri obiettivi.

Realtà e immaginazione

2022-02-24   Immaginazione   |   Complessità
La realtà è molto più complessa di quanto possiamo immaginare.

Due tipi umani

2022-02-24   Società   |   Differenze umane
Gli umani possono grosso modo essere divisi in due categorie rispetto alle regole della convivenza sociale: coloro che cercano di adattarsi alle regole, e coloro che cercano di adattare le regole a se stessi.

Sull’eutanasia

2022-02-24   Libertà   |   Morte
A mio parere il concetto di eutanasia si presenta in tre fattispecie:

  1. la libertà di suicidarsi (con o senza l’assistenza di qualcuno)

  2. la libertà di assistere qualcuno a realizzare un suicidio volontario

  3. la libertà per i medici, di astenersi dal proseguire terapie su pazienti terminali o in stato comatoso

In quanto alla la libertà di suicidarsi (con o senza l’assistenza di qualcuno), a mio avviso il problema non si pone dato che, di fatto, ognuno può scegliere se suicidarsi o meno, anche se qualche religione potrebbe ritenere il suicidio un atto meritevole di punizione dopo la morte.

In quanto alla libertà di assistere qualcuno a realizzare un suicidio volontario, credo che tale libertà debba essere concessa, fatte salve certe garanzie (da stabilire per legge) che attestino una lucida, comprensibile e giustificabile volontà di morire da parte dell’aspirante suicida, indipendentemente da qualsiasi considerazinoe religiosa.

In quanto alla libertà, per i medici, di praticare l’eutanasia, credo che tale libertà debba essere concessa fatte salve certe garanzie (da stabilire per legge) che attestino l’effettiva impossibilità di guarigione e di recupero della capacità di intendere, di volere e di sentire da parte del paziente, indipendentemene da qualsiasi considerazione religiosa.

Ordine e dittatura

2022-02-25   Politica
Ci sono popoli incapaci di rapporti sociali pacifici senza la sottomissione ad un comune brutale dittatore.

Introduzione al caffè filosofico del 3/3/2022 sul tema “Etica del dovere vs. etica del gradimento”

2022-02-26   Etica   |   Piacere e dolore   |   Caffè filosofico
Per “etica del dovere” intendo un’etica “normativa”, vale a dire un’insieme di obblighi e divieti predefiniti e non negoziabili, validi per tutti.

Le regole generali di quasi tutte le etiche normative che conosco sono le seguenti:

  1. Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

  2. Ama il prossimo tuo come te stesso (cioè fai al prossimo tuo ciò che vorresti fosse fatto a te).

Oltre a queste regole generali, ogni cultura o religione include regole normative particolari, cioè obblighi e divieti piuttosto precisi che riguardano costumi, alimentazione, sessualità, contatti fisici, abbigliamento, estetica, simboli, riti, tradizioni, relazioni sociali, rapporti familiari, comunicazione, aborto, eutanasia ecc.

Sia le regole generali che quelle particolari delle etiche normative generalmente non prendono in considerazione le differenze di temperamento, di carattere, di intelligenza, di cultura, di gusti, di condizioni economiche ecc. tra esseri umani. In altre parole, non tengono conto delle differenze nei desideri e nelle preferenze individuali.

Di conseguenza, un importante inconveniente delle etiche normative è il mancato rispetto delle differenze di personalità, specialmente  per quanto riguarda le persone non conformi ai modelli di pensiero e di comportamento più imitati.

Per esempio, io posso trattare una persona in un modo per me desiderabile, mentre quella lo ritiene indesiderabile, come pure io posso astenermi dal fare a una persona una certa cosa che io ritengo indesiderabile, mentre quella persona ritiene quella cosa desiderabile.

Un altro esempio: uno desidera ricevere certe cose dagli altri, ma non da chiunque altro, bensì solo da persone di un certo tipo. Insomma, ignorare le differenze di gusti e il diritto di scegliere le persone con cui interagire, conduce ad una difficoltà di cooperazione e ad una reciproca frustrazione.

Per superare tale inconveniente delle etiche normative, mi chiedo, e vi chiedo, se non sia preferibile adottare un tipo di etica alternativo, che io definirei “etica del gradimento”, o “etica edonistica” o “etica del piacere”, dove per “piacere” e per “dolore” intendo non solo quelli fisici, ma soprattutto quelli mentali, come ad esempio il piacere di sentirsi desiderati o apprezzati, o il dolore di sentirsi indesiderati o disprezzati.

A differenza delle etiche normative, l'Etica del gradimento da me immaginata non include regole di comportamento precise, ma  consiste in raccomandazioni generali e proposte sempre negoziabili aventi come scopo la ricerca del piacere e l’evitamento del dolore propri e altrui attraverso la soddisfazione dei rispettivi bisogni e desideri.

Infatti, un essere umano riesce a soddisfare i propri bisogni e desideri solo attraverso la cooperazione con altri umani e questa cooperazione può essere ottenuta, tra adulti, solo attraverso la soddisfazione dei rispettivi bisogni e desideri (escludendo altri mezzi come la violenza e l’inganno).

Le regole generali dell’Etica del gradimento da me immaginata sono le seguenti:

  1. Fai al prossimo tuo ciò che egli gradisce gli venga fatto, purché e finché tale comportamento non causi la frustrazione dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri.

  2. Non fare al prossimo tuo ciò che egli non gradisce gli venga fatto, purché e finché tale astensione non causi la frustrazione dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri.

  3. Cerca di sapere cosa il prossimo tuo gradisce e cosa non gradisce che gli venga fatto, affinché tu possa seguire correttamente le regole 1 e 2.

  4. Fai sapere al prossimo tuo ciò che tu gradisci e ciò che non gradisci che ti venga fatto, affinché egli possa seguire correttamente le regole 1 e 2.

L'etica del gradimento è più impegnativa di quelle normative perché richiede lo sforzo di imparare a conoscere i particolari desideri altrui, cosa non prevista dalle etiche normative.

Infatti la regola più difficile dell'Etica del gradimento è la numero 3, perché capire cosa ogni persona particolare gradisce e cosa non gradisce richiede una sensibilità e una cultura umanistica (specialmente psicologica) che molte persone sembrano non possedere a sufficienza.

Pertanto la "dottrina" dell'Etica del gradimento dovrebbe essere accompagnata dall'insegnamento di una psicologia finalizzata soprattutto allo studio dei bisogni, dei desideri, delle emozioni e dei sentimenti umani, in generale e nelle possibili variazioni individuali.

Per ulteriori considerazioni sull’Etica del gradimento, vedi l’articolo in  https://blog.cancellieri.org/etica-del-gradimento/.

Cosa pensate di questa mia idea? E cosa pensate delle etiche normative?

A voi la parola!

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Pragmatica dell'interazione umana

2022-02-26   Interagire   |   Sistemica   |   Comunicazione
Pragmatica della comunicazione umana è il titolo di un fortunato saggio di Paul Watzlawick, Janet Beavin e Don Jackson (della Scuola di Palo Alto), che analizza con un approccio sistemico la comunicazione tra esseri umani. In questo testo vengono definiti cinque assiomi, ovvero cinque fatti sempre presenti nella comunicazione tra umani:

1° – È impossibile non comunicare. In qualsiasi tipo di interazione tra persone, anche con un gesto, con un’espressione del viso o con un silenzio, si comunica sempre qualcosa all’interlocutore.

2° – Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione (o di contesto), e il secondo determina o influenza il significato del primo, costituendo una metacomunicazione (cioè una comunicazione sulla comunicazione). Per esempio, se due persone sono d’accordo sul fatto che stanno scherzando, i significati e le conseguenze di ciò che dicono sono diversi rispetto a quelli che si avrebbero in una situazione in cui le persone non intendono scherzare.

3° – La comunicazione tra due persone è strutturata mediante una punteggiatura. Con questo termine s’intende l’individuazione dell’inizio di strutture interattive del tipo domanda e risposta, azione e reazione. E’ un aspetto importante della comunicazione perché una reazione può dar luogo ad un’ulteriore reazione, e causare in tal modo una reazione a catena in cui ci possono essere pareri discordi su chi l’abbia iniziata, specialmente in caso di conflitto o di violenza verbale.

4° – Le comunicazioni possono essere di due tipi: analogiche (ad esempio immagini, segni, gesti) e digitali (cioè parole). Vale a dire che la comunicazione può essere un misto di espressioni verbali e non verbali, entrambe significative.

5° – Le comunicazioni possono essere simmetriche, in cui i soggetti che comunicano si pongono su un livello paritario (ad esempio due amici o due studenti), o complementari, in cui gli interlocutori si pongono in posizioni gerarchiche diverse (ad esempio mamma e figlio, insegnante e allievo ecc.).

Sulle orme di Watzlawick e compagni, Friedemann Schulz von Thun propone un modello della comunicazione umana rappresentato nella figura seguente:



Il modello di Schulz von Thun, che non sostituisce quello di Watzlawick & c. ma costituisce una sua estensione, si può riassumere dicendo che ogni messaggio contiene quattro significati:

  • Enunciazione: quali sono i fatti che l’emittente vuole comunicare al ricevente?

  • Autorivelazione: cosa l’emittente vuole dire di sé al ricevente?

  • Richiesta: cosa l’emittente sta chiedendo al ricevente?

  • Relazione: in quale relazione l’emittente assume di trovarsi con il ricevente?

Entrambi i modelli sono utili per analizzare e risolvere i problemi di comunicazione tra individui e per migliorare la qualità, ovvero l’efficacia, della comunicazione stessa.

Comunicazione vs. interazione

La comunicazione è un sottoinsieme dell’interazione, nel senso che nell’interazione tra due persone ci possono essere, oltre alla comunicazione (intesa come scambio di informazioni) anche transazioni di altro genere, come le seguenti.

  • trasferimento di oggetti, beni, denaro ecc.

  • trasferimento di energia (carezze, sostegno fisico, protezione, atti sessuali ecc.)

  • erogazione di servizi (gratuiti o dietro compenso)

  • esercizio di violenza (costrizioni, percosse, ferimento, uccisione ecc.)

Per questo motivo il titolo di questo capitolo è “Pragmatica dell’interazione umana”, pur rievocando per somiglianza quello di “Pragmatica della comunicazione umana” di Watzlawick & c. ha una portata più ampia.

Va comunque detto che anche una transazione non informativa può costituire una comunicazione (ovvero una transazione informativa) se la parte emittente e/o quella ricevente associano ad essa un significato comunicabile.

Scopo dell’interazione umana

Quali sono i motivi per cui gli esseri umani interagiscono? La domanda è più impegnativa di quanto possa sembrare, perché per rispondervi occorre fare appello alla conoscenza generale della natura umana.

Coerentemente con l’idea centrale del mio libro "Psicologia dei bisogni", la prima risposta che mi viene in mente a tale domanda è che gli umani interagiscono per (cercare di) soddisfare i bisogni propri e/o quelli altrui, dal momento che senza un’interazione sociale sarebbe praticamente impossibile soddisfarli.

In altre parole, l’interdipendenza umana determina un bisogno di interazione che si accompagna al bisogno di comunità di cui abbiamo già parlato. Infatti, far parte di una comunità implica la necessità di interagire in certi modi con un certo numero di suoi membri.

Qualcuno potrebbe obiettare che gli esseri umani non interagiscono solo per soddisfare i loro bisogni, ma anche per altri motivi, per esempio, per piacere, per divertimento o per soddisfare un’ingiunzione religiosa.

A tale obiezione io rispondo che il piacere e il divertimento, come pure l’obbedienza ad ingiunzioni religiose, costituiscono dei bisogni in sé, oppure mezzi per soddisfare bisogni di ordine superiore.

Resto dunque dell’idea che tutto ciò che l’uomo fa (e in particolare l’interagire con i suoi simili) lo faccia per soddisfare dei bisogni propri e/o altrui, laddove soddisfare i bisogni altrui è un mezzo per soddisfare anche i propri. Infatti l’uomo ha bisogno di soddisfare i bisogni altrui, perché se non lo facesse non potrebbe soddisfare i propri, perché in tal caso non otterrebbe facilmente la cooperazione da parte degli altri.

Sulla base del principio sopra esposto, vediamo in quali modi una persona può soddisfare i bisogni propri e quelli altrui attraverso l’interazione. Cerchiamo, cioè, di definire gli aspetti fondamentali di una pragmatica dell’interazione umana.

Negoziazione e cooperazione

Io suppongo che l’interazione umana serva essenzialmente a negoziare, preparare o esercitare una cooperazione. Divido pertanto l’interazione in due fasi:

  • fase di negoziazione (o preparazione)

  • fase di cooperazione

La negoziazione consiste sostanzialmente nel comunicare all’interlocutore:

  • ciò che si sta cercando, ovvero ciò di cui si ha bisogno o che si desidera

  • ciò che si è disposti a offrire in cambio di una cooperazione mirata alla soddisfazione delle proprie esigenze

  • eventuali condizioni e regole (obblighi, divieti, libertà e limiti) per la cooperazione

La durata della fase di negoziazione può essere più o meno lunga, anche brevissima (a volte basta un’occhiata per completarla); dipende dall’affinità tra gli interlocutori e dalla compatibilità e corrispondenza delle loro richieste, ovvero dalla misura in cui la domanda dell’uno corrisponde all’offerta dell’altro.

La negoziazione può richiedere più riprese in cui ognuno adatta le proprie richieste e le proprie offerte in funzione di quelle espresse dal suo interlocutore.

Nel modello di Schulz von Thun gli elementi della negoziazione sono ben rappresentati negli aspetti “richiesta”, “autorivelazione” e “relazione” del messaggio. Va tuttavia detto che tali aspetti sono normalmente quasi nascosti nel messaggio, per cui per comprenderli occorre avere un certo grado di empatia e di competenza sociale.

Succede infatti quasi sempre che la fase di negoziazione sia più o meno criptica, cioè non esplicita, non chiara, né diretta, né franca, come se ognuna delle parti volesse essere pronta a ritirare le proprie proposte e richieste, perfino a negarle, nel caso in cui abbia la sensazione che l’altra parte non sia disposta ad accettarle. C’è infatti spesso una paura di essere rifiutati, come se il rifiuto di una propria proposta corrispondesse ad un abbassamento di status o di dignità sociale.

Chi comanda qui?

Un aspetto cruciale dell’interazione, sia in fase di negoziazione che in fase di cooperazione, è la definizione del rapporto gerarchico tra gli interattori, ovvero la risposta alla domanda “chi comanda qui?” Sia la domanda che la risposta sono politicamente scorrette nella nostra cultura, per cui esse sono normalmente rimosse nell’inconscio o nell’ipocrisia cosciente. Tuttavia la questione è sempre latente ed emerge in modo acuto ogni volta che c’è un conflitto o disaccordo su cosa fare e non fare, e perfino sulle cose di cui discutere e non discutere.

Siccome di solito si presume che in caso di disaccordo si debba fare ciò che indica colui che la sa più lunga, cioè colui che è più intelligente e/o più istruito sulla materia oggetto della discussione, e siccome ciascuno vorrebbe avere la meglio, ciascuno cerca di dimostrare di essere più competente dell’altro sulla materia stessa.

Lo stesso problema c’è in caso di disaccordo sul rispetto delle regole convenute, laddove un partner accusa l’altro di non averle rispettate, e l’accusato afferma il contrario.

Le dimostrazioni (dirette o indirette, implicite o esplicite) della propria superiorità intellettuale e morale rispetto all’interlocutore sono normalmente affette da autoinganno (di cui parleremo in Autoinganno) per cui ognuno pensa di essere la persona più adatta a stabilire cosa sia meglio fare in caso di disaccordo.

Alla fine si fa come preferisce la persona meno ragionevole, meno paziente, meno competente o meno intelligente, se l’altra ci tiene a mantenere la relazione di cooperazione e ad evitare che il partner sia scontento o frustrato.

Cosa determina il successo di un’interazione cooperativa

Una interazione ha successo quando soddisfa in misura sufficiente alcuni bisogni di entrambi gli interattori, nel senso che per ognuno di essi il bilancio dello scambio è positivo. Vale a dire che il peso dei vantaggi (o dei guadagni) è maggiore di quello degli svantaggi (ovvero dei costi o delle perdite). Sto parlando di vantaggi in senso lato, non limitato agli aspetti economici.

Affinché il bilancio dell’interazione sia positivo per entrambi i partner, è necessario che le seguenti condizioni siano soddisfatte:

  • ci deve essere una sufficiente corrispondenza e compatibilità tra ciò che ciascuno chiede e ciò che l’interlocutore è disposto ad offrire;

  • ciascun interlocutore deve essere capace di esprimere in modo chiaro e comprensibile le proprie richieste e le proprie disponibilità, e di capire quelle dell’altro;

  • ci deve essere una comune comprensione delle regole e delle condizioni della cooperazione;

  • ci deve essere da parte di entrambi la volontà e l’obbligo morale di rispettare le regole convenute;

  • ci deve essere un reciproco riconoscimento delle rispettive competenze e capacità intellettuali e morali.

La soddisfazione delle suddette condizioni è tanto più difficile quanto meno esplicita è la negoziazione dell’interazione e la discussione in caso di conflitti. Di conseguenza, conviene resistere alle convenzioni che sconsigliano di essere espliciti e diretti per quanto riguarda l’espressione delle proprie richieste e disponibilità, oltre che delle valutazioni delle capacità proprie e altrui.

Spero che questo sito possa essere di aiuto per conoscere i propri bisogni in modo tale che possano essere espressi chiaramente a potenziali partner.

Onesti e incapaci

2022-02-26   Etica   |   Confliggere
I disonesti approfittano della incapacità degli onesti di organizzarsi per contrastarli.

Sesso e status

2022-02-26   Competere   |   Status   |   Sesso
I rapporti sessuali non sono solo l'oggetto di un istinto o di un desiderio, ma anche uno status symbol.

Come possiamo contribuire in modo concreto al miglioramento della società?

2022-02-27   Bisogni   |   Natura umana   |   Società   |   Progresso
Io considero l’umanità un continuum tra due tipi estremi: quelli che cercano di adattarsi alle regole della società senza cercare di modificarle, e quelli che desiderano adattare le regole della società a se stessi rifiutandosi di adattarsi ad esse.

Il primo tipo è quello di gran lunga prevalente. Il secondo tipo è molto minoritario, ma è quello che determina il progresso civile. Se tale progresso è così lento, ciò è dovuto al fatto che il secondo tipo è poco numeroso.

Poi c’è un grosso problema dovuto al fatto che molti di coloro che vorrebbero cambiare le regole della società propongono cambiamenti non realistici, impossibili da realizzare in quanto incompatibili con la natura umana specialmente in termini di bisogni, desideri e neurologia.

Detto questo, io penso che per contribuire concretamente al miglioramento della società debbano essere soddisfatte le seguenti condizioni:

  • Una forte motivazione alla modifica delle regole sociali per favorire il progresso civile nel senso di una maggiore soddisfazione dei bisogni e dei desideri di tutta l’umanità, e non solo di una parte di essa.

  • Una buona conoscenza della natura umana (in senso biologico e psicologico) che permetta di capire quali cambiamenti siano possibili e quali impossibili, quali utili e quali inutili rispetto ai bisogni umani.

  • Un comportamento onesto e rispettoso dei bisogni e dei desideri altrui

  • La propagazione delle buone conoscenze sulla natura umana attraverso le conversazioni, i consigli di lettura e la pubblicazione e condivisione di articoli e di libri in tal senso.

  • Una disponibilità ad organizzarsi in gruppi di ricerca e di lavoro per lo studio della natura umana e per la diffusione delle relative conoscenze.

  • Una partecipazione politica attiva sia attraverso il voto, sia attraverso la critica politica nei confronti di tutti i partiti, compreso quello per cui si è scelto di votare di volta in volta.

Per concludere, io ritengo che i disonesti approfittano della incapacità degli onesti di organizzarsi per contrastarli. Dovremmo dunque imparare ad organizzarci in tal senso.

Come farsi desiderare

2022-02-28   Interagire   |   Desiderare
Supponendo che ogni umano desideri essere desiderato da altri umani, mi sono chiesto quali siano le condizioni necessarie affinché un umano desideri interagire con un particolare altro.

Suppongo che la prima condizione sia quella di nascondere il proprio desiderio di essere desiderati, e di far credere che non desideriamo nulla dagli altri (se non essere rispettati). Infatti chi chiede esplicitamente o implicitamente di essere desiderato è generalmente visto come una persona fastidiosa, che vorrebbe indurci a fare qualcosa che non facciamo spontaneamente, e che comunque non possiamo fare a volontà, dal momento che i desideri sono involontari.

Un’altra fondamentale condizione è quella di impersonare un modello di persona che l’altro trova desiderabile. In altre parole, si tratta di conoscere i modelli di “persona desiderabile” della persona da cui desideriamo essere desiderati, e di impersonare uno di essi. Insomma, si tratta di “essere” come l’altro desidera che noi siamo, e quindi di pensare e fare ciò che l’altro desidera che noi pensiamo e facciamo.

Naturalmente, essere come l’altro ci vuole ha un costo che potrebbe non valere la pena di essere pagato. Perciò è importante poter scegliere le persone per noi desiderabili, da cui essere desiderati al costo più basso possibile.

Di cosa parlare e di cosa non parlare

2022-02-28   Interagire   |   Comunicazione
Con ciascuna persona che incontriamo dobbiamo decidere di cosa è opportuno e di cosa è inopportuno parlare.

Tale decisione è importante sia perché ciò di cui parliamo potrebbe annoiare, offendere o mettere a disagio il nostro interlocutore, sia perché potrebbe rivelare aspetti della nostra personalità e della nostra storia che potrebbero dar luogo ad un giudizio negativo sulla nostra persona.

Purtroppo (o per fortuna) non si può non comunicare, per cui è molto difficile nascondere le proprie opinioni, intenzioni, e soprattutto le proprie emozioni, verso una persona che è di fronte a noi.

Quando si hanno opinioni ed emozioni che non è opportuno rivelare all’interlocutore, la soluzione più semplice sarebbe quella di tacere, di non fare gesti e di immobilizzare i muscoli della nostra faccia affinché non tradiscano cosa pensiamo e sentiamo per l’altro. Ma anche il silenzio, l’immobilità, la rigidità, l’esitazione, comunicano qualcosa. Comunicano un disagio e la paura di aprirsi e di rivelare una verità, col risultato di inquietare l’interlocutore e di farlo sentire non gradito e temuto.

Escludendo l’opzione del silenzio e dell’immobilità, non ci resta che sforzarci di “trovare” gradevole e rassicurante la persona che si trova di fronte a noi. Intendo dire che dovremmo praticare una sorta di autoipnosi allo scopo di concentrarci sugli aspetti positivi dell’interlocutore e di ignorare o minimizzare quelli che consideriamo, consciamente o inconsciamente, negativi, cioè sgradevoli e/o spregevoli.

Soprattutto occorre evitare ogni giudizio morale o intellettuale non lusinghiero!

In conclusione, è opportuno fingere, o immaginare, di gradire l’interlocutore, ignorando o minimizzando ciò che di lui non ci piace. Insomma, recitare la parte dell’amico o del simpatizzante. Bravo chi ci riesce, io no.

Dittature senza ritorno

2022-03-01   Politica
Molti sono così ingenui da non capire che dare il potere ad un dittatore, sia pure attraverso un voto democratico, è una strada senza ritorno, perché poi non sarà più possibile toglierglielo, anche se quello dovesse dare segni di pazzia. È ciò che sta avvenendo oggi in Russia.

Non tutto è permesso

2022-03-01   Religione   |   Etica
Un personaggio di Dostoevskij dice: «se Dio non esiste allora tutto è permesso». In realtà molte cose ci sono vietate nel senso che se le facciamo qualcuno ci punisce: gli altri, il nostro corpo, la nostra mente, il mondo fisico.

Differenze naturali vs. differenze culturali

2022-03-02   Differenze umane   |   Cultura
Le differenze umane si possono dividere in due categorie: quelle di origine genetica e quelle di origine culturale. Le prime sono per lo più impossibili da eliminare o da ridurre, le seconde sono, almento in teoria, eliminabili, riducibili o incrementabili. L'importante, in tutti i casi, è riconoscere tali differenze. Chi non vede le differenze e chi non ne sa stabilire le origini, non può giudicare saggiamente i comportamenti umani.

Sulla relatività del disordine

2022-03-02   Ordine
Ogni disordine è relativo ad un certo ordine, è la differenza rispetto ad un certo ordine.

Megalomania e politica

2022-03-02   Politica
Quando un megalomane riesce a conquistare il potere politico assoluto, sono guai per l'umanità.

Abitudine alla bruttezza

2022-03-02   Bellezza
Col tempo ci si abitua a tutto, anche alla propria bruttezza fisica e morale, e a quella delle persone e dei luoghi abitualmente frequentati, che col tempo diventano più familiari, più normali, più sopportabili.

Come superare i freni morali

2022-03-02   Etica   |   Natura umana
Basta poco per superare ogni freno morale. È sufficiente qualificare l'altro come disumano, come mostruoso.

Sul pacifismo

2022-03-03   Confliggere
Se nel 1939 il pacifismo avesse prevalso, oggi in tutto il mondo si parlerebbe tedesco.

Saggezza e stupidità

2022-03-03   Saggezza   |   Stupidità
Saggio è chi sa di essere stupido.

Tanto da scoprire

2022-03-04   Conoscere   |   Natura umana
Sulla natura umana c'è ancora tanto da scoprire, da imparare, da capire.

Introduzione al caffè filosofico del 10/3/2020 sul tema "Pacifismo"

2022-03-05   Confliggere   |   Caffè filosofico
Il vocabolario Treccani definisce il pacifismo come segue:

“Dottrina, o tendenza, che rifiuta e condanna il ricorso alla guerra e a ogni tipo di scontro armato o di aggressione come mezzi per risolvere le controversie internazionali, e vuole dimostrare la necessità del mantenimento o ristabilimento della pace tra i popoli, da raggiungere solo attraverso trattative o arbitrati.”

Nell’articolo dell’Enciclopedia Treccani sul pacifismo si legge tra le altre cose:

“Nel complesso, il pacifismo degli ultimi decenni è ispirato sia a ragioni di tipo etico-religioso (il rifiuto della guerra in linea di principio), sia a ragioni di tipo politico, che vedono nella guerra interessi di tipo economico legati al capitalismo.”


Nell’articolo di Wikipedia sul pacifismo leggiamo, tra le altre cose:

Il termine si riferisce a un ampio spettro di posizioni, che vanno dalla specifica condanna della guerra a un approccio totalmente nonviolento alla vita.


In definitiva, il pacifismo può avere basi etiche (la convinzione che la guerra sia moralmente sbagliata) oppure pragmatiche (la convinzione che la guerra non sia mai efficace).


Il pacifismo si esprime in un ampio ventaglio di posizioni, da quelle più moderate a quelle più estremiste. Esistono difatti specifiche concezioni di pacifismo fondate essenzialmente su credenze religiose (e quindi su basi fondamentalmente etiche), oppure su ideologie politiche (con combinazioni variabili di etica e pragmatismo).


Pacifista è il sostenitore della pace "senza se e senza ma", anche quando l'azione bellica sia giustificata per il suo carattere "preventivo".


Su tutte le altre forme di violenza [oltre le guerre tra stati o tra popoli] bisognerebbe soffermarsi caso per caso, con il rischio di generalizzare e dunque di banalizzare il concetto. In questo senso, è bene evitare di effettuare un qualsivoglia parallelo tra le situazioni di guerra e i conflitti interpersonali.


In un testo taoista, è scritto: “Ecco che son l'armi: strumenti del malvagio, non strumenti del saggio, il quale li adopra solo se non può farne a meno.


Fine delle citazioni dall’articolo di Wikipedia.

Alla luce di quanto sopra, a mio avviso occorre distinguere due tipi di pacifismo, che chiamerei il primo “assoluto” e il secondo “relativo”.

Il pacifismo assoluto si oppone alla guerra in ogni caso, cioè non solo si oppone alla preparazione e alla messa in atto di operazioni belliche nei confronti di altri paesi per qualsiasi motivo, ma si oppone anche a legittime operazioni belliche difensive. La risposta del pacifismo assoluto alle azioni belliche di uno stato aggressore, è infatti una resistenza non violenta, anche nel caso in cui l’aggressore porta avanti la sua azione distruttiva e criminale finché non ottiene ciò che desidera, ovvero la sottomissione completa della popolazione aggredita.

Il pacifismo relativo, invece, pur opponendosi alla guerra come mezzo per risolvere conflitti tra stati, ammette l’uso della violenza a scopo difensivo quando non vi sono realisticamente possibilità non cruente di evitare la sottomissione all’aggressore.

Il pacifismo assoluto è concettualmente piuttosto semplice in quanto non prevede eccezioni alla regola della non violenza (per cui è preferibile lasciarsi sottomettere piuttosto che rispondere aggressivamente).

Il pacifismo relativo è invece complesso e difficile da applicare perché richiede una valutazione (solitamente soggettiva e ipotetica) delle intenzioni dell’aggressore, ovvero dei suoi obiettivi, e del modo in cui reagirebbe alle varie forme di resistenza, di difesa e di reazione in generale.

A tal proposito, volendo considerare il pacifismo su un piano pragmatico e concreto, vi suggerisco di riflettere sul ruolo che esso ha avuto poco prima e durante la seconda guerra mondiale, come pure durante la guerra attualmente in corso tra la Russia e l’Ucraina. In altre parole, mi chiedo, e vi chiedo, come sarebbero andate le cose se il pacifismo assoluto avesse prevalso prima e durante la seconda guerra mondiale, e cosa potrebbe succedere se prevalesse oggi  per quanto riguarda la guerra russo-ucraina.

Inoltre mi piacerebbe avere una vostra opinione sugli scopi e sull'efficacia delle manifestazioni pacifiste che avvengono anche in questi giorni in varie città del mondo e a cui partecipano migliaia di persone. In particolare mi piacerebbe capire a chi sono rivolte tali manifestazioni e quali effetti sperano realisticamente di ottenere dalle parti in causa.

Infine, considerando un conflitto tra due stati, in cui uno appare come aggressore ingiustificato e l'altro come vittima incapace di difendersi adeguatamente, gradirei sapere quando, secondo voi, uno stato terzo ha il dovere morale di intervenire a difesa di quello soccombente.

A voi la parola.

Fascino dell'attore

2022-03-06   Identità
Gli attori ci affascinano e ci sembrano divini perché sono capaci di cambiare identità volontariamente.

Obbligo di credenza

2022-03-06   Conoscere   |   Religione   |   Potere
Cosa diresti di uno che ti punisce se non credi in lui, in ciò che dice o nei suoi poteri? È così che si comportano i dittatori e gli dei, tra cui il Dio della Bibbia.

Intelligenza in tempo di crisi

2022-03-06   Intelligenza   |   Problemi
In tempi di crisi vengono messe pragmaticamente alla prova le intelligenze degli umani, specialmente quelle degli intellettuali di professione.

Cosa ci succederà se non ubbidiamo alla legge di Dio

2022-03-07   Religione   |   Obbedienza
Della serie «Dio è buono». Se non fosse tragico sarebbe ridicolo. Ecco un passo della Bibbia che ci spiega coma Dio ci punirà se non obbediamo alle sue leggi. Se consideriamo che per secoli miliardi di persone hanno creduto in queste cose, possiamo farci un'idea delle trappole dell'intelligenza umana.

«Se non ubbidirete al Signore, vostro Dio, e non vi preoccuperete di mettere in pratica tutti i comandamenti e le norme che oggi vi comunico, sarete colpiti da queste maledizioni:
Sarà maledetto chi abita in città e chi abita in campagna.
I vostri cesti e le vostre madie saranno vuoti.
Saranno maledetti i vostri figli, i vostri raccolti e i nati dai vostri bovini, pecore e capre.
Sarete maledetti sia in viaggio, sia a casa vostra.
Su ogni cosa che farete, il Signore manderà disgrazie, confusione e insuccesso: sarete distrutti e scomparirete in fretta, perché avete abbandonato il Signore con il vostro comportamento malvagio.
Il Signore manderà un’epidemia di peste, per eliminarvi dalla terra che andate a conquistare.
Il Signore vi colpirà con malattie che consumano, febbri e infiammazioni, con arsura e siccità; farà seccare o marcire i vostri cereali quando crescono. Queste disgrazie vi perseguiteranno fino a farvi scomparire.
Il cielo sopra la vostra testa avrà il colore del bronzo; e la terra sotto i vostri piedi sarà dura come il ferro.
Il Signore farà piovere sui vostri campi sabbia e polvere: scenderanno dal cielo, finché sarete distrutti.
Il Signore vi farà fuggire davanti ai nemici: li attaccherete da un’unica parte, e sarete costretti a fuggire in tutte le direzioni. Sarete uno spettacolo raccapricciante per tutti i regni della terra.
I vostri cadaveri saranno cibo per gli uccelli rapaci e per le bestie selvagge, e nessuno le caccerà via.
Il Signore vi colpirà con ulcere, come gli Egiziani, con emorroidi, rogna e prurito, da cui non potrete guarire.
Il Signore vi colpirà con pazzia, cecità e demenza.
In pieno giorno camminerete a tastoni come ciechi al buio. Non avrete successo nei vostri affari, anzi sarete continuamente sfruttati e derubati, ma nessuno vi aiuterà.
Quando uno si fidanzerà, un altro possederà la sua donna; chi costruirà una casa non l’abiterà, e chi pianterà una vigna non ne godrà i frutti.
I vostri buoi saranno scannati davanti ai vostri occhi, ma voi non ne mangerete; i vostri asini saranno rubati alla vostra presenza, ma non faranno ritorno a voi; le vostre pecore saranno prese dai nemici, ma nessuno vi aiuterà.
I vostri figli e le vostre figlie saranno presi come schiavi da un popolo straniero; i vostri occhi vedranno questo e continueranno a consumarsi in pianto, ma voi non potrete farci niente.
I vostri raccolti e i prodotti della vostra fatica saranno goduti da un popolo sconosciuto; voi sarete solo sfruttati e maltrattati.
Diventerete pazzi a causa di quel che dovrete vedere!
Il Signore vi colpirà con terribili piaghe alle ginocchia e alle gambe: non si potranno guarire e si estenderanno sul vostro corpo dalla testa ai piedi.
Il Signore vi farà deportare, insieme al re che avrete scelto, in mezzo a un popolo sconosciuto a voi e ai vostri padri. Là adorerete dèi stranieri, semplici statue di legno o di pietra. I popoli in mezzo a cui il Signore vi farà andare prigionieri avranno orrore di voi, vi derideranno e vi prenderanno in giro.
Seminerete grano in abbondanza nei vostri campi, ma ne raccoglierete poco, perché le cavallette lo divoreranno. Pianterete vigne e le lavorerete, ma non ne berrete il vino; anzi, non arriverete neppure alla vendemmia, perché i vermi rovineranno la vigna. Avrete ulivi in tutto il vostro territorio, ma non avrete olio per i vostri profumi, perché le olive cadranno prima di maturare.
Metterete al mondo figli e figlie, ma non rimarranno presso di voi, perché saranno deportati.
Tutti gli alberi e i prodotti della terra saranno devastati dagli insetti.
Gli stranieri che abitano in mezzo a voi avranno sempre più potere, mentre voi non conterete più niente. Essi vi presteranno denaro, non più voi a loro; diventeranno i vostri capi e voi sarete gli ultimi.
Tutte queste maledizioni si abbatteranno su di voi e vi perseguiteranno fino a distruggervi, perché non avete ubbidito al Signore, vostro Dio, e non avete messo in pratica i suoi comandamenti e le sue norme, come io vi ho ordinato.
Tutto questo sarà per voi e per i vostri discendenti, per sempre, un ammonimento solenne.»
– Deuteronomio 28,15-46

(copiato da https://www.leternoassente.com/?page_id=288)

In occasione della festa della donna

2022-03-08   Festa
Io che sono allergico a tutte le feste, in occasione della festa della donna mi chiedo e vi chiedo: perché non c'è anche una festa dell'uomo? Significa che le donne valgono più degli uomini? O che noi uomini dobbiamo sentirci in colpa per tutto il male che abbiamo fatto alle donne? Una specie di peccato originale degli uomini verso le donne?

La chiesa ortodossa russa sulla guerra contro l'Ucraina

2022-03-08   Religione   |   Confliggere
Per la Chiesa Ortodossa russa l'aggressione dell'Ucraina è una giusta e santa guerra contro la cultura occidentale, rappresentata dalle parate gay.

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«Discorso patriarcale sulla Settimana Santa dopo la Divina Liturgia nella Chiesa di Cristo Salvatore

Comunicato stampa 6 marzo 2022 13:31

Il 6 marzo 2022, la domenica di mezza estate, la festa dell'Epifania (domenica del perdono), Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Alla fine del servizio il Primate della Chiesa ortodossa russa ha pronunciato un sermone.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

A tutti voi, cari Signori, Padri, Fratelli e Sorelle, mi congratulo di cuore per questa domenica, la domenica del perdono, l'ultima domenica prima dell'inizio della Quadragesima, la Grande Quaresima!

Molti devoti si riferiscono alla Quaresima come alla primavera spirituale. Essa coincide con la sorgente della vita fisica e allo stesso tempo è considerata dalla coscienza della Chiesa come una sorgente spirituale. E cos'è la primavera? La primavera è la rinascita della vita, il rinnovamento, la nuova forza. Sappiamo che è in primavera che la potente linfa scoppia a dieci, venti, cento piedi di altezza, portando la vita all'albero. È davvero un sorprendente miracolo di Dio, un miracolo della vita. La primavera è la rinascita della vita, un certo grande simbolo della vita. Ed è per questo che non è assolutamente casuale che la principale festa di primavera sia la Pasqua del Signore, che è anche un segno, un pegno, un simbolo di vita eterna. E noi crediamo che sia così, e questo significa che la fede cristiana, che condividiamo con voi, è la fede che afferma la vita, che è contro la morte, contro la distruzione, che afferma la necessità di seguire le leggi di Dio per vivere, per non perire in questo mondo e nel prossimo. Ma sappiamo che questa primavera è oscurata da gravi eventi legati al deterioramento della situazione politica nel Donbas, quasi l'inizio delle ostilità. Vorrei dire qualcosa su questo argomento.

Per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che esiste nel Donbas. E nel Donbas, c'è un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che vengono offerti oggi da coloro che rivendicano il potere mondiale. Oggi c'è una prova di fedeltà a questo potere, una sorta di lasciapassare per quel mondo "felice", un mondo di consumo eccessivo, un mondo di apparente "libertà". Sai cos'è questo test? La prova è molto semplice e allo stesso tempo terrificante: si tratta di una sfilata dell'orgoglio gay. La richiesta di molti di organizzare una sfilata dell'orgoglio gay è una prova di fedeltà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o i paesi rifiutano queste richieste, non fanno parte di quel mondo, ne diventano alieni.

Ma sappiamo cos'è questo peccato, che viene promosso attraverso le cosiddette marce della dignità. È un peccato che è condannato dalla Parola di Dio - sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento. E Dio, nel condannare il peccato, non condanna il peccatore. Lo chiama solo al pentimento, ma in nessun modo fa del peccato uno standard di vita, una variazione del comportamento umano - rispettata e tollerata - attraverso l'uomo peccatore e il suo comportamento.

Se l'umanità accetta che il peccato non è una violazione della legge di Dio, se l'umanità accetta che il peccato è una variazione del comportamento umano, allora la civiltà umana finirà lì. E le parate dell'orgoglio gay hanno lo scopo di dimostrare che il peccato è una variante del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei paesi bisogna fare una parata dell'orgoglio gay. Non per fare una dichiarazione politica "siamo con voi", non per firmare qualche accordo, ma per fare una parata del gay pride. Sappiamo come la gente resiste a queste richieste e come questa resistenza viene soppressa con la forza. Si tratta quindi di imporre con la forza il peccato che è condannato dalla legge di Dio, il che significa imporre con la forza la negazione di Dio e della sua verità alle persone.

Pertanto, ciò che sta accadendo oggi nella sfera delle relazioni internazionali non riguarda solo la politica. Si tratta di qualcos'altro e molto più importante della politica. Si tratta della salvezza umana, di dove l'umanità si troverà alla destra o alla sinistra di Dio Salvatore, che viene nel mondo come giudice e creatore della creazione. Molti oggi, per debolezza, stoltezza, ignoranza, e più spesso perché non vogliono resistere, vanno lì, al lato sinistro. E tutto ciò che ha a che fare con la giustificazione del peccato, condannato dalla Bibbia, è oggi la prova della nostra fedeltà al Signore, della nostra capacità di confessare la fede nel nostro Salvatore.

Tutto ciò che dico ha più di un significato teorico e più di un senso spirituale. Oggi c'è una vera e propria guerra intorno a questo argomento. Chi attacca l'Ucraina oggi, dove otto anni di soppressione e sterminio di persone nel Donbas; otto anni di sofferenza, e il mondo intero è in silenzio - cosa significa? Ma noi sappiamo che i nostri fratelli e le nostre sorelle soffrono veramente; inoltre, possono soffrire per la loro fedeltà alla Chiesa. E così oggi, nella domenica del perdono, io, da una parte, come vostro pastore, invito tutti a perdonare i peccati e le offese, anche dove è molto difficile farlo, dove le persone litigano tra loro. Ma il perdono senza giustizia è resa e debolezza. Il perdono, quindi, deve essere accompagnato dal diritto indispensabile di stare dalla parte della luce, dalla parte della verità di Dio, dalla parte dei comandamenti divini, dalla parte di ciò che ci rivela la luce di Cristo, la sua Parola, il suo Vangelo, le sue più grandi alleanze date al genere umano.

Detto questo, siamo impegnati in una lotta che non ha un significato fisico ma metafisico. So come, purtroppo, il popolo ortodosso, i credenti, scegliendo in questa guerra la via di minor resistenza, non riflettono su tutto ciò su cui stiamo riflettendo oggi, ma seguono obbedientemente la via che viene loro indicata dai poteri. Non condanniamo nessuno, non invitiamo nessuno alla croce, diciamo solo a noi stessi: saremo fedeli alla parola di Dio, saremo fedeli alla sua legge, saremo fedeli alla legge dell'amore e della giustizia, e se vediamo violazioni di questa legge, non sopporteremo mai coloro che distruggono questa legge, cancellando la linea tra santità e peccato, e soprattutto coloro che sostengono il peccato come modello o modello di comportamento umano.

Oggi i nostri fratelli nel Donbass, popolo ortodosso, stanno indubbiamente soffrendo, e noi non possiamo fare a meno di essere con loro - prima di tutto nella preghiera. Dobbiamo pregare che il Signore li aiuti a preservare la loro fede ortodossa e a non soccombere alle tentazioni e ai tentacoli. Allo stesso tempo, dobbiamo pregare che la pace arrivi il più presto possibile, che il sangue dei nostri fratelli e sorelle smetta di essere versato, e che il Signore abbia pietà della terra di Donbas, che da otto anni porta l'impronta dolorosa del peccato e dell'odio umano.

Mentre entriamo nella stagione della Quaresima, cerchiamo di perdonare tutti. Cos'è il perdono? Se chiedi perdono a qualcuno che ha infranto la legge o ha fatto qualcosa di ingiusto e cattivo nei tuoi confronti, non stai giustificando il suo comportamento, ma semplicemente smetti di odiarlo. Non è più il tuo nemico, quindi perdonandolo lo porti al giudizio di Dio. Questo è il vero significato del perdonarsi a vicenda per i nostri peccati ed errori. Perdoniamo, rinunciamo all'odio e alla vendetta, ma non possiamo cancellare le malefatte umane là in cielo; così con il nostro perdono consegniamo i nostri malfattori nelle mani di Dio affinché sia il giudizio che la misericordia di Dio siano fatti su di loro. Che il nostro atteggiamento cristiano verso i peccati, i torti e le offese degli uomini non sia la causa della loro rovina, ma che il giusto giudizio di Dio sia completato su tutti, compresi coloro che si assumono la responsabilità più pesante, allargando l'abisso tra i fratelli, riempiendolo di odio, malizia e morte.

Che il Signore misericordioso esegua il suo giusto giudizio su tutti noi. E per evitare che come risultato di questo giudizio ci troviamo dalla parte sinistra del Salvatore che è venuto nel mondo, dobbiamo pentirci dei nostri peccati. Avvicinarsi alla nostra vita con un'analisi molto profonda e spassionata, chiedersi cosa è bene e cosa è male, e in nessun caso giustificarsi dicendo: "Ho avuto una discussione con questo o quello, perché avevano torto". Questo è un falso argomento, questo è l'approccio sbagliato. Dovresti sempre chiedere davanti a Dio: Signore, cosa ho fatto di male? E se Dio ci aiuta a realizzare la nostra ingiustizia, dovremmo pentirci di questa ingiustizia.

Oggi, nella Domenica del Perdono, dovremmo fare l'impresa dell'abnegazione dai nostri propri peccati e ingiustizie, l'impresa di darci nelle mani di Dio e l'atto più importante - il perdono di coloro che ci hanno offeso.

Che il Signore ci aiuti tutti a passare i giorni della Quadragesima in modo tale da poter entrare degnamente nella gioia della Risurrezione di Cristo. E preghiamo che tutti coloro che stanno combattendo oggi, che stanno spargendo sangue, che stanno soffrendo, entrino anche loro in questa gioia della risurrezione in pace e tranquillità. Che gioia c'è se alcuni sono in pace e altri sono in potere del male e nel dolore delle lotte intestine?

Che il Signore ci aiuti tutti a entrare nel cammino della Santa Quaresima in modo tale, e non altrimenti, che Egli possa salvare le nostre anime e promuovere la moltiplicazione del bene nel nostro mondo peccaminoso e spesso paurosamente sbagliato, affinché la verità di Dio possa regnare e governare e guidare il genere umano. Amen.

Ufficio Stampa del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie»

Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

Fonte: http://www.patriarchia.ru/db/text/5906442.html

 

In che misura l'umiltà influisce sull'efficacia?

2022-03-08   Arroganza   |   Caffè filosofico
(Mio intervento al Caffè Filosofico online di Lione l'8/3/2022 sul tema «In che misura l'umiltà incide sull'efficienza?»)

Il dizionario Larousse definisce l'umiltà come "Il sentimento, lo stato d'animo di qualcuno che è consapevole delle proprie inadeguatezze e debolezze ed è incline a sminuire i propri meriti". Lo stesso dizionario definisce l'aggettivo "umile", tra gli altri, come segue

  1. Uno che è consapevole dei propri limiti e delle proprie debolezze, e che lo dimostra con un atteggiamento volutamente modesto e schivo.

  2. Uno che mostra un grande rispetto per gli altri, o che è esageratamente autosufficiente, servile di fronte agli altri.

  3. Chi è semplice, modesto, senza pretese o senza importanza nel carattere.

Queste definizioni, a mio parere, non rendono giustizia del fatto che il concetto di umiltà è centrale nella competizione tra esseri umani. Infatti umiltà implica sempre una certa inferiorità.

A mio avviso, l’umiltà è la coscienza del proprio «status» nei confronti di una o più altre persone. In tal senso è un concetto sempre relativo e relazionale. Infatti non ha senso parlare di umiltà in senso assoluto. Una persona è umile, se lo è, sempre verso qualcun altro. Si tratta della percezione comparativa di una certa posizione in una delle tante possibili gerarchie sociali, come: moralità, intelligenza, potenza fisica, potenza politica, potenza economica, potenza sessuale, bellezza, conoscenza, competenza professionale, capacità artistica, astuzia, ecc.

Per quanto riguarda la gerarchia morale e quella intellettuale, la persona “umile” non giudica e non critica le persone di fronte alle quali si sente umile, ovvero “inferiore”.

Il contrario dell’umiltà è l’arroganza. Infatti chi giudica e critica facilmente è spesso considerato arrogante, perché il giudicante o criticante si pone per definizione in una posizione morale o intellettuale più alta rispetto al giudicato o criticato.

Secondo me, l’umiltà non è una virtù, ma una trappola, un’invenzione delle religioni per meglio consolidare il loro potere, per far tacere lo spirito critico dei fedeli. E’ anche una convenzione sociale, una questione di tatto, che serve a farsi ben volere.

Ovviamente è necessario giudicare, criticare, valutare con saggezza e ponderazione, cioè senza sovrastimare né sottostimare né gli altri né se stessi. e non c’è nulla di male nel sentirsi superiori a certe altre persone in certi campi, anche perché non si può escludere che ciò sia possibile. Ma sforzarsi di essere umili perché si considera l’umiltà una virtù è  mio avviso una sciocchezza nociva, perché deprime lo spirito critico, che è il motore del progresso civile.

Genere e istinto

2022-03-09   Competere   |   Cooperare   |   Sesso
Nell'essere umano convivono due tendenze fondamentali: l'istinto di cooperazione e l'istinto di competizione. In certe persone prevale il primo e in altre il secondo. Per "prevale" intendo che si manifesta più spesso e in modo più forte, ma senza annullare del tutto l'altro. Ebbene, credo che nella maggior parte delle donne (ma non in tutte) prevalga l'istinto di cooperazione e che nella maggior parte degli uomini (ma non in tutti) prevelga l'istinto di competizione.

Reincarnazione come giustificazione delle sofferenze degli innocenti

2022-03-10   Religione
Giustificare le sofferenze degli innocenti mediante la credenza nelle reincarnazione, per cui le sofferenze attuali sarebbero la pene per colpe commesse nelle vite precedenti è un detestabile imbroglio che ostacola il progresso intellettuale e civile, il cui scopo principale dovrebbe essere quello di alleviare le sofferenze umane, non quello di giustificarle.

Estetica e conformismo

2022-03-10   Conformismo   |   Bellezza
Pochi hanno il coraggio di trovare brutte, cose che quasi tutti trovano belle, e, viceversa, di trovare belle, cose che quasi tutti trovano brutte.

Il bello della poesia

2022-03-10   Poesia
Il bello della poesia è che, a differenza della prosa, ognuno la può interpretare come più gli piace.

Animale narratore

2022-03-11   Natura umana
L'uomo è un animale narratore.

In cosa consiste la filosofia

2022-03-11   Bisogni   |   Piacere e dolore   |   Filosofia
Per me la filosofia consiste in una serie di idee che possono essere divise in due categorie: descrizioni e raccomandazioni.

Le descrizioni descrivono il mondo, cioè i suoi componenti e i modi in cui interagiscono tra di loro. Alcuni componenti sono esterni al proprio corpo, altri interni.

Le raccomandazioni sono consigli su come conviene interagire con i vari componenti del mondo (esterni e interni) allo scopo di soddisfare al meglio i bisogni propri e altrui, e in tal modo diminuire le sofferenze e aumentare i piaceri propri e altrui per quanto possibile.

Introduzione al caffè filosofico del 17/3/2022 sul tema “il senso della vita oggi”

2022-03-12   Vita   |   Causalità   |   Casualità   |   Caffè filosofico   |   Finalità
L’espressione «senso della vita» è quanto mai vaga e il suo significato non univoco. Perciò, prima di parlare del senso della vita, ritengo utile esplorare i vari significati che possono essere associati a tale espressione.

In realtà è il termine «senso» che è problematico, anche quando viene usato con altri genitivi, come ad esempio «senso di un discorso», «senso di un comportamento», «senso di un evento», «senso di una legge» ecc.

