Introduzione al caffè filosofico del 13/1/2022 sul tema “Può esistere un’etica uguale per tutti?”

Introduzione al caffè filosofico del 13/1/2022 sul tema “Può esistere un’etica uguale per tutti?”

Il tema del nostro caffè filosofico di stasera pone una domanda di importanza fondamentale: cioè se l’etica sia, o dovrebbe essere, universale, cioè uguale per tutti, immutabile nel tempo e applicabile in ogni contesto e in ogni gruppo umano, oppure se sia necessariamente variabile, relativa e contestuale.

In sintesi, ci stiamo chiedendo se l’etica sia, o debba essere, assoluta o relativa.

Diversi papi, compreso quello attualmente in carica, hanno usato il termine “relativismo etico” in senso dispregiativo, come se un’etica relativa, o relativistica, non potesse essere buona, valida, utile o accettabile. Ma è proprio così?

Certo, l’etica promossa da una religione non può che rifarsi alle proprie sacre scritture, nell’interpretazione data dal suo clero (almeno nel caso del cattolicesimo), e in tal senso è universale e assoluta, a meno che l’interpretazione delle sacre scritture non sia di per sé personale, relativa e storicamente variabile, cosa che non ho mai sentito affermare da alcuna Chiesa, almeno in modo ufficiale.

Per rispondere alla domanda che costituisce il tema di stasera, dovremmo prima di tutto chiarire il significato del termine “etica” e stabilire quali siano i suoi fondamenti, ovvero la sua genealogia e le sue finalità. Lo stesso dovremmo fare per il termine “morale” che viene spesso usato come sinonimo di “etica”. I due termini sono comunque strettamente connessi anche quando non sono usati come sinonimi.

Il vocabolario Treccani  così definisce l’etica: “Nel linguaggio filosofico, ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criterî per giudicare sulla moralità delle azioni umane”.

Lo stesso vocabolario definisce così il sostantivo “morale”: “Insieme di consuetudini e di norme riconosciute come regole di comportamento da una persona, un gruppo, una società, una cultura”.

Ai termini “etica” e “morale” sono spesso associati termini come: bene, male, piacere, dolore, sincerità, falsità, regole, leggi, impegni, responsabilità, giudizio, colpa, innocenza, condanna, punizione, egoismo, altruismo, criminalità, violenza, competizione, solidarietà, obbedienza, conformità, conformismo, fedeltà, tradimento, pacifismo, suprematismo, uguaglianza, disuguaglianza, religione, ateismo, carità, compassione, empatia, determinismo, libero arbitrio, scelta, giustizia, rispetto, educazione, desideri, diritti, doveri, tolleranza, progresso, volontà, ecc.

A proposito di etica e di morale (qui usati come sinonimi), vi sottopongo la seguente serie di domande come spunti per la discussione:

  • a cosa serve la morale? 
  • chi beneficia di una morale?
  • può una comunità o una società sopravvivere senza che i suoi membri seguano regole morali?
  • chi stabilisce le regole morali di una comunità o di una società? Da dove provengono?
  • chi ha il diritto di giudicare la moralità del comportamento di una persona?
  • il giudizio morale è un diritto, un dovere, o entrambe le cose?
  • quali sono le regole morali che vengono seguite nella nostra società occidentale opulenta e come si differenziano rispetto a quelle di altre società e dei tempi passati? 
  • due esseri umani possono negoziare le regole morali da seguire nelle loro interazioni tralasciando quelle delle loro comunità?
  • una morale dovrebbe limitarsi a specificare quello che non si deve fare, o anche ciò che si deve fare?

Per concludere, vorrei citare un aforisma di Voltaire: “Ognuno è colpevole del bene che non ha fatto”.

A voi la parola.


Vedi anche “Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana

2 commenti

  1. Cesare Trematore

    Tutti gli animali sociali dalle formiche agli scimpanzé seguono delle regole che permettono la socializzazione. Il dover seguire delle regole neghi animali è geneticamente determinato. L’insieme di queste regole ha il nome di etica. Nell’uomo ai geni si aggiunge la cultura. Questo insieme di regole viene modificato in funzione degli interessi e credenze dei gruppi al potere e dello status ambientale e tecnologico. Ma anche l’uomo è geneticamente un animale sociale. Il bisogno di trascendenza dell’uomo, originato dalla paura della morte, fa vestire all’etica una trascendenza. Fine della storia

    1. Grazie Cesare, condivido tutto quello che hai scritto, tranne l’ultima frase. Avrei scritto “inizio” e non “fine” della storia. Sull’etica c’è ancora tantissimo da indagare, da inventare e da fare.

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