Sulle specializzazioni delle scienze umane e sociali

Immaginate un autore che scrive saggi che trattano della vita in generale e di quella umana in particolare, del sistema nervoso, della mente (o psiche), della società, della logica, della fisica, della cibernetica, e che cita economisti, antropologi, filosofi, psicologi, sociologi, poeti, artisti, fisici ecc.

Ebbene, in quale disciplina del sapere tale autore dovrebbe essere classificato? Nella filosofia? Nella psicologia? Nella psicologia sociale? Nell’antropologia? Nella biologia? In nessuna di queste discipline?

Da un punto di vista editoriale ed accademico, un autore di tale genere è svantaggiato proprio perché non è classificabile, o, detto in parole povere, non si sa dove metterlo, e nessuno specialista di una scienza umana e sociale lo considererebbe come un collega che possa insegnargli qualcosa di rilevante per la sua specializzazione.

D’altra parte gli autori generalisti sono sempre stati snobbati dagli studiosi specialisti e dal mondo accademico, con l’eccezione dei grandi classici dei tempi in cui non esistevano specializzazioni del sapere.

Per tale ragione gli autori generalisti (come ad esempio Gregory Bateson ed Edgar Morin) sono rari ed hanno poco successo, col risultato che mentre abbondano le nozioni specialistiche e di dettaglio sulla natura umana, scarseggiano quelle generali. Di conseguenza pochi riescono ad avere una visione d’insieme di cosa sia e di come funzioni un essere umano.

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