Introduzione al caffè filosofico del 28/4/2022 sul tema “Bisogni innati e bisogni indotti”

Il tema di questo incontro è a mio avviso uno dei più importanti in assoluto, se consideriamo i bisogni la causa principale del comportamento umano in ogni suo aspetto, sia per quanto riguarda il comportamento visibile dall’esterno, ovvero le azioni e le espressioni interpersonali, sia quello interno, vale a dire i pensieri e i sentimenti, includendo nel termine “sentimenti” le emozioni, e il piacere e il dolore in ogni loro forma e intensità.

Intendo dire che se noi conoscessimo in modo approfondito e dettagliato i bisogni umani, sia quelli dell’uomo in generale, sia quelli di individui particolari, e in primis i nostri, avremmo forse la chiave di comprensione più efficace per spiegare ogni comportamento umano.

Il tema di oggi si propone di confrontare i bisogni innati con quelli indotti, dando per scontato che ogni essere umano abbia dei bisogni innati (ovvero genetici, o primari) e dei bisogni indotti dalle interazioni con l’ambiente naturale e con quello sociale. Tuttavia credo che prima di parlare di bisogni indotti dovremmo parlare in senso più generale di bisogni acquisiti, e tra questi distinguere quelli indotti da altri (cioè da persone che ci hanno influenzato e dai mass media) e quelli che noi stessi abbiamo sviluppato attraverso le nostre esperienze, in una sorta di auto-induzione.

Intendo dire che ogni umano, attraverso le proprie esperienze, scopre o impara modalità, metodi, strumenti, o più in generale, mezzi per soddisfare i propri bisogni innati. Tali mezzi “appresi” costituiscono a loro volta dei bisogni che potremmo definire secondari, o “strumentali” in quanto necessari per soddisfare i bisogni innati. In altre parole, io suppongo che i bisogni umani siano strutturati a più livelli, dove al livello più alto ci sono i bisogni innati e al disotto ci sono vari livelli, in ognuno dei quali si sviluppano dei bisogni acquisiti (indotti o autoindotti) che servono a soddisfare i bisogni del livello immediatamente superiore.

In tale ottica possiamo considerare i desideri come mezzi per soddisfare dei bisogni. A tal proposito io definisco “bisogno” una motivazione che se non viene soddisfatta provoca la morte o una grave disfunzione organica o psichica, e “desiderio” una motivazione che se non viene soddisfatta provoca solo un dispiacere o una sofferenza di durata più o meno lunga, ma non una disfunzione organica o psichica.

Infine penso che il piacere e il dolore siano connessi strettamente alla soddisfazione e alla frustrazione di bisogni e di desideri. Suppongo infatti che il piacere sia il segnale con cui l’organismo fa sapere alla coscienza che stiamo soddisfacendo una motivazione, e il dolore il segnale con cui l’organismo ci avverte che stiamo frustrando una motivazione.

Detto questo, vi suggerisco di rispondere a domande come le seguenti:

  • Quali sono i bisogni innati dell’uomo in generale e come si differenziano e si modulano nei diversi tipi umani, cioè nei diversi caratteri e temperamenti?
  • Di cosa ha bisogno un essere umano per vivere una vita soddisfacente?
  • In quale misura conosciamo i nostri bisogni e i bisogni umani in generale?
  • Vi sono bisogni innati che la nostra cultura tende a considerare immorali, o politicamente scorretti pur esendo naturali e in tal senso sani?
  • I bisogni indotti sono generalmente dannosi o alcuni di essi possono essere utili ai fini di una pacifica e produttiva convivenza sociale?
  • Quali sono i bisogni indotti più deleteri nel senso che danno luogo alla frustrazione di bisogni innati o provocano problemi e conflitti sociali?
  • Come possiamo liberarci dai bisogni indotti malsani?
  • Che relazione c’è tra bisogni indotti e conformismo? E’ possibile liberarsi dai bisogni indotti dalla società senza isolarsi socialmente?

A voi la parola.

Vedi anche “Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana

2 commenti

  1. Tony

    1) Quali sono i bisogni innati dell’uomo in generale e come si differenziano e si modulano nei diversi tipi umani, cioè nei diversi caratteri e temperamenti? Rspondo: “Tutti gli esseri viventi hanno solo un bisogno primario: SOPRAVVIVERE. Questo e il comune denominatore che dà la spinta all’individuo e agli esseri viventi per gestire tutte le atre dinamiche della vita. Poi segue tutto ilresto…
    2) Di cosa ha bisogno un essere umano per vivere una vita soddisfacente? Di ciò che ritiene essenziale.
    3) In quale misura conosciamo i nostri bisogni e i bisogni umani in generale? Ognuno di noi ha la sua miura.
    4) Vi sono bisogni innati che la nostra cultura tende a considerare immorali, o politicamente scorretti pur esendo naturali e in tal senso sani? Certo, la Chiesa è maestra in questo, ossia, nel mettere veti morali che puntualmnete non vengono rispettati, perché obsoleti.
    5) I bisogni indotti sono generalmente dannosi o alcuni di essi possono essere utili ai fini di una pacifica e produttiva convivenza sociale? Alcuni possono essere utili. Le generalizzaioni, non sono di nessun utilità. In tal caso vengono accolti come suggerimenti.
    6) Quali sono i bisogni indotti più deleteri nel senso che danno luogo alla frustrazione di bisogni innati o provocano problemi e conflitti sociali? Anche questa domanda non può avere una risposta assoluta. Per quanto mi riguarda, i bisogni indotti deleteri sono quelli che sponsorizzano il superfluo. Anche la percezione del superfluo è soggettiva e riguarda il nostro livello di consapevolezza.
    7) Come possiamo liberarci dai bisogni indotti malsani? Solo aumentando il nostro livello di consapevolezza su chi siamo veramente, e qual è il nostro scopo primario in questa vita.
    8) Che relazione c’è tra bisogni indotti e conformismo? Tanta!!! In genere il conformista vive spesso per apparire. Lui subisce il giudizio che gli riserva la paltea sociale farcita di “patina sociale”.
    9) E’ possibile liberarsi dai bisogni indotti dalla società senza isolarsi socialmente? Non sempre si riesce nell’intento. Molti preferiscono sottomettersi al flusso dominante per non rimanere isolati socilmente. In definitiva, si conformano volentieri abbracciando lo “status quo”.

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