Sulla cosiddetta dimensione spirituale

Mi pare che l’aggettivo “spirituale” venga generalmente usato in senso negativo, ovvero come ciò che non è materiale, non è fisico, non è logico, non è scientifico, non è informazione, non è tangibile, non è dimostrabile, non è misurabile se non nei suoi effetti sentimentali. Insomma, qualcosa di “altro” e diverso rispetto da ciò che conosciamo.

Nessuno (al di fuori di certi testi religiosi e psicologici) è infatti in grado di spiegare cosa sia la spiritualità in termini positivi, per cui resta un mistero, qualcosa di magico o esoterico nel senso che non risponde alle leggi della fisica né della biologia, che ha intenzioni e fini che coinvolgono l’uomo, che ognuno può immaginare soggettivamente e a cui si possono attribuire poteri soprannaturali o non naturali che mai nessuno è finora riuscito a dimostrare.

Insomma, qualcosa di non fisico né logico che però può far bene a chi si sottomette alle sue immaginarie volontà o segue i suoi immaginari consigli. Parlare di spirito significa dunque, a mio parere, dare arbitrariamente un senso a cose che non ne hanno.

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