Il vocabolario Treccani definisce il “senso” in vari modi, tra cui i seguenti:

  • la facoltà di ricevere impressioni da stimoli esterni o interni

  • l’esercizio della facoltà di sentire, l’attività degli organi di senso

  • coscienza, consapevolezza in genere

  • uno stato d’animo, una sensazione, un atteggiamento psichico

  • la capacità di sentire, in quanto presuppone un discernimento tra il reale e l’irreale, tra il bene e il male, tra il bello e il brutto, tra il conveniente e lo sconveniente ecc.

  • il contenuto e il valore significativo di un elemento linguistico (sinonimo di significato)

  • orientazione, direzione secondo la quale si effettua un movimento

Alla luce delle definizioni sopra elencate, il termine “senso della vita” credo possa essere inteso come “direzione” o “scopo” e al tempo stesso come “valore”, “significato” e “origine”. Potremmo perciò riunire tutte queste accezioni nella parola: “perché”, e sostituire l’espressione “il senso della vità” con “il perché della vita”, dove col termine “perché” s’intende una causalità e/o una finalità.

Possiamo allora farci domande come le seguenti:

  • da cosa ha origine la vita?

  • la vita esiste per qualche finalità?

  • la vita finisce o non finisce?

  • perché ogni vita prima o poi finisce?

  • a che, e a chi, serve la vita?

Io credo che noi umani ci poniamo tutte queste domande perché la vita è problematica a causa delle emozioni, che io considero come varie forme e intensità di dolore e/o di piacere, o loro anticipazioni. Perciò aggiungerei questa domanda:

  • perché esistono il dolore e il piacere?

Ovviamente le risposte saranno molto diverse a seconda che chi risponde sia credente in una certa religione, oppure ateo o agnostico.

Per i filosofi esistenzialisti, e in particolare per Albert Camus, la vita non ha alcun senso al di fuori di quello puramente biologico, per cui il problema più importante della filosofia è se valga la pena di vivere. Da tale affermazione consegue che chi non decide di suicidarsi deve dare egli stesso un senso alla propria vita, in modo da viverla nel migliore dei modi, ovvero con il minor dolore e il maggior piacere possibile, tenendo conto che siamo animali sociali, per cui per ottenere la cooperazione da parte degli altri occorre cercare di soddifare i bisogni e i desideri altrui, oltre che i nostri.

Per quanto detto sopra, credo che abbia “senso” chiederci:

  • come conviene comportarci, e in cosa conviene credere, affinché la nostra vita e quella delle persone per noi importanti sia la più piacevole e la meno dolorosa possibile?

Per concludere, il tema di questa sera contiene l’avverbio “oggi”, il che presuppone che il senso della vita sia stato interpretato, o sentito, in modo diverso nelle diverse epoche, e che il senso che attualmente troviamo in essa, o che noi stessi le diamo, è diverso da quello trovato o dato dai nostri predecessori. Aggiungerei perciò le seguenti domande:

  • quali sono le differenze di senso della vita nelle varie epoche e nelle varie culture?

  • quali sono i motivi di tali differenze?

A voi la parola!

Muscoli e neuroni

2022-03-13   Competere
La scarsità dei miei muscoli è stata compensata dall'abbondanza della mia rete neurale.

Uomini e computer

2022-03-13   Comunicazione   |   Autogoverno   |   Tecnologia
A scuola tutti dovrebbero imparare a programmare un computer e farlo comunicare con altri computer. Questo favorirebbe l'autogoverno e la comunicazione razionale tra esseri umani.

Scambio di pacchetti

2022-03-14   Interagire
Gli esseri non viventi si scambiano pacchetti contenenti materia ed energia. Gli esseri viventi si scambiano pacchetti contenenti materia, energia e informazione. I pacchetti che gli umani si scambiano possono contenere anche titoli convertibili in materia, energia e informazione, cioè denaro, obbligazioni e partecipazioni.

Libertà sociale

2022-03-15   Libertà   |   Solitudine
Possiamo essere socialmente liberi solo nella solitudine. Perciò la libertà sociale ci fa paura e ci fa stare male, sia la nostra che quella altrui.

Servizio reciproco

2022-03-16   Interagire   |   Reciprocità
Ogni umano vorrebbe asservire gli altri ed evitare di essere asservito dagli altri. I desideri di due umani sono dunque incompatibili a priori. Perciò dobbiamo essere sempre pronti a negoziare compromessi miranti ad un servizio reciproco sostenibile.

Cosa prendere sul serio e di cosa ridere

2022-03-16   Piacere e dolore   |   Umorismo
Si dovrebbe prendere sul serio solo il dolore e ciò che lo causa. Di ogni altra cosa si dovrebbe ridere.

Conoscenza e soddisfazione

2022-03-17   Conoscere
Le mie conoscenze non mi bastano.

Cosa possiamo conoscere

2022-03-17   Conoscere
Noi non possiamo conoscere le cose in sé, ma solo le loro rappresentazioni, costituite da frammenti di trasformazioni delle energie che esse emanano.

Durata della felicità

2022-03-17   Relazioni   |   Felicità   |   Illusione
Una felicità dura finché durano le relazioni (reali o illusorie) che la sostengono.

Mente emotiva e mente razionale

2022-03-18   Etica   |   Mente   |   Colpa
Per la mente emotiva i giudizi sono assoluti, cioè senza misura: uno è totalmente colpevole o totalmente innocente, totalmente giustificato o totalmente ingiustificato. La mente razionale, invece, misura il grado di colpevolezza di una persona e lo confronta con quelli di altre persone. In ogni umano la mente emotiva convive con quella razionale, ma in rapporti di potenza diversi da persona a persona. In alcuni prevale la mente emotiva, in altri quella razionale.

L'estrema destra e la libertà di espressione

2022-03-18   Libertà   |   Politica
L'estrema destra rivendica la libertà di espressione per poi sopprimerla una volta raggiunto il potere.

Introduzione al caffè filosofico del 24/3 sul tema “Cancel Culture”

2022-03-18   Cultura   |   Caffè filosofico
Il vocabolario Treccani definisce la “cancel culture” come segue:

“Atteggiamento di colpevolizzazione, di solito espresso tramite i social media, nei confronti di personaggi pubblici o aziende che avrebbero detto o fatto qualche cosa di offensivo o politicamente scorretto e ai quali vengono pertanto tolti sostegno e gradimento.” 


Cito alcuni paragrafi dall’articolo di Wikipedia dedicato alla “cancel culture”:

“La locuzione cancel culture (in italiano cultura della cancellazione o cultura del boicottaggio) è usata per indicare una forma moderna di ostracismo nella quale qualcuno diviene oggetto di indignate proteste e di conseguenza estromesso da cerchie sociali o professionali - sia online sui social media, che nel mondo reale, o in entrambi.”


“... la locuzione si è rapidamente estesa a tutti quegli ambiti di revisionismo e moderna iconoclastia che chiedono a vario titolo la rimozione di monumenti, riconoscimenti e toponomastica e in generale all'azione del politicamente corretto.”


“... in Italia la locuzione è utilizzata per lo più come "termine ombrello in cui sono ricadute l'iconoclastia, la censura preventiva degli editori, le polemiche sulle favole", eccetera.”


“La denuncia della cultura della cancellazione viene contrastata da chi giudica il termine stesso come sproporzionato all'effettiva portata dei fenomeni descritti: non si sarebbero in ogni caso registrati casi effettivi di cancellazione di opere, né censure di artisti, intellettuali, autori, che possano essere oggettivamente attribuiti a una presunta “cultura” o fenomeno univoco e riconoscibile come tale.”


Un caso eclatante e molto rappresentativo di “cancel culture” è descritto nell’articolo dal titolo “Rimosso a New York il monumento a Theodore Roosevelt”, in cui si parla della rimozione di una statua di bronzo che si ergeva davanti al Museo di Storia Naturale. Vedi la foto e leggi l’articolo.



Seguono i link ad altri articoli utili per approfondire il tema.

Cosa vuol dire “cancel culture” (Il Post)


Cancel culture, che cos'è davvero la "cultura della cancellazione (La Repubblica)


Segue una lista di parole chiave pertinenti al tema in discussione:

stigmatizzazione, boicottaggio, iconoclastia, ostracismo, politicamente scorretto, revisionismo, libertà d’espressione, conformismo ideologico, standard morali,  censura, decontestualizzazione, conformismo, intolleranza.


Per stimolare la discussione vi suggerisco di rispondere a domande come le seguenti:

  • Quanto la cancel culture è utile? Quanto è nociva?

  • In quali casi nuoce alla stessa cultura?

  • Chi sono gli “attivisti” della cancel culture? Chi sono i suoi detrattori? Voi siete tra i primi o tra i secondi?

  • Quanto è esteso questo fenomeno?

  • È un fenomeno di élite e/o di massa?

  • Quanto questo fenomeno è esagerato dai media?

  •  Si tratta di un vero o falso problema?

  • Quanto è efficace la cancel culture e quanto è controproducente, dato che aumenta la notorietà delle persone che essa prende di mira?

  • È giusto rendere un film o un libro inaccessibile perché un suo attore protagonista o autore è stato condannato per un crimine?

  • Ad esempio, è giusto impedire la circolazione di un libro come “Mein Kampf” di Adolf Hitler?

  • In Via del Foro Italico a Roma c’è un obelisco con la scritta “DUX”. Pensate che debba essere rimosso?

  • Chi dovrebbe tener conto dei fermenti della cancel culture?

Concludo con una citazione di Rowan Atkinson (Mr. Bean) a proposito della cancel culture:

“È importante essere esposti a un ampio spettro di opinioni, ma quello che abbiamo ora è l’equivalente digitale della folla medievale che si aggirava per le strade in cerca di qualcuno da bruciare”.


A voi la parola.

Verità e probabilità

2022-03-19   Conoscere   |   Verità
Nessuna verità, solo probabilità.

Sulla guerra russo-ucraina

2022-03-21   Confliggere
Non solo il Covid ci ha divisi (provax contro novax) ma anche la guerra in Ucraina. Ci sono infatti i favorevoli e i contrari all'invio di armi agli ucraini e alle sanzioni economiche contro la Russia.

Mentre io sono un convinto provax, trovo difficile prendere una posizione per quanto riguarda le sanzioni alla Russia e l'invio di aiuti militari all'Ucraina.

Sia chiaro, per me Putin (e il suo amico Patriarca Kirill) sono dei criminali assoluti e l'invasione dell'Ucraina non ha alcuna giustificazione morale (nonostante gli errori della Nato). Mi chiedo solo, pragmaticamente, se l'attuale politica della EU e della NATO (sanzioni alla Russia e aiuti militari all'Ucraina) sia "utile" o "dannosa" al fine di evitare un'escalation bellica (col rischio di impiego di armi nucleari). Io non so rispondere a questa domanda, e voi?

Un'altra questione, che riguarda esclusivamente il popolo ucraino, è se "convenga" loro resistere o arrendersi. Se voi foste ucraini, che fareste? Anche a questa domanda io non saprei rispondere.

Sull'affidabilità delle informazioni

2022-03-21   Libertà   |   Comunicazione
Se confrontiamo le informazioni provenienti da un paese dove c'è libertà di espressione con le informazioni provenienti da un paese dove non c'è libertà di espressione e ogni notizia viene censurata dal governo, quali informazioni sono secondo voi più affidabili?

Automi variabili

2022-03-22   Mente   |   Apprendere   |   Automatismi
Non facciamo altro che reagire in modi programmati a situazioni che riconosciamo. Sia le situazioni che riconosciamo, sia i modi in cui reagiamo possono essere più o meno complessi e variabili a seguito di apprendimenti. I processi di apprendimento sono a loro volta automatici e variabili in quanto possiamo apprendere ad apprendere. Insomma, siamo automi variabili e possiamo cambiare.

Dialogo tra un uomo e lo spirito della società

2022-03-22   Libertà   |   Società   |   Spiritualità
Spirito: «Uomo, perché hai fatto ciò che hai fatto?»

Uomo: «Perché mi è piaciuto farlo.»

Spirito: «E perché ti è piaciuto farlo?»

Uomo: «Perché mi ha fatto sentire libero dalle costrizioni sociali.»

Spirito: «Uomo, pagherai cara questa ribellione! Pensare di liberarsi dalle costrizioni sociali è un’arroganza che non resta a lungo impunita.»

Spirito come software

2022-03-22   Sistemica   |   Spiritualità   |   Software
Lo spirito è software in azione.

Appartenenze reali vs. Illusorie

2022-03-23   Bisogni   |   Appartenere
Noi umani abbiamo bisogno di appartenere a cose più grandi e più durature di noi, e di avere conferme di tali appartenenze. Infatti la percezione di non appartenere ad un insieme di ordine superiore (di tipo sociale e/o religioso) è per molti causa di ansia, panico o depressione. D'altra parte il senso di appartenenza che una persona prova può essere più o meno veritiero o illusorio in quanto basato su espressioni e rituali più o meno sinceri e più o meno consistenti.

Si può essere autosufficienti?

2022-03-23   Bisogni
Le persone «autosufficienti» o «autosoddisfacenti» in senso lato, cioè quelle che hanno la capacità di procurarsi piacere e sussistenza da soli, senza l'aiuto o il contributo di altre persone, sono viste come asociali e antipatiche da coloro che non possono fare a meno degli altri per sopravvivere e per soddisfare i propri bisogni e desideri. Tali «autosufficienti» sono una piccola minoranza della gente e non sono nemmeno sicuro che esistano, in quanto penso che nessuno possa essere sempre autosufficiente.

Valenze motive

2022-03-23   Bisogni   |   Motivazioni   |   Valenza sociale
Ogni azione, gesto, comportamento di un essere vivente serve a soddisfare direttamente o indirettamente certe sue necessità, certi suoi bisogni o certi suoi desideri.

Sarebbe dunque utile conoscere le necessità, i bisogni e i desideri che motivano le azioni, i gesti e i comportamenti degli esseri viventi che ci interessano.

Col termine "valenza vitale" io intendo il "valore funzionale" di un atto (azione, gesto o comportamento), cioè, le necessità, i bisogni e i desideri che quell'atto mira a soddisfare.

Appartenenze, ruoli e gerarchie

2022-03-23   Appartenere   |   Gerarchia   |   Ruoli sociali
Appartenere ad un insieme implica avere un certo ruolo nell’insieme stesso. Intendo dire che si può appartenere ad un insieme in vari modi, cioè assumendo vari ruoli.

Di conseguenza, il bisogno o il desiderio di appartenere ad un certo insieme (come, ad esempio, un gruppo, un’organizzazione, una comunità) è condizionato dal ruolo che si vorrebbe avere in quell’insieme. In altre parole, certi ruoli sono considerati accettabili, altri inaccettabili, da chi aspira ad una certa appartenenza. D’altra parte ogni ruolo implica una certa posizione gerarchica.

Conviene dunque chiederci non solo a quali insiemi una persona desidera appartenere o pensa di appartenere, ma anche in quali ruoli e in quali possibili posizioni gerarchiche.

Sulle offese

2022-03-23   Appartenere   |   Confliggere
Offendere un insieme (gruppo, organizzazione, comunità, chiesa, stato ecc.) a cui un individuo sente di appartenere equivale a offendere l'individuo stesso.

Animale autodialogante

2022-03-24   Natura umana   |   Comunicazione   |   Linguaggio
L'uomo è l'unico animale capace di dialogare con se stesso.

Porte di accesso alla mente

2022-03-24   Mente   |   Manipolazione mentale
Guardare la TV, un film, ascoltare un discorso, una canzone, una musica significa aprire una porta della tua mente e permettere a qualcuno di manipolarla.

Importanza dell'appartenere

2022-03-27   Appartenere
L'inconscio di ognuno grida continuamente: io voglio appartenere a certi insiemi e non voglio appartenere a certi altri insiemi!

Sulle appartenenze

2022-03-28   Appartenere
Si ha un'appartenenza quando un'entità è parte di un insieme più grande dell'entità stessa.

Ogni appartenenza implica certe proprietà, qualità, quantità e funzioni, o ruoli.

Ogni associazione, ogni collegamento, ogni relazione tra entità implica delle appartenenze. Infatti ogni entità in relazione con un altra appartiene alla relazione che le lega, con un certo ruolo o funzione.

Un'appartenenza può essere reale (come per parti di una macchina o di un organismo) o ideale (come nella mente che osserva certe entità).

Ogni idea appartiene a uno o più insiemi di idee, e ogni persona appartiene a uno o più insiemi di persone.

Ogni singola persona, ogni insieme di persone, appartengono ad un certo insieme di idee nella mente che le osserva.

Per un essere umano un'appartenenza può essere oggetto di bisogno, desiderio, rigetto o paura.

Un essere umano non può sopravvivere né soddisfare i suoi bisogni senza appartenere a qualche insieme sociale.

Non essere, ma appartenere

2022-04-01   Interagire   |   Appartenere   |   Sistemica
Di ogni cosa o persona dovremmo chiederci non cosa sia, ma a quali insiemi (sia fisici che logici) essa appartenga, e quali cose le appartengano o siano in essa contenute. Infatti il verbo essere non significa nulla, mentre il verbo appartenere implica tante serie di significati quanti sono gli insiemi di appartenenza e le cose appartenute.

Tra l'altro, ogni appartenenza implica certi ruoli, certe funzioni, certe interazioni e certe posizioni gerarchiche in termini di poteri.

Ogni volta che sia possibile dovremmo pertanto sostituire il verbo essere con il verbo appartenere, sia in ciò che diciamo, sia in ciò che pensiamo.

Coniugazioni del verbo appartenere

2022-04-01   Appartenere
Io appartengo ….
Io non appartengo …
Io vorrei appartenere …
Io non vorrei appartenere …

Tu appartieni …
Tu non appartieni …
Tu vorresti appartenere …
Tu non vorresti appartenere …

Egli appartiene …
Egli non appartiene …
Egli vorrebbe appartenere …
Egli non vorrebbe appartenere …

Noi apparteniamo …
Noi non apparteniamo …
Noi vorremmo appartenere …
Noi non vorremmo appartenere …

Voi appartenete …
Voi non appartenete …
Voi vorreste appartenere …
Voi non vorreste appartenere …

Essi appartengono …
Essi non appartengono …
Essi vorrebbero appartenere …
Essi non vorrebbero appartenere …

Sugli appelli per la pace

2022-04-01   Natura umana   |   Confliggere   |   Arroganza
Certi appelli per la pace sono presuntuosi oltre che ingenui. Pretendono di avere la soluzione per evitare i conflitti, quella di non confliggere, di non prendere posizione. Come dire: basta volerla, la pace. Soluzione ignorante, stupida, fasulla, semplicista, arrogante, perché non tiene conto della natura umana, non conosce la natura umana.

Cosa fa la mente quando non ha nulla da fare

2022-04-01   Mente   |   Pensare   |   Futuro
Quando qui ed ora non abbiamo nulla da fare, nessun problema da risolvere, nessun compito da eseguire, la nostra mente immagina il futuro sulla base del passato.

Relazione e appartenenza

2022-04-02   Appartenere   |   Relazioni
Essere in una relazione significa farne parte, cioè appartenere ad essa.

Introduzione al caffè filosofico del 7/4/2022 sul tema “Giustizia e uguaglianza”

2022-04-02   Politica   |   Caffè filosofico
In questo incontro parleremo di giustizia, di eguaglianza, e del rapporto tra giustizia e uguaglianza. Infatti, sebbene si tratti di concetti diversi, essi vengono spesso considerati simili o congiunti, vale a dire che per molti la giustizia è basata sull’uguaglianza, tanto che non ci può essere giustizia senza uguaglianza. Per altri, invece, l’uguaglianza, cioè il trattare tutti allo stesso modo senza tener conto delle differenze individuali è ingiusto.

Il vocabolario Treccani definisce la giustizia in vari modi, tra cui i seguenti:

  • Virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge.

  • In senso assoluto e più oggettivo, il riconoscimento e il rispetto dei diritti altrui, sia come consapevolezza sia come prassi dell’uomo singolo e delle istituzioni

  • fine assegnato alla politica sociale ed economica da diversi indirizzi teorici e concreti, ma inteso variamente, ponendosi l’accento ora sull’equa partecipazione di tutti i cittadini alla ripartizione del prodotto nazionale, ora sulla libera esplicazione della personalità umana.

Su Wikipedia ho trovato questa definizione della “giustizia sociale”: è l'esigenza di sopprimere la miseria, la disuguaglianza, lo sfruttamento, l'oppressione dei lavoratori o della povera gente tramite un programma politico di attuazione di riforme particolari dell'economia e in generale della società.

Esaminiamo ora il concetto di “uguaglianza”. Il vocabolario Treccani lo definisce in vari modi tra cui i seguenti:

  • Condizione di cose o persone che siano tra loro uguali, cioè abbiano le stesse qualità, gli stessi attributi (in generale, o in un certo ambito)

  • La condizione per cui ogni individuo o collettività devono essere considerati alla stessa stregua di tutti gli altri, e cioè pari, uguali, soprattutto nei diritti politici, sociali ed economici.

  • Nel diritto costituzionale si distingue un'uguaglianza formale, per la quale si riconosce a tutti gli uomini pari capacità giuridica, e in particolare a tutti i cittadini pari godimento di tutti i diritti politici, e un’uguaglianza sostanziale, che è compito della Repubblica promuovere, secondo il dettato dell’art. 3 della Costituzione, per realizzare «il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». 

Ed ecco alcune citazioni dall’articolo di WIkipedia dedicato all’uguaglianza sociale:

  • L'uguaglianza sociale - che si applica ai diritti e ai doveri della persona, considerati in termini di giustizia - è un ideale che dà ad ognuno, indipendentemente dalla sua posizione sociale e dalla sua provenienza, la possibilità di essere considerato alla pari di tutti gli altri individui in ogni contesto.

  • Studi antropologici su siti archeologici indicano l'esistenza di una sostanziale uguaglianza nelle società di cacciatori-raccoglitori mentre con l'avvento dell'agricoltura si rilevano gli inizi delle disuguaglianze.

  • L'uguaglianza sociale è una situazione per cui tutti gli individui all'interno di società o gruppi specifici isolati debbano avere lo stesso stato di rispettabilità sociale. Come minimo, l'uguaglianza sociale comprende la parità di diritti umani e individuali secondo la legge. Esempi sono la sicurezza, il diritto di voto, la libertà di parola e di riunione, e dei diritti di proprietà. Tuttavia, essa comprende anche l'accesso all'istruzione, l'assistenza sanitaria e altri basilari diritti sociali, ed inoltre pari opportunità e obblighi.

  • Genere sessuale, orientamento sessuale, età, origine, casta o classe, reddito e proprietà, lingua, religione, convinzioni, opinioni, salute o disabilità non devono tradursi in una disparità di trattamento.

Sulla base di quanto detto sopra, ho fatto la seguente lista di parole chiave applicabili direttamente o indirettamente ai concetti di giustizia e di uguaglianza: diritti, doveri, equità, etica, morale, rispetto, tolleranza, giudizio, giudice, giudicare, premiare, punire, retribuzione, riconoscimento, meritocrazia, magistratura, processo, leggi, responsabilità, moderazione, misura, giustizia divina, giustizia religiosa, libertà, ordine, restrizioni, obblighi, divieti, civiltà, contratto, parità, differenze umane. 

Per stimolare la discussione vi suggerisco di rispondere a domande come le seguenti:

  • Nei rapporti privati tra due individui, chi stabilisce ciò che è giusto, cioè i diritti e i doveri di ciascuno?

  • La proprietà privata è giusta? In quale misura?

  • È giusto che le persone più dotate (intellettualmente e/o fisicamente) trovino lavoro più facilmente e abbiano retribuzioni più elevate?

  • La giustizia è una convenzione sociale, un concetto o fenomeno universale, o il risultato dell’adattamento biologico e sociale?

  • A che serve la giustizia?

  • È giusto farsi giustizia da soli anziché invocare la giustizia dello stato?

  • Che rapporto c’è tra giustizia e libertà?

  • Che rapporto c’è tra giustizia e morale?

  • Che rapporto c’è tra giustizia e autorità?

  • Il senso della giustizia nell’uomo è innato o appreso?

  • In quale misura la democrazia garantisce la giustizia e l’uguaglianza?

  • Una democrazia è giusta per definizione?

  • Il desiderio di giustizia è egoistico o altruistico?

  • La meritocrazia è compatibile con l’uguaglianza?

  • In che senso dobbiamo ritenerci tutti uguali e in che senso tutti diversi?

  • È giusto che il proprietario di un immobile discrimini gli aspiranti inquilini in funzione del loro reddito, gruppo etnico o stile di vita?

  • È giusto che un imprenditore discrimini i candidati da assumere in funzione del loro gruppo etnico o stile di vita?

  • Cosa ognuno di noi può fare per rendere la società più giusta e più rispettosa delle differenze individuali?

Concludo con alcune citazioni sul tema in discussione.

“Per la maggior parte degli uomini l'amore della giustizia è soltanto paura di patire l'ingiustizia.” [François de La Rochefoucauld]

“Piove sul giusto e piove anche sull’ingiusto; ma sul giusto di più, perché l’ingiusto gli ruba l’ombrello.” [Charles Bowen]

“Il vero giusto è colui che si sente sempre a metà colpevole dei misfatti di tutti.” [Kahlil Gibran]

“È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente.” [Voltaire]

“La giustizia deve essere congiunta al potere, così che ciò che è giusto possa anche aver potere, e che ciò che ha potere possa essere giusto.” [Blaise Pascal]

“Sono vissuto abbastanza a lungo per vedere che la differenza genera odio.” [Stendhal]

“Ci sono tre classi di uomini: gli amanti della saggezza, gli amanti dell'onore, e gli amanti del guadagno.” [Platone]

“Più facciamo progressi 'interiori' più diminuisce il numero di coloro con cui possiamo realmente comunicare.” [Emil Cioran]

Cosa è importante sapere

2022-04-03   Appartenere
Per ogni umano è importante sapere cosa gli appartenga e a cosa egli appartenga, e cosa appartenga agli altri e a cosa gli altri appartengano.

Appartenenza attiva e passiva

2022-04-03   Appartenere
Ciò che mi appartiene determina ciò a cui appartengo.

Crisi e valore

2022-04-03   Valutare
È in tempi di crisi che si misura il valore delle persone.

Si può parlare dell'assurdo senza parlare del caso?

2022-04-05   Valutare   |   Vita   |   Verità   |   Casualità   |   Caffè filosofico
(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 5/4/2022 sul tema "Si può parlare dell'assurdo senza parlare del caso?")

Per gli esistenzialisti, e in particolare per Sartre e Camus, è assurda la condizione umana, in quando senza senso, senso, senza significato e senza ragione d’essere.

Io sono contrario all’uso che gli esistenzialisti hanno fatto dell’aggettivo “assurdo” applicato alla vita umana. Tale uso è secondo me fuorviante.

Infatti, secondo il dizionario Larousse, per assurdo s’intende in primo luogo “ce qui est contraire à la raison, au sens commun, qui est aberrant, insensé”.

Ebbene, in tal senso io non credo che la vita sia “assurda”. Penso piuttosto che essa non abbia uno scopo desiderabile o accettabile in senso antropomorfico, e infatti penso che sia governata dal caso e dalla necessità come dice il titolo del celebre libro di Jacques Monod, Ma non vedo nella vita quelle contraddizioni logiche e quei fatti contrari al senso comune, che giustificherebbero l’uso del l’aggettivo “assurdo”

Trovo in realtà la vita tutt’altro che assurda. Infatti la trovo piuttosto
regolare, fin troppo regolare, nel senso che ha delle leggi che non vengono mai contraddette.

Incerta sì, misteriosa sì, ma non assurda anzi, molto prevedibile.

Assurdo è un termine dispregiativo, che usiamo spesso verso ciò che ci ripugna o ci addolora.

Per quanto riguarda il caso, anch’esso mi sembra tutt’altro che assurdo.

Il caso è ambivalente: da una parte ci sconforta, dall’altra ci diverte. Da una parte ci sconforta se dà luogo a eventi indesiderati, e se pensiamo che noi umani siamo il risultato di mutazioni casuali; d’altra parte ci diverte in quanto ci permette delle variazioni e ci riserva delle sorprese, senza le quali la vita sarebbe monotona.

Il fatto che siamo il risultato di mutazioni casuali non è assurdo, ma, al contrario, è molto logico, e ha le sue “ragioni” e la sua utilità rispetto alla conservazione e all’evoluzione delle specie viventi. Il problema è che tale “verità” contraddice quelle religiose e ci lascia senza valori predefiniti.

Gli stessi valori sono dunque il risultato di mutazioni casuali, e questo ci sconcerta, perché significa che sta a noi definirli e cambiarli, con tutti i rischi sociali che ciò comporta.

Per finire, credo che nulla sia assurdo al di fuori delle conoscenze false e delle speranze infondate, conoscenze e speranze con le quali le religioni cercano di soggiogarci.

L'animale più stupido e malvagio

2022-04-06   Natura umana   |   Verità   |   Falsità
L'uomo è l'animale più stupido e malvagio, specialmente quando è organizzato in società, in quanto crede nelle cose più assurde e teme le verità che lo riguardano. Oggi in Nigeria un uomo è stato condannato a 24 anni di reclusione per blasfemia.

Il senso dell'imitazione

2022-04-06   Natura umana   |   Comportamento   |   Imitare
Gli esseri umani imitano comportamenti altrui senza comprenderne il significato. Se lo comprendessero, non si tratterebbe di imitazione. Imitano perché l'imitazione viene premiata e la non imitazione punita.

Piacere, dolore e salute mentale

2022-04-06   Piacere e dolore   |   Psicopatia
Sono malate le menti e le società in cui il piacere è disprezzato e il dolore apprezzato.

Religione e società

2022-04-08   Religione   |   Società
Dio è un fatto sociale.

Casualità e intenzionalità

2022-04-08   Causalità   |   Casualità
L'uomo spesso considera intenzionali eventi casuali e viceversa.

A che servono le feste

2022-04-08   Appartenere   |   Festa
Le feste sono dimostrazioni ed esami di apppartenenza sociale.

Cos'è uno psicoterapeuta

2022-04-09   Psicoterapia
Psicoterapeuta: amico in affitto.

Ciò che piace della musica

2022-04-10   Piacere e dolore   |   Musica
Ciò che piace di una musica non è la musica in sé, ma i sentimenti i ricordi, le associazioni mentali che essa evoca. Lo stesso si può dire di ogni espressione artistica e letteraria, anzi, di ogni espressione umana.

Disprezzo e inimicizia

2022-04-10   Confliggere   |   Amicizia
Se A disprezza qualcosa che B apprezza, A e B sono nemici di fronte a quella cosa.

Introduzione al caffè filosofico del 14/4/2022 sul tema “Norme sociali e insicurezza”

2022-04-11   Appartenere   |   Conformismo   |   Caffè filosofico   |   Adattamento   |   Ansia
Cominciamo col definire il significato dei termini “norme sociali” e “insicurezza”.

Cito dall’articolo di Wikipedia intitolato “Norma (scienze sociali)”:

“La norma sociale è una regola esplicita o implicita concernente la condotta dei membri di una società: oggetto di studio dell'antropologia, della psicologia sociale e della sociologia, le norme sociali prescrivono come devono comportarsi gli individui e gruppi sociali in determinate situazioni.”

“In virtù della loro dimensione prescrittiva, le norme rappresentano il sistema di aspettative che il gruppo ha rispetto a coloro che ne fanno parte.”

Fine delle citazioni sulle norme sociali.

Per quanto riguarda il concetto di “insicurezza”, il vocabolario Treccani lo definisce come “mancanza di sicurezza; usato per indicare lo stato di perplessità, d’incertezza del presente e del futuro determinato da particolari condizioni politiche o sociali, o da una condizione psichica di sfiducia, di esitazione, di smarrimento.”

Nel presente incontro dovremmo soprattutto esaminare il rapporto tra norme sociali e insicurezza, vale a dire in che modo le norme sociali in generale, o certe particolari norme sociali, sono causa di insicurezza in certi individui, e, viceversa, in che modo le norme sociali possono essere uno strumento per superare l’insicurezza, cioè per dare sicurezza alle persone che le adottano.

A tale scopo ho individuato le seguenti parole chiave: comportamento, socializzazione, tradizione, consuetudine, convenzione, costume,  etichetta, usanza, rituale, valori, devianza, educazione, libertà, costrizione, obblighi, divieti, controllo, conformità, conformismo, moralità, moda, regolazione, influencer, negoziazione, incertezza, angoscia, paura, timore, dubbio, ansia, esitazione, timidezza, panico, depressione, dipendenza, autostima, appartenenza sociale, inferiorità, superiorità, differenze, approvazione, disapprovazione, disprezzo, riconoscimento, critica, giudizio, esame, inadeguatezza, incapacità, perfezionismo, diffidenza, rifiuto, autenticità, maschera, adattamento.

Per stimolare la discussione vi suggerisco di rispondere a qualcuna delle domande seguenti:

  • La dipendenza dell’individuo dalle norme sociali è una condizione innata (geneticamente determinata) o acquisita?

  • Sentirsi non conformi o inadeguati rispetto alle norme sociali genera automaticamente insicurezza?

  • È possibile vivere serenamente senza seguire le norme sociali?

  • In quale misura le norme sociali favoriscono e in quale misura ostacolano il progresso civile?

  • Due persone possono interagire in sicurezza senza rispettare le norme sociali, negoziando essi stessi le regole da seguire?

  • È possibile criticare le norme sociali senza passare per arroganti, misantropi o asociali?

  • Quali sono i requisiti per un sufficiente grado di autostima?

  • Chi è veramente anticonformista?

  • Una società può fare a meno di norme sociali?

  • Un individuo può permettersi di non rispettare le norme sociali?

  • È possibile conciliare indipendenza di pensiero e libertà di comportamento con il rispetto delle norme sociali?

Concludo con alcune citazioni:

“Non è un segno di buona salute mentale essere bene adattati ad una società malata.” [Jiddu Krishnamurti]

“È prova di una mente semplice e molto primitiva che uno desideri di pensare come le masse o la maggioranza, semplicemente perché la maggioranza è maggioranza. La verità non cambia perché è, o non è, creduta dalla maggioranza delle persone.” [Giordano Bruno]

“Se pensi come la maggioranza, il tuo pensiero diventa superfluo.” [Paul Valéry]

“La gente tende a parlare di ciò di cui parla la gente.” [Piero Scaruffi]

“Quando tutti pensano nella stessa maniera, allora nessuno pensa veramente.” [Walter Lippmann]

“Niente produce un effetto simile a quello di un buon luogo comune: ci rende tutti uguali.” [Oscar Wilde]

“Essere indipendenti dalla opinione pubblica è la prima condizione formale per realizzare qualcosa di grande.” [Friedrich Hegel]

“A un conformismo segue un altro conformismo.” [Edgar Morin]

“Si rovina un ragazzino nel modo più sicuro, se gli si insegna a considerare il "pensare allo stesso modo" più alto del "pensare in un altro modo.“ [Friedrich Nietzsche]

Complessità e verità

2022-04-12   Verità   |   Ragionare   |   Complessità
Il mondo è troppo complesso per poterlo gestire razionalmente senza semplificarlo. Ma ogni semplificazione costituisce un'alterazione, ovvero un allontanamento dalla verità.

A che serve andare alla messa

2022-04-12   Religione   |   Appartenere
Andare alla messa serve soprattutto a dimostrare di appartenere alla comunità di coloro che vanno alla messa.

Sulla libertà

2022-04-12   Libertà
La libertà è pericolosa. Perciò conviene limitarla scegliendo i limiti più adatti a sé.

Come liberarsi dall'ansia

2022-04-13   Causalità   |   Ansia
Per liberarsi dall'ansia è necessario conoscerne le vere cause, in modo da evitarle o distruggerle.

Sulla valutazione della propria intelligenza

2022-04-14   Giudicare   |   Intelligenza
Molti sopravvalutano la propria intelligenza, pochi la sottovalutano.

Normality pride

2022-04-16   Valutare   |   Conformismo
Gli umani sono orgogliosi della propria reale o presunta normalità.

Le conseguenze del credere

2022-04-16   Religione
Il fatto di credere in certe narrazioni (vale a dire il fatto di essere certi che certe narrazioni corrispondano a fatti reali) influenza il comportamento del credente, specialmente per quanto riguarda la religione.

Ad esempio chi crede senza dubbi che Cristo sia realmente risorto e che siede alla destra di Dio (il fondamento del cristianesimo) si comporta in modo diverso da chi non ci crede, sia verso gli altri umani in generale, sia verso il clero che diffonde tale narrazione.

In altre parole, dal fatto di credere o di non credere in certe narrazioni dipendono le proprie opzioni di comportamento e quindi la propria libertà in senso etico.

Credere a una cera cosa significa acquisirla mentalmente. Quella credenza costituistce pertanto una modifica della propria mente che dal momento in cui si è insinuata nella mente stessa produce certi effetti.

Ogni credenza "manipola" la mente, la sviluppa in una certa direzione, come succede con ogni esperienza. La differenza tra un'esperienza e una credenza è che l'esperienza è diretta, la credenza indiretta e quindi meno affidabile.

Per quanto sopra, considero il clero pericoloso per la libertà e la salute mentale delle persone inclini a credere alle loro narrazioni.

Sull'intelligenza

2022-04-16   Intelligenza   |   Complessità
Quanto minore è l'intelligenza di una persona, tanto più semplice è la propria visione del mondo. Infatti l'intelligenza di una persona può essere definita come il grado di complessità a cui il proprio pensiero può arrivare.

Introduzione al caffè filosofico del 21/4/2022 sul tema “Come vediamo noi stessi”

2022-04-17   Conoscere   |   Natura umana   |   Giudicare   |   Caffè filosofico
Il tema di oggi è uno dei più “psicologici” che abbiamo mai trattato, e questo per me va benissimo, dato che a mio avviso la psicologia e la filosofia, come pure la sociologia e l’antropologia culturale, dovrebbero essere fuse in un’unica disciplina, che consiste nello studio della natura umana, studio che un intellettuale di mia conoscenza ha chiamato “panantropologia”.

Il verbo “vedere” che compare nel tema, è ovviamente da intendersi non in senso ottico, ma in senso, appunto, panantropologico. Vale a dire il modo in cui noi classifichiamo noi stessi, come ci definiamo, come ci descriviamo, come ci confrontiamo con gli altri. Vale a dire la nostra identità in termini di appartenenze, cioè a quali gruppi e a quali categorie di persone riteniamo di appartenere, e cosa riteniamo ci appartenga, ovvero le nostre risorse, qualità e difetti.

E’ un tema affine a quello dal titolo “Conoscere se stessi”, già trattato nel nostro caffè filosofico del 16/12 scorso, a cui alcuni di voi hanno partecipato. Infatti possiamo dire che noi conosciamo noi stessi in base a come ci vediamo.

È possibile conoscere se stessi anche in base alle conoscenze che abbiamo acquisito sull’essere umano in generale, giacché ognuno di noi è un esemplare della specie umana, e il modo in cui vediamo noi stessi è almeno in parte influenzato dalla nostra conoscenza della specie biologica a cui apparteniamo.

Nell’analizzare il modo in cui ci vediamo e ci conosciamo, credo sia impossibile non fare riferimento a ciò che possiamo definire l’essere umano “normale” o “medio”, vale a dire l’essere umano più comune, o più “umano”.

Capita a volte di qualificare certi comportamenti, e certi caratteri individuali, come disumani. Ovviamente ogni essere umano è umano e non può essere considerato disumano per definizione. Tuttavia alcuni pensano che si possa essere umani in gradi diversi, cioè più o meno umani.

Vedere se stessi in un certo modo implica fatalmente giudicare se stessi, soprattutto su tre piani: quello etico, quello estetico e quello intellettuale, e su ognuno di essi è inevitabile un confronto con gli altri. E sorgono domande consce o inconsce come: sono più o meno buono rispetto agli altri? Sono più o meno bello? Più o meno intelligente? Più o meno sapiente? Più o meno sano o malato? Più o meno capace? Più o meno competitivo? Ecc.

A prescindere dal confronto con gli altri, vedere e conoscere se stessi implica anche capire i meccanismi alla base del proprio comportamento, sia in senso fisico che emotivo, vale a dire capire perché ci comportiamo o non ci comportiamo in certi modi, e perché proviamo certi sentimenti e non altri. In tal senso è come osservare una macchina e i meccanismi che ne fanno parte.

E dopo che abbiamo visto noi stessi, che abbiamo stabilito come siamo fatti, sia in confronto agli altri, sia internamente, cosa facciamo di questa auto-conoscenza?

Possiamo usarla per cercare di migliorare noi stessi per quanto possibile, e/o per migliorare il modo in cui ci relazioniamo e interagiamo con gli altri. Per questo motivo è importante vedere se stessi realisticamente, senza farsi illusioni, specialmente per quanto riguarda gli aspetti a nostro avviso meno pregevoli. Intendo dire che dovremmo cercare la verità su noi stessi anche negli aspetti più dolorosi o vergognosi, ammesso che ci siano aspetti di cui uno si dovrebbe vergognare.

Per concludere, osservando noi stessi, credo che non dovremmo avere alcuna auto-compassione, ma nemmeno moralismo o perfezionismo. Insomma non dovremmo giudicarci prematuramente, ma piuttosto dovremmo tener presente che i nostri giudizi etici, estetici e intellettuali sono spesso affetti da pregiudizi infondati, che abbiamo appreso dagli altri o costruito noi stessi.

Ed ora a voi la parola.

Vedi anche "Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana"

 

Sulla solitudine

2022-04-18   Solitudine
Nessuno è il solo ad essere solo.

Il giorno del giudizio

2022-04-18   Giudicare
Ogni giorno è il giorno del giudizio.

Solitudine e libertà

2022-04-18   Libertà   |   Solitudine
La solitudine è il prezzo della libertà.

Mente e parametri

2022-04-18   Mente
Ogni mente ha i suoi parametri.

Sulle appartenenze

2022-04-18   Appartenere
Per poter appartenere a certi gruppi o categorie sociali, ci devono appartenere certe cose.

Sulla sostenibilità delle relazioni

2022-04-19   Interagire   |   Relazioni
Ogni relazione comporta vantaggi e svantaggi per i contraenti. Una relazione è sostenibile finché per ogni contraente i vantaggi (reali o immaginari) superano gli svantaggi (reali o immaginari).

Perché le cose esistono

2022-04-19   Motivazioni   |   Causalità   |   Casualità
Ogni cosa esiste in quanto risultato di combinazioni di casualità, leggi fisiche e motivazioni.

Sulle motivazioni

2022-04-19   Vita   |   Motivazioni   |   Logica
Le motivazioni sono le logiche strategiche e tattiche della vita.

Sulle logiche

2022-04-19   Logica
Ogni logica può essere più o meno efficace, efficiente, sufficiente o erronea.

Sulle cause degli eventi

2022-04-19   Motivazioni   |   Causalità   |   Casualità
Le cause degli eventi sono combinazioni del caso, delle leggi della fisica e delle motivazioni degli esseri viventi.

Pensiero magico vs. razionale

2022-04-20   Pensare   |   Ragionare
Ci sono persone per le quali il pensiero magico è più confortante e più credibile di quello razionale.

Sulla manifestazione dei propri pensieri e sentimenti

2022-04-20   Interagire   |   Emozioni e sentimenti   |   Verità
Il comportamento più o meno favorevole di una persona A verso una persona B dipende da come A giudica B e da come A si sente giudicata da B. Il giudizio, che è sempre razionale ed emotivo allo stesso tempo, non riguarda solo le azioni volontarie, ma anche quelle involontarie (reali e presunte), i pensieri, le emozioni, e i sentimenti (reali e presunti). Per questo può essere sconveniente manifestare sinceramente i propri pensieri, i propri sentimenti e le proprie emozioni.

La tragedia dei bisogni non reciproci

2022-04-21   Interagire   |   Bisogni
Io ho bisogno degli altri, ma gli altri non hanno bisogno di me. Questa è la tragedia dell'umanità.

La legge della vita

2022-04-21   Vita
Questa è la legge della vita: chi non è adatto ad un certo ambiente deve (1) emigrare in un ambiente più favorevole, (2) cambiare l'ambiente per adattarlo a sé, (3) cambiare se stesso per adattarsi all'ambiente, (4) estinguersi, o (5) praticare una combinazione di tali strategie.

Amicizie reali vs. telematiche

2022-04-21   Amicizia
Ci sono persone che nella vita reale non sono amici e non si frequentano a causa di una scarsa affinità o di una scarsa simpatia, ma si qualificano come amici nei social network. Questa contraddizione dovrebbe farci riflettere sulla non autenticità di certe relazioni.

Sulla libertà di scegliere con chi cooperare

2022-04-22   Libertà   |   Scegliere
Un problema enorme è costituito dalla libertà di scegliere con chi cooperare e con chi no. Libertà che favorisce chi sceglie, ma condanna chi non è scelto dalle persone desiderate.

Introduzione al caffè filosofico del 28/4/2022 sul tema “Bisogni innati e bisogni indotti”

2022-04-23   Bisogni   |   Piacere e dolore   |   Caffè filosofico
Il tema di questo incontro è a mio avviso uno dei più importanti in assoluto, se consideriamo i bisogni la causa principale del comportamento umano in ogni suo aspetto, sia per quanto riguarda il comportamento visibile dall’esterno, ovvero le azioni e le espressioni interpersonali, sia quello interno, vale a dire i pensieri e i sentimenti, includendo nel termine “sentimenti” le emozioni, e il piacere e il dolore in ogni loro forma e intensità.

Intendo dire che se noi conoscessimo in modo approfondito e dettagliato i bisogni umani, sia quelli dell’uomo in generale, sia quelli di individui particolari, e in primis i nostri, avremmo forse la chiave di comprensione più efficace per spiegare ogni comportamento umano.

Il tema di oggi si propone di confrontare i bisogni innati con quelli indotti, dando per scontato che ogni essere umano abbia dei bisogni innati (ovvero genetici, o primari) e dei bisogni indotti dalle interazioni con l’ambiente naturale e con quello sociale. Tuttavia credo che prima di parlare di bisogni indotti dovremmo parlare in senso più generale di bisogni acquisiti, e tra questi distinguere quelli indotti da altri (cioè da persone che ci hanno influenzato e dai mass media) e quelli che noi stessi abbiamo sviluppato attraverso le nostre esperienze, in una sorta di auto-induzione.

Intendo dire che ogni umano, attraverso le proprie esperienze, scopre o impara modalità, metodi, strumenti, o più in generale, mezzi per soddisfare i propri bisogni innati. Tali mezzi “appresi” costituiscono a loro volta dei bisogni che potremmo definire secondari, o “strumentali” in quanto necessari per soddisfare i bisogni innati. In altre parole, io suppongo che i bisogni umani siano strutturati a più livelli, dove al livello più alto ci sono i bisogni innati e al disotto ci sono vari livelli, in ognuno dei quali si sviluppano dei bisogni acquisiti (indotti o autoindotti) che servono a soddisfare i bisogni del livello immediatamente superiore.

In tale ottica possiamo considerare i desideri come mezzi per soddisfare dei bisogni. A tal proposito io definisco “bisogno” una motivazione che se non viene soddisfatta provoca la morte o una grave disfunzione organica o psichica, e “desiderio” una motivazione che se non viene soddisfatta provoca solo un dispiacere o una sofferenza di durata più o meno lunga, ma non una disfunzione organica o psichica.

Infine penso che il piacere e il dolore siano connessi strettamente alla soddisfazione e alla frustrazione di bisogni e di desideri. Suppongo infatti che il piacere sia il segnale con cui l’organismo fa sapere alla coscienza che stiamo soddisfacendo una motivazione, e il dolore il segnale con cui l’organismo ci avverte che stiamo frustrando una motivazione.

Detto questo, vi suggerisco di rispondere a domande come le seguenti:

  • Quali sono i bisogni innati dell’uomo in generale e come si differenziano e si modulano nei diversi tipi umani, cioè nei diversi caratteri e temperamenti?

  • Di cosa ha bisogno un essere umano per vivere una vita soddisfacente?

  • In quale misura conosciamo i nostri bisogni e i bisogni umani in generale?

  • Vi sono bisogni innati che la nostra cultura tende a considerare immorali, o politicamente scorretti pur esendo naturali e in tal senso sani?

  • I bisogni indotti sono generalmente dannosi o alcuni di essi possono essere utili ai fini di una pacifica e produttiva convivenza sociale?

  • Quali sono i bisogni indotti più deleteri nel senso che danno luogo alla frustrazione di bisogni innati o provocano problemi e conflitti sociali?

  • Come possiamo liberarci dai bisogni indotti malsani?

  • Che relazione c’è tra bisogni indotti e conformismo? E’ possibile liberarsi dai bisogni indotti dalla società senza isolarsi socialmente?

A voi la parola.

Vedi anche “Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana

Arroganza della filosofia

2022-04-24   Conoscere   |   Filosofia   |   Arroganza
I filosofi pensano di saperla più lunga dei non filosofi.

Illusione della realtà

2022-04-24   Conoscere   |   Illusione
La realtà è un'altra cosa.

Motivazioni e relazioni sociali fondamentali

2022-04-24   Interagire   |   Bisogni   |   Motivazioni


Le quattro icone che compaiono in questa immagine rappresentano le motivazioni e relazioni sociali fondamentali, scritte nel nostro codice genetico:

- imitazione (per mezzo della quale apprendiamo a comportarci in modi socialmente validi)
- cooperazione (indispensabile per sopravvivere e soddisfare i vari bisogni)
- competizione (cercare di avere il maggior potere possibile rispetto agli altri per poter fare liberamente ciò che desideriamo e difendere la nostra libertà)
- selezione (libertà di scegliere i partner più attraenti e più produttivi con cui cooperare e con cui associarsi).

Per capire l'uomo e il suo comportamento credo sia utile tener presente tali motivazioni fondamentali, sempre attive in ognuno di noi.

Agnostici vs. atei

2022-04-26   Conoscere   |   Religione   |   Ateismo
Gli agnostici sono atei che hanno paura di dichiararsi tali.

Sull'importanza del successo

2022-04-26   Emozioni e sentimenti   |   Pensare   |   Comportamento   |   Successo
Il desiderio di ottenere e mantenere il successo influenza i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone. Tuttavia ognuno ha la sua personale idea di cosa sia il successo.

Pensiero e labirinto

2022-04-29   Pensare   |   Libertà
Il pensiero non è libero, ma si muove all'interno di un labirinto senza uscita. Ognuno ha il suo personale labirinto mentale, che può in parte cambiare ed estendersi per effetto di nuove esperienze.

Unione, condivisione, gerarchie

2022-04-30   Etica   |   Politica   |   Condividere   |   Logica   |   Gerarchia   |   Bellezza
Due persone sono unite nella misura in cui condividono certe gerarchie etiche, estetiche, logiche e politiche.

Le scelte dell'inconscio

2022-04-30   Inconscio   |   Scegliere
Mentre tu decidi a cosa fare attenzione il tuo inconscio fa le sue scelte e te le impone.

Sull'emancipazione femminile

2022-04-30   Interagire
In passato quasi tutte le donne pensavano che fosse meglio essere serve di un uomo che restare nubili. Oggi molte donne non la pensano così, e non tutti gli uomini lo hanno capito.

Cooperazione e valori

2022-05-01   Valutare   |   Cooperare   |   Desiderare
La cooperazione tra persone è condizionata dalla condivisione di valori, cioè di opinioni su cosa sia più desiderabile e cosa meno desiderabile.

Uomo e società

2022-05-01   Natura umana   |   Società   |   Falsità
L'uomo è un animale costretto ad essere sociale.

Uomo, finzioni e credenze

2022-05-02   Conoscere   |   Natura umana   |   Falsità
L'uomo è un animale che crede nelle sue finzioni.

