Appartengo, dunque sono

“Essere” significa “appartenere” ad un certo numero di classi. Classificare significa attribuire una o più classi ad un ente, cioè stabilire che un certo ente appartiene a certe classi. Ogni umano ha la capacità di classificare qualsiasi ente, compresi gli altri e se stesso, e di conoscere o di intuire le classificazioni fatte da altri.

Le classi corrispondono ad aggettivi come: amico,  nemico, utile, inutile, innocuo, nocivo, piacevole, spiacevole, vero, falso, giusto, ingiusto, colpevole, innocente, ricco, povero, ignorante, sapiente, buono, cattivo, bello, brutto ecc.

Una classe può implicarne un’altra. Infatti potremmo dire che una certa persona A è un xlandese, cioè appartiene alla classe degli xlandesi, cioè dei cittadini della xlandia. Potremmo dire che gli xlandesi sono nostri nemici, cioè appartengono alla classe dei nemici, e di conseguenze potremmo dire che la persona A è nostro nemico, cioè appartiene alla classe dei nemici “automaticamente”, in quanto appartiene alla classe degli xlandesi.

Le classi rispetto alle quali un ente può essere classificato sono in parte innate e in parte apprese. Nell’esempio precedente la classe dei nemici è innata, quella degli xlandesi appresa.

Se volessi tentare di rispondere alla domanda “chi sono?” dovrei  riformularla come segue: a quali classi appartengo secondo la classificazione fatta da me? e a quali secondo la classificazione fatta dalla persona x? e a quali secondo la classificazione fatta dalla persona y? e cosa via. Potrei anche riformularla più semplicemente dicendo: a quali classi appartengo secondo la classificazione media, o prevalente fatta delle persone che mi conoscono? Oppure: a quali classi appartengo secondo la maggior parte delle persone appartenenti ald una certa classe? E così via.

Ogni classe comporta una serie di aspettative, ovvero di comportamenti abituali, diritti e doveri, obblighi e divieti, privilegi, pregi, difetti  ecc. attribuiti covenzionalmente o soggettivamente ai membri di quella classe.

In effetti, è quasi impossibile interagire con una persona o con qualsiasi altro ente senza averlo prima classificato, ovvero senza avere delle aspettative sul suo comportamento, cioè sul suo modo di agire e di reagire.

Per concludere, le classi innate sono assolute in quanto geneticamente determinate, mente le classi apprese sono relative in quanto culturalmente determinate e variabili con le esperienze personali e collettive. La classificazione invece è sempre appresa.

Occorre quindi diffidare di ogni classificazione e, più in generale, dell’uso del verbo essere al di fuori di classificazioni esplicite o implicite.

In altre parole, non dobbiamo mai dimenticare che ogni volta che usiamo il verbo essere stiamo facendo o evocando delle classificazioni, e che ogni classificazione è culturalmente determinata, soggettiva e/o convenzionale, e più o meno “sana” in senso psicopatologico.

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