Perché facciamo ciò che facciamo?

Questa domanda, apparentemente oziosa, nasconde una problematica di immensa portata e di altissimo livello cognitivo. In essa ci sono infatti due parole che sono tra le più importanti per capire il mondo, la vita, la società, la coscienza ecc. Le parole sono  “perché” e “fare”.

La parola “perché” si riferisce a cause e/o a fini.

La parola “fare” si riferisce ad un’azione o ad una reazione, cose che caratterizzano ogni cosa e ogni essere vivente in quanto agente o reagente.

La domanda può dunque essere riformulata come segue: chi o che cosa determina, decide, o sceglie, il nostro comportamento? Quale componente della persona comanda la persona stessa? E secondo quali criteri o fini? 

E’ una domanda psicologica e filosofica al tempo stesso, e avere una risposta chiara, esauriente e convincente ad essa significherebbe avere una sapienza completa sia filosofica che psicologica (infatti per me filosofia e psicologia non sono separabili).

Non basta rispondere semplicemente: facciamo ciò che facciamo perché ci piace farlo, o perché così vogliamo, o perché si sembra giusto farlo. Infatti una tale risposta solleva immediatamente ulteriori domande come: perché ci piace ciò che ci piace? perché vogliamo ciò che vogliamo? perché ci sembra giusto ciò che ci sembra giusto? E anche se provassimo a rispondere a tali domande, sarebbe lecito, e forse  raccomandabile, chiedersi ogni volta il perché del perché.

Per rispondere alla domanda in oggetto occorre partire da un quadro di riferimento, cioè da una idea generale della struttura costitutiva e del funzionamento di un essere umano, cioè una chiara idea di cosa sia la natura umana.

Attualmente né in filosofia né in psicologia esiste una visione largamente condivisa tra gli studiosi, di come sia fatto e di come funzioni un essere umano specialmente per quanto riguarda i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue intenzioni e il suo comportamento, sia volontario che involontario. Perciò proverò a rispondere alla domanda in oggetto a modo mio, sicuramente in modo incompleto, e senza far riferimento ad alcuna teoria filosofica o psicologica particolare sulla natura umana.

Ebbene, direi che facciamo ciò che facciamo perché siamo programmati in tal senso, perché il nostro sistema nervoso, nel quale viene deciso il nostro comportamento, è un sistema che elabora informazioni e prende decisioni sulla base di programmi che si sviluppano nel corso della vita a partire dal DNA e a seguito delle esperienze e dell’apprendimento, programmi tesi alla soddisfazione dei bisogni innati e acquisiti, alla minimizzazione del dolore e alla massimizzazione del piacere in tutte le loro forme.

In sintesi, quindi, direi che facciamo ciò che facciamo perché “eseguiamo” certi programmi che dipendono da tantissimi fattori, in parte prevedibili, in parte imprevedibili in quanto dipendono dal DNA e dalle esperienze, fattori molto variabili e con una certa dose di casualità.

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