Che significa “io”?

La parola “io” è tanto usata quanto oscuro è il suo significato. Per rendersene conto basta prendere, ad esempio, frasi come “il mio corpo”, “la mia mente”, “la mia coscienza”, “la mia memoria” e simili.

L’aggettivo possessivo “mio”, stabilisce che un certo oggetto appartiene ad un certo possessore, separando il possessore dall’oggetto posseduto. Nella frase “il mio corpo”, chi è il possessore? Se la risposta è “io”, significa che l’ente “io” è separato dall’ente “corpo”.

La faccenda si complica se prendiamo in considerazione una terza persona, che chiameremo Giuseppe. Cosa intendiamo per Giuseppe? Il corpo di Giuseppe, l’io di Giuseppe o l’insieme io+corpo di Giuseppe? Se Giuseppe mi invita a cena, chi, dei tre, mi invita? Se Giuseppe mi da uno schiaffo, chi dei tre mi da uno schiaffo?

Quali sono i confini della separazione tra l’io e il suo corpo? Dov’è l’interfaccia tra l’io e il corpo (o tra l’io e il resto del corpo)? Ma prima di tutto, chiediamoci se sia possibile separare un io dal suo corpo. Può esistere un io senza un “suo” corpo?

E dovremmo anche chiederci che relazioni e interazioni ci siano tra un io e il suo corpo. Cosa si scambiano? Materia, sostanze chimiche, energia, informazioni? Che tipo di informazioni? 

E dovremmo anche chiederci: come è fatto l’io se è separato dal corpo? Da quale materia è costituito? Qual è la sua struttura?

Qualcuno potrebbe dire che l’io è la coscienza del corpo. In tal caso significa che quando non siamo coscienti, per esempio se stiamo dormendo o siamo sotto anestesia generale, l’io è assente? O è disabilitato?

Qualcuno potrebbe dire che l’io è la memoria del corpo. In tal caso significa che chi perde la memoria, per esempio in seguito ad un trauma, non ha più l’io?

Non ho intenzione di spiegare cosa sia l’io, anche perché non lo so. Mi limito a dire che è qualcosa di misterioso e di ambiguo, di cui non sappiamo praticamente nulla, anche se usiamo tranquillamente e spensieratamente la parola che lo richiama, senza farci tante domande.

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