Sulle colpe dei belligeranti

2022-05-03   Etica   |   Confliggere   |   Colpa
La guerra è follia e/o stupidità, ma se un folle o uno stupido ti fa la guerra cosa fai, non reagisci per amore della pace? E se vedi due che si fanno la guerra, pensi che siano entrambi nel torto e con questa scusa non aiuti nessuno dei due?

Quando due persone o due nazioni si fanno la guerra, molto spesso ognuna delle parti ha delle colpe, ma queste non sono mai esattamente equivalenti. Una delle parti è sempre più colpevole dell'altra. Il problema è che ciascuna parte vede solo le colpe dell'altra e non le proprie, o amplifica le colpe altrui e minimizza le proprie.

Chi scatena una guerra lo fa presumendo che la vincerà. Ma a volte quella presunzione non si avvera. Infatti perdere una guerra significa anche dimostrare di aver sbagliato una previsione.

La ricerca del "più colpevole", o del "meno innocente", è importante da un punto di vista etico (se uno ci tiene a vivere eticamente). Nel caso della presente guerra russo-ucraina il meno innocente è Putin, su questo non ho dubbi.

Sulla necessità di mentire

2022-05-03   Natura umana   |   Falsità
Gli esseri umani, me compreso, mi fanno pena perché sono costretti a mentire e a credere alle menzogne altrui e alle proprie.

Sulla necessità di associarsi

2022-05-03   Interagire
Un essere umano non può non associarsi con qualcuno, e la scelta delle persone con cui assicurarsi è limitata dall'interesse altrui a tale associazione.

Tecnica e ruoli

2022-05-03   Ruoli sociali   |   Tecnologia
Per quanto riguarda la tecnica sono previsti i seguenti ruoli: utente, tecnico, tecnologo, tecnocrate. Poi ci sono gli oppositori, che considerano la tecnica un pericolo per l'umanità. Ho il sospetto che questi ultimi odino la tecnica perché non sono abbastanza intelligenti per capire come si usa, giacché ogni tecnica richiede un certo apprendimento e un certo intuito.

Passato, presente, futuro: in cosa consistono?

2022-05-03   Tempo   |   Futuro
Quando comunichiamo, usiamo disinvoltamente verbi in cui ci riferiamo al passato, al presente e al futuro, come se questi concetti fossero chiari, ovvi e condivisi da tutti. In effetti non ho mai assistito ad un dibattito sulla definizione di questi termini.

Confesso di non conoscere le principali teorie e spiegazioni riguardanti il tempo, che alcuni filosofi e fisici ci hanno fornito. So soltanto che il tempo non è assoluto, ma relativo allo spazio, così come questo è relativo al tempo, per cui dovremmo a rigore parlare sempre di spazio-tempo. Per di più, è accertato che la durata del tempo dipende dalla velocità in cui ci si muove, a causa del fatto che non c’è nulla che possa viaggiare ad una velocità superiore ad un certo limite, che è quello della luce. Tuttavia per quanto riguarda la nostra vita pratica, la nostra mente percepisce sia il tempo che lo spazio come entità assolute, indipendenti e lineari.

Credo pertanto che per un non specialista sia utile discutere del tempo, ovvero dei tempi passato, presente e futuro, in senso psicologico più che fisico.

Il tempo è importante soprattutto per stabilire i rapporti di causa-effetto, in quanto la causa precede l’effetto nel tempo. In tal senso possiamo dire che ciò che avviene nel presente è causato da ciò che è avvenuto in passato, e ciò che esiste o avviene nel presente è causa di ciò che avverrà nel futuro. fatto salvo ciò che avviene totalmente o parzialmente per caso.

Detto ciò, mi pongo alcune domande: 

  • Cosa contengono per ognuno di noi, rispettivamente, il passato, il presente e il futuro?

  • Da dove proviene il contenuto dei tre tempi?

  • Quanto siamo obiettivi e sinceri nel rievocare il nostro passato?

  • Rievocare certe esperienze può essere tanto doloroso da indurci a rimuoverle dalla memoria?

  • Quando possiamo “archiviare” definitivamente un’esperienza come passata, cioè non più attiva e attuale?

  • È possibile distinguere nettamente passato, presente e futuro?

  • Quanto dura il presente?

  • Il presente esiste o è solo il confine tra passato e futuro?

  • In che misura  il passato di una persona influenza il suo futuro?

  • In che misura il futuro (immaginario) di una persona influenza il suo presente e il suo passato?

  • In che misura il nostro futuro dipende dalla nostra volontà?

  • Cosa ci insegna il passato?

Non ho le risposte, ma uso queste domande come stimoli per riflettere sul nostro rapporto con il tempo.

Lo spirito della comunità

2022-05-03   Interagire   |   Mente   |   Comunità
Io presumo che nella mente di ogni umano, o almeno nella mia, vi sia un agente, prodotto da una rete di cellule nervose, che chiamerei “spirito della comunità”. A mio parere, esso è autonomo rispetto alla coscienza e alla volontà del soggetto, e corrisponde in parte al super-io freudiano, ma è molto più esteso di questo in quanto a funzioni, funzionamento e aree di competenza.

Lo “spirito della comunità” da me prefigurato, che nel seguito per brevità chiamerò COM,  rappresenta la comunità ideale a cui l’io cosciente vorrebbe appartenere. COM è un agente nel senso che è attivo, cioè agisce in autonomia. Più precisamente, esso interagisce con l’io cosciente mediante i sentimenti (piacere, dolore, noia, eccitazione, sicurezza, insicurezza, ecc.) che è in grado di generare.

L’interazione tra l’io cosciente e COM consiste in un dialogo immaginario, come se COM fosse una persona che rappresenta l’intera comunità ideale, o l’intera umanità, escluse le persone con cui il soggetto non vorrebbe avere nulla a che fare.

COM reagisce ai messaggi che l’io cosciente gli rivolge in forma di pensieri, dando luogo a sentimenti di approvazione o disapprovazione, senso di dignità o senso di colpa, incoraggiamento o scoraggiamento, sicurezza o insicurezza, piacere o sofferenza, ecc.

COM esige un’interazione molto frequente con l’io cosciente, e se questo lo ignora o lo trascura oltre un certo tempo, attira la sua attenzione generando un sentimento di ansia, angoscia o panico, per placare il quale l’io cosciente è indotto a riprendere le interazini con esso.

COM è un confidente, un consigliere, ma anche un’autorità morale, nel senso che giudica, premia e condanna il soggetto, secondo i principi morali da questo interiorizzati .

Interagendo con COM, l’io cosciente mantiene vive le sue relazioni col prossimo e si prepara e allena ad interagire con persone reali.

Ognuno ha il suo COM personale e soggettivo, che dipende dal proprio temperamento genetico e dalle proprie esperienze. COM può essere più o meno corrispondente o compatibile rispetto all’ambiente sociale in cui il soggetto si trova a vivere, e può essere nei confronti d esso più o meno conflittuale.

COM non può essere ignorato né sottovalutato a lungo dal soggetto perché da esso dipendeono il proprio umore, la propria serenità, il proprio compiacimento, la propria  ansia, e può persino provocare attacchi di panico se non viene trattato a dovere dall’io cosciente. Si può infatti dire che COM esige rispetto e fa in modo da ottenerlo  con la forza dei sentimenti e delle emozioni che è capace di generare.

Quanto ho scritto su COM non proviene da alcuna teoria psicologica, psichiatrica, neurologica o filosofica, ma è frutto delle mie intuizioni, speculazioni ed esperienze. Ritengo tuttavia che il concetto di “spirito della comunità” sia compatibile con le più diffuse teorie psicologiche, tra cui, in special modo, l'Altro generalizzato di George Herbert Mead.

Segue un disegno che potrebbe essere usato come simbolo dello Spirito della comunità.


L'uomo e la morte

2022-05-05   Natura umana   |   Morte
L'uomo è l'unico animale capace di desiderare la propria morte e l'estinzione della propria specie. Infatti alcuni si suicidano e alcuni, se potessero, porrebbero fine al genere umano, anche perché per la natura siamo più nocivi che utili.

Sulla (non) condivisione del mondo

2022-05-05   Conoscere   |   Falsità   |   Comunità
Da un punto di vista fisico, il mondo in cui viviamo è lo stesso per tutti, per cui possiamo dire che esso sia fisicamente condiviso. Purtroppo, però, esso non è necessariamente condiviso da un punto di vista psicologico, cioè per quanto riguarda il modo in cui il mondo viene percepito, conosciuto, compreso e apprezzato dai vari individui.

Infatti, quando parliamo di “visione del mondo” dobbiamo riconoscere che ognuno ha la sua, la quale è più o meno diversa da quelle altrui.

Tra i vari “aspetti” di una visione del mondo vi è l’idea di come debba essere una comunità ottimale, vale a dire quali dovrebbero essere i suoi principi, le sue forme, i suoi valori, e le sue gerarchie.

La coesistenza di una condivisione fisica del mondo con una non condivisione psicologica dello stesso è un fatto problematico, nel senso che genera non poche sofferenze ad ogni individuo, e innumerevoli conflitti di cui sono piene la storia dell’umanità o ogni storia personale.

A tal proposito dobbiamo prima di tutto osservare che per la maggioranza degli esseri umani il mondo “è” come ciascuno lo vede, e non come lo vedono gli altri, se lo vedono diversamente. In altre parole, per quasi tutti, ogni visione del mondo alternativa alla propria è falsa, irreale, incompleta o inutilmente più complicata.

Il motivo di tale opinione è che se un individuo A ritenesse che la visione del mondo da parte di B fosse più vera della propria, A si sentirebbe indegno di appartenere ad una comunità di persone sane di mente. Sarebbe per A una situazione catastrofica, talmente dolorosa che non potrebbe avere che due esiti: il primo, che è di gran lunga il più comune, sarebbe quello di rimuovere tale ipotesi a priori, cioè di non prenderla in considerazione. La seconda sarebbe quella di adottare la visione del mondo di B, cioè di fare di B il proprio maestro di vita.

Nella maggioranza dei casi, dunque, ogni individuo tende a non prendere in considerazione, e quindi a non rispettare, ogni visione del mondo alternativa alla propria, e di conseguenza a non rispettare come sapienti coloro che ne sono portatori.

Questa è mio avviso una delle principali tragedie dell’umanità.

Conflitti e idee di comunità

2022-05-06   Confliggere   |   Comunità
I conflitti tra persone o tra gruppi sono conflitti tra diverse idee di comunità: ognuna delle parti in conflitto vorrebbe imporre alle altre la propria idea di comunità, con i suoi principi, le sue forme, i suoi valori, e le sue gerarchie.

La prima disgrazia

2022-05-07   Vita   |   Scegliere
La prima disgrazia di un essere umano, il suo primo incontro con l'ingiustizia del mondo, è il fatto di non poter scegliere i propri genitori, e di non poterli nemmeno giudicare, almeno nei primi anni di vita.

Sul valore delle cose

2022-05-09   Valutare
Nessuna cosa è buona o cattiva in sé. Infatti il valore di una cosa è relativo ai vantaggi e agli svantaggi che essa reca a coloro che ne fanno uso, che la possiedono o che ad essa appartengono.

Mondi inventati

2022-05-09   Falsità   |   Complessità
La vita e il mondo sono troppo complessi e misteriosi perché un essere umano possa vivere una vita tranquilla e decidere cosa fare momento per momento con una certa sicurezza. Perciò abbiamo bisogno di inventare un mondo alternativo più semplice e di vivere come se quel mondo inventato fosse vero. È così che funzionano le religioni e certe filosofie.

Appartenenze comuni e non comuni, compatibili e incompatibili

2022-05-09   Interagire   |   Appartenere   |   Comunicazione
L’identità sociale di un essere umano è definita dalla sue appartenenze passive e attive, ovvero dai gruppi e dalla categorie a cui esso appartiene, e dalle cose e dalle persone che ad esso appartengono.

Una volta stabilite le proprie appartenenze, un essere umano le confronta con quelle altrui, in quanto si chiede, rispetto ad ogni altro umano: quali appartenenze abbiamo in comune e quali non in comune? Quali nostre appartenenze sono compatibili e quali incompatibili o conflittuali?

Infatti un rapporto sociale dipende dalla condivisione di certe appartenenze dei contraenti.

Domande-filtro

2022-05-10   Appartenere   |   Domande
Quando osserviamo una foto, vediamo un film, leggiamo un articolo, dovremmo cercare di rispondere a queste domande:

  • Chi/cosa appartiene a chi/cosa?

  • Quali appartenenze sono compatibili, quali incompatibili?


Umorismo e appartenenza

2022-05-10   Appartenere   |   Umorismo
L'effetto umoristico è causato da un improvviso cambio di status di qualcosa.

Il costo del tradimento

2022-05-11   Libertà   |   Scegliere
Il tradimento è una scelta unilaterale di libertà.

Il pericolo della libertà

2022-05-11   Conoscere   |   Libertà   |   Paura
Chi conosce solo la propria schiavitù, fisica e/o mentale, teme la libertà in quanto sconosciuta.

Variabilità dell'identità umana

2022-05-11   Identità
Nessuno è uguale a se stesso per più di un istante. Tuttavia ognuno ha certe somiglianze con le persone che è stato.

Per interesse

2022-05-12   Conoscere   |   Emozioni e sentimenti   |   Motivazioni
Non solo l'uomo agisce per interesse; egli pensa, crede e prova emozioni e sentimenti per interesse.

Guerra e pace

2022-05-12   Confliggere   |   Competere   |   Cooperare
(Mio intervento al caffè filosofico del 12/5/2022 sul tema "Guerra e Pace")

Nella sua introduzione, Anna Caterina ci suggerisce due punti di vista per affrontare il tema di questa sera.

Il primo riguarda il modo in cui stiamo vivendo questa guerra, nella quale siamo coinvolti anche se ad una distanza che per ora è abbastanza grande da non imporci prese di posizione e scelte drammatiche.

Il secondo punto di vista riguarda il nostro atteggiamento generale verso i conflitti, ovvero come affrontiamo le contrarietà e i conflitti della vita, specialmente quelle sociali.

Riguardo al primo punto io provo sgomento per il persistere, in Russia, di una mentalità miserabile, in cui coesistono una dittatura sanguinaria, che non esita a uccidere i suoi oppositori, la negazione della libertà di espressione, un consenso di massa favorevole alla dittatura stessa nonostante le sue malefatte (o proprio grazie alle sue malefatte), una fierezza nazionale fondata su una narrazione storica delirante di tipo imperiale e imperialista, una religiosità popolare gravemente corrotta e collusa col potere politico. D’altra parte sono sgomento per le giustificazioni dell’operato di Putin da parte di politici e intellettuali italiani, e non solo italiani. Tutte queste cose insieme mi demoralizzano in quanto evidenziano lo stato miserabile dell’umanità (nonostante tremila anni di cosiddetta civiltà) e la lunga e difficile strada che dobbiamo ancora percorrere per uscire dallo stato bestiale e psicopatico in cui ancora ci troviamo. A tal proposito ricordo l’aforisma di Nietzsche che dice: "Nei singoli la follia è una rarità: ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola.”

Riguardo al secondo punto, il mio atteggiamento generale verso i conflitti è combattivo, ma incline alla negoziazione. Non sono il tipo che combatte solo per principio, né combatto quando ho poche probabilità di vincere. Inoltre cerco di capire le ragioni dell’avversario, anche per poter negoziare un compromesso realistico ed efficace.

Per me la conflittualità umana è inevitabile in quanto effetto della competizione, la quale è scritta nei nostri geni, come pure il bisogno di cooperazione. Non possiamo eliminare la competizione, possiamo solo gestirla con intelligenza e lungimiranza. Infatti la cooperazione tra individui implica da una parte la selezione delle persone con cui cooperare e quelle con cui non cooperare, e dall’altra la selezione dei modi, ovvero delle regole, con cui cooperare. A tale proposito noi competiamo per ottenere la cooperazione delle persone più interessanti e attraenti rifiutando le altre, e competiamo per imporre alle persone con cui intendiamo cooperare le regole della cooperazione stessa, secondo i nostri gusti e interessi, che possono essere diversi da quelli altrui.

La pace, dunque, per me non è altro che un compromesso intelligente e informato tra interessi e gusti divergenti, compromesso che richiede un elevato grado di intelligenza, di istruzione e di conoscenza della natura umana.

La grande preoccupazione

2022-05-12   Interagire   |   Giudicare   |   Valutare   |   Valenza sociale
A differenza degli altri animali, l’uomo si preoccupa di come gli altri lo valutano (intellettualmente, moralmente, esteticamente, politicamente, economicamente ecc.). Questa preoccupazione è costante e impegna l’uomo anche quando è solo. Essa influenza quasi tutti i suoi pensieri e le sue emozioni.

Presunzioni di appartenenza

2022-05-12   Appartenere
Ogni umano presume delle appartenenze, cioè presume a chi/cosa ogni persona o cosa appartenga, e chi/cosa appartenga ad ogni cosa o persona. Questo vale anche per se stesso, cioè ognuno presume di appartenere a certe cose o persone, e che certe cose o persone gli appartengano.

Presupposti delle interazioni

2022-05-13   Interagire   |   Appartenere
Nell’interazione tra due umani le azioni di ciascuno verso l’altro sono determinate o influenzate da una quantità di presupposti, tra cui i seguenti (il soggetto è ciascuno dei due umani):

  • io appartengo a certe cose/persone/categorie (CPC)

  • certe CPC mi appartengono (cioè io possiedo certe CPC)

  • tu appartieni a certe CPC

  • certe CPC ti appartengono

  • egli (un terzo) appartiene a certe CPC

  • certe CPC appartengono a lui/lei

  • noi apparteniamo a certe CPC

  • certe CPC ci appartengono

  • voi appartenete a certe CPC

  • certe CPC vi appartengono

  • essi appartengono a certe CPC

  • certe CPC appartengono a loro


Valori e appartenenze

2022-05-14   Appartenere   |   Valutare   |   Comunità
Ogni umano è motivato ad appartenere a cose di valore e a possedere cose di valore, secondo i valori tipici delle comunità a cui appartiene o a cui vorrebbe appartenere.

Caffè filosofico in forma di “gioco delle domande”

2022-05-14   Domande   |   Caffè filosofico
Il “gioco delle domande” è un tipo particolare di discussione in cui non è consentito dire qualsiasi cosa che non sia (1) una domanda, (2) la risposta ad una domanda (3) una richiesta di chiarimento relativamente ad una domanda o a una risposta già espressa, o (4) il chiarimento richiesto.

Una domanda può essere rivolta a tutti i presenti o a qualcuno in particolare. Nel primo caso più persone posso rispondere a turno, in ordine di prenotazione; nel secondo caso l’interrogato può scegliere se rispondere o non rispondere.

Paradossalmente, questa regola, se da una parte limita la libertà dei partecipanti, dall’altra stimola il ragionamento logico e la condivisione di questioni, interessi, curiosità e problematiche che difficilmente emergerebbero in una libera discussione.

Infatti, in un incontro tra più di due persone, è raro che qualcuno rivolga domande di tipo filosofico o psicologico all’insieme dei i partecipanti o a qualcuno in particolare, sia per timidezza, sia per timore di essere indiscreti, ovvero di passare per uno che vuole esaminare e giudicare le idee o i sentimenti altrui, o che vuole mettere gli altri in difficoltà.

Questo gioco si ispira vagamente ai dialoghi di Socrate, che soleva argomentare per lo più in forma di domande rivolte ai suoi interlocutori, le cui risposte inducevano ulteriori domande in una concatenazione logica che sfociava in certe conclusioni filosofiche. Infatti Socrate quasi mai faceva affermazioni o negazioni che non risultassero dalle risposte dei suoi interlocutori.

Il gioco delle domande può essere limitato ad un particolare tema predefinito, oppure riguardare qualsiasi tema. Nel secondo caso non è necessario che una domanda sia correlata o pertinente con quelle precedenti.

Le domande possono riguardare sentimenti, idee, e opinioni personali, oppure argomenti di interesse filosofico o psicologico generale.

Le risposte non dovrebbero durare più di due-tre minuti.

Un moderatore assicura il rispetto delle regole, raccoglie le prenotazioni per le domande e per le risposte, e disciplina il diritto di parola.

Appartenenza, possesso, potere e altruismo

2022-05-15   Appartenere   |   Cooperare   |   Potere
Appartenere per possedere e possedere per appartenere. Possedere per potere e potere per possedere. Appartenere per potere e potere per appartenere. Appartenenza, possesso e potere sono tre aspetti di una stessa motivazione. Questo è l'uomo, un animale che vuole appartenere, possedere e potere, e che per appartenere, per possedere e per potere è disposto a lavorare, a donare e a sacrificarsi per gli altri.

Individuo e bene comune

2022-05-15   Società
Alla maggior parte degli esseri umani non interessa capire cosa sia il bene comune e come si possa ottenere.

Debiti e crediti sociali

2022-05-16   Interagire   |   Società
L'inconscio tiene la contabilità dei debiti e dei crediti sociali, in senso lato, includendo tutto ciò che uno ha ricevuto dagli altri e che ha dato agli altri da quando è nato. Molti sottostimano i propri debiti e sovrastimano i propri crediti.

Sull'attribuzione di intenzioni, sentimenti e pensieri

2022-05-17   Emozioni e sentimenti   |   Pensare   |   Motivazioni
Noi umani abbiamo una tendenza innata ad attribuire agli altri intenzioni, sentimenti e pensieri sulla base dei nostri pregiudizi e delle nostre paure.

Rituali di appartenenza sociale

2022-05-17   Appartenere
Ogni gesto, ogni azione, ogni espressione umana è anche parte di un rituale di appartenenza ad un certo insieme sociale.

Sull'insufficienza delle parole

2022-05-17   Conoscere   |   Linguaggio
Ogni discorso è parziale, incompleto, insufficiente. Non si può dire tutto con poche parole, nemmeno con molte, nemmeno con un numero infinito di esse. Perché le parole non bastano per descrivere la realtà, ma possono richiamare solo una piccola parte di essa, solo qualche suo aspetto limitato.

Sui livelli di astrazione

2022-05-17   Conoscere
Ad ogni livello di astrazione si perde qualcosa, si perdono variazioni in quanto si generalizza. Le astrazioni d'altra parte servono proprio a questo, a farci parlare col minor numero di parole possibile. Le astrazioni economizzano i discorsi nell'intenzione (che spesso è una illusione) di dire tanto con poco.

Appartenenze, ruoli e rituali

2022-05-17   Appartenere   |   Riti e rituali   |   Ruoli sociali
In ogni momento, in ogni umano, l'inconscio sceglie un insieme sociale a cui appartenere e il ruolo da assumere in esso. Allo stesso tempo l'inconscio comanda l'esecuzione di qualche rituale che caratterizza quell'insieme sociale e quel ruolo. Infatti ogni umano ha un bisogno innato di appartenenza sociale, che può essere soddisfatto solo attraverso l'esecuzione di certi rituali.

Sui motivi dell'agire umano

2022-05-17   Psicologia   |   Motivazioni
Noi facciamo, o evitiamo di fare, tantissime cose per motivi che non conosciamo, vale a dire per scopi, strategie e logiche inconsci. La psicologia dovrebbe aiutarci a conoscere tali motivi.

Sui conflitti tra spiritualisti e materialisti 

2022-05-18   Confliggere   |   Competere   |   Gerarchia   |   Spiritualità   |   Materia
Secondo voi, perché spesso spiritualisti e materialisti si snobbano o si disprezzano reciprocamente? Che male fanno gli spiritualisti ai materialisti se i primi si limitano a credere che dopo la morte risusciteranno e saranno immortali e premiati con un soggiorno eterno in paradiso? Ovviamente nessuno. E che male fanno i materialisti agli spiritualisti se i primi si limitano a pensare che dopo la loro morte nulla resterà di loro se non degli atomi che si ricombineranno in altri modi? Ovviamente nessuno. E allora come spiegare l’ostilità tra le due categorie di persone?

Mi sono venute in mente tre ipotesi di risposta, che possono essere mutuamente esclusive o sommabili.

La prima ipotesi è che i membri di ciascuna categoria presumono di essere stati precedentemente snobbati o disprezzati da quelli dell’altra. In altre parole le due categorie si snobbano o si disprezzano reciprocamente per una sorta di reazione difensiva, in quanto attribuiscono all'altra il primo atteggiamento sprezzante.

La seconda ipotesi è più complessa ma forse più convincente.

Io suppongo infatti che il motivo dell'ostilità sia logico-razionale, sistemico, competitivo e inconscio, e cercherò di spiegarlo con un esempio. Prendiamo due persone A e B, che la pensano in modo opposto in tema di finitudine e di spiritualità. In A avviene questo “ragionamento inconscio”: se B avesse ragione e io torto, allora B sarebbe superiore a me intellettualmente e perciò B sarebbe titolato a occupare posti più alti rispetto al mio nella gerarchia della comunità. Questa prospettiva è sgradita ad A, che perciò si sforzerà di dimostrare di aver ragione e che B ha torto, per dedurre da ciò una propria supremazia intellettuale. Un ragionamento inconscio analogo a parti invertite avviene in B. Insomma ipotizzo che si tratti di una questione di competizione per "meritare" i posti più alti, più prestigiosi e di maggior potere nella gerarchia formale o informale della comunità.

Una terza ipotesi, ispirata dalla lettura di “Massa e potere” di Elias Canetti, è che i due gruppi rivali vedono ciascuno nell’altro un pericolo per la conservazione e l’integrità del proprio gruppo sociale (caratterizzato da una certa credenza e fondato su di essa), col rischio di restare orfani del gruppo stesso, isolati socialmente, e di frustrare in tal modo il proprio bisogno di appartenenza sociale.

Che ne dite di queste mie ipotesi?

Cosa intendo per "incoscio"

2022-05-18   Inconscio   |   Emozioni e sentimenti   |   Coscienza   |   Comportamento
Per «inconscio» intendo un processo mentale nascosto che dirige il comportamento automatico e la coscienza attraverso i sentimenti e le emozioni secondo certe strategie (che la coscienza non conosce) di soddisfazione dei bisogni. Strategie diverse da persona a persona, che dipendono dalla costituzione genetica e dalle esperienze.

Sull'umorismo

2022-05-18   Appartenere   |   Umorismo
L'umorismo è caratterizzato da appartenenze sociali ambigue e da improvvisi cambi di appartenenza a certi insiemi sociali.

Conflitti tra persone vs. conflitti tra insiemi sociali

2022-05-19   Appartenere   |   Confliggere
Due persone possono essere in conflitto come conseguenza di un presunto conflitto tra gli insiemi sociali a cui esse presumono di appartenere.

Per esempio, prendiamo due persone, A e B. A presume di appartenere alla categoria degli "operai", e presume che B appartenga alla categoria dei "padroni". B presume di appartenere alla categoria dei "padroni", e presume che A appartenga alla categoria degli "operai".

A e B presumono che le categorie "padroni" e "operai" siano in guerra tra di loro per la supremazia. Di conseguenza A e B si comportano reciprocamente come nemici e si combattono per la supremazia in quanto rappresentanti degli insiemi sociali ai quali presumono di appartenere.

Per concludere, i conflitti sono spesso causati da presupposizioni. Diceva infatti Gregory Bateson: "La scienza, come l'arte, la religione, il commercio, la guerra e perfino il sonno, è basata su presupposizioni."

Sulla classificazione dei filosofi

2022-05-19   Filosofia   |   Gerarchia
La maggior parte dei filosofi, per ogni idea sensata e utile che esprimono, ne esprimono più di una inutile e/o insensata. Infatti i filosofi potrebbero essere valutati e ordinati in base al rapporto tra idee utili e sensate, e idee inutili e/o insensate da essi espresse.

Sull’appartenenza a insiemi sociali

2022-05-19   Interagire   |   Appartenere   |   Orientarsi
Ogni umano ha nella sua mente (conscia o inconscia) un repertorio di insiemi sociali, cioè di gruppi concreti o astratti di persone con caratteristiche comuni.

Ogni insieme sociale è caratterizzato da certe forme, norme, valori e codici di comunicazione.

Ogni umano attribuisce ad ogni altro, e a se stesso, l’appartenenza a certi insiemi sociali, e, di conseguenza, le caratteristiche degli insiemi sociali di appartenenza.

Ogni umano presume che tutti gli appartenenti ad un certo insieme sociale si comportino nei modi caratteristici di quell’insieme. D’altra parte, osservare il comportamento di un umano permette di attribuirgli l’appartenenza a certi insiemi sociali.

Le interazioni tra umani sono soggette alle appartenenze reali o presunte degli interattori a certi insiemi sociali.

Si tratta per lo più di stereotipi soggettivi e arbitrari. Tuttavia è difficile farne a meno, in quanto senza di essi gli umani non saprebbero come interagire e cosa aspettarsi gli uni dagli altri. Sarebbero smarriti, inibiti, o violenti.

Il repertorio di insiemi sociali costituisce dunque un utile, se non indispensabile, sistema di riferimento per orientarsi nelle interazioni col prossimo.

D’altra parte, tale sistema di riferimento è fonte di stress psichico perché non siamo mai sicuri di come gli altri ci classifichino, né siamo sicuri di voler appartenere a certi insiemi sociali, dato che ciascuno di essi comporta certi impegni e certe rinunce.

L’importanza degli insiemi sociali per il funzionamento della psiche e per i rapporti sociali non deve essere sottovalutata. Infatti da essi dipendono gran parte delle scelte e delle motivazioni umane, dato il fondamentale e innato bisogno di appartenenza sociale che agisce in ognuno di noi e dalla cui soddisfazione o frustrazione dipendono le nostre gioie e le nostre sofferenze.

Sulla natura sociale di Dio

2022-05-22   Religione
Il fatto che spesso e volentieri discutiamo di religione e cerchiamo di arrivare ad un’idea condivisa di Dio dimostra che “Dio” è un fatto sociale, cioè un’idea di comunità, un riferimento etico-sociale da cui derivano regole di comportamento e di non comportamento interpersonale.

Se non fosse così, ognuno coltiverebbe il suo “Dio” privatamente, senza parlarne con altri, e senza cercare di convincere gli altri che la sua idea di Dio è più “vera” di quelle altrui.

In altre parole, ognuno vorrebbe inconsciamente imporre agli altri il proprio “Dio” perché ciò lo favorirebbe in quanto gli altri accetterebbero la propria idea di comunità, tagliata sulla propria personalità e sui propri interessi.

Ovviamente tutto questo avviene nell’inconscio e non credo che la maggior parte della gente potrebbe accettare una simile tesi, in quanto decostruirebbe e mortificherebbe la propria filosofia in fatto di spiritualità e/o di religione.

Insomma, per me Dio è un fatto sociale idealizzato e spiritualizzato in modo arbitrario e infondato. Perciò sono ateo. Infatti non mi pongo il problema di cosa sia Dio perché credo sia del tutto inutile perdere tempo in una questione a cui miliardi di persone prima di noi non hanno saputo rispondere in modo sensato e verificabile, e sono certo che nemmeno noi ci riusciremo, e nemmeno i nostri successori.

A mio avviso, Dio è sempre stato e sempre sarà un’invenzione umana. E ognuno se lo inventa e lo racconta come gli conviene.

Perché la gente compra ciò che compra

2022-05-22   Appartenere
La gente acquista certi prodotti per la loro utilità pratica e/o perché essi esprimono appartenenze a certi insiemi sociali.

Differenze di vocabolario

2022-05-22   Pensare   |   Comunicazione   |   Differenze umane   |   Linguaggio
Gli umani si differenziano anche per la dimensione del proprio vocabolario, cioè per il numero di lemmi e per la lunghezza e la varietà delle definizioni degli stessi. È il vocabolario che usano per pensare e per comunicare con gli altri.

Caffè filosofico online a tema da convenire

2022-05-22   Caffè filosofico
La formula del caffè filosofico online a tema da convenire è simile a quella a tema predefinito descritta in https://blog.cancellieri.org/caffe-filosofico-online/ , con le seguenti differenze.

Il tema di cui discutere non è scelto al termine della sessione precedente, ma viene scelto dai partecipanti all’inizio della nuova sessione.

Ogni partecipante che lo desideri propone un tema da discutere, descrivendone in generale i contenuti e le questioni principali.

Dopo che tutte le proposte sono state espresse, si vota per stabilire quale sia quella preferita dalla maggioranza dei partecipanti.

Da questo momento in poi tutto si svolge come per il caffè filosofico a tema predefinito, descritto in https://blog.cancellieri.org/caffe-filosofico-online/.

Nel caso in cui non vi fossero ulteriori interventi sul tema scelto e restasse un tempo sufficiente prima dell’orario previsto per la fine della sessione, si passerà a discutere del secondo tema più votato.

Appartenenze e logiche di classificazione

2022-05-23   Appartenere   |   Classificare
A proposito dei processi mentali consci e inconsci che riguardano le appartenenze, per esempio, come fa una persona a stabilire se una certa altra persona gli vuole bene? La risposta a tale domanda si ottiene attraverso un processo (per lo più inconscio) di classificazione.

Vale a dire che il soggetto deve stabilire se una certa persona appartiene alla “classe” (categoria, o insieme) di coloro che gli vogliono bene, e per questo considera (per lo più inconsciamente) le caratteristiche di tale classe.

Se il soggetto presume che la persona in questione corrisponde a quelle caratteristiche, cioè ne è portatore, allora il soggetto stabilisce che essa gli vuole bene. In altre parole, affinché il soggetto consideri quella persona benevola nei suoi riguardi, essa deve "dimostrare" certe caratteristiche, certi aspetti, certe forme di comportamento tipiche della classe delle persone che gli vogliono bene.

Ovviamente le risposte a tali domande sono normalmente intuitive e inconsapevoli, tuttavia l'inconscio ha le sue logiche di classificazione (più o meno razionali o irrazionali), che la psicologia dovrebbe aiutarci a decifrare.

Per concludere potremmo definire il termine “classificare” come segue: Attribuire ad una persona o cosa certe appartenenze, ovvero l'appartenenza a certe classi (categorie o insiemi), secondo le presunte caratteristiche delle classi stesse.

Bisogno di importanza

2022-05-23   Interagire   |   Competere   |   Cooperare
Ogni umano ha bisogno di essere importante per un certo numero di altri. Per “importante” qui intendo rilevante, che conta qualcosa, che non è indifferente agli occhi degli altri, che ha una certa influenza nel comportamento altrui.

Questo bisogno si spiega col fatto che siamo interdipendenti e che non possiamo sopravvivere né soddisfare i nostri bisogni senza la cooperazione da parte di un certo numero di altre persone, cooperazione che dipende da quanto siamo importanti per i nostri candidati cooperatori.

Il problema dell’importanza è complesso anche per il fatto che si tratta di una “grandezza” relativa e variabile, e che noi tendiamo consciamente o inconsciamente a misurare (o valutare) le importanze delle varie persone al fine di stabilire una gerarchia di importanza, o, meglio,  gerarchie di importanze, giacché una importanza è sempre relativa ad un certo contesto.

In altre parole, ognuno di noi si chiede, consciamente o inconsciamente, rispetto a ciascuna altra persona: chi tra di noi è più importante? E se qualcuno cerca di apparire importante, la cosa ci irrita, perché è come se quello volesse dimostrare di essere più importante di noi.

Questo avviene perché la cooperazione tra umani è competitiva, cioè ognuno sceglie con chi cooperare e con chi non cooperare secondo l’importanza che attribuisce ai candidati “compagni” rispetto ai propri interessi.

Perciò per molti è preferibile essere disprezzati che ignorati. Perché noi disprezziamo solo persone a cui attribuiamo una certa importanza, sia pure negativa, piuttosto che coloro che ci sono indifferenti, ovvero non sono importanti per noi, né nel bene, né nel male.

In conclusione, è bene tenere sempre a mente che sia noi, che gli altri, abbiamo bisogno di essere riconosciuti come importanti da un certo numero di persone, riconoscimento senza il quale siamo ansiosi, depressi o in preda al panico, e comunque infelici.

Pensieri, emozioni e sentimenti

2022-05-25   Emozioni e sentimenti   |   Pensare
I pensieri sono catene di parole colorate, le emozioni sono i colori delle parole, i sentimenti sono i colori del fondo sul quale le parole sono scritte.

Sia i colori delle parole sia quelli del fondo sono soggettivi e variabili, ed esprimono piacere o dolore più o meno intensi.

Ogni parola richiama certe immagini, certe forme e/o certe altre parole. Anche tali richiami sono soggettivi e variabili.

Sul disprezzo delle idee altrui che contrastano con le proprie.

2022-05-25   Confliggere   |   Idee   |   Disprezzo
È istintivo, automatico, involontario disprezzare le idee altrui che contrastano con le proprie e, quel che è peggio, disprezzare gli autori e ripetitori di tali idee. Dobbiamo fare un grande sforzo di volontà per ostacolare tale tendenza.

Sforzarsi di capire

2022-05-26   Conoscere
Dobbiamo sforzarci di capire chi non capisce.

Confronto tra realtà

2022-05-28   Conoscere   |   Motivazioni   |   Desiderare
In ogni momento confrontiamo la realtà percepita con quella desiderata e cerchiamo di eliminare ogni discrepanza tra le due.

Sulla cosiddetta trascendenza

2022-05-28   Conoscere   |   Immaginazione
Per me ciò che chiamano "trascendenza" (parola che io evito di usare) è solo un desiderio, un mito, una realtà immaginaria, non una realtà conoscibile (se potessimo conoscerla sarebbe immanente).

Tra realtà e immaginazione

2022-05-28   Conoscere   |   Immaginazione
L'immaginazione non ha limiti e non è soggetta a critiche. Per molti (me compreso) è una consolazione, un conforto. Tuttavia io cerco di distinguere tra realtà e immaginazione.

Sulla trascendenza che si rivela

2022-05-28   Conoscere
La trascendenza si rivela a chi ci crede, come i fantasmi.

Materialista logico-sentimentale

2022-05-28   Emozioni e sentimenti   |   Logica
Sono un materialista logico-sentimentale, in quanto cerco di capire le logiche dei sentimenti.

Scienza e filosofia

2022-05-29   Conoscere   |   Etica   |   Filosofia   |   Scienza
La scienza non si occupa di filosofia, mentre la filosofia si occupa di tutto, compresa la scienza. Perciò la filosofia si pone ad un livello intellettuale ed etico superiore rispetto a quello della scienza, anzi, rispetto a quello di ogni altro sapere. Resta da vedere se i filosofi hanno competenze sufficienti per valutare il sapere scientifico nei suoi aspetti intellettuali ed etici.

Insiemi sociali e gerarchie

2022-05-29   Appartenere   |   Gerarchia
Gli insiemi sociali (gruppi o categorie) sono costrutti mentali, e in quanto tali soggettivi. Essi sono tra loro in relazioni gerarchiche, le quali, per una sorta di proprietà transitiva, vengono assunte da ognuno dei loro appartenenti.

Per esempio, se nella mente di A l'insieme sociale A è superiore all'insieme sociale B, nella mente di A ogni appartenente all'insieme sociale A è superiore rispetto ad ogni appartenente all'insieme sociale B.

Processo produttivo

2022-05-30   Bisogni   |   Economia
Per «processo produttivo» intendo una serie di operazioni che servono a produrre cose (prodotti o risultati materiali o immateriali) utili a certe persone nel senso della soddisfazione di qualche loro bisogno.

Un processo produttivo comprende generalmente le seguenti fasi:

  • Determinazione delle risorse (materie, informazioni, competenze) necessarie per la produzione

  • Selezione delle risorse da acquisire

  • Acquisizione delle risorse selezionate

  • Conservazione e organizzazione delle risorse acquisite

  • Progettazione degli algoritmi di trasformazione/combinazione delle risorse acquisite

  • Trasformazione/combinazione delle risorse acquisite, secondo gli algoritmi progettati

  • Verifica della qualità dei prodotti/risultati ottenuti

  • Distribuzione dei prodotti/risultati ottenuti

  • Utilizzazione/consumazione dei prodotti/risultati ottenuti

  • Verifica della soddisfazione degli utilizzatori dei prodotti/risultati ottenuti

Il processo produttivo sopra delineato non si applica solo alla produzione di beni e servizi commerciali, ma anche alla produzione di idee per migliorare la propria vita, vale a dire per soffrire di meno e godere di più. Mi riferisco anche al concetto di "pensiero produttivo".

Sesso condizionato

2022-05-30   Interagire   |   Sesso
Quasi ogni donna, non importa quanto bella, è oggetto di desiderio sessuale da parte di qualche uomo, e lo sa.

Da cosa dipende la scelta di una donna di concedere o non concedere il suo corpo all’uomo che desidera toccarlo e/o penetrarlo? Quali sono le condizioni per l’accettazione del rapporto desiderato dall’uomo? Quale tipo di rapporto è accettabile, quale inaccettabile per la donna? Cosa l’uomo le deve promettere? Cosa l’uomo le deve far credere? Come l’uomo le deve apparire?

Ovviamente le risposte variano da donna a donna, e dipendono in gran parte (ma non soltanto) da condizionamenti culturali.

È bene farsi certe domande, anche perché le condizioni che gli uomini pongono per concedere il proprio corpo a una donna sono generalmente molto diverse da quelle poste dalle donne.

Perché gli umani sono per lo più incapaci di discutere costruttivamente?

2022-06-01   Conoscere   |   Confliggere   |   Giudicare
Se le discussioni tra persone istruite, intelligenti e beneducate finiscono con un disaccordo e un giudizio negativo reciproco,  figuriamoci quelle tra persone meno istruite, meno intelligenti e maleducate! Il problema, secondo me, più che stabilire se siano valide le ragioni dell’uno o quelle dell’altro, è l'incapacità degli esseri umani (a tutti i livelli e in tutto il mondo) di discutere in modo costruttivo. Su questo l'uomo ha molto spazio per migliorare e la strada è lunga, visto che pochi si occupano di questo problema in modo approfondito.

Propongo pertanto di studiare maggiormente la natura umana, di non pensare di saperne abbastanza. Propongo di esigere che gli intellettuali affrontino questo problema, e si chiedano soprattutto: perché gli umani sono per lo più incapaci di discutere costruttivamente? Questa tematica dovrebbe essere affrontata nelle scuole di ogni ordine e grado e costituire uno dei temi principali della filosofia e della psicologia.

Già il fatto di riconoscere questo problema universale potrebbe migliorare la situazione. Perché non si può risolvere un problema se non si è  capito di che problema si tratta. 

In molte discussioni, i contendenti si ostinano a difendere le loro tesi senza capire che il problema maggiore è quello dell'incapacità di intendersi reciprocamente. Infatti ognuno ha ragione dal suo punto di vista, ma nessuno accetta il punto di vista dell'interlocutore. Ognuno pensa che il suo punto di vista sia corretto, giusto e sufficiente per giudicare. Ma ogni punto di vista è parziale e soggettivo, perché cambiando punto di vista la vista cambia.

Tipi di relazione

2022-06-01   Appartenere   |   Relazioni
Tra due entità (cose, idee o persone)  A e B sono possibili solo due tipi di relazione: di trasferimento e di appartenenza.

Le relazioni di trasferimento consistono nel trasferimento di certe entità terze da A verso B e/o da B verso A. Le entità trasferite possono essere fisiche o logiche (cioè, materiali o immateriali), come ad esempio oggetti, sostanze, titoli finanziari, servizi, informazioni ecc.

Le relazioni di appartenenza possono essere di due sotto-tipi: appartenenza complementare (in cui A appartiene a B o B appartiene ad A) e appartenenza comune (in cui sia A che B appartengono ad una terza entità C, oppure A e B possiedono in comune (cioè condividono) l’entità C.

Essere, relazione e appartenenza

2022-06-01   Conoscere   |   Appartenere   |   Relazioni
Nulla "è" qualcosa in sé, ma solo in relazione a qualcos'altro. Infatti ogni predicato riguardante una certa entità implica relazioni con altre entità, anzi, è definito solo da tali relazioni. D'altra parte si potrebbe dire che ogni entità appartiene alle sue relazioni, o che possiede le sue relazioni.

Vita e riproduzione

2022-06-02   Vita   |   Comportamento   |   Imitare   |   Apprendere
La vita è essenzialmente un fatto riproduttivo. Infatti si può dire che è vitale ciò che si riproduce, non solo in senso genetico, ma anche in senso culturale. Intendo il caso in cui le idee o il comportamento di un individuo vengono appresi (ovvero riprodotti) da un'altro. Attraverso questa riproduzione culturale il comportamento di un individuo influenza la vita di un altro.

Essere, appartenere, possedere

2022-06-02   Conoscere   |   Appartenere
Il verbo essere può, e dovrebbe, sempre essere sostituito dal verbo appartenere e/o possedere. Perché "essere" significa, appunto, appartenere a qualcosa e/o possedere qualcosa.

Concatenazioni di idee

2022-06-02   Pensare   |   Idee
Un'idea tira l'altra.

Sui cambiamenti delle appartenenze

2022-06-02   Appartenere   |   Cambiare
Ci sono appartenenze impossibili da cambiare, altre che possono essere cambiate parzialmente, più o meno facilmente.

Inconscio e appartenenze

2022-06-02   Appartenere   |   Inconscio
L'inconscio «ragiona» per insiemi e parti di insiemi, nel senso che per esso nulla esiste se non come parte, o membro, di qualche insieme; e ogni cosa, idea o persona possiede e comporta le qualità, le caratteristiche, le proprietà, le attrazioni, le repulsioni e gli antagonismi degli insiemi (fisici o logici, concreti o astratti, formali o sostanziali) a cui essa appartiene.

Ordine e appartenenze

2022-06-02   Appartenere   |   Ordine
Disordine: situazione in cui le appartenenze non sono definite.

Psicoterapia e appartenenze

2022-06-02   Appartenere   |   Psicoterapia
La psicoterapia dovrebbe servire ad analizzare e modificare le apppartenrnze sociali del paziente, sia quelle che egli si attribuisce, sia quelle che egli ritiene che gli altri gli attribuiscano, sia quelle che egli attribuisce agli altri.

Appartenenze e interazioni tra persone

2022-06-02   Interagire   |   Appartenere
Le appartenenze sono fondamentali nelle interazioni tra individui in quanto da esse dipendono diritti, doveri, gerarchie, solidarietà, conflitti, comprensioni, incomprensioni, limiti, libertà ecc. Chi stabilisce tali appartenenze? Quali conflitti e discrepanze le riguardano?

Caffè filosofico: nuova modalità di scelta del tema

2022-06-03   Caffè filosofico
Il caffè filosofico che ho l’onore di moderare, giunto ieri al 33° incontro, si trasforma per quanto riguarda la modalità di scelta del tema da discutere, che non avverrà più all’inizio dell’incontro online, né alla fine, ma nei giorni precedenti, mediante il gruppo WhatsApp «Caffè filosofico».

Tale cambiamento è stato approvato all’unanimità dai partecipanti all’incontro del 2/6/2022.

La scelta del tema avverrà secondo la procedura seguente.

Nei sei giorni successivi a ciascun caffè filosofico, ogni partecipante ha facoltà di proporre un tema scrivendone il titolo nel gruppo WhatsApp. Oltre al titolo del tema, il proponente può, se lo ritiene utile, aggiungere note su come quel tema sia da intendersi e/o sui motivi della proposta, e link ad articoli o video pertinenti, inclusi eventuali documenti scritti dallo stesso proponente.

Anche gli altri partecipanti possono aggiungere link a documenti pertinenti con i temi proposti da altri, oltre a commenti sulle varie proposte.

Nessuno dei partecipanti è tuttavia obbligato a proporre un tema, né ad aggiungere link al proprio tema, né a leggere la documentazione condivisa da altri.

La mattina del giorno di ciascun incontro, pubblicherò nel gruppo WhatsApp una lista numerata dei temi proposti e chiederò a tutti i partecipanti di indicare il tema preferito scrivendo il numero corrispondente. Nel pomeriggio farò il conteggio delle preferenze, da cui risulterà il tema di discussione dell’incontro della serata.

Il nuovo formato del nostro caffè filosofico dovrebbe comportare il vantaggio di farci guadagnare tempo durante gli incontri, quello di permettere una preparazione più accurata degli incontri stessi, e quello di permettere una più estesa interazione tra i partecipanti, non limitata agli incontri, ma distribuita su tutti i giorni della settimana.

Resta inteso che si tratta di un esperimento suscettibile di essere corretto o migliorato.

Io e il mio corpo

2022-06-04   Appartenere
Il mio corpo mi appartiene ed io appartengo ad esso. Il mio corpo ed io ci apparteniamo reciprocamente.

Discrepanze stressanti

2022-06-04   Appartenere
Una causa di stress mentale è la discrepanza tra le appartenenze che il soggetto si attribuisce e quelle che altri gli attribuiscono.

Parole che formano e trasformano

2022-06-05   Apprendere
Attraverso la parola un essere umano può essere formato e trasformato, specialmente per quanto riguarda le sue interazioni sociali.

Perché succede ciò che succede?

2022-06-05   Conoscere   |   Domande
Perché succede ciò che succede e non succede ciò che non succede? Perché le persone si comportano in certi modi e non si comportano in certi altri modi? Credo che queste siano le domande principali (e fondamentali) che una essere umano, la scienza, la filosofia, la psicologia e le altre scienze umane e sociali dovrebbero porsi.

Che significa il verbo essere?

2022-06-05   Conoscere   |   Appartenere
Che significa il verbo essere? Io credo che sarebbe meglio non usare tale verbo in quanto non significa nulla se non una equazione o uguaglianza perfetta di termini, e al suo posto usare termini più significativi, come "fare", "appartenere" (a cose o categorie) , "possedere" (cose o qualità) ecc. Per esempio, invece di dire X è buono, dire X fa bene (precisando a chi fa bene, in che modo e in quale contesto.

Non si può non giudicare

2022-06-05   Giudicare
Ognuno giudica gli altri, consciamente o inconsciamente. Non si può non giudicare, dobbiamo cercare di giudicare meglio.

Appartenenze e proprietà

2022-06-05   Appartenere
L'appartenenza di un'entità a certe categorie determina le proprietà dell'entità stessa, così come le proprietà di un'entità determinano la sua appartenenza a certe categorie.

Cosa promettono i messaggi pubblicitari

2022-06-05   Appartenere   |   Comunicazione
I messaggi pubblicitari non promettono prodotti efficaci, ma apppartenenze e status desiderabili.

I veri agenti del comportamento umano

2022-06-06   Bisogni   |   Sistemica   |   Complessità
Se il libero arbitrio non esiste, e la coscienza è un falso agente, o un agente illusorio, chi sono i veri agenti? E secondo quali criteri o logiche prendono le loro decisioni che la coscienza non fa che ratificare e/o giustificare a posteriori?

La mia "ipotesi" di risposta è che i veri agenti siano organizzazioni di microelementi viventi, cioè cellule o elementi sub-cellulari.

Sembrerebbe infatti che un'organizzazione simbiotica di elementi viventi possa dar luogo ad una entità con proprietà che non esistono in nessuno degli elementi (o organi) che la compongono (da cui il detto che un 'insieme è più della somma delle sue parti). 

Il corpo umano (comprese le sue facoltà cognitive, emotive e motivazionali) sarebbe dunque costituito da organizzazioni a vari livelli di elementi biologici a partire da quelli più semplici (cellulari o subcellulari) il cui funzionamento è regolato "inizialmente" da combinazioni di geni.

Le logiche con cui gli “agenti” decidono e agiscono sarebbero infatti in parte innate (cioè geneticamente determinate) e in parte apprese a seguito di esperienze, in quanto funzionali alla sopravvivenza e alla soddisfazione dei bisogni primari delle varie organizzazioni di elementi o organi (ai vari livelli) di cui il corpo è costituito.

