Dialogo: significato, e requisiti di una buona conversazione

(Introduzione al caffè filosofico del 12/1/2022 sul tema “Dialogo: significato, e requisiti di una buona conversazione”)

Il vocabolario Treccani ci dà, tra le altre, queste definizioni del termine “dialogo”:

  • Discorso, colloquio fra due o più persone.
  • Per estensione, nel linguaggio politico e giornalistico, incontro tra forze politiche diverse, discussione più o meno concorde o che miri a un’intesa.
  • In senso più ampio, discussione aperta, di persone disposte a ragionare con spirito democratico.
  • La parte di uno scritto e, più spesso, di un’opera scenica, narrativa, o di un film, in cui sono introdotti a parlare due o più personaggi.
  • Componimento o trattato in cui, invece della forma espositiva o narrativa, è usata la forma dialogica.

Un dialogo è dunque costituito da uno scambio di messaggi verbali tra due o più persone. Detto ciò, mi sembra utile chiedersi a quali fini due persone si possono scambiare dei messaggi, perché tali fini possono influire sulla qualità, sull’utilità e sull’efficacia del dialogo stesso.

Tra i possibili fini di un dialogo (dal punto di vista di un dialogante) mi vengono in mente i seguenti (la lista non è esaustiva):

  • porre domande (e ottenere risposte) per soddisfare il desiderio di conoscere cose che non si conoscono su certi temi
  • conoscere l’interlocutore, la sua mentalità, la sua storia, le sue esperienze e il suo modo di ragionare
  • informare l’interlocutore di qualcosa che può essere di suo interesse
  • indurre l’interlocutore a fare qualcosa nell’interesse proprio o altrui, o a cooperare per un interesse comune
  • farsi conoscere dall’interlocutore nella speranza di stabilire con esso una relazione di un certo tipo
  • ottenere dall’interlocutore approvazione per il proprio comportamento (in senso morale e/o intellettuale), o supporto per qualche progetto
  • stabilire una certa relazione con l’interlocutore, basata su certi ruoli e/o certi rapporti gerarchici
  • giungere ad un compromesso con l’interlocutore in caso di conflitto di interessi
  • passare il tempo in modo conviviale, per il piacere di interagire con altri umani
  • trarre piacere dall’uso della logica nel ragionare e nell’argomentare interattivamente (sport mentale)
  • dimostrare di essere più intelligente, più istruito, meglio informato o più autorevole rispetto all’interlocutore
  • ecc.

In quanto ai requisiti di una buona conversazione, cioè di un buon dialogo, credo che sia soprattutto necessario che ciò che uno dice all’interlocutore sia da questo comprensibile e accettabile, vale a dire che non provochi repulsioni, Infatti una reazione emotiva repulsiva potrebbe rendere il dialogo inutile, anzi controproducente, a meno che uno non voglia essere provocatorio e usare il dialogo stesso per disturbare, umiliare o ferire l’interlocutore. È quindi importante capire cosa potrebbe dispiacere al proprio interlocutore, capacità che corrisponde al concetto di “tatto”. Il tatto non si improvvisa ma richiede un certo grado di sensibilità, una certa esperienza di interazione con persone di diverse personalità e diverse estrazioni sociali, e una certa conoscenza psicologica.

Per concludere, consiglio due letture che ho trovato utili per imparare a dialogare nel modo più efficace:

  • La “Pragmatica della comunicazione umana”, di Paul Watzlawick e colleghi, di cui riporto i “cinque assiomi”:
    1. Non si può non comunicare
    2. Nella comunicazione occorre distinguere i contenuti dagli scopi relazionali
    3. La punteggiatura nella comunicazione (cioè dove si pone il punto di inizio di uno scambio problematico) determina la percezione delle strutture di azione-reazione,
    4. La comunicazione può essere analogica (non-verbale) o digitale (verbale)
    5. Nella comunicazione il rapporto può essere simmetrico (le parti si considerano pari) o complementare (una delle parti considera l’altra inferiore o superiore)
  • “Parlare insieme” di Fredeman Schulz von Thun, con le “quattro orecchie” che servono ad estrarre da ogni messaggio i seguenti tipi di informazione:
    1. Enunciazione: di quali fatti sta parlando?
    2. Autorivelazione: cosa vuol dire di sé?
    3. Relazione: come si rapporta verso di me?
    4. Richiesta: cosa mi sta chiedendo?

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