Si può immaginare una società senza lavoro?

Si può immaginare una società senza lavoro?

(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 6-9-2022 – versione francese)

Faccio  molta fatica a immaginare una società senza lavoro, per diversi motivi:

In primo luogo, perché anche se avremo bisogno di una forza lavoro meno numerosa grazie alla sempre maggiore diffusione della tecnologia che lavora con qualità più alta e costi più bassi rispetto al lavoro umano, ci sarà sempre bisogno di personale addetto alla teconologia.

In secondo luogo, perché il lavoro è un importante fattore di integrazione sociale, più che il divertimento, in quanto più strutturato e solido, meno libero, e l’uomo ha bisogno di una contesto sociale in cui interagire in modo regolato, non troppo libero.

In terzo luogo, perché il lavoro costituisce l’ambiente ideale per il “gioco dello status” come ci insegna un libro di Will Storr uscito recentemente, dal titolo “the status game”, che descrive in modo molto chiaro una realtà che siamo abituati a negare e a rimuovere nell’inconscio, vale a dire il fatto che, subito dopo l’essere accettati in una comunità, abbiamo bisogno di conquistare in essa la posizione gerarchica (formale o informale, esplicita o implicita) più alta che ci è possibile raggiungere in funzione delle nostre risorse e capacità, e di difenderla nella competizione con gli altri.

Difficilmente una persona ammette che ha fatto ciò che ha fatto per aumentare il proprio status o per evitare una sua diminuzione, ma questa, come spiega bene e con molti esempi il libro che ho citato, è una delle motivazioni più comuni del comportamento umano in ogni contesto sociale, perfino nei caffè filosofici.

Ebbene, l’ambiente di lavoro è come un’arena in cui viene misurato il valore delle persone che in esso interagiscono. valore che viene misurato soprattutto in termini di utilità per l’azienda, di riconoscimento in termini salariali e/o di responsabilità, o di successo come professionisti.

Per concludere, non riesco ad immaginare un altro ambiente in cui lo “status game” potrebbe svolgersi in modo così efficace come nell’ambiente di lavoro.

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