Domande morali

2022-06-06   Etica   |   Domande
In che misura abbiamo contribuito a causare le sofferenze altrui? In che misura possiamo alleviarle? In che misura consideriamo nostro dovere alleviarle? In che misura ci interessa alleviarle? In che misura le riteniamo giuste o meritate? In che misura ne godiamo? In che misura consideriamo nostro dovere porci queste domande?

La ricerca dei difetti altrui

2022-06-06   Etica   |   Gerarchia
Il motivo che ci spinge a trovare difetti negli altri è che, per ogni difetto che troviamo, la nostra posizione nella gerarchia morale migliora rispetto a quelle degli altri.

Appartenere e possedere

2022-06-08   Appartenere
Ogni insieme a cui apparteniamo ci appartiene in una certa misura, in quanto possiamo disporne per trarne dei vantaggi. Se non fosse così, non ci sarebbe alcun vantaggio, alcun interesse, a far parte di qualche insieme, e perciò non ne faremmo parte se non fossimo costretti a farlo.

Appartenenze, proprietà, relazioni e interazioni

2022-06-09   Interagire   |   Appartenere   |   Relazioni
Ogni cosa, persona o informazione appartiene a qualche insieme di cose, persone e/o informazioni caratterizzato da certe proprietà, e costituisce un insieme di cose, persone e/o informazioni. Ogni appartenenza implica certe proprietà e/o certe relazioni o interazioni. Due cose, persone o informazioni che interagiscono e/o sono tra loro in relazione costituiscono un insieme a cui entrambe appartengono.

Psicoterapia, insiemi e appartenenze

2022-06-09   Appartenere   |   Psicoterapia
La psicoterapia dovrebbe aiutare il paziente a costruire nuovi insiemi e nuove appartenenze.

Sull'angoscia dell'ozio

2022-06-10   Appartenere   |   Identità
L’idea di oziare per un certo periodo di tempo può essere per qualcuno (me compreso) fonte di angoscia. Perché? È forse il sintomo di una disfunzione o disturbo mentale? Cosa potrebbe succedere ad una persona che ozia per un ora o due? Nulla di male, a meno che egli non abbia qualcosa di urgente, di non dilazionabile, da fare.

Forse l’angoscia dell’ozio è dovuta ad un problema di identità, cioè di appartenenza. Infatti, se è vero che un essere umano è qualificato e valutato in base alle sue azioni, alle sue attività, al suo comportamento, allora l’ozio,  l’inazione, potrebbe essere considerato (consciamente o inconsciamente)  come una perdita di identità, di appartenenza a qualche categoria produttiva o socialmente rispettabile, o, peggio, l’assunzione di appartenenza alla categoria dei “fannulloni” e/o degli asociali. Infatti l’ozio, se non è praticato in compagnia, può essere considerato asociale, mentre se è praticato in compagnia non può essere considerato come ozio, ma come attività sociale.

Bisogna anche distinguere l’ozio dal riposo, dato che il riposo è generalmente meritato, rispettabile, necessario e sano.

Per concludere, invidio coloro che riescono a praticare l’ozio per qualche ora di seguito senza l’angoscia di sentirsi asociali, fannulloni o privi di un’identità rispettabile.

Atto e giudizio

2022-06-10   Giudicare
Ogni umano va giudicato in base a ciò che fa e a ciò che non fa.

Il problema delle religioni

2022-06-10   Religione
Il problema delle religioni è che pretendono di essere universali, di valere per tutti gli umani, sempre e dovunque.

Religione e benessere

2022-06-10   Religione   |   Verità
Se ad un umano fa bene credere in una certa narrazione che riguarda il suo passato e il suo futuro ultraterreno, questo benessere costituisce per lui la prova che quella narrazione è vera. Non sente il bisogno di "falsificarla" perché se ci riuscisse perderebbe quel benessere. Questo mio stesso pensiero è malvagio perché se fosse preso in considerazione priverebbe tante persone di quel benessere.

La misura della felicità

2022-06-11   Felicità
La felicità è direttamente proporzionale all'illusione di essere tutti uguali, tutti uniti, tutti amanti gli uni degli altri, e tutti vittoriosi su coloro che non fanno parte di questa unione.

Sulle autocelebrazioni delle comunità

2022-06-12   Appartenere   |   Comunità
L'autocelebrazione di una comunità deve avere un costo non trascurabile in attività, rituali, simboli, simulacri, gadget ecc., altrimenti non sarebbe una cosa seria, non avrebbe un valore significativo (come tutto ciò che è gratuito), e quindi non funzionerebbe come fattore psicologico di coesione sociale.

Sulla felicità

2022-06-12   Felicità   |   Desiderare
La felicità è l'effetto temporaneo dell'avverarsi dei propri desideri o dell'illusione che essi stiano per avverarsi.

Creatività e casualità

2022-06-12   Causalità   |   Creatività
La creatività consiste nel combinare cose casualmente e nello scoprire l'utilità di certe combinazioni.

Sentimento, umore e umorismo

2022-06-12   Umorismo
Tra i diversi significati del termine “umore” c’è quello di “stato d’animo”, vale a dire un sentimento caratterizzato da un certo grado di allegria o tristezza, timore o tranquillità, eccitazione o noia, ecc. 

Il collegamento lessicale tra umore e umorismo non è casuale, ma esprime la capacità di un fatto umoristico (battuta, immagine, episodio teatrale ecc.) di influenzare l’umore di chi vi assiste.

In tal senso definirei l’umorismo di una situazione, rappresentazione, evento o processo qualsiasi, come la sua capacità di provocare bruschi cambiamenti di umore nello spettatore, da un umore più “scuro” (tristezza, timore, noia, ecc.) a uno più “chiaro” (allegria, tranquillità, entusiasmo, ecc.).

Tali cambiamenti possono essere distribuiti nel tempo in vario modo. Per esempio ci può essere una situazione in cui per un certo tempo non è chiaro se ciò che sta avvenendo sia serio o scherzoso, se sia qualcosa di cui ci si debba empaticamente preoccupare o qualcosa di emotivamente insignificante, fino al momento inatteso della battuta in cui si passa bruscamente dalla preoccupazione al rilassamento della tensione.

In altri casi il capovolgimento è preceduto da una lunga narrazione di umore “scuro”, senza alcuna ambiguità o segnale che possa far prevedere il futuro  ribaltamento dell'umore.

Direi dunque che l’umorismo è l’arte di suscitare nello spettatore un umore incerto, ambiguo, o neutrale, con o senza qualche indizio del fatto che prima o poi arriverà il colpo di scena che annullerà improvvisamente ogni tensione, tristezza, timore o noia.

In un certo senso l’umorismo è anche un gioco, in cui si simulano situazioni serie e scherzose, dove però il confine tra il serio e lo scherzo è mobile e/o nascosto.

La risata fragorosa può essere allora considerata la manifestazione facciale e "pneumatica" di un brusco capovolgimento di umore nel senso del rilascio di una tensione, mentre il sorriso può denotare la disponibilità a scherzare e a giocare con i significati dei gesti e delle parole, e l’assenza di ogni timore, diffidenza e ostilità. In tal senso mi sembra evidente che l’umorismo faciliti le interazioni umane.

Una sequenza di decisioni binarie

2022-06-12   Piacere e dolore   |   Scegliere
La nostra mente è continuamente occupata a prendere decisioni “binarie”, cioè a favore o contro qualcosa, qualche idea, qualche opzione di pensiero o di comportamento.

Le decisioni sono prese in modo perlopiù inconsapevole, e i criteri decisionali sono perlopiù emotivi, nel senso che scegliamo tra “pro” e “contro” in funzione del piacere e del dolore che ci aspettiamo da ciascuna delle due opzioni.

È come se mettessimo sui piatti d'una bilancia, da una parte il bene e il male (in termini di piacere e di dolore) che ci aspettiamo dal “pro” e dall’altra il bene e il male che ci aspettiamo dal “contro”, dopo aver assegnato un peso positivo al bene e un peso negativo al male.

Alla fine è la bilancia che sceglie per noi, nel senso che optiamo per l’opzione che presumiamo (consciamente o inconsciamente) essere la più benefica o la meno malefica. Tuttavia per alcuni pesano solo il bene e il male a breve termine, mentre per altri prevalgono il bene e il male a medio o lungo termine, o perfino quelli ultraterreni.

Amicizia e classe

2022-06-12   Appartenere   |   Amicizia
Affinché due persone possano essere amiche, esse devono appartenere ad una stessa classe di esseri umani.

Bisogno di appartenenza e problemi mentali

2022-06-13   Appartenere   |   Psicopatia   |   Solidarietà
Un animale sociale

L’espressione «l’uomo è un animale sociale» per me è da intendersi nel senso che noi umani abbiamo un bisogno innato (cioè geneticamente determinato), di far parte di uno o più «insiemi sociali», termine nel quale io mi riferisco ad una gamma di configurazioni e organizzazioni quali: gruppo, classe, categoria, famiglia, coppia, comunità,  collettività, nazione, etnia, tribù, massa, folla, squadra,  società, impresa, associazione, corporazione, circolo, convivio, comitiva, assemblea, consorteria, consorzio, sindacato, scuola, convento, gang, orgia, orda, muta,  congregazione, confraternita, setta, partito, coalizione, orchestra, coro, ecc.

Il bisogno di appartenenza è uno dei bisogni umani più forti. Questo è a mio avviso dovuto al fatto che noi umani non possiamo sopravvivere né soddisfare i nostri bisogni senza la cooperazione con altri umani, e tale cooperazione non è possibile se non rispettando un insieme di regole di cooperazione tipiche di certe forme sociali codificate, cioè caratterizzate da certi codici o norme di comportamento. 

Il motivo per cui ho deciso di fare una ricerca sulle appartenenze umane (formali e informali, esplicite e implicite, conscie e inconsce) è che, a mio  parere, dalla  soddisfazione (più o meno riuscita) del bisogno di appartenenza dipende in larga misura il grado di felicità di ognuno di noi.

Relazioni che danno luogo a insiemi sociali

Un insieme sociale, è tale se tra gli individui che ne fanno parte sussistono relazioni come le seguenti, e a mio avviso è tanto più forte,  persistente e soddisfacente quante più numerose sono tali relazioni, e quanto più frequentemente esse si verificano e si manifestano.

  • Vicinanza fisica e/o metaforica

  • Complementarità

  • Legami, interdipendenza, cooperazione, simbiosi

  • Continuità

  • Coerenza, concordanza, armonia

  • Conformità

  • Solidarietà, mutuo aiuto, mutua difesa, alleanza

  • Sincronia di movimenti, di azioni, di comportamenti

  • Somiglianza di aspetto, di costituzione somatica

  • Somiglianza di comportamenti, di abitudini

  • Somiglianza di abbigliamenti, di ornamenti, di arredamenti

  • Condivisione di intenti, scopi, progetti, interessi, complicità

  • Condivisione di proprietà economiche, di mezzi, di strumenti

  • Condivisione di ceti sociali

  • Condivisione di valori, attrazioni, repulsioni, gusti, temperamenti

  • Condivisione di posizioni politiche e di alleanze

  • Condivisione di linguaggi

  • Condivisione di leggi e norme

  • Condivisione di rispetto verso autorità politiche, economiche, intellettuali, etiche, estetiche

  • Condivisione di riti, feste, tradizioni, costumi, principi morali

  • Condivisione di ideologie, religioni, filosofie

  • Condivisione di conoscenze e di esperienze

  • Condivisione di storie, di origini

  • Condivisione di malattie, handicap, svantaggi, problemi

  • Ecc.

Insiemi sociali e comportamento

A causa e in virtù del bisogno di appartenenza, ogni umano è portato a comportarsi in modo tale da ottenere, mantenere, manifestare e confermare la sua appartenenza ad un certo numero di insiemi sociali compatibili con la propria costituzione fisica, con la propria personalità, con il proprio status sociale, con i propri progetti, con i propri gusti ecc.

L’appartenenza a certi insiemi sociali è spesso decisa dalla sorte, ovvero dal fatto di nascere da certi genitori e in un certo luogo. Tuttavia con il crescere dell’età, delle esperienze e delle libertà, l’individuo può abbandonare certi insiemi e entrare in altri a sé più congeniali, a condizione che possieda i necessari requisiti.

Infatti l'appartenenza ad un insieme sociale è sempre condizionata al possesso di particolari requisiti ed esige particolari comportamenti e non-comportamenti. In altre paprole, ogni appartenenza costituisce una limitazione della libertà individuale, limitazione che è il prezzo da pagare per ottenere e sostenere l'appartenenza stessa.

Appartenenze e problemi mentali

La psicologia e la psicoterapia dovrebbero a mio avviso occuparsi soprattutto di appartenenze. Infatti io suppongo che la maggior parte dei disagi, disturbi o disfunzioni mentali degli umani siano dovuti principalmente a problemi di appartenenza e alla frustrazione del relativo bisogno. 

Mi riferisco, per esempio, al caso in cui il soggetto non riesce ad adattarsi a certi insiemi sociali di cui non riesce a fae a meno, o in cui il prezzo da pagare per l’appartenenza è per lui troppo alto. Oppure al caso in cui il soggetto non riesce a trovare alcun insieme sociale adatto alla propria persona. Oppure al caso di conflitto (o “double bind”) di appartenenze, laddove il soggetto appartiene (o vorrebbe appartenere) a due insiemi tra loro incompatibili, per cui l'appartenenza all’uno provoca automaticamente l’espulsione dall’altro ecc.

Per quanto sopra, ritengo che il concetto di "appartenenza",  declinato sia come bisogno, sia come percezione, possa costituire una chiave di comprensione per gran parte dei fenomeni e dei problemi sociali e individuali.

Insiemi socilali come Gestalten

Il concetto di «insieme sociale» da me coniato si ispira al concetto di «Gestalt» (termine tedesco che in italiano si traduce con “forma” o “figura”) formulato dalla «Psicologia della Gestalt». Questa disciplina definisce una serie di principi che determinano la percezione delle forme di qualsiasi tipo, principi che a mio avviso sono applicabili non solo alle forme grafiche, sonore, cognitive ecc., ma anche a quelle sociali. I principi a cui mi riferisco sono i seguenti:

  • Il tutto è maggiore della somma delle parti

  • Principio di prossimità o vicinanza

  • Principio di similarità o somiglianza

  • Principio di completamento o chiusura

  • Principio del destino comune

  • Principio di contrasto (figura-sfondo)

  • Principio di continuità di direzione (o della Curva Buona)

  • Principio dell’esperienza passata

  • Legge della pregnanza (o della Buona Forma)

Nel mio libro "Psicologia delle appartenenze" mi propongo, tra l'altro, di dimostrare come ciascuno di tali principi si applica agli insiemi sociali.

Identità e appartenenza

2022-06-13   Appartenere   |   Identità
Quello che comunemente s’intende per “identità”  è l’appartenenza ad un certo insieme, o a più di uno. Infatti letteralmente identità significa essere identici a qualcosa. Escludendo l’auto identità (cioè l’idea che ogni cosa sia uguale a se stessa)  in quanto inutile e insignificante, restano due tipi di identità: l’identità “uno-a-uno” e l’identità “uno-a-molti”.

L’identità “uno-a-uno” è il caso in cui una cosa (oggetto, persona, informazione ecc.) sia identica ad un’altra cosa distinta da sé. Ad esempio se io dico che A = B o che A è identico a B, sto dicendo che A e B, pur essendo separati, sono identici, cioè hanno la stessa composizione, struttura, forma. Due gocce d’acqua sono, ad esempio, “praticamente” identiche, anche se ci potrebbero essere differenze microscopiche.

L’identità “uno-a-molti” significa che una cosa è identica ad una moltitudine (gruppo, insieme) di altre cose, ovvero a ciascun membro di tale moltitudine. Ad esempio potremmo dire che la cosa A appartiene all’insieme B, laddove tutti i membri dell’insieme B hanno qualcosa in comune pur non essendo completamente e perfettamente identici.

L’identità di una cosa, specialmente se la cosa è una persona (in tal caso potremmo dire che la cosa in esame appartiene alla categoria “persone”), è problematica in quanto può essere vera solo in parte. intendo dire che perché l’affermazione “A si identifica con l’insieme B” sia vera, è necessario che tutti i membri dell’insieme B siano tra loro identici e che A sia identico a ciascuno di essi. Tutto ciò è ovviamente quasi mai vero quando si parla di esseri viventi, e di esseri umani in particolari. Siamo infatti tutti diversamente uguali, cioè uguali e diversi allo stesso tempo. Uguali in certi aspetti, diversi in certi altri.

Insomma, sarebbe meglio non usare il termine “identità” se non in contesti matematici o di uguaglianze perfette e di assenza di varietà. In quanto al termine “appartenenza”, che è molto più preciso e significativo del termine “identità”, esso dovrebbe comunque essere usato con cautela, dal momento che gli insiemi a cui riteniamo che una cosa appartenga non sono quasi mai precisamente definiti, e i membri di tali insiemi non sono quasi mai tra loro identici, se non idealmente. D’altra parte il nostro inconscio tende spesso a trascurare, a non vedere le differenze tra le cose e tra le persone, per una esigenza di semplicità.

Il nostro cervello, infatti, aborrisce la complessità e tende a semplificare la realtà per poterla gestire più rapidamente e agevolmente. Dovremmo sempre tener conto di questa nostra tendenza alla generalizzazione, cioè alla indifferenziazione, in quanto costituisce un’aberrazione, distorsione o livellamento della realtà. Infatti, più si generalizza, più si perdono informazioni, ovvero differenze tra le cose.

Gregory Bateson ci ha insegnato che “informazione” è una differenza che fa una differenza. Perciò, più informazioni perdiamo, più occasioni perdiamo di fare differenze, cioè di cambiare la società.

Insiemi, sistemi, figure

2022-06-13   Appartenere
Le «cose» che costituiscono il mondo (oggetti, energie, onde, esseri viventi, informazioni, idee, pensieri, sentimenti ecc.)  non sono isolate, ma “correlate” in vari modi. Le relazioni tra due cose possono essere oggettive e soggettive.

Le relazioni oggettive sono “vere” indipendentemente da chi le osserva. Per esempio la gravitazione universale interessa tutte le cose, e da essa dipendono le rispettive posizioni (assolute e relative) e i loro movimenti. Lo stesso si può dire per le relazioni chimiche, che dipendono dalle rispettive strutture atomiche, e la cui eterogeneità è limitata.

Infatti gli atomi che conosciamo sono (soltanto) di circa cento tipi diversi, e anche il numero di possibili molecole è finito. Ne consegue che tra due cose ci sono relazioni di uguaglianza per quanto riguarda alcuni loro componenti o aspetti, e di differenza per quanto riguarda altri componenti o aspetti. Il fatto che due cose abbiano componenti o aspetti più o meno uguali o diversi, influenza il reciproco comportamento, cioè le loro interazioni.

Qualifichiamo come “sistemiche” le relazioni oggettive tra un certo numero di cose allorché queste “interagiscono” scambiando materiali, energie e/o informazioni in modi persistenti e secondo certi “pattern”, laddove ciò che un componente riceve influenza ciò che esso emette.  In tal senso, un “sistema” (vivente o non vivente) è un insieme di cose che interagiscono per un certo periodo di tempo, cioè per la durata di esistenza del sistema stesso.

Le relazioni soggettive, a differenza di quelle oggettive, dipendono totalmente dalla mente del loro osservatore (il “soggetto” della situazione), vale a dire dalle capacità di questo di percepire, memorizzare, riconoscere e richiamare forme (ovvero figure). 

Le relazioni soggettive sono largamente soggette alla percezione di “insiemi” dotati di certe proprietà, per cui ogni membro dell’insieme “comporta” le proprietà dell’insieme a cui appartiene.

La percezione di un insieme avviene secondo i principi che sono stati definiti dalla Psicologia della Gestalt.

Gli insiemi possono essere di vario tipo, tra cui grafici, sonori, cognitivi ecc., e comportano diversi livelli di astrazione. Gli insiemi cognitivi sono oggetto di studio della moderna logica analitica, in cui gli insiemi vengono denominati “classi”.

Per quanto detto sopra, possiamo parlare di insiemi oggettivi e insiemi soggettivi.

Per definizione, gli insiemi oggettivi non possono essere conosciuti da un osservatore oggettivamente, ma solo soggettivamente. Infatti il modo di conoscere di un essere umano “dipende” dalle sue capacità (soggettive per definizione) di percepire, memorizzare, riconoscere e richiamare forme (di qualunque tipo). Possiamo perciò solo auspicare che un insieme soggettivo presente nella mente di un essere umano non sia troppo diverso o incoerente rispetto all’insieme oggettivo che si propone di conoscere. Infatti, mentre gli insiemi oggettivi sono “dati” e reali, gli insiemi soggettivi sono costruzioni della mente, anche se la costruzione avviene a partire da segnali (come le onde luminose) che oggetti reali inviano al cervello del soggetto attraverso gli organi di senso simbioticamente legati al cervello stesso.

La "costruzione" (soggettiva per definizione) di insiemi da parte di un essere umano è particolarmente problematica per quanto riguarda gli insiemi sociali, ovvero la tipologia (= repertorio di tipi) umana in senso intellettuale, etico ed estetico, che è inevitabilmente impregnata di "valori".

L’uomo tende infatti a costruire categorie (tipi, classi, generi ecc.) di persone e a porre ogni persona in una o più categorie da lui stesso predefinite, con tutti i problemi che tale classificazione può comportare. 

Tuttavia, la classificazione (che implica sempre una generalizzazione, e ogni generalizzazione implica una perdita di informazione), è qualcosa di irrinunciabile per l’uomo, in quanto senza di essa qualsiasi cultura e qualsiasi speculazione filosofica, sarebbero impossibili. 

Quello che l’uomo dovrebbe fare, perciò, non è classificare meno, ma classificare meglio, e soprattutto essere consapevole dei limiti di ogni classificazione.

Pensiero e simulazione

2022-06-13   Conoscere   |   Pensare
Il pensiero è un tentativo di simulare una parte della realtà.

Perché ci chiediamo il perché degli eventi?

2022-06-15   Conoscere   |   Causalità   |   Domande
Perché ci chiediamo il perché degli eventi? Per poterli prevedere, promuovere o evitare.

Stranezze

2022-06-15   Appartenere
L'aggettivo 'strano' viene da molti usato per qualificare persone, cose o idee che ai loro occhi non appartengono ad alcuna categoria ad essi nota, ovvero appartengono alla categoria delle stranezze.

Bisogno di appartenere

2022-06-15   Bisogni   |   Appartenere
L'uomo ha un profondo bisogno, più o meno consapevole, di appartenere a qualche cosa più grande, più forte e più duratura di se stesso.

Il piacere dell'appartenenza

2022-06-15   Bisogni   |   Piacere e dolore   |   Appartenere
Se è vero, come io penso, che l’uomo ha un profondo bisogno di appartenere a cose più grandi, più forti e più durature di se stesso, allora c’è da aspettarsi che egli provi piacere quando tali appartenenze si realizzano (realmente o illusoriamente), e che provi dolore quando tali appartenenze si dissolvono o vengono negate da altri umani.

Dall'agire alle identità

2022-06-16   Appartenere
Agire, subire, informare, informarsi, lasciarsi informare, danno luogo all'appartenere e al possedere, e questi danno luogo all'essere, cioè alle identità.

Diventare migliori?

2022-06-17   Etica
Se offrissi ad un cane la possibilità di diventare magicamente un essere umano, lui non l'accetterebbe. Lo stesso vale per la maggioranza degli umani a cui offrissimo la possibilità di diventare, magicamente, migliori in senso morale e intellettuale.

Appartenenze e riconoscimenti

2022-06-18   Appartenere
Le appartenenze valgono solo se riconosciute dagli altri.

Psicologia, filosofia e autoinganni

2022-06-18   Filosofia   |   Psicologia   |   Falsità
La psicologia è importante almeno quanto la filosofia, perché ogni conoscenza è soggetta agli autoinganni della mente.

Grammatica e pensiero

2022-06-19   Pensare   |   Linguaggio
La grammatica di una lingua è la grammatica del pensare in quella lingua.

Domande sulle appartenenze

2022-06-19   Appartenere   |   Domande
A cosa (non) appartengo secondo gli altri? A cosa (non) appertengo secondo me? A cosa (non) vorrei appartenere? Cosa (non) possiedo secondo gli altri? Cosa (non) possiedo secondo me? Cosa (non) vorrei possedere?

Il potere delle parole

2022-06-19   Comunicazione   |   Linguaggio
Le parole possono far bene e possono far male. Possono far ammalare e possono guarire.

Il perché del piacere e del dolore

2022-06-19   Conoscere   |   Piacere e dolore   |   Motivazioni
Noi facciamo tante cose perché ci fanno piacere senza sapere perché ci fanno piacere, ed evitiamo di fare tante cose perché ci fanno soffrire senza sapere perché ci fanno soffrire. Siamo dominati dai nostri sentimenti.

Dove guardare?

2022-06-20   Etica   |   Piacere e dolore   |   Attenzione
Sulla Terra ci sono miliardi di persone. Non possiamo seguire né con gli occhi, né col pensiero le vite di tutti, la maggior parte delle quali sappiamo essere, a dir poco, miserabili. Dirigiamo allora la nostra attenzione dove la vista ci dà più piacere e meno dolore, e ci dimentichiamo dei più sventurati. Infatti la loro vista ci rattrista e noi non vogliamo essere tristi.

Ragionamenti inconsci

2022-06-21   Inconscio   |   Ragionare   |   Logica
Mentra la coscienza ragione, l'inconscio fa lo stesso, ma seguendo logiche diverse. I risultati dei due ragionamenti, e le conseguenti motivazioni, possono perciò essere contrastanti.

Valutazioni inarrestabili

2022-06-21   Giudicare   |   Pensare   |   Relazioni
Tutto ciò che un umano fa o pensa è soggetto a valutazione da parte degli altri e ad autovalutazione, e in tal senso può modificare le relazioni tra il soggetto e gli altri.

Sulla misura del giudizio

2022-06-21   Etica   |   Giudicare   |   Valutare
La nostra mente tende a dare giudizi di valore in modo ternario e senza misura, nel senso che una cosa viene solitamente giudicata come (1) indifferente, oppure (2) buona, oppure (3) cattiva, mentre in realtà ogni cosa può essere in una certa misura indifferente, in una certa misura buona e in una certa misura cattiva, e le misure possono cambiare a seconda delle circostanze. Gli umani, infatti, si differenziano anche per la capacità, più o meno grande, di giudicare con misura, cioè relativamente e non assolutamente.

Opzioni di appartenenza

2022-06-21   Bisogni   |   Appartenere   |   Scegliere
L'uomo non può vivere al di fuori di una comunità. Pertanto, se è insoddisfatto della comunità in cui vive, ha queste opzioni: (1) sopportare l'insoddisfazione, (2) emigrare in una comunità più adatta a sé, (3) riformare la comunità in cui vive, (4) formare una nuova comunità, (5) una combinazione delle opzioni precedenti.

Apprezzamento vs. genialità

2022-06-21   Bisogni   |   Intelligenza   |   Interdipendenza
Essere apprezzati è più importante che essere geniali. Per questo in giro ci sono pochi geni.

Sull'indifferenza all'apprezzamento

2022-06-21   Etica   |   Giudicare
Quando non ci si cura più dell'apprezzamento da parte degli altri, ogni comportamento è possibile, senza alcun freno morale.

Sull'apprezzamento

2022-06-21   Giudicare   |   Valutare
Se nessuno apprezza ciò che stai facendo, non significa che ciò che stai facendo non sia valido. Significa piuttosto che, per il momento, non è sufficiente all'ottenimento di apprezzamenti. Anche perché i più apprezzano solo cose già apprezzate da masse di persone o da persone influenti.

Disobbedire al proprio inconscio?

2022-06-21   Inconscio   |   Obbedienza
Nessuno può disobbedire impunenente al proprio inconscio.

Inconscio e involontarietà

2022-06-21   Inconscio   |   Volontà   |   Automatismi
Non la coscienza, ma l'inconscio decide se uno ha o non ha paura di qualcosa e se è attratto o repulso da qualcosa. L'inconscio è il decisore e l'autore di ogni sentimento e di ogni comportamento involontario.

Domanda imbarazzante

2022-06-21   Interagire   |   Emozioni e sentimenti
Ogni umano si chiede (consciamente o inconsciamente): come posso influenzare a mio favore i sentimenti degli altri verso di me?

Sull'autonomia dell'inconscio

2022-06-22   Inconscio   |   Automatismi
Il mio inconscio interagisce autonomamente con gli altri e determina il mio umore indipendentemente dalla mia volontà.

Coscienza e inconscio

2022-06-22   Inconscio   |   Coscienza
La coscienza è un organo di supervisione e di parziale controllo delle autonomie del comportamento della persona cosciente. Il potere della coscienza su tali autonomie (che possiamo chiamare collettivamente "inconscio") è molto limitato e dipende dalla formazione culturale del soggetto. Si tratta di un potere "consultivo", non "esecutivo". Tuttavia la coscienza, in circostanze eccezionali, può porre il veto sulle decisioni dell'inconscio.

Giudicare e appartenere

2022-06-23   Appartenere   |   Confliggere   |   Giudicare
Giudicare (sinonimo di valutare, classificare, qualificare, connotare, identificare ecc.) un ente (persona, cosa, idea ecc.) significa attribuire ad esso l'appartenenza a certe categorie (classi, tipi, gruppi, insiemi ecc.) etiche, estetiche o logiche caratterizzate da certe proprietà (qualità, aspetti, forme, norme, valori, funzioni, intenzioni, scopi, interessi ecc.).

Le attribuzioni del giudicare sono soggettive in quanto dipendono dalle categorie definite nelle menti delle persone giudicanti.

La definizione di una categoria (soggettiva per definizione) può essere più o meno grossolana o raffinata, e più o meno certa o incerta, così come un giudizio può essere più o meno grossolano o raffinato, più o meno certo o incerto.

Inoltre, sia le categorie, sia i giudizi che da esse derivano, possono essere più o meno consci o inconsci.

Il comportamento di una persona verso gli altri dipende dai propri giudizi verso di essi. Di conseguenza ognuno cerca di capire come gli altri lo giudicano e di ottenere da essi il giudizio più favorevole, influenzandolo se possibile.

A tal proposito ognuno deve tenere conto delle categorie memorizzate nelle menti altrui e giudicarsi anche secondo tali categorie, non solo secondo le proprie.

Le differenze tra le proprie categorie e quelle altrui sono problematiche, nel senso che possono dar luogo a giudizi diversi riguardo agli stessi enti e alle stesse questioni. La diversità delle categorie e dei giudizi è, a mio avviso, la causa fondamentale dei conflitti tra esseri umani.

Libertà e piacere

2022-06-24   Piacere e dolore   |   Libertà
Per noi umani, libertà non è poter fare qualsiasi cosa, ma poter fare le cose che ci piace fare. In ogni caso, sia la natura, sia la società, limitano fatalmente le nostre libertà, e di conseguenza i nostri piaceri.

Energia e vecchiaia

2022-06-24   Vita   |   Potere
Le energie che i giovani usano verso l'esterno, i vecchi le usano solo per sostenere il proprio corpo cadente.

Richieste di appartenenza

2022-06-25   Appartenere
Ogni messaggio è una richiesta o la risposta ad una richiesta, e ogni richiesta è una richiesta di appartenenza. La richiesta può essere un comando o una supplica. Il messaggio può essere del tipo «ti chiedo di (non) appartenere a Y» oppure del tipo «ti chiedo di accettare che io (o una certa cosa X) (non) appartenga a Y».

Sull'incapacità di dialogare costruttivamente

2022-06-25   Interagire   |   Confliggere   |   Comunicazione
A mio parere uno dei principali problemi a monte di tutto ciò che funziona male nella società è la nostra incapacità di dialogare costruttivamente. Di questo problema fondamentale mi interessa parlare più che dei vari problemi che da esso derivano.

Sulla rivelazione delle proprie appartenenze

2022-06-25   Appartenere
È opportuno usare cautela nel rivelare le proprie appartenenze e non appartenenze, per evitare l'ostilità di coloro che appartengono ad insiemi rivali rispetto ai propri.

Augurio per i cristiani

2022-06-26   Religione   |   Etica   |   Amare
Io sarei felicissimo se la maggior parte degli esseri umani seguissero realmente gli insegnamenti di Gesù, specialmente per quanto riguarda l'amore incondizionato verso tutti, compresi i nemici, e auguro a tutti i cristiani di riuscire a raggiungere tale obiettivo. Penso infatti che se questo avvenisse staremmo tutti meglio. Però vorrei avere il diritto di non seguire tali insegnamenti e non vorrei essere giudicato male dai cristiani per questo, né moralmente, né intellettualmente.

Falsità e segreti

2022-06-26   Falsità
Molto di ciò che ci viene detto è parzialmente o completamente falso, e molte cose importanti ci vengono nascoste. Queste considerazioni dovrebbero essere la base di ogni ricerca filosofica e psicologica.

Chi vince e chi perde

2022-06-26   Competere
Una delle tragedie dell'umanità è il fatto che spesso la gioia di uno comporta la tristezza di altri. Infatti, per uno che vince, altri perdono.

Cambiare una mente?

2022-06-27   Mente   |   Cambiare
È impossibile cambiare una mente già formata, a meno che essa non desideri essere cambiata.

Discussioni, decisioni e lamentele

2022-06-28   Filosofia   |   Politica
Mentre i filosofi discutono tra loro, i politici e gli industriali decidono le sorti della società, e il popolo si lamenta dei filosofi, dei politici e degli industriali.

Sul principio di non contraddizione

2022-06-28   Mente   |   Logica
Il principio di non contraddizione irrigidisce le menti.

Fiananza e industria

2022-06-28   Economia
La finanza è l'industria del denaro.

Dio e il rispetto

2022-06-30   Religione
Il Dio della Bibbia è più che antropomorfo. Pensa come un uomo, ha sentimenti umani e motivazioni umane, ma, in più rispetto agli umani, ha poteri magici, in quanto è onnipotente e onnisciente.

Nonostante la sua onnipotenza e onniscienza ha i peggiori difetti degli umani: è geloso (lo ammette Lui stesso nel Decalogo), possessivo, narcisista, sadico, e non esita a ordinare genocidi (compresi bambini e animali domestici) di popoli che non lo riconoscono come unico Dio o che sono nemici del suo popolo eletto.

Nel suo delirio di onnipotenza ha inventato persino il peccato orgininale, ovvero un debito che si contrae alla nascita per colpa di qualcun altro vissuto migliaia di anni prima, colpa che deve essere riparata pena l'inferno. Si può concepire qualcosa di più ingiusto e assurdo?

Le punizioni che infligge sono infinite, assolutamente smisurate rispetto alle offese di cui si ritiene oggetto, che si riducono, nella maggior parte dei casi, ad una semplice mancanza di rispetto o di riconoscimento.

Neuroni e possesso

2022-07-01   Mente   |   Cervello
Siamo posseduti dai neuroni che possediamo.

Pronomi possessivi e appartenenze

2022-07-01   Appartenere
L'uso di un pronome possessivo indica sempre un'appartenenza. Ad esempio, dire "la mia famiglia" equivale a dire "la famiglia che mi appartiene" oppure "la famiglia a cui appartengo".

In altre parole, usare un pronome possessivo implica il riconoscimento del fatto che qualcuno o qualcosa appartiene a qualcosa o a qualcuno, e che tali appartenenze significano qualcosa, o implicano qualcosa, vale a dire che implicano certe relazioni, certe proprietà, certi impegni, certe responsabilità, certi privilegi, certo doveri, certi diritti ecc.

Un Dio non senziente

2022-07-02   Religione
Credo in un Dio non senziente, cioè incosciente e senza sentimenti. Se sbaglio, Lo sfido a punirmi per le mie bestemmie e i miei sacrilegi. Ma che sia Lui a punirmi, non qualcuno dei suoi fan.

Conflitti, appartenenze, status, presupposti

2022-07-03   Appartenere   |   Confliggere   |   Status
Ogni conflitto presuppone certe appartenenze e certi status relativi alle parti in competizione; presupposti discordanti.

Intelligenza e domande

2022-07-03   Intelligenza   |   Domande
Intelligenza è fare le domande giuste al momento giusto.

Onestà e giustificazioni

2022-07-03   Giudicare   |   Verità   |   Autoinganno
L’uomo (me compreso) ha una innata paura (conscia o inconscia) di essere giudicato immorale o incapace, perché tale giudizio lo escluderebbe dalla comunità, o lo metterebbe in una posizione sfavorevole rispetto agli altri, in quanto perderebbe la stima, il rispetto e la fiducia, e lo renderebbe perciò anche meno competitivo rispetto agli altri membri della comunità.


Di conseguenza l’uomo fa di tutto per giustificare il suo comportamento in vari modi, per esempio:

  • negando di aver commesso gli atti di cui è accusato

  • negando che gli atti di cui è accusato siano immorali

  • affermando di essere stato costretto da altri ad agire come ha agito

  • affermando che chi lo accusa ha commesso atti ancora più immorali

  • affermando di aver solo eseguito degli ordini, quindi spostando la responsabilità sul superiore che gli ha dato gli ordini

  • affermando che ha agito involontariamente, e che non sapeva quali potessero essere le conseguenze del suo comportamento

  • minimizzando l’entità dei danni provocati agli altri

  • ecc.

Le giustificazioni possono essere in mala fede ma anche in buona fede, nel senso che il soggetto può credere sinceramente egli stesso nelle sue giustificazioni. Nel secondo caso possiamo parlare di autoinganni.

L’autoinganno è un processo mentale inconscio, involontario e automatico che manipola i pensieri del soggetto in modo tale da evitargli sofferenze mentali, ed evita che il soggetto prenda coscienza di verità che lo farebbero soffrire o distruggerebbero la sua autostima, e lo getterebbero nell’angoscia di non essere degno di appartenere alla propria comunità.

Amici e nemici

2022-07-05   Inconscio   |   Confliggere   |   Amicizia
Per l'inconscio gli altri si dividono in due categorie: amici e nemici. E ogni persona può passare da una categoria all'altra in qualsiasi momento.

Approvazione reciproca

2022-07-05   Bisogni   |   Appartenere
Un gruppo sociale può anche essere un sistema di mutuo riconoscimento e di mutua approvazione, riconoscimento e approvazione di cui abbiamo tutti un grande bisogno.

Appartenenza vs. libertà

2022-07-05   Appartenere   |   Libertà
L'appartenenza a un certo insieme sociale implica la condivisione di certe forme, norme, valori, gerarchie, ruoli, funzioni, finalità. Quanto più completa, stabile, netta, profonda è la condivisione, tanto più forte è, per definizione, l'appartenenza.

A tal proposito conviene parlare di grado di appartenenza. Credo che al giorno d'oggi le appartenenze siano sempre più deboli, superficiali, provvisorie, disimpegnate, liquide.

Prendiamo ad esempio l'appartenenza a un gruppo Facebook o Whatsapp, ad una associazione culturale, ad una parrocchia, ad un fun club sportivo, alla massa di spettatori di uno spettacolo, ad un gruppo di invitati ad una festa, ai seguaci di una moda, a una folla che passeggia ecc.

Ogni insieme sociale è anche un gruppo di mutuo riconoscimento e di mutua approvazione, riconoscimento e approvazione di cui abbiamo tutti un grande bisogno.

I motivi fondamentali di ogni relazione e interazione sociale, e quindi di ogni appartenenza, sono, a mio avviso, i seguenti quattro: cooperazione, competizione, imitazione, selezione. Vale a dire che si appartiene per cooperare, per competere, per selezionare le persone con cui interagire, per imitare gli altri (l'apprendimento sociale è basato sull'imitazione).

In tale ottica ci sono domande sempre pendenti, come le seguenti: a quali insiemi desidero appartenere? A quali sono costretto ad appartenere? In quale misura? Per quanto tempo? In quali ruoli? In quale posizioni gerarchiche? Con quale status? Con quali obblighi e impegni? Questa appartenenza mi conviene o non mi conviene?

Siamo sempre più liberi di scegliere le nostre appartenenze, e questa libertà è sempre più "imbarazzante". L'imbarazzo della scelta. Anche perché scegliere una appartenenza è scegliere come limitare la propria libertà.

Sui buoni testi

2022-07-05   Cultura   |   Linguaggio
Oltre che agli autori di buoni testi, i meriti vanno a chi li diffonde.

Sul poliamore

2022-07-05   Amare
Alcuni pensano che un amore, se non è esclusivo, non è vero amore. Altri pensano, al contrario, che se un amore è esclusivo non è vero amore. Il poliamore propone un amore non esclusivo, ma pur sempre amore. Per qualcuno ciò è impossibile? Chi pensa che ciò sia impossibile non è obbligato a praticarlo, ma è pregato di non calunniare chi lo pratica.

Come farsi leggere

2022-07-05   Comunicazione
Voglio scrivere un libro intitolato "Vietato leggere questo libro". Così forse qualcuno mi leggerà.

Gusti e appartenenze

2022-07-06   Piacere e dolore   |   Appartenere   |   Scegliere
Le differenze di gusti (intesi come attrazioni e repulsioni emotive e/o cognitive) costituiscono un problema molto più grande di quanto possa sembrare a prima vista.

Infatti, in base all'affinità dei gusti, si costituiscono degli insiemi sociali e delle appartenenze e non-appartenenze a tali insiemi.

In altre parole, l’appartenenza di un individuo ad un certo insieme sociale (gruppo concreto o categoria di persone) può dipendere dalla conformità dei propri gusti rispetto a quelli caratteristici dell’insieme stesso, ovvero della maggioranza dei suoi membri.

Ne consegue che un individuo che desidera appartenere ad un certo insieme sociale può essere indotto a modificare (consciamente o inconsciamente) i propri gusti per adattarli a quelli dell’insieme stesso, col risultato di avere gusti non autentici.

Pertanto è bene chiedersi quanto i propri gusti siano autentici o manipolati dal bisogno o desiderio di appartenenza a certi insiemi sociali.

Sul bene e il male

2022-07-06   Etica   |   Paura
Un testo che parla seriamente del bene e del male fa paura a tutti, perché, leggendolo, ognuno potrebbe trovarsi nella categoria dei malvagi.

Sul significato delle parole

2022-07-06   Linguaggio
Per definire il significato di una parola abbiamo bisogno di altre parole, che a loro volta necessitano di altre parole, e così via, senza fine. Questo non significa che dovremmo smettere di parlare, ma che non dovremmo prendere troppo sul serio, né interpretare in modo rigido, ciò che viene detto.

Appartenenza e identità

2022-07-07   Appartenere   |   Identità
Se ciò a cui appartengo va in rovina, anche io sono rovinato.

Razionalità dell'assurdo

2022-07-07   Causalità   |   Logica   |   Casualità
Anche le cose più assurde, le più misteriose e le meno prevedibili, nella misura in cui non sono casuali, seguono certe logiche. Logiche sconosciute, inconsce, ma pur sempre logiche e, in quanto tali, razionali.

Vivere nell'incatensimo

2022-07-07   Conoscere
Molti desiderano essere incantati da narrazioni non falsificabili. È bello vivere nell'incantesimo.

Analisi delle appartenenze

2022-07-08   Appartenere
Di ogni cosa (situazione, evento, sistema, storia, racconto, oggetto, concetto, espressione, messaggio, persona, idea ecc.) si può (e potrebbe essere utile) fare l'analisi delle appartenenze, cioè cercare di stabilire chi/cosa appartiene a chi/cosa.

Un'appartenenza può essere desiderata, agognata, necessaria, temuta, ostacolata, comandata, punita, abbandonata, cambiata, trasformata, finta, simulata, manifestata, confermata, ecc.

Tutto ciò che un essere umano fa, e ciò che non fa, per quanto riguarda le relazioni interpersonali e sociali, ha a che fare con appartenenze.

Pertanto, per capire perché un essere umano fa (o non fa) certe cose di rilevanza sociale, dobbiamo cercare le appartenenze che si giocano nelle sue relazioni interpersonali, dobbiamo fare l’analisi delle sue appartenenze attuali e potenziali, desiderate e non desiderate.

L’uomo è pronto a combattere e persino a sacrificare la propria vita per acquisire o per liberarsi da un’appartenenza, o per dichiarare la sua appartenenza o non appartenenza ad un certo insieme sociale.

Tuttavia un’appartenenza sociale, per essere tale, deve essere riconosciuta dagli altri, e l’uomo fa di tutto per ottenere tale riconoscimento.

L’identità sociale di un essere umano consiste nelle sue appartenenze attive e passive, cioè nelle cose a cui appartiene e nelle cose che gli appartengono. Questi due insiemi di cose sono interdipendenti, perché le appartenenze di un individuo X a certi insiemi sociali dipendono dalle cose che appartengono a X, e le cose che appartengono a X dipendono dalle appartenenze di X a certi insiemi sociali.

Il valore attribuito ad un certo insieme sociale si ripercuote e si riflette sul valore personale di tutti i suoi membri, anzi, lo determina. Questo spiega perché è importante per certe persone valorizzare e difendere la reputazione degli insiemi sociali a cui appartengono: perché è un modo per valorizzare se stessi e difendere la propria reputazione.

Le appartenenze sociali di due individui possono avere caratteristiche più o meno simili, nel senso che possono avere proprietà comuni e proprietà non comuni. Quanto più le loro appartenenze coincidono, tanto più facile e cooperativo è il rapporto tra i due individui. Quanto più esse si differenziano, tanto più difficile e competitivo è il loro rapporto.

È impossibile capire la società senza capire le appartenenze (reali o presunte, desiderate o indesiderate) che sono alla base delle interazioni sociali.

Anche il fatto di scrivere questo testo ha a che vedere con le appartenenze. Probabilmente lo sto scrivendo per affermare la mia appartenenza ad una certa categoria di persone e per cercare riconoscimenti in tal senso.

Economia e (in)giustizia

2022-07-09   Competere   |   Giustizia   |   Economia
Da un punto di vista filosofico (etico), mi pare che l'economia comporti grossi problemi di giustizia, anzi, di ingiustizia, se per giustizia intendiamo equità, ovvero una equa ripartizione del benessere tra gli esseri viventi.

Un primo problema è la dipendenza dell'economia dalla finanza, e dal fatto che, se la finanza non è regolata (ovvero moderata, limitata), i più ricchi diventano sempre più ricchi, e i più poveri sempre più poveri. In altre parole, i più ricchi sono sempre avvantaggiati. Osservazione banale, ma carica di gravi conseguenze (etiche e anche economiche).

Un secondo problema è quello della concorrenza, per cui per uno che vince, alcuni perdono. In altre parole, raramente si vince insieme, ma ogni vittoria è anche una sconfitta, a seconda del punto di vista.

Un terzo problema ha a che fare con l'automazione, che rende il lavoro umano sempre meno rilevante, causando disoccupazione su vasta scala e arricchendo ulteriormente coloro che "assumono" macchine e licenziano persone.

Un quinto problema è il fatto che in economia hanno più successo (e quindi più ricchezza e opportunità) i più intelligenti. E' giusto che i più intelligenti, oltre ad avere il vantaggio di essere più intelligenti abbiano anche quello di essere più ricchi? Lo stato dovrebbe sovvenzionare i meno intelligenti che a causa delle loro minore intelligenza restano confinati nei livelli più bassi di ricchezza?

Naturalmente l'economia presenta anche lati positivi che portano ad un maggior benessere comune, per cui anche le condizioni degli "schiavi" possono migliorare, ma quanto contribuisce l'economia all'equità? Temo che la risposta sia: per niente.

Forse una soluzione per rendere più etica sia l'economia che la finanza è quella di limitare l'arricchimento, per esempio, obbligare chi supera certi livelli di ricchezza, a investire il surplus in attività di interesse nazionale, o semplicemente a pagare più tasse di quanto non facciano oggi. Ma questa regola dovrebbe essere a livello planetario, altrimenti i capitali vengono spostati nei paradisi fiscali. I paradisi fiscali generano inferni per i poveri.

Distintivi e appartenenze

2022-07-09   Appartenere   |   Solidarietà
Distintivi e fregi cuciti sul vestiario, acconciature dei capelli, rasature di barbe e baffi, modi e mode nel vestire, vestire certe uniformi, indossare certi ornamenti, sventolare bandiere, mostrare tatuaggi, gesti delle mani come fare il saluto romano o mostrare il pugno chiuso, parlare in un certo dialetto, argomenti di conversazione preferiti, luoghi e locali frequentati, sport e passatempi praticati, spettacoli visti, libri letti, di programmi televisivi seguiti, veicoli usati per viaggiare, campagne di solidarietà sostenute (anche mediante donazioni), ecc. 

Tutte le cose sopra elencate, intese come particolari tipi e stili di comportamento, sono manifestazioni di appartenenza a certi insiemi sociali (concreti e/o astratti).

Mi pare che le interazioni cooperative tra esseri umani siano impossibili se non nel quadro di appartenenze comuni a certi insiemi sociali riconoscibili mediante certe forme tipiche.

Insomma, qualunque cosa facciamo è soltanto, o anche, un modo per manifestare le nostre appartenenze, anche se spesso non ne siamo consapevoli.

Resta da chiederci se gli insiemi sociali a cui vogliamo appartenere siano validi, se abbiamo i requisiti per appartenervi, e se appartenervi sia cosa buona e utile per noi.

Sulla presunzione di intelligenza

2022-07-09   Intelligenza
Se vuoi essere simpatico al tuo interlocutore, non fargli vedere che sei più intelligente di lui, anzi fagli credere di essere più intelligente di te. La gente ama tanto l'umiltà altrui.

L'umiltà altrui

2022-07-09   Competere
La gente ama tanto l’umiltà altrui.

Il piacere di acquisire

2022-07-11   Piacere e dolore   |   Appartenere   |   Status
Ci ricordiamo facilmente dove abbiamo comprato ciò che possediamo, perché acquisire il possesso di qualcosa è un atto di rilevanza sociale, che cambia, seppur di poco, il nostro status. Perciò ogni acquisizione è accompagnata da un certo grado di piacere.

La misura dell'amicizia

2022-07-12   Cooperare   |   Amicizia
C'è un modo pragmatico per misurare l'amicizia di un individuo A verso un individuo B. È l'importo che A è pronto a regalare a B in caso di necessità di B, importo in termini relativi, cioè come percentuale delle proprietà di A.

Il piacere di fare del male o del bene

2022-07-12   Piacere e dolore   |   Potere   |   Bene e male
Può capitare a tutti di fare del male e di provarne piacere, o di fare del male solo al fine di provare piacere. Lo stesso vale per il fare del bene. Chiediamoci allora perché fare del bene o del male può provocare piacere.

Suppongo che ciò sia dovuto al fatto che riuscire a fare del male o del bene a qualcuno è una manifestazione di potenza, ed è proprio la sensazione della propria potenza a dare piacere. Ciò potrebbe essere una diretta conseguenza del bisogno o desiderio di potenza che a mio parere è presente, più o meno, in ogni essere umano.

Ovviamente fare del male è un atto socialmente distruttivo, che può danneggiare anche chi lo compie, nel senso che può procurargli un dolore più grave del piacere ottenuto nel compiere il male stesso.

Conviene allora essere consapevoli del fatto che ognuno di noi è soggetto alla tentazione di fare del male per sentirsi potente e ottenere piacere. Solo grazie a tale consapevolezza possiamo resistere alla tentazione stessa, e cercare di ottenere piacere facendo piuttosto del bene a qualcuno.

