Sulla natura sociale di Dio

Il fatto che spesso e volentieri discutiamo di religione e cerchiamo di arrivare ad un’idea condivisa di Dio dimostra che “Dio” è un fatto sociale, cioè un’idea di comunità, un riferimento etico-sociale da cui derivano regole di comportamento e di non comportamento interpersonale.

Se non fosse così, ognuno coltiverebbe il suo “Dio” privatamente, senza parlarne con altri, e senza cercare di convincere gli altri che la sua idea di Dio è più “vera” di quelle altrui.

In altre parole, ognuno vorrebbe inconsciamente imporre agli altri il proprio “Dio” perché ciò lo favorirebbe in quanto gli altri accetterebbero la propria idea di comunità, tagliata sulla propria personalità e sui propri interessi.

Ovviamente tutto questo avviene nell’inconscio e non credo che la maggior parte della gente potrebbe accettare una simile tesi, in quanto decostruirebbe e mortificherebbe la propria filosofia in fatto di spiritualità e/o di religione.

Insomma, per me Dio è un fatto sociale idealizzato e spiritualizzato in modo arbitrario e infondato. Perciò sono ateo. Infatti non mi pongo il problema di cosa sia Dio perché credo sia del tutto inutile perdere tempo in una questione a cui miliardi di persone prima di noi non hanno saputo rispondere in modo sensato e verificabile, e sono certo che nemmeno noi ci riusciremo, e nemmeno i nostri successori.

A mio avviso, Dio è sempre stato e sempre sarà un’invenzione umana. E ognuno se lo inventa e lo racconta come gli conviene.

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