Valori, gerarchie, competizione

Ogni scrittore o predicatore cerca di indurre i suoi lettori o ascoltatori ad apprezzare, lodare o adorare certi valori che egli incarna, possiede, descrive, rappresenta, persegue, vive o agisce in misura eccellente (realmente o come ingannevole apparenza). 

Un lettore o ascoltatore che accetta un certo valore come tale, cioè come uno dei propri riferimenti filosofici (cognitivi, etici o estetici), si trova automaticamente posto in una scala gerarchica corrispondente al valore stesso.

Infatti ogni lodatore, apprezzatore o adoratore di un certo valore misura continuamente (consciamente o inconsciamente) il grado di ottemperanza proprio e altrui riguardo ad esso, cioè il grado in cui quel valore è incarnato, posseduto, rispettato, rappresentato, perseguito, vissuto, agito da ogni persona considerata.

Inoltre, un valore, se è sinceramente (cioè con fede) considerato tale, comporta una motivazione alla sua realizzazione e una competizione (tra coloro che lo condividono) per raggiungere e mantenere il livello di realizzazione più alto possibile. Questo vale per tutti i tipi di valore, da quelli più “materiali” o “economici” a quelli più “spirituali” o “morali”.

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