Alla ricerca dei giochi perduti

Ogni azione elementare è parte di uno o più giochi, e ogni gioco è parte di uno o più giochi più grandi.

Per “gioco” intendo un programma cibernetico finalizzato, cioè un complesso organico di forme e regole, stimoli e risposte, obblighi, divieti e margini di libertà, premi e punizioni, vale a dire un complesso di azioni e reazioni (cioè interazioni) dotate di significati rilevanti rispetto alla soddisfazione dei bisogni dei giocatori.
Se non conosciamo i giochi di cui una certa azione è parte, quell’azione non ha senso, è inutile e ingombrante.
L’uomo non ha bisogno di transazioni (attive o passive) in sé, ma di partecipare a particolari giochi naturali e sociali che prevedono certe transazioni con certi significati. Le conoscenze (sia scientifiche che umanistiche) che si concentrano sulle transazioni trascurando i giochi di cui esse fanno parte, non rispondono ai bisogni umani.
A quali giochi ho bisogno di partecipare, e in quali ruoli? A quali giochi i miei interlocutori hanno bisogno di partecipare, e in quali ruoli? Con chi ho bisogno di giocare? Queste dovrebbero essere le domande fondamentali di chi vuole vivere consapevolmente e in buoni rapporti con gli altri.
Forse l’uomo di oggi ha perduto il senso del gioco e non sa nemmeno di aver bisogno di giocare. Forse l’uomo di oggi è triste e annoiato perché ha rinunciato a giocare, e ha rinunciato a giocare forse perché i giochi del passato non sono più adatti alle situazioni attuali.
Per uscire dalla crisi esistenziale e dal nichilismo, dobbiamo allora inventare insieme e praticare nuovi giochi sociali, tali da soddisfare i nostri bisogni nella realtà (scientifica, tecnologica, economica e socioculturale) attuale.

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