Sulle condizioni dell’amore e della stima

Da bambino ho imparato che l’amore dei miei genitori era condizionato alla mia obbedienza, alla mia diligenza e alla mia bravura. Questo apprendimento ha forgiato il mio carattere, teso ad una continua coltivazione e crescita delle mie qualità intellettuali e morali.

Da grande sto ancora tristemente imparando che l’amore e la stima altrui non dipendono dalla mia obbedienza, né dalla mia diligenza, né dalla mia bravura, ma solo dalla mia capacità di, e dalla mia disponibilità a, soddisfare i loro bisogni e i loro desideri, che sono spesso infantili, miopi, sciocchi, gelosi, invidiosi, possessivi, avidi, grossolani, vili, pigri, stolti e malvagi.

In tal senso le mie qualità intellettuali e morali si rivelano spesso controproducenti in quanto fraintese e considerate dimostrazioni di presunzione, arroganza, prevaricazione e chiusura.

Di conseguenza sto imparando, a fatica e a forza di sconfitte, che mi conviene nascondere le parti migliori di me.

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