Discorso ad un pubblico immaginario

Discorso ad un pubblico immaginario

Signore e signori, sono qui per raccontarvi qualcosa che potrebbe interessarvi, quindi per servirvi, non per ottenere qualcosa da voi (a parte la vostra benevolenza).

Sono qui per interagire e scambiare idee con voi, e per rispondere alle vostre domande, se ne avete e vorrete pormele.

Forse vi state consciamente o inconsciamente chiedendo cosa penso di voi e come mi pongo nei vostri confronti, se mi siete simpatici o antipatici, se mi sento superiore, uguale o inferiore a voi, per classificarmi come amico o nemico, umile o arrogante, utile o inutile, stupido o intelligente, bisognoso di aiuto o autosufficiente ecc.

Non ho nulla da nascondervi se non la mia libertà, ma forse è meglio che io non la ostenti, perché potrebbe disturbare qualcuno meno libero di me.

Nella mia storia non ci sono avvenimenti di cui oggi dovrei vergognarmi. E’ vero che in passato sono stato in una certa misura misantropo, perfezionista, moralista e vile, ma poi sono guarito quasi completamente (ad eccezione di qualche occasionale ricaduta).

La mia passione principale è lo studio della natura umana. Mi è utile per soffrire di meno e godere di più, ovvero per migliorare le mie relazioni e interazioni con gli altri. Chi vuole conoscere le mie idee a tal proposito può leggere il mio blog, i miei aforismi e la bozza del mio libro di psicologia. Si trova tutto online a partire dal sito cancellieri.org.

Mi espongo volentieri ai vostri sguardi e ai vostri giudizi. Qualcuno di voi mi giudicherà con benevolenza, altri con malevolenza e altri ancora con indifferenza, e credo che ciò sia normale.

Non ho sensi di colpa verso di voi né verso l’umanità in generale, perché non ho cattive intenzioni a vostro riguardo né vi disprezzo, anche se mi comporto in modo un po’ diverso da voi. Siamo parzialmente diversi, certo, ma questo non significa che io sia migliore o peggiore di voi.

Dunque vi rispetto anche se su certe cose abbiamo opinioni diverse. Penso infatti che ognuno abbia ragione dal proprio punto di vista.

Io cerco di distinguere il bene dal male, non i buoni dai cattivi. Ma a volte la prima distinzione comporta la seconda.

Non ho mai cercato di superare gli altri, ma me stesso, cioè ho cercato di crescere e migliorare. Se così facendo ho superato qualcuno, non era mia intenzione farlo (almeno consapevolmente).

Non ho nulla da insegnarvi, ma ho certe idee che posso condividere con voi se lo desiderate. So che è inutile e fastidioso dare consigli a chi non li chiede, perciò non lo farò a meno che non me lo chiediate.

Spero nella vostra tolleranza e benevolenza. Spero che non sentiate ostilità nei miei confronti.

Parlare in pubblico mi mette ancora in ansia (sebbene meno che in passato). Forse ho inconsciamente paura di essere giudicato male (giustamente o ingiustamente). Il vostro giudizio mi sta a cuore e non mi è indifferente. La mia ansia da esposizione al pubblico è tanto maggiore quanto meno conosco le persone che ho davanti e quanto meno esse mi conoscono.

Mi trovo in un doppio vincolo: se il vostro giudizio mi fosse indifferente significherebbe che non vi stimo né vi temo, e per questo avreste ragione di offendervi; se invece il vostro giudizio mi stesse a cuore significherebbe che non sono libero di pensarla in modo diverso da voi. Entrambi i casi sono svantaggiosi e perciò ansiogeni.

Chi vi parla non è un unico agente, ma almeno due, io e il mio inconscio.

Io e il mio inconscio non andiamo sempre d’accordo. A volte siamo separati in casa.

Perciò non stupitevi se i miei pensieri vi sembrano incoerenti.

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