Si può soddisfare il desiderio con la realtà?

(Mio intervento al “Café Philo Lyon” del 23-11-2021 sul tema “Si può soddisfare il desiderio con la realtà?”)

Per giustificare la mia risposta vorrei spiegare la mia idea del concetto di desiderio e delle dinamiche di cui esso è protagonista. E’ una spiegazione che qualcuno potrebbe considerare più psicologica che filosofica, ma per me non c’è alcuna differenza tra filosofia e psicologia.

Per giustificare la mia risposta vorrei spiegare la mia idea del concetto di desiderio e delle dinamiche di cui esso è protagonista. E’ una spiegazione che qualcuno potrebbe considerare più psicologica che filosofica, ma per me non c’è alcuna differenza tra filosofia e psicologia.

Io credo che i desideri siano dei meccanismi biologici essenziali per la sopravvivenza e la conservazione dell’individuo e della specie. Consistono nella ricerca del piacere e nell’evitamento del dolore (sia fisico che mentale). A loro volta il piacere e il dolore sono gli strumenti con i quali il corpo e l’inconscio controllano e dirigono il comportamento dell’individuo e l’attività mentale.

A mio parere i desideri si sviluppano a partire dai bisogni primari e secondari, cioè quelli innati e quelli acquisiti, in quanto mezzi per soddisfare i bisogni stessi. Io divido i bisogni umani primari nelle seguenti categorie:  biologici, di integrazione sociale, di libertà, di dominazionee competizione, di conoscenza, di bellezza e piacere, e di coerenza (evitamento di sgradevoli dissonanze cognitive).

Per me la felicità consiste nella soddisfazione periodica, ciclica dei desideri sani, cioè quelli che conducono alla soddisfazione dei bisogni primari, e nella soppressione dei desideri insani, cioè quelli che non portano alla soddisfazione dei bisogni primari o la inibiscono.

Un fatto molto importante a proposito dei desideri è ciò che io chiamo anticipazione del piacere e del dolore, fenomeno tipicamente umano per cui la previsione di un piacere è essa stessa fonte di piacere, così come la previsione di un dolore è essa stessa fonte di dolore. E siccome il desiderio di qualcosa implica la previsione del piacere che l’ottenimento della cosa comporterebbe, il desiderio è già fonte di piacere, finché permane l’ottimismo circa il suo successo. In tal senso, il contrario del desiderio è la paura, che è fonte di dolore in quanto previsione di dolore.

Credo che esistano due tipi di desiderio: (1) il desiderio di qualcosa che ci manca e di cui abbiamo bisogno. Questo è regolato da meccanismi omeostatici (fisici e mentali), che fanno aumentare il desiderio proporzionalmente alla mancanza.  (2) l’attrazione di qualcosa che stimola un nostro istinto, come ad esempio l’attrazione sessuale, o l’attrazione di un bell’oggetto o di una bella forma, che viene suscitata nel vederlo, attrazione che non c’è quando l’oggetto non è in vista. In tal senso possiamo dire che l’attrazione è la percezione di una promessa di piacere o di felicità. 

Esiste tuttavia un desiderio di piacere generico, senza un oggetto determinato, che è presente soprattutto in chi ha provato del piacere, e desidera rinnovare tale esperienza.

Tornando alla domanda iniziale, alla quale ho già risposto, aggiungo, e concludo, che a volte scambiamo la realtà così com’è con quella che desideriamo che sia, per evitare il dolore associato a verità insopportabili. Questa mistificazione della realtà, se da una parte ci protegge dal dolore della verità, dall’altra rende più difficile la soddisfazione dei nostri desideri e quindi dei nostri bisogni.

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