Sul significato e il valore delle cose

2022-07-12   Valutare   |   Linguaggio
Il significato e il valore di qualsiasi cosa non sono intrinseci alla cosa, ma dati dal suo contesto. Infatti cambiando contesto cambiano il significato e il valore.

Sui movimenti riformatori

2022-07-12   Competere   |   Politica
Il primo problema di qualsiasi movimento riformatore è quello di sopravvivere nonostante le dinamiche competitive tra i suoi membri. Perciò, prima di insegnare alla gente come cambiare, un movimento dovrebbe dare un esempio di coesione, armonia e solidità organizzativa.

Aforismi sul giudicare

2022-07-12   Giudicare   |   Caffè filosofico
Ogni umano è giudice e imputato e ogni giorno è il giorno del giudizio.

Denunciare comportamenti immorali è un dovere morale.

Se vogliamo un futuro migliore, dobbiamo giudicare il presente.

Il giudizio morale è la base dell'etica, non giudicare è amorale e a volte immorale.

Chi non giudica assolve, chi assolve ha giudicato. Non si può non giudicare.

Non si comprende ciò che si disprezza, e si disprezza ciò che non si comprende.

Con l'aumentare delle nostre conoscenze diminuisce la nostra certezza di giudizio.

Si può scegliere di non giudicare, ma giudicare male qualcuno perché giudica è assurdo.

Non dobbiamo sospendere il giudizio, dobbiamo ampliarlo per includere interessi e punti di vista diversi.

La sospensione del giudizio morale è pericolosa perché potrebbe indurci a comportarci in modo immorale.

Quanto parliamo male di qualcuno è sottinteso che noi siamo migliori, e questo ci gratifica e ci promuove.

Una persona non ci è antipatica perché ha dei difetti, ma troviamo in essa dei difetti perché ci è antipatica.

Ogni umano è giudice, imputato e testimone allo stesso tempo, e ciascuno di questi ruoli implica una responsabilità.

Ognuno giudica gli altri, consciamente o inconsciamente. Non si può non giudicare, dobbiamo cercare di giudicare meglio.

Dobbiamo giudicare meglio, non giudicare meno. Astenersi abitualmente dal giudizio è immorale perché la morale si esercita attraverso il giudizio.

La paura di essere giudicati può condurre ad un comportamento rigidamente moralista o, al contrario, ad un totale relativismo morale, ovvero ad una morale fai-da-te.

L'astensione dal giudizio, più che essere una virtù e un segno di saggezza, potrebbe nascondere una strategia per evitare lo stress del giudizio, ovvero la paura che il proprio giudizio venga mal giudicato.

Il giudizio va sospeso quando non ci sono prove sufficienti per giudicare  Una sospensione sistematica e incondizionata del giudizio è immorale in quanto l'etica è fondata sul giudizio.

Perché ci piace ciò che ci piace?

2022-07-14   Piacere e dolore
Quando vedo che a una persona piace una certa cosa che per me è insignificante, noiosa, repellente, irritante o dannosa, non penso che quella persona sia stupida, né cattiva, ma mi chiedo perché a quella persone piace quella cosa.

Ma è inutile chiederglielo, perché quasi nessuno sa perché gli piacciono le cose che gli piacciono.

Infatti qualcuno potrebbe rispondere: "mi piace perché è bella", ma sarebbe una risposta per me insoddisfacente, che mi indurrebbe a chiedere: "perché la trovi bella?" o "perché ti piace ciò che è bello?". E credo che quasi nessuno sappia rispondere a tali domande.

I gusti autentici non sono volontari, ma determinati da forze e logiche involontarie e inconsce, di cui siamo succubi, ovvero docili esecutori.

Una persona che può fare ciò che gli piace fare si crede libera, ma in realtà è serva di quelle forze e logiche che hanno determinato i suoi gusti, che quella persona è condannata a servire.

Contro l'ontologia

2022-07-15   Interagire   |   Conoscere   |   Relazioni
Nessuna cosa è conoscibile né definibile in sé (come tenta inutilmente e arbitrariamente di fare l'ontologia) ma sono conoscibili e definibili solo le relazioni e interazioni di una cosa con il resto del mondo, o tra le parti che la compongono. Per questo motivo io rifiuto qualsiasi discorso ontologico come ciarlataneria.

Perciò, quando vogliamo parlare di una cosa X, invece di rispondere alla domanda "cos'è x (in sé)?" dovremmo cercare di rispondere a domande quali: con cosa si relaziona X e come interagisce? A quali insiemi appartiene X? Di quali parti X è composta? Come si relazionano e come interagiscono le parti di X tra loro?

Filosofi, cause e conseguenze

2022-07-15   Filosofia   |   Causalità
Un buon filosofo si chiede quali siano le cause e le consequenze di ciò che accade e cerca le risposte a tali domande.

Fare e appartenere

2022-07-17   Appartenere
Qualsiasi cosa facciamo o pensiamo denota qualche nostra appartenenza.

Perché sono animoso quando discuto di religione e di spiritualità

2022-07-17   Religione
I motivi per cui sono animoso quando parlo di spiritualità (e di cose affini) potrebbero essere i seguenti:

1) Da bambino ho ricevuto un'educazione religiosa, non dai miei genitori per fortuna, ma dalla scuola pubblica e dalla parrocchia che frequentavo. Sono stato molto credente e "pio", nel senso che ho preso la religione molto sul serio, finché all'età di circa 12 anni ho capito che ero stato ingannato, e questo non l'ho mai perdonato. Da allora considero ogni propaganda spiritualista o religiosa il tentativo di irretire le menti delle persone, di ridurre la loro vitalità (specialmente per quanto riguarda la sessualità) e libertà intellettuale. Temo tuttavia di non essermi completamente liberato dell'influenza religiosa, e per questo provo rancore verso tutto ciò che odora di religione.

2) Considero lo spiritualismo una forma di conservatorismo, di disimpegno dalla ricerca del progresso civile. Occuparsi dello spirito (che per me è qualcosa di immaginario e arbitrario) per me comporta il sottrarre risorse (tempo, concentrazione, studio, creatività, intelligenza) alla ricerca di idee per migliorare la condizione umana reale, cioè materiale e sociale, vale a dire per diminuire la sofferenza (fisica e mentale) e moderare la competitività. Essendo io molto motivato a contribuire intellettualmente al progresso umano, vedo lo spiritualismo come un ostacolo in tal senso, e quindi motivo di frustrazione.

3) Considero l'etica spiritualista una mistificazione. Infatti non trovo nulla di etico nelle pratiche spiritualiste e religiose e allo stesso tempo trovo l'etica cristiana (quella del Vangelo) talmente innaturale (contro natura) e impossibile da realizzare, che induce le persone a sentirsi in colpa senza per questo motivarle a fare qualcosa di realmente utile per migliorare la condizione umana e i rapporti umani.

4) In quanto ateo ho l'impressione che gli spiritualisti mi considerino un essere umano spiritualmente minorato, uno che non riesce a vedere né a sentire cose importanti che invece essi vedono e sentono. Allo stesso tempo ho l'impressione, anzi, la certezza, che tutto ciò che di importante ho imparato studiando la natura umana sia considerato di nessun valore dagli spiritualisti. Mi sento pertanto snobbato, posizionato in basso in una fantomatica gerarchia dello spirito, e compatito. Questo mi innervosisce non poco.

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Forse ci sono altri motivi che non conosco nel senso che sono inconsci. Comunque, se mi verrà in mente qualcos'altro, lo aggiungerò.

Empatia per chi soffre e per chi gode

2022-07-17   Piacere e dolore   |   Empatia
Il mondo è pieno di persone che soffrono per vari motivi, tra cui per il fatto che vivono in condizioni miserabili in senso materiale. Probabilmente quelle che soffrono di più vivono molto lontano da noi, e non le vediamo se non in qualche documentario.

Al mondo ci sono anche molte persone che vivono una vita piacevole e non soffrono quasi mai.

L’empatia (sia quella del dolore che quella del piacere) è inversamente proporzionale alla distanza tra chi prova un’emozione e chi la riflette empaticamente.

È così che, per evitare di soffrire empaticamente, ci allontaniamo o manteniamo le distanze da coloro che soffrono.

Se mi trovo in una situazione in cui c’è uno che soffre e uno che gode, potrò avere empatia per entrambi o solo per uno dei due? Per quale dei due avrò (più) empatia? A quale dei due cercherò di avvicinarmi? Da quale dei due cercherò di allontanarmi? Con quale dei due vorrei avere un’appartenenza comune?

Forse la risposta a queste domande è diversa da persona a persona.

Cos'è una cosa?

2022-07-17   Linguaggio
Cos'è una cosa? Credo che la maggior parte della gente non saprebbe rispondere a questa domanda.

Il posto di ogni cosa

2022-07-17   Mente   |   Pensare   |   Classificare
Ogni cosa (oggetto, persona, evento, idea ecc.) deve trovare un posto nella nostra mente, e il posto in cui mettiamo una cosa è importante perché da tale posto dipende il significato, il valore e l’uso che facciamo di quella cosa.

I posti in cui mettiamo le cose che conosciamo sono organizzati secondo una struttura logica che dipende dalle nostre esperienze personali. Tale struttura consiste in categorie, che sono come cassetti o scaffali pronti ad ospitare tutte le cose di cui abbiamo fatto esperienza, o che abbiamo inventato.

Cambiare personalità, per esempio per effetto di una psicoterapia, significa mettere certe cose in posti diversi da quelli in cui le avevamo messe, o cambiare la struttura dei posti che usiamo per sistemare le nostre cose, ovvero le categorie che usiamo per classificarle.

Transazioni umane

2022-07-18   Interagire
Le dinamiche tra umani sono, a mio parere, costituite da transazioni elementari che veicolano, in modo esplicito o implicito, messaggi come i seguenti:

  • vorrei che la distanza tra di noi [diminuisse|aumentasse]

  • vorrei [stabilire|sciogliere] un legame con te

  • (non) vorrei [giocare|conversare|suonare|cantare|ballare|scambiare carezze|copulare] con te

  • (non) ti riconosco come appartenente all’insieme sociale X a cui anch'io appartengo

  • (non) ti riconosco come mio [maestro|tutore|collega]

  • (non) ti riconosco come mio [allievo|pupillo|protégé|servitore]

  • (non) ti riconosco come mio superiore|inferiore] nell’ambito Z

  • (non) ti riconosco come persona [intelligente|affidabile|onesta|sapiente|ecc.]

  • (non) ti riconosco degno di appartenere al nostro insieme sociale

  • (non) vorrei che tu uscissi dal nostro insieme sociale

  • (non) riconosco [te|la persona X] come capo del nostro insieme sociale

  • vorrei essere riconosciuto come superiore a [te|voi] nell’ambito Z

  • vorrei essere riconosciuto come degno di appartenere all’insieme sociale a cui tu appartieni

  • vorrei che il mio livello gerarchico L nell’ambito Z fosse riconosciuto

  • vorrei essere valutato più di quanto tu mi valuti

  • vorrei essere [premiato|lodato|ammirato|amato|desiderato] da [te|voi]

  • vorrei essere [accettato|tollerato|scusato|perdonato] da [te|voi]

  • vorrei essere conosciuto e amato da [te|voi] per ciò che sono veramente

  • (non) ti considero pericoloso [per me|per il nostro insieme sociale]

  • vorrei che confermiamo la nostra comune appartenenza all’insieme X celebrando insieme il rituale Y

  • ti sono [grato|ostile] per ciò che mi hai [detto|fatto] [per me|per il nostro insieme sociale]

  • (non) mi piace ciò che hai [detto|fatto]

  • sono [lusingato|offeso] per ciò che hai [detto|fatto]

  • ritengo [vero|falso] ciò che hai detto

  • ritengo [morale|immorale] ciò che hai [fatto|detto]

  • ritengo [bello|brutto] ciò che hai [fatto|detto]

  • (non) condivido i tuoi sentimenti

  • ecc.


Ingiustizie, ateismo e religione

2022-07-18   Religione   |   Giustizia   |   Ateismo
È sorprendente che molti siano diventati atei a causa delle ingiustizie del mondo e molti siano diventati credenti per consolarsi delle stesse ingiustizie.

Sulle cause del piacere e del dolore

2022-07-18   Piacere e dolore   |   Causalità
Il piacere e il dolore sono fenomeni interni al corpo che li prova, anche se apparentemente possono essere dovuti a cause esterne al corpo stesso.

In realtà, le vere cause del piacere e del dolore sono interne al corpo in quanto esso è costruito geneticamente in modo da far provare piacere e dolore alla coscienza del soggetto proprietario del corpo stesso.

Le cause esterne sono infatti solo degli stimoli che vengono interpretati dal cervello come comandi, ai quali il cervello stesso risponde secernendo i composti chimici e/o le scariche elettriche che danno luogo al piacere o al dolore. In altre parole, il piacere e il dolore sono generati dal corpo del soggetto per ordine del proprio cervello, come reazioni a particolari stimoli provenienti dall’esterno o dall’interno del corpo stesso.

Di questi fatti dovremmo tenere conto nella ricerca di metodi per soffrire di meno e godere di più.

Sulle esperienze mistiche

2022-07-18   Religione
Coloro che hanno esperienze mistiche vedono cose straordinarie che nessuno può vedere in condizioni normali.

Io suppongo che ciò che essi vedono abbia luogo dentro il proprio cervello, ovvero sia una costruzione momentanea del proprio cervello.

È come ciò che si vede in un sogno. Infatti i sogni hanno luogo nel cervello di chi sogna, non fuori del proprio corpo.

Il cervello umano è capace di mettere in scena spettacoli privati magici e straordinari, perfettamente realistici.

Sulla morte

2022-07-18   Morte
Per me morire è tornare dove si era prima di nascere. Una situazione di pace assoluta ed eterna momentaneamente disturbata da una vita infinitamente breve rispetto all'eternità. Per questo non sono preoccupato di dover morire. Spero solo di non soffrire troppo prima del congedo.

Struttura cerebrale e visione del mondo

2022-07-19   Mente
La visione del mondo di una persona è sempre soggettiva in quanto dipende soprattutto dalla struttura cerebrale della persona stessa, più che dalla struttura del mondo.

Per capire questo fatto basta pensare alla differenza tra la visione del mondo di un uomo e quella di un gatto. Il mondo è lo stesso, ma le visioni di esso sono molto diverse.

La diversità delle due visioni è dovuta alla diversità tra le strutture cerebrali del gatto e dell’uomo. Analogamente, la diversità delle visioni del mondo di due persone è dovuta alla diversità delle rispettive strutture cerebrali.

Per struttura cerebrale non intendo solo la struttura genetica, ma anche quella appresa. Le due strutture, entrambe diverse da persona a persona, sono strutturalmente connesse e inseparabili, dato che la seconda si forma sulla base della prima e per effetto della prima.

Infatti la particolare elaborazione delle esperienze di un individuo dipende dal suo particolare "sistema" di elaborazione delle informazioni e dalle sue particolari esperienze pregresse.

In conclusione, per cambiare la visione del mondo di una persona, occorre cambiare la sua struttura mentale, non il mondo. Tuttavia, per cambiare la struttura mentale di una persona è utile mostrare alla persona aspetti del mondo che non ha ancora visto, che ha dimenticato, o che non ha voglia di ricordare.

Domanda e offerta

2022-07-19   Interagire
Ciò che una persona desidera sapere di te è cosa gli offrì e cosa gli chiedi.

Sull'astensione dai rapporti sessuali extraconiugali

2022-07-19   Interagire   |   Etica   |   Sesso
Suppongo che molte persone si astengono dai rapporti sessuali extraconiugali non perché non li desiderino, o perché li considerino immorali, ma semplicemente perché, se il coniuge ne venisse a conoscenza, rischierebbero di perderlo. Insomma perché non ne varrebbe la gioia.

Come cambiare una mente

2022-07-19   Mente   |   Cambiare
Tutti i pensieri, i sentimenti e le motivazioni di una persona sono prodotti dalla sua mente. Per cambiarli occorre cambiare la struttura della mente stessa. A tale scopo, voler cambiare non basta. Dato che la struttua mentale si è formata a seguito di esperienze, per cambiarla sono necessarie nuove esperienze.

Sul piacere e il dolore

2022-07-20   Piacere e dolore   |   Causalità
Piacere e dolore sono allo stesso tempo causa ed effetto del comportamento degli animali senzienti, compreso l'uomo. Tutto ciò che facciamo e che non facciamo è infatti ricerca del piacere ed evitamento del dolore. Piacere e dolore sia fisici che mentali.

Il massimo della ciarlataneria

2022-07-20   Religione   |   Falsità
Il massimo della ciarlataneria è la promessa del Paradiso come ricompensa per l'obbedienza alle disposizioni di chi si presenta come intermediario tra Dio e l'uomo.

Associazioni tra forme, idee, sentimenti e motivazioni: un’idea psicoterapeutica

2022-07-20   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Psicoterapia
Quando una persona vede un medium (ad esempio una foto o un video), automaticamente nella propria mente si possono attivare delle associazioni, o collegamenti, tra certi elementi del medium e certi pensieri o idee, certe altre immagini, certi sentimenti e/o emozioni, e certi desideri.

In altre parole, la visione del medium può "suscitare" certi pensieri, certe idee, certe immagini mentali, certi sentimenti, certe emozioni, e certi desideri.

Quelle associazioni possono essere più o meno sane in senso psicopatologico, e poter correggere quelle malsane (che dovrebbe essere l’obiettivo di ogni psicoterapia) potrebbe essere molto utile.

A tale scopo si potrebbe aggiungere al medium, in sovraimpressione, parole o frasi tali da suscitare reazioni cognitive ed emotive diverse, più sane, rispetto a quelle suscitate dal solo medium.

Per esempio, se il paziente è ossessionato dalla paura di non riuscire ad appartenere ad alcun insieme sociale, la scritta da mostrare in sovraimpressione potrebbe consistere nella frase: “io appartengo, tu appartieni, noi apparteniamo”.

Un esempio di questa tecnica si trova in http://pic.space123.net/slideshow?folder=Foreign/Fotografi&auto&caption=io%20appartengo,%20tu%20apparftieni,%20noi%20apparteniamo

Si potrebbe anche aggiungere una colonna sonora vocale che recita ripetitivamente la frase terapeutica.

La paura dell'inconscio

2022-07-20   Inconscio   |   Paura
L'idea che la mente prenda decisioni all'insaputa della coscienza e le metta in atto involontariamente, è per molti insopportabile.

L'effetto dell'appartenenza

2022-07-20   Appartenere
Se una squadra vince, è come se vincesse ogni suo membro e ogni suo sostenitore.

Abortire è immorale?

2022-07-20   Etica
Per poter rispondere alla domanda se l’aborto sia immorale, dovremmo prima di tutto avere le idee chiare su cosa sia immorale in generale. Quindi partirei da qui.

Se consideriamo l’etica una convenzione, allora è etico (all’interno di una certa comunità) ciò che la maggioranza della comunità stessa conviene che sia etico. E questo si applicherebbe anche all’aborto. E’ quanto avviene negli USA anche dopo la recente sentenza della corte suprema.

Secondo il principio etico di Kant (“agisci in modo che la massima della tua azione possa diventare una legge universale”.) l’aborto è moralmente lecito, poiché se tutti lo praticassero universalmente, non ci sarebbero conseguenze negative per il funzionamento della società e il benessere della gente in generale.

Se l’etica è un fatto religioso, allora è la religione che stabilisce ciò che sia immorale, ma sarebbe un giudizio senza valore per chi non è seguace della religione giudicante.

Se l’etica non è fondata su principi razionali, religiosi o politici, allora essa è probabilmente fondata su basi emotive, vale a dire che ognuno ritiene immorale ciò che lo turba, ma il turbamento è soggettivo.

Il problema dell’aborto da un punto di vista etico va considerato su due piani:

  • In primo luogo, va stabilito se la pratica dell’aborto sia immortale nei confronti del feto, ovvero sia una violazione dei diritti del feto, ovvero un male fatto al feto, ammesso che il feto sia in grado di provare dolore.

  • In secondo luogo, e solo nel caso in cui si consideri la pratica dell’aborto immorale, va stabilito se una donna che abbia praticato l’aborto debba essere punita. In altre parole va stabilito quali immoralità siano consentite e quali debbano essere represse mediante punizioni.

Io sono personalmente favorevole alla non punibilità di chi abortisce, e credo che l’aborto debba essere considerato un fatto privato. Credo anche che ognuno debba stabilire da sé se l’aborto sia immorale o pure no, e solo per se stesso.

Per quanto riguarda il presunto diritto naturale del feto a nascere, non credo che tale diritto esista. I diritti o vengono sanciti da leggi o vengono affermati dagli interessati. Nel caso del feto non credo che esso abbia alcuna idea sulla propria esistenza come individuo, né sia in grado di affermare qualche diritto.

Infine, ammesso che il feto entro un certo tempo dal concepimento provi sofferenza fisica (solo fisica, dato che la sua mente non è ancora sviluppata abbastanza per capire la sua situazione e provare dolori mentali) occorre confrontare (in intensità e durata) i dolori fisici provati dal feto a causa della propria morte violenta, e i dolori (fisici e mentali) che la sua nascita potrebbe provocare alla madre, ad altri familiari e a se stesso.

Chiudo con una domanda: che differenza c’è tra il feto di una scimmia e quello di un essere umano?

Felicità e visione dello mondo

2022-07-21   Interagire   |   Felicità
La felicità di una persona dipende dalla qualità delle sue interazioni col resto del mondo, qualità che dipende a sua volta dalla qualità della sua visione del mondo.

Pertanto, per essere più felici, dobbiamo migliorare la nostra visione dello mondo in modo da migliorare le nostre interazioni con esso.

Paura dell'esclusione e stupidità

2022-07-21   Appartenere   |   Paura   |   Stupidità
La paura (conscia o inconscia) di essere esclusi dalle proprie comunità di appartenenza rende stupidi.

Conoscenze che offendono

2022-07-23   Conoscere   |   Natura umana   |   Confliggere
È difficile parlare della natura umana senza offendere qualcuno. E chi dice parole che non offendono nessuno non dice nulla di importante.

Carattere e appartenenze

2022-07-23   Appartenere   |   Differenze umane
Ogni umano è caratterizzato dalle proprie appartenenze.

Riti di appartenenze

2022-07-23   Appartenere   |   Riti e rituali
In un certo senso (quello dell'appartenenza) andare ad un concerto è come andare a messa.

Tre tipi di dialogo

2022-07-23   Interagire   |   Comunicazione
Ci sono tre tipi di dialogo: quello confermativo, che serve a confermare le idee e le appartenenze condivise con l'interlocutore; quello distruttivo, che serve a svalutare le idee e le appartenenze dell'interlocutore; e quello costruttivo, che serve a produrre nuove idee con l'aiuto dell'interlocutore.

Sull'esaltazione dell'umiltà

2022-07-23   Stupidità   |   Arroganza
Per effetto dell'esaltazione dell'umiltà, c'è chi si vanta della propria stupidità.

Appartenenze condizionate

2022-07-23   Appartenere
Ogni appartenenza necessità il rispetto di certe regole (forme, norme, valori) e la soddisfazione di certi requisiti (obblighi e divieti). In altre parole, ogni apppartenenza è condizionata.

Essere tutto

2022-07-23   Appartenere
Chi è (o sente di essere) parte di un insieme tende a credere (consciamente o inconsciamente) di essere l'insieme stesso. Infatti l'inconscio, a mio avviso, non riesce a distinguere un insieme dalle singole parti che lo compongono, cioè non riesce a dividere un insieme in parti autonome. Tale divisione è possibile solo alla ragione cosciente. È così che a volte qualcuno crede in cuore suo di essere il mondo intero, o Dio stesso, e gode la libido della fusione mistica con il tutto.

Sulla formazione delle folle

2022-07-23   Appartenere
Le folle si formano perché le persone ne sono attratte, desiderano formarle e farne parte. Perché far parte di una folla fa sentire più grandi, più potenti, più giusti e invulnerabili.

Sul significato del verbo essere

2022-07-24   Conoscere   |   Caffè filosofico
C’è un libro che mi ha cambiato la vita, e questo libro parla, tra le altre cose, del verbo essere e delle conseguenze deplorevoli di un suo uso acritico. Altri temi di cui il libro si occupa sono la logica non aristotelica, i processi di astrazione e l'epistemologia.

Il libro si intitola “Science and Sanity” e l’autore è Alfred Korzybski (1879-1950), fondatore di una scuola di pensiero chiamata “Semantica generale”, che non ha molto a che vedere con la semantica in senso linguistico, ma con le risposte cognitive ed emotive della mente umana agli stimoli del linguaggio.

“La mappa non è il territorio” (una massima coniata da Korzybski), ma quando usiamo il verbo essere non è chiaro se stiamo parlando del territorio (cioè della realtà oggettiva) o della mappa  (cioè della rappresentazione soggettiva e infinitamente ridotta della realtà, memorizzata nel nostro cervello). Infatti quasi ogni volta che usiamo il verbo essere ci stiamo riferendo a elementi della mappa illudendoci, e affermando, di fare riferimento alla realtà del territorio.

Infatti noi non conosciamo la realtà così come essa è, ma conosciamo ciò che di essa abbiamo raccolto nel nostro cervello attraverso gli organi di senso e i vari livelli filtraggio, trasformazione e astrazione, anche in base alle nostre motivazioni e ai nostri interessi. Perciò tutti i nostri pensieri e le nostre affermazioni, e in particolare quelle in cui si fa uso del verbo essere, riguardano elementi delle nostre mappe mentali. Dunque non riguardano la realtà, ma le nostre rappresentazioni di essa, che sono infinitamente più semplici e rigide, oltre che soggettive. Ovviamente le mappe mentali sono molto utili, anzi, indispensabili per orientarci, ma non dobbiamo mai dimenticare che si tratta di mappe, con i limiti di tutte le mappe.

Confondere la mappa col territorio è causa di problemi di cognizione e di problemi di comunicazione. Secondo Korzybski, molti mali dell’umanità sono causati proprio dalla confusione tra mappa e territorio, confusione causata specialmente dell’uso sbagliato e acritico del verbo essere.

Per quanto riguarda il significato del verbo essere, direi che questo è comunemente usato soprattutto come:

  • affermazione di una identità (o identificazione o equazione) tra due termini assolutamente identici. Esempi: X = Y; io sono Bruno Cancellieri

  • attribuzione di una proprietà, qualità, capacità, forma, funzione, ruolo  etc. ad un ente. Esempi: “X è bello”, X è stupido, X è grande, X è lontano, X è il capo, X è l’autista

  • attribuzione ad un ente, di un’appartenenza ad una classe, gruppo, categoria o insieme concreto o astratto. Esempi: X è uno scrittore, X è un politico, X è un premio Nobel, X è uno studente

  • attribuzione ad un ente, di un contenuto o di una serie di parti, elementi o aspetti di sua pertinenza. Esempi X è una comunità, X è un insieme, X è un sistema, X è una composizione, X è una organizzazione

La logica aristotelica, con il suo principio di non contraddizione, asserisce che un enunciato, specialmente se contiene il verbo essere, non può “essere” (e sottolineo "essere") vero e falso allo stesso tempo e sotto lo stesso riguardo, ma deve essere vero "o" falso. Infatti, noi diciamo che “A è B” oppure che “A è diverso da B” e non ammettiamo altre possibilità (tertium non datur).

Questo principio di non contraddizione, se applicato in modo assoluto, non circostanziato e non misurato, riflette la rigidità e staticità delle nostre mappe mentali (quelle consce e ancor più quelle inconsce). Tuttavia, in natura, molte relazioni, soprattutto per quanto riguarda le attività e i rapporti umani, sono dinamiche e variabili nel tempo e nelle dimensioni, per cui se diciamo che A è B dovremmo aggiungere in quale contesto ciò è vero, quando e per quanto tempo, in quali luoghi, in quale misura o con quale probabilità, in relazione a chi o a cosa, da quale punto di vista, in quale senso, con quali eccezioni etc.

Il verbo “essere” da solo significa solo “esistere”, ma usarlo da solo non serve a nulla. Sono necessari un soggetto e un secondo termine (a meno che non si voglia semplicemente dire che una certa cosa esiste). In altre parole, il verbo essere esprime una relazione tra due termini, ovvero mette due termini in una certa relazione. Tale messa in relazione, se non circostanziata, relativizzata, misurata, può essere problematica in quanto riduttiva, estrema o assoluta, e in tal senso falsa, in quanto non corrispondente ad una realtà molto più complessa, dinamica e variabile.

Per tale ragione, al fine di una comunicazione più realistica, significativa e misurata, può essere utile sostituire il verbo essere con un verbo o una perifrasi più appropriati, e/o aggiungere alla frase elementi che permettono di relativizzare l’enunciazione.

Esempi di verbi che possono essere usati come alternative al verbo essere:

  • appartenere (ad una categoria, gruppo, insieme ecc.)

  • possedere (certe proprietà o certi titoli)

  • avere (pensieri, idee, motivazioni, abitudini ecc.)

  • fare

  • comportarsi

  • agire

  • interagire

  • dare

  • praticare

  • contenere

  • apparire

  • assomigliare

  • essere costituito da….

  • coincidere

  • essere causato da

  • causare

  • essere collegato con

  • comportare

  • implicare

  • accompagnare

  • etc.

Concludo con alcuni esempi di sostituzione del verbo essere:

  • “l’uomo è cattivo” diventa “l’uomo fa (anche) cose cattive”

  • “io sono un programmatore” diventa “io scrivo (anche) programmi per computer”

  • “X è fascista” diventa “X ha (anche) idee di estrema destra”

  • “X è uno psicoterapeuta” diventa “X pratica la psicoterapia”

  • “X è fedele a sua moglie” diventa “X finora non ha avuto rapporti extraconiugali”

  • “X è nemico del popolo” diventa “X ha sosenuto delle politiche contrarie agli interessi della nostra nazione”

  • “gli abitanti di Y sono stupidi” diventa “un certo numero di abitanti di Y hanno dimostrato scarso successo nell’affrontare problemi di un certo tipo”.


Sulla Semantica Generale di Alfred Korzybski

2022-07-24   Conoscere   |   Orientarsi
La «mappa» è una metafora del contenuto di una mente, che si costruisce attraverso le esperienze e il linguaggio. La nostra visione del mondo dipende rigidamente dal contenuto della nostra mente, e tale contenuto è infinitamente più piccolo e più rigido della realtà esterna. Pertanto si può dire che la mente (e quindi il pensiero) sta alla realtà così come una carta sta ad un territorio, o come un dipinto sta alla realtà che il pittore ha cercato di descrivere sulla sua tela, o come una biografia sta alla vita della persona raccontata. La “carta”, ovvero la struttura mentale, è una selezione della realtà, estremamente ridotta, statica e rigida, come il software di un computer.

Nessuno conosce alcun territorio in sé. Ognuno conosce solo alcuni aspetti di alcuni territori, cioè gli aspetti registrati nella sua mappa mentale. Scambiare la mappa per il territorio è illudersi di conoscere la realtà. In realtà ognuno di noi conosce solo le proprie mappe mentali, ma di questo quasi nessuno si rende conto.

Dire che la mappa non è il territorio sembra ovvio e banale, ma è una metafora per dire che il mondo rappresentato nella nostra mente non è il mondo reale, ma il risultato di una selezione, riduzione, trasformazione e astrazione statica e rigida. Il linguaggio che siamo abituati ad usare (tra cui l'uso del verbo essere) non ci aiuta a capire la differenza, anzi, ci induce a illuderci che non ci sia una differenza tra la nostra visione del mondo e il mondo stesso.

La mappa è indispensabile per orientarsi, perché non abbiamo altri strumenti per farlo, ma dobbiamo ricordarci che si tratta di una mappa, con tutti i suoi limiti. Confondere la mappa col territorio è anche una forma di hybris, cioè di arroganza cognitiva.

La semantica generale di Korzybski, se insegnata nelle scuole superiori e nelle università potrebbe contribuire a trasformare la società in una più sana intellettualmente e psicologicamente, e a migliorare la comunicazione interpersonale.

Queste nozioni, e molte altre ad esse correlate, sono approfondite e argomentate in circa 900 pagine disponibili gratuitamente online in http://esgs.free.fr/uk/art/sands.htm . Esiste una versione stampata ridotta di "Science and sanity", che io ho letto, di circa 400 pagine.

Che io sappia, le opere di Korzybski, scritte in inglese, non sono state tradotte in altre lingue, ad eccezione di una raccolta di suoi articoli tradotta in francese, dal titolo "Une carte n'est pas le territoire : Prolégomènes aux systèmes non-aristotéliciens et à la sémantique générale" che si può trovare su amazon.fr

Sui libri

2022-07-25   Comunicazione
Un libro è un ponte tra il lettore e l'autore, e tra il lettore e gli altri lettori.

Vantaggi e svantaggi dei rapporti sociali

2022-07-25   Interagire   |   Competere   |   Cooperare
I rapporti interpersonali comportano vantaggi e svantaggi, e ognuno vorrebbe avere più vantaggi e meno svantaggi. Il problema è che i vantaggi per alcuni corrispondono a svantaggi per altri, e viceversa.

La mappa nella mappa

2022-07-25   Conoscere   |   Mente
Nella nostra mappa mentale della realtà, da qualche parte dovremmo rappresentare anche la mappa stessa.

Mappe della realtà

2022-07-26   Conoscere   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Ciò che abbiamo in mente quando pensiamo alla realtà non è la realtà, ma la nostra mappa della realtà.

Sistema nervoso e realtà

2022-07-26   Conoscere   |   Mente
Il sistema nevoso di un essere vivente contiene una mappa della realtà che lo interessa.

Indovinare e immaginare la realtà

2022-07-26   Conoscere   |   Mente   |   Relazioni
Non possiamo conoscere la realtà direttamente né completamente. Possiamo solo tentare di indovinare e immaginare alcuni suoi aspetti, cioè alcune sue relazioni.

Per piacere o per paura

2022-07-27   Piacere e dolore   |   Paura   |   Comportamento
Noi facciamo ciò che facciamo, per piacere o per paura, e un piacere può essere causato dalla diminuzione di una paura.

Domande sul gradimento

2022-07-27   Domande   |   Gradimento
Nel rapporto tra due umani, ognuno di essi dovrebbe chiedersi: che cosa il mio interlocutore gradirebbe che io gli dicessi o gli facessi? E che cosa io gradirei che il mio interlocutore mi dicesse o mi facesse?

Fascisti inconsapevoli

2022-07-28   Libertà   |   Politica
I peggiori e più pericolosi fascisti sono quelli che non sanno di esserlo, mentre i fascisti autentici sono facilmente riconoscibili e perciò più facili da smascherare e da contrastare. L'Italia è piena di fascisti inconsapevoli, che del fascismo vedono solo i lati positivi, i quali si riducono ad uno solo: l'ordine sociale, non importa come venga ottenuto. Tutto il resto, come la libertà di espressione, per loro non è importante.

Quando l'estetica influenza l'etica

2022-07-28   Etica   |   Bellezza
Da bambino pensavo che le persone "brutte" fossero anche cattive. Colpa di Walt Disney?

Un problema fondamentale dell'umanità

2022-07-28   Etica   |   Libertà
Ogni umano, consciamente o inconsciamente, vorrebbe essere libero di fare qualunque cosa gli piaccia fare, senza limiti, e al tempo stesso, per la propria sicurezza e per una convivenza pacifica e produttiva, vorrebbe limitare la libertà altrui. Il mancato riconoscimento di uguali diritti e doveri a tutti gli esseri umani è un problema fondamentale dell'umanità.

Sul pensiero

2022-07-28   Pensare   |   Volontà
Il pensiero segue una struttura reticolare.

Sulla paura di conoscere le proprie vere motivazioni

2022-07-29   Natura umana   |   Motivazioni   |   Paura
Trovo paradossale, per non dire assurdo, che parliamo così poco (e quel poco in modo così confuso) delle cose più importanti per noi esseri umani, cioè delle nostre motivazioni (bisogni, desideri, pulsioni ecc.) e del piacere e del dolore connessi con la loro soddisfazione e insoddisfazione, come se fossero temi su cui sappiamo già abbastanza e su cui non si può scoprire nulla di interessante oltre quanto già sappiamo (o crediamo di sapere).

La mia tesi (o ipotesi) è che ci sia una diffusa paura inconscia di analizzare tali aspetti fondamentali della natura umana, e questa paura è a mio avviso dovuta alla paura (anch’essa inconscia) di essere mal giudicati qualora emergessero le vere motivazioni che determinano il proprio comportamento.

Mi sembra evidente che l’uomo, almeno nella nostra cultura, non sia motivato a conoscere le proprie motivazioni né la loro causa, e questo fatto dovrebbe preoccuparci oltre che sorprenderci, per il semplice fatto che il comportamento di un essere umano, nel bene e nel male, è determinato in primo luogo dalle proprie motivazioni, e non è possibile migliorare la società se non si migliorano le motivazioni (per quanto siano modificabili) e se non si gestiscono in modo da soddisfarle il più possibile nel rispetto dei diritti umani, della giustizia, dell’etica e della salute.

Sulla dignità

2022-07-30   Etica   |   Natura umana
Un essere umano è disposto a mettere qualunque cosa in discussione, tranne la propria dignità.

Dignità e autoinganno

2022-07-30   Autoinganno   |   Dignità
Un essere umano è disposto a mettere qualunque cosa in discussione, tranne la propria dignità, e in questa rientrano anche la propria salute mentale e la propria moralità. Per questo, forse, le persone non amano indagare le proprie motivazioni profonde, perché potrebbero mettere in discussione la propria dignità. Forse per lo stesso motivo la psicologia non è molto popolare, in quanto cerca di capire le vere ragioni del comportamnento umano, che non sono quasi mai quelle che le persone dichiarano e credono di conoscere. Perché l'autoinganno è la regola. Nietzsche diceva: "Nei singoli la follia è una rarità: ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola". L'autoinganno è il meccanismo che la mente usa per proteggere se stessa dal dolore causato da certe verità.

Le facce del cubo

2022-07-31   Conoscere
Quando due persone guardano un cubo da punti di vista opposti, ognuna vede facce del cubo diverse, ma il cubo è lo stesso.

Felicità e compassione

2022-08-02   Felicità   |   Empatia
Si può essere felici sapendo che altri soffrono?

Gradi di appartenenza

2022-08-02   Appartenere
L'appartenenza ad un insieme sociale non è un fatto binario (sì/no). Si può appartenere in una certa misura, che varia dallo zero al cento per cento.

Mettere in discussione

2022-08-02   Conoscere   |   Confliggere
Qualsiasi cosa può essere messa in discussione, e potrebbe essere utile farlo.

Vorrei precisare che non dovremmo mettere tutto in discussione, ma decidere cosa sia conveniente mettere in discussione senza escludere alcunché a priori. Il che equivale a non considerare nulla "sacro".

Insomma, dovremmo essere aperti alla discussione di qualsiasi cosa, ma apertura non significa compulsione. La differenza non è sottile.

Sul potere dell'uomo

2022-08-03   Natura umana   |   Motivazioni   |   Potere
Il potere di una persona consiste nella quantità e qualità di danni e di benefici che essa può arrecare ad altri umani e ad altri esseri viventi. Perciò, per dimostrare il proprio potere, certe persone danneggiano e/o beneficano gli altri e la natura per quanto è loro possibile. D'altra parte, dimostrare il proprio potere è un modo per ottenerlo, perché la gente rispetta e teme gli altri in misura proporzionale al potere che essi dimostrano loro.

Sull'autoinganno

2022-08-04   Autoinganno
Chi si crede immune da autoinganni s'inganna.

Comprensione vs. condivisione

2022-08-06   Condividere   |   Comprendere
Io desidero prima di tutto che le mie idee vengano capite, anche se non vengono condivise. Ma ho spesso l'impressione che chi non condivide le mie idee non le condivide perché non le ha capite, non perché abbia trovato in esse degli errori o delle falsità.

Disaccordo e incomprensione

2022-08-06   Confliggere   |   Comprendere
Succede comunemente che uno trovi errori e/o falsità nelle idee di un altro solo perché non le capisce, e/o perché non riesce a sopportarne le conseguenze emotive.

Inclusività ed esclusività di ogni comunità

2022-08-06   Appartenere   |   Valutare   |   Conformismo
Ogni comunità è esclusiva e inclusiva allo stesso tempo. Inclusiva verso chi ne rispetta le regole (forme, norme, valori), esclusiva verso chi non le rispetta.

Sostituiti e disintegrati

2022-08-06   Interagire   |   Vita   |   Morte
Saremo sostituiti e disintegrati.

Sulla comunicazione di sentimenti

2022-08-07   Emozioni e sentimenti   |   Comunicazione   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Idee
 Cosa vogliamo comunicare quando comunichiamo? Idee, sentimenti e/o associazioni tra idee e sentimenti? 

L’appartenenza ad un certo insieme sociale richiede anche la condivisione di sentimenti, o meglio, la condivisione di associazioni idee-sentimenti. Ciò implica esprimere (attraverso messaggi verbali) che certe cose (idee, forme, eventi, fatti, comportamenti ecc.) ci piacciono e altre ci dispiacciono, che certe cose ci fanno arrabbiare e altre ci rasserenano, che certe cose ci attraggono e altre ci repellono,. Questo è un modo di comunicare e di condividere sentimenti.

Per molte persone, la comunicazione “sentimentale” si limita a questo. Altre persone cercano di capire razionalmente e sistemicamente il perché di certi sentimenti, cioè le logiche che li suscitano, vale a dire: perché certe cose ci piacciono e altre ci dispiacciono. Io appartengo a questa seconda categoria.

Le ragioni del disaccordo

2022-08-08   Confliggere
Le persone in disaccordo farebbero bene a trovare un accordo sulle ragioni del loro disaccordo.

Perché la malattia mentale è stigmatizzata nella nostra società

2022-08-10   Psicopatia   |   Caffè filosofico
(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 16/8/2022 - Versione francese)

Per cominciare direi che ciò che viene da molti stigmatizzato, cioè considerato repellente, orribile o triste, non è tanto la malattia mentale, quanto i malati mentali.

Comunque è bene definire prima di tutto il significato del termine “malattia mentale”. A tal proposito credo che occorra distinguere diverse “forme” di malattia mentale:

  • Grave riduzione della memoria (amnesia) e/o di ragionamento logico, demenza, Alzheimer

  • Allucinazioni (vedere cose che non esistono, come se fossero reali e presenti), delirio

  • Fobie, panico, ansia, angoscia

  • Paranoia, mania di persecuzione

  • Manie, ossessioni, compulsioni

  • Depressione, apatia

  • Autismo, Asperger

  • Incapacità di distinguere i significati metaforici da quelli letterali, e i giochi dalle attività serie

  • Comportamento asociale, assenza di freni morali, incapacità di comprendere le regole vivere civile, narcisismo estremo

  • Terrorismo

  • Etc.

In secondo luogo non penso la condizione di malato sia binaria (cioè che una persona è malata di mente o non lo è). Intendo dire che un essere umano può essere più o meno malato, ed in una certa misura diversa da persona a persona siamo tutti malati.

Infatti, mentre per le malattie come ad esempio il diabete si può adottare una soglia di valore della glicemia al di sopra del quale convenzionalmente si considera il soggetto malato, per le malattie mentali questo è praticamente impossibile, per cui la diagnosi di malato mentale è sempre discrezionale e soggettiva. Comunque, la malattia mentale non è misurabile in termini numerici.

Detto questo, i cosiddetti malati di mente sono a mio avviso stigmatizzati, anche se non da tutti, per questi possibili motivi:

  • in quanto ipodotati o disabili

  • in quanto imprevedibili, strani, non controllabili, non affidabili, pericolosi per sé e per gli altri

  • perché con essi la comunicazione e l’interazione sociale è difficile o impossibile.

Il terzo caso mi sembra il più importante.

Infatti, con una persona fisicamente disabile o fisicamente malata si può comunque comunicare e interagire perfettamente, ma con un malato di mente la comunicazione e interazione è ridotta o impossibile, è questo è molto grave, dato che gli esseri umani hanno bisogno soprattutto di comunicare e interagire socialmente.

Perché la morte fa paura

2022-08-10   Appartenere   |   Paura   |   Morte
La morte fa paura perché comporta la perdita di ogni appartenenza e di ogni possesso.

Tra soggetto e oggetto

2022-08-10   Appartenere
Il soggetto possiede l'oggetto e/o è posseduto da esso.

Perdere le appartenenze

2022-08-10   Appartenere   |   Paura
Ogni umano teme la perdita delle proprie appartenenze.

Rinunciare per condividere

2022-08-10   Appartenere   |   Condividere
Regalare qualcosa a qualcuno significa rinunciare ad una proprietà in cambio della condivisione di una storia.

Controllare le appartenenze proprie e altrui

2022-08-10   Interagire   |   Appartenere
Per ognuno sono importanti non solo le proprie appartenenze ma anche quelle altrui, anzi, è importante il confronto tra tali appartenenze. Inoltre ognuno, se potesse, cercherebbe di cambiare non solo le proprie appartenenze, ma anche quelle altrui. 

Sulla necessità di illudersi che il libero arbitrio esista

2022-08-12   Libero arbitrio   |   Illusione
A che serve indagare gli automatismi della volontà se il libero arbitrio è solo un'illusione e quindi non possiamo fare altro che obbedire a tali automatismi?

La risposta è che abbiamo bisogno di illuderci di possedere il libero arbitrio. Senza tale illusione la nostra vita, specialmente quella sociale, sarebbe insopportabile, e la nostra specie si estinguerebbe (per non parlare dei problemi giuridici, per cui nessuno sarebbe colpevole di alcunché). L'illusione del libero arbitrio è spontanea e non dobbiamo fare alcuno sforzo per illuderci. Lo sforzo dobbiamo farlo per disilluderci e questo sforzo dobbiamo farlo quando ci rendiamo conto che dobbiamo mettere in discussione il nostro comportamento in quanto erroneo, inefficace, inefficiente o controproducente in termini di soddisfazione dei nostri bisogni.

In altre parole nella vita pratica di tutti i giorni dobbiamo continuare a illuderci di essere "padroni in casa nostra", ma quando facciamo introspezione o psicoterapia, dobbiamo capire i meccanismi che determinano il nostro comportamento, per cercare di modificarne gli "input" in modo da migliorare gli "output".

Lo so che sembra assurda questa transizione reversibile tra illusione e disillusione, ma io credo che le cose stiano così, pur ammettendo che c'è qualcosa di misterioso e di incomprensibile in questo "gioco".

Mi pare che quanto ho detto corrisponde al pensiero di William James (psicologo e filosofo pragmatista), che si è occupato molto del libero arbitrio, arrivando persino a difendere le religioni pur riconoscendone l'illusorietà.

Sulla percezione della realtà

2022-08-12   Conoscere   |   Percezione
Ciò che vediamo non è la realtà, ma la trasformazione e codificazione di una sua parte infinitamente piccola.

Visione del mondo, mappe mentali e salute mentale

2022-08-13   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Percezione
Attraverso gli occhi, nel presente, noi vediamo una piccola parte del mondo, più o meno dettagliata, che dipende dalla nostra posizione nei spazio e dalla direzione in cui guardiamo. In pratica ciò che vediamo è la stessa cosa cosa che vede una macchina fotografica. In altre parole, in ogni momento vediamo, ovvero catturiamo, una particolare fotografia della realtà.

La nostra visione del mondo è dunque costituita dalla collezione di tutte le fotografie che abbiamo catturato nel nostro cervello, e dall'analisi grafica e logica (automatica e inconsapevole) di ognuna di esse, per cui riconosciamo forme e oggetti in essere contenuti, e stabiliamo i collegamenti logici,  cognitivi ed emotivi tra di essi.

Tale visione è una mappa mentale della realtà, anzi una serie di mappe tra loro più o meno integrate logicamente.

A tal proposito, uno dei modi in cui si può definire la salute mentale di una persona è il grado di integrazione, o coerenza, tra le proprie mappe mentali.

Amore per la verità vs. amor proprio

2022-08-14   Confliggere   |   Giudicare   |   Verità   |   Amare
Io sospetto che dietro l'amore per la verità si nasconda l'amor proprio, cioè il timore di essere disprezzati da chi ha idee contrarie alle nostre. Questo amor proprio è alla base dei conflitti che si celano dietro apparenti dialettiche. Infatti è difficile, per una persona non disprezzare coloro che lo disprezzano, anche se il disprezzo altrui è solo presunto.

Intendo dire che noi ci "aspettiamo" di essere disprezzati da coloro che disprezzano le nostre idee. Non ci sarebbe nessun problema a credere a qualunque cosa, anche le più assurde, purché non si cerchi di imporre agli altri le proprie idee e non si faccia proselitismo. Il problema più rilevante è a mio avviso l'amor proprio offeso. Insomma è una questione emotiva più che cognitiva.   

L'amor proprio è la difesa della propria dignità sociale, in senso intellettuale e morale. La dialettica può essere un mezzo come altri per attuare tale difesa. Dopo la sopravvivenza, la dignità sociale è per l'uomo la cosa più importante, perché senza quella rischia l'isolamento, e quindi la morte civile e poi quella fisica. L'inconscio lavora per difendere la dignità sociale della persona.

Sulla pubblicità

2022-08-16   Appartenere   |   Pubblicità
La pubblicità vende, insieme al prodotto che vuole vendere, l'appartenenza all'insieme degli utenti di quel prodotto. Perciò il messaggio pubblicitario si concentra, più che sulle qualità del prodotto in vendita, sulle presunte qualità dei suoi utenti.

Sulla razionalità e il suo contrario

2022-08-16   Religione   |   Ragionare
Quando con la razionalità non riesce a risolvere i prorpi problemi, l'uomo ricorre all'irrazionalità. Come dice la canzone: proviamo anche con Dio, non si sa mai...

Sulla paura della morte e il suo contrario

2022-08-16   Paura   |   Morte
Dicono che Piero Angela abbia aspettato con grande serenità la morte che stava per sopravvenire. Come lo spiegano coloro che ritengono normale e universale, per un essere umano, aver paura e angoscia della morte?

Umorismo e verosimiglianza

2022-08-16   Umorismo
Quando ci capita di ridere, proviamo una certa emozione della durata di pochi secondi, a cui forse non è stato ancora dato un nome. Io la chiamerei provvisariamente "emozione umoristica".

Ebbene, io suppongo che l'emozione umoristica sia suscitata dall'ambiguità di una percezione di cui la mente non riesce immediatamente determinare il grado di verosimiglianza.

Nel corso di uno spettacolo umoristico, infatti, si susseguono momenti in cui ciò che viene reppresentato può sembrare verosimile, alternati con momenti in cui ciò che appariva verosimile pochi attimi prima si rivela improvvisamente inverosimile, in un'alternanza che dura fino alla fine dello spettacolo.

In altre parole, ciò che strappa le risate sono i piccoli o grandi colpi di scena che mostrano improvvisamente e inaspettatamente che ciò che sembrava vero o verosimile un attimo prima, è in realtà falso, o in veorimile, che ciò che poco prima sembrava serio è in realtà uno scherzo, che ciò che sembrava proccupante è in realtà rassicurante.

Per far ridere un neonato, infatti si ricorre proprio a questa tecnica. Gli si mostra prima, per pochi secondi, una faccia triste, irata, o aggressiva, a volte accompagnata dalla locuzione "bubu...", e subito dopo gli si mostra una faccia molto allegra e amorevole, accompagnata a volte dalla locuzione "settete!". La rista strappata al neonato è il segno della sua improvvisa rassicurazione, della neutralizzazione del suo timore did subilre un maltrattamento. Ovviamente il tempismo è qui essenziale. Se le due fasi durano troppo, o se tra le due fasi c'è una pausa, l'emozione umoristica non avviene.

