Perché e come comunicare

Perché e come comunicare

(Mia comunicazione al gruppo WhatsApp “Caffè filosofico)

Da qualche giorno non intervengo nelle diverse discussioni in questo gruppo, tuttavia le seguo, e mi chiedo perché le persone dicono ciò che dicono, e rispondono come rispondono a ciò che dicono gli interlocutori. In altre parole, mi chiedo perché comunichiamo, e perché lo facciamo come lo facciamo. Con la parola “perché” io intendo sia la causa, sia il fine, che insieme costituiscono ciò che possiamo chiamare la “motivazione”.

Ebbene, io credo che comunichiamo soprattutto per stabilire o confermare delle relazioni sociali, e una relazione sociale implica la condivisione di qualcosa di materiale o di immateriale, come potrebbe essere il fatto di avere comuni pensieri, comuni sentimenti o gusti, o comuni obiettivi.

Quando uno dice: “questa cosa mi è piaciuta”, spera che piaccia anche ai suoi interlocutori, che anche loro la trovino importante come lui la trova, e se questo non avviene prova un certo sconforto, un senso di solitudine, che nel peggiore dei casi, quando la non condivisione è sistematica, è un senso di disperazione.

E allora mi chiedo, noi che facciamo parte di questo gruppo “virtuale”, cosa abbiamo in comune? Cosa condividiamo?

E mi chiedo anche se un gruppo come questo, debba servire solo a condividere idee e sentimenti, o anche ad altro, come, ad esempio,  a crescere insieme, a imparare non tanto l’uno dall’altro (come chi meno sa impara da chi più sa), ma attraverso la discussione creativa, dove i dialoganti apprendono grazie ad una interazione stimolante per entrambi, dove ciò che viene appreso è maggiore della somma di ciò che i dialoganti sapevano prima di dialogare.

Vi invito perciò a riflettere e ad esprimervi, su quanto ho appena scritto, e a comunicare tra noi in modo più creativo. Intendo dire di non limitarci a dire ciò che pensiamo, che ci piace o che speriamo, ma a fare domande, a sollevare problemi, nella speranza che le  risposte altrui possano illuminarci  e stimolarci a trovare noi stessi le risposte (o ad avvicinarci ad esse) , senza prendere necessariamente per buone quelle che gli altri ci danno.

In tal senso vi ripropongo “il gioco delle domande” in forma più o meno rigida.

Crescere insieme, imparare insieme, credo che sia il fine più alto che possiamo proporci, e questo può avvenire solo affrontando insieme certi problemi e cercando insieme le risposte alle domande importanti della vita, presumendo di non conoscere già le risposte stesse o di conoscerle in modo insufficiente.

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