A che serve la coscienza?

Innanzitutto credo che la coscienza sia una formazione evolutiva (che quindi non sia sempre esistita nella storia del nostro pianeta) e che si sia formata casualmente e senza scopo, come ogni altra formazione evolutiva. Tuttavia, se tale formazione si è tramandata ereditariamente fino a noi, significa che si è dimostrata vantaggiosa per la nostra specie.

La coscienza non ha scopo (inteso come finalità a priori), ma ciò non toglie che abbia una o più funzioni, cioè che sia utile a qualcosa, altrimenti non staremmo qui a parlarne. Credo che la sua funzione principale sia quella di consentire il pensiero razionale, ovvero un metodo o meccanismo per comunicare tra umani e per predire il futuro in certi ambiti. Tale funzione ovviamente è vantaggiosa, tanto che ha permesso all’uomo di dominare ogni altra specie animale quasi completamente, e di “addomesticare”, in generale, la natura. Tuttavia un uso illimitato e sconsiderato della coscienza, unito ai progressi tecnologici che aumentano a dismisura i poteri dell’uomo sulla natura, può rivelarsi letale per la nostra specie. Da qui un invito alla prudenza nell’uso della coscienza, ovvero del pensiero.

In ogni caso la coscienza per me resta un mistero, anche se ne conosciamo alcune relazioni con il resto del corpo e del mondo. In essa, a mio parere, dovremmo includere tre componenti: la capacità cognitiva, quella emotiva/sentimentale, e quella volitiva/motivazionale, tra di loro in stretta relazione e interazione.

Anche per la coscienza vale la regola che non possiamo conoscerla in sé, ma possiamo conoscere molte delle sue relazioni sia interne che esterne. Gregory Bateson docet.

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