Accettazione e ruoli

2022-08-18   Interagire   |   Ruoli sociali
Si fa presto a dire "accettazione", a dire che ognuno desidera essere accettato, e che di conseguenza ognuno dovrebbe accettare l'altro. Ma ogni accettazione implica certi ruoli. Infatti A accetta B solo in certi ruoli, e non in certi altri. Dovremmo allora chiederci: in quali ruoli sono disposto ad accettare X? In quali ruoli X è disposto ad accettare me? Come pari? Come superiore? Come inferiore? Come maestro? Come allievo? Come guida? Come seguace? Come padrone? Come servitore? Come collaboratore? Come cliente? Come fornitore? Come compagno di giochi? Come soccorritore? Come amico? Come partner erotico? Ecc.

Chi rifiuta la competizione?

2022-08-20   Competere   |   Gerarchia
Tra le persone che rifiutano la competizione ci sono coloro che non temono di risultare perdenti e coloro che lo temono.

Paura e pensiero

2022-08-20   Pensare   |   Paura
Per paura della guerra, del disordine e della solitudine l'uomo è pronto a rinunciare alla libertà di pensare e di giudicare in modi diversi da quelli della comunità a cui appartiene.

A che serve una predica religiosa?

2022-08-20   Religione   |   Apprendere
Quando un prete fa una predica, cosa intende ottenere? Qual è lo scopo del suo discorso? Quali sono i suoi obiettivi? Cosa chiede, offre o propone a chi lo ascolta? Cosa spera, desidera o si auspica da chi lo ascolta?

Ebbene, ritengo plausibile che egli desideri indurre gli ascoltatori a credere in certe sue affermazioni o narrazioni e a non credere in certe altre affermazioni o narrazioni di segno contrario. E ritengo anche plausibile che egli desideri indurre gli ascoltatori a comportarsi in certi modi e a non comportarsi in certi altri.

Cosa vorrebbe il prete far credere ai suoi ascoltatori? Ecco alcune ipotesi:

  • che ciò che lui dice è vero

  • che lui è una persona affidabile, sincera e degna di fiducia

  • che lui desidera il bene dei suoi ascoltatori

  • che l’istituzione che egli rappresenta è prevalentemente sana, buona e utile

  • che ciò che è scritto nei documenti fondamentali della religione che professa è veritiero e utile

  • che il suo operato è utile alla società e perciò merita di essere retribuito

  • che seguendo le sue istruzioni si otterranno dei vantaggi, dei benefici, dei piaceri, tra cui il paradiso dopo la morte

Quali comportamenti il prete vorrebbe che i suoi ascoltatori adottassero? Ecco alcune ipotesi:

  • rispettare lui e l’istituzione che rappresenta, e astenersi dal criticarla

  • non mettere in discussione la propria autorità morale e intellettuale

  • propagandare i suoi messaggi. fare proselitismo

  • formare comunità unite nella sottomissione all’autorità religiosa da lui rappresentata

  • essere solidali e caritatevoli verso chi rispetta la sua autorità religiosa

  • manifestare la propria sottomissione all’autorità religiosa mediante la partecipazione a riti liturgici

  • riconoscere il proprio ruolo di indispensabile intermediario tra l’uomo e Dio

In conclusione, lo scopo del prete è a mio avviso quello di “educare” le menti dei suoi ascoltatori in modo da conferirgli un potere morale e intellettuale su di loro. Il prete ha infatti successo quando il suo ascoltatore crede di aver bisogno della sua guida spirituale allo scopo di piacere a Dio e di essere da Lui accolto dopo la morte e, nel frattempo, allo scopo di far parte della comunità dei credenti.

Desiderio e paura di differenziarsi

2022-08-21   Differenze umane   |   Paura
Chi vuole differenziarsi è mal visto da chi teme di essere diverso.

Desiderio segreto

2022-08-22   Desiderare   |   Obbedienza
Ciò che l'uomo segretamente più desidera è che gli altri obbediscano ai suoi voleri, cioè che pensino come lui vuole e facciano ciò che lui vuole.

Cosa interessa all'uomo

2022-08-22   Interagire   |   Motivazioni
All'uomo interessa sapere quali pensieri, sentimenti, motivazioni e intenzioni gli altri hanno nei suoi confronti, e poter influenzare a proprio favore quei pensieri, quei sentimenti, quelle motivazioni e quelle intenzioni.

Cosa ci interessa della morale

2022-08-22   Etica   |   Giudicare
Quando si parla di morale, a molti interessa solo una cosa: non essere accusati di immoralità. Il resto è per loro indifferente.

Perché temiamo di essere accusati di immoralità?

2022-08-22   Etica   |   Competere   |   Cooperare
Il motivo per cui temiamo di essere accusati di immoralità è che in tal caso si perderebbe o si ridurrebbe la possibilità di cooperare con altri umani, che è qualcosa di cui noi umani abbiamo assolutamente bisogno e a cui non possiamo rinunciare. Quindi la morale non è fine a se stessa, ma serve a facilitare la cooperazione. Serve in realtà anche a favorire il soggetto nella competizione se è vero che esiste una "gerarchia morale" o del prestigio etico, che permette di accedere ai ranghi più alti della società.

Potere e morte

2022-08-23   Potere   |   Morte
Ci sono persone che desiderano la morte di coloro su cui non riescono ad esercitare alcun potere.

Ciò che l'uomo desidera soprattutto

2022-08-23   Motivazioni   |   Potere   |   Desiderare
Ciò che soprattutto l'uomo desidera è il potere sugli altri.

Perché e come comunicare

2022-08-27   Bisogni   |   Comunicazione   |   Caffè filosofico
(Mia comunicazione al gruppo WhatsApp "Caffè filosofico)

Da qualche giorno non intervengo nelle diverse discussioni in questo gruppo, tuttavia le seguo, e mi chiedo perché le persone dicono ciò che dicono, e rispondono come rispondono a ciò che dicono gli interlocutori. In altre parole, mi chiedo perché comunichiamo, e perché lo facciamo come lo facciamo. Con la parola “perché” io intendo sia la causa, sia il fine, che insieme costituiscono ciò che possiamo chiamare la “motivazione”.

Ebbene, io credo che comunichiamo soprattutto per stabilire o confermare delle relazioni sociali, e una relazione sociale implica la condivisione di qualcosa di materiale o di immateriale, come potrebbe essere il fatto di avere comuni pensieri, comuni sentimenti o gusti, o comuni obiettivi.

Quando uno dice: “questa cosa mi è piaciuta”, spera che piaccia anche ai suoi interlocutori, che anche loro la trovino importante come lui la trova, e se questo non avviene prova un certo sconforto, un senso di solitudine, che nel peggiore dei casi, quando la non condivisione è sistematica, è un senso di disperazione.

E allora mi chiedo, noi che facciamo parte di questo gruppo “virtuale”, cosa abbiamo in comune? Cosa condividiamo?

E mi chiedo anche se un gruppo come questo, debba servire solo a condividere idee e sentimenti, o anche ad altro, come, ad esempio,  a crescere insieme, a imparare non tanto l’uno dall’altro (come chi meno sa impara da chi più sa), ma attraverso la discussione creativa, dove i dialoganti apprendono grazie ad una interazione stimolante per entrambi, dove ciò che viene appreso è maggiore della somma di ciò che i dialoganti sapevano prima di dialogare.

Vi invito perciò a riflettere e ad esprimervi, su quanto ho appena scritto, e a comunicare tra noi in modo più creativo. Intendo dire di non limitarci a dire ciò che pensiamo, che ci piace o che speriamo, ma a fare domande, a sollevare problemi, nella speranza che le  risposte altrui possano illuminarci  e stimolarci a trovare noi stessi le risposte (o ad avvicinarci ad esse) , senza prendere necessariamente per buone quelle che gli altri ci danno.

In tal senso vi ripropongo “il gioco delle domande” in forma più o meno rigida.

Crescere insieme, imparare insieme, credo che sia il fine più alto che possiamo proporci, e questo può avvenire solo affrontando insieme certi problemi e cercando insieme le risposte alle domande importanti della vita, presumendo di non conoscere già le risposte stesse o di conoscerle in modo insufficiente.

Motivazioni e felicità

2022-08-30   Motivazioni   |   Felicità
Come ho detto altrove, a me interessa soprattutto indagare le dinamiche interpersonali, specialmente in caso di conflitti. La mia idea è che le vere motivazioni da cui dipendono le interazioni tra persone sono rimosse (in senso psicoanalitico) in quanto considerate inconsciamente immorali. Intendo dire che se io chiedo ad una persona: perché hai detto (o fatto) quella cosa a X? Oppure: perché hai reagito in quel modo quando X ti ha detto (o fatto) quella cosa? Ebbene, suppongo che le risposte che riceverò saranno false e tali da dissimulare i veri motivi delle azioni e delle reazioni.
La necessità di convivere pacificamente e cooperativamente ci induce a nascondere i nostri veri desideri e le nostre vere opinioni riguardo al prossimo, e siamo talmente abituati a mentire (per non offendere o deludere il prossimo) che crediamo alle nostre stesse menzogne. Per esempio, per quanto riguarda la felicità, io sono certo che essa dipende soprattutto dalla qualità delle relazioni interpersonali e siccome queste sono coperte da menzogne a cui noi stessi crediamo, abbiamo idee confuse ed errate su quali siano gli ingredienti della felicità.


Voglio essere riconosciuto per ciò che sono

2022-08-30   Giudicare   |   Identità
Voglio essere riconosciuto per ciò che sono. Se sono un genio, mi si dica che sono un genio, se sono un verme, mi si dica che sono un verme, se sono mediocre, mi si dica che sono mediocre.

La patente di arrogante

2022-08-30   Arroganza
Come il menagramo di Pirandello che chiese la patente di iettatore, così io chiedo la patente di arrogante, essendo stufo di essere considerato arrogante a sproposito.

Apprendimento passivo vs. attivo

2022-08-31   Apprendere
Ci sono due modi di imparare: passivo e attivo.

Nel modo passivo riceviamo informazioni che una fonte sceglie di inviarci, e ne traiamo inferenze e conclusioni.

Nel modo attivo poniamo domande alla fonte delle informazioni e consideriamo le risposte che riceviamo, per costruire le nostre inferenze, e trarre le nostre conclusioni.

Nel modo passivo è più facile che la nostra mente venga manipolata da quella della fonte delle informazioni, secondo i suoi interessi.

Nel modo attivo apprendiamo soprattutto ciò che ci interessa apprendere, e non perdiamo tempo ad apprendere cose per noi inutili, che ci confondono o ci ingannano.

Sulla qualità dei discorsi

2022-08-31   Comunicazione
Ci sono discorsi che imbrogliano e discorsi che sbrogliano, discorsi che confondono e discorsi che distinguono, discorsi che oscurano e discorsi che chiariscono, discorsi che mistificano e discorsi che demistificano.

Momenti drammatici e momenti umoristici

2022-08-31   Appartenere   |   Competere   |   Gerarchia   |   Status   |   Umorismo
Sono drammatici o umoristici i momenti in cui le appartenenze, i poteri o il prestigio di una persona si rafforzano o si indeboliscono. Il cambiamento è percepito come drammatico o umoristico a seconda della posizione dell'osservatore nei confronti del protagonista del cambiamento, e delle tensioni tra di essi.

Sull'empatia

2022-08-31   Emozioni e sentimenti   |   Empatia
L'empatia è un accordo di sentimenti (buoni o cattivi).

L’empatia non è sempre buona

2022-08-31   Empatia
A mio avviso si parla troppo spesso (e a sproposito) dell’empatia come di qualcosa di assolutamente buono e desiderabile, qualcosa che molti auspicano che aumenti il più possibile in generale, come se da essa dipendesse la pace nel mondo, ovvero la comprensione e la cooperazione tra le persone.

Il vocabolario Treccani definisce l’empatia come “la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale”.

Per molti, tuttavia, empatia significa qualcosa di più, e cioè una condivisione di sentimenti, ovvero un rispecchiamento emotivo nel senso che se A è empatico rispetto a B, A tende a provare gli stessi sentimenti o le stesse emozioni di B. In effetti, quando tra due persone esiste un legame affettivo molto forte, come ad esempio tra una mamma e il suo bambino, una sofferenza di questo causa immediatamente e automaticamente una sofferenza nella mamma, e lo stesso vale per una gioia.

D’altra parte ogni umano desidera che il maggior numero possibile di altri provino i suoi stessi sentimenti, e soffre quando non riceve sufficienti dimostrazioni di empatia. Di quali sentimenti stiamo parlando? Di tutti, ovvero di attrazioni e repulsioni, paure e desideri, associati a certi oggetti, persone o idee.

L’accordo col prossimo, sia sul piano cognitivo che su quello emotivo è in effetti qualcosa di molto desiderabile in quanto necessario all’indispensabile cooperazione con gli altri.

Tuttavia non dobbiamo credere che l’empatia, intesa come rispecchiamento emotivo, sia sempre utile e piacevole. Infatti non lo è in due casi molto frequenti.

Il primo caso è quello in cui viene rispecchiata un’emozione dolorosa. In tal caso il dolore di una persona viene trasmesso alla persona empatica, la quale viene praticamente “contagiata” dal dolore. Questo contagio potrebbe alleviare il dolore della persona contagiante, ma costituisce comunque un danno per il contagiato, non solo perché questo prova un dolore, ma anche perché spesso il dolore rende meno lucidi, meno intelligenti, meno creativi e meno produttivi, quindi anche meno capaci di aiutare il sofferente a trovare una soluzione che allevi le sue sofferenze. Basta pensare a i danni che può fare un medico troppo empatico verso un paziente molto sofferente che sta curando.

Il secondo caso è quello in cui il sentimento rispecchiato è morboso, antisociale o immorale, come l’odio ingiustificato o ingiusto. Basti pensare all’empatia di cui Adolf Hitler godeva da parte della maggior parte del popolo tedesco durante la sua attività politica. La storia sarebbe stata meno tragica se il popolo tedesco fosse stato meno empatico verso Hitler e verso i filonazisti. L’empatia è un fattore di conformismo, nel bene e nel male, e in certi casi può costituire un ostacolo al progresso civile.

Per concludere, è importante distinguere l’empatia come interpretazione dei sentimenti altrui (senza necessariamente condividerli) dalla condivisione, o rispecchiamento, dei sentimenti interpretati. 

Nel primo significato l’empatia è molto utile, e raccomandabile, come mezzo di conoscenza del prossimo, della natura umana e delle situazioni sociali in cui ci si trova, per cui possiamo gestire le situazioni stesse con il “tatto” opportuno.

Nel secondo significato l’empatia potrebbe essere dannosa in quanto invalidante o in quanto fattore di imitazione del comportamento altrui anche quando esso è deprecabile.

In ogni caso occorre considerare che l’empatia  è un meccanismo automatico e involontario. Pertanto se ci rendiamo conto che stiamo involontariamente entrando in risonanza con i sentimenti di una persona, è bene chiederci se quei sentimenti sono sani o malsani, e se rispecchiarli non comporti un danno per noi o per la stessa persona che ci ha “contagiato” emotivamente.

Sulla credulità

2022-09-04   Conoscere   |   Falsità
L'uomo è disposto a credere in qualsiasi cosa che comporti premi, vantaggi, piaceri o conforto per chi crede, o punizioni per chi non crede.

Sullo status

2022-09-04   Confliggere   |   Status
Considerando il mio status e quello di un altro, ci sono quattro aspetti da osservare: lo status che mi attribuisco e quello che l'altro mi attribuisce, lo stato che attribuisco all'altro, quello che l'altro si attribuisce. Quanto maggiore è la differenza tra i quattro status, tanto più conflittuale è il rapporto tra me e l'altro.

Competizioni e conflitti palesi e nascosti

2022-09-07   Confliggere   |   Competere   |   Status   |   Caffè filosofico
(Introduzione al caffè filosofico del 8/9/2022)

Il tema che oggi affrontiamo presenta, a mio avviso, tre problematiche principali.

La prima riguarda la natura della competizione tra esseri umani, e in particolare la sua ragion d’essere, i danni e i benefici che essa produce, e la questione se essa sia evitabile o regolabile.

La seconda riguarda la relazione tra competizione e morale, ovvero se, in quali casi e in quale misura la competizione debba essere considerata immorale.

La terza problematica, che è conseguenza delle prime due, riguarda il fatto che la competizione avviene spesso in modo nascosto, dissimulato o rimosso (in senso psicoanalitico), sia per aumentarne l’efficacia, sia perché non si vuole apparire come immorali né agli occhi altrui, né a quelli propri.

Per “conflitto” intendo l’effetto di una competizione, cioè la messa in campo di forze, armi, strumenti e  risorse, e l’attuazione di tattiche ei strategie da parte di una persona o di un gruppo, allo scopo di prevalere rispetto ad un’altra persona o gruppo per il possesso esclusivo di certe risorse o il raggiungimento di certe posizioni gerarchiche o di prestigio. Direi quindi che un conflitto è una competizione attiva, cioè in azione, e che dietro ogni conflitto c’è una competizione, ovvero l’intenzione di prevalere in uno o più contesti. D’altra parte una competizione che non ha ancora dato luogo a conflitti conclamati può essere definita come conflitto “in potenza”.

Suppongo che la competizione tra esseri umani sia innata, ovvero scritta nel nostro codice genetico, e che corrisponda ad un bisogno o istinto specifico. Infatti mi sembra plausibile che essa abbia un valore in senso evoluzionistico, nel senso che prevalgono e si riproducono più facilmente e con i migliori partner sessuali, gli individui più competitivi, che sono anche quelli più sani, più forti e più intelligenti. Tuttavia anche il bisogno di cooperazione è innato e indispensabile per la conservazione della specie, per cui ci deve essere un equilibrio tra bisogno di cooperazione e bisogno di competizione.

La relazione tra competizione e morale è molto stretta. Infatti l’obiettivo della morale è soprattutto quello di eliminare o ridurre la competizione e i conflitti che ne conseguono. La logica di una morale consiste nel promettere benefici (immediati e/o dopo la morte) in cambio di una rinuncia a competere o a confliggere. Il beneficio immediato più evidente è quello di favorire la cooperazione sociale (di cui abbiamo un assoluto bisogno), ottenere la pace (evitando così  i danni e lo stress dei conflitti) e ottenere l’approvazione e i favori da parte delle autorità (politiche, religose, intellettuali, familiari, comunitarie) a tutti i livelli di aggregazione sociale.

Dobbiamo tuttavia osservare che in molti casi è la stessa morale (religiosa o patriottica) a chiedere all’individuo, o ad imporgli, di partecipare ad un conflitto.

L’effetto della morale sulla competizione, come su altre tendenze umane ritenute immorali, non è tanto quello di ridurre i comportamenti immorali, ma quello di dissimularli. Intendo dire che la mente umana tende a rimuovere nell’inconscio le immoralità del soggetto, e a “giustificarle” cioè a rendere leciti i propri comportamenti secondo logiche accomodanti ed elastiche, e a dare pesi diversi alle immoralità proprie e altrui.

Subito dopo l’essere accettati in una comunità, abbiamo bisogno di conquistare in essa la posizione gerarchica (formale o informale, esplicita o implicita) più alta che ci sia possibile raggiungere in funzione delle nostre risorse e capacità, e di difenderla nella competizione con gli altri.

Tuttavia difficilmente una persona ammette che ha fatto ciò che ha fatto per aumentare il proprio status sociale o per evitare una sua diminuzione, ma questa, come spiega bene Will Storr nel suo libro “The Status Game”, è una delle motivazioni più comuni del comportamento umano in ogni contesto sociale (perfino nei caffè filosofici!).

Per concludere, io penso che dovremmo prendere coscienza del nostro istinto di competizione e accettarlo,  per controllarlo meglio, ovvero per evitare che dia luogo a comportamenti inutili o controproducenti. Negare di essere competitivi e di essere sempre impegnati nel “gioco dello status” costituisce un inganno e un autoinganno che non ci aiuta a mantenere la competizione e i conflitti entro limiti sostenibili per noi stessi e per gli altri.

(Vedi anche Interdipendenza, cooperazione, competizione, violenza, autorità)

 

Desiderio di irrealtà

2022-09-07   Conoscere   |   Desiderare

Quando la realtà ci fa soffrire desideriamo qualcosa di diverso, di irreale, e dal desiderare cose diverse dalla realtà nascono le illusioni e le speranze impossibili, che pure ci consolano (almeno per un certo tempo).


Sulla nudità della verità

2022-09-08   Verità   |   Falsità
La verità è nuda, la falsità vestita.

Consapevolezza dell'errore

2022-09-08   Etica   |   Progresso
Se non siamo consapevoli che stiamo errando, non possiamo correggerci.

Lo status più alto

2022-09-09   Status
Lo status più alto appartiene a coloro che non si preoccupano del proprio status.

Il valore di un essere umano

2022-09-10   Valutare
Quanto vale un essere umano? Il valore che gli altri gli attribuiscono.

Sul valore delle persone e delle cose

2022-09-10   Valutare   |   Status
Nessuna cosa ha valore in sé. Il valore di una cosa è sempre relativo alla sua utilità per qualche altra cosa.

Perciò il valore di una persona, e di conseguenza il suo status sociale, non è determinato dal valore che la persona attribuisce a se stessa.

Il valore di una persona è in realtà determinato dal valore che gli altri attribuiscono alla persona stessa e alle sue appartenenze attive e passive.

È infatti considerato arrogante e presuntuoso colui che si attribuisce un valore o uno status indipendentemente da quelli che altri gli attribuiscono.

Tuttavia una persona può stimare il suo valore e il suo status potenziali, e operare al fine che essi si realizzino.

Inoltre, il valore attribuito ad una cosa si ripercuote su ogni suo appartenente (componente, membro, elemento), su ogni suo possessore e sugli insiemi a cui la cosa appartiene.

Sull'apprezzamento delle persone

2022-09-10   Giudicare   |   Valutare   |   Status
È meglio essere apprezzati da poche persone di grande valore o da molte persone mediocri?

Sulla diversità delle religioni

2022-09-10   Religione   |   Differenze umane
Se ognuno avesse una religione diversa, le religioni sarebbero inutili, anzi dannose, in quanto non favorirebbero la cooperazione e la coesione sociale, ma sarebbero causa di conflitti permanenti.

Domande sul proprio valore

2022-09-11   Valutare
Vi fate mai domande come queste: quanto valgo? Per chi valgo? Per chi non valgo? Perché valgo? Perché non valgo? Chi vale di più? Io credo che la nostra felicità dipende anche dalle risposte che diamo a tali domande. Infatti lo status sociale (così importante per ognuno di noi) coincide, a mio avviso, col valore che gli altri ci attribuiscono, e il nostro valore (passato, presente e potenziale) coincide con il bene che abbiamo fatto, che stiamo facendo e che possiamo fare ad altre persone. Fare del bene ad una persona significa farla sentire bene, ovvero contribuire alla soddisfazione dei suoi bisogni, e a tale fine dobbiamo conoscere i bisogni altrui. Quanto li conosciamo? Quando e quanto li prendiamo in considerazione? Quanto ci diamo da fare per soddisfarli?

Sulla centralità dei rapporti sociali nelle motivazioni umane

2022-09-11   Interagire   |   Inconscio   |   Psicologia   |   Psicoanalisi
Per me tutta la psicologia (tranne quella che riguarda i processi fisiologici di base della mente) è “sociale”, nel senso che la mente è essenzialmente uno strumento per gestire (consciamente e ancor più inconsciamente) i rapporti con gli altri umani. E’ un’idea che ho appreso da George Herbert Mead, e che mi sembra sia sempre più condivisa dagli studiosi di psicologia e dagli psicoterapeuti. Infatti si parla sempre di più di psicologia e di psicoterapia “relazionali”.

D’altra parte la psicoanalisi ci insegna che l’uomo tende a rimuovere e a non prendere coscienza delle “vere” motivazioni del proprio comportamento, specialmente quando riguardano i rapporti con gli altri e hanno una connotazione morale, come ad esempio la difesa e l’accrescimento del proprio valore e status sociale, confrontati con quelli altrui.

Capisco anche che ai più dia fastidio, e venga considerato offensivo, che qualcuno sospetti che le loro vere motivazioni siano diverse da quelle che essi credono di avere. E’ un po’ come affermare o insinuare che uno stia mentendo agli altri e a se stesso.

 Infatti io penso che quasi tutti gli esseri umani (me compreso) ingannano inconsapevolmente gli altri, perché si auto-ingannano, come spiegato molto bene da Daniel Goleman nel suo libro intitolato “Menzogna, autoinganno, illusione” che consiglio a tutti di leggere.

In conclusione, io suppongo che per ogni essere umano i rapporti sociali siano al centro delle proprie motivazioni (specialmente quelle inconsce), anche per coloro che cercano di essere sempre più indipendenti dagli altri, e rinunciano a relazioni sociali in quanto ritenute causa più di sofferenze che di gioie.

Ovviamente non posso dimostrare che quanto ho scritto sopra sia vero, tuttavia lo ritengo non solo plausibile, ma anche molto probabile, e uso tale “conoscenza” per orientarmi nella vita e nei rapporti con gli altri.

Resta il fatto che ci sono differenze importanti, da persona a persona, per quanto riguarda il bisogno di appartenenza/integrazione sociale,  e il bisogno di individuazione/libertà. In alcuni prevale il primo, in altri il secondo. Ma anche il bisogno di libertà è “relazionale”; in quanto parliamo di libertà dai vincoli che gli altri ci pongono, ed è sempre una libertà limitata e mai definitiva. Infatti non possiamo mai fare a meno degli altri, né ignorarli, se non per brevi periodi.

 

La miglior cosa da fare

2022-09-12   Libero arbitrio
Ci sono momenti in cui la miglior cosa da fare è non fare nulla e aspettare che accada qualcosa.

Sull'interpretazione dei messaggi interpersonali

2022-09-12   Interagire   |   Linguaggio
Qualsiasi espressione umana, qualunque messaggio può essere interpretato in modi diversi dal ricevente. Per esempio, come un apprezzamento, un disprezzo, un'accusa, un rimprovero, una derisione, una minaccia, una promessa, una deferenza, una richiesta, una dichiarazione di amicizia o di inimicizia, di fratellanza, di estraneità, di indifferernza, di attrazione, di repulsione, di simpatia, di antipatia ecc.

Libero arbitrio e opzioni

2022-09-13   Libero arbitrio   |   Scegliere
Il libero arbitrio è limitato dalle, e alle, opzioni che in ogni momento la vita ci offre e ci toglie.

Sulla paura inconscia di non valere abbastanza

2022-09-14   Inconscio   |   Valutare
La maggior parte degli umani ha una tale paura inconscia di non valere abbastanza agli occhi altrui, di valere meno degli altri, che non vuole nemmeno pensare al valore, e tanto meno parlarne, se non in un modo mistificato e politicamente corretto, che assegna ad ogni umano lo stesso valore, il che svuota tale termine di significato, confondendolo con quello di diritto universale al rispetto.

Infatti, per i più, parlare di valore umano come differenza, cioè come qualità differenziale, come fattore di individuazione, di distinzione, di status intellettuale e morale relativo e diversificato, misurabile, confrontabile, tutto questo è tabù in quanto causa di disagio, di irritazione, di ostilità, di discordia, di angoscia, e per questo è oggetto di rimozione in senso sia psicoanalitico che politico.

A mio parere la nostra società è in declino intellettuale e morale anche a causa di tale rimozione.

Sulla psicoanalisi

2022-09-14   Psicoanalisi
La psicoanalisi è troppo importante per lasciare che se ne occupino solo gli psicoanalisti.

Sullo status sociale

2022-09-14   Status
Mostrarsi disinteressati al proprio status, lo accresce.

Sulla comparazione del valore umano

2022-09-14   Valutare   |   Differenze umane   |   Status
Il valore di un essere umano è sempre relativo e comparativo. Infatti occorre chiedersi: valore per chi? Che rapporto c'è tra il valore di una certa persona e quello di altre persone? Sono uguali o diversi qualitativamente e quantitativamente?

La legge del più forte

2022-09-15   Politica   |   Saggezza
Tutti capiscono la legge del più forte, perfino le bestie. Pochi capiscono la legge del più saggio. Per questo anche il saggio, per far rispettare le sue leggi, ha bisogno della forza.

Uno sforzo per considerare le differenze di gusti

2022-09-16   Piacere e dolore
Devo fare uno sforzo per considerare che ciò che a me non piace, ad alcuni piace, e che ciò che a me piace, ad alcuni non piace.

Ruoli nel gioco dello status

2022-09-16   Status   |   Ruoli sociali
Nel gioco dello status, oltre ai contendenti, ci sono i giudici istituzionali e gli spettatori.

I giudici istituzionali hanno uno status molto elevato in quanto sono autorizzati ufficialmente dalla comunità a emettere giudizi sullo status dei contendenti, ovvero ad assegnare gli status stessi.

Gli spettatori sono giudici occasionali, non istituzionali e non ufficiali, il cui status consiste nel loro potere di determinare lo status dei contendenti confermando o smentendo, in quanto masse numericamente potenti, quello sentenziato dai giudici istituzionali. In tal modo gli spettatori confermano o smentiscono anche lo status degli stessi giudici in quando giudici.

Sulla coltivazione del proprio status

2022-09-17   Status
Ogni umano coltiva, nutre e difende il proprio status (nei confronti di quelli altrui) come meglio può, usando le risorse materiali, sociali, fisiche e mentali di cui dispone.

Cosa possiamo fare per migliorare la società?

2022-09-17   Etica   |   Comunicazione   |   Cambiare
Io credo che affinché la società migliori è necessario che aumenti il numero delle persone che desiderano cambiare la società in meglio. Questo numero è ancora molto basso, si tratta di una piccola minoranza, mentre la maggioranza cerca di adattarsi alla società così com'è ed è in tal senso conservatrice.

Il progresso c'è comunque, ed è dovuto a quella minoranza, ma è molto lento. E allora a mio avviso ci sono due cose che ognuno di noi può fare per migliorare la società.

La prima è comportarsi in modo responsabile, rispettoso degli altri e dell'ambiente naturale, preoccupandosi delle conseguenze del nostro stile di vita per le generazioni future a livello planetario.

La seconda è cercare di indurre la maggioranza conformista e conservatrice a fare altrettanto, contribuendo a trasmettere agli atri una cultura progressista umanista, con tutti i mezzi a propria disposizione, tra cui la pubblicazione di testi propri e altrui, e la pubblicità a ciò che di meglio offre il nostro patrimonio culturale. Infatti, oggi, grazie a internet, ognuno di noi è anche un editore,  dato che ognuno può pubblicare ciò che vuole a costo zero.

Insomma, non dovremmo limitarci a comportarci "bene", ma dovremmo "disturbare" con tutti i mezzi possibili chi non si comporta abbastanza "bene",  cioè chi si disinteressa del bene comune attuale e futuro pensando solo ai propri interessi immediati e diretti.

Domande psicologiche

2022-09-17   Piacere e dolore   |   Psicologia   |   Paura   |   Domande
La gente fa ciò che le piace fare o che ha paura di non fare, e non fa ciò non le piace fare o che ha paura di fare. Perché alla gente piace ciò che le piace? Perché non le piace ciò che non le piace? Perché ha paura di ciò di cui ha paura? La psicologia cerca di rispondere a queste domande.

Miscugli di motivazioni con dosi variabili

2022-09-18   Motivazioni
Qualunque cosa facciamo o comunichiamo in un contesto sociale può avere un insieme di diverse motivazioni, ciascuna in dosi più o meno grandi e variabili.

Le motivazioni più ricorrenti sono:

  • COOPERAZIONE (scambio, mutuo aiuto, domanda-offerta)

  • COMPETIZIONE (stabilire prevalenze, priorità, poteri; violenza)

  • IMITAZIONE (X imitare Y, Y apprendere da X)

  • SELEZIONE (A accettare / rifiutare Y)

  • APPARTENENZA (A attribuire appartenenze a sé e a Y; senso di appartenenza ad un gruppo)

  • STATUS (A attribuire status / autorevolezza a sé e a Y)

  • GIOCO (esplorare, simulare, scherzare, divertirsi, distrarsi, stimolazione reciproca, sorpresa, arte, estetica)


Tipi di dialogo

2022-09-19   Interagire   |   Comunicazione
Perché due persone che dialogano lo fanno? Quali sono le possibili motivazioni di un dialogo? Quali le sue possibili forme? Quali i suoi possibili effetti?

Il dialogo è una comunicazione, ovvero una interazione simbolica, tra due o più persone, in cui vengono scambiati messaggi.

Ci sono due tipi fondamentali di dialogo: quello rituale e quello utilitario. Il dialogo rituale ha essenzialmente lo scopo di confermare l'appartenenza ad uno stesso "insieme" sociale, e serve soprattutto ad evitare l'angoscia della solitudine. Il contenuto dei messaggi in una comunicazione rituale non ha molta importanza, l'importante è l'atto dello scambio. Tuttavia i messaggi possono avere un valore estetico ed essere più o meno apprezzati in tal senso. Infatti ogni messaggio evoca qualche idea o immagine, che può essere più o meno gradevole e stimolante.

Il dialogo utilitario, invece,  può servire a diversi scopi "pragmatici" come ad esempio:

  • Apprendere o insegnare qualche nozione o informazione riguardante l'interlocutore o enti terzi

  • Affrontare insieme un problema, cercare insieme una soluzione

  • Ottenere un bene o servizio dall'interlocutore

  • Affermare, confermare o cambiare una differenza di status tra gli interlocutori

  • Affermare, confermare o cambiare dei ruoli nella relazione tra gli interlocutori

  • Ecc.

Un dialogo può contribuire a cambiare la mente di uno o di entrambi gli interlocutori, in termini sia di struttura, sia di contenuti cognitivi, emotivi e motivazionali.

A tal proposito un dialogo può essere valutato come più o meno utile nella misura in cui produce dei cambiamenti utili nelle menti degli interlocutori.

A tal proposito, un dialogo può essere più o meno psicoterapeutico.

Per concludere, un dialogo può essere allo stesso tempo rituale e utilitario, e avere più di uno scopo. Può essere utile, per migliorare la qualità di un dialogo e per renderlo più produttivo, chiedersi a quali tipi esso appartiene, e quali motivazioni si cerca di soddisfare mediante esso.

Psicoanalisi e inconscio

2022-09-19   Inconscio   |   Psicologia
Ci sono tipi diversi di psicoanalisi, ma hanno tutte in comune l'idea dell'inconscio come motore involontario, automatico, inconsapevole, dotato di logiche proprie e manipolatore della coscienza. Se si rifiuta questa idea, secondo me non si va lontano nella comprensione della natura umana e del nostro comportamento.

Sulle carenze personali

2022-09-19   Status
È più onorevole mostrare le proprie carenze che nasconderle.

Sull'interdipendenza sociale

2022-09-19   Interagire   |   Interdipendenza
La nostra dipendenza dagli altri è molto più profonda e complessa di quella che crediamo di conoscere.

Collaborazione tra bisogni

2022-09-19   Motivazioni
La soddisfazione di ciascun bisogno umano facilita la soddisfazione di ogni altro bisogno. In altre parole, i bisogni umani si aiutano reciprocamente.

Perché apprendere?

2022-09-19   Motivazioni   |   Apprendere
Perché l'uomo desidera conoscere e imparare? È un bisogno fine a se stesso o è strumentale per soddisfare altri bisogni? Propendo per la seconda ipotesi.

Sulle cause nascoste del comportamento umano

2022-09-20   Emozioni e sentimenti   |   Psicologia   |   Motivazioni   |   Causalità
Ogni messaggio, ogni espressione, ogni azione, ogni reazione che avvengono tra esseri umani, sono causati da leggi fisiche e biologiche, motivazioni, emozioni, logiche e casualità, tutte cose che la psicologia dovrebbe aiutarci a rilevare. Infatti la psicologia è la ricerca delle cause nascoste del comportamento umano.

Il perché del perché

2022-09-20   Conoscere   |   Domande
Possiamo chiederci il perché di qualsiasi cosa, e il perché di ogni perché, e di ogni perché del perché, e così via senza fine, e ogni tanto dovremmo farlo, fino alla noia, per renderci conto della nostra ignoranza.

Attenzione selettiva

2022-09-20   Comunicazione   |   Attenzione
Quando ascoltiamo o leggiamo un messaggio, un articolo o una pagina di un libro, ciò che prendiamo in considerazione sono solo le parti che ci interessano, che non ci annoiano, che hanno un significato per noi, che rispondono alle nostre domande, che sono coerenti con la nostra visione del mondo, ovvero con la nostra mappa della realtà, e le parti che ci allarmano in quanto le percepiamo come una minaccia alla nostra integrità psichica e alla nostra dignità sociale.

Tutto il resto viene automaticamente filtrato e non memorizzato dal nostro cervello, nemmeno per un breve tempo, come se non esistesse. Questo vale anche per le eventuali domande presenti in un messaggio, che possono essere semplicemente ignorate, o ad esse viene risposto in modo non pertinente o evasivo.

Perciò, quando diciamo o scriviamo qualcosa a qualcuno, non illudiamoci che tutto ciò che diciamo o scriviamo verrà preso in considerazione. Alcuni psicologi chiamano questo fenomeno "attenzione selettiva".

La via democratica verso la dittatura

2022-09-21   Politica
Uno dei grandi problemi della democrazia è che essa permette la propria trasformazione irreversibile in dittatura attreverso un legittimo voto democratico.

Sulla "percezione sinottica"

2022-09-21   Mente   |   Logica
Le neuroscienze ci insegnano che i neuroni attivi allo stesso tempo stabiliscono forti connessioni tra di loro. Questo conferma l'importanza della "percezione sinottica" (termine da me coniato), ovvero della percezione simultanea di vari oggetti materiali o simbolici. In poche parole, non è tanto importante ciò che percepiamo, quanto ciò che percepiamo "insieme", perché la concomitanza permette la formazione di connessioni "logiche".

Sulla capacità di sintesi

2022-09-21   Comunicazione   |   Linguaggio
Non c'è nulla che non si possa dire anche in poche parole. Tuttavia, quanto maggiore è il numero di parole, tanto più numerosi sono i dettagli e gli esempi che si possono dare, e minore il rischio di fraintendimento. Ma la capacità di sintesi varia da persona a persona. I più capaci sono gli aforisti.

Sul parlare di morale

2022-09-21   Etica   |   Colpa
Quando si parla di morale, lo si fa normalmente solo in modo superficiale, anzi, banale, perché se lo si facesse in modo approfondito e non convenzionale, ognuno di noi si troverebbe in difficoltà.

Dovere e doveri

2022-09-21   Etica   |   Caffè filosofico
(Introduzione al caffè filosofico del 22/9/2022 sul tema «Dovere e doveri»)

Si parla sempre meno di dovere e di doveri, e quando se ne parla lo si fa quasi sempre in modo superficiale e scontato, come se il significato del termine fosse chiaro e le sue implicazioni evidenti per tutti. Ma non è così.

Infatti, questa sera vogliamo parlare di dovere e di doveri senza dare nulla per scontato, cercando sia di definire il concetto, sia di calarlo nella nostra realtà pratica. In altre parole, cercheremo di capire quali sono i nostri doveri, quali sono uguali per tutti e quali differenziati in funzione dell’età, del ruolo, delle responsabilità e delle appartenenze delle singole persone.

Il vocabolario Treccani definisce “dovere” come segue: 

“Obbligo morale di fare determinate cose; più spesso, ciò che si è obbligati a fare dalla religione, dalla morale, dalle leggi, dalla ragione, dallo stato sociale, ecc.”

Il concetto di dovere è spesso legato a quello di morale o di etica, nel senso che il dovere scaturisce da una morale, ne è il risultato pratico.

In francese "dovere" (devoir) si usa anche per indicare i compiti che gli scolari sono tenuti a fare, non per una questione morale, ma per un obbligo esplicitamente imposto dall’autorità del docente. 

Infatti vi sono doveri imposti da autorità esterne, come lo stato, una organizzazione, un datore di lavoro, un genitore ecc., e i doveri autoimposti da una morale personale o dalla cultura in cui si è cresciuti e si è stati educati.

Così come vi sono sistemi morali sani e malati, così vi sono doveri sani e malati, ed è importante saperli distinguere.

Chiediamoci allora quali siano i criteri per fare tale distinzione, e per capire quando un dovere è troppo oneroso, nel senso che non è sostenibile,  e quando lo è troppo poco, al punto da essere inutile.

Chiediamoci anche chi dovrebbe stabilire i doveri nei diversi contesti, e per quali fini.

Infine, chiediamoci se stiamo facendo i nostri doveri, e ancor prima, se sappiamo quali essi siano.

Sui contenuti dei messaggi

2022-09-22   Comunicazione   |   Domande
Ogni messaggio contiene una richiesta o la risposta ad una richiesta.

Realtà e discorsi

2022-09-22   Conoscere   |   Comunicazione
Ogni discorso è una semplificazione della realtà.

Sull'umiliazione

2022-09-22   Competere   |   Status
Gli animali non si offendono. Se non hanno la forza sufficiente per contrastare l'avversario, accettano la sconfitta e la conseguente posizione gerarchica. Non conoscono l'umiliazione, che è un fenomeno esclusivamente umano. Noi umani, invece, siano sempre occupati a difendere la nostra dignità dalle umiliazioni che gli altri vorrebbero infliggerci, e siamo pronti a fare lo stesso verso gli altri, con la forza, con la logica, con l'etica o con l'estetica.

La virtù degli umili

2022-09-22   Valutare   |   Status
Il motivo per cui l'umiltà è considerata da molti una virtù è che a nessuno piace sentirsi inferiore ad un altro.

Sul bisogno di rinnovare il successo

2022-09-23   Status   |   Successo
Ogni umano ha bisogno di conferme quotidiane del proprio status, del proprio valore, della propria dignità, delle proprie appartenenze, della propria accettabilità e del proprio gradimento da parte degli altri. Non basta un successo, perché gli altri potrebbero in ogni momento cambiare il proprio giudizio. Inoltre il proprio status rischia costantemente di essere superato da quello di altri. Il successo (che implica manifestazioni di stima e di rispetto) deve essere sempre ripetuto, rinnovato, deve assumere forme sempre nuove e quantità sempre maggiori, perché qualsiasi successo, se non si rinnova, viene a noia, passa inosservato.

Sulla superiorità personale

2022-09-23   Status
La persona superiore non si cura delle proprie inferiorità.

Sulla logica

2022-09-23   Logica
Definizione di “logico” dal vocabolario Treccani (sono qui omessi i significati riguardanti la matematica e l’elettronica):

  • che riguarda la relazione e la concatenazione delle idee, la coerente derivazione di una dall’altra

  • che è conforma alla logica e, in senso più ampio, che si attiene ad un coerente, ordinato e conseguente modo di ragionare e di disporre i fatti, le idee, le nozioni

  • razionale, conforme alla ragione, al buon senso

Definizione di “logica” dal vocabolario Treccani:

  • Nel pensiero greco classico, la scienza del logos, ossia del pensiero in quanto viene espresso; in particolare, in Aristotele, teoria della connessione tra proposizioni (cioè del sillogismo, argomentazione che consta di due premesse e di una conclusione), che si generalizza in seguito come la teoria o l’indagine relative alle condizioni di validità dei procedimenti di inferenza di un giudizio da un altro.

In informatica, “logica” è sinonimo di programma, algoritmo, procedura, ovvero sequenza di passi eseguiti da un calcolatore in ciascuno dei quali viene eseguita un’operazione o viene fatta una domanda o un test dalla cui risposta dipende un’operazione o un’altra (se è verificata una certa condizione fai una certa azione, altrimenti non fare nulla, o fai una certa altra azione). Una logica informatica costituisce quindi un processo decisionale dove vengono prese delle decisioni in base a delle situazioni. Io credo che qualcosa di simile avvenga anche nella mente umana, sia in quella conscia che in quella inconscia.

È importante distinguere una logica “binaria”, da una logica "non binaria" ovvero misurata, probabilistica o a grandezze continue.

Nella logica binaria la situazione in base alla quale viene presa una decisione ha solo due stati possibili (vero o falso), come pure l’azione da eseguire (fare o non fare una  certa cosa).

Nella logica non binaria, ovvero misurata o probabilistica, la situazione in base alla quale viene presa una decisione ha un numero di valori non finito, in un continuum da un minimo a un massimo, così come l’azione da fare può essere ponderata (in un continuum da un minimo ad un massimo) in funzione della misura della situazione, ovvero della variabile indipendente usata come criterio decisionale.

La mente umana, specialmente quella inconscia, tende a fare valutazioni e prendere decisioni in senso binario (vero/falso, ovvero sempre vero o sempre falso, fare o non fare, ovvero fare completamente o non fare affatto). La mente razionale scientifica, invece, fa normalmente valutazioni, previsioni e prende decisioni in senso probabilistico, ovvero “misurato”.

Sul dominio del valore/status

2022-09-24   Valutare   |   Status
Per ogni umano, ogni ente (persona, cosa, idea, titolo, categoria, gruppo, oggetto, impresa, organizzazione, testo ecc.) possiede e conferisce un certo valore e un certo status.

Il valore/status di un ente per una persona è il valore e il conseguente status che la persona acquista possedendolo, facendone parte, o facendosi possedere da esso.

Per ogni ente, compresi noi stessi, dovremmo chiederci, quale valore/status il mio inconscio attribuisce a questo ente?

Dovremmo immaginare un'etichetta affissa su ogni ente, compresi noi stessi, con su scritto "valore/status: .....".

Per liberarci dalla tirannia del bisogno di valore/status e della competizione che tale bisogno comporta, dobbiamo prendere coscienza del fatto che ne siamo quasi tutti dominati inconsapevolmente.

Sulle elezioni politiche del 25-9-2022

2022-09-26   Politica
Il risultato delle elezioni del 25-9-2022, a mio avviso, è la naturale conseguenza del disimpegno politico delle persone più intelligenti e coscienziose, che hanno lasciato il campo libero a quelle più stupide ed egoiste, ma più organizzate politicamente.

Finché i "migliori" non si organizzeranno politicamente, la situazione non potrà che peggiorare e la democrazia sarà sempre più dominata, corrosa, sfruttata e dilapidata dagli antidemocratici, dai "furbi", dai ladri e dai violenti. Credere che basti votare per i partiti più democratici per difendere la democrazia e la libertà è una illusione. Bisogna fare di più, ma siamo troppo pigri e svogliati per farlo. La libertà di non impegnarci, di non prendere posizione, di non organizzarci, di non preoccuparci del destino comune, di non accordarci, di non accettare compromessi, ci è troppo cara.

Ancora una volta avremo il governo che, come popolazione, ci meritiamo. Non ci siamo sporcati le mani con la politica, e pagheremo per questo.

A che gioco giochiamo?

2022-09-26   Competere   |   Gioco
Ognuno vorrebbe giocare solo ai giochi in cui ha qualche speranza di vincere, o almeno di non perdere.

Religioni, filosofie, scienze, leggi

2022-09-27   Conoscere   |   Religione   |   Filosofia   |   Scienza
Tutte le discipline intellettuali, comprese le religioni, le filosofie e le varie scienze sociali e naturali, consistono essenzialmente nella ricerca delle leggi che governano l’universo, la vita, la società e la mente umana.

Nel caso delle religioni, le leggi che ci governano e ci limitano, sono opera delle divinità che, a loro insindacabile arbitrio, stabiliscono cosa sia possibile e cosa impossibile, cosa doveroso o obbligatorio, e cosa libero per ciascuno di noi in quanto individui o membri di comunità.

Nel caso delle filosofie, le leggi sono opera di entità spirituali arbitrariamente definite e indimostrabili, o di processi prodotti da leggi fisiche o biologiche fondamentali. In tal senso possiamo qualificare le filosofie come più o meno spiritualiste, materialiste, o miste.

Le scienze naturali studiano le leggi fisiche e biologiche fondamentali e si concentrano su di esse, interessandosi solo marginalmente  dei fenomeni macroscopici e complessi, naturali e sociali, che da esse derivano.

Le scienze umane e sociali, tra cui la psicologia, sono un misto di filosofie e di scienze naturali.

Escludendo  le religioni, in quanto portatrici di verità inverosimili e in contrasto con le scoperte delle scienze, e lasciando che delle scienze naturali si occupino gli scienziati specialisti, per capire il mondo, la vita e la società, ad ogni umano resta la filosofia.

Lo scopo e il metodo della filosofia consiste (o dovrebbe consistere) nel comprendere come i fenomeni che ci interessano in quanto cause di piaceri e di dolori (fisici e mentali), di speranze e di disperazioni, sono dovuti all’interazione tra fenomeni elementari, i quali sono a loro volta dovuti alle leggi fisiche e biologiche fondamentali studiate dagli scienziati.

In tal modo la filosofia, istruendoci sulle leggi della natura e sui loro effetti sull'uomo e sulla società, ci aiuta a scegliere come vivere, con chi interagire e non interagire, e come interagire, per soffrire di meno e godere di più.

L'arte è più intellettuale o più sensuale?

2022-09-27   Bellezza   |   Caffè filosofico   |   Arte
(Mio intervento al caffè filosofico di Lione, il 29/9/2020 sul tema: L'art est-il plus intellectuel ou plus sensuel?)

A mio avviso, l’arte è sensuale e intellettuale in misura diversa da persona a persona. In alcuni prevalgono l’effetto e l’interesse sensuali, in altri quelli intellettuali. Nietzsche aveva esaminato questi due aspetti nel suo primo libro (“La nascita della tragedia dallo spirito della musica”), e li aveva chiamati dionisiaco e apollineo.

Per Nietzsche l’arte figurativa è prevalentemente apollinea, mentre la musica è senz’altro dionisiaca. L’apollineo, ovvero il razionale e intellettuale, che per Nietzsche ha in Socrate il nefasto capostipite, ci induce al nichilismo in quanto ci mostra la caducità e assurdità della vita, mentre il dionisiaco ci risolleva dal pessimismo nichilista facendoci sentire in armonia con la natura (in senso fisico, musicale, non intellettuale). Infatti l'ebbrezza del dionisiaco incanta, e in tal modo attenua o inibisce il severo giudizio dell’intelletto. 

Ovviamente, i due aspetti possono convivere, e normalmente convivono in quasi tutte le opere d’arte, aiutandoci a conciliare i due aspetti, dato che ognuno di essi, senza l’altro, sarebbe letale.

Io credo che con l’arte moderna e contemporanea la divisione in intellettuale e sensuale, o apollineo e dionisiaco, non sia più sufficiente per capire e qualificare l’arte.

Infatti io credo che un’opera d’arte debba essere intellettualmente stimolante, o sensualmente affascinante, o un misto delle due cose, ovvero debba stimolare il pensiero suscitando domande, inibirlo o dirigerlo in certe direzioni volute dall’artista. L’importante è che non lasci indifferenti, che susciti qualche reazione, senza escludere la repulsione.

Nell’arte antica e pre-moderna, l’opera d’arte doveva soprattutto affascinare con la sua bellezza, e al tempo stesso celebrare, cioè glorificare, persone, luoghi, eventi, istituzioni, religioni ecc.

Nell’arte moderna e contemporanea, invece, l’opera d’arte deve soprattutto rompere con il passato e decostruirlo, in nome di un rinnovamento anche se solo accennato. Deve dunque colpire sia come novità, o cambiamento, sia come osservazione impietosa di aspetti spregevoli della nostra civiltà e cultura che devono essere superati.

