Sulla centralità dei rapporti sociali nelle motivazioni umane

Sulla centralità dei rapporti sociali nelle motivazioni umane

Per me tutta la psicologia (tranne quella che riguarda i processi fisiologici di base della mente) è “sociale”, nel senso che la mente è essenzialmente uno strumento per gestire (consciamente e ancor più inconsciamente) i rapporti con gli altri umani. E’ un’idea che ho appreso da George Herbert Mead, e che mi sembra sia sempre più condivisa dagli studiosi di psicologia e dagli psicoterapeuti. Infatti si parla sempre di più di psicologia e di psicoterapia “relazionali”.

D’altra parte la psicoanalisi ci insegna che l’uomo tende a rimuovere e a non prendere coscienza delle “vere” motivazioni del proprio comportamento, specialmente quando riguardano i rapporti con gli altri e hanno una connotazione morale, come ad esempio la difesa e l’accrescimento del proprio valore e status sociale, confrontati con quelli altrui.

Capisco anche che ai più dia fastidio, e venga considerato offensivo, che qualcuno sospetti che le loro vere motivazioni siano diverse da quelle che essi credono di avere. E’ un po’ come affermare o insinuare che uno stia mentendo agli altri e a se stesso.

 Infatti io penso che quasi tutti gli esseri umani (me compreso) ingannano inconsapevolmente gli altri, perché si auto-ingannano, come spiegato molto bene da Daniel Goleman nel suo libro intitolato “Menzogna, autoinganno, illusione” che consiglio a tutti di leggere.

In conclusione, io suppongo che per ogni essere umano i rapporti sociali siano al centro delle proprie motivazioni (specialmente quelle inconsce), anche per coloro che cercano di essere sempre più indipendenti dagli altri, e rinunciano a relazioni sociali in quanto ritenute causa più di sofferenze che di gioie.

Ovviamente non posso dimostrare che quanto ho scritto sopra sia vero, tuttavia lo ritengo non solo plausibile, ma anche molto probabile, e uso tale “conoscenza” per orientarmi nella vita e nei rapporti con gli altri.

Resta il fatto che ci sono differenze importanti, da persona a persona, per quanto riguarda il bisogno di appartenenza/integrazione sociale,  e il bisogno di individuazione/libertà. In alcuni prevale il primo, in altri il secondo. Ma anche il bisogno di libertà è “relazionale”; in quanto parliamo di libertà dai vincoli che gli altri ci pongono, ed è sempre una libertà limitata e mai definitiva. Infatti non possiamo mai fare a meno degli altri, né ignorarli, se non per brevi periodi.

 

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