Livelli e limiti di felicità

La felicità dovrebbe essere intesa non come un certo stato emotivo che solo persone particolarmente sagge e/o fortunate possono raggiungere, ma come una scala di misura del piacere, cioè della soddisfazione dei propri bisogni materiali e spirituali.
In tal senso, ognuno è più o meno felice momento per momento, vale a dire che si posiziona ad un certo livello, o grado, di felicità, tra un minimo e un massimo ottenibili, in funzione della soddisfazione dei propri bisogni.
In altre parole, il livello minimo di felicità ottenibile coincide col massimo dolore e il minimo piacere, e il massimo livello col minimo dolore e il massimo piacere che la persona è in grado di provare. A loro volta, il piacere e il dolore sono determinati, rispettivamente, dal grado di soddisfazione e di insoddisfazione dei propri bisogni.
Questa concezione della felicità implica che ciascun individuo può raggiungere, al massimo, un certo livello di felicità, che dipende dalla propria costituzione (fisica e mentale) e dalla propria situazione (economica, politica, sociale, di salute ecc.), condizioni che non sono modificabili a volontà.
Ne consegue che una persona non può aspirare ad un livello di felicità superiore a quello che la propria situazione gli consente, a meno che non riesca a cambiare la situazione stessa in modo tale da aumentare la probabilità di soddisfare i propri bisogni.
Bisognerebbe dunque chiedersi se sia possibile cambiare la propria situazione in una più soddisfacente, quali dovrebbero essere le caratteristiche della nuova situazione, e quali le strategie e tattiche per ottenerla.
Potrebbe darsi che che la propria situazione non sia migliorabile e che ci si debba accontentare di cercare di raggiungere il massimo livello di felicità (cioè di soddisfazione) che la situazione consente di raggiungere.
Sarebbe infatti controproducente impegnarsi continuamente per migliorare una situazione non migliorabile, al fine di essere più felici, ed essere continuamente frustrati (quindi ancora meno felici) per non riuscirci.
Per concludere, conviene porsi le seguenti domande in qualsiasi ordine:
  • La mia situazione è migliorabile? Se sì, come?
  • Posso essere più felice senza cambiare la mia situazione? Se sì, come?

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