Oggi, infatti, qualunque cosa, nel momento in cui viene ritagliata, incorniciata ed esposta in un museo o in una casa privata, costituisce un’opera d’arte e uno stimolo per pensare, o per decostruire un pensiero. Perfino una cornice vuota. È questo un fatto più intellettuale o più sensuale? Dipende dall’osservatore.

(Version française)

L'art est-il plus intellectuel ou plus sensuel ?

2022-09-27   Bellezza   |   Caffè filosofico   |   Arte
(Mon intervention au café philosophique de Lyon le 29/9/2020 sur le thème : L'art est-il plus intellectuel ou plus sensuel ?)

À mon avis, l'art est sensuel et intellectuel à des degrés divers selon les personnes. Chez certains, l'effet et l'intérêt sensuels prévalent, chez d'autres, les  aspects intellectuels. Nietzsche a examiné ces deux aspects dans son premier livre ("La naissance de la tragédie à partir de l'esprit de la musique"), et les a appelés dionysiaque et apollinien.

Pour Nietzsche, l'art figuratif est principalement apollinien, tandis que la musique est dionysiaque. L'apollinien, c'est-à-dire le rationnel et l'intellectuel, qui pour Nietzsche a pour progéniteur néfaste Socrate, nous incite au nihilisme parce qu'il nous montre le caractère éphémère et insensé de la vie, tandis que le dionysiaque nous arrache au pessimisme nihiliste en nous faisant sentir en harmonie avec la nature (au sens physique, non intellectuel). En fait, l'ivresse du dionysiaque enchante, et par conséquent atténue ou inhibe le jugement sévère de l'intellect.

Il est évident que ces deux aspects peuvent coexister et coexistent effectivement dans presque toutes les œuvres d'art, ce qui nous aide à les concilier, car l'un serait létal sans l'autre.

Je crois qu'avec l'art moderne et contemporain, la division entre intellectuel et sensuel, ou entre apollinien et dionysiaque, n'est pas suffisante pour comprendre et qualifier l'art.

En fait, je crois qu'une œuvre d'art doit être intellectuellement stimulante, ou sensuellement fascinante, ou l'ensemble des deux, c'est-à-dire qu'elle doit stimuler la pensée en provoquant des questions, l'inhiber ou la diriger dans certaines directions souhaitées par l'artiste. L'important est qu'il ne laisse pas indifférent, qu'il suscite une certaine réaction, sans exclure la répulsion.

Dans l'art antique et pré-moderne, l'œuvre d'art devait avant tout fasciner par sa beauté, et en même temps célébrer, c'est-à-dire glorifier, des personnes, des lieux, des événements, des institutions, des religions, etc.

Dans l'art moderne et contemporain, en revanche, l'œuvre d'art doit avant tout rompre avec le passé ou le déconstruire, au nom d'un renouveau, même si celui-ci n'est que suggéré. Il doit donc frapper à la fois comme une nouveauté, ou un changement, et comme une observation impitoyable des aspects méprisables de notre civilisation et de notre culture qui doivent être surmontés.

Aujourd'hui, en effet, n'importe quoi, dès lors qu'il est découpé, encadré et exposé dans un musée ou une maison privée, constitue une œuvre d'art et une incitation à penser, ou à déconstruire une pensée. Même un cadre vide. Est-ce plus intellectuel ou plus sensuel ? Cela dépend de l'observateur.

(Versione italiana)

Vergogna della vergogna

2022-09-27   Status
Noi ci vergognamo di vergognarci, perciò nascondiamo le nostre vergogne anche a noi stessi.

Cooperazione, competizione, valore, status, vergogna

2022-09-28   Valutare   |   Competere   |   Cooperare   |   Status
Cooperazione, competizione, valore, status, vergogna. Questi cinque concetti sono tra loro strettamente legati.

La cooperazione è per l'uomo indispensabile, vitale. Al fine di cooperare nel modo migliore possibile, cioè nel modo più produttivo, gli umani competono per avere i partner/compagni/collaboratori migliori o più attraenti, e per essere più attraenti  o migliori come partner/compagni/collaboratori.

Il valore di una persona è la misura della sua competitività in tal senso.

Il valore di una cosa è funzione di quanto il suo possesso contribuisce ad accrescere il valore, e quindi la competitività, del possessore. 

Lo status è il valore comparativo attribuito ad una persona dagli altri, ed indica il suo grado di desiderabilità come partner/compagno/collaboratore.

La vergogna è il sentimento che si prova quando si ritiene di non valere abbastanza, cioè di non avere uno status abbastanza alto, ovvero di non essere abbastanza competitivi nel senso sopra descritto.

In altre parole, ci si vergogna se si pensa di non essere abbastanza desiderabili come partner, ovvero di non avere abbastanza potere né risorse per indurre o costringere gli altri a cooperare.

Il rischio della non-stupidità

2022-09-28   Stupidità
Chi non è stupido prima o poi viene scoperto e punito.

Prepararsi all’incontro con gli altri e ai loro giudizi

2022-09-28   Interagire   |   Giudicare   |   Interdipendenza   |   Arroganza
Ogni umano è soggetto al giudizio altrui, dato che ogni umano giudica ogni altro umano. Tale giudizio è dovuto al fatto che noi umani siamo interdipendenti e dobbiamo scegliere con chi interagire e come interagire, e tale scelta è funzione di come giudichiamo gli altri.

Infatti il modo in cui giudichiamo una certa persona consiste nella risposta alla domanda:  che probabilità ci sono che se io interagissi con quella persona ne otterei dei benefici (materiali o spirituali)?

Ciò premesso, ogni volta che incontriamo qualcuno o che ci esponiamo pubblicamente, ci sottoponiamo al giudizio di chi ci vede. È naturale che desideriamo ottenere un giudizio favorevole, e perciò facciamo tutto il possibile a tale scopo (purché il prezzo da pagare non sia troppo alto).

Perciò, anche quando siamo soli, ci prepariamo all’incontro con gli altri, e al giudizio che gli altri avranno nei nostri confronti. In tal senso non siamo mai soli, data la presenza virtuale, nella nostra mente, di coloro che incontreremo e che ci giudicheranno.

Prepararci all’incontro con gli altri, e al loro giudizio implica decidere come presentarci a loro, cioè quale immagine desideriamo che abbiano di noi. La nostra cosiddetta “identità sociale” è appunto l’immagine e il conseguente giudizio che gli umani hanno l’uno di ogni altro, e di se stessi.

Prepararsi all’incontro con gli altri implica stabilire cosa mostrare, cosa nascondere, cosa fingere della nostra persona e della nostra storia, per ottenere un giudizio il più possibile favorevole.

Questa determinazione può essere difficile e dolorosa, specialmente per coloro che considerano la sincerità una virtù e soffrono quando non possono essere sinceri.

Dovremmo allora chiederci: se io mi mostrassi esattamente come sono, senza nascondere né simulare alcunché (del mio passato, del mio presente e delle mie intenzioni per il futuro), come mi giudicherebbero gli altri?

Io, per esempio, credo che il giudizio sarebbe sfavorevole, in quanto sarei accusato di arroganza e presunzione. Questa previsione non mi dà pace.

Azione e giudizio

2022-09-28   Giudicare
Qualunque cosa facciamo e non facciamo viene usata dagli altri per giudicarci.

Sulle persone riservate

2022-09-29   Competere
Le persone riservate sono inquietanti perché non esprimono pubblicamente le proprie intenzioni e presunzioni. Infatti dietro ogni persona riservata si potrebbe nascondere un rivale.

Immaginazione, simulazione, creatività

2022-09-29   Immaginazione   |   Creatività
L'immaginazione è una sorta di simulazione. La creatività è basata sull'immaginazione/simulazione. Per creare qualcosa nella realtà bisogna prima immaginarla, simularla nella propria mente. Meglio ancora se si può simulare in laboratorio, in una scala più semplice e piccola, più facile da gestire. Come quando un artista, prima di fare un affresco su una parete, ne fa un bozzetto su un foglio di carta.

Sull'apprezzamento della genialità

2022-09-29   Intelligenza   |   Conformismo   |   Creatività
Il genio di una persona non ancora famosa può essere apprezzato solo da persone molto intelligenti e non conformiste.

Sul tabù della disuguaglianza

2022-09-29   Competere   |   Status
Guai se X afferma di essere meglio di Y. Se Y ci crede, si deprime, se non ci crede, disprezza X.

Arte, quadro e cornice

2022-09-29   Arte
Ciò che oggi rende artistico un quadro è la sua cornice.

Sul cambiamento della società

2022-09-30   Società   |   Cambiare
Per contribuire al cambiamento della società dobbiamo cambiare prima di tutto noi stessi.

Saper mentire

2022-09-30   Falsità
Guai a chi non sa mentire!

Arroganza e sincerità

2022-09-30   Verità   |   Arroganza
La sincerità è arrogante.

Sull’interazione e la comunicazione

2022-10-01   Interagire   |   Comunicazione   |   Informazione
Interagire significa scambiare (cioè dare e/o ricevere) qualcosa di materiale o immateriale. 

Comunicare significa offrire o chiedere qualcosa.

La comunicazione è un’interazione in cui si scambiano informazioni intenzionali (messaggi) o non intenzionali.

Una comunicazione può consistere nella proposta, richiesta o offerta di una certa interazione.

Un'interazione in cui vengono scambiate cose materiali costituisce anche una comunicazione qualora venga dato un significato alle cose scambiate. In altre parole, ogni scambio (materiale o immateriale) può costituire un’informazione significativa.

Sulla felicità

2022-10-01   Felicità
Aver fame e trovare da mangiare rende più felici che non aver mai fame.

Conflitti e salute mentale

2022-10-01   Confliggere   |   Salute
I conflitti nascono naturalmente sia dallo «status game» (a cui nemmeno i santi sono immuni), sia dal fatto che abbiamo idee, priorità, interessi e bisogni diversi. Perciò, in un certo senso ed in una certa misura, la presenza di conflitti è un segno di buona salute, sia dell'individuo che del gruppo in cui interagisce.

Sul sapere di non sapere

2022-10-02   Conoscere   |   Competere   |   Status
Socrate sapeva di non sapere, ma allo stesso tempo credeva di sapere più di tutti gli altri.

Felicità e aspettative

2022-10-02   Interagire   |   Felicità   |   Aspettativa
La felicità dipende in gran parte da cosa ci aspettiamo dagli altri, e il comportamento degli altri verso di noi dipende in gran parte da cosa ci aspettiamo da loro.

Pensiero lineare vs. complessità della realtà

2022-10-03   Pensare   |   Complessità
Il pensiero è lineare, ma la realtà è reticolare.

Prendiamo ad esempio le relazioni tra due persone A e B. Il pensiero lineare considera le azioni di A verso B e le conseguenze di tali azioni su B, ovvero una “linea” causale da A a B. Per esempio, A minaccia B di punirlo (o che sarà punito da un terzo, o da una divinità) se non fa una certa cosa, e la minaccia produce un certo effetto (temporaneo o permanente) sulla mente di B. Eventualmente la linea prosegue tra B e una terza persona C e così via.

Il pensiero circolare (o complesso) considera invece un anello, o maglia di una rete, in cui si vede che all’azione di A verso B segue una reazione di B verso A che può modificare il modo in cui A agisce verso B. È ciò che comunemente chiamiamo “feedback”. E’ difficile capire quanto il comportamento di A verso B dipenda solo da A stesso e quanto dipenda dal feedback di B verso A. Stiamo dunque parlando di relazioni ad anello, o “circolari” in cui il flusso di andata e ritorno potrebbe essere interminabile.

Le relazioni sono sempre circolari, a meno che B non sia totalmente incapace di reagire. Ma la cosa non finisce qui. Nelle relazioni tra due persone sono sempre coinvolti dei terzi, sia in forma di individui reali, sia in forma di influenze culturali. Dobbiamo considerare dunque non solo A e B, ma anche C, C’, C’’ ecc., che giudicano la relazione tra A e B e con il loro giudizio (reale o presunto da A e da B) la influenzano. Mi riferisco alle teorie dell'equilibrio cognitivo di Fritz Heider, e della dissonanza cognitiva di Leon Festinger.

Dobbiamo allora considerare che il comportamento di A verso B ha diverse cause che intervengono simultaneamente, tra cui: gli interessi e i bisogni spontanei di A, il feedback di B verso A, l’influenza della cultura in cui A e B vivono, il giudizio favorevole o sfavorevole (reale o presunto) di terzi, ognuno dei quali può costituire una linea di ritorno verso A e/o verso B che va ad influenzare i loro comportamenti l’uno verso l’altro. Abbiamo dunque tanti triangoli: A-B-C, A-B-C’, A-B-C’’ in numero imprecisato, oltre al grande triangolo A-B-Cultura. 

Un altro esempio: la politica. Il pensiero lineare considera spesso il governo come responsabile del benessere o del malessere della popolazione, per cui gli elettori licenziano i governi sotto i quali la loro situazione è peggiorata, e si affidano a nuovi partiti che ancora non hanno governato, ma promettono di governare meglio dei precedenti. Il pensiero complesso, invece, considera che il benessere della popolazione ha molte cause, molte delle quali sono indipendenti dall’azione del governo, ovvero cause su cui il governo non può incidere. 

D’altra parte i partiti di governo non solo devono cercare di risolvere i problemi della popolazione, ma anche prendere provvedimenti demagogici che anziché risolvere i problemi dei cittadini, servono a illuderli che il governo stia facendo i loro interessi. Infatti c’è un ritorno dai cittadini verso i politici (attraverso il voto) in una relazione circolare, aggravata dal fatto che i cittadini vedono per lo più solo i propri interessi egoistici, mentre i politici devono cercare di soddisfare gli interessi di diverse parti spesso in conflitto, tra cui i propri.

Anche in questo caso le relazioni sono triangolari, perché il modo in cui una persona vota per un certo partito, è giudicato da terzi, e il giudizio dei terzi può influenzare il loro voto, specialmente quando è in gioco l'appartenenza ad una certa comunità caratterizzata da un certo orientamento politico.

Spero di aver chiarito cosa intendo per realtà reticolare. Ovvero un'infinità di relazioni circolari e triangolari che si influenzano reciprocamente. Volendo estremizzare, oserei dire che ogni elemento è, almeno potenzialmente, in relazione (circolare e triangolare) con tutti gli altri.

E’ ovvio che il pensiero non può tener conto della infinita complessità di tali relazioni e deve semplificare la realta per poterla gestire, ovvero deve ridurla a poche linee relazionali. Infatti non possiamo pensare più di poche cose alla volta a causa dei limiti della parte cosciente del nostro cervello. Ma l’importante è non illudersi di pensare in modo esaustivo.

Il pensiero è sempre parziale sia nel senso dell’incompletezza, sia nel senso della preferenza per certe linee piuttosto che altre che vengono trascurate o ignorate per effetto di bias cognitivi.

Sul bisogno di senso

2022-10-04   Conoscere   |   Bisogni
L'uomo ha bisogno di trovare un «senso» alle cose, ma questo non significa che le cose abbiano un senso. Un bisogno non rende reale la cosa di cui si sente il bisogno.

Cos'è il pensiero?

2022-10-04   Pensare   |   Caffè filosofico
(Introduzione al caffè filosofico del 6/10/2022 sul tema «Cos'è il pensiero?»)

Io definirei Il pensiero come l'atto, l'oggetto e il prodotto del pensare.

«Pensare», secondo il vocabolario Treccani, è l'attività psichica per cui l'uomo acquista coscienza di sé e del mondo in cui vive.

Sempre secondo il Treccani, il pensiero è una "pura rappresentazione mentale" distinta dai mezzi o dalle forme in cui viene espressa.

Direi dunque che "coscienza" e "rappresentazione" sono gli aspetti principali del pensiero e del pensare, vale a dire che il pensiero permette di rappresentare, o evocare, in modo cosciente e nel presente, qualcosa del mondo in cui si vive o di un mondo immaginario.

Strutturalmente, il pensare consiste nella concatenzazione di pensieri, ovvero di rappresentazioni mentali di aspetti del mondo di cui il soggetto ha avuto esperienza (cioè di rievocazioni di ricordi) o che il soggetto immagina o inventa anche senza averne avuto una reale esperienza.

A tal proposito oserei dire che pensare è simulare una parte della realtà, laddove la realtà simulata è più o meno realistica, ovvero più o meno corrispendente a quella reale che il soggetto desidera rappresentare.

A mio parere i pensieri elementari sono di due tipi: immagini mentali e simboli. Le immagini mentali sono ricordi di esperienze sensoriali (visive, auditive, olfattive, gustative, tattili). I simboli sono parole o segni ai quali viene dato un significato secondo la cultura in cui sono stati appresi.

Gli animali pensano? Suppongo di sì, ma solo mediante immagini mentali, ovvero ricordi di esperienze sensoriali, essendo, a quanto pare, gli animali incapaci (tranne eccezioni molto rare e rudimentali) di apprendere simboli e segni non geneticamente ereditati.

I pensieri sono normalmente interconnessi da relazioni logiche di causalità, affinità, appartenenza, coesistenza o comunità di scopo, secondo associazioni memorizzate nel cervello per effetto di esperienze.

Al pensiero è legata l'attenzione, in quanto l'attenzione cosciente del soggetto è rivolta verso ciò a cui sta pensando, o, viceversa, il pensiero è determinato da ciò a cui l'attenzione del soggetto è rivolta, che può essere un oggetto esterno o un'idea propria.

Il pensiero simbolico è a mio avviso un fenomeno sociale, dal momento che apprendiamo i simboli attraverso interazioni con altre persone. A tal proposito oserei dire che pensare è come conversare con persone immaginarie.

Sul pensiero possiamo farci tante domande, come ad esempio le seguenti:

  • a cosa serve pensare?

  • possiamo farne a meno?

  • il pensiero è volontario o involontario? Cioè: possiamo scegliere a cosa pensare e a cosa non pensare?

  • è possibile non pensare, ovvero pensare a nulla?

  • in che misura siamo liberi di pensare a qualsiasi cosa e in qualsiasi modo? Cioè: quali sono i limiti del pensiero?

  • possiamo pensare a qualcosa di cui non abbiamo mai avuto esperienza diretta o indiretta?

  • è possibile influenzare o censurare i propri pensieri?

  • possiamo cambiare il modo in cui abitualmente pensiamo?

  • possiamo imparare a rendere più produttivo o più utile il modo in cui pensiamo?

  • a quante cose possiamo pensare simultaneamente?

  • in che modo una persona può influenzare il pensiero di un'altra?

Chiudo con un proverbio arabo:

"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero."

Gravità e attrazione

2022-10-06   Appartenere   |   Massa
La legge di gravità, per cui un corpo tanto più è grande, tanto più attrae altri corpi, vale anche per i corpi psicologici e sociali, cioè per le masse umane. Infatti l'uomo è attratto dalle masse e desidera farne parte, con rare eccezioni.

Migliori e peggiori

2022-10-08   Competere   |   Gerarchia   |   Status
Se nessuno è peggiore di me io sono un mostro, e questo è per me inaccettabile. Perciò ho bisogno di dimostrare che ci sono persone peggiori di me, e quanto più grande è il loro numero, tanto megliore io sono.

Sul dubbio sistematico

2022-10-09   Conoscere   |   Verità   |   Scegliere
È bene dubitare di tutto. Lo hanno detto fior di filosofi (tra cui Cartesio, che però se ne dimenticava spesso). Tuttavia nella vita dobbiamo continuamente prendere decisioni e fare scelte, e il dubbio sistematico è paralizzante. Allora scegliamo ciò che ci sembra probabilisticamente, plausibilmente più vero, più buono, più bello, più giusto, più produttivo. In qualche modo ci dobbiamo orientare se non vogliamo stare fermi.

Istinto di competizione e status game

2022-10-09   Competere   |   Status
L'istinto di competizione è geneticamente programmato nella natura umana. Si compete anche a chi la sa più lunga, a chi è più virtuoso, a chi è più morale, a chi è più politicamente corretto, a chi è più rispettoso degli altri, a chi è più immune dall'istinto di competizione! Lo status game si nasconde dietro ogni interazione umana, anche se ci hanno insegnato (con successo) a rimuoverlo dalla coscienza.

Sull'assolutezza di Dio

2022-10-09   Religione
Dio è assoluto, nel senso che di lui non sappiamo assolutamente nulla.

Modernità e senso del limite

2022-10-09   Libertà   |   Tecnologia
Gli antichi avevano tanti difetti, ma almeno avevano il senso del limite, che con la modernità abbiamo perso. La libertà e il progresso tecnologico ci hanno dato alla testa.

Gusti e giudizi morali

2022-10-09   Piacere e dolore   |   Giudicare
Un uomo può essere giudicato e condannato per i suoi gusti, ovvero per ciò che ama e ciò che detesta, ciò che gli dà piacere e ciò che lo fa soffrire, sebbene i gusti siano involontari. È giusto giudicare e condannare una persona per i suoi tratti involontari?

Sul bisogno di accettazione

2022-10-09   Bisogni   |   Appartenere   |   Status
Non solo abbiamo bisogno di essere accettati dagli altri, ma abbiamo bisogno di essere accettati con uno status adeguato alle nostre capacità.

Tipi di giochi

2022-10-10   Competere   |   Gioco   |   Miglioramento della società
Vi sono giochi a somma zero (dove la vincita di una parte implica una perdita di uguale misura nelle altre parti), giochi a somma positiva (dove la sommatoria delle vincite e delle perdite è maggiore di zero), e giochi in cui nessuno dei partecipanti può perdere qualcosa se non la vanità della supremazia.

Dovremmo imparare a distinguere i giochi in cui ci capita di giocare, e preferire, se possibile, quelli del terzo tipo e, in subordine, quelli del secondo, riservando ai predatori e ai difensori contro i predatori quelli del primo.

Vi sono anche giochi a somma negativa, dove tutti perdono. Assolutamente da evitare.

Ogni gioco implica una competizione nel rispetto di certe regole, un superamento delle performance abituali, ovvero cercare di fare qualcosa nel modo migliore possibile, meglio degli avversari o meglio di come lo abbiamo fatto noi stessi in occasioni precedenti.

Fare qualcosa sempre allo stesso modo, senza cercare miglioramenti, non è un gioco, ma un rituale.

I rituali sono conservatori, i giochi progressisti.

Comunità e morale

2022-10-10   Etica   |   Comunità
Affinché una comunità si mantenga integra, è necessario che i suoi membri condividano le stesse regole morali.

Tra morale universale e amoralità

2022-10-11   Etica
Molti pensano che siccome non esiste una morale oggettiva, universale e assoluta, nessuno può giudicare la moralità di un'azione propria o altrui. Questa logica, purtroppo sempre più diffusa, comporta la fine della morale, vale a dire che implica la libertà da ogni freno morale, con conseguenze catastrofiche per l'umanità.

Si tratta di una logica binaria, in quanto contempla solo due casi: una morale assoluta e una totale amoralità, cioè assenza di morale (molti scelgono il secondo). Entrambi i casi sono distruttivi. Senza morale la società si disintegra e la legge del più forte prevale (eventualmente travestita da aristocrazia).

La soluzione salutare è nel mezzo, e consiste in ciò che io chiamo etica negoziale: ogni umano dovrebbe proporre agli altri delle regole morali da seguire nei rapporti interpersonali. In altre parole, i rapporti dovrebbero essere basati su regole morali non universali, ma liberamente negoziate e convenute tra le persone in gioco.

La "morte di Dio" evocata da Nietzsche impone a ciascuno di noi di definire una morale personale. Forse pochi ne sono capaci. L'umanità è sempre stata miserabile. In passato a causa di una morale oppressiva, oggi a causa di una crescente amoralità, di cui molti si fanno portabandiera.

Sulla pulizia della mente

2022-10-11   Mente   |   Pensare
Dovremmo tenere la mente libera da pensieri inutili e cattivi.

Sulla misura della qualità

2022-10-11   Valutare
Misurare la qualità è molto più difficile che misurare la quantità.

Sull'immoralità

2022-10-11   Etica
Io considero immorale non occuparsi della morale.

Critica e comprensione

2022-10-11   Comprendere   |   Criticare
Prima di criticare una tesi, assicurarsi di averla capita.

Sul giudizio di immoralità

2022-10-12   Etica
Ci sono due modi per non sentirsi immorali: il primo consiste nel comportarsi moralmente, il secondo nel negare il valore di qualsiasi giudizio morale.

Dobbiamo soddisfare tutti i nostri desideri?

2022-10-12   Bisogni   |   Piacere e dolore   |   Caffè filosofico   |   Desiderare
(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 13/10/2022 sul tema «Doit-on assouvir tous nos désirs ?»)

Dobbiamo soddisfare tutti i nostri desideri? La mia risposta a questa domanda è: dipende. Dipende dai tipi di desideri, dalla loro frequenza, da quanto è facile la loro soddisfazione, da quanto costa (non solo in termini di denaro ma anche di fatica e di effetti collaterali sulla salute) e dalle relative conseguenze morali e sociali.

A proposito degli effetti collaterali della soddisfazione dei desideri, dovremmo confrontare il piacere che si prova nel momento della soddisfazione (come, ad esempio, il mangiare un cibo delizioso, l’avere un rapporto sessuale o l’assumere una droga) e il piacere o dolore che si prova nell’intervallo tra due soddisfazioni.

Intendo dire che la soddisfazione di un desiderio, sebbene provochi un piacere nel momento della soddisfazione, potrebbe provocare dolori o altri inconvenienti in altri momenti, tali che gli effetti collaterali dolorosi potrebbero pesare più del piacere della soddisfazione stessa.

Dato che, a mio avviso, ciò che conta nella vita è la felicità media, non quella di un certo istante, secondo me la persona saggia è quella che sa prendere in considerazione il piacere della soddisfazione e il dolore provocato dagli effetti collaterali, e astenersi dalla soddisfazione dei desideri quando gli effetti collaterali negativi pesano di più.

Inoltre bisogna anche tener conto del fatto che la frustrazione dei bisogni e desideri "naturali", cioè non indotti dalla società o dalla cultura, può comportare non solo sofferenza, ma anche disturbi mentali e difficoltà nelle relazioni sociali.

Paura della morale

2022-10-13   Etica   |   Paura
Quando si parla di morale, tutti hanno paura, consciamente o inconsciamente, di essere qualificati come immorali, o meno morali di altri. Per questo pochi amano parlare di morale.

Sulla superiorità presunta

2022-10-14   Status
È frustrante sentirsi superiori se non si può dimostrare di esserlo.

Sul parlare di morale

2022-10-14   Etica
Oggi, quando si parla di morale, lo si fa, prevalentemente, solo per relativizzarla e svalorizzarla. Non sento mai parlarne in modo costruittivo, cioè al fine di costruire una morale alternativa.

Interdipendenza dei giudizi

2022-10-15   Giudicare
Il modo in cui giudico dipende al modo in cui sono giudicato, e il modo in cui sono giudicato dipende dal modo in cui giudico.

Sul giudizio morale

2022-10-15   Etica   |   Giudicare
Il Vangelo recita: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato» (Luca 6,37).

Secondo me questa citazione ha un'importanza capitale per gli effetti nocivi che può avere nelle menti delle persone.

Prima di tutto ci vedo una totale ipocrisia, dal momento che la chiesa si arroga il diritto di giudicare tutto e tutti, e pretende che i suoi fedeli adottino i giudizi di madre chiesa su cosa sia morale e cosa immorale. Questa contraddizione, a mio avviso, contribuisce notevolmente alla generale schizofrenia del pensiero cristiano.

In secondo luogo, l'astensione dal giudizio morale, se praticata realmente, condurrebbe all'annullamento di ogni morale, dato che qualsiasi morale si fonda sul giudizio, in quanto definisce i criteri per emettere giudizi morali. Infatti, se non giudico gli altri, perché dovrei giudicare me stesso? Sarebbe assurdo permettere agli altri qualsiasi immoralità e non concederla a se stessi.

In terzo luogo, la citazione è ingannevole dove dice che per non essere condannati basta non condannare, e che per essere perdonati basta perdonare. È una pia illusione che conduce a comportamente ingenui e pericolosi per il bene comune.

L'unica cosa buona che trovo in questa citazione è il fatto che essa denota l'interdipendenza dei giudizi morali, che io spiego con il seguente aforisma:

"Il modo in cui giudico dipende al modo in cui sono giudicato, e il modo in cui sono giudicato dipende dal modo in cui giudico."

Sugli incontri futuri

2022-10-16   Interagire
La probabilità di incontrare persone molto diverse da quelle che hai già incontrato in passato è quasi nulla. Ti conviene perciò trovare un modo accettabile di convivere e di interagire con le persone che sei abituato a incontrare.

Sull'utilità di certe regole

2022-10-17   Etica   |   Bellezza
Certe regole servono solo a creare effetti estetici, o a distinguere coloro che vi obbediscono da coloro che non vi obbediscono.

Il mondo come fenomeno

2022-10-18   Conoscere
Il mondo è un fenomeno, e ogni fenomeno è causato e costituito da altri fenomeni.

Per essere felici

2022-10-18   Felicità
Per essere felici è necessario sapere (o illudersi) di essere compresi, accettati, assolti, approvati, amati da almeno una persona amata.

Uomo e storie

2022-10-19   Natura umana   |   Narrazioni
L'uomo è un animale capace di inventare storie e di credere in storie inventate.

Le felicità che contano

2022-10-19   Felicità   |   Tempo
Quando si è felici, le infelicità passate non contano.

Sugli effetti della lettura

2022-10-19   Comunicazione   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Leggere un testo è come permettere a uno sceinziato di attivare certi gruppi di neuroni del tuo cervello in una certa sequenza.

Il senso del limite

2022-10-19   Libertà   |   Caffè filosofico
(Introduzione al caffè filosofico del 20/10/2022 sul tema "Il senso del limite")

Il tema di oggi ci ricorda che esistono dei limiti, sia per quanto riguarda la nostra libertà che le nostre capacità.  D’altra parte si potrebbe dire che siamo liberi di fare solo ciò che siamo capaci di fare e che ci è consentito di fare.

Il concetto di limite è dunque strettamente connesso con quello di libertà e di capacità, e il “senso” del limite consiste nella consapevolezza dei propri limiti, ovvero delle proprie non-libertà, incapacità e impossibilità.

Prima di esaminare i limiti degli esseri umani, esaminiamo il concetto di limite nel mondo fisico.

Lo spazio ci sembra infinito, come pure il tempo, e dunque potremmo dire che queste dimensioni non hanno limiti, se non quelli che l’uomo assegna loro quando fa i suoi ragionamenti. Se invece consideriamo un oggetto, come ad esempio un sasso, o il sole, i suoi limiti sono evidenti per quanto riguarda la sua massa, la sua forma e la sua energia interna. Infatti qualsiasi oggetto è limitato dalla sua forma, cioè dal suo involucro, dal confine tra l’oggetto e il resto del mondo, e dal suo contenuto.

Ma credo che ciò che più ci interessa, da un punto di vista filosofico è il limite delle capacità e delle proprietà delle “cose” (siano esse oggetti, esseri viventi, o persone). Intendo dire che i limiti di una cosa consistono in ciò che essa non può fare o non è capace di fare.

Possiamo definire due tipi di limiti: quelli “materiali” e quelli “mentali”.

I limiti materiali riguardano ciò che le leggi della fisica ci consentono di fare, per cui sono importanti la misura della nostra energia muscolare, la nostra resistenza fisica, e ciò che il nostro corpo non potrebbe sopportare, oltre alle costrizioni imposte dall’ambiente naturale e dalle circostanze fisiche.

I limiti mentali riguardano, da una parte, ciò che la mente umana è in grado di pensare come effetto della sua formazione, del suo sviluppo e delle sue esperienze, e, dall’altra, i limiti che gli esseri umani impongono ad altri esseri umani, costringendoli a comportarsi in certi modi (obblighi), e punendoli se si comportanto in certi altri modi (divieti).

Sia i limiti fisici che quelli mentali possono essere estesi entro certi limiti. Perciò è importante non solo capire quali siano i nostri limiti, ma anche in quale misura e in quale modo essi possano espandersi.

D’altra parte, non essere consapevoli dei propri limiti e delle reali possibilità di superarli, può indurci a comportamenti inutili o controproducenti, e ad inutili frustrazioni. 

Infatti la saggezza richiede l’accettazione dei limiti insuperabili e il superamento di quelli superabili, purché il prezzo del superamento non sia troppo alto, tanto alto da causare nuove infelicità.

Infine dovremmo anche chiederci se un’estensione dei nostri limiti comporti sempre un aumento del nostro benessere.

Di quale filosofia abbiamo bisogno?

2022-10-19   Filosofia
L'organismo di un essere umano non ha bisogno di una filosofia fine a se stessa, ma di una filosofia finalizzata al bene dell'organismo e della sua specie.

Cos'è importante?

2022-10-19   Valutare
Una cosa è importante nella misura della differenza che fa.

Comportamenti che si influenzano reciprocamente

2022-10-20   Comportamento
Il mio comportamento è influenzato da quello degli altri, e viceversa.

Risposte senza domande

2022-10-20   Domande
Trovo noiose le risposte senza domande.

Appartenenza e status

2022-10-21   Appartenere   |   Status
Ogni umano desidera appartenere, con uno status adeguato al proprio valore, ad un insieme sociale avente uno status adeguato al proprio valore.

L'illusione più grande

2022-10-21   Religione   |   Illusione
L'illusione più grande è credere che Dio ci ami.

Sul dovere e il piacere di umiliare il prossimo

2022-10-23   Status
Certe persone sentono il dovere e il piacere di umiliare i non abbastanza umili.

Sulla licenza di uccidere

2022-10-23   Violenza
Gli animali non umani hanno sempre licenza di uccidere. Gli umani hanno licenza di farlo solo in tempo di guerra.

Paura e umorismo

2022-10-23   Paura   |   Status   |   Umorismo
Ciò che non ci ha paura ci fa sorridere, o ridere. Il sorriso è una manifestazione di fiducia, il riso una manifestazione di superiorità.

Tecnologia e dipendenza

2022-10-23   Interdipendenza   |   Tecnologia
Il progresso tecnologico ci rende sempre più interdipendenti, e in tal senso più fragili e meno liberi, in quanto meno indipendenti.

Sull'occultamento dell'assenza di amore

2022-10-23   Libertà   |   Amare
Sentirsi dire «non ti amo» è percepito da molti come offensivo. È per questo che l'assenza di amore è generalmente nascosta. Infatti non siamo liberi di non amare qualcuno senza pagarne le conseguenze. D'altra parte non siamo nemmeno liberi di amare chiunque a nostro piacimento.

Amore e timore

2022-10-23   Amare   |   Paura
Ognuno (persino Dio) vorrebbe essere amato e temuto da ogni altro, ma amore e timore si escludono a vicenda.

Sui bisogni di Dio

2022-10-24   Religione
Che dio è, un dio che ha bisogno di intermediari e di difensori?

Sul superamento di se stessi

2022-10-24   Status
Superando se stessi si superano anche altre persone.

Sui frutti del lavoro

2022-10-25   Tempo
I frutti di certi lavori non sono immediati, ma arrivano dopo un certo tempo. Certi lavori sono come semine.

Su ciò che è «generale»

2022-10-25   Logica   |   Gerarchia
Il termine «generale» indica l'apice di una gerarchia, sia nel mondo militare che nella logica dei discorsi.

Sui fini del dialogare

2022-10-25   Appartenere   |   Relazioni   |   Status   |   Dialogo
Dialogare serve anche a stabilire, confermare o cambiare relazioni, appartenente e status.

Sul bisogno di parlare

2022-10-25   Interagire   |   Comunicazione
Abbiamo bisogno di parlare con qualcuno, e, se non troviamo nessuno con cui parlare, leggiamo o parliamo con noi stessi.

Sull'ingenuità

2022-10-25   Etica   |   Giudicare   |   Pensare
Pensare in modo maligno ci aiuta a difenderci dal male che viene dagli altri. L'ingenuità è pericolosa.

Sulla misura dell'intelligenza

2022-10-25   Intelligenza
Misurare la forza è molto più facile che misurare l'intelligenza.

Il sapore del successo appena ottenuto

2022-10-25   Successo
C'è una notevole differenza tra usare una cosa che si possiede da tanto tempo e usare una cosa appena ottenuta. Il secondo caso ha il sapore di una grazia o di una conquista, ovvero di un successo.

Sulla pena di vivere

2022-10-25   Vita   |   Morte
Arriva un momento, nella vita di ogni essere vivente, in cui non vale più la pena di vivere. Molti muoiono prima di tale momento.

L'obiettivo più ambizioso

2022-10-25   Emozioni e sentimenti   |   Autogoverno
Il controllo delle proprie emozioni è l'obiettivo più ambizioso per un essere umano. Per raggiungerlo ci vuole molto tempo e molto lavoro. I più, muoiono prima di averlo raggiunto.

Gioco e felicità

2022-10-26   Felicità   |   Gioco
Chi non ha più voglia di giocare ha rinunciato alla felicità. Il problema è trovare un gioco che piaccia anche ai propri interlocutori.

Un momento di felicità

2022-10-26   Piacere e dolore   |   Felicità
Per avere un momento di felicità bisogna dimenticare i dolori passati e quelli futuri.

Cose che ci uniscono e cose che ci dividono

2022-10-28   Interagire   |   Appartenere
Quando sei con qualcuno, tieni presenti le cose che vi uniscono e quelle che vi dividono, e scegli in ogni momento se parlare delle prime o delle seconde.


Timore di giudizi contrastanti, e conformità

2022-10-29   Giudicare   |   Conformismo   |   Imitare
Ogni cosa che facciamo viene giudicata dagli altri e da noi stessi. Siccome i giudizi possono essere contrastanti, molti preferiscono fare solo cose che anche gli altri fanno, e farle insieme agli altri, o allo stesso tempo.

Una singolare pluralità

2022-10-29   Natura umana
Una persona è una singolare pluralità di caratteristiche umane.

Sulle discussioni creative

2022-10-29   Domande   |   Dialogo
In base alle mie esperienze, alla fine di ogni discussione dialettica (dove vengono confrontate una tesi e un'antitesi) ognuno rimane della sua idea. Solo alla fine di una discussione basata su domande, in cui uno dei due o entrambi cercano di conoscere cose che non conoscono, cercano insegnanti, è possibile un travaso di conoscenze, o la formazione di una conoscenza, o idea, nuova per entrambi.

Sulla selezione sociale

2022-10-29   Interagire   |   Giudicare   |   Scegliere
Una cosa delle cose che più ci dividono è, a mio avviso, l'istinto, e la libertà, di selezione sociale, per cui è «naturale» che ogni individuo selezioni le persone con cui interagire e con cui stabilire relazioni, nel senso di scegliere le persone ritenute più vantaggiose, più attraente, più promettenti, o, semplicemente, più adeguate alla propria personalità e al proprio status.

A causa di tale selezione si crea una barriera tra il selezionatore e i non selezionati, ovvero i “rifiutati”.

La faccenda è complicata per il fatto che la selezione (o il rifiuto) potrebbero non essere simmetrici, allorché tra due persone A e B, A sceglie B, ma B rifiuta A. 

Inoltre, selezione e rifiuto possono essere reali o presunti, nel senso che una persona potrebbe sentirsi erroneamente rifiutata da un’altra anche quando il rifiuto non sussiste. La barriera più grande si ha quando tra due persone ciascuna si sente rifiutata dall’altra.

Selezione e rifiuto possono essere causati e/o accompagnati da giudizi morali o intellettuali. Ogni umano teme naturalmente di essere socialmente rifiutato. Per questo motivo molti hanno paura di essere giudicati, e, di conseguenza, considerano il giudicare un esercizio pericoloso e ingiusto, da evitare se possibile.

Domande sulle interazioni

2022-10-29   Interagire   |   Domande
Cosa dire, cosa non dire, come dirlo, come non dirlo, cosa fare, cosa non fare, come farlo, come non farlo, come prsentarsi, come non presentarsi: sono domande che il nostro inconscio si pone quando interagiamo con altre persone.

Sull'utilità degli psicoterapeuti

2022-10-29   Psicoterapia
Uno psicoterapeuta è utile soprattutto come persona con cui allenarsi a interagire con gli altri in modi più sani e più utili.

Perché le persone fanno ciò che fanno?

2022-10-30   Appartenere   |   Status
Per capire perché le persone fanno ciò che fanno, un'ipotesi molto probabile è che stiano cercando di ottenere, dimostrare o conservare l'appartenenza ad una certa comunità e un certo status nella comunità stessa.

Comunità e requisiti di partecipazione

2022-10-30   Etica   |   Appartenere   |   Verità   |   Bellezza   |   Status   |   Partecipare
Ogni comunità ha i suoi riti e rituali di appartenenza, i suoi giochi di status, le sue verità, la sua etica e la sua estetica. Possiamo chiamare tutte queste cose requisiti di partecipazione.

Appartenenza sociale e status

2022-10-30   Appartenere   |   Motivazioni   |   Status
Appartenenza sociale e status costituiscono le motivazioni più importanti di ogni essere umano.

Sulla fine delle ideologie

2022-10-30   Politica   |   Comunicazione   |   Idee
La pluralità delle idee e la libertà di esprimerle son gran belle cose, ma se non ci si organizza politicamente intorno ad una idea o ideologia comune non si cambia nulla nella società, e si continua a subire e a commentare la storia fatta da altri.

La comunità dei saggi

2022-10-30   Natura umana   |   Appartenere   |   Saggezza
Una comunità a cui cerco di appartenere è quella dei saggi. Si tratta di una comunità senza segni esteriori, senza rituali e senza distinzioni. I suoi membri sono accomunati solo dal desiderio di conoscere la natura umana criticamente, cioè mettendo in discussione tutti i saperi tradizionali che la riguardano. In questa comunità lo status di ciascun membro è determinato soltanto dalla misura delle sue conoscenze in tal senso.

Sulla carità

2022-10-30   Etica   |   Solidarietà
Ben venga la carità, facciamo più carità. Ci sentiremo più buoni e non ci sentiremo in colpa per non aver fatto nulla di più costruttivo, intelligente, efficace e risolutivo contro i mali della società.

La «cosa generale»

2022-10-31   Filosofia
Ogni volta che rivolgiamo la nosta attenzione verso una cosa, la distogliamo da ogni altra. Ci vorrebbe una cosa generale che riassume organicamente tutte tutte le altre, da tenere sempre presente insieme alla cosa particolare a cui stiamo pensando. Quella «cosa generale» dovrebbe essere l'oggetto principale della filosofia.

Individuo e comunità - libertà, dominio e appartenenza

2022-11-01   Appartenere   |   Libertà   |   Caffè filosofico   |   Comunità
(Introduzione al caffè filosofico del 3/11/2022 sul tema «Individuo e comunità - libertà, dominio e appartenenza»)

Un essere umano non può fare a meno degli altri. In altre parole, noi umani siamo tutti interdipendenti, nel senso che per soddisfare i nostri bisogni abbiamo bisogno della cooperazione di un certo numero di altri. Coloro che riescono a sopravvivere in un perfetto isolamento sociale costituiscono rare eccezioni, e comunque, il loro isolamento può essere da essi tollerato solo dopo un lungo periodo passato a contatto con altri umani.

Una comunità consiste in un insieme di relazioni tra esseri umani accomunati da una certa lingua e da certe regole di convivenza, grazie alle quali è possibile la cooperazione indispensabile per la loro sopravvivenza e la soddisfazione dei loro bisogni.

Appartenere ad una comunità implica dunque sia il possesso della comune lingua, sia il rispetto delle regole di convivenza che caratterizzano la comunità stessa. Vale a dire che coloro che appartengono ad una comunità non sono liberi di comportarsi in modi che infrangono le regole stesse,o di comunicare usando una lingua incomprensibile per gli interlocutori.

In altre parole, l’appartenenza ad una comunità implica una limitazione della propria libertà, nel senso del rispetto degli obblighi e dei divieti che costituiscono le regole di convivenza della comunità stessa.

Una comunità può essere costituita da comunità più piccole, e un individuo può appartenere a diverse comunità, come uno stato, una famiglia, un'organizzazione, un’azienda, un’associazione, un club, una comitiva, una chiesa ecc.

In certi casi un individuo può scegliere liberamente le comunità a cui desidera appartenere; in altri casi l’appartenenza è involontaria, e in casi estremi, obbligatoria e non modificabile. 

Quando le regole di convivenza di una comunità sono troppo stringenti rispetto ai bisogni e ai desideri di un individuo, questo si sente dominato, prevaricato  o oppresso da essa. Tuttavia il sentimento di oppressione è soggettivo, nel senso che in una stessa comunità, tale sentimento può essere provato solo da alcuni, e in diversa misura.

L’appartenenza ad una comunità implica un certo status (in termini di poteri e/o di prestigio). Le due cose sono collegate. Infatti, tanto minore è lo status con il quale si appartiene ad una certa comunità, tanto più debole è l’appartenenza e tanto maggiore il rischio di emarginazione e di esclusione dalla comunità stessa. Inoltre, quasi sempre uno status più alto implica una maggiore libertà e un minore senso di oppressione, e viceversa.

Per concludere, credo che faremmo bene ad analizzare criticamente le regole di convivenza delle comunità a cui apparteniamo, a chiederci quanto esse siano compatibili con i nostri bisogni e desideri, quanto siano per noi oppressive, quanto siano produttive o controproducenti in termini di cooperazione, e quanto possano essere migliorate in termini di soddisfazione dei bisogni nostri e altrui. Una volta risposto a tali domande, resta da chiedersi cosa possiamo fare per migliorare la situazione, se migliorabile, e se sia opportuno migrare verso una comunità più adatta a noi.

Sulla non riformabilità delle regioni

2022-11-01   Religione
Può una religione riformare se stessa senza uno scisma? Ne dubito. Il problema di ogni religione è che considera un peccato, un sacrilegio metterla in discussione.

Appartenenza e status

2022-11-01   Appartenere   |   Status
Appartenenza e status sono collegati. Tanto minore lo status, tanto maggiore il rischio dell'esclusione.

Illusioni industriali

2022-11-01   Religione   |   Illusione
Le religioni sono industrie che producono e diffondono illusioni.

Appartenenza e status

2022-11-02   Appartenere   |   Status
Potendo scegliere, preferiamo appartenere alle comunità in cui possiamo avere lo status più alto.

Comportamento e conflitti

2022-11-02   Piacere e dolore   |   Confliggere   |   Comportamento
In poche parole, gli umani fanno ciò che loro piace ed evitano di fare ciò che loro dispiace. Detto così, il comportamento umano si potrebbe spiegare molto semplicemente, se non fosse che ci sono una serie di problemi che lo rendono complicato e difficile da spiegare.

Una prima serie di problemi è relativa al fatto che una stessa cosa può piacere e dispiacere allo stesso tempo, o in tempi diversi, alla stessa persona, il che può dare luogo a conflitti interiori e difficoltà di decisione che sono di per sé spiacevoli.

Una seconda serie di problemi è relativa al fatto che ciò che piace ad una persona può dispiacere ad un’altra, il che può dare luogo a conflitti interpersonali e difficoltà di cooperazione che sono di per sé spiacevoli.

Una terza serie di problemi è relativa al fatto che ogni comunità o cultura definisce ciò che “dovrebbe” o “deve” piacere, e ciò che dovrebbe o deve dispiacere ai propri membri. Si tratta di ingiunzioni che possono non corrispondere a ciò che realmente piace o dispiace ad essi. Tali ingiunzioni possono indurre coloro che desiderano fare parte di una certa comunità o cultura ad assumere i gusti caratteristici della stessa, anche se essi contrastano con i propri gusti autentici, dando luogo a conflitti tra individuo e società.

Riassumendo, il comportamento umano è complicato dalla presenza di tre tipi di conflitti:

  • Conflitti interiori

  • Conflitti interpersonali

  • Conflitti culturali

Si tratta di conflitti per lo più non risolvibili. Tuttavia analizzarli e tenerli a mente può aiutarci a gestirli in modo più intelligente e produttivo in termini di soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

Sul bisogno di conoscenza

2022-11-07   Conoscere   |   Bisogni
Il bisogno di conoscenza non è prioritario, in quanto è strumentale alla soddisfazione di altri bisogni.

Sapere vs. capire

2022-11-08   Conoscere   |   Causalità   |   Futuro
Molti non capiscono ciò che sanno, o si illudono di capire ciò che non capiscono.

Capire significa scoprire perché avviene ciò che avviene, ovvero conoscere le molteplici cause dei fatti e le loro molteplici conseguenze.

Capire implica la capacità di prevedere il futuro in base a ciò che si è capito di ciò che è stato.

L'educazione, l'istruzione, non dovrebbero limitarsi a diffondere il sapere, ma anche aiutare a capire ciò che si sa.

Cosa permette alla vita di continuare a vivere?

2022-11-09   Sistemica   |   Vita
Un essere vivente vive grazie alle particolari interazioni tra le sue parti, le cui regole sono determinate dal particolare codice genetico e dal particolare codice culturale acquisito attraverso le particolari esperienze.

Sulla la paura di offendere e sulla gentilezza

2022-11-11   Interagire   |   Confliggere   |   Violenza
A volte, dietro la paura di offendere si nasconde la paura della reazione aggressiva dell'offeso, e dietro la gentilezza si nasconde la speranza che essa venga ricambiata.

Sulle connessioni tra neuroni

2022-11-12   Libero arbitrio   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Siamo schiavi delle particolari connessioni tra i nostri neuroni, in quanto esse determinano le nostre reazioni cognitive ed emotive, automatiche e involontarie, agli stimoli esterni e interni.

In cosa dovrebbe consistere una psicoterapia

2022-11-12   Psicoterapia
La psicoterapia dovrebbe consistere in una ristrutturazione migliorativa delle connessioni neuronali mediante nuove esperienze ad hoc praticate un sufficiente numero di volte, con o senza l'intervento di un terapeuta.

Alla ricerca del male

2022-11-13   Bene e male
Certe persone vedono solo il male nel mondo, forse per sminuire quello che è in loro.

La logica dei teologi

2022-11-14   Religione   |   Logica
La logica dei teologi è questa: siccome la sacra scrittura è indiscutibilmente buona, giusta e vera (altrimenti non la definiremmo sacra) allora, quando leggiamo brani esplicitamente cattivi, ingiusti e falsi, dobbiamo assumere che queste qualità ripugnanti siano solo apparenti, e che vi sia un modo di interpretare il testo in modo che ciò che è cattivo si dimostri buono, ciò che è ingiusto si dimostri giusto, ciò che è falso si dimostri vero.

I teologi sono fantastici arrampicatori su specchi, ma se si parte dall’assioma che siano persone rispettabili e sapienti, allora dobbiamo credere nelle loro acrobatiche interpretazioni.

Per il credente Dio è un punto di partenza, un assioma. Per l’ateo è un punto di arrivo a cui non si arriva mai.

Sulle offerte gratuite

2022-11-14   Interagire
Non fidarti delle offerte gratuite. Il prezzo da pagare è nascosto e sarà pagato al momento opportuno.

Importanza del contesto

2022-11-14   Piacere e dolore
Perché una cosa che ci piace in una certo momento o in un certo luogo non ci piace in un altro momento o in un altro luogo? Perché cambia il contesto. Il contesto in cui una cosa viene apprezzata può essere più importante della cosa stessa.

Struttura e dettagli

2022-11-14   Bellezza   |   Forma
Cambiare un dettaglio senza cambiare la struttura portante è a volte impossibile, o di cattivo gusto.

Sul piacere di appartenere

2022-11-15   Piacere e dolore   |   Appartenere   |   Illusione
Qualunque cosa facciamo denota l'appartenenza ad un certo insieme sociale, e il piacere che ne ricaviamo può essere un effetto dell'illusione di appartenere a quell'insieme.

