Dialettica e competizione gerarchica

Quando due individui esprimono idee contrastanti è molto probabile che tra di essi si inneschi una competizione per la superiorità intellettuale, cioè per la posizione relativa più alta nella gerarchia dell’intelligenza e della conoscenza, ovvero della competenza di giudizio.

In tal caso ciascuno interpreta l’opinione dell’altro come il tentativo di dimostrare di essere intellettualmente superiore, e tale supposizione provoca una reazione difensiva tesa a dimostrare che l’altro non gli è affatto superiore.

Ritengo infatti che vi sia in ogni umano un istinto competitivo accompagnato dal timore di subire danni e svantaggi tanto più gravi quanto più bassa è la propria posizione gerarchica riconosciuta dagli altri membri della comunità di appartenenza.
Ritengo inoltre che tale istinto competitivo abbia una funzione evoluzionisticamente positiva nel senso che le persone più competitive sono di fatto privilegiate nella vita in generale e in particolare nella scelta dei partner sessuali più sani e più dotati di risorse utili alla sopravvivenza e alla riproduzione.

A causa di tale istinto competitivo e della dinamica, spesso inconscia, sopra descritta, l’eventuale discussione tra due persone a seguito di un loro disaccordo non mira alla comprensione delle argomentazioni altrui, ma a invalidarle e a dimostrare allo stesso tempo la validità delle proprie difendendole dai tentativi dell’altro di invalidarle.

Questo fenomeno non avviene soltanto quando due persone si incontrano e discutono in presenza, ma anche quando una persona legge un libro o un articolo in cui sono espresse idee che contrastano con la propria visione del mondo. In tal caso il lettore svaluta l’autore.

Tornando alle discussioni tra due persone, per quanto detto sopra, la loro dialettica, anziché essere costruttiva, diventa spesso una gara a chi la sa più lunga, che sfocia facilmente in aggressioni verbali e in reciproche accuse di arroganza.

Per ridurre il rischio che ciò avvenga, è importante essere consapevoli del proprio istinto competitivo, essere capaci di tenerlo sotto controllo, e invitare l’interlocutore a fare altrettanto.

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