Bisogno di condivisione e qualità delle idee condivise

Quanto più un’idea è intelligente e profonda, tanto più difficile è condividerla con altre persone, perché più piccolo è il numero di persone capaci di comprenderla. Per questo le idee più condivise sono le più stupide e superficiali.

Tuttavia ogni umano ha un profondo bisogno di condividere idee con altri umani, e soffre quando non ci riesce.

10 commenti

  1. Bruno Perazzolo

    Un’idea elitaria della conoscenza che non condivido. Naturalmente ci sono modelli complessi che non sono facili da condividere. Ma quando si è approfondito bene un concetto diventa anche più facile comunicarlo. In realtà lo sforzo di condividere alla fine si traduce in una maggiore comprensione da parte dello stesso mittente del messaggio.

  2. Bruno Perazzolo

    Perchè non è sempre vero che concetti profondissimi non possano essere condivisi con semplicità. Inoltre siamo chiamati a fare uno sforzo di condivisione anche nel nostro interesse. In genere ne usciamo migliori. Infine se non fosse vero quello che dico mancherebbero le basi del dialogo e della buona conversazione che sono il fondamento primo e certamente il più importante della democrazia

  3. @Bruno Perazzolo, le mie esperienze mi dicono il contrario. Forse le idee che non sono riuscito a condividere in misura sufficiente più che intelligenti e profonde erano erronee. O forse troppo lontante dai sentimenti prevalenti delle persone. O forse erano percepite come immorali. O forse erano considerate elitarie, snob, arroganti. E allora mi chiedo, un’idea elitaria, snob, arrogante, è necessariamente erronea e/o distruttiva? Non può essere realistica, istruttiva e costruttiva nel senso di un miglioramento della condizione umana?

  4. Bruno Perazzolo

    Una conoscenza può essere certamente accessibile a pochi. In questo senso il termine “elitaria” ci sta. Ma come fa un’idea a essere arrogante o snob? Di norma questo è un atteggiamento di ceto che non apprezzo. Mi piace conversare alla pari e trovo l’arroganza e lo snobismo atteggiamenti di stupida chiusura. Altro discorso lo scandalo. Certo che un’idea può essere scandalosa e persino immorale e terribile. Il punto non è quanto sia scandalosa ecc. Ma unicamente quanto ci avvicina alla realtà. Almeno così la penso io. Ma potrei anche cambiare idea o migliorarla se qualcuno me ne desde l’occssione

  5. Vanna Busolo

    Io condivido l’aforisma di Bruno. Le cose più semplici sono anche le più facili da divulgare e gradite ai più che facilmente le comprendono (lo sanno bene gli organi di informazione ed anche alcuni politici che scelgono slogan semplici e diretti di comunicazione alla massa).
    Poi sta al singolo volere e potere, nel limite delle proprie facoltà, approfondire ed entrare nella complessità del tema.
    E’ anche vero che se l’uomo non riesce a comunicare con gli altri si sente incompreso e vive male, come in effetti accade a tutti i “geni” che soffrono la solitudine.

  6. Tony

    Mi rifaccio al triangolo di ARC in cui A=affinità; R=realtà; C=comunicazione. La condivisione di idee, scopi, azioni e altro, passa in genere attraverso questi fattori. Soprattutto attraverso la R e la C. Un’idea, intanto va comunicata prima di essere condvisa. Ora, se l’atro terminale (persona) la accetta attraverso l’accordo o realtà (R), allora la riesce facilmente a condividere, indipendentemente che l’idea sia intelligente o meno. Chi stabilisce ciò? Un’idea, a mio avviso, intelligente (ad es. quella di non vaccinarmi) può essere stupida per altri e vicecersa. Non esistono regole assolute, se non le argomentazioni, debitamente supportate, su cui discutono due o più terminali (persone) che interagiscono comunicando le loro idee. Per me, non c’è altro.

  7. Bruno Perazzolo

    Tony pone una questione diversa da quella posta dall’aforisma di Bruno, mi pare. Non si tratta più del grado di comprensibilità di un concetto, ma della sua verità. In quello che scrive ci sono termini che condivido tipo “se non argomentazioni debitamente supportate” oppure “realtà” ammesso che quest’ultima non sia ridotta ad un accordo. Tuttavia il “tono” generale delle sue affermazioni non mi convince per nulla. Se la verità viene ridotta a un accordo tra un gruppo di persone il risultato è un’idea tribale della conoscenza. Anche in questo caso fucina caffè e confronto democratico diventano sostanzialmente inutili. Ognuno si tiene le sue di verità alla fine sempre soggettive perchè, in ultima analisi, una posizione vale l’altra. Di nuovo la questione toccata è cruciale. Lo scetticismo nichilista dilagante e il tribalismo – attualmente dominanti – credo siano alla radice della crisi dell’occidente e della sua forma politica peculiare. Quella democratica 🤗

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