Spirito vs. materia

2022-11-15   Mente   |   Spiritualità
Senza l'ossigeno che il sangue porta al cervello, la mente muore. Basta questo semplice fatto per smentire qualsiasi teoria psicologica spiritualista. Perché uno spirito, non essendo materia per definizione, avrebbe bisogno di materia per sopravvivere? Cosa lo spirito ha a che fare con la materia?

Sull'esistenza dei preti

2022-11-15   Religione
I preti non esisterebbero se non ci fossero persone pronte a credere alle cose che essi dicono.

Sulle fonti d'informazione

2022-11-15   Informazione   |   Bias cognitivo
Ognuno preferisce le fonti d'informazione che confermano le proprie opinioni.

Sul farsi domande

2022-11-15   Conoscere   |   Competere   |   Domande
Farsi domande può essere pericoloso, sia perché le risposte possono essere dolorose, sia perché gli altri non gradiscono quelli che si fanno più domande di loro in quanto potrebbero trovare risposte che essi non hanno e superarli nella gerarchia intellettuale.

Franco Tommasi sulla (non) religiosigtà

2022-11-16   Religione

In questo articolo trovate la trascrizione di un'intervista a Franco Tommasi sulla (non) religiosità. Idee che condivido totalmente, espresse con una chiarezza sorprendente. Da non perdere!




Sulla paura della creatività

2022-11-16   Paura   |   Creatività
La paura di cambiare implica la paura della creatività, che viene perciò repressa.

Sul presentarsi agli altri

2022-11-16   Appartenere   |   Giudicare   |   Competere   |   Status   |   Ruoli sociali
Di fronte agli altri dobbiamo decidere come presentarci, cioè dobbiamo dichiarare le nostre appartenenze, e il nostro status e il nostro ruolo nell'ambito di ognuna di esse. Così facendo ci esponiamo alla competizione e alle critiche riguardanti tutte le appartenenze, gli status e i ruoli che abbiamo dichiarato.

Qualcosa di nuovo

2022-11-16   Motivazioni   |   Cambiare
A volte sento il bisogno di fare qualcosa che non ho mai fatto prima.

Connessioni neuronali e psicoterapia

2022-11-17   Psicoterapia   |   Cervello
Se, all’interno di una stessa cornice, sono raffigurate due immagini di un certo tipo, nel cervello dell'osservatore dell'insieme si attiva una connessione neuronale, più o meno veloce e più o meno forte, tra le zone corrispondenti ai concetti rappresentati dalle immagini stesse.

Quanto più spesso l’osservatore vedrà le due immagini nella stessa cornice, o collegate in qualsiasi altro modo, tanto più veloce e forte diventerà la connessione neuronale tra le due zone, finché l'immaginazione di uno dei cencetti attiverà automaticamente l’immaginazione dell’altro.

Questo fenomeno dovrebbe essere alla base di ogni teoria psicoterapeutica.

Sulla «collage-terapia»

2022-11-17   Psicoterapia
La «collage-terapia» (termine da me coniato) è un metodo psicoterapeutico (affiancabile a una psicoterapia basata su qualsiasi teoria o scuola) in cui il paziente, con o senza l'aiuto del terapeuta, costruisce un collage dinamico (sempre aggiornabile ed espandibile, su carta o mediante un computer) in cui sono rappresentate concettualmente le sue problematiche, con parole e/o immagini.

Ciò che ci unisce

2022-11-17   Confliggere   |   Cooperare
Nulla unisce le persone più di un comune nemico, ovvero la difesa di interessi comuni aggrediti da un comune aggressore.

A che serve l'io?

2022-11-17   Bisogni   |   Coscienza   |   Futuro
L'io serve, tra altre cose, a mediare tra i desideri del proprio corpo e quelli dei corpi altrui, e tra i bisogni attuali e quelli futuri (propri e altrui).

Conoscenza, volontà e diritto

2022-11-19   Conoscere   |   Volontà   |   Diritti
Abbiamo il diritto di non voler sapere?

Sull'immoralità

2022-11-19   Etica
Per giustificare la nostra immoralità cerchiamo di dimostrare che gli altri sono più immorali di noi.

La morale come scelta

2022-11-19   Etica   |   Scegliere
Ognuno adotta la morale che gli conviene.

Sui conflitti

2022-11-21   Etica   |   Confliggere   |   Competere
Un conflitto è il contrasto attivo e violento tra due motivazioni incompatibili. Due motivazioni sono incompatibili quando la realizzazione dell’una comporta la negazione della realizzazione dell’altra. 

Le due motivazioni incompatibili possono risiedere in due individui (o gruppi) diversi, oppure in uno stesso individuo. Dal punto di vista di una persona, nel primo caso parliamo di conflitto esterno, nel secondo di conflitto interno.

In natura i conflitti sono molto diffusi e spesso indispensabili per la conservazione e l’evoluzione della vita. Infatti ogni vita si nutre di altre vite, cioè distrugge altre vite per sostenere la propria.

Nella società umana i conflitti sono regolati (cioè proibiti, limitati, attenuati, nascosti o dissimulati) dalla morale, il cui scopo è quello di favorire e difendere la cooperazione e l’ordine contro la distruttività sociale dei conflitti.

Il concetto di conflitto è legato a quello di competizione, nel senso che un conflitto è una competizione in azione, ovvero un prodotto, o una conseguenza di una competizione tra due motivazioni, o progetti di vita, non compatibili.

I conflitti tra esseri umani riguardano sia il possesso o l’uso di beni materiali (mobili, immobili, spazi, denaro), sia i rapporti cooperativi tra le persone. Infatti, paradossalmente, si compete per poter cooperare meglio, e si coopera per competere meglio.

Possiamo chiamare “conflitti economici” quelli che riguardano i beni materiali, e “conflitti relazionali” o “conflitti sociali” quelli che riguardano i rapporti tra persone.

È possibile una convivenza umana non conflittuale? Suppongo di no, per il semplice fatto che ogni essere umano ha bisogni e desideri involontari e contrastanti, non controllabili in misura sufficiente.

Nel caso dei conflitti economici, questi non ci sarebbero se tutti potessero condividere gli stessi beni, ma in realtà il possesso di un certo bene da parte di una persona implica spesso il non possesso dello stesso bene da parte di altre persone, e il conflitto nasce quando due persone desiderano uno stesso bene non condivisibile.

Lo stesso vale nei conflitti relazionali, allorché due persone vorrebbero avere una relazione, di tipo erotico od economico, esclusiva con una terza persona.

I conflitti relazionali riguardano anche lo status, ovvero la distribuzione del potere o dell’autorità all’interno di una relazione di coppia, di un gruppo o di una comunità. Infatti, per natura, ogni persona cerca di avere lo status più alto a cui può aspirare in base alle sue capacità fisiche o mentali. D'altra parte, a nessuno piace essere comandato da qualcuno ritenuto più debole o meno intelligente di se stesso, o rinunciare ai propri desideri per soddisfare quelli dell’altro, quanto i desideri stessi sono divergenti o contrastanti.

Come ho scritto sopra, la morale tende a reprimere i conflitti, ma quasi sempre li rimuove solo in senso psicoanalitico, ovvero non effettivo, col risultato che le persone confliggono in modo nascosto o dissimulato, negando di farlo, e trovando “scuse” non conflittuali per giustificare il loro comportamento conflittuale.

Se vogliamo regolare i conflitti in modo realistico, intelligente e produttivo, dobbiamo prendere coscienza della loro esistenza e ammettere di non esserne esenti. Solo allora potremo trovare i migliori compromessi che ci permettono di convivere con altri umani nonostante l’inevitabile competizione e gli inevitabili conflitti.

Sul cosiddetto spirito

2022-11-21   Spiritualità
Se per «spirito» intendiamo qualcosa di immateriale indipendente da cose materiali e da esseri viventi, dotato di volontà cosciente e capace di agire sulle cose animate e inanimate, allora non ci sono prove né indizi della sua esistenza.

Se invece per «spirito» intendiamo qualcosa di immateriale che governa il funzionamento di un particolare  corpo vivente, allora suppongo che esso esista, ma che non possa sopravvivere al corpo stesso, né esistere prima della sua nascita.

In tal senso, dato che un corpo vivente si compone di parti intergaenti, che chiamiamo «organi», suppongo che ognuno di questi sia animato da uno spirito di ordine funzionale inferiore a quello che governa l'insieme dell'organismo.

Abbiamo il dovere di amare?

2022-11-21   Amare   |   Diritti   |   Doveri
Non abbiamo il dovere di amare, ma se non amiamo nulla e nessuno, la nostra vita è insignificante, arida, e dolorosa, perché in tal caso nessuno ci amerà. Abbiamo infatti bisogno di essere amati, almeno in una certa misura, ma purtroppo essere amati non è un diritto, anche perché siamo liberi (almeno in teoria) di scegliere chi amare e quanto amare.

Bisogno di essere guidato

2022-11-22   Bisogni
Quando non so dove andare sento il bisogno di essere guidato.

Sulla guida del proprio comportamento e l’automiglioramento

2022-11-22   Psicologia   |   Comportamento   |   Psicoterapia   |   Automatismi
Il comportamento di un essere umano è guidato automaticamente da «algoritmi comportamentali» registrati nel proprio sistema nervoso, la cui logica è determinata dai propri geni, dalle proprie esperienze e dalle proprie cognizioni.

Un algoritmo comportamentale consiste essenzialmente in una logica, cioè programma comportamentale, del tipo: “se ti trovi in una situazione di tipo X, agisci (o reagisci) nel modo Y.

Consideriamo una persona che desidera modificare il suo comportamento abituale allo scopo di aumentare il proprio benessere o di diminuire il proprio malessere. Chiamiamo questa persona “il migliorando”.

Il migliorando deve trovare o inventare algoritmi (alternativi rispetto a quelli abituali) capaci di guidare meglio il proprio comportamento, cioè di determinare un comportamento più efficace ed efficiente nel senso della soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

Dopo aver individuato gli algoritmi migliorativi, il migliorando deve fare in modo che essi vengano memorizzati stabilmente nel proprio sistema nervoso in modo che essi guidino il proprio comportamento in modo automatico per quanto possibile.

Il processo di miglioramento dei propri algoritmi comportamentali, o automiglioramento, richiede la capacità di riconoscere certi tipi di situazioni, la conoscenza teorica del modo di agire appropriato a ciascun tipo di situazione, e la capacità pratica di agire nei modi appropriati.

Tali requisiti sono difficili da soddisfare senza una  preparazione psicologica adeguata e senza l’aiuto di uno psicoterapeuta o di altra persona con cui discutere degli algoritmi comportamentali da migliorare e di quelli migliorativi,  e con cui “allenarsi” nel praticare questi ultimi.

Volendo riassumere in poche parole il processo di automiglioramento, si tratta di rispondere alle seguenti domande:

  • quali esperienze sfortunate e quali cognizioni errate influenzano il mio comportamento rendendolo inappropriato alle situazioni?

  • con quali strumenti e con l’aiuto di quali persone posso individuare le esperienze sfortunate e le cognizioni errate?

  • quali nuove cognizioni e quali nuove esperienze possono influenzare il mio comportamento rendendolo più appropriato alle situazioni nel senso della soddisfazione dei bisogni miei e altrui?

  • con quali strumenti e con l’aiuto di quali persone posso praticare i nuovi algoritmi?

Per saperne di più vi consiglio la lettura del mio libro online “Psicologia dei bisogni”.

La mente come sistema di connessioni

2022-11-23   Mente   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Cervello
Pensare, parlare, scrivere servono a interconnettere o a disconnettere concetti preesistenti e/o sentimenti ed emozioni, e a formare nuovi concetti.

La mente è infatti un sistema di connessioni tra concetti e/o sentimenti ed emozioni, supportate da connessioni neuronali.

Ogni connessione può essere più o meno piacevole o dolorosa.

La mente serve dunque a gestire associazioni cognitive, sentimentali ed emotive, al fine di soddisfare i bisogni dell'organismo e di evitargli frustrazioni.

Tale funzione è realizzata mediante la capacità di provare piacere e dolore, e la motivazione/pulsione a cercare il primo e a evitare il secondo, essendo le soddisfazioni piacevoli e le frustrazioni dolorose.

Concetti interconnessi

2022-11-25   Comunicazione   |   Cervello
Un giornale, un libro, un messaggio pubblicitario, un discorso, consistono in insiemi di parole (con o senza immagini) interconnesse, che mirano a interconnettere i corrispondenti concetti nel sistema nervoso del lettore.

Una rete di significati

2022-11-25   Mente   |   Pensare   |   Comunicazione   |   Cervello
Una mente è un sistema basato su una rete di significati supportata da una rete di neuroni. Pensare, parlare, scrivere è fare un certo percorso in tale rete.

Quanto tempo si può sopportare la solitudine?

2022-11-27   Solitudine
Qualunque compagnia è meglio di una solitudine durata più di un certo numero di giorni, numero variabile da persona a persona.

Sapere vs. capire

2022-11-27   Conoscere   |   Comprendere
Sapere non significa capire.

Desideri antitetici

2022-11-28   Appartenere   |   Libertà   |   Status   |   Desiderare
I nostri principali desideri sono appartenenza, status e libertà. Soddisfarli tutti insieme è impossibile.

Sul vittimismo

2022-11-29   Piacere e dolore
Ci sono persone che soffrono volontariamente per dimostrare di essere vittime di qualcuno.

Rimedi che aggravano il male

2022-11-29   Piacere e dolore
Ci sono dolori che non sappiamo lenire e che temiamo di aggravare con un rimedio sbagliato.

Comprensione e previsione

2022-11-30   Conoscere   |   Comprendere
Capire è prevedere.

Sul bisogno di aiuto

2022-11-30   Cooperare   |   Violenza   |   Aiutare
Abbiamo tutti bisogno d'aiuto. Alcuni lo ottengono con la forza.

La società in quattro parole

2022-11-30   Competere   |   Società   |   Cooperare   |   Imitare   |   Selezione sociale
Società = cooperazione + competizione + imitazione + selezione.

Verità vs. probabilità

2022-11-30   Verità
Il probabile non è sempre vero.

Essere vs. rappresentare

2022-11-30   Essere   |   Significare
Rappresentare non significa essere.

Sul senso della vita

2022-11-30   Vita   |   Motivazioni   |   Significare
Chiedersi quale sia il senso della vita non ha senso.

Sulla realtà

2022-12-01   Conoscere   |   Verità
Sento spesso il bisogno di sbattere la realtà in faccia alla gente.

Potere del sapere

2022-12-01   Conoscere   |   Potere
Sapere è potere.

Possibilità e utilità

2022-12-01   Potere   |   Utilità
L'impossibile è inutile.

Essere e appartenere

2022-12-01   Appartenere   |   Essere
Appartengo, dunque sono.

Bisogno di partecipare a riti sociali (bisogno rituale)

2022-12-02   Appartenere   |   Paura   |   Riti e rituali
Io suppongo che l’uomo abbia, universalmente, bisogno di partecipare a riti sociali (formali o informali, espliciti o impliciti). A tale bisogno ho dato il nome di «bisogno rituale».

Un rito sociale è qualsiasi attività a cui partecipano almeno due persone, in modo preferibilmente sincronizzato, in forme tradizionali o convenzionali.

In altre parole, un rito sociale consiste nel fare le stesse cose e nello stesso modo, e possibilmente allo stesso tempo, con altre persone. Infatti non importa tanto ciò che si fa, quanto il fatto di farlo insieme e in una certa forma, ovvero la comune riconoscibilità e la condivisione di ciò che si fa.

Insomma, ciò che conta è la partecipazione ad un’attività comune.

Il «bisogno rituale» può essere soddisfatto, per esempio, dal partecipare ad una funzione religiosa, a una partita di calcio (come spettatore o come giocatore), a un party, a un ballo, a una maratona, a un concerto (come ascoltatore o come musicista), a un gioco, a un viaggio organizzato, alla visione di una trasmissione televisiva (meglio se in diretta), a una conversazione, a un convegno, a un seminario, a un corteo, ecc.

La partecipazione ad un rito sociale ci rassicura in quanto ci fa sentire di far parte di una comunità.

Senza tale rassicurazione saremmo angosciati, da cui il bisogno rituale come antidoto della paura dell’isolamento sociale e fonte di piacere.

Piacere che scaturisce dalla soddisfazione del bisogno di appartenenza sociale.

Sulla sottomissione delle folle

2022-12-02   Politica
Le folle adorano chi le sottomette.

L'individuo e gli altri

2022-12-02   Interagire
Ognuno ha i propri altri.

Mezzi e fini

2022-12-02   Motivazioni
I mezzi giustificano il fine.

Sulla normalità

2022-12-02   Differenze umane   |   Conformismo
È normale essere anomali.

Potere e competizione

2022-12-02   Competere   |   Potere
Il potere rende competitivi.

Pensare e immaginare

2022-12-02   Pensare   |   Immaginazione
Pensare implica immaginare.

Sulla faziosità

2022-12-02   Confliggere
L'uomo è un animale fazioso.

Perché cambiare modo di pensare?

2022-12-02   Competere   |   Pensare
Ci sono almeno due buoni motivi per migliorare il proprio modo di pensare. Il primo è prendere decisioni migliori per il proprio benessere, il secondo è essere più competitivi e più convincenti nelle discussioni con gli altri.

Amici e nemici

2022-12-02   Confliggere
Noi dividiamo le persone in buone e cattive, ma in realtà la divisione è tra amici e nemici.

Sull'Homo Sapiens

2022-12-02   Natura umana
Homo sapiens? Homo ignarus!

La ragione di chi vince

2022-12-02   Confliggere   |   Ragionare
Chi vince ha sempre ragione.

I dubbi del sapiente

2022-12-02   Conoscere
Più si sa, più si hanno dubbi.

Sul potere della bellezza

2022-12-02   Bellezza
Alla bellezza si perdona tutto.

Il centro del mondo

2022-12-02   Mente
Ognuno è il centro del mondo.

Libertà e casualità

2022-12-02   Libertà   |   Casualità
Solo ciò che è casuale è libero.

Presenza del passato del futuro

2022-12-02   Tempo   |   Futuro
Passato e futuro sono sempre presenti nella mente umana.

Mai e sempre

2022-12-02   Tempo
Mai dire mai, e mai dire sempre.

Sull'uso della mente

2022-12-02   Mente
Agitare la mente prima dell'uso.

Sulla natura umana

2022-12-02   Natura umana
L'uomo è un animale domestico.

Capire di non capire

2022-12-02   Comprendere
Ho capito che non avevo capito.

La volontà della natura

2022-12-02   Volontà   |   Natura
Sia fatta la volontà della natura.

Eleganza e semplicità

2022-12-02   Bellezza
L’eleganza si veste di semplicità.

Conflitto di interessi

2022-12-02   Confliggere   |   Vita
La vita è un conflitto di interessi.

Romanzo e psicologia

2022-12-02   Psicologia   |   Letteratura
Il romanzo è psicologia applicata.

Un'ecologia di bisogni

2022-12-02   Bisogni   |   Ecologia
Il mondo è un'ecologia di bisogni.

Collages di parole

2022-12-02   Poesia
Le poesie sono collages di parole.

Sull'immortalità

2022-12-03   Morte
Io non vorrei vivere eternamente. Finirei per annoiarmi.

Dio e religione

2022-12-03   Religione
Si può credere in qualche dio anche senza essere religiosi, così come si può essere religiosi senza credere in qualche dio.

Quattro anime e quattro ministeri

2022-12-04   Competere   |   Scegliere   |   Cooperare   |   Imitare   |   Autogoverno
L'uomo non ha un'anima unica, ma almeno quattro, e un ministero per ciascuna di esse: cooperazione, competizione, imitazione, selezione. Ovviamente sono anime mortali.

Relazioni e connessioni neuronali

2022-12-04   Relazioni   |   Cervello
Una relazione (di causa-effetto, di appartenenza, di identità, di cooperazione, di competizione, di somiglianza ecc.) tra due oggetti mentali corrisponde ad una connessione neuronale di un certo tipo tra le zone cerebrali corrispondenti agli oggetti stessi.

Bellezza e placebo

2022-12-05   Bellezza   |   Placebo
La bellezza è un placebo.

Placebo e felicità

2022-12-05   Felicità   |   Placebo
Un placebo è una promessa di felicità che rende felice chi ci crede, fino al momento della delusione. La bellezza, la medicina ciarlatana, la propaganda (commerciale, politica, religiosa, ecc.), la fede, sono esempi di placebo.

Il placebo genera speranza e fortifica, e in tal modo facilita l'autoguarigione dalle malattie.

Sull'origine dell'universo

2022-12-05   Conoscere
Tutte le ipotesi e le speculazioni sull'origine dell'universo non hanno alcun impatto sulla nostra vita pratica, né sulla nostra felicità o infelicità. Lasciano il "tempo", anzi, lo "spazio-tempo" che trovano.

Come ottenere la cooperazione altrui

2022-12-05   Cooperare
Una funzione fondamentale della mente umana (conscia e inconscia) è quella di determinare, sia tatticamente che strategicamente, come ottenere dagli altri la massima cooperazione al minimo costo in termini di beni, servizi, fatiche, impegni, frustrazioni, sofferenze, rinunce, finzioni, inganni ecc.

Sull'arte

2022-12-06   Bellezza   |   Arte
Ciò che conta nell'arte è la condivisione della visione di una "cosa" (oggetto o spettacolo), e di una interpretazione della stessa ritenuta importante. Il contenuto, la forma, la bellezza della cosa non hanno importanza; l'importante è che la visione e l'interpretazione della stessa siano condivise, cioè effettuate insieme con altre persone, e che la cosa sia ritenuta importante collettivamente. In tal senso, una cosa può essere arte per alcuni e non arte per altri, arte in un certo momento storico, e non arte in un altro momento.

Sulla manifestazione del disprezzo

2022-12-06   Disprezzo
All'uomo importa poco di essere disprezzato, purché il disprezzo non sia manifestato.

Credere e volere

2022-12-06   Conoscere   |   Volontà
Credere è una scelta involontaria.

Dare e togliere

2022-12-06   Interagire   |   Cooperare
Smettere di dare è come togliere.

Sugli aforismi

2022-12-06   Idee
Gli aforismi sono distillati di idee.

Sulla mistificazione

2022-12-06   Natura umana   |   Mistificazione
L'uomo è un animale mistificatore.

Sul linguaggio

2022-12-06   Linguaggio
Un linguaggio è una rete di parole.

Sul fine

2022-12-06   Finalità
A volte il fine coincide con la fine.

Sul vittimismo

2022-12-06   Etica
I vittimisti sono vittime di se stessi.

Desideri attivi e passivi

2022-12-06   Desiderare
Ognuno desidera essere desiderato.

Bisogno di approvazione

2022-12-06   Bisogni
Dacci oggi il nostro like quotidiano.

Fede e fanatismo

2022-12-06   Fede
Aver fede nella fede rende fanatici.

Saggezza e imparzialità

2022-12-06   Saggezza   |   Giustizia
La saggezza è al di sopra delle parti.

Matti inconsapevoli

2022-12-06   Psicopatia
Siamo tutti matti ma pochi lo sanno.

Sulle abitudini

2022-12-06   Comportamento
Siamo schiavi delle nostre abitudini.

L'uomo e i suoi algoritmi

2022-12-06   Natura umana   |   Sistemica
L'uomo è un animale programmabile.

Cause e conseguenze

2022-12-06   Causalità
Ogni causa è anche una conseguenza.

Sull'educazione

2022-12-06   Apprendere
Chi educa l'educatore dell'educatore?

Sulla ricerca del senso

2022-12-07   Finalità
L'uomo dà alle cose il senso che gli conviene.

Sogni e volontà

2022-12-07   Volontà
I sogni sono involontari.

L'unico umano rimasto

2022-12-07   Interagire
Immagina di essere l’unico umano rimasto vivo al mondo; tutti i problemi psicologici svanirebbero.

Neuroni e società

2022-12-08   Relazioni   |   Società   |   Cervello
Le connessioni neuronali rispecchiano le relazioni sociali.

Psicologia e relazioni

2022-12-08   Psicologia   |   Relazioni
I problemi psicologici sono problemi relazionali.

Dopamina e psicologia

2022-12-08   Piacere e dolore   |   Psicologia
Ci sono attività che causano la secrezione di dopamina. Questo può spegare perché certe persone fanno certe cose. Resta da spiegare perché certe attività causano la secrezione di dopamina. Questo è compito della psicologia.

Paura della sottovalutazione

2022-12-08   Giudicare   |   Valutare   |   Paura   |   Status
La gente odia chi si sopravvaluta, perché la sopravvalutazione altrui implica la propria sottovalutazione, e nessuno tollera di essere sottovalutato. Perciò, se A pensa che B si sopravvaluti, A si sente in diritto, o perfino in dovere, di esprimere una valutazione al ribasso nei confronti di B.

Soggettività e oggettività

2022-12-09   Conoscere
La soggettività è oggettiva.

Come ottenere la cooperazione altrui

2022-12-10   Cooperare

  • Scegli bene le persone con cui vale la pena di cooperare

  • Confronta i vantaggi e gli svantaggi di un'eventuale cooperazione

  • Non manifestare disprezzo verso cose care all'altro

  • Non umiliare, né disprezzare, né offendere l'altro

  • Non mostrare all'altro le tue superiorità

  • Mostra interesse per gli interessi, i bisogni e i desideri dell'altro

  • Presta attenzione all'altro

  • Cerca di capire se e come potresti aiutare l'altro

  • Mostrati disponibile ad aiutare l'altro

  • Renditi utile all'altro

  • Non mostrarti arrogante, né misantropo

  • Fai capire all'altro che l'esserti amico può essergli utile

  • Cerca di capire i sentimenti e le emozioni dell'altro

  • Dimostra empatia per i sentimenti dell'altro

  • Usa l'autoronia e ridi di te stesso

  • Non nascondere all'altro le tue fragilità e debolezze

  • Considera cosa l'altro vuole da te, cosa ti offre, cosa tu vuoi da lui, e cosa gli offri

  • Considera e rispetta le debolezze e le fragilità dell'altro

  • Cerca di capire le cose che possono irritare l'altro ed evita di evocarle

  • Non dare a vedere all'altro che lo giudichi o che potresti giudicarlo

  • Non mostrarti diffidente verso l'altro

  • Cerca di capire se tu e l'altro avete affinità o interessi comuni

  • Cerca di capire cosa tu e l'altro potreste condividere

  • Non parlare all'altro di cose che non può capire

  • Non chedere all'altro ciò che non può fare

  • Se l'altro ti critica, rispondigli che prenderai in considerazione le sue critiche

  • Non permettere all'altro di offenderti, di mentirti o di violare i tuoi diritti


Sulle buone idee

2022-12-10   Progresso
Le buone idee per migliorare il mondo sono inefficaci se non c'è un sufficiente numero di persone disposte a praticarle personalmente.

Requisiti di cooperazione

2022-12-10   Cooperare
Un individuo A accetta di cooperare con un individuo B solo se B soddisfa certi requisiti stabiliti da A.

Sulla solitudine

2022-12-11   Condividere   |   Solitudine
La solitudine è il risultato dell'impossibilità, o della non volontà, di condividere cose con altre persone.

Bisogno e illusione di condivisione

2022-12-11   Bisogni   |   Felicità   |   Condividere   |   Illusione
L'uomo ha un bisogno genetico di condividere con gli altri quante più cose possibile, ed è tanto più felice quante più cose riesce a condividere (o quanto più si illude di condividerle).

Sul miglioramento della società

2022-12-11   Status   |   Progresso
Dietro il desiderio di un miglioramento della società si può nascondere il desiderio di un miglioramento del proprio status sociale.

Sulla salvezza cristiana

2022-12-11   Religione
Forse non tutti i cristiani di oggi sanno che Cristo non predicava per il raggiungimento della felicità in questa vita, ma per quella nel dopo-vita.

La salvezza che lui ci voleva donare (per cui viene chiamato "Salvatore") non riguarda questa vita, ma la possibilità di andare in Paradiso.

Non è per caso che il Nuovo Testamento si conclude con l'Apocalisse. Il cristianesimo è infatti l'unico modo per arrivare preparati all'Apocalisse, con un biglietto per il Paradiso.

Nessuna salvezza per i non credenti!

Sono cose che i preti non dicono perché non farebbero che aumentare la fuga dalle chiese.

Condividere o non condividere?

2022-12-11   Condividere   |   Scegliere
Condividere o non condividere? Questo è il dilemma.

Sul processo di individuazione

2022-12-11   Differenze umane
Il processo di individuazione non dovrebbe essere finalizzato a differenziarsi dagli altri (anche se ciò accade inevitabilmente in una certa misura) ma a trovare condivisioni alternative rispetto a quelle native, più favorevoli alla soddisfazione dei propri bisogni. In altre parole individuarsi dovrebbe consistere nel trovare nuove e più favorevoli affinità.

Sapere quanto basta

2022-12-11   Conoscere
Non è vero che più si sa e meglio di vive. Conviene sapere quanto basta.

Il lavoro del cervello

2022-12-12   Inconscio   |   Cervello
Il cervello umano, nonostante rappresenti solo il 2% del peso corporeo, consuma il 20% dell'energia consumata dall'intero corpo.

Evidentemente il nostro cervello lavora continuamente, anche quando siamo fermi, quando ci riposiamo, quando dormiamo, ovvero non solo quando pensiamo cosciamente.

Il lavoro del pensiero (che evidentemente consuma energia)  rappresenta presumibilmente una parte relativamente molto piccola del lavoro complessivo del cervello. Mi piacerebbe sapere che lavori fa il pensiero oltre al pensare cosciente.

Domande filosofiche

2022-12-13   Filosofia
Segue una lista di domande la cui risposta richiede una riflessione filosofica:

  • In cosa consiste il pensare, e a che serve?

  • In cosa consiste l'intelligenza, e a che serve?

  • In cosa consiste la vita, e a che serve?

  • Come nasce la morale, e a che serve?

  • È immorale non interessarsi di morale?

  • Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della morale?

  • Diritti e doveri: sono naturali o convenzionali?

  • Filsofia e psicologia: quali sono le differenze?

  • In cosa noi umani siamo simili e in cosa diversi?

  • In cosa noi umani siamo simili agli altri animali e in cosa diversi?

  • Quanti tipi di amore ci possono essere?

  • Libero arbitrio: realtà o illusione?

  • Libero arbitrio: quali sono i suoi limiti?

  • Gerarchie e dominanze. Inevitabili? Come gestirle?

  • Verità: in quali contesti e con quali limiti possiamo parlarne?

  • In che consiste l'inconscio?

  • Che relazioni ci possono essere tra ragione e sentimenti?

  • Che differenza c'è tra un essere vivente e un robot?

  • L'uomo è, almeno in parte, un sistema automatico?

  • Perché molti sono conformisti?

  • Perché le persone violente sono violente?

  • Che intendiamo per "saggezza"?

  • Cos'è il bene comune?

  • Morale: quali sono i suoi vantaggi e quali i suoi svantaggi?

  • Giudicare. quando è un diritto e quando un dovere farlo?

  • Competizione tra esseri umani: quanto è naturale e quanto causata dalla cultura?

  • In che consiste il pudore? A che serve?

  • Complessità: fino a quale grado di complessità un essere umano può pensare?

  • In quale misura siamo per natura egoisti, e in quale misura altruisti?

  • Come risovere il problema della sovrappopolazione umana?

  • L'uomo ha bisogno di una religione?

  • In che misura la filosofia può essere una guida per la politica?

  • In quale misura i cittadini sono responsabili del malgoverno in una democrazia?

  • Quali sono i principarli bisogni e desideri umani?

  • In quali casi la libertà di espressione dovrebbe essere limitata?

  • Quali sono i pregi e i difetti del capitalismo?

  • A che e a chi serve l'arte?

  • Cosa ci insegna la storia?

  • In cosa Internet può favorire il progresso civile e il bene comune?

  • Quali sono gli ingredienti principali della felicità (o del benessere mentale)?

  • La sessualità dovrebbe essere limitata? In quali casi e in quale misura?

  • Qual'è il modo migliore di trattare le persone molto più stupide di noi?

  • Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi dell'imitazione tra esseri umani?

  • Da dove nasce e a che serve la vergogna?

  • Prostituzione: dovrebbe essere proibita, limitata o controllata dallo Stato?

  • Che significa "essere"?

  • La ricerca sccientifica andrebbe limitata? In che modo?

  • L'uomo ha bisogno di una famiglia?

  • Quanto è importante distinguere la mascolinità dalla femminilità?

  • A chi serve la psicoterapia?

  • Perché amiamo ciò che amiano e odiamo ciò che odiamo?

  • Perché succede ciò che succede?

  • L'evoluzione delle specie è casuale o finalistica?

  • Che relazione c'è tra la coscienza e l'inconscio?

  • In che consiste la fede, e a che serve?

  • Il libero mercato è imnmorale?

  • Perché molti considerano l'umiltà è una virtù?

  • Quali sono le più grandi paure dell'iuomo?

  • Perché l'uomo si lascia corrompere?

  • Di cosa dovremmo dubitare?

  • Perché molti considerano la fedeltà una virtù?

  • Che doti deve avere un politico?

  • Cosa dovremmo insegnare ai bambini?

  • Cosa non potremo mai conoscere?

  • In che consiste l'autenticità?

  • Come può una persona qualunque contribuire a migliorare la società?

  • Chi tace acconsente?

  • Quale può essere il valore di un individuo?

  • Di che parliamo quando parliamo di civiltà?

  • Di che parliamo quando parliamo di spirito?

  • La distribuzione disuguale delle ricchezze è immorale?

  • Le guerre sono sempre evitabili?

  • Quali sono le basi dell'umorismo?

  • Con chi dovremmo essre solidali?

  • Quali sono gli svantaggi della democrazia?

  • Abbiamo il dovere morale di impegnarci socialmente?

  • Quali sono i limiti della comunicazione tra persone di diverso livello intellettuale?

  • È possibile conosere se stessi senza conoscere gli altri?

  • La volontà di potenza è innata o acquisita?

  • Quali danni può provocare una religione?

  • Abbiamo bisogno di élites intellettuali?

  • Chi è responsabile di cosa?

  • La bellezza può essere pericolosa?

  • Autorità e libertà sono compatibili?

  • Quali sono gli svantaggi della specializzazione dei saperi?

  • Qual'è la società ideale?

  • Che valore hanno le conoscenze non scientifiche?


Utilità provvisoria

2022-12-15   Utilità
Per costruire una cosa servono cose che dopo la costruzione non servono più.

Critica e conflitto

2022-12-15   Criticare
Criticare significa esprimere un dissenso rispetto all’oggetto della critica. Se l’oggetto della critica è un’affermazione verbale, la critica mette in discussione o nega la verità, la bontà, l’utilità o la bellezza di quanto affermato. Se l’oggetto della critica è una persona, la critica mette in discussione la sincerità, la bontà, la dignità o lo status sociale, la bellezza o il buon gusto della persona stessa.

La critica è spesso conflittuale, e può diventare un’arma contro chi afferma qualcosa che viene criticato, o contro la persona oggetto di critica. Tuttavia, criticare ciò che una persona asserisce implica indirettamente una critica all’assertore stesso, in quanto autore di asserzioni criticabili.

Essere oggetto di critiche dirette o indirette (cioè sia come persona, sia come autore di asserzioni criticabili) è sempre sgradevole, se non traumatico, in quanto viene messa in discussione la dignità o lo status sociale del criticato in quanto autore di comportamenti o di asserzioni criticabili.

Di fronte ad una critica diretta o indiretta, la persona criticata ha le seguenti possibilità: (1) accettare la critica come valida e correggere il proprio comportamento o la sua asserzione nel senso della critica; (2) rifiutare la critica come invalida e criticare a sua volta la critica ricevuta e il suo autore; (3) non prendere in considerazione la critica se è evidente che l'interlocutore non è disposto a discuterla o ad approfondirla.

Nel secondo caso nasce un conflitto, o una guerra più o meno lunga, la cui posta in gioco è la dimostrazione della validità della propria critica e della invalidità di quella di cui si è oggetto direttamente o indirettamente.

Per cercare di evitare una guerra a colpi di critiche, la cosa migliore da fare è resistere all’impulso di criticare la critica, e chiedere all’interlocutore criticante di spiegare la critica nel modo più preciso e approfondito possibile, e con degli esempi concreti, nella speranza che attraverso gli esempi e gli approfondimenti emergano equivoci, malintesi e incomprensioni che hanno causato la critica, o contraddizioni che la invalidano.

Umanità e società

2022-12-16   Natura umana   |   Società
Umano significa sociale.

Morale e tempi

2022-12-16   Etica
Il fatto che molte azioni che in passato erano considerate morali oggi sono considerate immorali implica che molte azioni che oggi sono considerate morali, in futuro potrebbero essere considerate immorali.

Sulle vere cause del piacere di fare certe cose

2022-12-17   Piacere e dolore
A volte, dietro il piacere di fare una certa cosa, si nasconde il piacere dell’idea che gli altri ci ammirino o ci approvino vedendoci fare quella cosa.

Sulla reciprocità del rispetto

2022-12-17   Interagire
Rispetta coloro da cui vuoi essere rispettato.

Sul piacere del conflitto

2022-12-17   Piacere e dolore   |   Confliggere   |   Competere
Il piacere della vittoria comporta il piacere del conflitto.

Rispetto, timore, critica

2022-12-17   Confliggere   |   Criticare
Il rispetto è spesso, se non sempre, conseguenza di un timore. Timore di offendere, timore di essere offeso, o entrambi i timori, dato che la persona che offendiamo potrebbe reagire offendendoci a sua volta.

Una critica potrebbe essere conseguenza di un’incomprensione o di un effettivo disaccordo. Se la persona criticata suppone che la critica ricevuta sia dovuta ad un’incomprensione da parte dell’interlocutore, cerca normalmente di spiegarsi meglio. Se invece suppone che la critica sia dovuta ad un effettivo disaccordo, si prepara ad un conflitto dialettico tra due visioni contrastanti di una medesima questione.

La critica viene da molti considerata una mancanza di rispetto, ovvero un’offesa. Chi “osa” criticare l’interlocutore, infatti, dimostra di non temere di contraddirlo. Infatti, in tal caso viene a mancare l’ingrediente fondamentale del rispetto, ovvero il timore di offendere l’interlocutore.

Sulle relazioni interpersonali

2022-12-18   Interagire   |   Relazioni   |   Amare
Ogni persona è in relazione bidirezionale (effettiva o potenziale) con ogni altra. 

La relazione tra due persone A e B comprende due distinte relazioni: una da A verso B, e una da B verso A. Infatti due persone possono avere una visione diversa della loro relazione, e attribuire ad essa un diverso valore.

In altre parole, in ogni relazione, ciascuna persona, oltre ad attribuire alla relazione un certo valore in base alle proprie esigenze e ai propri interessi, "suppone" che a sua volta l'altra persona attribuisca alla relazione un certo valore (più o meno uguale al proprio) in base alle sue esigenze e ai  suoi interessi.

La relazione di una persona A verso una persona B può essere classificabile da ciascuna di esse secondo vari criteri di valutazione, come i seguenti:

  • Utilità / nocività

  • Piacevolezza / spiacevolezza

  • Pericolosità / sicurezza

  • Obbligatorietà / libertà

  • Necessità / superfluità

  • Dominazione / sottomissione

  • Possibilità / impossibilità

È dunque possibile che una certa relazione sia considerata allo stesso tempo, ad esempio, piacevole e nociva, oppure nociva e obbligatoria, oppure utile e pericolosa, dando luogo a conflitti e incertezze riguardo alla relazione stessa. 

Infatti ogni persona deve decidere, momento per momento, o stabilmente, se e in quale misura e in quali modi "praticare" una certa relazione, vale a dire se e in quale misura e in quali modi interagire con una certa persona.

La relazione precede e condiziona l'interazione. Infatti, se A valuta la relazione con B, ad esempio, inutile, impossibile o pericolosa, A può scegliere di non cercare, o di evitare, di interagire con B.

Le decisioni circa le relazioni e le interazioni sono per lo più inconsce, automatiche e involontarie, anche se il soggetto può cercare di giustificarle razionalmente dopo che le decisioni sono state prese automaticamente.

Un tipo di relazione molto mitizzato è il cosiddetto "amore". Sull'amore la letteratura e le religioni hanno detto tutto e il contrario di tutto. Nel contesto delle riflessioni sopra esposte,  io considero l'amore di A per B una relazione in cui A valuta la relazione intima con B come salvifica, cioè come fonte di gioia, di piacere, di integrazione sociale, di conformità morale, di coerenza, di stabilità, di pienezza, di completezza, di comprensione, di soddisfazione totale, e irrinunciabile. Inutile dire che tale valutazione si dimostra spesso illusoria.

Le relazioni interpersonali non riguardano solo i rapporti tra due individui, ma anche i rapporti tra un individuo e una categoria (mentale) di individui. Intendo dire che la relazione di una persona A verso una persona B è influenzata dalla relazione della persona A verso la categoria di persone a cui B appartiene (secondo A).

In conclusione, le relazioni e le conseguenti interazioni tra persone sono il risultato di valutazioni, per lo più inconsce, delle relazioni e delle interazioni stesse da parte delle persone coinvolte.

Antipatie reciproche

2022-12-19   Emozioni e sentimenti   |   Confliggere
Mi sono antipatiche le persone a cui sono antipatico.

Chi ha bisogno di chi?

2022-12-19   Bisogni
Ognuno ha bisogno della società ma la società non ha bisogno di nessuno in particolare.

La mia prima esperienza con l'intelligenza artificiale

2022-12-19   Intelligenza artificiale
Mio figlio mi ha consigliato di provare OpenAi (https://openai.com), un sito web mediante il quale è possibile dialogare con un’applicazione di intelligenza artificiale. L’ho fatto, e sono rimasto meravigliato da questa esperienza. Ho fatto ad OpenAi alcune domande, e le risposte che ho ricevuto sono a dir poco eccellenti, indistinguibili da quelle che si possono ottenere da un essere umano di vasta cultura e molto competente sul tema trattato nel dialogo.

Si sa che la IA non inventa nulla, ma costruisce le sue risposte sulla base dell’analisi di milioni di testi di buona qualità mediante i quali ha “appreso” le sue conoscenze. Questo fatto però non diminuisce il mio apprezzamento per le prestazioni di questa applicazione di IA, che superano di molto le mie aspettative.

Vi consiglio di fare anche voi questa esperienza di dialogo (disponibile solo in inglese) con l’intelligenza artificiale di OpenAi. OpenAi richiede la registrazione dell’utente. Il servizio è gratuito.

In questo articolo ho riportato alcune domande che ho fatto a OpenAi e le risposte che ho ricevuto: https://blog.cancellieri.org/chatting-with-ai-https-chat-openai-com-chat/

La misura di ogni valore

2022-12-19   Piacere e dolore   |   Valutare
Il piacere e il dolore, immediati o differiti, sono la misura di ogni valore.

Problemi, nemici e cervello

2022-12-20   Confliggere   |   Cervello   |   Problemi
Senza problemi da risolvere, senza nemici da combattere, il cervello si atrofizza.

Uomo e dominio

2022-12-20   Natura umana   |   Competere   |   Gerarchia
Ognuno vorrebbe dominare ogni altro.

Intelligenza e sapienza artificiali

2022-12-20   Conoscere   |   Intelligenza   |   Intelligenza artificiale
Un'intelligenza artificiale non è più intelligente né più sapiente dei dati con cui è stata istruita.

2022-12-21   Etica   |   Competere   |   Cooperare
In assenza di freni morali, ognuno cercherebbe di sfruttare ogni altro.

Cosa vorremmo dagli altri

2022-12-21   Interagire   |   Competere   |   Cooperare
Ognuno vorrebbe essere favorito da ogni altro.

Sull'obbedienza

2022-12-21   Interagire   |   Obbedienza
Ognuno vorrebbe essere obbedito da ogni altro.

Sulla fraternità

2022-12-21   Cooperare   |   Obbedienza
La fraternità richiede il comune riconoscimento di genitori comuni (genetici o metaforici) e la comune obbedienza ad essi.

Sui desideri interpersonali

2022-12-21   Interagire   |   Desiderare
Ognuno desidera certi comportamenti da persone libere di scegliere se soddisfare o no i desideri altrui, e cerca di influenzare a proprio favore tale scelta.

Di quali saperi abbiamo bisogno?

2022-12-21   Conoscere
Il sapere più importante consiste nel sapere di quali saperi abbiamo bisogno per vivere "bene", anche perché un individuo non può sapere tutto quello che miliardi di persone sono riuscite a sapere. Saper scegliere conoscenze tra tanti saperi è più importante del sapere specialistico. Infatti è meglio sapere poco di tante cose che tanto di poche cose.

Controllo reciproco

2022-12-22   Interagire   |   Reciprocità
Ognuno vorrebbe controllare ogni altro.

Rituali tradizionali vs. non tradizionali

2022-12-25   Appartenere   |   Riti e rituali   |   Amicizia   |   Tradizioni
A mio avviso, i rituali sociali servono a manifestare l'appartenenza (di coloro che li celebrano) ad una stessa comunità  e/o ad una certa relazione affettiva.

Il rituali più semplici e più diffusi sono il saluto e lo scambio di auguri in occasione di feste o altre occasioni religiose o laiche. Quando una persona A saluta o augura qualcosa a una persona B, il saluto o l'augurio costituiscono un messaggio implicito da A verso B il cui significato è: ti riconosco come membro della comunità a cui appartengo, e come amico, cioè come persona a cui sono affezionato e con cui desidero interagire e cooperare per il "nostro" bene comune; in sintesi: "ti voglio bene".

Il messaggio esplicito che il rituale trasmette può essere un augurio di buona salute, di salvezza in senso religioso, di passare gioiosamente un certo periodo di tempo, di avere successo in una certa occasione, ecc. Tuttavia tale messaggio è normalmente trascurabile e trascurato, in quanto i messaggi impliciti "apparteniamo alla stessa comunità", "ti riconosco come amico", "ti voglio bene" costituiscono i veri e unici motivi dei rituali.

I rituali legati a feste, specialemente se religiose, possono essere sgradevoli per persone atee, o devote a religioni diverse da quella a cui il rituale si riferisce, o per persone che hanno verso le feste in generale un atteggiamento critico. Infatti certe persone, per coerenza coi propri principi, evitano di celebrare i rituali tradizionali (come ad esempio scambiare auguri di buon Natale o di buon Ferragosto) col rischio di risultare antipatici ai tradizionalisti.

Per certe persone, che possiamo chiamare "antitradizionalisti" (categoria a cui mi onoro di appartenere), le feste tradizionali costituiscono infatti periodi di noia, di tristezza, e di pericolo, in quanto mettono in evidenza le differenze intellettuali e morali tra loro e gli altri, e rischiano di farli passare per arroganti e asociali agli occhi dei tradizionalisti.

Occorre tuttavia riconoscere che i rituali sono utili, se non indispensabili, per mantenere i legami sociali di affetto e di solidarietà tra le persone. Perciò credo che noi antitradizionalisti faremmo bene a inventare e a praticare rituali, ancorché diversi da quelli tradizionali.

Intendo dire che il significato esplicito dei nuovi rituali dovrebbe essere accettabile anche per le persone intellettualmente e moralmente più esigenti, essere adatto al nostro tempo e coincidere con il significato implicito di affetto, e di appartenenza ad una stessa comunità.

Società vs. gente

2022-12-25   Società
Una società è costituita dalla propria gente, ovvero dagli esseri umani che la compongono, oltre che dalle istituzioni e dalle risorse culturali e materiali che la gente usa e consuma.

Desideri e pensieri proibiti

2022-12-25   Emozioni e sentimenti   |   Pensare   |   Falsità   |   Mistificazione
Nei rapporti interpersonali ognuno cerca di capire o di interpretare i sentimenti e i pensieri altrui, e li giudica in quanto più o meno vantaggiosi o svantaggiosi rispetto alla propria persona.

Perciò ogni umano è portato a nascondere i propri pensieri e sentimenti verso gli altri, o a fingerli, al fine di evitare ostilità e punizioni nei casi in cui essi siano sgraditi alle autorità religiose o politiche, o alle persone della cui cooperazione egli ha bisogno.

La continua dissimulazione dei propri pensieri e e dei propri sentimenti conduce ognuno a credere alle proprie falsità e a rimuovere nell'inconscio ogni pensiero e sentimento intollerabile alle persone di cui non può fare a meno.

Sulla previsione del piacere e del dolore

2022-12-26   Piacere e dolore   |   Saggezza
L'uomo desidera fare ciò da cui prevede di ottenere piacere, e non fare ciò da cui prevede di ottenere dolore.

Tali previsioni possono tuttavia essere più o meno realistiche. Inoltre ci sono cose che danno sia piaceri, sia dolori, in tempi e misure diversi; per esempio, prima piacere e poi dolore, o prima dolore e poi piacere.

In tale ottica, la saggezza è la capacità di prevedere realisticamente il piacere e il dolore.

Valutazioni reciproche

2022-12-27   Giudicare   |   Valutare
Ognuno valuta ogni altro.

Ciò che la scuola dovrebbe insegnarci

2022-12-28   Apprendere
La scuola ci dovrebbe insegnare ad apprendere in autonomia, cioè non solo a copiare il sapere, e a capire cosa sia utile apprendere e cosa non lo sia.

Violenza e status

2022-12-29   Competere   |   Status   |   Violenza
La violenza è anche un modo per affermare la propria superiorità in termini di potere.

Compagnia e diversità

2022-12-31   Differenze umane
In una compagnia non conflittuale si parla di ciò che accomuna i presenti, e non di ciò che li differenzia e li divide. Questo fatto è tragico per coloro che sono molto diversi dalla media dei presenti, e che perciò non trovano argomenti di cui parlare.

Sui conflitti interpersonali

2022-12-31   Confliggere
I conflitti interpersonali sono dovuti alla conflittualità delle motivazioni delle persone coinvolte nei conflitti stessi.

Prendiamo due persone A e B. Una motivazione di A è conflittuale con una motivazioni di B se la soddisfazione della motivazione di A implica l'insoddisfazione di quella di B.

In quali casi le motivazioni di due persone sono conflittuali?

La proprietà privata è una fonte molto diffusa di conflitto, dato che, per definizione, se una proprietà è privata, solo il proprietario ha il diritto di goderne, anche se altri lo vorrebbero.

Un'altra diffusa fonte di conflitto è costituita dalla relazione affettiva (o erotica) esclusiva, che è una sorta di proprietà privata della relazione stessa, o della persona con cui si è in relazione.

Un'altra fonte di conflitto riguarda l'organizzazione sociale o politica. È il caso in cui  una persona A favorisce una certa organizzazione sociale o politica a lui favorevole, ma sfavorevole a una persona B, o viceversa.

Un altro caso molto comune di conflitto si ha quando A e B cooperano per il bene comune, ma A vorrebbe operare in un modo che B considera controproducente, o a lui sfavorevole o sgradevole.

In tutti i casi di conflitto, si ha dunque un contrasto tra motivazioni incompatibili e inconciliabili.

È possibile evitare i conflitti? È possibile, ma richiede che le parti accettino un compromesso per cui che una delle parti, o entrambe, rinuncino in parte o in toto a soddisfare la propria motivazione a favore di quella dell'altro.

Tu sei disposto ad accettare tali compromessi?

La ricerca del gregge

2022-12-31   Conformismo   |   Solitudine
Auguro a ognuno di voi e a me stesso di non sentirci mai soli, perché l'angoscia della solitudine ci spinge a cercare un gregge a cui aggregarci.